30 agosto 2019

A A D A I


Ricordo che il trailer aveva creato un grosso clamore, la cui eco era giunta sino alla rivale industria cinematografica di Mumbai, complice anche il contributo promozionale prestato da Karan Johar e da Anurag Kashyap. Suppongo che Aadai, singolare thriller in lingua tamil, sia il primo film popolare indiano nel quale l'attore principale reciti completamente nudo. Come se non bastasse, la protagonista è di sesso femminile, e questo spiega l'entità del clamore. La pellicola ruota intorno a Kamini, personaggio costruito con la stessa forza e con le stesse pecche del tradizionale eroe maschile. L'audace Amala Paul, nel ruolo di Kamini, sopporta il peso del film, regalando un'interpretazione determinata e convincente. 
Aadai è in sintesi la storia di una vendetta narrata dal punto di vista dell'eroina negativa che la subisce. Il primo tempo è introduttivo, bizzarramente costruito, con virate psichedeliche e persino un brevissimo tributo a 2001: Odissea nello spazio. La consumazione della vendetta coincide con il secondo tempo, e non si limita dunque al finale, che è anzi piuttosto debole oltre che verboso.  

Azzarderei che le metafore riscontrate dalla critica indiana siano involontarie. Certo, la sequenza dello specchio suggerisce implicazioni intriganti, così come il quesito centrale posto da Aadai: quanto siamo disposti a rischiare, anche in termini di incolumità fisica, pur di nascondere la nostra nudità? Aadai rappresenta sullo schermo uno degli incubi più ricorrenti, quello di ritrovarsi nudi all'aperto, in mezzo ad una folla, o in altre situazioni nelle quali normalmente si è vestiti. Se da un lato l'antipatica Kamini non suscita sentimenti solidali, dall'altro il tema ci induce a provare empatia per lei, perchè in qualche modo affonda nelle nostre fobie.

I thriller indiani assurgono di rado alle vette del box office, ma vantano una fedele schiera di estimatori, alimentati da un numero sempre crescente di pellicole realizzate in tutte le cinematografie locali. Aadai nel complesso è guardabile perchè insolito e perchè non manca di ironia, nonostante qualche cliché moralista, tipico del genere, e qualche implausibilità di troppo nella trama. La sceneggiatura tiene e la narrazione tutto sommato avvince. 

TRAMA

Kamini fa solo quello che le pare, quando le pare, come le pare. I sentimenti altrui? Chissenefrega. Alla sua festa di compleanno eccede in tutto. Ma al risveglio, il mattino dopo, si becca una biblica bastonata dritta in fronte. E' ora di attingere alla sua arroganza per sopravvivere. E per maturare.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* Le sequenze tratte dal programma televisivo ideato da Kamini. Puro genio.

RECENSIONI

The Hindu:
'It is a film whose building is strong but the basement is weak. Aadai is an Amala Paul show throughout. (...) Characters around Amala Paul while appearing to influence her situation end up leaving little to no impact on the screenplay. And when the big plot reveal happens, the intensity built up until that point by virtue of Amala Paul's screen presence, deflates in an instant. This kind of a plot reveal didn't really merit the scenes that preceded it, and that is a game killer. In an instant, the film turns into an unconnected mess. Overall, Amala Paul usurps everyone and everything, which is great, but is also eerily similar to the manner how heroes overshadow everything in their film. This is not a criticism. It is a worry. Perhaps, what we need is a plot-centric film. Surely, Tamil cinema writer-directors cannot be so one dimensional that they cannot understand the distinction of making one'.
Pradeep Kumar, 20.07.19

Film Companion:
'Whenever a film’s protagonist is a woman, a certain section of the audience calls the heroine “the hero of the film” - as though the importance of the central figure can only be assessed in masculine terms. But Kamini (Amala Paul), the “hero of Aadai”, may be the first female protagonist to deserve this title. For one, she is the least “feminine” female you’ll find. (...) But more importantly, the “hero of the film” label fits Kamini because she’s essentially a dick. (...) The way Kamini has been designed is one of the many brilliant decisions by the writer-director Rathna Kumar. (...) Aadai complicates our reactions by making Kamini completely unsympathetic. (...) Dig deeper and you’ll see that the aadai of the title refers not to clothes (or the lack of them), but to the “cover” we adopt in society: the way we walk, talk, dress, choose to be in front of others. But what are we, really, when the naked self is revealed? Aadai literalises this idea with Kamini’s nudity. (...) I wish the writing had been better, though. (...) I would have liked Kamini’s trauma to have included a few quiet, inward moments - she’s almost always reacting to something. But the film’s biggest sin is its inability to stop talking. (...) Aadai worked for me. It’s thematically one of a piece. Amala Paul’s face is nude - there’s no makeup. Vijay Karthik Kannan’s cinematography is nude. (...) The camera treats us like witnesses to the proceedings rather than an “audience” to show-off to. (...) A fantastic Amala Paul sinks her teeth into one of the great hero... um, heroine roles of Tamil cinema. But there’s no overt hero(ine)ism. After a period of helplessness, Kamini dons her “warrior garb” and gets ready to face the world - but the you-go-girl reassurances can wait. First, she has to become a more sensitive person. Humanism first, feminism later. I wish this last stretch, with its big reveal, had been sculpted better. I wish it had been less screechy, less pious. But I came away with the satisfaction of witnessing - after a long, long time - a character with a complete arc, forged in very personal fires. Watch Kamini at the start of Aadai. Watch her at the end. You’ll see the film is a journey from, as the cliché goes, zero to hero. Watch her tackle the #MeToo-accused lyricist, and you’ll see strength is not about wearing pants. You can dress like a woman and still bring down The Man'.
Baradwaj Rangan, 24.07.19

Cinema Hindi: *** 
Punto di forza: l'interpretazione di Amala Paul, temeraria come, sino ad ora, solo Vidya Balan ha dimostrato di essere.
Punto debole: un primo tempo troppo lungo, l'inopportuno sermone finale. Se il montaggio li avesse sfrondati, al mio giudizio avrei aggiunto una mezza stella.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Amala Paul - Kamini
* Ananya Ramaprasad - Nangeli, la ragazza delle consegne
* Ramya Subramanian - Jennifer, la giornalista televisiva
* Sarithiran - Sukumar, l'amico e collega di Kamini, innamorato respinto

Regia e sceneggiatura: Rathna Kumar
Colonna sonora: Pradeep Kumar e Oorka. La colonna sonora è piuttosto interessante. Vi segnalo il brano rock Onnumilla; la buona rivisitazione in chiave rock del canto devozionale tradizionale Raksha Raksha Jaganmatha; e la mia canzone preferita, l'onirica Nee Vaanavilla, magnificamente interpretata da Shakthishree Gopalan.
Traduzione del titolo: abito, vestito
Anno: 2019

CURIOSITA'

* Gli storici si stanno ancora accapigliando riguardo alla veridicità o meno dell'imposizione della breast tax.
* Gli Oorka sono un gruppo rock tamil formatosi nel 2014. Nel 2016 viene distribuito il loro album di debutto, considerato il primo album rock nella storia della musica tamil. Pradeep Kumar è il bassista della band.
* Le locandine del film non sono male. Ve le propongo al termine del testo.
* Riferimenti a Bollywood: Sunny Leone (complimenti per l'ironia).
* Film che trattano lo stesso tema: Trapped.

GOSSIP & VELENI

* Non aspettatevi nudi integrali: il regista, con abili inquadrature, riesce sempre a non svelare troppo e quindi a non allarmare la censura indiana.
* Incredibile la somiglianza fisica fra Amala Paul e Deepika Padukone.






27 agosto 2019

H A M I D


I pochi film che ho visto ambientati in Kashmir - terra magnifica e lacerata - sono misurati, malinconici, più amari che rabbiosi. Suppongo che, per aggirare la censura indiana, gli sceneggiatori debbano imbrigliare parole e intenzioni, e forse questo spiega il minimalismo (e l'assenza di originalità). 

Hamid non fa eccezione. Una storia semplice ma emozionante, un dramma intimista e non politico. Le vicende che insanguinano il Kashmir rimangono sullo sfondo. La pellicola indaga il senso inesprimibile di vuoto provocato dalla perdita di una persona cara, il rimorso, la chiusura in se stessi. I due protagonisti, il piccolo Hamid e la madre Ishrat, percorrono separatamente i rispettivi sentieri di dolore e di lentissima, estenuante rinascita. 
La regia è partecipe e delicata. La sceneggiatura si limita a narrare i tentativi di Hamid di conquistare il favore di Allah, le tragicomiche conversazioni telefoniche fra il bambino kashmiro e il soldato indiano, e la loro singolare, breve relazione. I dialoghi sono stringati. I personaggi appena abbozzati eppure vivi. Le interpretazioni sobrie.

Hamid ritaglia e isola un frammento di umanità e di solidarietà, lo mette a fuoco e ce lo porge. Non ci chiarisce il contesto, non aggiunge nulla di nuovo, ma ci sussurra che forse non tutto è perduto.

TRAMA

Hamid chiede con insistenza qualcosa al padre. L'uomo esce al buio per accontentarlo. Non tornerà più. Hamid viene informato che il padre è con Allah. Il bambino non si impressiona e telefona direttamente a Dio per chiedere spiegazioni al riguardo.

GIUDIZIO

Cinema Hindi: *** 1/2
Punto di forza: l'espediente ingegnoso delle telefonate
Punto debole: l'interpretazione un po' rigida del piccolo Talha Arshad Reshi

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Talha Arshad Reshi - Hamid
* Rasika Dugal - Ishrat, la madre di Hamid
* Vikas Kumar - Abhay, il soldato indiano e, volendo, anche Dio

Regia: Aijaz Khan
Sceneggiatura: adattamento di Ravinder Randhawa dell'opera teatrale Phone No 786 di Amin Bhat
Colonna sonora: Andrew T. Mackay
Anno: 2019
Awards:
* National Film Award per il miglior film in lingua urdu

CURIOSITA'

* Per approfondire la questione del numero 786 nell'Islam: clicca qui.
* La Central Reserve Police Force o CRPF è il corpo nazionale di polizia indiana, il più grosso corpo paramilitare al mondo. Numerosi contingenti della CRPF sono stanziati in Kashmir.

26 agosto 2019

MERE PYARE PRIME MINISTER


I film interpretati dai bambini sono sempre godibili. Om Kanojiya, il piccolo attore protagonista di Mere Pyare Prime Minister, e soprattutto il compagno Adarsh Bharti, sono una delizia. Gli argomenti trattati attuali e importanti, l'intenzione lodevole. MPPM si lascia guardare, crea empatia, indigna, strappa sorrisi. 

La pellicola è un mix piuttosto riuscito di dramma e commedia, realismo e favola. Lo stupro subito da Sargam è raccontato con sensibilità rara, e la performance di Anjali Patil è molto emozionante. Inoltre MPPM, sorprendentemente, sceglie di non stigmatizzare la donna, una ragazza madre ben inserita nel suo contesto sociale; ad aggressione avvenuta, la comunità (bambini inclusi) la sostiene invece di rinnegarla, e il quasi-fidanzato non l'abbandona nè si trasforma in eroe vendicatore. Questo evento brutale è dunque il nocciolo della storia, da cui nasce la denuncia dell'assenza di servizi igienici privati e pubblici e di impianti fognari nelle baraccopoli. 
Il tono è moderatamente leggero, perchè l'intera vicenda è vista con gli occhi di Kannu, il figlioletto di Sargam. La sceneggiatura tiene, malgrado l'espediente ormai trito dell'interessamento dell'autorità maggiore. I dialoghi sono dignitosi, e quelli scambiati fra i ragazzini molto divertenti. I personaggi adulti nel complesso risultano convincenti.

MPPM è stato proiettato in prima mondiale, in concorso nella selezione principale, alla Festa del Cinema di Roma 2018, alla presenza del regista (clicca qui). 

TRAMA

Il piccolo Kannu è deciso a costruire un bagno pubblico nella baraccopoli di Mumbai in cui vive. La madre ha subito uno stupro mentre si recava a defecare all'aperto. Kannu si improvvisa ingegnere, protesta in Comune, si rivolge al primo ministro, raccoglie fondi per il proprio funerale, per un tempio hindu e per una moschea. Quale di questi tentativi funzionerà?

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* La sequenza delle analisi del sangue: il gentiluomo Pappu si merita un fragoroso applauso. 
* La risposta di Sargam alla domanda di Kannu 'A cosa servono i preservativi?'.

RECENSIONI

Hindustan Times: ***
'Mere Pyare Prime Minister is an earnest fairy-tale, modest but far from memorable. The kids are fine and some scenes charm, but the grown-ups get the best bits'. 
Raja Sen, 16.03.19

Mid-Day: * 1/2
'This is the sort of film that ideally aims to ride on its supposedly noble intentions alone, rather than engaging characters or story'.
Mayank Shekhar, 16.03.19

Cinema Hindi: *** 1/2
Punto di forza: MPPM è il risultato di un equilibrio dignitoso fra vari aspetti. Nessuno spicca. 
Punto debole: nel secondo tempo il ritmo rallenta.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Om Kanojiya - Kannu
* Adarsh Bharti- Ringtone, il pepatissimo amico di Kannu
* Anjali Patil - Sargam, madre di Kannu
* Niteesh Wadhwa - Pappu, il quasi-fidanzato di Sargam
* Rasika Agashe - Rabiya, la vicina di casa
* Makarand Deshpande - Sainath
* Atul Kulkarni - cameo

Regia: Rakeysh Omprakash Mehra
Sceneggiatura: Manoj Mairta, Rakeysh Omprakash Mehra, Hussain Dalal
Colonna sonora: Shankar-Ehsaan-Loy
Traduzione del titolo: (Mio) Caro Primo Ministro
Anno: 2019 (anno di distribuzione in India)

RASSEGNA STAMPA/VIDEO

* Recensione di Laura Calvo, Eco del Cinema, 24 ottobre 2018:
'Vedendo “My Dear Prime Minister” si ha la sensazione che tutto sia stato ideato, realizzato e curato in maniera professionalmente perfetta. (...) È una produzione che ha l’obiettivo di una distribuzione planetaria senza voler trascurare l’esito di pubblico nella propria nazione ed il regista Rakeysh Omprakash Mehra è riuscito a realizzare un’opera che sicuramente riuscirà nei due intenti. C’è molta Bollywood, con canzoni e balli di gruppo, ma sono sempre contestualizzati. (...) Il regista cura anche soggetto e sceneggiatura (...) con idee intelligenti ed anche profonde. (...) Uno degli aspetti più coinvolgenti di questo meraviglioso lungometraggio risiede nel fatto che questi ragazzi sono spontanei, divertenti, coraggiosi, inventivi ma tenaci nel perseguire i loro scopi, che sono dettati dall’amore e dallo spirito di solidarietà. Le scene d’azione nei vari contesti sono sempre rese al meglio dalle tecniche di ripresa. (...) Si potrebbe continuare ad elogiare tutte le altre figure del cast tecnico che hanno curato costumi, scenografia e fotografia, i montatori che hanno fatto un lavoro perfetto, si potrebbe ribadire cioè che “My Dear Prime Minister” è un prodotto confezionato ad arte. Si potrebbe anche evidenziare che a parte un singolo episodio di violenza, tutto è troppo perfetto nelle vicende raccontate, che il plot ha uno sviluppo da commedia a lieto fine un po’ troppo tradizionale. Ma si tratta di un musical, non un melò, lo scopo è divertire e trasmettere buoni sentimenti, diversi temi sociali sono trattati e soprattutto non si è trascurato lo scopo principale di questa meravigliosa forma d’arte che è il cinema, ossia l’intrattenimento'.

CURIOSITA'

* MPPM ci informa che in India 300 milioni di donne non hanno accesso ai servizi igienici. Il 50% degli stupri vengono commessi ai danni di donne che defecano all'aperto, comprese bambine al di sotto dei 10 anni.
* Riferimenti a Bollywood: Delhi-6, Sheila Ki Jawani, Dangal, Tiger Zinda Hai. La canzone che cantano Kannu e Sargam è la famosissima Aati Kya Khandala, tratta dalla colonna sonora di Ghulam.
* Film che trattano lo stesso tema: Toilet: Ek Prem Katha.

13 agosto 2019

ROMEO AKBAR WALTER


Premetto che le storie di spionaggio mi annoiano a morte. Non capisco niente di strategie e intrighi, mi perdo nelle trame, mi sfuggono dettagli cruciali. Romeo Akbar Walter non è privo di pregi. Il soggetto è interessante perchè correlato alla nascita del Bangladesh, evento toccato di rado nel cinema indiano, e perchè mostra in modo abbastanza realistico la vita quotidiana di una spia. Se la saga di Bond è iper patinata e piena di glamour, RAW sceglie di raccontarci la verità: il mestiere di spia non è affatto eccitante, bensì estremamente tedioso; se non ti ammazza il controspionaggio, ti ammazza la noia. In RAW l'eroe che si sacrifica per l'India è un musulmano: visti i tempi, fattore da non sottovalutare. I personaggi pachistani sono piuttosto ben scritti, e questa sì che è una novità epocale. L'ambientazione dei primi anni settanta del secolo scorso è ricreata in modo lodevole. La fotografia è plumbea, e predilige i toni del grigio, del marrone, del verde cupo. Il cast di supporto, con l'eccezione di Mouni Roy, è convincente. Indira Gandhi, esponente di primo piano del partito del Congresso, è al potere all'epoca dei fatti narrati in RAW; ultimamente il cinema preferisce invece raccontare storie che mettano in buona luce il BJP.

Eppure RAW non mi ha appassionato. La sceneggiatura è curata ma manca di ritmo. Inoltre si è archiviato in gran fretta l'aspetto psicologico e personale dell'agente musulmano che è costretto a tradire dei correligionari di nazionalità diversa dalla sua. Fra l'altro nel film si sviluppa un rapporto quasi di affetto fra Akbar e il pachistano Isaq. John Abraham mi è sembrato troppo ingessato. La retorica patriottica è molto pesante. Il rapporto madre-figlio melodrammatico.

TRAMA

L'India è sull'orlo di una guerra con il Pakistan. La miccia viene accesa dalla ribellione della popolazione del Pakistan orientale - oggi Bangladesh - contro il governo centrale, ribellione sostenuta da Delhi. Romeo, attore dilettante e figlio di un ufficiale dell'esercito ucciso durante un'azione, viene selezionato dall'agenzia di spionaggio indiana per una pericolosissima missione. 

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* La spettacolare automobile di Isaq Afridi

ASSOLUTAMENTE DA DIMENTICARE

* La sequenza dell'unghia

RECENSIONI

Hindustan Times: * 1/2
'Romeo Akbar Walter follows spy clichés dutifully and drowns us in minutiae, but never feels immediate or exciting. It’s a slow film. (...) Abraham, possibly a shark at poker, uses expressions sparingly, as if afraid to run out of a restricted repertoire. (...) Pakistani intelligence (...) for once looks efficient enough to be a threat. There is even some third-act skulduggery that could have been clever. Unfortunately, the film drags on for too long, and (...) every little bit is tediously spelt out'.
Raja Sen, 05.04.19

Cinema Hindi: ***
Punto di forza: una certa onestà nel descrivere i fatti...
Punto debole: ... a scapito della narrazione, che risulta poco accattivante.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* John Abraham - Romeo/Akbar/Walter
* Jackie Shroff - Srikant, il superiore di Romeo
* Sikander Kher - colonnello Khan
* Raghubir Yadav - Mudassar
* Rajesh Shringapore - Awasthi
* Anil George - Isaq Afridi

Regia: Robbie Grewal
Sceneggiatura: Robbie Grewal, Rahul Sen Gupta                  
Colonna sonora: Ankit Tiwari, Sohail Sen, Shabbir Ahmed, Raaj Aashoo
Anno: 2019

CURIOSITA'

* Il titolo del film condivide l'acronimo con la Research & Analysis Wing, l'agenzia indiana di spionaggio.
* Abhishek Bachchan legge il breve testo prima dei titoli di coda.
* Sushant Singh Rajput inizialmente era stato scritturato per il ruolo del protagonista. Era stata anche presentata una locandina che lo ritraeva. In seguito Sushant abbandonò il progetto.

12 agosto 2019

NOTEBOOK


La critica indiana ha snobbato questo film, prodotto da Salman Khan, perchè frettolosamente catalogato come mero veicolo di debutto per Pranutan Bahl, nipote di Nutan, e per Zaheer Iqbal, figlio di un amico di Salman. Notebook, diretto da Nitin Kakkar - regista dell'acclamato Filmistaan -, è incompleto ma non brutto. Remake ufficiale hindi di The Teacher's Diary, titolo del 2014 selezionato dalla Thailandia per rappresentarla agli Oscar, in Notebook la narrazione è lenta, i personaggi impalpabili, i dialoghi ridotti all'essenziale, l'atmosfera sonnolenta e autunnale. Ogni cosa sembra sciogliersi mollemente nel silenzioso, liquido paesaggio. I fiabeschi scenari naturali del Kashmir catturano lo sguardo, e le figure che li popolano e le loro vicende, anche quelle cruente, quasi si stemperano nello sfondo. In quell'ovattato mondo d'acqua, la solitudine regna sovrana, la percezione si allenta e la realtà appare remota come le galassie.  
I due giovani attori sono purtroppo poco espressivi, la sceneggiatura (o l'adattamento della) è talvolta implausibile o semplicistica, quando non imbarazzante. Notebook ha i suoi momenti di vivificante suggestione e si lascia guardare, anche se non convince. 

TRAMA

Kabir abbandona esercito e fidanzata, e torna in Kashmir, per insegnare ad uno sparuto gruppo di bambini nella scuola galleggiante fondata dal padre defunto. Nel cassetto della cattedra scova il diario di Firdaus, la precedente maestra. Complice la solitudine, Kabir si immerge nella lettura, e si innamora della misteriosa autrice.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* I paesaggi mozzafiato. I set di Notebook sono stati allestiti proprio in Kashmir. 

RECENSIONI

Cinema Hindi: ***
Punto di forza: la fotografia
Punto debole: il ritmo lento che non piacerà a tutti

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Zaheer Iqbal - Kabir
* Pranutan Bahl - Firdaus

Regia: Nitin Kakkar
Sceneggiatura: adattamento di Darab Farooqi
Colonna sonora: Vishal Mishra. Salman Khan presta la voce al brano Main Taare.
Fotografia: Manoj Kumar Khatoi 
Anno: 2019

CURIOSITA'

* Riferimenti a Bollywood: Jaya Bhaduri, Sholay, Mahesh Bhatt.
* Film che trattano lo stesso tema: The Japanese Wife.

09 agosto 2019

BOMBAIRIYA



Districarsi nell'aggrovigliatissima storia narrata in Bombairiya è spossante. Un fioretto per ripulirsi il karma. Mi ero affidata speranzosa a Wikipedia e IMDB, ma della trama nessuna traccia neanche lì. Ho il sospetto che il soggetto fosse già caotico all'inizio. La sceneggiatura si ingarbuglia sempre più ad ogni sequenza, intontita pure lei da tanta confusione. E' sbalorditivo che la regista sia riuscita ad ultimare il film senza smarrirsi e sparire nel nulla. Capire bene chi siano i personaggi, cosa ci facciano lì, quali rapporti esistano davvero fra loro, e capire la consequenzialità degli eventi, richiede una concentrazione che potrei giusto riservare ad un manuale di fisica teorica, se il mio scarso QI me lo consentisse. Un giorno, spero lontano, morirò senza che Bombairiya mi abbia svelato tutti i suoi segreti. Me ne farò una ragione.

TRAMA

A Meghna viene sottratto il cellulare, e lei, sempre incazzata, sempre esagitata, scrocca chiamate a destra e a manca. Poi boh. 

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* Ravi Kishan adagiato in una barca a forma di cigno. 

ASSOLUTAMENTE DA DIMENTICARE

* Tutti i personaggi sono perennemente incollati al cellulare. Guardo il film ma mi sembra di essere in metropolitana. 

RECENSIONI

Cinema Hindi: ** 1/2
Punto di forza: eh? La locandina, via.
Punto debole: il caos

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Radhika Apte - Meghna, PR di Karan Kapoor
* Siddhanth Kapoor (bravo, una rivelazione) - Angadia, il ladro del cellulare di Meghna
* Akshay Oberoi - Abhishek 'Pintu', il ragazzo che inesplicabilmente (ma non hai niente da fare?) aiuta Meghna
* Adil Hussain (fascinoso, l'unico a mantenere la calma in quel casino atroce) - Pandya, il politico-gangster in prigione
* Ravi Kishan - Karan Kapoor, la superstar del cinema
* Shilpa Shukla (convincente) - Ira, la moglie di Karan Kapoor e avversaria politica (almeno credo) di Pandya

Regia: Pia Sukanya
Sceneggiatura: Michael E. Ward
Colonna sonora: Arko Pravo Mukherjee e Amjad Nadeem
Anno: 2019

GOSSIP & VELENI

* Siddhanth Kapoor è figlio di Shakti Kapoor e fratello di Shraddha Kapoor.

08 agosto 2019

EK LADKI KO DEKHA TOH AISA LAGA


Se dovessi spiegare ad un bambino la faccenda delle api e dei fiori, non saprei che pesci pigliare. L'entomologia e la botanica non sono il mio forte - e nemmeno l'ittiologia. Figuriamoci illustrare un argomento ancora più complesso quale l'omosessualità. Simulerei un principio di arresto cardiaco o gli piazzerei in mano uno smartphone. Ma ecco che Ek Ladki Ko Dekha Toh Aisa Laga potrebbe venirmi in aiuto, perchè i difetti del film si trasformano (forse) in pregi a seconda dell'età del pubblico. 
ELKDTAL narra la storia di Sweety, una ragazza in procinto di iscriversi all'università, innamorata della coetanea Kuhu. E' sorprendente che si tratti di una pellicola popolare e non d'autore, per giunta ambientata in una cittadina. Gli attori principali sono volti noti (Sonam Kapoor, Rajkummar Rao) quando non delle vere e proprie star (Anil Kapoor - padre reale di Sonam -, Juhi Chawla). ELKDTAL non ha incendiato il botteghino, e c'era da aspettarselo, ed è stato distribuito solo nei grandi centri. La critica indiana ha applaudito l'audacia. 

Alla sceneggiatura e ai dialoghi ha collaborato Gazal Dhaliwal, attivista del movimento LGBT, che nel 2007 si è sottoposta agli interventi chirurgici necessari per cambiare sesso. Suppongo che Gazal abbia fatto il massimo possibile per questo progetto, tenendo conto del clima in India. Sottolineato ciò, a mio parere è proprio la sceneggiatura l'aspetto debole di ELKDTAL. Il film è troppo semplicistico, manca di sottigliezza e non approfondisce a sufficienza il tema, che viene trattato in modo cautamente asettico. Mi aspettavo più scontri, più confronti, più dialoghi. Senza sconfinare nel cinema d'autore, la sceneggiatura poteva mostrare più coraggio, invece risulta sbilanciata a favore di personaggi e storie parallele che rubano la scena a Sweety e Kuhu. Sweety è esangue, come l'interpretazione di Sonam Kapoor, ma standing ovation all'attrice per aver accettato il ruolo. Di Kuhu non sappiamo niente: il suo processo di formazione sembra opposto a quello di Sweety, quindi sarebbe stato interessante anche il suo punto di vista. Quanto al resto del cast, Rajkummar Rao è una delizia che ti fa innamorare, Anil Kapoor una piacevole conferma, e che bello rivedere Juhi Chawla su grande schermo.
ELKDTAL è un inizio, e per certi versi può essere definito una pellicola epocale. Speriamo che i passi successivi siano più solidi e più consistenti.

Cambiando l'età del pubblico, però, ELKDTAL diventa uno strumento didattico comprensibile anche ai giovanissimi. Semplice, poco verboso, non pesantemente concentrato sul dramma di Sweety. L'argomento dell'omosessualità è diluito ma il messaggio arriva. La parte migliore del film riguarda la piccola Sweety e l'improvvisa, devastante scoperta che provare attrazione per un'altra bambina è un sentimento giudicato dagli altri repellente e anormale. Di punto in bianco crolla la sua identità, crollano le certezze. La scuola è un ambiente ostile, la famiglia è lontana e ignara, l'adorato fratello non nasconde il disgusto. La solitudine incombe spegnendo il futuro. Sweety si accartoccia su se stessa e sul suo dolore, e si rifugia nel diario. Penso che tutto questo susciterebbe empatia negli spettatori più giovani.
Potreste obiettare: perchè proiettare a dei bambini una pellicola del genere? Perchè, anche nel campo dei pregiudizi, prevenire è più economico che sradicare. E perchè simulare arresti cardiaci magari porta sfiga.

TRAMA

Sweety è una bella ragazza e una brava studentessa, dal carattere dolce e riservato. I coetanei le ronzano intorno, la famiglia comincia a progettare il matrimonio, ma Sweety non mostra interesse. Un giorno incontra Sahil, aspirante commediografo e figlio di un noto produttore bollywoodiano. Sahil si innamora, non corrisposto, di Sweety, e la ragazza decide di condividere la sua verità con lui.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* Beh, la Google Map redatta da Chatro per raggiungere la casa di Sweety. Un colpo di genio.
* La nonna paterna di Sweety: la scollatura, come la borsa di Mary Poppins, nasconde di tutto; esilaranti i battibecchi col figlio, cuoco mancato, per la supremazia in cucina; le password dei suoi profili social. Un personaggio impagabile. 
* Un paio di sequenze sono davvero divertenti: il primo incontro fra Sahil e Balbir, la lezione di recitazione sui tetti. Inaspettata la battuta finale di Balbir rivolta a Sweety.

RECENSIONI

Hindustan Times: *** 1/2
'Ek Ladki Ko Dekha Toh Aisa Laga is a progressive drama that intentionally binds itself within mainstream convention. It looks like yet another Punjab-based comedy about big weddings and eligible girls, but the trappings have been kept in place to comfort an easily offended audience while selling them on the big idea of accepting a same-sex relationship. As you may imagine, this is an uphill climb in a country where homosexuality was decriminalised only last year, and is still widely regarded an aberration. This film’s syntax, however, is anything but radical. (...) Anil Kapoor is in top form as the father challenged by extreme unfamiliarity, clearly marking his plight and his pain. He is never the cruel-dad cliché of yore, but finds his daughter’s lesbianism hard to swallow (...). The dependable Rajkummar Rao is suitably over-the-top as the ‘filmi’ writer trying to be arty (and failing), both as person and artist. Juhi Chawla, playing an enthusiastic and talentless actress (...) is wonderfully warm. Sonam Kapoor brings anguish to the lead role of Sweety, but there isn’t much personality to the part - we never get to see what she’s like, or even what she likes. Then again, this could be an attempt to universalise the character so people can identify more readily with this simple, sad girl. The bright-eyed object of her affections, Kuhu, played by Regina Cassandra, remains even more of a cipher. (...) There will indeed be plenty who leave their seats unconvinced, but this film will make several people wonder - many of whom may never have considered the question. This could certainly have been a bolder, more explicit film, but sometimes cinema should work like a street play'. 
Raja Sen, 02.02.19

Cinema Hindi: *** se lo considero un film per giovanissimi
Punto di forza: il soggetto
Punto debole: la sceneggiatura

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Sonam Kapoor - Sweety
* Anil Kapoor - Balbir, padre di Sweety
* Rajkummar Rao - Sahil
* Juhi Chawla - Chatro
* Sara Arjun - la piccola Sweety
* Madhumalti Kapoor - nonna paterna di Sweety
* Regina Cassandra (al suo debutto a Bollywood) - Kuhu

Regia: Shelly Chopra Dhar
Sceneggiatura: Shelly Chopra Dhar e Gazal Dhaliwal
Colonna sonora: Rochak Kohli
Traduzione del titolo: How I Felt Whe I Saw That Girl
Anno: 2019

RASSEGNA STAMPA/VIDEO

* Bollywood lancia il primo film sull'amore omosessuale, Monica Coviello, Vanity Fair, 01.02.19

CURIOSITA'

* La pellicola prende il titolo da un brano di R.D. Burman incluso nella colonna sonora di 1942: A Love Story, e si ispira a Una damigella in pericolo di P.G. Wodehouse.
* Per la prima volta Anil e Sonam Kapoor lavorano insieme in un film.
* La sceneggiatrice Gazal Dhaliwal nel 2014 ha partecipato ad un episodio della terza serie di Satyamev Jayate, il popolare programma televisivo condotto da Aamir Khan, episodio intitolato Accepting Alternate Sexualities.
* ELKDTAL, visibile su Netflix, è stato recensito in Italia da Cinematographe.
* Riferimenti a Bollywood: Aamir, Salman e Shah Rukh Khan, Priyanka Chopra, Hrithik Roshan, Kareena Kapoor.
* Film che trattano lo stesso tema: Fire di Deepa Mehta.

GOSSIP & VELENI

* Rajkumar Hirani ha collaborato alla produzione di ELKDTAL. Coinvolto nello scandalo delle molestie sessuali proprio nel periodo di promozione del film, il suo nome è stato poi depennato dalle locandine e dai titoli.
* Sara Arjun, vista in Jazbaa, è la figlia di Raj Arjun (Secret Superstar).

07 agosto 2019

LUKA CHUPPI


Sarà il caldo. Sarà l'età. Mi starò rammollendo, a declino cognitivo ormai in corso.
Guardo Luka Chuppi la prima volta, e lo trovo decente. Leggo le recensioni indiane. Spietate stroncature. Il film viene demolito, mattone dopo mattone. Non rimane niente. Mi pongo qualche domanda. Riguardo LC, alla ricerca di tutte quelle deplorevoli ignominie evidentemente sfuggitemi la sera prima. Lo trovo decente. Seguono 24 ore di furiosa riflessione. Sto diventando di manica troppo larga? Ripasso i giudizi assegnati alle ultime pellicole. Stilo una bella lista. Controllo, confronto, rileggo le recensioni. Dubbi a cascata. I neuroni superstiti cominciano ad incazzarsi per il super lavoro. Mi vien mal di testa.
L'anno prossimo metto l'aria condizionata, ma per l'Alzheimer?

LC è una commedia romantica piuttosto frizzante che ha conseguito un buon successo al botteghino. Il film ha la bonaria sfrontatezza di prendere in giro in modo leggero il clima morigerato e restrittivo che in India, per tradizione, complica parecchio i rapporti fra persone di sesso opposto, soprattutto se giovani e adolescenti. Il soggetto stuzzica un certo interesse, la sceneggiatura è dignitosa (per il genere), i dialoghi e il montaggio reggono. I personaggi risultano poco approfonditi, sembrano più pedine da utilizzare per dimostrare una certa tesi che persone. Gli attori sono sufficientemente godibili e disinvolti. Una menzione per Aparshakti Khurrana, Vinay Pathak e per Atul Srivastava. Peccato per il finale posticcio che aggiusta tutto in modo troppo repentino.

Con l'esclusione del personaggio di Babulal, il pacchetto a mio parere è accettabile anche se modesto. La formula dell'entroterra indiano, con tutti gli optional di rito, comincia ad essere un po' sfruttata, e quello che nel 2010 sembrava nuovo (ma Ishqiya ha già 9 anni?), oggi si sta trasformando in una saga di cliché. La satira politica in LC è maldestra è troppo debole, funziona meglio quella sociale, soprattutto considerando che la vicenda è ambientata in provincia. Non so come siano geograficamente suddivisi gli incassi, ma se LC fosse riuscito a farsi apprezzare anche nei piccoli centri, allora non sarebbe proprio da buttare.

TRAMA

Rashmi e Guddu si amano. Guddu propone a Rashmi di sposarlo. Rashmi propone a Guddu di convivere per qualche settimana, prima di accettare. Guddu recalcitra. A complicare le cose, il paese è piccolo e la gente mormora. A complicarle ancora di più, il padre di Rashmi è il leader di un partito politico locale paladino della tradizione hindu. Riusciranno i nostri eroi a: 1. convivere; e 2. sposarsi?

RECENSIONI

Mid-Day: * 1/2
Mayank Shekhar, 01.03.19

Cinema Hindi: ***
Punto di forza: il soggetto
Punto debole: il personaggio di Babulal

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Kartik Aaryan - Guddu
* Kriti Sanon - Rashmi
* Aparshakti Khurrana - Abbas, collega e amico di Guddu
* Pankaj Tripathi - Babulal
* Atul Srivastava - padre di Guddu
* Vinay Pathak - padre di Rashmi

Regia: Laxman Utekar
Sceneggiatura: Rohan Shankar
Colonna sonora: sembra che tutti i brani siano remix di canzoni già note
Traduzione del titolo: nascondino
Anno: 2019

CURIOSITA'

* Film che trattano lo stesso tema: Salaam Namaste, Ok Jaanu. Nessuno dei due è però ambientato in un piccolo centro indiano.

GOSSIP & VELENI

* Aparshakti Khurrana è il fratello di Ayushmann Khurrana

05 agosto 2019

MARD KO DARD NAHI HOTA


Erano secoli che non mi capitava un film così originale.
Sparato da un cannone, l'esilissimo soggetto si trasforma in uno scoppiettante fuoco d'artificio, e segue una direzione imprevedibile, tutta sua. La burlesca sceneggiatura fa il solletico e schizza via prima che Vasan Bala possa acchiapparla. La narrazione procede a briglia sciolta: se le stai dietro, bene, altrimenti son cavoli tuoi. E quando si stufa del paesaggio o della compagnia, una bella inversione a U e la storia torna indietro, ci riprova, prende scorciatoie, sfreccia in verticale, a testa in giù. Una secca scena d'azione? Ma te la propino come fosse un volteggiante balletto classico. Il montaggio ha preso il giusto ritmo? Ma te lo impallo all'istante con un fermo immagine e non ti si alza la pressione. La trama fila che è un piacere? Ma ti spremo fuori il protagonista così ci puoi conversare e magari anche prendere un caffè. La colonna sonora è spumeggiante. I personaggi si divertono da matti e li vorresti subito come migliori amici. Le pupille ti roteano, le orecchie fumano, ti trasformi in un cartone animato, e non vedi l'ora di abbandonare il divano e tuffarti nello schermo, balzar giù dai tetti, avvitarti, menare a destra e a manca, senza un graffio, senza un ahia. Che meraviglia, la vita, rappresentata in Mard Ko Dard Nahi Hota.

Il cast è uno spettacolo. Attori principali, di supporto e comparse. Stre-pi-to-si. Intendo rapire il piccolo Sartaaj Kakkar (informate la madre) e, se non gli viene conferito il National Award, nell'universo qualcosa non torna. Le esilaranti sequenze che lo vedono protagonista, timido ma indomito (e comicamente rassegnato) supereroe in formato mignon, sono geniali. Abhimanyu Dassani può esser fiero per la vita del suo stellare debutto, a cui ha donato tutto se stesso. La super sorprendente Radhika Madan si produce in una super performance da far schiattare d'invidia le colleghe più famose. Il brillante Mahesh Manjrekar è uno spasso e una delizia. E Gulshan Devaiah mi ha stecchito con la sua incomparabile bravura: neanche mi ero accorta che interpretasse due ruoli (National Award pure per lui, grazie). I personaggi sono quanto di meglio poteva capitare a questi fortunati attori. Surya, il nonno, Mani: sdruciti supereroi ignari del loro potere ed emotivamente vulnerabili. Una storia al maschile nella quale è la supereroina a spiccare, grazie alla sua peculiarità e alla solida convinzione con cui Radhika la interpreta. 

MKDNH è un manifesto di autonomia filmica, una pellicola che fa letteralmente quello che le pare incurante del regista e del pubblico. Se i film si ribellassero ed invocassero il libero arbitrio, MKDNH sarebbe il loro leader. Caos? Macchè. Non una nota stonata. Il risultato è scintillante. Vasan Bala ha partorito uno scompiglio giocoso e arguto, vaporoso come zucchero filato, che quando non scatena il riso ruba sorrisi a manciate. Vasan Bala è un Rajkumar Hirani alla seconda. E il suo MKDNH un allegro fumetto i cui personaggi, malinconici e gioiosi insieme, entrano trafelati nel nostro mondo lasciandosi alle spalle un nuvolone di polvere. MKDNH è inverosimilmente caldo, dolce come un buffo ricordo. Ci cattura con i suoi improbabili tafferugli, le sue vicende strampalate, la sua vena demenziale, il suo boh-non-so-che-razza-di-film-sono, e il suo delirante spirito anarchico. Perchè MKDNH è puro, desificato pulp (punk?). Una pellicola sovversiva che, con ruvida bonomia, accartoccia le nostre aspettative e ci stupisce ad ogni fotogramma, ad ogni battuta. Davvero non sai cosa cacchio succederà, l'attimo dopo. Nel dubbio, teniamoci forte (e intanto godiamocela).

TRAMA

Surya è un supereroe ma non lo sa. Adora il nonno, sopporta il padre, ama teneramente la tostissima Supri, che è una supereroina ma non lo sa. Anche Mani è un supereroe e non lo sa. Adora Supri, sopporta il fratello, ama il karate. Supri viene abbandonata e abbandona. Surya è costretto ad abbandonarla ma torna. Tutto è bene quel che finisce bene, almeno sino alla prossima esaltante scazzottata.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* State scherzando? Come faccio ad estrapolare qualche episodio da un film a cui voglio bene? Se proprio dovessi scegliere, con la pistola di Jimmy puntata alla nuca, direi forse la scena dello spicchio d'arancia. Stupidissima ma mi fa ridere a più non posso.

RECENSIONI

Hindustan Times: ****
'Mard Ko Dard Nahi Hota is an ode to joy, a celebration of the cassette-tapes its maker has been brought up on. (...) MKDNH is the movie Farah Khan would have made if she had a thing for Bruce Lee. That analogy goes deeper than love for screen silliness, mind you, since Bala’s comedy is also a precisely choreographed one. Bala is a distinctive filmmaker with immediately identifiable style, and if I were Hrithik Roshan, I’d be calling him up right now to give him the reins to my superhero character. This man deserves to be controlling a franchise. Finally, we have a Hindi action film with set-pieces and fight-scenes well worth rewinding. (...) Surya’s story could be a standard-issue revenge saga, but it isn’t just the story of one boy prone to dehydration. It is a story of The Girl, fearless and determined while refreshingly unsure about how smart she is and what she can make of herself. It is the story of Surya’s irrepressible grandfather, always in his corner. It is the story of twin brothers, who grow into opposing clichés - a superhero and a villain. (...) The film has a rightly grungy texture, highlighted by its consciously unspectacular Bombay locations. (...) The music is excellently picked and very catchy, working even better because of editor Prerna Saigal’s rhythmic cuts, driving the narrative forward dynamically. (...) Abhimanyu Dassani is perfect as Surya, making an impressively limber debut with a stoic curiosity - with the blankness appropriate for someone who doesn’t know physical pain. He’s forever wide-eyed and, by not reacting to popped bones or bleeding palms, makes us wince on his behalf. (...) Radhika Madan is a fantastic Supri, and the Pataakha actress shines in a role that allows her to literally expand Surya’s world. (...) Like all the truly great action films, this is also a love story. Between woman and man, yes, but also between fan and film, between a maker and his martial mentors. References abound. From Bruce Lee’s iconic 1971 red jumpsuit to George Lucas’s cult film from the same year, from Kundan Shah to a Kamal Haasan comedy about lookalikes, to say nothing of many, many martial arts and action references, all woven cleanly into this fourth-wall breaking joyride. MKDNH, frequently filmed in affectionate and glorious slow motion, is a salutation. It is also a reassurance. Video may once have killed the radio star, but as long as films like this can be made and played, over and over, videos aren’t going anywhere. Their influence lasts, as the prints inside our head stay pristine. They live'.
Raja Sen, 22.03.2019 

Cinema Hindi: *****
Punto di forza: tuttotuttotutto, perchè è un film che merita tantotantotanto
Punto debole: -

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Abhimanyu Dassani - Surya
* Radhika Madan - Supri
* Sartaaj Kakkar - Surya bambino
* Riva Arora - Supri bambina
* Gulshan Devaiah - Karate Mani/Jimmy
* Mahesh Manjrekar - nonno di Surya
* Jimit Trivedi - padre di Surya

Regia e sceneggiatura: Vasan Bala
Colonna sonora: ***** Karan Kulkarni. Passeranno secoli prima che verrà composta un'altra colonna sonora così pazzesca. Nel frattempo, godiamoci i video dei brani Life Mein Fair Chance Kiska (stratosferico: *****), Kitthon Da Tu Superstar, Rappan Rappi Rap.
Traduzione del titolo: l'uomo che non sente dolore
Anno: 2019 (distribuzione in India)
Awards: premio del pubblico, sezione Midnight Madness, al Toronto International Film Festival 2018. MI ASPETTO NATIONAL AWARD A PIOGGIA, MI SENTITE??

CURIOSITA'

* Il titolo del film è preso in prestito da una battuta contenuta in Mard, pellicola del 1985 di Manmohan Desai, interpretata da Amitabh Bachchan: Jo mard hota hai usse dard nahi hota. Nel remake in lingua tamil Maveeran, a guidare il cast è Rajinikanth.
* Il film che Surya bambino guarda a ripetizione è Geraftaar, sempre del 1985, e sempre interpretato da Amitabh Bachchan. Nel cast anche Kamal Haasan e Rajinikanth. 
* Riferimenti a Bollywood: moltissimi, mi limito a citare Mr. India.
* Film che trattano lo stesso tema: non l'ho purtroppo ancora visto, ma credo che Local Kung Fu, in lingua assamese, diretto da Kenny Deori Basumatary, possa essere considerato allo stesso selvaggio livello di MKDNH.

GOSSIP & VELENI

* Riassumendo (per Babbo Natale): più soldi a Vasan Bala per realizzare altri film così; più film a Abhimanyu Dassani, Radhika Madan e Gulshan Devaiah (ma anche al piccolo Sartaaj Kakkar); più colonne sonore a Karan Kulkarni; award come se grandinasse; magari un distributore italiano dagli orizzonti ampi (e una traduzione dei dialoghi e un doppiaggio adeguati). Grazie.