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08 luglio 2009

CHANDNI BAR


Eccoci dinanzi ad un CAPOLAVORO INDISCUSSO della cinematografia in lingua Hindi.
Soggetto geniale e impeccabile regia da parte di Madhur Bhandarkar, splendida sceneggiatura originale di Mohan Azaad, interpretazioni ineccepibili offerte da Tabu e da Atul Kulkarni.

'Chandni Bar' è il secondo film diretto da Madhur Bhandarkar, il migliore insieme a 'Page 3'. Basato su un soggetto tipicamente indiano, anzi, 'mumbaita' - Mumbai è famosa per i suoi numerosissimi dance-bar -, la storia è scritta e sviluppata in modo talmente superbo, intenso, completo da trasformarsi in un tema universale. L'equilibratissima e partecipe regia rifugge da ogni astuzia cinematografica: gli eventi non vengono mai presentati col sensazionalismo dei colpi di scena, ma come il naturale fluire della vita. Nello specifico la vita di una ballerina costretta a prostituirsi, Mumtaz. La sua storia è raccontata in modo dolente, con il giusto approfondimento psicologico e sociale, e con il distacco documentaristico tipico di Bhandarkar.

La denuncia del regista, da sempre affezionato alle tematiche femminili, è forte e chiara: in 'Chandni Bar' non si tratta solo di una ragazza vittima delle circostanze, ma di un essere umano costretto a sopravvivere in un mondo che umano non è. L'odio etnico, la tragedia della miseria, le violenze familiari, l'indifferenza crudele dei propri simili, la volgarità, il vuoto.
Bhandarkar non lenisce il dolore dello spettatore con un finale rassicurante. Non c'è posto per la speranza in una società brutale ed egoista. Non c'è posto per il riscatto - o anche solo per una timida affermazione di sè - in vite così oltraggiate. E il marchio della sconfitta è purtroppo trasmesso ai figli che ne ereditano quasi con rassegnazione l'umiliante fardello.

Ma attenzione: Bhandarkar è soprattutto un fine documentarista. Realismo sottintende la vita nel suo insieme, in tutte le sue sfumature. Mumtaz sopravvive con tenacia a momenti ed eventi davvero bui, ma divide allegria e risate con le sue compagne di sventura. Esattamente come accade quasi sempre nella vita reale, la ragazza non si spezza. Cresce, si fortifica, gode anche di inaspettate felicità.

Il film non è dunque ottimista, nè tantomeno patinato. La location e la scenografia sono volutamente squallide e dozzinali. I costumi quotidiani e sciatti. La colonna sonora, mai in primo piano ma sempre in sordina, ha il solo scopo di accompagnare i movimenti stanchi, annoiati, privi di erotismo delle ballerine. Le coreografie sembrano inesistenti, studiate per imprimere al corpo delle attrici un ripetitivo dondolìo più che una danza. Tutto è ottundente in un ambiente disumanizzato come il Chandni Bar: le luci smorzate, il fumo, la musica, il caldo, i volti nascosti dei clienti o quelli tirati delle ballerine.

Tabu è P-E-R-F-E-T-T-A. Capace di passare da un'espressione di dolore gridato e trattenuto insieme, a un'assenza pietrificata di consapevolezza di sè. Mai eccessiva, mai patetica, mai volutamente sensuale. Atul Kulkarni offre una corposa special appearance con le abituali competenza e maturità. Rajpal Yadav è una grande sorpresa: in 'Chandni Bar' gli è stato finalmente affidato un ruolo drammatico, e Rajpal lo interpreta con una naturalezza invidiabile.

Il cinema Hindi non è fatto solo di trame trash e di balletti colorati (che comunque ci deliziano e di cui non siamo mai sufficientemente sazi: lunga vita al cinema popolare Indiano!). Così come qualunque altra cinematografia al mondo, anche quella Hindi è ricca di generi diversi. E di pellicole di livello diverso. Non sarebbe triste se il cinema Italiano venisse identificato all'estero con i cosiddetti cine-panettoni (peraltro INFINITAMENTE peggiori del peggiore trash bollywoodiano)? Pretendiamo rispetto per la nostra produzione cinematografica? Bene, allora siamo tenuti a mostrarlo anche alle produzioni altrui.

TRAMA

Mumtaz (Tabu) rimane orfana durante violenti scontri fra musulmani e hindu. Con lo zio materno emigra a Mumbai. Per sopravvivere la ragazza è costretta a esibirsi come ballerina al Chandni Bar. Qui incontra Pothya (Atul Kulkarni), il gangster locale, che si innamora di lei.

RECENSIONI

Bollywood Hungama: **1/2
'Senza dubbio uno dei più raffinati film realistici realizzati di recente. 'Chandni Bar' focalizza l'attenzione su quello strato della società che raramente viene rappresentato sullo schermo Indiano. Il regista Madhur Bhandarkar ha affrontato la storia con estrema sensibilità, producendo un impatto vigoroso. La pellicola non è però sprovvista di masala, soprattutto nel primo tempo. Bhandarkar, in precedenza assistente di Ram Gopal Varma, mostra lampi di grande cinema in parecchie sequenze meravigliosamente girate che lasciano un'impressione indelebile nel pubblico. Ecco un regista dinamico che deve essere applaudito per aver affrontato un soggetto tanto difficile ed esserne uscito vincitore. Nessun'altra attrice poteva rendere giustizia al complesso ruolo di Mumtaz: 'Chandni Bar' è di certo il film di Tabu. La sua interpretazione merita i migliori giudizi e tutti gli award. Il suo lavoro è privo di difetti, ma l'impatto del suo personaggio è dovuto anche al modo magistrale in cui è stato scritto. Atul Kulkarni è piacevole. Rajpal Yadav fornisce un adeguato supporto. I dialoghi (Masud Mirza e Mohan Azaad) sono superbi.'
Taran Adarsh, 25.09.2001

Cinema Hindi: *****
Punto di forza: la sceneggiatura e l'interpretazione di Tabu
Punto debole: -

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Tabu ('Fanaa') - Mumtaz
* Atul Kulkarni ('Satta') - Pothya
* Rajpal Yadav ('Billu') - Iqbal
* Ananya Khare ('Devdas') - Deepa

Regia e soggetto: Madhur Bhandarkar ('Page 3', 'Traffic Signal', 'Satta', 'Corporate')

Sceneggiatura: Mohan Azaad ('Gauri: The Unborn')

Award:

* National Award: Tabu come migliore attrice protagonista, Atul Kulkarni come migliore attore non protagonista, Ananya Khare come miglior attrice non protagonista. 'Chandni Bar' ha conquistato anche un quarto award come miglior film a tema sociale

* IIFA: Tabu come miglior attrice protagonista

* Star Screen: Madhur Bhandarkar per il miglior soggetto

* Zee Cine: Tabu come miglior attrice protagonista

Anno: 2001

CURIOSITA'

* Chandni bar è stato proiettato al Cairo International Film Festival 2009 nell'ambito di una retrospettiva dedicata a Madhur Bhandarkar (aggiornamento del 24.11.10).
* Nei titoli di testa si ringrazia il regista Priyadarshan ('Billu')

* La dedica con cui si apre la pellicola: 'Questo film è dedicato alle migliaia di ragazze che si guadagnano da vivere ballando nei bar. Con questo film vogliamo ritrarre la loro lotta per sopravvivere. Non abbiamo nessuna intenzione di denigrare o insultare la loro professione o il loro stile di vita. Rispettiamo queste ragazze e apprezziamo i loro sforzi per mantenersi attraverso questa professione.'

* Citazioni bollywoodiane: Anil Kapoor ('Taal'), Amitabh Bachchan

GOSSIP&VELENI

* E se l'India avesse scelto 'Chandni Bar', al posto di 'Lagaan', per rappresentare il cinema Indiano agli Oscar? Forse avrebbe conquistato l'ambita statuetta per il miglior film straniero. 'Chandni Bar' è a mio parere decisamente superiore a 'No Man's Land', la pellicola che in quell'edizione si è aggiudicata il premio soffiandolo al film di Gowariker

27 maggio 2009

A K S


'Aks' è uno di quei film che non soddisfano fino in fondo, ma che comunque colpiscono, e sui quali si ha molto da commentare. Vi sareste mai immaginati un esordio così stiloso e sorprendente da parte di Mehra, regista di 'Rang De Basanti' e di 'Delhi-6'? E Amitabh Bachchan a produrlo e ad interpretarlo?
La pellicola, malgrado la bocciatura del pubblico, ha conquistato diversi award e ha favorevolmente impressionato la critica.

Il soggetto è piuttosto insolito per la cinematografia Hindi. 'Aks' è un thriller con implicazioni soprannaturali, e il fatto che il realistico Mehra si sia cimentato con questo genere per il suo debutto lascia stupefatti.
La sceneggiatura è complessa e interessante. I personaggi brillano di luce propria e si differenziano nettamente dalle solite trite stereotipate figure che spesso, purtroppo, indeboliscono una produzione per altri versi molto vivace. I dialoghi sfortunatamente non sono sempre all'altezza, e alternano battute folgoranti ad altre banali.
La regia in buona parte del primo tempo e in alcune sequenze del secondo lascia senza respiro, grazie anche all'altissima qualità della fotografia e alla bravura del direttore artistico.
La colonna sonora è notturna, pulsante, ipnotica. Le coreografie sono molto tecniche.
Il prodotto finale è un film decisamente dark che affascina e seduce.

Il cast.
Si rimane più colpiti dall'antagonista che dal protagonista, malgrado Amitabh Bachchan si produca in un ruolo insolito per lui. Eppure è così: Manoj Bajpai è COLOSSALE. Il suo Raghavan è probabilmente l'unico killer in tutto il cinema Hindi a possedere caratteristiche così singolari e intriganti. Manoj è selvaggio, demoniaco, oscuro. L'inquietante follia, lo scabroso sex-appeal, l'intensità, lo sguardo penetrante, l'uso della voce, la gestualità: tutto contribuisce a mettere in ombra il grande Bachchan, che pure ci sorprende con un'interpretazione complessa e sfaccettata (di certo il personaggio di Manu è il più difficile).
Raveena Tandon è una perfetta dark lady, figura non comune nel cinema popolare Hindi. La sua Neeta è conturbante, sensuale, perduta. I costumi provocanti, le coreografie altamente seduttive, la musica da brivido caldo, i dialoghi espliciti e le sequenze hot con Manoj (ma anche con Bachchan) alimentano la corrente sotterranea di grande erotismo che impregna la pellicola.
Nandita Das è sempre all'altezza. Peccato che il personaggio di Supriya via via si indebolisca.
Una menzione speciale per Vijay Raaz: il suo cameo è FULMINANTE.

Ma allora cosa non ha funzionato?
L'impronta di eccessiva teatralità: nei fondali, nei tempi, nelle battute declamate, nella gestualità pronunciata. Gradualmente l'azione, la 'stilosità', i dialoghi sembrano spegnersi e svanire. Malgrado la storia sia intrigante quasi sino alla fine. E malgrado l'impeccabile interpretazione di Bachchan. Il ritmo è spesso esageratamente lento più che ipnotico, anche (purtroppo) nelle sequenze che avrebbero richiesto un'accelerazione.
E il finale è TERRIBILE (Mehra non ne ha ancora azzeccato uno).

'Aks' poteva essere davvero un piccolo capolavoro. Peccato che ad un certo punto il regista perda le fila del suo progetto. Il film va completamente fuori fuoco e diventa tutta un'altra cosa.
Dedichiamo comunque un applauso a Mehra, a Bachchan, a Manoj e a Raveena per aver prodotto, diretto e interpretato una pellicola così insolita. Bravi e coraggiosi.

TRAMA

Manu Verma (Amitabh Bachchan) è un funzionario responsabile per la sicurezza di personalità politiche. Raghavan (Manoj Bajpai) è un killer. Inevitabile la collisione. Tutto così semplice? Niente affatto.

RECENSIONI

Bollywood Hungama: **
'Aks' tecnicamente parlando è un prodotto di qualità superiore, ma fallisce in un aspetto vitale: la narrazione. Per essere un esordiente, Mehra mostra doti tecniche immense. Il film vanta alcune immagini spettacolari. Mehra ha lavorato duro sullo stile, nel tentativo di mantenere uno standard internazionale. Le melodie di Anu Malik si discostano dalla musica a cui ci aveva abituati. La coreografia di 'Ye Raat' e di 'Aaja Gufawon Mein Aa' è affascinante. La fotografia (Kiran Deohans) è sullo stesso piano di quanto di meglio visto nel cinema internazionale. Il più grosso lato negativo è nella lunghezza e nel ritmo. Malgrado l'idea sia nuova ed interessante, la narrazione di Mehra lascia molto a desiderare. Sembra che il regista si sia concentrato più sulla forma che sulla sostanza. Gli avvenimenti diventano pesanti e deprimenti. La storia è stagnante. Ciò che poteva essere raccontato in due ore è stato allungato senza ragione, diluendo quindi l'impatto del film. Il montaggio è lento e la pellicola dovrebbe essere tagliata di almeno venti minuti per velocizzare il ritmo. La sceneggiatura poteva essere scritta meglio. Si doveva pensare ad una fine più appropriata. Dopo tanto tempo si può ammirare Amitabh Bachchan nel suo elemento. Regala un personaggio per il quale si è specializzato negli anni e fa un lavoro meraviglioso. Manoj Bajpai tende a volte a debordare. Raveena Tandon è seducente e fa bene la sua parte. Nandita Das è naturale.'
Taran Adarsh, 13.07.01

Cinema Hindi: ***
Punto di forza: un primo tempo che incanta; uno scabrosissimo fascinosissimo Manoj Bajpai (*****)
Punto debole: un secondo tempo che annoia (si sente la mancanza di Manoj?)

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Amitabh Bachchan - Manu Verma
* Manoj Bajpai ('Satya') - Raghavan
* Raveena Tandon ('Satta') - Neeta
* Nandita Das ('Earth') - Supriya Verma
* Vijay Raaz ('Delhi-6') - Yeda Yakub (cameo)

Regia: Rakeysh Omprakash Mehra al suo debutto cinematografico. Seguiranno 'Rang De Basanti' e 'Delhi-6'

Soggetto: Renzil D'Silva (co-sceneggiatore di 'Rang De Basanti')

Sceneggiatura: Rakeysh Omprakash Mehra, Kamlesh Pandey ('Delhi-6')

Colonna sonora: Ranjit Barot ('Main Hoon Na') e Anu Malik ('Main Hoon Na'). Amitabh Bachchan presta la voce narrante nel brano che accompagna i titoli di testa

Coreografia: Dinesh, Noble, Raju Sundaram ('Ghajini'). Alcune coreografie di 'No Smoking' di Kashyap devono molto a questo film

Fotografia: Kiran Deohans ('Jodhaa-Akbar')

Montaggio: P.S. Barthi ('Delhi-6')

Direzione artistica: Samir Chanda ('Rang De Basanti')

Anno: 2001

Award:

* IIFA: Paul Sims per gli effetti speciali

* Filmfare: Amitabh Bachchan miglior attore per la critica; Raveena Tandon special award; Ranjit Barot miglior commento musicale

* Zee Cine: Manoj Bajpai miglior attore in un ruolo negativo

* Screen: Manoj Bajpai, Raveena Tandon come miglior attrice non protagonista e Ranjit Barot

Traduzione del titolo: 'riflesso', 'ombra' (ringraziamo Gina K.)

Co-produzione e distribuzione: Amitabh Bachchan

CURIOSITA'

* Nandita Das ha interpretato i film di Deepa Mehta 'Fire' e 'Earth' (con Aamir Khan). Pochi mesi fa è stata distribuita in India la sua già premiata pellicola d'esordio come regista, 'Firaaq', interpretata da Naseeruddin Shah. Nel 2005 è stata membro della giuria al Festival di Cannes

* Godetevi la sequenza con i lupi: pare che Manoj Bajpai ad un certo punto se la sia vista brutta

* L'attore Kunal Kapoor ('Rang De Basanti') ha esordito nel cinema come assistente alla regia proprio in 'Aks'

* Citazioni bollywoodiane: Shah Rukh Khan

GOSSIP&VELENI

* Pare che Nandita Das non abbia gradito l'evoluzione del suo personaggio nel film. Nemmeno noi

* E cosa mi dite di Bachchan che si sveglia dopo una notte di sesso selvaggio? Non so, non mi sono ancora ripresa

22 gennaio 2009

L A J J A


Spegnete il cellulare e mettetevi comodi: ho moltissime cose da raccontarvi di questo film.

'Lajja' è un classico polpettone bollywoodiano. Non manca all'appello nessuna caratteristica tipica della cinematografia popolare in lingua Hindi, e ciascun ingrediente è presente in dosi tali da garantire l'indigestione. La pellicola gronda retorica a fiumi, infarcita com'è di sermoni e di stereotipi. Anche da un punto di vista strutturale e formale siamo in zona hardcore: film solo per bollywoodiani temprati.
Impossibile elencare tutti i dettagli che rendono 'Lajja' un perfetto compendio di bollywoodianità. Mi limiterò ai principali:
- la durata: tre ore e cinque minuti;
- la struttura narrativa, che non solo mescola il dramma alla commedia, ma che sviluppa tre storie fra loro indipendenti inserite in una cornice che è una storia anch'essa. Amore. Pathos. Azione. Danze. C'è di che gozzovigliare;
- i personaggi stereotipati: la Donna Virtuosa (Manisha Koirala), legata alle tradizioni; il Marito Indifferente (Jackie Shroff), ricco, viziato, che non la rispetta; il Cattivo; il Buffone; il Ladro (Anil Kapoor), simpatico e di buon cuore; la Sposa (Mahima Chaudhry), tutta fruscii, tintinnii, luccichii; l'Attrice (Madhuri Dixit), donna scostumata e senza onore; la Madre (Rekha), forte e coraggiosa; e naturalmente l'Eroe (Ajay Devgan), tenebroso e invincibile;
- le vicende, anch'esse stereotipate: la Disgrazia, l'Intrigo, il Matrimonio, il Dramma, il Sopruso, la Tragedia, la Vendetta, la Redenzione, il Lieto Fine;
- la location straniera: New York;
- lo status sociale: altissimo;
- le donne: bellissime;
- le item-song, di ottimo livello (non per niente il regista è uno dei pionieri di questa tradizione), interpretate da Urmila Matondkar, sempre generosa, nella trascinante 'Aaye Ye Aajaye Ye'; e da Sonali Bendre, sinuosa e raffinata, nella tradizionale 'Saajan Ke Ghar';
- le coreografie ricercate, i costumi scintillanti, le scenografie ricche e colorate: caratteristiche presenti anche nel brano 'Badi Mushkil', interpretato con classe da Madhuri Dixit (e da Manisha Koirala);
- la colonna sonora, che vanta addirittura due compositori: Ilaiyaraaja per il sinfonico commento musicale (eseguito dall'Orchestra della Radio di Budapest ), e Anu Malik per le canzoni;
- e naturalmente loro: i Divi, un succoso grappolo attorniato da una schiera di collaudati attori minori.

Sempre comodi?
Bene. Dimenticate tutto quanto avete letto sino ad ora.

'Lajja' è un film S-P-L-E-N-D-I-D-O.
Partiamo dall'incipit.
Dedicata a Rajam, la madre del regista, la pellicola, il cui titolo significa 'vergogna', si apre con una battagliera dichiarazione: 'I personaggi e le vicende narrate nel film sono l'eco di quanto accade intorno a noi, nel cosiddetto mondo civile. Le voci, le grida, i pianti, gli appelli sono stati amplificati affinchè i sordi possano prenderne nota. La grandezza di una civiltà si misura sulla base della condizione sociale riconosciuta alle donne.'
Rajkumar Santoshi, regista acclamato dalla critica, non dimentica nulla: nel suo polpettone infonde tutto ciò che in India porta un film al successo. E lo fa con notevole maestria. 'Lajja' è ben scritto, ben narrato, ben diretto, ben recitato. Ma sono il Genio e l'Astuzia di Santoshi a strabiliarci. Se hai un messaggio forte da trasmettere, in India come puoi raggiungere il più vasto pubblico possibile? Facile: confezionando uno scintillante, perfetto, completo, tradizionale, retorico, stereotipato, orribile compendio di bollywoodianità. Santoshi ci presenta eventi e personaggi stereotipati, ma li sgretola e li trasforma sotto i nostri occhi annebbiati da colori e danze, e ci inietta il suo messaggio. Che è tutto fuorchè bollywoodiano.
Siamo di fronte a due pellicole opposte fra loro che si sovrappongono e si amalgamano. Il regista non rinuncia al suo amore per il realismo, ma nel contempo riconosce al mezzo 'Bollywood' l'enorme valenza di fenomeno sociale. E scaltramente ne sfrutta l'impatto e la risonanza.
Di rigore la controanalisi:
a) Il film ruota intorno a straordinari personaggi femminili. Vivi. Veri. Solidali fra loro.
- La Donna Virtuosa intraprende il suo viaggio attraverso un'India livida e crudele, dove le donne, senza alcun rispetto per l'età, sono sempre e solo vittime. La fuggiasca osserva, si indigna, reagisce.
- La Sposa accetta rassegnata quella che sembra una tradizione antica ed immutabile (la dote), felice di unirsi all'uomo che ama. Ma lo Sposo si rivela senza spina dorsale. La famiglia di lui è avida e arrogante. La ragazza osserva, si indigna, reagisce.
- L'Attrice, fiera e indipendente, vive la sua vita in modo non convenzionale. Delusa dall'uomo che ama, si ribella pubblicamente e nel modo più dissacrante. E, malgrado la dura punizione, non si lascia spezzare.
- La Madre, splendido personaggio femminile, è la paladina della difesa dei diritti delle donne in un misero villaggio. Il suo sacrificio completa la trasformazione interiore della Donna Virtuosa.
b) Il cast è di prima classe.
- Madhuri e Rekha sono DA URLO. Difficile decretare la migliore fra le due. La Dixit è spontanea e vivace. E rappresenta il dramma vissuto dall'Attrice in modo superbo. Rekha è perfetta. Energica, tragica, straziante. Anche Mahima è impeccabile. Delude invece l'interpretazione di Manisha: mostra il meglio solo nelle scene madri.
- Gli attori? Jackie Shroff non convince, colpa forse di un personaggio davvero povero, anche se la sua voce di velluto farebbe sciogliere un iceberg al Polo Nord. Ajay Devgan è ben calato nel suo ruolo: il tradizionale eroe dallo sguardo letale, dai minacciosi silenzi, dalla voce tonante. Ma è Anil Kapoor, a mio parere, a cavarsela meglio: il suo personaggio è amabilissimo, e lui lo interpreta con leggerezza e simpatia.
c) Le vicende, quelle non stereotipate: le violenze domestiche, la piaga sociale della dote, la condizione femminile sempre subalterna, la segregazione, i tabù religiosi, gli infanticidi, l'analfabetismo, la divisione castale, la corruzione, gli stupri.
d) I sermoni: retorici, certo. Ma al di là della forma, il messaggio è chiaro e preciso: la condanna di una società retrograda che sfrutta le donne e nega loro anche i più elementari diritti.
Moltissimi i dettagli indimenticabili:
* Le battute taglienti: 'Gli uomini considerano le donne la porta per l'inferno: ma è proprio attraverso quella porta che vengono al mondo'.
* Le scene da standing ovation:
- il Ladro che difende la prostituta;
- la Sposa che sputa insulti sullo Sposo, sulla sua famiglia e sui loro invitati (da guardare e riguardare più volte per non perdersi neanche una sfumatura);
- il linciaggio dell'Attrice (GRANDISSIMA Madhuri);
- la Donna Virtuosa, che denuncia la tradizione della segregazione;
- la Madre che scopre la relazione fra il figlio e una ragazza di casta alta;
- l'esecuzione della Madre (GRANDISSIMA Rekha);
- la Donna Virtuosa che denuncia l'infamia dello stupro di gruppo e del brutale omicidio;
- ma, soprattutto, la sequenza entrata nella storia del Cinema Indiano: l'Attrice che sul palco reinterpreta il mito di Sita, moglie di Rama, nel 'Ramayana'. DA PELLE D'OCA. Madhuri è SUBLIME.
Quanto dura il film? Tre ore e cinque minuti?
Ottimamente impiegati.

TRAMA

Vaidehi (Manisha Koirala) è l'infelice moglie del ricchissimo Raghu (Jackie Shroff). All'ennesimo alterco, lui la ripudia rispedendola in India. Da qui l'inizio di una serie di eventi che la condurranno in lungo e in largo per il Paese. Incontrerà donne coraggiose ed umiliate. Uomini corrotti e violenti. E ritroverà il coraggio e il rispetto di sè.

RECENSIONI

The Hindu:
'Lajja' non è un film facile. Solleva diverse questioni sulla condizione femminile, ma lo fa attraverso clichè e stereotipi. 'Lajja' è grandioso, sontuoso, opulento. Le scenografie sono incantevoli. Sfortunatamente questa colorata pellicola è una delusione in bianco e nero, in particolare nel secondo tempo. Malgrado le sensibili interpretazioni di Madhuri e di Manisha, il film è eccessivo e semplicistico. Non c'è spazio per il grigio: gli uomini sono il Nero, le donne il Bianco.'
Ziya Us Salam, 07.09.01

Cinema Hindi: *****
Punto di forza: la struttura inusuale, i dialoghi e soprattutto il Puro Genio del regista
Punto debole: la recitazione spesso incolore di Manisha Koirala; l'indigestione bollywoodiana

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Manisha Koirala ('Dil Se') - Vaidehi
* Madhuri Dixit ('Devdas') - Janki
* Rekha - Ramdulaari
* Mahima Chaudhry ('Pardes') - Maithili
* Anil Kapoor ('Tashan') - Raju
* Ajay Devgan ('Halla Bol') - Bulwa
* Jackie Shroff ('Rangeela') - Raghu
* Urmila Matondkar ('Rangeela') - ballerina per il brano 'Aaye Ye Aajaye Ye'
* Sonali Bendre ('Kal Ho Naa Ho') - ballerina per il brano 'Saajan Ke Ghar'
* Farida Jalal ('Kuch Kuch Hota Hai') - madre di Maithili
* Johnny Lever ('Kuch Kuch Hota Hai') - uno dei Buffoni
* Sharman Joshi ('Hello') - figlio di Ramdulaari

Soggetto, regia e produzione: Rajkumar Santoshi ('Halla Bol'), che ha anche collaborato alla stesura della sceneggiatura e dei dialoghi

Colonna sonora: composta da Ilaiyaraaja ('Cheeni Kum') e da Anu Malik ('Main Hoon Na', 'Asoka'). Intrigante il brano di quest'ultimo, 'Aaye Ye Aajaye Ye'

Coreografie: Ganesh Acharya ('Rang De Basanti')

Anno: 2001

Award: Zee Cine Best Supporting Actress Popular Award per Madhuri Dixit

Distribuzione: Eros International Ltd.

CURIOSITA'
* I quattro personaggi femminili portano tutti uno dei nomi di Sita, la moglie di Rama, avatar del dio Visnu. Nel 'Ramayana' si narra del rapimento di Sita messo in atto dal demone Ravana. Rama riesce a raggiungerli e libera la consorte, ma è costretto a ripudiarla a causa della sua permanenza con un demone. Sita allora si sottopone all'ordalia del fuoco per dimostrare la propria purezza. Non perdetevi nemmeno una parola del monologo di Janki in 'Lajja': la sua personalizzata (e sacrilega) versione del punto di vista di Sita è memorabile. In India ha acceso gli animi e provocato proteste: a Bhopal un gruppo di simpatizzanti del partito tradizionalista Hindu BJP ha bruciato in pubblico immagini del regista Rajkumar Santoshi e dell'attrice Madhuri Dixit.
* Il prossimo film di Raj Kumar Santoshi, 'Ajab Prem Ki Ghazab Kahani', conterrà alcune sequenze girate in Italia. Grande occasione per incontrare il regista
* Citazioni bollywoodiane: 'Josh'

GOSSIP&VELENI

* Manisha Koirala, nepalese, proviene da una famiglia di figure politiche di altissimo livello: il padre, B.P. Koirala, è stato Primo Ministro del Nepal, così come due fratelli del nonno paterno
* Madhuri Dixit pare abbia avuto una relazione con Sanjay Dutt ('Munna Bhai')
* Rekha pare abbia avuto una turbolenta relazione con nientedimenoche Amitabh DIO Bachchan
* Anil Kapoor è il padre di Sonam Kapoor, l'attrice che ha esordito in 'Saawariya' di Sanjay Leela Bhansali. Il fratello maggiore di Anil, il produttore Boney Kapoor, è sposato con l'affascinante diva Sridevi. In Italia possiamo ammirare Anil su grande schermo in 'Slumdog Millionaire'
* Ajay Devgan è il marito della talentuosissima Kajol
* Urmila Matondkar è stata a lungo legata al regista Ram Gopal Varma

16 dicembre 2008

DIL CHAHTA HAI


Akash proviene da una famiglia benestante ed è abituato a vivere come gli pare, è sicuro di sé e si diverte spudoratamente nonostante i genitori siano abbastanza furbi da accorgersi che materialmente non sta combinando un cavolo . Da bravo figlio di papà fa finta di non sentire e rimanda fin che può gli impegni col lavoro e con la vita.
Non c'è da dargli torto.
Siddarth, al contrario, è eccessivamente responsabile. Un tipo introverso, riflessivo e con un estremo amore per l’arte; vive tra le tele della sua soffitta e le serate in compagnia degli amici (forse le uniche vere proprie occasioni in cui, seppur trascinato, riesce ad uscire di casa). Ha un ottimo rapporto con la madre single che lo ha cresciuto alla pari, ma i problemi nascono il giorno in cui inizia ad interessarsi alla conturbante vicina , già adulta, e con pendenti problemi familiari a cui si aggiunge un avanzato stadio di depressione.
Nasce un delicato rapporto di complicità, mai forzato e mai volgare.
E poi Samir, ipersensibile , appiccicoso e coccolone, una ragazza vale l’altra per lui, purchè possa sbavare ai piedi di qualcuna. L’idea di essere innamorato lo intrattiene più dell’amore in sé per sé e vive di costanti e frivole infatuazioni.

Tre personalità a confronto, neanche la nostra più fervida immaginazione saprebbe immaginarli inseparabili amici, e una storia che ad un primo sguardo appare già sentita e banale.
Eppure c’è il trucco.
Ed ecco che la magia esce fuori dal cilindro di Farhan Akhtar, un regista giovane , promettente, straordinariamente moderno, (e, da non dimenticare, straordinariamente figo) intelligente nel dipingere psicologie ma al tempo stesso sapiente intrattenitore (come scordarci il look disco del trio Saif-Akshaye-Aamir nella canzone "Koi Kahe Kehta Rahe"?)
Certo non è un film perfetto, il pre-climax risente un po’ della moda cinematografica degli anni precedenti, e cioè, l’inserimento classico di un matrimonio che sta per compiersi, all’improvviso fermato da un atto “eroico” di Aamir Khan (non invitatelo mai alle cerimonie). Insomma, fuggire con la sposa sembra essere quasi uno sport, si è già visto molte volte, e qui, forse, si poteva anche evitare.
Carinissima invece la scena della cena a casa di Shalini in presenza del suo fidanzato. Particolarmente interessante il continuo gioco di sguardi a insaputa del promesso sposo, abbastanza idiota e disorientato, mentre Aamir sa il fatto suo e lancia delle battute al vetriolo. Non è mai stato così affascinante (forse è il caso di non invitarlo mai nemmeno alle cene)…

Le strade si dividono e cosa resta della vecchia amicizia?
Lo stesso tema verrà ripreso in modo diverso in Rock On!! Film del 2008 che tra l’altro vedrà proprio il debutto come attore del regista di Dil Chahta Hai, Farhan Akthar. Seppur diverse, ora più che mai, queste due pellicole mi sembrano unite da un motivo di sottofondo : non è mai troppo tardi per ritrovarsi, meglio vincere l’orgoglio e passarci sopra, piuttosto che sbarrare porte e finestre ai primi accenni di temporale.

ANNO : 2001


TRADUZIONE DEL TITOLO : Desideri del Cuore

REGIA: Farhan Akthar

CAST:
- Aamir Khan - Akash
- Saif Ali Khan - Sameer
- Akshaye Khanna - Siddharth (Sid)
- Preity Zinta - Shalini
- Sonali Kulkarni - Pooja
- Dimple Kapadia - Tara Jaiswal

La COLONNA SONORA (firmata Shankar-Ehsaan-Loy) è sobria e metropolitana, così come l’abbigliamento degli attori, una standing ovation al costumista per il look favoloso di Aamir Khan. Che siano camicette, completi o T-shirts, il risultato è sempre da 10 e lode.


RECENSIONI

The Hindu (Entusiasta)
Recensione Originale

Bollywood hungama ** 2/5 (Impietosa)
Recensione Originale

Caterina **** 4/5
Un film senza dubbio interessante che merita di essere visto con attenzione.
Gli attori sono eccezionali e il giovane Farhan alla regia aggiunge quel tono di freschezza e spontaneità.
Nonostante Akshaye Khanna questa volta gli dia seriamente filo da torcere, la scena la domina inevitabilmente Aamir Khan, disinvolto e sbruffone quanto basta, elegante e casual nelle giuste dosi, sempre a suo agio e capace di scuotere e mobilitare una Preity Zinta ancora insicura.
L’ho guardato e mi sono divertita. W la nuova generazione di Bollywood!!


RICONOSCIMENTI E PREMI:

2002 Filmfare Awards

Best Supporting Actor - Akshaye Khanna
Best Comedian - Saif Ali Khan
Critics Award Best Movie
Best Screenplay
Best Choreography
Best Editing
RD Burman Award for New Music Talent - Shankar-Ehsaan-Loy

Per comodità sto citando solo i Filmfare Awards vinti… attenzione, ci sono altrettante nominations, e vittorie anche ai Zee Cine, IIfa e Star Screen Awards e il prestigioso National Award.