31 luglio 2009

CARAVAN


Sulle note di “Pya tu ab to aaja”, l’item song più famosa del passato bollywoodiano, una luminescente Helen travolge tra paillettes e lustrini, ballando con un’energia da eterno capodanno e sorridendo maliziosamente rinchiusa in una gabbietta dorata.
Questo è il momento più celebrato di Caravan, una canzone pazza e seducente che permette al film di iniziare in grande e trasmettere fin dalle prime immagini il giusto entusiasmo.


TRAMA
Sunita è perseguitata dall’uomo che le hanno imposto di sposare, un losco individuo che cerca di ucciderla sognando la sua eredità. Durante la fuga si imbatte in una comitiva di artisti itineranti e si nasconde nella loro carovana. Incontri, un nuovo amore e una valanga di personaggi bizzarri. Una corsa da un capo all’altro del paese prima di un finale inaspettatamente smorto e violento


Film incasinatissimo e carnevalesco, costumi, eccessi, personaggi fortemente caricaturali.

Asha Parekh, attrice preferita del regista Nasir Husain, questa volta si prepara a mostrarsi più composta e sdolcinata del solito, operando cambio d’immagine rispetto i suoi numeri scatenati in Teesri Manzil. Al suo fianco, un divertente Jeetendra nel ruolo di Mohan, impacciato giocherellone, conteso da due donne che finiscono per impaurirlo e metterlo in difficoltà.
Aruna Irani è Nisha, una gitana dai modi piuttosto selvaggi, innamorata di Mohan al punto da perseguitarlo psicologicamente e fisicamente, ottima performer nei vivaci numeri di danza.

Il film è carino ma lontano dall’essere un classico a tutti gli effetti.
Nasce come una piacevole e rocambolesca commedia, e avrebbe dovuto mantenersi in questa linea fino alla fine, ma non ci riesce. Ad un certo punto tutto inizia a farsi troppo serio, i ritmi si rompono e la regia sembra brancolare nel buio finendo per attaccarsi all’àncora del “già visto” e “già sentito”.

Il climax, rumoroso ed esente da qualsiasi forma di originalità, getta una colata di cemento sopra al film appiattendolo drasticamente e rendendolo solo uno tra i tanti.

Il mio giudizio : *** 3/5


Da vedere per :

- l’impedibile item song di Helen, cantata da Asha Bhosle
- la vitale aggressività di Aruna Irani
- i costumi, le acconciature, i set che riproducono in studio un pazzo accampamento gitano
- l’originalità della storia prima che venga abbattuta da un finale clonato


ANNO: 1971

REGIA: Nasir Husain


CAST:

- Asha Parekh………… Sunita
- Jeetendra…………… Mohan
- Aruna Irani…………… Nisha
- Helen……………………Monica
- Ravindra Kapoor………Rajan
- Kishan Mehta…………… Jhonny


COLONNA SONORA : Rahul Dev Burman

PLAYBACK SINGERS: Mohammad Rafi, Asha Bhosle, Rahul Dev Burman, Lata Mangeshkar, Kishore Kumar


UNA CURIOSITA’ :

Due riferimenti a Caravan sono presenti in altrettanti film di Farah Khan, La gabbietta di “Pya tu ab to aaja” compare nella canzone “Dhoom Tana” in Om Shanti Om, mentre “Ab jo milay hain” fa da sottofondo in una famosa scena sexy tra Shahrukh Khan e Sushmita Sen in Main hoon Na.

30 luglio 2009

AGNI SAKSHI


La sceneggiatura di 'Agni Sakshi' è piuttosto robusta, e già questo è un motivo sufficiente per celebrare. La regia non ne è purtroppo all'altezza (tranne per alcune sequenze) e si nasconde impaurita dietro la GIGANTESCA performance di Nana Patekar, cedendo di fatto il timone all'attore che regala un'interpretazione da ammirare in ginocchio. Voci maligne insinuano che il film si ispiri ad un paio di altre pellicole Indiane se non addirittura a 'A letto col nemico' del 1991 con Julia Roberts. Ma questi sono solo dettagli irrilevanti.

Il primo tempo si può tranquillamente tralasciare e saltare diretti al secondo. Jackie Shroff è come al solito sprecato in ruoli così leggeri e non convince per nulla. Manisha sembra gironzolare sul set piuttosto assente. Ma dopo l'intervallo fortunatamente arriva il talentuoso Nana a salvarci dalla noia e l'attenzione subito si ridesta. Il personaggio a cui infonde vita è da storia del cinema. Inutile aggiungere altro, se non che perdersi la sua performance in 'Agni Sakshi' dovrebbe essere considerato un reato perseguibile dalla legge. Persino Manisha, accanto a lui, pare riprendere a respirare dopo 90 minuti di apnea (e comprendiamo benissimo).

Da non sottovalutare un aspetto sorprendente nella trama: in una cinematografia maschilista come quella Hindi nella quale il ruolo della donna/moglie è sempre mortificato e molto stereotipato, il personaggio di Madhu è di una modernità sbalorditiva. Costretta a sevizie fisiche e psicologiche inaudite (e molto ben rappresentate nel film. Le uniche sequenze nelle quali ci si accorge della presenza di un regista a dirigerle), la ribellione dell'eroina che abbandona il marito, contravvenendo alle regole sociali, e che si crea in modo illecito una nuova vita, è di sicuro di impatto dirompente. Malgrado questo, sembra che la pellicola sia stata ben accolta dal pubblico, chiaro segnale dei tempi che cambiano: masala, certo, ma sono richieste anche idee. E slanci innovativi. Il cinema popolare in lingua Hindi è stato lento nella sua evoluzione perchè cineasti e spettatori hanno percorso insieme il loro cammino: i primi offrendo stimoli e punti di vista (timidamente) differenti dal passato, i secondi (timidamente) incoraggiandoli con una lusinghiera approvazione.

TRAMA

Suraj (Jackie Shroff) si innamora della bella e misteriosa Shivangi (Manisha Koirala) e la sposa a tempo di record, ignorando quasi tutto di lei. I due sembrano felici. Ma l'incontro con l'inquietante Vishwanath (Nana Patekar) getta un'ombra malsana sulle loro vite, ed insinua molti dubbi nella mente di Suraj.

RECENSIONI

Cinema Hindi: * al primo tempo (illuminato da sporadiche apparizioni di Nana) e **** al secondo
Punto di forza: NANA PATEKAR (*****)
Punto debole: la regia sciatta e insicura

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Manisha Koirala ('Dil Se') - Shivangi/Madhu
* Jackie Shroff ('Rangeela') - Suraj
* Nana Patekar ('Ab Tak Chhappan') - Vishwanath
* Divya Dutta ('Delhi-6') - Urmi

Regia: Partho Ghosh

Soggetto e sceneggiatura: Ranbir Pushp

Traduzione del titolo: 'il fuoco è testimone' (ringraziamo Rajesh). Il nostro Pushker ci regala un'interessante analisi: il titolo si riferisce ovviamente alla cerimonia religiosa del matrimonio, che nella tradizione Hindu raggiunge il suo culmine con i sette giri intorno al fuoco. Il fuoco diviene così testimone - e sacralizza - l'unione degli sposi. Considerando la trama del film, qual è il messaggio allora che vuole trasmettere il regista con questo titolo che sembrerebbe ironico? Che il Fuoco sacro benedice il vero amore, senza alcun bisogno di 'santificazione' da parte della società

Award: Nana Patekar (chi altri?) si aggiudica il prestigioso National Award per il miglior attore non protagonista. C'è giustizia, a questo mondo

Anno: 1996

CURIOSITA'

* C'è anche un altro fuoco presente nel film: Suraj salva Shivangi da un incendio divampato sul palcoscenico. E' da qui che ha tratto ispirazione Farah Khan per l'analoga sequenza in 'Om Shanti Om'?

* Sta per essere distribuito nelle prossime settimane il nuovo lavoro del regista Partho Ghosh, 'Ek Second Jo Zindagi Badal De', un thriller ambientato in Malesia e interpretato dalla coppia Jackie Shroff e Manisha Koirala

29 luglio 2009

PURANA MANDIR


'Purana Mandir' è il primo episodio di una trilogia il cui protagonista è il sanguinario mostro Saamri.

Una notte la figlia di Raja Hariman Singh, sultano di Bijapurm, è assalita da Saamri, un noto adoratore del Male. Il re riesce a catturare la creatura malefica e la fa imprigionare. Saamri, già ricercato per violenze terribili compiute nei villaggi circostanti per soddisfare le forze oscure da cui trae il suo grande potere, viene processato e condannato a morte. Il purohit (1) del regno di Hariman Singh propone di metterlo al rogo in modo che il fuoco purificatore di Agni (2) possa annientarlo definitivamente. Il sultano, però, si oppone e decide di far decapitare il mostro e di seppellire la testa e il corpo lontani l’una dall’altro. Il capo mozzato verrà seppellito in un luogo remoto nella giungla, mentre il resto del corpo sarà riposto in un baule sigillato con il trishul - il tridente di Shiva - proprio nei sotterranei del palazzo reale. Saamri prima di essere giustiziato lancia una maledizione contro Hariman Singh: “Finché la mia testa riposerà lontano dal mio corpo ogni donna del tuo lignaggio morirà partorendo, e quando la mia testa si ricongiungerà al mio corpo mi sveglierò ed eliminerò tutti i tuoi discendenti”.

Suman vive con il padre a Mumbai, la madre è morta dandole la vita. La sua famiglia discende da Raja Hariman Singh di Bijapur, e gode di un certo tenore di vita. E’ fidanzata con Sanjay, un ragazzo di classe sociale inferiore, e vorrebbe sposarlo. Il padre non approva la relazione e racconta agli innamorati della maledizione scagliata da Saamri sulle donne della sua famiglia duecento anni or sono. I due partono assieme ad un altra coppia di amici, Anand e Sapna, per recarsi a Bijapur nell’antico palazzo di famiglia, per smentire la malefica profezia. Qui Suman ha delle visioni terrificanti e Saamri verrà accidentalmente riportato in vita.

(1) Il purohit è una sorta di pandit (officiante di rituali comuni) personale del re.
(2) Agni è la manifestazione di Dio che presiede il fuoco, elemento purificatore che distrugge la materia corporea rendendo possibile la liberazione dell'anima.

Regista: Shyam Ramsay e Tulsi Ramsay

Anno: 1984

Attori:

Mohnish Bahl (Sanjay)
Arti Gupta (Suman R. Singh)
Puneet Isaar (Anand)
Sadhana Khote (Sapna)
Ajay Agarwal (Saamri)

Recensione: *****

'Purana Mandir' è un cult del cinema horror bollywoodiano! Ha avuto un successo strepitoso. Su internet non si trova una recensione negativa e i fratelli Ramsay sono quotatissimi! Assolutamente da non perdere!

Non bisogna aspettarsi di provare qualcosa che assomigli alla paura poiché gli effetti speciali non impressionano di certo lo spettatore contemporaneo, nonostante le scene splatter non siano fatte male. Ciononostante pare abbia terrorizzato il pubblico dell’epoca.

Non trascurabile è l’influenza del cinema dell’orrore hollywoodiano degli anni 80: giovani in vacanza in un luogo remoto abitato da strani indigeni, problemi con la macchina durante il viaggio, bellissime ragazze con vestiti succinti, un terribile essere semi-umano e le immancabili scene ironiche. Tutti questi elementi si combinano con altri squisitamente indiani: la trama sembra la rivisitazione di un mito in chiave horror e moderna e i balletti (estremamente sexy, tanto che il film è venduto nelle stesse bancarelle dei dvd a luci rosse) non mancano! Saamri è una sorta di rakshas (3) (non un uomo sfigurato o che porta una maschera come Freddy Kruger & Co.) e uccide non per vendicare un torto subito ma spinto dalla sua bestialità. Le coppie incontrano nel villaggio sperduto dei locali che sembrano adivasi (4), con i quali sono costretti a scontrarsi. Alla fine è proprio con il tridente del grande Shiva (5) che il mostro verrà sconfitto; gli uomini chiedono ancora aiuto a Dio per restaurare la normalità. Geniale l'accostamento tra Saamri e il signorotto locale, che si comporta con una pari disumanità. Quest’ultimo è un uomo spietato, senza braccia, che per farsi rispettare si circonda di un manipolo di scagnozzi e rimprovera chi non lo asseconda colpendolo con i suoi stivali dalle suole coperte di chiodi.

Purana Mandir spinge i limiti della rappresentabilità: alcune scene sono davvero molto hard, come d’altronde avviene in buona parte dei film horror sia odierni che dei tempi che furono. Ma, per fare una citazione, “cos’è l’horror se non un genere che oltrepassa i confini?” (Omar Khan).

(3) I rakshas sono demoni dall'aspetto terribile noti per la loro ostilità nei confronti degli esseri umani e per i loro atti cannibaleschi. In realtà nel film Saamri è definito 'bhut', cioè uno spirito generalmente malvagio che ha conquistato una certa forza grazie a dei meriti ottenuti con la sua devozione quando era ancora in vita.
(4) Gli adivasi sono le minoranze indigene tribali.
(5) Il tridente di Shiva è una potentissima manifestazione del Dio hindu.

Volevo riportare dei commenti che ho letto su IMDB per dare un’idea di come il film fu accolto quando uscì nel 1984, ma mi è stato sconsigliato per motivi di diritti su ciò che viene pubblicato. Posso però segnalare dei link interessanti:

- IMDB

- Documentario su youtube dedicato ai fratelli Ramsay prodotto da Mondo Macabro: PRIMA PARTE e SECONDA PARTE

Per gli appassionati di cavalli: in questo film ci sono dei bellissimi esemplari di marwari/kathiawari.

28 luglio 2009

MUJHSE DOSTI KAROGE! (VOGLIAMO ESSERE AMICI?)



Primo esperimento alla regia per Kunal Kohli, (Hum Tum , Thoda Pyaar Thoda Magic, ma soprattutto.. Fanaa) un cast di sole superstar (Rani Mukherjee, Hritikh Roshan e Kareena Kapoor) e nostalgici echi al bellissimo Aah di Raja Nawathe, (tra l’altro citato nel film). Ma non basta. Mujhse Dosti Karoge resta un film estremamente superficiale e prevedibile che fallisce nel tentativo di far rivivere in grande tutti gli ingredienti della più classica produzione bollywoodiana.


TRAMA

Il giorno in cui Raj (Hrithik Roshan) si trasferisce in Inghilterra con la sua famiglia promette a Tina (Kareena Kapoor), l’amica del cuore, di continuare a scriverle fino a quando non potranno rivedersi. Ma Tina è troppo vanitosa e sbadata per preoccuparsi di rispondergli, così Pooja, (Rani Mukherjee) l’amica bruttina e impacciata, inizia ad inviare email spacciandosi per lei. Gli anni passano, Raj cresce e decide di tornare a casa per rincontrare la sua Tina, con la quale crede di essere rimasto in contatto, quando la vede resta incantato dalla sua bellezza ma non riesce a ritrovare in lei la persona che gli aveva fatto compagnia durante gli anni passati all'estero.


Famiglia + Amicizia + Amore quì non sono un'unione vincente. Pur facendo riferimento a sentimenti e situazioni che sono alla portata di tutti il film non crea né empatia né partecipazione alle vicende dei personaggi. Qualche canzone carina ogni tanto e qualche emozione giusta ogni tanto. E in mezzo un vuoto assoluto. Kareena Kapoor è obbligata a ripresentare uno dei suoi personaggi “alla Poo” (Ispirati cioè al suo celebre e inimitabile ruolo nel blockbuster Kabhi Kushi Kabhie Gham) e finisce per diventare una fotocopia sbiadita di se stessa.  Rani Mukherjee, a sorpresa, riesce ad avere un’ottima chimica con Hritikh Roshan,  la sua performance risulta brillante anche in un film che è solo mediocre.

Il mio giudizio sul film ** 2/5
Noiosa la storia, scontato il finale, orribile la parte di Uday Chopra.
Si salvano alcune scene tra Hrithik e Rani e il formidabile Medley con spezzoni di famose colonne sonore del passato, della durata di dodici minuti!!!

Tutte le citazioni:

“Mere dil mein” (Daag 1973)
“Na Maango sona Chandi” / “Jhoot bole kauva kaate” (Bobby)
“Le jayenge, le jayenge” (Chor machaye shor)
“Yeh Galiyaan yeh chaubara” (Prem Rog)
“Bachna ae Haseeno” (Hum Kisise Kum Nahin)
“Aap Yahaan aye” (Kal aaj aur kal)
“Main nikhla gadi lekhe” (Gadar)
“Chup Chup” (Badi Bahen)
“Raja ki aayengi baarat” (Aah)
“Aaj Kal tere mere pyaar” (Brahamachari)
“Pardesiya” (Mr. Natwarlal)
“Ure jab jab zulfen teri” (Naya Daur)
“Kaho naa pyaar hai” (Kaho naa pyaar hai)
“Ajeeb Dastaan Hai” (Dil apna aur preet parai)
“Zindagi ek safar hai suhana” (Andaaz 1971)
“Kuch Kuch Hota Hai” (Kuch Kuch Hota Hai)
“Mehndi Laga Ke rakhna” (Dilwale Dulhania Le jayenge)



ANNO: 2002


REGIA: Kunal Kohli
clicca qui per dare un'occhiata al suo sito web

TRADUZIONE DEL TITOLO: Vogliamo essere amici?


CAST:

- Rani Mukherjee.....Pooja
- Hrithik Roshan.....Raj
- Kareena Kapoor.....Tina
- Uday Chopra....... Rohan
- Satish Sha........ Mr Sahani
- Smita Jaykhar..... Ms Khanna


COLONNA SONORA: Rahul Sharma


PLAYBACK SINGERS: Lata Mangeshkar, Asha Bhosle, Sonu Nigam, Udit Narayan, Alisha Chinoy


QUALCOS’ALTRO:

- Alcune scene del film sono state girate a Londra e in Svizzera

- Mujhse dosti Karoge andrà in onda in prima serata su Raiuno sabato 1 agosto, il titolo sarà proprio Vogliamo essere amici. Non è difficile prevedere che la parte migliore del film, cioè il lungo e articolato Medley, non sarà sicuramente risparmiato dai tagli della Rai.

- Troviamo un altro simpatico Medley di classici anche nel film Lamhe con Anil Kapoor e Sridevi, sempre prodotto dalla Yash Raj.

27 luglio 2009

RAJKUMAR


Un film bollywoodiano di cappa e spada non mi era ancora capitato, ed ecco colmata (con sollievo?) la lacuna. 'Rajkumar' vorrebbe essere una favola per ragazzi: principi&principesse, sortilegi, avventure&duelli. Ma i brani musicali offrono una Madhuri Dixit insolitamente provocante. Di certo i genitori indiani (mi riferisco ai padri) non si saranno annoiati. Immaginate una proiezione all'aperto in un villaggio rurale: pubblico seduto per terra, stuolo di ragazzini vocianti. Parte la prima coreografia, 'Yeh Khubsoorat Badan' ('Questo bel corpo'). Una voluttuosa Madhuri avvolta nella schiuma. Sussulto delle madri presenti. E sussulto anche dei pargoli. Perchè è vero che un bambino di otto anni magari pensa solo al cricket, ma dinanzi allo spettacolo di una generosa insaponata Dixit, è lecito supporre che l'amore per lo sport passi di colpo in secondo piano.

Com'è il film? Dimenticabilissimo. Anil Kapoor è sempre dignitoso ma immagino provi ancora oggi un certo imbarazzo al pensiero di aver interpretato 'Rajkumar'. Madhuri è bellissima, e non è una novità. Quanto a Naseeruddin Shah, fingerò di non aver notato la sua presenza nel cast (Naseer: PERCHE'?).

Vi risparmio la visione della pellicola elencandovi di seguito i link dei numeri coreografati, irrinunciabili per tutti i fan della Dixit. In un tripudio di veli, trasparenze e splendidi costumi, godetevi la bellezza di questa donna superba, l'intensità dello sguardo di una delle attrici più amate dal pubblico Indiano, la bravura tecnica di una ballerina di prim'ordine.
Signore e (soprattutto) signori: MADHURI.

* Lo spumoso 'Yeh Khubsoorat Badan'

(Mi siete grati, lo so)

TRAMA

Il principe Rajkumar (Anil Kapoor) si innamora della principessa Vishaka (Madhuri Dixit). Ma Durjant Singh (Naseeruddin Shah), il crudele Primo Ministro del regno di Vishaka, aspira a sposare la ragazza e a diventare re con ogni mezzo. E non è l'unico ostacolo: anche la madre di Rajkumar, ritenendo Vishaka colpevole dell'esecuzione del marito, osteggia l'unione dei due. Tranquilli. Alla fine l'amore trionfa.

RECENSIONI

Cinema Hindi: *
Punto di forza: MADHURI (e le coreografie) ****
Punto debole: tutto il resto

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Anil Kapoor ('Pukar') - il principe Rajkumar
* Madhuri Dixit ('Pukar') - la principessa Vishaka
* Naseeruddin Shah ('Iqbal') - il Primo Ministro Durjan Singh e il fratello di questi Surjan
* Danny Denzongpa ('Asoka') - Ali
* Farida Jalal ('Kuch Kuch Hota Hai') - Panna

Regia: Pankaj Parashar

Soggetto, sceneggiatura e dialoghi: Vinay Shukla e Kamlesh Pandey

Coreografia: Saroj Khan ('Jab We Met', 'D O N')

Traduzione del titolo: 'principe'

Anno: 1996

CURIOSITA'

* Danny Denzongpa ha recitato in moltissime pellicole in lingua Hindi e Nepali, ma anche in produzioni internazionali ('Sette anni in Tibet'). Ha ricoperto quasi sempre il ruolo del 'villain', mancando però di un soffio uno dei più famosi eroi negativi di Bollywood: Gabbar Singh nel celeberrimo 'Sholay'. E' anche cantante, ed ha interpretato alcuni brani di colonne sonore di film nepalesi. Jaya Bachchan, moglie del grande Amitabh, è stata sua compagna di classe al Film Institute di Pune: grazie a lei l'attore ha adottato 'Danny' in sostituzione del suo difficilissimo nome di battesimo (Tshering Phintso)

* Il ruolo che Danny ricopre in 'Rajkumar' è molto simile a quello affidatogli in seguito in 'Asoka'

GOSSIP&VELENI

* La produzione avrà dovuto ungere un bel po' per consentire ai brani coreografati di superare indenni la rigorosissima censura Indiana: non solo Madhuri è scatenatissima e molto provocante, ma anche i testi delle canzoni non scherzano. Per non parlare di alcuni dialoghi con Anil Kapoor. Il film sarà stato anche un flop, ma di certo avrà turbato i sonni di 500 milioni di maschi Indiani per mesi. E i componenti della troupe presenti sul set? Non si saranno ancora ripresi...

26 luglio 2009

PREM ROG


La protagonista del film è Padmini Kolhapure ma allo scorrere dei titoli di coda mi rendo conto che il vero e indiscusso astro di Prem Rog è lui: Rishi Kapoor; già adulto come attore, ancora bambino nell’aspetto, capace di caricare il suo personaggio di un’emotività e di un calore che incantano, riuscendo a dare un corpo e un’anima all’incontenibile creatività di suo padre Raj, che l’ha diretto ancora una volta magistralmente.


TRAMA
Manorama è la più giovane erede di una famiglia benestante, bella, innocente e tremendamente viziata. Dopo tanti anni rincontra l’amico d’infanzia che si era trasferito in città e si riaccende una vibrante intesa, ma se Dev inizia ad essere attratto da lei, Rama lo considera ancora solo un compagno di giochi. Nel momento in cui la ragazza si sposa con un aristocratico dai modi squisiti lui si fa da parte e lascia ancora una volta il villaggio.
Improvvisamente una catena di eventi dolorosi colpisce Rama e il suo cambiamento sarà radicale, devastata e in preda a mille timori si chiude nel silenzio e finisce per accettare le condizioni disumane alle quali viene sottoposta. Fino a quando Dev non riappare di nuovo nella sua vita.


Molti sono gli attacchi che il regista lancia alle tradizioni religiose che infrangono i diritti dell’uomo, prima tra tutte la denuncia alle privazioni imposte alle vedove hindu, l’alienazione dalla società, la mortificazione del corpo, l’impossibilità di ricominciare una nuova vita.
Raj Kapoor espone le sue riflessioni attraverso una cornice artistica e visionaria, creando un prodotto che sia piacevole intrattenitore ma anche intelligente e praticamente spendibile.

Per citare le sue parole: ... “non un’evasione per eludere la realtà ma un’evasione per tuffarsi in essa”...
(traduzione dal booklet RK di Satyam Shivam Sundaram , 1978 )

Sogno, visione e semplificazione delle storie non sono che mezzi per arrivare alla radice stessa dei meccanismi della vita, ingranaggi che si incarica di osservare, studiare, per poi lucidare e riorganizzare in modo imprevedibile, così che possano essere ancora più funzionali, ancora più potenti.

Gli elementi di commedia, gestiti con una tagliente e saggia ironia, mascherano altri messaggi ancora più scomodi, come lo sfruttamento della superstizione per raggirare l’uomo debole vittima delle suggestioni. C’è una sequenza in cui il padre adottivo di Dev fa credere ai suoi ospiti di essere in grado di sottrarre anni di vita da un uomo per aggiungerli ad un altro, purchè venga ricompensato con una giusta parcella. La scena è volutamente grottesca, sapientemente disgustosa.
Raj Kapoor è un maestro nel drammatizzare sia le più orribili bassezze che le più elevate virtù dell’essere umano.


Prem Rog celebra il passaggio da una società feudale ad una moderna, rispettivamente rappresentate dalle idee rigide di Bade Raja e dall’umanità di Dev, cercando di abbattere le barriere sociali tra due giovani di caste diverse, che vogliono essere amici, sognare, assistersi nei reciproci problemi, e poi finiscono per amarsi.


Come in tutti i film di Raj Kapoor, la qualità della colonna sonora, e relative on screen picturisations, divengono elementi essenziali per garantire il giusto coinvolgimento del pubblico, la più completa espressione degli attori, e per far si che il film, anche grazie ad essa, venga ricordato per sempre.
“Yeh galiyaan ye chaubara” è un brano dalla melodia indimenticabile, imbevuta di dolcezza, che si memorizza e si ama già dalle prime note, “Mohabbat hai kya cheez” trascina in un sogno ad occhi aperti, tra fuoco, ghiacci e harem immaginari, “Bhawre ne khilaya phool” , in cui la voce di Suresh Wadkar emula il ronzìo delle api, abbinata a immagini di prati in fiore, che stordiscono gli occhi fino ad affaticarli.
E poi “Meri kismat mein tu nahin” interamente girata in notturna e contenente l’immagine più commovente del film, o la vivace “Main hoon prem rogi” che rievoca l’atmosfera di una festa rurale.

Il mio giudizio sul film : ***** 5/5
Non poteva essere altrimenti


ANNO: 1982

REGIA: Raj Kapoor

TRADUZIONE DEL TITOLO: ferita d'amore
Letteralmente sarebbe "malattia d'amore" ma Rog, in questo caso si riferisce alla cicatrice sulla mano di Dev, provocata da uno scherzo di Rama

CAST:

- Padmini Kolhapure……… Manorama (Rama)
- Rishi Kapoor………… Dev
- Shammi Kapoor……… Bade Raja Thakur
- Tanuja………………… Rani Pratap Singh
- Nanda…………………Chhoti Maa
- Bindu………………… Chamiya
- Vijayendra Ghagte…………..Narendra Pratap Singh
- Sushma Seth…………............. Badi Maa
- Kulbhushan Khebanda…………Vir Singh
- Raza Mura................................. Raja Singh
- Kiran Vairale.............................Radha
- Om Prakash..............................Poojari

COLONNA SONORA: Laxmikant Pyarelal , testi di Santosh Anand

PLAYBACK SINGERS: Suresh Wadkar, Lata Mangeshkar


QUALCOS’ALTRO:

- Vincitore di 4 Filmfare Awards del 1982 nelle categorie : Best Actress (Padmini Kolhapure) , Best Director (Raj Kapoor) , Best Editor (Raj Kapoor), Best Lyricist (Santosh Anand)

- Padmini Kolhapure debuttò bambina con piccoli ruoli nei film Dram Girl, di Pramod Chakravorty, e Satyam Shivam Sundaram, di Raj Kapoor.

- Stando a quanto riporta il libro di Madhu Jain, “The Kapoors – first family of Indian cinema” , Rishi durante le riprese di Prem Rog era completamente sopraffatto dalla tensione, al punto di accusare frequenti svenimenti e preoccupanti attacchi d’ansia.

23 luglio 2009

LAAGA CHUNARI MEIN DAAG (LA VERITA' NEGLI OCCHI)



Grandi nomi e grandi aspettative. Estrema fiducia in una storia potenzialmente adatta a far parlare di sé e una protagonista di tutto rispetto (Rani Mukherjee) contornata da preziose star di eri e di oggi, come la divina Jaya Bhaduri, la sempre affascinante Hema Malini, la motivatissima Konkona Sen Sharma e il dolce e sexy Abhishek Bachchan.
I presupposti ci sono, le fondamenta purtroppo no.
Laaga Chunari mein daag si sgretola nonostante tutto, ed è un peccato.


TRAMA
Sognando di risollevare la sua famiglia dai debiti, Badki (Rani Mukherjee) si trasferisce a Mumbai per cercare lavoro ma finisce per diventare una squillo di lusso che concede appuntamenti solo negli alberghi più esclusivi della città. Quando la sorella (Konkona Sen Sharma) termina gli studi e decide di trasferirsi da lei diventerà sempre più difficile mantenere segreta la sua doppia identità.


Antiquato nella narrazione, regressivo nel tema
Mi costa ammetterlo ma anche Rani appare spenta e al di sotto delle sue capacità. Stranamente stanca e poco convinta del ruolo, non riesce a smuoverlo e se lo trascina addosso.
In compenso Jaya Bhaduri, la cui presenza si avverte in un raggio di chilometri, riesce ad infondere le giuste vibrazioni e arriva a creare l’illusione che in alcuni momenti Laaga Chunari mein daag sia davvero un gran film. C’è una scena in cui la sua bravura mi fa impallidire : Jaya sta rovistando con ansia nei cassetti cercando del denaro messo da parte o forse solo le ultime cose da rivendere, le sue mani toccano ogni oggetto per poi riposarlo, senza senso, è del tutto distratta dalla disperazione. In questo momento le telefona la figlia da Mumbai chiedendole consigli sulla strada da prendere… lei parla senza ascoltarsi e con le mani continua a cercare, non si rende nemmeno conto di ciò che sta dicendo .

Abhishek e Rani , che in passato avevano mostrato un’ottima intesa sullo schermo (Yuva, Bunty aur Babli, Kabhi Alvida Naa Kehna), questa volta restano divisi da un muro e sembrano non vedersi. Stonata e male inserita la canzone "Zara gungunalein chalo" dalle immagini pastello sullo sfondo di Lucerna, così come il fastoso ricevimento finale, che sembra messo lì per far passare un po’ di tempo e riempire lo spazio. Più interessante è invece la picturisation del brano che da il titolo al film, bellissimi i primi piani del volto acqua e sapone di Rani; la telecamera la insegue e la spia, la musica si interrompe ripetutamente per inserire le immagini della sua trasformazione da Badki in Natasha.


il mio giudizio sul film ** 2/5
Ridondante, artificiale, noioso e freddo. Odioso il continuo paragone tra le due sorelle, la maggiore che non possiede un’istruzione e non può nutrire ambizioni ma vuole permettere alla più piccola di avere una vita facile e di tutto rispetto. Si avverte già dalle prime inquadrature, il film manca di spirito e ripropone schemi impolverati.


ANNO: 2007

REGIA: Pradeep Sarkar

TRADUZIONE DEL TITOLO: Il mio velo si è macchiato


CAST:

- Rani Mukherjee......... Badki / Natasha
- Jaya Bhaduri........... Shabitri
- Konkona Sen Sharma..... Chutki
- Abhishek Bachchan...... Rohan
- Kunal Kapoor........... Vivaan
- Anupam Kher............ Shivshankar
- Hema Malini............ la danzatrice
- Tarana Raja............ Sophia


COLONNA SONORA:

PLAYBACK SINGERS: Sunhidi Chauhan, Shreya Ghoshal, K.K., Mahalaxmi Iyer, Shubha Mugdal, Sonu Nigam, Rekha Bardwaj

SITO UFFICIALE DEL FILM. clicca qui.


RECENSIONI:

- INDIA TIMES ** 2/5
(testo originale)

- BOLLYWOOD HUNGAMA * 1,5 /5
(testo originale)

- NEW YORK TIMES
recensione positiva, giudizio dei lettori *** 3,5/5
(testo originale)



QUALCOS' ALTRO:

- Laaga Chunari Mein Daag è stato doppiato in italiano e, come già prevedo, stagliuzzato, per essere mandato in onda su Raiuno sabato 25 luglio in prima serata, terzo appuntamento del ciclo Amori con...turbanti. Il titolo sarà La verità negli occhi.

- Al botteghino il film è stato schiacciato dalla competizione con il nuovo di Pryadarshan Bhool Bhulaiyaa

- Inizialmente i personaggi di Rohan e di Chutki furono proposti a Saif Ali Khan e Vidya Balan, dopo il loro rifiuto la scelta è caduta su Abhishek e Konokona Sen Sharma.

- Strano ma vero, il bellissimo Parineeta (2005) è stato diretto dallo stesso regista: Pradeep Sarkar.

- Abhishek nella realtà è il figlio di Jaya (Bhaduri) Bachchan ma nel film non hanno nessun legame di parentela. Forse al regista è sfuggito un dettaglio: Sono troppo somiglianti!! Hanno lo stesso naso, gli stessi occhi... chi potrebbe farli passare per estranei?

21 luglio 2009

JO JEETA WOHI SIKANDAR


Solitamente i film indiani di genere popolare non si rivolgono ad una categoria precisa di pubblico: in India l'amore per il cinema è vivo e irrinunciabile, complici forse l'aria condizionata (almeno nelle città), il prezzo contenuto del biglietto, la diffusione ancora modesta dei televisori (Paese CIVILE). Le recensioni critiche sui quotidiani, sulle riviste specializzate e sui siti web scatenano dibattiti accesi tanto quanto le infinite discussioni provocate in Italia dai commenti dei giornalisti sportivi sulle partite di calcio. Ed è un punto d'orgoglio per ogni Indiano degno di tale nome ammirare i propri beniamini 'first day first show' (e poi ripetere l'esperienza più e più volte). Questo spiega la calca colossale al botteghino in occasione delle prime: per i film di maggiore richiamo spesso avvengono tafferugli, litigi anche violenti (con feriti) e problemi vari di ordine pubblico. Al cinema, naturalmente, si va con tutta la famiglia: diverse generazioni si confrontano sulla stessa pellicola. Quando un film ha davvero successo? Quando mette d'accordo un pubblico così eterogeneo per età, livello culturale, estrazione sociale. Nonchè per lingua, religione, etnia.
E poi in Occidente si pensa che sia facile confezionare un masala bollywoodiano. Auguri.

'Jo Jeeta Wohi Sikandar', pur calcando la mano sull'amore filiale, si discosta da questa tradizione: è una delle rare pellicole (parliamo degli anni Novanta) che, per storia, ambientazione, personaggi e temi affrontati, si rivolge essenzialmente ad un pubblico di adolescenti, malgrado gli attori principali non siano proprio di primo pelo. Gli adulti ci sono ma rimangono costantemente sullo sfondo. Il punto focale del film non pare essere il desiderio di Sanju di realizzare il sogno paterno - tipico di molte pellicole bollywoodiane -, bensì l'autoaffermazione come adulto. Non si tratta solo di una vittoria sportiva da offrire al (fissato?) padre: è proprio l'atteggiamento personale nei confronti della vita a mutare. Archiviata l'adolescenza, con le sue baruffe, i suoi eccessi, i suoi sentimenti non autentici, Sanju si affaccia alla maturità. E lo fa per sè, anche se inizialmente spinto dal desiderio di compiacere il padre.
La narrazione è sviluppata in modo accattivante, anche se prevedibile, allo scopo di catturare l'attenzione di tutti gli spettatori. La gara finale è avvincente. La storia d'amore, quello vero, è giustamente contenuta e non prevalente: il protagonista è descritto nella sua totalità di essere umano e, fatto clamoroso per gli anni e per il tipo di cinematografia, nei suoi pregi e nei suoi difetti. Sanju è un eroe insolito: bocciato a scuola, privo di talenti, schiappa nello sport. Le ragazze gli girano al largo, preferendo i vincenti: belli, ricchi, ben vestiti, primi della classe, atleti insuperabili. Non aspettatevi un'approfondita introspezione psicologica, sia chiaro, ma un'evoluzione nella tridimensionalità del personaggio principale sì. E' grazie anche a film come questi che il cinema popolare in lingua Hindi lentamente ma costantemente ha aggiornato i propri temi e i propri canoni.

JJWS ha incontrato il successo del pubblico, ma non è un prodotto eccelso, anzi: stilisticamente antiquato, un po' troppo ingenuo. Per fortuna Aamir Khan regala un saggio del suo mostruoso talento con una performance molto convincente, leggera - in senso positivo - e frizzante. Tutta da godere. Il resto del cast è abbastanza anonimo. Pooja Bedi - ci spiace per il leggendario padre - è davvero imbarazzante: in seguito si è dedicata agli show televisivi e ha accantonato l'idea di fare cinema (grazie). Apprezziamo il fatto che, malgrado la pellicola registri una pesante presenza da parte del clan di Aamir, sia comunque stato offerto spazio sufficiente anche al personaggio di Ratan, per giunta interpretato da un attore esordiente. Cortesia non così comune a Bollywood.

TRAMA

Ratan (Mamik Singh) è un ragazzo modello: ottimo studente, ottimo atleta, affidabile, serio e di buon carattere. L'orgoglio del padre. Il fratello Sanju (Aamir Khan), al contrario, non vuole saperne nè di studiare nè di dedicarsi allo sport: meglio divertirsi con gli amici e godersela. Ma l'età adulta è proprio dietro l'angolo, con i suoi doveri e le sue responsabilità. Sanju sarà pronto a rispondere al richiamo?

RECENSIONI

Bollywood Hungama: ****
'I film sui perdenti che alla fine riescono a vincere sono sempre amati dal pubblico, se fatti bene. Gli esempi più recenti: 'Lagaan' e 'Iqbal', entrambi a tema sportivo. JJWS è un buon remake di 'All American Boys', 'indianizzato' in modo convincente, e nessuno fa caso al dettaglio di attori ormai adulti che interpretano ruoli da studenti. Malgrado la prevedibilità della vittoria di Sanjay, la gara irta di ostacoli e il climax sono comunque da mangiarsi le unghie: lo spettatore tifa per il ragazzo che si batte e vince. E se gli sconfitti sono ricchi e snob, ancora meglio. Il film è una storia dolceamara di formazione. L'amore, l'amicizia, i valori della famiglia trionfano sulle avversità.'
Deepa Gahlot, 26.04.07

Cinema Hindi: **
Punto di forza: un ADORABILE Aamir Khan (****)
Punto debole: pellicola troppo adolescenziale, troppo antiquata

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Aamir Khan - Sanju
* Mamik Singh, al suo debutto - Ratan
* Ayesha Jhulka ('Khiladi') - Anjali
* Deepak Tijori ('Ghulam') - Shekhar
* Pooja Bedi - Devika
* Imran Khan ('Jaane Tu Ya Jaane Na') - Sanju bambino

Soggetto, sceneggiatura e regia: Mansoor Khan ('Qayamat Se Qayamat Tak', 'Josh')

Dialoghi: Nasir Hussain

Colonna sonora: Jatin-Lalit ('Kuch Kuch Hota Hai')

Coreografie: fra gli altri, anche Farah Khan ('Dil Se')

Award: Film Fare Award Best Film

Traduzione del titolo: è un antico modo di dire, particolarmente diffuso nel Nord dell'India. 'Sikandar' è il nome indiano per Alessandro il Grande. La traduzione: 'colui che vince è il Conquistatore, il re' (ringraziamo Pushker)

Anno: 1992

CURIOSITA'

* Il film si ispira a 'All American Boys' di Peter Yates

* Il regista Mansoor Khan è cugino della superstar Aamir Khan e figlio del cineasta Nasir Hussain, che ha prodotto JJWS (oltre a scriverne i dialoghi). Il suo debutto cinematografico ha coinciso col clamoroso debutto (in un ruolo adulto) dello stesso Aamir (nonchè di Juhi Chawla): 'Qayamat Se Qayamat Tak', ispirato alla classica vicenda di Romeo e Giulietta. Il nostro Mansoor pare non apprezzare molto i soggetti originali: 'Akele Hum Akele Tum' si ispira a 'Kramer contro Kramer', e 'Josh' (l'unico film affidato a Shah Rukh Khan e non ad Aamir) a 'West Side Story'. Pare abbia definitivamente abbandonato la regia, ma nel 2008 ha co-prodotto con Aamir il blockbuster 'Jaane Tu Ya Jaane Na', pellicola interpretata dall'esordiente (in un ruolo adulto) Imran Khan, nipote dello stesso Aamir

* I fratelli Jatin-Lalit nel 2006, dopo 16 anni di carriera comune, si sono professionalmente separati. Insieme hanno composto innumerevoli colonne sonore di successo: 'Fanaa', 'Kabhi Khushi Kabhie Gham', 'Phir Bhi Dil Hai Hindustani', 'Mohabbatein', 'Kuch Kuch Hota Hai', 'Ghulam', 'Dilwale Dulhaniya Le Jayenge'. Gli ascoltatori di BBC Asian Network hanno votato DDLJ la miglior colonna sonora di tutti i tempi. Ma Jatin-Lalit si sono aggiudicati anche il secondo e il terzo posto con KKKG e KKHH. Jatin regala un cameo in 'Jo Jeeta Wohi Sikandar' durante il brano 'Diwane Hum Pyar Ke'

* Il brano 'Pehla Nasha' è stato il primo in assoluto ad essere coreografato da Farah Khan, ed è diventato addirittura più famoso del film stesso. Non solo: nella storia di Bollywood è stato anche il primo brano coreografato ad essere ripreso al rallentatore, lanciando una vera e propria moda. Nel VIDEO godetevi un freschissimo, agilissimo Aamir - comprensibile che tutte le ragazze indiane fossero innamorate di lui - e una Pooja Bedi versione 'donna in rosso'

* Imran Khan aveva già interpretato in QSQT il personaggio di Aamir Khan da bambino

* Faisal Khan, fratello di Aamir, regala un cameo in JJWS nel ruolo di uno studente dello Xavier's College. In questo film è stato anche assistente alla regia. Lavorerà di nuovo col famoso fratello nello sfortunato 'Mela' del 2000

* Le biciclette italiane vengono menzionate con grande rispetto...

GOSSIP&VELENI

* Pooja Bedi è la figlia di Kabir Bedi

* Ayesha Jhulka è stata in passato legata ad Akshay Kumar ('Hera Pheri') e a Nana Patekar ('Ab Tak Chhappan')

20 luglio 2009

BACHNA AE HASEENO



Pensato e realizzato intorno a Ranbir Kapoor, promettente erede della famiglia più in vista del subcontinente, ragazzo dai lineamenti dolci (che ricordano la madre Neetu Singh), attraente e nato per essere attore.
La storia non è troppo originale ma il film mi è piaciuto lasciandomi addosso un’impressione positiva, vuoi per alcune sequenze divertenti, vuoi per il susseguirsi di immagini sgargianti, vuoi per la vivace colonna sonora, ma soprattutto perchè molte scene finalmente sono state girate in Italia!!!


TRAMA
Dopo un passato da sciupa femmine, Raj (Ranbir Kapoor) trova la donna ideale (Deepika Padukone) con la quale inizia a progettare un futuro la ragazza però non ha le idee chiare e temendo di perdere la sua indipendenza lo scarica senza troppi giri di parole. Sperimentando la sua prima delusione, Raj si ferma a pensare alle sue vecchie storie, da lui troncate in maniera immatura e scorretta, tanto che decide di tornare in India per rincontrarle le sue ex e vedere come sta andando la loro vita.


Ranbir Kapoor è bravo e praticamente lavora da solo, affiancato da presenze femminili non troppo esaltanti (la meno peggio mi sembra Minissha Lamba, figuriamoci il resto..) e da una storia piena di esagerazioni. Però quando un film mi piace non sto troppo ad interrogarmi sul “poteva essere cambiato così” o sul “sarebbe stato meglio cosà”, mi piace e basta. Lo rivedrei e mi sento di consigliarlo.

Tra una coloratissima canzone e un’altra, vengono narrati alcuni momenti nella crescita di un ragazzo potenzialmente egoista e interessato a cogliere solo il meglio delle situazioni scappando a gambe levate di fronte a problemi e difficoltà. Il film è chiaramente diviso in tre blocchi, relativi ad altrettanti momenti importanti della sua vita: il primo viaggio con gli amici, la conquista dell’indipendenza in un piccolo appartamento metropolitano, la nuova avventura all’estero inseguendo una brillante carriera. A ciascuna fase si abbina l’incontro con una diversa personalità femminile: Mahi, la ragazzina romantica conosciuta in vacanza, Radika la sexy vicina di casa e Gayatri la studentessa tuttofare che improvvisa ogni giorno un nuovo lavoro.
Questi tre personaggi risentono di una certa standardizzazione e sono poco liberi di uscire dalle categorie prefissate. Se il film non si fosse concentrato esclusivamente su Ranbir, ci sarebbe stato un urgente bisogno di rivedere il casting e cercare attrici più coinvolgenti.




ANNO: 2008

REGIA: Siddarth Anand

TRADUZIONE DEL TITOLO: Attenzione ragazze


CAST:

- Ranbir Kapoor.......... Raj
- Deepika Padukone....... Gayatri
- Minissha Lamba......... Mahi
- Bipasha Basu........... Radhika
- Kunal Kapoor........... Joginder


COLONNA SONORA: Vishal & Shekhar

PLAYBACK SINGERS: Shilpa Rao, Krishna Kunal Kunnath, Lucky Ali, Shreya Goshal, Sunidhi Chauhan, Shankar Mahadevan

SITO UFFICIALE DEL FILM : clicca qui


RECENSIONI:

Bollywood Hungama ** 2,5 / 5
(testo originale)

Hindustan Times ** 2,5 /5
(testo originale)


Il mio giudizio sul film : *** 3/5


Pollice in alto per:

l’abbondante dose di intrattenimento
Il promettente Ranbir Kapoor
Le locations italiane  (Venezia, Roma, Alberobello, Vieste e la Costiera Amalfitana) , non perdetevi Ranbir Kapoor ballare sulla Fontana Della Barcaccia davanti alla scalinata di Trinità dei Monti.
L'alta qualità tecnica
La divertente colonna sonora firmata Vishal & Shekhar, guardate i video della ritmata canzone punjabi "Jogi Mahi" , la frizzante "Ahista ahista" , la romantica "Khuda jaane" e la più modaiola "lucky boy"

Pollice in basso per :

Deepika Padukone, bellissima ma poco emozionante
Bipasha Basu, troppo fissa nel suo canone di sex bomb
L’andamento altalenante della seconda parte
Il perenne sfruttamento degli elementi di Dilwale dulhania le jayenge




QUALCOS’ALTRO:

- Ranbir Kapoor e Deepika Padukone sono fidanzati da più di un anno, nonostante siano una coppia fissa nella vita reale mostrano sullo schermo un’interazione piuttosto fredda e un’evidente carenza di intesa artistica

- Oltre che in Australia (dove Siddarth Anand aveva ambientato Salaam Namaste ) il film è stato girato in parte in Europa. Accanto alla Svizzera questa volta troviamo anche l’ITALIA in un viaggio ideale che dal Salento ci porta a Venezia e poi a Roma e in Costiera Amalfitana.Non mi sorprende se il pubblico indiano, grazie alla maestosa pubblicità portata avanti da questo film, scelga proprio il nostro paese come meta delle sue prossime vacanze.

- Il film prende il titolo da un brano famosissimo cantato da Kishore Kumar e contenuto in Hum kisi se kum nahin Film del 1977 In cui il protagonista è proprio il padre di Ranbir, Rishi Kapoor.

- Bachna ae Haseeno sarà proiettato nella prossima edizione del Salento Film Festival. Maggiori informazioni nel Sito ufficiale.

16 luglio 2009

KAMBAKKHT ISHQ


Il soggetto è debole e implausibile, ma poteva diventare buffo se sostenuto da una sceneggiatura e da una regia adeguate. Purtroppo la sceneggiatura è inesistente, e la narrazione procede in modo autonomo senza una direzione, sbandando, incagliandosi, franando miseramente. I personaggi si reggono sul nulla, con l'eccezione forse del protagonista maschile. Quanto alla regia, è spenta e incolore.

Da un punto di vista tecnico, nessun aspetto sembra essere particolarmente curato. Non la fotografia, non il montaggio, non le scenografie, non i costumi, non le scene d'azione. Tutto piuttosto chiassoso ma anonimo. Gli investimenti massicci si presumono, più che saggiarne i risultati. Ringraziamo la produzione per la scelta di alcune location italiane - che brivido ammirare Kareena e Akshay danzare a Venezia -, ma Los Angeles è davvero agghiacciante. Le coreografie di Vaibhavi Merchant sono godibili anche se non scatenano l'applauso. La colonna sonora di Anu Malik sembra allegra e vivace: dovremmo ascoltarla senza le immagini per giudicarla meglio. Il film certo non la esalta, semmai la deprime.

Le interpretazioni dei due attori principali sono l'unico aspetto degno di nota. Akshay è bravo e scatenato, e la sua simpatica performance irrobustisce un personaggio non ben delineato e neppure troppo amabile. Kareena per fortuna non ci delude mai: la sua Sim è odiosa oltre ogni immaginazione, mal costruita, finta, instabile, ma l'attrice si impegna stoicamente ad arginarne i danni. L'erede Kapoor ha stoffa e grinta. Le suggeriamo solo di prestare maggiore attenzione alla scelta delle pellicole da interpretare.

Da ultimo puntualizziamo che la cinematografia popolare indiana può annoverare molti difetti, ma raramente scade nel volgare. Kambakkht Ishq si impegna in alcune sequenze a fornirci un esempio di tale rarità. Almeno questo il regista poteva risparmiarcelo.

Inevitabile, ogni volta che viene distribuito un film così sconclusionato, il raffronto con Tashan (nel quale peraltro recitano sia una spettacolare Kareena che un travolgente Akshay), uno dei flop storici bollywoodiani. Tashan si differenzia nettamente da Kambakkht Ishq perchè, per fortuna sfacciata o per maggiore talento del regista (non lo scopriremo mai), è talmente demenziale e talmente pazzesco che non solo diverte fino alle lacrime, ma diventa persino un cult, un esempio altissimo di nonsense-cinema made in Bollywood.
Kambakkht Ishq, al contrario, è un film fatto d'aria, che evapora e svanisce ancor prima di giungere alla conclusione.

TRAMA

Viraj (Akshay Kumar) è uno spericolato stuntman nonchè sciupafemmine di tutto rispetto. Sim (Kareena Kapoor) fa la modella per pagarsi gli studi in medicina. I due si incontrano in diverse occasioni e si odiano alla follia. Poi la trama pasticcia e s'ingarbuglia, prima di condurci - con estremo sollievo - al (lieto) fine.

RECENSIONI

The Times of India: **
Kambakkht Ishq potrebbe facilmente vincere il premio per il soggetto più stupido. Secondo pessimo aspetto: mai una sceneggiatura hindi è stata così spregiativa nei confronti delle donne. Non solo Akshay si riferisce ripetutamente a Kareena con l'epiteto bitch, ma tratta anche tutte le altre donne come oggetti da usare e gettare via. Di fatto KI potrebbe essere uno dei film più sessisti realizzati in epoca recente. Terzo stupido aspetto: la Hollywood-connection è completamente falsa. Brandon Routh, Holly Valance, Denise Richards e Sylvester Stallone non fanno nulla se non una vistosa guest-appearance. Allora cosa funziona in KI? Solo la confezione e il valoroso sforzo di Akshay di propinare risate alla spicciolata col suo non convenzionale tempismo. Ma quando le situazioni non sono comiche, non c'è molto che un attore possa fare per risvegliare il senso dell'umorismo del pubblico. Kareena è una delusione completa. A dispetto del suo look da haute-couture, delle minigonne, dei tacchi a spillo, il suo personaggio non convince per niente. E' solo un affannoso imbronciato tentativo di accentuare quell'energia che di fatto l'attrice non ha bisogno di simulare. Ricordate la sua interpretazione disinvolta e assolutamente naturale di Pooh in Kabhi Khushi Kabhie Gham? Poi: Javed Jaffrey e Boman Irani esattamente cosa fanno nel film? Una volta di più abbiamo due raffinati attori cui tocca subire un ruolo rozzo e malscritto. Una confezione e un budget multi-milionari non possono rimediare a una cattiva storia e a cattivi personaggi.
Nikhat Kazmi, 03.07.09

Hindustan Times: *
Sembra che un film possa avere o una superstar o una storia. Raramente entrambe. L'idea centrale è solo Akshay Kumar. Le star di Hollywood sembrano attori minori in sua presenza. Set giganteschi distrutti in ogni scena; yacht di lusso affittati per conversazioni casuali; Sylvester Stallone seccato per un giorno o due; un budget grosso quanto l'economia di una cittadina indiana andato in fumo. Certa gente la recessione se la merita.
Mayank Shekhar, 04.07.09

Cinema Hindi: *1/2
Punto di forza: Akshay Kumar
Punto debole: la sceneggiatura criminale

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Akshay Kumar - Viraj
* Kareena Kapoor - Simrita
* Aftab Shivdasani (Mast) - Lucky
* Amrita Arora (Hello) - Kamini
* Javed Jaffrey (8 x 10 Tasveer) - cameo
* Boman Irani - cameo
* Kirron Kher - cameo
* Sylvester Stallone - cameo

Regia: Sabbir Khan
Colonna sonora: Anu Malik (Main Hoon Na)
Coreografie: Vaibhavi Merchant (Devdas)
Traduzione del titolo: espressione in lingua urdu. Ishq significa amore. Gina ci spiega che kambakkht in questo contesto potrebbe significare oh maledizione!, quindi un amore che i personaggi vorrebbero evitare ma nel quale, loro malgrado, si ritrovano fino al collo.
Anno: 2009
Distribuzione: Eros Entertainment
Sito ufficiale, nel quale leggere la sezione Karmic connection with Italy, interamente dedicata alle sequenze girate a Venezia e a Vicenza. Lo sfarzoso matrimonio di Kamini con relativa coreografia della title-track (60 ballerini professionisti provenienti da Parigi) sono stati allestiti a Villa Cordellina a Vicenza. In piazza dei Signori sono state girate le sequenze d'azione sotto la supervisione di Franco Salamon. Kareena ha commentato: 'Sono sicura che tutti noi lasceremo questo meraviglioso Paese con la tristezza nel cuore.' E il produttore ha rivelato che, nel progetto del film, non erano previste sequenze così lunghe in Italia, ma poi la Karmic connection è sbocciata, e allora...

CURIOSITA'

* Kambakkht Ishq è il remake della pellicola tamil Pammal K. Sambandam del 2002.
* Nei titoli di testa si ringraziano Arnold Schwarzenegger, Vicenza Film Commission e ENIT.
* Citate Roma, Milano, la pasta, la mozzarella. Un personaggio pronuncia la parola bellissimo.
* Sim viene presentata col soprannome affibbiato a Kareena anche nella vita reale: Bebo.
* Non è la prima volta che Kareena lavora nella città lagunare: ricordate lo spot con Shah Rukh Khan della Pepsi girato in occasione della presentazione di Asoka alla Mostra del Cinema di Venezia?
* Aggiornamento del 25.10.09: Kambakkht Ishq ha vinto il Best Locations Award assegnatogli da 'Locations 09', una sorta di prima fiera mondiale del cinema a tema turistico. Articolo originale.

GOSSIP&VELENI

* Nei titoli di testa, alla scritta Hollywood, da bollywoodiana tosta ho represso a stento un conato di vomito. Il suggerimento di bombardare l'area con migliaia di forme di Grana Padano da 70 kg cadauna rimane sempre valido.
* La pellicola mostra raccapriccianti sequenze di divi hollywoodiani. I vari Brad, Tom, Bruce eccetera li butto tutti quanti nel cesso e tiro lo sciacquone. Meglio chiudermi in casa per nove settimane e mezza con sciarùk mio e con quel metro e 65 di splendore di Aamir Khan.
* Brad e la Jolie se la tirano da fighi manco fossero la Super Coppia Aishwarya/Abhishek. Angelina, rispetto alla splendida inarrivabile Ash, sembra una ranocchia. Quanto a Brad, se solo acquisisse un terzo della bravura di Abhishek folle di atei nel mondo ritroverebbero la fede. Del resto, quando hai la sfortuna di chiamarti Pitt e non ***BACHCHAN***...
* George Clooney però lo salvo: lo destinerei volentieri ad attività che ritengo superfluo precisare.
* E arriviamo alle tanto pubblicizzate special appearance di divi (divi?) occidentali:
- Sylvester Stallone offre un cameo davvero imbarazzante. Se sei espressivo quanto una cipolla e non ti chiami Clint Eastwood, dopo i 25 anni (anagrafici) è meglio sparire;
- Brandon Routh: e chi è? Leggo su Wikipedia: classe 1979, 12 film. Categoria: sfigato
- Holly Valance: e chi è? Classe 1983, 6 film. Categoria: supersfigata
- Denise Richards: e chi è? Classe 1971, 26 film. Categoria: semisfigata
Di contro:
- Akshay Kumar, classe 1967, 86 - ottantasei - film e 4 in produzione. Categoria: Divo Vero
- Kareena Kapoor, classe 1980, 34 - trentaquattro - film e 4 in produzione. Categoria: Diva Vera.
A Hollywood interpretano una manciata di pellicole e si credono delle star, quando a Mumbai anche gli attori minori vantano filmografie dai numeri impressionanti. Meglio tirarsela o meglio LAVORARE?
* Amrita Arora è da poco rientrata in India da una luna di miele tutta europea. Tappa anche italiana per la coppia: Capri e Venezia fra le località visitate.

14 luglio 2009

NEW YORK


New York è il nuovo film di Kabir Khan, l'apprezzato regista dello splendido Kabul Express (2006). Questa volta la scena, dall'Afghanistan, si sposta negli Stati Uniti: tre ragazzi, Omar (Neil Nitin Mukesh), di origini mussulmane trasferitosi a New York per studiare, Maya, (Katrina Kaif) nata in America, ha una madre indiana che le ha insegnato l'hindi, e Sam (John Abraham), di origini indiano-mussulmane, anch'egli cresciuto negli States, si incontrano all'università. I tre diventano amici e per due anni sono inseparabili. Omar però è attratto da Maya, che è invece innamorata di Sam, e decide così di allontanarsi e rompere la loro amicizia. E' l'11 settembre 2001, il mondo di Omar, Sam e Maya sta per cambiare per sempre.
Sette anni dopo Omar viene indotto da un agente dell' FBI, Roshan (Irrfan Khan), a rientrare nella vita di Sam e Maya e a collaborare ad un'indagine su Sam, sospettato di essere un terrorista.
Il film è stato accolto con favore da critica e pubblico perchè ritenuto capace di coniugare intrattenimento ed impegno. New York, che nella prima settimana di programmazione al box office è secondo solo a Kambakkht Ishq, ha il merito di aver portato all'attenzione di tutti questioni attuali e spinose come le conseguenze dell'attentato alle torri gemelle sui cittadini di origine asiatica residenti negli Stati Uniti, il clima di sospetto e soprattutto la sospensione dei diritti umani giustificata dall'emergenza della sicurezza nazionale e dalla lotta al terrorismo. Un atteggiamento di chiusura, di rifiuto, di pregiudizio fino al razzismo è un sistema efficiente per perseguire la pace, la stabilità e la sicurezza di una nazione?

RECENSIONI

The Hindustan Times: ***1/2

Times of India: ****

The New York Times: ***1/2
New York di Kabir Khan guarda all'America dopo l'undici settembre attraverso le lenti di Bollywood con un risultanto meno distorto di quello che si potrebbe pensare...Nonostante la rappresentazione di Mr. Khan della vita americana sia poco acuta e la trama presenti buchi grossi come crateri, New York è affascinante. Gode della performance di Irrfan Khan che aggiunge complessità al suo personaggio...
Rachel Saltz, 27 giugno 2009
la recensione integrale

Diana:
Da Kabir Khan non ci si aspetta niente di meno che un buon film e New York, nel complesso, è un buon film. Purtroppo dopo un inizio davvero promettente la trama mostra qualche incongruenza, alcune soluzioni narrative sembrano solo espedienti, un po' ingenui , fino ad arrivare ad un finale da action movie deludente e sicuramente non all'altezza delle premesse.
New York merita comunque attenzione perchè affronta un tema interessante, è girato con abilità e sensibilità e gli attori sono all'altezza del loro ruolo. Una menzione speciale per Katrina Kaif, sulla cui presenza in numerosissimi film, dal 2007 ad oggi, ci si è spesso interrogati la ragazza comincia a dare qualche risposta.
Alcune scene imperdibili:
- i tre amici impegnati in una partita di rugby, sullo sfondo si vede la skyline con le torri gemelle
- il racconto di Sam sull'ingiusta detenzione, le torture: bravo John Abraham, bravissimo Kabir Khan, non c'è un'ombra di morbosità o di compiacimento, le immagini ti si incollano agli occhi così come addosso ti rimane la sensazione di essere passato sotto uno schiacciasassi
- l'immagine di Sam che, liberato, esce dalla struttura che è stata la sua prigione, sull'edificio svetta la bandiera americana
- ancora Sam che passeggiando nel parco con Maya, incrocia due polizziotti e abbassa gli occhi, spaventato ed umiliato
- Maya dall'ufficio dell'FBI, attraverso i vetri della finestra, scorge e riconosce Sam che non può vederla
*** 3/5

SCHEDA DEL FILM

Cast:
John Abraham - Sameer (Sam)
Katrina Kaif - Maya
Neil Nitin Mukesh - Omar Aijaz
Irrfan Khan - Roshan
Aidan Wagner - Danyal
Nawazuddin Siddiqui - Zilgai

Regia:
Kabir Khan

Scritto da:
Sandeep Srivastava (screenplay, dialoghi e canzoni)
Aditya Chopra (la storia)

Musiche:
Pritam Chakraborty (Dhoom 2, Jab We Met, Singh Is Kinng, Billu)

Distribuzione:
Yash Raj Films

Anno: 2009

CURIOSITA'

- Sui titoli di coda una scritta informa che negli Stati Uniti, dopo l'undici settembre, più di 1200 persone di origine straniera sono stati illegalmente sequestrate, detenute e torturate.

- Il film ha goduto del supporto della New York Film Commission e della piena collaborazione da parte delle autorità americane che, dopo un esame dello script, hanno permesso le riprese a Guantanamo.

- Kabir Khan, prima di Kabul Express e New York, ha iniziato la sua carriera come autore operatore e regista di documentari.

- Nel film si citano Shahrukh Khan, la madre di Maya è appassionata di film bollywoodiani (chi altri poteva essere l'attore preferito della saggia signora?) e il kabaddi, popolare sport di origine indiana, diffuso in tutta l'Asia. Il kabaddi prevede il confronto tra due squadre, ognuna disposta nel proprio terreno di gioco, ogni attaccante ha trenta secondi per entrare nel campo avversario , toccare un giocatore del team opposto e tornare indietro senza essere placcato dai difensori. Mitica la scena di Pardes, un film del 1997 , in cui proprio Shahrukh Khan grazie ad una partita di kabaddi salva la sua bella da un fidanzamento indesiderato.

Sito ufficiale del film

JAB WE MET (L'AMORE ARRIVA CON IL TRENO)



Attingendo all’archivio bollywoodiano, ma senza far scattare allarmi di copiatura, il film riprende alcune parti del catastrofico Dhai akshar prem ke, (film con Aishwarya Rai e Abhishek Bachchan) aggiungendo quella raffinatezza, quello spirito e quella credibilità che mancavano al primo e sviluppando una storia più completa e avvincente.


TRAMA
L’incontro con l’adorabile impicciona Geet cambia radicalmente la vita di Aditya, giovane imprenditore poco consapevole di se stesso, che si lascia crogiolare in una delusione d’amore fino a pensare al suicidio. Travolto dall’energia della ragazza, inizia a conoscersi veramente e prende spunto dal suo modo di essere per affacciarsi al mondo e riconsiderare tutte le situazioni dalle quali si sentiva oppresso.


In India un film “vive”
Quelli che hanno semplicemente un inizio, una storia e una fine si dimenticano in fretta.
Per rimanere forte nel tempo una pellicola ha bisogno di un’anima che si costruisce passo dopo passo attraverso un gioco di squadra nel quale è coinvolto soprattutto il pubblico

Se Jab we met è stato accolto a braccia aperte è anche grazie a quel “qualcosa in più” che possiede… inutile cercare una qualsiasi ragione tecnicamente analizzabile capace di tradurre ciò che c’è alla base.
Non è facile definire a parole ciò che è invece facilmente percepibile: il dialogo che istaura con gli spettatori, la sua freschezza, il coinvolgimento continuo, il ritmo, l’amore a prima vista per i personaggi, la scoppiettante colonna sonora.

La storia... piacevole
può mettere d’accordo tutti , riuscendo nel difficile compito di coinvolgere ragazzi, adulti, ma anche dei nonni con i nipoti seduti nella stessa sala, ugualmente sedotti e trascinati dalla visione.
Ditemi se già in questo non è spettacolare.

La musica...esplosiva,
frenetici ritmi punjabi (più tradizionali in "Nagada Baja" e rivisitati in chiave disco-pop nel tormentone "Mauja Mauja"), melodie più lente (con testi originali bellissimi, cosa da non sottovalutare..) in "Aoo Milo Chale" e "Tumse hi". Fino a "Yeh Ishq Haaye" , un motivetto da non togliersi più dalla testa le cui parole urlano un’incontenibile positività.

I personaggi... da colpo di fulmine
Kareena Kapoor ha saputo rendere Geet davvero speciale, riuscendo ad unire con spontaneità le apparenti contraddizioni del suo carattere. Simpatica o rompiscatole? Buffa o seducente? Immatura o solo combattiva e fiduciosa? In lei c’è un po’ di tutto ed è un mix esplosivo.
Shahid dal canto suo ha resistito bene all’ onnipresenza di Kareena, riconoscendo che era il suo personaggio ad avere in mano le chiavi del successo di Jab we met, ma aveva ancora bisogno di un valido supporto, del compagno ideale. Una presenza maschile composta e delicata, capace di appoggiare attivamente la performance della protagonista senza dare troppo a vedere il suo costante (e importante) intervento.

Il mio giudiizo sul film : **** 4/5


ANNO : 2007

REGIA: Imtiaz Ali

TRADUZIONE DEL TITOLO: quando ci siamo incontrati

CAST:

- KAREENA KAPOOR ......Geet
- SHAHID KAPOOR ......Aditya
- TARUN ARORA ......Anshuman
- DARA SINGH .......Dadaji
- SAUMYA TANDON ....Roop


COLONNA SONORA : Pritam (musica) Irshad Kamil (testi)

PLAYBACK SINGERS: Shaan, Ustaad Rashid Khan, Labh Jauja, Sonu Nigam, Shreya Ghosal, Mohit Chauhan


RECENSIONI:

- Bollywood Hungama 3,5 /5
(testo originale)

- Hindustan Times 3/5
(testo originale)

- The Times of India 4/5
(testo originale)


UNA CURIOSITA':

Da sempre nella tradizione del cinema indiano il mescolarsi di eventi reali con la finzione cinematografica finisce per caricare il film con qualcosa che va aldilà della trama e che stimola una riflessione in più (o semplicemente una chiacchiera, come in questo caso) :

Shahid e Kareena, erano coinvolti sentimentalmente da diversi anni ma hanno finito per troncare il loro rapporto poco prima dell’uscita del film.
Il bacio dell’happy ending non è stato incluso a caso, ma in risposta ad un video girato a lungo su You tube, che vedeva i due ex fidanzati ripresi dal proprio telefonino in un momento d’intimità. Inutile pensare ad un montaggio o a dei sosia… entrambi gli attori non si sono nemmeno giustificati e hanno riso sopra l’evento (uno scandalo se pensiamo che Kareena fa di cognome Kapoor).


QUALCOS’ALTRO

- Con saggia delicatezza, Imtiaz Ali, rovista ancora nei cassetti e fa riprendere in mano a Kareena e Shahid un’immagine memorabile di Dilwale Dulhania le jayenge reinserendola in un contesto nuovo; non per carenza di originalità... ma per stimolare un collegamento e risvegliare un’emozione già nota, anche se in modo diverso. Il cinema indiano ama giocare con i suoi preparatissimi spettatori, che non impiegano che un attimo ad individuare i riferimenti suggeriti dai registi, i lori link, i loro tranelli…

- Tra le locations ritroviamo i paesaggi di Chandigarh, Manali, Shimla e Rothang Pass (Himalaya)

- Il nuovo film del regista Imtiaz Ali sarà intitolato Love Aaj Kal ed è in uscita il 31 luglio prossimo. il film vedrà Saif Ali Khan, attuale compagno di Kareena, impegnato sia come protagonista che come produttore, affiancato da Deepika Padukone, la “dreamy girl” di Om Shanti Om.
Per foto, trailer e news consulta il Sito ufficiale

- Jab we met sarà trasmesso in italiano sabato 18 luglio in prima serata su Raiuno, il titolo sarà L’amore arriva in treno. Incrociamo le dita e speriamo in tagli non troppo devastanti…

11 luglio 2009

N A I N A


'Naina' è il remake bollywoodiano di 'The Eye', horror firmato dai fratelli Pang e ambientato ad Hong Kong.

Naina perde la vista all’età di cinque anni a causa di un incidente stradale in cui muoiono i genitori, durante un’eclissi solare. Si ritrova a vivere con la nonna e una zia a Londra. Ormai adulta si sottopone al trapianto delle cornee. L’intervento è praticato dal dottor Samir Patel e sembra essere perfettamente riuscito. In ospedale Naina apre per la prima volta gli occhi e ritorna a vedere dopo molto tempo. Una notte vede il suo compagno di stanza uscire accompagnato da un’ombra che ha la forma di una persona e lo segue. Nel corridoio viene fermata da un’infermiera che le assicura che non c’è assolutamente nessuno e che è normale che i suoi occhi non riescano ancora a distinguere bene gli oggetti.

Uscita dall’ospedale Naina è tormentata dagli incubi e vede delle persone che nessun altro può vedere. La nonna, preoccupata, la accompagna dal dottor Samir che tenta di calmarla sostenendo che soffre di semplici allucinazioni, comuni postumi dell’intervento. Le visioni di Naina, però, diventeranno sempre più insistenti…

Anno: 2005

Regista: Sripal Morakhia

Attori:

Urmila Matondkar (Naina)
Anuj Sahwney (Dr. Samir Patel)
Khamini Khanna (nonna di Naina)
Shweta Konur (Khemi)

Recensione: ***

Morakhia fa decisamente un buon lavoro con questo suo primo film. E’ vero: è decisamente scopiazzato da 'The Eye' dei fratelli Pang. E allora? Quanti horror americani sono remake di horror asiatici, talvolta girati con la collaborazione degli stessi registi di quello autentico, con un risultato che stravolge l’originale fino a renderlo ridicolo? (L’unico che mi sentirei di salvare dalla spazzatura è 'The Ring' di Verbinski per ovvi motivi).

Il pregio principale di 'Naina' è quello di essere ambientato principalmente a Londra, ma di avere tutti attori indiani e la protagonista non è un’ammazzavampiri o una bomba sexy con scarse capacità recitative: è Urmila Matondkar! Il ruolo di Naina è difficile da interpretare, ma la Matondkar riesce con successo a trasmetterci le sue emozioni. Le inquadrature degli occhi, riprese da 'The Eye', sono ancor più coinvolgenti. Tipicamente bollywoodiano è il personaggio della nonna, la buffa aiutante della protagonista.

Inoltre, per scoprire ciò che nascondono le sue visioni, Naina dovrà recarsi nel paese in cui ha remote radici. Qui si troverà ad affrontare una realtà ben diversa da quella dei patinati bar londinesi e degli ospedali all'avanguardia.

'Naina' è una copia di cui si può essere orgogliosi, nonostante Morakhia si ostini a negare ogni connessione con 'The Eye' e a sostenere che ciò che ha messo in scena è tutta farina del suo sacco (forse perché, al contrario del remake statunitense del 2008 non sono stati pagati i diritti?). La credenza che gli occhi dei defunti possano vedere i fantasmi, però, sembra essere radicata anche in India.

Al suo debutto nelle sale nel 2005 il film è stato fortemente criticato dalle associazioni dei medici indiane perché si temeva alimentasse la diffidenza verso i trapianti di cornee.

'Vedere non è credere' di Anjali Chandra, 25 marzo 2005, Times of India (riassunto)

'Un gruppo di oftalmologi protesta al fianco delle associazioni di non-vedenti che si schierano contro il film 'Naina' uscito di recente. Affermano che il film intralcerà l’intero movimento per la donazione delle cornee. Dinoo Gandhi, Segretario Onorario dell’Associazione Nazionale Non-Vedenti dichiara che 'La donazione degli occhi è ancora agli albori in India. Pertanto, un film che mette il trapianto delle cornee in cattiva luce è destinato ad avere effetti dannosi sulla gente'.

Ma il punto è: per quanto il contenuto di un film possa essere vicino o meno alla realtà, potrà influenzare l'atteggiamento della gente nei riguardi di una causa? La dottoressa Annie Singh, direttrice della Banca degli Occhi di Lucknow pensa di si: 'Potrebbe farci ridere, ma le persone davvero si rifiutano di donare gli occhi perché hanno paura di rinascere ciechi o perché senza non potranno vedere Dio! E’ vero che gli Indiani sono molto superstiziosi, motivo per cui il programma per il trapianto delle cornee fa così fatica a prendere piede.'

Tanuja Joshi, Presidente dell’Associazione della Banca degli Occhi dell’India aggiunge il suo punto di vista: 'Date un occhio alle statistiche. Abbiamo 1.1 milioni di persone che aspettano un trapianto di cornee. Ma tutto quello che riceviamo sono 21.000 cornee e non tutte sono utilizzabili. Temiamo che il film potrebbe danneggiare gli eventuali beneficiari, molti dei quali appartengono agli strati più bassi della società e agli abitanti delle aree rurali, proprio tra coloro che sono i maggiori potenziali spettatori del film. Così, il finale in cui Urmila sembra lanciare il messaggio che avrebbe preferito rimanere cieca, avrà i suoi effetti.'

L’Associazione della Banca degli Occhi dell’India ha fatto appello alla Alta Corte di Delhi contro il film.'

10 luglio 2009

M A R K E T



'Market' è un prodotto davvero imbarazzante. Di più: offensivo. Mi chiedo come abbia potuto Manisha Koirala - non fra le mie attrici preferite, ma in 'Dil Se' e in 'Company' ha regalato interpretazioni convincenti, e in 'Khamoshi' se l'è cavata piuttosto bene - acconsentire a girare questo film. Che non inizia malissimo: bella la lunga sequenza per le strade affollate e pittoresche di Hyderabad, spettacolare (anche se un po' troppo ripulita) la location nella quale è collocato il bordello, accettabili alcune scene e alcune battute. Ma a mano a mano che la narrazione procede la pellicola scende ad un livello tale da far accapponare la pelle. Il dramma personale si trasforma in un action movie (!). Personaggi di cartone entrano in scena, svolazzano sul set, escono per sempre (non che se ne senta la mancanza). I ricordi dolorosi della protagonista si intrecciano a udienze in tribunale, fughe, sparatorie, vendette.

Definire eccessivo il guazzabuglio nel quale 'Market' si impantana non dà la misura dello scempio.
Ho ancora i brividi: ci si deve davvero impegnare, e tanto, per provocare una tale devastazione.

TRAMA

Muskaan (Manisha Koirala) fa la prostituta in un bordello di Hyderabad. Un bel giorno la polizia decide di ripulire l'area, e la nostra eroina rimane senza lavoro. Trova un 'ingaggio' in trasferta a Mumbai, dove viene trasformata in una squillo di lusso.

RECENSIONI

Bollywood Hungama: **1/2
'Market' mescola realismo e cinema popolare, catturando l'attenzione dello spettatore. Fortunatamente il film non delude. Il linguaggio, l'ambientazione e il modus operandi sono efficacemente rappresentati. Il regista Jai Prakash ha svolto bene il suo compito. Trasmette il suo messaggio in modo molto convincente.'
Taran Adarsh, 12.09.03

Cinema Hindi: *
Punto di forza: -
Punto debole: la sceneggiatura è un vero schifo, e la regia e le interpretazioni non fanno nulla per migliorarla

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Manisha Koirala ('Dil Se') - Muskaan
* Govind Namdeo ('Satta') - Yashwant Anna

Regia: Jay Prakash

Anno: 2003

CURIOSITA'

* Citazioni bollywoodiane: Aamir Khan

GOSSIP&VELENI

* Aamir: MA DENUNCIALI!

* Qualcuno dovrebbe suggerire al recensore di Bollywood Hungama di moderarsi nel consumo di funghi allucinogeni

* La cosa mi spezza il cuore, ma pare che Manisha Koirala in passato avesse intrecciato una relazione con Nana Patekar ('Ab Tak Chhappan'). Magari non saprà scegliere i film da interpretare, ma gli uomini da frequentare decisamente sì

09 luglio 2009

DIL KA RISHTA


Lo includo nella categoria di film da guardare una sola volta per poi lasciare in balìa della polvere.

In questo caso si parla di puro godimento estetico davanti a due attori bellissimi : Aishwarya Rai, ex Miss Mondo, e Arjun Rampal, eterno Bronzo di Riace, sullo sfondo di set sgargianti, vagamente esotici, accompagnati da qualche gradevole canzone.
Se si salva dall’anonimato è grazie alle belle coreografie che mischiano classico e moderno, ideate da Vaibhavi Merchant, nelle quali Aishwarya regna sovrana.

TRAMA
Jai resta folgorato dal fascino angelico di Tia ed inizia a corteggiarla facendo sfoggio del suo consistente patrimonio. Contro ogni previsione, la ragazza sceglie di sposare un altro uomo e non si lascia per niente sedurre, né dalla bellezza, né dal conto in banca, dell’ipotetico principe azzurro.
Il tempo passa e i due si incontrano ancora, lei ha perso la memoria ed è malata, lui si offre di assisterla ed aiutarla a dimenticare il passato.


Ok. La trama ricorda le peggiori telenovelas , ma non è tanto la povertà dello script a far danni quanto la freddissima interazione ( anzi oserei dire glaciale) tra i due protagonisti.
Non passa nemmeno un filo d’emozione e il tutto resta finto e scordinato.
Pura apparenza.

Sprovvisto di ogni possibile àncora per agganciarsi al pubblico, Dil ka rishta vive veramente solo quando Aishwarya ha l’opportunità di ballare. Circondata da scenari opulenti e preziosi gioielli, lei, la più bella del reame diviene una sublime ammaliatrice, meravigliosa sulle note di "Dayya dayya re", tra cambi d'abito, colori e luccichini, aiutata da una coreografia interessante.


Il mio giudizio sul film ** 2/5



DA GUARDARE PER :

- la canzone "Daya daya re"

- la bellezza straripante dei due attori

- la sempre meravigliosa Rakhee Gulzar in un piccolo ruolo

- riscoprire un nostalgico richiamo ad un filone bollywoodiano degli scorsi decenni (ora per fortuna in via d'estinzione) caratterizzato da un “estremismo” nei legami affettivi, segnati da una serie di tragedie varie prima di giungere al lieto fine (vedi Hum aapke hain kaun, l'inguardabile Nazrana , Mann… ecc..)


DA EVITARE PER :

- la totale assenza di chimica tra Aish e Arjun (insomma, se vogliono farci credere in una storia d’amore, avrebbero dovuto crederci loro per primi… ma non è avvenuto)

- una trama, anzi, storiella, anche un po’ patetica

- l’effettiva e indiscutibile carenza di originalità

- vedere Paresh Rawal del tutto sprecato in un miserissimo ruolo che oscura il suo talento


ANNO: 2003

REGIA: Naresh Malhotra

TRADUZIONE DEL TITOLO : legami del cuore


CAST:

- Aishwarya Rai.............Tia
- Arjun Rampal..............Jai
- Priyanshu Chatterje.......Raj
- Rakhee Gulzar.............la madre di Tia
- Eesha Koppikar.............Anita
- Paresh Rawal............. il padre di Jai


RECENSIONI:

- Bollywood Hunghama * 1,5 / 5
(testo originale)


QUALCOS’ALTRO:

- Il film è stato prodotto da Aishwarya Rai in collaborazione con suo fratello Aditya

- La location prediletta dal film è il Sudafrica