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18 gennaio 2023

HIT THE FIRST CASE


HIT The first case è un film in lingua telugu distribuito nel 2020. Ai tempi l'avevo visto, ho ricordi un po' confusi, però lo avevo incluso nell'interminabile lista dei titoli da recensire (non vivrò abbastanza), e ciò significa che non mi era del tutto dispiaciuto.
Questa pellicola è il remake ufficiale hindi diretto dallo stesso regista. Rajkummar Rao regala un'interpretazione da manuale in un ruolo forse inedito per lui. Il suo Vikram è preciso e vulnerabile, tormentato da ricordi tragici e da stress post traumatico. Il problema è che è l'unico personaggio approfondito dalla sceneggiatura. Gli altri sono solo di contorno. Il peggiore è l'assassino, le cui motivazioni, diverse da quelle più plausibili narrate nell'originale telugu, qui suonano fumose e ridicole. 

Nel complesso il film si lascia guardare, eppure qualcosa non funziona. Il ritmo è sostenuto ma la narrazione non abbastanza fluida. Temo sia la regia, non la sceneggiatura, l'anello debole della pellicola. Alcune sequenze sono girate in modo piatto per non dire dilettantesco. Alcuni dettagli sono innestati nella trama con scarsa naturalezza, allo scopo di mostrare un progressismo superficiale e non interiorizzato. Le interpretazioni del cast di supporto sono spente - Dalip Tahil escluso. Per fortuna Rao è quasi onnipresente, e il suo talento salva un film che intriga anche se non affascina.

TRAMA

Vikram è uno stimato agente della squadra omicidi (Homicide Intervention Team) di Jaipur. Purtroppo soffre di una forma seria di disturbo da stress post traumatico che gli causa problemi cardiaci. La psicologa della polizia minaccia di informarne i superiori. Vikram si convince a concedersi una vacanza, durante la quale, però, la sua fidanzata Neha, agente della scientifica, viene rapita.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* Vikram ascolta Billie Holiday. In vinile, signori, in vinile.

RECENSIONI

Film Companion:
'The (...) inspector is so terse that the film he occupies (...) looks like a six-episode crime series streaming at 2.5x speed on an OTT platform. There are no pauses in HIT The first case - not between action and reaction, motion and emotion, idea and execution, question and answer, love and loss. Characters speak like they're memorising lines: robotic, brisk, unfeeling. (...) Most police procedurals take too long to come to the point. But HIT hurtles towards the end of every scene in such a tearing hurry that it overshoots the point, reaches outer space and makes the final twist of a whodunit look like a speck of campy nothingness. The style is the film's (literal) reading of pace and tension. If a narrative isn't compact enough, just remove the transitions. (...) Maybe it's designed to make the viewer feel like the cop chasing clues - costantly one step behind. (...) Once you get past this no-nonsense treatment (you must likely won't), HIT is still incredibly strange. (...) The intent is to show a man evolving during the course of the case. But very little of this actually comes through. (...) Vikram's wokeness is window dressing for a premise that collapses into its own regressive black hole. His deadpan dialogue delivery - which has more to do with the film's physical speed than the character's mental numbness - does a disservice to Rajkummar Rao, who looks like he's aching to have at least one non-scowling moment. Or at least one scene where the camera just lingers on him for more than two seconds. Rao is good enough to frame the film's constraints as Vikram's brooding persona, but there's only so much he can do before the writing outruns its own characters'.
Rahul Desai, 15.07.22

Rediff: ***
'Rajkummar Rao can make anybody look inadequate around him. It’s this inexplicable power he wields on screen that jumps out extra in roles of complexity and authority. I found this mesmeric attribute of his artistry at peak power in HIT The First Case'.
Sukanya Verma, 15.07.22

Cinema Hindi: *** (sono stata un po' generosa, plagiata dal fascino di Rajkummar Rao)
Punto di forza: Rajkummar Rao
Punto debole: parzialmente la regia e la sceneggiatura, il finale, il personaggio di Sheela meritava un approfondimento (o una migliore definizione).

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Rajkummar Rao - Vikram, poliziotto
* Akhil Iyer - Rohit, poliziotto e amico di Vikram
* Sanya Malhotra - Neha, agente della scientifica, fidanzata di Vikram
* Dalip Tahil - Ajit, superiore di Vikram
* Shilpa Shukla - Sheela, sospettata

Sceneggiatura e regia: Sailesh Kolanu
Colonna sonora: Mithoon, Manan Bhardwaj
Fotografia: S. Manikandan
Montaggio: Garry BH
Anno: 2022

CURIOSITÀ

* Il film telugu HIT The second case, sempre scritto e diretto da Sailesh Kolanu, è stato distribuito nel dicembre 2022 e ha conseguito un lusinghiero successo al botteghino. Non è un sequel, e costituisce il secondo titolo del cosiddetto Hitverse.
* Riferimenti all'Italia: Neha possiede un frigorifero SMEG.

GOSSIP & VELENI

* Non ho capito bene il motivo del litigio dei tutori di Preeti col poliziotto. [Spoiler] Vikram che riconosce il meccanico dalla foto sfocatissima sfiora la fantascienza.

30 novembre 2022

MONICA O MY DARLING


Deliziosa l'atmosfera vagamente retrò (un applauso alla colonna sonora), e delizioso il trattamento decisamente pulp. Monica O My Darling è un prodotto goloso che stimola la salivazione. Il buffo è che il ritmo sembra rapido, e invece la narrazione procede anche con una certa indolenza, e allora il ritmo sembra lento, e invece la trama scodella un colpo di scena dopo l'altro, in allegra alternanza con le divertenti trovate elargite dalla regia. Un sollazzo. 

Vasan Bala centra il corretto registro stilistico: la paraletteratura seriale da edicola prende forma e vita, con le sue voragini e con i suoi eccessi speziati. MOMD ne condivide le stesse caratteristiche, nel bene e nel male. La sceneggiatura è scoppiettante ma perde qualche pezzo qua e là. I personaggi principali sono stratificati però solo nella loro dimensione annerita, che è l'unica di cui dispongono. Egoisti, egocentrici, avidi. E adorabili. Jay e Monica, in particolare, inseguono la luce come girasoli, oscurando le figure-ombra che li circondano. Esistono unicamente le loro esigenze e i loro desideri. Rajkummar Rao e Huma Qureshi vivono i rispettivi ruoli con gioia e si abbandonano alla rocambolesca trama, ma è Radhika Apte a rubare la scena con la sua bizzarra interpretazione.

TRAMA

Jay è un brillante ingegnere determinato ad emergere. A qualunque costo. Monica è una procace segretaria determinata ad arricchirsi. A qualunque costo. Gaurya è un tecnico invisibile determinato a conquistare la donna che ama. A qualunque costo. I cadaveri (e i serpenti) non si contano. Chi ha detto che la determinazione è una qualità?

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* Lo scontro fisico fra Jay e Monica. Puro spasso.

RECENSIONI

Mid-Day: *** 1/2
'Yup there’s a ‘film-buff’ film. And this is it - a movie that’s too much about movies. Meaning, you watch, parallelly, looking out for references, homages to other pix. And which also makes such flicks worth a rewatch. (...) In terms of genre, this would be what’s called ‘noir’. (...) This film is fairly self-contained - the quasi-crafted world revolves around few peeps. None of them trustable, to begin with. And, indeed, we’re dealing with a life of crime, or multiple crimes, actually. (...) There is a catty/mischievous overtone, throughout. (...) I found no Tarantino-like pornography of violence in this movie at all. The most elaborate action sequence is shot from a distance, with a glass window serving as a frame, within the frame. (...) This movie’s inherent joyousness is altogether sustained by zany characters that might seem like caricatures - with no one really ever going obviously over-the-top, at any moment. Starting with the man-eating secretary, apparently playing the whole office - that’s Huma Qureshi, totally killing it, in & as Monica! Opposite her, the smart, small-town hustler, moving up the corporate ladder - a perfect blend of confident/cool, from the exterior, but someone whose pants perennially on fire - Rajkummar Rao plays this in a way that only he can pull off with such ease. (...) You’re in the moment, as an audience - compelled to think nothing in particular. What matters most isn’t so much ‘what happens next’, as ‘wow, did not see that coming!’ And you don’t know where this film is going - absolutely the best reason to get in on the ride, right away'.
Mayank Shekhar, 12.11.22

Film Companion:
'The running time of Monica O My Darling is a little over two hours, but it took me three hours to complete the new Netflix thriller. (...) I spent a majority of the film pausing and replaying moments. (...) The reasons are purely sensory. It's just... fun to watch. It has something to do with (...) the 'musicality of film'. This musicality was once inherent to the beats of a Bollywood potboiler, but it's a forgotten art in modern Hindi cinema. Several scenes in MOMD (...) reclaim the harmony of timing and tone. (...) They simply summon a feeling, a finger-snapping rhythm that's difficult to resist. The movie comes at us from this space, where narrative style doubles up as visceral substance. That's the thing about director Vasan Bala. His cinephilia (...) is a measure of how he lives - and how much he understands. (...) Through the prism of Bala's free-flowing cinephilia (...) MOMD recalibrates life as an expression of the movies we love'.
Rahul Desai, 11.11.22

Cinema Hindi: *** 1/2
Punto di forza: la sfrontatezza pulp, Radhika Apte.
Punto debole: l'esuberante inconsistenza e qualche ingenuità.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Rajkummar Rao - Jay, ingegnere
* Huma Qureshi - Monica, collega di Jay
* Radhika Apte - ispettrice Naidu
* Sikandar Kher - Nishi, figlio del capo di Jay
* Sukant Goel - Gaurya, collega di Jay
* Radhika Madan - cameo
* Abhimanyu Dassani - cameo

Regia: Vasan Bala
Sceneggiatura: Yogesh Chandekar, adattamento cinematografico del romanzo giapponese Burūtasu no Shinzō (1989) di Keigo Higashino.
Colonna sonora: Achint Thakkar, Mikey McCleary. Una chicca dalle sonorità vintage piacevolissima da ascoltare e riascoltare. Segnalo praticamente tutti i brani: Yeh Ek Zindagi, Love you so much (I want to kill you), Suno Jaanejaan (solo audio), Bye Bye Adios e Farsh Pe Khade (solo audio).
Coreografia: Vijay Ganguly
Fotografia: Swapnil S. Sonawane
Montaggio: Atanu Mukherjee
Anno: 2022

CURIOSITÀ

* MOMD è ambientato a Pune, in omaggio a Sriram Raghavan: Pune è la sua città natale e la location dei suoi film.
* Riferimenti al cinema indiano: Piya Tu Ab To Aaja (brano incluso nella colonna sonora di Caravan, 1971), John Abraham.

GOSSIP & VELENI

* L'abbigliamento selezionato dal costumista per il personaggio di Monica mal si addice a Huma.

30 luglio 2022

HUM DO HAMARE DO


Segata via mezza stella per il maldestro trattamento del tema dell'adozione da parte della sceneggiatura. Il soggetto conteneva un brillante spunto per una commedia - un giovane uomo benestante, orfano da sempre, decide di adottare un padre e una madre -, ma la trama prende purtroppo una piega traditrice vanificandone l'originalità. Segata via un'altra mezza stella per l'insopportabile tiritera del wedding planner, con annesso imbarazzante zoo, e per il cugino rompiscatole.
Peccato perché Hum Do Hamare Do vanta un cast di un certo livello. Rajkummar Rao è l'adorabile attore che tutti amiamo, Paresh Rawal ispiratissimo, Ratna Pathak deliziosa e non mi stanco mai di ammirarla in azione, Kriti Sanon si sforza di offrire qualcosa che vada oltre il suo bell'aspetto e per questo la stimo. La sceneggiatura però è appesantita da un errore grosso come un macigno (le bugie non pagano e non mi fanno ridere) che assorbe una larga parte della storia, sottraendo spazio a tracce narrative più interessanti. Con il risultato di indebolire il rapporto fra i due protagonisti, complice anche una scrittura asfittica del personaggio di Anya, e di non far decollare quello, assai più tenero ed emozionante, fra i due genitori adottati. Sorvoliamo su dettagli abusati quali la figura del migliore amico privo di vita propria, o del promesso sposo che si rivela un perfetto idiota guarda caso al momento giusto. La regia non ha avvistato l'ostacolo contro cui HDHD stava andando a sbattere, o lo ha sottovalutato, e non si è quindi adoperata per aggirarlo.
Dopo una sfilza di thriller, avevo proprio voglia di un prodotto più leggero, ma HDHD è talmente inconsistente da volare via senza lasciare traccia.

TRAMA

Dhruv è un giovane imprenditore di successo. Anya una ragazza solare. Entrambi sono orfani. Anya desidera sposare un uomo la cui famiglia sia disposta ad accoglierla come una figlia. Dhruv si innamora di lei ma non osa confessarle di non avere i genitori. Anya ricambia il sentimento e non vede l'ora di conoscere i futuri suoceri. Dhruv decide allora di adottare per un breve periodo il celibe Premi e la vedova Deepti, due ex fidanzati che non si incontravano da anni. Ben presto il trio ci prende gusto a vivere come una famiglia, e anche Anya, ignara dell'inganno, si affeziona all'anziana coppia.

RECENSIONI

Film Companion:
'A vapid and unoriginal social comedy. Somewhere inside, there's a nice story about the core idea of family - but it's buried too deep to find it. (...) We've reached a stage in Hindi film discourse where if a movie is dated and formulaic, baffled viewers like myself tend to wonder if it's perhaps a deliberate ode to old-school Bollywood pulp. But I've no such conflicts about Hum Do Hamare Do, which is gratingly basic on many levels. (...) Happy song after sad song, the film seems to be going through the motions, more focused on following bullet-point structures than being honest about its themes. The performances barely matter'.
Rahul Desai, 29.10.21

Cinema Hindi: ** 1/2
Punto di forza: Ratna Pathak e Paresh Rawal (****). Le loro interazioni sono incantevoli.
Punto debole: sceneggiatura incauta, frettolosa scrittura dei personaggi, alcuni espedienti narrativi triti o forzati.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Rajkummar Rao - Dhruv
* Kriti Sanon - Anya, fidanzata di Dhruv
* Paresh Rawal - Premi (Purshottam), padre adottato da Dhruv
* Ratna Pathak - Deepti, madre adottata da Dhruv
* Aparshakti Khurana - Shunty, migliore amico di Dhruv

Regia: Abhishek Jain
Sceneggiatura: Prashant Jha
Colonna sonora: Sachin-Jigar
Fotografia: Amalendu Chaudhary
Montaggio: Dev Rao Jadhav
Traduzione del titolo: noi due i nostri due
Anno: 2021

CURIOSITÀ

* Il titolo del film è stato uno slogan della campagna indiana di pianificazione familiare.
* Riferimenti al cinema indiano: Amar Prem, brano Pe Pe Pepein.
* Riferimenti all'Italia: citati i gusti cassata e tutti frutti. Il wedding planner chiede a Dhruv se desidera dei genitori italiani.
* Film che trattano lo stesso tema: 14 Phere.

20 marzo 2022

BADHAAI DO


Da qualche anno a questa parte anche il cinema popolare hindi ha iniziato a raccontare storie con protagonisti omosessuali o transessuali. La svolta è significativa per due ragioni. Innanzitutto perché, a differenza del cinema d'autore - che in India non beneficia di una distribuzione capillare -, il cinema popolare raggiunge un vastissimo bacino di utenza, in particolare proprio quell'ampio segmento di pubblico dalla mentalità più tradizionalista. In secondo luogo perché, a differenza delle pellicole prodotte in precedenza - nelle quali i personaggi omosessuali o transessuali erano secondari, o comunque l'argomento veniva trattato in modo grossolano -, i film realizzati negli ultimi tempi sono di qualità superiore, mescolano commedia e riflessione, gli attori non sono (ancora) superstar ma sono comunque famosi perché cresciuti nell'ambiente del cinema popolare. Si assiste ad un graduale, costante approfondimento del tema, che ad ogni nuovo progetto viene arricchito da ulteriori elementi e sfumature perché affrontato con sempre maggior consapevolezza.

Restringendo dunque il campo a titoli non d'autore e non drammatici, direi che, ad oggi, Badhaai Do è il prodotto meglio riuscito. Il mix di umorismo leggero e messaggio di sensibilizzazione è dosato con maestria. L'intrattenimento, mai sopra le righe, argina il dramma, mai pesante o forzato. E i momenti di riflessione impediscono alla commedia di diluire o semplificare troppo il messaggio. Il soggetto, in altre mani, poteva tradursi in una sceneggiatura dozzinale. Per nostra fortuna, BD è stato nutrito e coccolato a dovere. La regia, attentissima, orchestra una rappresentazione quasi impeccabile. Shardul e Sumi, i protagonisti, sono estremamente amabili pur con le loro ombre, e ti ci affezioni senza scampo. Gli attori che li interpretano, Rajkummar Rao e Bhumi Pednekar, compiono un piccolo miracolo nel renderli vivi, grazie anche ai dialoghi freschi e diretti. BD si guarda e si riguarda con piacere. La trama non presenta smagliature, la narrazione ti agguanta e mantiene il ritmo costante, alcuni dettagli colpiscono per delicatezza e per accuratezza psicologica. Si sorride, si ride, ci si emoziona.
Un applauso agli sceneggiatori e al regista per aver gestito l'argomento - in India considerato ancora spinoso - con sensibilità, arguzia e abilità professionale. E ai coraggiosi produttori per aver dato loro fiducia. Con BD è stato compiuto un deciso passo verso l'obiettivo futuro di una raffigurazione misurata e pacata di personaggi comuni, realistici, la cui omosessualità (o transessualità) non sia più l'aspetto centrale caratterizzante delle vicende narrate.

TRAMA

[Spoiler] Shardul è un poliziotto, Sumi un'insegnante di educazione fisica. Sono entrambi omosessuali. I due, per salvare le apparenze, decidono di unirsi in un matrimonio di copertura reciproca. Ma la pressione delle rispettive famiglie non si allenta: a quando un nipotino? 

RECENSIONI

Film Companion:
'The psychology is well designed. (...) At first, it seems odd that musical montages account for the more fertile portions of Badhaai Do. Parts that most other movies might have waxed dramatic about are rushed through here. A song scores their wedding, a song scores their Goa honeymoon, (...) a song scores Suman’s new relationship, a song scores Shardul’s new relationship, an interlude scores Suman’s partner (...) moving in with them. It doesn’t help that the soundtrack is painfully generic. There’s also very little acknowledgment of Shardul and Suman as sexual beings. It’s almost as though the film is shy about the very people it sets out to humanize. (...) But there’s a flipside, too. Not fussing over the “landmarks” - the wooing, the meet-cutes, the sex - tends to normalize their identity. It frees the film from the cishet lens of its setting, and democratizes the nature of intimacy. By focusing on the follies of their arrangement, such films convey that finding love is simpler than finding dignity. Even Shardul’s proposal to Suman isn’t milked; the quickness of it all proves that these are adults who’ve suffered too long to be surprised by an idea like this. Badhaai Do also resists the temptation of presenting an “equal” narrative. In keeping with the patriarchy of the region, the film does not pretend to afford Suman the same catharsis as Shardul. His story feels a little more fuller than hers, because the fact is that when things go wrong, it’s the woman who bears the brunt of public scrutiny. (...) It’s eventually up to him to bat for the both of them. It’s not the wokest of perspectives, but at least it stays true to the male entitlement of their surroundings. With Badhaai Do, the Ayushmann-ification of Rajkummar Rao is complete. It’s become difficult to tell one Rao character from another. Or a bad performance from a good one. The same applies to Bhumi Pednekar. Both have an uncanny knack for body language, like character actors playing lead roles. I’d still be hard-pressed to remember a dramedy solely for them; they exist at an awkward intersection of merging into the background and standing out. Which brings me to the one drawback of Badhaai Do. Since Dum Laga Ke Haisha, there’s been a sameness about the Hindi small-town oeuvre. (...) It’s tough to tell the people from the problems. It’s impossible to tell one rousing moment from another. (...) Even the veteran actors (...) overlap. Badhaai Do tries to diversify the template (...) but the fundamental issue is the same: Situating a progressive awakening in a small-minded habitat is too easy. The ideological contrast is too binary. Risky topics are plunged into with a safety harness. Deriving entertainment from the ways of middle India is starting to get reductive. It borders on the infantilization of rural characters in urban comedies. Most of them are played for eye rolls or facepalms. Badhaai Do, like the others, takes two steps forward in terms of social significance. But I’m beginning to notice that it first takes a few steps backward to get a running start. At some point, this technique will wear off. For now, though, the finish line is all that matters'. 
Rahul Desai, 11.02.22

Cinema Hindi: ****
Punto di forza: il coraggio, la sceneggiatura, la regia, Rajkummar Rao (al picco della forma), Bhumi Pednekar.
Punto debole: dettagli nella regia (vedi la sequenza un po' artificiale della parata) o nella sceneggiatura (l'ingresso in scena di Shardul, che sembra una copia del protagonista di Chandigarh Kare Aashiqui, o il finale troppo lieto - solo lieto sarebbe bastato).

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Rajkummar Rao - Shardul
* Bhumi Pednekar - Sumi, moglie di Shardul
* Chum Darang - Rimjhim, compagna di Sumi
* Gulshan Devaiah - Guru, compagno di Shardul
* Sheeba Chadha - madre di Shardul
* Seema Pahwa - zia di Shardul

Regia: Harshavardhan Kulkarni
Sceneggiatura: Suman Adhikary, Akshat Ghildiyal, Harshavardhan Kulkarni
Colonna sonora: Amit Trivedi, Tanishk Bagchi, Ankit Tiwari, Khamosh Shah
Traduzione del titolo: felicitazioni
Anno: 2022

RASSEGNA STAMPA

* Director Harshavardhan Kulkarni on 'Badhaai Do', Priyanka Roy, The Telegraph, 10 febbraio 2022:
'Were you ever wary of reactions to the sticky topic you were working on in this film?
With every year, things are becoming even more sensitive and extreme. When we started off with this film in 2018, I don’t think it (instant and knee-jerk outrage) was so so bad. I said ‘yes’ to this film not just because of its socially relevant subject, it was more in terms of, ‘Hey, I don’t know too much about the queer community and I want to explore more through these characters’. That’s what the beautiful part of the journey of film-making is. The subjects which I like to plunge into are the ones which I don’t know much about. I never thought about the backlash because all my energies were spent in getting into the skin of this concept. The only thing that we knew from the beginning was that we shouldn’t misrepresent in any way, and that we should be sensitive. Just because we are not aware doesn’t mean that we can make mistakes. That’s why we had a script consultant on board. We would write everything and we had a lot of questions and we really picked his brains. He told us everything, threadbare, and we went out and spoke to several members of the queer community and took in a lot of feedback. And even within the community, there were two sides that started fighting between themselves, claiming that this is right and that is wrong. And that made me realise that even within the community, there is no specific handbook on making a film on this theme. You have to rely on your gut and say, ‘This is what I feel is right’. One can never satisfy 100 out of 100 people. It’s not about right or wrong, it’s about the fact that the politics can never be the same. Actually, we are looking to cater to a larger audience whose views are not so extreme. The fear didn’t happen while making the film, it’s only set in as we are approaching the release date. When I keep getting questions like this is when I feel the fear more (laughs). That’s when I feel I am walking on a tightrope, eggshells, landmines... But honestly, if I can’t take criticism, I shouldn’t be making films. And opinions will come in not only for the politics of the film, but also for its telling, its story, for its characters... (...)
The quirky small-town film with a message wrapped in mirth has more or less always worked at the Bollywood box office, especially over the last few years. However, what was once a novel sub-genre now stands the risk of being overused. Would you agree?
If you turn anything into a formula, that dishonesty can be smelt by the audience and you are bound to fail. Our thing is not about doing a small-town film which is quirky and funny, and has a message. If I started off like that, it would have been a disaster. Again, it’s not set in a small town... Dehradun is a capital. When you watch the film, you will see that it’s a beautiful mix of urban and small town. We took care of shooting it in a  way that it doesn’t feel formulaic. You are right when you talk about the fatigue of overusing a template like this. I am fatigued myself (laughs). We have made a conscious effort of making it look different. (...) In Badhaai Do, you will discover how humour can sometimes be used in a very hard-hitting way to tell a bitter truth. The messaging of the film is also not what everyone is expecting it to be. It’s something that the viewer may step out of the theatre and retain for a while. I believe that this is a film that will have long legs'.

CURIOSITÀ

* BD ha acceso un dibattito all'interno della comunità LGBTQ indiana: alcuni sostengono che la pellicola potrebbe involontariamente celebrare la pratica del matrimonio di copertura reciproca.
* Film che trattano lo stesso tema: vedi L'omosessualità nel cinema hindi.

15 agosto 2021

L U D O



Ci sono buone giornate e ci sono giornate cattive. Lo sanno bene i personaggi di questa deliziosa black comedy. E lo sa ancora meglio lo sceneggiatore (e regista) Anurag Basu, che snocciola una trama ad incastri, no, cinque trame che si incrociano l'un l'altra di continuo. Un intreccio, passato all'affettatrice, che fila alla perfezione sotto l'apparente caos di cose, persone, eventi, ambienti. I protagonisti spiccano un salto che li allontana da ciò che erano prima, dalle loro esistenze anonime (anonime perché ignote a noi, pubblico deliziato), e che li trasforma in ciò che sono adesso: eroi sgualciti e inconsapevoli su un palcoscenico benedetto.

Una sceneggiatura meravigliosamente orchestrata. Una regia innamorata e complice. Dialoghi affilati come lame. Commento musicale in tono (le canzoni meno). Ruoli che calzano a pennello ad un nugolo di attori baciati da un'imperturbabile ispirazione. Personaggi che percorrono a rotta di collo un condotto inospitale che li sputa alla vita: si scrollano di dosso la polvere, danno un'occhiata smarrita in giro, e poi si lanciano nel vortice. Revolver su molle, pappagalli assassini, reni da espiantare, avvocati sdentati, evasioni in autoscala, video hot illegali (ma niente gogna per gli afflitti amanti, nemmeno dalle famiglie, nemmeno dai fidanzati traditi. E niente moral policing). Coppie improbabili: il gangster condannato all'immortalità e l'infermiera, il rapitore riottoso e la rapita entusiasta, il ballerino compulsivo e la manipolatrice lacrimosa. Una girandola di coincidenze esilaranti. Nel mezzo, una domanda cruciale: chi cacchio prepara il tè?
Pankaj Tripathi è un dio dalle resurrezioni multiple e dalle giarrettiere letali. E Rakjummar Rao in odore di santità. Ma è ad Abhishek Bachchan che spetta l'onore della scena più intensa.

Dopo una sequela che sembrava interminabile di film carini (mi piacciono? non mi piacciono?), dimenticati senza appello il giorno dopo, una pellicola implacabilmente geniale come Ludo mi ha stregata.
Ci sono giornate cattive, è vero. Ma è sempre una buona giornata, quando capita un film così.

TRAMA

Bittu, appena uscito di galera, scopre che la figlioletta chiama papà un altro uomo. Bittu è affranto, ma un moscerino di bambina - con un diabolico piano in mente - incrocia la sua strada. Aalu balla per dimenticare Pinky, la donna dalle mille richieste di cui è da sempre innamorato. Akash e Shruti, dall'oggi al domani, diventano star della rete - indovinate come. Sheeja e Rahul, vessati sul lavoro, trovano insieme il modo (criminale) di riscattarsi. Su tutti, l'ombra del gangster Sattu Bhaiya. E, davanti a tutti, un malloppo da agguantare.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* L'ingresso in scena del personaggio di Aalu, e la rissa che ne consegue.
* La telefonata di richiesta del riscatto.

RECENSIONI

Mid-Day:
'There's basically so much simultaneously happening in this film, between so many characters over several storylines, that more than once, the screen splits three or four ways, simply to give you a sense of where we are, at any given point of the scripts' timeline. Usually, this sort of split-screen is a lead up to an interval. Make no mistake. There is no break here. And at no point, do you wish for one. Because you're firstly struck by a series of beautifully constructed moments - by way of lights, colour, and shadows; background score, locations, and production design; a casual shot here, that lovely interlude there... There is a certain level of scalable aesthetics - what's labeled form/craft - that one has come to expect from Anurag Basu's films. (...) Whether or not his films (...) have wholly moved/touched you is another matter. He has filmed wonderful ideas before. This is beyond doubt his most accomplished, intricate screenplay - along with some subtle gems for lines on love and life. For whatever it's worth, that acknowledgment/review (for a script) needn't have waited for the film to release, or drop (on Netflix, as it were) - if you simply consider the cast that said yes to it. (...) What are the chances they'd manage anything more than an extended cameo in a hyper-link movie, with all of them bunched together, over a running time that's hardly over a couple of hours? They evidently saw in the script (more likely, in the director) an opportunity to shine on their own, still. And, frickin' hell - they do! (...) The four main characters/plots metaphorically represent the four quadrants of the Ludo board. So much happens to every character, mostly to do with deaths and destruction - and they carry on still as if not much has - you're aware this is a fantasy space. (...) Ludo is basically a suspense thriller, fully choreographed like a Bollywood style musical. A better word to describe it is a pop-culture pastiche, which in most films turns into pasta since you can't consequently concentrate on the story being told between the amazing soft-focus shots. That is not the case here, since the film remains just as deeply focused on the narrative; taking the story forward, as it were. Sure you might even lose your chain of thought/storyline here and there - wondering where you started from, who's who, where you are, and where you're headed - between multiple sub-plots. But you just want all of them to continue-building brick over a brick of an atrangi (*) world, that you're happy to stay inside for as long as you can'.
(*) inusuale, straordinario (nota di Cinema Hindi)
Mayank Shekhar, 12.11.20

Film Companion:
'Watching an Anurag Basu film these days is a cross between watching a kid in a candy store and a bull in a china shop. There’s wide-eyed magic but also manic mayhem. There’s earnest excitement but also cacophonic chaos. The proportion between the two – one can’t seem to exist without the other – often defines our perception of Basu’s vision. (...) Ludo is a hyperlink film whose four narratives represent the four colours of the board game. In a way, this streamlining of colour and whimsy is writer-Basu’s attempt to lend some method to director-Basu’s madness. It even opens with actor-Basu, as a bearded mythological figure who pontificates about life resembling ludo in a Seventh-Seal-like setup. But he’s really playing the de facto narrator, a voice meant to explain the film’s eccentricities. It looks like a loose, last-minute addition to shape the incoherence. (...). Despite these organizational leaps of faith, eventually it’s director-Basu who can’t be constrained. The shackles don’t last. In Ludo’s case, that’s not such a good thing. The exploding looks a lot like imploding. While Anurag Basu’s films usually find art in the flab, Ludo creates flab out of art. The art is of course the composition of the film. (...) The optical grammar is clever, but to expect the viewer to be satisfied with a series of visual illusions (...) for two-and-a-half hours is a bit of a stretch. At some point, the mad-scientist vibe is bound to wear off. I appreciate Basu’s playful gaze as much as the next Amelie-loving cinephile. There’s something about the sight of imagination running free on the uptight screens of mainstream Hindi cinema. Yet, freedom can also be a crown of thorns. In this filmmaker’s case, it isn’t restraint that’s the need of the hour so much as order. Ludo is, at its core, a bloated anthology of love stories under the guise of a screwball comedy. (...) Obese corpses, shootouts at lodges, gravity-mocking motor chases and physical humour do to the blossoming relationships what life cannot. Crisis, in its most literal form, becomes the cornerstone of chemistry. Super Deluxe comes to mind, but its subtext of spirituality is far more compelling than the text of romance. That’s not to say Ludo is a complete misfire. The characters on their own melt into their colour-coded surroundings. As they inch towards collective resolution, a bit of green invades yellow, red invades blue, yellow invades red - implying correlation as well as the gradual widening of their mental spaces. It’s nice to see Rajkummar Rao back in form, playing a man-child smitten for so long that his entire personality is hijacked by the excesses of Bollywood. (...) The way Rao subconsciously breaks into languid disco-dancer moves to battle different emotions is priceless. (...) At the midway point, the narratives settle down for a brief respite from the pretty anarchy: best characterized by a deadpan tryst between the broken don and his veteran nurse. The moments shine, like little postcards from a vacation, but the act of stringing them into a functional memory is too visible. I also like the way Anurag Basu scores his films. Music is the real (or only) editor of his storytelling. The sounds - whether of the songs or background tracks - are distinct in how they serve as aural extensions of a montage-heavy narrative. If you think back to a scene, it’s always difficult to extract the characters out of this rhythm; the music already exists, it’s only a matter of hearing it. (...) The style is blatantly derivative, but also impossibly persuasive. It’s a conflict that so many (like myself) who adored Barfi! are still grappling with. You want to love the fact that Hindi cinema can look and sound like this. (...) But just notice the number of disparate pop-culture references in this review alone. It’s all over the place, everywhere and nowhere, and no amount of board-game philosophy can tame - or translate - the spirit'.
Rahul Desai, 12.11.20
Recensione integrale (vi consiglio di leggerla)

Cinema Hindi: **** 1/2
Punto di forza: la sceneggiatura immaginifica, la trama piena di inventiva, la robusta struttura portante, il montaggio chirurgico. Il fatto che sceneggiatore e regista siano la stessa persona rende il film molto compatto. La prima visione è fulminante, e la seconda è gustosa perché tutti i pezzi vanno al loro posto. E se alla prima visione si ha la sensazione che, malgrado la folla di personaggi e di eventi e il ritmo rapido, la narrazione fili liscia come l'olio, alla seconda se ne ha la conferma. I personaggi sono monodimensionali solo parzialmente: è stato fatto un gran lavoro di scrittura nel definire il più in profondità possibile quell'unica dimensione loro concessa. Non sempre apprezzo le narrazioni non lineari, ma Ludo è una luminosa eccezione, anzi, la non linearità è una delle sue tante qualità.
Punto debole: l'espediente dei due giocatori di ludo; nel secondo tempo il ritmo si smorza un po', ma aiuta a riprendere fiato.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Pankaj Tripathi - Sattu Bhaiya, il gangster (il dado? In che senso?)
* Rajkummar Rao - Aalu, il ristoratore (verde)
* Fatima Sana Shaikh - Pinky, la donna amata da Aalu (verde)
* Abhishek Bachchan - Bittu, il rapitore (rosso)
* Inayat Verma (da sbaciucchiare e sfrugugliare) - la bimba più o meno rapita (rosso)
* Aditya Roy Kapur - Akash, il ventriloquo/doppiatore (giallo)
* Sanya Malhotra - Shruti, l'amante di Akash (giallo)
* Pearle Maaney - Sheeja, l'infermiera-ladra (blu)
* Rohit Suresh Saraf - Rahul, il commesso-ladro, partner di Sheeja (blu)
* Ishtiyak Khan - il poliziotto
* Shalini Vatsa - l'infermiera, partner di Sattu Bhaiya
* Anurag Basu - il narratore/giocatore con la barba (cameo)

Soggetto, sceneggiatura e regia: Anurag Basu
Dialoghi: Samrat Chakraborty
Colonna sonora: Pritam
Montaggio: Ajay Sharma *****
Anno: 2020

RASSEGNA STAMPA

* Anurag Basu on Ludo: Chaos is my thing, Film Companion, 21.11.20. Riguardo alla stesura della sceneggiatura, il regista dichiara: 'I had a playlist of full 80s funk, like early Chaka Khan. It added a lot of quirks in the film. It really plays an important role when you are writing. If you set your audio right, it just drives you in certain directions'. Perché Anurag ha scritturato Pearle Maaney? 'I was actually looking for a known actress in Kerala. Then I shortlisted one or two names, and then finalised one name. I will not mention who but I saw her film and I told my AD to find some interviews of her, because I want to see how she is as a person. Pearle was the anchor in one of those interviews. She was taking the interview. I said this girl is better'.
* Recensione italiana di Cinematographe.it, Martina Ghiringhelli, 18.11.20. Un estratto: 'Le storie che compongono la trama del film (...) non sembrano avere nulla a che fare tra loro. Eppure, nel corso dei 150 minuti di durata del film – che, per quanto siano molti, scorrono sorprendentemente veloci -, finiscono per mischiarsi, sovrapporsi, diventare parte l’una dell’altra. A metà tra l’antologico e il non, la trama di Ludo è un intreccio a dir poco innovativo. (...) La sceneggiatura fa un ottimo lavoro nel dipanarsi e nel passare da una storia all’altra, (...) sebbene a volte, vista l’ingente mole di informazioni che lo spettatore deve processare, soprattutto nelle fasi iniziali, rischi di perdersi via. I personaggi sono ben interpretati: gli attori sono tutti molto credibili nei ruoli, ma l’arma a doppio taglio che è un copione così ricco fa in modo che non tutti vengano esplorati nel modo giusto, lasciando un po’ di non detto e di curiosità. L’impronta di Bollywood c’è e si vede, e contribuisce al folle mix che è l’impatto complessivo di trama e contenitore. (...) Da intendersi, di certo, non come un male. Tutt’altro. Ludo è un film assolutamente piacevole e divertente, sì con qualche pecca, ma che somiglia a ben poco di già visto in Occidente. Il che, sicuramente, gioca a suo favore'.

CURIOSITÀ

* Basu ha collaborato anche alla fotografia e alla produzione artistica.
* In cantiere un sequel? Volesse il cielo, ma temo sia difficile eguagliare una sceneggiatura così perfetta.
* Rohit Suresh Saraf è nel cast di Cosa dirà la gente.
* Riferimenti al cinema indiano: Amitabh Bachchan, Deewaar, Mithun Chakraborty, Juhi Chawla, Salman Khan, Aishwarya Rai, Baghban, Dabangg. La canzone nel cellulare di Sattu è Qismat Ki Hawa Kabhi Naram, tratta dalla colonna sonora del film Albela.
* Riferimenti all'Italia: Shruti vuole sposarsi sul lago di Como. Menzionati il cappuccino, la Ferrari, la cucina italiana.
* Film che trattano lo stesso tema: Delhi Belly, Sankat City e Super Deluxe (tamil) sono ottime black comedy. Non male Emotional Atyachar.

05 febbraio 2020

SHIMLA MIRCHI


Shimla Mirchi, distribuito nel 2020, era stato ultimato qualche anno prima ma stentava a trovare un distributore. Il regista è Ramesh Sippy, lo stesso che ha diretto il maestoso Sholay (tutti in piedi). Sippy torna dietro alla macchina da presa dopo più di 20 anni, e scrittura Hema Malini - in splendida forma - e l'amabile Rajkummar Rao. Considerando i nomi coinvolti, mi aspettavo un prodotto decisamente superiore. Purtroppo il film a mio parere è molto deludente. Un incrocio di equivoci che, col giusto ritmo e con dialoghi speziati, poteva divertire. Però la sceneggiatura è troppo zuccherosa, e i personaggi sono inerti.

TRAMA

Avi, estremamente timido, non riesce a dichiararsi alle ragazze a cui è interessato. Da una vita trascorre le vacanze con la famiglia a Shimla. E proprio a Shimla un giorno si imbatte in Naina. Amore a prima vista - da parte di lui.

RECENSIONI

Cinema Hindi: **
Punto di forza: Rajkummar Rao
Punto debole: sceneggiatura, personaggi

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Rajkummar Rao - Avi
* Rakul Preet Singh - Naina
* Hema Malini - Rukmini, madre di Naina
* Shakti Kapoor - Captain Uncle
* Dharmendra - cameo

Regia: Ramesh Sippy 
Sceneggiatura: Ramesh Sippy, Kausar Munir, Rishi Virmani, Vipul Binjola
Colonna sonora: Meet Bros Anjjan
Traduzione del titolo: mirch significa peperoncini
Anno: 2020

31 dicembre 2019

JUDGEMENTALL HAI KYA


Presumo che la storia sia narrata dal punto di vista di Bobby, una ragazza affetta da psicosi, quindi risulta difficile distinguere la realtà da ciò che Bobby percepisce come tale. Le incongruenze nella sceneggiatura potrebbero essere solo manifestazioni di una mente delirante. Judgementall Hai Kya è un film spiazzante. Il soggetto è la personalità di Bobby, ma la ragazza non è una fonte attendibile. Sappiamo poco di lei, e non sappiamo se quel poco - o quanto di esso - sia vero. Sembra che non abbia i genitori - escono presto di scena, e in modo traumatico -, che lavori come doppiatrice, e che abbia una relazione platonica con una specie di manager-fidanzato. Da questi presupposti, reali o no, la narrazione porta avanti la trama, reale o no, con gli stilemi della black comedy. Trama che si incrocia  con un'audace rivisitazione del Ramayana. La regia, la fotografia e il commento sonoro sono molto attenti nel seguire l'interiorità di Bobby. Il montaggio imprime un ritmo schizoide. Il primo tempo è decisamente geniale.

Kangna Ranaut, in forma smagliante, seduce. In alcune sequenze brilla. Non riesco ad immaginare un'altra attrice nel ruolo di Bobby. Kangna si merita un applauso anche per l'autoironia: ha accettato di interpretare una stalker squilibrata malgrado la nota vicenda personale con Hrithik Roshan (e le accuse di soffrire di delirio erotomane). Per quanto JHK sia stravagante, senza Kangna non avrebbe avuto lo stesso impatto. Rajkummar Rao è solido e fascinoso come sempre. 

TRAMA

Bobby appende e innaffia origami, realizzati con articoli di quotidiani che riportano abusi domestici. Ama gli scioglilingua e ne inventa di nuovi. Adora il cioccolato e fare la spesa - la sua idea di appuntamento romantico. Non tollera il contatto fisico. Si immedesima nei personaggi che doppia. E' fissata con i suoi ritratti. E' una pessima cuoca. Recide il naso ad un molestatore, gioca a biglie con gli psicofarmaci, spia i vicini.
Ecco il mondo visto o immaginato da Bobby. Se Keshav non fugge spaventato, una ragione ci sarà.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* Gli sguardi disarmanti di Bobby, quando Varun l'accusa di essere malata, quando illustra alla polizia la sua teoria sugli scarafaggi, quando chiede aiuto perchè inseguita da grotteschi figuri.

RECENSIONI

Hindustan Times: ****
'Judgementall Hai Kya (...) looks like a slick, snappy comedy but there is much more to this smart, significant satire. This is a film about gaslighting, the relentless psychological manipulation intended to discredit people in order to nullify their version of events. It is about insensitively and eagerly labelling a condition, instead of offering empathy. It is about trying to ‘handle,’ not help. The treatment is delicious. (...) Nothing in this layered film seems like an accident. (...) (Pankaj) Kumar, one of the finest directors of photography working today (...) has wonky and subversive fun as he plays up Bobby’s oversaturated world, and tinkers with frame-rate and contrast to depict her (and possibly our) mental states. (...) Rajkummar Rao plays Keshav with a placid smugness while the camera - taking on Bobby’s female-gaze - takes turns objectifying him and stepping away. He’s a calm man of few words, but the gifted actor makes dryness appear nasty. (...) The narrative twists and coincidences are ambitious, and Kovelamudi weaves them together deftly, working the film both as thriller and allegory as the pace only intensifies. JHK has a lot to say, and not only via smart lines, though those are pointedly sharp. (...) (Kangna) really is extraordinary. This is a finely acted film, with superb performances from Amrita Puri, Satish Kaushik and Jimmy Sheirgill, not to mention Rao, but it rests entirely on Ranaut’s shoulders and she delivers both vitality and credibility. Bobby may be over the top but hers is a precisely calibrated performance, and Ranaut - not least because of the battles of perception she faces off-screen - is ideal for the part. (...) JHK loses whizz in the final stretch, trying hard to keep audiences guessing even when the climax is apparent, and the makers could instead have concentrated on subtext. The investigative epiphanies also feel too simplistic compared to the messaging of the narrative and the film’s overall intelligence'.
Raja Sen, 29.07.19

Film Companion:
'It’s a miracle Judgementall Hai Kya exists in cinemas today. It’s daring and disruptive and inventive and campy and impossible to understand - the audiovisual manifestation of a nightmare. Much like Bobby. The soundscape is hers. (...) The visual mindscape is hers'. 
Rahul Desai, 26.07.19

Cinema Hindi: ****
Punto di forza: Kangna Ranaut
Punto debole: nel secondo tempo la sceneggiatura si sfilaccia un po'.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Kangna Ranaut - Bobby
* Rajkummar Rao - Keshav
* Amyra Dastur - Reema, prima moglie di Keshav
* Amrita Puri - Megha, cugina di Bobby e seconda moglie di Keshav
* Jimmy Shergill - Shridhar, regista teatrale
* Hussain Dalal - Varun, manager e fidanzato di Bobby
* Satish Kaushik - poliziotto

Regia: Prakash Kovelamudi
Soggetto, sceneggiatura e dialoghi: Kanika Dhillon
Colonna sonora: Arjuna Harjai, Rachita Arora, Tanishk Bagchi, Daniel B. George
Fotografia: Pankaj Kumar
Traduzione del titolo: hai kya significa cos'è
Anno: 2019

CURIOSITA'

* JHK è prodotto dalla mitica Ekta Kapoor.
* Anche Lajja propone un'audace rivisitazione del Ramayana.
* Riferimenti a Bollywood: la celebre canzone Duniya Mein Logon Ko, Deepika Padukone, Katrina Kaif, Varun Dhawan.
* Riferimenti all'Italia: Gucci, Armani.

GOSSIP & VELENI

* La realizzazione di JHK ha affrontato alcune contestazioni e polemiche. Una delle prime locandine si è beccata un'accusa di plagio da parte di un'artista ungherese. Il titolo originale, Mental Hai Kya, è stato scartato perchè da più parti considerato dispregiativo nei confronti delle persone affette da patologie neurologiche. Durante una conferenza stampa, è nato un diverbio fra Kangna e un giornalista, ritenuto dall'attrice un sabotatore dei suoi film; Kangna si è rifiutata di scusarsi, ed Ekta Kapoor ha dovuto diramare un comunicato ufficiale esprimendo rincrescimento per l'accaduto.
* Il regista Prakash Kovelamudi è sposato con la sceneggiatrice Kanika Dhillon, ma sembra che i due siano in fase di separazione. Kanika nel film interpreta il ruolo di Sita.
* Vogliamo parlare del magnifico Jimmy Shergill ? (Ehi, voi lì a Mumbai, potreste affidargli più ruoli? Grazie). Rigodiamocelo nel video del brano Kis Raste Hai Jana.
* [Spoiler] Forse JHK rappresenta la realtà alterata di Bobby, quindi sorvolerò sulla coincidenza esagerata dell'incontro a Londra con Keshav, che è addirittura il consorte della cugina di Bobby; sul fatto che Megha, in gravidanza, accetti di occuparsi di una parente malata in modo serio; sul fatto che Shridhar tolleri con un sorriso le stranezze di Bobby invece di scaraventarla fuori dal teatro; eccetera.

08 agosto 2019

EK LADKI KO DEKHA TOH AISA LAGA


Se dovessi spiegare ad un bambino la faccenda delle api e dei fiori, non saprei che pesci pigliare. L'entomologia e la botanica non sono il mio forte - e nemmeno l'ittiologia. Figuriamoci illustrare un argomento ancora più complesso quale l'omosessualità. Simulerei un principio di arresto cardiaco o gli piazzerei in mano uno smartphone. Ma ecco che Ek Ladki Ko Dekha Toh Aisa Laga potrebbe venirmi in aiuto, perchè i difetti del film si trasformano (forse) in pregi a seconda dell'età del pubblico. 
ELKDTAL narra la storia di Sweety, una ragazza in procinto di iscriversi all'università, innamorata della coetanea Kuhu. E' sorprendente che si tratti di una pellicola popolare e non d'autore, per giunta ambientata in una cittadina. Gli attori principali sono volti noti (Sonam Kapoor, Rajkummar Rao) quando non delle vere e proprie star (Anil Kapoor - padre reale di Sonam -, Juhi Chawla). ELKDTAL non ha incendiato il botteghino, e c'era da aspettarselo, ed è stato distribuito solo nei grandi centri. La critica indiana ha applaudito l'audacia. 

Alla sceneggiatura e ai dialoghi ha collaborato Gazal Dhaliwal, attivista del movimento LGBT, che nel 2007 si è sottoposta agli interventi chirurgici necessari per cambiare sesso. Suppongo che Gazal abbia fatto il massimo possibile per questo progetto, tenendo conto del clima in India. Sottolineato ciò, a mio parere è proprio la sceneggiatura l'aspetto debole di ELKDTAL. Il film è troppo semplicistico, manca di sottigliezza e non approfondisce a sufficienza il tema, che viene trattato in modo cautamente asettico. Mi aspettavo più scontri, più confronti, più dialoghi. Senza sconfinare nel cinema d'autore, la sceneggiatura poteva mostrare più coraggio, invece risulta sbilanciata a favore di personaggi e storie parallele che rubano la scena a Sweety e Kuhu. Sweety è esangue, come l'interpretazione di Sonam Kapoor, ma standing ovation all'attrice per aver accettato il ruolo. Di Kuhu non sappiamo niente: il suo processo di formazione sembra opposto a quello di Sweety, quindi sarebbe stato interessante anche il suo punto di vista. Quanto al resto del cast, Rajkummar Rao è una delizia che ti fa innamorare, Anil Kapoor una piacevole conferma, e che bello rivedere Juhi Chawla su grande schermo.
ELKDTAL è un inizio, e per certi versi può essere definito una pellicola epocale. Speriamo che i passi successivi siano più solidi e più consistenti.

Cambiando l'età del pubblico, però, ELKDTAL diventa uno strumento didattico comprensibile anche ai giovanissimi. Semplice, poco verboso, non pesantemente concentrato sul dramma di Sweety. L'argomento dell'omosessualità è diluito ma il messaggio arriva. La parte migliore del film riguarda la piccola Sweety e l'improvvisa, devastante scoperta che provare attrazione per un'altra bambina è un sentimento giudicato dagli altri repellente e anormale. Di punto in bianco crolla la sua identità, crollano le certezze. La scuola è un ambiente ostile, la famiglia è lontana e ignara, l'adorato fratello non nasconde il disgusto. La solitudine incombe spegnendo il futuro. Sweety si accartoccia su se stessa e sul suo dolore, e si rifugia nel diario. Penso che tutto questo susciterebbe empatia negli spettatori più giovani.
Potreste obiettare: perchè proiettare a dei bambini una pellicola del genere? Perchè, anche nel campo dei pregiudizi, prevenire è più economico che sradicare. E perchè simulare arresti cardiaci magari porta sfiga.

TRAMA

Sweety è una bella ragazza e una brava studentessa, dal carattere dolce e riservato. I coetanei le ronzano intorno, la famiglia comincia a progettare il matrimonio, ma Sweety non mostra interesse. Un giorno incontra Sahil, aspirante commediografo e figlio di un noto produttore bollywoodiano. Sahil si innamora, non corrisposto, di Sweety, e la ragazza decide di condividere la sua verità con lui.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* Beh, la Google Map redatta da Chatro per raggiungere la casa di Sweety. Un colpo di genio.
* La nonna paterna di Sweety: la scollatura, come la borsa di Mary Poppins, nasconde di tutto; esilaranti i battibecchi col figlio, cuoco mancato, per la supremazia in cucina; le password dei suoi profili social. Un personaggio impagabile. 
* Un paio di sequenze sono davvero divertenti: il primo incontro fra Sahil e Balbir, la lezione di recitazione sui tetti. Inaspettata la battuta finale di Balbir rivolta a Sweety.

RECENSIONI

Hindustan Times: *** 1/2
'Ek Ladki Ko Dekha Toh Aisa Laga is a progressive drama that intentionally binds itself within mainstream convention. It looks like yet another Punjab-based comedy about big weddings and eligible girls, but the trappings have been kept in place to comfort an easily offended audience while selling them on the big idea of accepting a same-sex relationship. As you may imagine, this is an uphill climb in a country where homosexuality was decriminalised only last year, and is still widely regarded an aberration. This film’s syntax, however, is anything but radical. (...) Anil Kapoor is in top form as the father challenged by extreme unfamiliarity, clearly marking his plight and his pain. He is never the cruel-dad cliché of yore, but finds his daughter’s lesbianism hard to swallow (...). The dependable Rajkummar Rao is suitably over-the-top as the ‘filmi’ writer trying to be arty (and failing), both as person and artist. Juhi Chawla, playing an enthusiastic and talentless actress (...) is wonderfully warm. Sonam Kapoor brings anguish to the lead role of Sweety, but there isn’t much personality to the part - we never get to see what she’s like, or even what she likes. Then again, this could be an attempt to universalise the character so people can identify more readily with this simple, sad girl. The bright-eyed object of her affections, Kuhu, played by Regina Cassandra, remains even more of a cipher. (...) There will indeed be plenty who leave their seats unconvinced, but this film will make several people wonder - many of whom may never have considered the question. This could certainly have been a bolder, more explicit film, but sometimes cinema should work like a street play'. 
Raja Sen, 02.02.19

Cinema Hindi: *** se lo considero un film per giovanissimi
Punto di forza: il soggetto
Punto debole: la sceneggiatura

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Sonam Kapoor - Sweety
* Anil Kapoor - Balbir, padre di Sweety
* Rajkummar Rao - Sahil
* Juhi Chawla - Chatro
* Sara Arjun - la piccola Sweety
* Madhumalti Kapoor - nonna paterna di Sweety
* Regina Cassandra (al suo debutto a Bollywood) - Kuhu

Regia: Shelly Chopra Dhar
Sceneggiatura: Shelly Chopra Dhar e Gazal Dhaliwal
Colonna sonora: Rochak Kohli
Traduzione del titolo: How I Felt Whe I Saw That Girl
Anno: 2019

RASSEGNA STAMPA/VIDEO

* Bollywood lancia il primo film sull'amore omosessuale, Monica Coviello, Vanity Fair, 01.02.19

CURIOSITA'

* La pellicola prende il titolo da un brano di R.D. Burman incluso nella colonna sonora di 1942: A Love Story, e si ispira a Una damigella in pericolo di P.G. Wodehouse.
* Per la prima volta Anil e Sonam Kapoor lavorano insieme in un film.
* La sceneggiatrice Gazal Dhaliwal nel 2014 ha partecipato ad un episodio della terza serie di Satyamev Jayate, il popolare programma televisivo condotto da Aamir Khan, episodio intitolato Accepting Alternate Sexualities.
* ELKDTAL, visibile su Netflix, è stato recensito in Italia da Cinematographe.
* Riferimenti a Bollywood: Aamir, Salman e Shah Rukh Khan, Priyanka Chopra, Hrithik Roshan, Kareena Kapoor.
* Film che trattano lo stesso tema: Fire di Deepa Mehta.

GOSSIP & VELENI

* Rajkumar Hirani ha collaborato alla produzione di ELKDTAL. Coinvolto nello scandalo delle molestie sessuali proprio nel periodo di promozione del film, il suo nome è stato poi depennato dalle locandine e dai titoli.
* Sara Arjun, vista in Jazbaa, è la figlia di Raj Arjun (Secret Superstar).

02 febbraio 2019

TALAASH



Questo film è stupefacente. Mi ha ipnotizzato. Mi si è ficcato sottopelle.
Il noir è un genere poco esplorato in India. Figuriamoci un noir scritto e diretto da donne. La storia è ben concepita. La sceneggiatura splendidamente stratificata. Difficile distinguere trama e sottotrame. Ma poi: è proprio (solo) un noir? Talaash mescola sapientemente noir, thriller, paranormale, sentimenti ed emozioni. Sì, un noir dall'ambientazione notturna e dai chiaroscuri psicologici. Mumbai è ammaliante. I personaggi incantano. Sì, un thriller un po' inconsueto intrecciato al paranormale. Sì, un paranormale che è anche un tributo intelligente e innamorato ad una maestosa pellicola di produzione internazionale (che non specifico per evitare spoiler) (*). Un paranormale che esonda dal thriller sino a rivoltare come un guanto il vissuto dei protagonisti. Il tutto innestato su una corrente sotterranea di afflizione senza scampo. I personaggi convivono con un dolore torturante, un macigno infrantumabile abbarbicato alla schiena. Impossibile non provare empatia. Talaash è un film difficile da affrontare per l'angoscia che provoca: mi risucchia, mi attanaglia la gola.

Prendiamo la superba performance di Nawazuddin Siddiqui. Sul set non è più lui. Il suo Tehmur si muove, respira e vive quel brandello di vita concessogli dalle sceneggiatrici, in quel ritaglio di mondo creato dalla regista, dimentico della presenza di macchine da presa e troupe tecnica. Perchè, dal punto di vista di Tehmur, quella è la realtà. Prendiamo Rani Mukherjee. La sua interpretazione è dolente e sincera. L'ammiro recitare a bocca spalancata e già la sua Roshni mi manca. Prendiamo Aamir Khan. Aamir sfoggia un talento che mi ha tramortito. Al suo tormentato Suri spettano le scene più significative e più strazianti. E prendiamo Kareena Kapoor. Sguardi, movimenti, parole, timbro di voce, ironia. Tutto nella sua Rosie mi infligge una stretta al cuore. Talaash mi rende irrazionale. Ci sarà una sorta di universo parallelo dove personaggi così perfettamente definiti confluiscono e continuano in modo autonomo a condurre le loro esistenze, perchè altrimenti la passione profusa da sceneggiatori e attori andrebbe oscenamente sprecata.

Reema Kagti ha diretto Talaash con grande cura e grande partecipazione emotiva. La narrazione scorre con ritmo sinuoso, supportata da una sceneggiatura, scritta a quattro mani da Reema e Zoya Akhtar, che è un'elaborata architettura nella quale anche i tasselli apparentemente più deboli o estranei alla fine trovano il loro posto. I dialoghi rendono giustizia a storia e personaggi. La magnifica colonna sonora intriga. 
Talaash mi è rimasto attorcigliato addosso per giorni. In un modo tutto suo, avvince e seduce.

(*) Non mi riferisco al film di Zemeckis del 2000 (che non ho visto), di cui alcune sequenze e alcuni dialoghi vengono riproposti in Talaash. Grazie a Diana e a Caterina per la precisazione.

TRAMA

All'ispettore di polizia Suri viene affidato uno spinoso caso che coinvolge una star di Bollywood: un incidente? Omicidio? Suicidio? Troppi lati oscuri. Il mistero si infittisce e si intreccia alle vicende personali di Suri, di sua moglie Roshni, di un losco personaggio e di una fascinosa prostituta. 

RECENSIONI

Rediff: ** 1/2
"Am I being too cruel? Perhaps, but because of the wasted opportunity. Someone asked me if Talaash was a watchable film, and indeed it is. It's better put together than a lot of the films we see here, and definitely strongly acted, but ends up so, so much less enjoyable than it deserved to be".
Raja Sen, 30.11.12

Mayank Shekhar, 30.11.12

Cinema Hindi: *****
Punto di forza: sceneggiatura, personaggi, Aamir+Rani+Kareena+Nawazuddin (mai cast più azzeccato)
Punto debole: -

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Aamir Khan - Suri, ispettore di polizia
* Rani Mukherjee - Roshni, moglie di Suri
* Kareena Kapoor - Rosie
* Nawazuddin Siddiqui - Tehmur
* Rajkummar Rao - Devrath, assistente di Suri

Regia: Reema Kagti
Soggetto e sceneggiatura: Zoya Akhtar e Reema Kagti
Dialoghi: Farhan Akhtar e Anurag Kashyap
Colonna sonora: Ram Sampath, testi di Javed Akhtar. Di qualità altissima. Vi segnalo il video promozionale (non incluso nel film) di Muskaanein Jhooti Hai, brano davvero notevole che accompagna i titoli di testa. Non riesco a levarmelo dalla mente.
Traduzione del titolo: ricerca, caccia
Anno: 2012

RASSEGNA STAMPA (aggiornata al 15 aprile 2023)

Zoya Akhtar: Everybody in my family has a National Award except me, Mayank Shekhar, Mid-Day, 15 maggio 2020: 'It's a supernatural thriller that, by the way, was based on a true story, that happened to her! "You have to stop. I am going to be the crazy lady that goes on interviews and says all this shit. I know it sounds really crazy, and I don't want to be propagating this nonsense. But, I had a strange experience on Haji Ali, while a bunch of us were driving back from a nightclub. We thought we had hit a naked woman in the middle of the road. Everybody was freaking out. This is something I told Reema about, and where Talaash came from. I am not going to repeat this story, ever again!",'

CURIOSITA'

* Nel famosissimo Leopold Cafe di Mumbai è stato allestito uno dei set del film
* In un'intervista concessa a Rediff il 30 aprile 2012, Siddiqui dichiara: 'It was really good working with Aamir. There is an anecdote though. I had done a scene with Aamir in Sarfarosh, but he had forgotten about it. While shooting a scene in Talaash, he suddenly asked me whether we had worked together before. Of course he knew about my work in Peepli [Live]. So I told him that I had performed in a small scene with him in Sarfarosh. Aamir was really happy. And he told the entire unit, "Nawaz's first film work was with me." It felt good'. 
* Riferimenti a Bollywood: Ajay Devgan 
* Film che trattano lo stesso tema: Sunrise, pellicola in lingua marathi del 2014 diretta da Partho Sen-Gupta e interpretata dal sempre ottimo Adil Hussain, sotto certi aspetti assomiglia curiosamente a Talaash. Phoonk intreccia paranormale e horror al dolore devastante di un padre.