30 luglio 2022

HUM DO HAMARE DO


Segata via mezza stella per il maldestro trattamento del tema dell'adozione da parte della sceneggiatura. Il soggetto conteneva un brillante spunto per una commedia - un giovane uomo benestante, orfano da sempre, decide di adottare un padre e una madre -, ma la trama prende purtroppo una piega traditrice vanificandone l'originalità. Segata via un'altra mezza stella per l'insopportabile tiritera del wedding planner, con annesso imbarazzante zoo, e per il cugino rompiscatole.
Peccato perché Hum Do Hamare Do vanta un cast di un certo livello. Rajkummar Rao è l'adorabile attore che tutti amiamo, Paresh Rawal ispiratissimo, Ratna Pathak deliziosa e non mi stanco mai di ammirarla in azione, Kriti Sanon si sforza di offrire qualcosa che vada oltre il suo bell'aspetto e per questo la stimo. La sceneggiatura però è appesantita da un errore grosso come un macigno (le bugie non pagano e non mi fanno ridere) che assorbe una larga parte della storia, sottraendo spazio a tracce narrative più interessanti. Con il risultato di indebolire il rapporto fra i due protagonisti, complice anche una scrittura asfittica del personaggio di Anya, e di non far decollare quello, assai più tenero ed emozionante, fra i due genitori adottati. Sorvoliamo su dettagli abusati quali la figura del migliore amico privo di vita propria, o del promesso sposo che si rivela un perfetto idiota guarda caso al momento giusto. La regia non ha avvistato l'ostacolo contro cui HDHD stava andando a sbattere, o lo ha sottovalutato, e non si è quindi adoperata per aggirarlo.
Dopo una sfilza di thriller, avevo proprio voglia di un prodotto più leggero, ma HDHD è talmente inconsistente da volare via senza lasciare traccia.

TRAMA

Dhruv è un giovane imprenditore di successo. Anya una ragazza solare. Entrambi sono orfani. Anya desidera sposare un uomo la cui famiglia sia disposta ad accoglierla come una figlia. Dhruv si innamora di lei ma non osa confessarle di non avere i genitori. Anya ricambia il sentimento e non vede l'ora di conoscere i futuri suoceri. Dhruv decide allora di adottare per un breve periodo il celibe Premi e la vedova Deepti, due ex fidanzati che non si incontravano da anni. Ben presto il trio ci prende gusto a vivere come una famiglia, e anche Anya, ignara dell'inganno, si affeziona all'anziana coppia.

RECENSIONI

Film Companion:
'A vapid and unoriginal social comedy. Somewhere inside, there's a nice story about the core idea of family - but it's buried too deep to find it. (...) We've reached a stage in Hindi film discourse where if a movie is dated and formulaic, baffled viewers like myself tend to wonder if it's perhaps a deliberate ode to old-school Bollywood pulp. But I've no such conflicts about Hum Do Hamare Do, which is gratingly basic on many levels. (...) Happy song after sad song, the film seems to be going through the motions, more focused on following bullet-point structures than being honest about its themes. The performances barely matter'.
Rahul Desai, 29.10.21

Cinema Hindi: ** 1/2
Punto di forza: Ratna Pathak e Paresh Rawal (****). Le loro interazioni sono incantevoli.
Punto debole: sceneggiatura incauta, frettolosa scrittura dei personaggi, alcuni espedienti narrativi triti o forzati.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Rajkummar Rao - Dhruv
* Kriti Sanon - Anya, fidanzata di Dhruv
* Paresh Rawal - Premi (Purshottam), padre adottato da Dhruv
* Ratna Pathak - Deepti, madre adottata da Dhruv
* Aparshakti Khurana - Shunty, migliore amico di Dhruv

Regia: Abhishek Jain
Sceneggiatura: Prashant Jha
Colonna sonora: Sachin-Jigar
Fotografia: Amalendu Chaudhary
Montaggio: Dev Rao Jadhav
Traduzione del titolo: noi due i nostri due
Anno: 2021

CURIOSITÀ

* Il titolo del film è stato uno slogan della campagna indiana di pianificazione familiare.
* Riferimenti al cinema indiano: Amar Prem, brano Pe Pe Pepein.
* Riferimenti all'Italia: citati i gusti cassata e tutti frutti. Il wedding planner chiede a Dhruv se desidera dei genitori italiani.
* Film che trattano lo stesso tema: 14 Phere.

26 luglio 2022

V I K R A M


Vikram si sforza di catturare l'attenzione dello spettatore con un ritmo velocissimo, con numerose sequenze d'azione, con un'energetica colonna sonora. E con un cast da urlo per scritturare il quale qualsiasi regista sarebbe pronto ad uccidere. Kamal Haasan è anche il produttore di Vikram, ma ha generosamente accantonato il suo status di superstar per concedere ai colleghi ampio spazio di manovra. Kamal ha purtroppo contratto il coronavirus durante le riprese, e questo spiegherebbe un certo affaticamento rilevabile nella sua interpretazione. Vijay Sethupathi è al solito travolgente (pure in senso fisico), ed è un peccato che il suo personaggio sia così trito. Quanto a Fahadh Faasil, luminosa stella in prestito dal cinema malayalam, la mia ossessione è cosa nota: Fahadh è l'attore indiano più mostruosamente di talento oggi in circolazione, e nel film regala una performance precisa e inappuntabile in ogni aspetto. Ma vogliamo dimenticare il fulminante, sanguigno (anche sanguinolento) cameo di Suriya? Sarà l'eroe negativo nel sequel? C'è una petizione online da firmare?  

Vikram è un prodotto anche godibile, però manca di vera tensione, quella tensione che ti angoscia e ti tiene avvinto allo schermo (come in Kaithi, ottimo action thriller diretto nel 2019 dallo stesso regista). La sceneggiatura e la regia si sono dannate per sacralizzare l'aura e il carisma degli attori protagonisti e per creare occasioni utili all'innesto delle scene d'azione. Il resto? Assente o inaccurato. La trama è macchinosa, soprattutto nel primo tempo (la sceneggiatura è comunque estremamente ingegnosa nell'offrire, con un gioco ad incastri, i tasselli che compongono la storia). Affollamento di eventi che si snocciolano in rapida successione. Personaggi che spuntano come funghi - appaiono, scompaiono, riappaiono. Nomi, volti, combattimenti. Nel secondo tempo tutto si semplifica, ma, a parte le sequenze d'azione, rimane poco altro.

TRAMA

Due agenti della narcotici (di cui uno corrotto) e un civile (padre del poliziotto onesto) vengono uccisi da un gruppo armato e mascherato. Il caso è assegnato ad un corpo speciale capitanato da Amar. L'indagine di Amar si concentra sul narcotrafficante locale, Sandhanam, che risponde al boss Rolex, ma anche sull'enigmatico Karnan, il civile assassinato.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* La sequenza delle forchette è memorabile. Memorabile.

RECENSIONI

The Hindu:
'A new era has dawned in Tamil cinema. Lokesh Kanagaraj, the four-film-old filmmaker, has opened the gates to a new Cinematic Universe that hints at wondrous possibilities with Vikram as the first big step. There has never been a filmmaker before Lokesh to steer the conversation around delivering a true cinematic experience in the right direction. Before Lokesh, cinematic experience meant grand ideas and needless adornments to massage a star’s male crowd. But this filmmaker is committed to giving you an experience of a certain standard. There’s a certain taste, visual flavour and a certain style to the way he writes and directs. (...) But with Vikram, he plays it safe and goes by the demands of the market. (...) Do not get me wrong. Everything about Vikram is good - except for Kamal Haasan. Why do you even need the man for this film? Why make a film with Kamal when you don’t even get to register and feel his presence? (...) The disappointment comes from the fact that Lokesh has failed to realise the true potential of his idol - both as an actor and action star.  Nevertheless, there is a lot to chew on. (...) Right from the start, it is a thrill-a-minute ride with a battalion of characters. (...) As a writer-director, Lokesh does a neat job in the world-building exercise and sustains the intrigue. (...) Vikram truly comes alive post the adrenaline-filled interval scene. Action is Lokesh’s forte and the second-half has impressive stunts (...) and a superior camera work. (...) Yet, there is something missing. And that something leads us back to Kamal. You could quite see Lokesh’s struggle not knowing what to do with Kamal’s character as Vikram. (...) Vijay Sethupathi (...) is remarkable. (...) Perhaps after a long time, we see the effort he has put in to play a character and not be weighed down by the Sethupathi-ness. (...) There are two heroes in Vikram: Fahadh Faasil and Anirudh [Ravichander]. When there are no guns or deafening explosions, Anirudh’s background score does the talking. The entire film belongs to Fahadh. He is magnetic (...) and a scene-stealer'.
Srivatsan S., 03.06.22

Galatta:
'This is an action movie - the first real genre-specific action film of Tamil cinema. (...) You get all the emotion you need from Kamal's eyes or from Fahadh Faasil's sly body language. Fahadh is fantastic - he manages the considerable feat of almost stealing a Kamal movie. (...) The screenplay demands close attention - there's quite a bit of parallel narration. (...) It builds slowly and meticulously, adding micro-detail after micro-detail to a police procedural conducted by rogue cops, headed by the Fahadh character. And it cuts loose after the sensational interval block, becoming a full-fledged treat for action lovers, especially 80s/90s Hollywood action lovers. (...) There is not one bad performance in the bunch. (...) The only issue I had with Vikram is with Vijay Sethupathi's villain. He gets a terrific entry scene (...) and you expect great things from this character. But the writing is content to leave him a rather generic villain. It is left to the actor to add to the role more colour and flavour with his funky presence. (...) The film is all of a piece, perfectly realised and a perfect tribute to a great genre and a great actor. Even when absent from screen, we feel his presence'.
Baradwaj Rangan

Film Companion:
'Big guns, little glory in a derivative action film that's obsessed with references. Like how you start talking, only to realise mid-sentence that you no longer remember the point you were making, Vikram needs the crutch of a hundred films from before, and at least a couple from the future, to distract you from the hollowness of the moment that's actually playing on the screen. (...) It's disappointing to see one of our most gifted directors go the Marvel way to construct its mass moments around intertextuality. Like a game of connect the dots, it's not going to be easy for someone to really get Vikram without having watched a specific list of films. (...) Lokesh's clarity is what I missed the most. (...) There's always the feeling that you've already moved on to the next big action set piece, even before you've truly understood the point of the previous one. (...) What more can you write about a film that's so happy to live in the reflected glory of other films (and its massive star) that it forgets that Vikram is a film too?'.
Vishal Menon, 03.06.22

Cinema Hindi: ***
Punto di forza: Fahadh Faasil, il sorprendente cameo di Suriya, le bizzarrie di Vijay Sethupathi (da gustare nella sequenza di presentazione del suo personaggio), il carisma di Kamal Haasan. La fotografia notturna ha il suo fascino. Alcune scene divertenti (ad esempio: l'incontro con la prostituta, la bomba nel laboratorio di Sandhanam).
Punto debole: narrazione macchinosa, trama affollata di eventi e personaggi, mal realizzata la vicenda del bambino, fuori luogo il pippone sulla droga. Alcune sequenze ridicole o involontariamente esilaranti (ad esempio: la rianimazione del bambino, la scena dell'ascensore). Il continuo appellarsi baby fra Amar e la moglie. A proposito: Amar come rientra in camera dalla finestra dopo esser saltato al secondo piano inferiore? Amar e Vikram geniali e pieni di risorse ma: Amar non mette in sicurezza la moglie e Vikram non trasferisce il bambino (qua non si perdona niente, veh).

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Kamal Haasan - Karnan/Vikram, ex capo del primo corpo speciale governativo segreto denominato Black Squad
* Vijay Sethupathi - Sandhanam, trafficante locale di droga
* Fahadh Faasil - Amar, capo dell'attuale Black Squad
* Suriya (cameo) - Rolex, trafficante di droga, boss di Sandhanam
* Narain - ispettore Bejoy

Sceneggiatura e regia: Lokesh Kanagaraj
Dialoghi: Lokesh Kanagaraj, Rathna Kumar
Colonna sonora: Anirudh Ravichander. La colonna sonora ha un suo stile proprio, e costituisce una marcia in più per la pellicola. Segnalo i brani (tutti interpretati da Anirudh) Porkanda Singam (EDM version), Wasted, Pathala Pathala (testo e voce principale di Kamal Haasan), Once upon a time, e Vikram (che contiene un campione di Vikram Vikram, interpretato da Haasan, incluso nella colonna sonora del film Vikram del 1986).
Azione: AnbAriv. Le sequenze d'azione non sono spettacolari come quelle ideate, sempre da AnbAriv, per K.G.F (ormai una bibbia in tal senso). Da un certo punto in poi, si limitano allo sfoggio di armi sempre più rumorose e di dimensioni sempre più grandi. Ma la scena delle forchette è semplicemente geniale, e la resa dei conti finale godibile. 
Coreografia: Sandy 
Fotografia: Girish Gangadharan
Montaggio: Philomin Raj
Lingua: tamil
Anno: 2022

RASSEGNA STAMPA

'Lokesh Kanagaraj has never worked as an assistant to a director. He never went to film school. Instead, he maintains that he learnt filmmaking by watching Kamal Haasan’s films. In his four-film-old career, he admits to having written all his characters with shades of Kamal in them, drawing also from Kamal’s movie characters except for one film: Vikram. So the story goes that Lokesh had narrated an idea for Kamal, which the actor liked. The conversation veered towards Vikram (1986) and Lokesh, a fan of the original, was curious to know more about what Kamal originally conceived, which critics dismissed as far ahead of its time. At one point, Lokesh was so engrossed by Kamal’s idea - of a protagonist - that he stopped him right there and asked if he could borrow this character sketch and induct it into his narrative. The veteran warmed up to this idea. The meeting ended with Kamal providing the meat Lokesh was looking for, in addition to a weighty budget, a battalion of stars including Vijay Sethupathi and Fahadh Faasil, and an arcade of guns - most owned by Kamal himself. The new Vikram, says Lokesh, is a full-blown action extravaganza. (...)
Clearly you are fascinated by action films...
I am heavily influenced by the 1990s Hollywood films I grew up watching. (...) In Tamil cinema, there have been very few unadulterated action films such as Kuruthipunal, Chatriyan, Inaindha Kaigal and Theeran Adhigaram Ondru. When people ask me why my films happen at night, it is probably because of the impact of Oomai Vizhigal. When I started making films, I was influenced by Kamal sir’s Sathyaa. So, I was very particular that Vikram shouldn’t be just another action flick... I wanted the impact to linger on. (...)
How different is the writing for ‘Vikram’?
The initial pressure I had was to meet the expectation of fans. Even though I made it clear that I was a fanboy, I knew making a film with Kamal sir wasn’t an easy task. The actual pressure was to impress Kamal sir with my writing because he hasn’t done a movie close to six years [discounting Vishwaroopam 2 which was shot before]. From his side, I was sure he would be particular about a weighty script. In fact, he was so keen on the language and diction that I wanted to live up to his standard. He liked the original idea I had narrated to him. But because I was so impressed with his idea, when he did the original Vikram, I wanted to take his character and fit into my world. I took a long time to write and he was constantly in touch, though I was giving him excuses saying that it’s taking longer than usual. When I gave the bound script, he liked what I came up with and said, ‘This looks completely like your world. So, I’ll just come on board as an actor.’ For some films, you can gauge whether it will work or not at the writing stage. And there are films you know only after making them. Kamal sir understood that this film belonged to the latter. He was also convinced that I would pull it off because he’s seen my previous work and liked it. (...) Vikram still is an experiment for me in terms of storytelling. It is a complicated film dealing with various characters with layers to them. This film has two genres: the first half is full of mystery and the second half is full-blown action. In fact, the driving force itself is action in the latter half. I insist that Vikram will be a theatrical experience because of the kind of effort that went into its execution. (...) Imagine that scenario for 100-odd days, where you start work late into the evening and shoot till dawn. Imagine 1,000 people working all night with such a huge star cast to realise that dream. (...) After we wrapped up the Kamal Haasan portions, we still had the Fahadh and Vijay Sethupathi portions to shoot. Since this film has a particular timeline, we had to maintain continuity. As a filmmaker, I had the responsibility to make sure that my crew also has the same infectious energy that I have. (...)
Kamal rarely indulges in ‘fan service’ in his works. Everything is written into the framework of the film and is never in your face...
Yes. In fact, I was hesitant about the ‘Pathala Pathala’ song. I like Kamal sir as a dancer but at the same time, I wanted it to have some relevance in the film. He was okay with both and we knew the song would help in terms of marketing. Ultimately it was my call and I went ahead with it. Having said that, I haven’t glorified Kamal sir in Vikram because I don’t know how to do that. What I meant by fanboy was, there will be moments to celebrate but within the film. (...)
Filmmakers have said that working with a great actor makes the job easy.
I wanted to explore the action side of Kamal sir. Capturing him as a filmmaker was a blessing. (...) The main challenge I had was with Kamal sir’s portion. Obviously, it was an exciting challenge. Since this film happens in a particular timeline, he needed to maintain the character’s mood throughout. The more you explain to him about what you want, the better he gives and that too, in multiple variations. 
The one quality you admire in Kamal, Vijay Sethupathi and Fahadh Faasil?
I had lots of takeaways from all of them. I have huge respect for what Sethu (...) has done for this film. He underwent an acting workshop for his character and was trained by actor Pooja Devariya, who worked on his body language and diction. I am someone who believes in the actor’s inputs. I have so much to say about how Fahadh sir has this incredible capacity to switch on and off. The moment you say action, he transforms into something else and that focus he has is a wonder. There was a language barrier for Fahadh but he was quickly able to adapt to my style of working. I had long discussions with him about how he approaches his characters. Of course, Kamal sir is a towering figure. What surprised me was, when I asked him if he would like to watch an edited sequence, he vehemently said no. The reason he gave was even more surprising. He said, ‘If I look at it, I’ll only see the flaws.’ He didn’t want my confidence to take a hit. In fact, he looks at the monitor very rarely.
What was your experience directing your idol?
What I cherish the most is that in between breaks, I would ask him to share anecdotes and memories He doesn’t go into his caravan; he would sit on a chair reading on Kindle. (...) In Vikram, I have worked with my team who are also my close friends. But that wasn’t the case with Kamal sir. He used to hop film sets working with technicians of varying degrees of knowledge and experience. What I learnt, having interacted with Kamal sir, is that he has been running a one-man relay.
Does writing action come naturally to you?
Other than the actual choreography that happens on set, everything will be on paper. I make it a point that action scenes are as authentic as possible. The basic sketch of the scene will be there on paper. When I told AnbAriv, (...) they hugged me and said, ‘You have written everything. What more do you need from us?’ (...)
Suriya plays a cameo in ‘Vikram’. Was it to get a little more push at the box office?
We didn’t realise the market aspect when we brought him on board. Until then, we were campaigning with the rest of the stars (laughs). We wanted Suriya sir’s cameo to be a surprise but the news was leaked and we were forced to make it official. This wasn’t done for market push. His cameo will be a surprise to the audience. Kamal sir had announced at the audio launch about the possibility of extending this universe. Depending on the response, I have a few plans'.

CURIOSITÀ

* Oltre ad essere il sequel spirituale dell'omonimo film del 1986 (sempre interpretato da Kamal Haasan), Vikram è il secondo titolo del Lokesh Cinematic Universe (LCU), serie di action thriller. Il primo è il brillante Kaithi (2019). Oltre a qualche cameo, l'unico personaggio di rilievo comune ad entrambi i titoli è l'ispettore Bejoy. Karthi, protagonista di Kaithi, ha prestato la voce in Vikram. In futuro dovrebbero aggiungersi Kaithi 2 e Vikram 2
* Riferimenti al cinema indiano: numerosi. Cito Asuran (tamil, 1995).
* Riferimenti all'Italia: sbaglio o Vikram ad un certo punto fischietta il tema de Il buono, il brutto, il cattivo?

GOSSIP & VELENI

* Fahadh in Vikram è quasi bello. Non so di chi sia il merito - truccatore, regista, direttore della fotografia -, ma vorrei i contatti per beneficiare dello stesso trattamento.
* Questo caldo tropicale mi sta fondendo i neuroni. Se non tappo le orecchie, rischio che evaporino e chi li riacchiappa più. Controllo i sintomi dell'alzheimer: anche la difficoltà di concentrazione è nella lista. Dovrei allarmarmi, perché confesso che, alla prima visione, ho seguito con grande fatica la trama raccontata nel primo tempo di Vikram - capendoci poco o niente, facciamo niente. Alla seconda visione, al contrario, mi sono persino divertita (con moderazione). Quella sceneggiatura frammentata che aveva messo a dura prova la mia pazienza, mi ha in seguito intrigata. Non so cosa pensare. Meno male che non scrivo recensioni per vivere.

22 luglio 2022

A N E K


Non tutti possono (o vogliono) vedere un film più volte, il regista deve quindi rendere la sua pellicola pienamente comprensibile alla prima visione. Purtroppo non è il caso di Anek. Era tale l'urgenza di trasmettere il messaggio, che si è trascurato il resto. Il difetto principale è la narrazione fumosa e pasticciata. Il seme narrativo più interessante - il rapporto padre-figlia e il conflitto fra due opposte visioni -, viene marginalizzato a favore di eventi e personaggi meno stringenti, quando invece meritava di restare al centro della sceneggiatura e di essere sviluppato. Anek ne avrebbe guadagnato in termini di emotività e di condivisione del suo messaggio. I dialoghi sono rigidi, le conversazioni innaturali. Il ritmo è anarchico, le interpretazioni discontinue.

Anek va visto due volte (rassegnatevi). Alla seconda visione risulta più coeso, molti tasselli tornano al loro posto, si apprezza meglio la fotografia e si coglie l'ironia amara di alcune situazioni. Soprattutto ci si annoia meno - incredibile ma è così. Nel complesso la pellicola è di qualità discreta. Anek ha il pregio di aver convogliato l'attenzione del cinema popolare sull'annoso problema delle aspirazioni separatiste degli Stati nordorientali indiani (prima di Anubhav Sinha, solo Mani Ratnam nel 1998 con Dil Se). Inoltre ha il merito di aver audacemente concesso spazio anche al punto di vista dei separatisti, infischiandosene dell'ideologia nazionalista imperante. Anek in verità non è un prodotto di intrattenimento puro, ma, grazie ai nomi coinvolti, di sicuro ha raggiunto una fascia più larga di pubblico. Sinha ha giocato (maluccio) la carta del genere ibrido. Però un film (anche d'autore) non può limitarsi ad identificarsi con il suo messaggio. 

TRAMA

Aman è un agente governativo che opera sotto copertura in uno Stato non precisato del Nord-Est. La sua missione è favorire con ogni mezzo la sottoscrizione di un accordo fra il governo centrale e il gruppo separatista più influente dell'area. Le manovre di Aman però prendono una piega inaspettata, i tempi stringono, la posta in gioco è altissima. Il prezzo da pagare è, come sempre, in termini di vite umane.

RECENSIONI

Mid-Day: ***
'Frankly there’s simply too much simultaneously happening in this film, with no time for the audience to sit and stare, at the characters they’re casually gazing at. Such that no one gets sufficiently humanised, despite the meagre attempts. Which makes them look/feel rather distant. Or only as distant as India’s North East feels to the rest of the country. (...) Sports alone is the fount of personal nationalisms, it seems. Petty discrimination is the rule, otherwise. This film makes that point well. (...) Anek focusses more on North East as the stage/theatre of wider political conflict. As if the region and its macro problems came first, and a story followed. (...) You can watch portions of Anek as a ‘war movie’ too. But please don’t. It is really about the ruthlessness of a paternal state that operates no differently from mafia, since control and power is the purpose, and that can be achieved only through monopoly over violence. Peace is futile, it appears. Everything is politics, self-interest, and slogans. (...) I found myself too distracted, to connect with anyone in particular on screen. (...) Maybe the script itself doesn’t flow seamlessly enough for you to not meander in the mesh, on occasion. What you’re left with is to unreservedly applaud the larger intention of this conversation-starter still. Or what it’s trying to say. (...) This gritty story, about shutting off voices of the very people you’re seeking peace for - by closing down internet, denying human rights, etc - is of course not about the North East alone. It’s about every political conflict there is'. 
Mayank Shekhar, 28.05.22

Film Companion:
'Anek is too muddled and messy to make a statement. (...) Since 2014, it's been getting steadily harder to craft sociopolitical stories critical of the State without inviting the wrath of the right-wing faithful. The freedom to dissent - especially through mainstream Indian cinema - is all but extinct. (...) It's one thing to make a movie that escapes the scrutiny of a particular side; it's another to make one that escapes the scrutiny - and understanding - of all sides possible. The film is a sloppy and incoherent mess; it's so busy taking veiled digs at the powers (...) that it ends up digging its own narrative grave. (...) With Bollywood on the brink of turning into a cultural echo chamber, I believe we need movies like Anek to stand out. But being sensible - or even right - is no license to be illegible. (...) Anek buries itself under the privilege of having to explain - and accessorize - a decades-long conflict in 148 minutes. (...) This in turn leads to a premise teeming with relentless exposition, voiceovers, on-the-nose dialogue, conversational drama, frantic intercutting, loud symbolism and an endless background score. (...) At a broader level, I like that Aman doesn't lash out the way most movie heroes do. He stops short of being a saviour, without going totally rogue. But Aman's imminent transformation from Center bot to 'NE' sympathizer feels anything but earned. (...) His wisdom reeks of what the film's writers are thinking, not what his character - a robot finding a heartbeat - is feeling. (...) Aido [la protagonista] (...) is reduced to a series of random training montages and poorly written conversations. (...) Watching Anek is not a pleasant experience. Viewers don't like to be talked down to when they look up at a screen'.
Rahul Desai, 27.05.22

Cinema Hindi: *** (riconoscimento alla temerarietà)
Punto di forza: l'audacia di certe affermazioni (applauso ad Anubhav Sinha, che è anche produttore, e ad Ayushmann Khurrana), l'argomento.
Punto debole: narrazione poco fluida, sceneggiatura incerta, dialoghi forzati. La recitazione di Andrea Kevichüsa è un po' immota. Difficile credere che la protagonista, con quel fisico gracilino da modella, sia una campionessa di pugilato. Surreale la dissertazione sul concetto di nord e sud. Aman non ce l'ha un otorino?

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Ayushmann Khurrana - Joshua/Aman, agente della polizia segreta governativa
* Andrea Kevichüsa - Aido, pugile (donna), amica di Joshua
* Manoj Pahwa - Abrar, capo di Aman

Soggetto, regia e dialoghi: Anubhav Sinha
Sceneggiatura: Anubhav Sinha, Sima Agarwal, Yash Keswani
Colonna sonora: Anurag Saikia. Commento musicale Mangesh Dhakde.
Fotografia: Ewan Mulligan
Montaggio: Yasha Ramchandani
Traduzione del titolo: molti
Anno: 2022

CURIOSITÀ

* Riferimenti all'Italia: Joshua pronuncia la parola cappuccino.
* Film che trattano lo stesso tema: Dil Se, Mary Kom.

15 luglio 2022

R R R


Partirei dal clamore generato da RRR in ambito internazionale. Spero non rimanga un caso isolato, e che, al contrario, segni l'inizio di un interesse sempre maggiore da parte dell'occidente nei confronti del cinema popolare indiano. Certo che i gusti degli spettatori sono davvero imprevedibili. RRR non è un capolavoro, ed è un mistero come sia riuscito ad incontrare il favore di un pubblico così vasto, trasversale ed eterogeneo. Forse la concorrenza comincia ad appannarsi. Forse semplicemente i tempi sono maturi. Alla meraviglia per la novità, mi auguro si affianchi un rispetto sincero per una cinematografia di tradizione ultracentenaria, ricchissima nei contenuti, nelle idee e nei numeri. Che insomma si scongiuri quel rischio delineato da Lakshmi Chaudhry dieci anni fa (riferendosi alla produzione hindi): 'Our movies are newly beloved precisely because they are seen not as great cinema but as a cultural experience of the wild, wild East. (...) No one cares what our movies say as long as they look good and offer mindless fun. In fact, that’s our designated job according the kitsch-is-cool pose adopted by American critics. Cartoonish characters, absurd plotlines and bad dialogue? Thank you, that’s exactly what we ordered, with a giant serving of exotic locales, dance numbers, and costumes, please! (...) In American eyes, Bollywood becomes the cinematic equivalent of going to the circus. (...) Our job on the international cinema stage is simple: look pretty and play dumb.' (My favourite bimbo: Why America loves brain-dead Bollywood, Firstpost, 23 maggio 2012).
Comunque vada, mi godo il momento.

RRR è nel complesso di qualità media. La smania di creare un film epico, panindiano, spettacolare, ha prevalso sulla trama, sulla (frettolosa) sceneggiatura, sulle dinamiche fra i personaggi. La grandiosità di RRR testimonia la passione di S.S. Rajamouli nell'ideare sequenze strabilianti e innovative, ma la pellicola difetta di ispirazione in termini narrativi e di una chiara visione generale. Il regista, quando si focalizza su una scena in particolare, ne cura maniacalmente ogni minimo dettaglio, ed è una gioia per gli occhi ammirare il risultato. Il problema è che trascura il resto. Avrei gradito una maggiore uniformità di trattamento e di ritmo. Il nazionalismo è irrinunciabile di questi tempi, e mi rassegno: il progetto ha richiesto finanziamenti mostruosi, immagino che i produttori abbiano preteso garanzie realistiche sugli incassi, e se non lisci il pelo all'ideologia dominante non incassi. Si poteva però controbilanciare con un minimo di ironia, contenere il tono melodrammatico, dipingere gli invasori in modo meno caricaturale. Un film così costoso e ambizioso meritava un'attenzione superiore. Molti (troppi) personaggi soffrono di una scrittura imbarazzante. I dialoghi sfiorano il dilettantismo. Alia Bhatt è sprecatissima (e Rajamouli un giorno dovrà renderne conto al suo milione di dei).

Il pregio di RRR è nelle sbalorditive sequenze d'azione la cui elaborazione rispecchia il gusto per il fantasmagorico di Rajamouli. La realizzazione, però, pur di qualità eccellente, non raggiunge l'urgenza e il magnetismo stellare di quanto proposto dalla saga di K.G.F. La colonna sonora possiede forza e suggestione a sufficienza per ricucire le numerose smagliature nella narrazione. L'interpretazione di Ray Stevenson mi ha conquistata, malgrado il personaggio monodimensionale. Ram Charan e Jr NTR si sono impegnati anima e corpo, anche se con risultati non sempre soddisfacenti.

Negli ultimi anni l'industria cinematografica in lingua telugu sta registrando un rinnovamento radicale. In primo luogo, la gigantesca infusione di investimenti consente la realizzazione di produzioni sempre più spettacolari. Ma non solo. I contenuti tematici si stanno ampliando verso orizzonti impensabili solo fino a qualche tempo fa. E le innovazioni tecnologiche regalano una veste nuova di zecca ai progetti più spericolati. Insomma, un'agguerrita Tollywood sta affilando le armi, pronta a competere in modo deciso con la sorella maggiore Bollywood, anche nell'ambito della distribuzione internazionale.

TRAMA

La piccola Malli viene rapita dal governatore Scott. Il coraggioso Bheem parte in incognito alla ricerca della bambina. Nel suo viaggio incontra Ram (Rama Raju), ed è amicizia a prima vista. Bheem si presenta come Akhtar e nasconde a Ram la sua vera identità e la sua missione. Ram nasconde a Bheem la sua professione (è un ufficiale dell'esercito del Raj britannico) e la sua missione. I due amici si allontaneranno e si riconcilieranno. Tutta fantastoria. Combatteranno entrambi il nemico comune, ma questa è un'altra (vera) storia.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* La travolgente coreografia del brano Naatu Naatu (video girato a Kiev).
* La sequenza degli animali feroci (video), anche se alla seconda visione ovviamente perde in termini di sorpresa.
* La parte iniziale della scena della liberazione di Ram.

ASSOLUTAMENTE DA DIMENTICARE

* La sete di sangue di Catherine. Se ironica, non ho colto l'ironia.

RECENSIONI

The Hindu:
'S.S. Rajamouli has a thing for artistically choreographing chaos. (...) RRR (...) turns out to be a canvas for Rajamouli to scale up his showmanship. (...) Quite a bit of the showmanship comes from Keeravani’s score - from the title cards till the very end - as he blends in Indian and western classical, and contemporary beats to give the film a lot more emotional depth than the storytelling manages to. There is a story that can potentially move you, make you weep for the characters - but it lies buried beneath the overarching effort to mount one visual spectacle after another. Rousing introductory sequences for both the stars and an extended pre-interval sequence where their energies, represented by fire and water, collide, are all presented with jaw-dropping visuals. (...) In the meantime, the sliver of the story that begins in the Adilabad forest languishes on the outskirts of Delhi. The narrative spells out every little detail, leaving little room for disbelief or conceit. (...) The crux of the story comes to the fore in the latter half and at least for some time, tries to give the emotional depth to anchor the extravagant action pieces. The action sequences roll out at regular intervals, transforming the two men into superheroes. (...) With its run time of more than three hours, RRR tries to present a fictional chapter inspired by real freedom fighters as an epic story. The painstaking effort shows. In contrast, the showmanship flowed more easily in Baahubali. (...) RRR made me wonder if in a bid to keep scaling up, Rajamouli the storyteller is taking a backseat. (...) Is RRR a spectacle worthy of the large screen? Most certainly. Is it a riveting film? Not quite'.
Sangeetha Devi Dundoo, 25.03.22

Film Companion:
'RRR is a jaw-dropping marriage of history and fantasy. (...) Rajamouli is that rare director who has the craft and vision to make a movie without being held accountable for its loopholes. It's a trade-off that very few can pull off - the spectacle is so attractive that it has every right to distract us from those dreary interludes and cheesy lines. It's fully committed masala storytelling, where the ravishing waltzes with the ridiculous. (...) Perhaps the main reason RRR works - despite a protracted second half that nearly reaches the land of no return - is its hybrid identity. The surface-level definition of the film is a "period freedom-fighter fantasy actioner", but RRR can really be described as a daring confluence of Indian mythology and life. (...) Rama Raju and Bheem (...) are (...) figures (...) capable of a change of heart. (...) This abrupt transformation of characters always tends to be an achilles' heel in such colour-coded-emotion scripts. (...) But in the hands of Rajamouli, transformation is the cornerstone of cinematic catharsis. (...) It's about humans morphing into fable, history turning into heavens and hells - and life transforming into visual literature'.
Rahul Desai, 25.03.22

Galatta: 
'S.S. Rajamouli (...) takes plots and events we have already seen (...) and he attaches a grenade to it. That grenade is his secret touch, which makes the scene on paper look magnificent on screen. (...) Very few in India understand masala cinema like him, and fewer still take it as seriously as he does. (...) I spent half the movie marvelling at the fact that thank god there is still one industry that takes masala cinema seriously, without reducing it to MASS cinema, which is more about fans and star worship. (...) Rajamouli's cinema is not just masala cinema but also mythological cinema. (...) Despite the three-hour running time, I was never bored but I wished the film had been so much more. Mainly, I wished there had been more emotional moments. (...) Right now, it just looks like a series of action scenes. (...) RRR could have been better, but it's one-of-a-kind and certainly something you want to see on a big screen'.
Baradwaj Rangan

Cinema Hindi: *** (ho arrotondato per eccesso)
Punto di forza: la grandiosità, le sequenze d'azione, la colonna sonora, alcune inquadrature d'effetto (qualche esempio: la pupilla di Ram che rispecchia il ritiro dei facinorosi, la presentazione pittorica di Bheem, la scena della piramide umana).
Punto debole: visione generale sfocata, sceneggiatura mediocre, dialoghi elementari, personaggi inglesi caricaturali, eccesso di melodramma e di nazionalismo, posticcia inclusione del brano Etthara Jenda. RRR commette un errore comune fra le pellicole popolari: trattare in modo grossolano l'argomento del movimento di indipendenza indiana dal dominio britannico. Non mi è piaciuta la semideificazione di Ram ma è un mio problema.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Ram Charan - Rama Raju (Ram), ufficiale indiano dell'esercito britannico
* Jr NTR - Akhtar/Bheem, amico di Ram
* Ajay Devgan - padre di Ram
* Olivia Morris - Jenny, amica di Bheem
* Alia Bhatt - Seetha, fidanzata di Ram
* Ray Stevenson - governatore Scott, zio di Jenny
* Alison Doody - Catherine, moglie di Scott e zia di Jenny
* Shriya Saran - madre di Ram (cameo)
* S.S. Rajamouli - cameo in Etthara Jenda

Sceneggiatura e regia: S.S. Rajamouli
Colonna sonora: M.M. Keeravani. Ha una certa effervescenza, inclusa la parte strumentale. Fra i brani, segnalo il ritmatissimo Naatu Naatu, l'intenso Komuram Bheemudo, il fiabesco Komma Uyyala, oltre a Dosti e a Raamam Raaghavam (solo audio). 
Coreografia: Prem Rakshith
Azione: Solomon Raju, Nick Powell
Fotografia: K.K. Senthil Kumar
Scenografia: Sabu Cyril
Montaggio: Sreekar Prasad
Lingua: telugu
Traduzione del titolo: nato come titolo provvisorio (acronimo di Rajamouli, Ram Charan, Rama Rao alias Jr NTR), diventa poi definitivo e acronimo di Raudraṁ Raṇaṁ Rudhiraṁ in telugu, Rattam Raṇam Rauttiram in tamil, Raudra Raṇa Rudhira in kannada, Rudhiram Raṇam Raudhram in malayalam: tutti significano Rage War Blood. Per l'edizione hindi e per la distribuzione internazionale, l'acronimo sta per Rise Roar Revolt.
Anno: 2022
Award:
RRR si è aggiudicato diversi riconoscimenti internazionali, fra cui l'Oscar per la miglior canzone originale - Naatu Naatu (clicca qui). Aggiornamento del 13 marzo 2023.
* National Award: numerosi premi, fra cui miglior film d'intrattenimento, migliori effetti speciali, miglior coreografia (Naatu Naatu), migliori sequenze d'azione (aggiornamento del 24 agosto 2023).

RASSEGNA STAMPA

* S.S. Rajamouli's American crossoveRRR, Tatsam Mukherjee, Film Companion, 15 giugno 2022:
'Rajamouli's new film has been accomplishing something unique in the United States in the past two months. (...) Releasing in over 1000 screens in March (2022), RRR mostly ran to packed shows in the US, reflecting in the film's earnings from the region. (...) A consistent word of mouth and the film's release on Netflix (on May 20) has mostly contributed to many "encoRRRe" screenings till a week ago. (...) RRR has reached a place no other Indian film has. (...) There are many reasons why RRR has crossed over as successfully as it has, and a lot of it has to do with Hollywood's steady Marvel-isation over the last decade, where non-franchise films have become increasingly rare. Being assaulted with the heavily templated Marvel superhero films, where most climaxes suffer from a deluge of rushed, standardised VFX (...) making the audience feel absolutely nothing, RRR almost came as an antidote. (...) On the one hand, RRR reinforces the image of mainstream Indian cinema, one that is largely over-the-top, about song & dance, and melodrama. On the other hand, it also reintroduces the audience to the potential of mainstream Indian cinema if it was meticulously and painstakingly sculpted, with the volume turned to 11. (...) It's also important to mind the subtext for some of RRR's most potent sequences. There's been a concerted criticism about the explicit Hindu iconography and allusions to caste pride that probably helped with the widespread acceptance of Rajamouli's films in the Hindi belt. (...) For someone as precise and deliberate as Rajamouli, it's hard to overlook (...) the caste implications as mere accident'.
* Il carro del vincitore è targato Hyderabad, Luotto Preminger, I 400 calci, 16 giugno 2022:
'RRR è un film che esagera, ed esagera benissimo. Nelle sue tre ore di durata riesce a giostrare una quantità sconvolgente di generi ed elementi, cerca il modo migliore per rendere più GROSSO possibile ogni genere e ogni elemento, e poi puntualmente lo fa. (...) Non si diventa fenomeni internazionali per caso, e soprattutto non è per caso che un film, tutto da solo, riesce a vincere decenni di pregiudizi contro un’intera cinematografia nazionale, creando un passaparola più forte degli stereotipi. (...) Anche se segue stilemi conosciuti, non vuol dire che non li segua A MERAVIGLIA. (...) È un film che vuole che esultiate e tranquilli, esulterete'. (La recensione è esilarante e vi consiglio di leggerla integralmente).
* RRR, storia del film indiano più costoso di sempre, Gabriele Ferrari, BadTaste, 19 giugno 2022: 
'Un film ferocemente politico oltre i limiti della caricatura. (...) RRR non fa nulla di radicalmente diverso da quello che il cinema indiano, e lo stesso Rajamouli, già fa da parecchi anni a questa parte. È vero, è un film al quale è difficile attribuire un genere: le gabbie così rigide sono una prerogativa soprattutto nostra, mentre i film che arrivano dall’India capiscono che ogni genere, ogni linguaggio ha un suo uso, un suo scopo e un suo momento. (...) Ma è anche tutto fatto straordinariamente bene: il fatto che RRR sia il film più costoso mai uscito dall’India si vede, ed è una prova di forza, una dimostrazione di come si spendono i soldi quando hai ambizioni da kolossal. (...) È un film sostanzialmente perfetto, e impacchettato nel modo migliore per distribuirlo in giro per il mondo: ha tutto quello che serve per piacere anche al pubblico internazionale. (...) Insomma: oltre a essere un gran film (e pur non essendo il miglior film di S.S. Rajamouli), RRR è anche il film giusto al momento giusto, e tra qualche anno potremmo ricordarcelo non solo per il suo valore artistico ma anche per il suo ruolo di pioniere'.

CURIOSITÀ

* RRR è ad oggi il film indiano più costoso, alla cui realizzazione ha contribuito un esercito di 3.000 tecnici. È stato girato in 300 giorni di cui 75 dedicati solo alle sequenze d'azione. Jr NTR e Ram Charan hanno doppiato le versioni tamil, hindi e kannada.
* Alison Doody ha debuttato come Bond girl in 007 - Bersaglio mobile. Nella sua filmografia spicca Indiana Jones e l'ultima crociata.

GOSSIP & VELENI

* Nandamuri Taraka Rama Rao Jr. alias Jr NTR è il nipote del celebre attore e politico Nandamuri Taraka Rama Rao o N.T. Rama Rao alias NTR, capostipite di una famiglia di attori e politici.
* Anche Ram Charan è imparentato con diversi attori, fra cui Chiranjeevi (che è suo padre) e Pawan Kalyan (che è suo zio). Allu Arjun è suo cugino. Il mese scorso Ram Charan era con la moglie in vacanza in Italia per festeggiare il decimo anniversario di matrimonio, nella stessa località in Toscana dove nel 2012 la coppia trascorse la luna di miele (clicca qui).
* Non che mi lamenti dello sdilinquimento diabetogeno internazionale, ma avrei qualche appunto. In troppe sequenze importanti Rajamouli trascura il contesto. Ad esempio:
- Ram si fionda sulla moltitudine in tumulto da vera rockstar. Mena, le prende, corre, vola, plana, eccetera. Tutto bellissimo. Il resto (cospicuo) della moltitudine educatamente in stand by invece di sventrare quattro inglesi terrorizzati.
- Bheem sguinzaglia i cuccioli. Sbranamenti (sbranature?). Incornamenti (incornature?). Tutto bellissimo. Poi Bheem e Ram si attorcigliano. Sullo sfondo qualche comparsa corre dalla sinistra alla destra dello schermo e ritorno come in Rinascente per i saldi. Fucili muti. I cuccioli sotto un albero a digerire.
- Bheem viene fustigato. Momento di gloria per la frusta sadomaso. La moltitudine in tumulto ruggisce e straripa. Un tizio azzanna alla gola un inglese. Una signora di mezz'età ne artiglia un altro e quasi gli cava gli occhi. Tutto bellissimo. Poi Ram carica Bheem sulla camionetta. Fine del tumulto.
* La favola per adulti non può giustificare qualsiasi assurdità. Vogliamo parlare di Jenny&Bheem? O di Bheem&Seetha?
- Jenny va in moto al mercato col primo indiano che incontra e senza capire un cazzo di quello che dice. (Bheem con borsetta e fiocco rosa però è una chicca).
- Poi lo invita ad un party di ricconi inglesi snob e razzisti. Senza capire un cazzo di quello che dice. 
- Poi lo rimorchia per strada e se lo trascina a palazzo. E sempre senza capire un cazzo di quello che dice.
- Bheem incontra Seetha, per caso, in un subcontinente. Ripeto: in un subcontinente. Non si poteva trovare un espediente narrativo più credibile?
* Imperialisti non ci si improvvisa (almeno non credo: non avendo imperializzato niente - sin qui - l'esperienza mi manca), ma in RRR:
- Gli inglesi non fanno una mazza da mattina a sera. Vite spente a cui l'ossessione per Bheem regala uno scopo. Evviva.
- La zietta Cathy dalla frusta sadomaso di sicuro mastica dalmata vivi dopo averli ammorbiditi nel tè.
- Inglesi stronzissimi ok. Ridicolmente caricaturizzati però no perché mi desensibilizzo invece d'indignarmi.
* Cosa mi ha insegnato RRR?
- Le bandiere umide hanno proprietà ignifughe.
- Si può correre sott'acqua. Non lo sapevo. Non perderò più il sottomarino delle otto e un quarto.
- Le tigri son grandi come dinosauri (ma più pelose).
- I cervi (alci? renne?) son feroci come le tigri.
* (Fra ragazze: Ram Charan ha il suo perché. Jr NTR è un ricciolone simpatico. Niente epica di estrogeni però. Li risparmio - gli estrogeni - per il prossimo lavoro di Rajamouli con Mahesh Babu. Sembra confermato. Stop finalmente a tipacci nerboruti, baffuti e barbuti. Via libera ad un uomo fulgido come il sole, elegante, di classe, lavato e profumato. Che secondo me non suda. Raja: non fargli metter su un'oncia di muscolo perché lui è perfetto così, alto e snello come assemblato in origine dalla sua mamma. Non me lo trasformare in un bruto urlante perché altro che i tuoi micioni di pelouche: giuro che io ti spolpo come una braciola).


12 luglio 2022

JANA GANA MANA


L'ho apprezzato meglio alla seconda visione, forse perché alla prima mi sono sentita soverchiata da così tanto materiale. I dialoghi sono impositivi, non ti danno respiro, ti urlano in faccia un sacco di cose. Alla seconda visione, dopo aver ormai incassato e digerito, ho potuto soffermarmi con calma sui due aspetti principali che qualificano Jana Gana Mana. Innanzitutto la sceneggiatura astuta, che ti induce a simpatizzare per il protagonista, te lo sbriciola, in parallelo ti presenta un nuovo ambiguo personaggio e te lo trasforma in eroe. E poi l'interpretazione efficace dei due attori principali, già visti insieme nel sorprendente Driving licence. Suraj Venjaramoodu è solidissimo, conquista la tua fiducia, si guadagna il tuo rispetto, e quasi ti dispiace doverlo detestare. Prithviraj ha una presenza scenica pazzesca: pronuncia le battute con una convinzione tale che scappi via, per nasconderti dietro un albero e ammirarlo da lontano a distanza di sicurezza. 

Certo la trama è affollata di temi, compressi con un'urgenza che mi ha fatto temere per la salute del regista: ha forse un male incurabile e questo è il suo ultimo film? È incredibile come lo sceneggiatore sia riuscito ad incastrarli fra loro in un solo copione, quasi spuntando un'immaginaria lista. JGM è una sorta di promemoria dei mali che affliggono l'India (ho preso appunti durante la visione): stupri, squadrismo reazionario nelle università, moral policing, giustizialismo (giustizia istantanea, come il caffè), gestione scorretta delle notizie e processi mediatici, torture ed esecuzioni sommarie da parte della polizia, razzismo, discriminazioni castali, suicidi di studenti, corruzione, disonestà criminale della politica, manipolazione delle masse. Tutto in un'unica pellicola. 
Le battute affidate a Prithviraj sono un'incalzante sequela di denunce espresse con una sintesi fulminante. Il rischio è di scivolare frettolosamente sulla superficie senza approfondire nulla in maniera adeguata. Qualche argomento si poteva depennare, così come si poteva evitare il tono melodrammatico. I personaggi minori sono appena tratteggiati, la figura di Saba troppo angelicata. La regia alterna sequenze girate con mestiere (ad esempio l'esecuzione sommaria - quella vera) ad altre dilettantesche e/o artificiali (ad esempio il discorso del vicerettore in memoria di Saba, o le proteste degli studenti). In sostanza JGM è per certi aspetti un buon prodotto, per altri grossolano e semplicistico. Considerando il contenuto, il fatto che abbia incontrato il favore del pubblico però rincuora.

TRAMA

I media riportano la notizia dello stupro e dell'omicidio di Saba, giovane docente universitaria il cui corpo è stato dato alle fiamme. Insorge la protesta degli studenti, ma la polizia, affiancata da squadre affiliate al partito politico al potere, entra nel campus e picchia i ragazzi. Alcuni finiscono all'ospedale. L'investigatore incaricato del caso incontra i feriti e i familiari di Saba, guadagnandosi la loro fiducia. Spunta un testimone che racconta di aver visto quattro uomini appiccare il fuoco alla salma di Saba. Parte la caccia.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* Prithviraj in versione avvocato-bulldozer dalla voce tonante ha il suo perché.

LA BATTUTA MIGLIORE

* Prithviraj rivolto ai presenti in aula ma soprattutto a noi spettatori: Avete celebrato la loro morte non perché volevate giustizia, ma perché volevate che fossero uccisi. Non le manda a dire.

RECENSIONI

The Hindu:
'Gets its politics right, not so much the execution (...) In quite an interesting set-up, at the interval point, they get the audience to cheer for encounter killings - which is unfortunately quite popular in our society too - only to spend the next half showing why that whole idea is wrong. (...) The contemporary debates in the country, around the growth of far right politics, which survives on constant stirring of the communal pot and dissemination of hate propaganda, must certainly have been playing in the screenwriter's mind while writing the film. But despite its right intent and partly interesting structure, the making is quite uneven. Much of the treatment is loud and over-dramatic, especially the court scenes in the latter half. While it meanders pointlessly in the initial campus scenes, too much is said in quite a few rushed sequences towards the end. (...) Yet for all its cinematic flaws, the film does not hold anything back as far as the politics that it wants to speak. It raises uncomfortable debates on how those who raise questions are branded and targeted, how the media sets narratives at the behest of the establishment, how it plays into the inherent biases of the common people, and how the politics of identity is used to divide people for votes'.
S.R. Praveen, 28.04.22

Film Companion:
'Jana Gana Mana is a cleverly deceptive political film that doesn't trade entertainment with its importance. (...) Surprisingly, the film is fully able to hold its cards close to its chest because of its casting. What actors like Suraj [Venjaramoodu] and Prithviraj (...) have managed to do is keep their screen image wide enough to be able to accomodate any shade, which only makes the film even more engaging. (...) It's like a well-written editorial in The Hindu being brought to life for a Tik-Tok audience. In fact, the only portion that didn't do justice to the film's tight screenplay is the way it ends with a teaser of the second part. (...) As a lone standing film, JGM is a thoroughly engaging call to action against fascism told in the most entertaining manner'.
Vishal Menon, 28.04.22

Cinema Hindi: ***
Punto di forza: il messaggio, l'astuzia nella narrazione, Suraj Venjaramoodu e Prithviraj.
Punto debole: la regia, il melodramma, l'affollamento di tematiche e denunce, la presentazione del sequel.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Suraj Venjaramoodu - Sajjan Kumar, poliziotto
* Prithviraj - Aravind, avvocato
* G.M. Sundar - ministro degli interni
* Mamta Mohandas - Saba, docente universitaria
* Shammi Thilakan - avvocato, avversario di Aravind

Regia: Dijo Jose Antony
Sceneggiatura: Sharis Mohammed
Colonna sonora: Jakes Bejoy
Fotografia: Sudeep Elamon
Montaggio: Sreejith Sarang
Lingua: malayalam
Traduzione del titolo: the minds of all people. Jana Gana Mana è l'inno nazionale indiano.
Anno: 2022

RASSEGNA STAMPA

'Let me begin by asking you about the scene where Dijo Jose Antony (...) makes an appearance as a lecturer.
It is the only scene set in Kerala. More than the scene itself, it's the timing of the scene that is most important in the context of the film. I look at that scene as the last spark that lights the fire. Even generally, I believe that Kerala society does today what the rest of India does tomorrow. (...) Back in the 70s or 80s, students from the Students' Federation of India (SFI) and the Kerala Students Union (KSU) used to influence even the State elections in Kerala. But now I feel that politics can be relegated to online activities rather than offline. (...) 
The structure of JGM is quite fascinating. (...) It even got the audience to celebrate the scene where Suraj's character shoots those convicts. (...)
For us, getting the audience to applaud that scene was our success criterion. That's when we knew the film has worked. We were anyway sure of the second half but if that had to work, it needed a scene like this. (...)
What about the point the film makes about biases? (...)
The second we align with an ideology, we stop thinking and take it as it is and think it is correct. (...) With JGM, I wanted people to take a pause and not get carried away by this information overload on social media. There is something beyond black and white. There are more than two sides to stories too. The debate is what's more important. No one today is willing to hear the other side speak.
You have staged this film outside Kerala. (...) What was the idea behind that?
I wanted a juncture or a common point between all four southern States. (...) People speak all four languages apart from Hindi and English. (...) We wanted that plurality to be conveyed strongly. (...)
Do you think a film with such a message would have been possible in another industry? (...)
I understand your question but I would have tried to make the same film there too. I feel the scene where Dijo appears underlines your question because that spark has to come from Kerala. But I want films like JGM to be made in all industries across all languages.
What do you have to say about the reading of the film where all its primary characters can be interpreted as from the privileged class or castes who are defending minorities? (...)
I don't myself know the caste of the characters I've written. (...) Even the casting decisions are all based on their performances and not the least because of their colour. But if caste and colour are so evident to a section, I can only submit that it hasn't crossed my mind.
Of the many things I really appreciate about the film is how you've chosen to add a shot where even the students who support the ruling party in that world get a chance to reform or question their establishment. Usually, a character with an opposite ideology does not get that dignity.
What I believe is that even the apolitical person has his or her own politics. If they decide to not vote, that too speaks of a kind of politics of dissent. Instead, the voter I find most problematic is one who never changes their opinion from when they are 18 years old till they are 80. They are just a number... a statistic. They are not asking questions. My movie urges everyone to ask questions and not believe in one belief system or ideology without challenging it.
Finally, what was the idea behind inserting a long preface for the second part? (...)
We needed to explain certain things about Aravind (...) because we have to justify his motivation to defend such a case so emotionally. (...) He has a past and we wanted that to be underlined so people are invested in his story. And when people come out asking for a second part, we know the characters have stuck'.

CURIOSITÀ

* Il regista si è ritagliato un cameo nel film: è lui il professore che incita gli studenti ad abbandonare l'aula e a protestare in piazza. Fra l'altro è l'unica scena ambientata in Kerala (la storia si svolge nel Karnataka).
* Riferimenti al cinema indiano: Shah Rukh Khan.

07 luglio 2022

P A D A


Mai avrei pensato che un film di genere politico-sociale così spartano potesse essere coinvolgente. Pada demolisce parecchi luoghi comuni. Sì, un film di genere politico-sociale può trasmettere il suo messaggio, forte e chiaro, senza essere didascalico o pedante. Sì, un film spartano privo di set patinati, personaggi eroici, sequenze d'azione e colpi di scena può comunque avvincere lo spettatore, e quindi intrattenere. Ma Pada offre molto di più. Una rappresentazione talmente aderente alla realtà che sembra di essere presenti agli eventi. Una sceneggiatura incontaminata e una regia limpida. Una narrazione naturale che è vita. Personaggi concreti, anzi, persone. E interpretazioni oneste - Prakash Raj spicca per calma e autorevolezza. Non ci sono buoni, non ci sono cattivi. Ci sono vittime. C'è un'ingiustizia. C'è una contrapposizione fra due schieramenti. Ma tutti i personaggi sono lodevolmente ragionevoli e pacati. Mai minacciosi o arroganti.
Pada è un prodotto curato. In modo astuto denuncia un sopruso legalizzato con i toni avvincenti di un thriller misurato e ben fatto. Più che un film, una scuola di cinema. Anche se l'approccio documentaristico a tratti nuoce all'emotività.

TRAMA

Pada racconta un fatto realmente accaduto in Kerala nel 1996. Quattro attivisti membri del movimento Ayyankali Pada tennero in ostaggio un funzionario amministrativo per dieci ore nel suo ufficio. In cambio del rilascio, chiesero al governo statale di ritirare gli emendamenti limitativi apportati alla legge del 1975 che prevedeva la restituzione alle popolazioni tribali delle terre confiscate dopo il 1960.

RECENSIONI

The Hindu:
'The script lands straight into the hostage situation without wasting much time for the set up. Inside, it is a relentless shift between various tense situations, giving no respite to the audience. (...) Kamal is sure of the material he is working with, be it in the political sense or the technical sense. The background research to get right the little details from that day is also evident. The fictional elements or the cinematic liberties that he takes do not take away anything from the core issue that the film raises. But what he achieves with the material has much to do with the seamless coming together of Vishnu Vijay’s music, Shan Mohammed’s editing and Sameer Tahir’s cinematography. One drawback may be the presence of too many actors who do not have a standout role, especially that of Shine Tom Chacko. (...) Pada is a sympathetic portrayal of the justified anger of the oppressed'. 
S.R. Praveen, 12.03.22

Film Companion:
'With its docu-drama treatment, the day of this protest comes alive through the minutest of details without it ever feeling dry or impersonal. This is achieved by making the film's central characters feel human and relatable, unlike the unapproachable activists/revolutionaries similar films would paint them to be. (...) It's the specificity of its writing that keeps it engaging, even when some scenes could have played like empty exposition. (...) With this deftness in treatment and a set of great performances in totality, Pada tells the story of a movement without sounding like pamphleteering'.
Vishal Menon, 15.03.22

Cinema Hindi: *** 1/2
Punto di forza: regia, sceneggiatura, interpretazioni.
Punto debole: un po' asettico. Le battute suddivise equamente fra i quattro militanti sembrano frutto di un calcolo matematico - va bene la democrazia, ma possibile che nessuno di loro possa pronunciare un intero breve discorso tutto da solo? Sprecare Shine Tom Chacko mi indigna. 

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Kunchacko Boban - Rakesh
* Joju George - Aravindan
* Vinayakan - Balu
* Dileesh Pothan - Kutty
* Prakash Raj - Chief Secretary
* Arjun Radhakrishnan - collector
* Shine Tom Chacko - addetto alla sicurezza

Sceneggiatura e regia: Kamal K.M.
Colonna sonora: Vishnu Vijay
Fotografia: Sameer Thahir
Montaggio: Shan Mohammed
Lingua: malayalam
Traduzione del titolo: army
Anno: 2022

RASSEGNA STAMPA

* An interview with ‘Pada’ filmmaker Kamal K.M., Dipankar Sarkar, Vague Visages, 11 maggio 2022:
'Can you discuss your process of writing and the extensive research that brings a raw immediacy to your screenplay? (...)
The premise of the film is based on a real event. Here, I had started my writing process during the research. I could not not write the script depending on my imagination. The research helped me to create the drama during the process of writing. So, the writing and research process were happening simultaneously. I met the real life individuals who were the principal characters of my film, and I took details from each of their personal experiences and added to the overall structure of the script. So, everybody’s perspective and memories were contributing to the script in that sense. (...) Pada is also an actual event depicted as a live reality to the audience. (...)
Could you talk about the treatment of your film?
The mise-en-scène of the film arises from my personal experience on this event that had happened in 1996 in Kerala. At that time, I was a student of journalism and curiosity left an impression on my mind. The film begins and ends with a television interview along with the documentation of the event that has happened in the history of journalism in Kerala. So, it is a kind of journalistic tribute to the incident, covering all kinds of perspectives on the theme of displacement of Adivasis in Kerala. When I was writing the screenplay, I could see that the root of this story was going from the television’s point of view to one character and then to another and another. Through this progression, the story of the film was also moving forward. That is how I had designed the treatment of the film, which is also the crux of the mise-en-scène. (...)
In Pada, the shots are composed in such a way that it depicts the grim and tense mood of the film and admirably captures the mellowed moments with ease. So, what sort of visual design did you and your cinematographer, Sameer Thahir, plan before shooting?
I had conceived the visual design of the film along with my cinematographer Sameer Thahir and my direction team. We had envisioned the entire story to enact out [and] manifest as a thriller. There should be a certain kind of curiosity amongst the viewers about what is going to happen next in the film. I wanted to underline that live experience. I wanted to communicate a certain experience in the film without the dialogues from the actors. So, me and my team tried to create it as a live experience as if we were participating in the event, which was also the crux of the visual design of the film. For me, the film is about sensitivity, and it is due to the sensitivity that the protagonist questions the system. So, the sensitivity becomes part of the spirit of the visual design. Hence I thought of creating a certain kind of solidarity and bonding with the event that is being narrated on the screen.
The editing of the film does not slacken the pace and brings a subdued sense of drama within the scenes. Share the process. (...)
We wanted to end the film in a very stark way as well, like a documentary. That was a challenge because this kind of resolution is not in vogue with the mainstream format. So, Shan [Mohammed] - with his dexterity - put together the end sequence of the film, where the music had also helped in bringing out the dramatic momentum of the film. (...)
The climax of Pada incorporates real life footage of the incident as well as the atrocities meted out to the people of the marginalized community. So, under the prevalent atmosphere of intolerance within our nation, how important do you think that a film like Pada can make us politically aware?
At present, we can feel the air of intolerance in our society, as well as [in our] nation, when we talk about the political atmosphere and its impact on cinema. Since 2014, when the new central rule has started in India, there [has been] no help [given] to filmmakers from government organizations. (...) We have a cinema culture and heritage of our country. So, today I am making a film under such a level of intolerance, and I am aware of it. So, through my film, I push this level of intolerance to a point and create a kind of discussion around the film to help our society move forward in the process. When we understand how films add to the awareness of the society, then we do not have to be afraid as a filmmaker to experiment with any content or form. There are lots of viewers out there waiting for every new expression - and if they like it, they will be in solidarity with us. History has given us many such examples'. 


04 luglio 2022

BHEESHMA PARVAM


Vorrei sottolineare la perfezione e la naturalezza con cui Mammootty pronuncia le battute in questo film. Una monumentale lezione di recitazione. Mammootty parla - ovviamente in malayalam, ovviamente non capisco nulla -, ed io rimango affascinata. Dal timbro, dal tono, dall'inflessione, dalla quieta sicurezza, dalla spontaneità. Sembrano parole sue, elaborate al momento e non in prestito da un copione scritto da altri. 
Mammootty è il faro luminoso di Bheeshma Parvam, ma non è onnipresente. La sceneggiatura e la regia concedono spazio e rilievo ad un nugolo di personaggi minori, interpretati da un cast impeccabile (Shine Tom Chacko vola altissimo), le cui vicende si intrecciano fra loro creando una complessa rete di relazioni. E le relazioni sono molto articolate, rispetto ad una trama al contrario abbastanza semplice. In BP contano più le persone - e le dinamiche dei rapporti - delle loro azioni. Contano le conversazioni (condotte come se non ci fosse un pubblico in sala ad ascoltarle), le aspirazioni, gli errori. BP, nel raccontare la storia di una (brutta) famiglia, illustra una mentalità distorta. La tela familiare racchiude i personaggi in una sorta di prigione dorata, privandoli di qualsiasi forma di autonomia, anche e soprattutto morale. Nessuno discute i metodi criminosi adottati dalla famiglia, nemmeno i giovani. Nessuno desidera una vita al di fuori di essa. L'illegalità è la normalità. 

La sceneggiatura è a tratti davvero ottima, supportata da una regia professionale. La narrazione nel primo tempo è poco fluida, perché la trama è sostituita dalla presentazione dei numerosi personaggi, dalle loro interazioni, dalla rappresentazione di una serie di dettagli che ne costituiscono la quotidianità. Poi, gradualmente, la storia prende piede; la pellicola perde in raffinatezza e guadagna in ritmo. Ma verso la fine qualcosa si inceppa, la sceneggiatura si sfilaccia (per fortuna la regia e le interpretazioni compensano), l'esito è frettoloso.
Nel complesso BP è un buon esempio di film di intrattenimento scritto e realizzato con cura, coinvolgente malgrado la prevedibilità. Testimonia che è possibile offrire anche solo intrattenimento puro senza rinunciare alla qualità, che è possibile conficcare un eroe nella mente dello spettatore senza eccedere nel glorificarlo. BP è il soddisfacente risultato di un lavoro di gruppo eseguito con serietà e maestria. 
  
TRAMA

Michael ha lasciato la fidanzata e interrotto gli studi universitari per vendicare l'omicidio del fratello maggiore. Il padre lo nomina capoclan della potente famiglia. Siamo negli anni ottanta del secolo scorso. Michael è rispettato da alcuni, odiato da altri, temuto da tutti. Gestisce affari e relazioni con severità, seguendo un suo codice di giustizia. Questo genera un certo malcontento fra coloro che vorrebbero sfruttare il patrimonio e il potere della famiglia per scopi personali. Un fratello, due nipoti e due cognati commettono l'errore di coalizzarsi contro di lui.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* La sequenza della coreografia sul set: Peter, nipote di Michael e produttore di un film, mostra un passo di danza di sua invenzione allo sconcertato attore. Indimenticabile.

LA BATTUTA MIGLIORE

* Una signora anziana guarda deliziata Terminator, e, rivolta a Michael: Perché non compri uno di questi? Dieci secondi, lavoro finito.

RECENSIONI

The Hindu:
'Building an aura of power and dread around someone is often more about what the person does not do, than what he or she does, despite having all the ability to do it. In Bheeshma Parvam, the protagonist Michael (Mammootty), a local don, does not do much. He fights on his own only twice in the film, which are the few times he even gets outside of his home. Yet at no point do we get a sense that this is someone incapable of hitting back. (...) The script (...) ensures that the all-powerful don is just one of the elements of the film, with most other characters having an identity of their own. (...) All these characters still do not help paper over the fact that much of the basic story lacks any novelty. The simmering discontent within his home, and a man waiting to take revenge for Michael's actions in the past come together to haunt him; but knowing the pattern of such films, we certainly know how it will turn out. Until the last half an hour, Amal [Neerad] builds the film and Michael's character patiently in an unhurried pace that the audience can't be blamed for expecting it all to burst out like a dam towards the end. But this build-up kind of fizzles out towards the end, in what turns out to be a rather tame and hurried climax. Recreating 1980s nostalgia on screen has ceased to surprise us, but the production design here is worth lauding and justifies the setting during that period. Sushin Shyam’s background score adds quite a lot to the impact in some key sequences. In Bheeshma Parvam, Amal Neerad makes up for the lack of novelty in the story with style and some solid characters'.
S.R. Praveen, 03.03.22

Firstpost: ** 1/2
'At one level, Bheeshma Parvam feels like a generic tale of familial strife and a Godfather-like presiding deity. (...) What distinguishes it from the crowd of films aspiring to achieve that scale and richness is the potpourri of religious and ethnic communities in the narrative. This is both Bheeshma Parvam’s selling point and its Achilles heel. (...) Amal Neerad has a good concept but is unable to dig deep. (...)  Bheeshma Parvam places a spotlight on anti-Muslim sentiment among Malayali Christians, indicts the community for continuing to recognise caste although Christianity itself does not, and highlights the potential for Christian-Muslim amity in the midst of prejudice. (...) Amal Neerad and Devadath Shaji’s writing does not have the intellectual capacity to take the point any further than these basics though, and their representation of various communities ends up being simplistic and unintelligent. The beauty of most Malayalam cinema these days is that the representation of religious minorities is so rampant, and Muslims and Christians are normalised to such a degree that their presence in a film is no longer worthy of comment. In Bheeshma Parvam though, religious and ethnic identities are heavily emphasised through dialogue and symbols. And this is the sum total of the portrayals: there are only a handful of Hindus in the script and every single one of them is a vendetta-seeking villain; the Christians range from good (...) to outright evil; (...) meanwhile, the sole Tamilian in the story is involved in murder conspiracies, hits his wife and sleeps around; and all the Muslim characters are loyal, loving and loveable. Negative stereotyping in cinema tends to get noticed more than positive othering, but the latter too is dangerous since it indicates over-compensation for deep-seated prejudice pervading a society. We have seen this in north Indian cinema, with pre-1990s Hindi films dominated by saintly, all-sacrificing Muslims, giving way to subtle villainising in the following two decades and, in recent years, a steady stream of overt, unabashed Islamophobia on the Hindi screen. The all-good Muslims of Bheeshma Parvam indicate the writers’ failure or unwillingness to recognise that fair representation does not require misrepresentation. If you are not too keen to exercise your grey cells, however, there is enough happening between the several players in Bheeshma Parvam at a sufficiently engaging pace and enough interesting actors on screen at all times to make this a passable entertainer. Mammootty’s star presence looms large over the cast (...) yet The Big M does not monopolise this narrative. Far from it. Several members of this massive ensemble cast (...) get enough space to shine at different moments. (...) Bheeshma Parvam resides somewhere on the cusp between the Malayalam New New Wave that has taken India by storm during the pandemic and the conventional commercial cinema that continues to get an audience in Kerala. The film’s fight scenes are stylised, yet not repugnantly bloody and in-your-face. The leading man is lionised, but not to a nauseous extent. Women are given some space, but the action is entirely in the hands of men. It is a polished production, but not distractingly glossy. If I had to pick a category, I’d put Bheeshma Parvam in the not-bad-not-great slot. It’s okay'. 
Anna M.M. Vetticad, 03.03.22

Cinema Hindi: *** 1/2
Punto di forza: sceneggiatura, Mammootty (in larga parte misurato), cast, regia.
Punto debole: soggetto non inedito; andamento intermittente della narrazione (primo tempo statico, secondo tempo affrettato verso la fine).

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Mammootty - Michael
* Shine Tom Chacko - Peter, nipote di Michael
* Soubin Shahir - Ajas
* Sreenath Bhasi - Ami, fratello di Ajas

Regia: Amal Neerad
Sceneggiatura: Amal Neerad, Devadath Shaji, Ravisankar
Colonna sonora: Sushin Shyam. La colonna sonora è interessante. Segnalo il brano Be Notorious, il più originale. Rathipushpam, visualizzato da Ramzan Muhammed, riprende le sonorità tipiche degli anni ottanta, ed è una chicca per gli amanti del genere. Parudeesa, interpretato da Sreenath Bhasi, dal ritmo latino, accolto con grande entusiasmo in India, non mi ha particolarmente colpito (ma si lascia ascoltare). 
Fotografia: Anend C. Chandran
Montaggio: Vivek Harshan
Lingua: malayalam
Traduzione del titolo: The Book of Bheeshma; Bhishma è un personaggio del Mahābhārata.
Anno: 2022

CURIOSITÀ

* Amal Neerad non è solo un regista, è anche il direttore della fotografia del magnifico Trance.
* Riferimenti all'Italia: Sonia Gandhi.
* Film che trattano lo stesso tema: Sarkar.