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06 novembre 2019

LUCIFER


Partiamo dai fan di Tom Ellis incautamente capitati qui: siete i benvenuti, anche se temo che questo pezzo non sia ciò che vi aspettavate.
Partiamo dal vile denaro: Lucifer è, ad oggi, il campione d'incassi del 2019 (e sembrerebbe della storia) del cinema in lingua malayalam. L'orgia di cifre mi ha ubriacata, ma è chiaro che il debutto alla regia del celebre attore Prithviraj si è rivelato un successo stratosferico, e si parla già di un sequel, nonchè di un remake in lingua telugu.
Partiamo dal titolo: meno chiara è la motivazione dell'appellativo diabolico affibbiato al protagonista, dipinto come una sorta di invincibile semi-divinità che difende i deboli e punisce (molto) severamente i malvagi.

I soldi sono stati spesi bene. Lucifer è una dignitosa pellicola di intrattenimento, confezionata con cura, tecnicamente accorta. Un mix piuttosto riuscito di vecchio e nuovo. La sceneggiatura, pur altalenante, è articolata. La narrazione avvince, il ritmo è sostenuto. I personaggi tentano di imporsi scrollandosi di dosso i soliti cliché, anche se lo spazio di manovra è ristretto. Lucifer è il più stereotipato, ma signori: è interpretato da Mohanlal. Bobby, l'antagonista, ha un ruolo corposo che meritava qualche ritocco. Priya è una figura interessante, ed è un peccato che lo sceneggiatore l'abbia trascurata.
La storia è ricca, una saga familiare avvelenata da sete di potere e sangue, nella quale giustizia e vendetta finiscono col confondersi. Politica - argomento sempre apprezzato dalle cinematografie a sud di Mumbai -, corruzione, criminalità organizzata, connivenza delle forze dell'ordine e dei media. 

La regia c'è. Prithviraj non mi ha delusa. Ha occhio. E' attento. E quando si sente libero, azzarda. Le scene di massa sono ben orchestrate. La sequenza della vecchia signora che distribuisce bevande nella casa di accoglienza è deliziosa. L'affollato cast è tenuto insieme. Il direttore di montaggio fornisce un sostanziale contributo.
Mohanlal è la personificazione della seraficità. Mohanlal è un attore ed è una superstar, talvolta l'uno, talvolta l'altra, talvolta entrambi. Non importa quanto sciocco sia il ruolo affidatogli, lui ne esce sempre a testa alta. Scorri le fotografie che lo ritraggono e ti chiedi: come diavolo riesce a risultare così magnetico sul set? Anche la bravissima Manju Warrier è superiore al personaggio. Vivek Oberoi è molto convincente ed è stato fortunato: il suo è il ruolo scritto meglio.

TRAMA

PKR, il primo ministro del Kerala, muore in circostanze poco chiare. La salma è ancora calda e già si apre la corsa alla successione. Nel contempo si cercano nuove fonti di finanziamento per il partito al potere, e si stringono pericolose alleanze con i cartelli della droga.

ASSOLUTAMENTE DA DIMENTICARE

* La vicenda della ragazza madre che tradisce Lucifer. Pessima.

RECENSIONI

The Hindu:
'The director has a grip of the proceedings in the initial half, although the compulsion to showcase those punch dialogues and superhero stunts frequently is quite palpable. Some of these are indeed a guilty pleasure. But all the political intrigue takes a back seat in the latter half, as Lucifer sets out for revenge. By the end of it, the direction seems pretty clueless, especially in a long drawn out final battle, interspersed with a never-ending, anachronistic “item dance” sequence'.
S.R. Praveen, 28.03.19

Film Companion: **
'Despite these sky-high aspirations, Lucifer remains content with low-hanging fruit. (...) (The) item song (...) is cross-cut with an action sequence. It’s the oldest of masala-movie clichés - the only thing possibly older is the slo-mo action. (...) But let’s be fair. How many stars deserve this adulation more than Mohanlal? It’s a role he could have played in his sleep, but he doesn’t. The camera keeps zooming in to his face, and we see how much he can convey with the barest eye movement. (...) Mohanlal (...) is possibly the greatest actor who also does “mass” roles. (...) The script is terribly flabby. (...) Manju Warrier, showing how a good performer can fill out a sketchy part. (...) The narrative flits from topic to topic without really saying anything. The first half is really tedious. (...) The second half, though, is a little more fun. It’s pulpier, more shameless'. 
Baradwaj Rangan, 31.03.19

Cinema Hindi: ***
Punto di forza: la regia e il montaggio.
Punto debole: qualche esagerazione di troppo, soprattutto nelle scene di azione che coinvolgono Mohanlal.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Mohanlal - Lucifer/Stephen Nedumpally
* Manju Warrier - Priyadarshini
* Vivek Oberoi - Bobby, marito di Priya
* Tovino Thomas - Jithin, fratello di Priya
* Sachin Khedekar - P.K. Ramdas, padre di Priya e di Jithin
* Saikumar - Varma, collega di PKR
* Indrajith Sukumaran - Govardhan, giornalista indipendente
* Prithviraj - Zayed Masood, mercenario amico di Lucifer
* Shakti Kapoor - cameo

Regia: Prithviraj
Sceneggiatura: Murali Gopy
Colonna sonora: Deepak Dev
Lingua: Malayalam
Anno: 2019

CURIOSITA'

* Per saperne di più su Mohanlal e su Prithviraj, vedi I volti maschili del cinema malayalam.
* Manju Warrier è considerata la superstar femminile del cinema malayalam. Manju è la ex-moglie di Dileep.
* Indrajith Sukumaran è il fratello di Prithviraj
* Riferimenti all'Italia: durante una lezione dedicata a Shakespeare, vengono menzionati l'antico Ducato di Milano e il Duca Prospero (protagonista de La Tempesta).
* Film che trattano lo stesso tema: Raajneeti.

14 febbraio 2019

RAKHT CHARITRA I/II





Una storia estremamente tragica, estremamente violenta, ambientata in una città dell'Andhra Pradesh nella quale la brutalità e i massacri sembrano, agli sventurati abitanti che la popolano, l'unica realtà possibile. Non c'è nemmeno rassegnazione, solo un'anestetizzata indifferenza dettata dall'abitudine e dall'assuefazione. Milizie armate private ovunque. Forze dell'ordine impotenti quando non conniventi. Politici corrotti e disumanizzati. Discriminazioni castali. Giustizia e ordine sociale inesistenti. Un mondo primitivo intriso di ferocia, vendetta, sangue, morte. Privo di redenzione. Un film dell'orrore innestato nel quotidiano. Nessuno è innocente. Le vittime non perdono tempo a riciclarsi in carnefici, col plauso dei familiari. Le donne e i bambini non battono ciglio. Ram Gopal Varma, narrando le vicende curiosamente simili di Ravi e di Surya, sostiene che chiunque, spinto dalle circostanze, può trasformarsi in un assassino. Non esiste un limite fra vendetta personale e sterminio indiscriminato, perchè lo si valica agilmente quando il dolore viene compenetrato da un groviglio incendiario di orgoglio, odio e sete di potere. 

Il soggetto di Rakht Charitra, ispirato ad una storia vera, è esplosivo. La sceneggiatura è coinvolgente. C'è il giusto pathos. Alcune stupende scene drammatiche. Alcuni intriganti confronti. Un'ottima scena d'azione. Personaggi in larga parte ben delineati: hanno profondità psicologica, hanno un passato, hanno delle motivazioni. Affetti, principi, progetti. Le interpretazioni sono perlopiù di altissimo livello, anche nei ruoli secondari. Vivek Oberoi è ciclopico. Una forza della natura. Sostiene da solo il primo capitolo di RC. Non sono riuscita a staccare gli occhi un momento dal suo Ravi. Suriya è l'attore talentuoso che sappiamo. In lui tutto parla: sguardi, gesti, movimenti. Sudeep è affascinante e distaccato. Il suo è il personaggio meno intorpidito e più sornione, l'unico dotato di ironia, l'unico in grado di analizzare lucidamente quanto sta accadendo.

Passiamo ai difetti. Un petulante narratore introduce scenari o riassume eventi che potevano benissimo venire rappresentati. I dialoghi, talvolta stravaganti quanto il narratore, sono spesso silenziati a favore del commento musicale. I personaggi oscillano, e a tratti diventano caricaturali. Bukka è talmente sociopatizzato che solo la convinzione con cui l'attore lo interpreta riesce a renderlo meno surreale. Sarebbe stato un villain eccezionale in un tradizionale film bollywoodiano, ma in RC è eccessivo. Il ritmo è discontinuo. Nel secondo capitolo diverse sequenze sono girate al rallentatore senza necessità, e alcune inquadrature (ehm) rotanti mi hanno lasciata perplessa. Le scene di violenza sono a dir poco bizzarre, in bilico fra realismo e splatter
Avrei preferito un solo film, con un montaggio più secco e una narrazione più tesa.

TRAMA

Un appassionato leader politico di bassa casta, molto amato dai suoi seguaci, viene ucciso su ordine dei suoi ex alleati di casta elevata. Questo tragico evento segna l'inizio di una spirale di inaudita violenza.

RECENSIONI

Times of India: *** e ***
"Rakht Charitra è il racconto biografico della vita di Paritala Ravi, un politico che assurse al potere in Andhra Pradesh a dispetto dei suoi precedenti violenti, e che morì come visse: violentemente. Vivek Oberoi interpreta il ruolo del protagonista, uno studente gentile e timido che inizia la sua carriera allo scopo di vendicarsi dell'assassinio del padre e del fratello perpetrato da un politico locale. Successivamente finisce sotto la tutela di un attore trasformatosi in leader dell'opposizione, Shivaji Rao (Shatrughan Sinha). L'obiettivo è quello di ripulire il sistema e regolare i conti con il rivale (Abhimanyu Singh), senza dover condurre una vita da fuorilegge come i naxaliti. Ma ovviamente il metodo rimane lo stesso: fucili e sangue. Ad Hollywood nessuno comprende l'arte della violenza meglio di Tarantino. A Bollywood nessuno si crogiola nella violenza meglio di Ram Gopal Varma. RC sembra ispirarsi a Kill Bill, per la violenza spietata e non apologetica che esplode letteralmente in faccia allo spettatore con una pletora di immagini sanguinose. E come Kill Bill, anche RC è formato da due parti, e non rivela il volto di un personaggio nella prima. Ma le somiglianze finiscono qui. Mentre Tarantino stratifica il suo festino sanguinario come fosse filigrana, e lo sostiene con una narrazione avvincente, RGV esagera dall'inizio alla fine. RC è davvero eccessivo, da ogni punto di vista. La musica è assordante. La voce fuori campo è molesta e superflua. E il sangue è ovunque. Ma non è questo il problema: ciò che disturba in RC è la caratterizzazione di quasi tutti i personaggi principali - con l'eccezione di quello interpretato da Abhimanyu Singh -, che scorrono sullo schermo in cameo bruscamente interrotti non appena cominciano ad avere un impatto. Persino il protagonista rimane una figura-ombra, a cui vengono concessi alcuni esplosivi minuti qui e là che Vivek Oberoi gestisce bene. Vivek è in forma e interpreta il suo ruolo con misura e drammaticità. Ma il nostro eroe diventa un bimbetto docile dinanzi al fascino criminale del cattivissimo avatar di Abhimanyu Singh. Ciò che rende il film guardabile sono alcune parti che mostrano l'impronta magistrale del regista che ha ridefinito il genere d'azione nel cinema indiano con pellicole quali Shiva, Satya, Company. Inoltre c'è del fascino nel gusto di RGV di rimanere ostinatamente lontano dalla zuccherosità e dal sentimentalismo, nonchè di narrare l'indecente realtà indiana. RC è uno specchio brutale della confusione che, in India, si maschera da democrazia".
"Le prime sequenze del film riepilogano Rakht Charitra I, ma le scene si susseguono a ritmo talmente rapido da rendere la violenza e il dramma ancora più isterici. Abbastanza irritante. Di seguito la storia si dipana in modo simile, sebbene il risultato sia leggermente più accattivante. La violenza è stilosamente coreografata, le angolazioni delle inquadrature sono inusuali, le sequenze d'azione esplodono al rallentatore, aggiungendo un tocco surreale. I personaggi instaurano un legame col pubblico grazie ad alcuni emozionanti episodi. E sono da menzionare l'incontro ad alto voltaggio fra i due protagonisti e il loro duello verbale. Ram Gopal Varma non esita a presentare la politica indiana nella sua forma brutale. Sia Vivek Oberoi che Suriya offrono una performance potente. La pellicola appartiene essenzialmente a chi ha ideato le scene d'azione (Javed-Aejaz), finemente realizzate e adrenaliniche. Rakht Charitra non esplora nuovi territori come Satya e Company, ma rimane un film assolutamente da vedere per tutti i fan di RGV".
Nikhat Kazmi, 22.10.10 e 03.12.10

Hindustan Times: ** e * 1/2
"Una voce anziana, sovraeccitata e gracidante, narra il film. Sospetto che lo scopo fosse quello di suonare ubriaca, tanto quanto sembra esserlo Rakht Charitra. La mente è istupidita dalla tragicommedia del sangue. Ma Vivek Oberoi non recita in modo falso. Veniamo informati che la pellicola si basa su una storia vera. Credo che in qualche modo anche Tom & Jerry lo fosse. Solo che RC è per adulti che vogliono sfogare le proprie frustrazioni o visualizzare le fantasie più violente. Questo film è il solito buon vecchio dramma sul brigantaggio indiano tinto in toni seppia, con camera digitale, inquadrature dalle angolazioni bizzarre, montaggio più veloce e miglior budget. Non farebbe troppo danno se finisse qui, ma è pronto un seguito, se siete ancora assetati di sangue".
"La consapevole, comica misoginia dei film di Ram Gopal Varma è il solo aspetto che ancora ci intrattiene. Suriya è davvero solido. Per la maggior parte della pellicola il pubblico si chiede da quale parte guardare, dal momento che le immagini ruotano a 360 gradi, persino durante le conversazioni. Il film cerca un dramma che assomiglia ad un terremoto. Le riprese sono realizzate al rallentatore o sono esageratamente aggressive. Ad un certo punto l'effetto provoca nausea".
Mayank Shekhar, 23.10.10 e 04.12.10

Cinema Hindi: *** 1/2
Punto di forza: le superbe performance di Vivek Oberoi, soprattutto, e di Suriya
Punto debole: la narrazione poco fluida

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Vivek Oberoi - Ravi
* Suriya - Surya
* Sudeep - Mohan Prasad
* Radhika Apte - Nandini, moglie di Ravi
* Zarina Wahab - madre di Ravi
* Shatrughan Sinha - Shivaji Rao
* Abhimanyu Singh - Bukka
* Priyamani - Bhavani, moglie di Surya
* Sushant Singh - Shankar, fratello di Ravi

Regia: Ram Gopal Varma
Sceneggiatura: Prashant Pandey
Anno: 2010

CURIOSITA'

* RC si ispira alla vita turbolenta di Paritala Ravindra, uomo politico dello stato dell'Andhra Pradesh (da cui proviene lo stesso RGV). Accusato più volte di omicidio, è stato assassinato nel 2005.

28 luglio 2010

Y U V A


Con Yuva Mani Ratnam regala un prodotto fresco e insolito, tiepidamente accolto da pubblico e critica alla sua distribuzione nel 2004, ma che, nel corso degli anni, ha raccolto sempre più consensi assurgendo allo status di film-culto. Yuva offre uno spaccato abbastanza interessante dei giovani indiani urbanizzati dei primi anni duemila attraverso la narrazione di tre storie che illustrano tipologie diverse di ragazzi: Lallan è rozzo, non istruito, violento, e la sua vita segue un percorso in caduta libera privo di redenzione; Michael è intelligente, idealista, altruista; Arjun è confuso e superficiale, ed è l'unico dei tre a subire una formazione ed un cambiamento.

Il soggetto è brillante e poco comune in una cinematografia come quella hindi innamorata della giovinezza, giovinezza che però viene quasi sempre rappresentata in modo irrealistico e stereotipato. La sceneggiatura è di buon livello, soprattutto nel primo, splendido episodio. I dialoghi di Anurag Kashyap sono stringati e sinceri. I personaggi sono definiti con cura, compresi quelli minori. Spicca Lallan, un ruolo davvero da urlo, sanguigno, carnale, così diverso dai soliti personaggi di cartapesta che infestano il cinema hindi. Spicca la singolarità dei ruoli femminili, indipendenti e forti. Da menzionare anche la figura del politico corrotto, quasi simpatico, persino paterno. La narrazione è sostenuta e coinvolgente, con colpi di scena piuttosto plausibili. Alcuni episodi ricordano la retorica sovietica, diluita però in salsa indiana. La politicizzazione studentesca non è trattata in modo pedante, ed è vista più come una manifestazione positiva di esuberanza giovanile che come un fenomeno sociale. Ma il messaggio arriva forte e chiaro. Le sequenze d'azione, invece, sembrano mutuate dai film estremo-orientali.

Da un punto di vista tecnico si apprezzano le ottime inquadrature, una regia decisa, la fotografia, il montaggio. E il fatto che ciascuna delle tre storie sia realizzata seguendo uno stile diverso, rappresentativo del personaggio. La colonna sonora di Rahman lascia un po' spiazzati: diversa dalla maggior parte degli altri lavori del maestro, è più elettronica, meno drammatica. Singolare quanto il soggetto di Yuva, con una delle rare (e convincenti) tracce ballabili composte da Rahman, Fanaa. Da citare la splendida interpretazione vocale di Sunitha Sarathy in Anjaana Anjaani.

Quanto al cast, Abhishek Bachchan lascia senza parole, regalando la migliore interpretazione della sua carriera. Vale la pena vedere Yuva anche solo per godersi la sua strabiliante performance che riesce ad oscurare persino due attori di razza come Rani Mukherjee e Vijay Raaz. Ajay Devgan è appassionato, Vivek Oberoi volonteroso. Rani non delude mai. Esha Deol osa un po' di espressività. Kareena Kapoor, qui in versione pre-size zero, è piacevolissima e frizzante. Sonu Sood, Vijay Raaz, Saurabh Shukla e Om Puri sono impeccabili. Un cast d'insieme davvero azzeccato.

TRAMA

Yuva è ambientato a Kolkata. Un ragazzo in motocicletta, Michael (Ajay Devgan), dopo aver offerto un breve passaggio ad Arjun (Vivek Oberoi), viene colpito da tre pallottole sparate da Lallan (Abhishek Bachchan). Da questo episodio si dipanano le tre storie narrate da Yuva. Lallan, appena uscito di galera, recupera la moglie Shashi (Rani Mukherjee) ma non vuole saperne di mettere la testa a posto. Michael è il capo riconosciuto del movimento studentesco universitario. Arjun sogna gli Stati Uniti, sino a quando non incontra Meera (Kareena Kapoor).

RECENSIONI

Cinema Hindi: ****
Punto di forza: la potente e feroce interpretazione di Abhishek Bachchan (*****). Lallan è ciclopico.
Punto debole: le storie di Michael e di Arjun sembrano meno graffianti ed emotive rispetto a quella di Lallan.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Abhishek Bachchan - Lallan Singh
* Ajay Devgan - Michael Mukherjee
* Vivek Oberoi (Company) - Arjun Balachandran
* Rani Mukherjee - Shashi, la moglie di Lallan
* Kareena Kapoor - Meera, la fidanzata di Arjun
* Esha Deol (Darling) - Radhika, la fidanzata di Michael
* Vijay Raaz (Barah Aana) - l'amico di Lallan
* Sonu Sood (Jodhaa Akbar) - Gopal Singh, il fratello di Lallan
* Om Puri - Prosenjit Bhattacharya, il politico
* Saurabh Shukla (Luck by chance) - il medico

Sceneggiatura, co-produzione e regia: Mani Ratnam
Dialoghi: Anurag Kashyap
Colonna sonora: A. R. Rahman. Segnaliamo il ritmato Dol Dol, il coinvolgente Dhakka Laga Bykka, e i già citati Fanaa e Anjaana Anjaani (titolo alternativo Khuda Hafiz).
Coreografia: Brinda (Raavan)
Fotografia: Ravi K. Chandran (Black)
Montaggio: Sreekar Prasad (Kaminey)
Traduzione del titolo: i giovani.
Anno: 2004
Awards (selezione):
* Filmfare awards: miglior attore non protagonista Abhishek Bachchan, miglior attrice non protagonista Rani Mukherjee, miglior film per la critica, miglior sceneggiatura.
* IIFA awards: miglior attore non protagonista Abhishek Bachchan.
* Screen awards: miglior attore non protagonista Abhishek Bachchan, miglior attrice non protagonista Rani Mukherjee.

RASSEGNA STAMPA/VIDEO

* 17.05.04, Rediff: intervista ad Abhishek Bachchan, prima e seconda parte
* 19.05.04, Bollywood Hungama: intervista a Vivek Oberoi
* 20.05.04, Rediff: intervista a Mani Ratnam

CURIOSITA'

* Yuva è stato realizzato simultaneamente anche in tamil, col titolo Ayutha Ezhuthu. R. Madhavan ricopre il ruolo parallelo a quello di Abhishek Bachchan e Surya quello di Ajay Devgan. Esha Deol interpreta entrambe le versioni. Per la prima volta Ratnam si cimenta con un doppio film: in precedenza le sue pellicole erano state solo doppiate in lingue diverse.
* Pare che Yuva sia stato presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, ma nel sito ufficiale del festival non abbiamo trovato tracce. Aggiornamento del 24.11.10: la pellicola è stata proiettata al Tongues on Fire London Asian Film Festival 2010.
* Vivek Oberoi, durante la funambolica sequenza d'azione con Abhishek e Ajay in mezzo al traffico, è incorso in un incidente piuttosto serio che gli ha causato una grave frattura: uno stunt-man è scivolato con la moto investendo l'attore. Ricoverato in ospedale con ancora il sangue finto sul volto, Vivek si è divertito un mondo a prendersi gioco dei medici simulando un trauma cranico...
* Sembra che il nome di Anurag Kashyap sia stato suggerito a Mani Ratnam da Ram Gopal Varma.
* Riferimenti a Bollywood: Sushmita Sen. Menzionato anche il noto regista bengali di film d'autore Satyajit Ray.
* Riferimenti all'Italia: Vivek Oberoi pronuncia la parola cappuccino.
* Testi in italiano dedicati a Yuva: recensione pubblicata dal sito Asian Feast.
* Film che trattano il tema della politica nelle università: Gulaal, Haasil, Kaalbela (in lingua bengali).

GOSSIP & VELENI

* Vivek Oberoi e Abhishek Bachchan in una scena di Yuva se le suonano di santa ragione. Ricordiamo che Abhishek è il marito di Aishwarya Rai e che Vivek Oberoi è uno dei suoi ex-fidanzati...

07 luglio 2010

P R I N C E


Prince ci offre un Vivek Oberoi in grande forma fisica, impegnato in un ruolo quasi da supereroe in un action-thriller che, nel secondo tempo, offre colpi di scena e sequenze d'azione accettabili nella realizzazione tecnica, anche se improbabili nella sostanza. I film di questo tipo solitamente sono deludenti, e Prince non è un'eccezione, ma si è visto di peggio. La pellicola non annoia a morte, intrattiene almeno un po', e - ad accontentarsi - si può perfino apprezzarne qualche dettaglio.

Il soggetto e la storia non sono totalmente da buttare, e già il fatto che un film d'azione si basi su una trama nella quale i colpi di scena si innestano abbastanza bene, costituirebbe un motivo per celebrare. Inoltre l'esposizione è interessante: lo spettatore, al pari del protagonista, è all'oscuro di tutto, e scopre gradualmente insieme a lui antefatti e motivazioni. Ridondante la sfumatura fantascientifica della vicenda correlata al microchip. La regia sonnecchia per buona parte della pellicola, ridestandosi all'improvviso solo nelle scene d'azione. I personaggi e i dialoghi sono dimenticabili. Il montaggio è lento, tranne nelle sequenze d'azione. Complimenti agli stunt-men (anche se Vivek ha dichiarato di aver personalmente girato le scene più pericolose). La colonna sonora è inconsistente, con l'eccezione dei brani Tere Liye e O Mere Khuda diventati subito delle hit. Le coreografie sono prive di immaginazione.

Una menzione speciale per i costumi indossati da Vivek Oberoi: l'attore è sempre fascinoso, e costituisce forse l'unico motivo per vedere Prince. Il suo personaggio è sufficientemente carismatico da colpire l'audience, anche se ci si poteva lavorare di più. L'interpretazione di Vivek non è proprio da applauso ma, considerando che il peso del film è tutto sulle sue spalle (e che l'attore non è uno dei Khan, non è Roshan e non è Kumar), Vivek non sfigura troppo. I personaggi femminili sono insolitamente aggressivi, le performance però sono tremende. Simpatico il personaggio del poliziotto Khan, interpretato in modo scanzonato da Sanjay Kapoor.

TRAMA

Prince (Vivek Oberoi) ha un brutto risveglio: ha perso la memoria. Non riconosce luoghi e persone. Non sa chi è, cosa fa. Perquisendo l'abitazione dove vive e frequentando sedicenti fidanzate & amici, pian piano il puzzle si ricompone, ma resta una domanda pressante: da quale lato della legge porsi. Chi è davvero Prince? Un criminale? Un ladro? Un poliziotto?

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* O Mere Khuda, magnifico (e ignobile, becero, ecceccecc) brano hindi-pop che ti perfora il cranio per non uscirne più. Da ascoltare a volumi disumani, da cantare a squarciagola sotto la doccia storpiando le parole, da ballare selvaggiamente durante lo spolvero casalingo. Vergogna? Rimorsi? Neanche l'ombra.

RECENSIONI

The Times of India: **1/2
I produttori hanno investito in Prince un'ingente somma di denaro, ma hanno dimenticato di ingaggiare lo sceneggiatore. Prince è una serie interminabile di sequenze d'azione intercalate da pochi, ripetitivi soliloqui. Ad esser giusti, le scene d'azione (Allan Amin) sono effettivamente ben realizzate e simili a quelle hollywoodiane. I salti mortali di Vivek Oberoi sembrano abbastanza credibili, ed il suo tentativo di imitare l'Uomo Ragno non sembra artificiale. Ma in due ore di film non puoi solo pompare l'adrenalina: devi anche coinvolgere emotivamente lo spettatore.
Nikhat Kazmi, 09.04.10

Hindustan Times: *1/2
Prince è infarcito di riprese aeree, veicoli che precipitano, spiagge, esplosioni e incidenti, sgargianti effetti speciali. Appartiene al filone delle pellicole seriali create dai produttori: progetti commerciali più che veri film.
Mayank Shekhar, 09.04.10

Cinema Hindi: **
Punto di forza: Vivek Oberoi inguainato di pelle nera e con occhiale stiloso ha il suo perchè.
Punto debole: primo tempo fiacco, scene d'azione implausibili, agghiaccianti interpretazioni femminili.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Vivek Oberoi (Kurbaan) - Prince
* Aruna Shields - Maya
* Nandana Sen (Rang Rasiya) - Serina
* Isaiah - Sarang
* Sanjay Kapoor (Luck by chance) - Khan

Regia: Kookie V. Gulati
Soggetto e sceneggiatura: Shiraz Ahmed (Wanted)
Colonna sonora: composta da Sachin Gupta (Dil Kabaddi), offre due dei tormentoni hindi-pop del 2010, O Mere Khuda e Tere Liye.
Coreografia: Bosco-Caesar (3 idiots) e Pony Verma (Chandni Chowk to China)
Scene d'azione: Allan Amin (Blue)
Costumi: Narendra Kumar
Anno: 2010
Awards:
* a tutto il film è stato assegnato il Golden Kela Award per la peggior sequenza (aggiornamento del 31.07.11).
Sito ufficiale

RASSEGNA STAMPA/VIDEO

* 31.03.10, Hindustan Times: dichiarazioni di Vivek Oberoi
* 03.04.10, Hindustan Times: dichiarazioni di Kookie V. Gulati
* 06.04.10, Hindustan Times: intervista a Vivek Oberoi
* 09.04.10, The Times of India: dichiarazioni di Vivek Oberoi
* 11.04.10, Hindustan Times: dichiarazioni di Vivek Oberoi
* Video: Making of Prince, prima e seconda parte
* Bollywood Hungama: pagina con la lista di tutti i link agli articoli e ai video dedicati a Prince

CURIOSITA'

* Vivek Oberoi è figlio dell'attore Suresh Oberoi (Raja Hindustani). Ha debuttato nel cinema in Company di Ram Gopal Varma, conquistando una pioggia di premi.
* Aruna Shields è un'attrice anglo-indiana nata e cresciuta nel Regno Unito. Prince segna il suo debutto a Bollywood.
* Nandana Sen è figlia del premio Nobel per l'economia Amartya Sen. Ha debuttato a Bollywood in Black. Nandana ha presenziato alla proiezione del suo Rang Rasiya al River to River Florence Indian Film Festival 2009.
* Vivek Oberoi, sorpreso dal successo al botteghino di Prince nella prima settimana di programmazione, ha preferito controllare di persona, recandosi di soppiatto, senza guardie del corpo, in un cinema di Bandra a dieci minuti dalla fine del primo tempo. Scoperto dal pubblico in sala, è dovuto scappare di corsa utilizzando un'uscita di emergenza. Articolo originale. Nelle settimane successive Prince ha registrato un brusco calo in termini di incassi.
* Riferimenti all'Italia: nel primo furto a cui si accenna in Prince, la refurtiva riguarda reperti romani.
* Film che trattano lo stesso tema: Dhoom 2 - Back in action è un'ottima pellicola d'azione che vede protagonisti due ladri di fama internazionale. Poi: il pessimo Cash. In Ghajini e nell'interessante Acid Factory, i personaggi perdono la memoria.

GOSSIP & VELENI

* Vivek Oberoi è stato fidanzato con Aishwarya Rai.

15 gennaio 2010

KURBAAN

Prodotto dalla Dharma Productions di Karan Johar (Kabhi Alvida Naa Kehna ), Kurbaan è l'esordio alla regia di Rensil D'Silva, già noto al pubblico indiano per essersi aggiudicato nel 2007, insieme a Rakeysh Omprakash Mehra, l'International Indian Film Academy Award per la sceneggiatura dell'acclamato Rang De Basanti.
I tiepidi risultati al box office di Kurbaan, data la massiccia campagna pubblicitaria di lancio, il calibro delle star impegnate nel film, Saif Ali Khan (Pareeneta), Kareena Kapoor, Om Puri (London Dreams, La Guerra di Charlie Wilson), Kirron Kher (Dostana) e i grossi nomi legati a produzione e regia, sono stati decisamente al di sotto delle aspettative.

TRAMA

Avantika Ahuja (Kareena Kapoor) è un insegnante di Delhi. Nella scuola dove lavora, arriva un nuovo collega, Ehsaan Khan (Saif Ali Khan) che inzia a corteggiarla. I due si innamorano e, quando Avantika deve trasferirsi negli Stati Uniti, si sposano e partono insieme. Arrivati in America, Avantika dovrà drammaticamente rendersi conto che non tutto è come sembra e che suo marito non è la persona che credeva.

RECENSIONI

Times of India ***1/2
Innanzitutto complimenti a Karan Johar per aver cambiato completamente direzione ed aver esplorato nuovi territori. Naturalmente lo amiamo per il suo cinema di classe K: i suoi film i cui titoli iniziano con la lettera kappa hanno ridefinito il genere romantico. Ma 'Kurbaan' mantiene lo schermo in ebollizione per la maggior parte del tempo grazie alla sua storia ben confezionata. 'Kurbaan' guarda all'altra faccia del fondamentalismo Islamico e mette in prospettiva gli eventi successivi all'11 Settembre. Chi sono questi ragazzi pieni di rabbia, di sete di vendetta, di bombe? Perchè sono determinati a mettere il mondo a ferro e fuoco? Può esserci uno scopo dietro la loro follia? 'Kurbaan', scritto da Karan Johar, solleva questi interrogativi estremamente attuali, senza nascondere l'unica innegabile verità: un attentatore suicida non può cancellare le ingiustizie del mondo. La storia di Johar ha dignità. La narrazione di Rensil D'Silva è avvincente. I dialoghi di Anurag Kashyap sono realistici, tranne quando si tenta di spiegare le basi teoriche del fondamentalismo Islamico: allora le battute sembrano rubate ai libri di testo o ai titoli dei giornali. Le performance sono coraggiose. L'intesa fra Saif e Kareena illumina il film: la coppia tratteggia con misurata passione il ritratto di due amanti condannati. Ma avremmo preferito che, dopo la sbalorditiva rivelazione del personaggio interpretato da Saif, la loro relazione fosse più ricca di emozioni. E che, nel secondo tempo, il film fosse meno lungo e con un montaggio più teso. Inoltre vi sono alcune incoerenze che minano il realismo a cui la pellicola aspira. Comunque 'Kurbaan' lascia il segno. Non perdetelo.
Nikhat Kazmi, 19.11.09
La recensione integrale

Hindustan Times
La sceneggiatura sembra gradevole e c'è dell'onestà nello scopo del film. Però sono solo le parole ad essere politiche. Il tono è quasi sempre quieto, ma alla fine ci si trova dinanzi ad un prodotto che non è nè abbastanza serio e abbastanza realistico da proporre una riflessione sul terrorismo globale, nè abbastanza leggero da intrattenere.
Mayank Shekhar, 21.11.09
La recensione integrale

Diana ***1/2
Buon thriller, teso e moderno che guarda al terrorismo internazionale dalla parte dei musulmani senza, però, nessuna indulgenza. La tensione drammatica, il confronto tra Avantika ed Ehsaan, le scene delle esplosioni in metropolitana, di un realismo e di una crudezza impressionanti, fanno pensare che questo film, intelligente, che coinvolge ed emoziona sia stato ingiustamente sottovalutato.

Il bello:
- Kareena Kapoor, innocente, incredula, fiera, e Kirron Kher, dura, cinica, crudele, che non ha più niente da perdere, sono brave, intense e convincenti.
- Dolore, paura e morte portano solo ad altro dolore, paura e morte. Un messaggio chiaro, incontestabile, necessario.

Il brutto:
- Alcune imprecisioni nella trama: perchè Riyaz non si rivolge immediatamente al F.B.I.? Perchè se Ehsaan è un pericoloso criminale la sua foto non è in possesso degli ufficiali della dogana o di quelli ai posti di blocco?
- La scena poco convincente durante la quale Riyaz conquista la fiducia di Ehsaan premendo il grilletto contro un innocente e diventando, di fatto, uguale ai terroristi che vorrebbe combattere.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

Ehsaan Khan - Saif Ali Khan
Avantika - Kareena Kapoor
Riyaz Mansoori - Vivek Oberoi
Rihana - Dia Mirza
Aapa - Kirron Kher
Bhaijaan - Om Puri
Avantika's father - Akash Khurana
Salma - Nauheed Cyrusi
Riyaz's father - Kulbhushan Kharbanda

Scritto e diretto da Rensil D'Silva

Musiche: Sulaiman e Salim Merchant (Love Aaj Kal)

Coreografie: Vaibhavi Merchant (Kambakkht Ishq)

Anno: 2009

Traduzione del titolo: Sacrificio

Distribuito da UTV Motion Pictures

Awards:

- Screen Award for Best Actor In Popular Category, Female, 2010 - Kareena Kapoor
- Apsara Award for Best Actress In Supporting Role, 2010 - Kirron Kher

CURIOSITA'

- L'Alta Corte di Bombay ha dovuto decidere in merito ad una richiesta di censura, riferita in particolar modo a due brani contenuti nel film, Shukran Allah e Ali Maula, ritenuti volgari ed offensivi nei confronti della religione musulmana. L'articolo integrale.
- I dialoghi di Kurbaan sono stati scritti da Anurag Kashyap (Dev D)
- Kareena Kapoor e Saif Ali Khan nella vita reale sono una coppia. L'intimita tra i due, oltre a scatenare una certa curiosità per le scene più hot del film, ha reso l'intesa amorosa tra Avantika e Ehsaan indiscutibilmente più calda.

Il sito ufficiale del film