11 ottobre 2019

KABIR SINGH


Sono giorni che penso alla recensione di questo film. Kabir Singh suscita emozioni contrastanti. Temo di essere troppo severa, anche per ragioni estranee alla pellicola, e temo di non esserlo. 
Parto con la cronologia:
1. KS viene distribuito nelle sale indiane il 21 giugno ed è un successo clamoroso di pubblico;
2. i critici lo stroncano e lo definiscono regressivo e pericoloso per il messaggio misogino che trasmette; 
3. lo sceneggiatore e regista Sandeep Reddy Vanga il 6 luglio concede a Film Companion un'intervista infelice, nella quale fra l'altro dichiara: 'When you are deeply in love, when you’re deeply connected with your woman and vice versa, there’s a lot of honesty in it and if you don’t have that physical demonstration, if you don’t have the liberty of slapping each other, then I don’t see anything there. I feel these women, whoever are criticising it, I feel they were never in love. They’ve probably never experienced it in the right way. I can clearly see they’ve never experienced it and it’s new to them. (...) And if you can’t slap, and if you can’t touch your woman wherever you want and if you can't slap and you can't kiss and you can't use cuss words, I don’t see emotion there';
4. le polemiche diventano infuocate, e non si sono ancora placate.

Ho affrontato KS con scarso interesse, con un bagaglio di pregiudizi, e con la prospettiva di un'incazzatura colossale. Alla prima visione, lo trovo estremamente noioso, ripetitivo, vacuo. A parte Shahid Kapoor, non salvo nulla, e mi sembra eccessivo il polverone sollevato da un prodotto così modesto. Passano i giorni. Rimugino un po'. Alla seconda visione, decido di non lasciarmi distrarre dalla prepotenza del protagonista, Kabir, o influenzare dalle polemiche. Uno sceneggiatore è libero di scrivere la storia che preferisce, anche una storia che non mi piace. Conta com'è fatto un film, come racconta e non cosa racconta.

Ricomincio.
Kabir Singh è il titolo più controverso del 2019, nonchè, ad oggi, il campione hindi d'incassi. Ha umiliato Bharat con Salman Khan, Kesari e Mission Mangal con Akshay Kumar, Total Dhamaal con Ajay Devgan, Super 30 con Hrithik Roshan (War in questi giorni sta tentando il sorpasso). KS è diretto da un regista proveniente dal cinema telugu qui al suo debutto a Mumbai - e al suo secondo lavoro -; è certificato per adulti, classificazione che ha ridotto il bacino di spettatori; non rientra nel filone nazionalista-patriotico ultimamente in voga in India; non vanta un eroe positivo o una trama edificante. Il successo che ha ottenuto è davvero sorprendente.

Il soggetto è estremo: una storia d'amore tossico. Kabir è malato, quindi violento, quindi misogino, quindi autolesionista. Ma seducente, almeno per Preeti, la sua compagna. La sceneggiatura alterna spunti provocatori - non dimentichiamo che KS è una pellicola popolare e non d'autore - a scivoloni grossolani. E' divisa in tre parti. La prima (i due sono studenti) è agghiacciante. La seconda (i due sono laureati) è la migliore, scritta in modo robusto: narrazione, ritmo e dialoghi sono quasi impeccabili. La terza (i due si allontanano) è accettabile. 
KS è pesantemente protagonista-centrico. Kabir monopolizza l'attenzione di Sandeep. Vanga non lo dipinge in modo positivo e non ci nasconde nulla, poi però si pente o perde coraggio. E' ossessivo nei suoi confronti: lo coccola, lo smussa, tenta di renderlo meno ostico allo spettatore. E commette l'errore imperdonabile di giustificarlo. Kabir è l'emblema di una mascolinità infetta e brutale, resta da definire se e in quale misura KS la glorifichi, dal momento che la sceneggiatura, più indecisa che misogina, oscilla fra esaltazione e condanna.

Il contesto è appena accennato, la prospettiva assente. Gli altri personaggi sono ombre il cui unico scopo è ammirare, ascoltare, sostenere Kabir. Preeti è insondabile ma poco sana. All'inizio è solo una sagoma priva dell'uso della parola. E' terrorizzata da Kabir? Non tanto. Lusingata dall'interesse esclusivo e possessivo di Kabir? Direi di sì. Fastidiosamente, la ragazza si compiace di essere ammantata dall'invulnerabilità di Kabir. In sostanza: Kabir vuole dominare, Preeti vuole essere dominata. Le rispettive patologie si completano e non confliggono. Suggerirei un salto dal neurologo pure a Shiva, l'amico servile di Kabir. Il buffo è che tutti e tre i personaggi sono medici, ma non se ne salva uno. 
KS si è guadagnato la certificazione per adulti anche per ragioni moralistiche: Kabir e Preeti, già da studenti, condividono una vita sessuale alla luce del sole, non imposta da Kabir, e vissuta da Preeti con soddisfazione visibile. Questo è forse l'aspetto più rivoluzionario del film. 

KS è per certi versi potente, per certi versi sconcertante, per certi versi trito e scadente, per certi verso sovrastimato nella sua importanza, per certi versi incompreso. Colpisce, disgusta, annoia. E' il risultato di una sceneggiatura interessante, caparbia ma immatura. Shahid Kapoor interpreta Kabir con grande sincerità e convinzione. L'eroico attore si impegna - forse troppo, ed è uno spreco - ad iniettare vita e credibilità al personaggio. La sua performance vale da sola la visione della pellicola. 

Aggiornamento del 24 ottobre 2019: War ha effettuato il sorpasso al botteghino. 

TRAMA

KS è una sorta di nefasta rivisitazione di Devdas, dal finale alternativo.

LA BATTUTA MIGLIORE

Kabir: 'Se non avessi incontrato Preeti, mi sarei specializzato in Neurologia'. (Perchè era una battuta, giusto?)

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* Kabir insegue la cameriera con furia omicida. La sequenza è involontariamente comica.
* Geniale la scena del pestaggio organizzato dal fratello di Preeti. 
* Shiva minaccia un'innocua vecchina con un vaso di fiori (queste cose però non si fanno). 

ASSOLUTAMENTE DA DIMENTICARE 

* La ridicola sequenza di Kabir che si addormenta sulla panchina, mentre Preeti non osa allontanarsi.
* L'avvocato giustifica Kabir con la battuta: 'Democracy does not accept free spirited people'. Eh? Free spirited??
* La sceneggiatura tocca il fondo quando Shiva, per salvarlo, offre a Kabir - violento, alcolizzato, cocainomane - la mano di sua sorella. Lo supplica addirittura. Ma abbattetelo. (KS si è giocato mezza stella solo per questo).

RECENSIONI

Hindustan Times: * 1/2
'Substance abuse is, however, the least toxic thing about this misogynistic film. This is a film about a bully, an abuser of women, an alcoholic surgeon, and a foulmouthed hothead - and that’s just the so-called hero. (...) Kabir Singh applauds its pathetic protagonist, and ends up an obnoxious celebration of toxic masculinity. Shahid Kapoor does well to play Kabir like a hand-grenade who lost his pin hours ago. (...) The film looks slick, and is smartly shot'.
Raja Sen, 22.06.19

Cinema Hindi: ***
Punto di forza: Shahid Kapoor (****).
Punto debole: le giustificazioni, eccessive e superflue. Lo sceneggiatore è molto maldestro nel suo tentativo di umanizzare Kabir, e combina un pasticcio gigantesco: svuota i personaggi di supporto, inquina la trama, schiaccia il pedale della misoginia.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Shahid Kapoor - Kabir 
* Kiara Advani - Preeti
* Soham Majumdar - Shiva, amico di Kabir
* Nikita Dutta - Jia Sharma, attrice
* Arjan Bajwa - Karan, fratello di Kabir
* Suresh Oberoi - padre di Kabir e di Karan
* Adil Hussain - preside (cameo)

Regia e sceneggiatura: Sandeep Reddy Vanga
Colonna sonora: Mithoon, Amaal Mallik, Vishal Mishra, Sachet-Parampara, Akhil Sachdeva
Anno: 2019

CURIOSITA'

* KS è il remake di Arjun Reddy, pellicola in lingua telugu del 2017 di enorme successo, scritta e diretta sempre da Sandeep Reddy Vanga, al suo esordio alla regia. E' in corso di realizzazione Adithya Varma, il remake in lingua tamil, primo lavoro di Gyreesaaya (in precedenza era stato aiuto regista dello stesso Vanga), interpretato da Dhruv Vikram, figlio della superstar Vikram, qui al suo debutto. 
* KS è il primo film indiano certificato A (solo per adulti) ad aver incassato più di 200 crore (1 crore = 10.000.000).
* Film che trattano lo stesso tema: Not a love story è altrettanto estremo, anzi di più, ma di qualità decisamente superiore. Devdas, Dev D.

GOSSIP & VELENI

* Arjun Reddy è il nome del figlio del regista Vanga.
* Kiara Advani è un nome d'arte. Il nome reale dell'attrice è Alia Advani. Alia ha scelto Kiara ispirandosi alla protagonista femminile di Anjaana Anjaani. Juhi Chawla è la zia di Kiara Advani.
* Suresh Oberoi è il padre di Vivek Oberoi.
* Ho come l'impressione che Vanga nutra un certo feticismo per le secrezioni umane.
* Ma in una clinica un giovane medico potrebbe davvero comportarsi come Kabir? Mi devo ricordare di evitare di ammalarmi.

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