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04 aprile 2022

S A L U T E


Salute è un poliziesco piuttosto interessante, grazie ad un soggetto robusto, ad una sceneggiatura articolata anche se disattenta, ad un'interpretazione misurata ed efficace offerta dall'attore principale, Dulquer Salmaan. La parte investigativa è coinvolgente. La narrazione, non sempre lineare, procede con cautela, mantenendo un ritmo costante. Aravind, il protagonista, è un eroe con qualche macchia e qualche paura, il prologo non ce lo fa proprio amare, ma Salute racconta il suo faticoso - tardivo - riscatto. Ajith, l'antagonista, all'inizio è credibile, e poi si trasforma nel classico eroe negativo monodimensionale privo di rimorso. I personaggi secondari si appiattiscono col procedere della storia.

Il dilemma morale è il nodo della trama e ne costituisce la spinta. Arricchisce di fascino la pellicola perché la rende sottile oltre che avvincente, e conferisce profondità ad Aravind. Salute chiede di essere considerato seriamente, orchestra una rappresentazione realistica, si sforza di mostrare tutti i punti di vista. Però la sceneggiatura commette un imperdonabile errore: [spoiler] poliziotti che adottano metodi molto discutibili pur di assicurare alla giustizia un presunto colpevole, per la stessa ragione non permetterebbero mai di lasciare in libertà un assassino. L'errore crea una sorta di corto circuito che tradisce l'intenzione e svuota alcuni personaggi di significato. Riaffiora la vecchia e trita formula buono contro cattivi. Il finale amplifica l'errore: i poliziotti verranno puniti, ma ne escono moralmente puliti (Aravind è il solo a meritarlo), e Salute vorrebbe convincerci che sia giusto così. 

TRAMA

Aravind è un giovane poliziotto. Il fratello maggiore Ajith è il suo superiore. Una coppia viene uccisa. Le elezioni sono dietro l'angolo, e le pressioni politiche inducono Ajith, un riluttante Aravind e altri colleghi, a creare delle prove schiaccianti a carico del principale indiziato per chiudere il caso. 

RECENSIONI

The Hindu:
'The latest Rosshan Andrrews offering is a slow burn, investigative film that builds towards an unexpected climax. (...) Salute (...) is (...) well worth the time spent. The denouement is leisurely arrived at, and the few loose ends are tied up and explained neatly. (...) Dulquer Salmaan as sub-inspector Aravind Karunakaran is a riveting watch and impresses. (...) Cops turning on each other is a familiar theme, but the presentation has one torn between wanting to condemn them and empathising with them. (...) The non-linear narrative works well for the straightforward story. The director takes his time with it, and the twist in the tale is unexpected given the build-up. The script ensures that there are no distractions from the main story. (...) There are plenty of opportunities to dramatise and exaggerate, but thankfully, Rosshan Andrrews does not indulge. A police procedure film is always an interesting watch, especially when done realistically, and Salute scores'.  
Shilpa Nair Anand, 19.03.22

Firstpost: ***
'Salute largely unfolds as a police procedural, showcasing the tedium of police investigations far removed from the glamour associated with them in TV shows. (...) This new police drama (...) does not adhere to the conventions of the Malayalam filmverse. It is neither loud nor flashy as commercial cop films from this industry often are. It is not preoccupied with the hero’s swag, which is particularly commendable because that hero is played by the producer. It is also not about dirty cops alone nor about a clean-as-a-whistle Robin Hood, but revolves around an individual who falls in the sizeable space in between. So far so good, and for the most part, Salute remains engaging. (...) Somewhere in the second half though, the narrative begins to stretch itself, mistaking length for ruminativeness and needless additional seconds for detail. This progressively diminishes the impact of the suspense and the new revelations at every turn. Even when it slips though, Salute is never less than interesting. (...) One reason why Salute works even through its missteps is the atmosphere the director manages to build. (...) The other is [Dulquer] Salmaan himself who remains thoroughly invested in his character’s dilemmas from beginning to end. His expressive face conveys Aravind’s inner conflicts. (...) The film (...) slips and falls, but it manages to pick itself up well enough to be worth watching'. 
Anna MM Vetticad, 18.03.22

Cinema Hindi: ***
Punto di forza: la trama investigativa è ben costruita; l'interpretazione di Dulquer Salmaan.
Punto debole: qualche errore nella caratterizzazione dei personaggi secondari e nella sceneggiatura, il finale, un paio di inutili e posticce scene d'azione, le sbiadite vicende familiari, l'enorme coincidenza della denuncia della donna truffata. Perché non viene tracciato un identikit del misterioso, elusivo criminale?

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Dulquer Salmaan - Aravind
* Manoj K. Jayan - Ajith, fratello di Aravind
* Diana Penty - Dia, fidanzata di Aravind

Regia: Rosshan Andrrews
Sceneggiatura: Bobby-Sanjay
Colonna sonora: Jakes Bejoy
Lingua: malayalam
Anno: 2022

CURIOSITÀ

* Dulquer Salmaan ha prodotto il film.

08 giugno 2009

SRINGARAM


'Sringaram' è un film in lingua Tamil, curatissimo nei dettagli, visivamente molto piacevole. Ma non è solo la confezione a brillare: la storia è interessante e sino ad un certo punto anche ben sviluppata. L'interpretazione della bella protagonista è dignitosa anche se un po' fredda. Le coreografie, di tipo classico, sono di ottimo livello tecnico, valorizzate dalla ricchezza dei costumi.

Da un punto di vista stilistico nulla in questa pellicola farebbe rimpiangere il glamour bollywoodiano, eppure manca quello scintillio, quell'energia, quel carisma divistico, quella vitalità che, al mondo, solo la cinematografia Hindi è in grado di sprigionare.

TRAMA

Madhura (Aditi Rao Hydari) è la nuova Devadasi del tempio - siamo nel Tamil Nadu negli anni Venti. Dotatissima ballerina, orgogliosa della sua arte, mal si adatta alle richieste opportuniste avanzate dal signorotto locale, il Mirasu (Manoj K. Jayan). Madhura preferisce abbandonare il suo status privilegiato per dedicarsi alla danza sacra, e unirsi all'umile guardiano del tempio, Kasi (Shashikumar).

RECENSIONI

The Hindu
'Un nutrito gruppo di abili tecnici, molti di loro esordienti, opera congiunto per 'Sringaram', un dramma storico nel quale grande attenzione è stata posta ai dettagli. Alla guida della squadra la regista Sharada Ramanathan al suo debutto. 'Sringaram' non è privo di difetti, ma i pregi riescono ad offuscarli. Gli occhi espressivi e la bravura come ballerina fanno dell'elegante Aditi Rao Hydari la scelta più adeguata al ruolo. Gentile e risoluto, forte e vulnerabile, il personaggio è molto ben costruito. Manoj K. Jayan colpisce per la sua recitazione sommessa. Shashikumar fa pieno uso delle potenzialità del suo ruolo. La fotografia di Madhu Ambat merita una menzione speciale. La direzione artistica di Thota Tharani cattura l'attenzione. E non si può evitare di ammirare gli eccellenti costumi di Rukmini Krishnan. Le coreografie di Saroj Khan sono un'impressionante miscela di tradizione e modernità. Non capita spesso di sentire gli applausi alla fine di una proiezione per la stampa. Questa volta è successo.'
Malathi Rangarajan, 05.10.07

Cinema Hindi: ***1/2
Punto di forza: la cura e la finezza dei dettagli (applauso a tutto il cast tecnico)
Punto debole: qualche smagliatura nella sceneggiatura, qualche rallentamento non necessario nel ritmo

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Aditi Rao Hydari ('Delhi-6') - Madhura
* Manoj K. Jayan - il Mirasu
* Shashikumar - Kasi
* Hamsa Moily - Kama

Regia: Sharada Ramanathan, popolare danzatrice, qui al suo debutto dietro la macchina da presa

Coreografie: Saroj Khan ('Delhi-6', 'Saawariya', 'Devdas')

Fotografia: Madhu Ambat

Direzione artistica: Thota Tharani

Costumi: Rukmini Krishnan

Award: National Award per la miglior coreografia a Saroj Khan e per la miglior fotografia a Madhu Ambat (ringraziamo Gina K.)

Traduzione del titolo: 'sringaram' è un vocabolo Tamil che significa 'vestirsi elegantemente' (in senso femminile), in modo particolare per le cerimonie nuziali. Applicare il kajal, il bindi, ornarsi con braccialetti, collane di fiori intrecciati, indossare scintillanti abiti dai ricchi colori e ricami. Ma può anche significare 'corteggiamento' (ringraziamo Gina K.)

Anno: 2007

CURIOSITA'

* La coreografa Saroj Khan è la madre del coreografo Raju Khan ('Jodhaa Akbar'). Ha vinto il National Award per la miglior coreografia anche per 'Devdas'

* La battuta migliore del film è recitata dal personaggio di Madhura al momento di abbandonare il tempio: 'Non è ribellione, è autostima'. Standing ovation alla fiera danzatrice

* La sequenza più emozionante vede ancora protagonista Madhura, affiancata da Kasi: non perdetevi la dolcezza del gesto di Kasi che offre alla Devadasi ormai in disgrazia un tempio naturale nella giungla decorato dai campanelli delle cavigliere di Madhura

* 'Sringaram' è stato recentemente proiettato a Roma nel corso della rassegna 'Rainbow of Indian Films'

* La Devadasi o serva di Dio dedicava alla divinità del tempio la sua vita di danzatrice. Durante la colonizzazione britannica la figura della Devadasi cominciò a perdere la connotazione religiosa e a trasformarsi in qualcosa di simile a una prostituta. Ma la famosa danzatrice Rukmini Devi riuscì a riaffermare il valore di quest'arte: a Madras furono aperte delle vere e proprie scuole, e la Bharatanatyam si rivelò come la più alta forma di danza classica indiana. La nostra Gina K. ci fornisce delle interessanti informazioni supplementari: 'Le Devadasi non potevano contrarre matrimonio, in quanto ufficialmente spose di Dio, e si esibivano nelle corti dei re o dei signorotti locali, spesso diventandone le amanti. Non potevano cessare di essere Devadasi e lasciare il tempio. Se generavano figlie, queste erano destinate a loro volta a diventare Devadasi. Acquisivano spesso grande potere grazie alle loro altolocate relazioni. Tutte le forme di danza classica e di musica classica indiane si sono evolute nei templi, in quanto considerate poesie e preghiere offerte alla divinità. Le danzatrici rappresentavano scene tratte dai poemi epici e dai testi religiosi. Un tempo era considerato disdicevole per le fanciulle di buona famiglia danzare in pubblico: studiavano danza e musica ma si esibivano solo in privato, e comunque mai dopo il matrimonio. Recentemente alcuni musicisti e compositori hanno tentato di integrare la musica e le danze popolari e folkloristiche con quelle classiche, malgrado l'ostilità dei puristi. Oggi ci sono persino un paio di danzatrici femministe che interpretano nelle loro esibizioni soliste dei forti personaggi femminili, sia della tradizione indiana che provenienti da altre culture (per esempio Maria Maddalena).' (Gina: thank you for the info and for your usual kind help)