11 aprile 2010

BOX OFFICE ANNO 2008


(Hindi)

  1. Ghajini 
  2. Rab Ne Bana Di Jodi 
  3. Singh Is Kinng
  4. Jodhaa Akbar
  5. Race
  6. Golmaal Returns (distribuito in occasione del Diwali)
  7. Dostana
  8. Bachna Ae Haseeno (girato parzialmente in Italia)
  9. Bhoothnath
  10. Sarkar Raj

Note: 
1. Ghajini conquista la prima posizione:
- nella classifica dei film indiani (non solo hindi) per incassi totali (India + estero);
- nella classifica dei film indiani (non solo hindi) per incassi in India.
2. Rab Ne Bana Di Jodi conquista la prima posizione nella classifica dei film indiani (non solo hindi) per incassi all'estero.
3. Due registi esordienti in classifica: Tarun Mansukhani (Dostana) e Vivek Sharma (Bhoothnath).

Fonte Wikipedia.

10 aprile 2010

FILM 2009 CONSIGLIATI DA CINEMA HINDI


1 - Luck by chance, diretto dall'esordiente Zoya Akhtar, con Farhan Akhtar e Konkona Sen Sharma. Un pantagruelico menu di cameo e citazioni bollywoodiane. Fresco. Ironico. Innamorato. Irrinunciabile per gli appassionati di cinema hindi. Con un fiore all'occhiello: Aamir Khan e Shah Rukh Khan nella stessa pellicola. Trailer

2 - Kaminey, diretto da Vishal Bhardwaj, con Shahid Kapoor e Priyanka Chopra. Il film evento del 2009. Ha scosso la cinematografia popolare hindi rivoltandola come un guanto. La strada per il rinnovamento passa da qui. Ora sarà sempre più difficile propinare la solita minestra: il pubblico entusiasta ha gradito, applaudito, promosso. Trailer

3 - Wanted, diretto da Prabhu Deva, con Salman Khan. Bollywood frulla allegramente la tradizione e ci regala la pellicola più divertente dell'anno, con un incontenibile Salman. Ve ne innamorerete, e - dopo - vi chiederete: ma come ho potuto vivere senza? Trailer

4 - Sankat City, diretto da Pankaj Advani, con Kay Kay Menon e Anupam Kher. Travolgente commedia sostenuta da una sceneggiatura perfetta e da un cast straordinario. Se amate Mumbai, adorerete questo film. Trailer

5 - Dev. D, diretto da Anurag Kashyap, con Abhay Deol, Mahie Gill e l'esordiente Kalki Koechlin. Versione contemporanea di Devdas. Alterna sperimentazione e realismo. Oscuro. Lisergico. Disumano. Proiettato alla Mostra del Cinema di Venezia. Indimenticabile colonna sonora di Amit Trivedi. Trailer

6 - Straight, diretto da Parvati Balagopalan, con Vinay Pathak e Gul Panag. Sottile commedia psicologica dal sapore britannico, costruita con garbo, leggerezza e sensibilità. Ottima regia, soggetto insolito, superbo Vinay. Trailer

7 - Billu, diretto da Priyadarshan, con Irrfan Khan e Shah Rukh Khan. Commedia finemente cesellata. Interpretazioni da urlo. Shah Rukh figo da paura. Imprescindibile per i fan del Re. Colonna sonora di Pritam tutta da ballare. Trailer

8 - Delhi-6, diretto da Rakeysh Omprakash Mehra, con Abhishek Bachchan e Sonam Kapoor. Delizioso film imperniato sulla quotidianità caotica e turbolenta di Chandni Chowk. Inquadrature da brivido, interpretazioni stellari. Proiettato alla Mostra del Cinema di Venezia. Splendida colonna sonora di A.R. Rahman. Trailer

FILM 2008 CONSIGLIATI DA CINEMA HINDI


1 - Aamir, scritto e diretto dall'esordiente Raj Kumar Gupta. Prodotto da Anurag Kashyap. Con Rajeev Khandelwal, attore televisivo al suo debutto cinematografico. Film illuminante. Umano. Dilemma etico difficile da dimenticare. Mumbai come non l'avete mai vista. Trailer

2 - Tashan, di Vijay Krishna Acharya, lo sceneggiatore della saga di Dhoom, al suo esordio come regista. Con Akshay Kumar (strepitoso), Saif Ali Khan, Kareena Kapoor e Anil Kapoor. Uno dei flop più clamorosi nella storia del cinema hindi. Pellicola demenziale fino alle lacrime. Scoppiettante colonna sonora di Vishal-Shekhar. Coloratissime coreografie di Vaibhavi Merchant. Trailer

3 - Sarkar Raj, di Ram Gopal Varma, con il trio Bachchan al completo: Amitabh, Abhishek e Aishwarya Rai. Torna la saga dei Corleone indiani. Grande impatto visivo ed emotivo. Grandi interpretazioni. Grande regia. Ash in un look inedito. Il finale ha scatenato un diluvio di discussioni e di illazioni. Trailer

4 - Rock On!!, di Abhishek Kapoor, col regista e produttore Farhan Akhtar qui al suo sorprendente debutto come attore e, tenetevi forte, anche come cantante. Pellicola freschissima. Colonna sonora all'altezza composta da Shankar-Ehsaan-Loy. National Award per il miglior film hindi e per il miglior attore non protagonista (Arjun Rampal). Trailer

5 - Jodhaa Akbar, di Ashutosh Gowariker, con la coppia più affascinante del cinema indiano: Hrithik Roshan e Aishwarya Rai. Colonna sonora di A.R. Rahman. Pellicola sfarzosa. Scenografie, costumi e coreografie vi incanteranno. Proiettato a Roma, ha scatenato l'applauso entusiastico del pubblico in sala. Trailer

6 - Halla Bol, di Rajkumar Santoshi, con Ajay Devgan e Pankaj Kapur. Film di denuncia in più direzioni, ben calibrato dal regista e ottimamente interpretato da Ajay. Rottura col passato: l'eroe non risolve con l'azione bensì con l'esempio. Ma rottura anche col presente (vedi Rang De Basanti): coscienza sociale e rispetto delle istituzioni possono e devono convivere. Trailer

7 - Dostana, dell'esordiente Tarun Mansukhani, con Abhishek Bachchan, John Abraham e Priyanka Chopra. Commedia davvero brillante. Abhishek in stato di grazia. E non perdetevi il famoso bacio, una delle scene cult del cinema indiano. Trailer

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09 aprile 2010

ARCHIVIO ALFABETICO FILM A-E


08 aprile 2010

VEER


Pare che Veer fosse il sogno nel cassetto di Salman Khan. Lui stesso ha dichiarato di averne scritto il soggetto vent'anni fa e di aver immaginato di dirigere la pellicola.
Tanto entusiasmo e una così lunga attesa però non sono stati premiati: questo film, uscito a gennaio, è da considerarsi il primo importante flop del 2010.

TRAMA

Fine del XIX secolo, l'India è una colonia britannica. Il capo dei Pindari manda i suoi due figli, Veer (Salman Khan) e Punya (Sohail Khana) a Londra per conoscere e quindi poter meglio contrastare il nemico. Mentre si trova in terra straniera, Veer si innamora della principessa Yashodhara (Zarine Khan), figlia del Raja di Madhavgarh (Jackie Shroff), alleato degli inglesi e suo acerrimo nemico.

RECENSIONI

The Times of India: **1/2
Ci vuole una bella dose di coraggio a proporre un tuffo nel passato in un'epoca in cui a Bollywood tutti tendono a raccontare storie nuove. E' vero che film come 'Lagaan' o come 'Jodhaa Akbar' sono riusciti a lasciare il segno anche negli spettatori più giovani, ma sono eccezioni alla regola. Da qui l'importanza di 'Veer', che celebra un tipo di cinema desi che forse sta per estinguersi. Potete assaporarne l'esagerazione, almeno per un po'. A tratti potete godere una storia epica di generosa grandezza che vanta una raffinata fotografia (Gopal Shah) e una serie di adrenaliniche sequenze d'azione (Tinu Verma). Potete anche sentire il sibilo ferino che l'imperturbabile, muscoloso Salman Khan sembra offrire in ogni sequenza. Ad intermittenza potete applaudire l'eroe a cui dà vita. Ma a parte ciò, non rimane molto che possa catturare la vostra attenzione: la sceneggiatura è lenta e senza guida e la regia è antiquata. Salman regala una performance coinvolgente, a dispetto della caratterizzazione stereotipata del guerriero. Zarine Khan non impressiona, mentre i veterani Mithun e Jackie sono nella media. La storia è accreditata a Salman: di certo non è il debutto che avrebbe voluto, dal momento che la trama è l'aspetto più debole di 'Veer' dopo la regia. I dialoghi sanno di naftalina.
Nikhat Kazmi, 22.01.10
La recensione integrale.

Hindustan Times: *1/2
Poco è stato reso pubblico sulla loro separazione o sulla loro relazione professionale. Ma fra i due - Salim e Javed, i creatori negli anni Settanta della figura del 'giovane uomo arrabbiato', i più famosi sceneggiatori della storia di Bollywood -, Salim fu un maestro della sceneggiatura, mentre Javed probabilmente scriveva le meravigliose battute. Salim si occupava della compattezza del film, e Javed dell'intimità di alcune scene. Salman Khan è il primogenito di Salim ed è lo scrittore accreditato di 'Veer'. Potete capire all'istante da chi ha ereditato il suo senso di grandezza cinematica. In 'Veer' tutto è grandioso: gli eserciti di guerrieri, con immagini generate al computer che li moltiplicano; i palazzi dagli affreschi rinascimentali ottimamente resi dai 70 mm. C'è molto sciovinismo, ma non si capisce bene contro chi sia diretto. Questo film in costume, con le sue numerose canzoni e le tre ore di durata, trae origine più da Bollywood che da Hollywood.
Mayank Shekhar, 22.01.10
La recensione integrale.

Diana: * 1/5
Banale nella trama e nell'ideazione dei personaggi, che risultano stereotipati, antiquato e noioso nelle scene di battaglia, Veer non coinvolge e non diverte. Dov'è la passione tra Veer e Yashodhara? L'amore che cambia le loro vite e sconvolge il destino di un popolo? Dove sono la gloria della battaglia, la volontà di combattere per la libertà e la giustizia, l'esaltazione della vittoria?
Ci sono film epici, le cui storie romantiche straziano lo spettatore, film in cui le gesta eroiche inducono chi guarda a saltare in piedi sulla poltroncina del cinema, pronto a brandire una spada e ad unirsi alla compagnia.
Veer è una sterile ed involontaria parodia di questi film.

Il bello:
- Le spacconate di Salman Khan. Le galoppate a cavallo, i salti, le lotte corpo a corpo, il guizzare dei bicipidi; il nostro eroe è capace di spezzare le lame delle spade a mani nude. Ad ogni feroce occhiata verso l'obbiettivo dell'intrepido Veer, si sente in sottofondo un ringhio leonino.
Ma l'esuberanza autocelebrativa di Salman stavolta non aiuta il film.

Il brutto:
- La retorica nazionalista. Ed, ancora peggio, l'uso strumentale del naturale, comune senso patriottico.
- L'ambientazione storica all'acqua di rose, utile solo come sfondo ad una puerile trama d'amore.
- I ridicoli "effetti speciali" durante i combattimenti, quando le persone sembrano volare in aria per minuti interi.
- Il finale inconsapevolmente comico.

SCHEDA DEL FILM

Cast:
Veer - Salman Khan
Punya (Poonam Singh) - Sohail Khan (Main Aurr Mrs Khanna)
Prithvi Singh - Mithun Chakraborty (Jallaad)
Il Raja di Madhavgarh - Jackie Shroff (Parinda)
La principessa Yashodhara - Zarine Khan
Angelina - Lisa Lazarus
Poonam - Gita Soto
Mangla - Neena Gupta (Darr)

Scritto da Salman Khan e Shailesh Verma

Diretto da Anil Sharma (Apne)

Musuche del duo Sajid, Wajid (Main Aurr Mrs Khanna e Wanted)

Coreografie di Lolly Pop (What'S Your Raashee?) e Rekha Chinni Prakash (Yuvvraaj)

Distribuito da Eros International

Anno: 2010

CURIOSITA'

- Per scrivere Veer, Salman Khan si è ispirato a Taras Bulba, una novella storica di Nikolai Gogol, che narra le vicende di una famiglia di cosacchi.
- Gulzar poeta, autore e regista apprezzato e premiatissimo, suoi i testi di Chaiyya Chaiyya (Dil Se) e Jai Ho (Slumdog Millionaire), ha scritto le parole per i brani di Veer.
- Zarina Khan, per meglio impersonificare una principessa di fine ottocento, è ingrassata otto chili.

Il sito ufficiale del film.

Grazie, come sempre, alla nostra geniale amministratrice (e non solo) Cinema Hindi, per le traduzioni delle recensioni del Times of India e del Hindustan Times.

06 aprile 2010

JAB JAB PHOOL KHILE



Nel 1996 la trama di questo film diretto da Suraj Prakash diventerà la linea guida di uno dei titoli più famosi nella filmografia di Aamir Khan: Raja Hindustani. Sia il film che lanciò Shashi Kapoor che il suo più recente remake furono travolgenti successi commerciali, a dimostrazione che anche una storia semplice ( purchè ben girata e messa nelle mani di un ottimo interprete) è sufficiente a trasformare un low-budget movie in blockbuster.


TRAMA
Un giovane barcaiolo si innamora di una viziatissima uptown girl in vacanza in Kashmir, la ragazza lo considera appena un’amico, ma il giovane, che non aveva mai avvicinato nessuna donna, si affeziona a lei e crede di poterla sposare. Certo della sua decisione Raja allontana Rita dal fidanzato Kishore e la segue fino a Mumbai dove tenta di inserirsi nel suo ambiente...ma le incomprensioni non tardano a nascere e il loro rapporto sembra destinato a fallire. Deriso dai familiari e impressionato dal suo stile di vita Raja inizierà a dubitare della riuscita del suo sogno d’amore.


Jab Jab Phool Khile cerca di essere un'esperienza piacevole in ogni suo aspetto.
Locations pittoresche tra fiori, montagne, cieli azzurrissimi e la romantica colonna sonora di Kalianji - Anandji con le note dolci di "Pardesiyon se na akhyian" (che ha ispirato la celebre "Pardesi jana nahin" in Raja Hindustani) o della struggente "Yahan main ajnabee hoon" con dentro tutta l’amarezza e il disagio di Raja deriso nell’alta società.
A stridere con l'armonia assoluta del film l'immagine caricata di Nanda e la sua interpretazione poco incisiva. Nanda è forse una delle poche attrici del passato che non riesce mai a coinvolgermi in alcun modo, malgrado abbia avuto tra le mani anche buoni titoli (come il divertente Juroo ka Ghulam) la trovo sempre al di sotto del suo ruolo e per niente in tono con il contesto. Forse è solo una mia stupida antipatia ma quì ho rimpianto di non vederla sostituita da altre sue contemporanee più brillanti come Sharmila Tagore, Saira Banu o Sadhana.
Giudicato da molti un film retrogrado e anti-moderno, accusato di criticare il progresso e la nuova immagine cosmopolita a favore dell'ostentazione di un'identità nazionale, (e addirittura regionale) Jab Jab Phool Khile può apparire un film sofisticato e leggero ma dalla morale pesante. Nonostante l'accordo decisivo e il compromesso siano proposti dalla donna (ma quando non è una donna a fermarsi a riflettere e cercare di capire i problemi?) io continuo a non trovarlo particolarmente maschilista nè noto il tanto discusso scontro tra società globale e tradizione (visto che non si manifesta alcuna vittoria dell'una sull'altra, al contrario di ciò che accade nel suo remake Raja Hindustani).
Nessuno dei due personaggi ha mai ragione, entrambi sono condizionati dalla loro parziale visione della realtà costruita nel proprio contesto. Non è solo il povero barcaiolo Raja a non conoscere che il suo mondo, anche Rita per quanto sia colta ed emancipata non guarda mai aldilà del suo naso. Del film mi cattura il tentativo reciproco di trovare un modo per avvicinarsi all'altro, di sforzarsi ad accettare un punto di vista nuovo provando a giudicare le azioni, anche quelle che appaiono ingiustificabili, alla luce di questa diversità. L'idea che guida il film è buona, praticamente spendibile e realistica: Raja e Rita vengono da due realtà opposte, si piacciono all'istante ma non riescono mai a capirsi, dall'attrazione istintiva è poi difficile razionalizzare e smussare gli angoli per trasformare un'intesa fisica passeggera in qualcosa di stabile e in grado di funzionare.

Il mio giudizio sul film : **** 4/5
Carino, stuzzicante, visivamente piacevole. Come resistere alla sua colonna sonora? Come non arrendersi davanti agli occhi nerissimi di Shashi Kapoor?

REGIA: Suraj Prakash

ANNO: 1965

TRADUZIONE DEL TITOLO: In qualsiasi momento possono sbocciare fiori


CAST:

- Shashi Kapoor................ Raja
- Nanda............................. Rita
- Jatin Khanna................. Kishore
- Shammi.......................... Stella
- Kamal Kapoor............... Mr Khanna


COLONNA SONORA: Kalianji – Anandji

PLAYBACK SINGERS: Lata Mangeshkar, Mohammad Rafi


QUALCOS'ALTRO:
- Shashi Kapoor passò mesi interi a Srinagar per imparare a muoversi con una tipica imbarcazione Kashmiri.
- Il film restò nelle sale per oltre cinquanta settimane consecutive.
- Girando la scena finale Nanda sfiorò un grave incidente. La sequenza girata nella stazione centrale di Mumbai venne effettuata senza controfigure e in un vero treno in corsa, l'attrice non calcolò bene il tempo in cui avrebbe dovuto recitare le sue battute e il treno al quale rimase aggrappata aveva preso troppa velocità perchè lei potesse salire.

04 aprile 2010

KARTHIK CALLING KARTHIK


Terzo film da attore per il bello e bravo Farhan Akhtar. Dopo aver entusiasmato come regista (Dil Chahta Hai e Don) e sorpreso per la sua interpretazione in Rock On !! e Luck by Chance, eccolo mettersi alla prova con un nuovo e rischioso soggetto.
TRAMA

Karthik (Farhan Akhtar) a causa della scarsa autostima e di un temperamento sottomesso, conduce una vita frustrante ed avvilente. Di notte comincia a ricevere delle strane telefonate; dall'altro capo del filo una persona che afferma di chiamarsi anch'egli Karthik si offre di aiutarlo a reagire e ad ottenere ciò che più vuole: Shonali (Deepika Padukone).

RECENSIONI
The Times of India: ***1/2
'Rock On!!', 'Luck By Chance' e ora 'Karthik Calling Karthik': Farhan Akhtar come attore è davvero una rivelazione. Nel ruolo di Karthik, l'impiegato anonimo che conduce una vita grigia in una casa grigia e con un lavoro grigio, è assolutamente fantastico. Così come è coinvolgente il Karthik faccia tosta nel quale si trasforma. Ma c'è anche un terzo avatar a cui Farhan infonde vita in modo altrettanto felice: il Karthik che torna all'anonimato e che tenta di risollevarsi. Funziona? Ad un livello, sì. KCK si fa guardare grazie all'interpretazione di classe di Farhan. Persino Deepika è perfetta nel suo ruolo. Il fattore intrattenimento però non convince. La sceneggiatura tende a diventare un po' pesante, malgrado l'aspetto thriller. Ma è comunque in sintonia con la cultura cosmopolita di oggi. I dialoghi sono in linea. La fotografia di Sanu Verghese cattura la solitudine e l'isolamento di Karthik in modo superbo. Se siete dell'umore per un film serio, guardate KCK.
Nikhat Kazmi, 25.02.10
La recensione integrale.

Hindustan Times: ***
KCK di sicuro non segue una formula. E' il tipo di thriller a cui aspira ogni pellicola di genere, Bollywoodiana o ad alto budget, perchè non dimentica di rappresentare sullo schermo persone comuni con cui relazionarsi. L'empatia è la chiave di cui dispone il regista esordiente Lalwani. Akhtar è certamente consapevole della sua recitazione. Non esagera, rimane sotto tono. Ricorda il protagonista dei film Hindi fino a due decadi fa: l'uomo qualunque di classe media. Successivamente solo Rahul Bose incarnò quel personaggio, affiancato oggi da Abhay Deol, Irrfan Khan e da Kay Kay Menon.
Mayank Shekhar, 26.02.10
La recensione integrale.

Diana: *** 3/5
Film inconsueto ed interessante, tra cinema d'intrattenimento e quello d'autore, Karthik Calling Karthik centra il bersaglio solo a metà. Forte nella caratterizzazione dei personaggi e nella performance degli attori protagonisti, script e regia risultano asciutti e disciplinati ma senza scintilla.
Non abbastanza teso per essere un thriller, nè sufficientemente approfondito per una pellicola introspettiva, Karthik Calling Karthik riesce ad emozionare a tratti solo grazie all'elegante interpretazione di Farhan Akhtar.

Il bello:
- Il soggetto insolito.
- Farhan Akhtar, per come sgrana gli occhi spaventato o abbassa lo sguardo umiliato, per come si muove e per come sta fermo, per come parla e per come tace. Un talento naturale.

Il brutto:
- La prevedibilità della svolta narrativa.
- Si tratta di un film composto ma freddino.

SCHEDA DEL FILM

Cast:
Karthik Narayan - Farhan Akhtar
Shonali Mukherjee - Deepika Padukone (Love Aaj Kal)
Mr. Kamath - Ram Kapoor
Mrs. Kapadia - Shefali Chhaya (The Last Lear)

Scritto e diretto da Vijay Lalwani

Musiche del trio Shankar Mahadevan, Ehsaan Noorani, Loy Mendonca (Rock On!! e Wake Up Sid!)

Distribuito da: Excel Entertainment Pvt. Ltd.

Anno: 2010

CURIOSITA'

- Ram Kapoor (Mr. Kamath, nel film) è un notissimo attore televisivo. Il suo più grande successo è il serial Kasamh Se, grazie al quale ha vinto numerosi premi.
- Il padre di Farhan Akhtar, Javed Akhtar, celebre poeta ed autore, ha scritto i testi per i brani di Karthik Calling Karthik.
- La Excel Entertainment Pvt. Ltd. è la casa di produzione di Farhan Akhtar e Ritesh Sidhwani.

Il sito ufficiale del film.

29 marzo 2010

AMAR AKBAR ANTHONY



Trascinando in un vortice di commedia ad azione, amore a dramma, passando da situazioni incredibili ad altre normalmente quotidiane, Amar Akbar Anthony è una pietra miliare della scoppiettante filmografia anni Settanta. Potrei consigliarlo come l’esempio più classico di “lost and found movie” un genere molto in voga nei decenni postclassici del cinema indiano, la cui storia è intrecciata e sospesa nel tempo, i legami tra i personaggi si rompono, si confondono, per poi ritrovarsi nel corso degli anni. L’avvincente e variegato multi-starrer unisce in un solo film dalla trama rocambolesca i nomi di Pran, Nirupa Roy, Parveen Babi, Neetu Singh e Shabana Azmi, accanto ad un’eccezionale triade di protagonisti : Amitabh Bachchan, Vinod Khanna e Rishi Kapoor.

TRAMA
Ingannato da un potente gangster locale, Kishanlal vede sgretolare in un attimo la sua vita, la moglie tenta il suicidio e i suoi figli si dividono e si perdono mentre cercano di scappare. Adottati rispettivamente da una famiglia induista, da un sarto musulmano e da un parroco cristiano, ciascun ragazzo cresce in un contesto diverso: Amar diviene un ispettore di polizia, Akbar un gioioso musicista qawali e Anthony un impenitente contrabbandiere di alcolici. Ancora prima di conoscere la loro vera identità i tre si scoprono amici e le loro storie si intrecciano di nuovo.


Manmohan Desai è un vero mago dell’intrattenimento popolare. Apparentemente rustici e poco elaborati i suoi film incedono a ritmi pulsanti e nascondono una conoscenza profonda dei meccanismi di gradimento e coinvolgimento del pubblico.
Le tre storie hanno equivalente spessore e si alternano con vivacità ed equilibrio. La classe di Amitabh Bachchan trionfa nel sarcastico e simpatico personaggio di Anthony Gonzalves, che si ubriaca, lotta tra la polvere e ride dietro le sbarre ma è anche capace di trasformarsi in eroe romantico o campione d’eleganza, fino a saltare fuori da un gigantesco uovo di Pasqua sorprendendo gli ospiti con divertenti indovinelli, privi di senso, ma in perfetto British English. Quest’uomo ha dell’incredibile, sarete d'accordo con me.
Rishi Kapoor aggiunge quel tocco di energia scanzonata accanto alla sua luminosa e sempre sorridente Neetu Singh. A Vinod Khanna spetta invece il personaggio più bacchettone e meno loquace, nonché l’eroina più smorta, (Shabana Azmi) ma il tanto antipatico Amar della prima parte diviene molto meno serioso nella seconda, fino a meritarsi una standing ovation nella canzone che da il titolo al film, in cui si esibisce coperto di strumenti musicali in un mix di straordinaria follia.


Le scene più belle:
1) Medaglia d'oro al monologo di Amitabh Bachchan ubriaco davanti allo specchio. Da solo vale il prezzo del film. Uno dei momenti in cui Big B supera se stesso per ironia, stile e credibilità. Gustiamocela con calma e gettiamoci a suoi piedi.
2) La serenata di Rishi Kapoor sotto casa della sua bella, matta e divertente la canzone "Taiyyab Ali pyar ki dushman" / (Taiyyab Ali nemico dell’amore) nasce per essere un corteggiamento alla ragazza e finisce per diventare un attacco irresistibilmente velenoso al padre stizzito e tutto d'un pezzo.
3) La rivalsa di Kishanlal. L’uomo ordina al suo nemico di lucidargli le scarpe ripetendo al contrario l’umiliazione subita in passato. Dieci e lode ad un inossidabile Pran che trafigge lo schermo con una sola azzeccatissima scena.


Il mio giudizio sul film : **** 4/5


ANNO: 1977

REGIA: Manmohan Desai


CAST :
Amitabh Bachchan………………Anthony Gonzalvez

Rishi Kapoor…………………………Akbar Allahbadi

Vinod Khanna……………………… Amar Khanna

Pran……………………………………… Kishanlal

Parveen Babi………………………Jenny

Neetu Singh…………………………Salma

Shabana Azmi………………………… Laxmi

Jeevan………………………………… Robert

Nirupa Roy……………………………Bharti



COLONNA SONORA : Laxmikant & Pyarelal

PLAYBACK SINGERS: Mohammed Rafi, Kishore Kumar, Lata Mangeshkar, Mukesh, Mahendra Kapoor, Shailendra Singh

QUALCOS'ALTRO:
- Amitabh Bachchan si aggiudicò il Filmfare Award come miglior attore protagonista per la sua interpretazione nel film. Laximikant & Pyarelal vinsero nella categoria Miglior colonna sonora.
- Esistono remakes Telegu e Malayamal usciti negli anni ’80 intitolati Ram Robert Rahim e John Jaffard Janardhan
- My name is Anthony Gonzalves oltre ad essere il ritornello della canzone più popolare di Amar Akbar Anthony è anche il titolo di un film uscito nel 2008
- Nel film Baadshah, Shahrukh Khan improvvisa una veloce parodia del famoso discorso strampalato di Big B in inglese.
- Il nome Anthony Gonzalves viene usato come identità immaginaria dell'amico di Ajay Devgan in uno degli equivoci di Golmaal Returns (2008)