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14 maggio 2024

FIGHTER


Vi anticipo subito che Fighter non regge la seconda visione. Le sequenze aeree sono straordinarie, l'interpretazione di Anil Kapoor è molto credibile, la battaglia personale dell'eroina contro i pregiudizi sessisti è un argomento interessante, e Hrithik Roshan è da rapimento immediato con annessa fuga romantica verso destinazione ignota. Fighter è il lavoro più serio, almeno nelle intenzioni, di Siddharth Anand, regista nato con la commedia, passato poi ai film d'azione - per la cronaca: il suo prodotto migliore rimane la pellicola di debutto, Salaam Namaste. Ma la storia è noiosa, certo l'ambientazione non aiuta; e la pesantissima retorica antipachistana - pesantissima proprio, persino per i tempi che corrono - trasforma il film in un indigeribile pilone di cemento armato conficcato nello stomaco. 
Verrebbe da chiedere al regista cos'abbia contro i pachistani perché Fighter trasuda rancore acido a fiotti. Se non ci si allontana in tempo dallo schermo, si rischia l'accecamento. Ai pachistani, in Fighter, non viene concessa la dignità di essere persone. Non hanno famiglie, non chiacchierano fra loro del più e del meno, non ridono mai (semmai sogghignano in modo sinistro), non cantano, non mangiano, non passeggiano, non cazzeggiano, non dormono, non leggono, non osservano tramonti, non si emozionano - figuriamoci commuoversi. Sono inumani, dallo sguardo perennemente torvo, dagli occhi bistrati, dalla vocalità da basso profondo (tipo brontolio vulcanico); vivono in tane buie e anguste, pensano solo a massacrare gli indiani. L'eroe negativo è ridicolo, con una cornea annegata nel sangue e una psicosi in fase acuta. Compatisco l'attore - cosa non si fa per pagare le rate dell'auto.

TRAMA

Un'organizzazione terroristica vicina ai servizi segreti pachistani progetta un attentato per colpire la base aeronautica indiana a Srinagar. Su suggerimento dei servizi segreti indiani, presso la stessa base viene organizzata una squadra speciale composta da provetti piloti ed elicotteristi. Seguono canti intorno ai falò, innamoramenti e scazzi, missioni, acrobazie, eccetera eccetera.

ASSOLUTAMENTE DA DIMENTICARE

* [Spoiler] Fra le molte cose, sceglierei l'imbarazzante combattimento finale fra Patty e Azhar, a partire dal blocco del piede a mezz'aria - Azhar educatamente attende che Patty reciti il suo invece di strappargli a morsi un orecchio. Del tutto deliranti, farneticanti le battute enunciate da Patty, e India Occupied Pakistan è il culmine dell'idiozia. A cui aggiungere il volo d'angelo verso l'elicottero. Niente. Non manca niente per lasciarmi allibita.

RECENSIONI

Film Companion:
'The action is good, but not good enough to distract from the film's political demons. (...) The narrative swag is compromised by the film's timing. Its sense of fiction is suspended between the writing of history and the rewriting of it. (...) The warmongering, too, keeps contradicting itself. The film insists that its battle is with nationless terrorists and not with the Pakistani people, but threats that use phrases like "India-occupied Pakistan" prove that the distinction is flimsy at best. (...) It is imperative that he [Azhar, l'eroe negativo] is bad enough for Patty [il protagonista] and his gang to justify their "victory is more important than rules" ways. It is also imperative that Azhar becomes a cultural surrogate for Pakistan-but-not-fully-Pakistan. (...) Siddharth Anand has a knack for composing action that treads the line between pulpy and cool. The pre-interval aerial jousts are nicely choreographed (...) but (...) a lot of the combat descends into chaos by the end. It's almost like the movie is trying to be unclear about the events it chooses to remodel. (...) Patty (...) often ends up trivializing the IAF [Indian Air Force] as well as the concept of patriotism. The screenplay aims to deify him so hard that it presents him as an entitled loose cannon who treats the Srinagar base like his backyard. The second half follows a suspended Patty around like a lovesick puppy, relegating the stand-off between two countries and the consequences of his actions to a footnote. His redemption arc is so crowded - he must win over Rocky [il suo superiore], Minni [la protagonista], India, a captive's wife, the audience, a cat (not really) - that the film simply lets him bulldoze his way back into the fold. (...) Deepika Padukone is fine in the 2.5 moments Minni is afforded - her role is almost invisible for a film that treats the supporting cast as token faces (the woman, the Good Muslim, the best friend, the goofy Sikh man). (...) Fighter doesn't allow humans or machines to shine because India is supposed to be its bombastic superstar. (...) When Patty thrashes up the baddie, his agility is not in focus because his sentences are'.
Rahul Desai, 25.01.24

Cinema Hindi: * ½ 
Punto di forza: la figaggine, quella sì disumana, di Hrithik Roshan. Le sequenze in volo.
Punto debole: i dialoghi e la nauseante retorica antipachistana e nazionalista, talmente nauseante da far impallidire d'invidia qualunque altra pellicola di propaganda.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Hrithik Roshan - Patty (nome di battaglia), pilota aeronautico militare
* Deepika Padukone - Minni (nome di battaglia), elicotterista militare
* Anil Kapoor - Rocky (nome di battaglia), superiore di Patty e Minni
* Rishabh Sawhney - Azhar, capo dei terroristi
* Karan Singh Grover - Taj (nome di battaglia), collega di Patty
* Akshay Oberoi - Bash (nome di battaglia), collega di Patty
* Ashutosh Rana (cameo) - padre di Minni

Regia: Siddharth Anand
Sceneggiatura: Ramon Chibb. Preferisco ignorare i nomi di chi ha scritto i dialoghi. 
Colonna sonora: Vishal-Shekhar. Commento musicale Sanchit/Ankit Balhara. Colonna sonora non brutta ma generica. I video dei brani Bekaar Dil e Ishq Jaisa Kuch sono stati girati in Italia.
Fotografia: Satchith Paulose
Montaggio: Aarif Sheikh. Direi un buon lavoro, considerando le numerose sequenze di combattimento in volo.
Anno: 2024

CURIOSITÀ

* Ad oggi, Fighter è il campione d'incassi hindi del 2024. Nella classifica dei film indiani del 2024, si posiziona al secondo posto. Meno male che siamo solo a maggio. Fonte Wikipedia.
* Ramon Chibb è un ex militare. Oltre a firmare la sceneggiatura di Fighter, è uno degli aiutoregisti, e regala anche un cameo nel ruolo del capo istruttore dell'accademia aeronautica.
* Riferimenti al cinema indiano: Uri: The Surgical Strike, Kareena Kapoor, Saif Ali Khan.
* Riferimenti all'Italia: nell'autunno 2023 la troupe era in Sardegna per girare i video dei brani Bekaar Dil e Ishq Jaisa Kuch. Per la lista delle location, articoli e fotografie, vedi Fighter: le riprese in Italia
* Film che trattano lo stesso tema: Operation Valentine (telugu), Uri: The Surgical Strike (infinitamente migliore), Gunjan Saxena. The Kargil Girl (decisamente migliore), Tejas.

GOSSIP & VELENI

* Ad estirpare ogni mia gioia, sembra sia in progetto un secondo capitolo di Fighter. Son già qui a fissar l'abisso. Mi auguro che il regista s'interroghi seriamente sulle sue scelte di vita.
* [Spoiler]:
- comprendo bene la fascinazione nei confronti di Hrithik, ma che all'inizio rimangano tutti lì imbambolati a fissarlo in adorazione, anche meno. Se in War un episodio simile faceva sorridere, qui fa solo ridere (in senso negativo);
- cioè fate il verso ad una battuta di Uri: The Surgical Strike? Sul serio? Ma ascoltatevi i vostri, di dialoghi, che ce n'era di lavoro da fare;
- la poesia di Patty. Bah. Gravame irrespirabile;
- come si regge esattamente Patty fuori dall'elicottero in volo mentre tutto giulivo sventola la bandiera? 
- la coreografia di Bekaar Dil, sequenza girata in Italia, proprio innestata alla cazzo nella narrazione;
- me li immagino, i dirigenti dei servizi segreti pachistani, balbettare impauriti al cospetto di un terrorista qualunque, come no;
- almeno la trita scenetta del pilota finto russo ce la potevano risparmiare. E invece no, infierire a 360 gradi su noi poveri spettatori. Accerchiati e abbattuti;
- ma quanta chiacchiera fra nemici mentre si pilotano quei bolidi volanti. In guerra come dal parrucchiere.
* Penso all'orrore delle guerre, e a quanto siamo scemi noi esseri umani, ma proprio scemi scemi scemi, talmente scemi che una civiltà aliena ci conquisterebbe in un paio di minuti, e talmente scemi che ce lo meriteremmo.  


14 novembre 2022

JUGJUGG JEEYO


Il pregio di questo film è l'aver affrontato temi inconsueti per un prodotto di intrattenimento: adulterio, divorzio in età non più giovane, successo professionale femminile, insicurezza maschile. Il difetto è l'alternanza schizofrenica di momenti azzeccati - in termini di dialoghi e sceneggiatura - e crolli di stile davvero imperdonabili. Jugjugg Jeeyo ha incontrato il favore di pubblico e critica. È una commedia spesso godibile, dal ritmo sostenuto, dalle interpretazioni di buon livello. Anil Kapoor, in particolare, è nel suo elemento, amabilissimo nel dar vita ad un personaggio moralmente discutibile. La sceneggiatura appesantisce la trama con inutili eventi secondari (la cena di anniversario, l'indecisione della futura sposa, l'agghiacciante addio al celibato) invece di concentrarsi con maggiore arguzia su quelli principali ed offrire una maggiore uniformità nella qualità dei dialoghi. Anche la regia risulta indecisa, incapace di occultare o arginare le lacune. I personaggi a cui viene accordata una formazione, in modo non proprio sottile, ne escono comunque sgualciti, aspetto piuttosto realistico, apprezzabile, di sicuro inaspettato considerando il tenore della pellicola.

TRAMA

Kukoo, innamorato della brillante Nainaa sin da bambino, riesce a conquistarla, a sposarla, e a seguirla in Canada, dove Nainaa trova un lavoro prestigioso mentre lui si arrabatta. Il ragazzo è insoddisfatto, si sente insicuro dinanzi ai successi professionali della moglie. Anche Nainaa è amareggiata. I due decidono di partecipare al matrimonio in India della sorella di Kukoo, e di comunicare la loro imminente separazione ai familiari a nozze avvenute. Ma un'altra sgradevole sorpresa attende Kukoo.

ASSOLUTAMENTE DA DIMENTICARE

* Tutta la tiritera imbastita da Gurpreet per - diciamo - intrattenere Bheem. Di pessimo gusto.

RECENSIONI

Mid-Day: *** 1/2
'This film is what you’d call the quintessential ‘family entertainer’. (...) And yet the theme is totally adult. In the sense that it deals with divorce and infidelity, old-age infatuation, and young-love destroyed. The treatment may well be that of a sex comedy. And yet at no point does the picture feel cheap-assed, salacious. (...) Really, what’s there not to love in a film going back to basics, or ‘Bollywood’, as it were. (...) It’s really the interplay between the four lead characters that makes it work. The warm, genteel Neetu Kapoor provides it the dramatic centre. Looking at her ace scenes with long passages, it’s a loss to humanity that we’re seeing her in a film after almost a decade, and that we lost her from the screen at her prime in the early ’80s. The one more obviously overpowering this show, no points for guessing, is Anil Kapoor, 65, indisputably India’s youngest sexagenarian. (...) This is also such a fantastic plot-driven script (Rishhabh Sharrma), that it’s hard to accurately tell the motivations of characters, in terms of why they do, what they do - Anil’s is the hardest to get. Should it have remained a cranked up, sex-com alone, and this dad would make more sense then? Maybe. Does the film seem too verbose at the same time, explaining itself on occasion? Surely. Can you tell the twists beforehand, though? I couldn’t. Does the gag-fest work, pretty much all through then? Hell, yeah'. 
Mayank Shekhar, 25.06.22

Film Companion:
'Jugjugg Jeeyo is a fascinating film. It speaks like a child but thinks like an adult. It's jarringly loud, long, crude and decadent. (...) Almost every scene is a composition of these two disparate tones: high-pitched humour and high-pitched melodrama. Characters are either funny or serious. There is no middle ground. But for once, this dated language doesn't feel random - it becomes a narrative smokescreen to renovate the vintage Bollywood junction of family and romance. The themes are old, but the resolutions are new. (...) The first half is mostly fun and games. (...) The second half features intense confrontations, fewer gags and surprisingly mature writing; gender and generational conflicts come to the fore. The flawed-parent trope is not a familiar one in mainstream Hindi cinema, less so when the tone resists the moral segregation of heroes and villains. Beneath the crass layers of volume, the writing is perceptive. (...) The women in the film refuse to be clever or playful to be accepted as characters, (...) stay comfortable in their own skin, unlike their attention-seeking partners, who are busy deflecting drama with humour so that nobody notices their inadequacies. I think the casting of JJ doubles up as its own screenplay. No antique star has aged as elegantly - and sportingly - as Anil Kapoor. (...) When Kapoor makes us laugh in every other scene, it's a reminder of how movies have culturally conditioned us to mistake male entitlement for charm, aura and levity. (...) Anil Kapoor's inherent charisma turns Bheem into a man who's so difficult to dislike that we feel culpable for liking him. Unlike most movie patriarchs, he doesn't get a full-fledged redemption arc'.
Rahul Desai, 24.06.22

Cinema Hindi: ***
Punto di forza: i temi trattati - [spoiler] JJ non è una storia d'amore ma di divorzio; è il matrimonio combinato a saltare, e per volontà di Geeta; la vita all'estero per nulla invidiabile; ottimo rapporto suocera/nuora; la mancanza di rispetto nei confronti dell'intelligenza e del successo professionale di Nainaa. Alcuni dialoghi, in particolar modo l'efficace sintesi di Geeta della propria esperienza matrimoniale, o il confronto fra Nainaa e Kukoo. Anil Kapoor è uno spasso.
Punto debole: sceneggiatura di qualità intermittente, a tratti generica, anche volgare. Qualche taglio qua e là avrebbe aiutato. Neetu Singh troppo spenta nella sua interpretazione. Il personaggio di Meera. JJ oscilla curiosamente fra il sembrare un film pazzesco e una cazzata colossale.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Varun Dhawan - Kukoo
* Anil Kapoor - Bheem, padre di Kukoo
* Neetu Singh - Geeta, madre di Kukoo
* Kiara Advani - Nainaa, moglie di Kukoo
* Maniesh Paul - Gurpreet, fratello di Nainaa e migliore amico di Kukoo
* Tisca Chopra (cameo) - Meera, amante di Bheem

Regia: Raj Mehta

Sceneggiatura: Rishhabh Sharrma (anche dialoghi), Anurag Singh (anche soggetto), Sumit Batheja, Neeraj Udhwani. 
Colonna sonora: Tanishk Bagchi, Kanishk Seth, Kavita Seth, Diesby, Pozy, Vishal Shelke. Affascinante il remix Duppata, di Diesby, che ricorda le sonorità della dance francese. Il remix ha reso irriconoscibile il brano originale, Dupatta Tera Satrang Da, successo punjabi degli anni novanta composto da Atul Sharma.      
Fotografia: Jay I. Patel
Montaggio: Manish More
Traduzione del titolo: have a long life (jug sta per yug, che nella tradizione induista significa era cosmica).
Anno: 2022

CURIOSITÀ

* Riferimenti al cinema indiano: Dilip Kumar, Saira Banu, Mr. India, Kalank, Emraan Hashmi, Arjun Kapoor.
* Riferimenti all'Italia: Moscato
* Film che trattano lo stesso tema: Abhimaan, Kabhi Alvida Naa Kehna

07 giugno 2022

T H A R


Incrocio piuttosto riuscito fra un neo western immerso nello scenario mozzafiato del deserto del Thar (Rajasthan), e una storia personale di sangue e vendetta. Il risultato è un film cupo e violento. I personaggi sono privi di allegria, persino privi di vitalità. Si muovono stancamente con una determinazione meccanica - a tratti feroce -, in un vuoto emotivo che non risparmia nessuno. Il poliziotto, ligio e logoro eroe, non riconosce più il suo mondo e dubita di se stesso e delle scelte fatte; la brutalità dei delitti appare incomprensibile, gli argomenti della moglie lontani. L'enigmatico, silenzioso straniero ha lo sguardo pietrificato su un ricordo pesante come un macigno che gli preclude qualsiasi evoluzione. La donna, mortificata dai maltrattamenti, è una falena che insegue una luce condannata ad estinguersi. La sceneggiatura li accompagna e li sostiene nei loro inferni privati, con dialoghi essenziali e taglienti, con narrazioni diverse che si inseguono e si mescolano. L'atmosfera è fosca ma affascinante, e cattura più della trama. Il nemico è incerto e sempre in agguato, il contesto interessante (confini minacciosi, commerci proibiti, insidie mortali).

La regia è convinta, la fotografia magnifica (il panorama aiuta). Anil Kapoor regala una performance calibratissima - ed illumina comunque la scena. Harshvardhan Kapoor, sempre attento a non conquistare la simpatia dello spettatore (il personaggio e la sceneggiatura richiedevano neutralità assoluta), svolge efficacemente il compito assegnatogli - ed è comunque magnetico. Fatima Sana Shaikh ha un ruolo minore ma buca lo schermo con la perfezione nella gestualità, negli sguardi, nelle parole non dette. La colonna sonora si impone senza esitazioni, a tratti si amalgama con le immagini quasi per magia. 

TRAMA

In un sonnolento e assolato villaggio nel deserto del Thar, al confine con il Pakistan, un ragazzino trova il cadavere di un uomo impiccato e barbaramente torturato. Nel contempo, alla vigilia delle nozze una ragazza spia impietrita la fuga degli assassini dei suoi genitori. L'ispettore di polizia che indaga sugli omicidi segue la pista dei trafficanti di droga. Ma qualcosa non torna.

RECENSIONI

Film Companion:
'Thar is a strange beast. It's a difficult film to watch - almost tedious. (...) There's a lot going on; several little films jostle for space. Much of Thar looks disjointed. (...) But thinking about Thar is far more rewarding than watching it. Because on paper at least, it's a worthy experiment. Thar has an identity problem, but the collision of genres is also its conceit. On one hand, it's a period police procedural that gets hijacked by a cold-blooded revenge drama. (...) On the other hand, Thar is a standard small-town noir set in an unusual environment. (...) The revenge genre has undergone several iterations over the years, but it started out as a gun-toting Western. In arid deserts and one-horse towns. Siddharth is no cowboy; he is more like a modern revenge protagonist, urban and shadowy, confined by the roots of the genre. The disorienting aspect of the film is that it's hard to tell the world-building from the plot, the background from the foreground. The narrative subterfuge is awkward. The policeman is in his own movie until he's not. The newcomer is hiding behind that movie until he's not. The context is too elaborate to be cosmetic. (...) Like the film itself, it's a land bereft of identity - a gateway rather than an actual place. (...) In other words, the texture of the story - the cultural fabric, the red herrings - is more compelling than the story. The cinematography is striking: a wonderful example of how the climate on screen influences our thoughts. But it's also smart, because it forces us to reconsider our visual perception of both a revenge thriller and a bleak Western at once. The performances are fairly lived-in, too. (...) Harshvardhan Kapoor is appropriately haunted. (...) There's a thin line between emotional inertia and psychological numbness, which [Harshvardhan] Kapoor manages to walk. (...) Despite faltering at a macro level, some of the screenplay's micro details are nice'.
Rahul Desai, 06.05.22

Cinema Hindi: *** 1/2
Punto di forza: location, fotografia, atmosfera in generale, interpretazioni. La storia personale dello straniero viene raccontata tardi, quindi lo spettatore non è indotto a simpatizzare con lui - mi pare onesto.
Punto debole: il contesto meritava un approfondimento, ma forse sarebbe risultato un altro film. L'episodio del diario dimenticato è implausibile.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Anil Kapoor - Surekha Singh, ispettore di polizia
* Harshvardhan Kapoor - Siddharth, antiquario
* Fatima Sana Shaikh - Chetna
* Satish Kaushik - Bhure, collega di Surekha

Regia: Raj Singh Chaudhary
Sceneggiatura: Raj Singh Chaudhary con la collaborazione di Yogesh Dabuwalla e Anthony Catino
Dialoghi: Anurag Kashyap
Colonna sonora: Shashwat Sachdev, Ajay Jayanthi. Purtroppo non ho trovato dettagli in rete. In modo grossolano: il brano che accompagna i titoli di testa (di Shashwat Sachdev) è di buona fattura, non male il breve brano in inglese. Il commento sonoro di Ajay Jayanthi ha una marcia in più.
Fotografia: Shreya Dev Dube con la collaborazione di Jay Oza e Swapnil S. Sonawane
Montaggio: Aarti Bajaj
Anno: 2022

CURIOSITÀ

* Riferimenti al cinema indiano: Sholay.

23 agosto 2021

AK VS AK



La prima carta vincente del film è la massiccia dose di autoironia. Gli attori, che interpretano se stessi, non risparmiano scambi di battute al vetriolo e riferimenti mordaci alle proprie vite (reali) e all'ambiente (reale) dell'industria cinematografica hindi. Purtroppo un neofita potrebbe non cogliere tutte le sfumature umoristiche, perdendosi così metà del divertimento.

La seconda carta vincente del film è la novità di genere. Pellicole come queste destabilizzano la mia natura ossessivo-compulsiva. Mi torturerò per giorni per attribuire un'etichetta adeguata. AK vs AK è un originale masala di nuova generazione ottenuto con spezie mai (sino ad ora) mescolate fra loro nello stesso film. È una black comedy, ed è anche un thriller, ma è soprattutto un reality, un irriverente mockumentary e un brillante esempio di metacinema. È intrigante, insolito, più unico che raro. L'intreccio di realtà e finzione conquista senza scampo.

La terza carta vincente del film è l'aspetto tecnico. La pellicola è girata in larga parte con una camera a spalla, ma la resa è sufficientemente chiara e stabile. La camera è azionata da uno dei personaggi, Yogita, con la quale i protagonisti interagiscono spesso. Le comparse guardano tranquille verso l'obiettivo. Eppure la sceneggiatura non si perde d'animo, la narrazione è sostenuta, il montaggio attento, la regia partecipe.

La quarta carta vincente del film è l'interpretazione dei due protagonisti, in particolare di Anil Kapoor (stratosferico, ancor più alla luce di quanto si scopre nel finale). Anil invecchia talmente bene da suscitare l'invidia del miglior Chianti: è bravo come non mai, affascinante e in forma come nemmeno da giovane, sicuro di sé e simpatico. Anurag Kashyap - sì, proprio il regista pupillo di Venezia e di Cannes - offre un'adeguata spalla al partner nel crimine.

La quinta carta vincente del film è Vikramaditya Motwane, il regista delle sorprese, forse il più eclettico nel panorama hindi contemporaneo. Nessuno dei suoi lavori mi ha deluso, nemmeno lo sfortunato, fumettistico Bhavesh Joshi Superhero. Adoro Udaan, il lungometraggio di debutto, un'emozionante storia di ribellione e formazione. Magnifico lo struggente Lootera, una malinconica storia d'amore per la quale Motwane ha colto in Ranveer Singh e in Sonakshi Sinha qualità sino ad allora insospettate. Trapped è un thriller claustrofobico illuminato dalla magistrale performance di Rajkummar Rao. 

Il film vanta anche altri aspetti che contribuiscono a renderlo così pazzo e divertente. Un applauso agli attori di supporto che interpretano se stessi, sul set o al telefono, e che si prestano a questa gloriosa messinscena di velenoso gossip bollywoodiano. Un applauso all'azzeccata colonna sonora. Un applauso alle comparse, consapevoli e non, che scattano sfrontatamente selfie con Anil anche quando non previsto dalla sceneggiatura.

TRAMA

La superstar Anil Kapoor e il serio (?) regista Anurag Kashyap si azzuffano - poco elegantemente - nel corso di un programma televisivo. Anurag viene boicottato dall'ambiente dell'intrattenimento, e quindi decide di costringere Anil ad interpretare un suo film. Ma come? Semplice: organizzando il rapimento di Sonam, la figlia di Anil.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* La scazzottata fra i due AK a casa di Anil. 

RECENSIONI

Mid-Day:
'At the centre of this darkish mockumentary are the self centred lives of AK no 1, Bollywood star Anil Kapoor, and AK no 2, filmmaker Anurag Kashyap, with a world around them that sort of pushes them to be the self-obsessed creatures they are. (...) You can't tell anymore between the public and private selves. That Anil Kapoor is also starring in a film here, with a camera instructed to be on throughout - capturing reality, as if it was fiction - makes this a film within a film, within a film! You'll like at least one of these films. Or all three as a result, since they're one and the same! (...) Frankly, past the essential 15 minutes of establishing their roles, the exaggerated acrimony between AK and AK appears way too juiced out for satire to work just as well. They border on parody, then slip into overindulgence, and often overstay welcome, even if that's the point. That the two actors on screen, playing themselves, perform all of it still, with remarkable seriousness and a straight face is commendable. Besides, that trolling your own selves in public like this, might be the bravest thing any actor has done on screen, lately'.
Mayank Shekhar, 24.12.20

Film Companion:
'AK vs AK is not the sort of film that exists in a vacuum. It demands a certain level of engagement not just with the culture of filmmaking but also with the sub-culture of the Hindi film industry. It’s a black comedy, but only in the context of the universe it addresses. (...) The point of the film is the difficult truth it conceals behind its caustic coolness. (...) A father looking for his abducted daughter is a classic mainstream trope. (...) And the meta-cinema trope of a twisted filmmaker forcing art out of life is a classic cinephile trope. (...) The lovechild - from this illicit affair between two rival schools of storytelling - is a viciously amusing, slyly provocative and deceptively dense film. Is there anything more satisfying than life pretending to be a parody? I’ll admit I was sceptical when I first heard of Vikramaditya Motwane’s strange new project. It sounded like a glorified inside joke pitting the sweaty lanes of Versova against the manicured lanes of Juhu. But AK vs AK is a masterclass in cultural commentary disguised as a narrative gimmick. It is the consequence of an artist reacting to his environment in the language of art; Motwane is nothing if not a risk-taker, but his obsessive love for the medium is at its most inclusive here. (...) But at some point, all the jibes start to mean something, and it starts to say something about the times we live in. (...) What begins as frivolous fun soon morphs into a sharp lament on the duality of new-age Hindi cinema. In a year that has seen audiences rail against this duality - between insiders and outsiders, stars and actors, content and entertainment - the ingenious form of AK vs AK collapses the space separating these poles. Anil Kapoor acts, Anurag Kashyap entertains, and the two “parties” feed off each other to repackage the futility of ideological war. (...) AK vs AK becomes an unexpectedly mournful portrait, and my only grouse with the film is that it often runs the risk of being too playful to reveal the melancholy of the bigger picture. (...) It’s all very watchable and nifty, but it also tends to lull the viewer into consuming the film at face value. The craft - the long takes, superb on-location action, Motwane’s distinct lensing of nocturnal Mumbai (those local trains and footbridges) - might hijack the psychology of the narrative. (...) Kashyap goes unhinged with disarming ease, lampooning his own reputation while staying true to all the pretentious-director stereotypes. (...) His anti-establishment avatar has started to mould his sense of cinema, and the outcome is edgy to say the least. (...) Anil Kapoor has the rare gift of self-reflexive myth-making. (...) His participation in this film is therefore a candid confession. He makes the search for his daughter feel like a last-gasp search for relevance and identity. Everywhere he goes - hotels, taxi stands, community events, even his own home - he is little more than the initials of his name. Being an idol rarely affords him the luxury of being human. At one point, alone and wounded for the camera, he breaks down on the pavement. In a more conventional film, he would be on stage for the searing monologue, baring his soul to a gathering of shocked faces. But here it’s a naked moment, defined by the irony of a powerful film star in a fake IAF uniform (...) struggling to be a real father. This is perhaps when it dawns upon us that AK vs AK is not so much about a spat between two grown men as it is about the war of two Indias. One is more resentful than the other, but one cannot shine without the other. A black comedy it may be for the discerning moviegoer, but a tragedy it remains for the masses'.
Rahul Desai, 24.12.20

Cinema Hindi: ****
Punto di forza: il soggetto (*****), l'ironia, i dialoghi, l'unicità, la sceneggiatura, Anil Kapoor.
Punto debole: il ritmo della narrazione non è sempre rapido; alla seconda visione la pellicola perde un po' del suo smalto. Devo decidere se attribuirne la responsabilità al montaggio o alla regia.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Anil Kapoor - l'attore
* Anurag Kashyap - il regista
* Yogita Bihani - l'operatrice
* Sonam Kapoor - la figlia dell'attore
* Harshvardhan Kapoor - il figlio dell'attore
* Boney Kapoor - il fratello dell'attore
* Nawazuddin Siddiqui - cameo al telefono

Regia: Vikramaditya Motwane
Soggetto: Avinash Sampath (*****)
Sceneggiatura: Avinash Sampath, Vikramaditya Motwane
Dialoghi: Anurag Kashyap (****)
Colonna sonora: Alokananda Dasgupta (anche il commento musicale), Rakhis, Nuka (Anushka Manchanda). Jukebox. I miei brani preferiti: Khalaas, di Nuka e Rakhis, interpretato fra gli altri dallo stesso Anil Kapoor; e Duniya Badi Gol, di Alokananda Dasgupta (potete ascoltarlo nel Jukebox).
Anno: 2020

RASSEGNA STAMPA/VIDEO

* I take my work seriously, not myself, intervista concessa da Anil Kapoor a Scroll.in, nella quale, a proposito della scazzottata con Anurag, l'attore dichiara: 'Other filmmakers have big budgets, but here with limited time and money, we were trying to achieve something of a certain quality. We came a day early, rehearsed, trying to make it look real and not choreographed, and yet not injure ourselves. The toughest part was the physicality, according to Anurag. I am 60-plus. He is 45-plus. He feels I am least very, very fit, but he is not. He has promised that he will get back to shape so that we can do many more films together'.
* Video della zuffa televisiva
* Anil Kapoor & Anurag Kashyap exchange houses, esilarante video promozionale
* AK vs AK: Behind the scenes, video promozionale nel quale Motwane mi viene in soccorso e definisce la pellicola un real action thriller. Il filmato contiene dichiarazioni rilasciate da tutto il cast.
* Aggiornamento del 27 aprile 2023 - Vikram, et al, intervista concessa da Motwane a Mayank Shekhar, Mid-Day: '“It’s just such a great one-line idea. Which is what excites you most. As a young filmmaker, you fight the fact that the idea of your film should be encapsulated into one, single line. As you grow older, you realise that one, single line is what drives you forward. Writer Avinash Sampath, who’s now become a good friend of mine, sent the script to us. He’d written it for Aamir [Khan] first. I was sure Aamir is never gonna do it, so let’s not even try! There is Akshay Kumar, who we did approach, and it was a very interesting meeting - I mean, he didn’t sort of outrightly say, ‘Get out of my office,’ but it was close enough! For a while, I was making it with Shahid [Kapoor], which kind of happened, and then it didn’t. The [actor] AKs kept changing. The [director] AK, that is Anurag Kashyap, was a constant. He’s a fantastic actor.” Well, Kashyap says he sucks at acting! “I think he is fab. In fact, everybody on the AK set was talking about Anil Kapoor. I think Anurag, especially in the last scene, is incredible. You actually tear up, when shit happens to him”.'

CURIOSITÀ

* Il metacinema non finisce mai ed esonda dallo schermo: AK vs AK è stato trasmesso in streaming da Netflix (con sottotitoli anche in italiano) a partire dal 24 dicembre 2020, 64mo (avete letto bene) compleanno di Anil e giorno nel quale si svolge la trama. L'appartamento di Kashyap ripreso nel film è quello reale. La casa di Anil è un set.
* AK vs AK è la prima pellicola realizzata dalla nuova casa di produzione di Motwane, ed è stata girata in soli 21 giorni.
* Nel soggetto originario, era previsto il duo Shahid Kapoor-Anurag Kashyap. Il titolo era AK vs SK. Mira, la moglie di Shahid, la donna rapita. Sembra che Shahid avesse iniziato le riprese, ma in seguito, per motivi di conflitto di date con altri progetti, Shahid fu costretto ad abbandonare il set.
* Riferimenti al cinema indiano: una valanga. Ne cito alcuni: gli attori Dilip Kumar, Taapsee Pannu, Arjun Kapoor, Janhvi Kapoor; i registi Yash Chopra, Karan Johar, Abhinav Kashyap, Shyam Benegal, Anurag Basu, Madhur Bhandarkar, Vishal Bhardwaj, Guru Dutt, Anees Bazmee, S. Shankar; i film Gangs of Wasseypur - e vari lavori diretti o prodotti da Kashyap -, Mr. India, Mashaal, Dabangg, Besharam, Takht (pellicola di Karan Johar in fase di progetto), Woh 7 Din, Kaagaz Ke Phool, Bhavesh Joshi Superhero, Nayak; la canzone My name is Lakhan.
* Riferimenti all'Italia: Venezia (nel senso di festival).

28 gennaio 2020

PAGALPANTI


Anees Bazmee ha diretto alcune commedie piuttosto divertenti. Sfortunatamente Pagalpanti non è fra queste.

TRAMA

Tre amici. Tre belle ragazze. Una serie di disavventure e un nugolo di criminali. Un tesoro. Imbrogli. (...) ?? (...) LEONI SUL SET. RIPETO: LEONI SUL SET. A TUTTO IL CAST: RIFUGIARSI NELLE AUTO. (...) Poi giuro che non mi ricordo come finisce il film.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* I completini sfoggiati da Anil Kapoor mi hanno fatto palpitare in più di un'occasione.

RECENSIONI

Film Companion:
'It’s 2019, and Bazmee - old-school in the manner of jazzy frame rates, swish pans and songs featuring dancers doing Govinda steps in fluorescent costumes at exotic locations while foreigners gawk at this acidic spectacle - is still trying to replicate his Welcome and Singh Is Kinng days. I’m all for harebrained comedies, but even nonsense needs to have a language. (...) But films like Pagalpanti lack that tone. For starters, it heavily features John Abraham, Kriti Kharbanda and Pulkit Samrat. As a result, the Anil Kapoors and Saurabh Shuklas and Arshad Warsis try doubly hard to salvage the stubborn datedness of the Bazmee universe. (...) Sometimes it’s difficult to tell the difference between the ladies. I guess that’s the point. I never thought I’d be attributing this to the conscious imagination of adult writers, but that’s the world we’re in. In between, there’s a sudden nationalistic surge in dialogue; it’s as if the makers suddenly decide to cash in on John Abraham’s genre because clearly the comedy isn’t working out too well. The closest the film comes to being smart is when the climax features three lions - in England - though I suspect the symbolism is entirely accidental. The big cats look quite confused and cute, as if they were feeling existential like Madagascar’s Alex. (“Is this my purpose in life? To rescue a Bollywood comedy instead of ruling the great wild?”). There’s not much more I can say about Pagalpanti. It exists. I exist. Baby steps. I’m fine. No problem. Thank you'.
Rahul Desai, 22.11.19

Cinema Hindi: * 1/2

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* John Abraham - Raj
* Arshad Warsi - Junky
* Pulkit Samrat - Chandu
* Saurabh Shukla - Raja
* Anil Kapoor - Wi-Fi
* Ileana D'Cruz - Sanjana
* Kriti Kharbanda - Jhanvi
* Urvashi Rautela - Kavya

Regia: Anees Bazmee
Sceneggiatura: Rajiv Kaul, Praful Parekh, Anees Bazmee
Colonna sonora: Sajid–Wajid, Yo Yo Honey Singh, Tanishk Bagchi, Nayeem-Shabir
Traduzione del titolo: follia
Anno: 2019

GOSSIP & VELENI

* Pulkit Samrat e Kriti Kharbanda pare siano fidanzati. In passato Pulkit era stato fidanzato con Yami Gautam.

08 agosto 2019

EK LADKI KO DEKHA TOH AISA LAGA


Se dovessi spiegare ad un bambino la faccenda delle api e dei fiori, non saprei che pesci pigliare. L'entomologia e la botanica non sono il mio forte - e nemmeno l'ittiologia. Figuriamoci illustrare un argomento ancora più complesso quale l'omosessualità. Simulerei un principio di arresto cardiaco o gli piazzerei in mano uno smartphone. Ma ecco che Ek Ladki Ko Dekha Toh Aisa Laga potrebbe venirmi in aiuto, perchè i difetti del film si trasformano (forse) in pregi a seconda dell'età del pubblico. 
ELKDTAL narra la storia di Sweety, una ragazza in procinto di iscriversi all'università, innamorata della coetanea Kuhu. E' sorprendente che si tratti di una pellicola popolare e non d'autore, per giunta ambientata in una cittadina. Gli attori principali sono volti noti (Sonam Kapoor, Rajkummar Rao) quando non delle vere e proprie star (Anil Kapoor - padre reale di Sonam -, Juhi Chawla). ELKDTAL non ha incendiato il botteghino, e c'era da aspettarselo, ed è stato distribuito solo nei grandi centri. La critica indiana ha applaudito l'audacia. 

Alla sceneggiatura e ai dialoghi ha collaborato Gazal Dhaliwal, attivista del movimento LGBT, che nel 2007 si è sottoposta agli interventi chirurgici necessari per cambiare sesso. Suppongo che Gazal abbia fatto il massimo possibile per questo progetto, tenendo conto del clima in India. Sottolineato ciò, a mio parere è proprio la sceneggiatura l'aspetto debole di ELKDTAL. Il film è troppo semplicistico, manca di sottigliezza e non approfondisce a sufficienza il tema, che viene trattato in modo cautamente asettico. Mi aspettavo più scontri, più confronti, più dialoghi. Senza sconfinare nel cinema d'autore, la sceneggiatura poteva mostrare più coraggio, invece risulta sbilanciata a favore di personaggi e storie parallele che rubano la scena a Sweety e Kuhu. Sweety è esangue, come l'interpretazione di Sonam Kapoor, ma standing ovation all'attrice per aver accettato il ruolo. Di Kuhu non sappiamo niente: il suo processo di formazione sembra opposto a quello di Sweety, quindi sarebbe stato interessante anche il suo punto di vista. Quanto al resto del cast, Rajkummar Rao è una delizia che ti fa innamorare, Anil Kapoor una piacevole conferma, e che bello rivedere Juhi Chawla su grande schermo.
ELKDTAL è un inizio, e per certi versi può essere definito una pellicola epocale. Speriamo che i passi successivi siano più solidi e più consistenti.

Cambiando l'età del pubblico, però, ELKDTAL diventa uno strumento didattico comprensibile anche ai giovanissimi. Semplice, poco verboso, non pesantemente concentrato sul dramma di Sweety. L'argomento dell'omosessualità è diluito ma il messaggio arriva. La parte migliore del film riguarda la piccola Sweety e l'improvvisa, devastante scoperta che provare attrazione per un'altra bambina è un sentimento giudicato dagli altri repellente e anormale. Di punto in bianco crolla la sua identità, crollano le certezze. La scuola è un ambiente ostile, la famiglia è lontana e ignara, l'adorato fratello non nasconde il disgusto. La solitudine incombe spegnendo il futuro. Sweety si accartoccia su se stessa e sul suo dolore, e si rifugia nel diario. Penso che tutto questo susciterebbe empatia negli spettatori più giovani.
Potreste obiettare: perchè proiettare a dei bambini una pellicola del genere? Perchè, anche nel campo dei pregiudizi, prevenire è più economico che sradicare. E perchè simulare arresti cardiaci magari porta sfiga.

TRAMA

Sweety è una bella ragazza e una brava studentessa, dal carattere dolce e riservato. I coetanei le ronzano intorno, la famiglia comincia a progettare il matrimonio, ma Sweety non mostra interesse. Un giorno incontra Sahil, aspirante commediografo e figlio di un noto produttore bollywoodiano. Sahil si innamora, non corrisposto, di Sweety, e la ragazza decide di condividere la sua verità con lui.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* Beh, la Google Map redatta da Chatro per raggiungere la casa di Sweety. Un colpo di genio.
* La nonna paterna di Sweety: la scollatura, come la borsa di Mary Poppins, nasconde di tutto; esilaranti i battibecchi col figlio, cuoco mancato, per la supremazia in cucina; le password dei suoi profili social. Un personaggio impagabile. 
* Un paio di sequenze sono davvero divertenti: il primo incontro fra Sahil e Balbir, la lezione di recitazione sui tetti. Inaspettata la battuta finale di Balbir rivolta a Sweety.

RECENSIONI

Hindustan Times: *** 1/2
'Ek Ladki Ko Dekha Toh Aisa Laga is a progressive drama that intentionally binds itself within mainstream convention. It looks like yet another Punjab-based comedy about big weddings and eligible girls, but the trappings have been kept in place to comfort an easily offended audience while selling them on the big idea of accepting a same-sex relationship. As you may imagine, this is an uphill climb in a country where homosexuality was decriminalised only last year, and is still widely regarded an aberration. This film’s syntax, however, is anything but radical. (...) Anil Kapoor is in top form as the father challenged by extreme unfamiliarity, clearly marking his plight and his pain. He is never the cruel-dad cliché of yore, but finds his daughter’s lesbianism hard to swallow (...). The dependable Rajkummar Rao is suitably over-the-top as the ‘filmi’ writer trying to be arty (and failing), both as person and artist. Juhi Chawla, playing an enthusiastic and talentless actress (...) is wonderfully warm. Sonam Kapoor brings anguish to the lead role of Sweety, but there isn’t much personality to the part - we never get to see what she’s like, or even what she likes. Then again, this could be an attempt to universalise the character so people can identify more readily with this simple, sad girl. The bright-eyed object of her affections, Kuhu, played by Regina Cassandra, remains even more of a cipher. (...) There will indeed be plenty who leave their seats unconvinced, but this film will make several people wonder - many of whom may never have considered the question. This could certainly have been a bolder, more explicit film, but sometimes cinema should work like a street play'. 
Raja Sen, 02.02.19

Cinema Hindi: *** se lo considero un film per giovanissimi
Punto di forza: il soggetto
Punto debole: la sceneggiatura

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Sonam Kapoor - Sweety
* Anil Kapoor - Balbir, padre di Sweety
* Rajkummar Rao - Sahil
* Juhi Chawla - Chatro
* Sara Arjun - la piccola Sweety
* Madhumalti Kapoor - nonna paterna di Sweety
* Regina Cassandra (al suo debutto a Bollywood) - Kuhu

Regia: Shelly Chopra Dhar
Sceneggiatura: Shelly Chopra Dhar e Gazal Dhaliwal
Colonna sonora: Rochak Kohli
Traduzione del titolo: How I Felt Whe I Saw That Girl
Anno: 2019

RASSEGNA STAMPA/VIDEO

* Bollywood lancia il primo film sull'amore omosessuale, Monica Coviello, Vanity Fair, 01.02.19

CURIOSITA'

* La pellicola prende il titolo da un brano di R.D. Burman incluso nella colonna sonora di 1942: A Love Story, e si ispira a Una damigella in pericolo di P.G. Wodehouse.
* Per la prima volta Anil e Sonam Kapoor lavorano insieme in un film.
* La sceneggiatrice Gazal Dhaliwal nel 2014 ha partecipato ad un episodio della terza serie di Satyamev Jayate, il popolare programma televisivo condotto da Aamir Khan, episodio intitolato Accepting Alternate Sexualities.
* ELKDTAL, visibile su Netflix, è stato recensito in Italia da Cinematographe.
* Riferimenti a Bollywood: Aamir, Salman e Shah Rukh Khan, Priyanka Chopra, Hrithik Roshan, Kareena Kapoor.
* Film che trattano lo stesso tema: Fire di Deepa Mehta.

GOSSIP & VELENI

* Rajkumar Hirani ha collaborato alla produzione di ELKDTAL. Coinvolto nello scandalo delle molestie sessuali proprio nel periodo di promozione del film, il suo nome è stato poi depennato dalle locandine e dai titoli.
* Sara Arjun, vista in Jazbaa, è la figlia di Raj Arjun (Secret Superstar).

28 gennaio 2012

24 - STAGIONE 8



Un paio d'anni fa la notizia aveva elettrizzato i media indiani: ad Anil Kapoor era stato affidato un ruolo nell'ultima stagione della celebre serie televisiva americana 24. Temevamo che la sua fosse solo una particina da comprimario con poche battute, invece il nostro Anil compare in ben 15 episodi dei 24 totali. E le sorprese non sono finite. Non è questa la sede opportuna per approfondire le ragioni del successo di pubblico e critica conseguito dalla serie, o per segnalarne le lacune. Ci limitiamo a ricordarvi che, secondo Wikipedia, la rappresentazione, nelle stagioni precedenti, dei personaggi di religione musulmana aveva suscitato qualche perplessità. L'ottava stagione, da questo punto di vista, prova a smentire i suoi detrattori.

Non dimentichiamo che 24 è una serie televisiva americana di genere d'azione, con cast affollato, il cui scopo principale è quello di intrattenere. Quindi sbalordiscono la relativa ampiezza, la crucialità e la definizione del ruolo di Omar Hassan, presidente di un Paese islamico di fantasia: il suo è un personaggio elegante, sfaccettato, umano. E come se non bastasse, fra i politici di rango elevato rappresentati nella stagione, Omar è l'unico ad uscirne a testa alta. Malgrado il coinvolgimento sentimentale con una giornalista americana (a cui, da vero gentiluomo, resta accanto in un momento critico), malgrado la furia epuratrice a seguito del fallito attentato alla sua persona, la figura di Omar risulta la più positiva, non solo se rapportata a quella del presidente russo (colpevole di crimini gravissimi), ma persino - badate bene - se rapportata a quella della presidente americana (costretta addirittura a dimettersi). C'è da chiedersi come il pubblico americano abbia reagito all'inusitato capovolgimento morale nei ruoli: i buoni questa volta sono i musulmani, i cattivi gli americani.
Quanto ai dialoghi, le battute meno di genere sono state in larga parte affidate ad Omar e alla moglie Dalia. I terroristi islamici che fanno da corollario alla vicenda, pur con i cliché tipici dei personaggi minori, vengono rappresentati, almeno nel look, in modo inusuale: gli attori Tarek Jafar Ramini e Mido Hamada sono attraenti e fascinosi (troppo per sembrare veri). A differenza dei colleghi russi, sempre pesantemente stereotipati.

Anil Kapoor basterebbe da solo a soddisfare la golosità bollywoodiana. Ma c'è dell'altro. La figura del protagonista Jack Bauer ricorda moltissimo l'eroe tipico dei film d'azione della tradizione cinematografica indiana. Tutto d'un pezzo, sempre pronto al confronto fisico, cavaliere solitario forse con qualche macchia ma di sicuro senza paura, vendicatore, giustizialista, incline alle roboanti esecuzioni sommarie. I set lucidati a nuovo e ipertecnologici ci ricordano che siamo negli USA, ma la connotazione di Bauer ci conduce di colpo nella violenta Mumbai, pullulante di invincibili angry young men collocati non propriamente contro la legge, bensì in qualche indistinta zona al di là.

Anil Kapoor e Necar Zadegan - 24
TRAMA

Jack Bauer (Kiefer Sutherland) è fuori dal giro. Ma la soffiata di un suo informatore lo catapulta di nuovo al CTU, l'agenzia speciale antiterrorismo. Vi è in atto un complotto per uccidere Omar Hassan (Anil Kapoor), presidente di un Paese islamico, temporaneamente a New York per siglare uno storico accordo di pace con russi e americani. Parte la lotta contro il tempo. In sole 24 ore succederà di tutto: attentati, tradimenti, intrighi, omicidi, esecuzioni, inseguimenti, esplosioni, minacce nucleari, mafia russa, terrorismo islamico, sangue a fiumi, molta azione, poco amore, qualche lacrima.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* Anil Kapoor, sempre raffinato nelle sue funzioni di presidente e impeccabile nelle scene madri.
* Jack Bauer che incide il tubo digerente ad un ostaggio (vivo, anche se supponiamo per poco...) e che poi (ehm) espianta l'intestino abbandonandolo sul pavimento, allo scopo di recuperare una SIM precedentemente ingoiata. E non finisce qui: Jack Bauer che  stacca l'orecchio ad un politico con un morso. Cosa dire? Bollywoodiano dentro e non saperlo.

RECENSIONI

Cinema Hindi: ***
Punto di forza: (siamo di parte) Anil Kapoor (****)
Punto debole: (siamo di parte) i nove episodi privi di Anil Kapoor


Anil Kapoor, Kiefer Sutherland e Necar Zadegan - 24
SCHEDA DELLA STAGIONE

Cast:

* Kiefer Sutherland - Jack Bauer
* Anil Kapoor - presidente Omar Hassan
* Mary Lynn Rajskub - Chloe O'Brian, collega di Jack
* Freddie Prinze Jr. - Cole Ortiz, collega di Jack
* Cherry Jones - presidente Allison Taylor
* Katee Sackhoff - Dana Walsh, collega di Jack e fidanzata di Cole
* Necar Zadegan - Dalia Hassan, moglie di Omar
* Nazneen Contractor - Kayla Hassan, figlia di Omar e Dalia
* Annie Wersching - Renee Walker, collega di Jack
* Mykelti Williamson - Brian Hastings, capo del CTU
* John Boyd - Arlo Glass, collega di Jack
* Akbar Kurtha (Syriana) - Farhad Hassan, fratello di Omar
* Tarek Jafar Ramini (Batman Begins) - Tarin Faroush, capo della sicurezza di Omar
* Mido Hamada - Samir Mehran, capo dei terroristi islamici

Regia: Brad Turner, Milan Cheylov, Nelson McCormick, Michael Klick
Anno: 2010
Anil Kapoor e Annie Wersching - set di 24
CURIOSITA'

* Piccolo riassunto kapooriano: Anil appare in 15 episodi, esce di scena nel 16mo, il 12mo sembrerebbe quello con la sua partecipazione più lunga. Se non avete voglia di sorbirvi tutta la stagione, gli episodi che offrono l'interpretazione migliore di Anil sono il 12mo, il 14mo, il 15mo e il 16mo (promo del 15mo e del 16mo episodio). La voce italiana è quella di Pasquale Anselmo, doppiatore ufficiale di Nicolas Cage. Caratteristiche bollywoodiane del personaggio: l'opulenza patinata, il fratello traditore, l'amore di una donna biondissima, il lato drammatico e quello tragico, un paio di scene d'azione (Omar in un'occasione salva persino la vita a Jack Bauer), qualche breve discorso enfatico, una lacrimuccia, il sacrificio. Breve intervista video. Video con commenti di Kiefer Sutherland sulla performance di Anil Kapoor.
* La casa di produzione di proprietà di Anil Kapoor, al termine di un anno di trattative, lo scorso novembre ha acquistato i diritti di 24, allo scopo di realizzarne un remake hindi, al quale dovrebbe comunque contribuire il team internazionale originale. La serie verrebbe successivamente doppiata in altre lingue indiane. Anil Kapoor dovrebbe ricoprire il ruolo del protagonista, Jack Bauer, ruolo portato al successo da Kiefer Sutherland. A tale proposito, Anil ha dichiarato a The Times of India: 'È un grandissimo onore, ma sono ansioso perché Jack è un'icona, come Batman. È amato in tutto il mondo. Come attore e come produttore, è per me una grossa responsabilità. Farò del mio meglio, e se otterrò anche solo un poco del successo raggiunto da Kiefer, sarò felice'. Aggiornamento del 23 agosto 2013: a partire da ottobre andrà in onda la serie hindi prodotta da Anil. L'attore interpreta il ruolo del protagonista, Jai Singh Rathod. Ad affiancarlo in questa elettrizzante avventura: Anupam Kher, Shabana Azmi, Tisca Chopra, Rahul Khanna e Mandira Bedi. La regia è affidata ad Abhinay Deo. La sceneggiatura è firmata da Rensil D'Silva.
* Nazneen Contractor nel 2010 ha sposato l'attore di origine italiana Carlo Rota che in 24 interpreta il ruolo del marito di Chloe O'Brian (nell'ottava stagione il suo personaggio però non compare).
* Freddie Prinze Jr. ha interpretato il ruolo del protagonista nell'orrendo Wing Commander, uno dei peggiori film di fantascienza della storia del cinema (girateci al largo).

(Ringraziamo Massimo Raimondi per il prestito del cofanetto dei DVD).

Kiefer Sutherland, Anil Kapoor, Mary Lynn Rajskub, Katee Sackhoff e Freddie Prinze Jr.




Locandina serie hindi

06 aprile 2011

TEES MAAR KHAN


Tees Maar Khan doveva essere il blockbuster del Natale 2010. Diretto dalla regina del botteghino Farah Khan e interpretato dall'amatissima coppia composta da Akshay Kumar e Katrina Kaif, il film in realtà ha deluso le aspettative, pur battendo il concorrente Toonpur Ka Superrhero e assicurando guadagni decorosi ai produttori. Le recensioni negative hanno giocato un ruolo importante nel decretarne il parziale insuccesso, ma anche le polemiche che ne hanno accompagnato la realizzazione - su tutte, la presunta rottura personale e professionale fra la regista e Shah Rukh Khan - non hanno giovato.

TMK qualitativamente non si scosta molto dai precedenti lavori offerti da Farah Khan (con l'esclusione del delizioso primo tempo di Om Shanti Om). Non mancano tracce del personalissimo senso dell'umorismo della regista, non mancano le coreografie, i colori, l'allegria, le canzoni accattivanti. A differenza di Main Hoon Na e di Om Shanti Om, TMK non è un masala bensì una commedia, e la compattezza di genere ha mitigato il gusto per l'eccesso di Farah. Ma la narrazione è spenta e i personaggi anemici. Il carisma di Shah Rukh Khan aveva trainato con successo i film precedenti di Farah, distogliendo l'attenzione dello spettatore dalle lacune nella sceneggiatura e dalle esagerazioni nella confezione. Nel caso di TMK, il lodevole sforzo di Akshay - che si è sobbarcato tutto il peso della pellicola - non ha garantito il medesimo risultato: gli errori da celare erano oggettivamente troppi.

TRAMA

Tees Maar Khan (Akshay Kumar) è il ladro migliore sulla piazza. La sua fidanzata, Anya (Katrina Kaif), è un'aspirante attrice. Come combinare le due attività? Organizzando un furto spettacolare sul (finto) set di un film, con l'ignara collaborazione di una (vera) superstar: Aatish Kapoor (Akshaye Khanna).

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* La sorprendente performance di Akshaye Khanna, che nel 2010 ha azzeccato due ruoli (Aakrosh e TMK) su tre (No problem). Bentornato Akshaye!
* Le camicine stampate e multicolori indossate con invidiabile disinvoltura da Akshay Kumar: da copiare subito!
* La tumultuosa sequenza dell'assalto al treno.
* I titoli di coda (Happy ending), come da tradizione di Farah.

ASSOLUTAMENTE DA DIMENTICARE

* L'insopportabile caratterizzazione dei personaggi dei gangster siamesi e dei poliziotti omosessuali: munitevi di lanciafiamme E SPARATE.

RECENSIONI

The Times of India: **1/2
Farah Khan ama davvero il divertimento, ed è dotata di uno spiccato senso dell'umorismo, come risulta evidente dai suoi precedenti lavori. Anche Tees Maar Khan si supponeva fosse divertente, e difatti inizia in modo promettente. Tuttavia il secondo tempo non soddisfa perchè nessun aspetto del film coinvolge lo spettatore. Farah ha sempre trattato Bollywood con appassionata irriverenza, ma le gag erano incorporate in una sceneggiatura emotiva, come da tradizione. Main Hoon Na reiterava il legame fra fratelli. Om Shanti Om applaudiva all'amore eterno. TMK, tristemente, inizia come una caricatura e rimane tale sino alla fine. Anche tutti i personaggi sono solo caricature, e falliscono nel costruire un quoziente emotivo. Il protagonista (Akshay Kumar) è il più applaudito, ma persino le sue truffe lasciano freddi. Anya (Katrina Kaif) è una stranissima co-protagonista, eccessiva e priva di cervello, senza nulla di fascinoso, troppo stereotipata. La sola esagerazione che sembra funzionare è la performance di Akshaye Khanna: una vera sorpresa. La colonna sonora (Vishal-Shekhar) si dimentica subito, malgrado Sheila Ki Jawani sia un brano da classifica e arricchisca la definizione di item number grazie all'esplosiva interpretazione di Katrina. TMK ha colore, umorismo, ritmo, ma manca di trama e coinvolgimento.
Nikhat Kazmi, 23.12.10

Hindustan Times: *
Akshaye Khanna è esilarante. La trama non può essere presa sul serio, nè nessuno intende farlo, ma per la maggior parte del film non si ride. L'idea di Tees Maar Khan si ispira a Caccia alla volpe (di Vittorio De Sica, pellicola del 1966 con Peter Sellers). E si comprende la necessità di copiare, dal momento che chi ha realizzato TMK ha speso tutto il tempo rimanente solo intorno ad una banale canzone, Sheila Ki Jawani, considerandola l'unica àncora di salvezza. La sceneggiatura è di quelle che il prolifico Priyadarshan avrebbe felicemente plagiato per Natale, scegliendo fra le due dozzine e più di film che ha diretto in meno di un decennio. Con Akshay Kumar come protagonista, ovvio. Lo scalpore non sarebbe stato lo stesso. Perchè non avrebbe gestito sapientemente l'arte di ridurre una pellicola di tre ore in un trailer di un minuto. Ciò basta ad eccitare il pubblico nel primo weekend di programmazione. Ogni sequenza è un rumoroso annuncio. La maggior parte delle gag si sgonfia. Il film è un caos senza fine.
Mayank Shekhar, 24.12.10

Cinema Hindi: **
Punto di forza: Akshaye Khanna, la cui insospettata vena comica ha oscurato persino Akshay Kumar.
Punto debole: la stentatissima sceneggiatura.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Akshay Kumar - Tees Maar Khan
* Katrina Kaif - Anya
* Akshaye Khanna - Aatish Kapoor
* Salman Khan - cameo nel brano Wallah Re Wallah
* Anil Kapoor (cameo)
* Chunky Pandey (cameo)
* Sanjay Dutt (narratore)

Regia: Farah Khan
Sceneggiatura e dialoghi: Shirish Kunder e Ashmit Kunder (direttore del montaggio per Lamhaa, nonchè fratello di Shirish)
Soggetto e montaggio: Shirish Kunder
Colonna sonora: composta da Vishal-Shekhar (Om Shanti Om), è festosa e non delude. Sheila Ki Jawani conquista l'ascoltatore con il ritmo serratissimo delle strofe, decisamente superiori al ritornello-tormentone. Citiamo anche Wallah Re Wallah e Badey Dilwala. Shirish Kunder ha composto il commento musicale del film, nonchè la title track - testo incluso -, interpretata da Sonu Nigam che si è prodotto in ben 54 voci diverse.
Coreografia: Farah Khan e Geeta Kapur (assistente coreografa di Farah in diverse pellicole). Non lasciatevi ingannare dal clamore suscitato da Sheila Ki Jawani: la coreografia migliore inclusa in TMK è Wallah Re Wallah. E comunque con un ballerino potente come Akshay e con una coreografa per regista, TMK si meritava creazioni più tecniche e fantasiose. Peccato.
Fotografia: P.S. Vinod (Striker)
Traduzione del titolo: viene definito Tees Maar Khan chi si vanta di aver compiuto qualcosa di grande, anche se dall'aspetto non si direbbe (fonte: BollyMeaning).
Anno: 2010
Awards:
* Filmfare (selezione): miglior coreografia per Sheila Ki Jawani
* Zee Cine: miglior coreografia per Sheila Ki Jawani
Sito ufficiale, nel quale si possono leggere i testi in hindi delle canzoni

RASSEGNA STAMPA/VIDEO

* Hindustan Times, 03.12.10: dichiarazioni di Akshay Kumar
* Hindustan Times, 12.12.10: dichiarazioni di Akshay Kumar
* Bollywood Hungama, 22.12.10: intervista ad Akshay Kumar
* Hindustan Times, 22.12.10: cronaca della conferenza stampa a Delhi
* Video: The making of Tees Maar Khan, prima, seconda e terza parte
* Video: Making of Tees Maar Khan (il brano)
* Video: presentazione della colonna sonora
* Bollywood Hungama, 29.01.10: intervista video a Farah Khan
* Bollywood Hungama, 06.12.10: intervista video a Farah Khan e Katrina Kaif, prima e seconda parte
* Bollywood Hungama, 15.12.10: intervista video ad Akshay Kumar, prima e seconda parte
* Bollywood Hungama, 22.12.10: video della première
* Times Now: intervista video a Farah Khan
* Times Now: intervista video a Farah Khan e Katrina Kaif
* CNN-IBN: intervista video a Farah Khan, Akshay Kumar e Katrina Kaif, prima e seconda parte
* Bollywood Hungama: lista dei link a tutti gli articoli e ai video dedicati a Tees Maar Khan

CURIOSITA'

* Tees Maar Khan si ispira a Caccia alla volpe, commedia del 1966 diretta da Vittorio de Sica e interpretata da Peter Sellers.
* Il treno incluso nel climax non è stato noleggiato bensì costruito ex novo, compresi 500 metri di binari. La presentazione della colonna sonora è avvenuta su un treno - vero - charterizzato per l'occasione.
* Le riprese di TMK sono state completate in 52 giorni, con l'esclusione della coreografia del brano Wallah Re Wallah. Pare che Akshay Kumar, tipo piuttosto mattiniero, si presentasse sul set alle sette/otto del mattino. Akki ha ultimato le sequenze che lo riguardavano in soli 45 giorni. Articolo di Bollywood Hungama.
* Farah Khan ha debuttato nel cinema nel 1992 con le coreografie di Jo Jeeta Wohi Sikandar, interpretato da Aamir Khan. La sua filmografia in qualità di coreografa è impressionante. Ricordiamo le coreografie tribali di Asoka (Aa Tayar Hoja), le splendide visualizzazioni dei brani contenuti in Kabhi Khushi Kabhie Gham (Yeh Ladka Hai Allah), nonchè l'elettrizzante Munni Badnaam inclusa in Dabangg. Quanto alle collaborazioni internazionali, sempre in veste di coreografa, segnaliamo Monsoon Wedding di Mira Nair, l'incandescente esibizione di Shakira agli MTV Video Music Awards del 2006 (Hips don't lie), Chiggy Wiggy di Kylie Minogue incluso in Blue. Farah ha conquistato nel 2004 il National Award per la coreografia di Idhar Chala Main Udhar Chala (Koi Mil Gaya). Niente male per un'autodidatta. Ma noi le saremo grati in eterno per la trascinante coreografia di Chaiyya Chaiyya (Dil Se).
* Om Shanti Om (2007), la seconda pellicola diretta da Farah (interpretata da Shah Rukh Khan), è stata distribuita insieme a Saawariya di Sanjay Leela Bhansali. Nel fine settimana della première, la cinematografia hindi, con entrambi i titoli, per la prima volta nella storia ha battuto Hollywood quanto ad affluenza di pubblico: OSO e Saawariya nei giorni 10 e 11 novembre 2007 sono stati infatti i film più visti al mondo, battendo Leoni per agnelli, e scalzando Ratatouille dal primo posto nel box office planetario.
* Riferimenti a Bollywood: Amitabh Bachchan, Nana Patekar, Aamir Khan, Om Shanti Om e il brano Dhan Te Nan (Kaminey).
* Riferimenti all'Italia: TMK si ispira ad una commedia italiana, Caccia alla volpe, diretta da De Sica nel 1966 (ripeterlo non nuoce).

GOSSIP & VELENI

* Farah Khan è sorella del comico e regista Sajid Khan (Housefull). La madre era di religione zoroastriana, e il padre di religione musulmana. La sorella della madre è stata la prima moglie del celebre sceneggiatore e paroliere Javed Akhtar, nonchè madre dei registi Farhan e Zoya Akhtar, che sono dunque cugini di Farah. Farah nel 2008 ha dato alla luce tre gemelli. La casa di produzione della regista si chiama Three's Company, in loro onore, e nei titoli di coda di TMK appaiono anche i tre pargoli, indifferenti al richiamo delle luci della ribalta, in un ciak piuttosto complicato da realizzare (articolo di Bollywood Hungama). Arcinota è l'amicizia di Farah con la superstar Shah Rukh Khan: i due si incontrarono nel 1993 sul set di Kabhi Haan Kabhi Naa.
* Lo sceneggiatore di TMK, Shirish Kunder, è il marito di Farah Khan. Shirish debuttò nel cinema come direttore di montaggio, e incontrò Farah nel 2004 sul set di Main Hoon Na. Nel 2006 passò dietro la macchina da presa con Jaan-E-Mann (interpretato da Salman Khan, Akshay Kumar e Preity Zinta), di cui scrisse la storia, la sceneggiatura e i dialoghi, oltre a comporne il commento musicale e ad occuparsi del montaggio. Shirish ha anche coprodotto TMK. Il suo prossimo lavoro come regista è la pellicola in 3D Joker, con Akshay Kumar. Shirish Kunder è più giovane di Farah Khan di otto anni.
* Grande scalpore ha suscitato la notizia che il terzo film diretto da Farah Khan, TMK appunto, fosse interpretato da Akshay Kumar e non da Shah Rukh Khan, e che contenesse un cameo di Salman Khan. In questa intervista raccolta da Bollywood Hungama, Shirish Kunder ha giustificato la sua scelta. Akshay Kumar, dal canto suo, ha saggiamente commentato: 'Qui c'è una lezione per tutti. Non si dovrebbe mai mescolare la vita personale con quella professionale. Gli amici sono le persone che frequenti, e i colleghi le persone con cui lavori. Se i ruoli si confondono, una delle due relazioni - se non entrambe - può seriamente incrinarsi. Farah ed io stiamo solo lavorando, e nessuno dovrebbe offendersi per questo. Bollywood è lavoro, non un gioco'. Articolo di Bollywood Hungama.
* Akshay Kumar ha coprodotto TMK. Soddisfatto dalla rapidità con cui la pellicola è stata ultimata, l'attore ha donato di tasca propria una somma consistente di denaro ai membri a giornata della troupe, cuochi compresi.
* Akshay Kumar e la moglie Twinkle Khanna non apparivano insieme sul grande schermo dal 1999 (International Khiladi e Zulmi). Dopo le nozze, Twinkle si ritirò dalle scene. I suoi ultimi titoli risalgono al 2001.
* Questa è davvero gustosa, pronti? Kanti Shah, il noto regista indiano di B-movies (vedi le note a Udaan), ha realizzato in dodici giorni un soft porno intitolato Sheila Ki Jawani, ispirato all'omonimo brano incluso in TMK. Sembra che Kanti Shah intendesse distribuire SKJ lo stesso giorno di TMK, ossia nel fine settimana di Natale, festività ottimale per proporre un film erotico... Video di NDTV. Ci spiace per i maschietti: no, non abbiamo trovato il trailer, solo la locandina.