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14 maggio 2024

FIGHTER


Vi anticipo subito che Fighter non regge la seconda visione. Le sequenze aeree sono straordinarie, l'interpretazione di Anil Kapoor è molto credibile, la battaglia personale dell'eroina contro i pregiudizi sessisti è un argomento interessante, e Hrithik Roshan è da rapimento immediato con annessa fuga romantica verso destinazione ignota. Fighter è il lavoro più serio, almeno nelle intenzioni, di Siddharth Anand, regista nato con la commedia, passato poi ai film d'azione - per la cronaca: il suo prodotto migliore rimane la pellicola di debutto, Salaam Namaste. Ma la storia è noiosa, certo l'ambientazione non aiuta; e la pesantissima retorica antipachistana - pesantissima proprio, persino per i tempi che corrono - trasforma il film in un indigeribile pilone di cemento armato conficcato nello stomaco. 
Verrebbe da chiedere al regista cos'abbia contro i pachistani perché Fighter trasuda rancore acido a fiotti. Se non ci si allontana in tempo dallo schermo, si rischia l'accecamento. Ai pachistani, in Fighter, non viene concessa la dignità di essere persone. Non hanno famiglie, non chiacchierano fra loro del più e del meno, non ridono mai (semmai sogghignano in modo sinistro), non cantano, non mangiano, non passeggiano, non cazzeggiano, non dormono, non leggono, non osservano tramonti, non si emozionano - figuriamoci commuoversi. Sono inumani, dallo sguardo perennemente torvo, dagli occhi bistrati, dalla vocalità da basso profondo (tipo brontolio vulcanico); vivono in tane buie e anguste, pensano solo a massacrare gli indiani. L'eroe negativo è ridicolo, con una cornea annegata nel sangue e una psicosi in fase acuta. Compatisco l'attore - cosa non si fa per pagare le rate dell'auto.

TRAMA

Un'organizzazione terroristica vicina ai servizi segreti pachistani progetta un attentato per colpire la base aeronautica indiana a Srinagar. Su suggerimento dei servizi segreti indiani, presso la stessa base viene organizzata una squadra speciale composta da provetti piloti ed elicotteristi. Seguono canti intorno ai falò, innamoramenti e scazzi, missioni, acrobazie, eccetera eccetera.

ASSOLUTAMENTE DA DIMENTICARE

* [Spoiler] Fra le molte cose, sceglierei l'imbarazzante combattimento finale fra Patty e Azhar, a partire dal blocco del piede a mezz'aria - Azhar educatamente attende che Patty reciti il suo invece di strappargli a morsi un orecchio. Del tutto deliranti, farneticanti le battute enunciate da Patty, e India Occupied Pakistan è il culmine dell'idiozia. A cui aggiungere il volo d'angelo verso l'elicottero. Niente. Non manca niente per lasciarmi allibita.

RECENSIONI

Film Companion:
'The action is good, but not good enough to distract from the film's political demons. (...) The narrative swag is compromised by the film's timing. Its sense of fiction is suspended between the writing of history and the rewriting of it. (...) The warmongering, too, keeps contradicting itself. The film insists that its battle is with nationless terrorists and not with the Pakistani people, but threats that use phrases like "India-occupied Pakistan" prove that the distinction is flimsy at best. (...) It is imperative that he [Azhar, l'eroe negativo] is bad enough for Patty [il protagonista] and his gang to justify their "victory is more important than rules" ways. It is also imperative that Azhar becomes a cultural surrogate for Pakistan-but-not-fully-Pakistan. (...) Siddharth Anand has a knack for composing action that treads the line between pulpy and cool. The pre-interval aerial jousts are nicely choreographed (...) but (...) a lot of the combat descends into chaos by the end. It's almost like the movie is trying to be unclear about the events it chooses to remodel. (...) Patty (...) often ends up trivializing the IAF [Indian Air Force] as well as the concept of patriotism. The screenplay aims to deify him so hard that it presents him as an entitled loose cannon who treats the Srinagar base like his backyard. The second half follows a suspended Patty around like a lovesick puppy, relegating the stand-off between two countries and the consequences of his actions to a footnote. His redemption arc is so crowded - he must win over Rocky [il suo superiore], Minni [la protagonista], India, a captive's wife, the audience, a cat (not really) - that the film simply lets him bulldoze his way back into the fold. (...) Deepika Padukone is fine in the 2.5 moments Minni is afforded - her role is almost invisible for a film that treats the supporting cast as token faces (the woman, the Good Muslim, the best friend, the goofy Sikh man). (...) Fighter doesn't allow humans or machines to shine because India is supposed to be its bombastic superstar. (...) When Patty thrashes up the baddie, his agility is not in focus because his sentences are'.
Rahul Desai, 25.01.24

Cinema Hindi: * ½ 
Punto di forza: la figaggine, quella sì disumana, di Hrithik Roshan. Le sequenze in volo.
Punto debole: i dialoghi e la nauseante retorica antipachistana e nazionalista, talmente nauseante da far impallidire d'invidia qualunque altra pellicola di propaganda.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Hrithik Roshan - Patty (nome di battaglia), pilota aeronautico militare
* Deepika Padukone - Minni (nome di battaglia), elicotterista militare
* Anil Kapoor - Rocky (nome di battaglia), superiore di Patty e Minni
* Rishabh Sawhney - Azhar, capo dei terroristi
* Karan Singh Grover - Taj (nome di battaglia), collega di Patty
* Akshay Oberoi - Bash (nome di battaglia), collega di Patty
* Ashutosh Rana (cameo) - padre di Minni

Regia: Siddharth Anand
Sceneggiatura: Ramon Chibb. Preferisco ignorare i nomi di chi ha scritto i dialoghi. 
Colonna sonora: Vishal-Shekhar. Commento musicale Sanchit/Ankit Balhara. Colonna sonora non brutta ma generica. I video dei brani Bekaar Dil e Ishq Jaisa Kuch sono stati girati in Italia.
Fotografia: Satchith Paulose
Montaggio: Aarif Sheikh. Direi un buon lavoro, considerando le numerose sequenze di combattimento in volo.
Anno: 2024

CURIOSITÀ

* Ad oggi, Fighter è il campione d'incassi hindi del 2024. Nella classifica dei film indiani del 2024, si posiziona al secondo posto. Meno male che siamo solo a maggio. Fonte Wikipedia.
* Ramon Chibb è un ex militare. Oltre a firmare la sceneggiatura di Fighter, è uno degli aiutoregisti, e regala anche un cameo nel ruolo del capo istruttore dell'accademia aeronautica.
* Riferimenti al cinema indiano: Uri: The Surgical Strike, Kareena Kapoor, Saif Ali Khan.
* Riferimenti all'Italia: nell'autunno 2023 la troupe era in Sardegna per girare i video dei brani Bekaar Dil e Ishq Jaisa Kuch. Per la lista delle location, articoli e fotografie, vedi Fighter: le riprese in Italia
* Film che trattano lo stesso tema: Operation Valentine (telugu), Uri: The Surgical Strike (infinitamente migliore), Gunjan Saxena. The Kargil Girl (decisamente migliore), Tejas.

GOSSIP & VELENI

* Ad estirpare ogni mia gioia, sembra sia in progetto un secondo capitolo di Fighter. Son già qui a fissar l'abisso. Mi auguro che il regista s'interroghi seriamente sulle sue scelte di vita.
* [Spoiler]:
- comprendo bene la fascinazione nei confronti di Hrithik, ma che all'inizio rimangano tutti lì imbambolati a fissarlo in adorazione, anche meno. Se in War un episodio simile faceva sorridere, qui fa solo ridere (in senso negativo);
- cioè fate il verso ad una battuta di Uri: The Surgical Strike? Sul serio? Ma ascoltatevi i vostri, di dialoghi, che ce n'era di lavoro da fare;
- la poesia di Patty. Bah. Gravame irrespirabile;
- come si regge esattamente Patty fuori dall'elicottero in volo mentre tutto giulivo sventola la bandiera? 
- la coreografia di Bekaar Dil, sequenza girata in Italia, proprio innestata alla cazzo nella narrazione;
- me li immagino, i dirigenti dei servizi segreti pachistani, balbettare impauriti al cospetto di un terrorista qualunque, come no;
- almeno la trita scenetta del pilota finto russo ce la potevano risparmiare. E invece no, infierire a 360 gradi su noi poveri spettatori. Accerchiati e abbattuti;
- ma quanta chiacchiera fra nemici mentre si pilotano quei bolidi volanti. In guerra come dal parrucchiere.
* Penso all'orrore delle guerre, e a quanto siamo scemi noi esseri umani, ma proprio scemi scemi scemi, talmente scemi che una civiltà aliena ci conquisterebbe in un paio di minuti, e talmente scemi che ce lo meriteremmo.  


08 maggio 2024

TERI BAATON MEIN AISA ULJHA JIYA


Di lacune ce ne sono, eppure nell'insieme Teri Baaton Mein Aisa Uljha Jiya non mi è dispiaciuto. Il film parte malissimo, con presagi di tormentose sciagure narrative e registiche. Dialoghi forzati e recitazione amatoriale da soap opera, esagerazioni, scenografie inquietanti. Vacillo per un attacco improvviso di agorafobia scatenato da quegli interni vasti come cattedrali. Gli innumerabili, nauseanti pregi dell'eroe mi inducono a vergognarmi del mio mortificante curriculum.
Poi per fortuna entra in scena l'eroina e la pellicola cambia registro. Le interazioni fra i due protagonisti sono speziate, Kriti Sanon adorabile, Shahid Kapoor competente come sempre. L'idea del film è molto intrigante, la sceneggiatura tenta di sostenerla e svilupparla in modo altrettanto intrigante, ma il risultato è di qualità instabile. La sceneggiatura perde spesso fuoco, dimentica l'obiettivo - o forse non lo ha mai avuto. L'argomento permetteva di volare alto. TBMAUJ poteva essere una satira pungente, oppure una riflessione - in tono leggero, certo - sul rapporto fra uomo e tecnologia e su un mucchio di altre cose. Purtroppo difetta di immaginazione. 

TRAMA

Durante un viaggio di lavoro, Aryan incontra Sifra, l'assistente personale della zia. Sifra è estremamente istruita, estremamente abile, gentile, accomodante, servizievole e bellissima. Aryan si ritrova innamorato perso quasi senza accorgersene. Ma la ragazza nasconde un non trascurabile segreto.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* L'esilarante episodio della denuncia alla stazione di polizia.
* In generale tutta la sequenza finale del malfunzionamento di Sifra.

RECENSIONI

Mid-Day: **
'The flip side of this film’s tone/genre is that it’s packed with such an OTT, stereotypically Delhi-Punjabi family, and other caricatures for characters, deliberately descending towards thorough silliness, that you might want to replace the rest of the humans in the movie with AI as well! (...) The filmmakers are way too busy attempting a comedy, with hardly a joke that lands, for us to be thinking about the essence of its purpose/point as much. I’m not saying they should’ve gone deeply meditative. (...) But just a few pauses and strong moments for pennies to drop could salvage a script far more obsessed with a commercially safe fam-dram (...) before fatigue eventually sets in'. 
Mayank Shekhar, 11.02.24

Film Companion:
'For most part, the story appears to unfold as a self-reflexive critique of Kabir Singh-style love stories. Everything points towards the commentary of confessional cinema. (...) Aryan is head over heels because Sifra is the primal male fantasy: Subservient, infantile, attentive, curious, sheltered. She cooks, cleans, serves, smiles and asks him innocent questions - (...) he teaches her Hindi slang, smoking, kissing, dancing. It's peak mansplaining. (...) But the enduring horror of this film is that it never gets its own memo. (...) You assume it's being snarky but it's actually being... sober. Apparently, Aryan's love for Sifra is perfectly acceptable. This is no indictment of Kabir Singh, this is Kabir Singh. (...) Every time you expect the screenplay to hold Aryan accountable for being a creepy guy with a fetish for compliant and mechanical soulmates, it turns him into a tortured hero. It refuses to recognise its own metaphor about an entitled Indian man treating his partner like an artificial being'.
Rahul Desai, 09.02.24

Cinema Hindi: ***
Punto di forza: il soggetto, le interazioni fra Shahid Kapoor e Kriti Sanon.
Punto debole: vistosi errori di sceneggiatura, faciloneria.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Shahid Kapoor - Aryan, ingegnere robotico
* Kriti Sanon - S.I.F.R.A., androide
* Dimple Kapadia - Urmila, ingegnere robotico e imprenditrice, zia di Aryan
* Dharmendra - nonno di Aryan
* Janhvi Kapoor - cameo

Regia e sceneggiatura: Amit Joshi e Aradhana Sah
Colonna sonora: Tanishk Bagchi, Sachin-Jigar (anche commento musicale), Mitraz, Raghav. Segnalo il brano Akhiyaan Gulaab, composto e interpretato da Mitraz.
Fotografia: Laxman Utekar
Montaggio: Manish Pradhan
Traduzione del titolo: got so entangled/confused in your words
Anno: 2024

CURIOSITÀ

* Riferimenti al cinema indiano: Priyanka Chopra, Deepika Padukone, Katrina Kaif, Kareena Kapoor. Kriti Sanon danza sulle note del brano Dhak Dhak Karne Laga - incluso nella colonna sonora del film Beta (1992) -, accennando i passi della celebre coreografia originale interpretata da Madhuri Dixit.
* Film che trattano lo stesso tema: il delizioso Android Kunjappan Version 5.25 (malayalam), il bizzarro Enthiran (tamil), la serie OK Computer.

GOSSIP & VELENI

* [Spoiler] Dunque:
- che Aryan non intuisca subito la vera natura di Sifra mi fa sospettare che, come ingegnere robotico, sia una pippa;
- che Urmila abbia acconsentito a programmare Sifra anche per flirtare e accoppiarsi con esseri umani mi fa disidratare la mucosa all'istante. E che abbia coinvolto il nipote in questo - diciamo - esperimento sociale, e che sia tutta soddisfatta del risultato, beh, roba da prenderla a ciabattate in fronte;
- Urmila non sgama il nipote, quando Aryan manda all'aria il fidanzamento e le propone di spedirgli Sifra in India. Un'aquila proprio. E poi, non contenta, gli regge il gioco con la madre;
- un androide così sofisticato senza uno straccio di antivirus?? 
- ma non potevano ordinare all'inizio a Sifra di non svelare a nessuno il suo segreto?
- come può Aryan sposare Sifra se lei non ha documenti?
- l'unico argomento di Urmila contro la follia delle nozze è: il robot è di mia proprietà?? E poi lascia correre?? Davvero l'androide è l'unico normale in quella gabbia di matti;
- Urmila è la prima a vedere Sifra rientrare a casa, nota che qualcosa non va e non fa nulla. Però telefona al nipote. Ah beh allora tutto a posto;
- un androide così sofisticato che non si disattiva in automatico in caso di malfunzionamento? E che svalvola per un semplice problema di impianto? Ma il salvavita o roba simile non ce l'ha?
- un ingegnere robotico che affronta un androide malfunzionante con... una sciabola, certo. Poi, chi non ha una sciabola in casa? Posso rinunciare alla lavatrice, ma non alla mia sciabola;
- e perché Sifra non lo stritola? Si blocca solo perché Aryan le ha scorticato a sciabolate qualche centimetro di pelle finta? Non so, sviene dalla vergogna? Dal ridere?
- devo decidere se trovo più balzano il comportamento di Aryan o quello della sua famiglia che non vede l'ora di schiavizzare la nuora perfetta;
- ma poi mi dico: chi sono io per giudicare? Son qui a sfottere uno che se la fa con un androide, cioè evidentemente l'ultima frontiera del porno, ed io mi sparo maratone di film horror/splatter con mostri ululanti e gente squartata;
- allora mi son seduta a riflettere. E se possedessi un androide con le sembianze di sciarùk mio, programmato per compiacermi in tutto, mi ci accoppierei? Ci ho pensato su un bel po' (beh? non la smetteva di piovere), e alla fine ho concluso che mi accontenterei che passasse l'anticalcare e mi preparasse la frittata alle zucchine. Poi: avvisto zanzare/cimici/ragni in casa? Oplà, attivo la macchina assassina. Però sbaciucchiarmelo... bah, no. Mi limiterei ad una più asettica gratitudine. Sarà anche un androide, ma non merita rispetto?
- un attimo: non batto ciglio all'idea dello sterminio di forme di vita (per quanto oggettivamente ripugnanti), però mancare di rispetto a una macchina, cavolo, no. Ma com'è che son cresciuta così male? Son troppo sanguinaria. Corro a dileguarmi nell'ombra (voi dimenticatemi).

02 maggio 2024

AMAR SINGH CHAMKILA


Imtiaz Ali è come rinato. Non è la prima volta che il regista racconta la vita di un musicista, né che si confronta con il passato, oltre che col presente, delle sue storie - tratto distintivo della sua filmografia -, ma in Amar Singh Chamkila Ali rasenta la perfezione. La sceneggiatura e la regia sono strutturate, mature. Geniale metodologia narrativa e originalissima raffigurazione del protagonista, o meglio, della cronologia non lineare delle sue vicende. ASC frantuma il corso del tempo per ricomporlo a suo piacimento, lo incrina, spalanca delle fenditure, con un andamento un po' avanti, un po' indietro. Ed è sempre Amar Singh. Bambino, ragazzo, giovane uomo. Nello stile tipico di Ali, ma qui più marcato; e la realtà irrompe nelle crepe, si mescola alla storia rappresentata sullo schermo, ci convive, per poi uscirne e ritornare e uscirne di nuovo. Anche l'animazione fa la sua parte, colorando l'avventura umana di Chamkila con sfumature di solennizzazione. La bravura e il mestiere di Ali stanno nel non creare confusione e nel mantenere chiarezza nell'esposizione.

La scelta dell'argomento - ASC è più che una semplice biografia -, è la strategia adottata da Ali per resistere ai tempi e per lanciare il suo messaggio di emancipazione della creatività da qualsiasi vincolo di censura o costrizione. Si accenna solo di sfuggita alla questione della discriminazione castale - del resto, non era il punto centrale della pellicola - però di certo non capita spesso che un prodotto hindi di intrattenimento ruoti intorno ad un eroe di casta bassa. Eroe, va detto, tutt'altro che immacolato: Chamkila è bigamo, non disdegna alcolici e fumo, non è vegetariano, non indossa il turbante, porta i capelli corti. Chamkila è padrone - o almeno ci prova - della sua vita. È determinato a costruirsi il futuro che desidera, ad essere ciò che desidera, ma anche ad essere se stesso, nel bene e nel male. ASC racconta la parabola, talvolta eccitante, talvolta tragica, di una passione, di un'ossessione: la musica è talmente imperativa nella personalità di Chamkila da sconfiggere persino l'istinto naturale primario di sopravvivenza, perché per Chamkila vivere senza musica, soprattutto senza condividerla con il suo pubblico, equivale a morire. Ali non esprime giudizi e non ci spinge a simpatizzare per Chamkila. Noi spettatori affrontiamo il film come il personaggio del poliziotto affronta la sua indagine. Anche noi in principio siamo indifferenti a quanto accaduto. Il poliziotto ascolta ciò che noi vediamo sullo schermo, e noi insieme a lui ci emozioniamo via via sempre più. 

Le figure femminili non hanno ampio spazio, però si ritagliano e conquistano un impeto insopprimibile di ribellione. Amarjot seduce, sposa, perdona e si tiene stretto l'uomo che ama. E, contro la sua famiglia e contro la morale corrente, canta i brani licenziosi scritti da lui. Le altre donne si impadroniscono della malizia di queste canzoni e si abbandonano ad una celebrazione del desiderio sessuale. 
L'interpretazione di Diljit Dosanjh è impeccabile, mai sopra le righe malgrado gli eccessi del personaggio. Penso ai suoi occhi, ai suoi sguardi, alle sue espressioni, ai sorrisi appena accennati. Una performance di cui andare fieri e un ulteriore fiore all'occhiello di una carriera - quella di musicista - già costellata di successi e riconoscimenti. 
Non amo particolarmente le biografie ma ho adorato ASC perché è una vera delizia, e lasciarselo scappare un delitto. ASC è, con Highway, il lavoro migliore di Imtiaz Ali. 

TRAMA

Amar Singh, stanco della vita da operaio, riesce ad infiltrarsi nel circuito musicale punjabi in qualità di suonatore e compositore. In occasione di un concerto, grazie al provvidenziale ritardo della star in cartellone, Amar debutta come cantante e gli viene affibbiato il soprannome di Chamkila. I suoi brani allegri e dai testi licenziosi conquistano immediatamente gli ascoltatori e scalano le classifiche. I concerti si susseguono a ritmo frenetico, le copie dei suoi dischi si vendono come il pane. La cantante Amarjot diventa la sua seconda moglie e condivide con lui questa magica avventura. Ma non tutti approvano lo stile di vita di Chamkila e gli argomenti, considerati scabrosi, delle canzoni. E il successo scatena l'invidia dei colleghi.

RECENSIONI

Mid-Day: *** ½
'This is a smartly edited film. (...) It’s hard to figure, though, how many more minutes should’ve been hacked, further, to arrive at a much tighter narrative still. That said, there’s something instantly meditative about the moments. (...) It’s also the naturally sweet, innocent [Diljit] Dosanjh, so seamlessly transferring his soul to an imagined star, Chamkila, a fellow-singer, he probably himself grew up idolising. Feels as authentic as it gets. (...) The subject matching the star. A.R. Rahman delivering music, that’s totally as per the script’s milieu/brief. Rather than a generic, multi-genre soundtrack. (...) And of course, [Imtiaz] Ali, co-writer (along with brother Sajid), and director - fully in control of the material - who’s similarly delved into vital questions of art vs artiste, fame and its pitfalls, within the phenomenal musical, Rockstar, (...) inspired by the Punjabi legend, Heer Ranjha. (...) Through the folk singer, Chamkila, known/derided for his vulgar lyrics - such a common motif of folk music, after all - Ali gathers a courageous voice to question, who defines obscenity, anyway? Apart from religious fanaticism and violence, the caste angle - although only briefly touched upon - lends Chamkila’s story an added layer. Dhani Ram, aka Amar Singh, aka Chamkila, belonged to the low/chamar caste. Something that must’ve permanently defined his position in a pind. Intense popularity, from sheer talent, helped him transcend his circumstances. The world is what it is. He learnt to be. And then they didn’t let him be. Honestly, I don’t know what to make of (...) Chamkila - whether to see him as (...) kinda iconoclast, or simply a chart-busting Bhojpuri, Lollyop singer, providing visceral joy to a willing public. I’m glad the film doesn’t influence you either way'. 
Mayank Shekhar, 14.04.24

Film Companion:
'Most Indian biopics are shackled by their relationship with history. Reverence becomes the default lens; stories are chosen to educate, not excavate. There is no room for opinion, and film-making is reduced to a medium of adulatory bullet points. In that sense, Amar Singh Chamkila is a rare cocktail of legend and legacy. The life of the slain Punjabi musician (...) is defined by the very language of opinion. (...) So it's fitting that the biopic about him is inventive, freewheeling and curious - constantly mining the connective tissue between not just art and artist, but also between the worlds that make and break them. (...) To its credit, the film sings in the past but speaks to the present. Chamkila's career (...) manages to offend all fractions of society. It reveals the hypocrisy of a people who thrive on private escapism and public virtue. Unlike the rest, he (...) creates from what he's seen (...) rather than what he aspires to see. His work remains a function of observation, not romanticisation. (...) The conflict is familiar: The politics of art is censored by the religions of intolerance. (...) That is the essence of ASC. It reclaims the words from the headline. And it grieves the death of not a person, but a place and time; it laments for a world that watched and wondered. The film isn't a whodunit. It is a ghost story - and it haunts a culture that continues to shoot the messenger'.
Rahul Desai, 12.04.24

Cinema Hindi: ****
Punto di forza: l'originalità nell'esposizione, la regia, la sceneggiatura, l'interpretazione di Diljit Dosanjh.
Punto debole: -

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Diljit Dosanjh - Amar Singh detto Chamkila, cantautore
* Parineeti Chopra - Amarjot, cantante, seconda moglie di Chamkila
* Anjum Batra - Tikki, musicista del gruppo di Chamkila

Regia: Imtiaz Ali
Sceneggiatura: Imtiaz Ali, Sajid Ali (fratello di Imtiaz)
Colonna sonora: nel film sono inclusi alcuni famosi brani punjabi di Chamkila, cantati o da lui, o da Diljit (e Parineeti) e registrati dal vivo durante le riprese. La colonna sonora originale (principalmente hindi) è composta da A.R. Rahman. Chamkila non ha scritto canzoni di argomento personale che descrivessero la sua vita, le sue relazioni, i suoi sentimenti; la colonna sonora prova quindi a colmare questa lacuna.
Fotografia: Sylvester Fonseca
Montaggio: Aarti Bajaj
Traduzione del titolo: chamkila (punjabi) significa brillante, luccicante
Anno: 2024

RASSEGNA STAMPA

'It is important to understand the meaning of vulgarity and what experimentation with vulgarity has meant for Dalit-Bahujan communities. Vulgarity stood as an antithesis to the sanitised modern spaces that the music industry was generating towards the 1980s [canzoni sacre/devozionali che ebbero grande successo negli anni ottanta e novanta]. (...) For Amar Singh Chamkila to choose vulgarity over the moral/devotional was also a creation of a counternarrative of vulgar music against the sanitised, middle-class devotional music. For the Dalit-Bahujan community, experimenting with the ‘vulgar’ hasn’t been a new phenomenon. (...) Therefore, choosing to sing a song deemed vulgar is a reclamation of the humiliation that the Dalit-Bahujan community has been historically subjected to. (...) If Imtiaz Ali was genuinely interested in portraying the real Amar Singh Chamkila, he would have appreciated the singer’s choice to sing vulgar songs rather than depicting him as confused about whether to sing them or not. Chamkila consciously chose vulgarity. He claimed to emerge from his everyday lived experience as a Dalit by singing about his life and publicly speaking about the Dalit-Bahujan lifeworld. Chamkila’s music is also anti-caste because it defies the existing dominant upper-caste devotional music industry and instead creates an alternative space that resonates with the masses. (...) The tycoons of the Punjabi music industry remain predominantly from dominant caste communities, who are well-networked with the mainstream music industry. (...) The emergence of an anti-caste music industry is relatively new and closely tied to the rise of the anti-caste socio-political movement in the region. While many songs by these artists are assertive at their outset, it is interesting to examine figures like Chamkila, who defied caste barriers in music and experimented with the ‘vulgar’. The question of caste assertion in Chamkila’s music manifests subtly through defiance and disobedience. (...) The critical question one needs to ponder is: What made Chamkila’s death inevitable? From marrying a woman from a dominant caste (Amarjot Kaur) to seeking popularity in the music industry despite coming from the Dalit community, these were some of the caste contractions that Chamkila was prey to. The non-acceptance of a ‘low’ caste by the dominant caste manifests itself at multiple socio-cultural-political levels, not just in terms of economic relationship. Despite Chamkila’s popularity and economic accolades, the stickiness of caste never escaped him, and his death became the only ultimate pacification'.

CURIOSITÀ

* ASC, disponibile sulla piattaforma Netflix, purtroppo non è stato distribuito nelle sale.
* [Spoiler] Dhani Ram, noto come Amar Singh Chamkila, è stato un celebre cantautore punjabi, di estrazione dalit, attivo negli anni ottanta del secolo scorso. Il suo genere è stato definito folk commerciale. Chamkila fu assassinato nel 1988, a soli 28 anni, insieme alla seconda moglie e a due membri del suo gruppo musicale. I colpevoli non sono mai stati identificati. Chamkila e Amarjot compaiono in un cameo nella pellicola punjabi Patola (1988). 
* Riferimenti al cinema indiano: Amitabh Bachchan
* Film che trattano lo stesso tema: 22 Chamkila Forever (punjabi)

GOSSIP & VELENI

* Imtiaz Ali ha rivelato che, anche dopo le seconde nozze e la nascita del primo figlio di Chamkila e Amarjot, il cantante continuò comunque la sua relazione personale e intima con la prima moglie.