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22 aprile 2013

MATRU KI BIJLEE KA MANDOLA

 

Vishal Bhardwaj è uno dei nomi per i quali vale la pena convertirsi a vita al credo bollywoodiano. Il regista che si è cimentato in originali rivisitazioni shakespeariane a mano ferma e senza timore alcuno continua a dar vita a imprevedibili progetti che pochi oserebbero anche solo immaginare.  Il V.Bhardwaj che preferisco è proprio quell’uomo che si butta senza paracadute e che crede fermamente nella forza dei suoi personaggi, l’autore che mentre pensa alle sue storie si commuove, si diverte e al tempo stesso se la ride, sapendo quanto l’ironia sappia rendere indelebile e facilmente fruibile qualsiasi messaggio. 
 
 
TRAMA
Harry Mandola (Pankaj Kapoor), proprietario di ampi territori agricoli in Haryana, progetta la costruzione di un nuovo polo industriale e residenziale. Mandola ha due ossessioni : Il denaro e la birra, ma un solo punto debole : la figlia adolescente Bijlee (Anushka Sharma) fidanzata con il figlio idiota (Arya Babbar) della sua socia in affari (Shabana Azmi).  Matru (Imran Khan), amico d’infanzia di Bijlee,  organizza il malcontento dei coltivatori ma i piani in atto risultano difficili da frenare.
 
 
ADORO  Matru Ki Bijlee Ka Mandola.  A Bhardwaj vorrei stringere la mano e complimentarmi per la sua irresistibile follia, per la capacità di oscillare dal realismo al delirio senza dare spiegazioni o chiedere scusa. Mi piace la libertà che ne traspira, mi piace l’idea che la scena più intelligente possa essere seguita da quella più stupida, mi piace vedere che c’è qualcuno che gira esattamente quello che vuole girare, senza pentimenti del giorno dopo e senza timore dei commenti negativi.
 
ADORO  Imran Khan e Pankaj Kapoor.  Perché i due attori sono la coppia cinematografica che non mi aspettavo, i loro duetti comici al limite del demenziale sono spettacolari. ADORO vedere Shabana Azmi nei panni di una politica corrotta che sfoggia pomposi discorsi fatti d'aria e usa il suo fascino per far presa su uomini infantili e repressi. ADORO l'imponente piramide di stupidità costruita per il personaggio di Badal. Pollice in alto anche per Anushka Sharma.  La giovane attrice continua a firmare lo stesso tipo di ruoli e ogni gesto sembra ormai parte di un format (perfino il guardaroba ultimamente si ripete dagli shorts alle scene in bikini) eppure, nonostante Anuskha non si  allontani da alcune linee guida, la sua presenza sullo schermo è sempre cosa assai gradita.
ADORO  il quadro decadente che sta intorno alla ricchezza sconsiderata del fantomatico Mandola, la descrizione dei suoi parties e delle stravaganze, delle sue sbornie iperboliche, delle allucinazioni, della sua dimora che a volte pare splendida e a volte fatiscente, del mondo in cui i suoi timidi desideri sessuali per la provocante Chaudhari Devi vengano sempre rimandati al giorno dopo. 
 
Come appare l’Haryana dal finestrino di una macchina?  Pianure che paiono estendersi fino all’altro capo del mondo, superfici anonime in attesa di investitori, industrializzazione selvaggia, mastodontici malls, tra i più grandi al mondo, isolate città dormitorio costruite apposta per le classi operaie e divise in societies, a seconda del livello e del salario. Il film lancia un sasso ma subito dopo abbandona i vetri a terra senza curarsi di raccogliergli, la sua vera tematica è ben coperta da una panatura  croccante, una catena di parodie  mascherano un quadro sotto sotto alquanto realistico.
MKBKM potrebbe essere una pièce teatrale, c’è del dramma ma anche tanto umorismo, c’è molto di nuovo ma anche qualcosa di noto, eccellenti scambi di battutte ma anche un disordinato fracasso.  Vishal è innamorato di Shakspeare e dimostra di aver imparato a trarre da lui l’ispirazione nei modi più originali e impensati, come nel suo teatro la commedia, la satira, l’ironia, i sentimenti, elementi realistici e fantasiosi si fondono e divengono un metallo unico.  Il regista rende omaggio ancora una volta al suo autore favorito facendo leggere ai protagonisti alcuni passaggi di Macbeth, che è stato il soggetto di Maqbool, il film che più amo della sua filmografia e probabilmente la miglior trasposizione cinematografica dell'opera mai realizzata.
 
 
Il mio giudizio sul film : **** 4/5

 
ANNO: 2013
 

REGIA : Vishal Bhardwaj
 
 
CAST:
Pankaj Kapur ………………. Harry Mandola
Imran Khan …………………….. Matru
Anushka Sharma …………………… Bijlee
Shabana Azmi ……………………… Chaudhari Devi
Arya Babbar ……………………………….Badal
Apparizione speciale di Ranvir Shorey
 
 
COLONNA SONORA : Vishal Bhardwaj

PLAYBACK SINGERS: Sukhwinder Singh, Shankar Mahadevan, Rekha Bhardwaj, Mohit Chauhan, Vishal Bhardwaj, Prem Dehati, African Umoja, Ranjit Baron


 

16 marzo 2012

EK MAIN AUR EKK TU



Shakun Batra, assistente alla regia di Abhishek Kapoor in Rock On!!, e di Abbas Tyrewala in Jaane tu .. ya jaane na, debutta da solista in una commedia romantica, da proporre nelle sale la settimana di S.Valentino,  girata in gran parte negli States (come l’altrettanto piacevole Anjaana Anjaani) e incoraggiata dalla casa di produzione di Karan Johar. L’autoironia di Imraan Khan si unisce all’approccio vivace di Kareena Kapoor in un'avventura brillante e genuina pensata ed eseguita senza risparmi di energie, spunti simpatici e buone idee.

TRAMA
Rahul Kapoor (Imraan Khan) è un ragazzo benestante con una promettente carriera di architetto a Las Vegas ma è comandato a bacchetta dai genitori (Boman Irani e Ratna Pathak Shah) che da quando era bambino lo manovrano come un pupazzo. La famiglia si allontana per quindici giorni e Rahul si ritrova improvvisamente senza lavoro e per di più marito di un’ invadente parrucchiera sul lastrico (Kareena Kapoor) con la quale ha condiviso una notte brava conclusasi con un contratto di matrimonio che nessuno dei due ricorda di aver firmato. Nell’intento di divorziare il prima possibile e trovare un nuovo lavoro i due uniscono le forze e diventano amici.

Montagne russe tra gli hotels, riproduzioni in scala ridotta dei monumenti europei, una cappella a pochi passi da una statua della libertà posticcia dove matrimoni si celebrano in pochi secondi per mano di un sosia di Elvis vestito di frange e lustrini: Las Vegas, città simbolo del vuoto assoluto mascherato da una valanga di laser e pacchianate, appare un gigantesco luna park piuttosto che la capitale del gioco d’azzardo. Lo spirito più kitsch degli Stati Uniti diviene lo scenario di una sobria quanto simpatica storia bollywoodiana nella quale il melodramma si spegne per lasciar spazio ad una naturale prosecuzione degli eventi.
Ek Main Aur Ekk Tu è un film sintetico, concentrato, di breve durata, capace però di mettere insieme il meglio della nuova commedia romantica indiana senza rinunciare ad un gusto più nostalgico per i brani musicali, la spensieratezza giocosa, il calore e la danza. La storia è spumeggiante e ricca di humor, i suoi punti forti sono numerosi , dalla coppia di attori scritturati per il film, che sfoggiano una sintonia imprevedibile, fino alla colonna sonora di Amit Trivedi, dal taglio occidentale, con reminescenze vintage disco e country.  Anche i personaggi secondari si inseriscono nella lunga lista dei plus points, tra tutti spicca l’odiosissima madre di Rahul fissata con le firme, l’immagine e l’estetica, l’anziana nonna di Riana preoccupata che i personaggi dal televisore possano vedere ciò che accade nelle stanze, Anusha, la promessa sposa ninfomane protagonista di una delle scene più divertenti del film, ma soprattutto il padre di Rahul, velenoso dentro quanto premuroso fuori, interpretato da un sempre eccellente Boman Irani.
Non si tratta di una vera love story ma di un incontro / scontro tra due personalità che più diverse non potrebbero essere:  un ragazzo delicato, paranoico, incolore, definito “perfectly average” e una ragazza un po’ tamarra e squilibrata che lo prende in giro, lo sbeffeggia ma infondo si prende cura di lui e quando non riesce a convincerlo con le parole finisce per trascinarlo di peso nei suoi luoghi e tra la sua gente. Il film sottolinea  le enormi differenze nei rispettivi background, prende tempo per presentarci Riana e la sua buffa buffa famiglia Braganza, un po’ coatta, per usare un termine tutto italiano, e l’ironica ipocrisia della famiglia Kapoor, composta da ricconi imbalsamati che tengono il figlio al guinzaglio. Divertenti i dettagli dell’arredamento delle due case, il confusionario e popolato appartamentino a Mumbai in cui Riana vive con la famiglia, gli amici e il cagnolone gigante, e l’aria asettica della villa dei Kapoor, i cui muri bianchissimi sono tappezzati di foto di viaggi nelle quali variano luoghi e monumenti ma sempre si ripete la stessa posa idiota.
La narrazione si frammenta in piccoli racconti giornalieri, formato diario, che assomigliano ad una serie di cortometraggi incollati uno all'altro, il regista debuttante propone un nuovo registro, un suo modo di raccontare, qualcosa che senza discostarsi troppo dalla tradizione del cinema hindi riesce a compiere una sua silenziosa rivoluzione in piccolo.

Il mio giudizio sul film : ***1/2 3,5 /5


ANNO: 2012

TRADUZIONE DEL TITOLO : Uno di me e uno di te

REGIA: Shakun Batra

PRODOTTO DA : Dharma Productions


CAST:
Kareena Kapoor ………………… Riana Braganza
Imraan Khan …………………… Rahul Kapoor
Boman Irani ………………….. il padre di Rahul
Ratna Patakh Shah …………….. la madre di Rahul
Ram Kapoor …………………. L’amico del padre di Rahul



COLONNA SONORA : Amit Trivedi, testi di Amitabh Battacharya
PLAYBACK SINGERS: Amit Trivedi, Benny Dayal, Shilpa Rao, Karthik, Shefali Alvares, Nikhil D’Souza, Anusha Manchanda, Shekhar Ravjiani



QUALCOS’ALTRO
Imraan Khan ha già lavorato in un film prodotto da Karan Johar, la commedia romantica I Hate Luv Storys che ha ottenuto un buon successo nel 2010.
Il titolo provvisorio di Ek Main aur Ekk Tu era Short Term Shaadi (trad. matrimonio a breve termine)
Nel film vengono citati i brani “Aaja Aaja Main Hoon Pyaar Tera” dal film Teesri Manzil e "Koi Mil Gaya" da Kuch Kuch Hota Hai.

24 ottobre 2011

MERE BROTHER KI DULHAN

Ecco il tipo di film a cui non si può resistere. La storia è tradizionale, gli ingredienti sono quelli consueti della commedia sentimentale, quelli attesi, ma lo sviluppo è  fresco, leggero e il gusto attualizzato.
Ali Abbas Zafar non rischia ma diverete e non delude.

TRAMA

Luv Agnihotri (Ali Zafar), giovane in carriera a Londra, dopo essersi lasciato con la fidanzata, Piyali (Tara D’Souza), chiede al fratello Kush (Imran Khan) di trovargli una sposa indiana. Durante la scrupolosa ricerca, Kush si imbatte in Dimple Dixit (Katrina Kaif), affascinante, vivace e di ottima famiglia, è la candidata perfetta.

RECENSIONI

The Times of India ***
Imran Khan e Katrina Kaif formano una coppia del tutto insolita. Imran è il ritratto della sobrietà e del basso profilo. Mere Brother Ki Dulhan finisce con l'essere una commedia leggera e briosa, nella quale la tipica storia d'amore bollywoodiana dimentica la tradizione e diviene non convenzionale. Ma solo in parte. MBKD è un interessante debutto per il regista Ali Abbas Zafar, però ironicamente qualcosa sembra trattenerlo dal creare una commedia completa. Il primo tempo non convince. La festa comincia con l'arrivo di Ali Zafar, che ci mette un po' a scaldarsi ma poi nessuno lo ferma più. L'attore aveva già mostrato la sua inclinazione per la commedia in Tere Bin Laden. E' il fattore verve che funziona in modo ammirevole, dal momento che il film non ha una storia di cui gloriarsi. MBKD cerca di mantenere alta la propria vivacità in termini di narrazione e di interpretazioni, e riesce per la maggior parte del tempo a far sorridere.
Nikhat Kazmi, 09.09.11

Hindustan Times *1/2
Imran Khan in Mere Brother Ki Dulhan si guarda intorno perennemente confuso. Il suo personaggio si trova in una situazione complicata senza necessità, faticosa, zoppicante, solo allo scopo di servire una trama sovra-immaginosa. Ali Zafar è informale e affascinante. Lo so che non dovremmo sempre paragonare il cinema con la realtà, ma nemmeno film come questi dovrebbero trattare di alieni, cosa che invece MBKD fa. La pellicola è così tirata da tutti i lati che si può vederne lo strappo al centro. Difficile dire se il personaggio interpretato da Katrina Kaif sia incessantemente ribelle o piattamente ritardato, un equilibrio delicato che alcune recenti (ma più godibili) commedie romantiche hanno gestito molto bene (Tanu Weds Manu, Jab We Met).
Mayank Shekhar, 09.09.11

Diana ***
Due ragazzi e una ragazza in una delle tante variazioni del classico triangolo sentimentale: lei ama lui, lui ama lei, ma lei è fidanzata con un altro. Rivisitazione in forma di commedia senza drammi o lacrime. Il film segue i binari di una trama semplice, diciamo pure esile, la cui forza è l'intento disimpegnato e festoso. I due innamorati si liberano del terzo incomodo senza ferire o scontentare qualcuno. Giocano, complottano, si divertono e non si prendono mai troppo sul serio.
Ali Abbas Zafar, al suo debutto (è stato assistente alla regia di altre ottime produzioni Yash Raj, tra cui Tashan e New York), dirige affidandosi al carisma dei suoi protagonisti: il bel Ali Zafar (a bollywood sono tutti pazzi di lui), Imran Khan, fisicamente meno appariscente ma di sicuro fascino, e Katrina Kaif, che lo ripagano con generosità.
Un film che rilassa e intrattiene: non è poco!

Il bello:
- Kush e Dimple si confrontano; alle loro spalle il Taj Mahal: un'immagine bellissima.
- Il rapporto giocoso tra Kush e Dimple.

Il brutto:
 - L'iniziale look rockettaro di Katrina, seppur funzionale allo sviluppo del personaggio.
E' un vero peccato che dopo il meritato successo di Rock On!! non si possa più fare a meno di infilare una rockstar tra i protagonisti di ogni pellicola.
- Sempre Katrina (Dimple) che attraversa la strada bendata. Più che di una simpatica bravata si tratta di un'imperdonabile idiozia.

LA SCHEDA DEL FILM

Cast:
Kush Agnihotri - Imran Khan
Luv Agnihotri - Ali Zafar
Dimple Dixit - Katrina Kaif
Piyali Patel - Tara D’Souza
Colonel Agnihotri - Parikshat Sahni
Mr. Dilip Dixit - Kanwaljit Singh
Special appearance - John Abraham

Scritto e diretto da Ali Abbas Zafar

Prodotto da  Aditya Chopra

Musiche di Sohail Sen

Coreografie di  Bosco Martis e Caesar Gonsalves

Distribuito da Yash Raj Films

Anno 2011

CURIOSITA'

- I riferimenti ad altri film contenuti in Mere brother ki dulhan sono numerosi. I più divertenti sono quello a Qayamat Se Qayamat Tak ( "io non sono Aamir Khan e tu non sei Juhi Chawla") e la  title song in cui Imran omaggia i 3 Khan: lo zio Aamir di Rang de Basanti, Shah Rukh Khan in Dil se e Salman in Dabangg.  Il gesto di Salman di portare le mani alla cintura sulle note di Udd Udd Dabangg è diventato un cult; persino Shah Rukh Khan, in occasione degli IIFA 2011, ne ha fatto una splendida imitazione.
Shah Rukh Khan agli IIFA 2011 (al decimo minuto).
Un assaggio del video della canzone Mere brother ki dulhan.

- Il direttore musicale di Mere brother ki dulhan, Sohail Sen, è il giovane autore della colonna sonora di What's Your Raashee?

- Oltre alla chitarra in mano, lo stile di Katrina prevede un'ispirazione grunge. Prima di lei ad apparire sullo schermo sexy, decise ed indipendenti, sono state l'indimenticabile Aishwarya Rai di Crazy Kiya Re (Dhoom 2) e Kareena Kapoor in Chhaliya (Tashan).
L'articolo integrale di Bollywood Hungama.

- Ali Zafar cantante e musicista pakistano, nel 2010 è stato protagonista di un fulminante debutto da attore con il geniale Tere Bin Laden. In Mere Brother Ki Dulhan ha incantato la critica confermando le sue doti.
Eccolo scatenarsi nella canzone Madhubala, a cui ha prestato anche la voce.

- Sembra che ci siano delle notevoli somiglianze tra la trama di Mere Brother Ki Dulhan e quella di Sorry Bhai!, film del 2008 con Shabana Azmi e Boman Irani, diretto da Onir (I Am).

Il sito ufficiale del film.

21 luglio 2011

DELHI BELLY

Lo stesso regista di Game, Abhinay Deo, stavolta ha miglior fortuna sia in termini di sceneggiatura, che di critica e pubblico. Delhi Belly sarebbe da proiettare in prima serata su Raiuno nel prossimo ciclo "Le stelle di Bollywood", oppure da far vedere agli amici (maschi) che ancora sono convinti che il cinema indiano sia quello "in cui ballano" tra un melodramma e l'altro.  Un film che dura solo un'ora e mezza, divertente e deliziosamente insensato.

TRAMA

Rocamboleschi e surreali fatti e misfatti di tre amici, un giornalista, Tashi (Imran Khan), un fotografo, Nitin (Kunaal Roy Kapur) e un creativo, Arup (Vir Da), parecchio zozzi e un po' cialtroni.

RECENSIONI

The Times of India ****
Delhi Belly diverte in modo intelligente. Ma chi è il vero eroe del film? E' Akshat Verma, che ha regalato a Bollywood una delle sceneggiature più brillanti degli ultimi anni? DB è una commedia che rappresenta un piacevole cambiamento, perchè ben diversa dall'ordinaria, puerile sfrenatezza comica offerta dalle pellicole hindi. In DB l'umorismo è tutto situazionale, abilmente inserito nella sceneggiatura. Oppure l'eroe del film è il regista, Abhinay Deo, che racconta in un modo realistico che funziona a meraviglia una storia condita con gli eventi più insoliti? Per fortuna Abhinay non ha provato alcun desiderio di scioccare o meravigliare o provocare attacchi di risate isteriche, semplicemente perchè le situazioni narrate sono così bizzarre da scioccare e meravigliare per loro natura. O l'eroe del film sono le performance, tutte raffinati esempi di una recitazione misurata ma che colpisce alla grande? Imran Khan regala, ad oggi, il meglio di sè. Vir Das offre senza sforzo la sua solita, competente, clownesca performance, rubando la scena. Vijay Raaz è uno spasso. E per finire, l'eroe del film è forse la censura indiana, che ha mostrato grande maturità nel consentire la distribuzione di DB senza imporre tagli? Per la prima volta abbiamo una pellicola nella quale i personaggi parlano in un linguaggio reale. La sceneggiatura trabocca di parolacce e imprecazioni che aggiungono divertimento al film, tanto quanto la colonna sonora. DB è un buon esempio di come cineasti lucidi e sfrontati che mettono in comune il loro talento possano creare un prodotto che vale i soldi del biglietto e che riscrive tutte le antiquate regole dell'industria cinematografica hindi. Godetevelo!
Nikhat Kazmi, 01.07.11
La recensione integrale.

Hindustan Times ****
Delhi Belly significa in slang 'diarrea del viaggiatore'. Il film ha poco a che vedere con Delhi (a differenza di Band Baaja Baaraat o di No one killed Jessica) e poteva essere ambientato ovunque. Nè sembra essere una contraffazione di Jackie Brown o di Lock & Stock - Pazzi scatenati. Vijay Raaz per una volta è calmo e misurato. I personaggi non hanno grande rilevanza. A differenza di precedenti produzioni di Aamir Khan, in DB non vi sono nè un robusto sottotesto (Peepli live), nè poesia profonda (Dhobi Ghat). Non dovete pensare, nè desidererete farlo. Il nocciolo di DB è la sua esilarante trama situazionale che sfiora spesso i confini di una deliziosa profanità, e ciò grazie alla sceneggiatura brillantemente redatta da Akshat Verma e alla regia ad effetto di Abhinay Deo. La colonna sonora è alla Pulp Fiction. I personaggi ostentano un genuino look da zombie, personaggi a cui le cose semplicemente accadono, senza che essi facciano nulla per provocarle. E ne succedono davvero tante in 98 minuti, alcune volgari, alcune ispirate. Vi è una piacevole onestà in un film intelligente e pazzo che non si ferma mai. Mi è stato detto che la versione hindi non sarà più moderata. Alla fine Aamir Khan irrompe sulla scena, con una parodia danzereccia fra Travolta e Elvis the Pelvis. L'item number era chiaramente non necessario per i monosala. I titoli di coda compaiono sullo schermo. Ed è qui che Aamir merita di essere, proprio in cima, per aver scommesso su un prodotto che speriamo possa ispirare un buona defecazione nei cinema (le rivoluzioni seguiranno). Super divertimento. Massimo rispetto.
Mayank Shekhar, 01.07.11
La recensione integrale.

Diana *** 1/2
Già molti anni fa,  Monicelli, citando Lo squalo (1975) di Spielberg, sosteneva, e lo ha ripetuto con maggior convinzione poco prima di morire, che il cinema americano è finito, un moribondo tenuto in vita da trasfusioni di denaro. D'accordo con il grande regista o no, si può affermare senza timore di essere smentiti che il destino di quello indiano è ancora da scrivere. La vitalità di autori e produttori del subcontinente è indiscutibile. Esplorano in tutte le direzioni, con un occhio ai vicini d'oriente ed occidente. Sperimentano.
Questa ricerca, questa evoluzione, anche disordinata e turbolenta, sotto i nostri occhi, la varietà e l'imprevedibilità del  risultato sono molto affascinanti.
Delhi Belly è una delle vie, non l'unica. Quella più strafalciona e divertita.
La sceneggiatura è composta da situazioni insolite (il ricatto al padrone di casa, l'ex marito geloso e armato, lo scambio di consegne), ognuna delle quali basterebbe per un solo film. La combinazione pur esuberante  fila alla perfezione. Quello che rende speciale Delhy Belly, però, non è la trama, ma l'atmosfera: guascona, autoironica, disimpegnata; l'intrattenimento spregiudicato ed irriverente anche se a tratti becero (come nel caso del candelotto di dinamite). Il resto lo fanno i protagonisti, Imran Khan, Vijay Raaz, che interpreta un flemmatico gangster e Shenaz Treasurywala nella parte della dolce ma esigente fidanzata.

Il bello:
- Imran Khan. E' bravo, ha carisma e riesce ad essere contemporaneamente buffo e sexy.
- Il finale tenero e divertente, lascia con un sorriso soddisfatto.
- La partecipazione di Aamir Khan, tutt'altro che avulsa dalla trama.  Da vero fuoriclasse, Aamir si scatena in un imperdibile omaggio-parodia dei disco dancer degli anni '80.
L'intervista di Aamir Khan in cui dichiara di essersi ispirato a Mithunda, Govinda, Amitabh Bachchan e Rishi Kapoor.
Un assaggio della sua esilarante performance.

Il brutto:
- Le vicissitudini intestinali di Nitin (Kunaal Roy Kapur) con tanto di peti ripetuti, diarrea e persino un primo piano sulle deiezioni. Comicità volgare e grossolana da cinepanettone? No, grazie.

LA SCHEDA DEL FILM

Cast:
Tashi Malhotra - Imran Khan
Nitin Beri - Kunaal Roy Kapur
Arup - Vir Das
Sonia - Shenaz Treasurywala
Menaka - Poorna Jagannathan
Somayajulu - Vijay Raaz
Manish - Paresh Ganatra
Zubin Mehra - Raju Kher
Rajeev Khanna - Rahul Singh
Prateek - Rahul Pendkalkar
Brajesh - Pradeep Kabra
La madre di Sonia - Lushin Dubey
Il gioiellere - Rajendra Sethi
La madre di Tashi - Shilpa Mehta
VJ Soniya - Anusha Dandekar
Special Appearance - Aamir Khan

Scritto da Akshat Verma

Diretto da Abhinay Deo

Prodotto da Aamir Khan, Kiran Rao, Ronnie Screwvala e Jim Furgele

Musiche di Ram Sampath

Distribuito da Aamir Khan Productions e UTV Motion Pictures

Anno 2011

CURIOSITA'

- Delhi Belly è stato classificato con una A (Adult) dalla censura a causa del linguaggio e dei contenuti utilizzati.

- La prima mondiale di Delhi Belly si è tenuta in occasione dell'apertura del London Indian Film Festival 2011.

- Si parla di un sequel di Delhi Belly, diretto da Kiran Rao, protagonista il disco fighter Aamir Khan, dal titolo Disco Fighter. Sembrerebbe quasi una burla, ma è stata riportata anche da The Times of India.

- Pare che la scherzosa guerra mediatica tra Shahrukh Khan ed Aamir Kahn (ricordiamo che quest'ultimo aveva fatto sapere di avere un cagnolino di nome SRK) continui. In Delhi Belly, infatti, la macchina utilizzata dai protagonisti, pesantemente dileggiata ("sembra il risultato dell'accoppiamento tra un asino e un rickshaw") ed ammaccata senza riguardo, è stata scelta di una marca coreana pubblicizzata proprio da Shahrukh: un caso?
La notizia riportata da Bollywood Hungama.
 
- In ultimo: il video del making della canzone più discussa di Delhi Belly, Bhaag D.K. Bose.

Il sito ufficiale del film è una pagina Facebook.

04 aprile 2011

BREAK KE BAAD



Pur avendo collezionato recensioni contrastanti (c’è chi lo presenta come un path-breaking movie e chi l’ha  stroncato di netto sbadigliandoci sopra)  Break ke Baad, debutto alla regia di Danish Aslam (braccio destro di Kunal Kohli) è stato bocciato al box office con verdetto unanime rifugiandosi nella vendita di home video e diritti televisivi sufficienti a ricoprirne i costi. Ma il film non è così male da meritarsi l’etichetta di flop che gli è toccata, la colonna sonora di Vishal & Shekar è frizzante e vivace, la trama regge e le interpretazioni sono più che esaustive. Qualitativamente migliore rispetto irritanti pellicole giovanili dalle grandi pretese (vedi Aisha) il film propone una certa originalità e spicca per la sua esecuzione veloce e poco patinata, dissacrante e in grado di suscitare interesse.

TRAMA
Aaliya e Abhay sono cresciuti insieme e fidanzati da anni pur avendo caratteri e punti di vista del tutto opposti. Mentre Abhay non ha ancora deciso cosa fare nella vita Aaliya si annoia e ricerca qualcosa di più, che sia inseguire una carriera da attrice o una nuova esperienza all’estero, fino ad allontanare il suo compagno di giochi diventato poi compagno di vita, senza pensarci due volte. Aiutata dalle distanze la pausa si trasforma sempre di più in una definitiva rottura..

Aaliya è sostanzialmente una persona narcisista che non ha niente da dare, pronta ad autocelebrarsi, mentire, ferire, non mostrando alcun segno di preoccupazione. Più che azzeccata pertanto la scelta della protagonista, la bellezza moderna e gelida di Deepika Padukone e la sua scarsa emotività questa volta giocano incredibilmente a favore del personaggio, ripetendo il buon equilibrio di partecipazione/menefreghismo che la stessa interprete aveva portato avanti piuttosto bene in Love Aaj Kal.
Pause e rotture non sono solo il tema principale del film quanto anche la sua più evidente scelta stilistica, la storia avanza in modo brusco tra tagli e salti, la fuga dai problemi di Aaliya e la leggerezza nell’affrontare i rapporti sembrano riflettersi anche nel modo in cui la trama va avanti, in fretta, voltando pagina con frenesia. La storia affonda sì in alcuni cliché, come ricevimenti e matrimoni fastosi, tira e molla e catene di citazioni bollywoodiane, ma propone una forma nuova, un’impostazione diretta e poco indulgente con i sentimenti, dialoghi spigliati e battute all’insegna dell’ironia e del distacco.
Se i punti forti di Break Ke Baad sono la nevrosi e l’imprevedibilità, i punti deboli sono ugualmente la nevrosi e l’imprevedibilità. Si finisce per non capire la natura del rapporto tra i personaggi, che sia amore? Amicizia? O più probabilmente abitudine? Entrambi sembrano considerare l’altro come il proprio giocattolo preferito e le figure opposte si uniscono attraverso lacci di reciproca (e scomoda) dipendenza. L’abbinamento caratteriale è comunque intrigante: Aaliya , fredda ed egocentrica (ma il tipo di ragazza che tutti si fermano a guardare) accanto ad Abhay, palliduccio e dai comportamenti incerti; da una parte la capacità di passare sopra a tutto e dimenticare e dall’altra la perseveranza discreta che contraddistingue il profilo maschile, perfettamente portato sullo schermo da uno sdolcinato ma simpatico Imraan Khan, pronto a diventare invisibile all’occorrenza.

Il mio giudizio sul film : ***1/2 3,5/5


RECENSIONI:

THE TIMES OF INDIA *** 3/5
Break Ke Baad riesce a catturare l'attenzione del pubblico perchè si esprime in un tono del tutto differente. Il debutto del regista Danish Aslam è una storia d'amore, ma vi è anche una misurata sottotrama che parla direttamente allo spettatore. I personaggi sembrano attinti dal nostro circolo di amici. La performance di Imran Khan è contenuta ed efficace. Deepika Padukone è disinvolta, e nel climax regala forse la migliore interpretazione della sua carriera. Il film presenta una parte centrale terribilmente lenta, e in alcuni punti sembra che non conduca da nessuna parte, ma lo spiritoso scambio di battute fra i protagonisti in qualche misura colma questa lacuna. I dialoghi sono intelligenti, la conversazione divertente. Nulla di drammatico, solo freschezza: BKB è l'altro lato, l'altro gusto del romanticismo.
Nikhat Kazmi, 26.11.10 (Testo integrale)

THE HINDUSTAN TIMES *** 3/5
Deepika Padukone è istintivamente naturale. Break Ke Baad ripropone l'intero scenario delle pellicole hindi romantiche e urbane, nelle quali il protagonista è una sorta di giovane eroe femminilizzato (Wake up Sid!, Jaane Tu Ya Jaane Na) che graziosamente e pigramente bilancia l'impetuosa, nuova eroina. E alla fine diventa adulto. Questi film stanno esplorando le aspettative umane e le complicazioni proprie delle storie d'amore, per poi tornare al format delle anime gemelle che si ameranno per sempre: l'equilibrio viene così furbescamente ricostituito. Intellettualizzare oltre porterebbe pochi frutti. Alcuni potrebbero considerarli fatui, ma BKB è in gran parte irresistibile oltre che abbastanza sovversivo.
Mayank Shekhar, 26.11.10  (Testo integrale)


ANNO : 2010

REGIA : Danish Aslam

PRODOTTO DA : Kunal Kohli

TRADUZIONE DEL TITOLO : Dopo la pausa


CAST:
Deepika Padukone ………………………Aaliya Khan
Imran Khan ………………………………Abhay Gulati
Sharmila Tagore……………………… Aiyesha Khan
Yudhishtir Das ……………… Cyrus
Shahana Goswami ………………… Nadiya
Lilette Dubey ………………Buwa

COLONNA SONORA : Vishal & Shekar

PLAYBACK SINGERS : Vishal & Shekar, Alyssa Mendonsa, Sunidi Chahuan, Monica Dogra, Nikhil D’Souza, Neeraj Shridar


QUALCOS’ALTRO:
Nel film non ci sono vere e proprie coreografie, tutte le canzoni sono soltanto un sottofondo alle scene.
Compaiono nel film immagini di Mr India e Kuch Kuch Hota Hai, si ascoltano vecchi successi come “Ek Do Teen” da Tezaab e “Pehla Nasha” da Jo Jeeta Wohi Sikandar, i titoli di apertura ricordano quelli di Main Hoon Na e ad un certo punto la protagonista dichiara (sotto l’effetto di una sonora sbornia, grazie a dio) di essere … Shahrukh Khan.
Le scene ambientate in Australia sono state in realtà girate a Mauritius.

31 agosto 2010

I HATE LUV STORYS


Prima volta insieme sullo schermo per i giovani Sonam Kapoor e Imran Khan, prima volta anche per Punit Malhotra, che debutta alla regia. Tiene a battesimo Karan Johar. Per lui, con la sua Dharma Productions, in associazione con la UTV Motion Pictures, mettere insieme una commedia romantica ambientata nel mondo del cinema, nello stesso tempo autocelebrativa ed autoironica, è fin troppo facile.

TRAMA
Jay (Imran Khan) è il giovane assistente di un regista, Veer Kapoor (Sameer Soni), famoso per i suoi film sentimentali. Ha una visione cinica dell'amore e sbeffeggia tutti i cliché tipici delle pellicole romantiche. Simran (Sonam Kapoor), invece, ama e crede talmente tanto nelle storie dirette da Veer da vivere la sua vita come se fosse una di esse. Quando Jay e Simran si troveranno a dover lavorare insieme, ognuno di loro sarà costretto a fare i conti con le convinzioni dell'altro.

RECENSIONI

The Times of India ***
Prima di tutto: Imran Khan e Sonam Kapoor formano una coppia interessante, la più fresca dopo quella composta da Ranbir Kapoor e Katrina Kaif. I due condividono una bella intesa, una compatibilità fisica ed un quoziente emotivo ben bilanciato. Complimenti a Imran e a Sonam per la responsabilità di gestire un film che, ancora una volta, da un punto di vista narrativo ha poco di cui vantarsi. IHLS è estremamente semplicistico, non stratificato e del tutto prevedibile. L'esordiente regista Punit Malhotra dirige una pellicola zuccherosa. I dialoghi sono molto ordinari, talvolta sentimentali. La fotografia di Ayananka Bose offre un film visivamente piacevole. La colonna sonora di Vishal-Shekhar è frizzante e adatta al tenore della pellicola. Da segnalare la title-track, Bin Tere e Bahara. I costumi di Manish Malhotra sono un punto di forza: uber-cool e urban-chic. Quanto alle performance, sono stilose, non indimenticabili, ma guardabili: ammirate l'espressività e il broncio di Imran, nonchè la forma smagliante e la piacevole presenza scenica di Sonam.
Nikhat Kazmi, 01.07.10
La recensione integrale.

Hindustan Times ***
L'esordiente regista Punit Malhotra raccoglie amabilmente tutti i cliché tipici delle storie d'amore bollywoodiane. L'idea è interessante e sviluppata in modo innovativo in un film dentro un film, con una coppia fresca che condivide un'intesa vivace, e con la frizzante colonna sonora di Vishal-Shekhar. Ma la novità subito si sgonfia a causa di una trama prevedibile, soprattutto nel secondo tempo. Sonam Kapoor è piacevole ma non possiede la gaiezza sorridente di Preity Zinta o la naturale sensualità di Kajol. Comunque l'attrice promette bene e c'è spazio per migliorare. La somiglianza di Imran Khan con lo zio Aamir Khan è troppo evidente per essere ignorata: l'aspetto da ragazzo della porta accanto, lo sforzo di raggiungere la perfezione, la determinazione di sfuggire al convenzionale. Imran ha solo bisogno di una sceneggiatura più adatta per offrirsi al meglio.
Roshmila Bhattacharya, 02.07.10
La recensione integrale.

Diana *** 1/2
Film fresco e carino, in cui si finge di ridicolizzare gli stereotipi bollywoodiani per, in realtà, utilizzarli tutti. Si può perdonare questo piccolo espediente e una certa autoreferenzialità, grazie, come spesso accade, alle buone performance degli attori e ad una inscalfibile passione per le storie d'amore. Imran Khan, divertente e delizioso, dimostra di essere più fortunato con le pellicole sentimentali (come il precedente Jaane Tu... Ya Jaane Na) che non con quelle d'azione (Kidnap e Luck). Sonam Kapoor che, dopo l'importante debutto in Saawariya di Sanjay Leela Bhansali e il ruolo da protagonista in Delhi 6 di Rakeysh Omprakash Mehra, ha il difficile compito di confermare un inizio di carriera così importante, con I Hate Luv Storys si concede una parentesi di leggerezza.
Fin ad ora la miglior commedia romantica del 2010.

Il bello:
- Le magliette indossate da Jay (Imran Khan). Una riporta la scritta: Bollywood Sucks. Un'altra, disegnata da Neil Dantas, giovane creativo nato a Mumbai e famoso per le sue idee innovative, recita: Forget Superman Try Me.
- Imran Khan che si scatena nella title song I Hate Luv Storys

Il brutto:
- Una volta un buon film bollywoodiano prevedeva almeno 5 o 6 brani musicali e, con un po' di fortuna, altrettante danze. Ultimamente registi, sceneggiatori e produttori sono diventati crudelmente avari. In I Hate Luv Storys balla solo Imran Khan, davvero per pochi minuti: peccato.
- Un secondo tempo troppo lungo durante il quale Jay (Imran Khan) è impegnato a far ingelosire Simran (Sonam Kapoor) con l'aiuto di Giselle (Bruna Abdulla). Una trovata superflua e piuttosto noiosa.

LA SCHEDA DEL FILM

Cast:
Jay Dhingraa - Imran Khan
Simran - Sonam Kapoor
Raj Dholakia - Sameer Dattani
Veer Kapoor - Sameer Soni
Gisselle - Bruna Abdulla
la madre di Simran - Ketaki Dave
la madre di Jay - Anju Mahendroo

Scritto e diretto da Punit Malhotra

Prodotto da Karan Johar, Hiroo Yash Johar e Ronnie Screwvala

Musiche: Vishal - Shekhar (Om Shanti Om)

Coreografie: Bosco Martis (3Idiots) e Caesar Gonsalves (Love Aaj Kal)

Distribuito da Dharma Productions e UTV Motion Pictures

Anno 2010

CURIOSITA'

- Punit Malhotra dirige il suo primo film, I Hate Luv Storys, dopo essere stato assistente alla regia di Dostana, Paheli, Kal Ho Naa Ho e Kabhi Khushi Kabhie Gham.

- Nei film Hindi spesso sono presenti riferimenti a pellicole di successo. In I Hate Luv Storys, tra le molte citazioni, ci sono clip da Dilwale Dulhania Le Jayenge, Dil Chahta Hai e Hum Tum, alcune allusioni a Veer-Zaara e Rab Ne Bana di Jodi; a tratti si sentono le note di Maahi Ve, brano della colonna sonora di Kal Ho Naa Ho.

Il sito ufficiale del film

Le chat con Imran Khan e Sonam Kapoor organizzate da Bollywood Hungama in occasione dell'uscita nelle sale di I Hate Luv Storys

29 settembre 2009

LUCK


Gli ingredienti di Luck sono: un attore di esperienza, Sunjay Dutt, che interpreta un boss della malavita indiana, un esordiente lanciato verso il successo, Imran Khan, nel ruolo di un ragazzo eccezionalmente favorito dalla fortuna, una presenza femminile, Shruti Haasan, per un tocco romantico, infine, una trovata insolita attorno alla quale costruire tutta la trama e grazie a cui inserire scene d'azione di grande impatto. Sembrerebbe non mancare niente, eppure qualcosa non ha funzionato.
Nonostante ci sia grande interesse a Bollywood per le pellicole d'azione e lo sviluppo di effetti speciali degni dei film made in USA, il deludente risultato al box office di Luck dimostra che mischiare malamente adrenalina e sentimento quasi mai è sufficiente: gli spettatori indiani sono abituati a qualcosa di meglio.

TRAMA
Un gruppo di persone sono reclutate dal boss della malavita Moussa (Sanjay Dutt), perchè si sfidino in un gioco al massacro in cui conta solo la sorte. Ognuna di esse ha un motivo diverso per essere coinvolta, ma tutte vogliono aggiudicarsi il grosso premio finale, mentre, nel mondo, scommettitori anonimi puntano sul possibile vincitore.

RECENSIONI

The Times of India: **1/2
Luck ha uno stile pesante e sembra essersi completamente dimenticato del copione. Così tanto che il film è come un realty show, più esteso, nel quale nessuno dei personaggi è capace di colpire con una connessione emotiva lo spettatore. Ironicamente i personaggi rimangono tutti ai margini, nessuno in grado di trasmettere la disperazione che li ha portati a essere coinvolti in folli situazioni come quella di saltare da un aereoplano con un paracadute che potrebbe non aprirsi, nuotare in mezzo agli squali, o puntarsi una pistola alla tempia l'uno con l'altro. Sinceramente non si sente nessuna empatia per Imran Khan che lascia la madre per l'entroterra sudafricano, a causa dei pesanti debiti lasciati dal padre suicida. E nemmeno si versano lascrime per il patriotico maggiore, Mithunda, che ha bisogno di soldi per la moglie morente. O per la pakistana quindicenne, Chitrashi Rawat, che gareggia sui cammelli mavorrebbe comprarsi una Lexus. E definitivamente non per il serial killer Ravi Kissen...
La trama è esile e serve solo come collante per una serie di scene d'azione che non sono poi così adrenaliniche...
Nikhat Kazmi, 24.07.2009
La recensione completa

Bollywood Hungama: ***
Allacciatevi le cinture e tenetevi pronti per un vero action movie in stile hollywood. Pensateci, Bollywood non ha sfornato tante pellicole d'azione quante commedie. C'è una mancanza. Ma Luck ha colmato questa lacuna. Statene certi non avevate più visto tali effetti da Dhoom 2...ma il film scivola a causa dello sviluppo della storia che passa, nella seconda ora, da avvincente a debole...
By Taran Adarsh, 24.07.2009
La recensione completa

Diana * 1/5
In Luck si parla di fortuna, quella fortuna che occorre al tavolo da gioco o grazie alla quale capita di essere l'unico sopravvissuto di un incidente catastrofico. Raghav Kapoor, per esempio, interpretato da Ravi Kissen, è un assassino condannato alla pena di morte ma, al momento della sua impiccagione, la corda si spezza ed egli si salva perchè un'esecuzione non può essere ripetuta. Tutti i partecipanti alla scommessa di Moussa hanno dimostrato che il destino è dalla loro parte. Il più fortunato tra loro potrà sopravvivere, essere il vincitore e guadagnare una notevole somma di denaro.
Sembra divertente? Lo sarebbe se non fosse che, come è facile immaginare, chiunque sia spinto a scommettere la propria vita in cambio di soldi deve trovarsi in una situazione disperata. Al via allora con un' insopportabile carrellata di storie drammatiche: chi ha lasciato a casa una moglie morente, chi paga gli errori di una sorella irresponsabile, chi ha una madre sola sopraffatta dai debiti.
Si può parlare davvero di fortuna quando un ragazzo è in grado di pescare, tra centinaia, il biglietto vincente alla lotteria ma suo padre è morto suicida?

Il bello:
- Chitrashi Rawat, è stato un piacere rivedere sullo schermo l'attrice, giocatrice di hockey, che interpretò la piccola Komal in Chak de India!
- La sequenza iniziale, Sanjay Dutt che sfreccia bendato tra i treni in corsa è mitico.

Il brutto:
- La storia, assurda ma, quel che è peggio, poco intelligente e a tratti involontariamente comica.
- Imran Khan, davvero troppo convinto di se stesso.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

Sanjay Dutt - Karim Moussa
Imran Khan - Ram Mehra
Shruti Haasan - Ayesha Kumar e Natasha Kumar
Danny Denzongpa - Lakhan Tamang
Mithun Chakraborty - Major Jabbar Pratap Singh
Ravi Kishan - Raghav Kapoor
Chitrashi Rawat - Shortcut
Rati Agnihotri - Savitri Mehra (la madre di Ram)
Rupa Ganguly - Priya Singh (la oglie di Jawar Pratap)
Kota Srinivasa Rao - Swami
Snita Mahey - Angela

Diretto da Soham Shah (Kaal)

Scritto da Soham Shah e Renzil D'Silva (Rang De Basanti, Aks)

Musiche: Salim e Sulaiman Merchant (Rab Ne Bana Di Jodi)

Anno: 2009

Distribuito da Indian Films

CURIOSITA'

- Renzil D'Silva ha diretto l'atteso Kurbaan, con Kareena Kapoor e Saif Ali Khan, prodotto dalla Dharma Productions di Karan Johar che ha collaborato alla stesura della storia insieme allo stesso Renzil D'Silva. Kurbaan uscirà il prossimo novembre.

- Imran Khan si è iscritto, di recente, su Twitter e aggiorna la sua pagina con regolarità.

21 luglio 2009

JO JEETA WOHI SIKANDAR


Solitamente i film indiani di genere popolare non si rivolgono ad una categoria precisa di pubblico: in India l'amore per il cinema è vivo e irrinunciabile, complici forse l'aria condizionata (almeno nelle città), il prezzo contenuto del biglietto, la diffusione ancora modesta dei televisori (Paese CIVILE). Le recensioni critiche sui quotidiani, sulle riviste specializzate e sui siti web scatenano dibattiti accesi tanto quanto le infinite discussioni provocate in Italia dai commenti dei giornalisti sportivi sulle partite di calcio. Ed è un punto d'orgoglio per ogni Indiano degno di tale nome ammirare i propri beniamini 'first day first show' (e poi ripetere l'esperienza più e più volte). Questo spiega la calca colossale al botteghino in occasione delle prime: per i film di maggiore richiamo spesso avvengono tafferugli, litigi anche violenti (con feriti) e problemi vari di ordine pubblico. Al cinema, naturalmente, si va con tutta la famiglia: diverse generazioni si confrontano sulla stessa pellicola. Quando un film ha davvero successo? Quando mette d'accordo un pubblico così eterogeneo per età, livello culturale, estrazione sociale. Nonchè per lingua, religione, etnia.
E poi in Occidente si pensa che sia facile confezionare un masala bollywoodiano. Auguri.

'Jo Jeeta Wohi Sikandar', pur calcando la mano sull'amore filiale, si discosta da questa tradizione: è una delle rare pellicole (parliamo degli anni Novanta) che, per storia, ambientazione, personaggi e temi affrontati, si rivolge essenzialmente ad un pubblico di adolescenti, malgrado gli attori principali non siano proprio di primo pelo. Gli adulti ci sono ma rimangono costantemente sullo sfondo. Il punto focale del film non pare essere il desiderio di Sanju di realizzare il sogno paterno - tipico di molte pellicole bollywoodiane -, bensì l'autoaffermazione come adulto. Non si tratta solo di una vittoria sportiva da offrire al (fissato?) padre: è proprio l'atteggiamento personale nei confronti della vita a mutare. Archiviata l'adolescenza, con le sue baruffe, i suoi eccessi, i suoi sentimenti non autentici, Sanju si affaccia alla maturità. E lo fa per sè, anche se inizialmente spinto dal desiderio di compiacere il padre.
La narrazione è sviluppata in modo accattivante, anche se prevedibile, allo scopo di catturare l'attenzione di tutti gli spettatori. La gara finale è avvincente. La storia d'amore, quello vero, è giustamente contenuta e non prevalente: il protagonista è descritto nella sua totalità di essere umano e, fatto clamoroso per gli anni e per il tipo di cinematografia, nei suoi pregi e nei suoi difetti. Sanju è un eroe insolito: bocciato a scuola, privo di talenti, schiappa nello sport. Le ragazze gli girano al largo, preferendo i vincenti: belli, ricchi, ben vestiti, primi della classe, atleti insuperabili. Non aspettatevi un'approfondita introspezione psicologica, sia chiaro, ma un'evoluzione nella tridimensionalità del personaggio principale sì. E' grazie anche a film come questi che il cinema popolare in lingua Hindi lentamente ma costantemente ha aggiornato i propri temi e i propri canoni.

JJWS ha incontrato il successo del pubblico, ma non è un prodotto eccelso, anzi: stilisticamente antiquato, un po' troppo ingenuo. Per fortuna Aamir Khan regala un saggio del suo mostruoso talento con una performance molto convincente, leggera - in senso positivo - e frizzante. Tutta da godere. Il resto del cast è abbastanza anonimo. Pooja Bedi - ci spiace per il leggendario padre - è davvero imbarazzante: in seguito si è dedicata agli show televisivi e ha accantonato l'idea di fare cinema (grazie). Apprezziamo il fatto che, malgrado la pellicola registri una pesante presenza da parte del clan di Aamir, sia comunque stato offerto spazio sufficiente anche al personaggio di Ratan, per giunta interpretato da un attore esordiente. Cortesia non così comune a Bollywood.

TRAMA

Ratan (Mamik Singh) è un ragazzo modello: ottimo studente, ottimo atleta, affidabile, serio e di buon carattere. L'orgoglio del padre. Il fratello Sanju (Aamir Khan), al contrario, non vuole saperne nè di studiare nè di dedicarsi allo sport: meglio divertirsi con gli amici e godersela. Ma l'età adulta è proprio dietro l'angolo, con i suoi doveri e le sue responsabilità. Sanju sarà pronto a rispondere al richiamo?

RECENSIONI

Bollywood Hungama: ****
'I film sui perdenti che alla fine riescono a vincere sono sempre amati dal pubblico, se fatti bene. Gli esempi più recenti: 'Lagaan' e 'Iqbal', entrambi a tema sportivo. JJWS è un buon remake di 'All American Boys', 'indianizzato' in modo convincente, e nessuno fa caso al dettaglio di attori ormai adulti che interpretano ruoli da studenti. Malgrado la prevedibilità della vittoria di Sanjay, la gara irta di ostacoli e il climax sono comunque da mangiarsi le unghie: lo spettatore tifa per il ragazzo che si batte e vince. E se gli sconfitti sono ricchi e snob, ancora meglio. Il film è una storia dolceamara di formazione. L'amore, l'amicizia, i valori della famiglia trionfano sulle avversità.'
Deepa Gahlot, 26.04.07

Cinema Hindi: **
Punto di forza: un ADORABILE Aamir Khan (****)
Punto debole: pellicola troppo adolescenziale, troppo antiquata

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Aamir Khan - Sanju
* Mamik Singh, al suo debutto - Ratan
* Ayesha Jhulka ('Khiladi') - Anjali
* Deepak Tijori ('Ghulam') - Shekhar
* Pooja Bedi - Devika
* Imran Khan ('Jaane Tu Ya Jaane Na') - Sanju bambino

Soggetto, sceneggiatura e regia: Mansoor Khan ('Qayamat Se Qayamat Tak', 'Josh')

Dialoghi: Nasir Hussain

Colonna sonora: Jatin-Lalit ('Kuch Kuch Hota Hai')

Coreografie: fra gli altri, anche Farah Khan ('Dil Se')

Award: Film Fare Award Best Film

Traduzione del titolo: è un antico modo di dire, particolarmente diffuso nel Nord dell'India. 'Sikandar' è il nome indiano per Alessandro il Grande. La traduzione: 'colui che vince è il Conquistatore, il re' (ringraziamo Pushker)

Anno: 1992

CURIOSITA'

* Il film si ispira a 'All American Boys' di Peter Yates

* Il regista Mansoor Khan è cugino della superstar Aamir Khan e figlio del cineasta Nasir Hussain, che ha prodotto JJWS (oltre a scriverne i dialoghi). Il suo debutto cinematografico ha coinciso col clamoroso debutto (in un ruolo adulto) dello stesso Aamir (nonchè di Juhi Chawla): 'Qayamat Se Qayamat Tak', ispirato alla classica vicenda di Romeo e Giulietta. Il nostro Mansoor pare non apprezzare molto i soggetti originali: 'Akele Hum Akele Tum' si ispira a 'Kramer contro Kramer', e 'Josh' (l'unico film affidato a Shah Rukh Khan e non ad Aamir) a 'West Side Story'. Pare abbia definitivamente abbandonato la regia, ma nel 2008 ha co-prodotto con Aamir il blockbuster 'Jaane Tu Ya Jaane Na', pellicola interpretata dall'esordiente (in un ruolo adulto) Imran Khan, nipote dello stesso Aamir

* I fratelli Jatin-Lalit nel 2006, dopo 16 anni di carriera comune, si sono professionalmente separati. Insieme hanno composto innumerevoli colonne sonore di successo: 'Fanaa', 'Kabhi Khushi Kabhie Gham', 'Phir Bhi Dil Hai Hindustani', 'Mohabbatein', 'Kuch Kuch Hota Hai', 'Ghulam', 'Dilwale Dulhaniya Le Jayenge'. Gli ascoltatori di BBC Asian Network hanno votato DDLJ la miglior colonna sonora di tutti i tempi. Ma Jatin-Lalit si sono aggiudicati anche il secondo e il terzo posto con KKKG e KKHH. Jatin regala un cameo in 'Jo Jeeta Wohi Sikandar' durante il brano 'Diwane Hum Pyar Ke'

* Il brano 'Pehla Nasha' è stato il primo in assoluto ad essere coreografato da Farah Khan, ed è diventato addirittura più famoso del film stesso. Non solo: nella storia di Bollywood è stato anche il primo brano coreografato ad essere ripreso al rallentatore, lanciando una vera e propria moda. Nel VIDEO godetevi un freschissimo, agilissimo Aamir - comprensibile che tutte le ragazze indiane fossero innamorate di lui - e una Pooja Bedi versione 'donna in rosso'

* Imran Khan aveva già interpretato in QSQT il personaggio di Aamir Khan da bambino

* Faisal Khan, fratello di Aamir, regala un cameo in JJWS nel ruolo di uno studente dello Xavier's College. In questo film è stato anche assistente alla regia. Lavorerà di nuovo col famoso fratello nello sfortunato 'Mela' del 2000

* Le biciclette italiane vengono menzionate con grande rispetto...

GOSSIP&VELENI

* Pooja Bedi è la figlia di Kabir Bedi

* Ayesha Jhulka è stata in passato legata ad Akshay Kumar ('Hera Pheri') e a Nana Patekar ('Ab Tak Chhappan')

Aggiornamento del 22 dicembre 2017: recensione pubblicata da Cicloweb.