08 gennaio 2016

YEVADE SUBRAMANYAM


Nani (il protagonista dell'eccentrico Eega) firma nuovamente un film originale e diverso. Yevade Subramaniyam è un esperimento per la cinematografia telugu che di solito preferisce percorrere terreni già battuti e assecondare le richieste di mercato. Sfidando con coraggio la routine dominano dialoghi filosofici, silenzi e canzoni sussurrate. Già dal titolo si susseguono domande a catena e riflessioni. Chi è Subramaniyam? Ci si conosce davvero? E soprattutto, si è veramente pronti a restare soli con se stessi?


TRAMA
Subramaniyam (Nani), bambino prodigio dotato di un senso degli affari eccellente fin dall'infanzia, cresce accanto al suo migliore amico Rishi (Vijay Deverakonda) che al contrario suo ama vivere in libertà e inseguire i suoi sogni. Da anni Rishi cerca di convincere l'amico a ricercare insieme un luogo leggendario ai piedi dell'Himalaya ma Subramaniyam è troppo ambizioso per concedersi delle pause e sta per convolare a nozze con una ricca modella. I cambiamenti però bussano alla porta e saranno drastici e improvvisi.


YS è un denso diario di viaggio. Il paesaggio dominante è la montagna, un ambiente che regala sempre emozioni forti e mette alla prova la capacità di adattarsi e di reagire. Non è stato facile per la troupe nè per gli attori girare tra le vette dell'Himalaya per oltre quaranta giorni, sfidando malesseri e problemi tecnici a non finire. Per fortuna premiati da un meritato successo. In un ambiente faticoso da affrontare ed estremo tutto è relativo, le distanze, il tempo e perfino i rumori, cambiano i bisogni e anche le priorità, i silenzi prendono il posto delle parole, le emozioni vengono amplificate.
YS è un racconto iniziatico. La storia di un amicizia, di un amore sbagliato e una catena di scelte difficili. Una parabola che elogia la Natura e anche una favola di rinascita. La montagna, da millenni un ambiente avvolto da un alone magico, nel quale uomini e dei si incontrano, grembo di misteri, stanza di meditazione. Simbolo della spiritualità, della purezza, della meta da raggiungere. La vetta è l'ultimo lembo di terra toccato dagli uomini, il primo sfiorato dal divino.
Ys è una favola ecologista. Promette un mondo migliore fatto di uomini diversi e consapevoli del contributo che ogni singolo può dare agli altri. Una visione iperottimista che non corrisponde alla realtà ma ne costruisce un plastico ideale. La responsabilità e i suoi molteplici significati. Aiutare e non restare fermi a guadare. Mantenere le promesse fatte, costi quel che costi. Vivere in modo etico in un mondo che ci è solo dato in prestito. O più semplicemente essere felici e coerenti con se stessi.
YS canta la solitudine. La capacità di vivere come singoli pur senza allontanare gli altri, di ascoltarsi, di sapersi concedere al nulla schivando la frenesia di suoni e frastuoni, saper rimanere fermi e in silenzio, improduttivi ma senza provare disagio o vergogna.
YS mi ha spiazzata del tutto. Credevo fosse una storia d'intrattenimento e invece emozioni diverse saltano fuori da scatole cinesi. Una dopo l'altra. Difficile metterlo in ordine in una scala di gradimento proprio poco tempo dopo aver visto Baahubali , e dopo aver pensato che sarebbe stato impossibile avere tra le mani qualcosa di meglio. Il 2015 è l'anno della rinascita del cinematografia telugu, dalla mitologia al racconto iniziatico le sorprese non mancano e nuovi film esplorano temi, generi e nuove consapevolezze. Nag Ashwin sarà al suo debutto alla regia ma il suo curriculum è già stellare. Basti pensare che il suo cortometraggio Yaadon Ki Baarat (del 2013, da non confondere con il film vintage con Dharmendra) è stato selezionato al Festival di Cannes nella sezione dedicata agli short movies. Se ciò non bastasse è stato aiuto regista di Sekar Kammula per Leader, probabilmente uno dei migliori film prodotti a Hyderabad nell'ultimo decennio. Un film che per farsi notare si affida al suo script e alla bellezza del paesaggio, l'unico make up è quello riservato alle immagini. La fotografia è uno dei suoi fiori all'occhiello, elaborata ma mai artificiale, capace di valorizzare un paesaggio che ha già del paradisiaco ed è sicuramente tra i più belli al mondo.

Il mio giudizio sul film : **** 4/5


ANNO : 2015

LINGUA : Telugu

TRADUZIONE DEL TITOLO : Chi è Subramaniyam?

REGISTA : Nag Ashwin

CAST :
Nani........... Subramaniyam
Malavika Nair .......... Anandi

Vijay Deverakonda .............. Rishi

Ritu Varma................ Riya

COLONNA SONORA : Radhan (la canzone "Challa Gaali" è stata composta da Ilaiyaraaja)


15 novembre 2015

BAAHUBALI : THE BEGINNING


Baahubali, il film più costoso nella storia del cinema indiano, è un fantasy che si ispira al genere mitologico (e quindi alle radici stesse della cinematografia telugu) ma trasporta gli eventi in una dimensione laica. SS Rajamouli, regista amatissimo dal pubblico dell'India del Sud, orchestra un fastoso Mahabharata, senza divinità ma costellato di eroi ed eroine: un giovane imponente dalla forza sovraumana, un'agile guerriera, un re tiranno la cui potenza è pari a quella dell'eroe (ma purtroppo usata per scopi opposti) e una regina coraggiosa che nonostante la prigionia mantiene intatta la sua fierezza e spera nel futuro.

TRAMA
Shivudu (Prabhas) scopre gradualmente la sua incredibile forza fisica inseguendo un'ossessione: scalare l'alta cascata che divide il villaggio da cui è cresciuto dal resto del mondo. Salvato miracolosamente quando era solo un neonato, non conosce le sue vere origini fino a che non incontra Avanthika (Tamannah) un'affascinante guerriera che gli racconta la sua missione disperata, liberare la regina Devasena (Anushka Shetty) tenuta prigioniera da Bhallala Deva (Rana Daggubati), salito sul trono dopo averlo sottratto con l'inganno a suo cugino Baahubali (sempre Prabhas), marito della donna.


Baahubali non ha fatto strage di cuori solo perchè è un film opulento, il denaro e gli effetti speciali non bastano. Non è salito in vetta alle classifiche dei film più visti di sempre grazie alle sue star, in pochi conoscevano già i volti dei protagonisti, tutti provenienti dalle cinematografie telugu e tamil. Un buon marketing non è sufficiente, nè la sola bellezza e il fumo senza arrosto. Ha convinto tutti perchè è un'epica vera, densa di contenuti e suggestioni, una piccola enciclopedia divisa in volumi, una narrazione a più voci che corre sulle ali della fantasia e dell'avventura. E quando gli schiavi che sollevano le funi per ergere la statua del tiranno iniziano ad inneggiare il nome di Baahubali, il loro salvatore, un brivido corre per la schiena e il film si trasforma da un buon fantasy elaborato in digitale in un kolossal pazzesco d'altri tempi (e nuove tecnologie). Roba che ipnotizzerebbe anche Mankiewicz e DeMille, se fossero ancora vivi.

Nel 2009 S.S. Rajamouli non aveva ancora raggiunto l'esperienza di oggi ma le canzoni e la freschezza giovanile di Magadheera mi tormentano ancora, nonostante gli effetti speciali arrossiscano davanti allo stile di Baahubali. Eppure quel film (e si parla già di un remake hindi nuovo di zecca con Shahid Kapoor) nella sua semplicità è riuscito a trasportare in un mondo diverso, fatto di amori segnati dal destino, magiche coincidenze e una coppia di attori affiatati: Ram Charan e Kajal Aggarwal al loro meglio. In Baahubali il regista ricrea un altro mondo parallelo, ma stavolta impiega una cura maggiore ai dettagli e un team più esperto. La sceneggiatura è densa e aumenta la sua forza con l'avanzare della storia, i dialoghi altisonanti, il linguaggio da epica, acceso da decisi scambi di battute. La narrazione alterna colpi di scena da kolossal a pennellate leggere, coreografie particolari e attimi in cui cullarsi in frivolezze estetiche sognando luoghi immaginari.

Per quanto riguarda gli attori devo ammettere che sono di parte. Li conoscevo e apprezzavo già tutti guardando con passione da alcuni anni anche il cinema dell'India del Sud. Anushka Shetty è da sempre la mia favorita, una donna vitale e una presenza solida sullo schermo. Se penso a lei ricordo lo sguardo temerario negli occhi di Jejamma nelle scene di Arundhati, ed ho già i brividi. Per Prabhas l'uscita di Baahubali è un punto a capo nella sua carriera, preceduta da un paio di buoni film e una lista lunga di titoli mediocri. Ha avuto in mano il ruolo di una vita e la certezza di essere ricordato da un pubblico ben più vasto di quello a cui era abituato. Più o meno lo stesso vale anche per Rana Daggubati e Tamannah, entrambi più che affermati nel cinema telugu ma relegati in un angolo a Bollywood, dove hanno cercato di sfondare.

Quella di Baahubali è una storia violenta. Indubbiamente. Come del resto lo è il Mahabharata e non a caso pure nella pellicola di Rajamouli i due nemici sono cugini, cresciuti nella stessa casa, cullati dalle stesse braccia, divisi da due parole: gelosia e potere. A volte sembra di trovare un film nel film, come una scatola cinese, e anche diverse tipologie di eroi, la cui costruzione si ispira a generi distanti nel tempo. Shivudu è un supereore moderno che ricorda quelli dei fumetti, non vola tra i grattacieli ma cerca di scalare una cascata, fa una vita normale ma segretamente sente di essere nato per fare dell'altro, per dare di più. Baahubali invece è l'eroe classico, legato al mito, senza macchia e senza paura, potrebbe essere Ettore dell'Iliade o il protagonista di un romanzo cavalleresco.

La colonna sonora di MM Keeravani non include una collezione di tormentoni, come fu per Magadheera, ma canzoni delicate che meglio si apprezzano in lingua telugu. Girato tra Ramoji Film City, il Kerala e la Bulgaria (e pazientemente elaborato in digitale), Baahubali è il film indiano più dispendioso di sempre. Il materiale e i set disegnati per le riprese diventeranno presto un'esposizione permanente pronta ad accogliere i visitatori negli studi di Hyderabad. Il pubblico in India, straordinariamente unito da Nord a Sud, già attende di conoscere cosa accadrà in Baahubali : The Conclusion, la cui uscita è programmata per il 2016. Il conto alla rovescia è già iniziato.


Il mio giudizio sul film : ***** 5/5


ANNO : 2015

LINGUA : Telugu (ma girato anche in tamil e doppiato anche in hindi e malayalam)

TRADUZIONE DEL TITOLO : L'uomo dalle forti braccia

REGIA : SS Rajamouli


CAST :

Prabhas ............ Shivudu /Bahubali
Rana Daggubati ............ Bhallaladeva
Tamannah .............Avanthika
Anushka Shetty ..........Devasena
Ramya Krishnan ........... Sivagami
Nasser................. Bijjaladeva
Sathyaraj ........... Katappa

COLONNA SONORA : MM Keeravani


QUALCOS'ALTRO:

Tra i principali produttori del film anche Karan Johar, che l'ha definito l'Avatar indiano.

Prabhas e Tamannah si erano già incontrati nel film Rebel. Anushka Shetty e Rana Daggubati hanno recitato insieme anche in Rudhramadevi, storia di un'imperatrice guerriera, altro film di genere fantasy/epico uscito nel 2015 ma diretto da Gunasekar, regista di Okkadu (Tevar il titolo del remake in hindi) e Ramayanam, film per bambini vincitore del National Award nel 1997.

Il regista compare nel film nella parte di un venditore di vino. Anche l'attore Sudeep (il cattivo di Eega tanto per intenderci) ha un piccolo ruolo.

Il neonato che compare nelle scene di apertura del film, e nel celebre poster, è in realtà una bambina. La figlia di un membro del cast tecnico nata in Kerala proprio nei giorni delle riprese.

Prima di calarsi nel ruolo di Bhallala Deva Rana Daggubati è dovuto ingrassare oltre 30 chili. Ecco perchè non riuscivo quasi a riconoscere il protagonista di Leader (al tempo piuttosto magro) dalle prime inquadrature in Baahubali in cui appare robusto come una montagna. Prima di aprire Wikipedia mi son detta per almeno dieci minuti... è lui o non è lui?

Ancora prima della sua uscita nelle sale la BBC ha dedicato uno special al making of del film in occasione del Centenario del Cinema Indiano nel 2013.

Vedi anche  Il cinema asiatico si specchia a Busan pubblicato da Cinema Hindi nella sezione Breaking News.

04 novembre 2015

YATCHAN


Una novella picaresca in salsa tamil scossa da una colonna sonora che è elettricità pura. La rivincita dei loosers e uno scambio di ruoli quasi impossibile da pensare. Un film che salta di colpo nella categoria dei feel good movies, ovvero quelli capaci di risollevare le sorti anche della serata più tediosa, e senza rifugiarsi in schemi facili e romanticherie. Forse non ha conquistato troppe recensioni positive dalle testate giornalistiche al tempo della sua uscita, nè ha spiazzato il mercato degli altri competitori al botteghino. Un'accoglienza tiepida (ingiusta) per un film che si sta facendo notare un po' in ritardo. Grazie al passaparola tutti quelli che se lo sono perso stanno recuperando. Me compresa.


TRAMA
Chinna (Arya) è un aspirante gangster fannullone che deve lasciare la sua città per evitare di essere fatto fuori da un pesce più grosso di lui, una volta a Chennai gli viene commissionato un omicidio ma non essendo affatto esperto deve preparare meticolosamente la scena. La sua storia si intreccia a quella di Karthik (Kreshna) il quale spinto dalla fidanzata Deepa (Swaty Reddy) che lo vede già una superstar abbandona il villaggio con il sogno di lavorare nel cinema.



Ecco ora che ho deciso di inizare a parlare di Yatchan mi accorgo che non riesco a descriverlo. Più o meno come mangiare un piatto delizioso e poi scervellarsi per indovinare gli ingredienti. L'ho adorato tutto, ma nell'insieme. Un susseguirsi di scene azzeccatissime, personaggi ben disegnati (dai protagonisti alle figure di sfondo) riprese dinamiche e stilose, belle picturizations e folli passi di danza, da imitare solo se si è fuori di testa o appena tornati dall'Oktoberfest. Chinna e Karthik riportano sullo schermo figure tradizionali del cinema indiano, il gangster e l'aspirante attore, per stravogerle con allegria e creare un intreccio divertente. Per entrambi si prova simpatia immediata (che è già un passaporto per il successo) nonostante non siano affatto degli agnellini. Dal primo istante pare di sapere tutto di loro, neanche fossero stati i nostri compagni di banco alle medie.

Vishnu Vardhan è un regista meticoloso ed elegante, qualsiasi sia il tema e il genere dei suoi film, dall'action movie più sanguinolento al dramma più strappalacrime, precisione è la parola d'ordine. Nessuna scena superflua, non ci sono momenti sprecati o passaggi messi lì solo per riempire il tempo. Le emozioni, qualunque esse siano, sono comunicate con chiarezza e fin dalla prima scena. Il regista ha già lavorato con Arya per ben tre volte prima di Yatchan (e gli ha affidato i suoi titoli migliori), la loro intesa si sente anche se il personaggio disegnato per lui è molto diverso da quelli che gli ha proposto in passato. Arya è un attore che apprezzo moltissimo, è un ragazzo con i piedi per terra e non si comporta da strafigo,  nonostante la sua bellezza ama cimentarsi in ruoli da anti-eroe e non ha problemi a ridere di se stesso trascinando il pubblico nello stesso sorriso. Un po' rough and tough ma giocherellone e impacciato, la sua umiltà non fa che aumentarne il fascino rendendo la sua presenza sullo schermo sempre più gradita.

Commedia e azione coesistono ma Yatchan non corre il rischio di diventare uno dei tanti film d'intrattenimento di routine, la storia riesce ad essere originale e il plot schiva ogni ripetizione.  L'aria è fresca e rigenerante, i dialoghi un po' burloni, le locations realistiche ma dipinte con colori nuovi. Abbasso gli studios e viva la strada.  La colonna sonora è da ascoltare a tutto volume, fino a far tremare i bicchieri e scappare i vicini. I miei sono emigrati in Svizzera. Che ci posso fare? Di compositori bravi in India ce ne sono tanti (i film richiedono continuamente musica) ma nessuno come Yuvan Shankar Raja riesce a farmi perdere del tutto la ragione. Dalla prima nota: blackout, dalla seconda: il mondo mi appare decisamente più bello, dalla terza: sorriderei anche al conoscente più velenoso. Yuvan ovunque tu sia GRAZIE.

 Il mio giudizio sul film : **** 4/5   (per la colonna sonora ***** 5/5)

ANNO : 2015

LINGUA : Tamil

REGIA : Vishnu Vardhan

CAST: 
Arya ....... Chinna
Kreshna ......Karthik
Swaty Reddy ...... Deepa
Deepa Sannidhi ......Swetha

COLONNA SONORA : Yuvan Shankar Raja

28 ottobre 2015

I


La favola della Bella e la Bestia incontra il Gobbo di Notre Dame, la rabbia di Anniyan i colori di Robot. Dalla  miscela nasce un film atipico, un cocktail stravagante dal budget astronomico. Si passa dai quartieri bassi di Chennai alle pagode cinesi, dal blu di Jodhpur alla Thailandia. L'immaginazione corre indisturbata e Shankar si sollazza facendo ciò che ama di più: il giro del mondo in un film. Vikram dona anima e corpo al suo personaggio e la sua dedizione lascia ammutoliti. A colmare il silenzio ci pensa A.R. Rahman con una colonna sonora avvolgente. I è tutto questo e anche di più.


TRAMA
Lingesan (Vikram), innocente wrestler virile e baffuto, entra nel mondo dello spettacolo per sostenere la carriera della ragazza di cui si è innamorato (Amy Jackson). Diviene un modello sofisticato e fighissimo (sempre Vikram) ma proprio all'apice della sua carriera il suo corpo si deforma, giorno dopo giorno diviene sempre più gobbo e ammalato (ancora una volta Vikram) e della sua bellezza non c'è più ricordo.


Shankar è uno di quei registi che ammiro follemente. Uno di quelli che si alza la mattina con un'idea e la vuole vedere sullo schermo, costi quello che costi, piaccia o no. I suoi film sono dispendiosi oltre ogni limite razionale, pieni di elementi da fumetto, sfide ardite alla logica, stravaganze, colori, locations esotiche e bellezza. A questi elementi in I si aggiunge l'orrore, l'estrema bruttezza, le sevizie, la sofferenza e vendette raccapriccianti. E' il gioco degli opposti, e come tutti gli estremi o si ama o si odia. Il protagonista sembra un barbaro assetato di sangue, il suo personaggio fa ribrezzo ma ecco che parte la storia.  La disciplina e la dedizione con cui Vikram ha dato vita al suo personaggio (anzi, personaggi) sono impressionanti. Tutto cambia in lui in un attimo, le espressioni, il linguaggio del corpo, la voce, la struttura fisica. I mutamenti sono incredibili, frutto di un buon team di truccatori, costumisti, etc, ma soprattutto del talento del protagonista, un vero colosso del cinema tamil sia per presenza scenica che per bravura.

Amy Jackson se la cava bene, è molto heroine e poco actress ma per una ragazza del tutto europea, nata al freddo dell'isola di Man, riuscire ad interpretare con naturalezza il ruolo di una modella tamil è già un fattore degno di nota. Si sente che le piace quello che fa e che ci mette passione. Riesce a non capitolare di fronte a un mostro sacro come Vikram e partecipa con energia. E poi è bellissima, incanta nei video musicali e dalle interviste sembra pure simpatica. Mi piace dal suo debutto in Madrasapattinam, quando ancora non potevo immaginare che avrebbe fatto così tanta strada.

Svariati sono gli effetti speciali, alcune combinazioni molto eleganti (per esempio le sequenze girate in Cina), altre più kitsch. C'è del comico ma anche del grottesco, romanticismo vellutato ma anche immagini disgustose. Il film disorienta ma resta aggrappato ad un punto fermo, la performance pazzesca di Vikram, così se tutto il resto non dovesse funzionare c'è sempre lui a tenere le redini della situazione.

Quando decido di guardare un film per la seconda volta è perchè spesso mi sono ritrovata a pensarci, a ricostruirne scene nella mente alla fermata del bus, lavando i piatti, aspettando il treno o in fila al supermercato. I è uno di quelli. Pur di trovare l'occasione di rivederlo ho convinto mio marito, e ci sono voluti due giorni dato che lui che ha la fortuna di parlare hindi ed è un po' pigro quando si tratta di seguire sottotitoli per quasi tre ore. Ma l'ha fatto per me. Perchè un film tamil va visto in lingua originale e mai doppiato, perchè la voce di Vikram mi scatena i brividi, perchè solo così riesco ad immergermi veramente nelle canzoni e nella storia. L'ha fatto per farmi contenta, almeno per i primi quindici minuti. Poi mano a mano che il film scorreva ha iniziato a cambiare espressione, ad appassionarsi sempre di più, a dimenticare l'ora di cena e anche i termosifoni accesi. Qundi tra qualche mese mi ricorderò ancora una volta di I, guardando la bolletta.


Il mio giudizio sul film : **** 4/5


ANNO 2015

LINGUA : Tamil

REGIA : Shankar 



CAST :

Vikram ........ Lingesan

Amy Jackson ............ Diya
Suresh Gopi .............. Vasudevan
Upen Patel .................. John


COLONNA SONORA : A.R.Rahman

07 ottobre 2015

I MIGLIORI FIM DEL 2014 CONSIGLIATI DA CATERINA (ALTRE CINEMATOGRAFIE INDIANE)



1) QISSA  (Punjabi)
Di Anup Singh
Con Irrfan Khan, Tillotama Shome, Tisca Chopra e Rasika Dugal

Dramma lacerante ma dall'esecuzione impeccabile. Ha conquistato il mio cuore già dai primi istanti della sua proiezione all'Odeon nell'edizione passata del River to River FFF. Uno grandissimo Irrfan Khan alle prese con un personaggio inseguito dalle ombre, negativo e disilluso, trascinato via dalla sua terra in seguito alla Partizione e divorato dal desiderio di avere un figlio maschio, per continuare la discendenza e soddisfare la società. Volendo crescere la sua figlia più piccola come un uomo avvia un inganno che negli anni sarà sempre più difficile da sostenere.



2) LUCIA (Kannada)
Di Pawan Kumar
Con Sathish Ninasam, Sruthi Hariharan

Realtà, sogno e una pasticca miracolosa in grado di rendere le illusioni ancora più belle della realtà. Il protagonista rinuncia al suo presente per cullarsi in utopie grandiose nelle quali tutto accade esattamente come vuole e riesce ad essere la persona che vorrebbe. Ma gli straordinari effetti della pillola "Lucia", sono destinati a durare? Qual'è veramente la sua vita reale, e cosa sta accadendo intorno a lui mentre i sogni rubano tutto il suo tempo? Un film stuzzicante e geniale, girato con un budget ridotto ma altissima concentrazione di idee.




3) BANGALORE DAYS (Malayalam)
Di Anjali Menon
Con Nazriya Nazim, Nivin Pauly, Dulquer Salmaan, Fahad Faasil e Parvathy Menon

Tre cugini, due ragazzi e una ragazza, lasciano la campagna di un paesino del Kerala per rincorrere i propri sogni a Bangalore. La loro amicizia si rafforza ma viene anche messa alla prova da nuovi legami. Un film completo, equilibrato, emozionante. Non mancano sorrisi, lacrime, momenti di leggerezza, momenti di tensione. Tre storie cinematografiche che potrebbero essere diari reali di tre ventenni dell'India di oggi, sospesa tra il moderno e la tradizione, tra campagne e megalopoli in crescita. Bellissime interpretazioni, soprattutto quelle di Nazriya Nazim e Fahdad Faasil, marito e moglie anche fuori dalle scene. Una crescita continua per la regista Anjali Menon, che da Kerala Cafè sforna un successo dietro l'altro.


4) MANAM (Telugu)
Di Vikram Kumar
Con Nagarjuna, Naga Chaitanya, Akkineni Nageswara Rao, Samantha e Shriya Saran

Prodotto ed interpretato da tutti i membri della famiglia Akkinenni, una delle dinastie di superstars del cinema telugu. Un interessante scambio di ruoli tra i membri della famiglia si intreccia con un plot cinematografico che abbraccia tre generazioni e salta dal presente al passato prossimo, e quello remoto. Un film delicato e ben raccontato, un esempio di come il cinema telugu deve essere, e finalmente un potente antidoto alle trame ripetitive che si stanno vedendo negli ultimi tempi. Manam è  una deliziosa eccezione (e ho già una gran voglia di rivederlo).


5) VELLAIYILLA PATTATHARI (Tamil)
Di Velraj
Con Dhanush e Amala Paul

Un film che si divide nettamente in due parti, la prima intima e riflessiva, fatta di piccole emozioni e lasciata completamente in mano al talento di Dhanush e alla sua delicatezza interpretativa. La seconda, più classica e commerciale, azione, canzoni, twist e dialoghi che movimentano la storia. Un film che sa emozionare, grazie soprattutto ai protagonisti, ma anche intrattenere, capace di soddisfare diverse tipologie di pubblico. E poi Dhanush è un amore, sempre splendido, in tutte le salse.

 

6) 7TH DAY  (Malayalam)
Di Akhil Paul
Con Prithviraj, Janani Iyer, Vinay Fort, Tovino Thomas

Poliziesco dai risvolti imprevedibili che gioca con lo spettatore e i personaggi. Il finale furbissimo e l'interpretazione di Prithviraj riescono a compensare la lentezza nella narrazione iniziale. Un film malayali che, nello stile di questa interessante cinematografia, richiede per prima cosa pazienza, parte con la prima ma aumenta la marcia ad ogni scena, senza più fermarsi.



7) CUKOO (Tamil)
Di Raju Murugan
Con Malavika Nair e Dinesh

Una tenera storia d'amore tra due ragazzi non vedenti. Lui attende pazientemente che la ragazza lo consideri più che un amico, lei, sogna invece al suo fianco un uomo capace di vedere, e di guidarla nel mondo. Realizzato con delicatezza e semplicità, cullato da una colonna sonora avvolgente. Tante emozioni.



7) HI, I'M TONY  (Malayalam)
Di Lal Jr.
Con Asif Ali, Lal, Miya, Biju Menon e Lena Abhilash

Una coppia di giovani sposi, un appartamento fin troppo bello e un ingombrante impiccione che per restare nella casa stuzzica l'avidità dei due malcapitati. Forse questo film non avrà niente di nuovo ma il suo budget superlow e l'intensità delle interpretazioni mi ha ancora una volta convinta che basta veramente poco per costruire un buon thriller a partire da niente. Il cinema in lingua malayalam non ama sperperare e a volte i frutti di questa estrema parsimonia sono esperimenti di cui prendere nota.

11 settembre 2015

FILM 2014 CONSIGLIATI DA CATERINA





1) HAIDER
Di Vishal Bhardwaj
Con Shahid Kapoor, Tabu, Kay Kay Menon, Irrfan Khan e Shraddha Kapoor

Pochi registi nel mondo sanno portare al cinema le grandi opere letterarie senza intaccarne l'anima o diventare noiosi. Vishal Bhardwaj si conferma ad ogni film un vero maestro nelle trasposizioni Shakespeariane e il suo Amleto è il film rivelazione dell'anno, fortunatamente anche l'Italia se ne accorge e Haider conquista il Premio del Pubblico nella passata edizione del Festival del Film di Roma (al quale erano presenti sia il regista che l'attore protagonista). Shahid Kapoor porta a casa premi su premi, critiche positive e applausi, un'autentica rinascita per la sua carriera che da troppo tempo giaceva in fase di stallo.



2) HIGHWAY
Di Imtiaz Ali
Con Alia Bhatt e Randeep Hooda

Graffiante e doloroso. Contenuti forti e un'esecuzione aggraziata, sensibile e personale. Un film che si deve assolutamente vedere e che invano si tenterà di dimenticare. Randeep Hooda ha finalmente un ruolo corposo che punta sulle sue doti di attore (messe troppo spesso in ombra dal suo sex appeal oltraggioso) e Alia Bhatt l'occasione per dimostrare il suo vero talento.




3) PK
Di Rajkumar Hirani
Con Aamir Khan, Anushka Sharma, Sushant Singh Rajut e Sanjay Dutt

Risate, ironia e critiche sociali sono le carte vincenti di Rajkumar Hirani, questa volta il mirino si sposta sulla religione e i pruriti scatenati sono numerosi. L'alieno interpretato da Aamir Khan resiste agli attacchi e alle censure, il film, camminando su una fune, resta in equilbrio tra sorrisi e riflessioni importanti come nello stile del regista.



4) UGLY
Di Anurag Kashyap
Con Rahul Bhat, Ronit Roy, Vineet Kumar Singh

Anno dopo anno, film dopo film, mi innamoro sempre più di Anurag Kashyap. Solo lui riesce a rendere interessante un film dalla trama scheletrica, ovvero, il rapimento di una bambina e la sua ricerca disperata. Sembrerebbe niente di nuovo se non fosse per il tocco magico del regista che stravolge, inganna e ribalta la storia a suo piacimento. Un puzzle da ricomporre che mostra ad ogni mossa lati più brutti e spregevoli dell'essere umano, l'opportunismo, la superficialità, il doppio gioco. Come tutti gli ottimi thriller per conoscere la verità, celata eppur sotto gli occhi di tutti, bisognerà attendere il finale.


5) KICK
Di Sajid Nadiadwala
Con Salman Khan, Jaqueline Fernandez, Randeep Hooda e Nawazuddin Siddiqui

Salman intrattenitore coi fiocchi e idolo delle masse trasforma un successo telugu interpretato da Ravi Teja, altra superstar con la sindrome di Peter Pan e un'attitudine giocosa nei confronti del pubblico. Il budget aumenta in modo esponenziale e ne esce fuori un prodotto coi fiocchi. Energico, ritmato, simpatico, guidato da belle canzoni (tra cui il tormentone "Hangover" a cui presta la voce lo stesso Salman), Kick è il film commerciale dell'anno.




6) AAKHON DEKHI
Di Rajat Kapoor
Con Sanjay Mishra, Rajat Kapoor, Seema Pahwa

Rajat Kapoor ha portato avanti negli anni una carriera parallela di tutto rispetto che si è evoluta in modo quasi silenzioso ma costante. Finalmente arrivano i riconoscimenti anche dal grande pubblico e questi validissimi prodotti cinematografici iniziano ad uscire dal loro consumo di nicchia conquistado sempre più consensi. Aakhon Dekhi mostra con ironia e realismo una Delhi lower middle class fatta di spazi angusti, famiglie urlanti che creano problemi anche dove non esistono, situazioni quotidiane e quesiti universali. Immensa l'interpretazione di Sanjay Mishra.




7) TOTAL SIYAPAA
Di E. Niwas
Con Ali Zafar, Yami Gautam, Anupam Kher e Khirron Kher

Sfortunato al botteghino ma esilarante come pochi. Una commedia degli equivoci dal taglio teatrale e con un cast eccezionale capitanato da Khirron Kher e Anupam Kher per la prima volta marito e moglie anche sullo schermo. La personalità brillante di Ali Zafar, la simpatia di Yami Gautam e uno script denso di gags. Due fidanzati, lei indiana, lui pachistano, alle prese con i problemi, e i pregiudizi, che dividono due nazioni e due culture.




8) 2 STATES
Di Abhishek Verman
Con Alia Bhatt, Arjun Kapoor, Amrita Singh, Revathi e Ronit Roy.

Tratto da un romanzo di Chetan Bhagat (e a sua volta ispirato dalla biografia stessa dello scrittore), 2 States racconta il tentativo di due ragazzi, provenienti da due regioni geograficamente opposte dell'India, di stare insieme e convincere le proprie famiglie, entrambe orgogliose e sicure della superiorità della propria cultura. Un film per capire che l'India è un vero e proprio continente e i tempi stanno cambiando, le barriere linguistiche e sociali piano piano si abbattono. Frizzante, realistico e guidato da una colonna sonora accattivante.




9) FINDING FANNY
Di Homi Adajania
Con Deepika Padukone, Naseruddin Shah, Arjun Kapoor, Dimple Kapadia e Pankaj Kapur

Lento e poco coinvolgente, la storia è semplice e di certo non avventurosa. Allora perchè guardarlo? Per un cast pazzesco (capitanato da Naseruddin Shah alle prese con un personaggio adorabile), i dialoghi e alcune imprevedibili (e abili) mosse della trama. Deliziosa la location, una nostalgica Goa di campagna (lontana dalle spiagge prese d'assalto dai turisti), fotografata in toni pastello, nella quale abiti Anni '50, orticelli casalinghi, letti a baldacchino, chiesette e arredi da museo esistono ancora. Un luogo spesso più immaginario che reale nel quale conosciamo uno ad uno i protagonisti e ci innamoriamo di loro.




10) HUMTPY SHARMA KI DULHANIA
Di Shashank Khaitan
Con Alia Bhatt, Varun Dhawan, Siddharth Shukla e Ashutosh Rana

Non riesco a resistere alle commedie romantiche e gli echi a DDLJ e un ricco bouquet di canzoni sono abbastanza per farmi adorare questo film leggero ma invitante. Attori giovani e talentuosi, la mano protettiva di Karan Johar e la sua Dharma Productions, un'atmosfera rassicurante e festosa, e naturalmente... una storia d'amore.

16 dicembre 2014

QISSA : THE TALE OF A LONELY GHOST



Un film suggestivo sotto tanti aspetti, interpretazioni fantastiche e odore di capolavoro. Un’opera caratterizzata da un andamento emotivo fluttuante, in cui la cruda realtà e il soprannaturale si uniscono, che scava ancora più a fondo nella mente se la si vede in una sala cinematografica, dalla quale non si può evadere senza uscire o concedersi delle pause come a casa propria. Qissa acquista una maggiore forza narrativa in un ambiente in cui sono solo il buio e le immagini a raccontare un diario amaro di oppressioni, bugie e disincanto impresso su celluloide con straordinaria passione.


TRAMA
Umber Singh (Irrfan Khan) ha dovuto abbandonare la sua terra e la sua casa dopo la partizione, è padre di tre figlie ma è ossessionato dal desiderio di avere un figlio, un pensiero che lo tormenta nonostante sia riuscito nel corso degli anni a costruirsi una nuova vita. Nel momento in cui la moglie (Tisca Chopra) da alla luce la quarta bambina, Umber decide di nascondere alla società il sesso della neonata crescendola come se fosse un maschio. Gli anni passano e Kanwar (Tillotama Shome) diviene adolescente continuando ad ignorare di essere nata donna, i problemi insorgono in seguito al suo matrimonio con Neeli (Rasika Dugal) una ragazza nomade che ancora non conosce la vera identità della persona che ha sposato.


Il regista Anup Singh ha dovuto attendere ben dodici anni per veder realizzato questo suo progetto, la lunga ricerca di un produttore e la volontà di non cedere a compromessi (né sui contenuti né sulla scelta della lingua punjabi) hanno messo più volte a rischio il destino di questo film.  E’ la storia di  un'identità distrutta e quella di un'identità negata, un racconto velato di mistero in cui tutto gira intorno a una data: il 1947.  La partizione è il trauma dal quale si avvia la storia di Umber Singh, un uomo che cerca di riprendersi in maniera forzata la sua felicità, e per fare ciò alimenta quotidianamente una menzogna, una bugia che lo appaga ma al tempo stesso lo tormenta e da padre e protettore della famiglia lo trasforma in un essere brutale.
Al termine della visione il film lascia l’amaro in bocca e una marea di punti interrogativi, le scene finali continuano a seguire lo spettatore fino a casa, senza svelare o smentire nulla, aprendo varie piste all’immaginazione. Ed è proprio questo il valore aggiunto, la caratteristica che rende questa pellicola indimenticabile e profondamente diversa.
La frase che completa il titolo, A tale of a lonely ghost, è composta da tre parole chiave: Tale/racconto, invita a sospendere la ragione per lasciar spazio all’irrazionale. Lonely/solo, la solitudine di Umber con i suoi ricordi e di Kanwar isolata nella sua stessa casa. E poi ghost/fantasma, o meglio innumerevoli fantasmi che piano piano si incontrano nel film, la partizione, il passato che non si può recuperare, l’identità confusa della protagonista, i morti e il sangue versato.  E non a caso il film si apre proprio con l’immagine di Umber Singh che trascina sulle spalle un cadavere. Il corpo gettato nel pozzo per intossicare le acque di coloro che occuperanno la sua casa dopo la partizione finisce per avvelenare a distanza anche la sua famiglia che crede di essersi messa in salvo aldilà del fiume.
Qissa è una creazione multistrato, è davvero difficile poter cogliere tanti dettagli con una sola visione. Il finale resta aperto a molteplici interpretazioni, sulle quali si potrebbe conversare per giornate intere, e allo stesso modo non viene rivelata la vera natura del rapporto tra Kanwar e Neeli, non si capisce se tra le due donne ci sia veramente un’attrazione sessuale o solo complicità e affetto. Si resta con il dubbio. La protagonista si espone per salvare la ragazza che ha sposato perché la identifica come un’altra vittima del padre e del sistema? Lo fa perché la ama? Oppure perché vede in lei un riflesso della propria femminilità negata?
Vittima della ferrea definizione dei ruoli della società patriarcale, e della discriminazione sessuale, Kanwar cresce credendo di essere un ragazzo e riesce a portare avanti il ruolo che, senza saperlo, le è stato imposto. Ma cosa determina veramente “l’essere uomo”? Nascondere la verità solo per apparire e ottenere l’approvazione degli altri? Oppure difendere i propri diritti e salvaguardare, anche a costo della vita, l’incolumità dei propri cari? Se la risposta alla domanda è la seconda allora Kanwar, fisiologicamente donna, è nel film molto più virile del padre codardo e accecato dalla sua presunta immagine di padrone dalle decisioni insindacabili. Umber non è tanto un personaggio negativo quanto un personaggio “triste” , un uomo che crede di agire per il bene ma che in realtà si rifugia nell’egoismo e nella nostalgia distruttiva, chiudendo i propri occhi in una pericolosa illusione. La grandezza di Irrfan Khan sta anche nell’aver interpretato con sentimento e trasporto un personaggio così spigoloso, la sua intelligente performance evita che Umber risulti soltanto una creatura crudele e fatta per essere odiata sullo schermo, al contrario lo spettatore impara a riconoscerne gli sguardi, le sofferenze e le reazioni, scavando tra le radici dalle quali nascono e si alimentano le sue bugie.

Il mio giudizio sul film : ***** 5/5

ANNO: 2014

LINGUA : Punjabi

TRADUZIONE DEL TITOLO : Racconto

REGIA : Anup Singh

CAST: 
Irrfan Khan ...................... Umber Singh
Tillotama Shome .................. Kanwar
Rasika Dugal .....................Neeli
Tisca Chopra ................... la madre di Kanwar

COLONNA SONORA : Beatrice Thiriet e Manish J Thipu

QUALCOS'ALTRO : 
Qissa è una produzione indo-europea, una collaborazione tra India, Germania, Olanda e Francia. La pellicola è stata proiettata in numerosi festival internazionali tra cui l'International FF di Rotterdam, il Busan FF e il London Indian Film Festival. La sua premiere è stata all'edizione 2013 del Toronto Film Festival nella quale si è aggiudicato il Netpac Award per la categoria World or International Asian Film.

Tillotama Shome ha vinto per la sua interpretazione in Qissa il premio di Miglior Attrice alla 7a edizione dell'Abu Dhabi Film Festival.

Qissa ha aperto la retrospettiva dedicata ad Irrfan Khan nell'edizione appena conclusa del River to River FIFF. Il regista e l'attore protagonista hanno incontrato il pubblico al termine della proiezione. Vedi anche : Irrfan Khan ospite d'onore al River to River.

19 novembre 2014

VELLAIYILLA PATTATHARI




Dhanush, che negli ultimi anni ha portato avanti dei ruoli molto drammatici e coraggiosi, si rilassa con un film meno sperimentale del solito, seppur dotato di tanti attimi preziosi in cui può scatenare il suo talento interpretativo. Ancora una volta l'attore/produttore, in veste di mecenate, svela nuovi talenti e permette ad un regista debuttante di calcare la scena al suo fianco.

TRAMA
Raghuvaran (Dhanush) ha studiato per diventare un ingegnere civile ma da quattro anni si ritrova senza un lavoro, il padre (Samuthirakani) lo considera un fallito e lo paragona costantemente a suo fratello Karthik, che al contrario di lui ha una carriera assicurata. In seguito ad un evento drammatico, e alla relazione di Raghu con la sua vicina di casa Shalini (Amala Paul), la sua vita inizierà a cambiare.

Velaiyilla Pattathari è una pellicola in cui un racconto denso e realistico si alterna all’intrattenimento cinematografico,  un connubio ben riuscito di musica, dramma, azione e dolcezza che cerca di controllare sia le lacrime che i cliché, proponendo qualcosa per soddisfare tutti i gusti e ingrassare il botteghino. Non è la punta di diamante nella filmografia di Dhanush ma nemmeno un film come tanti, le giuste dosi  di diversi elementi creano un prodotto piacevole sia per coloro che amano le performance toccanti dell’attore tamil, sia per chi cerca una fonte di svago e una trama non troppo divergente dalla produzione di massa.
Il film racconta la quotidianità di un ragazzo disoccupato e frustrato, dipinge con tenerezza le sue aspirazioni, la sua noia, i suoi passatempi e la dolce intesa con la madre,  che è per lui anche un’amica.  Il protagonista, etichettato come “perdente”  deve dividere gli spazi domestici con un fratello perfettino, dotato di badge e camicia immacolata, materializzazione di tutti i desideri del padre, che lo guarda con occhi incantati pensando al suo stipendio fisso, alla macchina di proprietà e alla sua condotta perfetta. Raghuvaran invece è esattamente l’opposto, il ragazzo muove due passi avanti e tre indietro, dimenandosi in un continuo tiro alla fune tra i personaggi maschili, che vorrebbero schiacciarlo in un angolo, e quelli femmnili, che lo sostengono sia in modo distruttivo che costruttivo. La madre gli offre il suo affetto e la sua protezione, ma spesso questi due elementi non bastano, ecco perché la sua figura viene sostituita da quella di Shalini, la fidanzata che piuttosto che cullarlo lo incoraggia e lo scuote.
Guardare un film con Dhanush è sempre un’esperienza, a prescindere da quale sia la trama dentro ogni pellicola si celano dei messaggi reali e praticamente spendibili, a volte una critica, altre dei consigli, o un’analisi delle forze e delle debolezze umane cantata per immagini. Anche in questo film i sentimenti tirati in ballo sono veramente tanti. Si parte dall’inadeguatezza del protagonista, la sua fatica nel conquistarsi un posto in società, mille buoni propositi lo muovono ma è come se un’ancora lo trattenesse a terra, c’è poi la noia, il vuoto che degenera nell’apatia, un’attitudine malsana a lasciarsi andare agli eventi, senza muovere un dito e abbassando la testa, finchè non viene pronunciata la parola chiave del racconto : responsabilità.
Come in molti film tamil la storia, dopo un’introduzione psicologica ai personaggi, deve prendere una svolta, deve scattare una molla, o un evento che cambierà per sempre sia la vita che le percezioni del protagonista. Una parete si erge tra il “prima” e il “dopo”, la parola responsabilità assume significati nuovi,  si slega dall’ambito strettamente familiare per posarsi su un contesto molto più vasto, ed ecco che Raghuvaran , ancora un adolescente mammone, diviene d’un tratto un uomo. Un’iniziazione alla vita, che molto spesso nelle pellicole di Kollywood equivale all’incontro con il dolore, quasi a suggerire che l’infanzia e l’adolescenza finiscono nel momento in cui lo si guarda dritto negli occhi per la prima volta. Prima ancora di vincere la sua battaglia con la società Raghu deve vincere la battaglia con se stesso, e capire che realizzarsi non è solo essere remunerati quanto iniziare a scegliere la strada più giusta e non la più facile, ricoprire  il proprio ruolo nel mondo, essergli fedele, portarlo avanti con convinzione  senza aspettarsi che i propri meriti siano riconosciuti, o identificati,  dal resto del mondo.
La prima parte è densa e intima, un palcoscenico perfetto in cui Dhanush si diverte a fare ciò che gli riesce meglio: emozionare, lanciare dei quesiti, trasformare la storia del personaggio nella storia di qualunque essere umano, abbattendo ogni barriera linguistica e geografica la sua interpretazione è in grado di arrivare a tutti, comunicando in codici universali. La seconda parte invece allenta la presa, il film assume un profilo più commerciale e Dhanush veste gradualmente  i panni di mass-hero, cimentandosi in un ruolo più action e movimentato. La narrazione diventa  rapida sacrificando però la poesia sull’altare del box office.

Il mio giudizio sul film: ***  3/5

ANNO : 2014
LINGUA : Tamil
TRADUZIONE DEL TITOLO : Laureato Disoccupato
REGIA : Velraj

CAST :
Dhanush …………………….. Raghuvaran
Amala Paul ………………… Shalini
Saranya Ponvannan ……………….. la madre di Raghu
Samuthirakani ……………………. Il padre di Raghu
Vivek ………………….. Azhagusundaram
Surabhi …………………. Anitha
Hrishikesh ………………… Karthik
Amitasha Pradhan ………………… Arun Subramaniam


COLONNA SONORA : Anirudh Ravichander
PLAYBACK SINGERS : Dhanush, Anirudh Ravichander e S. Janaki.