29 giugno 2022

RUNWAY 34


Runway 34 è ad oggi il migliore fra i film diretti da Ajay Devgan. La meticolosità tecnica, già rilevabile nel precedente Shivaay, qui si coniuga con una sceneggiatura che si sforza di emergere dalla mediocrità. La fotografia è di un nitore da manuale; il montaggio è fluido, senza sbavature. La prima parte della pellicola, con l'esclusione delle sequenze d'apertura, è tesa e ben diretta, e non sfigura accanto a prodotti occidentali di genere simile. In particolare, la tecnica di ripresa nella cabina di pilotaggio è impeccabile, morbida come una danza. La seconda parte, più lunga, sceglie una tensione di tipo diverso. Anche la psicologia cambia. E il ritmo. Il soggetto è alquanto inedito nel panorama cinematografico indiano, e Devgan ha corso un bel rischio nell'affrontarlo, ma, a differenza di Shivaay, in Runway 34 non si è fatto prendere la mano. 

Qualche imprecisione e qualche caduta di stile nella sceneggiatura non intaccano in modo irreparabile il film che, nel suo insieme, risulta abbastanza realistico. I personaggi soffrono però di una scrittura affrettata, inconclusiva. Vikrant, il comandante, è privo di profondità e di una necessaria evoluzione interiore - ed è qui che Runway 34 perde in termini di spessore. È inoltre ridicolmente macho e ostenta una calma innaturale nel primo tempo. Tania, il secondo pilota, è più a fuoco anche se ansiosa senza ragione durante l'indagine. Narayan, l'investigatore, parte bene per poi sgonfiarsi di botto (e con lui la direzione della trama, lasciando un po' spiazzato lo spettatore riguardo al finale). Per fortuna le interpretazioni offerte dal cast colmano le lacune, o almeno ci provano. Rakul Preet Singh non si è lasciata intimidire dai blasonati colleghi, e anzi ha regalato la performance a tratti più convincente. I dialoghi in ambito professionale sembrano verosimili, lo scambio di battute suona naturale. Quando ci si sposta però nella sfera personale, la qualità diventa intermittente, e qualche conversazione appare maldestra se non surreale.

TRAMA

Un aereo di linea sta affrontando il volo internazionale Dubai-Cochin reso difficoltoso dalle avverse condizioni atmosferiche. Per ragioni non chiare, il comandante si rifiuta di dirottare verso Bangalore, consumando così prezioso carburante in attesa dell'autorizzazione all'atterraggio. In seguito, è costretto a deviare verso la vicina Trivandrum, e, per un disguido fatale, la torre di controllo di Cochin non lo informa della chiusura di quell'aeroporto causa grave maltempo.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* La sequenza dell'atterraggio di fortuna, spaventosa e quasi poetica.

LA BATTUTA MIGLIORE

* La secca replica dell'investigatore all'analogia col soldato formulata dal comandante.

RECENSIONI

Mid-Day: ***
'Runway 34 is essentially an aviation movie. The only genuine one of the sub-genre in Hindi that I’ve seen. Not in the sense of a hijack drama that, say, the kinda crappy Zameen (2003), also starring Devgan, was. (...) The movie keeps you glued to the screen still - chiefly drawing out two phenomenal performers post-interval, when the competently executed air-turbulence drama is already over. That’s Amitabh Bachchan (...) and Boman Irani. (...) There’s Devgan in the front, right, left and centre, of course. He’s also directed and produced this film, with fairly first-rate work that’s gone into the VFX, surely from his own company. Of all the indefatigable, long-standing superstars of his/’90s vintage, Devgan is the lone one, who’s had career of sorts as a director alongside. Putting his name on the credit, unlike stars of yore, who used to hide behind ghost-directing their pictures instead. (...) Needless to add, this is Devgan’s best work as director'. 
Mayank Shekhar, 30.04.22

Film Companion:
'Runway 34 is a turbulent flight through the cinema of masculinity. (...) The precedent set is: Being problematic is OK as long as you are great at what you do. As a result, the male saviour syndrome is writ large over a narrative that, at the most, dares to ask questions about his behaviour. (...) It's a technically sound film. In fact, the first half is so compellingly crafted that it's tempting to overlook the film's flimsy sociological identity. Mainstream Hindi cinema isn't big on airplane movies, so it's novel to see an entire hour dedicated to the drama of flying - complete with convincing visual effects, good editing, smart cinematography and a general sense of rhythm. (...) Given his lineage, it's comforting to see that the director in Ajay Devgan has a knack for slick action sequences. (...) The cross-cutting between the cockpit, the passengers, the ATC [Air Traffic Control] tower and the violent sky is exemplary. (...) There are some excitable directorial swishes, too. The transitions, for example: the first two minutes alone featuring reflection shots on a binocular lens and aviator glares. Then there's a nifty time-lapse sequence in a hotel room, which depicts the pilot racing against time to recover from a wild night. (...) But the writing ensures we stay humble as viewers. It keeps puncturing the visual confidence of the film. (...) The second half (...) is a courtroom drama. (...) Here is where the film collapses under the weight of its own culture'. 
Rahul Desai, 29.04.22

Cinema Hindi: ***
Punto di forza: primo tempo coinvolgente, fotografia, montaggio. E poi Amitabh Bachchan è sempre DIO.
Punto debole: qualche imprecisione nella sceneggiatura, personaggi appena abbozzati, finale congegnato in modo poco convincente. La passeggera come si è procurata il numero di cellulare del comandante?

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Ajay Devgan - Vikrant Khanna, pilota civile, comandante
* Rakul Preet Singh - Tania Albuquerque, secondo pilota
* Amitabh Bachchan - Narayan Vedant, investigatore dell'Aircraft Accident Investigation Bureau
* Boman Irani - Suri, proprietario compagnia aerea

Regia: Ajay Devgan
Sceneggiatura: Sandeep Kewlani, Aamil Keeyan Khan
Colonna sonora: Jasleen Royal. Commento musicale di Amar Mohile. Soprannaturale il brano The fall song, interpretato dalla stessa Jasleen, e geniale l'abbinamento con la sequenza dell'atterraggio di fortuna.
Fotografia: Aseem Bajaj
Montaggio: Dharmendra Sharma
Anno: 2022

CURIOSITÀ

* Runway 34 si ispira liberamente ad un evento accaduto nel 2015: il comandante del volo Jet Airways Dubai-Cochin fu costretto da circostanze simili a quelle narrate nel film ad atterrare a visibilità zero su una pista di lunghezza ridotta durante una tempesta. La trama ricorda inoltre Flight e Sully
* Riferimenti al cinema indiano: Katrina Kaif.

TOOLSIDAS JUNIOR


Ashutosh Gowariker ha collaborato alla sceneggiatura e alla produzione di questo film per ragazzi ambientato nel mondo del biliardo. Il trattamento generale è vecchio stile, angelico. La storia prevedibile e con qualche forzatura di troppo malgrado sia in parte autobiografica. Comunque Toolsidas Junior, nel suo insieme, pur zuccheroso, trasmette un certo calore. Si lascia guardare senza annoiare.

TRAMA

Siamo a Calcutta negli anni novanta. Midi segue con entusiasmo le partite di biliardo giocate dal padre, e vorrebbe seguirne le orme. In un fatiscente club nascosto in quartiere malfamato della città, il ragazzino incrocia un campione nazionale a riposo che accetta di allenarlo.

RECENSIONI

Cinema Hindi: ** 1/2
Punto di forza: il giovane attore protagonista
Punto debole: alcuni aspetti poco credibili nella sceneggiatura, i personaggi del fratello di Midi e di Jimmy Tandon sono scritti con scarsa cura.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Varun Buddhadev - Midi 
* Sanjay Dutt - campione nazionale di biliardo a riposo
* Rajiv Kapoor - Toolsidas, padre di Midi
* Dalip Tahil - Jimmy Tandon, campione locale di biliardo e avversario di Toolsidas

Regia: Mridul Mahendra
Sceneggiatura: Mridul Mahendra e Ashutosh Gowariker
Colonna sonora: Daniel B. George
Fotografia: Kamaljeet Negi
Anno: 2022
Award: National Award per il miglior film hindi, e menzione speciale della giuria per Varun Buddhadev (aggiornamento del 22 luglio 2022).

RASSEGNA STAMPA

* Director Mridul Mahendra on his film 'Toolsidas Junior', Priyanka Roy, The Telegraph, 14.06.22: 'In terms of making the film, the biggest challenge was to get the cast right, especially the two boys. We auditioned some 150-200 children and then auditioned in combination. We found Varun Buddhadev (who plays Midi) and the energy this boy had was unbelievable. He had to be on set for all 40 days. The way he pulled it off is unbelievable. He trained for two months with Yasin Merchant, who was our snooker consultant in the film. He picked up the game so well. He worked really hard. We have a lot of snooker aficionados who have asked me, ‘Wow, is this kid a player and did you turn him into an actor?’ (Laughs)'.

CURIOSITÀ

* Rajiv Kapoor, figlio di Raj Kapoor, è purtroppo deceduto prima della distribuzione del film.
* Riferimenti al cinema indiano: Amitabh Bachchan, Rajinikanth, Mithun Chakraborty.

BHOOL BHULAIYAA 2


Inutile come una crema anticellulite.

TRAMA

Reet scopre che la sorella ha una storia col suo fidanzato. Chissene, tanto non lo ama. Ma come indurre lo scorbutico padre-padrone ad approvare le nozze? Semplice: fingendosi morta. Solo che se un fantasma incazzato mi piomba nella storia, allora - perdinci - il film si allunga alle due ore e venti, sigh, e mi è pure toccato vederlo tutto...

RECENSIONI

Mid-Day: *
'Audiences have largely stayed away from Hindi films since the pandemic. You wish this movie well. If you’re in the audience, best of luck to you too'. 
Mayank Shekhar, 21.05.22

Film Companion:
'The good news is that Bhool Bhulaiyaa 2 is not the worst Hindi film I've seen this year. The bad news is that it's one of the worst horror comedies I've seen in years. (...) The result is neither a parody nor a full-fledged supernatural drama, which is why I ended up laughing at the film and not with it'.
Rahul Desai, 20.05.22

Cinema Hindi: **
Punto di forza: Tabu in modalità strega cattiva
Punto debole: sceneggiatura (ma non solo)

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Tabu - Anjulika/Manjulika
* Kartik Aaryan - Ruhaan
* Kiara Advani - Reet, cognata di Anjulika

Regia: Anees Bazmee
Sceneggiatura: Aakash Kaushik, Farhad Samji
Colonna sonora: Pritam, Tanishk Bagchi
Fotografia: Manu Anand
Montaggio: Bunty Nagi
Traduzione del titolo: labirinto
Anno: 2022

CURIOSITÀ

* Aggiornamento del 31 agosto 2022: il personaggio di Ruhaan ha conquistato i ragazzi al punto da guadagnarsi un'imminente versione a fumetti dal titolo Rooh Baba Ki Bhool Bhulaiyaa


HEROPANTI 2


Tocca rassegnarsi. La stupidità è inarginabile.

TRAMA

L'avessi capita. E comunque a venti minuti dalla fine mi son chiesta: ma chi me lo fa fare? E ho spento il pc.

RECENSIONI

Film Companion:
'The film itself is not a film so much as a cheap theme park ride, where one unimaginative and ludicrously expensive set piece simply follows another without any sort of narrative logic connecting them'.
Rahul Desai, 29.04.22

Cinema Hindi: *
Punto di forza: -
Punto debole: da dove comincio?

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Tiger Shroff - RJ/Babloo
* Nawazuddin Siddiqui - Laila, prestigiatore e criminale
* Tara Sutaria - Inaaya, sorella di Laila

Regia: Ahmed Khan
Sceneggiatura: Rajat Arora (ti droghi?)
Colonna sonora: A.R. Rahman
Anno: 2022

23 giugno 2022

K.G.F - CHAPTER 1/CHAPTER 2



Non vedevo l'ora di scrivere questa recensione e condividere con voi il mio entusiasmo per il secondo tempo di K.G.F - Chapter 1. La saga di K.G.F nel suo complesso è molto formulaica, e, in cinque ore abbondanti suddivise in due capitoli (K.G.F - Chapter 1, distribuito nel 2018, e K.G.F - Chapter 2), snocciola tutti gli stereotipi tradizionali. Ma il secondo tempo di KGF1 è il gioiellino che non ti aspetti. Ti colpisce dritto in fronte con un mattone. Al netto di qualche dettaglio lacrimoso, è un esempio di grande (grandioso) cinema. Miracolosa, perfetta combinazione di una regia mostruosamente ispirata e visionaria, e di un comparto tecnico mostruosamente abile. Fotografia feroce, espressionista, che scava solchi nei volti e nei luoghi. Scenografia metafisica, che sguscia siti originali e set artificiali per trasfigurarli in un inferno sinistro. Colonna sonora imponente, dal battito inestinguibile, a commento di sequenze aspre e toccanti. L'interpretazione di Yash, l'attore principale, altrove monodimensionale, qui regala una sfumatura di partecipazione emotiva. 
Il risultato è potente. Ti si incolla agli occhi e al cuore. Il secondo tempo di KGF1 è l'efficace rappresentazione di uno sfruttamento spietato, di un'umanità schiavizzata e spersonalizzata (ricorda la società descritta nel romanzo Fuga nel futuro dei fratelli Strugackij). E, insieme alla trama che si sviluppa in KGF2, è la rappresentazione - forse involontaria - di una rivoluzione tradita: una massa assuefatta all'asservimento, tristemente, sceglie sempre e comunque la sottomissione ad un nuovo padrone (accolto addirittura come un messia), perché ha dimenticato cosa sia la libertà. Il secondo tempo di KGF1 è coinvolgente anche negli aspetti tipici del cinema popolare indiano - vedi ad esempio le brillanti scene d'azione -, ed è un peccato che sia preceduto da un torturante primo tempo. Vi consiglio di programmare la visione di KGF1 in due parti, e di godervi il secondo tempo da solo.

A parte l'indiscutibile talento visionario del regista - concentrato in dosi letali nel secondo tempo di KGF1, più diluito nel resto della saga (il contesto del giacimento aurifero è inedito, ed è stupefacente come il sito venga idealizzato e sublimato) -, l'altra particolarità di K.G.F risiede nella complessa modalità di narrazione. Uno straordinario lavoro di cesello, coadiuvato dalla pazienza votata al martirio del direttore del montaggio. Immaginate Prashanth Neel, regista e sceneggiatore, sforbiciare i copioni e ridurli in mille frammenti, e poi ricomporre la sceneggiatura intrecciando questi frammenti fra loro senza rispettare cronologia, geografia o ruoli. L'esito non è sempre ottimale, risulta un po' faticoso seguire la trama. Il rischio è di perdersi nei continui rimandi, nelle continue sovrapposizioni. I personaggi minori sono numerosi, dalla funzione non sempre (e non subito) chiara. La storia, semplice nel soggetto, dopo il trattamento diviene macchinosa. I due film guadagnano in ritmo e perdono in lucidità. Ma non si può non riconoscere l'audacia e l'impegno profuso. Non ricordo di aver visto nulla del genere, sino ad ora, nel cinema indiano, perlomeno non con la stessa convinzione. Quanto al cinema internazionale, mi viene in mente il regista Nicolas Roeg. 

La produzione non ha badato a spese, e K.G.F ha il merito di aver prepotentemente imposto l'industria cinematografica in lingua kannada all'attenzione nazionale. La saga possiede una forza primigenia che cattura, purtroppo però dove il contenuto si assottiglia l'incantesimo svanisce. K.G.F racconta l'ascesa e la caduta di Rocky, un pericoloso criminale. La ricetta è sempre uguale: eroe (negativo) invincibile e stiloso di umili origini che considera il crimine unico mezzo di riscatto personale e sociale, eroina mortificante, figura materna stucchevole, antagonista malvagio, machismo esasperato, consueti stratagemmi formali per celebrare il protagonista, sangue a fiumi, eccetera. Le sequenze d'azione sono numerose, alcune ideate e realizzate in modo geniale. Yash è carismatico e svolge con diligenza il compito assegnatogli - galvanizzare il pubblico maschile, affascinare quello femminile. I dialoghi si sforzano di sprigionare scintille, ma la costante glorificazione di Rocky alla lunga stanca. Escludendo il secondo tempo di KGF1, si ha spesso l'impressione che la trama venga condotta dalla declamazione di battute solenni - non conversazioni -, e dalle scene d'azione, piuttosto che dalla sceneggiatura. 

KGF2 è spettacolare nella forma, inconsistente nella sostanza. L'unico tema narrativo interessante è  l'avidità, appena accennato dalla sceneggiatura. La storia viene innaturalmente allungata con incomprensibili, misericordiose strategie adottate sia da Rocky che dal rivale Adheera. Sanjay Dutt è credibile, malgrado Adheera sia indebolito da una scrittura superficiale: velleità vichinghe (!), proprietà ignifughe (!), l'improbabile sequenza del ponte. Il secondo tempo si lascia guardare con un certo divertimento, però di KGF2 mi è rimasto poco. La trama di K.G.F non richiedeva due pellicole. Si poteva comprimere il primo tempo di KGF1, e tagliare senza pietà le ripetizioni e le scene superflue in KGF2. Non sarebbe nata una saga di successo, solo un unico capitolo compatto e appassionante, di qualità superiore. Temo che i fan di Yash, però, non avrebbero gradito la parsimonia.

Negli ultimi anni, le industrie cinematografiche popolari non hindi - in particolare quella in lingua telugu - stanno tentando di creare un genere nuovo, una sorta di epica moderna molto più estremizzata nella scala e nella forma rispetto al consueto masala, ai film arrabbiati degli anni settanta del secolo scorso o alle più recenti pellicole di propaganda nazionalista. In un certo senso è la risposta indiana ai supereroi hollywoodiani, ma i protagonisti, pur invincibili e dalla forza sovrumana, non sono dotati di superpoteri. Caratteristiche comuni: machismo, personaggi ieratici e rigidamente classificati, battute altisonanti, eccezionali sequenze d'azione. 
A memoria, direi che S.S. Rajamouli ha aperto le danze nel 2015 con Baahubali, maestoso film telugu in costume che esonda nel fantasy, a cui è seguito nel 2017 Baahubali 2. È poi la volta della saga di K.G.F (2018/2022), inframmezzata nel 2021 dal primo capitolo di Pushpa (telugu). A differenza di Baahubali, K.G.F e Pushpa sono ambientati nella seconda metà del novecento, gli eroi sono poco immacolati e di umili origini, lo scenario è di tipo industriale, ed è il lavoro manuale a venir esaltato, non le gesta guerriere. 
La cinematografia popolare realizzata a Mumbai per ora rimane a guardare, relegata in un angolo dalle versioni hindi dei titoli sopramenzionati. Il progressismo nei contenuti e nella forma, avviato nella seconda metà degli anni duemila, da qualche tempo viene mortificato dalla moda nazionalista imperante. È probabile l'adesione al genere epico contemporaneo inaugurato da Baahubali, e Bollywood potrebbe alleggerirne gli estremismi, oltre a ristabilire i bilanci della case di produzione. Staremo a vedere.

TRAMA

La storia è ambientata negli anni settanta-ottanta del secolo scorso, con flashback negli anni cinquanta e sessanta. Rocky perde la madre da ragazzino, ed è determinato ad arricchirsi a qualunque costo. Si trasferisce a Mumbai e si affilia ad un'organizzazione criminale che lo incarica di assassinare l'erede di un impero economico. È l'occasione per - diciamo - un salto di qualità. Rocky raggiunge l'area denominata K.G.F., un sito minerario aurifero gestito con metodi illegali. Rocky si mescola all'umanità sconfitta che lo popola. Ventimila schiavi rapiti e tenuti prigionieri, congelati in una disperazione infinita. Le miserie di K.G.F. si intrecciano alla storia personale di Rocky, che viene accolto come un messia, un semidio figlio di una profezia consolatoria. Ma Rocky è pur sempre un genio del male. 

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* KGF1: il rocambolesco arrivo di Rocky nell'area K.G.F, il combattimento nel sottosuolo che accende la miccia della rivoluzione, la processione religiosa e il rito sacrificale, i titoli di coda (ottima base per un graphic novel).
* KGF2: l'ingresso in scena di Rocky, la febbrile sparatoria con i kalashnikov, la distruzione della stazione di polizia (anche se inutile), il titanico scontro finale. 

ASSOLUTAMENTE DA DIMENTICARE

* La battuta dell'intrattenimento, davvero infelice.

RECENSIONI

* KGF1

Deccan Herald: ****
'For KGF’s team, cinema is bigger than anything else and the grandeur lies in telling a fantastically gripping story. Apart from the initial portions, which seem rushed, editor Srikanth cuts the scenes brilliantly. For a movie of an epic stature, this kind of editing works well. And we keep getting brilliant sets. Art director Shivakumar recreates the charm of old Bombay, the feel of old Bangalore and gets the raw backdrop of KGF to near-perfection. There is too much happening in KGF yet you don't lose focus thanks to Prashanth's approach. (...) He designs spectacular hero introduction and elevation scenes, riveting sequences and constructs characters which you root for. (...) With KGF, Yash makes a big statement. (...) He sinks his teeth into the angry-young-man-idea of Indian cinema and comes out victorious. Not many can deliver dialogue with so much swag as he does. (...) KGF could have skipped an action sequence. In fact, most of the action sequences are a bit jarring. The item song featuring Tamannaah Bhatia and the love track are ridiculously boring. But these are minor flaws. (...) Finally, Sandalwood [cinema popolare kannada] has its own story of splendour'. 
Vivek M.V., 21.12.18

The Hindu:
'Ambitious aspiration, humongous scope and big ticket budgeting - K.G.F Chapter I has it all. Actor Yash has sought to shed his romantic hero image for a heavy-duty action hero avatar. However, all the pluses do not translate to an enjoyable experience. Director Prashanth Neel’s hope of pouring money on the screen in the hope of things falling in place is exceedingly optimistic. Neel loses the plot as he focuses on image building rather than coming up with a credible tale. (...) Despite taking one back to the 70s and 80s when smuggling was almost a rite of passage for the good life, with well-designed sets and black-and-white photography, the film fails to live up to expectations. Film makers need to understand that wielding machete and thundering dialogues do not make a powerful film. Yash goes about his task like a zombie, never rising above the poor script. The film’s format of a writer telling Rocky’s story to the editor of a TV channel is unconvincing. By using a non-linear structure Neel has provided a different feel and texture to K.G.F Chapter I. There is a certain finesse to the edgy, moody cinematography (Bhuvan Gowda). Audience will be lost in the world of the gold fields of 70s. Neel proves again that he is master of craft. There are sequences where three scenes run simultaneously. The director has used VFX and the effort to go on location is evident. As far as the colour scheme is concerned, Neel and Gowda have used black and brown for a raw feel. The climax is spectacular with the support of brilliant cast. The sets and locations are spot on. Beyond that there is nothing in the film that we have not seen before. It lacks soul, a believable story and a rounded protagonist'.
Muralidhara Khajane, 21.12.18

* KGF2

The Hindu:
'Filmmaker Prashanth Neel corrects some of the wrongs of the first part in this sequel, which is electrifying for sure - but also a bit of a drag in the middle portion. There is something outlandish yet gorgeous about the K.G.F franchise that they no longer make such films. That they no longer imagine scenes propelled by absolute madness. After all, K.G.F films are written on steroids. There is a moment in K.G.F: Chapter 2, where Rocky Bhai (a rocking Yash, bathed and cleansed in masculine orgy) takes a machine gun out to blow up a police station. (...) In that one single shot, Prashanth Neel highlights what the K.G.F films are for: to create a delirious cinematic experience, where there is barely any time for us to contemplate logic and sense. There is only one way to look at K.G.F for it to work for you and that is to partake in the madness it offers - from scene to scene; one set piece to another; one giddy stunt choreography to the next. The most amazing achievement of Prashanth Neel has got to be the marrying of the Hollywood motifs from influential figures - Coppola, Scorsese, Mel Gibson to Peter Jackson and George Miller - with masala flourishes from Indian filmmakers. This meeting of the two worlds is powerful and visceral, even if it remains just a possibility throughout. (...) This is masala and it is pure. Come to think of it, the only emotional stake that is anchoring both the K.G.F films is the sufferings of Bhai’s mom, which again is a throwback to a popular trope from the masala universe of a previous era - but. There is something singularly distinct about Prashanth Neel’s idea of masala in comparison to S.S. Rajamouli’s, who, we must acknowledge, brought about a much-needed renaissance to the masala tradition of Indian cinema. Neel’s films are more focused on the extremes, while Rajamouli’s are a work of visionary. Speaking of tradition, it is truly a remarkable decision to cast Sanjay Dutt as Adheera. There could possibly be no other actor to have done justice to a film universe teething with masculine rage than Dutt, who used to be the poster boy of hyper-masculinity at one point. (...) When Yash and Dutt face-off, it does feel like the latter has passed on the hyper-masculine muscle man that he is known for, to the former. Which in itself could have been a befitting conclusion to celebrating the Angry Young Man heroes of a bygone era. (...) There is nothing new to the way things are dealt with in the second instalment, except the addition of three new villains. (...) All those things that were flat and derivative in K.G.F: Chapter 1 continue to be, in the sequel. This film too suffers from the leanness in writing, though the dialogues in Tamil (...) are terrific. (...) There are hardly any effective women in this festival of male toxicity. Of course, this is not a film for women. (...) Reena’s character comes across as so silly and dumb that she is an insult to all the one-note women characters in our masala cinema. Raveena Tandon as the Prime Minister (...) looks deadly; her character not so much. The familiar problems of the first part - the accelerated manner in which scenes are edited, near-deafening background score and the tiring back-and-forth narration (...) worshipping the hero - resurface in part two. You notice the weight of the narrative in the middle section as Prashanth Neel’s struggles with the political chapter of Rocky Bhai. All these make you feel if K.G.F: Chapter 1 felt more complete and wholesome. Another chapter? I’m out'. 
Srivatsan S., 14.04.22

Galatta:
'A film that works at two levels. One, we get a huge action spectacle with very inventive set pieces, superbly shot by Bhuvan Gowda in dark tones that indicate that we are watching a darker sequel. And two, we get a style-filled masala movie, filled with whistle-worthy dialogue and scene after scene with twists and surprises for the audience. (...) Every bit of this film is epic: Yash is epic and wonderfully larger-than-life, the dialogues are epic, Ravi Basrur's score is epic, and the action is epic. (...) The visuals come at us very fast, but this is not just the usual quick cutting for an attention-deficit audience. This is carefully planned stylisation. (...) The one thing that I wished was we had more of an emotional connect with the characters. But I didn't mind. The action and the masala flavour and the precision of the cuts are fantastic, and even if the story arc feels familiar, the denseness from the screenplay/editing makes it all seem new. Chapter Two improves on its predecessor: it is an epic times two'.
Baradwaj Rangan

Cinema Hindi: ***, ma il secondo tempo di KGF1 merita ****
Punto di forza: la visionarietà, l'audacia nella narrazione (anche se faticosa), fotografia, scenografia, colonna sonora, sequenze d'azione, il carisma di Yash.
Punto debole: i dialoghi, la narrazione faticosa (anche se audace), il primo noiosissimo tempo di KGF1, alcuni errori e troppi stereotipi nella sceneggiatura, il personaggio di Reena e la rappresentazione della sua relazione con Rocky.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Yash - Rocky
* Srinidhi Shetty - Reena, compagna di Rocky
KGF1:
* Anant Nag - narratore 
* Tamannaah - item song Jokae (mal coreografata)
KGF2:
* Sanjay Dutt - Adheera, rivale di Rocky
* Raveena Tandon - primo ministro indiano 
* Prakash Raj - narratore  

Sceneggiatura e regia: Prashanth Neel
Dialoghi: M. Chandramouli, Prashanth Neel, Raaghav Vinay Shivagange (KGF1), Dr. Suri (KGF2) 
Colonna sonora: Ravi Basrur ****. Il compositore ha lavorato per più di tre anni alla realizzazione della colonna sonora - davvero notevole - di K.G.F, a cui hanno collaborato 400 musicisti provenienti da varie parti del mondo. Segnalo i brani, da KGF1, Dheera Dheera, Sidila Bharava, Salaam Rocky Bhai, Jokae (1970, di Upendra Kumar, rimaneggiato da Ravi Basrur); e, da KGF2, Sulthana, Toofan, Gagana Nee (dolcissimo).
Azione: AnbAriv (duo) ****
Scenografia: Shivakumar ****
Fotografia: Bhuvan Gowda ****
Montaggio: Srikanth Gowda KGF1/Ujwal Kulkarni KGF2 (applauso per il colossale lavoro)
Lingua: kannada
Traduzione del titolo: l'acronimo K.G.F. significa Kolar Gold Fields, un sito minerario nel Karnataka.
Anno: 2018/2022
Award: KGF1 si è aggiudicato, fra gli altri, i National Film Award per le migliori sequenze d'azione e per i migliori effetti speciali.
Trailer KGF1 e KGF2

RASSEGNA STAMPA

'Prashanth Neel’s vision is exactly what Kannada cinema needed to transcend regional and cultural barriers. It’s not everyday that you hear about a film, originally made in Kannada, get a simultaneous release in Hindi, Telugu, Tamil, and Malayalam. But then, KGF isn’t like most other Kannada films. (...)
The Genesis Of KGF (...)
The first meeting, where Prashanth narrated the story of KGF, was anything but smooth. “He’s so bad when it comes to narrating a story,” he [Yash] laughs, adding, (...) “It’s been more than four years since that meeting happened and he has improved a lot. But the moment he gets down to work, he’s a different person altogether. His clarity of thought and how he brings out the best in every actor and technician is exemplary. He’ll surely be one of the best directors in the country.”
Braving the sun and dust in Kolar
The principal shooting of KGF began in March, 2016. Long before that, the team decided to cast newcomers for key roles in the film, and all of them had to undergo acting workshops spanning nearly 12-15 months. A significant portion of the film was shot in Kolar, which was once home to India’s biggest gold fields. A dumping yard was turned into a huge set and at any given point, there were at least 500-800 junior artistes on the set, apart from the lead cast and crew. “Some people in the team had reservations about shooting there because the dust in the dumping yard had traces of cyanide, which is used to process gold. We took ample precautions, every member of the unit was insured. During the shoot, we made sure that everyone was hydrated, but shooting in the summer was really tough. We couldn’t shoot for more than 10-11 days at a stretch, and a lot of people fell ill because of the heat and dust. The junior artistes on the set used to hide their slippers beneath the sand; however, even their shoes used to get hot after every shot,” Yash reveals. If the weather conditions weren’t challenging enough, managing so many people everyday was tougher. Prior to the shoot, when there was a casting call for hundreds of junior artistes to be part of KGF, the response was phenomenal; however, two days later, several junior artistes did not show up given how challenging the shoot was. “Every evening, after the shoot, they had to hand over their costume and board a bus to the hotel room. When we realised that people were running away post the shoot, we hired a few bouncers to make sure no one left abruptly. Later, when the costume department realised they were falling short of clothes for junior artistes, we got to know that people were even running away from the set itself,” says Yash recounting the incidents during the shoot. “After a few days, we had no choice but to get junior artistes from Mysore. It might seem funny now, but the shoot was really grueling for all of us. The assistant directors did a phenomenal job training all the actors on the set, and some of them got so involved in their characters that they wouldn’t even return to their normal state during breaks.”
No industry is big or small
In a recent interview, cinematographer Bhuvan Gowda revealed that every shot of KGF was captured with a shoulder-held camera, which weighed nearly 40 kgs. “It helped us get a lot of hazy shots, which were required for the film. We tried to use natural lighting while shooting outdoors, and there’s even a shot where the only light source is the light from a match stick. Even the colour palette of the film is mostly red to signify blood, or ‘Japan Black’ which gave a greasy look and raw feel to the frame,” says Bhuvan Gowda. Yash is all praise for Bhuvan, art director Shivakumar, and music director Ravi Basrur. “There’s a lack of awareness about the kind of work being done in Kannada cinema, and I don’t like it when people discriminate against an industry. I’ve always believed that it’s the people who work in the industry who make it big or small. And when we do big films, then people’s perception too changes. I can proudly say that KGF has world-class technicians, and people will really appreciate Bhuvan, Shivakumar, and Ravi for their work. We wanted to do something which would make everyone notice our industry. Our vision was not to compete with other industries, but to create something which is world class in every sense, because like everyone else, we too use the same cameras, same editing software among other things,” Yash avers'. 

CURIOSITÀ

* L'acronimo K.G.F. sta per Kolar Gold Fields, sito minerario nel Karnataka. Le miniere, nazionalizzate dal governo indiano negli anni cinquanta, sono inattive dal 2001 per ragioni economiche, malgrado i giacimenti auriferi siano tuttora disponibili. I due capitoli di K.G.F sono stati parzialmente girati nella regione, costruendo (più volte) in loco giganteschi ed elaboratissimi set. Fra le altre location: Jayalakshmi Vilas Mansion (Mysore), Lalitha Mahal Palace (Mysore), Infosys Mysore Campus.
* La pre-produzione di KGF1 è durata circa un anno e mezzo, al fine di reperire e verificare ogni dettaglio per ricreare gli anni settanta nel modo più preciso possibile. Le prevendite dei biglietti ebbero un successo tale da indurre i distributori a fissare proiezioni alle 4.00 del mattino.
* KGF2 è, ad oggi, il film kannada più costoso (KGF1 è il terzo) e, nella classifica indiana degli incassi, occupa il terzo posto dopo Dangal e Baahubali 2 (telugu). Escludendo gli introiti dall'estero, sale in seconda posizione dopo Baahubali 2, e prima di RRR (telugu) e Dangal. Fonte Wikipedia. La versione doppiata in hindi di KGF1 diede del filo da torcere a Zero, distribuito lo stesso giorno (21 dicembre 2018).
* Durante le riprese di KGF2, purtroppo a Sanjay Dutt è stato diagnosticato un tumore. Ora l'attore sta bene.
* Riferimenti al cinema indiano: Amar (KGF1).
* Film che trattano lo stesso tema: Raees.

GOSSIP & VELENI

* In un film, innestare in modo coerente le coreografie e le scene d'azione è meno facile di quanto si creda. Spesso sembrano la ricreazione (le canzoni) e l'ora di ginnastica (i combattimenti). L'eroe di turno, invece di rompersi i coglioni in palestra, si mantiene in forma menando a destra e a sinistra. Poi capita come in K.G.F che alcune (non tutte) sequenze d'azione, già memorabili per concezione e realizzazione, siano incastonate ad arte nella sceneggiatura come pietre preziose in un collier. Lo spettatore avverte tutta l'urgenza, la necessità. In KGF1, quando Rocky combatte per l'affrancamento degli schiavi, risponde ad un mio bisogno primitivo. Avrei voluto lanciarmi nello schermo, con tutte le mie padelle, e dargli una mano.




16 giugno 2022

MISHAN IMPOSSIBLE


In India non si producono molte pellicole per ragazzi. Non mancano film per famiglie, il cui numero negli ultimi anni va però assottigliandosi, e non mancano film per un pubblico giovane. Saltuariamente viene distribuita qualche pellicola interessante - con un cast di attori preadolescenti - che, per temi e per contesto, in realtà si rivolge agli adulti. Rari i film di intrattenimento puro interpretati da e per giovanissimi. Mishan Impossible rientra in quest'ultima categoria.
Forse le pellicole per ragazzi dovrebbero essere giudicate dai ragazzi. Non rientrando nella fascia d'età a cui MI è destinato, provo una certa titubanza nell'esprimere un parere. Nel complesso MI non è da buttare. È una commedia d'azione a sprazzi divertente, con una sceneggiatura dignitosa anche se intermittente, con una trama che via via si complica inoltrandosi in terreni insidiosi, con dialoghi che oscillano dall'arguzia alla ripetitività, con una regia troppo sfilacciata che allenta le redini col procedere della narrazione, con un ritmo poco accattivante. I tre protagonisti sono uno spasso, bravi i giovanissimi attori, il soggetto è brillante, il primo tempo (al netto della discutibile sequenza iniziale) piuttosto godibile. 

TRAMA

Raghupathi, Raghava e Rajaram sognano in grande: Raghupathi adora Ram Gopal Varma (come biasimarlo) e vuole diventare regista, Raghava si impegna (a modo suo) nel cricket e si ritiene un talento naturale, mentre Rajaram aspira più modestamente a partecipare a Chi vuol essere milionario?. La scuola, lasciamola perdere. Invece: perché non catturare Dawood Ibrahim e intascare la lauta ricompensa? Parte la Mishan Impossible.

RECENSIONI

The Hindu:
'The endearing small-town milieu and sharp humour outweigh the loopholes in this crime comedy. (...) The witty lines keep coming one after the other and most of the gags seem believable in the context of the characters. (...) The film-centered humour is Mishan’s highlight. (...) The film is far from perfect but can leave you with a big smile'.
Sangeetha Devi Dundoo, 01.04.22

Film Companion:
'In Mishan Impossible, Swaroop RSJ, the director, seems to struggle with the comedic mind of Swaroop RSJ, the writer. (...) Swaroop RSJ is most comfortable in the scenes with the children in the first half of the film. He has fun with them and the three child actors are great with their lines. Rarely do we see child actors excel without hamming it. The dialogues, reaction shots, and music work in perfect harmony to give us a mix of laugh-out-loud moments and smile-at-a-bad-joke moments. It's never cringe and always in warmth. And it helps that the film is set in a village far off. We buy their innocence. (...) But it is the investigation and the message-y part of the film that the director is uncomfortable in staging'.
Mukesh Manjunath, 01.04.22

Cinema Hindi: ** 1/2
Punto di forza: soggetto, cast, parzialmente i dialoghi.
Punto debole: regia, ritmo.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Harsh Roshan - Raghupathi
* Bhannu Prakshan - Raghava
* Jayateertha Molugu - Rajaram
* Taapsee Pannu - investigatrice
* Rishab Shetty - (buffo) cameo

Sceneggiatura e regia: Swaroop RSJ
Colonna sonora: Mark K. Robin
Lingua: telugu
Anno: 2022

CURIOSITÀ

* Nel 2014 i media indiani riportarono la notizia della fuga da casa di tre ragazzini di Patna, determinati a catturare Dawood Ibrahim per intascare la ricompensa.
* Riferimenti al cinema indiano: Enthiran, vari titoli di RGV, Puri Jagannadh, S.S. Rajamouli, Baahubali, RRR, Akshay Kumar, K.G.F, Rajinikanth.

14 giugno 2022

J E R S E Y


E così ho scoperto che i film a tema sportivo mi annoiano. Tanto quanto guardarlo, lo sport (farlo però mi annoia di più). Il finale è sempre lo stesso - e va bene: dopo tutto quel sudare, non vogliamo farlo vincere, il nostro eroe? Disgraziatamente anche la trama è sempre la stessa. La vita personale dei campioni dev'essere molto prevedibile, a giudicare dalla storie narrate al cinema. 
Jersey parla di cricket - sport dalle regole a me oscure -, in anni in cui l'Indian Premier League non esisteva e gli ingaggi dei professionisti non erano ancora stellari. La sceneggiatura, di qualità discreta, concede ampio spazio al rapporto padre-figlio, ma è la relazione giocatore-allenatore ad offrire spunti inediti. I dialoghi sono accettabili; alcune sequenze meritavano battute più articolate che avrebbero conferito uno spessore maggiore alla pellicola. I personaggi principali, scritti con ponderazione, sembrano poco naturali e si avverte lo sforzo profuso nel renderli reali - con l'eccezione dell'indovinatissima figura dell'allenatore. Shahid Kapoor non delude mai, le scene condivise con il padre Pankaj sono un regalo delizioso. L'interpretazione di Pankaj Kapur è correttamente sottotono.
In un aspetto però Jersey si distingue dai film a tema sportivo: la vena malinconica che aleggia lungo tutta la narrazione e che sostituisce la consueta esaltazione tipica del genere. Una nota di tristezza che caratterizza i personaggi (e le loro relazioni). Un'insoddisfazione cronica, un senso di sconfitta che li condanna ad un destino mesto, privo di ambizioni e di aspettative.  

TRAMA

Arjun è un giovane giocatore di cricket dal talento mostruoso. Sostenuto dall'incoraggiamento e dall'affetto del suo allenatore, aspira alla nazionale, ma viene scartato due volte. Arjun abbandona la carriera sportiva e si concentra sulla famiglia. Kittu, il suo adorabile bambino, desidera la maglia ufficiale della nazionale per il compleanno. Peccato sia troppo costosa.

RECENSIONI

Film Companion:
'The last five minutes of Jersey (...) are glorious to watch. They make us emotional, nostalgic even. But in the larger scheme of things, those five minutes - featuring a twist - are a patch-up job. (...) They lend the previous 169 minutes a deceptive sense of depth and emotional identity. Which is ironic, because those 169 minutes were in fact shaped by the right ideas. (...) Arjun is a genius with the bat, so the writing struggles to trust in his struggle. As a result, instead of committing to the difficult tale of a drifter with questions over his temperament, Jersey, with those last five minutes, provides answers that neutralize his journey in hindsight. (...) Arjun is so naturally morose and unlikable the film does not expect the viewers to buy his comeback. So those last five minutes are designed to humanize his journey. (...) Pankaj Kapur (...) has a limited role. But he so beautifully modulates his voice and body language across the three timelines between 1986 and 2021 - especially in those final shots - that it was hard not to imagine a better film about an assistant coach hoping to redeem himself through his maverick protege. (...) The narrative foundation is strong. Arjun's glory years are set in 1980s domestic cricket. His bleak years are set a decade later, in 1996, which is a useful era to set an emotion-driven cricket film in. For one, the financial pain is real. (...) A lot of Vidya's [moglie di Arjun] attitude towards Arjun feels too written. (...) Jersey has a few nice moments. (...) But these little details are the exception rather than the norm. I didn't quite buy Shahid Kapoor as Arjun. (...) He has the right lines and, at times, the brooding rage. But his roles as a father, a friend, a student and a husband are too clean-cut: compartmentalizing emotions is not the same as compartmentalizing a performance. I want to say the cricket is filmed and choreographed well. It is, to an extent. But with the second half (...) there is no human aspect to Arjun's batting - he barely sweats, (...) has no weaknesses, and wins matches for his team single-handedly. (...) His batting makes the sport look too easy... almost boring. (...) The robotic man-on-mission vibe wears off within a match or two. (...) Just as people expect more from their cricketers every subsequent year, audiences expect more from movies about cricket'.
Rahul Desai, 22.04.22

Cinema Hindi: ***
Punto di forza: la malinconia, l'impeccabile personaggio dell'allenatore.
Punto debole: la prevedibilità, la mancanza di misura nella rappresentazione del talento sportivo di Arjun.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Shahid Kapoor - Arjun, giocatore di cricket
* Mrunal Thakur - Vidya, moglie di Arjun
* Pankaj Kapur - allenatore di Arjun
* Ronit Kamra - Kittu (bambino), figlio di Vidya e Arjun

Sceneggiatura e regia: Gowtam Tinnanuri
Colonna sonora: Sachet-Parampara. Commento musicale di Anirudh Ravichander.
Anno: 2022

CURIOSITÀ

* Jersey è il remake ufficiale hindi dell'omonima pellicola telugu del 2019 - vincitrice del National Award per il miglior film telugu -, scritta e diretta dallo stesso regista, interpretata da Nani.
* Riferimenti al cinema indiano: Rajesh Khanna, Anand.
* Film che trattano lo stesso tema: negli ultimi anni, il numero delle pellicole indiane a tema sportivo si è moltiplicato vertiginosamente. Le mie preferite rimangono Iqbal (cricket) e Chak De! India (hockey femminile). Fra le più recenti, Sarpatta Parambarai (boxe, tamil, 2021) è piuttosto interessante.



07 giugno 2022

T H A R


Incrocio piuttosto riuscito fra un neo western immerso nello scenario mozzafiato del deserto del Thar (Rajasthan), e una storia personale di sangue e vendetta. Il risultato è un film cupo e violento. I personaggi sono privi di allegria, persino privi di vitalità. Si muovono stancamente con una determinazione meccanica - a tratti feroce -, in un vuoto emotivo che non risparmia nessuno. Il poliziotto, ligio e logoro eroe, non riconosce più il suo mondo e dubita di se stesso e delle scelte fatte; la brutalità dei delitti appare incomprensibile, gli argomenti della moglie lontani. L'enigmatico, silenzioso straniero ha lo sguardo pietrificato su un ricordo pesante come un macigno che gli preclude qualsiasi evoluzione. La donna, mortificata dai maltrattamenti, è una falena che insegue una luce condannata ad estinguersi. La sceneggiatura li accompagna e li sostiene nei loro inferni privati, con dialoghi essenziali e taglienti, con narrazioni diverse che si inseguono e si mescolano. L'atmosfera è fosca ma affascinante, e cattura più della trama. Il nemico è incerto e sempre in agguato, il contesto interessante (confini minacciosi, commerci proibiti, insidie mortali).

La regia è convinta, la fotografia magnifica (il panorama aiuta). Anil Kapoor regala una performance calibratissima - ed illumina comunque la scena. Harshvardhan Kapoor, sempre attento a non conquistare la simpatia dello spettatore (il personaggio e la sceneggiatura richiedevano neutralità assoluta), svolge efficacemente il compito assegnatogli - ed è comunque magnetico. Fatima Sana Shaikh ha un ruolo minore ma buca lo schermo con la perfezione nella gestualità, negli sguardi, nelle parole non dette. La colonna sonora si impone senza esitazioni, a tratti si amalgama con le immagini quasi per magia. 

TRAMA

In un sonnolento e assolato villaggio nel deserto del Thar, al confine con il Pakistan, un ragazzino trova il cadavere di un uomo impiccato e barbaramente torturato. Nel contempo, alla vigilia delle nozze una ragazza spia impietrita la fuga degli assassini dei suoi genitori. L'ispettore di polizia che indaga sugli omicidi segue la pista dei trafficanti di droga. Ma qualcosa non torna.

RECENSIONI

Film Companion:
'Thar is a strange beast. It's a difficult film to watch - almost tedious. (...) There's a lot going on; several little films jostle for space. Much of Thar looks disjointed. (...) But thinking about Thar is far more rewarding than watching it. Because on paper at least, it's a worthy experiment. Thar has an identity problem, but the collision of genres is also its conceit. On one hand, it's a period police procedural that gets hijacked by a cold-blooded revenge drama. (...) On the other hand, Thar is a standard small-town noir set in an unusual environment. (...) The revenge genre has undergone several iterations over the years, but it started out as a gun-toting Western. In arid deserts and one-horse towns. Siddharth is no cowboy; he is more like a modern revenge protagonist, urban and shadowy, confined by the roots of the genre. The disorienting aspect of the film is that it's hard to tell the world-building from the plot, the background from the foreground. The narrative subterfuge is awkward. The policeman is in his own movie until he's not. The newcomer is hiding behind that movie until he's not. The context is too elaborate to be cosmetic. (...) Like the film itself, it's a land bereft of identity - a gateway rather than an actual place. (...) In other words, the texture of the story - the cultural fabric, the red herrings - is more compelling than the story. The cinematography is striking: a wonderful example of how the climate on screen influences our thoughts. But it's also smart, because it forces us to reconsider our visual perception of both a revenge thriller and a bleak Western at once. The performances are fairly lived-in, too. (...) Harshvardhan Kapoor is appropriately haunted. (...) There's a thin line between emotional inertia and psychological numbness, which [Harshvardhan] Kapoor manages to walk. (...) Despite faltering at a macro level, some of the screenplay's micro details are nice'.
Rahul Desai, 06.05.22

Cinema Hindi: *** 1/2
Punto di forza: location, fotografia, atmosfera in generale, interpretazioni. La storia personale dello straniero viene raccontata tardi, quindi lo spettatore non è indotto a simpatizzare con lui - mi pare onesto.
Punto debole: il contesto meritava un approfondimento, ma forse sarebbe risultato un altro film. L'episodio del diario dimenticato è implausibile.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Anil Kapoor - Surekha Singh, ispettore di polizia
* Harshvardhan Kapoor - Siddharth, antiquario
* Fatima Sana Shaikh - Chetna
* Satish Kaushik - Bhure, collega di Surekha

Regia: Raj Singh Chaudhary
Sceneggiatura: Raj Singh Chaudhary con la collaborazione di Yogesh Dabuwalla e Anthony Catino
Dialoghi: Anurag Kashyap
Colonna sonora: Shashwat Sachdev, Ajay Jayanthi. Purtroppo non ho trovato dettagli in rete. In modo grossolano: il brano che accompagna i titoli di testa (di Shashwat Sachdev) è di buona fattura, non male il breve brano in inglese. Il commento sonoro di Ajay Jayanthi ha una marcia in più.
Fotografia: Shreya Dev Dube con la collaborazione di Jay Oza e Swapnil S. Sonawane
Montaggio: Aarti Bajaj
Anno: 2022

CURIOSITÀ

* Riferimenti al cinema indiano: Sholay.