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27 aprile 2024

JAWAN


Situazione attuale nella cinematografia popolare hindi:
* i tempi sono quelli che sono, il clima poco sereno non stimola l'ispirazione. L'autocensura (comprensibile) e l'omologazione (idem - tutti mangiamo e le bollette vanno pagate) stanno mietendo vittime con numeri da pandemia. Dobbiamo accontentarci: noi pubblico, la critica e gli addetti ai lavori;
* la produzione è diventata talmente noiosa e mortificante da farci rimpiangere non solo la brillante offerta degli anni scorsi - quando l'industria dei sogni di Mumbai sfornava a getto continuo pellicole frizzanti e innovative -, ma anche le rutilanti, coloratissime atmosfere dei più modesti (però divertenti) film realizzati negli anni precedenti;
* da un lato, abbiamo un cinema popolare servile e asservito; dall'altro, un cinema d'autore libero che nessuno guarda, e uno comunque popolare che tenta con furbizia di lanciare frecciatine velenose per poi nascondere l'arco, portando a casa il punto, ossia prendersi una boccata d'aria e incendiare il botteghino;
* la critica non ne può più di recensire pellicole soporifere, tutte uguali - per dire: Raja Sen ha smesso proprio di farlo, ora si occupa di serie -, e si esalta per prodotti mediocri solo perché dimostrano un minimo di coraggio.
Però, da qualunque parte si stia, il cinema rimane pur sempre una forma d'arte, ed è sconfortante il fatto che, della ricca offerta di propaganda, si salvi solo un titolo (Uri: The Surgical Strike, di fattura impeccabile e di grande successo), e che, della scarsa offerta popolare di resistenza alla propaganda, non se ne salvi nessuno (mi riferisco ai blockbuster). Dove sono finiti gli sceneggiatori? Come si possono realizzare film così insulsi, scritti male e girati peggio?

Jawan aveva le potenzialità per sbocciare in un'ottima pellicola d'intrattenimento puro. In diverse sequenze il film decolla. Il personaggio di Vikram (quello vero), interpretato da Shah Rukh Khan, è uno spasso e meriterebbe subitosubito uno spin off - pare che Atlee, il regista, voglia accontentarmi, avendo già annunciato, oltre al secondo capitolo di Jawan, anche un progetto con Vikram nel ruolo del protagonista (vedete da lì che sto facendo la ola?). 
Interessante l'ambientazione nel carcere. La presenza femminile è significativa ma non sempre ben gestita. La negoziatrice si limita a chiedere cosa vuoi? e a soccombere al fascino del Re - ripensandoci: come biasimarla? Delle storie delle sei ragazze della squadra, solo tre vengono raccontate, fra l'altro in modo piagnucoloso, ed erano storie interessanti, il cui tono narrativo purtroppo non lega con la chiassosa atmosfera generale della pellicola. Visti i tempi, capisco l'importanza dei sermoni (sì, più di uno), ma se ne poteva ridurre la durata. Insomma: meno melodramma e più incisività.

Il messaggio politico è inaspettato. Jawan, lodevolmente, tocca molti argomenti spinosi: la piaga dei suicidi dei contadini stritolati dai debiti, la fatiscenza delle strutture sanitarie pubbliche (Jawan si ispira ad agghiaccianti fatti di cronaca accaduti nell'ospedale governativo di Gorakhpur, nell'Uttar Pradesh), i disastri ambientali, la corruzione politica (Jawan si ispira allo scandalo delle tangenti pagate dall'azienda svedese di armi Bofors a politici svedesi e indiani - del Congresso; nello scandalo finirono implicati anche l'affarista italiano Ottavio Quattrocchi e Amitabh Bachchan), le elezioni truccate. E talvolta è così estremamente diretto che mi stupisco non abbia provocato ritorsioni violente nel periodo della sua distribuzione. Mi riferisco alla questione dell'importanza del voto e alle accuse di immobilismo rivolte al governo - boh, forse gli accoliti di Modi si stavano ancora leccando le ferite, dopo la secca bastonata inferta da Pathaan mesi prima. 

Quindi molta carne al fuoco, sano divertimento seppur intermittente, soggetto articolato - forse troppo - ma sceneggiatura trascurata nei dettagli. Jawan è nel suo insieme più coraggioso e a tratti più piacevole di Pathaan, alcuni dialoghi sono pungenti, peccato per il trattamento lacrimoso e antiquato, e per gli eccessi e per i sentimentalismi oltraggiosamente fuori moda - vedi le numerose sequenze al rallentatore, tanto rallentate da sfiorare il fermo immagine. Le coreografie sono generiche e inserite in modo rozzo e slegato dal contesto. Colonna sonora deludente. Nel ruolo di Azad, l'interpretazione di SRK, che qui è anche il produttore ossia colui-che-paga, è talvolta sopra le righe. Il regista, invece di contenerne le esagerazioni e indirizzarlo nella giusta direzione, si è limitato ad adorarlo - ripensandoci, come biasimare pure lui? 

TRAMA

Un gruppo armato femminile, guidato dal giustiziere Vikram, compie eclatanti atti criminosi per forzare le autorità a risolvere alcuni gravi problemi sociali. Narmada, la negoziatrice della polizia, tenta inutilmente di catturare la banda. Anche Kalee, un mercante d'armi senza scrupoli, vorrebbe liberarsene. Ma chi è il misterioso personaggio accorso in aiuto del giustiziere? E quale segreto nasconde il fidanzato della negoziatrice?

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* L'ingresso in scena di Vikram (quello vero). Ed ogni sequenza che lo riguarda. E le battute. Il Re in tutta la sua gloria. 
* Anche l'episodio del ferimento del ministro della sanità non scherza. Quando te la chiami... È questa l'ironia che avrei voluto sparsa a volontà nel film.
* E Kalki che prende a vangate il funzionario della banca?

ASSOLUTAMENTE DA DIMENTICARE

* L'indelicatissima scena del contadino che, cappio quasi al collo, riceve la notizia dell'estinzione del suo debito. Non so. Come la vogliamo prendere? Atlee: ma per favore, dài.

LA BATTUTA MIGLIORE

* Sempre il mio Vikram (quello vero): Before you touch my son, deal with his father. Non ho altro da aggiungere se non MADONNA SHAH RUKH IL DIO CHE SEI.
* Kalee, nella sequenza finale, mentre Azad e Vikram si scambiano bacetti (vado a memoria): Fateli fuori prima che si mettano a canticchiare una canzoncina romantica.

RECENSIONI

Mid-Day: ****
'Jawan is a rare, mad-actioner, with that many females in the fighting force. (...) This deliberately feminist subversion works equally for the box-office. No actor in the world has as strong a women fan-club as Shah Rukh Khan (SRK). They will show up in theatres, also because they’ve been promised two SRKs for the price of one. (...) Is this, therefore, Delhi-born Mumbaikar, SRK, who owns Kolkata’s favourite cricket team, equally eyeing Chennai, for both market expansion, and inspiration? Hell, yeah. And why not... What’s a great entertainer, if it doesn’t unite audiences! (...) And what kinda film is that likely to be? (...) Centred on the superstar, making a solid entry, altogether covered up in bandages, landing from the sky, in a strange place in India’s north-eastern border. That’s enough for you to wonder, what happens next. (...) I have lived long enough to know that you don’t simply review movies aimed so directly at the gut, in a dark theatre - you rate the bloody experience! Yes, they can get exhaustingly guttural at times; or often, in fact. That’s the genre’s prime flaw. Jawan is far from it. And why’s that? Because the film, while a tad long, has strong legs to stand on. In what’s the superstar’s first, directly in-your-face political film. Also, deeply patriotic. For, what is patriotism, if not care for fellow nationals? (...) The choreographed heroism being the main point of the pic. It’s something we equally witnessed in SRK’s last release, the same year. To be sure, Jawan (2023) > Pathaan (2023). Because it just feels more raw and earthy. Given a beginning, middle, and end, that ties in smartly with the beginning - pieces in the jigsaw fitting in fine. With world-building, which is Atlee’s, that’s unique to the SRK universe, and a decisive worldview, that draws you in, wholly. A few years ago, (...) SRK (...) seemed lost at the box-office, while Bollywood itself appeared more sorted. The reverse appeared the case, post-pandemic. Having done his homework, he’s unwittingly ended up reviving the Hindi film industry, along with his own career. (...) As the superstar, super-confident with his material, ironically understated still, he talks straight to his audience. Telling them what they’d hopefully like to hear. In this case, the power of the common man/voter. (...) This is SRK vs system. What’s there not to love; c’mon, let’s go (I plan to, again)!'.
Mayank Shekhar, 07.09.23

Film Companion:
'Jawan (...) is not just any social drama. It's a drama based in a country so embattled that the only mantra left is: When in doubt, Shah Rukh Khan [corro a tatuarmelo sull'avambraccio]. The leaders have failed, the system is corrupt, and a superstar has decided to take matters into his own hands. This intervention is disguised as one of the most enjoyable, pulpy, ditzy and progressive entertainers in recent memory. (...) It's anti-establishment rage with pro-people hope. (...) Khan in Jawan signifies the sort of happy-hour vigilantism that's immensely satisfying to see. He's a soldier and a jailer, a patriot and a saint. And he is fed up. Every time he appears, it's a hero-entry moment - and there are at least ten of these. (I may or may not have hooted at the coolest pre-interval scene in ages). (...) Which is to say that things are so bleak today that Khan needs to be introduced - and remembered - multiple times. (...) In other words, being fiction isn't enough. (...) It's all there: Farmer suicides, fumbling ministers, a shortage of oxygen cylinders, a billionaire who funds the government. (...) There's a back-from-the-dead and memory-loss track, a nod to the fact that a (movie) soldier has had to rediscover his stature as a secular icon. There's an all-female team of avengers - an ode to Khan's unique image as both a feminist hero and beta-male lover. (...) All alleged flaws - a bandaged face, a bald head, middle age, pregnancy out of wedlock, macho cigar-smoking (which almost taunts the 'cigarettes are injurious to health' disclaimer) - morph into superhero capes. When politicians are reduced to caricatures, (...) it's not lazy writing. The rush suggests that the film perhaps has no time for figures who generally have no time for the people that vote them in. I'm usually not a fan of film-makers being in awe of the stars they cast. But Atlee's blinding reverence for SRK (...) works wonders for the film. The lovesick treatment (...) ensures that when the director fast-forwards through the romance, flashbacks, climax and reaction shots in a hurry, our excitement is rooted in the anticipation of the next punchy scene. And the next, and the next. It stops mattering that the connective tissue is a formality, or that tears are used as narrative shortcuts. Everything else is a footnote, a filler in service of bold messaging, at a time when even silence is viewed through the lens of dissent. (...) The directness of this courage (especially a monologue towards the end) is moving, because it reveals the cards of a film that isn't afraid to request its viewers to reflect rather than tell them to think. Its activism is almost chivalrous, despite the loud tone. It doesn't hesitate to break the fourth wall and use its commercial packaging (...) to reason with the very concept of democracy. Add to this the colour (...) and Jawan becomes an irresistible cocktail of guts and mainstream glory. Most of all, the subtext is there for everyone to savour. The thrill of watching a SRK film has long been defined by his uncanny ability to make it about himself. Over the years, he's renovated the idea of celebrity narcissism, turning it into meta-entertainment at the movies. Khan has often let his life - or at least popular perception of his life - inform the spirit of his roles. Our enjoyment is derived from the illusion that we're watching him as much as the men he plays. Earlier, this auto-fiction was limited to excavations of his own superstar duality. (...) But it's only as an action hero that this self-reverence has gone from entertainment to art. The genre physicalises (and mythologises) Khan's journey, pitting him against real-world demons instead of imaginary people. While it's natural to wonder why he took so long to do all-out action cinema, the timing is perfect - his underdog swag can now afford to be personal and political at once. (...) As a result, his heroes aren't fighting against, they're fighting for. The (...) '(before threatening the son, deal with the father)' threat in Jawan brings the house down for a reason. (...) None of it is grandstanding or self-homage anymore. Within the defiant parameters of action cinema, it acquires the grammar of self-expression. The fight is literal; the scale is fitting. It becomes more. And Jawan is that more. It understands that cinematic truth isn't about logic but pop-cultural authenticity. It gets that mass is weightless without a sense of matter. And it proves that masala film-making isn't about giving the audience what they want; it's about asking them what they need'.
Rahul Desai, 07.09.23

Raja Sen:
'A spoonful of SRK makes the medicine go down. Jawan (...) is just the tonic for a troubled nation. I have watched the film (...) three times now, and I am frankly shocked by the directness of its messaging. It dares to point fingers at a government that imprisons critics. And for those who say 'Jawan isn't political enough,' I would like to remind them that in Khan's last film Pathaan, he wasn't allowed to use the words 'Prime Minister.' Being political at this time, therefore, requires sharpness and allegory. Yet Jawan comes at us guns blazing. Careful not to take names, but unmistakable nonetheless. It focuses on farmer suicides, on banks forgiving massive loans to business moguls, on missing oxygen cylinders, (...) and on elections that are coming up in a matter of months. SRK's vigilante hero might not literally mouth anti BJP slogan, but he does tell a minister that they have had ten years to improve things, much like the party *currently* in power. (...) He breaks the fourth wall and bypasses the corrupt channels to address the nation directly. He is angrier now. Raising a hand to symbolize five long years spent under a regime, he says voting wisely will get *you* aazadi [libertà]. The film cuts to a crowd of watching sikhs, then smiling nuns. He is asking minorities to free themselves by giving this government the finger. This is fantastically unsubtle cinema. (...) Jawan isn't revolutionary for the film that it is, but for the time in which it's been made. Where once an angry young man routinely took on the system, now exist 'cinematic universes' glorifying policeman and surgical strikes. Khan is not young anymore, and Jawan leans into that as he plays Vikram Rathore, an immediately iconic character significantly older than himself. (...) This is a future-proof move, ensuring that the 57 year old can play the cigar chomping big daddy for years to come. But it is also a statement of intent. This older hero is cooler, more capable and more angry'. 
03.10.23

Cinema Hindi: *** Al netto della lacrimosità, avrei aggiunto mezza stella. Con maggior spazio concesso al mio Vikram (quello vero) sarei arrivata a ****. Se fosse stato lui l'unico protagonista maschile, un bel ***** pieno.
Punto di forza: una certa impudenza, un certo coraggio, il personaggio di Vikram (quello vero), soggetto corposo, alcune battute divertenti, molte scene di azione al femminile.
Punto debole: tono piagnucoloso, trattamento antiquato, sceneggiatura disattenta e a tratti grossolana, regia altalenante.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Shah Rukh Khan - Azad, direttore di un carcere femminile / Vikram, soldato
* Nayanthara (al suo debutto nel cinema hindi) - Narmada, negoziatrice
* Vijay Sethupathi - Kalee, mercante d'armi
* Deepika Padukone - Aishwarya, moglie di Vikram
* Sanya Malhotra - Eeram, pediatra caduta in disgrazia
* Lehar Khan - Kalki, studentessa
* Priyamani - Lakshmi 
* Sanjeeta Bhattacharya - Helena, hacker
* Girija Oak - Iskra
* Aaliyah Qureishi - Janvi
* Sunil Grover - Irani, sottoposto di Narmada
* Sanjay Dutt (cameo) - Madhavan, negoziatore

Soggetto e regia: Atlee al suo debutto nel cinema hindi
Sceneggiatura: Atlee, S. Ramanagirivasan
Colonna sonora: Anirudh Ravichander, al debutto nel cinema hindi (per un'intera colonna sonora), non al suo meglio. Jawan Title Track è un brano non male ma l'avrei velocizzato un po'. Zinda Banda è gradevole da ascoltare in YouTube, meno nel contesto della pellicola.
Fotografia: G.K. Vishnu
Montaggio: Ruben
Azione: Anal Arasu, Spiro Razatos, Yannick Ben, Craig Macrae, Kecha Khamphakdee, Sunil Rodrigues.
Traduzione del titolo: soldato
Anno: 2023

CURIOSITÀ

* Per la versione di Jawan doppiata in tamil, in simultanea sono state girate alcune apposite sequenze. Ad esempio, Yogi Babu sostituisce Mukesh Chhabra (attore e regista - ma soprattutto direttore di casting, anche nel caso di Jawan) nel ruolo del segretario del ministro della salute. 
* Oltre al cameo di Sanjay Dutt, segnalo quelli offerti dal pazzo regista Kenny Basumatary (nel ruolo di Nazir, collega di Vikram - quello vero), da Omkar Das Manikpuri (contadino, padre di Kalki), e dallo stesso Atlee (nella coreografia del brano Zinda Banda).
* Jawan è il film indiano campione d'incassi del 2023, ed occupa la quinta posizione nella classifica generale dei film indiani, e la seconda (dopo Dangal) nella classifica generale dei film hindi. Nel Bengala occidentale, le prime proiezioni di Jawan della giornata erano state fissate alle due e un quarto del mattino! Il potere ultracosmico di S.h.a.h.R.u.k.h.K.h.a.n. Macchennesapete.
* Atlee è un regista da record. Con soli cinque titoli all'attivo, ha conquistato la seconda posizione nella classifica degli incassi tamil del 2016 con Theri, la prima posizione nel 2017 con Mersal e nel 2019 con Bigil. E nel 2023 Jawan è il film indiano - non solo hindi o tamil - campione d'incassi. Curiosamente, Theri, Mersal e Bigil sono tutti interpretati da Vijay.
* Riferimenti al cinema indiano: Alia Bhatt, Baahubali
* Film che trattano lo stesso tema: A Wednesday!, anche se tutta un'altra cosa. Per la piaga sociale dei suicidi dei contadini, Peepli [Live], interpretato da Omkar Das Manikpuri, anche se tutta un'altra cosa.

GOSSIP & VELENI

* [Spoiler]:
- com'è che agiscono tutti a viso scoperto? 
- perché Narmada porta la figlia nel carcere durante la sua operazione sotto copertura? 
- come ha fatto a sopravvivere Vikram dopo ben cinque proiettili sparatigli contro a distanza ravvicinata e, se non bastasse, dopo essere precipitato da un aereo in volo ed aver preso una craniata iperbolica contro un masso? Manco la fantascienza oserebbe tanto.
- in che senso la dottoressa scopre che Aishwarya è incinta misurandole le pulsazioni al polso? Funziona così? Ma tipo che si sentono due battiti? Oddio che roba mostruosa sto per svenire.

18 gennaio 2023

HIT THE FIRST CASE


HIT The first case è un film in lingua telugu distribuito nel 2020. Ai tempi l'avevo visto, ho ricordi un po' confusi, però lo avevo incluso nell'interminabile lista dei titoli da recensire (non vivrò abbastanza), e ciò significa che non mi era del tutto dispiaciuto.
Questa pellicola è il remake ufficiale hindi diretto dallo stesso regista. Rajkummar Rao regala un'interpretazione da manuale in un ruolo forse inedito per lui. Il suo Vikram è preciso e vulnerabile, tormentato da ricordi tragici e da stress post traumatico. Il problema è che è l'unico personaggio approfondito dalla sceneggiatura. Gli altri sono solo di contorno. Il peggiore è l'assassino, le cui motivazioni, diverse da quelle più plausibili narrate nell'originale telugu, qui suonano fumose e ridicole. 

Nel complesso il film si lascia guardare, eppure qualcosa non funziona. Il ritmo è sostenuto ma la narrazione non abbastanza fluida. Temo sia la regia, non la sceneggiatura, l'anello debole della pellicola. Alcune sequenze sono girate in modo piatto per non dire dilettantesco. Alcuni dettagli sono innestati nella trama con scarsa naturalezza, allo scopo di mostrare un progressismo superficiale e non interiorizzato. Le interpretazioni del cast di supporto sono spente - Dalip Tahil escluso. Per fortuna Rao è quasi onnipresente, e il suo talento salva un film che intriga anche se non affascina.

TRAMA

Vikram è uno stimato agente della squadra omicidi (Homicide Intervention Team) di Jaipur. Purtroppo soffre di una forma seria di disturbo da stress post traumatico che gli causa problemi cardiaci. La psicologa della polizia minaccia di informarne i superiori. Vikram si convince a concedersi una vacanza, durante la quale, però, la sua fidanzata Neha, agente della scientifica, viene rapita.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* Vikram ascolta Billie Holiday. In vinile, signori, in vinile.

RECENSIONI

Film Companion:
'The (...) inspector is so terse that the film he occupies (...) looks like a six-episode crime series streaming at 2.5x speed on an OTT platform. There are no pauses in HIT The first case - not between action and reaction, motion and emotion, idea and execution, question and answer, love and loss. Characters speak like they're memorising lines: robotic, brisk, unfeeling. (...) Most police procedurals take too long to come to the point. But HIT hurtles towards the end of every scene in such a tearing hurry that it overshoots the point, reaches outer space and makes the final twist of a whodunit look like a speck of campy nothingness. The style is the film's (literal) reading of pace and tension. If a narrative isn't compact enough, just remove the transitions. (...) Maybe it's designed to make the viewer feel like the cop chasing clues - costantly one step behind. (...) Once you get past this no-nonsense treatment (you must likely won't), HIT is still incredibly strange. (...) The intent is to show a man evolving during the course of the case. But very little of this actually comes through. (...) Vikram's wokeness is window dressing for a premise that collapses into its own regressive black hole. His deadpan dialogue delivery - which has more to do with the film's physical speed than the character's mental numbness - does a disservice to Rajkummar Rao, who looks like he's aching to have at least one non-scowling moment. Or at least one scene where the camera just lingers on him for more than two seconds. Rao is good enough to frame the film's constraints as Vikram's brooding persona, but there's only so much he can do before the writing outruns its own characters'.
Rahul Desai, 15.07.22

Rediff: ***
'Rajkummar Rao can make anybody look inadequate around him. It’s this inexplicable power he wields on screen that jumps out extra in roles of complexity and authority. I found this mesmeric attribute of his artistry at peak power in HIT The First Case'.
Sukanya Verma, 15.07.22

Cinema Hindi: *** (sono stata un po' generosa, plagiata dal fascino di Rajkummar Rao)
Punto di forza: Rajkummar Rao
Punto debole: parzialmente la regia e la sceneggiatura, il finale, il personaggio di Sheela meritava un approfondimento (o una migliore definizione).

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Rajkummar Rao - Vikram, poliziotto
* Akhil Iyer - Rohit, poliziotto e amico di Vikram
* Sanya Malhotra - Neha, agente della scientifica, fidanzata di Vikram
* Dalip Tahil - Ajit, superiore di Vikram
* Shilpa Shukla - Sheela, sospettata

Sceneggiatura e regia: Sailesh Kolanu
Colonna sonora: Mithoon, Manan Bhardwaj
Fotografia: S. Manikandan
Montaggio: Garry BH
Anno: 2022

CURIOSITÀ

* Il film telugu HIT The second case, sempre scritto e diretto da Sailesh Kolanu, è stato distribuito nel dicembre 2022 e ha conseguito un lusinghiero successo al botteghino. Non è un sequel, e costituisce il secondo titolo del cosiddetto Hitverse.
* Riferimenti all'Italia: Neha possiede un frigorifero SMEG.

GOSSIP & VELENI

* Non ho capito bene il motivo del litigio dei tutori di Preeti col poliziotto. [Spoiler] Vikram che riconosce il meccanico dalla foto sfocatissima sfiora la fantascienza.

05 marzo 2019

D A N G A L



Doveva essere un film a tema sportivo. Doveva essere un film imperniato sulla storia vera di due magiche figure femminili. Invece Dangal narra sostanzialmente un'ossessione maschile. 
La pellicola è piacevolissima da guardare, non fraintendetemi. Il primo tempo è molto divertente, il secondo regala una serie di prove sportive realistiche e coinvolgenti. La critica ha esultato. I media indiani hanno sottolineato l'aspetto (secondo loro) femminista. Dangal ha incassato cifre astronomiche. In Cina pare abbia attirato, solo on line, ben 400 milioni di spettatori. 
Aamir Khan è eccellente, una delle migliori performance della sua carriera. Il divo non esita a mostrarsi imbruttito, invecchiato e ingrassato (meritandosi un applauso a scena aperta), e si concede interamente al ruolo. Le due giovanissime attrici, Suhani Bhatnagar e soprattutto la stupefacente Zaira Wasim, affiancano Aamir alla pari, dando vita ad un trio indimenticabile. 

La sceneggiatura, a cui ha collaborato il regista Nitesh Tiwari, risulta però troppo sbilanciata a favore del protagonista, e i personaggi sono unidimensionali. 
Prendiamo Mahavir: sappiamo solo della sua ossessione, e non ci viene mostrato altro. Confesso che ho provato un certo disagio nei suoi confronti. L'uomo non si cura di nascondere la delusione per il mancato figlio maschio e quindi di ferire più volte i sentimenti della moglie e delle figlie. Ed ecco che di colpo le due figlie maggiori acquistano valore in quanto strumenti per la realizzazione del suo sogno. Nessuna preoccupazione per la loro incolumità o per il loro rendimento scolastico. Non parliamo poi delle loro aspirazioni: il padre considera le ragazze una sua proprietà, non riconosce loro alcuna individualità o autonomia. Non esita ad estirpare crudelmente la loro femminilità. Come uno schiacciasassi, tritura la personalità delle figlie e impone le sue decisioni e la sua volontà, senza mai ascoltare la loro opinione nè quella della moglie. Vero: chiede solo un anno delle loro vite. Ma è la brutalità e l'arroganza del suo comportamento ad orripilarmi. Le ragazze, a prova conclusa, continuano ad allenarsi e a vincere, anche se, nel film, sembra più per compiacere Mahavir, al quale viene comunque attribuito tutto il credito per le loro medaglie. 
La sceneggiatura perdona con troppa leggerezza la sua condotta, preferendo ammantare il personaggio di una luce eroica. E si guarda bene dall'offrirci il punto di vista delle ragazze: cosa pensano, cosa sognano per se stesse, cosa fanno quando non si allenano?
Propinarci Dangal come un manifesto contro la discriminazione di genere è davvero discutibile. Mahavir risparmia alle figlie un matrimonio precoce e un destino predeterminato dalle convenzioni sociali solo in ossequio alla propria ossessione, e non certo per amore paterno o in segno di rottura contro la mentalità maschilista imperante.

E veniamo agli inevitabili confronti. 
Sultan è una splendida pellicola di intrattenimento puro che parla di wrestling. Sfiora anche qualche tema sociale. Vanta una sceneggiatura ben calibrata, un robusto Salman Khan e uno dei personaggi femminili più insoliti ed efficaci. 
Chak De! India è forse il mio film sportivo preferito, insieme a Iqbal. Ottima sceneggiatura, narrazione inattaccabile, stratosferica performance di Shah Rukh Khan, significativa presenza femminile. Una delle opere più progressiste nel panorama del cinema popolare indiano degli ultimi anni. 
Sultan intrattiene, decisamente. Chak De! India intrattiene e rompe gli stereotipi, decisamente. Dangal intrattiene e tenta di rompere qualche stereotipo, ma a mio parere è decisamente inferiore ad entrambi.

TRAMA

Mahavir, ex-campione nazionale di wrestling, vive con la sua famiglia in un villaggio dello Stato dell'Haryana. Un giorno scopre con grande sorpresa che le figlie maggiori, Geeta e Babita, hanno malmenato due sfortunati coetanei. Ecco che Mahavir ha un'illuminazione.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* I fantasioni consigli elargiti da tutto il villaggio per concepire un maschio. Qui sì che gli sceneggiatori si sono divertiti a satireggiare.

ASSOLUTAMENTE DA DIMENTICARE

* L'inutile rivalità fra Mahavir e l'allenatore della nazionale indiana femminile di wrestling.

RECENSIONI

Rediff: **** 1/2
"The villain in Dangal is the mindset. (...) Aamir Khan plays this phenomenal character, both fascinating and flawed, a winner utterly sure of his beliefs who bends the world around him to his will. It is the performance of a lifetime, and Khan - incredibly buff when young, proud and paunchy when old - is sensational as he shows them the moves and imparts knowledge to the girls. With his wrist resting on his hip like a too-full teapot, his Phogat seems always to be thinking, planning, focussing. He knows what he's doing. Eschewing vanity and leading man cliché, Khan shows us commitment to the part. (...) This is by far the most credible an Indian sport film has ever felt, with even the commentators getting in on the action, giving most of us a tutorial in how to watch the sport. (...) India needs to watch this film for the way it puts the 'her' in 'hero'."
Raja Sen, 22.12.16

Mid-Day: ****
"It's a movie about female empowerment. The fact that it is set in rural Haryana (the part of India lowest on most female-centric indices, and I hope people watch it there), makes the subject all the more rich, and timely. (...) Your eyes hardly ever waver from the screen for 160 minutes, while you mildly laugh, go teary eyed, and on occasion even bite your nails, thoroughly enthralled as much by the intricacies of wrestling as a sport - that this film so wonderfully introduces us to - as some key moments, turning points, and inspired performances both by the girls (when they're kids, and when they grow up), and the old father, that's Aamir, wholly controlling the viewer's emotions in a dark hall, like a consummate puppeteer".
Mayank Shekhar, 09.01.17

Cinema Hindi: *** 1/2
Punto di forza: Aamir Khan, Zaira Wasim e Suhani Bhatnagar
Punto debole: la disonestà del finto messaggio femminista

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Aamir Khan - Mahavir Singh Phogat
* Zaira Wasim - Geeta 
* Suhani Bhatnagar - Babita
* Fatima Sana Shaikh - Geeta adulta
* Sanya Malhotra - Babita adulta
* Ritwik Sahore - Omkar, cugino di Geeta e Babita
* Aparshakti Khurana - Omkar adulto

Regia: Nitesh Tiwari
Colonna sonora: Pritam
Traduzione del titolo: "Dangal is a Hindi word used for wrestling competition. The word is as such used for wrestling and the entire setup where the wrestling happens, too, but it most commonly refers to a competition, where you often wrestle numerous people to win a pre-declared prize". BollyMeaning
Anno: 2016
Awards: fra gli altri, il National Film Award per la migliore attrice non protagonista a Zaira Wasim (meritatissimo!).

CURIOSITA'

* Mahavir Singh Phogat ha allenato quattro figlie e due nipoti (figlie del fratello di Mahavir, morto assassinato). Sono tutte diventate campionesse di wrestling a livello nazionale e/o internazionale. 
* Aamir Khan ha dovuto guadagnare 30 chili di peso per il ruolo.
* Aggiornamento del 17 febbraio 2024: Suhani Bhatnagar purtroppo è deceduta oggi a soli 19 anni a seguito di una malattia.
* Riferimenti a Bollywood: Sholay, Dilwale Dulhania Le Jayenge.

GOSSIP & VELENI

* Il Natale è tradizionalmente (fra le altre cose...) una data fortunata per i film di Aamir Khan.
* Dangal ha dato il via ad un feroce gossip riguardante la presunta relazione fra Aamir Khan e Fatima Sana Shaikh. I due hanno interpretato anche Thugs of Hindostan.