Visualizzazione post con etichetta ANNO 1960-69. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ANNO 1960-69. Mostra tutti i post

11 giugno 2012

ASLI NAQLI



Un talento ingiustamente valutato ai posteri e mai valorizzato in scala internazionale: Hrishikesh Mukherjee,  un artista originale e ironico che ha proposto i suoi film con umiltà e senza alcuna volontà di convincere quei critici più snob che di lui si accorgeranno un po’ troppo tardi. Asli Naqli è forse uno dei suoi titoli meno conosciuti e audaci, un film  più vicino alla produzione mainstream ma guidato da quella capacità di sintesi e osservazione che ha reso il regista uno dei più grandi maestri del Cinema Hindi.


TRAMA
Anand (Dev Anand), nipote e unico erede di un ricco imprenditore, vuole trovare un senso alla sua vita dopo anni di ozio, gioco d’azzardo e notti brave. Il nonno lo considera un buono a nulla e vuole di ingabbiarlo in un fruttuoso matrimonio d’interesse, ennesima manovra commerciale per il bene della sua azienda. Proprio alla vigilia del fidanzamento il ragazzo fugge da casa e inizia a vivere in un quartiere popolare, cerca lavoro e incontra nuovi amici, ma non rivela a nessuno il suo vero nome.


Nel cinema di Mukherjee la  semplicità è un traguardo e non un punto di partenza, il regista invita a preservare l’umiltà, sola caratteristica della vera grandezza, e a sbeffeggiare chi si prende troppo sul serio, mostrando come una risata e una buona risposta  siano il modo migliore per fronteggiare l'idiozia. L’autore ha promosso ed elaborato un suo stile cinematografico, un intrattenimento impegnato e acuto, irrobustito dall’ironia, riscaldato dall’umanità dei personaggi, gente comune con reazioni e sensazioni reali. 
Asli Naqli è il film sulla realizzazione personale, un racconto in musica sulla ricerca della propria identità e di una felicità che si incontra nei momenti più inaspettati e nei luoghi che non avremmo mai immaginato di calpestare.  La storia mostra come uno stanco fannullone riesca a dare un taglio al passato e scoprire la voglia di vivere  a partire da un divorzio irreversibile : quello con il suo cognome.   La pellicola è elegante e a tratti commovente,  di assimilazione immediata e piacevole nella visione,  i protagonisti  rendono l’atmosfera frizzante: di Sadhana colpisce l’espressività, il sorriso ammaliante e la compostezza, di Dev Anand  il savoir fair e la capacità di sentirsi sempre a suo agio, non solo nelle scene brillanti e romantiche ma anche quando un velo di melodramma cala lentamente sulla scena . Se a cavallo dei Cinquanta e Sessanta  Raj Kapoor ha incarnato la passione e  Dilip Kumar è stato il volto del dramma,  Dev Anand si è costruito un suo personaggio capace di resistere agli anni,  un giovane metropolitano dalla studiata naturalezza, dall’aria divertita, sciolto nei movimenti e malandrino.
Eroi ed eroine difficili da dimenticare, una colonna sonora firmata da maestri (Shankar & Jaikishen) e personaggi di sfondo capaci di creare un ottimo impatto: la ragione per cui un film funziona fin dalla prima scena non è mai una soltanto.  Tutti i titoli di Mukherjee  sono guidati da un messaggio di fondo, una situazione umana da leggere con ironia, un prurito sociale da mettere il luce, un problema riassumibile in una o due parole al quale si collegano poi diverse sub tematiche, canzoni  e l'immancabile evasione. Ciascuna trama si basa su argomento di partenza e tra le più ammirabili caratteristiche del regista c'è la capacità di non ripetersi mai,  riuscendo ad unire il cinema indipendente alla grande produzione commerciale senza fissarsi in nessuno standard.


Il mio giudizio sul film : ***  3/5

ANNO: 1962
TRADUZIONE DEL TITOLO : Reale e Finto
REGIA :  Hrishikesh Mukherjee


CAST:
Dev Anand ……………………………. Anand
Sadhana ……………………….. Reenu
Anwar Hussain ……………… Mohan
Nasir Hussain ………………… Seth Dwarka Das
Sandhya Roy ………………… Shanti
Leela Chitnis ………………. La madre di Sadhana



COLONNA SONORA:  Shankar & Jaikishen
PLAYBACK SINGERS: Mohammad Rafi, Lata Mangeshkar



QUALCOS’ALTRO:

Recensioni di altri film di Mukherjee già pubblicate nel blog:  Anand, Bawarchi, Anari e Abhimaan

Dev Anand ha recitato con Sadhana anche in Hum Dono, una delle pietre miliari della carriera dell’artista, il film è stato originalmente girato in bianco e nero ma nel 2011 è uscito nelle sale indiane Hum Dono Rangeen, la versione a colori della pellicola  preceduta da un breve videomessaggio dell’attore (purtroppo scomparso lo scorso dicembre).

13 febbraio 2012

BEES SAAL BAAD



Bees Saal Baad  si riallaccia ad un filone di enorme successo, gli eleganti mistery drama in bianco e nero molto in voga negli anni Cinquanta e Sessanta,  sfortunatamente però a guidare i passi del film non c’è né la raffinatezza di Guru Dutt né la classe e di interpreti come Ashok Kumar e Dev Anand , volti di gangster o agenti segreti in strepitosi noir made in Mumbai. Il film è solo parzialmente riuscito, tedioso da seguire ma bello da guardare per le sue atmosfere, i suoi orizzonti profondi e la dinamicità delle riprese.


TRAMA
Kumar (Biswajit) ritorna da Londra dopo aver ereditato una residenza nobiliare, i suoi parenti sono stati assassinati da un’entità misteriosa che gli abitanti del villaggio identificano come uno spirito in cerca di vendetta. Tutti avvisano il ragazzo che non è saggio rimanere nella casa perchè presto potrebbe arrivare il suo turno, Kumar non crede alle superstizioni e invece di spaventarsi corteggia la bella Radha (Waheeda Rehman) e cerca l’aiuto di un investigatore privato (Asit Sen).


Il film divide la narrazione chiaramente in due parti, ciò che avviene di giorno, in un’atmosfera rilassata e felice, e ciò che invece accade di notte nella villa e nei passaggi segreti che la circondano. La narrazione diurna è guidata dal ripetitivo civettare del protagonista attorno alla ragazza più carina del villaggio, Radha, che ha lo splendido volto di Waheeda Rehman. L’attrice che era stata la bella dark lady di CID resta in questo film quasi disoccupata, il suo personaggio non ha alcun ruolo se non quello di sedurre il nuovo arrivato con i suoi sguardi e fornirgli una motivazione più che valida per non fuggire dalla casa degli antenati. Ben più interessante è la narrazione notturna anche se può far sorride il modo in cui il film cerca di incutere timore, non sapendo coinvolgere troppo attraverso la storia Bees Saal Baad indulge in ogni possibile aiuto materiale capace di difendere la sua causa: troviamo orpelli e mobili di stile vittoriano, stanze che più buie e piene di suppellettili non potrebbero essere, sotterranei con pitoni che fanno capolino, fumo, nebbia, rami scheletrici tesi come braccia, mani dai lunghi artigli pronti ad afferrare la prossima vittima, profili di donne velate che cantano lamenti e gli immancabili lampadari oscillanti, ormai divenuti un’immagine cult in tutti i film che trattano reincarnazioni o vendette da Mahal (1949) a Om Shanti Om (2008).
Anche se la sostanza scarseggia tecnicamente il film è ben eseguito ed eccelle sul piano della fotografia, alcune sequenze ricordano lo stile di Guru Dutt, i primi piani dei volti sono quasi del tutto oscurati dalle ombre tanto che diviene difficile riconoscere l’identità dei personaggi secondari mentre il viso di Biswajit risulta così chiaro che pare ricoperto di cera. E’ interessante vedere come sono state intervallate riprese all’aperto e in studio, il regista riesce in un compito difficile, quello di far apparire anche gli scenari artificiali  locations reali, offrendoci un’unione armonica di paesaggi illuminati dalla luce solare e foreste ricreate in uno spazio di pochi metri in cui l’erba altissima cerca di nascondere alberi solo dipinti sullo sfondo.

Il mio giudizio sul film : ** 2/5



ANNO: 1962

TRADUZIONE DEL TITOLO : Venti anni dopo

REGIA: Biren Nag


CAST:
BiswajIt ………………………….. Kumar Vijay Singh
Waheeda Rehman ………………………… Radha
Manmohan Krishna ……………………. Ram Lal
Asit Sen ………………………….. Gopichand
Sajjan ……………………… Mohan Babu


COLONNA SONORA : Hemant Kumar

PLAYBACK SINGERS : Lata Mangeshkar, Hemant Kumar

03 giugno 2011

TERE GHAR KE SAMNE



Ricca di atmosfera e vibrazioni positive Tere Ghar Ke Samne è una di quelle commedie romantiche che non ci si stancherebbe mai di guardare. Una storia deliziosa nella sua semplicità,  intrattenimento e stile, molte melodie stuzzicanti, un protagonista elegante e simpatico, un’attrice il cui volto splende di luce propria. Questi gli ingredienti del suo elisir di eterna giovinezza.

TRAMA
Due famiglie rivali si contendo all’asta un terreno edificabile e nessuno dei due vuole che la propria casa sia messa in ombra da quella dell’altro. Rakesh (Dev Anand) , un promettente e creativo architetto, viene ingaggiato dal ricco Karamchand per realizzare la sua villa di raffinato design moderno ma anche l’altro proprietario, per non essere da meno, sceglie lo stesso progetto. Intrappolato tra due ricconi testardi Rakesh decide di costruire comunque entrambe le case, senza svelare che saranno identiche, ma teme che nel momento in cui verrà fuori la verità la bella figlia del suo cliente (Nutan) smetterà di frequentarlo.

Vijay Anand ha diretto film molto diversi tra loro, dal thriller carnevalesco Teesri Manzil all’impegnativo e mistico Guide alla colorata caccia al ladro Jewel Thief i suoi lavori sono pellicole d'impostazione classica narrate però con un linguaggio moderno, la storia parte da schemi tradizionali ma si arricchisce man mano di idee nuove. Contraddistinti da una certa disobbedienza, i suoi film mitigano aspri commenti tra la dolcezza delle scene e il loro travolgente intrattenimento, le critiche sussurrate sono da leggere tra le righe.
L’obiettivo di Vijay Anand è questa volta la classe dei vecchi imprenditori impegnati a promuovere con ogni mezzo la loro immagine, sempre più agguerriti nel mostrare il proprio status e sfidare i concorrenti a colpi di denaro. Una nuova generazione energica e irriverente si confronta con una buffa parodia della vecchia, il mondo si fa più piccolo e anche l’Estero non fa più paura. Suggerendo che è ora di lasciare il posto al futuro e fidarsi dei giovani, il film  propone nuove figure professionali “senza barba e senza capelli grigi” in grado di portare una ventata di freschezza e lavar via gli antichi rancori.
Tere Ghar Ke Samne non esce dai suoi argini ed evitando di inserire troppi elementi si concentra solo sulla commedia romantica portandola avanti nel migliore dei modi. Le scene sono ambientate in una squisita quotidianità resa preziosa dall'eccellente fotografia in bianco e nero, Dev Anand e Nutan sono carichi di energia, affiatati e irresistibili, lo script , ben ricco di dialoghi frizzanti, li serve fedelmente.
Le musiche sono state composte dal maestro Sachin Dev Burman e tutte visualizzate con una certa originalità, la più graziosa  “Tere ghar ke samne” insolito duetto tra i protagonisti, lui ubriaco seduto al tavolo di un bar e lei sorridente apparizione dentro il bicchere di whishey, ma anche "Dil ka bhanwar kare” cantata da Mohammad Rafi, per la quale un fax-simile della scalinata del Qutub Minar è stata ricostruita in studio per permettere agli attori e al cameraman di muoversi liberamente e avere angoli più profondi. La location originale dopo una prima prova era risultata troppo stretta e inadatta alla riprese.

Il mio giudizio sul film : **** 4/5


ANNO: 1963

TRADUZIONE DEL TITOLO: Davanti alla tua casa

REGIA : Vijay Anand


CAST:
Dev Anand ………………… Rakesh
Nutan ……………………… Sulekha
Rajendra Nath ……………… Ronny
Om Prakash ……………… Lala Jagannadh
Harindranath Chattopadyay …………… Seth Karamchand
Pratima Devi …………………………… la madre di Rakesh


PLAYBACK SINGERS : Lata Mangeshkar, Mohammad Rafi, Asha Bhosle

COLONNA SONORA : Sachin Dev Burman

18 maggio 2011

NEEL KAMAL



Ispirato al romanzo omonimo di Gulshan Nanda, Neel Kamal è un'opera ambiziosa completamente affidata alla sua protagonista, la carismatica Waheeda Rehman, capace come sempre di incantare il pubblico con la sua eleganza e il suo talento.


TRAMA
Sita (Waheeda Rehman) viene salvata da uno sconosciuto (Manoj Kumar) mentre camminava di notte sui binari del treno, il padre della ragazza decide di farla sposare con l'uomo che l’ha aiutata ma nel timore che possa rifiutarla gli nasconde che è sonnambula, ben presto però,  insospettiti dai suoi spostamenti notturni, i nuovi familiari pensano che la sposa abbia una relazione clandestina e iniziano a seguirla. Nonostante il marito sia fiducioso e paziente, davanti alle pressioni della madre (Lalita Pawar) comincia ad avere dei dubbi e  allontana Sita da casa. Dietro al sonnambulismo della donna si nasconde in realtà una voce dal passato, l’anima di un uomo che si era sacrificato per lei in una vita precedente, l’artista Chitrasen (Raj Kumar).


Due elementi devono fondersi insieme nel modo più armonico possibile 1) Il passato. Il racconto di un amore impossibile à la Mughal e Azam che appare nei ricordi di una vita precedente  2) Il presente. Storia di incomprensioni e gelosie che richiama alcuni episodi dell'epica Ramayana. Ci sarebbero spunti infiniti per infinite trame cinematografiche, ma indeciso sul cosa scegliere e dove inserirlo il regista inciampa e cade.
Non si capisce se Maheshwari vuole per Neel Kamal un taglio classico da sontuoso film storico, se vuole far rivivere nei personaggi le vicende mitologiche di Ram , Sita e Raavan o se vuole dare un tocco più moderno introducendo elementi di suspence e tensione. La collisione di troppe storie ed eventi crea un plot discontinuo e meno efficace di come avrebbe dovuto essere dati i presupposti : il budget economico sostanzioso, la fonte letteraria, un’ attrice splendida e capace affiancata da due attori di tutto rispetto. Le canzoni ben visualizzate ed inserite aiutano a mantenere alto l’interesse per il film, Waheeda Rehman rialza, solo con la sua presenza scenica, il giudizio globale e ricolma abbondantemente alcuni passaggi troppo lenti e alcune scene addirittura noiose.
Grazie a Waheeda  il film funziona, va avanti e si fa apprezzare, sarà perché del suo volto e della sua grazia davvero non ci si stanca mai. La scenografia è piacevolmente fastosa anche se un po' posticcia rispetto alle creazioni per altri set di pellicole in costume, l’ambientazione si spoglia di ogni realismo e colloca gli eventi in un’atmosfera nostalgica e fiabesca. 
Il doppio personaggio femminile, la principessa musa dell’artista e la sua reincarnazione moderna, è forse l’unico ben disegnato e appassionante. Chitrasen è pallido e poco incisivo nonostante abbia il volto dell’elegante Raj Kumar, sfortunatamente il talento dell’attore non viene sfruttato e la stessa sorte tocca anche a Manoj, il cameraman concede più di una bella inquadratura del suo avvenente profilo ma lo spazio che ha a disposizione è sempre troppo poco, il più delle volte le sue apparizioni sono sacrificate tra i siparietti di Mehmood e Shashikala, non troppo divertenti questa volta e dato il contesto, stonati. Eccellente invece Lalita Pawar in un ruolo che ricorda il personaggio di Kaykey nel Ramayana, l’attrice porterà sullo schermo un’altra figura negativa dell’epica religiosa, Manthara, venti anni dopo Neel Kamal, nel famoso TV Serial di Ramanand Sagar.

Il mio giudizio sul film : 3/5 ***
Waheeda Rehman , Lalita Pawar, le musiche e le visualizzazioni dei brani, i costumi, le acconciature e i richiami al Ramayana sono sufficienti a nascondere i punti deboli del film.



ANNO: 1968

REGIA : Ram Maheshwari

TRADUZIONE DEL TITOLO : Loto azzurro

CAST :
Waheeda Rehman …………… Sita / Neelkamal
Manoj Kumar ………………. Ram
Raj Kumar ……………… Chitrasen
Lalita Pawar ……………….. la madre di Ram
Mehmood ……………………. Girdhar
Shashikala ………………………. Chanchal
Balraj Sahni ………………… Mr Raichand


COLONNA SONORA : Ravi

PLAYBACK SINGERS : Asha Bhosle, Mohammad Rafi, Manna Dey

29 gennaio 2011

RAJKUMAR (1964)



Ancora prima dell’era di Om Shanti Om & Co. Bollywood sperimenta una graziosa parodia di se stessa e propone un contenitore ammiccante di riferimenti cinematografici (e in questo caso anche mitologici) un’eroina super glamourous dal sorriso incantatore (Sadhana), un eroe autoironico e scanzonato (Shammi Kapoor) accanto all’emblema della vecchia dinastia (Prithviraj Kapoor) e il “villain” per antonomasia, elegante e cattivo fino al midollo (Pran).
Ogni elemento viene portato alla massima potenza fino a far nascere una fantasiosa favola kitsch, scandita dalle musiche incantevoli di Shankar e Jaikishan.


TRAMA
La notizia del ritorno del principe Bhanu nel suo regno natale spaventa il nobile Narpat Singh che aveva ormai sperato per anni di diventare l’erede al trono. Dopo aver fatto uccidere il sovrano di una tribù vicina, Narpat fa cadere ogni indizio sul figlio del re. Costretto a fuggire dal regno Bhanu si traveste da popolano e si fa chiamare Bhagat Ram, nel frattempo la principessa Sangeetha conosce il giovane e si innamora di lui.


Manmohan Desai ha scritto la sceneggiatura del film, aspettiamoci pertanto un intreccio rocambolesco e gustoso, seppur classico nei suoi schemi. Rajkumar è soprattutto parodia e intrattenimento, un palcoscenico iper-decorato su cui lasciar liberi attori brIllanti, un set idilliaco nel quale far apparire nuvole di fumo, roseti, rocce, giardini e ruscelli, un’estrosa e bizzarra isola felice.

Prithviraj Kapoor accettò un ruolo che richiama con simpatia e affetto il suo Akbar in Mughal e Azam, Shammi si scatena in languidi corteggiamenti e la bellissima Sadhana emerge dalle acque come una dea. Sono proprio gli abiti indossati da Sadhana a tradire la vocazione del regista, il genere mitologico , nel quale K. Shankar si specializzerà dopo aver lavorato in quasi tutte le cinematografie indiane dalla Hindi alla Malayalam dalla Telegu alla Tamil.

Nonostante i famosissimi interpreti e la piacevole realizzazione il film non è in realtà troppo conosciuto, in compenso i suoi video sono frequentemente trasmessi in Tv e le canzoni si incontrano sempre nelle stazioni radio, prima tra tutte “Aa ja Aaye Bahar Dil Hai” interpretata da Lata Mangeshkar.


Il mio giudizio sul film *** 3/5


ANNO : 1964

REGIA : K. Shankar


CAST :

Shammi Kapoor …………………… Prince Bhanu / Bhagat Ram
Sadhana…………………………… Sangeetha
Pran……………………………………….Narpat Singh
Prithviraj Kapoor……………………. Maharaja
Om Prakash …………………………… Bimasal


COLONNA SONORA : Shankar & Jaikishen

PLAYBACK SINGERS: Lata Mangeshkar, Mohammad Rafi, Asha Bhosle.

24 aprile 2010

AN EVENING IN PARIS




Scanzonato e super-glamourous. Dall’eleganza all’esplosione del kitsch il passo è breve e possibile. An Evening in Paris è un film allergico alle mezze misure, costoso, matto e senza freni.

Lo scopo è divertire e lo spettacolo ha inizio.
Odalische, gonnellini hawaiani, completini di piume, manciate di strass, saree lucenti, buffi travestimenti , appariscenti colori e tagli di capelli (che dire del rosso carota sfoggiato da Pran?? Immagino che l’attore abbia ancora una causa in corso con il costumista) doppi ruoli, gangster, serate di cabaret, rapimenti a catena.. e quant’altro.. sobrietà e noia saranno solo un ricordo lontano.
Che lo scenario sia la romantica Parigi, le montagne della Svizzera, il porto di Beirut o le cascate del Niagara, lasciatevi travolgere dalla vivace personalità di Shammi Kapoor, straordinario performer, abbastanza pazzo da lasciarsi legare veramente ad un elicottero, da rotolarsi sul cofano di un’auto e da sfrecciare in una vespa per tortuose strade di campagna, imparate a memoria tutte le nove canzoni della frizzante colonna sonora, deliziatevi con le esibizioni simpatiche e ammiccanti del peperoncino Sharmila Tagore.


TRAMA

Shyam è indiano ma si finge francese per conquistare le turiste, Deepa è una milionaria in vacanza che si finge cameriera in viaggio con la padrona. Shyam perde la testa per Deepa ma lei fa la difficile e il ragazzo si abbandona ad ogni tipo di follie. Il film diventa uno spasso. Nel frattempo esce fuori una sosia dell’ereditiera, la sexy Suzy, disinibita ballerina di cabaret che se la intende con una cerchia di malviventi. Approfittando dell’occasione, Shekhar, il pretendente respinto propone un proficuo scambio di identità, punto di partenza di un’adorabile e caotica serie di disavventure.



Alcuni film hanno il potere di ritirare fuori un sorriso anche nelle giornate più nere, anche in quelle in cui i muscoli facciali si contraggono così tanto da sembrare cavi di alta tensione. An Evening in Paris è una di quelle carte che mi gioco solo nei casi di emergenza , l’esperimento funziona e la sua energia potenziale non si esaurisce mai.

Lo spettacolo è variopinto e divertente, a volte sembra una commedia teatrale incentrata su accesi scambi di battute, situazioni paradossali, perfetta mimica e sfrenato linguaggio del corpo, poi il film ci trascina di nuovo in un rocambolesco mondo in Technicolor (sorry.. Eastmancolor.. ) che si dimostra più che mai frutto dell'universo cinematografico e sfoggia con vanità la sua attitudine a sognare in grande uscendo da ogni limite spaziale e geografico.

Shammi e Sharmila insieme fanno scintille, moltiplicando per dieci la loro pazzesca chimica in Kashmir Ki Kali si può avere un’idea delle rispettive performance in An Evening in Paris. Sharmila ci regala il doppio ruolo femminile più entusiasmante di sempre, Shammi moltiplica se stesso tante volte quante sono le diverse situazioni del film.

Unico neo: un finale piattino che non mi convince. Un consiglio, dopo la prima visione ricordatevi di interrompere il dvd con cinque minuti di anticipo.



Il mio giudizio sul film: **** 4/5


ANNO: 1967

REGIA: Shakti Samanta

CAST:

- Sharmila Tagore........... Deepa / Suzy
- Shammi Kapoor............. Shyam
- Pran...................... Shekhar
- David................Damodar Dayal
- Sarita................. la cameriera
- K.N. Singh............... Jack



COLONNA SONORA : Shankar - Jaikishen

PLAYBACK SINGERS: Mohammad Rafi, Asha Bhosle



QUALCOS'ALTRO:

- Il costume indossato da Sharmila Tagore nella canzone "Zuby Zuby" cadde sotto l'obiettivo della censura, la scena venne lasciata nel film ma le critiche furono pesanti. Più tardi tutti si dimenticarono e molte altre star (tra cui Parveen Babi) si affrettarono ad imitarla. Sharmila, per niente intimorita, snobbò le male lingue e corse a posare nuovamente in bikini sulla copertina di Filmafare. Brava!!!

- Shakti Samanta, regista purtroppo scomparso lo scorso anno, è stato creatore di molti film di successo, tra i miei preferiti AradhanaChinatown, Howrah Bridge, Kashmir ki Kali e Kati Patang.

06 aprile 2010

JAB JAB PHOOL KHILE



Nel 1996 la trama di questo film diretto da Suraj Prakash diventerà la linea guida di uno dei titoli più famosi nella filmografia di Aamir Khan: Raja Hindustani. Sia il film che lanciò Shashi Kapoor che il suo più recente remake furono travolgenti successi commerciali, a dimostrazione che anche una storia semplice ( purchè ben girata e messa nelle mani di un ottimo interprete) è sufficiente a trasformare un low-budget movie in blockbuster.


TRAMA
Un giovane barcaiolo si innamora di una viziatissima uptown girl in vacanza in Kashmir, la ragazza lo considera appena un’amico, ma il giovane, che non aveva mai avvicinato nessuna donna, si affeziona a lei e crede di poterla sposare. Certo della sua decisione Raja allontana Rita dal fidanzato Kishore e la segue fino a Mumbai dove tenta di inserirsi nel suo ambiente...ma le incomprensioni non tardano a nascere e il loro rapporto sembra destinato a fallire. Deriso dai familiari e impressionato dal suo stile di vita Raja inizierà a dubitare della riuscita del suo sogno d’amore.


Jab Jab Phool Khile cerca di essere un'esperienza piacevole in ogni suo aspetto.
Locations pittoresche tra fiori, montagne, cieli azzurrissimi e la romantica colonna sonora di Kalianji - Anandji con le note dolci di "Pardesiyon se na akhyian" (che ha ispirato la celebre "Pardesi jana nahin" in Raja Hindustani) o della struggente "Yahan main ajnabee hoon" con dentro tutta l’amarezza e il disagio di Raja deriso nell’alta società.
A stridere con l'armonia assoluta del film l'immagine caricata di Nanda e la sua interpretazione poco incisiva. Nanda è forse una delle poche attrici del passato che non riesce mai a coinvolgermi in alcun modo, malgrado abbia avuto tra le mani anche buoni titoli (come il divertente Juroo ka Ghulam) la trovo sempre al di sotto del suo ruolo e per niente in tono con il contesto. Forse è solo una mia stupida antipatia ma quì ho rimpianto di non vederla sostituita da altre sue contemporanee più brillanti come Sharmila Tagore, Saira Banu o Sadhana.
Giudicato da molti un film retrogrado e anti-moderno, accusato di criticare il progresso e la nuova immagine cosmopolita a favore dell'ostentazione di un'identità nazionale, (e addirittura regionale) Jab Jab Phool Khile può apparire un film sofisticato e leggero ma dalla morale pesante. Nonostante l'accordo decisivo e il compromesso siano proposti dalla donna (ma quando non è una donna a fermarsi a riflettere e cercare di capire i problemi?) io continuo a non trovarlo particolarmente maschilista nè noto il tanto discusso scontro tra società globale e tradizione (visto che non si manifesta alcuna vittoria dell'una sull'altra, al contrario di ciò che accade nel suo remake Raja Hindustani).
Nessuno dei due personaggi ha mai ragione, entrambi sono condizionati dalla loro parziale visione della realtà costruita nel proprio contesto. Non è solo il povero barcaiolo Raja a non conoscere che il suo mondo, anche Rita per quanto sia colta ed emancipata non guarda mai aldilà del suo naso. Del film mi cattura il tentativo reciproco di trovare un modo per avvicinarsi all'altro, di sforzarsi ad accettare un punto di vista nuovo provando a giudicare le azioni, anche quelle che appaiono ingiustificabili, alla luce di questa diversità. L'idea che guida il film è buona, praticamente spendibile e realistica: Raja e Rita vengono da due realtà opposte, si piacciono all'istante ma non riescono mai a capirsi, dall'attrazione istintiva è poi difficile razionalizzare e smussare gli angoli per trasformare un'intesa fisica passeggera in qualcosa di stabile e in grado di funzionare.

Il mio giudizio sul film : **** 4/5
Carino, stuzzicante, visivamente piacevole. Come resistere alla sua colonna sonora? Come non arrendersi davanti agli occhi nerissimi di Shashi Kapoor?

REGIA: Suraj Prakash

ANNO: 1965

TRADUZIONE DEL TITOLO: In qualsiasi momento possono sbocciare fiori


CAST:

- Shashi Kapoor................ Raja
- Nanda............................. Rita
- Jatin Khanna................. Kishore
- Shammi.......................... Stella
- Kamal Kapoor............... Mr Khanna


COLONNA SONORA: Kalianji – Anandji

PLAYBACK SINGERS: Lata Mangeshkar, Mohammad Rafi


QUALCOS'ALTRO:
- Shashi Kapoor passò mesi interi a Srinagar per imparare a muoversi con una tipica imbarcazione Kashmiri.
- Il film restò nelle sale per oltre cinquanta settimane consecutive.
- Girando la scena finale Nanda sfiorò un grave incidente. La sequenza girata nella stazione centrale di Mumbai venne effettuata senza controfigure e in un vero treno in corsa, l'attrice non calcolò bene il tempo in cui avrebbe dovuto recitare le sue battute e il treno al quale rimase aggrappata aveva preso troppa velocità perchè lei potesse salire.

13 febbraio 2010

MUGHAL - E - AZAM


Uno dei film più spettacolari mai realizzati, elaborato, impressionante, più di quanto due occhi umani riescano a sostenere. Odio definirlo un kolossal perchè il termine è riduttivo e non posso inserirlo nella categoria in cui giacciono alcuni polpettoni Hollywoodiani a sfondo storico-religioso. Mughal-E-Azam è una memorabile celebrazione della bellezza, che non sfoggia una fredda imponenza quanto un devastante calore. Poesia racchiusa in celluloide, un miracoloso fondersi di talenti, una fonte sempre viva di vera sofferenza e sublime passione.

TRAMA
L'imperatore Akbar decide di mandare suo figlio Salim sul campo di battaglia dopo aver scoperto la sua precoce attitudine al vizio, ma gli anni passati in guerra non riusciranno a placarne la vena poetica nè il suo fascino per la bellezza. Durante la festa per il ritorno del giovane a palazzo un artista dona alla corte una statua leggiadra, la splendida figura che tutti ammirano è in realtà una donna in carne ed ossa che si svela agli ospiti suscitando ammirazione e sorpresa.
Akbar accoglie Anarkali a braccia aperte folgorato dalla sua grazia ma decide di imprigionarla nel momento in cui ne scopre innamorato suo figlio Salim. Il principe non si rassegna e scatena l'esercito contro suo padre, la guerra avrà un esito disastroso e il figlio ribelle viene condannato a morte. Grazie al sacrificio di Anarkali il principe sarà risparmiato, la ragazza, che si offre di essere giustiziata al posto suo, viene perdonata da Akbar purchè abbandoni per sempre il palazzo e spinga Salim a dimenticarla.


Ad eccezione di due canzoni ("Pyaar ki ha to darna kya" e "Jab raat hai aise matwali") il film venne realizzato in bianco e nero, la versione a colori uscì per la prima volta nel 2004, dopo una lunga elaborazione digitale operata dalla Indian Academy Arts and Animation, realizzando, più di sessantanni dopo la prima uscita nelle sale, il sogno incompleto di K.Asif.

Perfezionista, ostinato e fermamente deciso a veder esaudita ogni sua fantasia, il regista volle una figura di Krishna in oro massiccio non accontentandosi di una copia in metallo, impose a Madhubala di trasformarsi (attraverso interminabili sedute di trucco) in una statua di marmo, convinse Prithviraj a camminare scalzo sulla sabbia arroventata del deserto, e, al posto di semplici comparse per la scena della battaglia arrivò ad ingaggiare un esercito vero con oltre duemila soldati professionisti.
Le cifre colossali che Asif continuava a chiedere ai suoi produttori fecero pensare che ad un certo punto il regista fosse impazzito; la sua follia creativa andò avanti per quasi quindici anni, per selezionare i dodici brani musicali richiese al compositore Naushad oltre ottanta canzoni, molte delle quali non vennero utilizzate per nessun altro film.
Furono necessari due anni di lavoro ininterrotto solo per costruire un set cinematografico, l'opera faraonica ha impegnato centinaia di scenografi e artigiani in un'impresa senza precedenti. Ma l'elegante salone degli specchi era fin troppo splendente da rendere difficili le riprese, la luce riflessa era eccessiva, quasi accecante, tanto che i tecnici dovettero pensare velocemente ad una soluzione per contrastare i bagliori indesiderati.

Ma la forza del film, aldilà della sua opulenza, è l'incredibile realismo delle sue emozioni, della sua malinconia.
Madhubala investì tutte le sue energie nel personaggio di Anarkali e nonostante la sua salute fosse deteriorata da una malattia congenita, non rinunciò a girare scene in cui doveva ballare, correre, trascinarsi addosso pesantissime catene (vere!) e recitare al fianco di Dilip Kumar , con il quale aveva condiviso un'infelice relazione. Lavorare a Mughal e Azam fu per l'attrice un'esperienza devastante, soprattutto perchè il silenzio tra i due, una volta spenti i riflettori, si faceva ogni giorno più denso.

Prithviraj Kapoor, che aveva interpretato in gioventù il ruolo di Alessandro Magno nel film Sikander, fu un perfetto imperatore Akbar, con il suo aspetto imponente, l'aria autoritaria, la voce profonda. La mia scena preferita del film è l'incontro padre / figlio nella tenda dell'accampamento militare, Akbar cerca di riconciliarsi con Salim per evitare lo scontro, l'imperatore inflessibile supplica il principe di giungere ad un accordo e si accosta alla sua spalla cambiando per un attimo la sua freddezza in affetto morboso.

Elegante come un vero re, Dilip Kumar, è un sempre composto ma vibrante Salim, riflesso dei tempi che cambiano, utopista e allergico alle imposizioni.

Ma altrettanto importante il contributo di Durga Khote come Jodhaa e di Nigar Sultana nel personaggio di Bahar, quest'ultima figura femminile, aristocratica e innamorata del potere, pronuncia una delle frasi chiave del film "uno sguado sarà sufficiente per vincere un principe viziato" intenta ad ammirarsi allo specchio in una dichiarazione d'amore a se stessa. Bellissimo il brano qawali "Teri mehfil me qismat azma kar hum bhi dekhenge" in cui le due rivali (Bahar e Anarkali) presentano ciascuna la propria visione dell'amore.

Inscindibile dal film la personalità enigmatica dell'artista che rifiuta di eseguire una statua su commissione e mette alla prova la corte lanciando la sua sfida: presenterà solo qualcosa dinanzi al quale ogni uomo si inginocchierà e ogni sovrano deporrà la corona. La bellissima Anarkali diviene incarnazione dell'arte e dell'amore. Lo stesso personaggio resta portavoce della sua missione fino all'ultimo, anche quando l'inno "Ai Mohabbat Zindabad / Che viva l'amore" diviene una disperata protesta all'esecuzione di Salim.
Ma se Mughal-e-azam è il film che meglio esprime la volontà di amare liberamente, il suo culmine non può che essere la canzone "Pyar Kya To Darna kya / perchè avere paura dell'amore?" il suo testo graffiante, l'energico ballo di Madhubala, lo sguardo fiero e sofferente dell'attrice, ne fanno una monumentale esibizione di disobbedienza, la più bella e incredibile delle dichiarazioni.

Il mio giudizio sul film : ***** 5/5


ANNO: 1960

TRADUZIONE DEL TITOLO: Il grande Moghul

REGIA: Karim Asif

CAST:

- Prithviraj Kapoor......... Akbar
- Madhubala.................. Anarkali
- Dilip Kumar................ Salim
- Durga Khote................ Jodhabhai
- Nigar Sultana................ Bahar
- Ajit.............................. Durjan Singh


COLONNA SONORA: Naushad , testi di Shakeel Badayuni

PLAYBACK SINGERS: Lata Mangeshkar, Shamshad Begum, Mohammed Rafi, Ustad Bade Ghulam Ali Khan



ALTRE INFORMAZIONI E CURIOSITA'

Tra gli sceneggiatori troviamo Kamal Amrohi, produttore cinematografico, poeta Urdu e regista del meraviglioso Pakeezah

Inizialmente per il ruolo di Anarkali era stata scelta Nargis e per quello di Bahar l'ex moglie del regista , Sitara Devi, dalla quale Asif divorziò prima di sposare la sorella di Dilip Kumar.

Tra le altre versioni cinematografiche sullo stesso tema, il film Anarkali (1953) con Bina Rai e Pradeep Kumar. Ispirato invece alla giovinezza dell'imperatore Akbar, la grandiosa pellicola di Ashutosh Gowariker, Jodhaa Akbar (2008) con Hrithik Roshan e Aishwarya Rai.

Nè Dilip Kumar nè Madhubala furono presenti alla premiere. Malgrado l'assenza dei due attori il film venne presentato in grande scala, tutti i biglietti erano stampati con le immagini della locandina, i cartelloni pubblicitari furoni di dimensioni impressionanti. Le due armature indossate da Prithviraj Kapoor e Dilip Kumar rimasero per anni in esposizione in uno spazio del cinema Maratha Mandir a Mumbai

Agli appassionati consiglio la lettura del libro "Mughal e Azam . An Epic of Eternal Love" di Shakil Warsi, pubblicato da Rupa & Co, New Delhi, 2009 nel quale ho trovato numerose informazioni sulla realizzazione del film.

17 novembre 2009

THILLANA MOHANAMBAL

Thillana Mohanambal
Quando il cinema tamil celebra i propri valori culturali.

Cenni sul titolo: Thillana è un componimento che fa parte della musica classica dell’India del Sud, anche conosciuta come musica Carnatica, è utilizzato spesso come base musicale per la danza classica indiana chiamata Bharatanatyam.

Titolo: Thillana Mohanambal
Regia: A.P.Nagarajan
Anno: 1968
Durata: 175’
Cast: Sivaji Ganesan - Shanmugan
Padmini: Mohana
Manorama: Jil Jil Sundari
Giudizio:***** 5/5


“Un saluto a tutti gli estimatori delle arti”, con questa frase presa direttamente dalla modalità di presentazione degli spettacoli teatrali nello stato indiano del Tamil Nadu, esordisce il film, ponendo già dall’inizio lo spettatore nella ricostruzione virtuale dell’esperienza teatrale.
La prima scena, nello scorrere dei titoli di apertura mostra lo svolgersi di una festività religiosa, una delle principali occasioni che gli artisti hanno per organizzare i propri spettacoli. Luogo privilegiato è il tempio poiché la musica e la danza classica sono fortemente interconnesse con la religione induista, un trattato delle scritture sacre è interamente dedicato alle arti.
Per questo motivo danza e musica portano in sé un elemento spirituale da cui non si può prescindere.

La storia inizia con l’arrivo in città di due compagnie, una di musicisti con a capo Shanmugan e l’altra formata da danzatrici che ha Mohana come artista principale. Quando i due gruppi si incontrano si sviluppa immediatamente una certa tensione e antagonismo tra Shanmugan e Mohana.
Dietro questo atteggiamento si cela l’attrazione tra i due tanto che Shanmugan, pur di nascosto decide di assistere all’esibizione di Mohana.

Le due compagnie lasciano la città e prima di arrivare alle rispettive destinazioni, percorrono in treno una parte del percorso. E’ importante parlare della scena che si svolge nel treno dato che è diventata estremamente popolare nella cinematografia tamil; nel vagone gli artisti si preparano a passare la notte e intanto Shanmugan e Mohana si scambiano pensieri e sensazioni in un dialogo fatto solo di sguardi, in un repertorio gestuale efficace ed evocativo.

Qui ci interrompiamo un momento per parlare brevemente dei due attori interpreti, Sivaji e Padmini. Hanno girato insieme un gran numero di film e hanno costituito la coppia romantica in assoluto più importante di tutto il cinema dell’India del Sud, oltretutto Sivaji è stato insignito della “Légion d’Honneur” (prestigiosa onorificenza che il governo francese assegna a chi si distingue in campo artistico). Ad oggi è considerato tra i grandi del cinema indiano.

Padmini oltre ad essere stata attrice di grande presenza scenica, è stata una importante ballerina di danza classica indiana e le scene di Thillana Mohanambal sono state danzate dall’attrice, senza controfigure. Al termine della carriera si trasferisce in America dove ha aperto un’accademia di danza dove ha insegnato per molto tempo. La scuola è uno dei centri principali per chi voglia seriamente formarsi nel Bharatanatyam.

Torniamo al film, la storia si dipana seguendo anche elementi tipici del cinema commerciale. Mohana attira l’attenzione di un ricco possidente che pur di averla, incurante del rifiuto della ragazza, organizza un piano per rapirla e portarla in un rifugio segreto.

In seguito si aggiunge un altro spasimante che è motivo di incomprensioni e un momentaneo allontanamento tra Shanmugan e Mohana ma, come in ogni racconto popolare che si rispetti, arriva un personaggio che aiuta i due innamorati a ritrovarsi e chiarire i reciproci sentimenti.

In Thillana Mohanambal non solo c’è l’esaltazione dell’arte e dell’amore, lo stesso discorso amoroso trova espressione nei dialoghi tramite metafore che rimandano alla musica e alla danza. Per spiegare questo tipo di espediente riportiamo la descrizione di una scena dove Mohana e la madre si scambiano delle opinioni.

Siamo nella prima metà del film, i due protagonisti si stanno già innamorando. La scena ha inizio quando la madre di Mohana inizia una discussione con gli altri componenti del gruppo e al suo arrivo Mohana chiede se sia in atto una conferenza e, con una nota di ironia, chiede secondo quale melodia la madre stesse discutendo.

Nel sentire questa notazione la madre risponde che, quale che sia la melodia, Mohana deve cantare secondo il ritmo e la melodia a lei gradite. Mohana risponde che non potrebbe cantare seguendo una melodia che non le piace e preferisce sceglierne una di suo gradimento, anche nel caso la madre non fosse in grado di capire quel motivo musicale. Alla fine la madre ribadisce in modo più esplicito che la figlia deve muoversi nella direzione scelta da lei e la ragazza ribatte che le sue gambe non sono in grado di muoversi secondo le indicazioni imposte dalla donna.

Questa scena ci aiuta a capire come il discorso artistico e amoroso si sovrappongono con particolare eleganza, è chiaro che le due donne stanno parlando di Shanmugan e dell’atteggiamento da tenere con lui, la madre fa capire alla figlia che il musicista rappresenta una scelta a lei sgradita ma Mohana si impone e contrasta la madre dicendo che a lei spetta scegliere l’uomo della sua vita.

Mohana accetta la sfida che le propone Shanmugan di partecipare a una competizione artistica, decide di ballare al ritmo composto dal musicista, in una sequenza di figure e passi che la impegnano fisicamente in un doloroso crescendo che trova il suo culmine quando cominciano a sanguinarle i piedi, nonostante tutto Mohana termina la sua danza. Di rimando in una scena seguente anche Shanmugan, nello sforzo di suonare inizia a sanguinare da una ferita non ancora rimarginata.

Sanguina lui e sanguina lei, nella relazione d’amore si dà e si riceve in misura eguale e come due artisti gli innamorati interagiscono in un dialogo amoroso che danza all’unisono.

Così l’incontro tra due arti e il loro connubio si interseca mirabilmente con l’amore che nasce e trova la sua via per esprimersi completamente; la danza e la musica che fanno danzare i corpi e l’anima sono parte dell’amore che fa danzare le anime al ritmo eterno della vita e della spiritualità.

16 ottobre 2009

BAHAREN PHIR BHI AAYENGI


Per il fascino di Dharmendra che meglio si gusta in bianco e nero.
Per l'altera presenza di Mala Sinha, ancora in possesso di quella misteriosa magia che poi l'ha abbandonata nei suoi film in Eastmancolor.
Due buone ragioni per ricercare e guardare Baharen phir bhi aayengi, una pellicola intelligente e raffinata, incentrata sul talento della sua protagonista che è al tempo stesso la heroine e il villain della storia.


TRAMA
Jiten è un giornalista di successo ma la sua libertà di espressione viene controllata dalla nuova direttrice, Amita, che gli suggerisce di essere più cauto nell'inserimento di alcune notizie scottanti. Dopo avergli vietato di pubblicare un articolo sulle disumane condizioni lavorative degli operai di una miniera, la donna lo invita a dimettersi dalla redazione.
Solo nel momento in cui una tragedia investe il cantiere incriminato, Amita riflette sulla gravità delle sue azioni e richiama Jiten per fare di lui la sua guida.
L'ammirazione verso le capacità professionali del suo collaboratore si arricchisce piano piano di una forte attrazione, e, senza sapere che anche sua sorella Sunita ha iniziato a frequentarlo, comincia a credere di poter avere una storia con lui.


Dharmendra riceve da Guru Dutt un'eredità difficile da spendere.
Trovandosi a sostituire il regista/attore appena scomparso ha dovuto far suo un personaggio costruito su un'altra persona, riuscendo a preservare alcune caratteristiche di Dutt senza mai rinunciare ad essere se stesso.
Ricchissime di simpatica malizia molte delle sue scene girate con Tanuja, notevole la sua disinvoltura nel cambiare continuamente registro.

Dalle prime immagini fino al climax, Mala Sinha porta avanti un'interpretazione da incubi notturni per qualsiasi aspirante attrice voglia intraprendere la stessa carriera.
La star di Pyaasa rende Amita una statua distante ed altera e la sua pelle bianchissima diviene quasi marmo perlato; nonostante il copione le imponga di dosare freddezza e imponenza, la sua partecipazione è totale.
Capace di dare un'anima ad un personaggio difficile (oltre che moralmente discutibile) Mala mostra tutto il coraggio che in veste di Amita è obbligata a nascondere.


Punti di forza:

Le interpretazioni magistrali (10 e lode a Mala Sinha, Dharmendra, Tanuja e Rehman)
La trama coinvolgente
L'eccezionale qualità della fotografia.
Un riconoscimento speciale al/la costumista di Mala Sinha, gli abiti che indossa sono meravigliosi e perfettamente intonati con il carattere del suo personaggio.


Punti deboli:

La colonna sonora , incapace di competere con le altre produzioni Guru Dutt Films
Qualche personaggio secondario di troppo che distrae dalla storia principale.


Il mio giudizio sul film: *** 3,5 /5


ANNO: 1966

TRADUZIONE DEL TITOLO: Tornerà ancora la primavera

REGIA: Shaheed Latif

CAST:

- Mala Sinha..................... Amita
- Dharmendra................... Jiten
- Tanuja............................ Sunita
- Rehman........................ Mr Varma
- Deven Verma................ Vikram
- Jhonny Walker.............. Chunni


COLONNA SONORA: O.P. Nayyar

PLAYBACK SINGERS: Mahendra Kapoor, Asha Bhosle, Mohammad Rafi

01 ottobre 2009

SAHIB BIBI AUR GHULAM


Anche se Kaagaz ke Phool è ufficialmente l'ultimo film firmato da Guru Dutt, sono in pochi a credere che la regia di questo capolavoro sia stata portata avanti solo dal suo collaboratore Abrar Alvi. Tratto dall'omonimo romanzo di Bimal Mitra, Sahib Bibi aur Ghulam racconta la decadenza di una famiglia aristocratica ai tempi della dominazione britannica vista attraverso gli occhi di un ragazzo che vi giunge per la prima volta.


TRAMA

Boothnath si trasferisce a Calcutta dopo aver completato gli studi e inizia a lavorare per una ditta subordinata ad una famiglia di propietari terrieri ; le sue finestre si affacciano sulla loro dimora ed ogni sera il ragazzo ascolta con trasporto il canto di una donna abbandonata dal marito. Nei suoi primi passi verso l'età adulta assaggia la realtà esterna al suo villaggio, smette di muoversi per forza d'inerzia e mano a mano che scopre se stesso viene colto da nuovi desideri.
Discreto osservatore , quasi invisibile ma sempre presente, diviso tra l'adorazione verso una donna che non potrà mai avere (ma della quale è in grado di comprendere ogni singolo pensiero), e la curiosità scatenata da una sua giocosa coetanea, Jabba.


Il film si apre e si chiude con le immagini della demolizione totale della lussuosa casa padronale. Tra vizi, maltrattamenti e crimini insabbiati, risalta l'unutilità dell'autosacrificio nell'intento di preservare legami che si logorano.
I membri familiari più anziani cospirano per tenere nascosto quello che reputano il loro anello debole, ossia la fragile Chote Bahu, una donna che non vuole assolutamente accontentarsi del posto che le viene assegnato; soffocata tra le mura di casa, annoiata dai lussi di cui può ricoprirsi, frustrata dai continui tradimenti del marito, perde la sicurezza nel suo fascino e si abbandona all'alcol.
Che il regista avesse già predetto il futuro di Meena Kumari? Che l'attrice si sia identificata così tanto nel suo personaggio al punto di seguirlo fino al tragico epilogo?
Le ultime scene del film, che sovrappongono l'immagine della bellissima Meena a quelle dei resti di Chote Bahu nascosti tra le rovine, risultano ancora più inquietanti alla luce di quelle che sono state poi le sue vicende personali.

Magistrale il modo in cui il regista (che sia Alvi o lo stesso Dutt) ha scelto di girare il primo incontro tra il timidissimo Boothnath e la maestosa Chote Bahu : la telecamera è guidata dal timore del ragazzo, che ha paura anche solo ad alzare gli occhi di fronte alla donna. Le inquadrature si posano quindi sui dettagli, il pavimento, il tappetto, I suoi piedi, il bindi e la linea del sindoor, e solo dopo un po', Guru Dutt (e quindi la telecamera) trova il coraggio per alzare lo sguardo e mostrarci la sua figura completa.

Sahib Bibi aur Ghulam presenta una catena di passioni ossessive, non ricambiate, scandite dalle sensuali esibizioni della cortigiana, il brano con cui viene introdotta sullo schermo è "Meri jaan achcha nahin itna sitam" / (mio amato non è giusto tormentarmi così), la donna alimenta la follia e le illusioni di una società in decadenza e incarna un malessere, una tentazione dalla quale Chote Sarkar non riesce più a staccarsi.

Jabba, interpretata da Waheeda Rehman, resta quasi un personaggio di sfondo, eppure a lei è affidata una delle sequenze più belle di tutto il film : la canzone “Meri baat rahi mere man mein” / (Tutte le parole non dette restano chiuse dentro di me) , abbinata ad un collage di ricordi che si intervallano al buio mentre il suo volto perfetto viene accarezzato da una debolissima luce.
Waheeda posa di fronte alle telecamere come se stesse attendendo di essere dipinta in un ritratto. Guru Dutt doveva amarla davvero tanto per averle riservato un momento così speciale.


Il mio giudizio sul film ***** 5/5


ANNO: 1962

TRADUZIONE DEL TITOLO: Il signore, la signora e il servitore

REGIA : Abrar Alvi (?)
Picturization delle canzoni (solo?) a cura di Guru Dutt

CAST:

Meena Kumari................... Chote Bahu
Guru Dutt.......................Boothnath
Waheeda Rehman.............. Jabba
Rehman..........................Chote Sarkar
Nasir Hussain....................Suvinoy Babu
Dhumal...........................Bansi
D.K. Sapru......................Majhle Sarkar
Pratima Devi......................Badi Bahu


COLONNA SONORA: Hemnant Kumar (musica) Shakeel Badayuni (testi)

PLAYBACK SINGERS: Geeta Dutt, Asha Bhosle.

Due curiosità : Tutte le canzoni sono interpretate solo da voci femminili.
Geeta Roy, moglie di Guru Dutt, si rifiutò di incidere i brani in cui sullo schermo sarebbe comparsa l'amante del marito, Waheeda Rehman, decise così per la prima volta di prestare la sua voce solo a Meena Kumari.



QUALCOS'ALTRO:

- La famiglia Choudhurys viene identificata anche con il titolo di “Zamindar”, una classe di proprietari terrieri nata sotto la dominazione Mughal, “Haveli” è invece il termine Hindi con cui viene indicata una villa padronale

- Durante le riprese del film Guru Dutt tentò il suicidio per la terza volta, l'evento spiacevole bloccò tutto per alcuni giorni. Se l'attore non si fosse rimesso in piedi in fretta per tornare sul set probabilmente sarebbe stato sostituito da Shashi Kapoor.

- Chote Bahu e Chote Sarkar non vengono mai chiamati per nome ma solo con il loro appellativo familiare .

- Nelle fasi di revisione e montaggio una scena andò perduta, il momento in cui Meena Kumari appoggia la testa sulle gambe di Guru Dutt. La sequenza venne giudicata poco coerente con il rapporto tra i due personaggi nel film, che si comprendono, si confidano, ma restano divisi da una distanza di rispetto.

- Sia Deepa Mehta che Rituparno Ghosh avevano espresso il desiderio di girare un remake di Sahib Bibi aur Ghulam ma il progetto non è mai venuto alla luce. La cosa strana è che da un anno a questa parte circolano foto di Priyanka Chopra nella celebre posa di Chote Bahu. Si tratta solo di un servizio fotografico? C'è veramente qualcosa di più grosso in ballo?
Priyanka Chopra nei panni di Meena Kumari? Ma come osa?? Affidandomi all'intelligenza di due registi di grande talento mi auguro veramente che dietro i gossip non si nasconda una mezza verità.

- Sahib Bibi aur Ghulam vinse ben 4 Filmfare Awards (Best Movie, Best Director, Best Actress, Best Cinematograher) venne candidato all'Oscar come Miglior film straniero e partecipò al Festival di Berlino (1963) nominato come Miglior Film dell'anno.

07 agosto 2009

JUNGLEE






Junglee è un vero classico. Completo, divertente, brillante, per il pubblico è stato amore a prima vista e le tendenze cinematografiche degli Anni ’60 furono rivoluzionate da un improvviso ciclone.
Il film presenta, attraverso fantastici eccessi, i vestiti nuovi dell’eroe romantico: spigliato, esuberante, fuori dagli schemi e portavoce di una generazione desiderosa di esprimersi. Shammi Kapoor riuscì a modificare drasticamente la sua immagine, da hero drammatico in sontuosi film storici a sfrenato e irriverente corteggiatore, sfoggiando un look alla Elvis e movimenti irrazionali, pazzi e incontrollabili.


TRAMA
Shekhar (Shammi Kapoor) è cresciuto in una famiglia dove è proibito sorridere e lasciarsi andare, si comporta da dittatore, non ascolta i problemi di nessuno ed ha sempre stampata in faccia una buffa espressione di sdegno. Durante un viaggio in Kashmir conosce Rajkumari (Saira Banu), una ragazza dispettosa che continua ad importunarlo. A causa del maltempo i due si troveranno bloccati per giorni nella stessa baita, lui è acido ed antipatico, lei non riesce più a sopportare la sua presenza, poi una mattina Shekhar si sveglia diverso e si accorge di aver perso tutti i freni inibitori. L’uomo d’affari senza sorriso si trasforma in junglee, il selvaggio, che sfida le sue repressioni e lascia libero sfogo agli istinti.



Il famosissimo grido “Yahooo!!!” è diventato l’emblema di questa trasformazione, Shekhar perde la sua immagine pubblica e fa trionfare un nuovo , e più disinibito, linguaggio del corpo.

Nel difficile compito di creare un film che sia al tempo stesso buffo e intelligente, Subodh Mukherjee, realizza un autentico miracolo.
Curato nei dettagli e carico di elettricità, Junglee diverte fin dalle prime immagini, ci si può piegare in due dalle risate durante la canzone "Suku Suku" in cui Shammi finge di essere pazzo per rompere un fidanzamento combinato ed inizia ad agitarsi, rotolarsi, compiere movimenti convulsi e irrazionali sulle note di una sfrenata samba no-limits. Ma il divertimento si intervalla ad una storia che stuzzica e fa pensare, arricchita da un’ottima satira sulla società delle apparenze e sulle sue regole ingannevoli.

Lalita Pawar, l’austera madre che non può, e non deve, essere indulgente, porta avanti il suo personaggio con un’ironia memorabile. Non si possono non amare le sue smorfie di disgusto e il suo sgranare gli occhi di continuo di fronte ad ogni accenno di emozione o debolezza.

La colonna sonora, firmata Shenkar e Jaikishan (autori dei brani di Shree420 e Awaara) non delude le aspettative ed accompagna con sfrenata vivacità le coreografie bizzarre ma anche i momenti più teneri.

Nel continuo scontro tra rigore e spontaneità, tra apparenza e naturalezza, a vincere è la forza dell’istinto sulla ragione, una molla destinata prima o poi a saltare fuori, liberando il corpo dalla schiavitù delle regole. Il contagio è immediato. Il film trasuda positività e la trasmette con forza.


Il mio giudizio sul film ***** 5/5
Travolgente, diretto, sensazionale. Un film destinato a non invecchiare MAI.


ANNO: 1961

REGIA: Subodh Mukherjee

TRADUZIONE DEL TITOLO:  Selvaggio

CAST:

- Shammi Kapoor.....Shekhar
- Saira Banu........Rajkumari
- Lalita Pawar......la madre di Shekhar
- Shashikala........Mala
- Anup Kumar.......Jeevan
- Azra............la principessa
- Helen...........la ballerina


COLONNA SONORA: Shankar - Jaikishan

PLAYBACK SINGERS: Lata Mangeshkar, Mohammad Rafi, Asha Bhosle, Mukhesh


CURIOSITA’:

- Nel film Rab ne bana di jodi, il celebre grido “yahooo!!” introduce il personaggio di Raj

- Saira Banu è sposata con il leggendario attore Dilip Kumar

- Shammi Kapoor, dopo una serie di terribili flop decise di crearsi una nuova identità a partire dal film Dil Dekhe Dekho. Junglee è la massima espressione di questo suo clamoroso cambiamento.

- Shammi e Helen hanno ballato insieme in numeri famosissimi, tra i più amati: "Oh haseena zulfon wali" (Teesri Manzil) , e "suku suku" (Junglee).
Shammi Kapoor disse di sé : “I am a male cabaret dancer” / sono una ballerina di cabaret uomo.. Non era frequente che una star maschile si trovasse impegnata in colorate ed esileranti item songs.

29 giugno 2009

ARADHANA


Prima che Sharmila Tagore accettasse questo ruolo altre attrici furono chiamate all’appello dal regista Shakti Samanta, eppure nessuna si dimostrò entusiasta di comparire in un film in cui Rajesh Khanna interpretava ben due personaggi, il marito nella prima parte, e il figlio nella seconda, questo dettaglio si rivelò scoraggiante e il film latitava in mancanza di un volto femminile. Sharmila Tagore, che a suo tempo fu conosciuta soprattutto per la sua audacia e modernità, ebbe fiducia dell’uomo che l’aveva diretta nell’irresistibile high-budget movie An Evening in Paris lanciandosi in questo progetto del tutto diverso: sobrio, drammatico e decisamente meno glamorous. La scelta si rivelò più che azzeccata. L’attrice non solo trasformò un personaggio qualunque in uno dei più complessi e memorabili della sua carriera ma riuscì a segregare diplomaticamente in un angolo anche Rajesh Khanna, che era partito da casa con la sicurezza di essere il protagonista, per poi ritrovarsi portaborse della sua co-star.
Il film fu un successo e la colonna sonora composta da Sachin Dev Burman è ancora oggi una delle più amate, trasmesse e cantate.


TRAMA
Arun (Rajesh Khanna) e Vandhana (Sharmila Tagore) hanno una relazione e vorrebbero sposarsi ma lui temporeggia e decide di dedicarsi alla carriera in aeronautica. Coinvolto in bombardamento militare il giovane pilota muore e la ragazza che ha segretamente sposato scopre di essere incinta. Vandhana deve riuscire a crescere il suo bambino da sola sfidando la società che la disprezza e trovando un modo per garantire a suo figlio un futuro brillante e agiato.


Il tema è inconsueto e non proprio così facile, si parla di rapporti prematrimoniali e si denunciano i soprusi sulle donne che scelgono di portare avanti una famiglia senza una presenza maschile. Il coraggio e la determinazione della protagonista puntano il dito contro la debolezza e l’indecisione dell’uomo, oltre che contro la facilità con cui vengono formulate maldicenze e giudizi. Seppur contenendo un buon livello di critica sociale , che lascia intravedere una speranza per un futuro meno aggressivo nei confronti delle ragazze madri, Aradhana resta comunque un film deliziosamente commerciale, fa versare qualche lacrima ma sa anche come inserire imprevisti momenti di commedia, tensione o elegantissimo romance.

Lontano dall’essere un pesante polpettone il film si apre con energia coinvolgendo anche lo spettatore più scettico sulle note dell’allegra “Mere sapnon ki rani” e facendolo agitare come un pazzo mentre corrono le immagini in cui Rajesh Khanna canta a squarciagola inseguendo un treno in viaggio per Darjeeling. La canzone più bella famosa  resta però “Roop tera mastana” dalle sonorità più difficili e moderne, in cui Kishore Kumar sussurra dolcemente piuttosto che cantare.


Il mio giudizio sul film **** 4/5
Intrattenitore e divertente prima, drammatico e toccante poi.
Un film in cui Sharmila regna sovrana a spese di Rajesh Khanna, dando prova di saper trasformare, grazie alla sua personalità, anche una storia scomoda in un successo economico. L'attrice riesce nel difficile intento di salvaguardare il personaggio da ogni forma di patetismo e la sua interpretazione non è mai monocorde ma vibrante d'energia. Il suo scopo non è ottenere la compassione del pubblico (nè la loro approvazione) ma esaltarsi nella propria forza, compiacersi nel superare gli ostacoli dimostrando che un modo di vivere diverso è possibile.


ANNO: 1969

REGIA : Shakti Samanta

TRADUZIONE DEL TITOLO: venerazione / preghiera


CAST:

- Sharmila Tagore...........Vandhana
- Rajesh Khanna.............Arun / Suraj
- Sujit Kumar..................Madan
- Farida Jalal...................Renu
- Pahadi Sanyal...............Gopal
- Ashok Kumar...............Mr Gainguly
- Asit Sen.........................Sitaram


COLONNA SONORA: Sachin Dev Burman

PLAYBACK SINGERS: Kishore Kumar, Mohammad Rafi, Lata Mangeshkar, Asha Bhosle, Sachin Dev Burman


QUALCOS'ALTRO:

- Nel 1969, Aradhana vinse il Filmfare Award come Miglior Film , Sharmila si aggiudicò la statuetta come Migliore Attrice mentre Kishore Kumar trionfò nella categoria Miglior Voce Maschile.

- Nel film Parineeta, uscito nel 2005 interpretato da Vidya Balan e Saif Ali Khan (figlio di Sharmila Tagore) venne girata la canzone "Kasto maaza" nello stesso treno usato per le riprese di Aradhana

- Il film prende ispirazione da una pellicola hollywoodiana del 1946 dal titolo To each his own


- Roop Tera Mastana è anche il titolo di un film con Jeetendra, Mumtaz e Pran.

20 giugno 2009

PATTHAR KE SANAM



Niente di più semplice: due ragazze simpatiche e civettuole (Mumtaz, Waheeda Rehman) e uno straniero impacciato (Manoj Kumar) che si lascia incantare dai loro tranelli. E così via.
La commedia degli equivoci diventa un brioso teatrino domestico che gioca sull’esasperazione di alcuni clichet e, strada facendo, riesce a regalare più di un sorriso.

Sullo sfondo: una casa ricca e ben arredata circondata da paesaggi da cartolina, palcoscenico di un viavai confuso di eventi e personaggi.


TRAMA
Meena è moderna e se la tira da paura, Taruna è disciplinata e indossa abiti regali rigorosamente indiani. Come passatempo si divertono a prendere in giro il nuovo impiegato facendogli credere di essere entrambe ai suoi piedi, e questo va avanti per tutta la prima parte.
Nella seconda compare un fantomatico gangster (Pran) e il film rispolvera colpi di scena antiquati, identità nascoste e drammi solo presunti.


L’assalto ai luoghi comuni è volutamente massiccio, fino a diventare ironico. La pazza picturization della canzone “Rama dushman hai zamana” sembra inclusa da un regista sotto effetto di allucinogeni… ma ecco che la raffinatezza con cui è stato rappresentato il romanticissimo brano “Mehboob Mere” crea momentaneamente un’oasi di pace in mezzo al più completo casino.

Waheeda Rehman meriterebbe un discorso a parte.
L’attrice dimentica a casa il suo razionale equilibrio per lanciarsi in un saggio e simpatico overacting. Centodieci e lode con bacio accademico per la sua versatilità. (Non dimentichiamoci che stiamo parlando della stella di Pyaasa catapultata questa volta in un film che è una pazzia collettiva). ¡Así se hace! Anche questo significa essere una vera diva.

Mumtaz, con le sue forme abbondanti strizzate in attillati completini (che sembrano esplodere da un momento all’altro), è più immagine che sostanza, ma , da secondaria che potrebbe sembrare , la sua presenza diviene fondamentale mano a mano che il film va avanti. Lei è carica di esuberanza, ha un viso adorabile e il suo aspetto vistoso si intona con tutto il resto.
Se potessi cambierei pure l’epilogo per darle ancora più spazio nel film.

Manoj Kumar resiste agli attacchi delle primedonne in un film quasi completamente al femminile. Trascinato da due frizzantissime colleghe non prova nemmeno a fare l’eroe e si concentra nella creazione di una nicchia tutta per sé.


Il mio giudizio sul film: *** 3/5
Spigliato quanto serve e campato in aria quanto basta.

Di livello superiore rispetto ad altre uscite a lui contemporanee, Patthar ke Sanam, intrattiene, diverte, pur non essendo niente di trascendentale.
Da guardare per ritrovare buoni attori in un film degli anni '60 dallo schema classico ma con una buona dose di gusto e ironia. ( e con qualche salto di follia.. che non guasta)


ANNO: 1967

REGIA : Raja Nawathe

TRADUZIONE DEL TITOLO: Amore di pietra


CAST:

- Waheeda Rehman..............Taruna
- Mumtaz...............................Meena
- Manoj Kumar......................Rajesh
- Mehmood.............................Haria
- Lalita Pawar........................Shanti
- Pran..............................Lala Baghat Ram
- Aruna Irani..........................Gauri
- Raj Mehra.............................Shyamlal


COLONNA SONORA : Laxmikant - Pyarelal

PLAYBACK SINGERS: Lata Mangeshkar, Mukesh, Majrooh Sultanpuri, Mohammad Rafi



UNA CURIOSITA’ :

Manoj Kumar , attore e regista, impegnato soprattutto in film a sfondo patriottico e sociale, ultimamente sembra non essere in vena di scherzi.
Lo scorso anno ha infatti trascinato in tribunale gli autori di Om Shanti Om per aver inserito nel film una sua parodia ritenuta offensiva.
C'è una scena in cui Shahrukh Khan entra alla prima di Dreamy Girl spacciandosi per lui,e, nel coprirsi il volto con la mano ripete in maniera ironica un gesto molto popolare dell’attore nel film Clerk (1989). Evidentemente Manoj non ha gradito la citazione… ed ha pure vinto la causa ottenendo un notevole risarcimento.
Coda di paglia o senso per gli affari??

03 marzo 2009

BANDINI


Diretto e prodotto da Bimal Roy, artista geniale e padre di capolavori come Do Bigha Zameen e Parineeta (1953).
Bandini esplora il tema dell’amore e della colpa attraverso un personaggio d’assoluta forza comunicativa: Kalyani, una donna forte, sensibile, meravigliosa, sulla quale però grava una pesante condanna; ma il suo spirito e il suo essere smentiscono ogni accusa e ne svelano un’anima pura. Tanta è la sua umanità che non possiamo evitare di domandarci: “come ha fatto ad arrivare fin lì?” "E’ la stessa donna così dolce e altruista ad essersi macchiata di un reato di omicidio?"

La storia corre a ritroso, attraverso i suoi racconti in un diario scopriamo un una vita tranquilla e felice, affetti, progetti per il futuro.
Poi un sogno infranto, polverizzato, una vita tutta da ricostruire.
Abbandonata da un amore fuggitivo scappa dal villaggio e trova lavoro in città, dove incontra una donna pazza e arrogante che la umilia e sfoga su di lei i suoi dolori; Kalyani assimila ogni colpo senza fiatare ma arriva un momento in cui le circostanze decidono per lei.
La notizia della morte del padre la cambierà per sempre. Completamente stordita , la donna esce fuori di sè per compiere un atto crudele: avvelena la paziente irascibile e violenta che le era stata affidata, oltretutto, moglie legittima dell’uomo che le aveva promesso il suo amore.
Il regista cattura l’intensità della scena e l’irreversibilità delle azioni attraverso un efficace gioco di ombre e di luci, i riflessi delle scale sul muro, l’espressività del volto di Nutan, il rumore del ferro che viene battuto dagli operai della casa a fianco.
Immagini che si susseguono al ritmo delle martellate... e il suo destino sembra dover cambiare per sempre.

Bimal Roy, regista bengalese di impronta neorealista, intervalla senza sosta vari livelli di narrazione. Scopriamo il passato di Kalyani attraverso un continuo gioco di flashback; la conoscenza graduale della protagonista cresce scena dopo scena, e, mano a mano che ci avviciniamo a lei, finiamo per comprenderla anche nei suoi errori.

Nutan è un’interprete favolosa, regge solo sulle sue spalle il peso di una tale opera, il film ruota attorno alla sua presenza. Ogni possibile emozione è in grado di passare attraverso i suoi occhi, neri, penetranti, a volte passivi e poi d'improvviso accesi di gioia o logorati dalla sofferenza... ma anche persi nel vuoto, nell’assenza di sensazioni.

Da prigioniera del destino a potenziale artefice della propria libertà. "Mere saajan hain us paar" la canzone della scelta, introdotta nel climax assoluto del film, momento in cui Kalyani deve capire se vuole vivere nel futuro o nel passato, se iniziare una nuova vita con il giovane Davendra o se continuare ad inseguire l’uomo per il quale è arrivata a compiere un gesto estremo, Bikash, più grande di lei e gravemente ammalato.

La pioggia incessante di un temporale scandisce le circostanze dolorose e l'ironia del destino vuole che un sole abbagliante continui a splendere nel cortile della prigione. Gli eventi sembrano decidere al suo posto anche quando si rassegna e perde ogni entusiasmo, quando si sente già vecchia e vorrebbe annullarsi in un angolo.
Nel momento in cui pensa che niente possa mai cambiare, un fiore selvaggio sboccia a sorpresa tra i muri di cemento, e Bandini (la reclusa) torna ad essere di nuovo Kalyani.

Il mio giudizio sul film : **** 4,5/5
da vedere e rivedere, per non lasciarsi scappare nemmeno un dettaglio.

ANNO: 1963

REGIA: Bimal Roy

TRADUZIONE DEL TITOLO: La Reclusa


CAST:

- Nutan ............ Kalyani

- Ashok Kumar.........Bikash

- Dharmendra...........Davendra


COLONNA SONORA : S.D. Bhurman

PLAYBACK SINGERS: Lata Mangeshkar , Mukesh, Manna Dey, Asha Bhosle

AWARDS:

1964 Filmfare Awards vincitore nelle categorie: Miglior film , Miglior regia, Miglior attrice protagonista, Miglior cinematografia in bianco e nero, miglior background music


QUALCOS'ALTRO

- Se volete conoscere qualcosa in più sul famoso regista Bimal Roy, visualizzate la pagina del sito web costruito in sua memoria. Bimal Roy Memorial Website.

- la meravigliosa Nutan è stata l'unica ad aver vinto per ben 5 volte il Filmfare Award per le sue interpretazioni.. E' figlia dell'attrice Sahobna Samart , sorella minore di Tanuja, e zia di Kajol.

16 febbraio 2009

JEWEL THIEF




Da poco ho iniziato ad interessarmi a Dev Anand scoprendo in lui una tremenda calamita. Vedi uno dei suoi film ed automaticamente vorresti vederli tutti.
Jewel Thief è una convincente commedia ricca di colpi di scena capace di fondere romance, poliziesco e avventura in una sontuosissima cornice. Tutti coloro che hanno amato i colorati entertaining thrillers del passato di Hollywood, come How to Steal a Million o Sciarada , impazziranno a prima vista per questo frizzante successo indiano degli Anni Sessanta.

La disinvoltura è forse la più grande forza del suo protagonista, Dev Anand, attore elegante ed eterno ragazzino, qui lo ritroviamo irresistibilmente ambiguo e circondato da primedonne dalla dubbia identità. Tra le tante misteriose figure femminili che ruotano attorno a Vinay /Amar, come non notare Anjali, la bella figlia del capo, che lo seduce giocando con le tende e veli del salotto, è lei,  Tanuj,  madre dell’adorabile Kajol. Il suo sorriso è inconfondibile.Altro personaggio memorabile è Arjun, fratello di Shalini, interpretato da un brillante Ashok Kumar. Dalla seconda parte di Jewel Thief, la sua presenza diviene il fiore all’occhiello del film, aggiungendo quel tocco di mistero e raffinatezza. Grazie a lui la commedia si tinge di gangster movie ed acquista raffinatezza.


TRAMA
La vita del commesso Vinay (Dev Anand) viene turbata improvvisamente quando scopre di essere il sosia di Amar, pericoloso imbroglione e ladro di gioielli ricercato dalla polizia. Per consolare la bella Shalini (Vijayantimala) , ex fidanzata di Amar abbandonata ad un passo dal matrimonio, Vinay inizia ad indossare gli abiti del fantomatico ladro, ritrovandosi presto in un mare di guai.


Il film è ammiccante, divertente, incasinato (ma solo nel senso più positivo della parola). La trama sembra cambiare decine di volte e lo spettatore si vede sconvolgere tutto di continuo.Il momento in cui Vinay si finge ubriaco per riuscire a sfuggire ai rapitori è da standing ovation, Dev Anand ci regala con una delle sue scene migliori. La colonna sonora da urlo rifinisce la perfetta confezione del film. Troviamo  motivetti da cantare all’infinito come "Yeh dil na hota bechara"  e il duetto "Aasman ke neeche", la seducente "Raat akeli hai"  rocamboleschi numeri di danza ("Haton mein haisi baat")  e una superkitsch item song ("Baithe hain kya huske paas").
Il tono spigliato , l’imprevedibilità della storia, scene cult e performance impeccabili fanno di Jewel Thief un film evergreen e un film destinato a soddisfare, divertire e far sorridere un pubblico di tutte le età.


Il mio giudizio sul film  **** 4/5


ANNO: 1967

REGIA: Vijay Anand

Dev Anand………… Vinay/ Amar
Ashok Kumar……….Arjun
Vijayantimala……….Shalini
Tanuja……………….Anjali
Helen………………. .la ballerina del night club
Faryal………………..Julie
Anju Mahendru……...Nina


COLONNA SONORA : Sachin Dev Burman.

PLAYBACK SINGERS: Asha Bhosle, Lata Mangeshkar, Mohammed Rafi e Kishore Kumar



CURIOSITA’:

- Trenta anni dopo è stato realizzato un sequel dal titolo Return of Jewel Thief, uscito nel 1996 in cui viene inserito anche Dharmendra al fianco di Dev Anand e Ashok Kumar.

- Il regista è Vijay Anand, fratello di Dev Anand che fu il protagonista di molti dei suoi film e zio di un altro regista, Shekar Kapur  (Elizabeth The Golden Age, Mister India, Bandit Queen)