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14 giugno 2022

J E R S E Y


E così ho scoperto che i film a tema sportivo mi annoiano. Tanto quanto guardarlo, lo sport (farlo però mi annoia di più). Il finale è sempre lo stesso - e va bene: dopo tutto quel sudare, non vogliamo farlo vincere, il nostro eroe? Disgraziatamente anche la trama è sempre la stessa. La vita personale dei campioni dev'essere molto prevedibile, a giudicare dalla storie narrate al cinema. 
Jersey parla di cricket - sport dalle regole a me oscure -, in anni in cui l'Indian Premier League non esisteva e gli ingaggi dei professionisti non erano ancora stellari. La sceneggiatura, di qualità discreta, concede ampio spazio al rapporto padre-figlio, ma è la relazione giocatore-allenatore ad offrire spunti inediti. I dialoghi sono accettabili; alcune sequenze meritavano battute più articolate che avrebbero conferito uno spessore maggiore alla pellicola. I personaggi principali, scritti con ponderazione, sembrano poco naturali e si avverte lo sforzo profuso nel renderli reali - con l'eccezione dell'indovinatissima figura dell'allenatore. Shahid Kapoor non delude mai, le scene condivise con il padre Pankaj sono un regalo delizioso. L'interpretazione di Pankaj Kapur è correttamente sottotono.
In un aspetto però Jersey si distingue dai film a tema sportivo: la vena malinconica che aleggia lungo tutta la narrazione e che sostituisce la consueta esaltazione tipica del genere. Una nota di tristezza che caratterizza i personaggi (e le loro relazioni). Un'insoddisfazione cronica, un senso di sconfitta che li condanna ad un destino mesto, privo di ambizioni e di aspettative.  

TRAMA

Arjun è un giovane giocatore di cricket dal talento mostruoso. Sostenuto dall'incoraggiamento e dall'affetto del suo allenatore, aspira alla nazionale, ma viene scartato due volte. Arjun abbandona la carriera sportiva e si concentra sulla famiglia. Kittu, il suo adorabile bambino, desidera la maglia ufficiale della nazionale per il compleanno. Peccato sia troppo costosa.

RECENSIONI

Film Companion:
'The last five minutes of Jersey (...) are glorious to watch. They make us emotional, nostalgic even. But in the larger scheme of things, those five minutes - featuring a twist - are a patch-up job. (...) They lend the previous 169 minutes a deceptive sense of depth and emotional identity. Which is ironic, because those 169 minutes were in fact shaped by the right ideas. (...) Arjun is a genius with the bat, so the writing struggles to trust in his struggle. As a result, instead of committing to the difficult tale of a drifter with questions over his temperament, Jersey, with those last five minutes, provides answers that neutralize his journey in hindsight. (...) Arjun is so naturally morose and unlikable the film does not expect the viewers to buy his comeback. So those last five minutes are designed to humanize his journey. (...) Pankaj Kapur (...) has a limited role. But he so beautifully modulates his voice and body language across the three timelines between 1986 and 2021 - especially in those final shots - that it was hard not to imagine a better film about an assistant coach hoping to redeem himself through his maverick protege. (...) The narrative foundation is strong. Arjun's glory years are set in 1980s domestic cricket. His bleak years are set a decade later, in 1996, which is a useful era to set an emotion-driven cricket film in. For one, the financial pain is real. (...) A lot of Vidya's [moglie di Arjun] attitude towards Arjun feels too written. (...) Jersey has a few nice moments. (...) But these little details are the exception rather than the norm. I didn't quite buy Shahid Kapoor as Arjun. (...) He has the right lines and, at times, the brooding rage. But his roles as a father, a friend, a student and a husband are too clean-cut: compartmentalizing emotions is not the same as compartmentalizing a performance. I want to say the cricket is filmed and choreographed well. It is, to an extent. But with the second half (...) there is no human aspect to Arjun's batting - he barely sweats, (...) has no weaknesses, and wins matches for his team single-handedly. (...) His batting makes the sport look too easy... almost boring. (...) The robotic man-on-mission vibe wears off within a match or two. (...) Just as people expect more from their cricketers every subsequent year, audiences expect more from movies about cricket'.
Rahul Desai, 22.04.22

Cinema Hindi: ***
Punto di forza: la malinconia, l'impeccabile personaggio dell'allenatore.
Punto debole: la prevedibilità, la mancanza di misura nella rappresentazione del talento sportivo di Arjun.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Shahid Kapoor - Arjun, giocatore di cricket
* Mrunal Thakur - Vidya, moglie di Arjun
* Pankaj Kapur - allenatore di Arjun
* Ronit Kamra - Kittu (bambino), figlio di Vidya e Arjun

Sceneggiatura e regia: Gowtam Tinnanuri
Colonna sonora: Sachet-Parampara. Commento musicale di Anirudh Ravichander.
Anno: 2022

CURIOSITÀ

* Jersey è il remake ufficiale hindi dell'omonima pellicola telugu del 2019 - vincitrice del National Award per il miglior film telugu -, scritta e diretta dallo stesso regista, interpretata da Nani.
* Riferimenti al cinema indiano: Rajesh Khanna, Anand.
* Film che trattano lo stesso tema: negli ultimi anni, il numero delle pellicole indiane a tema sportivo si è moltiplicato vertiginosamente. Le mie preferite rimangono Iqbal (cricket) e Chak De! India (hockey femminile). Fra le più recenti, Sarpatta Parambarai (boxe, tamil, 2021) è piuttosto interessante.



22 aprile 2013

MATRU KI BIJLEE KA MANDOLA

 

Vishal Bhardwaj è uno dei nomi per i quali vale la pena convertirsi a vita al credo bollywoodiano. Il regista che si è cimentato in originali rivisitazioni shakespeariane a mano ferma e senza timore alcuno continua a dar vita a imprevedibili progetti che pochi oserebbero anche solo immaginare.  Il V.Bhardwaj che preferisco è proprio quell’uomo che si butta senza paracadute e che crede fermamente nella forza dei suoi personaggi, l’autore che mentre pensa alle sue storie si commuove, si diverte e al tempo stesso se la ride, sapendo quanto l’ironia sappia rendere indelebile e facilmente fruibile qualsiasi messaggio. 
 
 
TRAMA
Harry Mandola (Pankaj Kapoor), proprietario di ampi territori agricoli in Haryana, progetta la costruzione di un nuovo polo industriale e residenziale. Mandola ha due ossessioni : Il denaro e la birra, ma un solo punto debole : la figlia adolescente Bijlee (Anushka Sharma) fidanzata con il figlio idiota (Arya Babbar) della sua socia in affari (Shabana Azmi).  Matru (Imran Khan), amico d’infanzia di Bijlee,  organizza il malcontento dei coltivatori ma i piani in atto risultano difficili da frenare.
 
 
ADORO  Matru Ki Bijlee Ka Mandola.  A Bhardwaj vorrei stringere la mano e complimentarmi per la sua irresistibile follia, per la capacità di oscillare dal realismo al delirio senza dare spiegazioni o chiedere scusa. Mi piace la libertà che ne traspira, mi piace l’idea che la scena più intelligente possa essere seguita da quella più stupida, mi piace vedere che c’è qualcuno che gira esattamente quello che vuole girare, senza pentimenti del giorno dopo e senza timore dei commenti negativi.
 
ADORO  Imran Khan e Pankaj Kapoor.  Perché i due attori sono la coppia cinematografica che non mi aspettavo, i loro duetti comici al limite del demenziale sono spettacolari. ADORO vedere Shabana Azmi nei panni di una politica corrotta che sfoggia pomposi discorsi fatti d'aria e usa il suo fascino per far presa su uomini infantili e repressi. ADORO l'imponente piramide di stupidità costruita per il personaggio di Badal. Pollice in alto anche per Anushka Sharma.  La giovane attrice continua a firmare lo stesso tipo di ruoli e ogni gesto sembra ormai parte di un format (perfino il guardaroba ultimamente si ripete dagli shorts alle scene in bikini) eppure, nonostante Anuskha non si  allontani da alcune linee guida, la sua presenza sullo schermo è sempre cosa assai gradita.
ADORO  il quadro decadente che sta intorno alla ricchezza sconsiderata del fantomatico Mandola, la descrizione dei suoi parties e delle stravaganze, delle sue sbornie iperboliche, delle allucinazioni, della sua dimora che a volte pare splendida e a volte fatiscente, del mondo in cui i suoi timidi desideri sessuali per la provocante Chaudhari Devi vengano sempre rimandati al giorno dopo. 
 
Come appare l’Haryana dal finestrino di una macchina?  Pianure che paiono estendersi fino all’altro capo del mondo, superfici anonime in attesa di investitori, industrializzazione selvaggia, mastodontici malls, tra i più grandi al mondo, isolate città dormitorio costruite apposta per le classi operaie e divise in societies, a seconda del livello e del salario. Il film lancia un sasso ma subito dopo abbandona i vetri a terra senza curarsi di raccogliergli, la sua vera tematica è ben coperta da una panatura  croccante, una catena di parodie  mascherano un quadro sotto sotto alquanto realistico.
MKBKM potrebbe essere una pièce teatrale, c’è del dramma ma anche tanto umorismo, c’è molto di nuovo ma anche qualcosa di noto, eccellenti scambi di battutte ma anche un disordinato fracasso.  Vishal è innamorato di Shakspeare e dimostra di aver imparato a trarre da lui l’ispirazione nei modi più originali e impensati, come nel suo teatro la commedia, la satira, l’ironia, i sentimenti, elementi realistici e fantasiosi si fondono e divengono un metallo unico.  Il regista rende omaggio ancora una volta al suo autore favorito facendo leggere ai protagonisti alcuni passaggi di Macbeth, che è stato il soggetto di Maqbool, il film che più amo della sua filmografia e probabilmente la miglior trasposizione cinematografica dell'opera mai realizzata.
 
 
Il mio giudizio sul film : **** 4/5

 
ANNO: 2013
 

REGIA : Vishal Bhardwaj
 
 
CAST:
Pankaj Kapur ………………. Harry Mandola
Imran Khan …………………….. Matru
Anushka Sharma …………………… Bijlee
Shabana Azmi ……………………… Chaudhari Devi
Arya Babbar ……………………………….Badal
Apparizione speciale di Ranvir Shorey
 
 
COLONNA SONORA : Vishal Bhardwaj

PLAYBACK SINGERS: Sukhwinder Singh, Shankar Mahadevan, Rekha Bhardwaj, Mohit Chauhan, Vishal Bhardwaj, Prem Dehati, African Umoja, Ranjit Baron


 

25 giugno 2010

R O J A


Da un punto di vista estetico Roja - film tamil del 1992 diretto dal celebre Mani Ratnam - è una delizia per gli occhi: scenari naturali infiniti, inquadrature mozzafiato, superba fotografia. La storia è interessante: le vicende personali di un uomo e di sua moglie, provenienti dal sud dell'India, si mescolano alla tragedia di uno Stato martoriato, il Kashmir. La narrazione avvince dipanandosi in splendide sequenze d'azione, pathos, momenti lieti. Aspetto insolito: il vero protagonista della pellicola è il personaggio femminile. La colonna sonora di Rahman, la prima della sua strabiliante carriera, regala un commento musicale - ci riferiamo soprattutto a quello strumentale e soprattutto nelle scene d'inseguimento - davvero potente e ricco di estro. Il montaggio accurato incastra alla perfezione i virtuosismi del compositore alle immagini.

Però l'esposizione - a noi occidentali che guardiamo Roja diciotto anni dopo la sua distribuzione - appare datata, con qualche picco retorico di troppo. I personaggi potevano essere definiti meglio, con l'eccezione di Roja che, grazie anche all'interpretazione di Madhoo, risulta il più consistente. Lo stesso vale per i dialoghi: apprezzabili - illuminante il monologo del colonnello Rayappa quando comunica a Roja il rilascio del terrorista - ma non sempre all'altezza delle situazioni. Le interpretazioni sono discrete, godibile la performance di Madhoo (sia nella sfumatura fresca che, soprattutto, in quella drammatica), anche se è un peccato mortale confinare il talentuoso Pankaj Kapoor in un ruolo minore.

Roja testimonia il leggendario occhio cinematico di Mani Ratnam: le sue visioni grandiose ed evocative hanno conquistato e continuano a conquistare l'India. Una menzione speciale per il direttore della fotografia Santosh Sivan: la pellicola inebria letteralmente di colori. Roja è stato doppiato in diverse lingue indiane, raggiungendo un pubblico vastissimo, e guadagnando applausi e consensi anche da parte della critica. Malgrado le lacune, si comprende bene come un prodotto di tale raffinatezza tecnica nel 1992 abbia ottenuto un successo così clamoroso.

TRAMA

Roja (Madhoo) sposa Rishi (Arvind Swamy), un ingegnere di Madras, e lascia il suo villaggio d'origine. Alla diffidenza iniziale, subentra gradualmente un affetto sincero. Il marito riceve un incarico delicato in Kashmir, e Roja insiste per accompagnarlo. Ma le loro vite verranno presto travolte: Roja, giovane, ingenua, caparbia, si troverà ad affrontare, in un luogo a lei estraneo dove non si parla la sua lingua, un evento angoscioso.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* La piacevolissima coreografia del brano Rukkumani: tutto il villaggio è coinvolto, con in prima linea le donne anziane.

ASSOLUTAMENTE DA DIMENTICARE

* Una delle sequenze più famose di Roja: l'eroe, a mani legate, tenta di spegnere col proprio corpo le fiamme che avvolgono la bandiera indiana (video). Il significato è forte ma la realizzazione è esagerata.

RECENSIONI

Cinema Hindi: ***1/2
Punto di forza: la spettacolare confezione
Punto debole: l'esposizione che appare oggi un po' datata

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Madhoo - Roja
* Arvind Swamy (Bombay) - Rishi Kumar, marito di Roja
* Pankaj Kapoor (Dharm) - Liaqat
* Nasser - il colonnello Rayappa
* Janagaraj - Chajoo

Soggetto, sceneggiatura e regia: Mani Ratnam (Dil Se)
Colonna sonora: è composta da A.R. Rahman che debutta così nel cinema, aggiudicandosi subito un National Award. E' la prima volta che un compositore esordiente conquista il prestigioso premio. Time include la colonna sonora di Roja nella classifica delle 100 migliori colonne sonore di tutti i tempi. Oltre al già citato Rukkumani (tamil e hindi), consigliamo il romanticissimo Kaadhal Rojave (in hindi Roja Jaaneman) e il solare Chinna Chinna Aasai (tamil e hindi).
Fotografia: Santosh Sivan (regista di Asoka)
Montaggio: Suresh Urs (Bombay)
Anno: 1992
Awards (selezione):
* National Film Awards per la miglior pellicola sul tema dell'integrazione nazionale e per la miglior colonna sonora.

CURIOSITA'

* Roja è il primo film della cosiddetta trilogia sul terrorismo, a cui seguiranno Bombay nel 1995 - in lingua tamil - e Dil Se nel 1998 - in lingua hindi.
* Alle soglie dell'indipendenza indiana, i tre quarti dei quattro milioni di abitanti del Kashmir erano di religione musulmana, ma il maharaja che governava il principato, Hari Singh, era hindu. Il Kashmir non aderì nè all'India nè al Pakistan: Hari Singh sperava di ottenere l'indipendenza. Intanto, in una provincia occidentale del Kashmir, i contadini musulmani si ribellarono ai proprietari terrieri hindu, sostenuti dai pakistani che varcarono il confine. Hari Singh, nel timore di perdere il potere, chiese aiuto a New Delhi aderendo all'India. Nehru, vista la predominanza musulmana nella popolazione locale, promise il plebiscito una volta scacciati gli invasori. Ma i combattimenti si sono protratti nel tempo creando una situazione sempre più caotica e difficile. Una porzione occidentale del Kashmir ha aderito al Pakistan. Nessun plebiscito unitario si è mai tenuto in Kashmir. Di fatto l'area è stata suddivisa in tre parti, amministrate da Pakistan, India e Cina, ed è tuttora oggetto di dispute territoriali. A complicare la situazione, gruppi locali terroristici che rivendicano l'autonomia del Kashmir. Il più noto è il JKLF, il Jammu Kashmir Liberation Front, fondato a Birmingham nel 1977. Nel 1995 si è diviso in due fazioni, poichè l'ala residente nella zona amministrata dall'India ha deciso di rinunciare alla lotta armata.
* Mani Ratnam, più volte premiato col National Film Award, è regista, sceneggiatore e produttore. La pellicola tamil Nayagan (1987) è stata inclusa da Time nella classifica dei 100 migliori film di tutti i tempi. Iruvar (1997) - sempre in lingua tamil - segna il debutto nel cinema di Aishwarya Rai. Nel 1998 Ratnam firma la sua prima pellicola hindi, Dil Se, a cui seguiranno Yuva nel 2004, Guru nel 2007 e Raavan nel 2010. Mani Ratnam sarà a Venezia alla prossima Mostra del Cinema perchè gli verrà conferito un premio alla carriera. Raavan sarà proiettato - anche nella versione tamil - alla presenza del cast e di A.R. Rahman.
* La scrittrice Anita Nair ha redatto un profilo di Mani Ratnam.
* Madhoo ha esordito a Bollywood nel film di debutto di Ajay Devgan: Phool Aur Kaante.
* Arvind Swamy ha esordito nel cinema grazie a Ratnam, in Thalapathi. Roja, il suo secondo lavoro, lo vede nel ruolo del protagonista e lo consacra star a livello nazionale. Molto attento alle pellicole da interpretare, la filmografia di Arvind non è sterminata, ma l'attore si è aggiudicato diversi premi. Nel 2000, all'apice della carriera, ha preferito ritirarsi.
* Pankaj Kapoor è uno dei più raffinati attori indiani. Ha debuttato nel cinema grazie a Shyam Benegal. Ha interpretato diversi film d'autore ed è stato più volte premiato col National Award. Ha partecipato alla pellicola Gandhi, e ha doppiato Ben Kingsley nella versione hindi. Pankaj esordirà presto alla regia con Mausam, interpretato dal figlio Shahid. Forse Pankaj Kapoor sarà al festival di Venezia con Happi, probabilmente in concorso.
* Film che trattano lo stesso tema: Mission Kashmir, Sikandar, Fanaa.

GOSSIP & VELENI

* Mani Ratnam ha sposato la nipote della superstar tamil Kamal Haasan.