19 settembre 2019

SMILE PLEASE


Un nugolo di celebrità hindi ha battezzato questo film in lingua marathi: Hrithik Roshan, Riteish Deshmukh, Karan Johar e Shah Rukh Khan. Smile Please si ispira a Still Alice, nel senso che entrambi trattano il delicatissimo argomento della demenza precoce. Non ho visto la pellicola diretta da Glatzer-Westmoreland, ma la trama riportata in Wikipedia è molto diversa dalla storia narrata in Smile Please. Il film ha un taglio televisivo, il che non giova (scarsità di risorse?), però recupera con le interpretazioni degli attori, in gran parte di buona qualità. Mukta Barve, la protagonista, è piuttosto efficace, così come Satish Alekar. 

La sceneggiatura è forse troppo frettolosa nel sorvolare su alcuni dettagli. Il personaggio di Viraj è artificialmente angelico, e il suo ruolo forzato. Peccato perchè Smile Please possedeva un seme narrativo molto più plausibile che aspettava solo di essere nutrito e irrobustito, ossia il deteriorato rapporto madre-figlia che, invece, si ricuce in modo abbastanza semplicistico. Il melodramma è contenuto. I dialoghi accettabili. Il montaggio andrebbe rivisto. Pur con le sue lacune, Smile Please crea empatia, non nasconde nulla, sostiene un filo esilissimo di speranza e ci insegna qualcosa. 
L'industria cinematografica marathi negli ultimi anni è in crescita, però non capita spesso che le pellicole siano disponibili. La visione di Smile Please permette di dare un'occhiata anche in quell'orto, quindi non fatevelo scappare.

TRAMA

Nandini è una talentuosa fotografa di moda, e una donna tosta e sicura di sè. Ma lascia le chiavi in frigo, dimentica impegni di lavoro, perde l'orientamento, abbandona la figlia adolescente a scuola. Preoccupata, si rivolge ad un medico. La diagnosi è terribile: demenza precoce. Nandini è ancora giovane, e alla sua età, purtroppo, il declino cognitivo è rapidissimo.

GIUDIZIO

Cinema Hindi: ***
Punto di forza: l'argomento
Punto debole: il personaggio di Viraj

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Mukta Barve - Nandini
* Lalit Prabhakar - Viraj
* Prasad Oak - Shishir, l'ex-marito di Nandini
* Satish Alekar - il padre di Nandini
* Trupti Khamkar - Jyoti, la simpaticissima governante
* Urmila Matondkar - cameo nei titoli di coda

Regia: Vikram Phadnis
Sceneggiatura: Irawati Karnik e Vikram Phadnis
Colonna sonora: Rohan-Rohan
Anno: 2019

CURIOSITA'

* Il regista Vikram Phadnis è uno stimato stilista.
* Film che trattano lo stesso tema: U Me Aur Hum.

Shah Rukh Khan alla presentazione del trailer del film

18 settembre 2019

VINCI DA


Nel 2019 ricorre il cinquecentenario della morte di Leonardo da Vinci, e, per le celebrazioni, tutto potevo aspettarmi tranne che questo singolare mix di noir e black comedy. La narrazione si dipana su tre livelli, con registri stilistici differenti. Adi, un serial killer - o, come preferisce definirsi il personaggio, un serial lawyer - ostenta un concetto distorto di applicazione della giustizia che farebbe impallidire Machiavelli. La gioiosità con cui il demoniaco Adi vive la sua vita, la patologia e i suoi crimini efferati, è forse l'aspetto più originale della pellicola. Quando l'attenzione vira sullo sventurato Vinci Da, un talentuosissimo creatore di trucco prostetico, la black comedy viene imbrigliata, e ci spostiamo nella realtà. L'ambiente del cinema popolare in lingua bengali è descritto con grande ironia, e il regista ne approfitta per togliersi qualche sassolino dalla scarpa.
Ad un certo punto le traiettorie dei protagonisti fatalmente si incrociano, e il film alterna noir e pulp. Adi diviene l'anima buia di Vinci Da, e ne avvelena la passione artistica. I due sono intrappolati, consumati dalle rispettive ossessioni, e spinti all'omicidio.

Il curioso soggetto si sviluppa in una sceneggiatura volonterosa, ricca di battute intriganti e di satira sorniona. La regia è quasi impeccabile. Il personaggio di Vinci Da è finemente costruito, e Rudranil Ghosh regala un'ottima interpretazione, così come il resto del cast. La pellicola è ben concepita e ben confezionata, ma il ritmo non è sempre all'altezza. Un montaggio teso e deciso e il taglio di alcune scene superflue avrebbero reso Vinci Da molto più godibile. 

TRAMA

Vinci Da vive a Kolkata, lavora nello spettacolo, è un grande ammiratore di Leonardo, e ama la dolcissima Jaya. Un giorno gli viene commissionato uno stimolante lavoro da Adi, un sedicente produttore cinematografico. Da qui parte per entrambi la discesa agli inferi.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* La sequenza iniziale, non proprio rinascimentale (Leonardo scusaci), vale da sola la visione di Vinci Da.

RECENSIONI

Film Companion: *** 1/2
'Vinci Da kicks off with a sequence so nonchalantly brutal in its execution and stunning in its impact that a lesser filmmaker would probably have held on to it, putting it much later in the film. (...) What constitutes the film’s major strengths are the performances and the dialogues'.
Shantanu Ray Chaudhuri, 12.04.19

Cinema Hindi: *** 1/2
Punto di forza: le interpretazioni, l'originalità del soggetto.
Punto debole: il montaggio e il mix non sempre riuscito di generi diversi. Il film perde in compattezza.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Rudranil Ghosh - Vinci Da
* Ritwick Chakraborty - Adi Bose
* Sohini Sarkar - Jaya, l'adorabile fidanzata di Vinci Da
* Anirban Bhattacharya - Poddar, lo strampalato ispettore di polizia
* Srijit Mukherji (cameo) - il preside 

Regia, sceneggiatura e dialoghi: Srijit Mukherji
Soggetto: Rudranil Ghosh e Srijit Mukherji
Colonna sonora: Anupam Roy
Lingua: bengali
Traduzione del titolo: da è il diminutivo di dada, parola maschile che segue il nome della persona. In lingua bengali si ha l'abitudine, quando ci si rivolge a qualcuno, soprattutto se maggiore di età, di far seguire al nome le parole dada se di sesso maschile e didi se di sesso femminile. I diminutivi sono da e di.
Anno: 2019

CURIOSITA'

* Srijit Mukherji ha vinto una serie impressionante di National Film Award.
* Riferimenti a Bollywood e a Tollywood, ossia al cinema popolare in lingua bengali: 'Bumba' Prosenjit Chatterjee. Sbaglio o in una scena, alla televisione, passa per un secondo un giovanissimo Dev? E sbaglio o Adi canticchia tra sè It's the time to disco?
* Riferimenti all'Italia: Leonardo da Vinci, Michelangelo, L'Ultima Cena. Il film include un'irriverente sequenza onirica che rappresenta Leonardo mentre dipinge la Gioconda. Riproduzioni della Gioconda e dei disegni di Leonardo sono appesi alle pareti della casa di Vinci Da.  

17 settembre 2019

SUPER 30


Premesso che è sempre un piacere ammirare Hrithik Roshan in azione, mi aspettavo grandi cose da Super 30, dal momento che il soggetto è molto interessante per le sue implicazioni sia umane che sociali. Il film però non ne è all'altezza. La piatta regia ricalca in modo scadente le pellicole, d'autore o di produzione internazionale, che amano descrivere la povertà dell'India. La narrazione è a tratti infantile, il che è grave perchè la storia non viene raccontata dal punto di vista dei ragazzi bensì da quello del loro insegnante (anche se il narratore è uno studente diventato adulto). Alcuni aspetti della trama mi hanno lasciata perplessa. I personaggi non sono costruiti con cura. Il protagonista è fuori fuoco. L'antagonista parte bene, e poi si perde per strada, proprio come Super 30. Hrithik Roshan si impegna, finge persino di non saper ballare, però a mio parere non è adatto al ruolo. 

La sceneggiatura è incerta e troppo banale. Nei primi 30/40 minuti il film si attiene alla biografia di Anand Kumar, non in modo eccelso, ma la presenza scenica di Hrithik compensa. I dialoghi scambiati dai genitori di Anand sono gli unici di buon livello. Poi Super 30 si discosta senza ragione dalla realtà: non più il doppio lavoro di insegnante - retribuito/gratuito per i meno abbienti -, ma solo quello gratuito, con tutto ciò che di delirante ne consegue. Scelta infelice che ha determinato il destino della pellicola. Super 30 procede con uno sproloquio di licenze cinematografiche inutili e di implausibilità (la competizione con gli studenti della scuola privata, la recita, la sequenza dell'assalto in ospedale). Da biografia e denuncia sociale, Super 30 si trasforma in film per ragazzi, e la regia ci mette del suo nell'adottare lo stile del tipico melodramma bollywoodiano d'altri tempi. Considerando il deludente risultato, o Vikas Bahl non è stato abbastanza abile, o semplicemente il soggetto non lo consentiva. Va precisato che, dopo l'accusa di molestie avanzata lo scorso ottobre, immagino Vikas non abbia lavorato a mente serena. Comunque mi chiedo cosa abbia spinto il vero Anand Kumar ad associare il suo nome al progetto. 

Super 30 poteva essere un buon prodotto, pur rimanendo nell'ambito del cinema popolare, e invece risulta trito, superato, dal semplicismo inerte e dalle emozioni artificiali. Guardabile - soprattutto per Hrithik e per Pankaj Tripathi - ma di certo non indimenticabile.

TRAMA

Il giovane Anand Kumar è un genio matematico. Risolve un'equazione impossibile e una prestigiosa rivista internazionale del settore pubblica la sua relazione. Anand riceve dall'Università di Cambridge l'ammissione ai corsi, ma i soldi scarseggiano. Gli eventi della vita costringono il ragazzo ad abbandonare i suoi sogni e a dedicarsi all'insegnamento. Da qui però parte il riscatto.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* La conversazione fra Lallan Singh e il ministro, in occasione della festa di compleanno. Pankaj Tripathi, attore dotatissimo, è assolutamente irresistibile pur in un ruolo sconclusionato.

RECENSIONI

Hindustan Times: **
'For some reason, Kumar’s actual triumph wasn’t enough - therefore the filmmakers added clichéd adversity. (...) Hrithik Roshan isn’t bad, though his problematic brown face-paint is inconsistent to the point of distraction. The actor plays guilelessness with charm in Super 30 as a Patna boy hungry for the most advanced mathematical equations he can lay his hands on (...). His eyes gleam only when discussing numbers and talking to students, but Super 30 pushes Roshan into awkward directions (...) and hands him too much melodrama'. 
Raja Sen, 12.07.19

Cinema Hindi: *** se lo considero un film per ragazzi
Punto di forza: Hrithik Roshan e un grande Pankaj Tripathi
Punto debole: la sceneggiatura

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Hrithik Roshan - Anand Kumar
* Mrunal Thakur - Supriya
* Aditya Shrivastava - Lallan Singh
* Pankaj Tripathi - il ministro

Regia: Vikas Bahl
Sceneggiatura: Sanjeev Dutta
Colonna sonora: Ajay-Atul
Anno: 2019

CURIOSITA'

* Anand Kumar è un matematico e un insegnante indiano celebre per il suo progetto Super 30, inaugurato nel 2002 a Patna (Bihar), il cui scopo è quello di preparare gratuitamente gli studenti meritevoli privi di mezzi ad affrontare l'esame di ammissione ai prestigiosi IIT (Indian Institute of Technology). Secondo Wikipedia, dal 2002 al 2018 ben 422 studenti su 480 sono riusciti nell'intento. In particolare, nel triennio 2008-2010 tutti e 30 gli studenti superano l'esame. Nel 2009 Discovery Channel trasmette un documentario su questo progetto. Il film di Bahl omette un particolare importante, e cioè che Anand apre una sua scuola, per studenti paganti, che funziona benissimo e che gli fornisce i fondi per il progetto Super 30. Anand rifiuta da sempre finanziamenti esterni, sia privati che pubblici. 
* Anand Kumar ha collaborato al film Aarakshan per sviluppare il personaggio interpretato da Amitabh Bachchan.
* Super 30 è stato distribuito in Italia nelle sale UCI.
* Riferimenti a Bollywood: Sholay, Devdas.
* Riferimenti all'Italia: l'automobile di Lallan Singh sfoggia la scritta contessa in caratteri cubitali sulla parte posteriore. Calma: Contessa è un modello prodotto dalla Hindustan Motors dal 1984 al 2002. 
* Film che trattano lo stesso tema: Aarakshan.

GOSSIP & VELENI

* Qualcuno mi spieghi il bizzarro make-up inflitto a Hrithik.
* Lo scorso ottobre Vikas Bahl è stato accusato di molestie. Inopportuna secondo me la sequenza, inclusa in Super 30, delle false accuse di molestie ad Anand Kumar. Super 30 è l'ultimo titolo prodotto dalla Phantom Films, società di proprietà di Anurag Kashyap, Vikramaditya Motwane e Vikas Bahl, ora scioltasi.
* Sorprendente la somiglianza fisica fra Amit Sadh, che in Super 30 interpreta il ruolo del giornalista Raghunath, e Gulshan Devaiah. Sarà che vorrei Gulshan scritturato in ogni film.

16 settembre 2019

FINALLY BHALOBASHA


Tre episodi che ruotano intorno ad anomale relazioni personali, curiosamente intrecciate a patologie, che mitigano per un breve lasso di tempo la condizione di solitudine dei personaggi, tutti fuori dal coro. L'episodio intitolato Insomnia è il più debole, sia in termini di sceneggiatura che in termini di interpretazioni - Arindam Sil escluso. Privo di un'identità precisa, scivola via senza lasciare traccia. Gli altri due episodi sono nettamente superiori e dal soggetto molto originale.

Arthritis rappresenta forse la relazione più inaspettata. E' a suo modo intrigante, anche divertente, dal ritmo dinamico. I personaggi sono interessanti, le situazioni insolite, i dialoghi speziati. La coppia protagonista è del tutto male assortita eppure calda e dalla complicità innegabile. Il modo malandrino con cui il regista dipinge il rapporto che si instaura fra Ahiri e Dinesh, ingannandoci e poi rassicurandoci, è il sale della storia.

HIV Positive è l'episodio più tragico, più emozionante, finemente interpretato, diretto con grande delicatezza e partecipazione. La sceneggiatura è curatissima, le interazioni impeccabili. La narrazione alterna pause suggestive ad accelerazioni impetuose, seguendo gli umori dello sfortunato, eccentrico Joy. Un applauso per aver posto al centro della storia il dramma di un essere umano rassegnato dinanzi alla fatalità della morte, e non la sua omosessualità. Un applauso inoltre per la commovente performance offerta da Anirban Bhattacharya.

TRAMA

Malobika soffre d'insonnia. Il marito è un violento e un omicida a piede libero. L'assistente del marito, mettendo a repentaglio la propria vita, tenterà di aiutare la donna a fuggire. Ahiri suona la tromba e ama il jazz. Il fidanzato la trascura. Lei s'imbatte casualmente in Dinesh, un ex-ufficiale dell'esercito in pensione. Un gentiluomo o un mandrillo? Joy, un aspirante attore, contrae l'Aids. Ribelle e irriverente, decide di vivere a modo suo gli ultimi giorni che gli rimangono, con l'aiuto di Rajat, un burbero ma affezionato infermiere.

RECENSIONI

Film Companion: *** 1/2
'This is a film that revels in its small moments. (...) What you have (...) is a strangely affecting film that you carry with you well after you have left the hall. A narrative like this, fragmented into chapters, always runs the risk of remaining standalone episodes stitched together to make a film. However, here it not only comes together beautifully with the final chapter (...), but never feels like a patch-up work thanks to, one, the writing which sparkles with wit despite the bleakness of the narratives, and two, an ensemble cast on top of its game. (...) And that final look on Anirban’s face in the fading light from the window, as he breathes his last, alone is well worth investing your time in the film'.
Shantanu Ray Chaudhuri, 09.02.19

Cinema Hindi: *** 1/2
Punto di forza: la sceneggiatura e le interpretazioni
Punto debole: l'episodio Insomnia

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Raima Sen - Malobika, la donna che soffre d'insonnia
* Arindam Sil - il marito violento di Malobika
* Anjan Dutt - Dinesh, l'ex-ufficiale dell'esercito in pensione
* Sauraseni Maitra - Ahiri, la trombettista
* Anirban Bhattacharya - Joy, il malato di Aids
* Suprobhat Das - Rajat, l'infermiere   

Regia e sceneggiatura: Anjan Dutt
Colonna sonora: Neel Dutt
Lingua: bengali
Traduzione del titolo: bhalobasha significa amore
Anno: 2019

CURIOSITA'

* Anjan Dutt è attore, regista e musicista, con diversi album all'attivo. Nel 1981 vince il premio per il migliore attore esordiente alla Mostra del Cinema di Venezia grazie alla pellicola Chalchitra, diretta da Mrinal Sen. Nel 2012 gli viene conferito, in qualità di regista, il National Film Award - premio speciale della giuria per Ranjana Ami Ar Ashbonan. E' stato anche giornalista per The Statesman, il quotidiano di Kolkata.
* Il compositore Neel Dutt è il figlio di Anjan Dutt. Neel si è aggiudicato il National Film Award per la colonna sonora del film Ranjana Ami Ar Ashbona.
* Riferimenti a Bollywood: Rajesh Khanna, Amitabh Bachchan.

13 settembre 2019

V I R U S


Mi aspettavo un film sensazionalistico, un thriller fra il catastrofico e il fantascientifico. Invece Virus è estremamente realistico, dal taglio documentaristico e scientifico, persino un filo pedante. La trama è rappresentata sul nascere, senza apparenti filtri, edulcorazioni o melodrammi. Con pochi primi piani e nessuna smania di protagonismo, la pellicola è il risultato del lavoro di gruppo di un nugolo di attori dall'aspetto naturale - niente glamour - e dalle interpretazioni molto convincenti e misurate. Un applauso a tutte le star che hanno partecipato al progetto pur in ruoli limitati e non eroici. 
Il film narra, con grande rispetto per le vittime e le loro famiglie, il contenimento di un principio di epidemia, causata dal virus Nipah, scoppiata in Kerala nel maggio del 2018. Secondo Wikipedia, i decessi sono stati 18, e circa 2.000 le persone in quarantena. Nel panorama cinematografico indiano il soggetto è certamente insolito. La sceneggiatura non mi ha conquistato ma devo riconoscere che è interessante, onesta e trasparente. La narrazione non è lineare, e, considerando il cast affollato, alla prima visione ci si perde un po'. Le figure femminili sono vincenti.

La regia è ancora più interessante della sceneggiatura, proprio perchè esula dal genere - sia quello catastrofico che quello di propaganda - per offrire un prodotto diverso e autonomo. Le modalità con cui la camera segue i personaggi, senza estrapolarli dal contesto in cui agiscono e dalle loro dinamiche quotidiane, costituiscono forse l'aspetto più originale di Virus. Mi aspettavo che, ai primi sospetti di epidemia, il mondo intero si fermasse e l'attenzione si concentrasse sugli eroi preposti a debellarla e a salvare l'umanità, con il classico conto alla rovescia. Invece in Virus la vita continua come prima, e le drastiche misure di sicurezza imposte al fine di delimitare il contagio vengono accettate dai personaggi come un impegno, sicuramente gravoso, da aggiungere agli altri impegni quotidiani. 
Nel contempo, la regia, senza mai strafare, riesce ad emozionare e a creare empatia con brevi pennellate che introducono i personaggi e che espongono le mille difficoltà che burocrati, personale sanitario, pazienti e familiari si trovano costretti ad affrontare: in primo luogo il terrore di contrarre la malattia, la scarsità di conducenti di ambulanze e di personale per le cremazioni e le sepolture, la scarsità di forni crematori disposti ad effettuare le cremazioni, la questione della cremazione sgradita ai gruppi religiosi non hindu, l'ostracismo e l'isolamento sociale subito dai familiari dei pazienti contagiati, l'angoscia degli ammalati a cui vengono negate le visite dei parenti e l'angoscia dei familiari stessi, l'esiguità delle scorte di materiale sanitario. Senza dimenticare il lavoro investigativo utile ad individuare il primo paziente contagiato, la causa del primo contagio, e i collegamenti con gli altri ammalati. 

Insomma, un film non facile, considerando il contenuto e considerando le scelte stilistiche adottate dal regista. Virus è apprezzabile, e non solo per le intenzioni. Un buon tentativo di raccontare un evento dolorosamente tragico in modo inconsueto e personale.

TRAMA

Abid è un giovane dottore di turno al pronto soccorso in un giorno come tanti. Pazienti, ambulanze, emergenze. E un caso a prima vista comune: febbre alta, tosse, difficoltà respiratorie. Nelle ore successive, però, i casi si moltiplicano e si aggravano con grande rapidità.

RECENSIONI

The Hindu:
'The movie occasionally gives us glimpses of the individual stories, which are all long enough to make an impact, and yet short enough to never lose focus of the central plot. (...) The movie does not miss out on the details. Where it scores high though is in getting the atmospherics right. (...) For a movie filled with an ensemble cast of the who’s who of Malayalam cinema, what occupies our mind as we leave the theatre is not one acting performance or one standout scene, but a heady mix of dread and hope, with the latter in some extra doses'. 
S.R. Praveen, 07.06.19

Film Companion:
'The film transcends genre and becomes a very human story. It doesn’t exploit the material for cheap sentiment or easy thrills. There’s remarkably no hysteria. (...) Incidentally, no one prays. This is a truly scientific movie. (...) Virus is not about any single hero/heroine (though Parvathy, with a brilliantly minimalistic performance as Dr. Annu, comes close). It’s a collective effort. (...) This is what screenwriting is about: character is revealed through action. (...) It’s the micro-detail that touched me the most. (...) At two-and-half hours, Virus is a long-ish film, but it needs (and earns) its running time. It has the expansiveness of good non-fiction. Instead of zooming into just the problem, it zooms out to the world outside. (...) Virus is made with breathtaking confidence. Even amidst the life-and-death subject matter, it doesn’t shy away from laugh-out-loud jokes. (...) There’s an enormous amount of dignity in the narration. No one wears makeup. The actors (uniformly good) seem as committed as those doctors and nurses were. We know the virus will be quelled, but instead of triumphant high-fives, we get small smiles, a small hug, and a coda that’s at once compassionate and chilling. You could be doing the kindest thing, but Nature can be really cruel'.
Baradwaj Rangan, 11.06.19

Cinema Hindi: *** 1/2
Punto di forza: la regia
Punto debole: una certa pedanteria che rallenta il ritmo

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Sreenath Basi - Abid, il giovane dottore
* Kunchacko Boban - Suresh, il virologo
* Tovino Thomas - il dirigente capo amministrativo del distretto (collector)
* Revathy - il ministro della sanità del Kerala 
* Parvathy - Annu, la dottoressa detective
* Joju George - Babu, il sindacalista precario
* Rima Kallingal - Akhila, l'infermiera ammalata

Regia: Aashiq Abu
Sceneggiatura: Muhsin Parari, Sharfu, Suhas
Colonna sonora: Sushin Shyam
Lingua: malayalam
Anno: 2019

CURIOSITA'

* Parvathy è la partner di Irrfan Khan nel film in lingua hindi Qarib Qarib Single
* Revathy è un'attrice principalmente attiva nel cinema in lingua tamil, ma anche telugu e malayalam. Ha partecipato ad alcuni film in lingua hindi, fra cui 2 States. Ha diretto un pugno di pellicole, fra cui Phir Milenge con Salman Khan e Abhishek Bachchan. Ha vinto tre National Film Award, anche in qualità di regista. Il regista Suresh Chandra Menon è il suo ex-marito.
* Rima Kallingal è la moglie del regista Aashiq Abu. Insieme hanno prodotto Virus.
* Parvathy, Revathy e Rima Kallingal sono membri del movimento Women in Cinema Collective nato nel 2017, dopo l'aggressione subita in Kerala da un'attrice, a sostegno delle professioniste del settore. L'agguato, pare commissionato da Dileep, superstar del cinema malayalam, aveva destato un grosso scalpore. Dileep era stato arrestato e processato. In seguito rilasciato, è attualmente attivo. Vedi lo speciale del 5 luglio 2018 dedicato da Open all'argomento: Male and Malevolent in Kerala, P.R. Ramesh; Girl Power Steals The Scene, Shahina K.K.; Slap and Strut, K.R. Meera; Pulp Paradox, Ullekh N.P..
* Sreenath Bhasi è anche un musicista, ed è conosciuto come il Bob Marley del Kerala. 
* Per saperne di più sui volti maschili e femminili del cinema malayalam: clicca qui e qui.
* Riferimenti a Bollywood: Salman Khan.



11 settembre 2019

INDIA'S MOST WANTED


Un soggetto promettente, per certi versi simile a quello di Uri: The Surgical Strike: agenti speciali indiani si recano, disarmati e in incognito, in un Paese confinante per catturare un pericoloso terrorista. Anche questa storia si ispira ad eventi realmente accaduti. 
Il regista Raj Kumar Gupta sceglie di mantenere un basso profilo - India's Most Wanted, a differenza di Uri,  non è un thriller -, e di aderire il più possibile ai fatti. Niente esagerazioni. Per una volta i personaggi non sono atletici, non sono fighi, non sono firmati dalla testa ai piedi, hanno un aspetto comune. Le scene d'azione non sembrano coreografate. La sceneggiatura si prende le sue pause. La narrazione è poco dinamica. Il ritmo un po' monotono. I dialoghi si perdono nella minuteria quotidiana.
Le interpretazioni sono sobrie. Arjun Kapoor si adegua al minimalismo - forse troppo; avrei preferito un attore protagonista più espressivo. Confesso che mi è mancata l'emotività dei precedenti lavori di Gupta (Aamir, No One Killed Jessica). IMW non è un brutto film, ma è quasi anestetizzato e non avvince.

TRAMA

L'agente speciale Prabhat riceve una soffiata: un informatore nepalese potrebbe vendergli una notizia-bomba. Prabhat e i suoi fidati colleghi, però, non vengono autorizzati dai superiori a procedere. I nostri eroi allora si autofinanziano e partono per una vacanza di quattro giorni oltreconfine. 

RECENSIONI

Hindustan Times: **
'A well-meaning thriller too restrained to be memorable. While the basic idea is fine (...) there is little that leaves an impact. (...) For a film about intelligence, this isn’t particularly bright'.
Raja Sen, 24.05.19

Cinema Hindi: ***
Punto di forza: i personaggi per nulla eroici.
Punto debole: la lentezza, l'assenza di emozioni.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Arjun Kapoor - Prabhat
* Rajesh Sharma - Singh, il diretto superiore di Prabhat
* Jitendra Shastri - Friend, l'informatore

Regia e sceneggiatura: Raj Kumar Gupta
Colonna sonora: Amit Trivedi
Anno: 2019

CURIOSITA'

* La storia narrata in IMW si ispira alla cattura del terrorista Mohammed Ahmed Siddibappa, arrestato nel 2013 da agenti indiani al confine col Nepal. L'uomo è stato riconosciuto colpevole di diversi attentati, e condannato alla pena capitale. E' attualmente in prigione a Delhi in attesa di essere giustiziato. Le identità degli agenti coinvolti nell'arresto non sono mai state rivelate a causa di minacce di morte diffuse da gruppi terroristici.
* Fra i molteplici nomi falsi utilizzati da Siddibappa, compare anche quello di Shahrukh. Questo spiegherebbe gli incresciosi episodi di cui è stato vittima Shah Rukh Khan negli aeroporti statunitensi: la superstar viene fermata per accertamenti nel 2009, nel 2012 e nel 2016.

GOSSIP & VELENI

* Arjun Kapoor è il figlio di Boney Kapoor. Jhanvi Kapoor è la sua sorellastra (figlia di Boney Kapoor e di Sridevi). Anil Kapoor è suo zio. Sonam Kapoor è sua cugina. E mi fermo qui. 
* In India ha creato grosso scalpore la relazione nata fra Arjun Kapoor e Malaika Arora. Malaika è la ex-moglie di Arbaaz Khan, fratello di Salman. Inoltre Arjun è più giovane di Malaika. La coppia è stata avvistata anche a Milano, lo scorso ottobre, in occasione del compleanno di Malaika.

09 settembre 2019

STUDENT OF THE YEAR 2


Non rientro nella fascia d'età a cui questo film si propone. E non sono in grado di rispondere alla domanda: a 12 anni, se avessi visto Student of the Year 2, mi sarebbe piaciuto? Boh. Procedo con cautela. La produzione ha speso troppo per una pellicola dalla storia modesta. Lo spreco si nota e stona, anzi, infastidisce. La sceneggiatura è un susseguirsi di cliché tipici del genere. Idem i dialoghi. I personaggi sono stereotipati e innaturali. Del quartetto di attori, la debuttante Tara Sutaria mi è sembrata un filo più espressiva rispetto ai colleghi. Tiger Shroff è un ballerino talmente sciolto e dotato che potrebbe danzare dall'inizio alla fine di ogni suo film e il mio giudizio sarebbe sempre 5/5. In SOTY2 si cimenta però anche in altre attività.

Nel primo tempo ho colto l'unico spunto interessante poi purtroppo abortito. Rohan, il protagonista, riesce ad iscriversi allo stesso college frequentato da Mia, la ragazza di cui è innamorato. Mia lo accoglie con la battuta (vado a memoria): 'Mi sto evolvendo. Faccio cose nuove. Ti avrei rispettato di più se tu fossi venuto qui per te stesso'. Segue il vuoto. Shreya è l'unico personaggio ad azzardare una maturazione e ad avere ben chiaro in mente un obiettivo da perseguire. Gli altri si limitano al cazzeggio.

TRAMA

Studenti in un college, anzi due. Ballano, corrono, si dannano col kabaddi. Tutti probabilmente analfabeti, dal momento che non aprono mai un libro.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* Il bambino con la scritta sull'addome '6 pack coming soon'.

RECENSIONI

Hindustan Times: * 1/2
'Irony is in predictably short supply. (...) The film exists exclusively to flaunt Tiger Shroff’s physique. (...) Still, Shroff is sincere. As is Ananya Pandey, who takes a poorly written character (...) and at least attempts to give her a vibe. (...) The kids aren’t intolerable, the motives are. The film lacks drama, conflict and narrative tension, with dialogues written for mannequins'.
Raja Sen, 10.05.19

Cinema Hindi: **
Punto di forza: -
Punto debole: la sceneggiatura

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Tiger Shroff - Rohan
* Ananya Pandey - Shreya
* Tara Sutaria - Mia
* Aditya Seal - Manav, fratello di Shreya
* Gul Panag - allenatrice
* Farah khan - cameo
* Alia Bhatt - item song The Hook Up Song
* Will Smith - un cameo talmente breve che non ha fatto in tempo ad impressionarmi la retina

Regia: Punit Malhotra
Sceneggiatura: Arshad Sayed
Colonna sonora: Vishal-Shekhar
Anno: 2019

CURIOSITA'

* Film che trattano lo stesso tema: Kuch Kuch Hota Hai, Main Hoon Na, Jo Jeeta Wohi Sikandar, Student of the Year.

GOSSIP & VELENI

* Ananya Pandey è la figlia di Chunky Pandey; Tiger Shroff è il figlio di Jackie Shroff.

06 settembre 2019

SUPER DELUXE


Super Deluxe è una stravagante black comedy in lingua tamil che sperimenta modalità piuttosto inedite per divertire. Tutti i personaggi sono comicamente imperturbabili, e si muovono con signorile flemma. La gestualità è misurata, gli sguardi indecifrabili. I dialoghi - talvolta monologhi, prolissi e monocordi - ridotti ad un sussurro. Il ritmo della narrazione è lento. Ma è proprio questa pacatezza - inframmezzata da improvvisi, brevissimi scoppi di caos - a rendere SD così buffo. Spesso è lo stupore che introduce o strappa il sorriso. Il regista Kumararaja ama sbalordire il suo pubblico - e i suoi attori, che sembrano muoversi sul set ignari di quanto il copione riserverà loro nel ciak successivo.

In SD si intrecciano tre (quattro?) storie dal soggetto originale, e dalla sceneggiatura che se la prende comoda, si stiracchia, si dilata in tutte le direzioni. Il filo conduttore è l'infelicità familiare, che verrà spazzata via da un evento traumatico originato da azioni criminiali e/o sessuali. Sono le donne (Shilpa inclusa) a scatenare le strampalate, picaresche disavventure. Il primo tempo è davvero esilarante. Perfetto nella sua eccentricità. Il secondo è di buona qualità, i personaggi si rianimano, le trovate umoristiche si alternano a scene drammatiche, ma la lunghezza della pellicola comincia a pesare, e si moltiplicano le sequenze neutre, che non aggiungono nulla alla trama e che non divertono. I dialoghi sono eccellenti, ricchi di battute micidiali enunciate con composta serenità.
Gli attori - soprannaturali e sopraffini - si calano disorientati in ruoli scivolosi ma curati e ben concepiti, che intrigano per come vengono sviluppati: mogli adultere che non chiedono perdono, mariti traditi incazzati neri ma pronti a concederlo, padri transessuali adorabilmente vulnerabili, madri porno star che non rinnegano il passato, santoni lacerati dai dubbi.

Il montaggio, iper-creativo, si piega al fine del divertimento. Le inquadrature sono raffinate, la fotografia è calda, le scenografie ottime, il commento sonoro si inserisce a tradimento nei punti giusti (non sono incluse sequenze coreografiche).
Lo scellerato Kumararaja acchiappa generi a destra e a manca - nemmeno la fantascienza viene risparmiata -, li frulla, e ci offre un masala bizzarro e ardito che è anche (placidamente) satira religiosa, satira politica, satira sociale. Il risultato è compatto, tondo e rigonfio come una sfera, e dal tono allegramente confidenziale. SD è un film sconcertante, intelligente, spudorato.

TRAMA

Vaembu e Mugil sono sposati ma non si amano. Il piccolo Raasu Kutti attende il ritorno del padre che lo ha abbandonato anni prima. Vasanth e i suoi amici alle lezioni stranamente preferiscono i film porno. Arputham sopravvive allo tsunami e si converte. E poi tutto un pazzo pazzo mondo fatto di bambini minacciati con mannaie, tentati matricidi, cadaveri nei frigoriferi, cadaveri nei materassi, gangster ciabattoni, poliziotti corrotti, conversazioni con i morti, buste volanti, Guerre Stellari, alieni, clonazioni - potrei continuare per ore, comodi?

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* Il noleggio del dvd porno
* La sequenza del frigorifero e la strabiliante battuta: 'spero non ci sia carne, in frigo... sa, è per motivi religiosi'.
* La naturalezza e il trasporto con cui il piccolo Raasu Kutti accetta il padre transessuale. Il punto più emozionante del film.

RECENSIONI

The Hindu:
'Super Deluxe embraces the idea of sexual fantasies; Kumararaja delves deeper into the darker side of human mind, without being least judgemental about his characters. (...) Kumararaja (...) questions the concept of morality, and how humans derive their own boundaries. (...) The film begins as a black comedy and ends like a dramedy on life, sex and spirituality. (...) Shilpa is the most honest portrayal of a transgender in a long time. She’s humanised; we see why she’s rejected by society. We empathise with her. (...) It helps that Vijay Sethupathi was chosen to play this complicated, dark character. He brings a certain vulnerability. (...) SD draws humour from the most unlikeliest places. (...) No other filmmaker has probably romanticised the Tamil cinema universe with pop culture references as much as Kumararaja. (...) If SD is what you get from a filmmaker who was in exile, then you don't mind waiting a few years from now till he comes up with his next eccentric film'.
Srivatsan S., 29.03.19

Film Companion: ****
'It’s a long, slow fuse that keeps you on edge about when it will explode, and when it does, it’s a big bang. Or, perhaps, the Big Bang. (...) I’ve never seen anything like this in Tamil cinema, with its mix of the sacred and the profane, the epic and the intimate, the earthly and the otherworldly, the pop-cultural and the philosophical. It’s a film you want to view as much with a microscope (zooming in on the details) as a telescope (zooming out to the bigger picture). (...) This is not the first film to tell the story of three couples, but where earlier directors treated these stories like intimate domestic drama, Super Deluxe makes them something almost infinite, spanning the breadth of human (and other) existence. (...) There’s a lot of everything in SD. There’s a lot of entertainment. There’s a ton of black humour. (...) There are elements from sci-fi. There are elements from noir. (...) Piece by mysterious piece, everything comes together, and the smallest details pay off in the most delightful ways. (...) This is an utterly unique film, a brave film. (...) We see this bravery in Samantha, who does some of her best acting in the scene set in a warehouse. And we see this bravery in the spectacular Vijay Sethupathi, who makes Shilpa come alive through the tiniest, most offhand gestures – say, the way he gracefully adjusts his sari pallu. I thought that, for a Tamil-film leading man, the transwoman aspect of this character was itself an indication of ballsiness. But there’s more. That scene in the police station, with that corrupt cop? Wow. Most of our stars simply want to play-act as heroes, with punch dialogues and “mass” moments. Here’s one who emerges heroic even with his “masculinity” completely erased'.
Baradwaj Rangan, 29.03.19

Cinema Hindi: **** 1/2
Punto di forza: il singolare umorismo, l'originalità della regia, i dialoghi, la sceneggiatura, i personaggi, il cast, la cura dei dettagli.
Punto debole: la lunghezza; nel secondo tempo, qualche scena in meno avrebbe reso il film più agile.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Vijay Sethupathi (performance fenomenale per uno dei ruoli più complessi e delicati mai affrontati nel cinema indiano; standing ovation per Vijay) - Manikkam/Shilpa
* Samantha - Vaembu
* Fahadh Faasil - Mugil, marito di Vaembu
* Ramya Krishnan - Leela
* Noble K. James - Vasanth
* Gayathrie Shankar - Jyothi, moglie di Manikkam
* Ashwanth Ashok Kumar - Raasu Kutti, figlio di Jyothi e di Manikkam
* Mysskin (l'attore collabora anche alla sceneggiatura) - Arputham, marito di Leela
* Vijay Ram - Gaaji, l'amico di Vasanth
* Kavin Jay Baby - Idi Ameen, il gangster
* Bagavathi Perumal - Berlin, il poliziotto (il personaggio più fulminato, l'unico a comparire in tutte e tre le storie)
* Rengarajan Rajagopalan (encomiabile, devo dire) - il morto

Regia: Thiagarajan Kumararaja
Sceneggiatura: Thiagarajan Kumararaja, Nalan Kumarasamy, Neelan Shekhar, Mysskin
Colonna sonora: Yuvan Shankar Raja
Anno: 2019
Trailer (originalissimo, una sorta di cortometraggio)

CURIOSITA'

* Riferimenti a Bollywood: Shilpa Shetty, Sunny Leone

GOSSIP & VELENI

* Ma avete notato che meraviglia la locandina?
* Samantha è la moglie di Naga Chaitanya, figlio di Nagarjuna.

04 settembre 2019

7 0 6


Nemmeno due ottimi attori come Atul Kulkarni e Divya Dutta possono salvare un film mediocre. 706 è un thriller soprannaturale dal soggetto passabile e dalla sceneggiatura criminale. Tutto sbagliato, dai tempi di narrazione ai personaggi. Alcuni eventi rivelatori vengono inspiegabilmente anticipati a metà pellicola, la suspence evapora, la trama si appiattisce. I due protagonisti sono entrambi negativi, nascosti dietro una facciata rispettabile, ma costruiti con scarsa cura. Atul e Divya sembrano poco convinti del progetto e si limitano al minimo indispensabile. 

TRAMA

Un medico sparisce. La polizia recupera il cadavere grazie alle visioni di un ragazzino, paziente nella clinica di proprietà del defunto. Il bambino sembra sanissimo ma soffre di convulsioni. E ha un piano da portare a termine.

GIUDIZIO

Cinema Hindi: **
Punto di forza: Atul Kulkarni, anche se non al suo meglio
Punto debole: la sceneggiatura ammazza-film

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Atul Kulkarni - Shekhawat
* Divya Dutta - Suman

Regia e sceneggiatura: Shravan Kumar
Colonna sonora: Amar Mohile
Anno: 2019

03 settembre 2019

THACKERAY


Nei film di propaganda vige un regime di sospensione dell'imparzialità. Lo scopo non è intrattenere o suscitare riflessioni, bensì esaltare e indottrinare. Sono lungometraggi pubblicitari che promuovono un partito politico. La glorificazione, l'apologia e l'auto-indulgenza diventano caratteristiche irrinunciabili. Quindi immagino vadano recensiti seguendo criteri differenti e senza soffermarsi troppo sul contenuto.

Thackeray, da un punto di vista tecnico, è un prodotto curato. Fotografia, regia e scenografie sono apprezzabili. La sceneggiatura però è più piatta di un parquet. Si limita ad un tedioso elenco delle gesta eroiche compiute da Thackeray, personaggio monodimensionale con un'aureola di santità perennemente appollaiata sulle orecchie. Il vero Thackeray era una figura controversa, a suo modo interessante: peccato che la pellicola non ne delinei anche le ombre o le giustifichi (con tripli salti mortali in rovesciata) trasformandole in pregi. Ma è un film di propaganda pura, quindi cosa pretendo?
Nawazuddin Siddiqui è irriconoscibile, e non solo a causa del trucco prostetico. E' del tutto inespressivo, quasi anestetizzato, con lo sguardo spento. Mi chiedo quali motivazioni abbiano indotto 1. la produzione a scritturare un attore musulmano, e 2. Nawazuddin ad accettare il ruolo, dal momento che Thackeray è stato un fervente integralista hindu, pare coinvolto, fra le altre cose, nella demolizione della Babri Masjid. 

Se siete sostenitori dello Shiv Sena, Thackeray è per voi. Se la propaganda politica è il vostro oggetto di studio, Thackeray potrebbe interessarvi. Se, come me, siete fan di Nawazuddin Siddiqui, vi tocca sorbirvelo in rassegnato silenzio. Per tutti gli altri: spegnete il pc e andate in pizzeria.

TRAMA

Balasaheb Thackeray si ritiene discriminato in quanto appartenente alla comunità di lingua marathi. Fonda un giornale, un movimento di assistenza sociale, un partito politico. Intreccia alleanze prima con il Congresso e poi con il BJP. Discrimina a sua volta. Sobilla tumulti. Costringe le sale cinematografiche a proiettare film marathi. Si considera il padrone di Mumbai quando non dell'intero Maharashtra. Farnetica sulla grandezza di Hitler. I suoi sostenitori lo venerano come un semidio. Una cura per il delirio di onnipotenza, grazie.

ASSOLUTAMENTE DA DIMENTICARE

* Si accenna al tragico evento della demolizione della Babri Masjid con imperdonabile leggerezza, per non dire spudorata sfacciataggine. Strano che la censura indiana non sia intervenuta. 

RECENSIONI

Hindustan Times: *
'Some films make it clear where they stand. (...) I walked in primed for a film back-pedalling extremism in order to justify the late Balasaheb Thackeray’s actions. I expected scenes depicting the politician as a warm and misunderstood figure, and a film that essentially turns him into a hero. This is not that film. Thackeray shockingly relishes the most controversial aspects of the polarising leader’s legend. This film plays out like the origin story of a super-villain. We are shown a character who is a proud bigot, a man who indulges in hate-speech, likens himself to Adolf Hitler, and gives orders for erasure of mosques and for the killing of communists. This is not a whitewash, it’s a confession. (...) Siddiqui revels in the character’s growing villainy, playing him with the irredeemable smugness of a bad guy from a 90s film. Sure, he wears the thick black glasses and sometimes gets the mannerisms right, but despite the big (and obviously fake) nose, he lacks the towering persona of the politician and never even attempts to speak with Thackeray’s distinctive tones. He sounds like the Nawaz we have come to know, (...) someone increasingly drunk on power and eager to kill to get more of it. (...) As a film, the acting is decent, the lookalikes are mostly good (the man playing Thackeray’s father, Keshav, is perfectly cast) and it looks crisp and well produced, with the majority of the film cleverly shot in black and white to depict another time. Despite the slick production and efficient making, the film feels exhaustingly long, primarily because it refuses to believe its protagonist has any flaws. Still, Thackeray is competently and solidly put together, which is why - unlike the easily dismissed The Accidental Prime Minister - people may take this film and its rhetoric to heart. That is the most alarming concern. (...) This film is either oblivious or blatantly self-aware, a work not of propaganda as much as it is a work of pride, the celebration of a legacy of violence. (...) In the final reckoning, Thackeray should be considered a cautionary tale about the ugliness of hate speech. Saying revolting things does not make a revolutionary'.
Raja Sen, 25.01.19

Cinema Hindi: * 1/2  
Punto di forza: la fotografia in bianco e nero nel primo tempo.
Punto debole: mettiamola così: se la sceneggiatura avesse esagerato meno nel super-eroizzare il protagonista, e se avesse omesso gli eventi più violenti invece di giustificarli, il mio giudizio sarebbe stato ***. Ma rimane un film poco avvincente.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Nawazuddin Siddiqui - Balasaheb Thackeray
* Amrita Rao - la moglie di Thackeray

Regia e sceneggiatura: Abhijit Panse
Anno: 2019

CURIOSITA'

* Balasaheb Thackeray, figlio di un esponente di punta di un movimento indipendentista marathi, è il fondatore dello Shiv Sena (= l'esercito di Shivaji, un re guerriero marathi del diciassettesimo secolo), un partito nazionalista marathi-hindu attivo soprattutto nello Stato del Maharashtra (capitale Mumbai), dove si parla appunto marathi. Ha incredibilmente un passato da vignettista satirico. Thackeray cavalca lo scontento della popolazione di lingua marathi, ai danni degli immigrati provenienti dal sud dell'India e dei musulmani. Lo Shiv Sena è coinvolto in diversi episodi di violenza, e Thackeray stesso viene arrestato più volte ma per brevi periodi. Fra le altre cose, gli attivisti dello Shiv Sena contestano in modo aggressivo i film giudicati non graditi da Thackeray (vedi Bombay di Mani Ratnam), con minacce rivolte ai proprietari delle sale. Nel 1995 Bombay viene ridenominata Mumbai per volere dello Shiv Sena, all'epoca alla guida politica del Maharashtra. Thackeray muore nel 2012. Alla notizia del decesso, Mumbai si blocca istantaneamente. Chiudono tutte le attività commerciali, soprattutto per il terrore di rappresaglie vandaliche da parte dello Shiv Sena. Vengono accordati i funerali di Stato - concessione che genera molte controversie -, e al rito funebre partecipa una folla oceanica. La polizia arriva addirittura ad arrestare una ragazza di 21 anni per un commento denigratorio nei confronti di Thackeray postato sul proprio profilo Facebook, e un amico della ragazza responsabile di un like! Alla guida dello Shiv Sena succede Uddhav Thackeray, figlio di Balasaheb. (Fonte: Wikipedia).
* Il regista Abhijit Panse è il leader del partito Maharashtra Navnirman Sena, fondato da Raj Thackeray, nipote di Balasaheb e cugino di Uddhav.
* Thackeray è stato girato simultaneamente in lingua marathi e in lingua hindi.
* La trilogia di Sarkar, diretta da Ram Gopal Varma, si ispira al personaggio di Thackeray. Maximum City, di Suketu Mehta, contiene un'intervista concessa da Thackeray all'autore. L'ultimo sospiro del Moro, di Salman Rushdie, ironizza sulla figura di Thackeray.

GOSSIP & VELENI

* Il regista Sudhir Mishra è nel cast?? A parte la sorpresa, com'è che non me lo ricordo?