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15 febbraio 2023

JHUND


Ci voleva Nagraj Popatrao Manjule, in prestito dall'industria marathi, per scuotere la produzione popolare hindi e ricordare al suo pubblico che sì, anche i marginalizzati dalit possono essere gli eroi di un film non d'autore. E ci voleva Amitabh Bachchan, lassù, dalle vette irraggiungibili della sua leggendaria carriera, in un corposo ruolo di supporto, per amplificare il messaggio infischiandosene dello sdegno di coloro che tollerano le discriminazioni castali.
Jhund non è impeccabile, ma il suo significato, soprattutto nel contesto attuale, va oltre i meriti artistici. È una pellicola in larga parte emozionante, ricca di metafore (volontarie e non) e di sfumature - mai imposte, mai urlate -, diretta da un regista proveniente da una comunità tribale, e interpretata da uno stuolo di giovani attori non professionisti che vivono nello slum nel quale è stata girata.

Da dove comincio?  
Forse dal fatto che c'è qualcosa di ipnotico e di galvanizzante nell'ammirare su grande schermo ragazzi scalzi che, con palloni di fortuna, si abbandonano completamente al gioco del calcio. Qualcosa che riconcilia. Una gioia infettiva.
Difetti e pregi si susseguono in tumultuosa alternanza. Concessioni ad un'estetica più formulaica, qualche forzatura, qualche imperfezione, e sequenze di pura poesia, dettagli che stringono il cuore.
Il soggetto, già articolato di suo, genera una sceneggiatura che spazia dal cinema di intrattenimento a quello impegnato, una sceneggiatura senza freni, forte di una storia che ha tantissimo da raccontare, con numerosi eventi secondari accompagnati alla porta che rientrano incuranti dalla finestra. La sceneggiatura sembra uno sfogo, espressione di una grafomania che non è patologia piuttosto impeto geniale. È il voler comunicare tutto approfittando dell'occasione - che potrebbe essere unica. Sceneggiatura non inappuntabile però interessante, che regala un primo tempo estremamente coinvolgente, nel solco del miglior genere sportivo, e un secondo tempo, serio e minimalista, che comincia dove gli altri film sportivi si concludono, che non si accontenta dell'esaltazione di un risultato impossibile raggiunto ma lascia il campo da gioco e torna alla vita quotidiana, per lanciare altre sfide e segnare nuove e più importanti vittorie. 
La regia, altrettanto scaltra, circuisce il pubblico, lo lusinga offrendogli intrattenimento puro, costruito con mestiere, con il bonus di qualche inserto meno leggero. Lo spettatore si innamora dei personaggi, ormai è bendisposto nei loro confronti, segue anche le vicende riflessive, non respinge la denuncia, ed ecco come Manjule, in sordina, infila il pallone in porta. 
La narrazione è in continuo movimento: entra ed esce dallo slum, dal campo di calcio, dall'interiorità dei protagonisti. Il ritmo è impresso da un montaggio di altissima qualità (confido in un National Award, accontentatemi) e da una colonna sonora - canzoni e commento - che intuisce e rispecchia in ogni singola nota lo stato d'animo e i pensieri dei personaggi.

Il cast è affollato, con un nugolo di ruoli microscopici ad arricchire la trama. Don, il protagonista, è un giovane dalit per nulla angelico, che non chiede empatia o comprensione, che si mostra per ciò che è, però è abbastanza furbo da saper riconoscere e da non lasciarsi sfuggire un'opportunità. Il suo processo di formazione è esemplare, una formazione che gli porta in dote un'identità, una prospettiva, e che gli salva la vita. Ankush Gedam sfodera una sicurezza e una presenza scenica, una mescolanza di verità, forza e fragilità che cattura. Anche i suoi compagni, in un tripudio di capigliature dai colori vivaci - simbolo di autoaffermazione: guardatemi, esisto -, lottano per conquistare una visibilità da sempre negata e il diritto di avere delle possibilità. Don e la sua gang vengono rappresentati con gli stessi stratagemmi estetici degli eroi hindi tradizionali. I giovani attori, quasi tutti non professionisti ed esordienti, sono stupendissimi - e il piccolo Kartik Uikey è il più stupendissimo del lotto. Vijay, personaggio interpretato da Amitabh Bachchan, rimane giustamente defilato: per una volta il salvatore di casta alta non è il protagonista. Big B regala con stoica volontà una performance misurata, anche se, essendo DIO, risulta sempre difficile imbrigliarne il carisma.

Jhund è un dito medio contro le discriminazioni e i pregiudizi. Intenerisce, diverte, entusiasma. In India lo sport nazionale è il cricket, ma Jhund è forse ad oggi la miglior pellicola indiana sul calcio. Racconta la storia non di un uomo bensì di un progetto e delle persone a cui è destinato. La biografia di Vijay Barse, così come l'argomento sportivo, costituiscono solo un pretesto, e la presenza di Amitabh Bachchan un detonatore. Inoltre con Jhund l'industria cinematografica popolare hindi aderisce ad una forma di resistenza, sgretolando audacemente gli stilemi imposti dall'ideologia dominante. 
Jhund è il nuovo che irrompe: Don si scontra con Vijay in una delle sequenze iniziali, e il testimone passa dall'angry young man degli anni settanta al dalit incazzato nero (e ne ha tutte le ragioni) di oggi.
Diciamolo pure: Manjule ha compiuto un vero miracolo.

TRAMA

I ragazzi dello slum di Gaddi Godam, a Nagpur, vivono di espedienti e furti, sniffano ciò che trovano, si azzuffano, non hanno sogni né prospettive. Gaddi Godam confina con un istituto scolastico privato. Un giorno Vijay, insegnante di educazione fisica prossimo alla pensione, assiste ad una partita di calcio improvvisata nello slum, e rimane colpito dall'assoluto abbandono con cui i ragazzi giocano. Decide così di allenarli gratuitamente.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* Le travolgenti sequenze che accompagnano i titoli d'apertura (e il commento musicale).
* La partita di calcio fra i ragazzi dello slum (urla di approvazione per gli outfit) e gli studenti. Venti minuti di euforia pura. 
* I ragazzi si raccontano a Vijay, senza filtri, con inquietante, cupa atonalità. La sensazione è che le loro storie siano reali, non frutto di un copione.
* La sequenza dell'Ambedkar Jayanti, perché forse unica nel panorama hindi. Con Big B che omaggia rispettosamente la gigantografia di Bhimrao Ramji Ambedkar. Segnatevelo.

LA BATTUTA MIGLIORE

* Il piccolo Kartik chiede: Cosa significa Bharat [India]? La risposta: Bharat è il nostro Gaddi Godam. Chi ha orecchie per intendere, intenda.

RECENSIONI

Mid-Day: ***
'Totally love the title, Jhund. It literally means a pack, in reference to animals, usually. They’re anonymous (to humans), by nature. By which one implies here: a large group of equally replaceable, generic, invisible, voiceless men and women. That is precisely what the poor in India (or Third World in general), look like, when observed from a distance. In fact that’s probably the point of this picture itself - to put a face to the faceless. (...) Writer-director Nagraj Manjule zooms in, allowing the camera to linger on some faces, for just a little bit longer - just so they register among audiences. (...) Bachchan, who’s dominated India’s popular culture as himself for so long, manages to so convincingly hide behind a character still - among this jhund that look like Nagpur’s TikTok stars to me - is a huge feat for the almost-octogenarian superstar. He rarely takes the spotlight. (...) What you observe throughout are strong yet subtle statements on caste and religion, identity and politics, anonymity and hierarchies. Few contemporary, entertaining filmmakers so accurately survey India’s under-classes as Manjule. (...) This film feels like a lived experience'.  
Mayank Shekhar, 04.03.22

Mint:
'Jhund (...) is a terrifically proficient film - with the most dazzling editing I’ve seen in recent Hindi cinema - but I love it because of the way it made me feel. (...) Manjule deftly plays with our preconceived notions, steering the ball away from easy judgement. (...) The film looks electrifying. Cinematographer Sudhakar Yakkanti Reddy shoots the film with verité rawness, but editors Kutub Inamdar and Vaibhav Dabhade cut it like a music video: dramatically contrasting action sequences are cross-cut expertly, characters on the run experience perspective-shifts to rival those of the audience, and there is a generous, romanticised use of slow-motion. The football sequences are all heart, and the big match halfway through the film is a stunning crowdpleaser. Manjule is, after all, using a feel-good template to make his points. (...) This is lump-in-throat storytelling, and Manjule smashes it, aided by a crackling ensemble cast. (...) Bachchan performs with exceptional restraint. (...) Jhund caught me off-guard. It lowered my defenses. It scored'.
Raja Sen, 12.05.22

Film Companion:
'It is, in form, a sports biopic that's more concerned with the pragmatism of playing. (...) Most of the second half (...) deals with the logistics of being seen rather than the trials of triumph. (...) This is all very thought-provoking - but only on paper. (...) At no point does this translate into an engaging viewing experience. The film goes on and on and on, as if to imply: If you find it so tiring to watch, imagine how tiring it is to be them. The film has no primary narrative, which is fine in terms of depicting the plurality of caste discrimination and cultural oppression. But the result is also a disjointed, distracted and self-indulgent story. (...) Disparate genres seem to be stitched together in an effort to mean something. You sense Manjule's vision is necessary and important - especially within the context of commercial Hindi cinema's notorious caste blindness - but the realization of those ideas lacks rhythm. (...) This [Bachchan] is a curiously inert performance; the veteran actor seems to be stuck in a film that's both star-struck and satisfied with his mere presence. (...) I wonder if Manjule's vision has been compromised by the pressure of making a 'Bollywood' film. (...) Here it's not subtext but blatant text. (...) The script derives comedy, as opposed to humour, from the attitude of the teens. They're looked at through the lens of the professor and, by extension, the average multiplex viewer - with wonder, fascination and an urge to rehabilitate. (...) Jhund (...) keeps expanding horizontally instead of growing vertically, adding instead of merging. (...) Jhund is (...) largely challenging to watch and intermittently challenging to reflect on'.
Rahul Desai, 04.03.22

Cinema Hindi: ****
Punto di forza: la rivoluzione nella scelta del protagonista, la resistenza ai dettami correnti. Sceneggiatura interessante, regia astuta. Mix riuscitissimo di generi: sportivo, biografico, sociale. Retorica nazionalista assente. Primo tempo eccitante. Dialoghi sferzanti, ironici, talvolta amari. Il regista non teme, nel secondo tempo, di rallentare il ritmo, perché è qui che raggiunge il suo scopo: per i ragazzi dalit le sfide non si limitano al campo da gioco, la loro vita è una sfida continua. Tutte la scene di gioco, di azione e di inseguimento sono girate con mestiere. Le riprese nello slum fuggono veloci senza indugiare su sporcizia e povertà, e mostrano anche vitalità e operosità. Cast pazzesco. Montaggio da pluripremiare. Colonna sonora.    
Punto debole: il secondo tempo è lento, e non piacerà a tutti. La vicenda del ragazzo che tenta il suicidio è trattata in modo frettoloso. Alcune scene si interrompono bruscamente. Il sermone in tribunale - però ci viene risparmiato quello nell'intervallo della partita. Il flirt fra Don e la studentessa è forzato. 

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Amitabh Bachchan - Vijay Borade, insegnante di educazione fisica
* Ankush Gedam (attore non professionista) - Ankush alias Don
* Priyanshu Kshatriya (attore non professionista) - Babu, amico di Don
* Kartik Uikey (attore non professionista) - Kartik, amico di Don
* Rinku Rajguru - Monica
* Arjun Radhakrishnan - Arjun, figlio di Vijay Borade
* Nagraj Popatrao Manjule - Hitler Bhai 

Soggetto, sceneggiatura, dialoghi e regia: Nagraj Popatrao Manjule
Colonna sonora: Ajay-Atul. Commento musicale Saket Kanetkar. La vibrante colonna sonora riflette perfettamente il carattere dei personaggi. Segnalo tutti i brani: Aaya Ye Jhund Hai, Lafda Zhala, Laat Maar e Baadal Se Dosti. I testi di Amitabh Bhattacharya e di Ajay-Atul sono significativi. Anche il commento musicale è trascinante, ma per gustarvelo dovete vedere il film. 
Fotografia: Sudhakar Yakkanti Reddy
Montaggio: (*****) Kutub Inamdar, Vaibhav Dabhade
Traduzione del titolo: branco, orda. Vedi anche l'articolata traduzione proposta da Mayank Shekhar nella recensione sopra riportata. 
Anno: 2022

CURIOSITÀ

* Vijay Borade, interpretato da Amitabh Bachchan, si ispira alla figura di Vijay Barse, insegnante di educazione fisica, fondatore dell'ONG Slum Soccer. A Nagpur, nel 2001, mentre si riparava dalla pioggia, Barse notò un gruppo di ragazzi dello slum giocare a calcio con una palla di fortuna, e gli venne l'idea di coinvolgerli in quella disciplina sportiva per tenerli lontani dal crimine e dalle dipendenze. Iniziò così ad allenarli per un paio d'ore ogni giorno. La sua dedizione - anche in termini finanziari - causò frizioni in famiglia: il figlio Abhijeet decise di trasferirsi negli USA, ma nel 2006 tornò a Nagpur per collaborare col padre.
* Bhimrao Ramji Ambedkar, politico indiano di estrazione dalit, si è battuto strenuamente per i diritti degli intoccabili. Nel 1956, a Nagpur, Ambedkar organizzò una cerimonia pubblica per celebrare la conversione al buddhismo sua e dei suoi sostenitori. In Jhund alcuni personaggi adottano la formula di saluto Jai Bhim, istituita in suo onore, al posto della più comune Jai Hind. L'Ambedkar Jayanti è la festa pubblica che si celebra ogni anno, il 14 aprile, in occasione dell'anniversario della nascita di Ambedkar. Le processioni più importanti si svolgono a Mumbai e a Nagpur.
* Nagraj Popatrao Manjule, regista pluripremiato ai National Award, è stato il conduttore della quarta stagione dell'edizione marathi di Kaun Banega Crorepati?. Possiede una squadra di wrestling. Proviene da una comunità tribale. Jhund segna il suo debutto (con un lungometraggio - qualche mese prima era stata distribuita in streaming la serie Unpaused. Naya Safar, per la quale Manjule aveva diretto un episodio) nell'industria cinematografica hindi.
* Film che trattano lo stesso tema: Inshallah, Football (kashmiri, urdu, inglese), documentario premiato col National Award, alla cui produzione ha collaborato Giulia Achilli. Il modesto Jungle Cry racconta la storia di giovanissimi giocatori di rugby provenienti da comunità tribali - Jhund mostra come Jungle Cry avrebbe potuto essere con una sceneggiatura più coraggiosa. Sarpatta Parambarai (tamil, boxe) descrive in modo efficace il contesto nel quale si muove il protagonista, che è un dalit. Per il gioco del calcio: Golondaaj (bengali), l'acclamato Sudani From Nigeria (malayalam, premiato col National Award), il campione d'incassi tamil del 2019 Bigil, Dhan Dhana Dhan Goal, il delizioso Tu Hai Mera Sunday, Argentina Fans Kaattoorkadavu (malayalam). Di prossima distribuzione, Maidaan con Ajay Devgan. Se siete interessati all'argomento della discriminazione castale nel cinema indiano: Welcome to Bollywood: caste e genere NRI.

GOSSIP & VELENI

* Lo scorso novembre Priyanshu Kshatriya è stato arrestato con l'accusa di furto. Aggiornamento 8 ottobre 2025: Priyanshu è stato purtroppo ucciso da un amico a Nagpur.

24 agosto 2022

SHABAASH MITHU


Confesso che le biografie di persone giovani mi fanno una certa impressione. È come se stampassero il timbro concluso, definitivo su vite che hanno ancora tanto da sperimentare e da dare. Penso ad esempio a Mary Kom, film del 2014 dedicato alla celebre campionessa di pugilato, allora solo 32enne, che, dopo la distribuzione della pellicola, vinse la medaglia d'oro ai giochi asiatici 2014, ai giochi asiatici femminili 2017, ai giochi del Commonwealth 2018 e ai mondiali femminili AIBA 2018 (tralascio il bronzo agli AIBA 2019). 
Anche Mithali Raj, campionessa di cricket dal curriculum sbalorditivo, è nata nel 1982 - compirà 40 anni in dicembre. Agli inizi di giugno ha annunciato il suo ritiro dalle competizioni internazionali, e dovrebbe continuare a giocare solo a livello nazionale. Questo film racconta la sua storia sino al mondiale femminile del 2017.

Shabaash Mithu è un prodotto poco accattivante. I primi trenta minuti sono deliziosi. Narrano un'amicizia fra due bambine che nasce a lezione di danza e che si consolida sul campo da cricket. Le giovanissime attrici sono adorabili. Nelle due ore successive, la sceneggiatura purtroppo via via si appiattisce. Le tematiche femminili vengono ovviamente prese in considerazione, ma in modo non sempre efficace e talvolta forzato: parecchi spunti interessanti, scarso approfondimento sostanziale. SM stenta a creare coinvolgimento emotivo. Il finale mi ha stupito - non conoscendo la carriera sportiva di Mithali, non me l'aspettavo. 
L'interpretazione di Taapsee Pannu si limita ad oscillare dalla modalità grave a quella addolorata. Vijay Raaz, che è sempre convincente, è costretto ad enunciare solo secche battute seriose e non gli è mai data l'opportunità di condividere un dialogo naturale con qualcuno. Non posso credere che una colonna sonora così scialba sia firmata da Amit Trivedi (cosa gli avete fatto??). Le sequenze sportive sono troppo generiche.

TRAMA

Mithu e Noorie sono due grandi amiche, entrambe dotate giocatrici di cricket. Purtroppo Noorie è costretta dal padre a sposarsi giovanissima e ad abbandonare l'attività sportiva. Mithu viene selezionata per gli allenamenti professionali in ambito nazionale. Riuscirà ad entrare in squadra e a battere un nugolo di primati. Ma il suo obiettivo è (anche) il riconoscimento del valore del cricket femminile. 

RECENSIONI

Film Companion:
'For a film about a remarkable woman who democratized the most popular male-dominated field in the country, Shabaash Mithu has regrettably little to say - except that she's a woman. (...) The Mithali Raj in this movie isn't a person so much as a concept. Her journey is a vessel for a very facile, binary reading of womanhood and gender disparity. (...) The film-making, too, lacks empathy - it refuses to engage with the stillness of self-doubt. Like most Indian hagiographies posing as biopics, it interprets progress as narrative motion. (...) Amit Trivedi's soundtrack is painfully generic. (...) The craft often goes out of its way to look pretentious. (...) Many scenes are strangely conceived. (...) SM has absolutely no sense of time. (...) It looks like there's no more than two years between Mithali Raj's debut as a teenager in 1999 and her comeback to lead the team to the 2017 Women's World Cup final. (...) Changing skin tones are the only cosmetic indication of time passing. (...) Taapsee Pannu's performance, too, suffers from this narrative jetlag. (...) It never looks like Mithali Raj has lived a lot between her innings'.
Rahul Desai, 15.07.22

Firstpost: **
'Mithali [Raj] is a global cricketing icon with accomplishments that could send your head spinning, but director Srijit Mukherji’s biopic fails to note or convey the full blast of her achievements. (...) The film acknowledges Mithali’s role in raising the profile of women’s cricket in India but gives us little idea of the grit that must have helped her along. Shabaash Mithu is also unable to capture the fire on the field that made Mithali Raj the heavyweight that she is. (...) The chemistry and warmth between the two little kids, the sense of humour, innocence and intelligence written into their interactions, (...) make Shabaash Mithu’s opening half hour or so an enjoyable ride. (...) Shabaash Mithu thereafter has an episodic feel and pretensions to a grandeur that it does not possess. The writing becomes progressively weaker and the direction increasingly limp. (...) It does not portray caste accurately, referring to the economic hardships some of the women face and not the discrimination intrinsic to the caste system. (...) Shabaash Mithu does not capture the complexity of circumstances that led to increasing visibility for women’s cricket in India in the run-up to the 2017 Cup: Mithali Raj’s charisma, the live telecast of matches, the advent of the social media that mainstreamed discussions on the neglect of women’s cricket, and so much more. Through all this, Taapsee [Pannu], who has been so much better so often in the past, looks inexplicably distant and wan as Mithu. With such flaccid direction and writing coming her way, who can blame her?'.
Anna MM Vetticad, 15.07.22

Cinema Hindi: ** 1/2
Punto di forza: i primi trenta minuti e la combinazione Kasturi Jagnam/Inayat Verma.
Punto debole: il film è poco coinvolgente.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Taapsee Pannu - Mithali Raj, campionessa di cricket
* Inayat Verma - Mithali bambina
* Vijay Raaz - Sampath, allenatore
* Kasturi Jagnam - Noorie bambina, amica di Mithali

Regia: Srijit Mukherji
Sceneggiatura: Priya Aven
Colonna sonora: Amit Trivedi
Fotografia: Sirsha Ray
Montaggio: Sreekar Prasad
Traduzione del titolo: shabaash significa ben fatto, bravo/a!
Anno: 2022

CURIOSITÀ

* Inayat Verma è la bimba ansiosa di essere rapita in Ludo.
* Il numero di giugno 2022 del periodico Femina vede in copertina Taapsee Pannu con la vera Mithali Raj.

GOSSIP & VELENI
 
* Mi chiedo se alcuni eventi raccontati nel film siano accaduti realmente o non siano licenze cinematografiche. Ad esempio la scena del chiodo (spero finzione), l'incomprensibile ostilità delle compagne di squadra e della capitana, gli antidolorifici sottratti, il tiro al bersaglio con le palline, eccetera. Se tutto vero, è abbastanza mortificante. In caso contrario, non ne capisco la necessità: non era meglio approfondire le tematiche principali invece di perder tempo così?


18 agosto 2022

JUNGLE CRY



La storia (vera) narrata in Jungle Cry meritava un film. Perché offriva i presupposti per un interessante incrocio fra tema sportivo e contesto sociale. Perché ai (veri) protagonisti non è mai stato riconosciuto il valore dell'incredibile impresa compiuta. Peccato però che JC sia un prodotto del tutto dimenticabile. Il primo tempo è passabile, ma nel secondo il crollo è completo. La regia (firmata da Sagar Ballary, che in precedenza aveva diretto il delizioso Bheja Fry) e la sceneggiatura non sostengono la trama, e commettono l'enorme, imperdonabile errore di focalizzarsi via via su personaggi secondari - gli allenatori, la fisioterapista, persino la famiglia inglese ospitante - invece di approfondire maggiormente i principali - i giocatori e il fondatore dell'istituto scolastico che li ospita. Eppure c'era parecchio da raccontare, a partire dai ragazzi, appartenenti alle comunità tribali, per cui l'istruzione gratuita significa salvezza dalla povertà. Senza tralasciare la figura encomiabile di Achyuta Samanta, un uomo che ha dedicato la sua vita e le sue risorse alla loro educazione. Che occasione sprecata.
Nel cast il sempre solido Abhay Deol, a dire il vero qui un po' appannato. In generale gli attori hanno potuto fare ben poco con gli sbiaditi personaggi a loro disposizione.

TRAMA

Un allenatore inglese di rugby cerca in India ragazzi da ingaggiare per il campionato del mondo nella categoria under 14, evento che si svolgerà a Londra nel 2007. L'uomo trova i giocatori in Odisha, presso il Kalinga Institute. I futuri campioni sono all'oscuro persino dell'esistenza di uno sport chiamato rugby, e hanno solo quattro mesi di tempo per impararne le regole e allenarsi - abbandonando di punto in bianco l'amatissimo calcio (traditori).

RECENSIONI

Hindustan Times:
'The film (...) employs the usual tropes and ends up being more predictable than thrilling'.
Abhimanyu Mathur, 03.06.22

Cinema Hindi: ** 1/2
Punto di forza: la storia.
Punto debole: sceneggiatura, regia, contesto non approfondito.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Abhay Deol - Rudra, allenatore di calcio presso il Kalinga Institute
* Atul Kumar - Achyuta Samanta, fondatore del Kalinga Institute
* Stewart Wright - Paul, allenatore di rugby
* Emily Shah - fisioterapista

Regia: Sagar Ballary
Sceneggiatura: Dipankar Giri, Shubhodeep Pal, Diane Charles
Colonna sonora: Rohit Kulkarni, Palash Muchhal
Montaggio: Suresh Pai
Anno: 2022

RASSEGNA STAMPA

* Tribal students lift rugby world cup, Soumyajit Pattnaik, Hindustan Times, 2 ottobre 2007:
'A grand welcome awaits the rugby team of Kalinga Institute of Social Sciences (KISS). The team will arrive here on Wednesday after winning the under-14 Rugby World Cup in London. The tribal boys from KISS lifted the trophy after beating South Africa 19-05 in the final on Saturday. (...) They did not start as favourites to win the tournament, but ultimately scripted a scintillating title victory. The 12-member KISS team, christened as Jungle Crows, was led by Bikash Chandra Murmu. The team comprised of tribal students drawn from various backward regions of the state. Congratulating the team, KISS founder Dr. A. Samanta said it was a matter of pride for the entire state as well as for the country. (...) According to Samanta, the boys learnt the game fast and they were mentally tough to give spirited performances on foreign soil. "There was no pressure or fear factor. We told them to give their hundred per cent on the field. For us, participating in an international tournament was more important than winning or losing. But they could win the trophy", said Samanta. All the students hail from poor families. (...) The training started with professional coaches for thirty tribal students initially and twelve players were ultimately picked up to play in London'.

CURIOSITÀ

* Nel 2019 Jungle Cry fu proiettato all'Ariano International Film Festival di Ariano Irpino (Avellino). Emily Shah presenziò all'evento.
* Il Kalinga Institute of Social Sciences è un istituto scolastico residenziale gratuito riservato alle popolazioni tribali. Si trova a Bhubaneswar (Odisha). Fondato nel 1993 da Achyuta Samanta, nel 2017 ha ricevuto lo status di università.

14 giugno 2022

J E R S E Y


E così ho scoperto che i film a tema sportivo mi annoiano. Tanto quanto guardarlo, lo sport (farlo però mi annoia di più). Il finale è sempre lo stesso - e va bene: dopo tutto quel sudare, non vogliamo farlo vincere, il nostro eroe? Disgraziatamente anche la trama è sempre la stessa. La vita personale dei campioni dev'essere molto prevedibile, a giudicare dalla storie narrate al cinema. 
Jersey parla di cricket - sport dalle regole a me oscure -, in anni in cui l'Indian Premier League non esisteva e gli ingaggi dei professionisti non erano ancora stellari. La sceneggiatura, di qualità discreta, concede ampio spazio al rapporto padre-figlio, ma è la relazione giocatore-allenatore ad offrire spunti inediti. I dialoghi sono accettabili; alcune sequenze meritavano battute più articolate che avrebbero conferito uno spessore maggiore alla pellicola. I personaggi principali, scritti con ponderazione, sembrano poco naturali e si avverte lo sforzo profuso nel renderli reali - con l'eccezione dell'indovinatissima figura dell'allenatore. Shahid Kapoor non delude mai, le scene condivise con il padre Pankaj sono un regalo delizioso. L'interpretazione di Pankaj Kapur è correttamente sottotono.
In un aspetto però Jersey si distingue dai film a tema sportivo: la vena malinconica che aleggia lungo tutta la narrazione e che sostituisce la consueta esaltazione tipica del genere. Una nota di tristezza che caratterizza i personaggi (e le loro relazioni). Un'insoddisfazione cronica, un senso di sconfitta che li condanna ad un destino mesto, privo di ambizioni e di aspettative.  

TRAMA

Arjun è un giovane giocatore di cricket dal talento mostruoso. Sostenuto dall'incoraggiamento e dall'affetto del suo allenatore, aspira alla nazionale, ma viene scartato due volte. Arjun abbandona la carriera sportiva e si concentra sulla famiglia. Kittu, il suo adorabile bambino, desidera la maglia ufficiale della nazionale per il compleanno. Peccato sia troppo costosa.

RECENSIONI

Film Companion:
'The last five minutes of Jersey (...) are glorious to watch. They make us emotional, nostalgic even. But in the larger scheme of things, those five minutes - featuring a twist - are a patch-up job. (...) They lend the previous 169 minutes a deceptive sense of depth and emotional identity. Which is ironic, because those 169 minutes were in fact shaped by the right ideas. (...) Arjun is a genius with the bat, so the writing struggles to trust in his struggle. As a result, instead of committing to the difficult tale of a drifter with questions over his temperament, Jersey, with those last five minutes, provides answers that neutralize his journey in hindsight. (...) Arjun is so naturally morose and unlikable the film does not expect the viewers to buy his comeback. So those last five minutes are designed to humanize his journey. (...) Pankaj Kapur (...) has a limited role. But he so beautifully modulates his voice and body language across the three timelines between 1986 and 2021 - especially in those final shots - that it was hard not to imagine a better film about an assistant coach hoping to redeem himself through his maverick protege. (...) The narrative foundation is strong. Arjun's glory years are set in 1980s domestic cricket. His bleak years are set a decade later, in 1996, which is a useful era to set an emotion-driven cricket film in. For one, the financial pain is real. (...) A lot of Vidya's [moglie di Arjun] attitude towards Arjun feels too written. (...) Jersey has a few nice moments. (...) But these little details are the exception rather than the norm. I didn't quite buy Shahid Kapoor as Arjun. (...) He has the right lines and, at times, the brooding rage. But his roles as a father, a friend, a student and a husband are too clean-cut: compartmentalizing emotions is not the same as compartmentalizing a performance. I want to say the cricket is filmed and choreographed well. It is, to an extent. But with the second half (...) there is no human aspect to Arjun's batting - he barely sweats, (...) has no weaknesses, and wins matches for his team single-handedly. (...) His batting makes the sport look too easy... almost boring. (...) The robotic man-on-mission vibe wears off within a match or two. (...) Just as people expect more from their cricketers every subsequent year, audiences expect more from movies about cricket'.
Rahul Desai, 22.04.22

Cinema Hindi: ***
Punto di forza: la malinconia, l'impeccabile personaggio dell'allenatore.
Punto debole: la prevedibilità, la mancanza di misura nella rappresentazione del talento sportivo di Arjun.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Shahid Kapoor - Arjun, giocatore di cricket
* Mrunal Thakur - Vidya, moglie di Arjun
* Pankaj Kapur - allenatore di Arjun
* Ronit Kamra - Kittu (bambino), figlio di Vidya e Arjun

Sceneggiatura e regia: Gowtam Tinnanuri
Colonna sonora: Sachet-Parampara. Commento musicale di Anirudh Ravichander.
Anno: 2022

CURIOSITÀ

* Jersey è il remake ufficiale hindi dell'omonima pellicola telugu del 2019 - vincitrice del National Award per il miglior film telugu -, scritta e diretta dallo stesso regista, interpretata da Nani.
* Riferimenti al cinema indiano: Rajesh Khanna, Anand.
* Film che trattano lo stesso tema: negli ultimi anni, il numero delle pellicole indiane a tema sportivo si è moltiplicato vertiginosamente. Le mie preferite rimangono Iqbal (cricket) e Chak De! India (hockey femminile). Fra le più recenti, Sarpatta Parambarai (boxe, tamil, 2021) è piuttosto interessante.



05 marzo 2019

D A N G A L



Doveva essere un film a tema sportivo. Doveva essere un film imperniato sulla storia vera di due magiche figure femminili. Invece Dangal narra sostanzialmente un'ossessione maschile. 
La pellicola è piacevolissima da guardare, non fraintendetemi. Il primo tempo è molto divertente, il secondo regala una serie di prove sportive realistiche e coinvolgenti. La critica ha esultato. I media indiani hanno sottolineato l'aspetto (secondo loro) femminista. Dangal ha incassato cifre astronomiche. In Cina pare abbia attirato, solo on line, ben 400 milioni di spettatori. 
Aamir Khan è eccellente, una delle migliori performance della sua carriera. Il divo non esita a mostrarsi imbruttito, invecchiato e ingrassato (meritandosi un applauso a scena aperta), e si concede interamente al ruolo. Le due giovanissime attrici, Suhani Bhatnagar e soprattutto la stupefacente Zaira Wasim, affiancano Aamir alla pari, dando vita ad un trio indimenticabile. 

La sceneggiatura, a cui ha collaborato il regista Nitesh Tiwari, risulta però troppo sbilanciata a favore del protagonista, e i personaggi sono unidimensionali. 
Prendiamo Mahavir: sappiamo solo della sua ossessione, e non ci viene mostrato altro. Confesso che ho provato un certo disagio nei suoi confronti. L'uomo non si cura di nascondere la delusione per il mancato figlio maschio e quindi di ferire più volte i sentimenti della moglie e delle figlie. Ed ecco che di colpo le due figlie maggiori acquistano valore in quanto strumenti per la realizzazione del suo sogno. Nessuna preoccupazione per la loro incolumità o per il loro rendimento scolastico. Non parliamo poi delle loro aspirazioni: il padre considera le ragazze una sua proprietà, non riconosce loro alcuna individualità o autonomia. Non esita ad estirpare crudelmente la loro femminilità. Come uno schiacciasassi, tritura la personalità delle figlie e impone le sue decisioni e la sua volontà, senza mai ascoltare la loro opinione nè quella della moglie. Vero: chiede solo un anno delle loro vite. Ma è la brutalità e l'arroganza del suo comportamento ad orripilarmi. Le ragazze, a prova conclusa, continuano ad allenarsi e a vincere, anche se, nel film, sembra più per compiacere Mahavir, al quale viene comunque attribuito tutto il credito per le loro medaglie. 
La sceneggiatura perdona con troppa leggerezza la sua condotta, preferendo ammantare il personaggio di una luce eroica. E si guarda bene dall'offrirci il punto di vista delle ragazze: cosa pensano, cosa sognano per se stesse, cosa fanno quando non si allenano?
Propinarci Dangal come un manifesto contro la discriminazione di genere è davvero discutibile. Mahavir risparmia alle figlie un matrimonio precoce e un destino predeterminato dalle convenzioni sociali solo in ossequio alla propria ossessione, e non certo per amore paterno o in segno di rottura contro la mentalità maschilista imperante.

E veniamo agli inevitabili confronti. 
Sultan è una splendida pellicola di intrattenimento puro che parla di wrestling. Sfiora anche qualche tema sociale. Vanta una sceneggiatura ben calibrata, un robusto Salman Khan e uno dei personaggi femminili più insoliti ed efficaci. 
Chak De! India è forse il mio film sportivo preferito, insieme a Iqbal. Ottima sceneggiatura, narrazione inattaccabile, stratosferica performance di Shah Rukh Khan, significativa presenza femminile. Una delle opere più progressiste nel panorama del cinema popolare indiano degli ultimi anni. 
Sultan intrattiene, decisamente. Chak De! India intrattiene e rompe gli stereotipi, decisamente. Dangal intrattiene e tenta di rompere qualche stereotipo, ma a mio parere è decisamente inferiore ad entrambi.

TRAMA

Mahavir, ex-campione nazionale di wrestling, vive con la sua famiglia in un villaggio dello Stato dell'Haryana. Un giorno scopre con grande sorpresa che le figlie maggiori, Geeta e Babita, hanno malmenato due sfortunati coetanei. Ecco che Mahavir ha un'illuminazione.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* I fantasioni consigli elargiti da tutto il villaggio per concepire un maschio. Qui sì che gli sceneggiatori si sono divertiti a satireggiare.

ASSOLUTAMENTE DA DIMENTICARE

* L'inutile rivalità fra Mahavir e l'allenatore della nazionale indiana femminile di wrestling.

RECENSIONI

Rediff: **** 1/2
"The villain in Dangal is the mindset. (...) Aamir Khan plays this phenomenal character, both fascinating and flawed, a winner utterly sure of his beliefs who bends the world around him to his will. It is the performance of a lifetime, and Khan - incredibly buff when young, proud and paunchy when old - is sensational as he shows them the moves and imparts knowledge to the girls. With his wrist resting on his hip like a too-full teapot, his Phogat seems always to be thinking, planning, focussing. He knows what he's doing. Eschewing vanity and leading man cliché, Khan shows us commitment to the part. (...) This is by far the most credible an Indian sport film has ever felt, with even the commentators getting in on the action, giving most of us a tutorial in how to watch the sport. (...) India needs to watch this film for the way it puts the 'her' in 'hero'."
Raja Sen, 22.12.16

Mid-Day: ****
"It's a movie about female empowerment. The fact that it is set in rural Haryana (the part of India lowest on most female-centric indices, and I hope people watch it there), makes the subject all the more rich, and timely. (...) Your eyes hardly ever waver from the screen for 160 minutes, while you mildly laugh, go teary eyed, and on occasion even bite your nails, thoroughly enthralled as much by the intricacies of wrestling as a sport - that this film so wonderfully introduces us to - as some key moments, turning points, and inspired performances both by the girls (when they're kids, and when they grow up), and the old father, that's Aamir, wholly controlling the viewer's emotions in a dark hall, like a consummate puppeteer".
Mayank Shekhar, 09.01.17

Cinema Hindi: *** 1/2
Punto di forza: Aamir Khan, Zaira Wasim e Suhani Bhatnagar
Punto debole: la disonestà del finto messaggio femminista

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Aamir Khan - Mahavir Singh Phogat
* Zaira Wasim - Geeta 
* Suhani Bhatnagar - Babita
* Fatima Sana Shaikh - Geeta adulta
* Sanya Malhotra - Babita adulta
* Ritwik Sahore - Omkar, cugino di Geeta e Babita
* Aparshakti Khurana - Omkar adulto

Regia: Nitesh Tiwari
Colonna sonora: Pritam
Traduzione del titolo: "Dangal is a Hindi word used for wrestling competition. The word is as such used for wrestling and the entire setup where the wrestling happens, too, but it most commonly refers to a competition, where you often wrestle numerous people to win a pre-declared prize". BollyMeaning
Anno: 2016
Awards: fra gli altri, il National Film Award per la migliore attrice non protagonista a Zaira Wasim (meritatissimo!).

CURIOSITA'

* Mahavir Singh Phogat ha allenato quattro figlie e due nipoti (figlie del fratello di Mahavir, morto assassinato). Sono tutte diventate campionesse di wrestling a livello nazionale e/o internazionale. 
* Aamir Khan ha dovuto guadagnare 30 chili di peso per il ruolo.
* Aggiornamento del 17 febbraio 2024: Suhani Bhatnagar purtroppo è deceduta oggi a soli 19 anni a seguito di una malattia.
* Riferimenti a Bollywood: Sholay, Dilwale Dulhania Le Jayenge.

GOSSIP & VELENI

* Il Natale è tradizionalmente (fra le altre cose...) una data fortunata per i film di Aamir Khan.
* Dangal ha dato il via ad un feroce gossip riguardante la presunta relazione fra Aamir Khan e Fatima Sana Shaikh. I due hanno interpretato anche Thugs of Hindostan.

08 agosto 2010

L A H O R E


Lahore viene pubblicizzato come un film internazionalmente acclamato, vincitore di alcuni premi, fra cui quello per il miglior attore protagonista assegnato in Italia all'esordiente (bravo) Aanaahad in occasione del Salento International Film Festival 2009. Nelle recensioni critiche - tutte positive - si legge che Lahore è un buona pellicola a tema sportivo che esalta con imparzialità l'amicizia fra India e Pachistan. Sorprendente, dal momento che la sceneggiatura di Lahore è piuttosto offensiva. In Lahore gli indiani sono i buoni, e i pachistani sono i classici, stereotipati cattivi. E sorprende anche lo stupore mostrato dai critici di The Times of India e di Hindustan Times dinanzi alla (comprensibile) decisione pachistana di non distribuire il film in Pachistan.

Lahore, da un punto di vista tecnico, è ben realizzato. Il regista Sanjay Puran Singh Chauhan conosce il suo mestiere. L'idea di ambientare la storia nel mondo del kickboxing è originale. Le scene di combattimento sono realistiche eppure spettacolari. Gli attori offrono una dignitosa performance. Il messaggio finale secondo cui vincere non è tutto è da applauso. Ma il razzismo rimane imperdonabile.

TRAMA

Dheeru (Sushant Singh), dopo aver conquistato il titolo nazionale di kickboxing, viene incluso nella squadra che rappresenta l'India ai campionati asiatici. Il fratello più giovane, Veerender (Aanaahad), è un ottimo giocatore di cricket. Dheeru perde la vita durante un combattimento particolarmente falloso. Veerender abbandona il cricket e, dopo anni, risale sul ring per vendicare il fratello.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* I titoli di testa e lo splendido brano a commento: Lahore - Theme (audio).

RECENSIONI

The Times of India: ***1/2
Da quel che si dice il film è stato proibito in Pachistan. C'era motivo? La verità è che Lahore all'inizio mostra in una luce dubbia il kickboxer e l'allenatore pachistani. Non solo: la giovane psicologa sportiva pachistana, a nome del suo Paese, chiede scusa all'atleta indiano. Ma Lahore termina su una nota fortemente pacifista, e dunque si adatta in modo perfetto alle necessità di oggi: si chiede di distruggere l'eredità d'odio, perchè l'occhio per occhio non può funzionare nelle questioni di politica internazionale. Soprattutto il film non tocca corde scioviniste, malgrado la tumultuosa relazione indo-pachistana sia rappresentata sullo schermo da uno sport aggressivo. Il tenore di Lahore è sensibile e misurato, e mantiene un basso profilo. La pellicola funziona per diverse ragioni. Innanzitutto grazie all'argomento trattato: in questo periodo l'India e il Pachistan stanno cercando un nuovo equilibrio nei loro rapporti. Poi perchè lo stile narrativo è antitetico ai toni nazionalistici di film del tipo di Gadar. Lahore racconta una storia impetuosa ma lo fa in modo gentile e lirico, ed è abbellito da una grande fotografia (Neelabh Kaul) e da buone scene di combattimento sportivo (Tony Leung Siu Hung). Ma più di tutto il resto, la pellicola vanta interpretazioni stellari, e Farouque Sheikh si guadagna l'applauso del pubblico nel ruolo del garbato allenatore di Hyderabad che deve preparare una squadra di vincitori, malgrado le interferenze politiche e burocratiche. Lahore è un film sensibile e avvincente che intrattiene e cattura.
Nikhat Kazmi, 18.03.10

Hindustan Times: ***
Lahore non è la storia di un'ascesa dalla povertà alla ricchezza. E nemmeno una storia di vita sul ring. E' invece una storia di relazioni familiari, di rivalità oltreconfine, di politica nello sport. Una storia d'amore, di sconfitta e di vendetta. Tutto già visto, ma l'ambientazione è nuova per Bollywood: un'arena da kickboxing. E sullo sfondo delle relazioni indo-pachistane, il messaggio che emerge è che qualche volta la sconfitta segna un punto a suo favore rispetto alla vittoria, e che la sportività è più importante del nazionalismo. Lahore è uno dei pochissimi veri film a tema sportivo prodotti a Bollywood. Il regista esordiente Sanjay Puran Singh Chauhan gestisce con pieno controllo le sequenze sul ring. I combattimenti, coreografati dall'esperto Tony Leung Siu Hung, residente a Hong Kong, sono credibili e adrenalinici. Sushant Singh nel primo tempo combatte con convincente disinvoltura, ma è il duello di Aanaahad nel climax a regalare alla pellicola il suo momento di gloria. Il titolo può sembrare deliberatamente provocatorio, ma Lahore è piuttosto misurato nel riferirsi ad un Paese vicino col quale l'India ha intessuto una storia di tre guerre. Nessun imbonimento sciovinista. Quindi sorprende la decisione pachistana di vietare il film.
Roshmila Bhattacharya, 19.03.10

Cinema Hindi: **1/2
Punto di forza: le coreografie sul ring ideate da Tony Leung Siu Hung.
Punto debole: il razzismo nella sceneggiatura.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Aanaahad - Veerender Singh
* Sushant Singh (The legend of Bhagat Singh) - Dheeru, fratello di Veerender
* Shraddha Das - Ida, la psicologa
* Shraddha Nigam - Neela, fidanzata di Dheeru
* Nafisa Ali (Life in a metro) - la madre di Veerender e di Dheeru
* Farooq Sheikh (Maya Memsaab) - S.K. Rao, l'allenatore indiano
* Sabyasachi Chakraborty (The namesake - Il destino nel nome) - Sikandar Hyaat Khan, l'allenatore pachistano
* Mukesh Rishi (Sarfarosh) - Noor, il campione pachistano
* Saurabh Shukla (Luck by chance) - Madhav Suri, il collaboratore di S.K. Rao

Soggetto e regia: Sanjay Puran Singh Chauhan
Sceneggiatura e dialoghi: Sanjay Puran Singh Chauhan e Piyush Mishra (v. note a Gulaal)
Colonna sonora: composta da M.M. Kreem (Paheli), è di buona qualità. Segnaliamo il già citato Lahore - Theme, composto però da Wayne Sharpe (Raajneeti) e interpretato da Lisbeth Scott (audio).
Action coreographer: Tony Leung Siu Hung
Fotografia: Neelabh Kaul (Aryan)
Montaggio: Sandeep Singh Bajeli
Distribuzione: Warner Bros.
Anno: 2010
Award: National Award per il miglior regista esordiente e per il miglior attore non protagonista (Farooq Sheikh) - aggiornamento del 16 settembre 2010

RASSEGNA STAMPA/VIDEO

* 15.03.10, The Times of India: intervista a Nafisa Ali

CURIOSITA'

* Sembra che il regista Sanjay Puran Singh Chauhan sia stato contattato da una casa di produzione americana per l'acquisto dei diritti al fine di realizzare un remake hollywoodiano di Lahore, probabilmente diretto dallo stesso Chauhan. Articolo di Hindustan Times.
* Nafisa Ali è stata campionessa nazionale di nuoto dal 1972 al 1974, ed è stata eletta Miss India nel 1976.
* Film sulla boxe: Aryan e Apne. In Apne uno dei protagonisti torna sul ring per vendicare il fratello. LOC Kargil è un film a tema militare altrettanto razzista nei confronti del Pachistan.

21 maggio 2009

I Q B A L


Trovate che il cricket sia noioso e incomprensibile? Guardate 'Iqbal' e cambierete opinione. QUESTO è il Nagesh Kukunoor che amiamo. QUESTI sono i film che ci aspettiamo da un regista sensibile e talentuoso come lui.

'Iqbal' è splendido. Narrato, diretto e interpretato in modo eccellente. Con una poesia e un'emotività che incantano. La storia è amabilissima, la sceneggiatura quasi perfetta, i personaggi finemente caratterizzati. La fotografia, la scelta della location, la direzione artistica, la colonna sonora: tutto contribuisce a rendere 'Iqbal' una pellicola indimenticabile.

Naseeruddin Shah è GRANDE: naturale, misurato, ironico. Shreyas Talpade è impeccabile: infonde vita ad un personaggio candido, positivo, appassionato. Il resto del cast è azzeccato.

E' grazie a film come questi che la cinematografia Hindi dimostra di aver molto da dire: i capolavori con cui ci delizia ne testimoniano la vitalità e l'universalità. C'è ancora chi la snobba? Peggio per lui.

TRAMA

Iqbal (Shreyas Talpade) è un ragazzo sordomuto che nutre una passione incontenibile per il cricket. Il padre (Yatin Karyekar) purtroppo non condivide questa follia che pare contagiare tutto il resto della famiglia, donne comprese. Vorrebbe che il figlio diventasse un buon contadino. Ma il destino ha in serbo grandi cose per il nostro Iqbal.

RECENSIONI

Bollywood Hungama: ***1/2
'I film basati sullo sport sono rari a Bollywood, malgrado la maggior parte degli Indiani sia ossessionata dal cricket. 'Iqbal' non solo guarda allo sport e ai giochi politici che lo manovrano, ma racconta anche la storia di un perdente che aspira a giocare a livello nazionale. La pellicola è narrata in modo convincente e sensibile, e funziona perchè:
a) l'ambientazione è realistica;
b) il motto del perdente è non mollare mai;
c) lo sviluppo del soggetto è abile;
d) le emozioni che sottendono al film sono forti;
e) ogni membro del cast regala una performance esperta.
'Iqbal', a differenza di altre pellicole bollywoodiane che raccontano la scalata al successo di persone comuni, non è affatto stereotipato. Ma il film presenta anche qualche piccolo aspetto negativo: le sequenze dedicate agli allenamenti da un certo punto in poi diventano ingombranti; il secondo tempo è piuttosto lento e prolisso; nella penultima partita non si prova la stessa euforia che provoca 'Lagaan'. Kukunoor è diventato un raffinato narratore, e ha estratto dal cast interpretazioni superbe. 'Iqbal' appartiene a Shreyas Talpade dall'inizio alla fine. L'attore merita un giudizio che lo distingua dagli altri per aver vissuto il suo ruolo al meglio. Lo accompagna ad ogni passo la talentuosissima Shweta Prasad. Yateen Karyekar è fantastico. Pratiksha Lonkar è sempre naturale. Naseer è al solito meraviglioso. Da un punto di vista critico il film guadagna non meno di ***1/2, anche se, al box-office, verrà favorito soprattutto dalle folle che si accalcano nei Multiplex metropolitani.'
Taran Adarsh, 26.08.05

Cinema Hindi: ****1/2
Punto di forza: la poesia, ma anche la vitalità dei sentimenti, delle passioni, dei sogni
Punto debole: qualche esagerazione verso la fine

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Shreyas Talpade ('Dor') - Iqbal
* Naseeruddin Shah ('A Wednesday') - Mohit
* Swetha Prasad ('Darna Zaroori Hai') - Khadija
* Yatin Karyekar ('Hey Ram') - il padre di Iqbal e Khadija
* Prateeksha Lonkar ('Dor') - la madre di Iqbal e Khadija
* Kapil Dev, uno dei più grandi giocatori di cricket di tutti i tempi - special appearance

Regia e sceneggiatura: Nagesh Kukunoor ('Dor')

Colonna sonora: Salim-Sulaiman ('Chak De! India')

Direzione artistica: Sunil Baba

Fotografia: Sudeep Chatterjee ('Chak De! India')

Anno: 2005

Award:

* Shreyas Talpade si è aggiudicato lo Zee Cine Critics Award come Best Actor

* Nagesh Kukunoor si è aggiudicato l'IIFA Popular Award Best Story

Produzione: Subhash Ghai, regista di 'Taal'

CURIOSITA'

* Iqbal è stato proiettato al Tongues on Fire London Asian Film Festival 2010 (aggiornamento del 24.11.10)
* 'Iqbal' è stato il più importante film a basso costo del 2005, incontrando il favore di critica e pubblico. E' riuscito persino a conquistare qualche award strappandolo al pluripremiato 'Black' di Sanjay Leela Bhansali

* Swetha Prasad ha debuttato ad 11 anni nel film 'Makdee', ottenendo al primo colpo il National Award come Best Child Artiste

GOSSIP&VELENI

* Nagesh! Un altro pessimo film come '8 x 10 Tasveer' E TI STROZZIAMO!

* Non male Yatin Karyekar. Begli occhi, bello sguardo, bel sorriso, bella espressione. Sposato?