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09 settembre 2013

HARISHCHANDRACHI FACTORY





Harishchandrachi Factory racconta una bella storia d’amore, quella tra un uomo con grandi sogni e la meraviglia del cinema, un’unione inizialmente impossibile da coronare che piano piano si realizza e trasforma Dhundiraj Govind Phalke in Dadasaheb Phalke, il padre del Cinema Indiano.


TRAMA
E’ il 1911, l’India è ancora una colonia inglese quando D.Phalke (Nandu Mahdav), stampatore, fotografo e aspirante prestigiatore, assiste per la prima volta ad una proiezione cinematografica: The life of Christ. L’invenzione dei fratelli Lumière cambia per sempre la sua vita, l’idea di voler diventare regista e creare la prima pellicola con tematiche e attori indiani diviene la sua più grande ossessione.


Paresh Mokashi, affermato regista teatrale, sposta le lancette dell’orologio indietro di cento anni e ci rende spettatori delle fasi di creazione del film muto a tema mitologico, Raja Harishchandra, uscito nelle sale nel 1913, data che è di fatto considerata la nascita del Cinema Indiano.
Il film ricostruisce con delicatezza e humor la passione di Phalke e il suo vorace apprendimento al fine di acquisire tutte le conoscenze necessarie e il materiale per poter girare un film.  La storia parte da un colpo di fulmine: un biglietto staccato, una sala buia, un fascio di luce, delle immagini in movimento che trasportano in mondi immaginari o riproducono la realtà, il protagonista viene rapito dalla nuova invenzione e non pensa ad altro, tanto che gli amici iniziano a crederlo pazzo suggerendogli di sottoporsi a delle cure.  Per Phalke è amore a prima vista ma anche follia, perché quando si inizia ad amare il cinema questa meravigliosa creatura è in grado di rubare tutti i pensieri e trascinare con sé.
Seguiamo l’aspirante regista nei suoi esperimenti per familiarizzare con un nuovo mondo, registriamo le tappe della sua  progressiva conoscenza del fenomeno, l’apprendimento delle tecnologie attraverso fatiche e sacrifici, buone intuizioni e piccoli passi. Phalke può contare sul supporto della sua famiglia, che lo assisterà anche nei momenti più difficili, la moglie e il figlio maggiore condividevano la stessa passione e credevano nella possibilità di un suo successo. Il film propone dolci scene di vita familiare, gli studi svolti insieme alla moglie, gli scherzi che la coppia amava scambiarsi, la nascita della figlia Mandakini, che anni più tardi reciterà in alcuni progetti del padre.
Phalke, come appare in Harischandrachi Factory, è una fusione tra artista e businessman, un uomo creativo e appassionato  ma anche lungimirante e attivo nella promozione delle sue pellicole. Lo vediamo intento a studiare strategie pubblicitarie per attirare un pubblico numeroso, cercando di scacciare le superstizioni che vedevano nella proiezione di un film un fenomeno di magia nera. Il suo sogno era costruire una vera prima industria cinematografica in India, nella quale il lavoro di attori, tecnici e cineasti fosse considerato una professione rispettabile, al pari delle altre attività produttive, da qui il termine “Factory” , che ritroviamo anche nel titolo.  Il film ci mostra come Phalke cercasse con ogni mezzo di motivare i propri dipendenti facendo in modo di non farli sentire  “svergognati” o “perditempo” ma diligenti operai di un’industria, un lavoro di squadra che richiede dedizione e impegno.
Per risolvere la carenza di attori Phalke recrutò anche membri della sua famiglia e impose agli interpreti una rigida disciplina per facilitare l’impersonificazione.  Andando contro le regole del tempo il regista ha insistito fino all’ultimo per scritturare delle donne nei ruoli femminili ma il cinema non era considerato un lavoro rispettabile, nessuna donna a suoi tempi accettò di recitare di Raja Harishchandra e l’autore  fu costretto ad affidare a un uomo la parte di Taramati.
Nel 1913 il regista si dedicò a girare alcuni sketch appositamente pensati per illustrare al pubblico gli aspetti pratici della costruzione di una pellicola, possiamo quindi  avere un’idea del regista  mentre si dedica al montaggio, alla composizione delle scene, mentre istruisce i suoi attori o assiste alla creazione dei set. In occasione del centenario della nascita del Cinema Indiano è uscita una copia in dvd di ciò che resta dell’originale film muto (alcune parti sono purtroppo andate perdute),  nei contenuti speciali si possono scoprire dei brevi filmati che mostrano un D.Phalke non troppo diverso dal personaggio pensato da Paresh Mokashi per Harischandrachi Factory

Il mio giudizio sul film : ****  4/5

ANNO: 2009
LINGUA : Marathi
REGIA: Paresh Mokashi

CAST:
Nandu Mahdav ………….. Dadasaheb Phalke
Vibhavari Deshpande …………………. Saraswati

COLONNA SONORA: Narendra Bhide


QUALCOS’ALTRO
L’Art Director di questo film è un nome illustre nella storia odierna del cinema indiano: Nitin Chandrakant Desai , art director, produttore, impreditore nonché titolare degli splendidi (e immensi) ND Studios di Karjat dove è stato costruito anche il set del maestoso Jodhaa Akbar.

Solo alcuni dei premi e riconoscimenti conquistati dalla pellicola: 
Best Film – Ahmedabad International Film Festival  (2009)
Best Film – Kolhapur International Film Festival (2009)
Best Director – Pune International Film Festival (2009)
Best Film, Best Director, Best Art Director - Maharashtra State Film Awards
Selezionato a rappresentare l’India all’edizione 2009 degli Academy Awards, il film ha concorso per l’Oscar nella categoria Best Foreign Language Film.


08 gennaio 2012

ARUNDHATI



L’esplorazione del genere fantasy è ormai diventata una delle caratteristiche del cinema contemporaneo in lingua telugu, ingenti investimenti e sofisticate tecnologie digitali danno vita a storie suggestive con salti indietro nel tempo, pericolosi nemici, reincarnazioni e sortilegi. Il pubblico sembra non averne mai abbastanza e gli elementi vengono riproposti in tutte le loro possibili varianti, se Magadheera è più che altro un’epopea romantica creata per mettere in luce il fascino dei due giovani interpreti e Anaganaga o Dheerudu una favola Disneyana con tanto di strega, principi e principesse, Arundhati sceglie tinte più oscure e sostituisce la storia d’amore con un racconto di superstizione e mistero.


TRAMA
Arundhati (Anushka Shetty) sta per sposarsi con il fidanzato Rahul (Arjan Bajwa) quando una serie di imprevisti interrompono i preparativi delle nozze. La ragazza inizia a scoprire il passato della sua famiglia e conosce per la prima volta la storia della nonna Jejamma, della quale tutti i parenti credono lei sia la reincarnazione.


Un film tutto al femminile, non ci sono eroi o impavidi cavalieri ma una sola eroina dal portamento regale, una lunga lotta tra il bene e il male che passa attraverso vendette, rituali, sacrifici, nella quale scindere tra ciò che sogno, incubo e realtà diviene difficile. Lo spettacolo regge, almeno per tutta la prima parte, Anushka Shetty è una splendida protagonista, indossa abiti imponenti e recita con audacia, la costruzione del suo doppio personaggio si rivela terribilmente intrigante. Rivolgendosi ad un pubblico più adulto rispetto altri titoli dello stesso filone Arundhati può incedere in violente danze della vendetta, mostrare l’esecuzione di riti superstiziosi ed evitare di tagliare le immagini piuttosto forti della morte di Jejamma. Le scene più crude e violente sono forse le migliori del film, girate con maestria e per niente nauseanti a conti fatti risultano le sequenze più originali, se non addirittura geniali, gli attimi in cui la pellicola dimostra veramente di avere una solida forza narrativa.
Arundhati è un fantasy dark ben ideato ma non eseguito alla perfezione, il difetto più evidente resta la figura dell’antagonista, un personaggio troppo iperbolico e poco incisivo per il quale Sonu Sood appare totalmente sprecato. Tra i pregi c’è invece la coerenza e la capacità di selezione, l’assenza di elementi superflui inseriti con il solo scopo di conquistare un pubblico più vasto, la capacità di schivare agilmente molti luoghi comuni. La pellicola ha un aspetto estremamente sofisticato, a Rahul Nambiar, il direttore creativo, dobbiamo la suggestiva atmosfera del film, l'immersione in un ambiente surreale e l’introduzione di piacevoli effetti speciali,  la fusione di set artigianali costruiti negli studio arricchiti da dettagli aggiunti in grafica digitale risulta molto interessante, lo stesso esperimento sarà ripetuto in Magadheera.  

Il mio giudizio sul film : ***1/2 3,5/5


ANNO : 2009

LINGUA : Telegu

REGIA : Kodi Ramakrishna


CAST:
Anushka Shetty ……………….. Arundhati
Sonu Sood ……………………. Pasupathi
Arjan Bajwa …………………… Rahul
Sayaji Shinde …………………. Anwar
Divya Nagesh .............. Jejamma da bambina


COLONNA SONORA : Koti

PLAYBACK SINGERS : Kailash Kher, Sandeep, Kushi Muralidhar


QUALCOS'ALTRO: 

Arundhati è stato doppiato in tamil e malayalam riscuotendo un ottimo successo anche negli altri stati indiani.

Arjan Bajwa ha lavorato accanto a Priyanka Chopra in Fashion di Madhur Bhandarkar, in alcuni film compare con il nome d'arte Deepak.

Anushka Shetty ha vinto la statuetta di Miglior Attrice alla cerimonia dei Filmfare Awards South del 2009. L'abito indossato da Anushka nel ruolo di Jejamma è stato pazientemente confezionato per oltre tre mesi da artisti dell'area del Charminar di Hyderabad, il peso dell'abito era di circa 20kg.

Qualche informazione in più su Anushka Shetty. Clicca qui.

18 novembre 2010

MAGADHEERA



Magadheera, l’attuale campione d’incassi del Cinema Telugu, è una vivace epopea fantasy impeccabile nella forma, ammiccante e condita da una colonna sonora ad hoc. Antico e moderno si confondono in una storia che è leggenda epica e videogioco al tempo stesso, la scenografia sembra nata da un sogno ad occhi aperti o dalla fantasia di un architetto di qualche parco a tema. Improbabili rievocazioni storiche si uniscono al digitale, l’atmosfera fastosa del passato al global moderno, il commerciale con l’artistico, il quotidiano alla pura e incontrollata evasione.


TRAMA
Harsha (Ram Charan) è misteriosamente attratto da una ragazza che non ha mai visto, sfiorandole appena la mano vede riemergere i ricordi della sua vita precedente, in cui era il guerriero Kalabhairava. Ritrovare Indu (Kajal ), reincarnazione della principessa Mitra, diviene indispensabile per conoscere chi era nel suo passato e quale storia fantastica giace sospesa nel tempo in attesa di un finale.


Dalla trama ci si puà aspettare praticamente di tutto. Un plot classico che propone storie di reincarnazioni viene introdotto in modo fantasioso e altisonante, la favola si tinge di echi storici e scenari grandiosi, cortili reali si intervallano a quotidiane corse in autobus e visite delle rovine di Golkonda, mentre il sogno trascina in deserti di sale, tra i ricordi emergono immagini di infinite parate in costume realizzate sapientemente in computer grafica.

Il protagonista , Ram Charan Teja, figlio della superstar telugu Chiranjeevi , muove i primi passi nel mondo del cinema a ritmo di hip hop ma già brilla di polvere di stelle, Kajal Agarwal è nel film attrice quanto modella, un adorabile volto acqua e sapone dai grandi occhi castani. Gli attori sfoggiano contemporaneamente costumi regali e abiti all’ultima moda, nel guardaroba si contano dorate armature e cappelli da cowboy, minigonne, leggings, semplici salwar oppure abiti sontuosi e seducenti, pesanti gioielli. L’esaltazione della bellezza diviene un elemento quasi obbligatorio, Ram e Kajal appaiono sempre meravigliosi come richiesto dal film, la cui carta vincente è la perfezione estetica unita alla freschezza inebriante del loro giovanissimo fascino.

Nonostante vari punti interrogativi in una narrazione composta a scatole cinesi, Magadheera genera un’ immediata ubriachezza. I tanti elementi, impossibili da incastrare con razionalità, si combinano in modo fluido e convincente; gli effetti visivi e l’eccellenza tecnica dominano sul contenuto, ciò nonostante la sensazione che si ha al termine non è quella di aver assistito ad una fredda messa in scena quanto a una piacevole e stravagante seduzione.



Il mio giudizio sul film **** 4/5


ANNO: 2009

REGIA: S.S. Rajamouli

TRADUZIONE DEL TITOLO : Il grande guerriero

LINGUA: Telugu


CAST:

Ram Charan Teja………………………… Harsha / Kalabhairava
Kajal Agarwal ……………………………… Indu / Mitra
Srihari………………………………………… Sher Khan
Dev Gill…………………………………………… Raghuveer
Sarath Babu……………………………… il re di Udaighar
Rao Ramesh ………………………………. Ghora

Apparizioni speciali di Kim Sharma , Chiranjeevi e Brahamanandan


COLONNA SONORA : Keeravani

PLAYBACK SINGERS: Anuj Gurwara, Ranjit, Shivani, Nikita Nigam , Keeravani, Reeta, Geeta Madhuri, Deepu, Daaler Mehndi



QUALCOS’ALTRO:

La star telugu Chiranjeevi duetta con il figlio Ram Charan nella canzone “Bangaru kodi petta”, girata al porto di Chennai, la canzone è un remix di un successo dell'attore.

L’attrice Kim Sharma (Mohabbatein) è la protagonista dell’item song “Jorsey”

Realizzato con un budget astronomico, il film è tra i più costosi della storia di Tollywood, le spese sostentute dalla casa di produzione di Allu Arvind sono state ampiamente ricompensate dato che Magadheera è divenuto l’attuale (e ancora imbattuto) campione d’incassi della cinematografia Telegu.

Gran parte del film è stata girata presso i Ramoji Film Studios a Hyderabad, alcune sequenze a Kucch in Gujarat (tra cui l’emozionante gara nel deserto tra i due guerrieri), altre in Rajastan, in Karnataka, a Chennai, tra le rovine del Golkonda Fort a Hyderabad e in Svizzera (per la canzone “Nakosam Nuvvu”)

Siva Shankar si è aggiudicato il prestigioso National Award per le coreografie di “Dheera Dheera”, Kamal Kannan ha vinto lo stesso premio per i Migliori Effetti Speciali. Il film ha inoltre sbancato all’edizione 2009 dei Filmfare Awards South aggiudicandosi le statuette nelle categorie : Best Movie, Best Actor (Ram Charan Teja), Best Director (S.S Rajamouli) , Best Music Director (Keeravani), Best Cinematographer (Senthil Kumar), Best Playback Singer (Anuj Gurwara)

Tra gli altri film che propongono il tema della reincarnazione : I bellissimi Karz, Om Shanti Om e Madhumati, il raffinato telegu Arundhati, e i meno coinvolgenti Mehbooba (1976) e Love Story 2050.

27 ottobre 2010

KICK



Parola d’ordine: intrattenere. Ecco un film con cui sfamarsi nelle serate più grigie e noiose, un appetibile pacchetto di commedia, azione e divertimento girato per il suo protagonista , Ravi Teja, popolare star di Tollywood, il cinema indiano in lingua Telugu.
Caratterizzato da leggerezza, vuoto di concetti ma irrefrenabile ritmo e virtuosismo tecnico, Kick conquista con la buonissima qualità di immagini, coreografie, colonna sonora, effetti visivi, locations, scenari e quant’altro. E’ davvero difficile trovargli difetti evidenti. Ad esclusione della caduta libera del finale la storia è speziata , la confezione impeccabile, il contenuto frivolo ma eccitante.


TRAMA

Kalyan (Ravi Teja) è un single esuberante e allergico alla noia, si vanta di essere un anomalo dichiarato e vuole vivere esattamente come gli piace, ogni giorno è una continua ricerca di “kicks” : emozioni, adrenalina, scosse, novità. Rifiutando di attaccarsi etichette si dedica a cambiare continuamente lavoro, contesto sociale , hobby e occupazioni, in attesa di sentirsi finalmente soddisfatto; in amore rifugge dalle storie facili e corteggia disperatamente la giovane Naina (Ileana) che non condivide affatto le sue abitudini e lo disapprova. Stanca delle manie bizzarre del suo ammiratore la ragazza decide di sposare Krishna (Shaam) , serissimo e impostato ufficiale di polizia. Ma Kalyan, come è facile prevedere, non sa stare al suo posto e scatena una serie di intrecci, farse e problemi…


Stilosissimo ed energetico. Difficile scollarsi anche solo per un istante dallo schermo.
Girato tra Hyderabad e la Malaysia (ma pronto a volare all’occorrenza in Svizzera e in Portogallo), il film scappa a gambe levate da ogni romanticheria e come Kalyan, il suo protagonista, ha pronta una risata e una smorfia alla faccia di tutti. Sballato nella trama, ma cosa importa? Puro fumo e niente arrosto, ma cosa importa? Kalyan, o meglio Ravi Teja, modaiolo sbruffone dalla mimica irresistibile, si diverte a prendere in giro se stesso, il film e i suoi oppositori perfettini.
La lunga ma ritmata caccia del gatto al topo sfocia nella commedia piuttosto che sull’azione, si interrompe in simpatiche coreografie di gruppo, come la buffa “I don’t want love” e dream sequences divertenti e sugar free . Cinematography, editing e background score festeggiano i propri virtuosismi mentre Brahmanadam si ritaglia nel film gradevoli parentesi comiche. L’attrice Ileana è fresca e simpatica oltre che altamente provocante ( in pochi dimenticheranno le sue esercitazioni di yoga) e il suo intero guardaroba è da saccheggiare.

A Surender Reddy, regista e sceneggiatore, dovrei però porre una domanda : Il finale smorto.. non si poteva evitare? Dopo aver portato avanti un film così frizzante e gustoso …. Perché abbandonarsi ad una disastrosa scivolata di serietà? Non ci sta bene per niente. Peccato.


Il mio giudizio sul film : *** 3,5 / 5


ANNO: 2009

REGIA : Surender Reddy

LINGUA: Telugu

CAST:

Ravi Teja………………… Kalyan
Ileana…………………… Nisha
Shaam…………………… Krishna
Brahamadam………… Halwa Raj


COLONNA SONORA: SS Taman



QUALCOS’ALTRO:

Salman Khan, sulla scia del travolgente Dabangg progetta di interpretare un remake di questo film per il 2011, la sua partner sarà ancora una volta Sonakshi Sinha. E’ il secondo remake da un film Telugu per Salman, il primo fu Wanted, di Prabhu Deva, tratto dal film Pokkiri.

Il personaggio interpretato da Ravi Teja in Kick presenta somiglianze con quello di Pawan Kalyan in Jalsa, Ileana è la protagonista femminile di entrambi i successi in lingua Telugu.

Tra i numerosi film indiani parzialmente girati in Malaysia il più famoso è certamente Don – the chase begins again, con il sexy- da- urlo King Shahrukh Khan.

10 agosto 2010

DE DANA DAN


De Dana Dan è una tumultuosa commedia nella quale Priyadarshan ripropone il formidabile trio del suo grande successo Hera Pheri, ossia Akshay Kumar, Paresh Rawal e Sunil Shetty. Si ricompone anche l'amata coppia di Namastey London diretto da Vipul Shah: Akshay e Katrina Kaif. A completare il cast un nugolo di caratteristi di fama: Chunky Pandey, Rajpal Yadav, Manoj Joshi, Sharat Saxena, Johnny Lever, eccetera. De Dana Dan è la quinta e ultima pellicola distribuita nel 2009 che vede protagonista l'infaticabile Kumar, attore preferito - insieme a Mohanlal (Company) - di Priyadarshan, nonchè l'unica ad entrare nelle prime cinque posizioni nella classifica degli incassi in un anno non particolarmente fortunato per il nostro Akki.

A Priyadarshan vogliamo bene, inutile negarlo. Per i sorrisi che ci regala. Per il modo speziato e divertito con cui rappresenta la vita rurale e di provincia in India. Per i caotici, roboanti finali nei quali tutti inseguono tutti, scambiandosi, già che ci sono, solenni scazzottate. Anche De Dana Dan offre alcune gag davvero gustose e un ritmo spesso rapido. Ma l'architettura della narrazione è debole e non sostiene efficacemente il peso delle tante situazioni e dei tanti personaggi che si susseguono sullo schermo. Inoltre l'ambientazione in un hotel di lusso risulta meno congeniale al regista. I personaggi femminili sono vacui, con l'esclusione della prostituta d'alto bordo interpretata dalla solita dignitosa Neha Dhupia. Nel complesso mancano la cura nei costumi e nelle scenografie nonchè certe inquadrature ardite, dettagli che in passato ci avevano fatto apprezzare le commedie di Priyadarshan. Se desiderate trascorrere una serata in allegria, De Dana Dan è perfetto, ma se volete un assaggio delle doti tecniche di questo prolifico regista di lingua malayalam, allora girate al largo: vi fareste un'idea sbagliata delle sue capacità.

TRAMA

Nitin (Akshay Kumar) e Ram (Sunil Shetty) sono disperati perchè non hanno un soldo e le loro ricche fidanzate minacciano di sposare altri uomini. Chadda (Paresh Rawal) è pieno di debiti e combina matrimoni fra ragazze provenienti da famiglie agiate e il proprio figlio (Chunky Pandey), intascando la dote e svanendo nel nulla. Nitin e Ram congegnano uno strampalato rapimento per raggranellare velocemente una cifra considerevole che risolva i loro problemi. Ma qualcosa va storto. Da qui un turbine di equivoci, personaggi, inseguimenti...

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* Hotty naughty, il brano più buffo della colonna sonora la cui coreografia è ironicamente interpretata da Neha Dhupia.
* La spettacolare sequenza finale, un po' eccessiva, un po' lunga, ma vorticosa all'inverosimile. Gli effetti speciali sono stati curati dalla società di Shah Rukh Khan, la Red Chillies VFX.

RECENSIONI

The Times of India: **1/2
Perchè mai un regista dovrebbe scritturare i tre cavalli di razza della commedia - Akshay Kumar, Sunil Shetty e Paresh Rawal - per poi sprecarli? E perchè spazzar via la loro scoppiettante intesa a favore di un enorme caos creato da un pugno di caratteristi che domina l'intero secondo tempo? Ma soprattutto perchè mai un regista dovrebbe chiudere a chiave in un armadio il protagonista, Akshay Kumar, per lunghissime sequenze, quando è grazie a lui che si è riso per la maggior parte del primo tempo? De Dana Dan parte col botto, ma in seguito le vicende secondarie prendono il sopravvento e la trama diventa confusa. Troppi personaggi nel secondo tempo. Il climax è prolungato ed eccessivo. La coppia da blockbuster Akshay e Katrina si vede poco. L'umorismo è grossolano, la trama è molto esile.
Nikhat Kazmi, 26.11.09

Hindustan Times:
Piccola sorpresa: a metà pellicola il protagonista scompare. Improvvisamente l'azione passa ad altri personaggi, e non si capisce la relazione che li lega. Decifrare la trama diventa difficile. Tutto lo stock di attori di Priyadarshan (Asrani, Rajpal Yadav e chiunque disponibile per un giorno o due) si insegue l'un l'altro. Il film è il più lungo spot pubblicitario per un hotel mai visto prima. La location è Singapore dove, come in tutte le pellicole bollywoodiane ambientate all'estero, in ogni angolo si materializza un indiano che parla impeccabilmente in hindi. Mesi fa il regista ha conquistato un National Award per Kanchivaram, un sobrio, caldo film in lingua tamil. Pochi, me incluso, lo hanno visto. In un'intervista a Hindustan Times Priyadarshan ha dichiarato: 'Ho capito che se la critica apprezza una pellicola, allora questa non funziona al botteghino e viceversa. Spero che i critici odieranno De Dana Dan.' Bene: noi critici abbiamo fatto la nostra parte. Ora sta al pubblico fare la sua.
Mayank Shekhar, 28.11.09

Cinema Hindi: **
Punto di forza: Akshay Kumar, che nelle pellicole del suo regista preferito, Priyadarshan, regala sempre il meglio di sè.
Punto debole: la girandola di gag, personaggi, equivoci non è ben orchestrata.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Akshay Kumar - Nitin Bankar
* Sunil Shetty (Hera Pheri) - Ram Mishra
* Paresh Rawal - Harbans Chadda
* Katrina Kaif - Anjali Kakkad, fidanzata di Nitin
* Sameera Reddy (Race) - Manpreet Oberoi, fidanzata di Ram
* Neha Dhupia (Raat Gayi, Baat Gayi?) - Anu Chopra
* Chunky Pandey (Housefull) - Nonney Chadda, figlio di Harbans
* Manoj Joshi (Guru) - Mohan Oberoi, padre di Manpreet
* Tinu Anand (Ghajini) - Kakkad, padre di Anjali
* Archana Puran Singh (Kuch Kuch Hota Hai) - Kuljeet Kaur, la datrice di lavoro di Nitin
* Johnny Lever (Kuch Kuch Hota Hai) - Kala Krishna Murari, il killer
* Rajpal Yadav (Chandni Bar) - Dagdu, il cameriere
* Sharat Saxena (Fanaa) - Wilson Pereira, il poliziotto

Regia e sceneggiatura: Priyadarshan
Dialoghi: Jay Master
Colonna sonora: composta da Pritam, è molto allegra e spensierata, ma nessun brano spicca sugli altri. La canzone Paisa è firmata invece dal gruppo RDB che aveva già collaborato con Pritam per Singh Is Kinng.
Coreografia: Pony Verma (Prince), C. Prasanna Sujith, Ganesh Acharya (Raavan)
Fotografia: N.K. Ekhambram
Scenografia: Sabu Cyril (Om Shanti Om)
Montaggio: Arun Kumar (Billu)
Traduzione del titolo: picchiare senza sosta qualcuno o qualcosa, colpo dopo colpo. Fare molte cose, una dopo l'altra, senza pensare. (Fonte: BollyMeaning).
Anno: 2009
Sito ufficiale

RASSEGNA STAMPA/VIDEO

* 20.10.09, Hindustan Times: intervista a Priyadarshan
* 27.10.09, Bollywood Hungama: live chat con Akshay Kumar
* 24.11.09, The Times of India: dichiarazioni di Akshay Kumar
* 24.11.09, Bollywood Hungama: intervista a Sunil Shetty
* 25.11.09, Hindustan Times: dichiarazioni di Priyadarshan
* 25.11.09, Bollywood Hungama: intervista a Priyadarshan
* 25.11.09, Bollywood Hungama: intervista a Neha Dhupia
* 26.11.09, Hindustan Times: intervista ad Akshay Kumar e a Katrina Kaif
* 26.11.09, The Times of India: dichiarazioni di Akshay Kumar
* 26.11.09, Bollywood Hungama: intervista a Katrina Kaif
* 27.11.09, Bollywood Hungama: intervista ad Akshay Kumar
* Bollywood Hungama: lista di tutti i link agli articoli e ai video dedicati a De Dana Dan
* Video: The making
* Video: Making del video di Paisa
* Video: Making del coloratissimo video di Bamulaihza
* Bollywood Hungama: intervista-video a Priyadarshan, prima e seconda parte
* Bollywood Hungama: intervista-video ad Akshay Kumar, Sunil Shetty e Paresh Rawal - prima e seconda parte.

CURIOSITA'

* De Dana Dan è stato girato a tempo di record in soli 80 giorni, di cui 35 a Singapore. Gran parte della vicenda è ambientata nel centralissimo Pan Pacific Hotel di Singapore, albergo nel quale ha soggiornato il cast. La spettacolare sequenza finale, che ha richiesto 15 giorni di lavoro, è stata però girata a Mumbai, in un set gigantesco che riproponeva gli interni dell'hotel. Lo scenografo Sabu Cyril ha creato delle miniature di alcune sezioni del Pan Pacific utilizzate per riprese particolarmente difficoltose.
* Gale Lag Ja è il sensualissimo video interpretato da Akshay Kumar e da Katrina Kaif. Nel corso della campagna promozionale di sostegno a De Dana Dan, sono state diffuse molte voci riguardanti questo brano ma nessun promo. Durante la prima settimana di programmazione, il film non includeva il video. Gale Lag Ja è stato aggiunto solo dopo, costringendo di fatto il pubblico a tornare al cinema per poterlo ammirare. Akshay ha dichiarato che le occhiate di fuoco lanciate a Katrina erano dovute, più che alla simulata passione, all'influenza che lo aveva colpito... De Dana Dan è la sesta pellicola interpretata dalla coppia Akshay-Katrina, dopo Hum Ko Deewana Kar Gaye, Namastey London, Welcome, Singh Is Kinng e Blue.
* A Singapore pare che folle di indiani abbiano seguito con grande divertimento le riprese in esterni, ammirando un imperterrito Akshay determinato ad insegnare al resto del cast l'hula hoop.
* Tinu Anand è anche regista: ha diretto alcuni film interpretati da Amitabh Bachchan quali Kaalia, Shahenshah, Main Azaad Hoon e Major Saab.
* Riferimenti a Bollywood: Ghajini.

GOSSIP & VELENI

* Neha Dhupia ha conquistato il titolo di Miss India nel 2002 (anche se le assegnazioni dei premi sono piuttosto complicate e prevedono un nugolo di miss ex aequo che rappresentano il Paese nelle competizioni internazionali) ed è entrata nelle prime dieci posizioni nel concorso per Miss Universo nello stesso anno.
* Archana Puran Singh è la moglie di Parmeet Sethi, attore (Dilwale Dulhania Le Jayenge) e regista (Badmaash Company).

30 luglio 2010

AJAB PREM KI GHAZAB KAHANI


Scorrendo la filmografia del regista Rajkumar Santoshi, balza all'occhio la diversità delle pellicole da lui dirette. A titolo di esempio citiamo il demenziale Andaz Apna Apna (1994), con la coppia Aamir-Salman Khan; il fosco melò Pukar (2000); il bizzarro Lajja (2001), commistione di denuncia sociale ed estetica iperbollywoodiana; il pluripremiato The legend of Bhagat Singh (2002), a tema storico; l'ottimo Halla Bol (2008). Nel 2009 Santoshi agguanta sorprendentemente il secondo posto nella classifica degli incassi, alle spalle del fenomeno 3 idiots, con Ajab Prem Ki Ghazab Kahani (fonte: IBOS).

APKGK è una commedia contraddistinta da episodi comici di stampo classico. Ad una prima visione il film strappa qualche risata. Ad una seconda, annoia e non coinvolge. Da un punto di vista formale, APKGK rappresenta sullo schermo un colorato, zuccheroso fumetto tradizionale. Ma la sceneggiatura è rallentata da troppe pause che le gag non riescono a celare. Anche i dialoghi sembrano mutuati da un fumetto, e i personaggi sono volutamente vaporosi e di cartapesta. La regia si diverte un mondo, così come gli attori. Ranbir Kapoor si cimenta per la prima volta in un ruolo comico e sopra le righe. Katrina Kaif sfodera un'insospettata vena umoristica che però non riesce a mantenere per tutta la durata della pellicola. La colonna sonora di Pritam e le coreografie sono nella media, mentre la fotografia è di qualità. Ciò che davvero manca, purtroppo, è una trama.

TRAMA

Prem (Ranbir Kapoor) è un ragazzo che ha abbandonato gli studi e che scansa il lavoro, preferendo l'allegro incarico di presidente dell'Happy Club. Jennifer (Katrina Kaif) è una bibliotecaria adottata da una famiglia cattolica. Prem accorre in aiuto di Jennifer ogniqualvolta la ragazza si trova in difficoltà, nella speranza che lei, un giorno, possa ricambiare i suoi sentimenti.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* La coreografia del brano Follow me: Ranbir, così, non lo avete mai visto.
* Il cameo di Salman Khan.

RECENSIONI

The Times of India: ***
Davvero: Ranbir è una rivelazione, Katrina è su di giri, e la frizzante intesa che li lega infiamma lo schermo. APKGK è una corsa sulle montagne russe: Rajkumar Santoshi tenta di ripercorrere le tracce del suo Andaz Apna Apna. Le monellerie di Salman e di Aamir non avevano sbancato il box office negli anni novanta (anche se oggi quel film conta uno stuolo di fan devoti che non si perdono nemmeno una delle innumerevoli repliche televisive), ma APKGK potrebbe non condividere lo stesso destino. Non solo Ranbir e Katrina ma anche il resto del cast è in forma scoppiettante. La trama procede come un'allegra corsa. Ranbir conquista la scena con le sue pagliacciate, le sue spiritose fulminanti battute ed il suo senso del tempismo comico. Katrina lo accompagna passo passo, creando un tango perfetto che mostra pochi momenti di noia: lento verso la metà e con un climax mal costruito. La colonna sonora di Pritam è spumeggiante: cattura la giovanile esuberanza del film senza diluire la melodia, ma soprattutto incanala il talento dei migliori crooner bollywoodiani. I dialoghi di Santoshi sono fra i più divertenti ascoltati di recente. La fotografia crea una colorata cittadina, ma l'artisticità di Tirru esplode nel duetto romantico Tu Jaane Na, lussuosamente girato in Turchia: mai prima d'ora l'obiettivo aveva corteggiato Katrina in questo modo.
Nikhat Kazmi, 05.11.09

Hindustan Times: *
Guardi il vuoto sullo schermo e ti rendi conto che non c'è nulla di comico nè di romantico. L'atmosfera è incommensurabilmente falsa.
Mayank Shekhar, 07.11.09

Cinema Hindi: **
Punto di forza: l'atmosfera zuccherosa e fumettistica, la fotografia, alcune gag.
Punto debole: l'inesistente trama.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Ranbir Kapoor - Prem
* Katrina Kaif - Jennifer
* Darshan Jariwala (Guru) - il padre di Prem
* Smita Jaykar (Devdas) - la madre di Prem
* Navneet Nishan (My name is Khan) - la madre di Jennifer
* Upen Patel (Namastey London) - Rahul
* Govind Namdeo (Satta) - il padre di Rahul
* Zakir Hussain (Phoonk) - Sajid Don
* Salman Khan - cameo

Regia: Rajkumar Santoshi
Sceneggiatura e dialoghi: Rajkumar Santoshi e R.D. Tailang
Colonna sonora: composta da Pritam, offre un divertente brano, Follow me, e la superhit Tu Jaane Na.
Coreografia: Ahmed Khan (Badmaash Company)
Fotografia: Tirru (Bhool Bhulaiyaa)
Montaggio: Steven H. Bernard (Halla Bol)
Traduzione del titolo: la meravigliosa storia di uno strano amore.
Anno: 2009
Awards:
* Filmfare awards: miglior performance per la critica assegnato a Ranbir Kapoor
Sito ufficiale

RASSEGNA STAMPA/VIDEO

* 14.10.09, Hindustan Times: intervista a Katrina Kaif
* 04.11.09, Bollywood Hungama: intervista a Ranbir Kapoor
* 09.11.09, Bollywood Hungama: intervista a Rajkumar Santoshi, prima e seconda parte
* Video: The making
* Bollywood Hungama: intervista-video a Katrina Kaif, prima e seconda parte

CURIOSITA'

* APKGK è stato proiettato all'Indian Film Festival Bollywood & Beyond 2010 (aggiornamento del 24.11.10).
* Darshan Jariwala ha conquistato il National Award come miglior attore non protagonista per Gandhi, my father, pellicola nella quale interpreta il ruolo di Gandhi.
* Riferimenti a Bollywood: Shah Rukh Khan, Katrina Kaif, Mother India, Sholay, Bobby.
* Riferimenti all'Italia: menzionate Milano e la Ferrari.

26 luglio 2010

BARAH AANA


Co-prodotto da Giulia Achilli e interpretato da Violante Placido, Barah Aana è un piccolo, a tratti delizioso film, che avvicina l'Italia all'industria cinematografica di Mumbai. Non ci stancheremo di applaudire l'evento, anche se, malgrado le recensioni positive e la proiezione al River to River Florence Indian Film Festival 2009, nessun distributore ha avuto il coraggio di presentare la pellicola nelle sale italiane.

Barah Aana narra una storia piuttosto singolare, una sorta di formazione negativa vissuta da tre personaggi adulti che, pur lavorando stabilmente, vivono alle soglie della povertà nell'area disagiata di Dharavi. Yadav, Shukla e Aman finiscono coinvolti più o meno casualmente in un ingranaggio illegale che farà loro assaporare non solo il potere del denaro ma anche il ritrovato rispetto di sè. Abbastanza audace. La sceneggiatura è scritta in modo accurato. I protagonisti sono ben delineati, soprattutto Yadav. Il personaggio di Kate è meno stereotipato del solito. I dialoghi sono assolutamente godibili. La fotografia è di livello superiore.

Quanto alle performance, Vijay Raaz è incontenibile. La sua interpretazione è la più sfaccettata e completa, e segna di sicuro uno dei picchi recitativi della sua carriera. Raaz è decisamente sottostimato in India: un attore dal talento mostruoso il più delle volte confinato in ruoli minori. Ringraziamo Raja Menon per avergli affidato una parte così interessante e consistente. Naseeruddin Shah è volutamente sotto tono: il personaggio di Shukla è silenzioso e schivo, e quindi l'attore non ha molte occasioni di mostrare la sua abituale perizia. Arjun Mathur è coscienzioso. Violante Placido regala credibilità alla sua Kate.

TRAMA

Yadav (Vijay Raaz) lavora come portiere in un condominio. Vive a Dharavi, in una baracca che condivide con Aman (Arjun Mathur), un cameriere innamorato di Kate (Violante Placido). Yadav riceve una telefonata dalla moglie rimasta nel villaggio d'origine: il loro bambino ha seri problemi di salute, e per le cure mediche servono soldi. Un vicino, Shukla (Naseeruddin Shah), di professione autista, è il solo a prestare a Yadav la somma di denaro necessaria, ma Yadav viene rapinato.

RECENSIONI

The Times of India: ***
La sceneggiatura è intelligente, la narrazione è tesa, l'umorismo sottile, l'ironia cruda. Ma più di tutto questo, sono le performance a sostenere il film, con i silenzi laceranti di Naseeruddin e con la rabbia disperata di Vijay Raaz.
Nikhat Kazmi, 20.03.09

Hindustan Times: ***
Naseeruddin Shah colpisce ancora nei panni di un taciturno autista che subisce le angherie di un'abrasiva datrice di lavoro. L'attore soddisfa le aspettative. Vijay Raaz è brillante, al suo meglio dopo Monsoon Wedding. Arjun Mathur è dignitoso. Violante Placido è l'anello debole, ma fortunatamente non fa troppo danno. Barah Aana intrattiene con una regia sicura, personaggi realistici, interpretazioni largamente efficaci. Un ringraziamento al regista Raja Menon per non aver inserito gratuiti item number. Che sollievo! 97 minuti concentrati e tirati.
Shashi Baliga, 20.03.09

Cinema Hindi: ***1/2
Punto di forza: l'interpretazione di Vijay Raaz (*****), il soggetto, la fotografia.
Punto debole: ritmo non sempre sostenuto; personaggi minori non ben delineati.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Vijay Raaz (Delhi-6, Aks) - Yadav, il portiere
* Arjun Mathur (Luck by chance, My name is Khan) - Aman, il cameriere
* Naseeruddin Shah - Shukla, l'autista
* Violante Placido - Kate

Soggetto, co-sceneggiatura, co-produzione e regia: Raja Menon
Co-sceneggiatura e dialoghi: Raj Kumar Gupta (regista di Aamir)
Co-produzione: Giulia Achilli
Fotografia: Priya Seth
Montaggio: Hemanti Sarkar (Sankat City)
Traduzione del titolo: lo stesso regista, Raja Menon, ci ha tradotto il titolo. 'Barah Aana significa letteralmente tre quarti di rupia nel vecchio sistema monetario indiano. Ho scelto questo titolo perchè ritengo che la vita non sia mai completa, e che questo ci renda tutti uguali, indipendentemente dalle nostre possibilità economiche e dal gruppo sociale a cui apparteniamo'. (Gli aana o anna costituivano, prima della decimalizzazione della rupia avvenuta nel 1957, 1/16 di rupia. Ogni anna era suddiviso in 4 paisa o in 12 pie. Oggi la rupia è suddivisa in 100 paisa).
Anno: 2009
Sito ufficiale

RASSEGNA STAMPA/VIDEO

* 12.01.09, The Times of India: presentazione di Barah Aana a Pune con dichiarazioni di Naseeruddin Shah
* 17.01.09, The Times of India: intervista a Raja Menon
* 20.03.09, The Times of India: dichiarazioni di Naseeruddin Shah
* 27.03.09, The Times of India: intervista a Vijay Raaz
* 09.04.09, The Times of India: dichiarazioni di Raj Kumar Gupta
* Video in italiano che raccoglie le dichiarazioni di Giulia Achilli e di Raja Menon
* Video: Raja Menon al River to River Florence Indian Film Festival 2009
* Bollywood Hungama: intervista-video a Raja Menon, Vijay Raaz e Arjun Mathur
* Mid-Day: video della presentazione di Barah Aana a Pune, con Naseeruddin Shah
* Video: proiezione speciale di Barah Aana, con Naseeruddin Shah e Imran Khan

Vedi anche:

* Raja Menon: intervista esclusiva, nella quale il regista ci ha svelato molti retroscena relativi alla realizzazione di Barah Aana.

CURIOSITA'

* Barah Aana era stato presentato in anteprima all'istituto italiano di cultura di New Delhi, alla presenza dell'ambasciatore italiano Roberto Toscano (testo). E' stato inoltre proiettato al River to River Florence Indian Film Festival 2009 alla presenza del regista.
* Barah Aana è stato girato a Dharavi, uno dei più grandi slum asiatici, con una popolazione che, secondo Wikipedia, va dalle 600.000 al milione di unità. Dharavi è stato rappresentato in diverse pellicole: Salaam Bombay!, Parinda, molti film di Ram Gopal Varma fra cui Satya e Sarkar, Black friday, Traffic Signal, Aamir, Slumdog Millionaire, Bombay, Nayagan, Kaminey.
* Riferimenti a Bollywood: Amitabh Bachchan, Salman Khan.
* Riferimenti all'Italia: il marchio Lavazza è uno dei brand-partner del film. I personaggi pronunciano le parole broccoli, espresso, cappuccino. Uno dei bar dove si incontrano Aman e Kate appartiene alla catena indiana Barista acquistata da Lavazza. Nei titoli di testa si ringrazia il consolato italiano a Mumbai.
* Diversi siti italiani hanno accennato alla pellicola, fra cui il Corriere della Sera (articolo).

GOSSIP & VELENI

* Arjun Mathur interpreta un ruolo controverso nell'episodio dedicato all'omosessualità incluso in I am, il chiacchieratissimo film diretto da Onir.

12 luglio 2010

G U L A A L


Malgrado il soggetto possa sembrare poco attraente - la politicizzazione delle università - Gulaal ammalia con la sua originalità, con una fotografia calda e sensuale, con una scenografia che intrappola e cattura. La pellicola stordisce grazie al richiamo profondo che nasconde, strega lo spettatore e lo costringe ad ammirare affascinato le sinuosità della vita, gli scoppi della passione, la brutalità della violenza, l'indolenza morale dinanzi all'ipocrisia. Gulaal è una sorta di fiaba macabra nella quale il rosso del sangue incanta.

Ma verso la metà del secondo tempo il film inaspettatamente cambia. L'incantesimo si scioglie, perdendo fascino, respiro, passione, ritmo. La sceneggiatura si sgonfia, il protagonista si affloscia, e l'angelo sterminatore del climax non convince. Restano l'inusualità del soggetto, la regia sempre sapientemente in bilico fra azione ed emozione, i dialoghi stupefacenti, l'efficace caratterizzazione dei personaggi (anche di quelli minori), le interpretazioni impeccabili.

In Gulaal Kashyap mostra una volta di più la sua ossessione per gli ambienti chiusi, notturni, illuminati da neon, curati negli arredi e nei dettagli. L'alloggio dei due studenti è un ipnotico mix di design americano e di atmosfere da Mitteleuropa. Anche la filmografia del regista sembra seguire la stessa sorte, oscillando fra il realismo americano di Black friday e le visioni allegoriche europee di No smoking, passando per la fusione di Dev D e di Gulaal. Il tutto insaporito da una (contenuta) esuberanza indiana. Gulaal pare, sino ad oggi, l'esperimento di commistione meglio riuscito, più di Dev D, la cui freddezza emotiva costituisce un handicap.

La denuncia del separatismo terrorista non è il solo tema del film. Il messaggio di Gulaal, personificato da Prithvi Bana, è contro ogni tipo di arroganza: quella fisica ma anche quella più subdola, l'arroganza intellettuale. Scritto in un periodo non facile della vita personale di Kashyap, Gulaal è il risultato di un lungo travaglio interiore e professionale. Questo probabilmente spiega il singolare fascino della pellicola: l'intenzione realista contaminata dall'introspezione psicologica è rappresentata sullo schermo da crude azioni che si trasfigurano in ammalianti visioni. E i personaggi, che si muovono fra apatia e vitalità con innocenza e crudeltà infantili, conquistano. Conquistano le vittime, con la loro nostalgica umanità. Conquistano gli aguzzini, con la loro seducente brutalità.

TRAMA

Siamo in Rajasthan. Dilip (Raj Singh Chaudhary), timido studente di giurisprudenza, incontra in uno psichedelico alloggio Ransa (Abhimanyu Singh), esuberante figlio di un aristocratico di alto lignaggio. I due stringono un'insolita amicizia, suggellata dal desiderio di vendicarsi di un oltraggio subito dagli studenti più anziani. Chiedendo imprudentemente l'aiuto di Dukey Bana (Kay Kay Menon), il sovversivo signorotto locale, Ransa si trova coinvolto in una ragnatela di politica e di violenza, finendone tragicamente vittima. Al suo amico Dilip la sorte non riserverà migliori fortune.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* Kay Kay Menon che, con baffo da sparviero e sguardo acuminato, arringa la folla. Da rapire e sigillarsi con lui in un baule per ore (non telefonate, grazie).

RECENSIONI

The Times of India: ***
Anurag Kashyap si lascia alle spalle l'emozionale Dev D per un mondo altrettanto violento e caotico: quello della politica studentesca. In realtà Gulaal è stato realizzato molto prima della versione postmoderna di Devdas. Da qui la relativa irregolarità della sceneggiatura e della caratterizzazione dei personaggi, e risulta impegnativo per lo spettatore tenere il passo con la degenerazione dei sentimenti e della politica rappresentata sullo schermo. Tuttavia l'effetto risulta largamente ipnotico, poichè Kashyap una volta di più usa il cinema come un potente strumento di critica sociale. Con le ambizioni da incubo del suo protagonista (Kay Kay Menon) di cambiare la democrazia indiana in una monarchia esclusiva di una singola comunità, Gulaal diventa una critica esemplare ad ogni movimento politico contemporaneo che sostenga la supremazia di un gruppo o di una regione. Il regista crea un coinvolgente primo tempo, ma fallisce nel mantenere lo slancio nel secondo. E' la mescolanza fra macro politica e politica studentesca a costituire il nocciolo del dramma: Dilip Singh (Raj Singh Chaudhary), studente apolitico, viene involontariamente risucchiato nel vortice di sangue, odio e violenza. La ribellione dell'uomo semplice, Dilip, è l'anello più debole di una pellicola nella quale tutto corre confusamente verso un climax mal costruito. Peggio: molti personaggi sono appena abbozzati, specialmente quello interpretato da Jesse Randhawa che sembra galleggiare attraverso il film dopo una drammatica introduzione. Quanto alle performance, sono Kay Kay Menon, Piyush Mishra e Deepak Dobriyal a creare alcuni avvincenti momenti, mentre Mahie Gill affascina una volta di più col suo breve ma significativo cameo. Piyush Mishra merita una menzione speciale per i suoi potenti testi e per la musica.
Nikhat Kazmi, 12.03.09

Hindustan Times: ****
Anurag Kashyap crea uno spazio minaccioso e brutale che come un vulcano sputa fuori veleno fuso. Può essere un'esperienza opprimente, ma anche immensamente eccitante. Gulaal vi cattura già dalla prima drammatica sequenza, e cresce di potenza in un modo che può soffocare con il suo sovraccarico sensoriale, ma che mantiene le sue promesse nel climax. Ciò che rende Gulaal così avvincente è l'esaltante confluenza dei molti aspetti che compongono il film. Il drammatico montaggio di Aarti Bajaj rende taglienti le incredibili inquadrature di Rajeev Ravi. I costumi si innestano perfettamente nella scenografia. I dialoghi di Kashyap sono acuti tanto quanto la sceneggiatura. E quando la recitazione non è buona, è eccezionale. Kay Kay Menon e Aditya Shrivastava colpiscono per l'interpretazione superbamente controllata. Abhimanyu Singh dà vita al ribelle Ransa con un'arroganza pericolosamente allettante. E l'irresistibile Deepak Dobriyal costruisce un trionfo pur con un ruolo relativamente di basso profilo. Ma è Piyush Mishra - attore, musicista e compositore di testi - che lascia senza fiato con la sua ispirata follia. Sembra quasi indecente parlare di difetti per questa pellicola, ma non possiamo sfuggirli: Jesse Randhawa è dignitosa ma inadatta al ruolo; il simbolismo e le allusioni allegoriche possono essere potenti ma anche incomprensibili. Però si è pronti a perdonare tutto di fronte alla brillantezza di gran parte del film. Gulaal ha avuto una genesi lunga - sette travagliati anni - ma il ritardo se non altro ha aggiunto profondità alla storia, narrata da Kashyap con grande passione, mestiere e audacia.
Shashi Baliga, 13.03.09

Cinema Hindi: ****
Punto di forza: l'incantesimo che stordisce, la regia, la fotografia, Kay Kay Menon.
Punto debole: la perdita di ritmo narrativo nel secondo tempo; il personaggio di Dilip non sempre a fuoco; Ayesha Mohan poco adatta ad interpretare il ruolo intriso di erotismo e di calcolato candore della maliarda.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Kay Kay Menon - Dukey Bana
* Raj Singh Chaudhary (Black Friday) - Dilip
* Abhimanyu Singh (It's breaking news) - Ransa
* Deepak Dobriyal (Delhi-6) - Bhati, il braccio destro di Dukey Bana
* Ayesha Mohan - Kiran, sorella di Karan e sorellastra di Ransa
* Jesse Randhawa (No smoking) - Anuja
* Piyush Mishra (Maqbool) - Prithvi Bana, fratello di Dukey Bana
* Aditya Shrivastava (Satya, Black friday) - Karan, fratello di Kiran e fratellastro di Ransa
* Mahie Gill (Dev D) - Madhuri, l'amante di Dukey Bana
* Mukesh Bhatt (Guru) - Bhanwar, il servitore di Dilip
* Pankaj Jha (Teen Patti) - Jadwal
* Anurag Kashyap (cameo)

Regia e sceneggiatura: Anurag Kashyap
Soggetto e co-sceneggiatura: Raj Singh Chaudhary
Colonna sonora: Piyush Mishra ha composto la musica, redatto i testi e interpretato alcune canzoni. La colonna sonora di Gulaal mescola in modo singolare tradizione, atmosfere folk e attualità, ironia, serietà e poesia. Alcuni brani sembrano ispirarsi alle figure popolari dei cantastorie. Vi segnaliamo i festosi Chak Mak e Rana Ji, la marcia Arambh Hai, la funebre filastrocca Ek Bakhat (titolo alternativo: Sheher), e la struggente O Ri Duniya, ispirata alla colonna sonora di Pyaasa.
Coreografia: Mansi Agarwal (Dev D)
Fotografia: Rajeev Ravi (No smoking, Dev D)
Montaggio: Aarti Bajaj (No smoking, Dev D)
Traduzione del titolo: il gulaal è la polvere colorata che, nel corso delle celebrazioni della festività della Holi, gli hindu si lanciano addosso.
Anno: distribuito nel 2009, il film ha subito una lunghissima gestazione e continui rinvii.

RASSEGNA STAMPA/VIDEO

* 18.03.09, The Times of India: intervista ad Anurag Kashyap
* 27.03.09, The Times of India: intervista a Raj Singh Chaudhary
* 29.03.09, The Times of India: intervista a Jesse Randhawa
* 03.04.09, Hindustan Times: dichiarazioni di Abhimanyu Singh
* Bollywood Hungama: intervista-video a Raj Singh Chaudhary
* maggio 2022, Senses of Cinema: An ominous shade of crimson: Anurag Kashyap's Gulaal, Karthick Ram Manoharan


CURIOSITA'

* Gulaal si apre con una dedica: 'Dedicato ai poeti indiani del periodo pre-indipendenza, poeti che cantarono la libertà ed ebbero la visione di un'India libera: un'India che non siamo riusciti a costruire'. Nel fotogramma successivo si legge: 'Ispirato dal brano Yeh Mahlon, Yeh Takhton, Ye Tajon Ki Duniya di Sahir Ludhianvi da Pyaasa'. La canzone citata è intitolata Yeh Duniya Agar Mil Bhi Jaaye, tratta dalla colonna sonora di Pyaasa, musica di S.D. Burman, testo di Sahir Ludhianvi (ringraziamo Pushker).
* Gulaal è stato ultimato prima di Dev D, ma la realizzazione e la distribuzione del film hanno subito rallentamenti e rinvii continui. A causa della difficoltà nel reperire i finanziamenti, gli attori e i membri della troupe hanno accettato di ricevere il compenso per le loro prestazioni solo a distribuzione avvenuta.
* Anurag Kashyap ci ha parlato di Gulaal nell'intervista esclusiva rilasciata al nostro blog: 'Ho scritto Gulaal nel 2001, nel mio periodo più arrabbiato, quando tutti i miei film venivano rifiutati e Water fu accantonato. Ebbi una grossa questione per ciò che concerneva la gestione da parte del nostro governo della libertà di espressione e per la situazione politica del Paese. Lasciai Bombay e mi recai nel Rajasthan. Nel lettore portatile avevo un solo cd, Pyaasa, e continuavo ad ascoltarlo. Da tutto ciò emerse Gulaal: una visione di come l'India fu immaginata dai poeti nel periodo prima dell'indipendenza.
* Gulaal è stato presentato fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2009 (insieme a Dev D). Kashyap è stato membro della giuria in quell'edizione del festival. Vedi: Anurag Kashyap sul red carpet alla Mostra del Cinema di Venezia 2009.
* Rajputana era il nome che sino al 1949 indicava all'incirca l'attuale Stato del Rajasthan, il più esteso dell'Unione indiana. Rajputana significa 'terra dei Rajput'. I Rajput costituiscono uno dei più importanti gruppi della casta dei re e dei guerrieri hindu o kshatriya, ma numerosi Rajput sono di religione musulmana o sikh. I sostenitori del movimento di liberazione del Rajputana chiedono l'indipendenza dall'Unione e la fine della supremazia della casta braminica (secondo la cultura hindu, la prima e la più rilevante delle quattro caste in cui è tradizionalmente suddivisa la società indiana, ossia quella dei sacerdoti; seguono le caste kshatriya, vaishya - commercianti, artigiani, agricoltori - e shudra - i servitori), con conseguente de-sanscritizzazione della cultura locale.
* Raj Singh Chaudhary è laureato in informatica. Dopo la laurea, ha aperto un'impresa a Bangalore, ma, imbrogliato dai soci, lascia l'attività e si trasferisce a Mumbai per tentare una nuova carriera. Satya di Ram Gopal Varma - alla cui sceneggiatura ha collaborato Anurag Kashyap - spinge Raj a cimentarsi nella scrittura. Redige una bozza di Gulaal e la presenta a Kashyap, il quale stende una sceneggiatura basandosi sul soggetto ideato da Raj. Chaudhary ha anche scritto la bozza dalla quale Kashyap ha tratto la sceneggiatura di No smoking.
* Piyush Mishra è attore, compositore, cantante, scrittore e regista di teatro. Ha recitato nell'adattamento di Morte accidentale di un anarchico di Dario Fo. Ha redatto i dialoghi di The legend of Bhagat Singh, il premiato film di Rajkumar Santoshi ispirato in parte ad una pièce teatrale scritta dallo stesso Mishra. Ha interpretato pellicole quali Dil Se, Maqbool e Lahore. Ha firmato i testi dei brani delle colonne sonore di Black friday, Aaja Nachle, Tashan. Ha scritto i dialoghi di Ghajini e la sceneggiatura di Lahore. In Gulaal, oltre a recitare e a comporre la colonna sonora e i testi, ha interpretato anche alcuni brani, quali Arambh Hai e O Ri Duniya.
* Ayesha Mohan, assistente alla regia di Kashyap, pare sia stata scritturata per il ruolo di Kiran dopo il rifiuto di Antara Mali (Naach) e di Konkona Sen Sharma. Articolo originale di Hindustan Times con dichiarazioni di Ayesha.
* Aarti Bajaj è stata sposata con Anurag Kashyap. Ha curato il montaggio di Black friday, Jab We Met, No smoking, Aamir e Dev D.
* Riferimenti a Bollywood: Tabu (di cui Kashyap è un grande fan), Dilip Kumar.
* Film che trattano il tema della politica nelle università: Yuva, Haasil, Kaalbela (in lingua bengali).