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29 giugno 2011

KNOCK OUT



Curioso mix di In linea con l'assassino e di A wednesday!, Knock out è un prodotto guardabile malgrado le lacune. I dialoghi in più di un'occasione scadono nella retorica. Non mancano rallentamenti, ripetizioni, ingenuità. Soprattutto non sono chiare l'identità della pellicola e la direzione della sceneggiatura. Troppi elementi si affastellano, generando una certa confusione di intenti. Knock out è un thriller psicologico o un film d'azione? E qual è il suo scopo? Scandagliare l'animo umano e metterne a nudo i lati oscuri, o denunciare la corruzione politica? Qualche taglio e un ritmo più serrato avrebbero giovato. Ma soprattutto focalizzarsi con maggiore decisione sull'argomento centrale sfrondando le sottotrame.

Se non avete visto In linea con l'assassino e se non vi aspettate un film memorabile, Knock out non vi deluderà. Soprattutto si resta affascinati dalle performance combinate di Sanjay Dutt e del solito ottimo Irrfan Khan. La tela psicologica che si crea fra loro intriga e coinvolge. L'architettura della storia è robusta, e la regia contribuisce ad infondere carisma alle figure dei due protagonisti. Una menzione per l'ironia: la fotografia di Gandhi compare in tutte le stanze del potere, alle spalle di uomini politici perennemente occupati a pianificare progetti criminosi.

TRAMA

La vicenda narrata in Knock out si svolge in tempo reale, dalle 11.00 alle 13.00 di una mattina mumbaita. Il consulente finanziario Tony Khosla (Irrfan Khan) utilizza una cabina telefonica pubblica per le sue conversazioni d'affari non proprio puliti. Ed in questo angusto spazio viene trattenuto da un misterioso interlocutore (Sanjay Dutt): un killer o un giustiziere?

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* La versione di Zara Zara Touch Me (Race) offerta da Irrfan Khan. Superfluo precisare che il sex appeal di Irrfan è decisamente superiore a quello di Katrina Kaif. Posso prenotare una replica a casa mia? (Vestito solo della cravatta, Irrfan, grazie).

ASSOLUTAMENTE DA DIMENTICARE

* La pettinatura di Irrfan Khan.

RECENSIONI

The Times of India: ***
Knock out è per la maggior parte ambientato in una cornice chiusa: tutta l'azione si sviluppa intorno ad una cabina telefonica, e questa è l'unica similarità col film hollywoodiano In linea con l'assassino. L'espediente funziona bene, almeno parzialmente. Sia Irrfan Khan che Sanjay Dutt giocano con faccia tosta al gatto e al topo, ed investono un'energia nervosa nello sviluppo della storia. Il primo tempo stenta un po' a decollare, ma poi non delude. Ovviamente è Irrfan Khan a conquistare gli applausi con la sua recitazione tesa, ma anche Sanjay Dutt convince. Il regista Mani Shankar ha scritto un thriller che cattura l'attenzione dello spettatore e che pone l'accento su un punto importante: estirpiamo la corruzione e vediamo come l'India spicca il volo.
Nikhat Kazmi, 14.10.10

Hindustan Times: *1/2
Knock out è un knockoff (*) hollywoodiano, ma il plagio è il minore dei mali. Povero Irrfan Khan! Costretto a rivolgersi al cinema occidentale per partecipare a prodotti più originali!
(*) riproduzione abusiva
Mayank Shekhar, 15.10.10

Cinema Hindi: ***
Punto di forza: la perfetta sintonia sullo schermo fra Irrfan Khan e Sanjay Dutt
Punto debole: la sceneggiatura confusa

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Sanjay Dutt - Veer Vijay Singh
* Irrfan Khan - Bachchu/Tony Khosla
* Kangna Ranaut - Nidhi, la giornalista televisiva
* Gulshan Grover - Bapuji, il politico
* Sushant Singh - Vikram, il poliziotto

Soggetto, sceneggiatura e regia: Mani Shankar
Sceneggiatura: collaborazione di Vijay Singh
Dialoghi: Shiraz Ahmed (Wanted)
Colonna sonora: Gourov Dasgupta (Aa Dekhen Zara)
Coreografia: Ganesh Acharya (Raavan) e Ahmed Khan (Ghajini)
Fotografia: N. Nataraja Subramaniam (Parineeta)
Montaggio: Chandan Arora (Cheeni Kum)
Coreografia nelle scene d'azione: Allan Amin (Prince)
Anno: 2010
Sito ufficiale

RASSEGNA STAMPA/VIDEO

* Bollywood Hungama, 16.10.10: intervista a Kangna Ranaut
* Hindustan Times, 21.10.10: dichiarazioni di Kangna Ranaut
* Bollywood Hungama, 07.06.10: video conferenza stampa IIFA 2010, con Mani Shankar, Sanjay Dutt, Irrfan Khan, Kangna Ranaut
* Bollywood Hungama, 31.08.10: video presentazione di Knock out, con Mani Shankar, Sanjay Dutt e Kangna Ranaut
* Bollywood Hungama, 05.10.10: intervista video a Kangna Ranaut
* Bollywood Hungama, 09.10.10: intervista video ad Irrfan Khan
* Times Now: intervista video a Sanjay Dutt e ad Irrfan Khan
* Bollywood Hungama: lista di tutti i link agli articoli e ai video dedicati a Knock out

CURIOSITA'

* Sanjay Dutt è probabilmente l'attore indiano più attivo della sua generazione (Anil Kapoor in questo periodo si dedica a produzioni internazionali, mentre Jackie Shroff, Sunny Deol e Mithun Chakraborty sono meno impegnati), e - fatto insolito a Bollywood - non rifiuta di interpretare personaggi con i quali condivide l'età anagrafica. Nel 2010 ha offerto un'altra interessante performance in Lamhaa.
* Sanjay Dutt e Kangna Ranaut appaiono sempre più spesso insieme sullo schermo: Knock out, No problem, Double Dhamaal, Rascals.
* Apoorva Lakhia, che in Knock out ricopre il ruolo del fighissimo agente speciale incaricato di uccidere Tony Khosla, è in realtà un regista. Il suo film più apprezzato è Shootout at Lokhandwala. Nel sito Popcorn Tv potete visionare Ek Ajnabee, con Amitabh Bachchan, sottotitolato in italiano. Lakhia è stato anche aiuto regista di Gowariker in Lagaan, e di Mira Nair in Kama Sutra. Ha inoltre collaborato a pellicole hollywoodiane quali Tempesta di ghiaccio (di Ang Lee), Innamorati cronici (di Griffin Dunne) e Delitto perfetto (di Andrew Davis).
* Aggiornamento dell'8 giugno 2013: nell'estate 2013, Knock out è stato trasmesso da Rai 1, doppiato in italiano.
* Riferimenti a Bollywood: l'applauditissima reinterpretazione di Zara Zara Touch Me. Da chiodo fisso.
* Riferimenti all'Italia: Knock out si apre con una citazione attribuita a Niccolò Machiavelli: 'War is politics by other means' ('la guerra è politica con altri mezzi'). In rete non ho trovato conferma della paternità di Machiavelli. Una frase molto simile sembra contenuta nell'opera Della guerra di Carl von Clausewitz. Non essendo appassionata di politica nè di strategie militari, ho colpevolmente abbandonato le ricerche. Menzionati inoltre i marchi Gucci e Armani.
* Film che trattano lo stesso tema: A wednesday! presenta delle similarità nella trama. In Jhootha Hi Sahi (commedia) e in Karthik calling Karthik il telefono riveste un ruolo altrettanto centrale. In Shiva (2006) e in Contract il protagonista è un poliziotto giustiziere. In The killer (con Irrfan Khan) la storia dei due protagonisti si svolge quasi interamente in un taxi. In No smoking si sviluppa una pericolosa tela psicologica fra i personaggi interpretati da John Abraham e Paresh Rawal. In Kidnap (con Sanjay Dutt) si gioca al gatto e al topo. Aamir è un ottimo thriller psicologico con qualche spunto simile a Knock out. Anche Acid factory (con Irrfan Khan) rientra nel genere. Quanto alla corruzione politica: Satta, Rann.

GOSSIP & VELENI

* Sembra che il ruolo dell'ispettore di polizia in Slumdog millionaire fosse stato offerto a Gulshan Grover, il quale rifiutò, favorendo la candidatura di Irrfan Khan.
* Un ringraziamento a Mahie Gill compare nei titoli di coda. L'attrice aveva girato un'item song coreografata da Ganesh Acharya su richiesta dei produttori. In seguito il regista decise di tagliarla. Articolo di Bollywood Hungama.
* La 20th Century Fox, produttrice di In linea con l'assassino, aveva reclamato il riconoscimento dei diritti d'autore presso l'alta corte di Mumbai, ottenendo il blocco della distribuzione di Knock out. In seguito ad un ricorso presentato dai produttori indiani, il blocco venne cancellato a fronte del versamento di un cospicuo deposito di denaro. Articolo di Bollywood Hungama.
* Allan Amin pare sia un cuoco eccezionale, definito da Sanjay Dutt il migliore al mondo. Regista e cast sono tutti allegramente ingrassati nel corso delle riprese di Knock out. Mani Shankar, che ha guadagnato ben otto chili, ha rivelato che la maggior parte delle sequenze d'azione furono progettate nella cucina di Allan. Divertente articolo di Bollywood Hungama.

08 agosto 2010

L A H O R E


Lahore viene pubblicizzato come un film internazionalmente acclamato, vincitore di alcuni premi, fra cui quello per il miglior attore protagonista assegnato in Italia all'esordiente (bravo) Aanaahad in occasione del Salento International Film Festival 2009. Nelle recensioni critiche - tutte positive - si legge che Lahore è un buona pellicola a tema sportivo che esalta con imparzialità l'amicizia fra India e Pachistan. Sorprendente, dal momento che la sceneggiatura di Lahore è piuttosto offensiva. In Lahore gli indiani sono i buoni, e i pachistani sono i classici, stereotipati cattivi. E sorprende anche lo stupore mostrato dai critici di The Times of India e di Hindustan Times dinanzi alla (comprensibile) decisione pachistana di non distribuire il film in Pachistan.

Lahore, da un punto di vista tecnico, è ben realizzato. Il regista Sanjay Puran Singh Chauhan conosce il suo mestiere. L'idea di ambientare la storia nel mondo del kickboxing è originale. Le scene di combattimento sono realistiche eppure spettacolari. Gli attori offrono una dignitosa performance. Il messaggio finale secondo cui vincere non è tutto è da applauso. Ma il razzismo rimane imperdonabile.

TRAMA

Dheeru (Sushant Singh), dopo aver conquistato il titolo nazionale di kickboxing, viene incluso nella squadra che rappresenta l'India ai campionati asiatici. Il fratello più giovane, Veerender (Aanaahad), è un ottimo giocatore di cricket. Dheeru perde la vita durante un combattimento particolarmente falloso. Veerender abbandona il cricket e, dopo anni, risale sul ring per vendicare il fratello.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* I titoli di testa e lo splendido brano a commento: Lahore - Theme (audio).

RECENSIONI

The Times of India: ***1/2
Da quel che si dice il film è stato proibito in Pachistan. C'era motivo? La verità è che Lahore all'inizio mostra in una luce dubbia il kickboxer e l'allenatore pachistani. Non solo: la giovane psicologa sportiva pachistana, a nome del suo Paese, chiede scusa all'atleta indiano. Ma Lahore termina su una nota fortemente pacifista, e dunque si adatta in modo perfetto alle necessità di oggi: si chiede di distruggere l'eredità d'odio, perchè l'occhio per occhio non può funzionare nelle questioni di politica internazionale. Soprattutto il film non tocca corde scioviniste, malgrado la tumultuosa relazione indo-pachistana sia rappresentata sullo schermo da uno sport aggressivo. Il tenore di Lahore è sensibile e misurato, e mantiene un basso profilo. La pellicola funziona per diverse ragioni. Innanzitutto grazie all'argomento trattato: in questo periodo l'India e il Pachistan stanno cercando un nuovo equilibrio nei loro rapporti. Poi perchè lo stile narrativo è antitetico ai toni nazionalistici di film del tipo di Gadar. Lahore racconta una storia impetuosa ma lo fa in modo gentile e lirico, ed è abbellito da una grande fotografia (Neelabh Kaul) e da buone scene di combattimento sportivo (Tony Leung Siu Hung). Ma più di tutto il resto, la pellicola vanta interpretazioni stellari, e Farouque Sheikh si guadagna l'applauso del pubblico nel ruolo del garbato allenatore di Hyderabad che deve preparare una squadra di vincitori, malgrado le interferenze politiche e burocratiche. Lahore è un film sensibile e avvincente che intrattiene e cattura.
Nikhat Kazmi, 18.03.10

Hindustan Times: ***
Lahore non è la storia di un'ascesa dalla povertà alla ricchezza. E nemmeno una storia di vita sul ring. E' invece una storia di relazioni familiari, di rivalità oltreconfine, di politica nello sport. Una storia d'amore, di sconfitta e di vendetta. Tutto già visto, ma l'ambientazione è nuova per Bollywood: un'arena da kickboxing. E sullo sfondo delle relazioni indo-pachistane, il messaggio che emerge è che qualche volta la sconfitta segna un punto a suo favore rispetto alla vittoria, e che la sportività è più importante del nazionalismo. Lahore è uno dei pochissimi veri film a tema sportivo prodotti a Bollywood. Il regista esordiente Sanjay Puran Singh Chauhan gestisce con pieno controllo le sequenze sul ring. I combattimenti, coreografati dall'esperto Tony Leung Siu Hung, residente a Hong Kong, sono credibili e adrenalinici. Sushant Singh nel primo tempo combatte con convincente disinvoltura, ma è il duello di Aanaahad nel climax a regalare alla pellicola il suo momento di gloria. Il titolo può sembrare deliberatamente provocatorio, ma Lahore è piuttosto misurato nel riferirsi ad un Paese vicino col quale l'India ha intessuto una storia di tre guerre. Nessun imbonimento sciovinista. Quindi sorprende la decisione pachistana di vietare il film.
Roshmila Bhattacharya, 19.03.10

Cinema Hindi: **1/2
Punto di forza: le coreografie sul ring ideate da Tony Leung Siu Hung.
Punto debole: il razzismo nella sceneggiatura.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Aanaahad - Veerender Singh
* Sushant Singh (The legend of Bhagat Singh) - Dheeru, fratello di Veerender
* Shraddha Das - Ida, la psicologa
* Shraddha Nigam - Neela, fidanzata di Dheeru
* Nafisa Ali (Life in a metro) - la madre di Veerender e di Dheeru
* Farooq Sheikh (Maya Memsaab) - S.K. Rao, l'allenatore indiano
* Sabyasachi Chakraborty (The namesake - Il destino nel nome) - Sikandar Hyaat Khan, l'allenatore pachistano
* Mukesh Rishi (Sarfarosh) - Noor, il campione pachistano
* Saurabh Shukla (Luck by chance) - Madhav Suri, il collaboratore di S.K. Rao

Soggetto e regia: Sanjay Puran Singh Chauhan
Sceneggiatura e dialoghi: Sanjay Puran Singh Chauhan e Piyush Mishra (v. note a Gulaal)
Colonna sonora: composta da M.M. Kreem (Paheli), è di buona qualità. Segnaliamo il già citato Lahore - Theme, composto però da Wayne Sharpe (Raajneeti) e interpretato da Lisbeth Scott (audio).
Action coreographer: Tony Leung Siu Hung
Fotografia: Neelabh Kaul (Aryan)
Montaggio: Sandeep Singh Bajeli
Distribuzione: Warner Bros.
Anno: 2010
Award: National Award per il miglior regista esordiente e per il miglior attore non protagonista (Farooq Sheikh) - aggiornamento del 16 settembre 2010

RASSEGNA STAMPA/VIDEO

* 15.03.10, The Times of India: intervista a Nafisa Ali

CURIOSITA'

* Sembra che il regista Sanjay Puran Singh Chauhan sia stato contattato da una casa di produzione americana per l'acquisto dei diritti al fine di realizzare un remake hollywoodiano di Lahore, probabilmente diretto dallo stesso Chauhan. Articolo di Hindustan Times.
* Nafisa Ali è stata campionessa nazionale di nuoto dal 1972 al 1974, ed è stata eletta Miss India nel 1976.
* Film sulla boxe: Aryan e Apne. In Apne uno dei protagonisti torna sul ring per vendicare il fratello. LOC Kargil è un film a tema militare altrettanto razzista nei confronti del Pachistan.

01 giugno 2009

THE LEGEND OF BHAGAT SINGH


E' un film che non vi consiglio. Rajkumar Santoshi, il regista di 'The Legend of Bhagat Singh', ha diretto fra gli altri il bizzarro e complesso 'Lajja', pellicola tutta al femminile con Ajay Devgan in un ruolo minore; l'ottimo 'Halla Bol', sempre con Devgan ma nel ruolo principale a regalarci un'interpretazione molto convincente; e 'Pukar', commentato positivamente dalla nostra impagabile Caterina.

Ma 'The Legend of Bhagat Singh' mi è sembrato davvero debole, narrato e diretto in modo inaccurato. La sceneggiatura è ripetitiva, noiosa, molto retorica (Santoshi non è riuscito a replicare con successo l'azzardatissimo esperimento tentato in 'Lajja' di far confluire in un unico film tematiche di denuncia ed estetica bollywoodiana). I personaggi sembrano di cartone, e la figura del bambino è inutile e di troppo. Gli europei sono al solito caricaturali. Il ruolo di Amrita Rao inspiegabile. I dialoghi sono spesso imbarazzanti. La regia spicca qua e là con qualche potente sequenza di gruppo e per il realismo crudo col quale vengono rappresentati i massacri. Per il resto è assente e incolore. Le interpretazioni sono spente, compresa quella di Ajay che è troppo uniforme e non emoziona. Persino la colonna sonora composta da A.R. Rahman sembra insipida, malgrado il tono epico e i testi patriottici.

Colpisce un solo aspetto: Gandhi non esce bene da questa pellicola. Il regista sceglie il suo eroe, Bhagat Singh, un rivoluzionario che preferisce la lotta armata alla non-violenza, e lo presenta come un personaggio positivo, combattivo, idealista, che sacrifica tutto se stesso per il suo Paese. Implicitamente Gandhi è il rivale petulante e debole, reo di non essersi adoperato abbastanza per la salvezza di Bhagat.

TRAMA

Bhagat Singh (Ajay Devgan) è un rivoluzionario che abbraccia la lotta armata per liberare il suo Paese dall'invasore britannico. Ma i tempi non sembrano ancora maturi per l'indipendenza dell'India.

RECENSIONI

Bollywood Hungama: ****
'La storia di Shaheed Bhagat Singh non è nuova per gli Indiani. Ma la cronologia degli eventi, dall'infanzia alla morte, viene magnificamente rappresentata in TLOBS. Il regista Rajkumar Santoshi centra molti obiettivi: i fatti vengono raccontati nel modo più semplice in modo tale che anche lo spettatore medio possa comprenderli senza difficoltà; il periodo precedente all'indipendenza viene minutamente raffigurato; il combattente per la libertà è presentato come un eroe autentico; senza distorcere i fatti il film narra brillantemente la vita del rivoluzionario e la passione per il suo Paese. Santoshi ha gestito la pellicola, il casting e le performance con la massima cura. TLOBS è indubbiamente il suo prodotto migliore. La sceneggiatura di Anjum Rajabali si sviluppa morbidamente, senza salti improvvisi, e non rende il film un mero documentario. I dialoghi (Piyush Mishra, Ranjeet Kapoor, Rajkumar Santoshi) sono naturali. E le battute contro i britannici scateneranno sicuramente applausi fragorosi in India. La musica di A.R. Rahman si amalgama bene con l'atmosfera della pellicola e si adegua per qualità agli standard internazionali. La fotografia di K.V. Anand è di prima classe. Le scenografie sono curate, i costumi perfetti, le scene d'azione ben eseguite. Definire Ajay Devgan eccellente nel suo ruolo significa sottovalutarlo. La sua performance è destinata a guadagnargli l'ammirazione degli appassionati di cinema, oltre che a conquistare premi.'
Taran Adarsh, 06.06.02

Cinema Hindi: *1/2
Punto di forza: alcune sequenze di grande cinema
Punto debole: sceneggiatura noiosa, personaggi stereotipati, interpretazioni non eccelse

SCHEDA TECNICA

Cast:

* Ajay Devgan ('Lajja') - Bhagat Singh
* Sushant Singh ('Josh') - Sukhdev
* D. Santosh ('Iqbal') - Shiviram Hari Rajguru
* Raj Babbar ('LOC Kargil') - il padre di Bhagat
* Farida Jalal ('Kuch Kuch Hota Hai') - la madre di Bhagat
* Surendra Rajan ('Paheli') - Gandhi
* Amrita Rao ('Main Hoon Na') - fidanzata di Bhagat

Regia: Rajkumar Santoshi ('Lajja')

Sceneggiatura: Anjum Rajabali ('Pukar')

Colonna sonora: A.R. Rahman ('Delhi-6')

Fotografia: K.V. Anand ('Josh')
Direzione artistica: Nitin Desai ('Devdas')

Anno: 2002

Award:

* National Award: Best Hindi Film e Best Actor (Ajay Devgan)

* Filmfare Award: Critics Award for Best Movie, Critics Award for Best Actor (Ajay Devgan), Best Background Score (A.R. Rahman)

* Zee Cine Award: Best Action, Best Background Score, Best Dialogue, Best Editing

CURIOSITA'

* Bhagat Singh fu giustiziato dagli Inglesi nel 1931 all'età di 24 anni. Proveniente da una famiglia Sikh ostile al Raj britannico, Bhagat iniziò giovanissimo a dedicarsi alla causa, associandosi al movimento di non-cooperazione di Gandhi, per poi diventare un vero e proprio rivoluzionario. L'episodio raccontato nel film del travestimento di Bhagat è realmente accaduto: il ragazzo si tagliò la barba e i capelli, violando così le regole sacre del sikkismo, per sfuggire ai controlli. Lo sciopero della fame proclamato da Bhagat durante la sua reclusione per rivendicare eguali diritti per i prigionieri indiani durò 63 giorni: la fama di rivoluzionario del nostro carismatico eroe si diffuse così in tutto il Paese e non solo nel Punjab

* Una delle più popolari teorie di cospirazione contro Bhagat Singh vede protagonista proprio la figura di Gandhi, accusato di aver avuto l'opportunità di salvare il giovane ma di non averla sfruttata. Gandhi dichiarò di essere un grande ammiratore del patriottismo di Bhagat, e di essersi opposto strenuamente alla sua esecuzione, ma il suo potere non era ancora abbastanza forte da ottenere la grazia

* La sequenza più emozionante è quasi all'inizio del film: dinanzi agli occhi sbarrati del piccolo protagonista, si narra il tristemente noto massacro di Jallianwala Bagh, avvenuto il 13 Aprile 1919. 'Era domenica e circa diecimila tra uomini, donne e bambini - in gran parte contadini provenienti dai villaggi vicini - si erano radunati nel bagh ("giardino") per celebrare una festività indù. Le truppe di Dyer spararono per dieci minuti, riversando 1650 pallottole a bruciapelo sulla folla inerme e intrappolata. Furono quattrocento gli indiani morti e milleduecento i feriti: quando si ritirarono, al tramonto, il generale e i suoi uomini avevano trasformato il giardino in un cimitero nazionale. (...) Così Tagore rinunciò al cavalierato che gli era stato conferito, dopo che aveva vinto il Premio Nobel per la letteratura nel 1913.' ('Storia dell'India', Stanley Wolpert, Bompiani, 2000, pagg. 275-276). Il massacro avvenne a seguito di violenti disordini scoppiati in Punjab alla notizia dell'arresto di noti leader della regione. Il generale Dyer aveva proibito ogni tipo di assembramento per garantire l'ordine pubblico

* Nei titoli di testa si ringrazia il fratello di Bhagat Singh

* Diversi film Hindi hanno raccontato le gesta di Bhagat. Il più vecchio, 'Shaheed', è del 1965. Nel 2002, insieme alla pellicola di Santoshi, è stata realizzata anche '23 March 1931: Shaheed', con Bobby Deol nel ruolo di Singh, Sunny Deol in un ruolo comprimario e Aishwarya Rai in un cameo. Entrambi i film incontrarono il favore della critica ma non del pubblico

* In 'Rang De Basanti' gli studenti protagonisti della pellicola vengono coinvolti nella realizzazione di un documentario proprio sulla vita di Bhagat Singh

* Lo sceneggiatore Anjum Rajabali ha recitato in 'Ghajini' nel ruolo del Dott. Mitra

* L'attore Raj Babbar è il padre di Prateek Babbar, che ha debuttato l'anno scorso in 'Jaane Tu Ya Jaane Na' nel ruolo del fratello della protagonista femminile, esordio positivamente accolto da critica e pubblico. Raj Babbar è stato eletto per tre volte membro del Parlamento indiano