19 luglio 2019

THE DIRTY PICTURE



L'importanza di The Dirty Picture nella storia del cinema popolare indiano è maggiore della qualità della pellicola. TDP è talmente significativo, per numerose ragioni, che non solo si è meritato un successo clamoroso infiammando pubblico e critica, ma potrebbe addirittura aggiudicarsi il titolo di film del decennio, strappandolo a pellicole migliori. TDP sprigiona una forza travolgente. E' riuscito nell'impossibile. E' un superfilm. Con una deflagrazione di portata continentale, TDP ha creato un caso mediatico e di costume. Sono trascorsi quasi 8 anni dalla distribuzione nelle sale, eppure l'impatto è ancora avvertibile.

Cosa rende TDP così straordinariamente unico?
Di sicuro ciò che poteva (si temeva potesse) essere e non è: una scontata commediola per adulti, scollacciata e pruriginosa. 
Di sicuro il soggetto impudico. TDP incendia le fantasie del pubblico maschile indiano narrando la vita della sensualissima attrice Silk Smitha, sex-symbol del cinema del sud, e investigando il fenomeno delle pellicole softcore (per lo standard locale) degli anni ottanta. Forse per la prima volta viene affrontato un tema tanto scabroso in un film di intrattenimento.
Di sicuro la storia al femminile che pone al centro una figura ben lontana dall'iconografia classica dell'eroina hindi, e che ribalta completamente il ruolo tradizionale della donna nell'industria cinematografica popolare. Silk è investita dello stesso potere scenico sino ad allora riservato solo ai protagonisti maschili, in termini di rappresentazione, battute folgoranti, estetica e quant'altro. TDP non si è limitato a tracciare un sentiero: dalla sera alla mattina, ha materializzato dal nulla un'autostrada grazie alla quale tutte le professioniste del settore - e non solo le attrici - da quel momento in poi hanno potuto dimostrare la propria forza e il proprio valore a colleghi e spettatori.
Di sicuro una regia - maschile - misurata e leggera, che non perde mai di vista il divertimento e che non scade mai nel cattivo gusto (applauso a scena aperta a Milan Luthria, grandissimo).
Di sicuro una sceneggiatura - maschile - che, pur con qualche lacuna, scivola via robusta e godibile, e che si sforza di rendere giustizia alla protagonista (applauso a scena aperta a Rajat Aroraa, grandissimo).
Di sicuro la produzione - femminile - che non solo ha sempre tenuto in pugno il progetto imponendo la propria visione a regista e sceneggiatore, ma che lo ha anche sostenuto e promosso con un vigore encomiabile, malgrado l'assenza di una superstar maschile come protagonista (Emraan Hashmi si limita ad un ruolo di supporto), inebriando il pubblico potenziale con una campagna spumeggiante, capillare ed efficace. Una campagna che ha posto l'accento sull'intrattenimento puro (omettendo il risvolto tragico), eludendo scaltramente l'errore nel quale si incorre in India quando si pubblicizza un titolo al femminile, quello cioè di indurre lo spettatore a credere che si tratti di un film d'autore (standing ovation per l'intrepida Ekta Kapoor, grandissima).  
Di sicuro una rappresentazione solare della sensualità che è allegria spudorata e gioia di vivere e risata che sgorga.

E non dimentichiamo i pregi del film.
Primo fra tutti la performance di Vidya Balan, immensa, senz'altro il fattore determinante che ha reso TDP ciò che è: una pellicola audace e innovativa, una commedia che non è una commedia, un intrattenimento che non è solo intrattenimento. Vidya spazza via inibizioni e condizionamenti, e regala al suo personaggio la giusta licenziosità. Vidya è incontenibile, generosa, conturbante, spregiudicata, marcia come un treno, a testa alta, noncurante delle conseguenze. Un applauso senza fine al suo coraggio.
Nel cinema popolare indiano di solito i protagonisti negativi vengono rappresentati in modo apologetico, quasi come modelli da seguire. TDP non commette questo passo falso e nemmeno azzarda giudizi morali. Regista e sceneggiatore sono innamorati del personaggio, e si vede, ma lo offrono per quello che è, senza edulcorazioni. Lo spettatore? Parlo per me: confesso che all'inizio ho avuto qualche perplessità, ma, con il dipanarsi della narrazione, sono stata catturata da Silk, dalla sua impudenza, dalla sua sfrenata gioia di vivere, dai suoi errori (non ultimi, sovrastimare il proprio divismo e sottostimare l'ego smisurato di una superstar maschile), dal suo dramma. TDP ci regala una scoppiettante galleria di sfruttatori. Abraham è l'unico a conservare una certa purezza in quell'esclusivo ambiente infettato da ipocrisie.
I dialoghi di Rajat Aroraa sono pungenti, costellati da battute salaci, e qualificano i personaggi più delle loro azioni. Le interazioni acquistano vivacità e pienezza, le relazioni prospettiva, la storia profondità.
Naseeruddin Shah è una sorpresa e un vero spasso, anche se talvolta sembra navigare in acque poco conosciute. Presumo che nessun attore di grido avrebbe accettato di interpretare Suryakanth, personaggio discutibile quanto Silk e privo della prorompente vitalità dell'eroina. Emraan Hashmi offre a Vidya un validissimo, rispettoso supporto. Ho apprezzato persino lo sforzo di Tusshar Kapoor.
Le scenografie e i costumi sono spettacolari. La Chennai degli anni ottanta è stata ricreata in modo superbo negli studi di Film City a Mumbai. Il regista Milan Luthria regala nuovamente atmosfere del passato, dopo aver rappresentato sul grande schermo i violenti e modaioli anni settanta in Once upon a time in Mumbaai (sempre prodotto da Ekta Kapoor).  

TDP non è privo di difetti, ma mi è difficile individuarli con chiarezza. Forse qualcosa nella narrazione e nel personaggio principale non mi torna, anche se capisco l'esigenza di Luthria di trovare un equilibrio fra solidità di sceneggiatura e intrattenimento. Talvolta è meglio chiudere un occhio su imperfezioni e lacune e applaudire progetti che tentano di essere innovativi e nel contempo di raggiungere il maggior numero possibile di spettatori. In fondo che tipo di impatto sociale può avere un film d'autore che in India nessuno guarda? Non sono forse pellicole come TDP ad ottenere risultati concreti? 

TRAMA

Reshma scappa di casa alla vigilia del suo matrimonio, tenta la fortuna nel cinema, si trasforma in Silk e diventa una star. Una cavalcata giocosa ed entusiasmante. Silk non è proprio candida, non è proprio un'attrice, ma possiede il talento innato di titillare i desideri più reconditi del pubblico maschile, scatenando apprensioni e inevitabili gelosie (e qualche emulazione) in quello femminile. Il successo però non è sinonimo di felicità. 

LA BATTUTA MIGLIORE

* Una delle più famose nella storia del cinema indiano: "Filmein sirf teen cheezo ke wajah se chalti hai: entertainment, entertainment, entertainment. Aur main entertainment hoon - Films do well only because of 3 reasons: entertainment, entertainment, entertainment. And I am entertainment". Suona decisamente meglio in hindi. Grazie a Filmy Quotes.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* Le sequenze indimenticabili sono moltissime. Forse la mia preferita è la scena ambientata in un glorioso cinema tradizionale a sala unica, desolatamente vuoto, che, all'apparizione di Silk sullo schermo, viene preso d'assalto da un rumoroso carosello di spettatori. Acclamazioni, danze, applausi, canti, lanci di monetine. Termina il numero di Silk, e tutti spariscono dalla sala, in attesa del numero successivo...

RECENSIONI

Rediff: *** 1/2
"Balan's heroine Silk (...) is a highly empowered woman (...). She does what she does (...) simply because she loves it. She feeds off the attention, the control, the adulation and the sizzle of the spotlight. Balan exultantly runs with it, making the character her own with remarkable commitment to the role. There is no vulgarity (...) simply because Balan visibly chooses to have a helluva time. She might not match the legend whose name she's borrowed in terms of sheer screen raunch, but outdoes her with an assault of unashamed oomph. Vanity is disregarded early on as we see the actress' paunch rolling over her waistline, even when she's at her hottest, and later, as her gut barrels out of shape and yet she continues to wear midriff-baring tops, we see just how defiantly unapologetic she is. The film too is defiant, but in more juvenile fashion. Director Milan Luthria's approach to this heroic harlot is a masala one, and in its urge to please crowds, forsakes much potential nuance that could have made this a great film instead of merely a film with a great lead character. There is a surfeit of cartoonish sound effects and annoyingly convoluted lines of dialogue; the storyline settles into predictability halfway through, and never bothers to thrill again; and the one flagbearer for cerebral cinema - an impressive and subdued Emraan Hashmi (...) - sells out promptly enough to become yet another ludicrous star. It is as if, in its rabid defense of formulaic masala, the film condemns any manner of cinema not subscribing to the bums-on-seats credo - and so strong is this unwarranted shunning of the sensible, as it runs like a theme through this film, that it makes The Dirty Picture appear not just insecure but fairly shaky. Pity. Having said that, the film is far more engaging than most Bollywood produce. And it's not just the bosom. Naseeruddin Shah plays a larger-than-life movie star with infectious glee, grotesque neck-skin folds never quelling his mojo. It's a caricature, but Shah squeezes in much lovely detail, from a genteel sense of the proper (if only in front of the flashbulbs) to a foppishly detailed prescience about action cinema of the 80s. His genius is a curse, he claims with extreme world-weariness, and the effect is delightful. (...) It's a very demanding part, and Balan shows that she's worthy of both wolf-whistles and applause. It's a dazzling performance - and a remarkably brave one, considering we live in a country so cinematically repressed (...). Constantly convincing, Balan proves so dynamic that she even makes her parts of the tinny SalimJaved-lite dialogues work. There is a lot of talk of legitimizing the lewd and the hypocrisy of audiences and critics, and Balan might as well be talking about herself in this film, and not Silk, and she delivers the lines in fiery style. She's a treat. (...) It's a performance to be grateful for. So thank you, Ms Balan". 
Raja Sen, 02.12.11

Hindustan Times: ***
"I desideri sessuali del maschio indiano sono influenzati dalle antiche sculture (vedi Khajuraho). Silk Smitha rappresenta quell'estetica femminile sul grande schermo, e The Dirty Picture è la sua storia. Il fem-jep (female in jeopardy = donna in pericolo) è un popolare genere cinematografico americano. Madhur Bhandarkar ne è il santo patrono hindi (Chandni Bar, Fashion). TDP non appartiene a quel filone: Silk si merita abbastanza quanto le capita. Difficile dire se il film racconti in modo veritiero la sua vita. Il veterano Bharati Pradhan, giornalista che intervistò Silk, ritiene che il personaggio sia piuttosto vicino all'originale. La differenza fra la Silk raffigurata in TDP e, a titolo di esempio, una Mallika Sherawat, è che, dopo aver assaporato un moderato successo in pellicole che per loro natura rimangono al di sotto del radar, di solito un'attrice cerca di 'ripulirsi' nel mainstream. Silk non lo fa. Non cerca il rispetto. La vicenda dovrebbe essere ambientata a Madras e di sicuro siamo negli anni ottanta. Ma potrebbe essere benissimo Bollywood. TDP, anche quando non tende a parodiare il suo soggetto, in qualche modo mantiene quell'atmosfera: dialoghi eccessivi, doppi sensi, sequenze chiassose con gli attori sempre in stato di emergenza. Qualche volta si rimane sospesi troppo nell'incredulità. Il film messo in scena in TDP e TDP sembrano combaciare. Quest'ironia intriga in modo bizzarro. Naseeruddin Shah è esilarante. Solo pochi brillanti attori di sesso maschile possono cambiare l'industria cinematografica commerciale guidata dalle star. Ma guardando Vidya Balan, ci si convince che il cambiamento può essere generato anche da un'attrice. Il suo ruolo in TDP è il più aggressivo visto da tempo".
Mayank Shekhar, 02.12.11

The Times of India: **** 1/2
"The Dirty Picture appartiene essenzialmente a Vidya Balan, che offre una performance torreggiante. Il punto di forza dell'interpretazione di Vidya è il fatto che, malgrado il suo personaggio sia una bomba sexy, la sessualità che rappresenta non diventa mai sguaiata o cruda. Anzi, i suoi tentativi di scioccare e meravigliare una società compassata che prospera sulla falsità sono irresistibili. Comunque il tour de force di Vidya non adombra i partner maschili, che fanno la loro figura nonostante il ruolo scarno. I dialoghi sfrontati di Rajat Arora aggiungono un gusto deciso. La sceneggiatura è senza esclusione di colpi, ma rifiuta di trattare il sesso come un semplice atto volgare. Applausi al regista Milan Luthria per aver gestito un tema così controverso con sensibilità e audacia. TDP non è solo il film della settimana bensì un lavoro seminale".
Nikhat Kazmi, 01.12.11

Cinema Hindi: **** 1/2 
Punto di forza: Vidya Balan, l'allegria, la rappresentazione potente di Silk e tutto ciò che TDP implica. 
Punto debole: ci devo ancora riflettere. 

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Vidya Balan - Silk 
* Naseeruddin Shah - Suryakanth
* Emraan Hashmi - Abraham
* Tusshar Kapoor - Ramakanth, fratello di Suryakanth

Regia: Milan Luthria
Sceneggiatura e dialoghi: Rajat Aroraa
Colonna sonora: Vishal-Shekhar. Vi segnalo il video del famosissimo brano Ooh La La Tu Hai Meri Fantasy: dopo quasi un quarto di secolo, sono riusciti a convincere Naseeruddin Shah a ballare.
Anno: 2011
Awards: la lista è impressionante (clicca qui). Elenco solo alcuni dei premi conferiti a Vidya Balan come miglior attrice protagonista: il prestigioso National Film Award, Filmfare Award, IIFA, Asia Pacific Screen Award, Screen Award, Zee Cine Award (miglior attrice e miglior attrice per la critica), Stardust Award (miglior attrice in un ruolo drammatico e star dell'anno).


RASSEGNA STAMPA/VIDEO

* Ekta Kapoor: The Revised Version, Tavishi Paitandy Rastogi, Brunch, 03.12.11 - "Ritengo che negli affari l'aspetto commerciale sia importante quanto quello creativo. E ciò va tenuto a mente. Le mie pellicole sono diverse ma onestamente non le definirei molto coraggiose. Ad esempio: LSAD e Shor in the city sono inusuali, realizzati sulla base di una certa idea ma destinati ad un certo pubblico, e hanno funzionato. OUATIM è un regolare film commerciale. Secondo me è The Dirty Picture il più coraggioso, perchè per la prima volta ho tentato di mescolare i due aspetti, di mescolare le classi e di raggiungere comunque le masse. Da un lato ho prodotto una pellicola su un'attrice soft porno che non è un documentario, e dall'altro ho preteso che non fosse una semplice esposizione di sesso e di nudo. E nemmeno una storia triste. La protagonista non è una vittima, bensì una donna audace e del tutto non apologetica che celebra la sua sessualità e diviene una forza con cui fare i conti. E' stato davvero piuttosto complicato e decisamente azzardato produrlo, ma ho corso il rischio'. (Una curiosità: Vidya Balan aveva già partecipato ad una produzione di Balaji agli inizi della sua carriera, la sitcom televisiva Hum Paanch).
* Why Vidya Balan Rules, Vir Sanghvi, Hindustan Times, 17.12.11
* Silk Smitha's Bold Interview: nel 2013 Filmfare ripropone un'intervista concessa da Silk Smitha nel 1984.

CURIOSITA'

* Silk Smitha (1960-1996) ha recitato in centinaia di pellicole di successo in lingua tamil, telugu, malayalam e kannada (ma anche hindi). Il corpo senza vita dell'attrice venne rinvenuto nel suo appartamento di Chennai nel 1996. Le cause della morte non furono mai chiarite, ma si ventilò l'ipotesi del suicidio. In questo video potete ammirare la vera Silk Smitha in azione. Nel 2013 sono stati distribuiti Dirty Picture: Silk Sakkath Hot, film di grande successo in lingua kannada interpretato dall'attrice pachistana Veena Malik, e Climax, film in lingua malayalam interpretato da Sana Khan, entrambi ispirati alla vita di Silk Smitha.

Silk Smitha

* Il periodo 2009-2012 è stato davvero dorato per Vidya Balan, soprannominata in quegli anni The Balan, The (Wo)man. L'attrice ha inanellato una collana di successi clamorosi: Paa (2009), Ishqiya (2010), No One Killed Jessica e The Dirty Picture (2011), Kahaani (2012). E una pioggia di premi come miglior attrice protagonista, fra cui: Filmfare Award (Paa, Ishqiya - per la critica -, TDP, Kahaani), IIFA (Paa, TDP, Kahaani), National Film Award (TDP), Screen Award (Paa, Ishqya, TDP, Kahaani), Zee Cine (Ishqiya, TDP - anche per la critica -, Kahaani - per la critica -).

National Film Awards

* Per Ekta Kapoor gli anni 2010-2011 sono stati fondamentali, biennio in cui la produttrice ha finanziato progetti che hanno scosso l'industria dei sogni di Mumbai dalle fondamenta: Love Sex Aur Dhokha, OUATIM, Shor In The City, Ragini MMS, TDP. 

10 giugno 2019

B H A R A T




Ho la sensazione che Bharat, pur con le sue lacune e la sua retorica, nel corso del tempo diventerà una sorta di classico della cinematografia popolare indiana. Lo riguarderò fra 10 anni e forse giudicherò troppo severa la recensione che sto pubblicando oggi.
Bharat è stato distribuito in occasione della festività religiosa dell'Eid, quindi rientra in quella categoria di costosissimi film di intrattenimento per famiglie che, in un certo senso, costituiscono un genere a sè, o semplicemente sono l'espressione più autentica, lussuosa e magniloquente del masala cinematografico. Bharat è frutto di una ricetta ricca e piuttosto attenta, e si innesta in una tradizione ben radicata. 
Ali Abbas Zafar ha avuto la brillante idea di indianizzare un titolo coreano di successo (Ode to my father). Lo sfondo è intimidatorio (nientemeno che la storia moderna e contemporanea del suo Paese, dalla Partizione al 2010), la vicenda ha un sapore epico, la narrazione è di qualità discontinua ed è a tratti surreale, il tono è leggero ma non troppo insensato, la realizzazione grandiosa, il protagonista (Salman Khan) in forma spettacolare. 

Eppure Zafar, in un modo suo personale, riesce ancora una volta ad introdurre qualche spunto innovativo nel fiammeggiante caleidoscopio iperbollywoodiano, ad accennare qualche argomento scomodo, e ad uscirne indenne grazie al tocco lieve, alla sbronza di intrattenimento elargita agli spettatori e alla complicità di una superstar inossidabile come Salman. 
Bharat in questi giorni sta incendiando il botteghino e sta allegramente polverizzando i precedenti record d'incasso, malgrado narri, fra le altre cose, una splendida, fraterna amicizia maschile condivisa da un hindu e un musulmano, amicizia nata nel periodo della Partizione, e per questo ancora più scandalosa. 
La storia d'amore, anche se marginale, è fuori dagli schemi, soprattutto considerando l'epoca nella quale è collocata: i due protagonisti si frequentano stabilmente per decenni e viene ventilata la possibilità di una convivenza al di fuori del matrimonio, su proposta di lei (Kumud) e con il beneplacito dei familiari di lui (Bharat). La coppia non ha figli, a meno di non essermi persa qualcosa. Lei è più istruita di lui, è autonoma, sicura di sè, ha un buon lavoro, e non si lascia incantare dalla retorica patriotica nè dal super-eroismo di Bharat.
Si accenna alle condizioni disumane dei lavoratori nei giacimenti petroliferi in Medio Oriente e alla proliferazione incontrollata dei centri commerciali a discapito dei piccoli commercianti. 
Inoltre Bharat pone pesantemente l'accento sulla necessità e improcrastinabilità di stringere rapporti amichevoli con il vicino Pakistan, tema che regala le sequenze più significative e più emozionanti del film.
Nehru e Manmohan Singh, esponenti di spicco del partito del Congresso (e quindi oggi poco popolari), vengono citati sotto una luce positiva: i sostenitori in sala del BJP avranno accusato problemi digestivi.

Lacune e retorica. Bharat sfortunatamente non ne è immune. Il primo tempo, pur godibile, sembra scollegato dal nocciolo della trama e troppo iperbolico. Però il film cresce a mano a mano che la storia si dipana. La sceneggiatura si fortifica o tenta di. Ci si affeziona ai personaggi e alle loro vicende. Bharat non è un prodotto eccelso se lo si estrapola dalla sua categoria, eppure ti accompagna per giorni. I difetti gli impediscono di assurgere ad un livello superiore, ed è un vero peccato perchè per molti aspetti (non ultimo le intenzioni) lo avrebbe meritato. 

TRAMA

Bharat ama festeggiare i suoi compleanni alla stazione, ed è proprio in una di queste occasioni che narra ai familiari più giovani le rocambolesche vicende della sua vita: il dolore devastante causato dalla Partizione, l'esperienza in un circo, la trasferta in Medio Oriente, l'amore per la sua donna, la parentesi su una nave mercantile, la ricerca del padre e della sorella rimasti oltre confine.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* Il contributo di Amitabh Bachchan contro i pirati, la coreografia improvvisata da uno di loro, e la battuta pronunciata da Bharat che recita più o meno così: "L'India conquisterà il mondo con le parole, con l'amore e con le canzoni di Bollywood". Yesss, man!
* Diverse battute argute affidate a Kumud.

RECENSIONI

Mid-Day: ***
"This is the stiff Indian super-hero Sal-man's most ambitious film, ever - not just in terms of the stupendous scale, sweep, but also scope, as the story spans over a time period of 63 years. All of it remarkably packed into 165 minutes, between multiple locations. (...) The character (Bharat) displays tremendous grit and enterprise, much like that admirable, post-independence generation - surely on both sides of the border. Along the way, he also finds unqualified romance in a posh, progressive woman (...). She's a feminist icon of sorts. So is the guy, by the way. (...) This is very much a full-on Salman film, first and foremost, with all Bollywood mania mixed into it - for better or worse; depending on whether you're a die-hard fan, or not. Frankly, think both sets will be reasonably pleased, and for all you know, Bharat might even hold high-potential for a National Award in that consolatory "wholesome entertainment" category". 
Mayank Shekhar, 05.06.19

Cinema Hindi: *** 1/2
Punto di forza: l'intrattenimento, le emozioni, la magia, Salman Khan.
Punto debole: il ritmo e la sceneggiatura, talvolta zoppicanti; il montaggio non sempre all'altezza.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Salman Khan - Bharat
* Sunil Grover (impeccabile, in un ruolo bello corposo) - Vilayati, amico fraterno di Bharat
* Katrina Kaif - Kumud, fidanzata di Bharat
* Sonali Kulkarni - madre di Bharat
* Jackie Shroff (splendido cameo) - padre di Bharat
* Tabu (cameo) - Gudiya, sorella di Bharat
* Disha Patani (cameo) - Radha
* Satish Kaushik (cameo) - capitano della nave

Regia e sceneggiatura: Ali Abbas Zafar
Colonna sonora: Vishal-Shekhar (canzoni). Il brano Zinda ha il giusto tono epico.
Traduzione del titolo: significa India.
Anno: 2019

CURIOSITA'

* La filmografia di Ali Abbas Zafar: Mere Brother Ki Dulhan, Gunday, Sultan, Tiger Zinda Hai, Bharat. Credo che Sultan sia il migliore (però non ho visto Gunday) e TZH il più debole (molto meglio Ek Tha Tiger di Kabir Khan). Spiccano le anomale (per la cinematografia popolare indiana) figure femminili. Zafar ha firmato sia la regia che la sceneggiatura di tutti i suoi lavori, e pare stia progettando un nuovo capitolo della saga di Tiger.
* Bharat è stato distribuito anche in Italia nei multisala UCI, in versione originale con sottotitoli in inglese e in italiano.
* Riferimenti a Bollywood: Amitabh Bachchan, Shah Rukh Khan.

GOSSIP & VELENI

* Infinita la polemica in relazione a Priyanka Chopra. Sembra che Priyanka avesse chiesto alla sua amica Arpita Khan, sorella di Salman, di intercedere per lei al fine di ottenere il ruolo di Kumud in Bharat. Manovra coronata dal successo. Qualche giorno prima dell'inizio delle riprese, Priyanka rinunciò clamorosamente al film. Pare che la motivazione ufficiale fosse il suo matrimonio con Nick Jonas, ma circolarono voci di un concomitante progetto a Hollywood (credo di ricordare anche un tweet di Priyanka al riguardo), progetto in seguito annullato. La promozione di Bharat è stata adombrata dalle dichiarazioni pungenti di Salman Khan a commento dell'increscioso episodio.

07 aprile 2019

THUGS OF HINDOSTAN



Thugs of Hindostan non è un prodotto eccelso, ma mi sfuggono le ragioni della tiepida accoglienza manifestata dal pubblico in sala, quello stesso pubblico che in precedenza aveva premiato l'altrettanto deludente Dhoom 3, sempre diretto da Vijay Krishna Acharya, e sempre interpretato da Aamir Khan. Alla fine TOH è solo un film d'avventura per ragazzi (forse non era questo il target previsto?), arricchito da un innesto simil-piratesco che mi ha ricordato per certi versi la saga di Sandokan, e imperniato sulla lotta contro lo strapotere della Compagnia delle Indie. 
La storia, nel suo complesso, vista (molto) dall'alto, non è male. L'idea c'è. Un pizzico di umorismo anche. E' chiaro che per lo spettatore adulto la grana è troppo grossa, e la trama è sfilacciata e non sufficientemente articolata. TOH manca del giusto ritmo. Viene concesso ampio spazio al personaggio di Firangi a discapito di Azaad e Zafira, le cui vicende di eroismo e ribellione dovrebbero invece costituire l'ossatura della narrazione. Oltre a questo, a mio parere il difetto maggiore è nell'assoluta incongruità fra il fiume di denaro trasfuso nel progetto e il modesto risultato in termini di effetti speciali e di scene d'azione. 

In TOH Amitabh Bachchan appare poco in forma, e nei combattimenti sembra sofferente. Per fortuna alcuni indimenticabili primi piani ci ricordano il calibro - e il fascino - dell'attore. Il suo personaggio, Azaad, è concepito su scala epica: è puro, invincibile, quasi immortale. Firangi, al contrario, è l'apoteosi della dozzinalità, non manca di ironia, ma non suscita empatia. E' più realistico di Azaad, più sfaccettato, eppure meno caldo. Aamir Khan si impegna per renderlo divertente, anche se l'attore risulta decisamente più convincente nelle (poche) scene drammatiche. 

Per quanto traballante, TOH si può guardare. Le stiracchiature e le ripetizioni mi hanno annoiata, ma ho apprezzato la temerarietà di cimentarsi in un genere poco esplorato nel cinema indiano. 
Sono magnanima, sì. Non aver visto nessun capitolo dei Pirati dei Caraibi aiuta.

TRAMA

Di certo c'è solo la morte. Firangi, un n-giochista di prima classe, aggiunge il tradimento. Azaad crede invece nella libertà, e niente e nessuno può fargli cambiare idea nè fermarlo. La Compagnia delle Indie ingoierà voracemente il subcontinente, ma intanto Azaad - con la collaborazione del riottoso Firangi - si prende qualche soddisfazione.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* I magnetici primi piani di Amitabh Bachchan. Una leggenda. Un Dio.

RECENSIONI

Hindustan Times: *
"It takes a lot to make pirates boring. Without a doubt, Thugs Of Hindostan is a whole lot of movie - the biggest budget Yash Raj production of all time, the first film to star both Amitabh Bachchan and Aamir Khan - and yet this giant period epic turns out to be feeble, formulaic and entirely forgettable. Directed by Dhoom 3’s Vijay Krishna Acharya, here is a film so dull and unoriginal that it can only inspire the shrugs of Hindustan. (...) The plot is so childish I fear the Yash Raj writing room may be an illegal sweatshop. This film, alongside Ashutosh Gowarikar’s painful Mohenjo Daro, may - alarmingly enough - make a strong case for leaving historical Hindi hysterics to Sanjay Leela Bhansali, who understands scale and pageantry. Acharya shoots far too much action in slow-motion, from swordsmen swinging on conveniently placed vines to collapsing mothers, amping up the frames per second to disguise the lack of storytelling craft. Nearly three hours long, TOH is a film hardly ever larger, but certainly slower than life. (...) Firangi is one of Khan’s most unremarkable characters, a rogue free of charisma or cleverness, with barely a line worth remembering. This is principally why TOH sinks. It prioritises size over smarts, set-pieces over the script. The size, too, is unimpressive, with cardboard-y visual effects, poor rope-physics, haphazard continuity and decks of ships that look too small, but all that could have been forgiven - a $ 41 million budget wouldn’t go far in Hollywood - if the film gave us characters worth caring about or laughing with. Set-pieces matter, but adventure films become special because of the lines we end up quoting and the protagonists we cheer. Instead we have Khan-in-kajal, alongside a gruff and grizzly Bachchan, weighed down by armour and cliché (...). The girls have it worse. Fatima Sana Shaikh, who was so good in Dangal, plays a princess who doesn’t have a line for the first hour (...). Shaikh doesn’t bring much to the part, and when she does speak, she does it flatly enough to justify her lack of lines. (...) I may be old school, but I believe pirate movies need to have eye-patches. This one doesn’t, and that’s a shame. The viewing experience would have been hugely improved. I should have gone in wearing two".
Raja Sen, 09.11.18
Recensione integrale (è molto divertente e vi consiglio di leggerla)

Cinema Hindi: *** (perchè lo considero un film per ragazzi)
Punto di forza: Amitabh Bachchan e Aamir Khan
Punto debole: il montaggio; il peso eccessivo del personaggio di Firangi rispetto ad Azaad e Zafira

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Amitabh Bachchan - Azaad
* Aamir Khan - Firangi
* Fatima Sana Shaikh - Zafira
* Katrina Kaif - Suraiyya
* Mohammed Zeeshan Ayyub - Shanichar

Regia e sceneggiatura: Vijay Krishna Acharya
Colonna sonora: Ajay-Atul (canzoni). Segnalo l'insolito brano Suraiyya, visualizzato da una buffa coreografia.
Anno: 2018

CURIOSITA'

* Durante le riprese a Malta, Aamir Khan si è concesso una vacanza in Italia (clicca qui).
* Aamir Khan si è occupato del montaggio della versione del film distribuita in Cina, più breve di 45 minuti, e con l'aggiunta di alcune scene, interpretate da Aamir, scartate nella versione indiana. 

GOSSIP & VELENI

* TOH verrà ricordato come il primo clamoroso passo falso nella catena di successi stellari inanellati da Aamir Khan dal 2006 in poi. E il 2018 verrà ricordato come l'anno della sconfitta - considerando le aspettative - al botteghino del regale triumvirato dei Khan: Salman Khan con Race 3 e Shah Rukh Khan con il delizioso Zero non hanno conquistato pienamente il favore del pubblico indiano. Brutto segnale. La fine di un'era?

26 marzo 2019

MAUSAM



Mi sono un po' annoiata, ma ho visto film peggiori. Esteticamente parlando, Mausam è in larga parte di ottima fattura. Sonam Kapoor contribuisce con la sua bellezza e con la sua quieta eleganza. Edimburgo è un set eccezionale. La regia è accettabile. Il commento musicale in tono. Il cast si impegna. Shahid Kapoor non delude.

Alcuni grossolani, vistosi difetti vanificano però gli sforzi.
Innanzitutto l'irritante ripetersi di implausibili coincidenze. I due protagonisti, Aayat e Harry, si incontrano diverse volte, sempre per caso, a distanza di tempo, nei luoghi più disparati e lontani. Tolleri la prima, scoppi a ridere alla seconda, la terza è pura fantascienza. Mausam vorrebbe raccontare un'indissolubile storia d'amore, che risulta però troppo sbilanciata in favore di Harry, mentre Aayat è appena accennata, silenziosa, inspiegabilmente in ombra. Il coinvolgimento dei personaggi in numerosi eventi dolorosi mi è sembrato forzato e non necessario. La sceneggiatura richiedeva maggiore attenzione e maggior misura.

Pankaj Kapoor, attore immenso, nonchè padre di Shahid, con Mausam debutta come regista nel cinema (alla fine degli anni novanta si era cimentato dietro la macchina da presa realizzando una serie televisiva). Suppongo che la sua intenzione fosse quella di sfornare un classico estetizzato - da qui il ritmo lento -, e di regalare a Shahid un ruolo e un film indimenticabili. Tutto lecito. Ma in Mausam l'atmosfera scade nello stucchevole, la narrazione emoziona con riserva, il dramma si trasforma inesorabilmente in melodramma, il personaggio di Harry è scritto con scarsa cura, i dialoghi impallidiscono col procedere della storia, e Shahid è poco spontaneo (a conferma della regola che i registi non dovrebbero dirigere i figli).
Mausam è una clamorosa occasione mancata. 

TRAMA

Harry vive spensieratamente la sua giovinezza, in attesa di arruolarsi in aeronautica. Aayat non può permettersi spensieratezze: è costretta a lasciare la sua casa e la sua famiglia in Kashmir, e rifugiarsi da una zia in un villaggio del Punjab. I due si incontrano, si amano, si perdono, si ritrovano, si amano, si perdono, lui l'avvista, la insegue, lei dorme, lui fugge, lei scrive, lui le salva la vita, SI SPOSANOOOOO !!

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* La sequenza del dialogo con i bigliettini sciolti nel bicchiere.

ASSOLUTAMENTE DA DIMENTICARE

* La sfida in auto con il treno è veramente cretina.

RECENSIONI

Rediff: **
"Set in a small and very warmly depicted Punjab town, Mausam kicks off most entertainingly. The elderly gent playing the befuddled yet gruff village chieftain is an absolute treat and unquestionably the finest thing in the film, while cinematographer Binod Pradhan, capturing earthy frames with unusual yet fluid grace, earns a clear second place. The rest of the folks involved, including debutant director (and the best actor in the history of Hindi cinema) Pankaj Kapoor are best advised not to look at the marks-sheet with much optimism. Mausam starts off significantly fresh, making up for slightly overdone cutesiness with heart and flavour. The setting is enchanting and real, the characters are likable, the supporting cast stays pretty solid throughout, and Shahid revs up the energy while his classically gorgeous heroine Sonam Kapoor does what she does best, skipping around looking breathtaking. It is when the film changes gear from romcom to melodrama that both Kapur and his son struggle, going from light and likable to irritating and implausible. The couple that initially wins us over gradually emerges harebrained and inexplicably passive. We never root for either girl or boy, because they coyly retreat just when they shouldn't. The passion the film began quickly turns lukewarm, because as Mausam and Shahid begin to take themselves seriously, we stop having fun. And, more importantly, giving a damn. (...) Sure, mosques are smashed and wars break out, but the real-life atrocities the film uses as background soon feel like predictable gimmick. Worse still, they serve only to underscore the film's repetitive, episodic nature, making the already overlong Mausam feel like several seasons too many. (...) (Sonam Kapoor) shows genuine grace, (...), and one wishes her character was smarter. (...) No lovely little nuance could forgive Mausam its preposterous bad-action-movie climax, completely bringing the guillotine down on the already too-long film. As manipulative masala tearjerkers go, it's a film that tries relatively earnestly and certainly one that occasionally looks striking, but disappoints overall".
Raja Sen, 23.09.11

Hindustan Times: * 1/2
"Mausam dura circa tre ore, e si prova la sensazione di assistere a più stagioni (mausam) di una serie televisiva. Non si sa bene quando questa epico dramma finirà e se finirà. Si ricorda a malapena com'è iniziato, nei primi anni novanta, e i dettagli sono perfetti, i paesaggi infiniti. Una sorta di alternativa più realistica e calda alle produzioni di Yash Chopra. Il film è promettente, in parte divertente, in parte romantico, in parte poetico, molto bollywoodiano. Pankaj Kapoor sembra aver costruito il suo debutto alla regia con lo stello livello di onestà e convinzione con cui ha creato la sua sottovalutata carriera di attore. Ma un momento: non è trascorsa nemmeno un'ora. Troppo presto per giudicare. I due protagonisti si conoscono appena. Si adocchiano da lontano, costantemente. Pare sia una forma popolare di amore agreste. Si potrebbe supporre che la loro relazione sia contrastata da motivi religiosi, e invece no. Ma non chiedete qual è il problema. Il personaggio maschile non beve, non fuma, non è un donnaiolo. Nel mondo reale un uomo così sarebbe pericoloso. Nella pellicola incarna l'ideale dell'eroe bollywoodiano. Lei, dal canto suo, parla poco, sorride radiosa, sussurra timida. Lei all'improvviso scompare e Mausam si sposta su un altro piano. Sette anni sono trascorsi. Lui conserva ancora la foto di lei nel portafogli. Sono ancora entrambi single. (Datemi un Pringle perchè stanno per lasciarsi di nuovo). Lei telefona ancora dai vecchi apparecchi a disco, scrive lettere. Il film continua. Shahid Kapoor è un mix di Shah Rukh Khan e di Tom Cruise (da Top Gun). Invecchia bene. Ci piacerebbe poterlo dire anche del suo pubblico. Mausam fluttua su un mare di nulla, rovinato dalle sue ambizioni di essere un Via col vento, un Dottor Zivago, un Casablanca. Un'epica storia d'amore che sopravvive attraverso lo scorrere del tempo e della Storia. Un fiume di denaro è stato pompato nelle convinzioni del regista, ma sarebbe stato preferibile scrivere una sceneggiatura con una migliore costruzione drammatica (se non con una trama migliore). Nel frattempo gli equivoci fra i due amanti lontani si moltiplicano. Cambiano numero di cellulare, indirizzo. Siamo ormai nel 2002. E' ora, gente: per l'amor di Dio, apritevi una casella di posta elettronica, dài!"
Mayank Shekhar, 24.09.11

The Times of India: ***
"Mausam parte bene. Molta atmosfera, stati d'animo, emozioni. Splendide immagini di un paesaggio rurale e sonnolento. La timida femminilità di Sonam Kapoor e la vivacità di Shahid Kapoor aggiungono scintille. La storia d'amore è di vecchio stile: parole non dette, sentimenti inespressi, sguardi rubati e tanta melodia (Pritam). Ed è intrisa di un fascino orientale che regala momenti di grande visione. L'intero cast è spontaneo. Però nel secondo tempo il regista Pankaj Kapoor sembra perdere il controllo della narrazione, almeno in parte. Troppi incontri e separazioni, troppe opportunità mancate, troppe ripetizioni. L'evoluzione dei due personaggi principali non convince. Tutto eccessivamente bizzarro, non necessario. Si sconfina nel grottesco. Ma Mausam ha comunque parecchio da offrire ad un pubblico amante di un cinema languoroso, quieto, emotivo, dall'estetica impeccabile. La pellicola tenta di raggiungere un equilibrio fra arte ed intrattenimento, riuscendovi solo parzialmente".
Nikhat Kazmi, 22.09.11

Cinema Hindi: ** 1/2
Punto di forza: la confezione raffinata
Punto debole: le troppe coincidenze

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Shahid Kapoor - Harry
* Sonam Kapoor - Aayat

Regia, sceneggiatura e dialoghi: Pankaj Kapoor
Colonna sonora: Pritam
Traduzione del titolo: stagione
Anno: 2011

GOSSIP & VELENI

* Supriya Pathak in Mausam interpreta il ruolo della zia di Aayat. Supriya è la seconda moglie di Pankaj Kapoor, e non è la madre di Shahid Kapoor. La sorella di Supriya, Ratna, è la seconda moglie di Naseeruddin Shah, ed è la madre di Imaad e Vivaan Shah.

17 marzo 2019

SECRET SUPERSTAR



Leggo le recensioni positive, penso agli incassi stratosferici, e rimango perplessa. Cosa c'è in me che non va? Perchè Secret Superstar - uno dei film a tema femminile di maggior successo nella storia del cinema indiano - non mi ha colpito? A mio parere è solo una pellicola per ragazzi di fattura piuttosto modesta. La storia non è male. La sceneggiatura azzarda qualche spunto interessante, come la denuncia della violenza domestica e il diritto all'auto-affermazione femminile. Il cast è del tutto dignitoso. Ma la regia, con l'esclusione delle scene madri, è poco robusta. La narrazione non è abbastanza articolata da coinvolgere anche un pubblico adulto. Zaira Wasim, pur brava, non replica la superlativa performance offerta in Dangal. Da un punto di vista tecnico, SS sembra un prodotto destinato alla programmazione televisiva pomeridiana. Aamir Khan però si ritaglia un cameo elettrizzante e spudoratamente kitsch (GRAZIE!).
Datemi retta: guardate Udaan.

TRAMA

Insia adora cantare e sogna di diventare una superstar. La madre adora Insia e il suo sogno. Il padre no.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* Shakti Kumaarr nella sala d'aspetto dell'avvocato. La scena dura solo qualche minuto, forse meno, ma è a dir poco INDIMENTICABILE.
* Shakti Kumaarr dedica a Insia il delirante remix Sexy Baliye.

RECENSIONI

NDTV: *** 1/2
"A simple film that is unashamedly saccharine and manipulative, yet has the ability to surprise us in ways small and large. (...) Aamir Khan is an absolute hoot as he plays Shakti Kumaarr, cheesy and predatorial and self-aggrandizing in completely cartoonish fashion. It is a caricature (...) but Khan brings enough nuance to the table to make even this tasteless fool appear real. (...) Khan embraces the nuttiness with glee, and I'd love to see more of this elaborately goateed idiot. There are times when Secret Superstar feels like a tacky production, as if made on a telefilm budget, and there are sequences that inevitably seem too long, particularly as we go into the film knowing what will happen and the film doesn't even try to prove us wrong. Yet we need more films for and about children in this country, which is why I'd recommend this one even though it is far from perfect".
Raja Sen, 03.08.18

Mid-Day:
"Secret Superstar is, foremost, a fantastical, inspirational film (for teenagers in particular), yet with an uneasy, dark undertone that you constantly find yourself oscillating between emotions - mainly happy, partly sad - as the film twists and turns to tell a story that, at the same time, belongs so uniquely to this age (of the celebrity, and new media). (...) (Zaira Wasim)  owns this story. Because, at some level, it belongs to her. That innate innocence, naturalness, might otherwise be hard for an amateur to so convincingly pull off. (...) Beneath that simplicity (even with cinematic technique, or craft, if you may), the debutant writer-director (Advait Chandan) manages to move you this much, because he sincerely, seamlessly covers so much ground, cutting across issues, from the state of pop-culture, patriarchy, parenting, passion and the prodigy, to some pop-philosophy".
Mayank Shekhar, 24.10.17

Cinema Hindi: *** (se lo considero un film per ragazzi)
Punto di forza: il cameo di Aamir Khan (****)
Punto debole: la regia

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Zaira Wasim - Insia
* Meher Vij - madre di Insia
* Raj Arjun - padre di Insia
* Amir Khan - Shakti Kumaarr
* Tirth Sharma - Chintan

Sceneggiatura e regia: Advait Chandan
Colonna sonora: Amit Trivedi
Anno: 2017

CURIOSITA'

* Il 14 marzo 2019, in occasione del suo 54mo compleanno, Aamir Khan annuncia di aver acquistato i diritti per il remake ufficiale di Forrest Gump. Dovrebbe dirigerlo proprio Advait Chandan.
* SS sotto alcuni aspetti mi ricorda It's Breaking News, film (non per ragazzi) a tema femminile altrettanto modesto e mosso da buone intenzioni.

12 marzo 2019

R A E E S



Nel 2007 Rahul Dholakia realizza lo straordinario Parzania, aggiudicandosi meritatamente il National Film Award per il miglior regista. Nel 2010 regala a Sanjay Dutt un ruolo intrigante in Lamhaa. Ero dunque curiosa di scoprire il trattamento riservato alla superstar Shah Rukh Khan in questa pellicola. 
Raees mi è piaciuto parecchio. La confezione è superlativa grazie ad un eccellente cast tecnico. La sceneggiatura è dinamica, e riesce a personalizzare un soggetto promettente ma certo non originale, sorprendendo lo spettatore malgrado la prevedibilità della trama. Sai cosa sta per accadere, eppure ne rimani quasi stupito quando accade. La narrazione è fitta, tesa, coinvolgente. Raees offre emozioni e atmosfere diverse raccontando una vita per molti aspetti eccezionale. La carica adrenalinica di temerarietà, sfrontatezza e ambizioni nell'ascesa. La stabilità nell'alternanza di crimini violenti, affetti e altruismo. Infine il tono luttuoso della disfatta.

Due cose mi hanno colpita. La prima è la secolarizzazione, e vi ricordo che Raees è un costoso esemplare di cinema popolare indiano, nonostante il curriculum autoriale del regista. Una conquista non facile riempire le sale quando il mantra del protagonista è "nessuna religione è più importante degli affari". La sceneggiatura, accennando ad un attentato terroristico di probabile matrice islamica, suggerisce un'implicazione piena di sfumature (che non rivelo per evitare spoiler). Visti i tempi, non saranno mancati mormorii di disapprovazione. 
La seconda è lo spazio concesso all'antagonista, e la cura nella presentazione e nell'immagine (in senso lato, non solo estetico). Il potere che l'antagonista sprigiona dallo schermo è pari per rilevanza a quello di Raees, e il finale lo premia. 

Le performance mi hanno elettrizzato. La coppia Shah Rukh-Nawazuddin Siddiqui funziona a meraviglia. Le interazioni sono superbe: il rapporto che si instaura fra loro è talmente esclusivo da annientare il resto del cast (pur in larga parte molto valido). Majmudar è un cacciatore raffinato. Raees una preda ambita, pericolosa quanto Majmudar, e sfuggente. Il film si poggia sostanzialmente su questo nervo sotterraneo che tende la storia sino a spezzarsi (e a spezzarla) nel tragico epilogo. 
Nawazuddin è splendido. L'attore è dotato non solo di enorme talento, ma anche di un'aura irresistibile, sua propria, che si discosta da tutto quanto già visto. Di aspetto piuttosto insignificante, Nawazuddin buca lo schermo con occhi brillanti e con uno stile personalissimo. In Raees impone il peso del suo personaggio. Majmudar è chirurgicamente preciso, baciato dal dono di una sottile ironia.
Shah Rukh è indimenticabile. Indimenticabile. Una delle migliori interpretazioni della sua carriera. Ogni sguardo, ogni movimento nascondono una furia interiore pronta a deflagrare. Il suo Raees è violento e totalizzante, scritto in modo magnifico. SRK, in forma divina, affonda senza esitazioni o ripensamenti in Raees, dimentico di se stesso. La superstar perde e acquista, in un rapporto alla pari con il suo personaggio. In questa pellicola SRK è più che mai sinonimo di carisma. Zittiti i detrattori (esistono?), fugati i dubbi (dubbi?) dei sostenitori, l'attore mostra al mondo intero di che stoffa è fatto e di cosa è capace. 

TRAMA

Il piccolo Raees, avviato al commercio non proprio legale, è purtroppo miope. Gandhi in questi frangenti non aiuta. Il generoso medico di quartiere sì. Raees può finalmente ammirare estasiato l'ampiezza degli orizzonti ed immaginare il futuro. Sullo sfondo, il proibizionismo in Gujarat. Raees apprenderà più di un modo per aggirarlo, attirando così l'attenzione di Majmudar, ispettore integerrimo e implacabile.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* Le sequenze d'azione sono tutte di altissimo livello. SRK è spietato, collerico, invincibile. Il pestaggio al macello, l'inseguimento sui tetti, l'omicidio di Jairaj, e la migliore di tutte: l'incendio al corteo politico. Un applauso all'ideatore e a Dholakia.
* La prima apparizione di Nawazuddin Siddiqui (davvero coraggioso).
* Eh, beh. Gli sguardi del Re. Ad esempio (ma potrei citarne mille): vogliamo mettere la scena del collirio dal medico?
* L'espressione disinteressata del Re al cospetto di Sunny Leone. Impagabile.

ASSOLUTAMENTE DA DIMENTICARE

* Ma le poltrone rococò di Musa? Rococò?? Quasi svenivo.

RECENSIONI

Mid-Day: ***
"This underworld drama is so over-packed with material that either 148 minutes of this film will seem too long to you, which it is; or in fact, far too short to patiently absorb the story of the rise and fall of an Ahmedabadi bootlegger don - without the audience feeling slightly hung-over by a breathless narrative-overload. At its core though, this script is a very Salim-Javed 'angry young man' type from the '70s. There is, of course, the prologue - a boy who grows up to become a don. The story itself is centred on the reigning hero (Shah Rukh Khan), playing a character with shades of grey, and a conscientious cop (Nawazuddin Siddiqui, striking swagger) - making this equally a fine battle of morals, and tremendous wit. (...) Over the past year or so (Fan, and now this), it does appear that SRK has been working hard to unlearn playing the super-star he's known to be, gradually gravitating towards painstakingly written, alternate characters you can also remember him for. (...) The film mixes research, realism, and more than a whole lot of 'Bollywood' to look exclusively into the politics and the inevitable underworld around the booze-trade in prohibitionist Gujarat of the '80s. (...) Between the don on the run, the cop on the chase, there are so many facets to Raees, recounted through a gasping episode after another that you wished the filmmakers had calmed down just for bit, given us few moments to pause and soak in the material. They could have turned this into a fantastic Narcos like television series. There's nothing niche about a Spanish show being loved by global mainstream audiences anymore, by the way. Yeah, we'd love to see SRK attempt his own version of a Pablo Escobar. For now, Raees will certainly do".
Mayank Shekhar, 24.08.17

Cinema Hindi: **** 1/2
Punto di forza: un ciclopico Shah Rukh Khan, affiancato da un magistrale Nawazuddin Siddiqui.
Punto debole: i numeri musicali sono maldestramente innestati nella narrazione; Mahira Khan non mi ha del tutto delusa, ma avrei preferito un'attrice più tosta accanto a SRK, e il personaggio di Aasiya è troppo fiacco. 

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Shah Rukh Khan - Raees
* Nawazuddin Siddiqui - Majmudar, ispettore di polizia
* Mohammed Zeeshan Ayyub - Sadiq, amico fraterno di Raees
* Mahira Khan - Aasiya, moglie di Raees
* Atul Kulkarni - Jairaj Seth
* Sunny Leone - item song Laila Main Laila

Regia: Rahul Dholakia
Colonna sonora: compositori vari, fra cui Ram Sampath, che ha firmato anche l'accattivante tema del film.
Traduzione del titolo: "Raees is a commonly used Urdu word which literally means a group leader, a ruler, or a rich person. However, over the time, the most common usage of the word seems to have shifted towards rich, and today mostly raees is used for rich". BollyMeaning
Anno: 2017

CURIOSITA'

* Raees pare ispirato alla vita del gangster Abdul Latif.
* Shah Rukh Khan e Mohammed Zeeshan Ayyub si ritroveranno sul set di Zero.
* Riferimenti a Bollywood: Sridevi, Amitabh Bachchan.

GOSSIP & VELENI

* Raees si è sfortunatamente trovato invischiato nella polemica scoppiata dopo un attentato terroristico avvenuto pochi mesi prima della distribuzione del film. Non è questa la sede adatta per approfondire l'argomento. Mi limito a rammentarvi la richiesta, avanzata ai tempi e invocata da più parti (e riproposta anche in altre occasioni, inclusa qualche settimana fa), di non scritturare artisti pachistani. Mahira Khan, la protagonista di Raees, è pachistana. Da qui il delirio. La vicenda in generale, e non solo strettamente in relazione a Raees, si commenta da sola.
* Durante un evento promozionale a sostegno di Raees, la calca micidiale causata dalla presenza di Shah Rukh Khan ha purtroppo causato la morte di un fan dell'attore e il ferimento di altre persone.

08 marzo 2019

TANU WEDS MANU



L'ho visto la prima volta e ho capito poco o niente. Ogni inquadratura è rigonfia di personaggi che non si limitano ad osservare educatamente i protagonisti, ma si muovono, ridono, chiacchierano fra loro. La camera si sposta di continuo. Il commento musicale commenta. I sottotitoli si susseguono a ritmo vorticoso. Un'ansia che non vi dico. Non riuscivo a seguire la trama. Alcuni eventi parevano scollegati. Non avevo troppa voglia di sorbirmelo di nuovo.

Invece la seconda volta è andata meglio. Ho tralasciato qualche sottotitolo, la storia a grandi linee la conoscevo, così mi sono concentrata sul cast e sui dettagli tecnici. Devo ammettere che mi sono divertita di più. Rimane un film non eccelso con alcuni aspetti interessanti, oltre all'ambientazione abbastanza realistica e lontana dai circuiti delle megalopoli indiane. La sceneggiatura tenta qualche virtuosismo, i personaggi principali tentano qualche azzardo, anche se il tutto rimane in larga parte sconsolatamente fuori fuoco. Kangna Ranaut non offre il meglio di sè (il personaggio non l'aiuta). R. Madhavan si lascia apprezzare nonostante il suo tiepido Manu sia alquanto lacunoso. La narrazione è stiracchiata e qua e là implausibile, però si avverte un certo ritmo. Di alcuni eventi non si sentiva la necessità. La regia si adopera come può. Le scenografie sono uno spettacolo. La colonna sonora è ascoltabile. Alcune battute provano ad alzare il tono della sceneggiatura. Nel complesso l'atmosfera è accattivante.

Gli attori di supporto sono il punto di forza di Tanu Weds Manu. Il regista concede loro ampio spazio e gliene sono grata. Deepak Dobriyal è incontenibile, il suo Pappi andava forse un po' limato, ma nel complesso la performance è godibilissima. Ottimi anche Swara Bhaskar e Eikaz Khan, che hanno avuto la fortuna di interpretare i personaggi meglio definiti. La mia preferenza è tutta per Jimmy Shergill: il suo è poco più di un cameo, ma l'attore è eccezionale (oltre che, scusate, bellissimo). La scena finale che lo vede protagonista è a mio parere la migliore del film, non per l'evento in sè, bensì per il carisma che Jimmy sprigiona.

TRAMA

Tanu, ubriaca e impasticcata a dovere, dorme. Manu si innamora. Lei però, una volta sveglia, gli chiede di levarsi cortesemente dai piedi. Lui si leva. Lei va ad un matrimonio di un'amica. Lui va ad un matrimonio di un amico. L'amica e l'amico sono gli sposi. Ed ecco che spunta il fighissimo fidanzato segreto di Tanu. Io svenuta.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* Raja che elenca diligentemente i motivi per i quali preferisce non aprire un buco in fronte a Manu.

ASSOLUTAMENTE DA DIMENTICARE

* I labbroni di Kangna Ranaut (aiuto!).

RECENSIONI

The Times of India: ***
"La prima cosa che colpisce in Tanu Weds Manu è un senso di déjà vu. Non è da molto che abbiamo ammirato Shahid Kapoor e Kareena Kapoor in ruoli simili in Jab We Met. Ma a dispetto del soggetto prevedibile e gracile, il film cattura grazie alla sua leggerezza. Il regista crea una tela estremamente colorata e satura di personaggi di cartone. Quanto alle interpretazioni, spicca quella offerta da Jimmy Shergill. TWM prende vita grazie allo scenario psichedelico più che alla narrazione. Divertente finchè dura, TWM ripropone la nuova ossessione bollywoodiana per le ragazze di provincia e i loro valori. Un soggetto più sostanzioso e un climax meno confuso avrebbero reso la pellicola ancora più godibile".
Nikhat Kazmi, 24.02.11

Hindustan Times: ***
"R. Madhavan e Kangna Ranaut sono entrambi in gran forma. E si prova un certo piacere nell'udire una corretta hindi colloquiale in un film hindi. La premessa della pellicola è sufficientemente originale per un road movie che risulta molto più coinvolgente di What's Your Raashee? di Ashutosh Gowariker. Il genere romantico è forse il più duro da azzeccare. Le sue coordinate sono ben note. E se un film romantico solletica l'interesse dello spettatore, significa che è persino migliore di quello che sembra. E' il caso di Tanu Weds Manu. La pellicola è diversa dal solito, più realistica, e le sfumature lasciano intravvedere un'immaginazione ispirata da parte dello sceneggiatore". 
Mayank Shekhar, 26.02.11

Cinema Hindi: ***
Punto di forza: il cast di supporto e l'atmosfera
Punto debole: la sceneggiatura non troppo curata, il personaggio di Tanu non troppo azzeccato

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Kangna Ranaut - Tanu
* R. Madhavan - Manu
* Deepak Dobriyal - Pappi
* Jimmy Shergill - Raja
* Swara Bhaskar - Payal
* Eijaz Khan - Jassi
* Ravi Kishan - cameo

Regia: Aanand L. Rai
Sceneggiatura: Himanshu Sharma
Colonna sonora: Krsna Solo
Anno: 2011

CURIOSITA'

* Riferimenti a Bollywood: Sridevi, Anil Kapoor, Shah Rukh Khan, Hrithik Roshan, Madhubala.

05 marzo 2019

DANGAL



Doveva essere un film a tema sportivo. Doveva essere un film imperniato sulla storia vera di due magiche figure femminili. Invece Dangal narra sostanzialmente un'ossessione maschile. 
La pellicola è piacevolissima da guardare, non fraintendetemi. Il primo tempo è molto divertente, il secondo regala una serie di prove sportive realistiche e coinvolgenti. La critica ha esultato. I media indiani hanno sottolineato l'aspetto (secondo loro) femminista. Dangal ha incassato cifre astronomiche. In Cina pare abbia attirato, solo on line, ben 400 milioni di spettatori. 
Aamir Khan è eccellente, una delle migliori performance della sua carriera. Il divo non esita a mostrarsi imbruttito, invecchiato e ingrassato (meritandosi un applauso a scena aperta), e si concede interamente al ruolo. Le due giovanissime attrici, Suhani Bhatnagar e soprattutto la stupefacente Zaira Wasim, affiancano Aamir alla pari, dando vita ad un trio indimenticabile. 

La sceneggiatura, a cui ha collaborato il regista Nitesh Tiwari, risulta però troppo sbilanciata a favore del protagonista, e i personaggi sono unidimensionali. 
Prendiamo Mahavir: sappiamo solo della sua ossessione, e non ci viene mostrato altro. Confesso che ho provato un certo disagio nei suoi confronti. L'uomo non si cura di nascondere la delusione per il mancato figlio maschio e quindi di ferire più volte i sentimenti della moglie e delle figlie. Ed ecco che di colpo le due figlie maggiori acquistano valore in quanto strumenti per la realizzazione del suo sogno. Nessuna preoccupazione per la loro incolumità o per il loro rendimento scolastico. Non parliamo poi delle loro aspirazioni: il padre considera le ragazze una sua proprietà, non riconosce loro alcuna individualità o autonomia. Non esita ad estirpare crudelmente la loro femminilità. Come uno schiacciasassi, tritura la personalità delle figlie e impone le sue decisioni e la sua volontà, senza mai ascoltare la loro opinione nè quella della moglie. Vero: chiede solo un anno delle loro vite. Ma è la brutalità e l'arroganza del suo comportamento ad orripilarmi. Le ragazze, a prova conclusa, continuano ad allenarsi e a vincere, anche se, nel film, sembra più per compiacere Mahavir, al quale viene comunque attribuito tutto il credito per le loro medaglie. 
La sceneggiatura perdona con troppa leggerezza la sua condotta, preferendo ammantare il personaggio di una luce eroica. E si guarda bene dall'offrirci il punto di vista delle ragazze: cosa pensano, cosa sognano per se stesse, cosa fanno quando non si allenano?
Propinarci Dangal come un manifesto contro la discriminazione di genere è davvero discutibile. Mahavir risparmia alle figlie un matrimonio precoce e un destino predeterminato dalle convenzioni sociali solo in ossequio alla propria ossessione, e non certo per amore paterno o in segno di rottura contro la mentalità maschilista imperante.

E veniamo agli inevitabili confronti. 
Sultan è una splendida pellicola di intrattenimento puro che parla di wrestling. Sfiora anche qualche tema sociale. Vanta una sceneggiatura ben calibrata, un robusto Salman Khan e uno dei personaggi femminili più insoliti ed efficaci. 
Chak De! India è forse il mio film sportivo preferito, insieme a Iqbal. Ottima sceneggiatura, narrazione inattaccabile, stratosferica performance di Shah Rukh Khan, significativa presenza femminile. Una delle opere più progressiste nel panorama del cinema popolare indiano degli ultimi anni. 
Sultan intrattiene, decisamente. Chak De! India intrattiene e rompe gli stereotipi, decisamente. Dangal intrattiene e tenta di rompere qualche stereotipo, ma a mio parere è decisamente inferiore ad entrambi.

TRAMA

Mahavir, ex-campione nazionale di wrestling, vive con la sua famiglia in un villaggio dello Stato dell'Haryana. Un giorno scopre con grande sorpresa che le figlie maggiori, Geeta e Babita, hanno malmenato due sfortunati coetanei. Ecco che Mahavir ha un'illuminazione.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* I fantasioni consigli elargiti da tutto il villaggio per concepire un maschio. Qui sì che gli sceneggiatori si sono divertiti a satireggiare.

ASSOLUTAMENTE DA DIMENTICARE

* L'inutile rivalità fra Mahavir e l'allenatore della nazionale indiana femminile di wrestling.

RECENSIONI

Rediff: **** 1/2
"The villain in Dangal is the mindset. (...) Aamir Khan plays this phenomenal character, both fascinating and flawed, a winner utterly sure of his beliefs who bends the world around him to his will. It is the performance of a lifetime, and Khan - incredibly buff when young, proud and paunchy when old - is sensational as he shows them the moves and imparts knowledge to the girls. With his wrist resting on his hip like a too-full teapot, his Phogat seems always to be thinking, planning, focussing. He knows what he's doing. Eschewing vanity and leading man cliché, Khan shows us commitment to the part. (...) This is by far the most credible an Indian sport film has ever felt, with even the commentators getting in on the action, giving most of us a tutorial in how to watch the sport. (...) India needs to watch this film for the way it puts the 'her' in 'hero'."
Raja Sen, 22.12.16

Mid-Day: ****
"It's a movie about female empowerment. The fact that it is set in rural Haryana (the part of India lowest on most female-centric indices, and I hope people watch it there), makes the subject all the more rich, and timely. (...) Your eyes hardly ever waver from the screen for 160 minutes, while you mildly laugh, go teary eyed, and on occasion even bite your nails, thoroughly enthralled as much by the intricacies of wrestling as a sport - that this film so wonderfully introduces us to - as some key moments, turning points, and inspired performances both by the girls (when they're kids, and when they grow up), and the old father, that's Aamir, wholly controlling the viewer's emotions in a dark hall, like a consummate puppeteer".
Mayank Shekhar, 09.01.17

Cinema Hindi: *** 1/2
Punto di forza: Aamir Khan, Zaira Wasim e Suhani Bhatnagar
Punto debole: la disonestà del finto messaggio femminista

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Aamir Khan - Mahavir Singh Phogat
* Zaira Wasim - Geeta 
* Suhani Bhatnagar - Babita
* Fatima Sana Shaikh - Geeta adulta
* Sanya Malhotra - Babita adulta
* Ritwik Sahore - Omkar, cugino di Geeta e Babita
* Aparshakti Khurana - Omkar adulto

Regia: Nitesh Tiwari
Colonna sonora: Pritam
Traduzione del titolo: "Dangal is a Hindi word used for wrestling competition. The word is as such used for wrestling and the entire setup where the wrestling happens, too, but it most commonly refers to a competition, where you often wrestle numerous people to win a pre-declared prize". BollyMeaning
Anno: 2016
Awards: fra gli altri, il National Film Award per la migliore attrice non protagonista a Zaira Wasim (meritatissimo!).

CURIOSITA'

* Mahavir Singh Phogat ha allenato quattro figlie e due nipoti (figlie del fratello di Mahavir, morto assassinato). Sono tutte diventate campionesse di wrestling a livello nazionale e/o internazionale. 
* Riferimenti a Bollywood: Sholay, Dilwale Dulhania Le Jayenge.

GOSSIP & VELENI

* Dangal ha dato il via ad un feroce gossip riguardante la presunta relazione fra Aamir Khan e Fatima Sana Shaikh. I due hanno interpretato anche Thugs of Hindostan.

02 marzo 2019

DEAR ZINDAGI



Il cinema ama rappresentare i casi neurologici gravi. Il genere thriller ci spaventa e contemporaneamente ci conforta: la patologia dello psicopatico non ci tocca, noi non siamo serial killer. Più rare, più complesse da realizzare (e meno confortanti) sono le pellicole che indagano quei problemi mentali, diffusi e sfumati, che possono toccare anche noi.
Dear Zindagi appartiene a questa ristretta cerchia. Kaira, la sfortunata protagonista, soffre di una comorbilità di disturbi della personalità. La sfera affettiva è compromessa. Kaira è incapace di manifestare i suoi sentimenti. E' seduttiva e promiscua. Teme l'abbandono e fugge. Inoltre non controlla la rabbia, e alterna in modo rapido euforia a leggeri stati depressivi. Salta da un progetto all'altro, si muove continuamente, si annoia facilmente. Si comporta da immatura. E' inflessibile. Esige il controllo sulle cose e sull'ambiente. Shopping compulsivo e dipendenza da smartphone/social completano il quadro. In larga parte inconsapevole del proprio stato, Kaira si rivolge ad un terapeuta solo per curare l'insonnia.

E' incredibile come Gauri Shinde sia riuscita a creare un personaggio così dettagliato e preciso, e a rappresentarlo in modo così efficace nel limitato arco di tempo di un film. La sua sceneggiatura è delicatissima e minuziosa. 
Alia Bhatt è magnifica. Magnifica. Interpreta con abbandono e generosità infinita un personaggio sgradevole, scomodo, complicato. Alia è sostenuta da una regia attenta, ed è affiancata da un team di attori molto diligenti. Shah Rukh Khan è sobrio e insostenibilmente affascinante. Accetta di buon grado di restare defilato e cedere il passo ad Alia, ma è comunque impossibile ignorarlo: sai che c'è, che è lì da qualche parte sul set, e l'occhio lo cerca di continuo.

Dear Zindagi non è banale, è verboso (è la natura dell'argomento a richiederlo) ma non cade mai nella dissertazione clinica, e Kaira non è caricaturale. DZ è quel genere di pellicola che ti scuote e apprezzi più nei giorni successivi che non durante la visione, perchè il tono lieve e ingannevolmente rassicurante ne cela valore reale e sottigliezze.

TRAMA

Kaira vive a Mumbai e lavora nel cinema. Di botto perde appartamento, due fidanzati, e un ingaggio da urlo. Avvilita, torna dai genitori a Goa. Kaira avverte in modo confuso che qualcosa non va. Litiga con la famiglia. Non dorme. Ed ecco che entra in scena Jug.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* La sfuriata di Kaira a casa dei genitori
* Il racconto a Jug del suo trauma infantile (grandissima Alia)
* Il dolore del distacco da Jug, a terapia conclusa (forse il punto più alto del film)

RECENSIONI

Rediff: ****
"Any on-screen depiction of a patient-therapist dynamic is inevitably oversimplified, as basic psychology is made universal and palatable, and issues are sorted with simplistic ease. What separates the good portrayals from the weak are, I believe, a lack of obviousness, relative realism in the dialogue, some evident (and some hidden) insight, and, most importantly, the feeling that the character is actually learning something right in front of our eyes. (...) Shinde scores on these fronts, cannily focussing on a dyspeptic protagonist whose default setting is to be rubbed the wrong way. (...) This linen-clad therapist, a twinkly-eyed man who tinkers with bicycles and plays kabaddi with waves on the beach, is too good to be true, right from the get-go. He talks, she listens and we, leaning forward, eavesdrop. That is all this darling little film does, and all it needs to do. He is played, with a knowing smile and easy grace, by Shah Rukh Khan, and there is a dashing effortlessness to his charm. We have rarely seen Khan not angling for a girl, and he shines here as he exhorts his young charge toward revelation while backing away from conversational - and cinematic - spotlight. Modesty might not be a colour familiar to him, but Mr. Khan wears omniscience lightly and majestically. (...) The preternaturally talented Bhatt plays Kiara with defiant pluck, a shy girl overcorrecting for her insecurity, lashing out before she's lashed at. There are times the performance appears showy, but the actress brings such a raw, earnest vulnerability to her highly flawed character that she remains compelling throughout. (...) The supporting cast is uniformly solid. (...) The writing is what really shines, restrained and easy. (...) Shinde might be the most celebratory feminist among our mainstream filmmakers, her heroines far from being defined or restrained by men. Dear Zindagi is a lovely picture, made with finesse and heart, and one that not only takes some stigma off the idea of seeking therapy, but - in the most natural of ways - goes a long way in making a viewer think of the people who matter most. The single smartest trick in this film, however, may well be the primary casting decision. Because a good therapist is a superstar".
Raja Sen, 25.11.16

Mid-Day: ***
"Don't know whether the script's been through several redrafts, or there were too many second thoughts while shooting or editing this film. Throughout, it does seem like the filmmakers are holding back from saying something more. Or they just say it, and step back anyway, making it look ever so slightly clumsy, and patchy in parts then. (...) This film, at its core, is very much an 'indie', as it were - a very talkie/ conversational sort of feature, perhaps preachy, (...), but mostly quiet, even indoorsy. (...) It just appears as if the film's unable to find a point, place a nail there, and just hammer it in. Which was so not the case with Shinde's masterstroke, English Vinglish (2012). This film, instead, touches upon a whole bundle of stuff, often only saying or suggesting it, rather than even showing it".
Mayank Shekhar, 27.11.16

Cinema Hindi: ****
Punto di forza: Alia Bhatt e Shah Rukh Khan, la sceneggiatura
Punto debole: la terapia (troppo semplicistica)

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Alia Bhatt - Kaira
* Shah Rukh Khan - Jug
* Ira Dubey - Fatima
* Yashaswini Dayama - Jackie
* Kunal Kapoor - Raghuvendra
* Ali Zafar - Rumi
* Rohit Saraf - Kiddo
* Angad Bedi - Sid
* Aditya Roy Kapur - cameo

Regia e sceneggiatura: Gauri Shinde
Colonna sonora: Amit Trivedi
Traduzione del titolo: zindagi significa vita
Anno: 2016

CURIOSITA'

* Riferimenti a Bollywood: Sholay, Salman Khan, English Vinglish.
* Riferimenti all'Italia: pasta al ragù; Rumi pronuncia in italiano la frase Vorresti fuggire con me; Jug cita l'opera italiana.

GOSSIP & VELENI

* Ali Zafar nel 2018 è stato accusato di abusi a sfondo sessuale.