29 agosto 2009

BAWARCHI



Un piccolo gioiello nato dal nulla.

Nient’altro che una casa borghese, una famiglia isterica e insoddisfatta alla ricerca di un nuovo servitore e un cuoco chiacchierone che vorrebbe rieducare i suoi padroni. Se non aggiungessi che il film è stato diretto dal grande Hrishikesh Mukherjee in collaborazione con il poeta Gulzar potrebbe sembrare una pura banalità, ma il tocco magico fa la differenza. Squadra che vince non si cambia. Si riunisce ancora una volta il team che aveva guidato il successo di Anand e nasce un nuovo film capace di “parlare”, perfettamente connesso a cuore e cervello e sintonizzato sulle giuste frequenze.


TRAMA
L’arrivo di un cuoco simpatico e brillante ravviva l’atmosfera smorta di una famiglia nevrotica, dove tutti sembrano non avere altro da fare che lamentarsi in continuazione e inventare problemi inesistenti. Le doti di Raghu  (Rajesh Khanna) vengono alla luce un po’ alla volta, ma insieme agli effetti benefici da lui provocati, iniziano a sorgere dubbi sulla sua vera identità.


Popolata da personaggi divertentissimi quanto insopportabili, casa Sharma sembra farsi ogni istante più piccola, non c’è una porta che si possa chiudere, non c’è uno sguardo al quale si possa sfuggire. Tutti caratterizzati da maggiori vizi che virtù, i componenti della famiglia appaiono uno dopo l’altro mettendo in scena le proprie esasperazioni.Il nonnetto controlla giorno e notte Il cassettone dei gioielli e lo chiude con doppi giri di catene e lucchetti, le cognate acide e pressanti non perdono un’occasione per attaccarsi, e tra urla, litigi e discussioni, dall’incombente mediocrità si salva solo la sorridente Krishna (Jaya Badhuri), isolata nel suo mondo fatto di piccole gioie.

Rajesh Khanna centra il bersaglio ancora una volta.
Pur essendo stata a lungo scettica sulle qualità artistiche di quest’uomo non posso che ricredermi davanti alle sue interpretazioni nelle pellicole di Mukherjee. Ma se in Anand le lodi andavano divise anche con Amitabh Bachchan, in Bawarchi l’applauso esclusivo non glielo leva nessuno.
Ad affiancarlo una Jaya Badhuri sempre superba e discreta, in questo film infantile e timida quanto commovente; la malinconia nei suoi occhioni neri mentre spia la cugina bella e vanitosa in pochi secondi scava un autentico buco nello stomaco.

La sceneggiatura è scandita da ritmi vibranti, se la scena fa di tutto per assomigliare ad un palcoscenico teatrale anche le battute risentono di questa impostazione e si frammentano per essere più fluide. I dialoghi sono diretti, sentiti, immediati, intervallati da frasi ricorrenti che appaiono e riappaiono più volte fino a che arriva un momento in cui non te le levi più dalla testa.A me è successo con questa : "It is so simple to be happy but it is so difficult to be simple” / E’ così semplice essere felici ma è così difficile essere semplici.
Mi piace. La dovrò appuntare da qualche parte.



Il mio giudizio sul film: **** 4/5


ANNO: 1972

REGIA : Hrishikesh Mukherjee

TRADUZIONE DEL TITOLO: Il cuoco


CAST:

- Rajesh Khanna…………Raghu
- Jaya Badhuri……………Krishna
- Usha Kiran……………..Choti Maa
- Durga Khote……………Badi Maa
- Aki Kangal……………... Munna
- Asrani………………….. Babbu
- Kali Bannerjee……….. Meeta
- Paintal………………...... Guruji


COLONNA SONORA : Madan Mohan


PLAYBACK SINGERS:
Lata Mangeshkar, Kishore Kumar, Manna Dey, Nirmala Devi, Lakshmi Shankar, Kumari Faiyyaz


UNA CURIOSITA’:
I titoli di apertura non appaiono sullo schermo ma vengono dettati da una voce d’eccezione, quella di Amitabh Bachchan.

28 agosto 2009

A WEDNESDAY!

Una delle pellicole più interessanti del 2008, A Wednesday!, è l'opera prima di Neeraj Pandey, che, oltre a dirigere il film, ne ha scritto la storia.
Narrato in flash back, A Wednesday!, si apre con un commissario della polizia di Mumbai che, seduto su una panchina di Marine Drive, racconta il suo caso più importante. Si tratta della storia di un lungo mercoledì durante il quale la città è stata tenuta sotto la minaccia di un attentato terroristico.
Gli attentati in India sono una realtà tragica; misurato, realistico, ben ideato e realizzato, questo film affronta il tema, ottenendo il consenso di critica e pubblico.

TRAMA

In un traquillo mercoledì, una chiamata giunge al commisariato di polizia di Mumbai: in città sono state piazzate quattro bombe che saranno fatte eplodere se non verranno assecondate, entro poche ore, le richieste dell'anonimo attentatore all'altro capo del telefono.

RECENSIONI

The Times of India:****1/2
Bollywood aveva già messo alla prova il suo vigore muscolare, guadagnando molti punti per le sue storie ad alto contenuto di testosterone, adesso è decisa a mostrare anche il cervello, con un film astuto, intelligentemente provocatorio che presenta il suo accresciuto quoziente intellettivo. A Wednesday! è un acuto dibattito contro il terrorismo, brillantemente confezionato come un thriller...nonostante i riferimenti agli elementi classici dei film sul terrorismo, questo è attualmente uno dei film più caldi su questo tema.
...Una delle cose migliori del film è la performance dei due protagonisti Naseeruddin Shah e Anupam Kher.
Nikhat Kazmi, 6 settembre 2008
La recensione integrale

The Hindu:
...A Wednesday! è davvero un buon film ma, come il superfluo punto esclamativo nel titolo, tende ad esagerare. La colonna sonora, per esempio, sottolinea troppo rumorosamente gli eventi, come nel caso della ricerca della prima bomba...
Nonostante ciò rimane un film intelligente, pieno di sfumature nello sviluppo dei personaggi, nei temi trattati e nel tocco visivo. C'è, per esempio, un bellissimo contrasto tra l'azione a terra e le inquadrature dall'alto della città, dove si trova l'attentatore.
Parvathi Nayar, 5 settembre 2008
La recensione integrale

Diana **** 4/5
Ottimo film realizzato con capacità ed intelligenza, in cui trovano equilibrio suspance e dramma, umanità e riflessione politica: davvero si fa fatica a trovare qualche difetto a A Wednesday!.

Il bello:
- Naseeruddin Shah e Anupam Kher, una certezza del cinema indiano, sensibili, credibili, umanissimi. Il commissario Prakash ed il personaggio interpretato da Naseeruddin Shah sono due di noi.
- Jimmy Shergill (Mohabbatein), chi se lo ricorda in Mohabbatein rimarrà sorpreso nel vederlo recitare alla grande in un ruolo perfetto per lui.
- Le riprese dai tetti di Mumbai.

Il brutto:
- Il finale non è poi così imprevedibile come si vorrebbe far credere.
- Come mai nessun altro giornalista, a parte la reporter Naina Roy, interpretata da Deepal Shaw (Chamku), accorre sul luogo degli eventi?

SCHEDA DEL FILM

Cast:

Anupam Kher - Prakash Rathod
Naseeruddin Shah - l'anonimo attentatore
Deepal Shaw - Naina Roy
Jimmy Shergill - Arif Khan
Aamir Bashir - Jai Singh
K. P. Mukherjee - Ibrahim Khan
Rohitash Gaur - Ikhlaque Ahmed
Vijay Bhatia - Mohd. Zaheer
Mukesh Bhatt - Khurshid Lala

Scritto e diretto da Neeraj Pandey

Musiche: Sanjoy Chowdhury (Kismat Konnection)

Anno: 2008

Distribuito da UTV Motion Pictures

Awards:
Questo film ha ottenuto diverse nominations, aggiudicandosi il premio per la miglior regia, il miglior debutto alla regia e la miglior storia agli Star Screen Awards.
Miglior storia e miglior sceneggiatura anche agli IIFA Awards.

CURIOSITA'

- Naseeruddin Shah e Anupam Kher tornano, in questa occasione, a lavorare insieme dopo 12 anni. L'ultimo film che li vide condividere lo schermo fu Chaahat del 1996.

- A maggio di quest'anno, A Wednesday! è stato proiettato a Roma nell'ambito della rassegna Rainbow of Indian Films.

- Lo scorso aprile è stato annunciato un possibile prequel di A Wednesday!.

Il sito ufficiale del film

26 agosto 2009

KAMINEY


Sonno ristoratore. Doccia corroborante. Spuntino energetico. Riposati e svegli, a mente fresca, col giusto tasso di zuccheri nel sangue. Pronti ad affrontare 'Kaminey', pellicola dal ritmo fulmineo e dall'ambientazione notturna. Telecamera in spalla, gli operatori di ripresa si sono impegnati non poco a seguire l'azione sul set e a soddisfare le richieste di un regista molto esigente: Vishal Bhardwaj. Ma ne è valsa la pena: il risultato, talvolta faticoso anche per lo spettatore, riempie di adrenalina quanto una finale di Coppa del Mondo.

'Kaminey' è l'esempio più fulgido di ciò che sta diventando il nuovo cinema in lingua Hindi: un sapiente mix di tradizione e di iper-modernità, di popolare e d'autore, d'Oriente e d'Occidente. Un prodotto tipicamente Indiano che però affascina il mondo.
Analizziamo gli ingredienti:
- Vishal Bhardwaj, regista anticonformista apprezzato da critici e cinefili. Innamorato di Shakespeare. Nonchè compositore dalle doti eccezionali (sua è la splendida colonna sonora di 'No Smoking');
- la star bollywoodiana Shahid Kapoor. Figlio di un interprete coi fiocchi, Pankaj Kapoor ('Dharm'), e di una danzatrice. Bel ragazzo. Adeguatamente palestrato. Sorriso da baciare. Ballerino di prim'ordine. L'attore Indiano al di sotto dei 30 anni di maggior talento o almeno dal carisma più potente. Destinato all'empireo, quello dove rifulgono le Superstar;
- la star bollywoodiana Priyanka Chopra (anche l'occhio maschile vuole la sua parte). Miss India, Miss Mondo, Miss Tutto. Molti la giudicano seconda per bellezza solo all'irraggiungibile Aishwarya Rai. Attrice forse anonima (almeno sino al film precedente...), ma mai scadente;
- una sceneggiatura che può essere qualificata col 90% degli aggettivi contenuti nel dizionario. Che è tutto e il contrario di tutto. Che diverte, intriga, emoziona;
- un trascinante ma insolito brano da classifica, 'Dhan Te Nan', fascinosamente coreografato attorno a e nella carne di Shahid;
- un montaggio mozzafiato che disorienta, (terrorizza), confonde. Almeno sino a quando lo spettatore non si aggrappa con slancio temerario al gancio offerto dal sornione Bhardwaj. Allora comincia davvero il divertimento. A velocità vertiginosa ci si euforizza al susseguirsi frenetico di centinaia di immagini, inquadrature, brevissime sequenze;
- la location bollywoodiana per eccellenza, Mumbai, capitale mondiale dell'industria cinematografica. Piovosa, notturna, ruvida, ipnotica. Lo scintillante glamour dello stardom? No, grazie. Il pietismo pittoresco da slum? No, grazie. Solo il battito della metropoli che stordisce e frastorna;
- e poi dialoghi al vetriolo, cast da urlo, idee idee idee. E umorismo, in dosi tali da stroncare.

Una domanda: cosa resta da fare ad un regista - nel caso specifico: Vishal Bhardwaj - dopo un film come questo? Nulla. Ha dato e detto tutto. 'Kaminey' è una di quelle pellicole che generano una massiccia ansia da prestazione in coloro che le dirigono. Altro che godersi il meritatissimo plauso della critica e del pubblico. C'è solo da chiudersi in casa atterriti e imbottirsi di psicofarmaci.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* Una GRANDE Priyanka equipaggiata di mitra: la scena più esilarante di tutto il film!
* Le effusioni ma soprattutto i battibecchi fra Shahid e Priyanka
* Il leggendario folle scambio di battute fra Amole Gupte e Chandan Roy Sanyal
* L'incontro fra i due gemelli: GRANDISSIMO Shahid!
* La dantesca resa dei conti finale

TRAMA

Sweety (Priyanka Chopra) è incinta. Guddu (Shahid Kapoor), il fidanzato, è costretto a sposarla. La ragazza non è solo bella da paura. E' anche (e soprattutto) sorella di un pazzo criminale fanatico della purezza etnica del Maharashtra: Bhope (Amole Gupte). Il nostro Guddu, ehm, ha il cattivo gusto di essere originario (orrore) dell'Uttar Pradesh. Qui cominciano i guai. Seri. Ma anche il fratello gemello, Charlie (Shahid Kapoor), per non essere da meno, si sta complicando la vita a dovere: ruba ad un paio di poliziotti corrotti una chitarra imbottita di cocaina. Pronti per correre?

RECENSIONI

The Times of India: ***1/2
'E' tempo di far squillare le trombe per il primo film bollywoodiano dotato di cervello, muscoli e belligeranza. Una prova di bravura nel riscrivere il collaudato linguaggio della tradizione cinematografica desi. Sì, 'Kaminey' è una pellicola intelligente che porta Hollywood a Bollywood, e che ricorda l'avventurismo degli action-thriller di Quentin Tarantino. Catapulta lo spettatore nell'oscuro e violento mondo del crimine, senza lasciargli il tempo di batter ciglio o di respirare. Di più: 'Kaminey' è anche il primo film che attribuisce intelligenza al pubblico. Chiede grande attenzione e concede di restare seduti a proprio rischio e pericolo. Perchè se lo spettatore non è abbastanza attento e intelligente da intuire alcune cose, specialmente nella prima mezz'ora, allora potrebbe perdere il filo di questa sfrontata trama. Il regista Vishal Bhardwaj gradualmente racconta tutto, ma presume che il pubblico risolverà da solo il puzzle senza troppe imbeccate. E' qui la forza di 'Kaminey': stuzzica con la sua intelligenza e sfida costantemente lo spettatore a mantenere il passo col ritmo senza respiro di una storia che si svela attraverso tagli veloci, vertiginose angolazioni e un'atmosfera dark e soverchiante. Guardare 'Kaminey' è come essere seduti sull'orlo di un vulcano che può esplodere in ogni momento, e che di fatto esplode. Da un punto di vista tematico il film segna una svolta totale nell'ambito della sceneggiatura bollywoodiana archetipica. Trae la maggior parte della sua forza dalla brillante colonna sonora (composta dallo stesso Bhardwaj), e dall'innovativa fotografia (Tassaduq Hussain) che crea tutto un nuovo terreno di gioco dove gozzovigliano criminali, malviventi e sicari. Anche le interpretazioni incantano: Shahid infonde vita a due personaggi completamente differenti fra loro; Priyanka Chopra si reinventa del tutto come attrice; lo sceneggiatore Amole Gupte ('Taare Zameen Par') regala un ottimo debutto; l'esordiente Chandan Roy Sanyal è memorabile. Ma alla fine 'Kaminey' appartiene al regista. Bhardwaj non solo ha scritto una frizzante sceneggiatura che trabocca di rapide battute, ma ha anche creato dei camei che accompagneranno a lungo lo spettatore. 'Kaminey' è davvero un vodka-martini di quelli pesanti, che lascia il pubblico scosso ed entusiasta. Non chiedete i pop-corn: non li tocchereste neanche. La nuova coraggiosa Bollywood è qui.'
Nikhat Kazmi, 13.08.09

Hindustan Times: ***1/2
'Poche storie sono state narrate in modo così esilarante e con un ritmo e dei tagli di sequenze tanto precisi. Forse solo un regista che è anche compositore musicale poteva raggiungere questa perfetta sincronizzazione. Mi ci sono volute 30 colonne sonore per realizzare che il vero successore di R.D. Burman è solo Bhardwaj. E non sorprende che i testi di Gulzar si fondino così bene con le sue melodie. Esiste un cinema definito 'cool' a cui è ancora difficile dare un nome preciso (diverso da 'noir' o da 'neo-realismo'). E' un tipo di cinema in cui la forma è importante quanto la sostanza. L'umorismo regna sovrano. I personaggi sono sia realistici che irreali. Abbondano i riferimenti alla cultura pop. La violenza è comicamente pornografica. Tarantino è considerato Dio. E solo Dio sa quanti figli cinematici legittimi e illegittimi abbia generato per il mondo. 'Kaminey' appartiene a questo cinema. Sebbene le sfumature siano interamente autoctone. La città è Mumbai, in tutto il suo coraggio à la Danny Boyle. L'intrinseca visione della vita è la stessa: i soldi fanno girare il mondo. Impressiona il modo davvero brillante con cui Shahid Kapoor passa da un ruolo all'altro. Il mio unico dubbio dinanzi a questi film è che ad un certo punto comincino a sguazzare troppo nella loro intelligenza e quindi perdano di vista le motivazioni dei personaggi. O, nel caso delle pellicole Hindi, inizino con le spiegazioni. Ma è un male minore. Tuttavia il finale di 'Kaminey' pare non essere all'altezza dell'incredibile corsa.'
Mayank Shekhar, 15.08.09

Cinema Hindi: ****1/2
Punto di forza: Shahid Kapoor che DI PIU' non si può, in un ruolo che ogni attore al mondo vorrebbe interpretare almeno una volta nella vita, in un film per cui chiunque ammazzerebbe la propria madre; Priyanka Chopra che lascia secchi con la sua sbalorditiva bravura; TUTTO il cast; l'esilarante sceneggiatura; la freschissima regia; ma soprattutto il montaggio al fulmicotone
Punto debole: andrebbe visto due volte per coglierne ogni sfumatura, e i minuti finali sono di troppo

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Shahid Kapoor ('Jab We Met') - Charlie/Guddu
* Priyanka Chopra ('Dostana') - Sweety
* Amole Gupte - Bhope
* Chandan Roy Sanyal - Mikhail

Regia, dialoghi, co-sceneggiatura, colonna sonora: Vishal Bhardwaj ('Omkara', 'Maqbool', 'The Blue Umbrella')

Sceneggiatura: Supratik Sen (assistente alla regia in 'The Blue Umbrella' e 'Maqbool'), Abhishek Chaubey ('Omkara', 'The Blue Umbrella'), Sabrina Dhawan ('Monsoon Wedding) e Vishal Bhardwaj

Montaggio: Meghna Manchanda Sen ('Omkara') e A. Sreekar Prasad ('Asoka')

Coreografia: Raju Sundaram ('Aks') per 'Fatak' (brano che accompagna i titoli di testa) e Ahmed Khan ('Dil Ka Rishta' in 'Yuvvraaj') per 'Dhan Te Nan'

Traduzione del titolo: 'canaglie', 'mascalzoni'. Pushker ci spiega che è un insulto bello e buono, da indirizzare a chi è abituato a pugnalare alle spalle, ad essere sleale, a rimangiarsi la parola data per fini di guadagno personale, ad imbrogliare e truffare

Anno: 2009


Vedi anche: Priyanka Chopra: live chat. (Aggiornamento del 22.08.10)

CURIOSITA'

* Kaminey è stato proiettato al Cairo International Film Festival 2009, al River to River Florence Indian Film Festival 2009, all'Indian Film Festiv Bollywood & Beyond 2010, all'Indian Film Festival Los Angeles 2010 e al Salone Internazion del Libro 2010 (aggiornamento del 24.11.10). 

* Il film ha suscitato grandissimo clamore in India: 'Kaminey' è attualmente la 'Big-Thing' di cui tutti, media e pubblico, parlano.
- Il regista Karan Johar ('Kuch Kuch Hota Hai') ha dichiarato: 'Tagliente, di culto, interpretato e diretto in modo geniale. Andatevi a prendere un assaggio di nuovo cinema e di coraggio cinematico. Più potere a Vishal!' (TESTO ORIGINALE)
- Il regista Anurag Kashyap ('Dev D') scrive: 'Vishal Bhardwaj è in forma eccome! Ha completamente reinventato se stesso con 'Kaminey', dimenticando 'Maqbool' e 'Omkara' e riscoprendo la gangster-story. La trama si svolge in un giorno, e rappresenta cose mai viste prima: la malavita Bengali e Marathi. Dopo questo film ognuno stilerà una nuova intera lista di attori preferiti. Un cast di più di 30 attori, molti tornati alla recitazione proprio con 'Kaminey'.' (TESTO ORIGINALE)

* Il nostro Pushker è a dir poco entusiasta! Ecco cosa ci racconta:
'Kaminey' è qualcosa di nuovo fatto in India. Risente dell'influenza di Tarantino, ma il contenuto e il contesto sono Indiani e rappresentati in modo eccellente pur seguendo la tradizione masala bollywoodiana. E' il primo film commerciale di Bhardwaj, e tutto è brillante: la regia, la sceneggiatura, le interpretazioni, la colonna sonora e la fotografia. Sono rimasto sbalordito da 'Kaminey'. Bhardwaj ha imposto la sua autorità in quanto genio e ha provato che un buon regista può dirigere qualunque tipo di pellicola.
I precedenti lavori di Vishal erano seri, e i personaggi erano reali con dialoghi e battute reali. Con calma, senza fretta, Bhardwaj ha dissezionato ed esplorato il lato oscuro dell'uomo senza essere mai apologetico. 'Kaminey' forse deluderà i suoi fan, ma non si dovrebbe dimenticare che il film è stato diretto con la stessa cura dei precedenti, pur abbracciando i canoni bollywoodiani. Il cervello dello spettatore non si spegne, come accade per le pellicole popolari tradizionali. Vishal ha regalato un posto a Tarantino nel nostro cinema così come aveva saldamente piantato Shakespeare nel suolo Indiano. Ma non ha copiato Tarantino come aveva fatto Sanjay Gupta in 'Kaante'.
E' affascinante vedere 'Kaminey' con occhi Indiani, viverne ogni momento e abbandonarcisi. Il film rompe ogni regola della tradizione masala Hindi.
- La prima: se ci sono due fratelli, allora uno dev'essere molto cattivo. Nel climax si pentirà dei suoi peccati e si sacrificherà. In 'Kaminey' Guddu e Charlie sono diversi fra loro, non sono perfetti, nè fisicamente nè caratterialmente. Guddu balbetta e Charlie ha la pronuncia blesa. Guddu è un bravo ragazzo ma è anche un debole pronto a chinarsi dinanzi alle circostanze. Charlie conosce la vita e sa come muoversi. E se ne frega del suo difetto di pronuncia.
- Il modo in cui i personaggi comunicano fra loro: in Bengali, in Marathi e in Inglese, senza mai ripetere le battute traducendole in Hindi come di solito accade (tranne che per i due attori di colore).
- Tutti i personaggi hanno un'anima. Sono completi.
Inoltre la fotografia è incantevole, la colonna sonora è così potente da risucchiarvi in ogni fotogramma. Una menzione speciale al brano 'Duniya mein', col quale Vishal rende il più grande tributo al leggendario compositore R.D. Burman. La canzone era contenuta nel film 'Apna Desh', interpretato da Rajesh Khanna e Mumtaz (VIDEO)
(Aline ha successivamente pubblicato il TESTO ORIGINALE di Pushker nella sezione Inglese del sito)

* Pushker ci segnala che il soggetto di 'Kaminey' è stato acquistato da Bhardwaj per 4.000 dollari da uno scrittore di Nairobi: Cajetan Boy. Ci segnala inoltre che il personaggio di Mujeeb, uno dei due fratelli di Mikhail, è interpretato da Deb Mukherjee, zio di Kajol. In 'Jo Jeeta Wohi Sikandar' ricopriva il ruolo del coach del Rajput College

* I riferimenti a Tarantino sono numerosi, ma i lavori del talentuoso regista italo-americano presentano una pulizia formale del tutto assente in 'Kaminey', pellicola dall'aspetto scabro e dalla grana (apparentemente) grossa

* Shahid Kapoor ha iniziato la sua carriera come modello e ballerino in spot pubblicitari e in video musicali. Celebre lo SPOT della Pepsi interpretato da un giovanissimo Shahid accompagnato da niente di meno che lo scintillante trio di 'Kuch Kuch Hota Hai': Rani Mukherjee, Shah Rukh Khan e Kajol. Il debutto a Bollywood nella coreografia del brano 'Kahin Aag Lage Lag Jawe', tratto dal film 'Taal', con un'altra star di tutto rispetto: la splendida Aishwarya Rai

* Pare che il ruolo di Charlie/Guddu fosse stato precedentemente offerto a Saif Ali Khan ('Omkara'), e pare che il regista abbia dovuto insistere parecchio per convincere Priyanka Chopra ad accettare di interpretare 'Kaminey'

* Nelle prossime settimane verrà distribuito il nuovo film di Shahid Kapoor in coppia con la talentuosissima Rani Mukherjee ('Black'): 'Dil Bole Hadippa!' (TRAILER). Mentre al Festival di Toronto verrà presentata la nuova pellicola diretta da Ashutosh Gowariker ('Jodhaa-Akbar') con Priyanka Chopra: 'What's your Raashee?' (TRAILER)

* Circolano voci di due nuovi progetti di Vishal Bhardwaj, con Aishwarya Rai e Hrithik Roshan ('Jodhaa-Akbar'), purtroppo non insieme nello stesso film

* Il co-sceneggiatore Supratik Sen è anche assistente alla regia

* Vishal Bhardwaj sta co-producendo il sorprendente film di debutto alla regia del suo fidato sceneggiatore Abhishek Chubey: 'Ishqiya'. Il cast è di tutto rispetto: Naaseruddin Shah ('Iqbal'), Arshad Warsi ('Munna Bhai') e Vidya Balan ('Pareneeta'). Per il trailer CLICCA QUI. (Ringraziamo Pushker per la segnalazione)
* Il padre di Shahid, Pankaj Kapoor, ha lavorato in passato con Vishal Bhardwaj interpretando 'Maqbool' e 'The Blue Umbrella' e il corto 'Blood Brothers'

GOSSIP&VELENI

* E Amole Gupte ha scritto davvero la delicatissima sceneggiatura di 'Taare Zameen Par'... No, ma vi rendete conto?? In 'Kaminey' non l'ha riconosciuto nemmeno la madre!

* Anche Vishal Bhardwaj arriva dall'Uttar Pradesh...

* Diamoci alla pornografia bollywoodiana: il bacio sul set fra Shahid e Priyanka c'è davvero!! E CHE BACIO!!

* Kareena Kapoor ('Jab We Met') è di sicuro un'attrice di talento, anche se SOLO UNA PAZZA FURIOSA PUO' MOLLARE UN AMORE COME SHAHID KAPOOR!!!! Ma Kareena! MA COME STAI???

* Circolano voci di una presunta relazione fra Shahid e Priyanka

25 agosto 2009

P H O O N K (II)


'Phoonk' rispetta la tradizione dei film diretti ma non prodotti da Ram Gopal Varma (v. 'Darling' o 'Contract'): l'abituale bravura registica di Varma è contenuta, come imbrigliata. Non è dato sapere se su specifica richiesta da parte dei produttori, che paventano la scarsa commercialità dei virtuosismi del regista di Hyderabad, o se lo stesso Varma non preferisca risparmiare le sue idee vulcaniche per le pellicole sfornate dalla Factory. 'Phoonk' ha comunque ottenuto un discreto successo di pubblico, malgrado l'attesa stroncatura critica.

La trama, ad un esame più attento, rivela aspetti insoliti per un horror. La narrazione parte in modo lento e prevedibile, banalizzata anche da una regia non all'altezza degli standard a cui RGV ha abituato il suo pubblico. Ma quando il fattore horror dovrebbe scatenarsi, ecco che improvvisamente la sceneggiatura offre inaspettati punti di vista che, di fatto, impregnano il film schiudendogli una prospettiva del tutto nuova.
Varma entra finalmente in scena dispiegando tutta la sua potenza registica e la sua abilità nel dirigere gli attori. La storia sembra seguire la falsariga della magia nera, ma in realtà sceneggiatore e regista preferiscono sottolineare il conflitto fra ateismo e religiosità (e superstizione). 'Phoonk' è ovviamente una pellicola di intrattenimento, e quindi i temi filosofici o psicologici trovano poco spazio. Eppure è interessante che il protagonista della vicenda sia un non credente dichiarato (come lo stesso RGV). E ancor più interessante è il messaggio che il film veicola: dinanzi ad una disgrazia terribile come la grave malattia di un figlio, gli esseri umani si mostrano ugualmente indifesi. Ogni certezza crolla. La razionalità viene meno. Le convinzioni profonde perdono senso e si sgretolano. Può accadere che un ateo si rivolga disperato ad uno sciamano. O che un credente giudichi crudele il suo Dio e si affidi alla scienza.

Nel capolavoro di Stephen King, 'Pet Sematary', il dolore devastante di un padre che ha perso il figlio attanaglia il lettore alla gola dalla prima pagina all'ultima, soverchiando tutto il resto (trama, fattore horror). Anche in 'Phoonk' è l'angosciosa vicenda umana di Rajiv a catturare l'attenzione dello spettatore per buona parte della pellicola, grazie anche all'interpretazione molto convincente offerta da Sudeep.
Perchè mai il pubblico dovrebbe spaventarsi dinanzi a fattucchiere e riti magici? Il terrore in 'Phoonk' è più realistico. E' l'orrore più grande che possiamo provare: la morte delle persone che amiamo.

Alcuni hanno ravvisato in 'Phoonk' degli aspetti in comune con 'L'Esorcista'. Le sequenze della possessione effettivamente paiono trarre ispirazione dal celebre film di William Friedkin. Ma mentre ne 'L'Esorcista' i protagonisti sono la ragazza posseduta e il sacerdote che tenta di salvarla, in 'Phoonk' il personaggio principale è il padre, che si prodiga con ogni mezzo per trovare una cura al male misterioso della figlia, ma che non agisce in alcun modo sul male stesso se non indirettamente nella sequenza finale. La bambina e la sua possessione sono lasciate ai margini. Ne 'L'Esorcista' la presenza del Male è opprimente: la camera entra nell'abitazione dove vive la famiglia, e lo spettatore sente l'angoscia stringergli il cuore. In 'Phoonk', malgrado qualche sporadica sequenza, l'ambiente rimane sano, non infestato. Nemmeno per un istante la quotidianità viene sovvertita o alterata. 'L'Esorcista' si focalizza sul Male, 'Phoonk' sul dolore. In 'Phoonk' l'importanza della famiglia, cioè il mondo conosciuto, è preponderante rispetto a tutto ciò che è estraneo: il maleficio, le cure, la strega, lo sciamano. Ne 'L'Esorcista', al contrario, tutto ciò che è familiare o quotidiano è violentemente scardinato, e l'ignoto (ma anche l'estraneo alla famiglia, ossia il sacerdote) cattura la scena.

Una menzione speciale al cast tecnico: la fotografia è molto espressiva e molto elegante, il commento musicale di buona fattura. E non mancano le inquadrature inedite e temerarie per le quali RGV è giustamente famoso. Non perdetevi la scena del ritorno a casa dalla prima visita medica. La nonna è di spalle, nell'oscurità, in attesa. I genitori entrano ai suoi lati, mesti, avvolti da un cono di luce. La bambina sale le scale sfiorando l'obiettivo. E' questo il perfezionismo tecnico che delizia i fan del regista. Varma ama definirsi uno scopiazzatore di idee altrui, ma di certo il suo occhio geniale marchia in modo inconfondibile le pellicole da lui dirette.

RECENSIONI

The Times of India: **
Nikhat Kazmi, 22.08.08

Hindustan Times: **
'Phoonk' è il piatto horror standard di Ram Gopal Varma. Meglio che spendiate i soldi del biglietto per del pesce fritto.'
Khalid Mohamed, 22.08.08

Bollywood Hungama: ****
'Il grande dibattito fra scienza e superstizione continua, e il nuovo film di RGV, 'Phoonk', pende in favore della superstizione. Sorprendente, vero? La pellicola non spaventa, ma il tema funziona. 'Phoonk' può essere facilmente annoverato fra i migliori lavori di Varma (anche se 'Bhoot' impressionava di più), e cattura l'attenzione dall'inizio alla fine. Il regista gioca con la camera (eccellente lavoro di Savita Singh) e col suono (Kunal Mehta, Parikshit Lalwani) per enfatizzarne l'impatto. Il tema musicale (Bapi-Tutul) trasforma una scena da ordinaria in fuori dall'ordinario. Varma è tornato col botto: l'argomento ha consistenza e ogni inquadratura porta lo stampo inconfondibile del genio che RGV è, aldilà dei successi e dei flop. Le interpretazioni sono tutte buone. Sudeep colpisce per l'eccellente performance. Amruta Khanvilkar è efficace. La piccola Ahsaas Channa regala grande emozione. Ashwini Kalsekar è di prima classe. L'interpretazione tantrica di Zakir Hussain è superba. 'Phoonk' è una fascinosa esperienza cinematica intorno ad un tema che viene raramente affrontato dai mercanti di sogni di Bollywood: la magia nera. L'argomento stesso è la star più grande del film.'
Taran Adarsh, 22.08.08

Cinema Hindi: ***1/2
Punto di forza: la regia e l'interpretazione di Sudeep
Punto debole: qualche lentezza di troppo nella sceneggiatura

SCHEDA DEL FILM

Sceneggiatura: Milind Gadagkar

Colonna sonora: Bapi-Tutul ('Khosla Ka Ghosla!)

Fotografia: Savita Singh

Traduzione del titolo: come già anticipato da Erica, Pushker conferma che 'phoonk' significa 'soffiare dalla bocca', ed è generalmente associato all'espressione 'soffiar via la polvere'. Ma nel film il termine può essere inteso come 'esorcismo'

Per la trama del film, la traduzione della recensione di The Times of India, il cast completo, ulteriori informazioni e commenti, vedi il testo di Erica 'PHOONK'.

CURIOSITA'

* Da non perdere gli speciali contenuti nel dvd: lunghe interviste al cast e alla troupe. RGV descrive le sue scene preferite e si stupisce di aver scritturato un'attrice così giovane considerata la sua ben nota irritabilità nei confronti dei bambini. La piccola Channa, dal canto suo, parla di Varma con occhi innamorati...

* Sudeep è un attore del cinema in lingua Kannada, la lingua ufficiale dello Stato del Karnataka. 'Phoonk' segna il suo debutto a Bollywood

* La piccola Ahsaas Channa ha recitato in altre pellicole, anche in ruoli maschili (v. 'Kabhi Alvida Naa Kehna'), pratica piuttosto comune nel cinema Indiano (nelle prossime settimane dovrebbe essere distribuito 'Pankh', storia drammatica imperniata proprio su questo tema)

* Amruta Khanvilkar era nel cast di un altro film di Ram Gopal Varma, 'Contract'

* L'ottimo caratterista Zakir Hussain, lo sciamano in 'Phoonk', ha recitato fra gli altri anche in 'Sarkar', sempre diretto da RGV. La 'strega' Ashwini Khalsekar ha partecipato a 'Johnny Gaddaar'

20 agosto 2009

SANKAT CITY


Nel mondo sta accadendo di tutto. Un'evoluzione tumultuosa in direzioni inaspettate. Ne sentite l'energia? Arriva da lontano. L'Occidente ingrigito non ne è più il motore. Sì: nel mondo sta proprio accadendo di tutto. Ma non è qui che accade. Non dove viviamo noi.
Mumbai.
Il centro. La fucina. Il ventre e il cervello. Gli slum. Il denaro. Colossale. Frenetica. Ingorda. Formicolante. Sporca. Maleodorante. Ricca. Opulenta. Sfrenata. Criminale. Proiettata verso un futuro a noi precluso. La megalopoli tentacolare in espansione inarrestabile che trabocca di sfrontata vitalità, di avide speranze, di ingiustizie profonde. Che pulsa, ininterrottamente. E le sue pulsazioni sono un rombo che scuote il pianeta.
Mumbai. La città dei sogni. La città dei guai. Maximum City. Sankat City.
Ma cosa facciamo ancora qui?

Il regista Pankaj Advani conosce bene Mumbai. E nel pirotecnico film che ha scritto e diretto, non è la città a contribuire alla definizione dei personaggi bensì il contrario. A Mumbai spetta il ruolo principale, confezionato per lei con amore irriverente. Tutto il resto le ruota attorno: un soggetto genialmente scanzonato, una sceneggiatura noir assemblata in modo delizioso, una regia fulminata dall'infatuazione, un montaggio che mozza il respiro, un cast multiplo da assuefazione letale.
'Sankat City' è una rotazione rocambolesca e perenne attorno ad un centro, Mumbai, che attrae con la forza gravitazionale di un buco nero: se ti avvicini troppo ci cadi dentro. Peccato non poter ammirare questa pellicola su grande schermo. La vera fortuna dell'industria cinematografica statunitense è la miopia dei distributori occidentali. 'Sankat City' è la dimostrazione inconfutabile che, quando la sceneggiatura è di prima classe, il cinema Indiano non è secondo a nessuno. Attenta Hollywood: i tuoi giorni sono contati.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE:

- Kay Kay Menon in un ruolo brillante piuttosto insolito per lui;

- la sorprendente irresistibile intesa fra Kay Kay e Dilip Prabhavalkar: ladri d'auto I-N-D-I-M-E-N-T-I-C-A-B-I-L-I. Impossibile non innamorarsene. Godetevi le interazioni fra i due, lo scambio di battute, le gag. Vinceranno l'award come migliori attori non protagonisti?

- il ballo sfrenato di Anupam Kher in tutina attillata da super-eroe (Anupam: TI AMIAMO!!!);

- Rimi Sen in un'impeccabile interpretazione (chi l'avrebbe immaginato?);

- e... tutto il resto! Non perdetevi nulla di questo spumeggiante, ironico film.

TRAMA

Mumbai e i suoi abitanti. Ladri d'auto, palazzinari, registi di B-movie, attori sfioriti, pupe, gangster, killer, prostitute, guru. E una valigia. Piena di soldi, ovviamente.

RECENSIONI

The Times Of India: ***1/2
'Grazie Dio per il cinema indipendente bollywoodiano! No ai grossi budget, alle superstar, alle sgargianti ambientazioni. Solo una storia intelligente, intelligentemente narrata, con un pugno di attori che non hanno nulla di cui vantarsi - nessun appeal pubblicitario, nessun compenso da blockbuster - a parte la sovrabbondanza di talento. 'Sankat City' è uno sguardo tagliente ai bassifondi e al sudiciume di Mumbai. Un film coinvolgente. Il paesaggio ritratto da Pankaj Advani non è contemplato nella Mumbai di 'Shantaram': i bui quartieri malfamati, i depositi di rottami, le produzioni di film di serie C, i sordidi tuguri, gli ombrosi gangster e i loro covi. E così sono i personaggi, una folla eterogenea di vagabondi e di perdenti che condividono una sola cosa: acciuffare il sogno promesso da Mumbai e diventare ricchi subito. Allacciate le cinture per una black comedy che, come una ragnatela intricata, aggiunge nuovi fili senza mai smarrire la logica o la continuità. La pellicola si presenta in modo grezzo e privo di raffinatezze tecniche, ma non lasciatevi ingannare dalle apparenze: 'Sankat City' è come un giro sulle montagne russe attraverso il cuore di Mumbai, caratterizzato dalle impeccabili interpretazioni del cast. Si stagliano su tutti il mercuriale Kay Kay ma anche Rimi Sen che, piena di argento vivo, con tanto di abbigliamento vistoso e di trucco volgare, regala la migliore performance della sua carriera. Gustatevelo.'
Nikhat Kazmi, 09.07.09

Hindustan Times: ***
'In 'Sankat City' si narrano cose che accadono solo nei film. Ed è per questo che piace. Mostra una serie di caricature che si incastrano insieme in una trama circolare. Il bello della narrazione è nel modo in cui ciascun personaggio, del tutto privo di rapporti con gli altri, trova la sua strada per entrare ed uscire da questa confusione che gira in tondo. Godetevi lo spettacolo.'
Mayank Shekhar, 11.07.09

Cinema Hindi: ****1/2
Punto di forza: la sceneggiatura, la regia, il cast. Insomma: tutto!
Punto debole: -

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Kay Kay Menon ('Corporate') - Guru
* Anupam Kher ('A Wednesday') - Faujdar
* Rimi Sen ('Kyon Ki') - Mona
* Chunky Pandey ('D O N') - Sikandar (e il suo sosia)
* Dilip Prabhavalkar ('Sarkar Raj') - Ganpat
* Yashpal Sharma ('Ab Tak Chhappan') - Pachisia
* Sanjay Mishra ('Tashan') - Lingam
* Manoj Pahwa ('Singh Is Kinng') - Gogi
* Rahul Dev ('Asoka') - Suleman (cameo)
* Shri Vallabh Vyas ('Satta') - Sharafat (cameo)
* Hemant Pandey ('Krrish') - Fattu, l'autista di Faujdar

Regia e sceneggiatura: Pankaj Advani

Dialoghi: Pankaj Advani e Ashwani Kumar (anche assistente alla regia)

Colonna sonora: Ranjit Barot ('Aks', commento musicale)

Fotografia: Chirantan Das ('Dus Kahaniyaan')

Montaggio: Hemanti Sarkar ('Pareneeta')

Traduzione del titolo: 'sankat' significa 'guaio', 'problema' (ringraziamo Pushker e Rajesh)

Anno: 2009


CURIOSITA'

* Il regista Pankaj Advani ha firmato il soggetto e la sceneggiatura di 'Kabhi Haan Kabhi Naa', film del 1993 interpretato da Shah Rukh Khan

* Il compositore Ranjit Barot ha firmato la colonna sonora del film 'Senso Unico' del 1999, una co-produzione italo-indiana diretta da Aditya Bhattacharya, che ha interpretato il ruolo di Aziz in 'Black Friday'. Nel cast anche Stefania Rocca. Ranjit Barot si è aggiudicato il Filmfare Award e lo Screen Award per il miglior commento musicale per 'Aks'

* Dilip Prabhavalkar è un apprezzato attore di teatro e di cinema in lingua Marathi. Ha vinto due National Award come miglior attore non protagonista nello stesso anno per 'Lage Raho Munna Bhai' (interpretava Gandhi) ex-aequo con la pellicola Marathi 'Shevri'

* Citazioni bollywoodiane: 'Mangal Pandey', 'Lagaan', Amitabh Bachchan

* Dal BLOG del regista Pankaj Advani:

- 'Sankat City' è come una corsa selvaggia sulle montagne russe attraverso il ventre molle di una formicolante metropoli. Il film presenta un assortimento di personaggi demenziali: un ladro d'auto, un'imbrogliona, un gangster, un uomo di Dio, un produttore cinematografico, un costruttore, un attore e il suo duplicato, un meccanico, una prostituta, un autista, un killer, un tassista, eccetera. Uomini e donne disperati che combattono contro i capricci della fortuna e del fato, e le cui pazze pagliacciate intrecciano inestricabilmente le loro vite, generando caos e confusione. Denaro, omicidi, vendette, avidità, paura, inganni. E non dimentichiamo il divertimento, le burle. E ultimo ma non ultimo: l'amore. Tutti ingredienti di questo comico, avvincente thriller-masala. (...) In qualche modo fin dall'inizio ho istintivamente sentito che la città non avrebbe fatto solo da sfondo a questa birichinata, ma sarebbe stata un personaggio. Una città impazzita, alcuni suoi disperati e nevrotici abitanti: tutto ciò dove avrebbe condotto? Alla discarica dei rifiuti, ovviamente! L'idea mi eccitava e ci ho lavorato a ritroso: è così che ho iniziato. E a proposito della discarica, di sicuro il cast e la troupe non dimenticheranno mai quelle riprese. Miglia e miglia di cumuli di spazzatura tutt'intorno. Non abbiamo solo girato in mezzo alle dune, ma anche fatto colazione e pranzato. Faceva molto caldo, e il tanfo era insopportabile. Tutti eravamo forniti di mascherine, che però furono abbandonate al momento delle riprese. Abbiamo dovuto trasportare con fatica l'equipaggiamento. La scena era lunga e prevedeva anche un po' d'azione. C'erano folla, bulldozer, camion, ma soprattutto il terreno era bagnato e molle. Dovevamo stare attenti, però abbiamo gestito la cosa abbastanza bene, malgrado l'assistente cameraman sia scivolato nella melma durante le riprese. Dopo esserne faticosamente uscito, è sparito per un po' per farsi un bagno, anche se non ho la minima idea di dove abbia trovato l'acqua.'

- In questo TESTO il regista racconta da dove ha tratto ispirazione per i personaggi.

- 'Mumbai. Una città in movimento, frenetica, energetica, caotica, drammatica, persino nevrotica. Una mescolanza di culture e di lingue. Una città con un cuore. Una città che non dorme mai. Una città sull'orlo. Ma anche una città di speranze. E naturalmente di contraddizioni. Spero di essere riuscito a rappresentare tutto questo in 'Sankat City'.
I personaggi. Una galleria di amabili canaglie. Topi e scarafaggi che corrono verso la libertà, cercando di annusare la via d'uscita che li conduca fuori dai buchi che si sono essi stessi scavati. Spero di aver reso loro giustizia.'
Nello stesso testo, il regista racconta in modo esilarante gli equivoci e le complicazioni del giorno della prima.

* Il regista Anurag Kashyap ('Dev D') presenta così il film nel suo blog: 'Sankat City' è un film talmente pazzo e demenziale! E' spassoso, sgargiante, buffo, completamente esagerato. Tanti personaggi, ciascuno ignaro degli altri e tutti divertenti: solo il denaro funge da denominatore comune fra loro. Si passa da un Kay Kay originalissimo e mai visto prima (ho lavorato spesso con lui senza mai notare questo lato della sua personalità) ad un misuratissimo Yashpaal Sharma. Pellicola da vedere con urgenza!'

* Altri film nei quali Mumbai riveste un ruolo di primaria importanza:
- 'Life In A Metro', pellicola emblematica di una megalopoli dal volto (anche) umano;
- 'A Wednesday', con le sue inquadrature mozzafiato;
- 'Aamir', con i suoi imperdibili titoli di testa e il suo protagonista in perenne movimento per le vie della città;
- 'Munna Bhai MBBS' e 'Lage Raho Munna Bhai': le tradizionali lavanderie a cielo aperto e la spettacolare Marine Drive;
- 'Black Friday': Mumbai e le sue ferite;
- gran parte della filmografia di Ram Gopal Varma: 'Satya' tinge di noir la città, 'Rangeela' e 'Naach' la vivificano con coreografie da perderci il sonno, 'Bhoot' la riveste di un'insolita foggia gotica;
- la filmografia di Madhur Bhandarkar: 'Chandni Bar', 'Page 3' e 'Traffic Signal' ci regalano una Mumbai spietata, sordida, crudele;
- 'Ab Tak Chhappan': il crimine, l'ingiustizia, la violenza;
- 'Kaminey': il battito della metropoli che non dorme mai.

* Aggiornamento del 23.11.2010: il regista Pankaj Advani è morto l'11 novembre 2010 a causa di un attacco di cuore. Per saperne di più: clicca qui.

18 agosto 2009

KUCH NAA KAHO (UN PADRE PER MIO FIGLIO)


Prima di convolare a nozze e rallegrarsi del successo del bellissimo Guru di Mani Ratnam, Abhishek Bachchan e Aishwarya Rai inciamparono in più di un filmetto deludente e degno di scarsa attenzione.

Kuch naa Kaho figura nella mia lista personale di titoli da NON consigliare; guardatelo e ritroverete il peggio di Bollywood. Coloro che amano criticare la cinematografia indiana questa volta avranno pane per i loro denti perché il film è veramente fasullo, infantile e scontato, (ma che non ci prendano il vizio perchè non gli capiterà spesso un'occasione così).


TRAMA
Raj conosce Namrata durante il suo viaggio di ritorno in India e la rincontra lo stesso giorno al matrimonio del cugino. Pur essendo saldamente ancorato alla sua vita da single inizia a mostrare un certo interesse per la ragazza, ma un giorno scopre che è sposata e ha un figlio.
Che fine ha fatto il marito fuggitivo? Come è prevedibile prima che Kuch naa Kaho finisca, il dimenticato consorte dovrà fare un salto sulle scene per liberare la pista a Raj e benedire l’happy ending.


Nonostante il fascino di Abhishek e Aishwarya la pellicola non ha molto da offrire, spalma appiccicosa melassa alla velocità della luce e non tira fuori emozioni vere.
Nessun brivido.
Gli attori sono ben ingessati e incerati, carini ma niente di più.
L’avvenuta metamorfosi professionale di entrambi è sconvolgente, Abhishek in questi ultimi anni ha affinato così tanto le sue capacità da risultare irriconoscibile se paragonato al ragazzetto pallido di Kuch Naa Kaho. Sta diventando bravo, anzi bravissimo, ma in questa pellicola siamo ancora in alto mare.

Il film va avanti sommando una lacuna dietro l’altra come fossero briciole di Pollicino, gira alcune sequenze in un caotico campo estivo (deve essere scattata una moda non indifferente dopo il successo di Kuch Kuch Hota Hai) nel quale vengono portate avanti una serie di scontatissime gag. Alcune scene meriterebbero di essere sfettucciate con le cesoie e Abhishek che si lancia dal tetto giusto per attirare l’attenzione non è esattamente un modello da imitare.

L’unico momento che rivedrei è canzone "Achi Lagti Ho" la cui musica è piacevole e rilassante. La bellezza dell’ex Miss World monopolizza la schermo dalla prima all’ultima nota e scatena una tempesta con un solo battito di ciglia. Al termine di questi amabili sei minuti il film torna ad essere una noia totale, le cose sono due. : o si prende un caffè doppio macchiato per resistere agli sbadigli… o si manda in pensione il dvd ancora prima che abbiano luogo i festeggiamenti finali.


Il mio giudizio sul film * 1/5
Tolta la bella canzone tutto il resto è un colabrodo.


ANNO: 2003

REGIA: Rohan Sippy

TRADUZIONE DEL TITOLO: Non dire niente

CAST:

- Aishwarya Rai…… Namrata
- Abhishek Bachchan…… Raj
- Arbaaz Khan…………… Sanjeev
- Satish Shah…………… Rakesh
- Meghna Malik………… Nikki


COLONNA SONORA: Shankar – Ehsaan – Loy

PLAYBACK SINGERS: Shaan, Shankar Mahadevan, Sujata Battacharya, Mahalaxmi, Kavita Krishnamurty e Udit Narayan


QUALCOS’ALTRO:

- Il regista Rohan Sippy è il figlio del leggendario Ramesh Sippy (Sholay)

- Il testo della canzone "Achi Lagti ho" è stato scritto da Javed Akthar

- Il film verrà trasmesso su Raiuno in lingua italiana sabato 22 Agosto in prima serata. Il titolo sarà “Un padre per mio figlio”.

09 agosto 2009

LOVE AAJ KAL (L'AMORE IERI E OGGI)

Love Aaj Kal è una delle prime uscite importanti in quel di bollywood, dopo la lunga pausa causata dallo sciopero per il mancato accordo tra produttori e proprietari dei multiplex sulle quote relative agli incassi. L'attesa era alta perchè si tratta del terzo film da regista di Imtiaz Ali, dopo il meritato successo di Jab We Met, e perchè il battage pubblicitario ha puntato molto sull'alchimia tra i due protagonisti insistendo maliziosamente a proposito dei baci che Saif Ali Khan e Deepika Padukone si sono scambiati per esigenze di copione. Love Aaj Kal è una delle tante commedie attuali ma non spregiudicate, che ha in sè tutti gli elementi di modernità, ma non dimentica le tradizioni. Locations, almeno in parte, oltremare, comparse e coprotagonisti occidentali, canzoni, poche, inserite nella trama del film (addio timidi sguardi tra le Alpi svizzere, ora si balla solo alle feste o in discoteca), protagonisti giovani ed indipendenti che si amano senza necessariamente sposarsi, sono gli ingredienti di un film premiato al box office, carino, colorato, ma non irresistibile.

TRAMA

Jai (Saif Ali Khan) e Meera (Deepika Padukone) si incontrano e si innamorano. Convinti come sono che i sentimenti siano incompatibili con la libertà ed una piena realizzazione delle proprie ambizioni, si allontanano e si respingono quanto più possibile. Basterà il tenero esempio dell'innamorato Veer (Rishi Kapoor) e la sua bella Harleen (Giselle Monteiro) e tutta la durata del film per far loro cambiare idea?

RECENSIONI

The Times of India:****
Non rimarrete delusi. Il film rispecchia la fobia nei confronti delle responsabilità nei rapporti sentimentali da parte dei giovani professionisti di successo. Con gran dispiacere dei genitori, i quali non ne comprendono il dilettantismo emotivo e li tormentano con i clichè dell'amore di una vita. Il segreto del modo di fare cinema del regista Imtiaz Ali risiede in tre fattori. Invece di dipendere pesantemente da una sceneggiatura lunga tre ore, Imtiaz si concentra sui dialoghi: frizzanti, concisi, realistici. Il secondo aspetto è la definizione dei personaggi, capaci di infiammare letteralmente lo schermo con la loro vena individualistica e la loro triste vulnerabilità. Il terzo aspetto è l'atmosfera e l'ambientazione. Londra e San Francisco sono belle, ma è ancora una volta Delhi a convincere in pieno. Gioca un ruolo importante nel creare la giusta atmosfera anche la colonna sonora di Pritam. Quanto ai difetti, il primo tempo tarda a carburare, ma poi confluisce in un coinvolgente secondo tempo. Per fortuna le affascinanti interpretazioni dei due protagonisti celano questi rallentamenti. Deepika è decisa ed efficace nel ruolo di Meera. Ma è Saif che regala al suo personaggio così tante sfumature da renderlo estremamente reale.
Nikhat Kazmi, 30.07.09
recensione integrale

Hindustan Times:***
Probabilmente questo tipo di relazione semi-informale con un ex partner è una novità nei film Hindi. Saif Ali Khan, al solito, recita la parte del 'Saif à la Hugh Grant', il che è una gran cosa. Non conosco nessuno nell'immaginario popolare che potrebbe interpretare meglio l'adorabile, disinvolto, simpatico Saif. Insieme a Deepika Padukone, mantiene vivo l'interesse dello spettatore. Amerete questa storia d'amore per il suo realismo.
Mayank Shekhar, 01.08.09
recensione integrale

Bollywood Hungama:****
...Love Aaj Kal non è un film facile da scrivere e realizzare. Certo è una love story ma non di quelle che parlano d'amore e struggimento del cuore. Ci sono due storie ambientate in differenti periodi... se non si è attenti si rischia di fare confusione con la trama...
Taran Adarsh, 30.07.09
recensione integrale

Diana:***
E' proprio vero, al di là dei tanto discussi (e castissimi) baci sulle labbra (Saif evidentemente non è uno che si tira indietro visto che aveva già baciato niente meno che Rani Mukherjee in Hum Tum e Preity Zinta in Salaam Namaste) tra i due protagonisti c'è una buona alchimia che, nonostante la differenza di età, sullo schermo funziona. E' grazie a Saif e Deepika che il film è piacevole, entrambi sono brillanti e perfettamente in parte.

Il bello:
- Saif e Deepika, il loro struggente prendersi e lasciarsi. L'attrazione palpabile tra i due. La superficialità, l'immaturità ma anche il pudore vergognoso di non ammettersi innamorati: chiunque abbia avuto una relazione in cui la testa diceva di no ma tutto il resto del corpo urlava sì, amerà almeno un po' Love AAj Kal.
- Rishi Kapoor, convincente, indispensabile, adorabile.
- Il cameo di Neetu Singh Kapoor.

Il brutto:
- Bisogna aspettare il quarantottesimo minuto del film per godere del primo vero stacco musicale. La colonna sonora è divertente ma dispensata con il contagocce. Si sente la mancanza dei balletti a maggior ragione visto che si tratta di una commedia d' intrattenimento.
- Giselle Monteiro: c'era bisogno dell'unica brasiliana sulla faccia della terra senza alcun senso del ritmo per il ruolo di Harleen Kaur? Davvero nessun' altra modella, magari, indiana, altrettanto bella ma con maggior talento per la danza, era disponibile?
- Inutile sforzarsi di tenere il piede in due scarpe, meglio decidersi per un film tradizionale o per una commedia più moderna. Il rischio è di pasticciare con la trama, creando qualche incongruenza, ed esagerare inserendo elementi che sovraccaricano la storia per accontentare i più tradizionalisti.

SCHEDA DEL FILM

Cast:
Saif Ali Khan - Jai Vardhan Singh/ il giovane Veer Singh
Deepika Padukone - Meera Pundit
Giselle Monteiro - Harleen Kaur
Rishi Kapoor - Veer Singh da adulto
Rahul Khanna - Vikram

Regia: Imtiaz Ali (Jab We Met)

Musiche: Pritam Chakraborty (Billu, Singh Is Kinng)

Coreografie: Ashley Lobo (Namastey London, Jab We Met), Bosco Martis (Partner), Caesar Gonsalves (Partner), Saroj Khan (Delhi-6)

Prodotto da:
Illuminati Films (di proprietà di Saif Ali Khan che ne ha scelto il nome) in collaborazione con la Eros International

Anno: 2009

Traduzione del titolo: L'amore ieri, oggi e domani

CURIOSITA'

Pare che Kareena Kapoor, attuale compagna di Saif, si fosse detta entusiasta e disponibile per il ruolo di Meera. Saputo che la parte era già stata assegnata ha reagito con una certa eleganza, così come ha fatto durante il lancio del film dichiarando che sperava che Love Aaj Kal diventasse una hit anche maggiore del suo Kambakkht Ishq. Nessun commento invece dal fidanzato di Deepika, Ranbir Kapoor.

Il sito ufficiale del film


07 agosto 2009

JUNGLEE






Junglee è un vero classico. Completo, divertente, brillante, per il pubblico è stato amore a prima vista e le tendenze cinematografiche degli Anni ’60 furono rivoluzionate da un improvviso ciclone.
Il film presenta, attraverso fantastici eccessi, i vestiti nuovi dell’eroe romantico: spigliato, esuberante, fuori dagli schemi e portavoce di una generazione desiderosa di esprimersi. Shammi Kapoor riuscì a modificare drasticamente la sua immagine, da hero drammatico in sontuosi film storici a sfrenato e irriverente corteggiatore, sfoggiando un look alla Elvis e movimenti irrazionali, pazzi e incontrollabili.


TRAMA
Shekhar (Shammi Kapoor) è cresciuto in una famiglia dove è proibito sorridere e lasciarsi andare, si comporta da dittatore, non ascolta i problemi di nessuno ed ha sempre stampata in faccia una buffa espressione di sdegno. Durante un viaggio in Kashmir conosce Rajkumari (Saira Banu), una ragazza dispettosa che continua ad importunarlo. A causa del maltempo i due si troveranno bloccati per giorni nella stessa baita, lui è acido ed antipatico, lei non riesce più a sopportare la sua presenza, poi una mattina Shekhar si sveglia diverso e si accorge di aver perso tutti i freni inibitori. L’uomo d’affari senza sorriso si trasforma in junglee, il selvaggio, che sfida le sue repressioni e lascia libero sfogo agli istinti.



Il famosissimo grido “Yahooo!!!” è diventato l’emblema di questa trasformazione, Shekhar perde la sua immagine pubblica e fa trionfare un nuovo , e più disinibito, linguaggio del corpo.

Nel difficile compito di creare un film che sia al tempo stesso buffo e intelligente, Subodh Mukherjee, realizza un autentico miracolo.
Curato nei dettagli e carico di elettricità, Junglee diverte fin dalle prime immagini, ci si può piegare in due dalle risate durante la canzone "Suku Suku" in cui Shammi finge di essere pazzo per rompere un fidanzamento combinato ed inizia ad agitarsi, rotolarsi, compiere movimenti convulsi e irrazionali sulle note di una sfrenata samba no-limits. Ma il divertimento si intervalla ad una storia che stuzzica e fa pensare, arricchita da un’ottima satira sulla società delle apparenze e sulle sue regole ingannevoli.

Lalita Pawar, l’austera madre che non può, e non deve, essere indulgente, porta avanti il suo personaggio con un’ironia memorabile. Non si possono non amare le sue smorfie di disgusto e il suo sgranare gli occhi di continuo di fronte ad ogni accenno di emozione o debolezza.

La colonna sonora, firmata Shenkar e Jaikishan (autori dei brani di Shree420 e Awaara) non delude le aspettative ed accompagna con sfrenata vivacità le coreografie bizzarre ma anche i momenti più teneri.

Nel continuo scontro tra rigore e spontaneità, tra apparenza e naturalezza, a vincere è la forza dell’istinto sulla ragione, una molla destinata prima o poi a saltare fuori, liberando il corpo dalla schiavitù delle regole. Il contagio è immediato. Il film trasuda positività e la trasmette con forza.


Il mio giudizio sul film ***** 5/5
Travolgente, diretto, sensazionale. Un film destinato a non invecchiare MAI.


ANNO: 1961

REGIA: Subodh Mukherjee

TRADUZIONE DEL TITOLO:  Selvaggio

CAST:

- Shammi Kapoor.....Shekhar
- Saira Banu........Rajkumari
- Lalita Pawar......la madre di Shekhar
- Shashikala........Mala
- Anup Kumar.......Jeevan
- Azra............la principessa
- Helen...........la ballerina


COLONNA SONORA: Shankar - Jaikishan

PLAYBACK SINGERS: Lata Mangeshkar, Mohammad Rafi, Asha Bhosle, Mukhesh


CURIOSITA’:

- Nel film Rab ne bana di jodi, il celebre grido “yahooo!!” introduce il personaggio di Raj

- Saira Banu è sposata con il leggendario attore Dilip Kumar

- Shammi Kapoor, dopo una serie di terribili flop decise di crearsi una nuova identità a partire dal film Dil Dekhe Dekho. Junglee è la massima espressione di questo suo clamoroso cambiamento.

- Shammi e Helen hanno ballato insieme in numeri famosissimi, tra i più amati: "Oh haseena zulfon wali" (Teesri Manzil) , e "suku suku" (Junglee).
Shammi Kapoor disse di sé : “I am a male cabaret dancer” / sono una ballerina di cabaret uomo.. Non era frequente che una star maschile si trovasse impegnata in colorate ed esileranti item songs.