27 febbraio 2019

GULLY BOY



Sottoculture, musica, storie di formazione e di riscatto, sogni che si realizzano: Gully Boy, di una bellezza rara, è il film per me. Potreste obiettare: tutto già visto e sentito. Vero. Ma magari non ambientato a Mumbai e non in hindi. E comunque non riuscireste a smorzare il mio incontenibile entusiasmo, perchè l'energia che GB sprigiona è spontanea e travolgente, ed è di forza tale da spazzar via quanto già visto e sentito. Ogni fotogramma emana un'intensità neonatale. Non rappresenta qualcosa, piuttosto nasce sotto i tuoi occhi. 

Proiettato il 9 febbraio 2019, in prima mondiale, al Festival di Berlino, GB è innanzitutto una sorta di manifesto della scena hip-hop mumbaita. Basterebbe già questo a qualificarlo come prodotto nuovo, anzi, nuovissimo nel panorama hindi non autoriale. Ma è anche un mucchio di altre cose. Il retroterra sociale, ad esempio, è robusto: la quotidianità a Dharavi, l'ambiente musulmano, la poligamia, la condizione femminile, la disoccupazione, la criminalità, le divisioni e le barriere da non valicare. Come analizzare un'opera così fitta, così significativa, così coinvolgente? Ogni dettaglio, curato in modo maniacale, suscita una riflessione. Mi limiterò a sottolineare che, nel film, il ritmo della narrazione è perfetto, è vita. Lo senti battere e ti emoziona. I personaggi si muovono sul beat degli umori giornalieri e dei pensieri inespressi, e comunicano solo con improvvise eruzioni. GB è puro amore per la musica. Ogni aspetto, tecnico e/o estetico, soggiace alla musica. Brava Zoya: la musica è dentro di te.

Ranveer Singh qui spicca il salto. Non sembra un clone di, è naturalissimo, come fosse uscito rappando dal grembo materno e non avesse fatto altro da allora. Ruoli comici, ruoli drammatici. Ranveer a questo punto può tutto. Vijay Raaz neanche ve lo dico. Siddhant Chaturvedi mi ha lasciato a bocca spalancata: il ragazzo, superlativamente figo, spacca lo schermo con un carisma addirittura osceno per un esordiente.

Zoya Akhtar segue la storia, non la narra. I personaggi hanno la libertà di essere se stessi. Gli attori non si impongono. Anche la trama si svolge in modo autonomo senza ingerenze esterne. Tutto sembra vivo e reale. Il secondo tempo è lievemente inferiore al primo, ma nel complesso il film è tesissimo e avvincente. Dialoghi brillanti, battute fulminanti, montaggio di gran classe. "Non adatto i miei sogni alla vita, ma la vita ai miei sogni". GB parte da Rock On!! e schizza in alto sino alle stelle. Chi raccoglierà il testimone?  

TRAMA

Murad vive con la famiglia a Dharavi. Studia, lavora part-time, esce con gli amici. Ha una fidanzata che ogni due per tre si becca una denuncia per aggressione. Ma più di ogni altra cosa, Murad ha la musica dentro.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* La scena del turismo da slum. Non commento perchè mi monta la iena.
* La scena della ribellione della madre di Murad. Standing ovation.
* 1000 altre scene e 1000 battute. In sostanza: tutto il film è assolutamente da non perdere.

ASSOLUTAMENTE DA DIMENTICARE

* Il lato violento di Safeena. Mi è sembrata l'unica forzatura in una narrazione altrimenti fluidissima.

RECENSIONI

Hindustan Times: ****
"Zoya Akhtar’s Gully Boy, an underdog story shining a light on India’s incipient hip-hop subculture, is the first great Hindi film of 2019 and a rousing celebration of spunk. The writing is enthralling, the texture fantastic, and this world is a revelation. Here are characters without room to breathe who express themselves breathlessly, through a style of music that has always belonged to the marginalised. Dissent finds a way - and a beat. (...) The knockout punch comes from MC Sher. With a name that means both big cat and couplet, Sher is played by Siddhant Chaturvedi with natural, easy ferocity. It’s the film’s top performance. When he battles, he seems to be shutting down rivals for real. (...) Written by Vijay Maurya - who also plays Murad’s uncle - the lines are authentic from the start, allowing us a ringside view. Language varies across classes (...) The genius lies in the dialogues evolving; late in the film, when Murad is raging against his father, you can sense metre in his words. He’s internalised the iambic. (...) Vijay Varma is superb as a neighbourhood crook who must have grown up on Jackie Shroff movies, while Vijay Raaz - one of the finest actors we have - is haunting as Murad’s sore, unambitious father. Cinematographer Jay Oza presents the city in wide shots, while framing faces - especially Singh and Bhatt - mercilessly close, exposing the actors at their rawest. (...) Bhatt is a marvel, all fury and focus and fearlessness. Safeena is strikingly self-assured and frighteningly perceptive, and Bhatt endows her with innocence and impulsiveness. She also seems genuinely capable of walloping people. (...) Murad isn’t Murad till music plays. Armed with microphone or words, Singh is unstoppable. (...) From accent to action, Singh nails it".
Raja Sen, 15.02.19

Mid-Day: ****
"What does it take to so gently bottle up an overflowing volcano like Ranveer Singh, into a completely subdued bloke like Murad? Who is yet someone with such seething anger within, wholly internalised, that you can almost sense his brain inhaling life and surroundings, and exhaling potent words of poetry, in response? It's the script/story, Gully Boy, of course. (...) This is a new kind of 'Angry Young Man' movie, in effect - seamlessly merging sub-culture with pop mainstream".
Mayank Shekhar, 22.02.19

Cinema Hindi: *****
Punto di forza: i dialoghi, i dialoghi, i dialoghi, la sceneggiatura, la regia, il cast, la colonna sonora, il montaggio. Insomma, tutto il film.
Punto debole: -

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Ranveer Singh - Murad/Gully Boy
* Alia Bhatt - Safeena
* Siddhant Chaturvedi - MC Sher
* Vijay Raaz - il padre di Murad
* Kalki Koechlin - Sky
* Vijay Maurya - zio di Murad

Regia: Zoya Akhtar
Sceneggiatura: Zoya Akhtar e Reema Kagti
Dialoghi: Vijay Maurya ha lavorato sulla base dei dialoghi scritti in inglese da Zoya e Reema, rielaborandoli in hindi, con la collaborazione di alcuni rapper.
Colonna sonora: è firmata da una sfilza di rapper. Vi segnalo il tormentone Apna Time Aayega (interpretato da Ranveer Singh), Mere Gully Mein (interpretato da Ranveer, Divine e Naezy), Azadi (interpretato da Divine e Dub Sharma) e Sher Aaya Sher (interpretato da Divine).
Coreografia: Bosco-Caesar
Traduzione del titolo: gully significa strada.
Anno: 2019

RASSEGNA STAMPA/VIDEO

* Gully Boy: Zoya Akhtar on her politics, Alia's violence & Ranveer's "brown-face", Ankur Pathak, The Huffington Post India, 21.02.19
* The girl of Gully Boy, Rahul Desai, The Hindu, 22.02.19
* Second Coming, Bhakti Shringarpure, Open, 15.03.19 (analogie e differenze fra Gully Boy e 8 Mile)
* Video ufficiale della Berlinale: conferenza stampa
* Photo gallery ufficiale della Berlinale

CURIOSITA'

* In GB il personaggio di Sher si ispira alla figura del rapper Divine, e il personaggio di Murad al rapper Naezy. Divine ha collaborato alle colonne sonore dei film Mukkabaaz e Blackmail. Naezy ha collaborato alla colonna sonora di Bhavesh Joshi Superhero.
* Riferimenti all'Italia: Benetton.
* Se vi interessa il rapporto fra giovani di religione musulmana e musica popolare, vi suggerisco il romanzo Islampunk di Michael M. Knight.
* Aggiornamento del 21 settembre 2019: GB è stato selezionato dall'India per rappresentarla agli Oscar.

26 febbraio 2019

PADI PADI LECHE MANASU



Era parecchio tempo che non guardavo un film telugu, ed ero così a digiuno che non sapevo più che aspettarmi. Da una parte è stato un bene perchè mi sono sciroppata allegramente questo film in tutte le sue lungaggini e colpi di scena. Si, mi sono divertita ma non saprei quanto l'astinenza abbia influito nel giudizio complessivo. In effetti si tratta di una cinematografia molto particolare, da un lato tiene in vita come il sacro fuoco di Vesta una tipologia di cinema indiano che sta tramontando, dall'altra sprizza gioventù da tutti i pori e riesce a trascinarti in situazioni iperboliche, angosce adolescenziali, vite quotidiane lucidate a dovere con un crescendo emotivo che ricorda i film hindi dei primi Anni Novanta. 


TRAMA
Vaishali (Sai Pallavi) e Surya (Sharwanand) si amano e vivono una storia appagante. A un certo punto lei parte per il Nepal e il ragazzo rincontrando suo padre comincia ad avere dubbi sul futuro della sua relazione.


Dopo quindici minuti un film telugu o ti strega o ti repelle e se l'incantesimo scatta poi arrivare all'ultima scena diventa una specie di necessità fisiologica. Sai gia come inizia, prevedi con certezza la fine ma nel frattempo ti godi il viaggio. Padi Padi Leche Manasu parte lento, ha una parte centrale avvincente e poi scivola in una confusione pazzesca, da soap opera scritta a quarantotto mani e corretta da uno stagista ubriaco mentre gli attori si stanno già truccando.

Ma...

Il film ha i suoi perchè. Tra le novità più evidenti c'è una pesante critica all'istituzione del matrimonio, argomento molto caro alla protagonista, Sai Pallavi, che ha più volte dichiarato di non volersi mai e poi mai sposare, scatenando non poche smorfie nelle tradizionalissime industrie del Sud. Salti nella vita moderna si alternano a salti nel passato della cinematografia telugu, che da sempre ama i richiami le storie mitologiche sullo schermo: ed ecco che ad uno schiocco di dita i personaggi iniziano a trasformasi in Krishna e Rukmini senza neanche cambiarsi d'abito.

Del film ho adorato le locations, i paesaggi naturali, gli edifici colorati di Kolkata ma bagnati di pioggia e i monumenti di Katmandu, sotto un cielo impenetrabile e pesante. Le melodie sono molto piacevoli, La fotografia superba, attenta ai dettagli, all'armonia di simmetrie e colori con morbidi sfondi sfocati. I have a dream: voglio svegliarmi domattina ed essere altrettanto brava. Inutile negare però che PPLM alla fine è uno di quei polpettoni che diventano estenuanti, per i quali hai bisogno di un giorno di ferie, e se non ce l'hai lo inizi il lunedi per finirlo il giovedi. A metà settimana la trama ti fa rivalutare la sobrietà impassibile de La Clinica della Foresta Nera.

Ma qualcosa è cambiato nel cinema telugu anche se a prima vista non sembra. E' passato un po' di tempo e sono mutati anche i volti di punta. Noto con piacere che l'attrice protagonista, diventata nel giro di pochi film un vero fenomeno, rappresenta l'immagine opposta delle eroine irrealistiche che sono state propinate per anni (quasi tutte provenienti dal Punjab, alte, bianchissime e dai lineamenti sofisticati).  Sai Pallavi invece è un volto del Sud dell'india per il Sud dell'India e c'è del magnetismo nei suoi movimenti, tanta dolcezza negli occhi contrapposta a una voce mascolina, graffiante e decisa. I personaggi che interpreta riflettono la sua personalità senza fronzoli, i costumisti non le mettono certo top scollati e lustrini anche per andare al mercato, anzi,  la vestono esattamente come una ragazza della sua età: suits vivaci, jeans e camicette, magliettone comode per dormire. Sai Pallavi, sei una di noi!

Lei è una ventata di freschezza mentre lui (Sharwanand) sembra la copia di un eroe a caso che ha preso vita da un poster sul muro. Ma è anche vero che la novità si apprezza più quando perfettamente inserita nella routine. Di brutto c'è che dopo diversi tentativi di rinnovamento l'esigenza di non scatenare discussioni ha la meglio, di conseguenza alcuni spunti interessanti tirati fuori con coraggio vanno a farsi friggere. Ma comunque qualche passo in avanti c'è stato.

Il mio giudizio sul film *** 3/5

ANNO: 2018

LINGUA : Telugu

REGIA : Hanu Raghavaputi

CAST: 
Sai Pallavi......... Vaishali
Sharwanand ........ Surya

COLONNA SONORA : Vishal Chandrasekhar


24 febbraio 2019

ENTHIRAN



Devo aver contratto un morbo sconosciuto. Ultimamente vedo solo pellicole che mi sconcertano, e forse il problema sono io. Prendiamo Enthiran. E' il primo film indiano di fantascienza dell'era dell'effetto speciale spinto. In lingua tamil, interpretato dalla supersuperstar Rajinikanth e dalla donna più bella del mondo, Aishwarya Rai, diretto da S. Shankar, costato un botto, mi ha divertito moltissimo e mi ha annoiato moltissimo. Sto interrogando le due differenti personalità che evidentemente albergano nel mio cranio per chiarire la cosa. Ore angosciose mi attendono.

Mi ha divertito moltissimo perchè è chiassoso e in larga parte demenziale nel significato più nobile del termine. Adoro il geniale abbinamento di effetti speciali contemporanei e costumi e scenografie vintage (presente le mitiche serie televisive prodotte da Gerry Anderson?). L'immaginazione è a briglia sciolta: lo scheletro del robot che balla come un indemoniato, la trasformazione nella dea Kali, il pirotecnico combattimento sul treno, la scena del parto, il colloquio con (ehm) le zanzare, l'elaborata sequenza d'azione finale. Ho apprezzato anche l'umanizzazione di Chitti, il suo disperato desiderio di vivere. L'autosmantellamento mi ha emozionato (sarò grave). E non mi aspettavo la breve dissertazione su sesso e amore. Il cinema indiano non finirà mai di stupirmi.
Rajinikanth è nel ruolo, anzi, nei ruoli. L'ho trovato credibile persino come robot (chiamo il medico). Aishwarya Rai ha un aspetto magnifico: ammiratela in versione supergirl nella fantasmagorica visualizzazione del brano Irumbile Oru Idhayam (che canticchio da giorni), coreografia di Remo D'Souza. Danny Denzongpa è un antagonista sorprendentemente realistico e signorile. I costumi sono roboanti, improbabili, vistosi: in una parola, splendidi. Le coreografie sono roboanti, improbabili, vistose: in una parola, splendide. Spargo meglio il contagio segnalandovi anche il video di Kilimanjaro, coreografia di Raju Sundaram. La colonna sonora, di A.R. Rahman, mi piace parecchio. Puthiya Manitha, il brano che accompagna i titoli di testa, è forse il mio preferito.

Mi ha annoiato moltissimo perchè la narrazione, soprattutto nel primo tempo, è a mio parere maldestra, e perde troppo spesso ritmo e mordente. Sorvolo sulle implausibilità. I dialoghi sono deludenti. Il personaggio di Sana è inconsistente (e Aishwarya è doppiata). La diva ha poco da fare sul set, eccetto posare in tutta la sua magnificenza e danzare come lei sa. I due assistenti dello scienziato insopportabili. Molte gag non fanno ridere. La scena del tentato stupro e quella della ragazzina investita sono agghiaccianti. I titoli di coda i più lunghi della storia. E' un vero peccato che per un progetto così ambizioso e per una produzione così costosa non si sia tenuto conto di un fatto elementare e incontestabile, ignorato anche a Hollywood: prima la sceneggiatura, poi gli effetti speciali. 

TRAMA

Lo scienziato Vaseegaran insegue con grande caparbietà il suo sogno: creare un androide che possa sostituire gli esseri umani nelle azioni di guerra. Tutto andrà storto. Così impara a trascurare la donna più bella del mondo (tiè).

RECENSIONI

The Times of India: ****
"Guardate Robot e capirete cos'è il cinema indiano mainstream. Gli ultimi trenta minuti del film creano un nuovo genere, il curry eastern, che si staglia quale sana alternativa al curry western. I fan di Rajnikanth impazziranno per il climax. E coloro che non lo sono, con Robot scopriranno il fascino magico e mistico di Rajni, una star considerata un semidio in larga parte dell'India. Il film infiamma lo schermo: è pazzo, eccessivo, superdivertente. Robot è principalmente un sincero tributo al carisma della superstar senza età del cinema indiano, Rajnikanth. Ed è completamente, gioiosamente, sentitamente desi. Il punto di forza della pellicola è la superba qualità degli effetti speciali, realizzati dallo Stan Winston Studio (Jurassic Park, Avatar). Le scene d'azione sono state coreografate da Yuen Woo Ping (Kill Bill, Matrix). Circa il 40% del colossale budget di Robot è stato impiegato per gli effetti speciali, e ne è valsa la pena. Ma vi sono anche una trama, una coppia interessante di attori (Rajni e Aishwarya Rai), canzoni (A.R. Rahman) e danze (Prabhu Deva, Raju Sundaram) piene di colore.
Nikhat Kazmi, 30.09.10

Hindustan Times: ***
"All'inizio del film, prima del titolo, lo schermo urla, con lettere argentate grandi il doppio, Superstar Rajnikanth. Mi è stato detto che a quel punto in Tamil Nadu avrebbero acceso fuochi d'artifico all'interno della sala, lanciato monete, spaccato noci di cocco, improvvisato rituali religiosi. E probabilmente lo hanno fatto davvero. Rajnikanth è l'approssimazione umana più vicina a Dio: entrambi sono senza età, entrambi chiedono credenti e completa devozione a leggende incontestate. Non si può spiegare Dio. E non si può spiegare Rajnikanth. Essere critici su entrambi significa scatenare una collera estrema. Meglio evitare la blasfemia. Robot è il più costoso blockbuster indiano, e si vede. La misura e gli effetti speciali sono sino ad ora insuperati nel cinema indiano. Il film prende intelligentemente prestiti dalla tradizione hollywoodiana del genere. Robot conduce la Superstar oltre la mitologia. E' solo un po' troppo lungo, ma è puro divertimento".
Mayank Shekhar, 04.10.10

Cinema Hindi: *** 1/2 (un premio speciale all'audacia di S. Shankar)
Punto di forza: la follia
Punto debole: il ritmo spento nel primo tempo, la sceneggiatura

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Rajinikanth - Vaseegaran/Chitti
* Aishwarya Rai - Sana, fidanzata di Vaseegaran
* Danny Denzongpa - Bohra

Regia e sceneggiatura: S. Shankar
Colonna sonora: A.R. Rahman
Scenografia: Sabu Cyril, che appare anche nel film in un cameo
Costumi: Manish Malhotra
Anno: 2010
Awards: fra gli altri, due National Film Award, per gli effetti speciali e per il production design

Vedi anche:


CURIOSITA'

* Sembra che Enthiran sia stato il film indiano campione di incassi del 2010.
* Enthiran è stato distribuito in versione doppiata in hindi col titolo Robot, e in versione doppiata in telugu col titolo Robo.
* Chitti regala un cameo in Ra.One.

20 febbraio 2019

P K



Con questo film non mi raccapezzo. Cambio idea ogni due minuti. E' geniale? Una cazzata colossale? Boh. Sono (credo) sicura solo di un paio di cose: l'ho trovato troppo lungo per la storia che narra; il personaggio di PK mi ha molto divertito. Per il resto oscillo come un pendolo. Mi è difficile scrivere una recensione o esprimere una valutazione riassuntiva. Provo a sezionarlo, ma devo prima azzerare decenni di letture di romanzi di fantascienza (dimenticarmi, ad esempio, di Straniero in terra straniera, o di un capolavoro come L'uomo che cadde sulla Terra), e considerarlo una favola per adulti. 

1. Il soggetto, per il cinema indiano, è originale. L'idea alla base brillante. L'intenzione del tutto encomiabile. Uno strampalato alieno si scontra con le ambiguità e le complicazioni delle regole e dei riti di differenti credo religiosi. Un applauso al coraggio di Hirani: se sei in India e stanco di vivere, niente di meglio che criticare, anche bonariamente, la religione, e hai buone possibilità di ritrovarti cadavere.

2. La sceneggiatura arricchisce il soggetto con la storia d'amore di una ragazza indiana hindu e di un ragazzo pachistano musulmano. L'interpretazione dei due attori è freschissima, alcune scene sono godibili, ma devo ancora decidere se sentivo la necessità di questa sottotrama oppure no. Mi intriga di più la potenziale relazione fra PK e Jaggu.

3. I personaggi. Non saprei. Presi singolarmente (ed escludo il protagonista), sono piuttosto curati. Però c'è qualcosa, nelle loro interazioni, che non mi convince fino in fondo. Forse erano stati creati al di fuori del soggetto iniziale, e l'innesto nella sceneggiatura ha richiesto adattamenti che hanno causato qualche esagerazione e qualche implausibilità non accettabili in un progetto di questo calibro. PK è amabilissimo, anche se, come esemplare di un'avanzata civiltà aliena, un po' troppo sprovveduto (mollato sulla Terra per goliardia? I suoi colleghi d'astronave se ne volevano sbarazzare?). 

4. Le interpretazioni sono di buon livello. Saurabh Shukla merita una menzione speciale. Anushka Sharma è molto naturale (labbra escluse). Boman Irani addirittura affascinante. Il film è imperniato sulla figura di PK, ed è quindi Aamir Khan ad accollarsi la responsabilità maggiore. La superstar sembra divertirsi un mondo. Il suo personaggio è stralunato e pasticcione, combina disastri, crea scompiglio, fugge a precipizio inseguito da orde di devoti inferociti, imbastisce surreali (ma neanche tanto) conversazioni, eccetera eccetera. Non annoverando extraterrestri nel giro delle mie conoscenze (dovrò provvedere al riguardo), non posso valutare la credibilità della sua performance. Se considero il tono della pellicola e il tipo di cinema che Hirani predilige, direi che Aamir ha fatto un ottimo lavoro. E poi: esisteranno anche alieni buffi, no?

Arriviamo al punto cruciale. Il film ha raggiunto il suo obiettivo? Mi dico: il tema andava affrontato con più sottigliezza. Si dovevano sfrondare un po' le prediche religiose. Alcune sequenze forse andavano riviste. Poi mi dico: ma è una commedia, una pellicola di intrattenimento, cosa pretendo? Mi dico: PK è da guardare e riguardare per la bontà del messaggio e per alcune azzeccatissime scene. Poi mi dico: gli sceneggiatori dovevano lavorare con zelo maggiore su un progetto che meritava una realizzazione più raffinata. E via così da due giorni.
Come concludere? Mi è piaciuto? Non mi è piaciuto? Ma che ne so. Era meglio se questa recensione la scriveva LuceSole.

TRAMA

Là fuori c'è una civiltà tecnologica che gironzola nello spazio e - ahinoi - scopre la Terra. Nei cieli blu del Rajasthan si materializza un batuffolone volante. Atterra nel deserto, sputando un umanoide dalle orecchie a sventola, nudo come mamma aliena lo ha fatto. Cosa? Come si copre le pudenda? Ma con un monumentale mangiacassette a tracolla (voi no?).

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* La prima apparizione di PK. Impagabile. Anche la seconda non è male, soprattutto per il quarto comandamento.
* La sua esilarante, affannosa ricerca di Dio. Statuette sacre con le batterie scariche, lo spavento per la crocifissione, Shiva che minaccia PK con un tridente in un bagno pubblico. E ricordatevelo bene domattina, davanti allo specchio, prima di decidere cosa mettervi: "Faith is connected to fashion".
* La battuta del personaggio di Boman Irani, giornalista televisivo: "Cercare Dio è religione, è trovarlo che è una notizia".

RECENSIONI

Rediff: ****
"The fact remains that PK is a ridiculously effective film, a triumph you are likely to walk away from with a gladder, lighter heart - and, perhaps, a moister handkerchief. (...) It's all cinematic saccharine, but then, given that Hirani takes the opportunity to aim some potshots at organised religion and its gatekeepers, is the familiar a worthy method to sneak in a message? A spoonful of sugar to make the medicine go down? (...) Aamir Khan is exceptional in PK, creating an irresistibly goofy character and playing him with absolute conviction. He laughs at his goblin-ears and walks around with his eyes on high-beam throughout the film, but his transformation isn't restricted to the physical. (...) This is an out-and-out Aamir film, and he soars. PK is no satire - it's a bit too toothless for that - but it is a rollicking mainstream entertainer with ambition to evoke some introspection, one with compelling moments and some genuine surprises".
Raja Sen, 19.12.14

Mayank Shekhar: ***
"Aamir Khan playing an alien PK is absolutely the finest thing about this movie. (...) In an obvious sort of way, this is also Aamir’s best performance yet. For one, his role has absolutely no reference points. (...) For the most part, he seems like a rather original and funny fellow: a short, slim weirdo with overstretched ears, lips red with betel juice, and eyelids that rarely blink. The film essentially works when he’s on screen. (...) PK himself is not the central focus of this film. This is not a sci-fi fantasy. The alien is only used as a device to make a point about humans in general. The reason for this is both simple and profound. Only someone equally distant and detached from this world might be able to objectively question how completely lunatic it is in the first place. Here we’re talking about religion. And you know just as well that humans just can’t talk about religion. It is not seen as an idea anymore. Religion has somehow got mixed up with race. (...) In that sense this hardcore mainstream Bollywood film aiming to set all-time records at the box-office that openly reveals and laughs at ridiculous ways in which humans kill, divide and dupe each other over religions that are basically companies with managers - whether Hinduism, Islam or any other - is laudable to start with. I hope it is watched and more importantly pondered over by masses across India and the sub-continent. (...) It’s also a Rajkumar Hirani movie almost all the way. I say almost, because unlike with his previous films, this script isn’t as sharp and seamless".
2014

Cinema Hindi: sono indecisa fra *** e ****, quindi vada per *** 1/2.
Punto di forza: Aamir Khan e il suo sconcertato, sconcertante PK (****); il messaggio.
Punto debole: la durata, alcuni scivoloni nella sceneggiatura.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Aamir Khan - PK
* Anushka Sharma - Jaggu
* Sushant Singh Rajput - Sarfaraz, fidanzato di Jaggu
* Boman Irani - capo di Jaggu
* Saurabh Shukla - santone
* Sanjay Dutt - musicista itinerante
* Ranbir Kapoor - cameo

Regia: Rajkumar Hirani
Soggetto, sceneggiatura e dialoghi: Abhijat Joshi e Rajkumar Hirani
Traduzione del titolo: ubriaco, brillo
Anno: 2014

CURIOSITA'

* All'epoca della distribuzione del film, i danni alle sale indiane da parte di svitati estremisti religiosi erano stati per fortuna limitati.
* Sembra che Junaid, figlio di Aamir Khan, abbia assistito Hirani alla regia di PK.
* Riferimenti a Bollywood: Amitabh Bachchan (semplice, perchè Lui è DIO).

GOSSIP & VELENI

* Nel gennaio di quest'anno Rajkumar Hirani è stato accusato di abusi a sfondo sessuale. Non mi sono ancora ripresa.

19 febbraio 2019

DILWALE



La regia è di Rohit Shetty, quindi le mie aspettative erano bassissime. Come al solito, la produzione ha speso più risorse per le automobili da fracassare che per la sceneggiatura (che è davvero mostruosamente... cosa dire? stupida?). Non starò a ripetere i difetti delle pellicole firmate da questo regista perchè mi annoierei persino io. Vi basti sapere che anche in Dilwale ci sono tutti. Amen. Procediamo oltre.

Il fiore all'occhiello del film è la presenza nel cast della coppia più scintillante del cinema indiano, quindi, in tal senso, le mie aspettative erano altissime. Come al solito, l'elettricità che Kajol e Shah Rukh Khan condividono sullo schermo mi ubriaca e ottenebra la mia capacità di giudizio. Rimarrei deliziata (e tramortita) anche se si limitassero a fare gli alberi per tre ore consecutive. Penso con tristezza che forse passeranno degli anni prima che vengano scritturati in un nuovo progetto. Penso con terrore che forse non lavoreranno più insieme (cosa vivo per fare, allora?). Perciò Dilwale mi è prezioso e ringrazio quel matto scriteriato di Shetty.
Riassumendo: il valore e l'importanza di Dilwale risiedono esclusivamente nella performance del magico duo. Rohit ci regala una Kajol cattivissima (GRAZIE), accompagnata da uno Shah Rukh che, quando la sceneggiatura esaurisce la melassa, entra in modalità-Don (GRAZIE), e io sdilinquisco. 

La delusione del film risiede nelle potenzialità inespresse. Invece di concedere spazio ai due familiari dei protagonisti (carucci, ma delle loro vicende - scusate - non m'importa una cippa), mi sarebbe piaciuta una storia imperniata sulle azioni criminose di Meera e Kaali, in un chiassoso carosello in perfetto stile Bollywood, infiorettato da liti furibonde e riappacificazioni, acrobazie e scazzottate, scorribande su e giù per l'India. Purtroppo devo accontentarmi di quei lampi che il regista regala, e deliziarmi e tramortirmi e riguardarli a ripetizione. 
Peccato.

TRAMA

Kaali incontra Meera in Bulgaria. Lei gli concede solo 5 minuti per conquistarla. Lui ci prova e crede di avercela fatta. Non è così, anzi. Poi ci sono altri personaggi, ma chi siano e cosa facciano non me lo ricordo (nè mi turba).

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* Tutte le sequenze con Kajol e Shah Rukh, soprattutto quelle non zuccherose. Le mie preferite? Kaali scopre la vera identità di Meera (Kajol è stratosferica); Kaali, sotto la pioggia, ripara l'auto di Meera (Shah Rukh è stratosferico) - in sottofondo il brano Janam Janam; il parapiglia finale al matrimonio. E poi gli sguardi, i sorrisi, le battute, i gesti, i manierismi... potrei continuare per ore, comodi?

ASSOLUTAMENTE DA DIMENTICARE

* Tutte le sequenze prive di Kajol e Shah Rukh, escluso il cameo di Kabir Bedi.
* Raj/Kaali che piange: basta, Shah Rukh, BASTAAA!

RECENSIONI

Rediff: *
"Budget and access. These have long been Shetty's favoured Lego blocks, and they have never been more visible than in Dilwale, where the greatest on screen pair in modern Hindi cinema are reduced to insignificance. Sure, there is a sparkle here and a gleam there of what could have been - and Kajol looks beguilingly beautiful, better here than ever - but Dilwale is an absolute dud. We expect insignificant froth from the director, but this particular can of Rohit Shetty has been lying open too long. The contents are not merely un-fizzy but, unforgivably, flat. (...) Hamming, of course, is the sensible option in a film this badly written. No actor in the world could have lifted this material, and Khan cleverly chooses to play his part - lips q-q-q-quivering, eyes 'intense' - with such showiness that it looks like he's in on the joke. Thank God. Kajol is more earnest, and both actors occasionally conjure up some fire when their eyes lock or when their grins match, but there is too little of this amid the increasingly loud tomfoolery".
Raja Sen, 18.12.15

Mayank Shekhar: * 1/2
2015

Cinema Hindi: *** perchè, per quanto scadente, un film con Kajol-SRK non posso valutarlo di meno (lapidatemi)
Punto di forza: (non vorrei ripetermi) KAJOL-SHAH RUUUUKH !!! (*****)
Punto debole: tutto il resto, purtroppo

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Kajol - Meera
* Shah Rukh Khan - Raj/Kaali
* Varun Dhawan - Veer, fratello di Raj
* Kriti Sanon - Ishita, sorella di Meera
* Kabir Bedi - Malik, padre di Meera e Ishita
* Vinod Khanna - padre di Raj e Veer
* Boman Irani, Sanjay Mishra, Johnny Lever, Pankaj Tripathi - ruoli di supporto

Regia: Rohit Shetty
Sceneggiatura: Yunus Sajawal
Colonna sonora: Pritam
Anno: 2015

CURIOSITA'

* Riferimenti a Bollywood: il solito oceano. Fra gli altri: Dilwale Dulhania Le Jayenge, Deepika Padukone, Kareena Kapoor, Aishwarya Rai, Dhoom 2, Ranveer Singh, Arjun Kapoor, Gunday, Amitabh Bachchan, Sarkar, Sunny Deol, Tashan, Akshay Kumar, Karan Arjun, eccetera.
* Riferimenti all'Italia: Veer indossa una maglietta con la scritta Italian Stallion

GOSSIP & VELENI

* Si avverte l'imbarazzo di Pankaj Tripathi lontano un miglio, ah ah ah.

14 febbraio 2019

RAKHT CHARITRA I/II





Una storia estremamente tragica, estremamente violenta, ambientata in una città dell'Andhra Pradesh nella quale la brutalità e i massacri sembrano, agli sventurati abitanti che la popolano, l'unica realtà possibile. Non c'è nemmeno rassegnazione, solo un'anestetizzata indifferenza dettata dall'abitudine e dall'assuefazione. Milizie armate private ovunque. Forze dell'ordine impotenti quando non conniventi. Politici corrotti e disumanizzati. Discriminazioni castali. Giustizia e ordine sociale inesistenti. Un mondo primitivo intriso di ferocia, vendetta, sangue, morte. Privo di redenzione. Un film dell'orrore innestato nel quotidiano. Nessuno è innocente. Le vittime non perdono tempo a riciclarsi in carnefici, col plauso dei familiari. Le donne e i bambini non battono ciglio. Ram Gopal Varma, narrando le vicende curiosamente simili di Ravi e di Surya, sostiene che chiunque, spinto dalle circostanze, può trasformarsi in un assassino. Non esiste un limite fra vendetta personale e sterminio indiscriminato, perchè lo si valica agilmente quando il dolore viene compenetrato da un groviglio incendiario di orgoglio, odio e sete di potere. 

Il soggetto di Rakht Charitra, ispirato ad una storia vera, è esplosivo. La sceneggiatura è coinvolgente. C'è il giusto pathos. Alcune stupende scene drammatiche. Alcuni intriganti confronti. Un'ottima scena d'azione. Personaggi in larga parte ben delineati: hanno profondità psicologica, hanno un passato, hanno delle motivazioni. Affetti, principi, progetti. Le interpretazioni sono perlopiù di altissimo livello, anche nei ruoli secondari. Vivek Oberoi è ciclopico. Una forza della natura. Sostiene da solo il primo capitolo di RC. Non sono riuscita a staccare gli occhi un momento dal suo Ravi. Suriya è l'attore talentuoso che sappiamo. In lui tutto parla: sguardi, gesti, movimenti. Sudeep è affascinante e distaccato. Il suo è il personaggio meno intorpidito e più sornione, l'unico dotato di ironia, l'unico in grado di analizzare lucidamente quanto sta accadendo.

Passiamo ai difetti. Un petulante narratore introduce scenari o riassume eventi che potevano benissimo venire rappresentati. I dialoghi, talvolta stravaganti quanto il narratore, sono spesso silenziati a favore del commento musicale. I personaggi oscillano, e a tratti diventano caricaturali. Bukka è talmente sociopatizzato che solo la convinzione con cui l'attore lo interpreta riesce a renderlo meno surreale. Sarebbe stato un villain eccezionale in un tradizionale film bollywoodiano, ma in RC è eccessivo. Il ritmo è discontinuo. Nel secondo capitolo diverse sequenze sono girate al rallentatore senza necessità, e alcune inquadrature (ehm) rotanti mi hanno lasciata perplessa. Le scene di violenza sono a dir poco bizzarre, in bilico fra realismo e splatter
Avrei preferito un solo film, con un montaggio più secco e una narrazione più tesa.

TRAMA

Un appassionato leader politico di bassa casta, molto amato dai suoi seguaci, viene ucciso su ordine dei suoi ex alleati di casta elevata. Questo tragico evento segna l'inizio di una spirale di inaudita violenza.

RECENSIONI

Times of India: *** e ***
"Rakht Charitra è il racconto biografico della vita di Paritala Ravi, un politico che assurse al potere in Andhra Pradesh a dispetto dei suoi precedenti violenti, e che morì come visse: violentemente. Vivek Oberoi interpreta il ruolo del protagonista, uno studente gentile e timido che inizia la sua carriera allo scopo di vendicarsi dell'assassinio del padre e del fratello perpetrato da un politico locale. Successivamente finisce sotto la tutela di un attore trasformatosi in leader dell'opposizione, Shivaji Rao (Shatrughan Sinha). L'obiettivo è quello di ripulire il sistema e regolare i conti con il rivale (Abhimanyu Singh), senza dover condurre una vita da fuorilegge come i naxaliti. Ma ovviamente il metodo rimane lo stesso: fucili e sangue. Ad Hollywood nessuno comprende l'arte della violenza meglio di Tarantino. A Bollywood nessuno si crogiola nella violenza meglio di Ram Gopal Varma. RC sembra ispirarsi a Kill Bill, per la violenza spietata e non apologetica che esplode letteralmente in faccia allo spettatore con una pletora di immagini sanguinose. E come Kill Bill, anche RC è formato da due parti, e non rivela il volto di un personaggio nella prima. Ma le somiglianze finiscono qui. Mentre Tarantino stratifica il suo festino sanguinario come fosse filigrana, e lo sostiene con una narrazione avvincente, RGV esagera dall'inizio alla fine. RC è davvero eccessivo, da ogni punto di vista. La musica è assordante. La voce fuori campo è molesta e superflua. E il sangue è ovunque. Ma non è questo il problema: ciò che disturba in RC è la caratterizzazione di quasi tutti i personaggi principali - con l'eccezione di quello interpretato da Abhimanyu Singh -, che scorrono sullo schermo in cameo bruscamente interrotti non appena cominciano ad avere un impatto. Persino il protagonista rimane una figura-ombra, a cui vengono concessi alcuni esplosivi minuti qui e là che Vivek Oberoi gestisce bene. Vivek è in forma e interpreta il suo ruolo con misura e drammaticità. Ma il nostro eroe diventa un bimbetto docile dinanzi al fascino criminale del cattivissimo avatar di Abhimanyu Singh. Ciò che rende il film guardabile sono alcune parti che mostrano l'impronta magistrale del regista che ha ridefinito il genere d'azione nel cinema indiano con pellicole quali Shiva, Satya, Company. Inoltre c'è del fascino nel gusto di RGV di rimanere ostinatamente lontano dalla zuccherosità e dal sentimentalismo, nonchè di narrare l'indecente realtà indiana. RC è uno specchio brutale della confusione che, in India, si maschera da democrazia".
"Le prime sequenze del film riepilogano Rakht Charitra I, ma le scene si susseguono a ritmo talmente rapido da rendere la violenza e il dramma ancora più isterici. Abbastanza irritante. Di seguito la storia si dipana in modo simile, sebbene il risultato sia leggermente più accattivante. La violenza è stilosamente coreografata, le angolazioni delle inquadrature sono inusuali, le sequenze d'azione esplodono al rallentatore, aggiungendo un tocco surreale. I personaggi instaurano un legame col pubblico grazie ad alcuni emozionanti episodi. E sono da menzionare l'incontro ad alto voltaggio fra i due protagonisti e il loro duello verbale. Ram Gopal Varma non esita a presentare la politica indiana nella sua forma brutale. Sia Vivek Oberoi che Suriya offrono una performance potente. La pellicola appartiene essenzialmente a chi ha ideato le scene d'azione (Javed-Aejaz), finemente realizzate e adrenaliniche. Rakht Charitra non esplora nuovi territori come Satya e Company, ma rimane un film assolutamente da vedere per tutti i fan di RGV".
Nikhat Kazmi, 22.10.10 e 03.12.10

Hindustan Times: ** e * 1/2
"Una voce anziana, sovraeccitata e gracidante, narra il film. Sospetto che lo scopo fosse quello di suonare ubriaca, tanto quanto sembra esserlo Rakht Charitra. La mente è istupidita dalla tragicommedia del sangue. Ma Vivek Oberoi non recita in modo falso. Veniamo informati che la pellicola si basa su una storia vera. Credo che in qualche modo anche Tom & Jerry lo fosse. Solo che RC è per adulti che vogliono sfogare le proprie frustrazioni o visualizzare le fantasie più violente. Questo film è il solito buon vecchio dramma sul brigantaggio indiano tinto in toni seppia, con camera digitale, inquadrature dalle angolazioni bizzarre, montaggio più veloce e miglior budget. Non farebbe troppo danno se finisse qui, ma è pronto un seguito, se siete ancora assetati di sangue".
"La consapevole, comica misoginia dei film di Ram Gopal Varma è il solo aspetto che ancora ci intrattiene. Suriya è davvero solido. Per la maggior parte della pellicola il pubblico si chiede da quale parte guardare, dal momento che le immagini ruotano a 360 gradi, persino durante le conversazioni. Il film cerca un dramma che assomiglia ad un terremoto. Le riprese sono realizzate al rallentatore o sono esageratamente aggressive. Ad un certo punto l'effetto provoca nausea".
Mayank Shekhar, 23.10.10 e 04.12.10

Cinema Hindi: *** 1/2
Punto di forza: le superbe performance di Vivek Oberoi, soprattutto, e di Suriya
Punto debole: la narrazione poco fluida

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Vivek Oberoi - Ravi
* Suriya - Surya
* Sudeep - Mohan Prasad
* Radhika Apte - Nandini, moglie di Ravi
* Zarina Wahab - madre di Ravi
* Shatrughan Sinha - Shivaji Rao
* Abhimanyu Singh - Bukka
* Priyamani - Bhavani, moglie di Surya
* Sushant Singh - Shankar, fratello di Ravi

Regia: Ram Gopal Varma
Sceneggiatura: Prashant Pandey
Anno: 2010

CURIOSITA'

* RC si ispira alla vita turbolenta di Paritala Ravindra, uomo politico dello stato dell'Andhra Pradesh (da cui proviene lo stesso RGV). Accusato più volte di omicidio, è stato assassinato nel 2005.

10 febbraio 2019

DHOOM 3



Dhoom 3 mi ha alquanto deluso.
Spiace per Vijay Krishna Acharya, il cui primo titolo da regista, Tashan, è a mio parere un ottimo esempio di film demenziale, purtroppo sottostimato. Vijay ha anche redatto la magnifica sceneggiatura di Dhoom 2 (in piedi, per favore). Le aspettative erano dunque altissime. Ma ho trovato questa pellicola sconfortante. Il soggetto non mi ha del tutto convinto. La sceneggiatura (sempre di Acharya) è insoddisfacente. Le implausibilità non si contano. La narrazione zoppica. Il primo tempo mi ha annoiato a morte. I personaggi sono freddi, con l'eccezione di Samar. I dialoghi molesti. La regia spenta. D3 è in larga parte ripetitivo, poco avvincente, poco emozionante. E manca di ironia.

Spiace per Aamir Khan, che è stato tanto audace e/o incosciente da accettare il ruolo negativo. Dopo la scintillante performance, in Dhoom 2 (in piedi, per favore), della coppia Aishwarya-Hrithik, si era creato il vuoto cosmico. Solo una superstar poteva essere scritturata nel terzo capitolo della serie. All'epoca erano circolati i nomi di Salman e di Shah Rukh Khan, i quali, saggiamente, avevano preferito declinare. Aamir ha raccolto la sfida, ed è stato ripagato da incassi stellari, ma (e mi si spezza il cuore) la sua interpretazione è lontana dall'essere altrettanto stellare. Il suo Sahir è piatto, inespressivo, perennemente ingrugnito. Samar è più caldo e simpatico, peccato compaia a ravvivare la scena solo nel secondo tempo.

Dhoom 2 (in piedi, per favore) è uno dei miei film d'intrattenimento preferiti in assoluto, e non solo del cinema indiano. E', nel suo genere, di una perfezione abbagliante. Mi basta adocchiarne un fotogramma per ritrovarmi incollata a ventosa allo schermo. Non mi aspettavo che D3 potesse eguagliarlo, però speravo che, grazie a Vijay e ad Aamir, mi avrebbe quantomeno intrigata. Non è stato così. A peggiorare le cose, il montaggio è pessimo. E Abhishek Bachchan gareggia in tetraggine. 
Promuovo le coreografie. 

TRAMA

Jai e Ali sono in trasferta professionale a Chicago. Un rapinatore di banche firma i suoi gesti criminosi con una frase in devanagari e una maschera da clown. Nel contempo, Sahir, prestigiatore e ginnasta, organizza il suo spettacolo a metà fra musical e circo.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* Una menzione speciale al corpo di ballo nei titoli di testa (brano Dhoom Tap). Bella anche la coreografia con annesse acrobazie del brano Kamli, e brava Katrina (e la sua controfigura). Superba la visualizzazione del brano Malang.

RECENSIONI

Rediff: * 1/2
"Twenty minutes into Dhoom 3, reeling from the assault of cinema so amateurish it’s hard to believe it was put together by grown men, I began to ask myself precisely what this film was trying to be. (...) There were stunts seemingly executed in slow-motion and shown to us even slower, resulting in yawnworthy chase scenes. There was Aamir Khan running down the side of a building for no apparent reason. Everything - repeat, everything - looked too goofy to be either thrilling or realistic or compelling or even plain fun. (...) How else can you explain this famine of originality? How else can you possibly justify the lack of a single interesting scene right up to the intermission?"
Raja Sen, 20.12.13

Mayank Shekhar: ***

Cinema Hindi: ** 1/2
Punto di forza: le coreografie, Aamir in versione Samar
Punto debole: sceneggiatura, regia, montaggio

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Aamir Khan - Sahir, Samar
* Abhishek Bachchan - Jai
* Katrina Kaif - Aaliya
* Uday Chopra - Ali
* Jackie Shroff - padre di Sahir e Samar

Sceneggiatura e regia: Vijay Krishna Acharya
Colonna sonora: Pritam
Traduzione del titolo: clicca qui
Anno: 2013
Trailer

Vedi anche:

CURIOSITA'

* La scena finale è stata girata sulla diga della Verzasca, nel Canton Ticino.
* Riferimenti a Bollywood: Hema Malini
* Riferimenti all'Italia: Sahir pronuncia la parola fantastico

07 febbraio 2019

happy new year



so mica se ho voglia di scrivere 'sta recensione. butto giù due righe e decido.
perchè il film è proprio (proprio) - proprio - scadente. peggio: triviale.
perchè sciarùk mio deambula stancamente sul set con la faccia sconfortata di quello che ha capito che il deragliamento è all'orizzonte e cerca un penalista fra le comparse. il carisma del Re non si discute. m-a-i. arriva come un tornado bollente ancor prima che LUI si affacci sul grande schermo e dica ciaociao. e continua a bruciacchiarti le ciglia dopo che se n'è andato. sciarùk è uno che perfora la materia con lo sguardo. uno che ti si incrosta addosso. ma per salvare 'sto film bisognava essere dio. e forse manco bastava.

non starò qui a puntare il dito contro i progetti malriusciti. penso al mio armadio e incenerisco dalla vergogna. le idee ti sembrano buone. poi le realizzi e si rivelano una schifezza. e per quanto ti adoperi tutto va storto. capita. magari è capitato anche a farah. ma se non è capitato. se happy new year è come lo aveva immaginato... allora una controllatina alle carotidi me la farei dare.

e abhishek... 
(conto fino a cento) 
(...) 
(UN ATTIMO CHE STO CONTANDO)
abhishek: te aishwarya non la meriti.

no ho deciso. niente recensione. 
(e comunque i titoli di coda sono molto carini)
(anche l'azzanno di deepika) 
(ma sciarùk: ma quelle sulla testa sono - comesichiamano - mèches ?!) (MECHES ?!?!) (**ommariavergine**).
(volevo risparmiarvi il trailer. poi mi son detta: eccheccazzo. devo soffrire solo io?)

eLLeSSeDì

06 febbraio 2019

UMRAO JAAN



Istruzioni per l'uso:
1 - bere un bel caffè
2 - concentrarsi su Aishwarya Rai
3 - evitare confronti con il magnifico Devdas di Sanjay Leela Bhansali.

Umrao Jaan è un adattamento cinematografico dell'opera in lingua urdu Umrao Jaan Ada (1899) di Mirza Hadi Ruswa. La fonte, in un certo senso, pesa. I dialoghi sono molto letterari, la recitazione un po' troppo teatrale. Il romanzo avrà forse fatto scalpore al tempo della pubblicazione, ma la narrazione in questa pellicola è talmente lenta e soporifera, il messaggio talmente diluito (in 3 abbondanti, interminabili ore di durata), che ti dimentichi di cosa parla il film mentre lo stai guardando. Ed è un peccato, perchè nel cinema hindi le storie al femminile sono poco comuni. 

Aishwarya Rai è splendida. Gli scenari classici le sono congeniali. UJ è una vera festa per i fan della donna più bella del mondo, qui in grandissima forma. Chiarisco: so cosa aspettarmi da Ash e non chiedo altro. Mi basta riempirmi gli occhi con la sua irraggiungibile bellezza ed apprezzare le sue doti di ballerina. Uno spreco il fatto che il regista si sia limitato ad affidare la rappresentazione del personaggio di Umrao solo all'avvenenza dell'attrice, senza collaborare con lei per irrobustirlo. Aishwarya si impegna ad entrare nel ruolo e a regalarci emozioni diverse, con risultati alterni. Ok. Mi accontento.

Mentre scorrono le immagini di UJ, torno con la mente al sontuoso Devdas. I punti in comune non mancano, ma il raffronto è impietoso sotto tutti gli aspetti, anche se le scenografie (Dutta ha effettuato le riprese in location reali), i costumi e le coreografie (molto tecniche) sono comunque di qualità. Devdas emoziona tantissimo. UJ no. La sceneggiatura è asfittica, i personaggi in qualche modo distanti (e talvolta implausibili). Abhishek ha poco da fare sul set e si limita ad ammirare adorante la futura signora Bachchan (all'epoca erano già innamorati o stavano per). Shabana Azmi non mi ha convinta sino in fondo.

TRAMA

Umrao Jaan, poetessa ed ex cortigiana, racconta la sua vita avventurosa: il rapimento da bambina, lo studio della danza e della poesia, l'amore per Nawab Sultan. E poi... (ehm), e poi... ronf, zzZZz....

RECENSIONI

The Times of India:
"What works against the film is its inordinate length and a certain plastic feel to the milieu. Some of the players not only fail to deliver the dialogues, they almost end up as farcical. The music too lacks shelf life and you walk out of the film without humming a single number. Aishwarya as Umrao? Aha! Now that's a toughie. Let's just say, she’s riveting in places, diligent throughout and tries so hard to recreate a lost world of grandeur that your heart almost goes out to her".
03.11.06

Hindustan Times: **
Kathakali Jana, 08.11.06

Cinema Hindi: ** 1/2
Punto di forza: Aishwarya Aishwarya Aishwarya 
Punto debole: sceneggiatura, montaggio, durata

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Aishwarya Rai - Umrao Jaan
* Abhishek Bachchan - Nawab Sultan
* Shabana Azmi - Khannum Jaan
* Sunil Shetty - Faiz Ali

Regia, sceneggiatura e montaggio: J.P. Dutta
Colonna sonora: Anu Malik
Coreografia: Vaibhavi Merchant
Anno: 2006

CURIOSITA'

* Non è chiaro se la cortigiana e poetessa Umrao Jaan sia davvero vissuta a Lucknow nel 19mo secolo oppure no.
* La madre di Shabana Azmi, Shaukat, ha interpretato lo stesso ruolo di Shabana nel celebre Umrao Jaan del 1981 (protagonista: Rekha).

GOSSIP & VELENI

* Il compositore Anu Malik nel 2018 è stato accusato di abusi a sfondo sessuale.

02 febbraio 2019

TALAASH



Questo film è stupefacente. Mi ha ipnotizzato. Mi si è ficcato sottopelle.
Il noir è un genere poco esplorato in India. Figuriamoci un noir scritto e diretto da donne. La storia è ben concepita. La sceneggiatura splendidamente stratificata. Difficile distinguere trama e sottotrame. Ma poi: è proprio (solo) un noir? Talaash mescola sapientemente noir, thriller, paranormale, sentimenti ed emozioni. Sì, un noir dall'ambientazione notturna e dai chiaroscuri psicologici. Mumbai è ammaliante. I personaggi incantano. Sì, un thriller un po' inconsueto intrecciato al paranormale. Sì, un paranormale che è anche un tributo intelligente e innamorato ad una maestosa pellicola di produzione internazionale (che non specifico per evitare spoiler) (*). Un paranormale che esonda dal thriller sino a rivoltare come un guanto il vissuto dei protagonisti. Il tutto innestato su una corrente sotterranea di afflizione senza scampo. I personaggi convivono con un dolore torturante, un macigno infrantumabile abbarbicato alla schiena. Impossibile non provare empatia. Talaash è un film difficile da affrontare per l'angoscia che provoca: mi risucchia, mi attanaglia la gola.

Prendiamo la superba performance di Nawazuddin Siddiqui. Sul set non è più lui. Il suo Tehmur si muove, respira e vive quel brandello di vita concessogli dalle sceneggiatrici, in quel ritaglio di mondo creato dalla regista, dimentico della presenza di macchine da presa e troupe tecnica. Perchè, dal punto di vista di Tehmur, quella è la realtà. Prendiamo Rani Mukherjee. La sua interpretazione è dolente e sincera. L'ammiro recitare a bocca spalancata e già la sua Roshni mi manca. Prendiamo Aamir Khan. Aamir sfoggia un talento che mi ha tramortito. Al suo tormentato Suri spettano le scene più significative e più strazianti. E prendiamo Kareena Kapoor. Sguardi, movimenti, parole, timbro di voce, ironia. Tutto nella sua Rosie mi infligge una stretta al cuore. Talaash mi rende irrazionale. Ci sarà una sorta di universo parallelo dove personaggi così perfettamente definiti confluiscono e continuano in modo autonomo a condurre le loro esistenze, perchè altrimenti la passione profusa da sceneggiatori e attori andrebbe oscenamente sprecata.

Reema Kagti ha diretto Talaash con grande cura e grande partecipazione emotiva. La narrazione scorre con ritmo sinuoso, supportata da una sceneggiatura, scritta a quattro mani da Reema e Zoya Akhtar, che è un'elaborata architettura nella quale anche i tasselli apparentemente più deboli o estranei alla fine trovano il loro posto. I dialoghi rendono giustizia a storia e personaggi. La magnifica colonna sonora intriga. 
Talaash mi è rimasto attorcigliato addosso per giorni. In un modo tutto suo, avvince e seduce.

(*) Non mi riferisco al film di Zemeckis del 2000 (che non ho visto), di cui alcune sequenze e alcuni dialoghi vengono riproposti in Talaash. Grazie a Diana e a Caterina per la precisazione.

TRAMA

All'ispettore di polizia Suri viene affidato uno spinoso caso che coinvolge una star di Bollywood: un incidente? Omicidio? Suicidio? Troppi lati oscuri. Il mistero si infittisce e si intreccia alle vicende personali di Suri, di sua moglie Roshni, di un losco personaggio e di una fascinosa prostituta. 

RECENSIONI

Rediff: ** 1/2
"Am I being too cruel? Perhaps, but because of the wasted opportunity. Someone asked me if Talaash was a watchable film, and indeed it is. It's better put together than a lot of the films we see here, and definitely strongly acted, but ends up so, so much less enjoyable than it deserved to be".
Raja Sen, 30.11.12

Mayank Shekhar, 30.11.12

Cinema Hindi: *****
Punto di forza: sceneggiatura, personaggi, Aamir+Rani+Kareena+Nawazuddin (mai cast più azzeccato)
Punto debole: -

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Aamir Khan - Suri, ispettore di polizia
* Rani Mukherjee - Roshni, moglie di Suri
* Kareena Kapoor - Rosie
* Nawazuddin Siddiqui - Tehmur
* Rajkummar Rao - Devrath, assistente di Suri

Regia: Reema Kagti
Soggetto e sceneggiatura: Zoya Akhtar e Reema Kagti
Dialoghi: Farhan Akhtar e Anurag Kashyap
Colonna sonora: Ram Sampath, testi di Javed Akhtar. Di qualità altissima. Vi segnalo il video promozionale (non incluso nel film) di Muskaanein Jhooti Hai, brano davvero notevole che accompagna i titoli di testa. Non riesco a levarmelo dalla mente.
Traduzione del titolo: ricerca, caccia
Anno: 2012

CURIOSITA'

* Nel famosissimo Leopold Cafe di Mumbai è stato allestito uno dei set del film
* Riferimenti a Bollywood: Ajay Devgan 
* Film che trattano lo stesso tema: Sunrise, pellicola in lingua marathi del 2014 diretta da Partho Sen-Gupta e interpretata dal sempre ottimo Adil Hussain, sotto certi aspetti assomiglia curiosamente a Talaash. Phoonk intreccia paranormale e horror al dolore devastante di un padre.