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13 settembre 2019

V I R U S


Mi aspettavo un film sensazionalistico, un thriller fra il catastrofico e il fantascientifico. Invece Virus è estremamente realistico, dal taglio documentaristico e scientifico, persino un filo pedante. La trama è rappresentata sul nascere, senza apparenti filtri, edulcorazioni o melodrammi. Con pochi primi piani e nessuna smania di protagonismo, la pellicola è il risultato del lavoro di gruppo di un nugolo di attori dall'aspetto naturale - niente glamour - e dalle interpretazioni molto convincenti e misurate. Un applauso a tutte le star che hanno partecipato al progetto pur in ruoli limitati e non eroici. 
Il film narra, con grande rispetto per le vittime e le loro famiglie, il contenimento di un principio di epidemia, causata dal virus Nipah, scoppiata in Kerala nel maggio del 2018. Secondo Wikipedia, i decessi sono stati 18, e circa 2.000 le persone in quarantena. Nel panorama cinematografico indiano il soggetto è certamente insolito. La sceneggiatura non mi ha conquistato ma devo riconoscere che è interessante, onesta e trasparente. La narrazione non è lineare, e, considerando il cast affollato, alla prima visione ci si perde un po'. Le figure femminili sono vincenti.

La regia è ancora più interessante della sceneggiatura, proprio perchè esula dal genere - sia quello catastrofico che quello di propaganda - per offrire un prodotto diverso e autonomo. Le modalità con cui la camera segue i personaggi, senza estrapolarli dal contesto in cui agiscono e dalle loro dinamiche quotidiane, costituiscono forse l'aspetto più originale di Virus. Mi aspettavo che, ai primi sospetti di epidemia, il mondo intero si fermasse e l'attenzione si concentrasse sugli eroi preposti a debellarla e a salvare l'umanità, con il classico conto alla rovescia. Invece in Virus la vita continua come prima, e le drastiche misure di sicurezza imposte al fine di delimitare il contagio vengono accettate dai personaggi come un impegno, sicuramente gravoso, da aggiungere agli altri impegni quotidiani. 
Nel contempo, la regia, senza mai strafare, riesce ad emozionare e a creare empatia con brevi pennellate che introducono i personaggi e che espongono le mille difficoltà che burocrati, personale sanitario, pazienti e familiari si trovano costretti ad affrontare: in primo luogo il terrore di contrarre la malattia, la scarsità di conducenti di ambulanze e di personale per le cremazioni e le sepolture, la scarsità di forni crematori disposti ad effettuare le cremazioni, la questione della cremazione sgradita ai gruppi religiosi non hindu, l'ostracismo e l'isolamento sociale subito dai familiari dei pazienti contagiati, l'angoscia degli ammalati a cui vengono negate le visite dei parenti e l'angoscia dei familiari stessi, l'esiguità delle scorte di materiale sanitario. Senza dimenticare il lavoro investigativo utile ad individuare il primo paziente contagiato, la causa del primo contagio, e i collegamenti con gli altri ammalati. 

Insomma, un film non facile, considerando il contenuto e considerando le scelte stilistiche adottate dal regista. Virus è apprezzabile, e non solo per le intenzioni. Un buon tentativo di raccontare un evento dolorosamente tragico in modo inconsueto e personale.

TRAMA

Abid è un giovane dottore di turno al pronto soccorso in un giorno come tanti. Pazienti, ambulanze, emergenze. E un caso a prima vista comune: febbre alta, tosse, difficoltà respiratorie. Nelle ore successive, però, i casi si moltiplicano e si aggravano con grande rapidità.

RECENSIONI

The Hindu:
'The movie occasionally gives us glimpses of the individual stories, which are all long enough to make an impact, and yet short enough to never lose focus of the central plot. (...) The movie does not miss out on the details. Where it scores high though is in getting the atmospherics right. (...) For a movie filled with an ensemble cast of the who’s who of Malayalam cinema, what occupies our mind as we leave the theatre is not one acting performance or one standout scene, but a heady mix of dread and hope, with the latter in some extra doses'. 
S.R. Praveen, 07.06.19

Film Companion:
'The film transcends genre and becomes a very human story. It doesn’t exploit the material for cheap sentiment or easy thrills. There’s remarkably no hysteria. (...) Incidentally, no one prays. This is a truly scientific movie. (...) Virus is not about any single hero/heroine (though Parvathy, with a brilliantly minimalistic performance as Dr. Annu, comes close). It’s a collective effort. (...) This is what screenwriting is about: character is revealed through action. (...) It’s the micro-detail that touched me the most. (...) At two-and-half hours, Virus is a long-ish film, but it needs (and earns) its running time. It has the expansiveness of good non-fiction. Instead of zooming into just the problem, it zooms out to the world outside. (...) Virus is made with breathtaking confidence. Even amidst the life-and-death subject matter, it doesn’t shy away from laugh-out-loud jokes. (...) There’s an enormous amount of dignity in the narration. No one wears makeup. The actors (uniformly good) seem as committed as those doctors and nurses were. We know the virus will be quelled, but instead of triumphant high-fives, we get small smiles, a small hug, and a coda that’s at once compassionate and chilling. You could be doing the kindest thing, but Nature can be really cruel'.
Baradwaj Rangan, 11.06.19

Cinema Hindi: *** 1/2
Punto di forza: la regia
Punto debole: una certa pedanteria che rallenta il ritmo

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Sreenath Basi - Abid, il giovane dottore
* Kunchacko Boban - Suresh, il virologo
* Tovino Thomas - il dirigente capo amministrativo del distretto (collector)
* Revathy - il ministro della sanità del Kerala 
* Parvathy - Annu, la dottoressa detective
* Joju George - Babu, il sindacalista precario
* Rima Kallingal - Akhila, l'infermiera ammalata

Regia: Aashiq Abu
Sceneggiatura: Muhsin Parari, Sharfu, Suhas
Colonna sonora: Sushin Shyam
Lingua: malayalam
Anno: 2019

CURIOSITA'

* Parvathy è la partner di Irrfan Khan nel film in lingua hindi Qarib Qarib Single. 
* Revathy è un'attrice principalmente attiva nel cinema in lingua tamil, ma anche telugu e malayalam. Ha partecipato ad alcuni film in lingua hindi, fra cui 2 States. Ha diretto un pugno di pellicole, fra cui Phir Milenge con Salman Khan e Abhishek Bachchan. Ha vinto tre National Film Award, anche in qualità di regista. Il regista Suresh Chandra Menon è il suo ex-marito.
* Rima Kallingal è la moglie del regista Aashiq Abu. Insieme hanno prodotto Virus.
* Parvathy, Revathy e Rima Kallingal sono membri del movimento Women in Cinema Collective nato nel 2017, dopo l'aggressione subita in Kerala da un'attrice, a sostegno delle professioniste del settore. L'agguato, pare commissionato da Dileep, superstar del cinema malayalam, aveva destato un grosso scalpore. Dileep era stato arrestato e processato. In seguito rilasciato, è attualmente attivo. Vedi lo speciale del 5 luglio 2018 dedicato da Open all'argomento: Male and Malevolent in Kerala, P.R. Ramesh; Girl Power Steals The Scene, Shahina K.K.; Slap and Strut, K.R. Meera; Pulp Paradox, Ullekh N.P..
* Sreenath Bhasi è anche un musicista, ed è conosciuto come il Bob Marley del Kerala. 
* Per saperne di più sui volti maschili e femminili del cinema malayalam: clicca qui e qui.
* Riferimenti a Bollywood: Salman Khan.



08 marzo 2012

CITY OF GOD



Lijo Jose Pellissery si era fatto notare due anni fa con un esperimento interessante nel campo dello storytelling, il controverso Nayank, questa volta il regista decide di manovrare nello stesso film i fili di ben sette protagonisti la cui vite sono profondamente diverse e paiono non avere possibilità di collisione. City of God è un racconto plurimo dalla narrativa avvincente che ci mostra una Kochin diversa da quella mostrata nelle guide turistiche, una metropoli buia, insidiosa e macchiata di sangue in cui storie umane slegate tra loro si uniscono, sfiorandosi o urtando, in diversi momenti della lunga e corposa avventura.


TRAMA
Liji Punnose (Swetha Menon) vuole vendicare l’assassinio del marito per mano di Jyothilal (Prithviraj) e sfrutta le attenzioni di un giovane ammiratore (Arun Narayab) per raggiungere i suoi scopi. Il killer nel mirino dell’astuta vedova è intanto impegnato a trattenere dalla totale perdizione il fratello Soni (Rajeev Pillai) che si autodistrugge cercando di riconquistare con ogni mezzo la donna che desidera: Suryaprabha (Rima Kallingal) attrice di Mollywood costretta dal marito a prostituirsi. Contemporaneamente prende vita la storia d’amore tra Swarnavel e Marakatham, due operai di origini tamil impegnati giornalmente nel duro lavoro dei cantieri edilizi, la donna (Parvathy Menon) riscopre l’attrazione dopo la fine di un disastroso matrimonio, l’uomo (Indrajit) è troppo timido per dichiararsi e continua a perdere tempo prezioso.


L’originale flusso narrativo punta a far rivivere lo stesso attimo più volte istaurando un effetto yo - yo che spiazza, confonde, ostacola la creazione di linee guida. La storia salta avanti e indietro nel tempo, cambia angolazione, aggiunge gradualmente dettagli che danno un senso ai frammenti; le azioni vengono guidate dalle canzoni che passano alla radio, complici di assassini, violenze domestiche o appassionanti notti d’amore.
Il racconto si spacca in tre: la sete di vendetta della sensualissima vedova, l’incubo familiare della giovane attrice sfruttata dal marito, e contesa dal suo ex amante, e la tenera ricerca della felicità dei due timidi immigrati. Tra la polvere dei palazzi in costruzione, le ore di duro lavoro e le morti improvvise dovute a mancanza di sicurezza nei cantieri, le urla e il pianto si mescolano ai tamburi e al rumore caotico delle feste negli slums, una felicità selvaggia dall’equilibrio fragile, conquistata giornalmente lottando con le proprie forze. Se la sopravvivenza fisica è l’obiettivo che rincorrono i due operai tamil, la sopravvivenza psicologica è il compito più difficile da portare avanti per Suryaprabha, la star del cinema che si veste male, che pare non avere alcuna cura di sé fuori dal set, il cui allure cinematografico si spegne in fretta al calar della sera. Il volto della donna è Rima Kallingal, interprete affascinante ma capace di apparire una donna comune stressata, stanca di andare avanti, dal trucco sfatto e dagli occhi rossi Suryaprabha convive giornalmente con un torpore che assomiglia alla morte, mantiene il sangue freddo e cerca di trattenere a sé la sua mente ed evitare di rompere quel filo sottile che la farebbe crollare a pezzi, il suo personaggio guida l’intrecciarsi delle altre storie ed è forse il più sviluppato ed interessante.
La regia indulge nel racconto dei dettagli dell’ infelicità dei personaggi, descrive nei particolari le loro case, i loro stati d’animo, la presenza o l’assenza di conforto e comodità, muri che assorbono le grida, che sostengono i corpi quando le gambe si piegano se nelle liti l’equilibrio si perde.  Dov'è veramente la Città di Dio che compare nel titolo? Nessuna voce divina  ferma le urla  furibonde o le morti ingiuste, nessuna presenza ultraterrena riesce a stendere la mano sopra i più deboli. Sporchi giochi sociali, brutalità, adulterio, le piaghe si nascondo in una quotidianità apparentemente tranquilla,  l'alta società torbida e violenta appare il regno indiscusso delle mafie locali, un fervente laboratorio di inganni.


Il mio giudizio sul film : **** 4/5


ANNO : 2011
LINGUA : Malayalam
REGIA: Lijo Jose Pellissery

CAST:
Prithviraj ………… Jyothilal
Rima Kallingal …………….. Suryaprabha
Indrajith ………………Swarnavel
Parvathi Menon………………Marathakam
Swetha Menon ……………… Liji Punnose
Rajeev Pillai …………….. Soni
Arun Narayab ……….. Shameen
Rajesh Hebbar ………… Mr Punnose
Rohini ……………….. Lakshmi


SCENEGGIATURA : Babu Janardanan

COLONNA SONORA : Prashant Pillai



QUALCOS’ALTRO:

Seppur osannato dai critici il film non ha riscosso successo al botteghino, complice l’uscita di pellicole molto più commerciali come Christian Brothers e China Town.
City of God è anche il titolo di un film brasiliano di Fernando Meirelles anch’esso caratterizzato dall’unione di molteplici storie ma dalla trama, e tecnica narrativa, completamente diversa.
Per promuovere il film è stata commissionata ad artisti locali la creazione di manifesti interamente dipinti a mano che riportano in vita la straordinaria arte legata al cinema indiano: la realizzazione delle locandine pittoriche, ormai quasi completamente sostituite dalle stampe seriali.
Maggiori informazioni su Swetha Menon, Parvathi Menon, Rima Kallingal e Prithviraj negli articoli I Volti Maschili e Femminili del Cinema Malayalam.