19 novembre 2014

VELLAIYILLA PATTATHARI




Dhanush, che negli ultimi anni ha portato avanti dei ruoli molto drammatici e coraggiosi, si rilassa con un film meno sperimentale del solito, seppur dotato di tanti attimi preziosi in cui può scatenare il suo talento interpretativo. Ancora una volta l'attore/produttore, in veste di mecenate, svela nuovi talenti e permette ad un regista debuttante di calcare la scena al suo fianco.

TRAMA
Raghuvaran (Dhanush) ha studiato per diventare un ingegnere civile ma da quattro anni si ritrova senza un lavoro, il padre (Samuthirakani) lo considera un fallito e lo paragona costantemente a suo fratello Karthik, che al contrario di lui ha una carriera assicurata. In seguito ad un evento drammatico, e alla relazione di Raghu con la sua vicina di casa Shalini (Amala Paul), la sua vita inizierà a cambiare.

Velaiyilla Pattathari è una pellicola in cui un racconto denso e realistico si alterna all’intrattenimento cinematografico,  un connubio ben riuscito di musica, dramma, azione e dolcezza che cerca di controllare sia le lacrime che i cliché, proponendo qualcosa per soddisfare tutti i gusti e ingrassare il botteghino. Non è la punta di diamante nella filmografia di Dhanush ma nemmeno un film come tanti, le giuste dosi  di diversi elementi creano un prodotto piacevole sia per coloro che amano le performance toccanti dell’attore tamil, sia per chi cerca una fonte di svago e una trama non troppo divergente dalla produzione di massa.
Il film racconta la quotidianità di un ragazzo disoccupato e frustrato, dipinge con tenerezza le sue aspirazioni, la sua noia, i suoi passatempi e la dolce intesa con la madre,  che è per lui anche un’amica.  Il protagonista, etichettato come “perdente”  deve dividere gli spazi domestici con un fratello perfettino, dotato di badge e camicia immacolata, materializzazione di tutti i desideri del padre, che lo guarda con occhi incantati pensando al suo stipendio fisso, alla macchina di proprietà e alla sua condotta perfetta. Raghuvaran invece è esattamente l’opposto, il ragazzo muove due passi avanti e tre indietro, dimenandosi in un continuo tiro alla fune tra i personaggi maschili, che vorrebbero schiacciarlo in un angolo, e quelli femmnili, che lo sostengono sia in modo distruttivo che costruttivo. La madre gli offre il suo affetto e la sua protezione, ma spesso questi due elementi non bastano, ecco perché la sua figura viene sostituita da quella di Shalini, la fidanzata che piuttosto che cullarlo lo incoraggia e lo scuote.
Guardare un film con Dhanush è sempre un’esperienza, a prescindere da quale sia la trama dentro ogni pellicola si celano dei messaggi reali e praticamente spendibili, a volte una critica, altre dei consigli, o un’analisi delle forze e delle debolezze umane cantata per immagini. Anche in questo film i sentimenti tirati in ballo sono veramente tanti. Si parte dall’inadeguatezza del protagonista, la sua fatica nel conquistarsi un posto in società, mille buoni propositi lo muovono ma è come se un’ancora lo trattenesse a terra, c’è poi la noia, il vuoto che degenera nell’apatia, un’attitudine malsana a lasciarsi andare agli eventi, senza muovere un dito e abbassando la testa, finchè non viene pronunciata la parola chiave del racconto : responsabilità.
Come in molti film tamil la storia, dopo un’introduzione psicologica ai personaggi, deve prendere una svolta, deve scattare una molla, o un evento che cambierà per sempre sia la vita che le percezioni del protagonista. Una parete si erge tra il “prima” e il “dopo”, la parola responsabilità assume significati nuovi,  si slega dall’ambito strettamente familiare per posarsi su un contesto molto più vasto, ed ecco che Raghuvaran , ancora un adolescente mammone, diviene d’un tratto un uomo. Un’iniziazione alla vita, che molto spesso nelle pellicole di Kollywood equivale all’incontro con il dolore, quasi a suggerire che l’infanzia e l’adolescenza finiscono nel momento in cui lo si guarda dritto negli occhi per la prima volta. Prima ancora di vincere la sua battaglia con la società Raghu deve vincere la battaglia con se stesso, e capire che realizzarsi non è solo essere remunerati quanto iniziare a scegliere la strada più giusta e non la più facile, ricoprire  il proprio ruolo nel mondo, essergli fedele, portarlo avanti con convinzione  senza aspettarsi che i propri meriti siano riconosciuti, o identificati,  dal resto del mondo.
La prima parte è densa e intima, un palcoscenico perfetto in cui Dhanush si diverte a fare ciò che gli riesce meglio: emozionare, lanciare dei quesiti, trasformare la storia del personaggio nella storia di qualunque essere umano, abbattendo ogni barriera linguistica e geografica la sua interpretazione è in grado di arrivare a tutti, comunicando in codici universali. La seconda parte invece allenta la presa, il film assume un profilo più commerciale e Dhanush veste gradualmente  i panni di mass-hero, cimentandosi in un ruolo più action e movimentato. La narrazione diventa  rapida sacrificando però la poesia sull’altare del box office.

Il mio giudizio sul film: ***  3/5

ANNO : 2014
LINGUA : Tamil
TRADUZIONE DEL TITOLO : Laureato Disoccupato
REGIA : Velraj

CAST :
Dhanush …………………….. Raghuvaran
Amala Paul ………………… Shalini
Saranya Ponvannan ……………….. la madre di Raghu
Samuthirakani ……………………. Il padre di Raghu
Vivek ………………….. Azhagusundaram
Surabhi …………………. Anitha
Hrishikesh ………………… Karthik
Amitasha Pradhan ………………… Arun Subramaniam


COLONNA SONORA : Anirudh Ravichander
PLAYBACK SINGERS : Dhanush, Anirudh Ravichander e S. Janaki.

03 novembre 2014

JATT & JULIET




In passato su consigli di alcuni amici avevo provato a guardare dei film punjabi, restando però piuttosto freddina e non riuscendo a trovarci troppi elementi d’interesse, se non le coreografie e le frizzanti canzoni. Incuriosita da alcune notizie lette online provo a seguire i primi minuti di questa commedia romantica per decidere se andare avanti o no con tutto il film. La sua simpatia vince gradualmente la mia riluttanza e le due ore di proiezione volano!


TRAMA
Fateh (Diljit Dosanjh) ha sempre sognato sposarsi con una donna canadese e coronare il suo sogno di vivere all’estero, motivo per cui cerca una raccomandazione per ottenere un visto di lavoro in un ristorante indiano a Vancouver, inventando bugie alla sua famiglia che lo crede nell’alta finanza. Pooja (Neeru Bawja) ha in mente di sposarsi con il suo fidanzato ma prima di farlo vuole completare i suoi studi in Canada, per essere sicura di trovare un buon lavoro e non diventare una casalinga come sua madre. Fateh e Pooja si incontrano più volte in giro per ambasciate, aeroporti e case in affitto, si odiano a morte ma devono unire le forze perché una volta all’estero niente andrà per il verso giusto. 


Jatt & Juliet è un film rustico e spontaneo, girato con un investimento modesto e contraddistinto da una crescente ironia, capace però di coinvolgere lo spettatore per tutta la sua durata malgrado il suo aspetto semplice e l’assenza di artifici o belletti. Il film è andato benissimo nel mercato internazionale, battendo molte pellicole hindi dal budget decisamente più alto. Il successo di questa pellicola ha portato alla produzione immediata di un sequel dall’aspetto più sofisticato, Jatt & Juliet 2, uscito nelle sale quest'anno, di un remake bengali e forse anche di un nuovo progetto per la cinematografia hindi (si vocifera di Akshay Kumar).
Si tratta di una storia semplice ma non banale, ricca di situazioni comiche, di sketch ma anche di momenti più realistici (e le sue critiche sono deliziosamente goliardiche). Troviamo due ragazzi con grandi sogni che lasciano un villaggio del Punjab per affondare tutti i propri risparmi in un’avventura canadese, che, con un po' di fortuna, potrà fruttare un certificato di studio alla ragazza, e una sposa NRI, o straniera, per l’intraprendente giovane sardar, il cui sogno è ottenere un permesso di soggiorno vitalizio per il Canada per poi vantarsi con tutti i suoi amici e parenti rimasti a casa.  Una volta giunti nella tanto sognata terra delle opportunità, Fateh e Pooja scoprono che le cose non sono così semplici come avevano pianificato, tanto che l’unica carta da giocarsi resta l’aiuto di altri connazionali.
Anche se il taglio di molti personaggi è fumettistico la trama resta sempre in qualche modo attaccata alla realtà, né Fateh né Pooja si presentano in modo iperbolico nonostante si tratti di una pellicola cinematografica, tra una battuta e l’altra l’eroe e l’eroina concludono la loro battaglia con un pugno di mosche, non trovano esattamente ciò che cercavano “abroad” e ripiegano su soluzioni temporanee e meno prestigiose di quanto avevano in mente, ma infondo efficaci.
Jatt & Juliet è decisamente poco sofisticato, proprio come i due protagonisti, ma questa caratteristica piuttosto che penalizzarlo lo rende gradevole, Pooja è ostinata e irascibile (altro che eroine patinate! L’insulto facile e pure il ceffone sono all’ordine del giorno), Fateh è invece un amabile fanfarone (probabilmente il coinquilino e il compagno di volo che non si vorrebbe mai incontrare), entrambi sono pomposi, egoisti e disposti a tutto pur di non dover ammettere un fallimento o un errore. Anche se loro storia d’amore non sarà delle più originali, la commedia leggera che guida il film invece funziona benissimo, i personaggi di contorno, e spesso anche gli stessi protagonisti, portano sullo schermo una caricatura graziosa di se stessi, e delle proprie ambizioni. I dialoghi sono ben ritmati e molte situazioni davvero divertenti. Pur essendo un film dal gusto completamente punjabi Jatt & Juliet si candida finalmente ad uscire dai confini della cinematografia regionale per conquistare una fetta più ampia di pubblico, seducendo con rapidità soprattutto coloro che cercano un film d’intrattenimento spensierato, pulito e capace di far sorridere

Il mio giudizio sul film : ***1/2  3,5/5


ANNO : 2012
LINGUA : Punjabi
REGIA : Anurag Singh

CAST:
Diljit Dosanjh …………………….. Fateh Singh
Neeru Bajwa ………………….. Pooja
Rana Ranbir ………………. Shampy
Upasana Singh ……………….. Channo
Jaswinder Bhalla ………………… Joginder Singh
Sari Mercer …………………. Jennifer

COLONNA SONORA di : Jatinder Singh – Shah e DJ Nick.
PLAYBACK SINGERS : Diljit Dosanjh, Sukhwinder Singh e Sharry Maan.

Vedi anche gli articoli di Cinema Hindi nella sezione Breaking News :
Jatt & Juliet: locandina, trailer e recensioni
Punjab 1894 : Locandine e trailer 

22 ottobre 2014

HUMPTY SHARMA KI DULHANIA




Karan Johar produce per Alia Bhatt e Varun Dhawan, due dei tre ragazzi che ha lanciato appena adolescenti nel suo Student of The Year, un film romantico fatto su misura per loro, proprio come gli abiti ultrafashion che indosseranno in ogni singola ripresa. Il regista debuttante gioca su alcuni spunti moderni intervallati a motivi retrò, non senza una buona dose di prestiti da Dilwale Dulhania Le Jayenge che si notano su vari livelli,  da alcuni capi d’abbigliamento, a dialoghi, rivisitazioni simpatiche di alcune scene cult e scelte narrative, spesso più capovolte che confermate.

TRAMA
Kavya (Alia Bhatt) prossima alle nozze con ricco medico NRI vorrebbe indossare l’abito da sposa dei suoi sogni, un capo firmato che potrebbe costarle una fortuna. Durante la sua ricerca del lengha perfetto a Delhi, la ragazza incontra Humpty (Varun Dhawan) che diventa prima un buon amico e poi, come da tradizione cinematografica, l’anima gemella. A casa però l’aspettano tutti i membri della famiglia, un padre inflessibile e un futuro marito (Siddharth Shukla) che sembra uscito da una copertina di Vogue.

Un matrimonio combinato in India è un procedimento complesso che si basa quasi esclusivamente su decisioni a livello pratico. Si parte dalla religione, per passare poi al background, alla casta, alle attività lavorative, il reddito degli sposi, il numero dei membri della famiglia, la location della futura casa, valutando anche la disponibilità della sposa di convivere con i suoceri e la preferenza dello sposo verso una casalinga o una donna in carriera.  Dovendo riuscire a soddisfare un’interminabile serie di fattori è facile che nella ricerca del “buon partito” e della ragazza “giusta” si inizi a relegare in un angolo la sfera emotiva.  Ma qualcosa è cambiato. L’India attuale ha a che fare con un lenta e progressiva ridefinizione dei ruoli. Sempre più matrimoni d’amore (alcuni finiscono bene, altri meno, come nel resto in tutte le altre parti del mondo), le ragazze che iniziano una nuova famiglia sono sempre più “wives” e meno “daughters in law”.
Dilwale Dulhania Le Jayenge quando uscì nelle sale fu un film estremamente moderno, inserito nella tradizione per scelte formali, (e per facilitarne la diffusione) ma in realtà piuttosto disobbediente. I suoi quesiti iniziarono a scatenare numerosi pruriti, lanciando domande, a volte neanche velate, sul diritto alla libertà, sulla spontaneità negata dalle regole sociali, e la testardaggine della vecchia generazione, certa di conoscere sempre ciò che è meglio. Dato che quello di DDLJ è un messaggio che non morirà mai, come tutti i classici può prestarsi a innumerevoli rivisitazioni e prestiti di vario tipo, purchè non si limitino ad essere solo delle caramelle per il pubblico. I tempi cambiano velocemente e Humpty Sharma Ki Dulhania, malgrado non sia un film epico ma di puro intrattenimento passeggero, raccoglie una nuova sfida, quella di parlare di un matrimonio combinato e di una famiglia patriarcale di oggi ancora in bilico tra i cambiamenti e la tradizione, rovesciando anche i ruoli di eroe ed eroina, sempre più sexy e androgina lei, sempre più impacciato ed effeminato lui.
Varun Dhawan è un ballerino energico e mi pare un buon tuttofare, non mi dispiace ma la sua presenza nello star system non cambia di certo le dinamiche dell’universo.  Alia Bhatt in compenso ha la stoffa della diva, crede fermamente in quello che fa e a volte volere è potere.  Alia, il giovane Emraan Hashmi in gonnella (firmata), contando del supporto dei familiari Bhatt (non certo rinomati per sfornare film politically correct) ,  si  esprime e prende posizioni senza timori,  è quella figura moderna che le ragazze di oggi vorrebbero emulare, sia nei pregi che nei difetti, non senza destare un certo allarmismo da parte dei genitori. La giovane attrice dopo il suo debutto ha scelto una sua linea guida, vuole essere l’immagine di una nuova generazione che scalpita e che “non ci sta”.  Il terzo protagonista è a sorpresa Siddharth Shukla, il volto che ogni casalinga indiana conosce, l’eroe di un interminabile serial ambientato in Rajasthan che qui interpreta  un ruolo completamente opposto al suo statico personaggio televisivo con il sorriso stampato e si dimostra molto autoironico e vivace. Il suo ingresso nella scena segna anche l’inizio di una fase molto divertente  che gioca con simpatia su una competizione impossibile, da un lato il ragazzo figo e zelante,  razionalmente e praticamente perfetto per essere il fatidico “buon partito” accanto ad Humpty Sharma, né affascinante, né troppo furbo, e pure un po’ sfigato.
Non è un film elaborato, né tantomeno originale, eppure mi è piaciuto abbastanza, vuoi per la sua confezione scintillante e moderna contrapposta ad una buona narrativa d’altri tempi, che mi fa ricordare con nostalgia i miei primi assaggi di cinema indiano, e la classica ricetta del family drama, oggi quasi in via d’estinzione.
Carino e realistico anche il continuo duello tra “designer” e “local”. Due termini che sentirete ripetere quotidianamente in India da donne e ragazze di tutte le età, e che anche dopo una breve permanenza inizierete ad usare senza accorgervene. Anche gli aspetti più frivoli del film non nascono dal caso, nell’estrema razionalizzazione del matrimonio non è affatto campata in aria la reazione di Kavya , né così incredibile il fatto che preferisca preoccuparsi del suo abito firmato piuttosto che del suo sposo, almeno in un primo momento. La protagonista che interpreta Alia Bhatt non è molto diversa da tante ragazze della sua stessa generazione, sempre più ambiziose (e munite di carte di credito) pronte a fare qualsiasi cosa pur di non apparire “local” agli occhi delle coetanee.
Dilwale Dulhania Le Jayenge sarà un film avvincente e moderno da qui a 1000 anni, Humpty Sharma Ki Dulhania potrà esserlo al massimo per qualche mese, poi nascerà una nuova pellicola capace di parlare ai giovani in modo ancora più accattivante ed efficace. Insomma, pur essendo ben lontano da essere un classico è senz’altro un buon passatempo, soprattutto se si ama la formula “song and dance” e si ha ancora una grossa sbornia da film romantici da smaltire.

Il mio giudizio sul film : ***  3/5

ANNO: 2014
TRADUZIONE DEL TITOLO : La sposa di Humpty Sharma
REGIA : Shashank Khaitan

CAST :
Alia Bhatt ………………………….. Kavya
Varun Dhawan ………………………. Humpty Sharma
Siddharth Shukla …………………. Angad
Ashutosh Rana …………………… il padre di Kavya
Manhaz Damania ………….. la sorella di Kavya
Gaurav Pandey ………………. Shonty
Sahil Vaid ……………….. Poplu

COLONNA SONORA : Sachin – Jigar
PLAYBACK SINGERS : Udit Narayan, Akriti Kakkar, Badshah, Arijit Singh, Shreya Goshal, Divya Kumar, Benny Dayal, Vishal Dadlani, Shalmali Kholgade, Alia Bhatt.

QUALCOS’ALTRO
Lo struggente brano  “Samjhawan” è stato composto da Jawad Ahmad, la versione originale, che divenne un successo nazionale, era cantata da Rahat Fateh Ali Khan. La versione del film è invece interpretata da Shreya Goshal e Arijit Singh. Anche Alia Bhatt si cimenta a cantare alcune strofe nei titoli di coda.
Siddhart Shukla deve la sua celebrità alla serial televisivo Balika Vadhu, la storia di un matrimonio tra bambini in Rajasthan e le successive avventure dei protagonisti nel corso degli anni.
Karan Johar nello stesso anno ha prodotto un altro film per il terzo attore da lui lanciato in Student of The Year, Sidharth Malhotra, protagonista di Hasee toh Phasee.

29 aprile 2014

HIGHWAY




Highway è stato concepito per rimanere indigesto, per graffiare sulla pelle, per far risuonare le sue parole, e le sue grida nella sala cinematografica anche dopo ore, quando ormai la stanza sarà buia e vuota. Un film che può venir facilmente snobbato, criticato, scansato neanche fosse un cucchiaio di medicina, e che forse non si vorrà iniziare una seconda volta, come tutte le cose che fanno male.  


TRAMA
Veera (Alia Bhatt), figlia di un ricchissimo uomo d’affari di Delhi, viene presa in ostaggio durante un furto d’auto e trattenuta da un gruppo di malviventi guidato da Mahabir (Randeep Hooda). Prima di poter chiedere il riscatto alla famiglia della ragazza il gruppo deve far perdere le sue tracce e sfuggire ai controlli della polizia.


La storia si costruisce sull’evoluzione, e sulla caduta, degli opposti. Situazioni, paesaggi e personaggi che sembrano essere agli antipodi, ma solo a un primo sguardo. La narrazione va avanti e i veli si strappano uno ad uno, mostrando una realtà nuda, e non più confusa dalle apparenze, dai luoghi comuni e dal perbenismo. Allo stesso modo Veera e Mahabir, divisi da una spaccatura profonda, scavata dalla società e dalle circostanze, appaiono sempre meno in conflitto e sempre più uguali, dal momento in cui si dimentica tutto il resto e si lascia alla spalle la realtà.
La strada che i personaggi percorrono senza una destinazione è un tragitto che guida lentamente verso la riconciliazione con sé stessi. Il regista mette in piedi una situazione falsa al fine di mostrare qualcosa di vero, una narrativa a più strati. Se ad un primo livello c’è il gioco degli opposti, lo strato successivo è lo scontro tra il dentro e il fuori. Luoghi chiusi ed emozioni chiuse, spazi aperti e grida che vengono da dentro, silenzi imposti dalla società e urla mascherate nel silenzio.  Non c’è amore, non c’è fisicità, l’incontro tra i personaggi si basa sulla condivisione. Si capovolgono i concetti di paura, pericolo e brutalità. Dove si nascondono veramente questi tre elementi? Qual è il punto di partenza dalla fuga? Veera e Mahabir  stavano fuggendo prima, nell’accettazione passiva degli eventi, o dopo, nel momento in cui perdono la ragione e smettono di abbassare la testa?
Perdere la ragione si può, e non è affatto infrequente, delle motivazioni possibili sono pieni libri e sceneggiature di tutto il mondo, l’uomo è forse naturalmente destinato alla follia, se cerca di arginarsi, e di inscatolarsi, lo fa perché non ha altra scelta, solo così potrà continuare ad essere segretamente folle, e farlo nel luogo più nascosto di sé.  Forse quando si guarda in faccia il proprio dolore, o quando si asciugano dal viso lacrime di felicità, ci si sente un po’ più vicini a una dimensione liberatoria di follia, un’area quasi sacra dove niente è come dovrebbe e dove si è lontani da tutto, un po’ come Veera e Mahabir tra le montagne.
I due attori protagonisti mi hanno sorpresa, seppur in modo diverso.  Non mi aspettavo un performance così matura da parte di Alia e nemmeno dei cambiamenti così profondi in Randeep Hooda. Se la ragazza sembra appena emersa da un bagno in una fonte miracolosa, Randeep abbandona completamente la sua immagine da sciupafemmine e si trasforma fino ad essere irriconoscibile. Non si tratta di trucco di scena ma di impegno e di dedizione profonda al suo personaggio. Dopo questo film temo che sarà davvero difficile poter parlare male di lui o continuare a considerarlo un attore “di cornice”.
Il viaggio può rivelarsi più importante della destinazione ma come tutti i percorsi prima o poi deve giungere al termine. La difficoltà maggiore nel realizzare un film di questo tipo è riuscire a trovare il modo di chiuderlo, e farlo senza perdere il controllo o addolcire troppo la pillola. La domanda “come finirà?”  mi ha martellato la testa durante tutta la seconda parte. Immaginavo che il finale sarebbe stato il punto debole del film ma tra le varie ipotesi possibili quella scelta dal regista è stata forse la meno peggio.  
Imtiaz Ali non fa che confermare il suo talento e continua a sperimentare senza paura. Il film non è un road movie, non è una pellicola d’azione, non è una storia romantica, non è un dramma sentimentale. E’ forse il film dei NON E’.  Highway è semplicemente la strada, il movimento, il canale di uscita delle emozioni represse, la pagina del passato che si legge ad alta voce e poi si strappa, la felicità di trovare qualcuno che, anche se solo per poco più di un istante, riesca a guardare nella stessa direzione.
Le contraddizioni e i conflitti di Highway mi hanno fatto pensare a un racconto di Herman Hesse intitolato proprio Dentro e Fuori, credo che queste frasi, prese umilmente in prestito da uno dei miei autori preferiti, possano avvicinarsi in qualche modo a questo lavoro (per me capolavoro) di Imtiaz Ali. “Scambiare fuori e dentro, non per costrizione, non soffrendo come hai fatto tu, ma liberamente, volontariamente. Chiama il passato, chiama il futuro: ambedue sono in te! Oggi sei stato schiavo del tuo intimo. Impara a esserne padrone”.

Il mio giudizio sul film :  ****1/2   4,5/5

ANNO : 2014

REGISTA: Imtiaz Ali

CAST : 
Alia Bhatt ........................... Veera Tripathi
Randeep Hooda .................... Mahabir Bhati

COLONNA SONORA : A.R. Rahman

PLAYBACK SINGERS :  A.R. Rahman, Jonita Gandhi, Sunidhi Chauhan, Sweta Pandit, Sultana Nooran, Jyoti Nooran, Lady Kassh, Suvi Suresh, Krissy, Zeb, Alia Bhatt


QUALCOS'ALTRO : 
Il film è stato proiettato (in anteprima) durante la 64a Edizione del Berlin International Film Festival.  Maggiori informazioni, e photo galleries  (gustose soprattutto per il pubblico femminile), negli articoli pubblicati da Cinema Hindi nella sezione Breaking News.
Non dimentichiamoci che Randeep Hooda (anche se in questo film fa di tutto per non darlo a vedere) è uno degli uomini più sexy e arrapanti del pianeta Terra. Gustiamoci ancora una volta questa intervista segnalata da Cinema Hindi.  Randeep Hooda : intervista e video . 
Karan Johar, durante la quarta edizione del suo show televisivo Koffee with Karan ha chiesto a tutti i suoi celebri ospiti la domanda: "Alia or Parineeti, the brighter future?" Senza nulla togliere a Parineeti, dopo la visione di questo film mi aspetto di avere un sogno questa notte dove Karan mi pone la stessa domanda e io rispondo "Alia, Alia, Aliaaaa!!!!"