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25 aprile 2024

PONNIYIN SELVAN - II


Ponniyin Selvan - I e Ponniyin Selvan - II vanno gustati uno in fila all'altro, perché si tratta di un unico film girato tutto insieme ma suddiviso in due parti solo per ragioni commerciali e distributive. Nella sua interezza, la saga è di fattura squisita, molto omogenea pur nella diversificazione dei toni. A voler proprio trovare un difetto, alla prima visione è faticoso tenere il passo, la storia è articolatissima e sconosciuta a noi non indiani (troppi intrighi per i miei gusti), un folto numero di personaggi secondari da memorizzare - oltre ai sottotitoli poco leggibili. La saga va affrontata solo dopo aver letto con attenzione la trama di PS-I (pazienza per gli spoiler), e va assaporata un tempo alla volta, con calma. PS cresce ad ogni visione successiva, sino a causare dipendenza. Ci si affeziona ai protagonisti, si colgono nuovi deliziosi dettagli, si rimane catturati dall'artisticità e dalla precisione delle inquadrature. La tecnica è sopraffina. PS dovrebbe diventare oggetto di studio nelle scuole (anche occidentali) di cinema. 

Accennavo ai toni. PS-I è più esuberante, con una narrazione in espansione e una luce ottimistica. Vengono presentati i personaggi, ciascuno col suo spazio e con la sua caratterizzazione. E vengono annunciati gli eventi, creando curiosità e aspettative. PS-II è più introspettivo, con una narrazione che procede verso la sua conclusione - anche di chiusura definitiva (per alcuni personaggi) -, e con interazioni significative. I protagonisti tracciano le parabole delle loro esistenze, rivelano le fragilità. Le finezze non si contano. Acqua ovunque, il suono ovattato dei flutti, l'acqua da cui emerge e in cui si immerge Nandini, l'inizio e la fine. La colonna sonora, compatta quanto la pellicola, si accorda con le ipnotiche immagini in totale, magica armonia.

Una vera impresa comprimere un romanzo (e una storia) di quelle proporzioni in una sceneggiatura cinematografica che, ad ogni visione aggiuntiva, dimostra sempre più il proprio valore. Gli attori regalano interpretazioni straordinarie. Un applauso a Mani Ratnam, anche per la direzione delle vorticose sequenze d'azione e per quelle estremamente realistiche di guerra. Un fragoroso applauso per la scena dell'incontro, davvero epico, fra Nandini e Aditha adulti (Mani: graziegraziegrazie). 

TRAMA

Siamo nel X secolo nel sud dell'India. L'impero della dinastia Chola è retto dal sovrano Sundara, ormai malato. L'erede è il primogenito Aditha, in guerra espansionistica ai confini del regno. I ministri cospirano per restituire il trono al cugino dell'imperatore. [Spoiler] Arunmozhi, il terzogenito di Sundara, salvato dall'annegamento da una donna misteriosa, è protetto in un monastero. Aditha incontra dopo anni la bellissima Nandini. I cospiratori stanno per chiudere il cerchio intorno alla famiglia reale, mentre i sicari del regno nemico dei Pandya progettano l'omicidio di Sundara, Aditha e Arunmozhi. Ed ecco il colpo di scena: il cugino dell'imperatore rinuncia al trono, ma è Arunmozhi ad offrirglielo.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* L'incontro da cardiopalma fra Nandini e Aditha. Indimenticabile. Aishwarya e Vikram al top. Gesti, sguardi, parole pronunciate e parole trattenute. In ginocchio al cospetto di un cinema che esalta, emoziona e commuove.

RECENSIONI

The Hindu:
'Mani Ratnam’s sequel takes liberal creative liberties by leaving out some parts from the Tamil classic in order to present it cinematically - and the climax might be the subject of some discussion in this context, especially among fans of the book - but it largely encapsulates the myriad twists and turns as the story unravels. (...) The zing of the first installment might be missing here, but there is certainly more depth to the characters. Despite having to chronicle several character arcs and showcase the twists and turns, Mani Ratnam’s cinematic flourishes come to the fore. The director has always been an expert at showcasing two different character sequences packaged as one. (...) Some of the scenes do extend more than they ought to; there’s a Vikram-Aishwarya Rai meet-up that becomes too dialogue-oriented, but do watch out for their sparking performances and cinematographer Ravi Varman’s rich use of light and colour in this particular sequence. Aishwarya Rai Bachchan’s hard work and effort to portray Nandini shows on the big screen, and she oozes confidence, but one wishes the makers gave this character more heft in the end. Somehow, she gets a lot of character-building (...) but her different shades could have been conveyed more effectively. (...) If Karthi was the life of the first part (...) Vikram and Jayam Ravi get their act together here, with powerful performances. Vikram displays flashes of acting brilliance, especially during the sequence where he learns that a plot is brewing against him. Jayam Ravi comes across as more quiet and confident, especially in a sequence that involves Buddhist monks saving him from a tricky situation. Whoever said ‘mass’ moments needed lots of action? Aiding this galaxy of actors (...) is a rousing score from A.R. Rahman who seems to know when to dish out soft musical cues (...) and go all out with powerful vocals and percussion. (...) Despite the war sequences in the end, it is the interpersonal dynamics and drama between its main characters that make the core of Ponniyin Selvan. Kalki has packed inside his literary work several twists that might be a little hard to understand for someone unfamiliar with the PS universe and the family tree, but Mani Ratnam’s cinematic adaptation makes for a satisfactory watch'.
Srinivasa Ramanujam, 28.04.23

Galatta:
'There are hardly any raised voices in Ponniyin Selvan - II, and save for a couple of action/battle scenes, this may be the quietest epic I've seen. The zingers are quiet. (...) The confrontations are quiet. (...) The humour is quiet. (...) The stunning set pieces are quiet. (...) The emotional moments are quiet, like when the three Chola siblings are reunited - it's one of many fabulous pieces of choreography with close-ups in a film filled with close-ups. With his superb cinematographer Ravi Varman, Mani Ratnam amps down the aural drama and amps up the visual drama. Even by this director's legendary standards, the staging is something else. (...) Ponniyin Selvan - II is an intimate movie, both literally (all those close-ups) and figuratively. (...) Several scenes are so good (...) that you wish for separate spin-off films with just these characters alone. The big show-down between Aditha (...) and Nandini is another stunner. (...) And again, it's shot mostly in tight close-ups. This is a narrative filled with talk, and Mani Ratnam keeps finding ways to film these conversations in diversely dramatic ways, with the camera rarely fixed. (...) Unlike Part I, this is heavier, sadder - it's more of a Shakespearean drama, with failings and failures. (...) A.R. Rahman's songs are aptly fitted into the background. (...) The writing (...) is a model of concision without confusion. The emotional bonds are strongly reinforced within minimal screen space. Nothing feels stagey. There's no forced rhetoric. But for the time period, these people could be us - only, our lives aren't exquisitely edited by Sreekar Prasad and set-designed by Thota Tharani. The two films' design alone is worth a review. Look at how the pure and peace-loving Arunmozhi is always shown in shades of white, as opposed to the darker hues that define his tortured brother. Mani Ratnam released his first movie on January 7, 1983. Forty years on, he continues to challenge himself and his viewers. Sometimes he fails, but he is on a roll now, and the Ponniyin Selvan films are easily among his grandest achievements'.
Baradwaj Rangan, 28.04.23

Cinema Hindi: **** (scommetto che se lo guardassi un'altra volta volerei a *****)
Punto di forza: regia da urlo, sceneggiatura lucida e compatta, Vikram e Aishwarya.
Punto debole: troppi eventi, troppi personaggi. Materiale sovrabbondante per una sola visione.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Vikram - principe Aditha Karikalan, primogenito dell'imperatore Sundara ed erede al trono
* Karthi - principe Vallavaraiyan Vandiyadevan, comandante dell'esercito Chola e amico del principe Aditha 
* Aishwarya Rai - Nandini, moglie del ministro del tesoro del regno Chola / Mandakini
* Trisha - principessa Kundavai, secondogenita dell'imperatore Sundara
* Jayam Ravi - principe Arunmozhi Varman alias Ponniyin Selvan, terzogenito dell'imperatore Sundara
* Prakash Raj - imperatore Sundara Chozhar della dinastia dei Chola
* Kamal Haasan - narratore

Regia: Mani Ratnam
Sceneggiatura: adattamento cinematografico redatto da Mani Ratnam, Elango Kumaravel e B. Jeyamohan del monumentale romanzo tamil in cinque volumi Ponniyin Selvan (1955) di Kalki Krishnamurthy.
Colonna sonora: A.R. Rahman 
Fotografia: Ravi Varman
Scenografia: Thota Tharani
Montaggio: Sreekar Prasad
Lingua: tamil
Traduzione del titolo: il figlio di Ponni. Ponni è l'antico nome letterario tamil del fiume sacro Kaveri.
Anno: 2023

CURIOSITÀ

* PS-II ha conquistato la terza posizione nella classifica degli incassi dei film tamil del 2023.
* Bejoy Nambiar è l'aiuto regista della saga.
* Ponniyin Selvan è considerato uno dei più importanti romanzi della letteratura tamil. Dal 1950 al 1954 fu pubblicato a puntate sul periodico Kalki, e poi raccolto in cinque volumi nel 1955. I primi due volumi sono condensati in PS-I, gli ultimi tre in PS-II.
* La dinastia dei Chola, localizzata originariamente nella valle del fiume Kaveri (India meridionale), è una delle più longeve della storia (III secolo a.C. - XIII secolo d.C.). Nel IX secolo ebbe inizio l'espansione territoriale: nacque così il potente impero marittimo dei Chola. Sundara Chola, alias Parantaka II, regnò dal 958 al 973. Gli venne affidato il trono in quanto il cugino Madurantaka Uttama, erede legittimo, era troppo giovane. Arunmozhi, alias Rajaraja I, regnò dal 985 al 1014, dopo il breve regno di Madurantaka Uttama - regno offerto dallo stesso Arunmozhi alla morte di Sundara (e di Aditha). Aditha fu assassinato nel 971, a soli 29 anni, in circostanze misteriose. Kundavai sposò davvero il principe Vallavaraiyan Vandiyadevan - almeno una soddisfazione (Fonte Wikipedia). 

23 novembre 2022

PONNIYIN SELVAN - I


Escludendo Jodhaa Akbar e Asoka, non ricordo un film indiano a sfondo storico - intendo: re, regine, intrighi, tradimenti, guerre - che mi abbia convinto. Aggiungi poi la pesante retorica nazionalista degli ultimi anni, e la narcosi è assicurata. Per fortuna Ponniyin Selvan - I si differenzia dal mucchio. In primo luogo perché dietro la macchina da presa c'è l'occhio allenato di un signor regista, Mani Ratnam, dotato di mestiere, talento, gusto. E poi per il carisma del cast. Vikram è magnifico, ha dalla sua fisicità e carattere, e non si limita a grugnire accigliato, come fanno di solito i colleghi in pellicole similari, ma regala una scena madre da urlo. Aishwarya Rai (doppiata dalla brava Deepa Venkat) torna finalmente sul set dopo quattro anni, con uno splendore che illumina lo schermo. Ash è nel suo elemento: regale e divina, come lei nessuna. Trisha non è da meno: un soffio di sorriso e l'incantesimo è servito. La leggerezza di Karthi inibisce il melodramma.

Assaporare un'opera di Ratnam è un modo sublime di stare al mondo. Le inquadrature, le finezze, l'estetica e i colori riempiono gli occhi di bellezza. Non dimentichiamo che Ratnam è un buon narratore, e questa sua qualità ha ridotto noia e sbadigli. Anche le sequenze di combattimento (vedi ad esempio la battaglia d'apertura) - girate con maestria e cura dei dettagli - per una volta sembrano raccontare e non solo mostrare acrobazie e carneficine.
La sceneggiatura si sforza di rendere PS-I un prodotto completo e non una sequenza slegata di eventi. La regia sostiene narrazione e ritmo (oltre a gestire un esercito di comparse), arginando la prevedibilità del genere e mantenendo vigile il più possibile l'attenzione dello spettatore. Comparto tecnico impeccabile: fotografia ammaliante, costumi e scenografie all'altezza di un progetto di questo calibro, coreografie interessanti. Una menzione speciale alla colonna sonora: brani e commento musicale privi di difetti accompagnano le sequenze rapide come quelle lente arricchendo il film di suggestioni.

La retorica - di qualsiasi tipo - mi è sembrata molto contenuta, così come sentimentalismi ed esagerazioni. Le scene più leggere fluiscono con naturalezza nella trama principale senza forzature, i caratteristi non strafanno. I dialoghi, pur non strabilianti, non eccedono in proclami e non sconfinano in battute slegate dal contesto. I personaggi conversano fra loro e non declamano. Il loro percorso è allo stadio iniziale, con l'eccezione di Aditha e di Nandini. Non hanno un passato e, per ora, non si è vista una formazione. Valuterò nel secondo capitolo.


TRAMA

Siamo nel X secolo nel sud dell'India. L'impero della dinastia Chola è retto dal sovrano Sundara, ormai malato. L'erede è il primogenito Aditha, in guerra espansionistica ai confini del regno. I ministri cospirano per restituire il trono al cugino dell'imperatore. Aditha invia a Thanjavur, capitale dell'impero, il fidato Vallavaraiyan per carpire informazioni e trasmetterle a Sundara e a Kundavai, secondogenita dell'imperatore. Sundara decide di richiamare a corte sia Aditha che il terzogenito Arunmozhi, quest'ultimo in guerra espansionistica nell'attuale Sri Lanka. [Spoiler] - Aditha rifiuta di tornare per non incontrare Nandini, la bellissima moglie del ministro del tesoro (capo della cospirazione), con la quale in passato aveva intrecciato una relazione bruscamente troncata dall'imperatrice su consiglio di Kundavai. Nandini era stata allontanata da Thanjavur perché orfana e quindi giudicata non idonea al ruolo di imperatrice. Anni dopo, Aditha aveva colto Nandini in atteggiamento confidenziale con il re del regno nemico dei Pandya, re assassinato in quell'occasione dallo stesso Aditha. L'omicidio aveva scatenato la sete di vendetta di Nandini. - Quanto ad Arunmozhi, viene attaccato da un drappello di ribelli del regno dei Pandya e di soldati del regno di Lanka, cade in mare durante una tempesta e risulta disperso. Alla notizia, Aditha si dirige rabbioso verso Thanjavur per punire Nandini, la mandante dell'agguato.

RECENSIONI

The Hindu:
'The source material is rich with myriad characters that undergo a rollercoaster of emotions, and Mani Ratnam gleefully picks them all up to give it a cinematic touch. It helps that he has a power-packed starcast. Karthi almost steals the show, especially in the first half, kindling a feeling of joie de vivre, thanks to his zesty acting style. (...) Vikram packs a powerful performance; watch him bawl during a sequence in which he sadly reminisces about a skeleton from his past. Jayam Ravi has an easygoing, understated approach to his character, while still maintaining the dignity associated with royalty. And (...) Aishwarya Rai Bachchan and Trisha get their Tamil accents right... but the face-off scene between them needed more tension. Aishwarya Rai looks a million bucks, and also shines in the few scenes that showcase glimpses of her character’s villainy, but there’s a lot more to be fleshed out. We’ll wait for the next instalment. The issue with an epic of this kind is that all characters, except the leads, get little prominence. (...) Another issue is the presence of a dozen important characters, (...) which will prove to be a challenge to follow for the average viewer. But what the audiences will follow - and probably marvel at - is the film's ability to take you into a world from many centuries ago. Be it the rich sequences inside the kingdom or the magnificent battle set pieces, Ponniyin Selvan - I has you invested in the big screen, though one feels that the ocean segment in the second half could have been staged better. Thota Tharani's production design is a highlight, as is Ravi Varman's camera that almost runs alongside the characters; the quick-motion shots from atop a horse are as classy as those basked in beautiful sunlight. A.R. Rahman's music (...) is experimental, and amps up the war sequences, while the songs are placed in a way that aids the story narrative. (...) Ponniyin Selvan - I is 167 minutes of powerful storytelling backed by visual splendour'.
Srinivasa Ramanujam, 30.09.22

Galatta:
'The film transforms a book into an utterly gorgeous piece of cinema, and I’m not just talking about Ravi Varman’s image after stunning image. (...) It’s also the writing, by Mani Ratnam, Elango Kumaravel and Jeyamohan. (...) The book has been slashed, and pages and images flutter across from one bit of exposition to another. (...) Every character has a strong scene - or three - where their essence is established. One part of me wished for a ten-hour movie. But given two hours and forty-five minutes, there really is no other way to tell this story on screen, and the big plus is seeing Mani Ratnam, the director, in glorious form with his fantastic technical team: Thota Tharani handles the production design, Sreekar Prasad is the editor, and cinematographer Ravi Varman fills the screen with colour, from the blue of the seas to the browns of the land. (...) This is a film filled with constant movement: it's either the chases or the battles or the never-ending mind games that keep coiling around the narrative like a slimy snake. Even the camera, mostly, is free and keeps moving. Very few shots seem "composed". (...) I would have liked the songs to have been replaced by more interaction between the characters. Or maybe more time for the action scenes to play out. (Right now, they seem like truncated versions of longer action blocks). (...) Instead of trying to dazzle us with epic-ness, Mani Ratnam goes all-out real. There are no "mass" dialogues, the jokes are casually tossed off, the verbal confrontations are delivered in even tones, and even the fights aren't staged as spectacles for the sake of spectacle. (...) All the actors are fantastic, especially Vikram, Aishwarya, Trisha and Karthi. (...) This character-driven first part perfectly sets the stage for the second installment, which can now hit the ground running. Apart from showing how a huge novel can be convincingly condensed, that is this film's biggest achievement'.
Baradwaj Rangan

Mid-Day: * 1/2
'This film traverses breathlessly, at breakneck speed, between way too many scenes, and set-pieces - from horses in battle, armada on high seas, to swashbuckling sword-fights - without a second for any kinda staging of emotions, whatsoever. The audience isn’t supposed to simply soak in the stuff on screen. So much so that you begin to believe after a point, that maybe a lot of footage has been lost, and the movie has been stitched together, with only the high-points left over. Either that. Or the filmmakers are totally unable to contain the enthusiasm for the material at hand. They devote themselves entirely, therefore, to simply cover page after page of the original text. Remaining, in turn, far too faithful to the book this film is adapted from. (...) What do you really make of the first part of Ponniyin Selvan - I? (...) Very little, beyond the fact that soon as you settle into a character/scene/scenario, the movie simply moves on. (...) Ratnam is at his best. (...) Same with his partnering composer, A.R. Rahman. (...) And yet, it hardly takes a keen eye to observe/laud the effort put into this visually captivating canvas - in terms of locations, lighting, VFX, production design; scale, basically. (...) You do a double-take sometimes and look up, alright - especially the combat sequences, with (Ravi Varman’s) camera pacing through crowds, with actors in sharp close up, faces covering the giant full-screen. The only time the camera does calm down for a bit is to admire the beauty of actor Aishwarya Rai Bachchan. (...) Only there’s hardly much (...) to glue you to what happens next. Maybe the story is just not leaping off the pages, as it should?' 
Mayank Shekhar, 30.09.22

Cinema Hindi: ****
Punto di forza: promemoria di come si confeziona una pellicola a sfondo storico privo di retorica nazionalista. Il carisma del cast. Regia, fotografia, colonna sonora, coreografie, azione.
Punto debole: eventi sottintesi, personaggi numerosi. Difficile condensare un romanzo fiume di cinque volumi in un film in due parti. Vi consiglio di memorizzare bene la trama prima di affrontare la visione.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Vikram - principe Aditha Karikalan, primogenito dell'imperatore Sundara ed erede al trono
* Karthi - principe Vallavaraiyan Vandiyadevan, comandante dell'esercito Chola e amico del principe Aditha 
* Aishwarya Rai - Nandini, moglie del ministro del tesoro del regno Chola
* Trisha - principessa Kundavai, secondogenita dell'imperatore Sundara
* Jayam Ravi - principe Arunmozhi Varman alias Ponniyin Selvan, terzogenito dell'imperatore Sundara
* Prakash Raj (cameo; avrei preferito un ruolo più corposo per un attore che ultimamente non delude mai) - imperatore Sundara Chozhar della dinastia dei Chola
* Kamal Haasan - narratore

Regia: Mani Ratnam
Sceneggiatura: adattamento cinematografico redatto da Mani Ratnam, Elango Kumaravel e B. Jeyamohan del monumentale romanzo tamil in cinque volumi Ponniyin Selvan (1955) di Kalki Krishnamurthy.
Colonna sonora: A.R. Rahman in gran forma. Segnalo i brani Ponni Nadhi, Chola Chola, e il fascinoso (e molto esotico) Alaikadal (solo audio, voce Antara Nandy).
Coreografia: Brinda
Fotografia: Ravi Varman
Scenografia: Thota Tharani
Costumi: Eka Lakhani
Montaggio: Sreekar Prasad
Azione: Kecha Khamphakdee, Sham Kaushal
Lingua: tamil
Traduzione del titolo: il figlio di Ponni. Ponni è l'antico nome letterario tamil del fiume sacro Kaveri.
Anno: 2022

RASSEGNA STAMPA

* I wanted to break 'the Mani Ratnam style' in Ponniyin Selvan, dichiarazioni rilasciate da Ratnam raccolte da Navein Darshan e pubblicate da Cinema Express il 20 settembre 2022:
'"Fitting Ponniyin Selvan into a single film was the biggest challenge I had when thinking of adapting. Today, the audience has embraced the idea of duologies and trilogies, and this seemed like the perfect time for me to explore the format. If I had made the material as a single film, I would have been critical of myself for leaving out so many details. (...) Being unpredictable is my top priority. So, I try to avoid a distinct signature or style in my films. When someone starts finding a pattern in my work, I don't see it as a compliment; instead, I push myself harder to overwrite it. (...) Each film dictates itself. I just have to ensure that none of my previous influences is infused into my current work." (...) He adds that using multiple-narrative techniques was essential in adapting Ponniyin Selvan into a cinema. "While a novel can have an entire page to explain the wave of emotions a character is going through, a film can only utilise body language and dialogues. So, we had to explain certain things directly, certain things indirectly and the rest in an intricate manner to ensure a gratifying viewing experience." (...) "As a significant portion of the novel is based on real history, our research team worked hard in getting the representation of the characters and locations right. For instance, the warriors in the film wear thick leather armour, instead of those made of metal. Also, we have humanised the characters as much as possible." (...) The auteur states that he lets his actors find their path. "I just plant the idea in them and guide them when they lose track. I believe in my actors a lot. Once I finish casting, I trust actors to transform themselves and bring their characters to life." But this doesn't mean he went easy on them. The taskmaster made sure that his actors underwent multiple workshops and script-reading sessions'.

CURIOSITÀ

* Realizzare l'adattamento cinematografico di Ponniyin Selvan è stato il sogno di diversi registi indiani. Lo stesso Ratnam ci aveva già provato un paio di volte in passato, senza successo. PS-I è, ad oggi, il campione tamil d'incassi del 2022, e, escludendo le versioni tamil dei due Baahubali, è il secondo campione tamil d'incassi della storia dopo 2.0
* La dinastia dei Chola, localizzata originariamente nella valle del fiume Kaveri (India meridionale), è una delle più longeve della storia (III secolo a.C. - XIII secolo d.C.). Nel IX secolo ebbe inizio l'espansione territoriale: nacque così il potente impero marittimo dei Chola. Sundara Chola, alias Parantaka II, regnò dal 958 al 973. Gli venne affidato il trono in quanto il cugino Madurantaka Uttama, erede legittimo, era troppo giovane. (Fonte Wikipedia).

GOSSIP & VELENI

* Karthi è il fratello di Suriya.
* Sham Kaushal, direttore di sequenze di azione, è il padre di Vicky Kaushal.
* Vicende storiche ok, ma a me alla fine quel che intriga è il rapporto fra Aditha e Nandini. [Spoiler] Lui non riesce a dimenticarla, si abbruttisce in guerra, oscilla fra amore, odio, ossessione, rimpianto. Lei sposa un altro, trama nell'ombra, usa la seduzione per raggiungere il suo scopo e vendicarsi. Roba forte. Mi sto sforzando di non leggere in rete la trama del romanzo. Aditha è una figura storica realmente esistita, Nandini parrebbe di no, ma ho preferito non approfondire per evitare spoiler. Sono molto curiosa di vedere cosa ci avrà riservato il buon Ratnam per il confronto - spero ad alta tensione - fra Aditha e Nandini nel secondo capitolo (già completato, in distribuzione nelle sale fra marzo e giugno del prossimo anno). Mi aspetto sciami di scintille: voglio abbrustolirmi.

22 agosto 2010

RAAVAN


Il prossimo 6 settembre Mani Ratnam sarà premiato alla 67ma Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. Il giorno seguente verrà proiettato l'ultimo film di Ratnam, Raavan.

TRAMA

Beera Munda (Abhishek Bachchan) un fuorilegge di Lal Maati, nel nord dell'India, rapisce Ragini (Aishwarya Rai), la moglie del capo della polizia Dev Pratap Sharma (Chiyaan Vikram), scatenando una furiosa caccia all'uomo da parte dell'ispettore Sharma per salvare Ragini.

RECENSIONI

The Times of India ***1/2
Il punto di forza di Raavan è la sua opulenza visiva. La pellicola è davvero un lavoro artistico. Il montaggio lascia senza respiro, unito all'eccellente fotografia di Santosh Sivan e di Manikandan. Raavan è una tale sequenza di immagini mozzafiato che dimenticherete - e quasi perdonerete - il fatto che il primo tempo non ha una storia, ma è essenzialmente un lungo inseguimento. Il secondo tempo sembra seguire una trama, adeguatamente ornata di colpi di scena, e il film diventa anche viscerale. Ma ogni aspetto di Raavan sembra piegato all'esigenza di rendere la pellicola un'opera d'arte, inclusi musica, scene d'azione, fotografia, trucco. Si doveva però prestare un'attenzione maggiore alla narrazione. Quanto alle interpretazioni, Aishwarya Rai spicca ed è la vera protagonista. Vikram è l'eroe in qualche modo indefinito e messo da parte. Abshishek Bachchan è estremamente godibile, ma fallisce nello sviluppare il personaggio dell'anti-eroe: con qualche istrionismo in meno l'attore naturale che è in lui sarebbe affiorato in superficie. Le performance che ci ha regalato nei precedenti lavori di Mani Ratnam - Yuva e Guru - sono decisamente migliori. Raavan è una festa per i sensi: abbandonatevi.
Nikhat Kazmi, 17.06.10
La recensione integrale.

Hindustan Times *1/2
Tutto il film è rimasto nella mente del regista. La trama è esile. La visualizzazione non delude. Rahman ha composto un pastiche delle sue precedenti colonne sonore. I dialoghi sono stringati. Ratnam, oltre che un esteta, è uno dei pochi registi indiani mainstream, dotato di voce chiara (Yuva, Anjali), di orecchio per la trama (Guru, Nayakan) e di occhio per il contesto contemporaneo (Roja, Bombay, Dil Se). Li ha persi tutti e tre in una volta sola. Rivogliamo il nostro vecchio Mani!
Mayank Shekhar, 18.06.10
La recensione integrale.

Diana **
Film attesissimo, uscito con clamore lo scorso giugno che tuttavia ha deluso molto.
Raavan nelle intenzioni doveva essere una pellicola di grande effetto ma un regista apprezzato, un cast di star, una grande attenzione alla fotografia e alla colonna sonora non sono stati sufficienti. Ratnam sembra essersi dedicato molto all'impatto visivo ed emotivo del suo lavoro ma il livello della sceneggiatura e dei dialoghi è rimasto basso. I personaggi non sono studiati con cura: Beera e Dev Sharma mancano di spessore emotivo. Le gravi motivazioni di Beera sono sviluppate in modo semplicistico e Dev sembra spinto più dalla brama di vendetta che dall'angoscia e dal timore per le sorti dell'amata.
Raavan non è un buon film.
Facciamo lo stesso i nostri sinceri complimenti a Mani Ratnam per la sua imminente partecipazione alla Mostra del Cinema di Venezia e un grosso in bocca al lupo al regista per il suo prossimo progetto.
Nell'attesa consigliamo di riguardare Guru.

Il bello:
- L'ambientazione, la foresta umida e fosca.
- Aishwarya Rai. Ratnam ama le sue eroine spaventate ma combattive e Ragini è il personaggio meglio caratterizzato del film. Le inquadrature strette sul volto di Aish, i suoi occhi chiari e disperati, sono tra le poche cose buone della pellicola.
La Rai è l'unica che passa indenne attraverso il disastro Raavan e che, splendida come sempre, mantiene intatti controllo, grazia e fascino.

Il brutto:
- Il finale prevedibile.
- La recitazione caricaturale di Abhishek Bachchan. L'attore che si è spesso distinto grazie ad una certa naturalezza e sobrietà, qui pare irriconoscibile. Tutto il biasimo a Mani Ratnam che evidentemente non ha saputo tirare fuori il meglio da Abhishek, di cui ricordiamo le splendide e misurate performance in Naach, Kabhi Alvida Naa Kehna, Guru e Delhi-6.
-Il personaggio interpretato da Vikram è tratteggiato grossolanamente, risultando inconsistente, ottuso, dai modi rozzi e violenti, non in grado di suscitare alcuna empatia, tantomeno di indurre lo spettatore all'identificazione.
- Molte scene ed alcuni dialoghi risultano inverosimili fino al cattivo gusto: incomprensibile ed imperdonabile, soprattutto da parte di un regista come Mani Ratnam.

LA SCHEDA DEL FILM

Cast:
Beera Munda - Abhishek Bachchan
Ragini Sharma - Aishwarya Rai
Dev Pratap Sharma - Chiyaan Vikram
Sanjeevani Kumar - Govinda
DSP Hemant Pratap - Nikhil Dwivedi
Jamuni - Priyamani

Scritto da Mani Ratnam e Vijay Krishna Acharya

Diretto da Mani Ratnam

Prodotto da Mani Ratnam, Sharada Trilok e Shaad Ali

Musiche: A. R. Rahman
Parole: Gulzar (Ishqiya)

Coreografie: Astad Deboo, Brinda (Guru), Ganesh Acharya (De Dana Dan) e Shobhana

Distribuito da Reliance Big Pictures e T-Series

Anno 2010

CURIOSITA'

- Contemporaneamente al film in Hindi, Ratnam ha girato una versione Tamil di Raavan dal titolo Raavanan, che sarà anch'essa presentato a Venezia, in cui Beera è interpretato da Vikram.
- Pare che la trama del film sia ispirata al Ramayana (i giornali hanno fatto riferimento ad un "moderno Ramayana") e alla vita di Kobad Ghandy, attivista naxalita.
- Priyamani, affermata attrice di film Tamil, Telegu e Malayalam che con Raavan ha fatto il suo debutto nel cinema Hindi, è la cugina di Vidya Balan.

Il sito ufficiale del film

Tutte le pellicole indiane in calendario alla 67ma Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia

31 luglio 2010

G U R U


Con l'esclusione degli ultimi deboli dieci minuti, Guru può essere definito un film perfetto, privo di errori, splendidamente scritto e diretto, splendidamente interpretato. Il soggetto non nuovo per noi occidentali - l'ascesa trionfale e con modalità poco limpide di un self-made man - e l'ambientazione agghiacciante - l'industria manifatturiera di poliestere (riuscite ad immaginare qualcosa di più soporifero?) -, non ne scalfiscono l'eccellente qualità: Guru meriterebbe di essere incluso nella lista delle migliori pellicole di tutti i tempi.

Il film è innanzitutto una delizia per gli occhi. Ratnam torna a regalarci scenari naturali mozzafiato, e il direttore della fotografia dell'ottimo Bombay, Raja Menon, contribuisce in modo determinante ad esaltarne l'artisticità pittorica. E poi le scenografie, le coreografie, le inquadrature, l'innamorata ricostruzione di una Mumbai che ormai appartiene al passato, e - non da ultima - l'incomparabile bellezza di Aishwarya Rai. Ma non sono solo gli occhi ad essere bombardati dallo splendore di questa pellicola. Guru avvince senza un attimo di noia, diverte grazie ad un protagonista allegro e scanzonato e ai dinamici dialoghi, emoziona offrendo numerose sequenze di grandissimo cinema, denuncia, pone dilemmi etici.

La sceneggiatura non sbaglia un colpo, e racconta in modo efficace i tumultuosi cambiamenti in atto nell'India contemporanea. I dialoghi sono fra i migliori nella storia di questa cinematografia, con battute da custodire gelosamente nella memoria. I personaggi costituiscono, insieme alla sublime fotografia, il maggior pregio di Guru: veri, umani, sfaccettati, non solo buoni, non solo cattivi. Si staglia su tutti la figura di Guru: vitale, esuberante, energico, ma anche disonesto, aggressivo, poco incline alla riflessione morale. E uno degli aspetti più singolari del film è il rapporto conflittuale e sanguigno che si instaura fra il protagonista e Nanaji, un rapporto che non si spezza malgrado le profonde divisioni e le lotte che li vedranno combattere in fronti opposti. La regia e le inquadrature sono da manuale. Le interpretazioni indimenticabili. La colonna sonora magnifica e indispensabile.

Un applauso a Mani Ratnam per la regia e per la sceneggiatura, a Raja Menon per la fotografia, a Vijay Krishna Acharya per i dialoghi, ad Abhishek Bachchan, ad Aishwarya Rai. E pollice verso ai soliti miopi distributori italiani per averci ancora una volta privati della possibilità di ammirare su grande schermo non un film ma un'opera d'arte. I capolavori di questo calibro non hanno bisogno di effetti speciali e di tecnologia 3D: conquistano con la loro eccellenza.

TRAMA

La pellicola racconta una storia che abbraccia trent'anni. Nel 1951 il giovanissimo Guru (Abhishek Bachchan) emigra ad Istanbul in cerca di lavoro. Ma coltiva un sogno: mettersi in proprio. Da adulto, accompagnato dalla moglie Sujata (Aishwarya Rai), ci prova a Mumbai, districandosi fra regole corporative e difficoltà di vario tipo. Il nostro eroe non si dà per vinto. E non accetta un no come risposta. Anche se questo significa corrompere, frodare, truffare, infrangere la legge.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* Abhishek Bachchan. Superbo, incontenibile, naturale. Ci si innamora all'istante del suo magico, ottimista Guru, di quando suona per scherzo la campanella della scuola, di quando sogna il futuro dondolandosi sull'altalena, di quando ammira compiaciuto l'adipe intorno all'addome. Ma soprattutto di quando mostra la sua ottima tecnica nel gioco del golf...

* Aishwarya Rai e la sua irraggiungibile bellezza, la sua insuperabile eleganza. Nelle splendide coreografie di Barso Re e di Tere Bina risulta ben chiaro il motivo per cui Ash sia la principale causa d'insonnia per la metà della popolazione maschile del pianeta. Sua la battuta migliore in un copione affollato di dialoghi indimenticabili: 'Lo sai che è già mattina in molte parti del mondo? Non riesci a pensare ad altro che a questo villaggio?'. Parole che sintetizzano alla perfezione il messaggio del film.

* L'intesa piena di calore condivisa da Abhishek e da Ash, innamorati per davvero: annunceranno ufficialmente il loro fidanzamento due giorni dopo la distribuzione di Guru. Indimenticabili lo scambio di battute alla stazione (video), le occasioni cercate, le effusioni rubate, le schermaglie notturne (video versione tamil). Ammirateli in Tere Bina. Grande coppia, sullo schermo e nella vita.

* Vidya Balan e la sua dolente performance. Gli irresistibili sorrisi, la dolcezza dello sguardo, la potente descrizione di una malattia che devasta, lo strenuo attaccamento alla vita. E l'amaro, disperato bacio (video). Vidya ricopre un ruolo minore, ma sufficiente a regalare alcuni dei momenti più intensi di Guru.

RECENSIONI

The Times of India:
Malgrado il regista metta valorosamente a nudo i crimini perpetrati dal settore industriale, improvvisamente alla fine preferisce ritrarsi e dipingere come un eroe un uomo che giustifica le frodi commesse in nome del pubblico interesse. E' l'ambivalenza morale del film che in qualche modo lascia insoddisfatti. Da un punto di vista cinematico Guru è la quintessenza di Mani Ratnam. Ciascun fotogramma è stupendo, complici le meraviglie della fotografia di Rajiv Menon. La combinazione di A.R. Rahman e di Gulzar crea magie con la melodia. Abhishek mette corpo e anima in un ruolo da sogno, anche se talvolta sembra che il personaggio gli richieda troppo, specialmente nel climax. Aishwarya Rai non riesce a crescere col suo ruolo. Il primo tempo è intensamente drammatico. Il secondo si dilunga e risulta ripetitivo. Ma Guru è una pellicola importante perchè affronta un argomento nuovo e solleva un importante interrogativo sull'aggressivo apparato industriale indiano.
Nikhat Kazmi, 13.01.07

Cinema Hindi: *****
Punto di forza: i personaggi, la fotografia, la sceneggiatura, le interpretazioni, ecceccecc.
Punto debole: Ratnam è, come noi, innamorato del suo protagonista, e gli perdona un po' troppe cose. Inoltre l'accenno a Gandhi nel finale si doveva evitare. Ma i pregi del film sono tanti e tali da annebbiare il giudizio e da indurre a perdonarne le debolezze.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Abhishek Bachchan - Gurukant Desai
* Aishwarya Rai - Sujata, moglie di Guru
* Mithun Chakraborty (Veer) - Manik Dasgupta detto Nanaji
* Vidya Balan (Ishqiya) - Meenu, nipote di Nanaji
* R. Madhavan (3 idiots) - Shyam Saxena, collaboratore di Nanaji e marito di Meenu
* Arya Babbar (Jail) - Jignesh, fratello di Sujata
* Manoj Joshi (Satta) - Ghanshyam Bhai, braccio destro di Guru
* Mallika Sherawat (Dasavatharam) - item song Mayya

Sceneggiatura e regia: Mani Ratnam
Dialoghi: Vijay Krishna Acharya
Colonna sonora: composta da A.R. Rahman, con testi di Gulzar, è di qualità eccellente. Segnaliamo Mayya, dalle esotiche sonorità mediorientali, interpretato da Maryem Tollar, cantante di origine egiziana; il pluripremiato Barso Re, interpretato da Shreya Ghoshal; Tere Bina, interpretato dallo stesso Rahman; il sostenuto Baazi Laga, interpretato da Udit Narayan (audio); e il dolcissimo Jaage Hain, con l'appassionato gioco di voci di Chitra e di Rahman, accompagnati dal Madras Chorale Group (audio).
Coreografia: le coreografie firmate da Saroj Khan (Devdas) e da Brinda (Yuva) sono tutte splendide. Oltre ai già citati Mayya, Barso Re, Tere Bina, vi suggeriamo anche Ek Lo Ek Muft.
Fotografia: Rajiv Menon (Bombay)
Scenografia: Samir Chanda (Delhi-6)
Montaggio: Sreekar Prasad (Kaminey)
Anno: 2007
Awards (selezione):
* Filmfare awards: miglior coreografia (Saroj Khan per Barso Re), miglior colonna sonora, miglior compositore, miglior cantante femminile (Shreya Ghoshal per Barso Re), miglior scenografia.
* IIFA awards: miglior compositore e miglior cantante femminile (Shreya Ghoshal).
* Star screen awards: miglior compositore e miglior cantante femminile (Shreya Ghoshal).
* Zee cine awards: miglior compositore e miglior cantante femminile (Shreya Ghoshal).

RASSEGNA STAMPA/VIDEO

* 09.01.07, Bollywood Hungama: intervista a Mani Ratnam
* 10.01.07, Bollywood Hungama: intervista ad Abhishek Bachchan
* Bollywood Hungama: The making, prima, seconda e terza parte
* Video: première mondiale di Guru a Toronto
* Video: intervista a Mani Ratnam alla proiezione di Guru a New York
* Video: intervista ad Aishwarya Rai alla proiezione di Guru a New York
* Bollywood Hungama: video che raccoglie le dichiarazioni di Mani Ratnam
* Bollywood Hungama: video che raccoglie le dichiarazioni di Abhishek Bachchan

CURIOSITA'

* Guru è stato proiettato al Festival Internazionale del Film di Roma nel 2007 nella sezione Focus India, insieme a Gandhi my father, The last Lear e No smoking. Pagina del sito ufficiale del festival dedicata a Guru. E' stato inoltre presentato al Tongues on Fire London Asian Film Festival 2010. Aggiornamento del 4 giugno 2012: Guru verrà trasmesso quest'estate su Rai Movie.
* La Mumbai degli anni cinquanta rappresentata nel film è stata ricostruita a Chennai in uno dei più grandi set mai allestiti. Lo scenografo Sameer Chanda ha effettuato approfondite ricerche. Il risultato è uno spaccato di città curato nei minimi dettagli e completo di tram, case, comparse abbigliate in costumi di quegli anni.
* Abhishek Bachchan, su richiesta di Mani Ratnam, è dovuto ingrassare undici chili per impersonare meglio il ruolo di Guru da adulto.
* Mithun Chakraborty, nato a Calcutta e grande appassionato di cricket e di calcio, prima di entrare nell'industria cinematografica si avvicinò al movimento naxalita bengalese, da cui si dissociò dopo la morte accidentale del fratello. Mithun e la sua famiglia, a seguito di questa defezione, nel corso degli anni hanno ricevuto continue minacce da parte dei naxaliti. Mithun ha sempre coltivato una carriera parallela a quella bollywoodiana, interpretando diversi film d'autore e conquistando ben tre National Awards. L'attore aveva già recitato in due film intitolati Guru: nel 1989 e nel 2005.
* Vijay Krishna Acharya ha firmato la sceneggiatura di Dhoom 2 - Back in action, nonchè la sceneggiatura e la regia di Tashan.
* Ricordiamo che Mani Ratnam, Aishwarya Rai, Abhishek Bachchan e A.R. Rahman (e l'attore tamil Vikram) sono attesi alla proiezione di Raavan alla prossima Mostra del Cinema di Venezia.
* Molti ritengono che la storia di Guru si ispiri alla vita del noto industriale Dhirubhai Ambani, fondatore del gruppo Reliance. Come il protagonista del film, anche Ambani era originario del Gujarat, figlio di un maestro di scuola. Dhirubhai tornò in India, dopo un periodo di lavoro all'estero, per occuparsi di poliestere, e fu spesso accusato di frode e di atti illeciti. La famiglia Ambani è considerata una delle più ricche al mondo. Il gruppo Reliance, fondato nel 1958 a Mumbai, si dirama in vari settori: petrolchimico, tessile, assicurativo, telecomunicazioni. Dirubhai è morto nel 2002. Il timone delle sue aziende è passato ai figli Anil e Mukesh che, in disaccordo fra loro, hanno diviso in due l'impero.
* Film che trattano il tema delle frodi perpetrate dalle aziende: Corporate.

GOSSIP & VELENI

* Abhishek Bachchan e Aishwarya Rai si sono sposati il 20 aprile 2007, tre mesi dopo la distribuzione di Guru.
* Pare che Mithun Chakraborty, coniugato, abbia avuto una relazione segreta con Sridevi.

28 luglio 2010

Y U V A


Con Yuva Mani Ratnam regala un prodotto fresco e insolito, tiepidamente accolto da pubblico e critica alla sua distribuzione nel 2004, ma che, nel corso degli anni, ha raccolto sempre più consensi assurgendo allo status di film-culto. Yuva offre uno spaccato abbastanza interessante dei giovani indiani urbanizzati dei primi anni duemila attraverso la narrazione di tre storie che illustrano tipologie diverse di ragazzi: Lallan è rozzo, non istruito, violento, e la sua vita segue un percorso in caduta libera privo di redenzione; Michael è intelligente, idealista, altruista; Arjun è confuso e superficiale, ed è l'unico dei tre a subire una formazione ed un cambiamento.

Il soggetto è brillante e poco comune in una cinematografia come quella hindi innamorata della giovinezza, giovinezza che però viene quasi sempre rappresentata in modo irrealistico e stereotipato. La sceneggiatura è di buon livello, soprattutto nel primo, splendido episodio. I dialoghi di Anurag Kashyap sono stringati e sinceri. I personaggi sono definiti con cura, compresi quelli minori. Spicca Lallan, un ruolo davvero da urlo, sanguigno, carnale, così diverso dai soliti personaggi di cartapesta che infestano il cinema hindi. Spicca la singolarità dei ruoli femminili, indipendenti e forti. Da menzionare anche la figura del politico corrotto, quasi simpatico, persino paterno. La narrazione è sostenuta e coinvolgente, con colpi di scena piuttosto plausibili. Alcuni episodi ricordano la retorica sovietica, diluita però in salsa indiana. La politicizzazione studentesca non è trattata in modo pedante, ed è vista più come una manifestazione positiva di esuberanza giovanile che come un fenomeno sociale. Ma il messaggio arriva forte e chiaro. Le sequenze d'azione, invece, sembrano mutuate dai film estremo-orientali.

Da un punto di vista tecnico si apprezzano le ottime inquadrature, una regia decisa, la fotografia, il montaggio. E il fatto che ciascuna delle tre storie sia realizzata seguendo uno stile diverso, rappresentativo del personaggio. La colonna sonora di Rahman lascia un po' spiazzati: diversa dalla maggior parte degli altri lavori del maestro, è più elettronica, meno drammatica. Singolare quanto il soggetto di Yuva, con una delle rare (e convincenti) tracce ballabili composte da Rahman, Fanaa. Da citare la splendida interpretazione vocale di Sunitha Sarathy in Anjaana Anjaani.

Quanto al cast, Abhishek Bachchan lascia senza parole, regalando la migliore interpretazione della sua carriera. Vale la pena vedere Yuva anche solo per godersi la sua strabiliante performance che riesce ad oscurare persino due attori di razza come Rani Mukherjee e Vijay Raaz. Ajay Devgan è appassionato, Vivek Oberoi volonteroso. Rani non delude mai. Esha Deol osa un po' di espressività. Kareena Kapoor, qui in versione pre-size zero, è piacevolissima e frizzante. Sonu Sood, Vijay Raaz, Saurabh Shukla e Om Puri sono impeccabili. Un cast d'insieme davvero azzeccato.

TRAMA

Yuva è ambientato a Kolkata. Un ragazzo in motocicletta, Michael (Ajay Devgan), dopo aver offerto un breve passaggio ad Arjun (Vivek Oberoi), viene colpito da tre pallottole sparate da Lallan (Abhishek Bachchan). Da questo episodio si dipanano le tre storie narrate da Yuva. Lallan, appena uscito di galera, recupera la moglie Shashi (Rani Mukherjee) ma non vuole saperne di mettere la testa a posto. Michael è il capo riconosciuto del movimento studentesco universitario. Arjun sogna gli Stati Uniti, sino a quando non incontra Meera (Kareena Kapoor).

RECENSIONI

Cinema Hindi: ****
Punto di forza: la potente e feroce interpretazione di Abhishek Bachchan (*****). Lallan è ciclopico.
Punto debole: le storie di Michael e di Arjun sembrano meno graffianti ed emotive rispetto a quella di Lallan.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Abhishek Bachchan - Lallan Singh
* Ajay Devgan - Michael Mukherjee
* Vivek Oberoi (Company) - Arjun Balachandran
* Rani Mukherjee - Shashi, la moglie di Lallan
* Kareena Kapoor - Meera, la fidanzata di Arjun
* Esha Deol (Darling) - Radhika, la fidanzata di Michael
* Vijay Raaz (Barah Aana) - l'amico di Lallan
* Sonu Sood (Jodhaa Akbar) - Gopal Singh, il fratello di Lallan
* Om Puri - Prosenjit Bhattacharya, il politico
* Saurabh Shukla (Luck by chance) - il medico

Sceneggiatura, co-produzione e regia: Mani Ratnam
Dialoghi: Anurag Kashyap
Colonna sonora: A. R. Rahman. Segnaliamo il ritmato Dol Dol, il coinvolgente Dhakka Laga Bykka, e i già citati Fanaa e Anjaana Anjaani (titolo alternativo Khuda Hafiz).
Coreografia: Brinda (Raavan)
Fotografia: Ravi K. Chandran (Black)
Montaggio: Sreekar Prasad (Kaminey)
Traduzione del titolo: i giovani.
Anno: 2004
Awards (selezione):
* Filmfare awards: miglior attore non protagonista Abhishek Bachchan, miglior attrice non protagonista Rani Mukherjee, miglior film per la critica, miglior sceneggiatura.
* IIFA awards: miglior attore non protagonista Abhishek Bachchan.
* Screen awards: miglior attore non protagonista Abhishek Bachchan, miglior attrice non protagonista Rani Mukherjee.

RASSEGNA STAMPA/VIDEO

* 17.05.04, Rediff: intervista ad Abhishek Bachchan, prima e seconda parte
* 19.05.04, Bollywood Hungama: intervista a Vivek Oberoi
* 20.05.04, Rediff: intervista a Mani Ratnam

CURIOSITA'

* Yuva è stato realizzato simultaneamente anche in tamil, col titolo Ayutha Ezhuthu. R. Madhavan ricopre il ruolo parallelo a quello di Abhishek Bachchan e Surya quello di Ajay Devgan. Esha Deol interpreta entrambe le versioni. Per la prima volta Ratnam si cimenta con un doppio film: in precedenza le sue pellicole erano state solo doppiate in lingue diverse.
* Pare che Yuva sia stato presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, ma nel sito ufficiale del festival non abbiamo trovato tracce. Aggiornamento del 24.11.10: la pellicola è stata proiettata al Tongues on Fire London Asian Film Festival 2010.
* Vivek Oberoi, durante la funambolica sequenza d'azione con Abhishek e Ajay in mezzo al traffico, è incorso in un incidente piuttosto serio che gli ha causato una grave frattura: uno stunt-man è scivolato con la moto investendo l'attore. Ricoverato in ospedale con ancora il sangue finto sul volto, Vivek si è divertito un mondo a prendersi gioco dei medici simulando un trauma cranico...
* Sembra che il nome di Anurag Kashyap sia stato suggerito a Mani Ratnam da Ram Gopal Varma.
* Riferimenti a Bollywood: Sushmita Sen. Menzionato anche il noto regista bengali di film d'autore Satyajit Ray.
* Riferimenti all'Italia: Vivek Oberoi pronuncia la parola cappuccino.
* Testi in italiano dedicati a Yuva: recensione pubblicata dal sito Asian Feast.
* Film che trattano il tema della politica nelle università: Gulaal, Haasil, Kaalbela (in lingua bengali).

GOSSIP & VELENI

* Vivek Oberoi e Abhishek Bachchan in una scena di Yuva se le suonano di santa ragione. Ricordiamo che Abhishek è il marito di Aishwarya Rai e che Vivek Oberoi è uno dei suoi ex-fidanzati...

16 luglio 2010

DIL SE


Dil Se segna il debutto di Mani Ratnam nella cinematografia hindi e chiude la trilogia sul terrorismo. Dopo aver affrontato la delicata questione del Kashmir in Roja e della convivenza spesso problematica fra hindu e musulmani in Bombay, Ratnam in Dil Se tocca un argomento poco noto ma spinoso: i fragili equilibri nell'area nord-orientale del subcontinente, un insieme di piccoli Stati annessi forzosamente all'India dagli inglesi, senza alcun rispetto per l'indipendenza di cui avevano goduto per gran parte della loro storia.

Basterebbe solo questo a rendere Dil Se interessante e consigliabile a dispetto delle sfilacciature nella trama. Ma la pellicola ci regala anche uno dei ruoli femminili più affascinanti e complessi del cinema hindi. Ratnam aveva mostrato in Bombay e soprattutto in Roja una grande attenzione per le protagoniste delle vicende narrate. In Dil Se la misteriosa, silenziosa Meghna cattura la scena dalla prima inquadratura all'ultima, riuscendo nel non facile compito di oscurare l'esuberante antagonista maschile interpretato da Shah Rukh Khan. Un'altra caratteristica che rende Meghna quasi unica: è un personaggio negativo che non si redime per amore ed anzi trascina con sè nella sua follia criminale l'uomo che ama.

Dil Se spicca nella trilogia di Ratnam - e in buona parte della cinematografia hindi - perchè è il terrorista ad essere il protagonista della vicenda, e, malgrado le reticenze di Meghna, la sua storia personale e le sue ragioni vengono approfondite. Ricordiamo che in Roja il personaggio affidato a Pankaj Kapoor rimane ai margini, recita battute poco convincenti e la sua redenzione finale appare debole. In Bombay gli argomenti che spingono hindu e musulmani a massacrarsi senza pietà sono concentrati in pochi (efficaci) dialoghi, mentre il risalto maggiore è posto sulle tragiche conseguenze. Inoltre Roja e Bombay si chiudono con un messaggio di speranza, Dil Se no. E forse questo è uno dei fattori che ne ha decretato l'insuccesso al botteghino indiano, anche se all'estero Dil Se ha guadagnato consensi clamorosi: è stata la prima pellicola indiana ad entrare nella classifica dei dieci film più visti in Gran Bretagna.

La regia, pur dignitosa, non pone Dil Se all'altezza di Bombay, che rimane il capitolo più convincente della trilogia. Dil Se vanta però un insolito, triste fascino che poche pellicole hindi sono riuscite ad eguagliare. Nello sviluppo della trama sono molte le imperfezioni. Il soggetto è davvero brillante, ma la sceneggiatura spesso lo impoverisce anzichè impreziosirlo. Troppe coincidenze portano Amar e Meghna sullo stesso sentiero. E gli implausibili colpi di scena finali fanno sorridere. Ratnam, forse consapevole del fatto che una storia come quella narrata nel suo film non sarebbe stata accolta favorevolmente dal pubblico, nel tentativo di bollywoodianizzare Dil Se qui e là ha un po' pasticciato. Le riprese sono state effettuate in località da sogno (Ladakh, Assam, Kerala) ma non con la stessa spettacolare resa di Roja e di Bombay (ad eccezione dell'incantevole visualizzazione del brano Satrangi Re). La fotografia e il montaggio sono di qualità ma non al livello delle due pellicole precedenti.

Manisha Koirala, struccata e priva di glamour, regala una performance indimenticabile. Le sue origini nepalesi e i suoi tratti somatici l'hanno resa perfetta per un ruolo difficile per ottenere il quale ogni attrice farebbe carte false. Shah Rukh Khan, a tre anni dal successo planetario di Dilwale Dulhania Le Jayenge, è nel 1998 la giovane, luminosa star di Bollywood. Shah Rukh funge da richiamo e non solo: l'attore è la scelta giusta per interpretare l'appassionato ed estroverso Amar, contrapposto all'enigmatica, distante Meghna. Ma in Dil Se nel complesso non offre la sua performance migliore, inoltre Amar non è psicologicamente definito. Preity Zinta, al suo debutto, è naturalissima. Il personaggio di Preeti è il più azzeccato dopo quello di Meghna.

L'intrigante colonna sonora include un gioiello: il celeberrimo Chaiyya Chaiyya, probabilmente il più noto e il più amato brano hindi di tutti i tempi, ripreso da Spike Lee (in originale e in versione remix - ad opera di Panjabi MC) in Inside man e citato persino in programmi televisivi italiani. La coreografia di Chaiyya Chaiyya è diventata un cult e ha lanciato Farah Khan nell'olimpo di Bollywood. Una menzione speciale per la visualizzazione del brano Jiya Jale, nella quale Shah Rukh Khan sfoggia un look pre-Asoka da infarto.

TRAMA

Amar (Shah Rukh Khan) è un giornalista di All India Radio spedito nelle regioni nord-orientali per un'inchiesta sulle celebrazioni dei 50 anni dell'indipendenza indiana. In una sperduta stazione ferroviaria, in una notte fredda e piovosa, incontra l'enigmatica Meghna (Manisha Koirala).

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* La sequenza dello show radiofonico di Amar: Shah Rukh Khan è incontenibile e ci offre un saggio del suo celebre istrionismo (video).

RECENSIONI

Cinema Hindi: ***1/2
Punto di forza: l'interpretazione stellare di Manisha Koirala (*****)
Punto debole: la sceneggiatura non sempre all'altezza delle intenzioni

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Manisha Koirala (Bombay) - Meghna
* Preity Zinta - Preeti
* Raghuvir Yadav (Firaaq) - Shukla, l'assistente di Amar
* Zohra Sehgal (Cheeni Kum) - la nonna di Amar
* Piyush Mishra (Gulaal) - il poliziotto
* Malaika Arora (Housefull) - item song Chaiyya Chaiyya

Soggetto, sceneggiatura e regia: Mani Ratnam
Produttori: Shekhar Kapur (regista di Elizabeth e di Elizabeth: the golden age), Ram Gopal Varma, Mani Ratnam
Dialoghi: Sujatha (Guru), Tigmanshu Dhulia (Family: ties of blood)
Colonna sonora: composta da A.R. Rahman - con testi di Gulzar -, è probabilmente uno dei migliori lavori del musicista di Madras. Oltre al già citato Chaiyya Chaiyya, segnaliamo anche lo splendido Dil Se Re (interpretato dallo stesso Rahman) e il dolcissimo E Ajnabi.
Coreografia: Farah Khan
Fotografia: Santosh Sivan (Roja)
Montaggio: Suresh Urs (Bombay)
Traduzione del titolo: col cuore (letteralmente: dal cuore).
Anno: 1998
Awards (selezione):
* National Film Award per la miglior fotografia
* Filmfare Awards per la miglior colonna sonora, per i migliori testi, per il miglior debutto femminile (Preity Zinta), per le migliori coreografie, per la miglior fotografia, per la miglior voce maschile (Sukhwinder Singh per Chaiyya Chaiyya).
Sito ufficiale

RASSEGNA STAMPA/VIDEO

* Video: presentazione della colonna sonora, con A.R. Rahman, Shah Rukh Khan, Manisha Koirala, Preity Zinta e Farah Khan. Versione live di Chaiyya Chaiyya con Sukhwinder Singh e Sapna Avasti. Prima e seconda parte.
* Video: Shah Rukh Khan e Malaika Arora interpretano dal vivo la coreografia di Chaiyya Chaiyya durante la presentazione della colonna sonora.
* Aggiornamento dell'8 giugno 2022: The self and the other: racialisation of the Northeastern region, Anushka Chaudhuri, Senses of Cinema, maggio 2022. Il testo prende in esame Dil Se, Chak De! India e Axone.

CURIOSITA'

* Dil Se è stato proiettato, fra gli altri, al festival di Berlino, dove si è aggiudicato un premio speciale.
* L'area nord-orientale dell'India si distingue dal resto dell'immenso Paese sia dal punto di vista etnico che da quello linguistico, ed è inoltre popolata da diversi gruppi tribali. Geograficamente in posizione isolata, l'area ha visto nel corso degli anni l'insorgere di movimenti locali armati che rivendicano l'autonomia dei propri Stati dall'Unione indiana. A titolo di esempio, nel solo Assam dal 1990 ad oggi si sono susseguiti scontri violenti fra l'esercito indiano e commandos estremisti dell'ULFA (United Liberation Front of Asom) che hanno provocato la morte di circa diecimila persone (fonte: Wikipedia).
* All India Radio è il canale radiofonico governativo indiano, con sede a Delhi. Fondato nel 1936, è uno dei network più estesi del mondo. Sito ufficiale.
* Film che trattano il tema del terrorismo: vedi le note a Roja e a Bombay. Film nei quali uno dei protagonisti è un terrorista: Fanaa, Kurbaan, New York. Film girati in Ladakh: Lakshya, LOC Kargil, in parte 3 idiots.

GOSSIP & VELENI

* Malaika Arora è sposata con Arbaaz Khan (Fashion), fratello di Salman Khan.
* La vita di Zohra Sehgal ha del romanzesco. Vi invitiamo a leggere la pagina di Wikipedia a lei dedicata.

01 luglio 2010

B O M B A Y


Prodotto dalla Amitabh Bachchan Corporation, Bombay è uno dei film più importanti della cinematografia in lingua tamil, nonchè il secondo tassello della cosiddetta trilogia sul terrorismo realizzata da Mani Ratnam, dopo Roja e prima di Dil Se. Bombay rappresenta indubbiamente un'evoluzione rispetto a Roja, in termini di narrazione e di autenticità. La drammatizzazione non è mai eccessiva e rende la pellicola estremamente emozionante. La retorica, quando presente, è contenuta. Il soggetto è corposo. La sceneggiatura cresce a mano a mano che la storia procede, regalandoci un primo tempo superbo da un punto di vista estetico - nel quale le vicende gradualmente prendono vita, accennando qua e là all'argomento principale -, e un secondo tempo davvero grandioso, con Ratnam al suo meglio. Il film si trasforma: la storia, da personale e tutto sommato ottimista, diventa altamente drammatica, innestandosi nelle tragedie (reali) dei primi anni novanta. Alcune sequenze traboccano di emotività, altre trafiggono lasciando ammutoliti.

Se qualcuno nutre ancora dubbi sull'abilità registica di Ratnam, Bombay è qui a confutarli. La mano sicura e potente del regista (e sceneggiatore) impregna la pellicola - soprattutto la seconda parte - non solo di visioni che incantano, ma anche di solidità, denuncia, realismo. E la scelta di calare nell'orrore degli scontri hindu-musulmani una coppia mista proveniente dal sud dell'India, è un colpo di genio, così come è interessante che il protagonista sia un giornalista: Shekhar intervista vittime, mandanti ed esecutori di entrambi gli schieramenti, mostrando così le ragioni e i drammi di tutte le parti coinvolte. La sceneggiatura incastra alla perfezione i due aspetti del film, quello più lieto e ipnotico con quello tragico (pur mantenendo la qualità estetica ad altissimi livelli), alchimia che raramente riesce nel cinema popolare indiano malgrado ne costituisca una caratteristica peculiare. I dialoghi sono quasi sempre azzeccati, oltre che emotivi. L'incalzante colonna sonora di Rahman sottolinea sapientemente stati d'animo e orrori. Le coreografie e le visualizzazioni dei brani cantati sono deliziose (una su tutte: Kehna Hi Kya).

Quanto alle interpretazioni, Manisha Koirala, oltre che regale e bellissima, rende giustizia al suo ruolo in modo insolitamente espressivo. Arvind Swamy è apprezzabile nella sua semplicità, col suo aspetto da uomo comune così diverso dall'iconografia classica (almeno per noi) dell'eroe. Arvind regala il meglio di sè nel secondo tempo, assistendo e partecipando agli eventi con misura frammista a coinvolgimento. Unico neo: in una pellicola esteticamente magnifica, avremmo preferito un attore più carismatico. Gradevolissimi i caratteristi Nasser e Akash Khurana. Impeccabili i piccoli attori.

Bombay non è solo splendido da guardare. E' intenso, emozionante, significativo, necessario. Bombay si pone al livello dei film di miglior fattura del cinema indiano, e di certo Sanjay Leela Bhansali ha imparato parecchio da Ratnam. Anche le visualizzazioni mozzafiato dei brani di Rahman realizzate da Subhash Ghai in Taal devono molto a Roja e a Bombay. Ma la pellicola non sfigura nemmeno accanto a lavori più autoriali e di denuncia, raggiungendo un mix sorprendente di intrattenimento e di serietà. Dunque: standing ovation a Mani Ratnam.

TRAMA

Shekhar (Arvind Swamy) torna per un breve soggiorno al suo villaggio nel Tamil Nadu da Bombay, città dove studia e lavora. La sua famiglia è molto rispettata. Il padre (Nasser) è un fervente hindu. Shekhar si innamora, ricambiato, di Bano (Manisha Koirala), musulmana, figlia di Bashir (Akash Khurana), un umile fabbricante di mattoni. Il loro matrimonio viene osteggiato. Shekhar torna a Bombay. Bano fugge da casa e lo raggiunge. La loro felicità è completata dalla nascita dei gemelli Kabir e Kamal, cresciuti nel rispetto delle due religioni. Ma nel 1992 i fondamentalisti hindu distruggono ad Ayodhya la moschea Babri, provocando un'ondata di violenze a Bombay e in tutta l'India.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* Sono moltissime le scene indimenticabili di Bombay, sia liete che drammatiche: il film è davvero ottimamente costruito. Ma forse le più significative sono due: l'incredulità terrorizzata di Bano alla richiesta di un'offerta per la distruzione della Babri Masjid e per la ricostruzione di un tempio hindu al suo posto; e la forte dichiarazione di Shekhar che, dinanzi agli orrori che hanno colpito anche la sua famiglia, rinnega la sua appartenenza a qualunque credo.

ASSOLUTAMENTE DA DIMENTICARE

* Nella coreografia interpretata da Sonali Bendre, Ek Hogaye Hum Aur Tum, il primo ballerino è francamente imbarazzante. Da bendarsi gli occhi.

RECENSIONI

Cinema Hindi: ****1/2
Punto di forza: la superba confezione; l'emotività del secondo tempo.
Punto debole: Arvind, per buona parte del primo tempo, è un po' fuori luogo.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Arvind Swamy (Roja) - Shekhar
* Manisha Koirala (Khamoshi the musical) - Shaila Bano, moglie di Shekhar
* Nasser (Roja) - Narayan, il padre di Shekhar
* Akash Khurana (Kurbaan) - Bashir, il padre di Bano
* Harsha e Hriday- i gemelli Kabir e Kamal
* Sonali Bendre (Kal Ho Naa Ho) - item song Ek Hogaye Hum Aur Tum (hindi)

Soggetto, regia e sceneggiatura: Mani Ratnam
Dialoghi: Umesh Sharma
Colonna sonora: composta da A.R. Rahman, è una delle colonne sonore più vendute di tutti i tempi. Il celeberrimo brano strumentale Bombay theme è stato utilizzato e/o campionato in diverse colonne sonore (vedi Lord of war con Nicolas Cage), filmati pubblicitari (vedi lo spot Volvic con Zidane), compilation (vedi Café del Mar 1998), eccetera. Fra gli altri brani, citiamo Kuch Bhi Na Socho (hindi), Kuchi Kuchi (hindi), Kehna Hi Kya (hindi).
Coreografia: Raju Sundaram (Kaminey) e Prabhu Deva (Pukar)
Fotografia: Rajiv Menon (Guru)
Montaggio: Suresh Urs (Roja)
Anno: 1995
Awards (selezione):
* National Awards per la miglior pellicola sul tema dell'integrazione nazionale e per il montaggio.
* Filmfare Awards per il miglior film e per la miglior attrice protagonista, entrambi assegnati dalla critica.

CURIOSITA'

* Il 6 dicembre 1992 i nazionalisti hindu distrussero la Babri Masjid ad Ayodhya, adducendo come ragione il fatto che la moschea era stata costruita sulle rovine di un tempio hindu. Nei disordini che seguirono, in tutto il Paese furono uccise - secondo Wikipedia - più di duemila persone. Nella sola Bombay, fra il dicembre 1992 e il gennaio 1993, circa novecento persone persero la vita, in prevalenza musulmane, e duemila rimasero ferite. Gli scontri a Bombay avvennero in due fasi: la prima, immediatamente successiva alla demolizione della moschea, fu scatenata dalla comunità musulmana; la seconda, avvenuta fra il 6 e il 20 gennaio 1993, fu provocata dalla reazione hindu all'omicidio di alcuni operai a Dongri, a sud di Bombay. Le violenze coinvolsero una vasta porzione della metropoli, e come conseguenza l'aspetto demografico di Bombay cambiò: un gran numero di musulmani residenti in aree prevalentemente hindu migrò in quelle musulmane e viceversa. Video della demolizione della moschea.
* Il coreografo Prabhu Deva ha diretto il film Wanted con Salman Khan.
* Film che trattano il tema della moschea Babri: Naseem. Film che trattano il tema degli scontri fra le diverse comunità etniche e religiose: Mr. and Mrs. Iyer, Dev, Dharm, Firaaq, Road to Sangam. Film che trattano il tema dei matrimoni misti: vi sono accenni in molte pellicole (a titolo di esempio, il thriller Kurbaan), anche di grande successo (Kabhi Khushi Kabhie Gham, My name is Khan), ma ne segnaliamo una su tutte, il sontuoso Jodhaa Akbar.