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21 novembre 2022

SHAMSHERA


Mi stupisce che Shamshera non abbia incontrato il favore del pubblico indiano, perché, come genere, non si discosta molto dai campioni di incassi kannada e telugu degli ultimi anni. Forse Ranbir Kapoor è un tipo poco imperioso e troppo urbano per interpretare il classico bruto sanguinario - il timbro di voce non lo aiuta. Però è un valido attore, e il suo personaggio nella pellicola regala un minimo di sfumature espressive. 
In parte, stupisce la bocciatura anche della critica. Shamshera è meno stereotipato dei modelli a cui si ispira o rispetto alla recente produzione hindi. Non inonda lo spettatore di retorica nazionalista o di eccessivo melodramma, l'eroe negativo non è - udite udite - un musulmano ed è di casta alta, il protagonista è - udite udite - un bandito di casta bassa, l'eroina non è una pallida ombra, i dominatori britannici non vengono ridicolizzati (vedi il quasi amabile colonnello Freddy).

La regia in diverse sequenze è di qualità. Abbondano le inquadrature d'effetto, la fotografia contribuisce in larga misura a creare suggestioni, alcune scene di combattimento (scontro Balli/Freddy, scontro finale) sono di buon livello così come alcune coreografie, almeno la colonna sonora avrebbe dovuto convincere gli scettici. La sceneggiatura è troppo diluita nel primo tempo (anche se, alla seconda visione, conoscendo tutta la vicenda, risulta meno spenta), per poi arricchirsi e decollare. Il ritmo si irrobustisce, ti ritrovi coinvolto e dentro il film, persino emozionato, tifi per l'eroe e per la sua banda, e speri in una morte adeguatamente crudele per l'antagonista - deprecabile, lo so. A proposito, Sanjay Dutt si diverte un mondo, ma, a furia di vederlo sbatacchiato e assassinato, pellicola dopo pellicola, alla fine un po' dispiace.
In ultima analisi Shamshera è una storia amara di indiani contro indiani, i britannici restano sullo sfondo. Una metafora delle divisioni interne che facilitarono l'espansione straniera e che, ancora oggi, certo non creano un clima di concordia sociale. Shamshera, prima risposta hindi ai robusti attacchi delle cinematografie telugu e kannada nonché ritorno sul set di Ranbir Kapoor dopo quattro anni, non è un capolavoro, ma un film sottovalutato forse sì.

TRAMA

La stirpe guerriera dei Khameran viene sconfitta dall'esercito Moghul e costretta alla fuga. I Khameran vorrebbero stabilirsi a Kaza, ma i notabili di casta alta del luogo non ne vogliono sapere e, forse per convenienza, preferiscono considerare i Khameran di casta bassa e li estromettono dalla città. Per sopravvivere, i Khameran, guidati da Shamshera, si trasformano in banditi. Le loro razzie si moltiplicano. I notabili, stanchi dei furti continui, pagano i britannici perché se ne occupino. Il compito viene affidato all'ufficiale indiano Shuddh Singh, che inganna Shamshera. [Spoiler] I Khameran vengono rinchiusi in un villaggio fortezza e schiavizzati. Shamshera tenta la fuga per procurarsi l'oro necessario per il riscatto della sua gente, ma viene catturato e ucciso. Venticinque anni dopo, il testimone passa al figlio Balli.

RECENSIONI

Mid-Day: ***
'Films such as these rely on expensive, extensive, exquisite world-building alone. (...) The level of action sequences is doubtlessly outstanding'.
Mayank Shekhar, 23.07.22

Film Companion:
'The cultural context is irrelevant here. (...) Visual effects aside, Shamshera is a hollow remnant of a bygone era of storytelling. (...) The screenplay makes the mistake of reducing a mythical larger-than-life character to an oddly bureaucratic battle for freedom. (...) As rugged father Shamshera and roguish son Balli, Ranbir Kapoor's return to the big screen is visibly an effort to be more 'massy' and accessible. He moves and grooves fine, but the masala-movie pitch doesn't come naturally to him'.
Rahul Desai, 22.07.22

Cinema Hindi: ***
Punto di forza: tema della discriminazione castale, sceneggiatura non troppo stereotipata, fotografia, colonna sonora.
Punto debole: scarso carisma da parte di Ranbir Kapoor - forse inadatto al ruolo.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Ranbir Kapoor - Balli/Shamshera
* Sanjay Dutt - Shuddh Singh, daroga (ufficiale di polizia nell'impero Moghul e nel Raj britannico)
* Vaani Kapoor - Sona, danzatrice e moglie di Balli
* Saurabh Shukla - Doodh Singh, compagno di Shamshera e di Balli
* Ronit Roy - Pir Baba, compagno di Shamshera e di Balli 
* Craig McGinlay - colonnello Freddy

Regia: Karan Malhotra
Sceneggiatura: Ekta Pathak Malhotra, Karan Malhotra
Colonna sonora: Mithoon. Il ritornello di Shamshera è entusiasmante e mi risuona tuttora nelle orecchie. Ipnotico il brano Fitoor (voce femminile Neeti Mohan) e incantevole la visualizzazione (coreografia Brinda). Segnalo anche l'energetico Ji Huzoor (coreografia Chinni Prakash) e lo struggente Parinda (solo audio, voce principale Sukhwinder Singh). Commento musicale di classe.
Coreografia: Brinda, Chinni Prakash, Shakti Mohan
Fotografia: Anay Goswamy
Montaggio: Shivkumar V. Panicker
Azione:  Franz Spilhaus, Parvez Shaikh
Anno: 2022

RASSEGNA STAMPA

'"It was very hard for me (to do this film). Karan [Malhotra] held my hand. One thing I lack as an actor is angst. I am not an angry person. I am a fun-loving, happy and detached guy. Karan struggled with angst and we sat together a lot. He was like, 'how do I extract the emotion of anger from you for the character'. He started going deeper in my personal life, into my past, because he wanted to tap into that side of me". (...) "I got a great partner in Karan. It was a very hard role and there were many days when I was, 'I can't do this.' Apart from the physical stress, the mental stress of playing this part, of this high octane world, the emotions were up there". (...) "After 15 years in the industry as an actor, you have to keep challenging yourself and pushing the boundaries. No director ever really saw me in films like this. I'm really grateful that Karan Malhotra offered me a role like this because I was not getting such offers. They usually saw me as a coming of age or a romantic guy. So I jumped onto this offer because I knew this film has the potential to speak to a larger audience, to speak to an audience who love going to the cinemas for the movie experience".'

CURIOSITÀ

* Lo spunto storico che fa da (remoto) sfondo a Shamshera è quello del Criminal Tribes Act, incluso nella legislazione coloniale britannica in India a partire dagli anni settanta del diciannovesimo secolo. Il primo atto, datato 1871, definiva alcuni gruppi tribali come criminali per natura, autorizzando limitazioni alla libertà dei loro appartenenti.

GOSSIP & VELENI

* La questione dello schiavismo nella fortezza si ispira forse troppo a K.G.F - Chapter 1, distribuito il 21 dicembre 2018 (le riprese di Shamshera iniziarono lo stesso mese). Il furto sul treno ricorda la sequenza analoga in Dhoom:2 - Back in action. In entrambi gli esempi, Shamshera esce sconfitto dal confronto. Poi: perchè Balli non uccide Shuddh Singh quando libera Sona? (Sto diventando troppo sanguinaria?).

29 giugno 2022

TOOLSIDAS JUNIOR


Ashutosh Gowariker ha collaborato alla sceneggiatura e alla produzione di questo film per ragazzi ambientato nel mondo del biliardo. Il trattamento generale è vecchio stile, angelico. La storia prevedibile e con qualche forzatura di troppo malgrado sia in parte autobiografica. Comunque Toolsidas Junior, nel suo insieme, pur zuccheroso, trasmette un certo calore. Si lascia guardare senza annoiare.

TRAMA

Siamo a Calcutta negli anni novanta. Midi segue con entusiasmo le partite di biliardo giocate dal padre, e vorrebbe seguirne le orme. In un fatiscente club nascosto in quartiere malfamato della città, il ragazzino incrocia un campione nazionale a riposo che accetta di allenarlo.

RECENSIONI

Cinema Hindi: ** 1/2
Punto di forza: il giovane attore protagonista
Punto debole: alcuni aspetti poco credibili nella sceneggiatura, i personaggi del fratello di Midi e di Jimmy Tandon sono scritti con scarsa cura.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Varun Buddhadev - Midi 
* Sanjay Dutt - campione nazionale di biliardo a riposo
* Rajiv Kapoor - Toolsidas, padre di Midi
* Dalip Tahil - Jimmy Tandon, campione locale di biliardo e avversario di Toolsidas

Regia: Mridul Mahendra
Sceneggiatura: Mridul Mahendra e Ashutosh Gowariker
Colonna sonora: Daniel B. George
Fotografia: Kamaljeet Negi
Anno: 2022
Award: National Award per il miglior film hindi, e menzione speciale della giuria per Varun Buddhadev (aggiornamento del 22 luglio 2022).

RASSEGNA STAMPA

* Director Mridul Mahendra on his film 'Toolsidas Junior', Priyanka Roy, The Telegraph, 14.06.22: 'In terms of making the film, the biggest challenge was to get the cast right, especially the two boys. We auditioned some 150-200 children and then auditioned in combination. We found Varun Buddhadev (who plays Midi) and the energy this boy had was unbelievable. He had to be on set for all 40 days. The way he pulled it off is unbelievable. He trained for two months with Yasin Merchant, who was our snooker consultant in the film. He picked up the game so well. He worked really hard. We have a lot of snooker aficionados who have asked me, ‘Wow, is this kid a player and did you turn him into an actor?’ (Laughs)'.

CURIOSITÀ

* Rajiv Kapoor, figlio di Raj Kapoor, è purtroppo deceduto prima della distribuzione del film.
* Riferimenti al cinema indiano: Amitabh Bachchan, Rajinikanth, Mithun Chakraborty.

23 giugno 2022

K.G.F - CHAPTER 1/CHAPTER 2



Non vedevo l'ora di scrivere questa recensione e condividere con voi il mio entusiasmo per il secondo tempo di K.G.F - Chapter 1. La saga di K.G.F nel suo complesso è molto formulaica, e, in cinque ore abbondanti suddivise in due capitoli (K.G.F - Chapter 1, distribuito nel 2018, e K.G.F - Chapter 2), snocciola tutti gli stereotipi tradizionali. Ma il secondo tempo di KGF1 è il gioiellino che non ti aspetti. Ti colpisce dritto in fronte con un mattone. Al netto di qualche dettaglio lacrimoso, è un esempio di grande (grandioso) cinema. Miracolosa, perfetta combinazione di una regia mostruosamente ispirata e visionaria, e di un comparto tecnico mostruosamente abile. Fotografia feroce, espressionista, che scava solchi nei volti e nei luoghi. Scenografia metafisica, che sguscia siti originali e set artificiali per trasfigurarli in un inferno sinistro. Colonna sonora imponente, dal battito inestinguibile, a commento di sequenze aspre e toccanti. L'interpretazione di Yash, l'attore principale, altrove monodimensionale, qui regala una sfumatura di partecipazione emotiva. 
Il risultato è potente. Ti si incolla agli occhi e al cuore. Il secondo tempo di KGF1 è l'efficace rappresentazione di uno sfruttamento spietato, di un'umanità schiavizzata e spersonalizzata (ricorda la società descritta nel romanzo Fuga nel futuro dei fratelli Strugackij). E, insieme alla trama che si sviluppa in KGF2, è la rappresentazione - forse involontaria - di una rivoluzione tradita: una massa assuefatta all'asservimento, tristemente, sceglie sempre e comunque la sottomissione ad un nuovo padrone (accolto addirittura come un messia), perché ha dimenticato cosa sia la libertà. Il secondo tempo di KGF1 è coinvolgente anche negli aspetti tipici del cinema popolare indiano - vedi ad esempio le brillanti scene d'azione -, ed è un peccato che sia preceduto da un torturante primo tempo. Vi consiglio di programmare la visione di KGF1 in due parti, e di godervi il secondo tempo da solo.

A parte l'indiscutibile talento visionario del regista - concentrato in dosi letali nel secondo tempo di KGF1, più diluito nel resto della saga (il contesto del giacimento aurifero è inedito, ed è stupefacente come il sito venga idealizzato e sublimato) -, l'altra particolarità di K.G.F risiede nella complessa modalità di narrazione. Uno straordinario lavoro di cesello, coadiuvato dalla pazienza votata al martirio del direttore del montaggio. Immaginate Prashanth Neel, regista e sceneggiatore, sforbiciare i copioni e ridurli in mille frammenti, e poi ricomporre la sceneggiatura intrecciando questi frammenti fra loro senza rispettare cronologia, geografia o ruoli. L'esito non è sempre ottimale, risulta un po' faticoso seguire la trama. Il rischio è di perdersi nei continui rimandi, nelle continue sovrapposizioni. I personaggi minori sono numerosi, dalla funzione non sempre (e non subito) chiara. La storia, semplice nel soggetto, dopo il trattamento diviene macchinosa. I due film guadagnano in ritmo e perdono in lucidità. Ma non si può non riconoscere l'audacia e l'impegno profuso. Non ricordo di aver visto nulla del genere, sino ad ora, nel cinema indiano, perlomeno non con la stessa convinzione. Quanto al cinema internazionale, mi viene in mente il regista Nicolas Roeg. 

La produzione non ha badato a spese, e K.G.F ha il merito di aver prepotentemente imposto l'industria cinematografica in lingua kannada all'attenzione nazionale. La saga possiede una forza primigenia che cattura, purtroppo però dove il contenuto si assottiglia l'incantesimo svanisce. K.G.F racconta l'ascesa e la caduta di Rocky, un pericoloso criminale. La ricetta è sempre uguale: eroe (negativo) invincibile e stiloso di umili origini che considera il crimine unico mezzo di riscatto personale e sociale, eroina mortificante, figura materna stucchevole, antagonista malvagio, machismo esasperato, consueti stratagemmi formali per celebrare il protagonista, sangue a fiumi, eccetera. Le sequenze d'azione sono numerose, alcune ideate e realizzate in modo geniale. Yash è carismatico e svolge con diligenza il compito assegnatogli - galvanizzare il pubblico maschile, affascinare quello femminile. I dialoghi si sforzano di sprigionare scintille, ma la costante glorificazione di Rocky alla lunga stanca. Escludendo il secondo tempo di KGF1, si ha spesso l'impressione che la trama venga condotta dalla declamazione di battute solenni - non conversazioni -, e dalle scene d'azione, piuttosto che dalla sceneggiatura. 

KGF2 è spettacolare nella forma, inconsistente nella sostanza. L'unico tema narrativo interessante è  l'avidità, appena accennato dalla sceneggiatura. La storia viene innaturalmente allungata con incomprensibili, misericordiose strategie adottate sia da Rocky che dal rivale Adheera. Sanjay Dutt è credibile, malgrado Adheera sia indebolito da una scrittura superficiale: velleità vichinghe (!), proprietà ignifughe (!), l'improbabile sequenza del ponte. Il secondo tempo si lascia guardare con un certo divertimento, però di KGF2 mi è rimasto poco. La trama di K.G.F non richiedeva due pellicole. Si poteva comprimere il primo tempo di KGF1, e tagliare senza pietà le ripetizioni e le scene superflue in KGF2. Non sarebbe nata una saga di successo, solo un unico capitolo compatto e appassionante, di qualità superiore. Temo che i fan di Yash, però, non avrebbero gradito la parsimonia.

Negli ultimi anni, le industrie cinematografiche popolari non hindi - in particolare quella in lingua telugu - stanno tentando di creare un genere nuovo, una sorta di epica moderna molto più estremizzata nella scala e nella forma rispetto al consueto masala, ai film arrabbiati degli anni settanta del secolo scorso o alle più recenti pellicole di propaganda nazionalista. In un certo senso è la risposta indiana ai supereroi hollywoodiani, ma i protagonisti, pur invincibili e dalla forza sovrumana, non sono dotati di superpoteri. Caratteristiche comuni: machismo, personaggi ieratici e rigidamente classificati, battute altisonanti, eccezionali sequenze d'azione. 
A memoria, direi che S.S. Rajamouli ha aperto le danze nel 2015 con Baahubali, maestoso film telugu in costume che esonda nel fantasy, a cui è seguito nel 2017 Baahubali 2. È poi la volta della saga di K.G.F (2018/2022), inframmezzata nel 2021 dal primo capitolo di Pushpa (telugu). A differenza di Baahubali, K.G.F e Pushpa sono ambientati nella seconda metà del novecento, gli eroi sono poco immacolati e di umili origini, lo scenario è di tipo industriale, ed è il lavoro manuale a venir esaltato, non le gesta guerriere. 
La cinematografia popolare realizzata a Mumbai per ora rimane a guardare, relegata in un angolo dalle versioni hindi dei titoli sopramenzionati. Il progressismo nei contenuti e nella forma, avviato nella seconda metà degli anni duemila, da qualche tempo viene mortificato dalla moda nazionalista imperante. È probabile l'adesione al genere epico contemporaneo inaugurato da Baahubali, e Bollywood potrebbe alleggerirne gli estremismi, oltre a ristabilire i bilanci della case di produzione. Staremo a vedere.

TRAMA

La storia è ambientata negli anni settanta-ottanta del secolo scorso, con flashback negli anni cinquanta e sessanta. Rocky perde la madre da ragazzino, ed è determinato ad arricchirsi a qualunque costo. Si trasferisce a Mumbai e si affilia ad un'organizzazione criminale che lo incarica di assassinare l'erede di un impero economico. È l'occasione per - diciamo - un salto di qualità. Rocky raggiunge l'area denominata K.G.F., un sito minerario aurifero gestito con metodi illegali. Rocky si mescola all'umanità sconfitta che lo popola. Ventimila schiavi rapiti e tenuti prigionieri, congelati in una disperazione infinita. Le miserie di K.G.F. si intrecciano alla storia personale di Rocky, che viene accolto come un messia, un semidio figlio di una profezia consolatoria. Ma Rocky è pur sempre un genio del male. 

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* KGF1: il rocambolesco arrivo di Rocky nell'area K.G.F, il combattimento nel sottosuolo che accende la miccia della rivoluzione, la processione religiosa e il rito sacrificale, i titoli di coda (ottima base per un graphic novel).
* KGF2: l'ingresso in scena di Rocky, la febbrile sparatoria con i kalashnikov, la distruzione della stazione di polizia (anche se inutile), il titanico scontro finale. 

ASSOLUTAMENTE DA DIMENTICARE

* La battuta dell'intrattenimento, davvero infelice.

RECENSIONI

* KGF1

Deccan Herald: ****
'For KGF’s team, cinema is bigger than anything else and the grandeur lies in telling a fantastically gripping story. Apart from the initial portions, which seem rushed, editor Srikanth cuts the scenes brilliantly. For a movie of an epic stature, this kind of editing works well. And we keep getting brilliant sets. Art director Shivakumar recreates the charm of old Bombay, the feel of old Bangalore and gets the raw backdrop of KGF to near-perfection. There is too much happening in KGF yet you don't lose focus thanks to Prashanth's approach. (...) He designs spectacular hero introduction and elevation scenes, riveting sequences and constructs characters which you root for. (...) With KGF, Yash makes a big statement. (...) He sinks his teeth into the angry-young-man-idea of Indian cinema and comes out victorious. Not many can deliver dialogue with so much swag as he does. (...) KGF could have skipped an action sequence. In fact, most of the action sequences are a bit jarring. The item song featuring Tamannaah Bhatia and the love track are ridiculously boring. But these are minor flaws. (...) Finally, Sandalwood [cinema popolare kannada] has its own story of splendour'. 
Vivek M.V., 21.12.18

The Hindu:
'Ambitious aspiration, humongous scope and big ticket budgeting - K.G.F Chapter I has it all. Actor Yash has sought to shed his romantic hero image for a heavy-duty action hero avatar. However, all the pluses do not translate to an enjoyable experience. Director Prashanth Neel’s hope of pouring money on the screen in the hope of things falling in place is exceedingly optimistic. Neel loses the plot as he focuses on image building rather than coming up with a credible tale. (...) Despite taking one back to the 70s and 80s when smuggling was almost a rite of passage for the good life, with well-designed sets and black-and-white photography, the film fails to live up to expectations. Film makers need to understand that wielding machete and thundering dialogues do not make a powerful film. Yash goes about his task like a zombie, never rising above the poor script. The film’s format of a writer telling Rocky’s story to the editor of a TV channel is unconvincing. By using a non-linear structure Neel has provided a different feel and texture to K.G.F Chapter I. There is a certain finesse to the edgy, moody cinematography (Bhuvan Gowda). Audience will be lost in the world of the gold fields of 70s. Neel proves again that he is master of craft. There are sequences where three scenes run simultaneously. The director has used VFX and the effort to go on location is evident. As far as the colour scheme is concerned, Neel and Gowda have used black and brown for a raw feel. The climax is spectacular with the support of brilliant cast. The sets and locations are spot on. Beyond that there is nothing in the film that we have not seen before. It lacks soul, a believable story and a rounded protagonist'.
Muralidhara Khajane, 21.12.18

* KGF2

The Hindu:
'Filmmaker Prashanth Neel corrects some of the wrongs of the first part in this sequel, which is electrifying for sure - but also a bit of a drag in the middle portion. There is something outlandish yet gorgeous about the K.G.F franchise that they no longer make such films. That they no longer imagine scenes propelled by absolute madness. After all, K.G.F films are written on steroids. There is a moment in K.G.F: Chapter 2, where Rocky Bhai (a rocking Yash, bathed and cleansed in masculine orgy) takes a machine gun out to blow up a police station. (...) In that one single shot, Prashanth Neel highlights what the K.G.F films are for: to create a delirious cinematic experience, where there is barely any time for us to contemplate logic and sense. There is only one way to look at K.G.F for it to work for you and that is to partake in the madness it offers - from scene to scene; one set piece to another; one giddy stunt choreography to the next. The most amazing achievement of Prashanth Neel has got to be the marrying of the Hollywood motifs from influential figures - Coppola, Scorsese, Mel Gibson to Peter Jackson and George Miller - with masala flourishes from Indian filmmakers. This meeting of the two worlds is powerful and visceral, even if it remains just a possibility throughout. (...) This is masala and it is pure. Come to think of it, the only emotional stake that is anchoring both the K.G.F films is the sufferings of Bhai’s mom, which again is a throwback to a popular trope from the masala universe of a previous era - but. There is something singularly distinct about Prashanth Neel’s idea of masala in comparison to S.S. Rajamouli’s, who, we must acknowledge, brought about a much-needed renaissance to the masala tradition of Indian cinema. Neel’s films are more focused on the extremes, while Rajamouli’s are a work of visionary. Speaking of tradition, it is truly a remarkable decision to cast Sanjay Dutt as Adheera. There could possibly be no other actor to have done justice to a film universe teething with masculine rage than Dutt, who used to be the poster boy of hyper-masculinity at one point. (...) When Yash and Dutt face-off, it does feel like the latter has passed on the hyper-masculine muscle man that he is known for, to the former. Which in itself could have been a befitting conclusion to celebrating the Angry Young Man heroes of a bygone era. (...) There is nothing new to the way things are dealt with in the second instalment, except the addition of three new villains. (...) All those things that were flat and derivative in K.G.F: Chapter 1 continue to be, in the sequel. This film too suffers from the leanness in writing, though the dialogues in Tamil (...) are terrific. (...) There are hardly any effective women in this festival of male toxicity. Of course, this is not a film for women. (...) Reena’s character comes across as so silly and dumb that she is an insult to all the one-note women characters in our masala cinema. Raveena Tandon as the Prime Minister (...) looks deadly; her character not so much. The familiar problems of the first part - the accelerated manner in which scenes are edited, near-deafening background score and the tiring back-and-forth narration (...) worshipping the hero - resurface in part two. You notice the weight of the narrative in the middle section as Prashanth Neel’s struggles with the political chapter of Rocky Bhai. All these make you feel if K.G.F: Chapter 1 felt more complete and wholesome. Another chapter? I’m out'. 
Srivatsan S., 14.04.22

Galatta:
'A film that works at two levels. One, we get a huge action spectacle with very inventive set pieces, superbly shot by Bhuvan Gowda in dark tones that indicate that we are watching a darker sequel. And two, we get a style-filled masala movie, filled with whistle-worthy dialogue and scene after scene with twists and surprises for the audience. (...) Every bit of this film is epic: Yash is epic and wonderfully larger-than-life, the dialogues are epic, Ravi Basrur's score is epic, and the action is epic. (...) The visuals come at us very fast, but this is not just the usual quick cutting for an attention-deficit audience. This is carefully planned stylisation. (...) The one thing that I wished was we had more of an emotional connect with the characters. But I didn't mind. The action and the masala flavour and the precision of the cuts are fantastic, and even if the story arc feels familiar, the denseness from the screenplay/editing makes it all seem new. Chapter Two improves on its predecessor: it is an epic times two'.
Baradwaj Rangan

Cinema Hindi: ***, ma il secondo tempo di KGF1 merita ****
Punto di forza: la visionarietà, l'audacia nella narrazione (anche se faticosa), fotografia, scenografia, colonna sonora, sequenze d'azione, il carisma di Yash.
Punto debole: i dialoghi, la narrazione faticosa (anche se audace), il primo noiosissimo tempo di KGF1, alcuni errori e troppi stereotipi nella sceneggiatura, il personaggio di Reena e la rappresentazione della sua relazione con Rocky.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Yash - Rocky
* Srinidhi Shetty - Reena, compagna di Rocky
KGF1:
* Anant Nag - narratore 
* Tamannaah - item song Jokae (mal coreografata)
KGF2:
* Sanjay Dutt - Adheera, rivale di Rocky
* Raveena Tandon - primo ministro indiano 
* Prakash Raj - narratore  

Sceneggiatura e regia: Prashanth Neel
Dialoghi: M. Chandramouli, Prashanth Neel, Raaghav Vinay Shivagange (KGF1), Dr. Suri (KGF2) 
Colonna sonora: Ravi Basrur ****. Il compositore ha lavorato per più di tre anni alla realizzazione della colonna sonora - davvero notevole - di K.G.F, a cui hanno collaborato 400 musicisti provenienti da varie parti del mondo. Segnalo i brani, da KGF1, Dheera Dheera, Sidila Bharava, Salaam Rocky Bhai, Jokae (1970, di Upendra Kumar, rimaneggiato da Ravi Basrur); e, da KGF2, Sulthana, Toofan, Gagana Nee (dolcissimo).
Azione: AnbAriv (duo) ****
Scenografia: Shivakumar ****
Fotografia: Bhuvan Gowda ****
Montaggio: Srikanth Gowda KGF1/Ujwal Kulkarni KGF2 (applauso per il colossale lavoro)
Lingua: kannada
Traduzione del titolo: l'acronimo K.G.F. significa Kolar Gold Fields, un sito minerario nel Karnataka.
Anno: 2018/2022
Award: KGF1 si è aggiudicato, fra gli altri, i National Film Award per le migliori sequenze d'azione e per i migliori effetti speciali.
Trailer KGF1 e KGF2

RASSEGNA STAMPA

'Prashanth Neel’s vision is exactly what Kannada cinema needed to transcend regional and cultural barriers. It’s not everyday that you hear about a film, originally made in Kannada, get a simultaneous release in Hindi, Telugu, Tamil, and Malayalam. But then, KGF isn’t like most other Kannada films. (...)
The Genesis Of KGF (...)
The first meeting, where Prashanth narrated the story of KGF, was anything but smooth. “He’s so bad when it comes to narrating a story,” he [Yash] laughs, adding, (...) “It’s been more than four years since that meeting happened and he has improved a lot. But the moment he gets down to work, he’s a different person altogether. His clarity of thought and how he brings out the best in every actor and technician is exemplary. He’ll surely be one of the best directors in the country.”
Braving the sun and dust in Kolar
The principal shooting of KGF began in March, 2016. Long before that, the team decided to cast newcomers for key roles in the film, and all of them had to undergo acting workshops spanning nearly 12-15 months. A significant portion of the film was shot in Kolar, which was once home to India’s biggest gold fields. A dumping yard was turned into a huge set and at any given point, there were at least 500-800 junior artistes on the set, apart from the lead cast and crew. “Some people in the team had reservations about shooting there because the dust in the dumping yard had traces of cyanide, which is used to process gold. We took ample precautions, every member of the unit was insured. During the shoot, we made sure that everyone was hydrated, but shooting in the summer was really tough. We couldn’t shoot for more than 10-11 days at a stretch, and a lot of people fell ill because of the heat and dust. The junior artistes on the set used to hide their slippers beneath the sand; however, even their shoes used to get hot after every shot,” Yash reveals. If the weather conditions weren’t challenging enough, managing so many people everyday was tougher. Prior to the shoot, when there was a casting call for hundreds of junior artistes to be part of KGF, the response was phenomenal; however, two days later, several junior artistes did not show up given how challenging the shoot was. “Every evening, after the shoot, they had to hand over their costume and board a bus to the hotel room. When we realised that people were running away post the shoot, we hired a few bouncers to make sure no one left abruptly. Later, when the costume department realised they were falling short of clothes for junior artistes, we got to know that people were even running away from the set itself,” says Yash recounting the incidents during the shoot. “After a few days, we had no choice but to get junior artistes from Mysore. It might seem funny now, but the shoot was really grueling for all of us. The assistant directors did a phenomenal job training all the actors on the set, and some of them got so involved in their characters that they wouldn’t even return to their normal state during breaks.”
No industry is big or small
In a recent interview, cinematographer Bhuvan Gowda revealed that every shot of KGF was captured with a shoulder-held camera, which weighed nearly 40 kgs. “It helped us get a lot of hazy shots, which were required for the film. We tried to use natural lighting while shooting outdoors, and there’s even a shot where the only light source is the light from a match stick. Even the colour palette of the film is mostly red to signify blood, or ‘Japan Black’ which gave a greasy look and raw feel to the frame,” says Bhuvan Gowda. Yash is all praise for Bhuvan, art director Shivakumar, and music director Ravi Basrur. “There’s a lack of awareness about the kind of work being done in Kannada cinema, and I don’t like it when people discriminate against an industry. I’ve always believed that it’s the people who work in the industry who make it big or small. And when we do big films, then people’s perception too changes. I can proudly say that KGF has world-class technicians, and people will really appreciate Bhuvan, Shivakumar, and Ravi for their work. We wanted to do something which would make everyone notice our industry. Our vision was not to compete with other industries, but to create something which is world class in every sense, because like everyone else, we too use the same cameras, same editing software among other things,” Yash avers'. 

CURIOSITÀ

* L'acronimo K.G.F. sta per Kolar Gold Fields, sito minerario nel Karnataka. Le miniere, nazionalizzate dal governo indiano negli anni cinquanta, sono inattive dal 2001 per ragioni economiche, malgrado i giacimenti auriferi siano tuttora disponibili. I due capitoli di K.G.F sono stati parzialmente girati nella regione, costruendo (più volte) in loco giganteschi ed elaboratissimi set. Fra le altre location: Jayalakshmi Vilas Mansion (Mysore), Lalitha Mahal Palace (Mysore), Infosys Mysore Campus.
* La pre-produzione di KGF1 è durata circa un anno e mezzo, al fine di reperire e verificare ogni dettaglio per ricreare gli anni settanta nel modo più preciso possibile. Le prevendite dei biglietti ebbero un successo tale da indurre i distributori a fissare proiezioni alle 4.00 del mattino.
* KGF2 è, ad oggi, il film kannada più costoso (KGF1 è il terzo) e, nella classifica indiana degli incassi, occupa il terzo posto dopo Dangal e Baahubali 2 (telugu). Escludendo gli introiti dall'estero, sale in seconda posizione dopo Baahubali 2, e prima di RRR (telugu) e Dangal. Fonte Wikipedia. La versione doppiata in hindi di KGF1 diede del filo da torcere a Zero, distribuito lo stesso giorno (21 dicembre 2018).
* Durante le riprese di KGF2, purtroppo a Sanjay Dutt è stato diagnosticato un tumore. Ora l'attore sta bene.
* Riferimenti al cinema indiano: Amar (KGF1).
* Film che trattano lo stesso tema: Raees.

GOSSIP & VELENI

* In un film, innestare in modo coerente le coreografie e le scene d'azione è meno facile di quanto si creda. Spesso sembrano la ricreazione (le canzoni) e l'ora di ginnastica (i combattimenti). L'eroe di turno, invece di rompersi i coglioni in palestra, si mantiene in forma menando a destra e a sinistra. Poi capita come in K.G.F che alcune (non tutte) sequenze d'azione, già memorabili per concezione e realizzazione, siano incastonate ad arte nella sceneggiatura come pietre preziose in un collier. Lo spettatore avverte tutta l'urgenza, la necessità. In KGF1, quando Rocky combatte per l'affrancamento degli schiavi, risponde ad un mio bisogno primitivo. Avrei voluto lanciarmi nello schermo, con tutte le mie padelle, e dargli una mano.




02 dicembre 2019

PRASSTHANAM


Alla prima visione ci si perde un po' negli intrighi. I personaggi sono numerosi e la confusione è dietro l'angolo. Alla seconda visione va meglio. Prassthanam non racconta nulla di nuovo, la formula e gli stereotipi del melodrammone politico-familiare sono diligentemente rispettati. A stupire è solo la paradossale catena di delitti di cui si macchia (o tenta di) il povero Vivaan - lo sceneggiatore deve odiarlo parecchio, e mi sfugge il motivo, dal momento che non è poi così diverso dal padre. Cosa posso aggiungere? Sanjay Dutt è molto credibile, Ali Fazal si fa notare (ma ha dalla sua il personaggio meno negativo), Satyajeet Dubey è a tratti convincente. Il ruolo affidato a Jackie Shroff è minuscolo, la performance di Chunky Pandey è caricaturale, le figure femminili sono ombre, Manisha Koirala è sprecata. La trama è sanguinosa e i valori morali di tutti i personaggi, in misura diversa, sono discutibili. Prassthanam è un film per chi ama il genere, con un ritmo accettabile. La colonna sonora è dignitosa.

TRAMA

Accese rivalità politiche all'interno dello stesso partito innescano una catena di omicidi e vendette. Una maledizione che si ripercuoterà all'interno della famiglia del vincitore.

ASSOLUTAMENTE DA DIMENTICARE

* Il trattamento riservato ai bambini, sempre testimoni di delitti efferati. Disgustoso.
* Il trattamento riservato alle donne, in particolar modo a Saroj: il personaggio e i drammi che lo riguardano sono scritti malissimo, la battuta sul terzo figlio è davvero infelice. L'odio di Palak adulta nei confronti di Saroj e soprattutto di Vivaan è esagerato. [Spoiler] L'omicidio di Palak viene elaborato molto rapidamente (non da Ayush) rispetto a quello di Vivaan.

RECENSIONI

Cinema Hindi: ** 1/2
Punto di forza: Sanjay Dutt e Ali Fazal.
Punto debole: la sceneggiatura, i personaggi femminili, l'interpretazione di Chunky Pandey, l'implausibile sequenza d'azione iniziale con Baldev, le esagerazioni di Vivaan, Baldev che dichiara in conferenza stampa di disconoscere Vivaan e poi se ne dimentica, il surreale dialogo finale fra Baldev e Ayush.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Sanjay Dutt - Baldev
* Ali Fazal - Ayush, figlio del primo matrimonio di Saroj
* Satyajeet Dubey - Vivaan, figlio di Baldev e Saroj
* Jackie Shroff - Badshah, amico di Baldev
* Manisha Koirala - Saroj, moglie di Baldev 
* Chunky Pandey - Bajwa Khatri

Regia e sceneggiatura: Deva Katta, al suo debutto nel cinema hindi
Adattamento hindi della sceneggiatura originale telugu e dialoghi hindi: Farhad Samji
Colonna sonora: Ankit Tiwari, Farhad Samji, Vikram Montrose
Traduzione del titolo: prasthanam in telugu significa regno
Anno: 2019

CURIOSITA'

* Prassthanam è il remake in lingua hindi di Prasthanam, film in lingua telugu diretto dallo stesso regista. Pare sia in produzione anche un remake in lingua bengali.
* Ali Fazal è il protagonista di Vittoria e Abdul. E' il fidanzato di Richa Chadda.
* Riferimenti a Bollywood: Anil Kapoor.
* Film che trattano lo stesso tema: Raajneeti, Lucifer.

05 febbraio 2012

KHALNAYAK



Una cavalcata di oltre tre ore tra fughe, lotte violente, coreografie e canzoni. Khalnayak , insieme a Karz, è uno dei migliori film di Subash Ghai, titoli riconducibili ad un’era non troppo lontana in cui il regista sapeva ancora regalare al pubblico dell’ ottimo cinema d’intrattenimento, corposo nella storia, incisivo nelle immagini e nelle emozioni, arricchito da numeri musicali la cui notorietà resta immune al passare del tempo.


TRAMA
Dopo la fuga di un pericoloso ricercato (Sanjay Dutt) l’ispettore di polizia Ram (Jackie Shroff) perde la sua credibilità professionale e viene accusato di negligenza, la fidanzata Ganga (Madhuri Dixit) cerca di rendere possibile una nuova cattura di Ballu e si unisce sotto mentite spoglie al gruppo di criminali.


L’Angry Young Man portato sullo schermo con successo da Amitabh Bachchan negli Anni Settanta e Ottanta ispira la caratterizzazione di Ballu, il protagonista di Khalnayak, figlio disilluso di un padre idealista, antieroe che lotta da solo e che malgrado la sua vita sia tutta sbagliata non tradisce chi è al suo fianco né rimpiange le sue scelte. Giudicato dalla società perbene la mela marcia da scartare, Ballu contempla la corruzione in cui è immerso con aria da goliardo, la esalta, ci scherza sopra e non vede all’orizzonte alcuna alternativa, se qualcosa è ancora in grado di ferirlo veramente è solo la sua solitudine.
A differenza delle pellicole del passato l’intensità dello script si diluisce mentre l’azione sovrasta la storia. C’è poco tempo per riflettere perché gli eventi si susseguono senza tregua, numerosi brani musicali si inseriscono nella trama nei momenti più impensati e dove la narrazione sembra rallentare subentra l’escapismo. Subhash Ghai gioca puntando tutto sugli attori e crea per ognuno di essi il personaggio che più si avvicina alla loro presenza scenica: Sanjay Dutt il giovane ribelle viziato dalla madre premurosa, Jackie Shroff l’ufficiale cinico dalla corporatura imponente, Madhuri Dixit temeraria ninfa danzante, forte, indipendente e dagli atteggiamenti mascolini.
Molta della popolarità del film è legata alla presenza di una canzone folk ricca di allusioni erotiche “Choli ke peeche kya hai? / Cosa si nasconde sotto il top?” una maliziosa gipsy dance coreografata da Saroj Khan. Seppur più divertente che volgare (e nobilitata dalla raffinatezza di una performer come Madhuri Dixit) il testo della canzone e le movenze troppo ammiccanti per gli standard allora ammessi dalla censura hanno scatenato un autentifico putiferio. Da una parte l’aver infranto le regole ha garantito a Khalnayak un’immediata notorietà, dall’altra l'ha esposto a critiche di ogni tipo,  il paroliere Anand Bakshi è stato accusato di aver scritto un ritornello indecente e contrario al buon costume. Gli anni sono passati e la canzone oggi appare più vitale e divertente che mai.
Il lungo gioco delle menzogne coinvolge i protagonisti in un’interessante mascherata nella quale il personaggio interpretato da Jackie Shroff, che dovrebbe rappresentare la legge, appare più nervoso, frustrato e sgradevole del suo antagonista, il poliziotto incompetente è impegnato a seminare violenza dentro le mura della prigione ma  una volta fuori dal suo ambiente protetto scarseggia d'intuito e lascia che sia la sua fidanzata a tirarlo fuori dai guai. L’eroe è un anti-eroe, un gangster, un cattivo, ma rovescia sul tavolo le carte senza timori , l’eroina porta avanti da sola la sua crociata per la giustizia ma per fare ciò assume un’altra identità, tende una trappola, agisce con l’astuzia e l’inganno. Ad un certo punto non si capisce chiaramente chi sia l’antagonista e chi l’eroe, chi sia veramente bugiardo e pericoloso e chi no, non una ma decine di etichette si possono attaccare ai personaggi ed è proprio questa imprevedibilità a   renderli speciali.


Il mio giudizio sul film: **** 4/5


ANNO: 1993

TRADUZIONE DEL TITOLO : L’antieroe

REGIA : Subash Ghai


CAST
Sanjay Dutt ………………… Ballu
Madhuri Dixit ……………… Ganga
Jackie Shroff …………………. Ram
Rakhee ………………………. Aarti
Anupam Kher ……………………. Ishwar Pandey
Ramya Krishna ……………….. l’amante di Ballu
Pramod Muthu …………. Roshan Mahanta


COLONNA SONORA : Laximikant & Pyarelal

PLAYBACK SINGERS : Alka Yagnik, Ila Arun, Mohammed Aziz, Vinod Rathod, Manhar Udhas, Kavita Krishnamurthy, Jagit Singh



QUALCOS'ALTRO

Saroj Khan è stata premiata con il Filmfare Award per le Migliori Coreografie. Lo stesso anno Sanjay Dutt è stato nominato come Miglior Attore Protagonista ma la statuetta fu vinta da Shahrukh Khan per un altro ruolo negativo di tutto rispetto: Ajay Sharma in Baazigar.

Subash Ghai voleva nel ruolo di Ballu Anil Kapoor o Nana Patekar, solo in un secondo tempo la scelta è caduta su Sanjay Dutt.

29 giugno 2011

KNOCK OUT



Curioso mix di In linea con l'assassino e di A wednesday!, Knock out è un prodotto guardabile malgrado le lacune. I dialoghi in più di un'occasione scadono nella retorica. Non mancano rallentamenti, ripetizioni, ingenuità. Soprattutto non sono chiare l'identità della pellicola e la direzione della sceneggiatura. Troppi elementi si affastellano, generando una certa confusione di intenti. Knock out è un thriller psicologico o un film d'azione? E qual è il suo scopo? Scandagliare l'animo umano e metterne a nudo i lati oscuri, o denunciare la corruzione politica? Qualche taglio e un ritmo più serrato avrebbero giovato. Ma soprattutto focalizzarsi con maggiore decisione sull'argomento centrale sfrondando le sottotrame.

Se non avete visto In linea con l'assassino e se non vi aspettate un film memorabile, Knock out non vi deluderà. Soprattutto si resta affascinati dalle performance combinate di Sanjay Dutt e del solito ottimo Irrfan Khan. La tela psicologica che si crea fra loro intriga e coinvolge. L'architettura della storia è robusta, e la regia contribuisce ad infondere carisma alle figure dei due protagonisti. Una menzione per l'ironia: la fotografia di Gandhi compare in tutte le stanze del potere, alle spalle di uomini politici perennemente occupati a pianificare progetti criminosi.

TRAMA

La vicenda narrata in Knock out si svolge in tempo reale, dalle 11.00 alle 13.00 di una mattina mumbaita. Il consulente finanziario Tony Khosla (Irrfan Khan) utilizza una cabina telefonica pubblica per le sue conversazioni d'affari non proprio puliti. Ed in questo angusto spazio viene trattenuto da un misterioso interlocutore (Sanjay Dutt): un killer o un giustiziere?

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* La versione di Zara Zara Touch Me (Race) offerta da Irrfan Khan. Superfluo precisare che il sex appeal di Irrfan è decisamente superiore a quello di Katrina Kaif. Posso prenotare una replica a casa mia? (Vestito solo della cravatta, Irrfan, grazie).

ASSOLUTAMENTE DA DIMENTICARE

* La pettinatura di Irrfan Khan.

RECENSIONI

The Times of India: ***
Knock out è per la maggior parte ambientato in una cornice chiusa: tutta l'azione si sviluppa intorno ad una cabina telefonica, e questa è l'unica similarità col film hollywoodiano In linea con l'assassino. L'espediente funziona bene, almeno parzialmente. Sia Irrfan Khan che Sanjay Dutt giocano con faccia tosta al gatto e al topo, ed investono un'energia nervosa nello sviluppo della storia. Il primo tempo stenta un po' a decollare, ma poi non delude. Ovviamente è Irrfan Khan a conquistare gli applausi con la sua recitazione tesa, ma anche Sanjay Dutt convince. Il regista Mani Shankar ha scritto un thriller che cattura l'attenzione dello spettatore e che pone l'accento su un punto importante: estirpiamo la corruzione e vediamo come l'India spicca il volo.
Nikhat Kazmi, 14.10.10

Hindustan Times: *1/2
Knock out è un knockoff (*) hollywoodiano, ma il plagio è il minore dei mali. Povero Irrfan Khan! Costretto a rivolgersi al cinema occidentale per partecipare a prodotti più originali!
(*) riproduzione abusiva
Mayank Shekhar, 15.10.10

Cinema Hindi: ***
Punto di forza: la perfetta sintonia sullo schermo fra Irrfan Khan e Sanjay Dutt
Punto debole: la sceneggiatura confusa

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Sanjay Dutt - Veer Vijay Singh
* Irrfan Khan - Bachchu/Tony Khosla
* Kangna Ranaut - Nidhi, la giornalista televisiva
* Gulshan Grover - Bapuji, il politico
* Sushant Singh - Vikram, il poliziotto

Soggetto, sceneggiatura e regia: Mani Shankar
Sceneggiatura: collaborazione di Vijay Singh
Dialoghi: Shiraz Ahmed (Wanted)
Colonna sonora: Gourov Dasgupta (Aa Dekhen Zara)
Coreografia: Ganesh Acharya (Raavan) e Ahmed Khan (Ghajini)
Fotografia: N. Nataraja Subramaniam (Parineeta)
Montaggio: Chandan Arora (Cheeni Kum)
Coreografia nelle scene d'azione: Allan Amin (Prince)
Anno: 2010
Sito ufficiale

RASSEGNA STAMPA/VIDEO

* Bollywood Hungama, 16.10.10: intervista a Kangna Ranaut
* Hindustan Times, 21.10.10: dichiarazioni di Kangna Ranaut
* Bollywood Hungama, 07.06.10: video conferenza stampa IIFA 2010, con Mani Shankar, Sanjay Dutt, Irrfan Khan, Kangna Ranaut
* Bollywood Hungama, 31.08.10: video presentazione di Knock out, con Mani Shankar, Sanjay Dutt e Kangna Ranaut
* Bollywood Hungama, 05.10.10: intervista video a Kangna Ranaut
* Bollywood Hungama, 09.10.10: intervista video ad Irrfan Khan
* Times Now: intervista video a Sanjay Dutt e ad Irrfan Khan
* Bollywood Hungama: lista di tutti i link agli articoli e ai video dedicati a Knock out

CURIOSITA'

* Sanjay Dutt è probabilmente l'attore indiano più attivo della sua generazione (Anil Kapoor in questo periodo si dedica a produzioni internazionali, mentre Jackie Shroff, Sunny Deol e Mithun Chakraborty sono meno impegnati), e - fatto insolito a Bollywood - non rifiuta di interpretare personaggi con i quali condivide l'età anagrafica. Nel 2010 ha offerto un'altra interessante performance in Lamhaa.
* Sanjay Dutt e Kangna Ranaut appaiono sempre più spesso insieme sullo schermo: Knock out, No problem, Double Dhamaal, Rascals.
* Apoorva Lakhia, che in Knock out ricopre il ruolo del fighissimo agente speciale incaricato di uccidere Tony Khosla, è in realtà un regista. Il suo film più apprezzato è Shootout at Lokhandwala. Nel sito Popcorn Tv potete visionare Ek Ajnabee, con Amitabh Bachchan, sottotitolato in italiano. Lakhia è stato anche aiuto regista di Gowariker in Lagaan, e di Mira Nair in Kama Sutra. Ha inoltre collaborato a pellicole hollywoodiane quali Tempesta di ghiaccio (di Ang Lee), Innamorati cronici (di Griffin Dunne) e Delitto perfetto (di Andrew Davis).
* Aggiornamento dell'8 giugno 2013: nell'estate 2013, Knock out è stato trasmesso da Rai 1, doppiato in italiano.
* Riferimenti a Bollywood: l'applauditissima reinterpretazione di Zara Zara Touch Me. Da chiodo fisso.
* Riferimenti all'Italia: Knock out si apre con una citazione attribuita a Niccolò Machiavelli: 'War is politics by other means' ('la guerra è politica con altri mezzi'). In rete non ho trovato conferma della paternità di Machiavelli. Una frase molto simile sembra contenuta nell'opera Della guerra di Carl von Clausewitz. Non essendo appassionata di politica nè di strategie militari, ho colpevolmente abbandonato le ricerche. Menzionati inoltre i marchi Gucci e Armani.
* Film che trattano lo stesso tema: A wednesday! presenta delle similarità nella trama. In Jhootha Hi Sahi (commedia) e in Karthik calling Karthik il telefono riveste un ruolo altrettanto centrale. In Shiva (2006) e in Contract il protagonista è un poliziotto giustiziere. In The killer (con Irrfan Khan) la storia dei due protagonisti si svolge quasi interamente in un taxi. In No smoking si sviluppa una pericolosa tela psicologica fra i personaggi interpretati da John Abraham e Paresh Rawal. In Kidnap (con Sanjay Dutt) si gioca al gatto e al topo. Aamir è un ottimo thriller psicologico con qualche spunto simile a Knock out. Anche Acid factory (con Irrfan Khan) rientra nel genere. Quanto alla corruzione politica: Satta, Rann.

GOSSIP & VELENI

* Sembra che il ruolo dell'ispettore di polizia in Slumdog millionaire fosse stato offerto a Gulshan Grover, il quale rifiutò, favorendo la candidatura di Irrfan Khan.
* Un ringraziamento a Mahie Gill compare nei titoli di coda. L'attrice aveva girato un'item song coreografata da Ganesh Acharya su richiesta dei produttori. In seguito il regista decise di tagliarla. Articolo di Bollywood Hungama.
* La 20th Century Fox, produttrice di In linea con l'assassino, aveva reclamato il riconoscimento dei diritti d'autore presso l'alta corte di Mumbai, ottenendo il blocco della distribuzione di Knock out. In seguito ad un ricorso presentato dai produttori indiani, il blocco venne cancellato a fronte del versamento di un cospicuo deposito di denaro. Articolo di Bollywood Hungama.
* Allan Amin pare sia un cuoco eccezionale, definito da Sanjay Dutt il migliore al mondo. Regista e cast sono tutti allegramente ingrassati nel corso delle riprese di Knock out. Mani Shankar, che ha guadagnato ben otto chili, ha rivelato che la maggior parte delle sequenze d'azione furono progettate nella cucina di Allan. Divertente articolo di Bollywood Hungama.

19 dicembre 2009

PARINEETA (2005)


L'incontenibile suggestione che solo l'India sa regalare, le atmosfere eleganti dell'elite bengalese, lo charme e la seduzione di una storia accesa di desiderio ma sospesa in una realtà quasi fiabesca.
Il libero adattamento cinematografico del romanzo di Sarat Chandra Chattopadyay, diretto da Pradeep Sarkar, fa rivivere un classico delle letteratura e lo rende appetibile per le nuove generazioni, senza dover rinunciare ad una certa nostalgia. Dietro le spalle del debuttante regista, l'estro e l'esperienza di Vidhu Vinod Chopra, che stringe attorno al film un cast di prim'ordine per non lasciare niente al caso, dall'eccellente qualità della fotografia alla ricchezza di pathos delle interpretazioni.

TRAMA
Shekar e Lolita crescono insieme e vivono un rapporto di complicità e dipendenza reciproca. Con l'arrivo di Girish, un amico di famiglia, Shekar inizia a realizzare che il suo legame con Lolita va ben oltre l'amicizia e si scopre d'un tratto aggressivo e paranoico. Le difficoltà che i due provano nel comprendere e dichiarare i propri sentimenti vengono smantellate dalla volontà del destino, rievocando il rituale sacro del matrimonio si accorgono di aver compiuto senza volerlo ciò che da tempo desideravano. Perseguitato dalla gelosia, e deviato dai commenti fuorvianti del velenoso padre, Shekar inizia a dubitare della buona fede della ragazza che ha sposato in segreto e la immagina legata al suo benefattore Giresh.

Il fiero sguardo di Vidya Balan dalle fessure di una tapparella, tra l'oro dei gioielli e il rosso del sindoor è un'immagine di eccezionale impatto estetico. Il film si apre con la musica di una tradizionale wedding song intrisa di velati richiami erotici, alla quale segue una serie di flashback, una corsa a ritroso nella storia.

Tra eleganti residenze e giardini ideali sbocciano amicizie infantili che presto si convertono in passioni; la forte determinazione di Lalita risalta sulla carenza di iniziative di Shekar, insicuro e inibito dalla figura paterna , cullato nella tranquillità della sua stanza, un mondo in miniatura accogliente e isolato.
Saif Ali Khan e Vidya Balan trasmettono le giuste note ad ogni passo ma le loro interpretazioni si fanno più potenti nella seconda parte, quando il misto di orgoglio, risentimento e gelosia li carica di una sorprendente audacia. Non meno importante la presenza di Sanjay Dutt, in questo film discreto e naturale, protagonista e perfettamente sintonizzato.

Così sofisticato, diretto, immediato, Parineeta strega anche lo spettatore più scettico e lo invita a perdersi nel suo mondo ricercatissimo nei dettagli e traboccante di sensualità. A metà strada tra realismo e sospensione, il film è soprattuto un bel racconto che si apre con un mosaico perfetto di immagini, guidato dall' inconfondibile voce di Amitabh Bachchan.

Riprendendo la location del romanzo, Calcutta, ma spostando il calendario in avanti di cinquanta anni, Shekar e Lolita si circondano di un'atmosfera anni '60 e la storia inizia a giocare, si sospende in sequenze immaginate, reinventa la quotidianità ed ingloba elementi occidentali, come la mania di Shekar per Elvis, (senza rinunciare a citare il premio Nobel R. Tagore) fino all'imprevista scenografia alla Moulin Rouge della divertente item song “Kaisi paheli zindagani” in cui Rekha riappare più giovane e scatenata che mai e il film si concede il suo attimo di follia.

Il mio giudizio sul film: **** 4,5 /5


ANNO: 2005

REGIA: Pradeep Sarkar

TRADUZIONE DEL TITOLO: donna sposata

CAST:

Vidya Balan....................... Lalita
Saif Ali Khan..................... Shekar
Sanjay Dutt........................ Girish
Dia Mirza.......................... Gayatri
Raima Sen........................ Koel
Sabhyasachi Chakravorty.............Navin Rai
Rekha................apparizione speciale


COLONNA SONORA : Shantanu Moitra,

testi di Swanand Kirkire, clicca QUI e leggi l'intervista esclusiva concessa a Cinema Hindi

PLAYBACK SINGERS: Shreya Goshal, Sonu Nigam, Sunidhi Chahuan, Rita Ganguly


CURIOSITA':

- Pradeep Sarkar ebbe con questo film un debutto da favola, il regista venne scoperto da Vidhu Vinod Chopra che gli aveva affidato le picturizations delle canzoni di Mission Kashmir

- Inizialmente Chopra e Sarkar pensavano di portare avanti un'adattamento di Parineeta ambientato ai giorni nostri, solo dopo mesi di considerazioni i due raggiunsero un accordo e decisero di ricreare per il fillm l'atmosfera degli anni '60.

- Vidhu Vinod Chopra in principio non era troppo sicuro delle capacità della debuttante Vidya Balan, la quale fu sottoposta ad un training di sei mesi prima di veder confermato il suo ruolo. Saif Ali Khan aveva espresso il desiderio di poter lavorare accanto ad Aishwarya Rai.

-Il fim è stato girato tra Calcutta e Darjeeling, il treno che compare nella canzone “Kasto maaza” è lo stesso che veniva rincorso da Rajesh Khanna in Aradhana film del 1969 in cui la protagonista è la madre di Saif, Sharmila Tagore.

- Il successo del film scatenò un record di vendite del romanzo da cui è ispirato, nella settimana successiva la premiere furono vendute oltre 3000 copie del libro.

15 novembre 2009

B L U E




Colossale spreco di risorse. E non solo finanziarie. Kylie Minogue, il cui ingaggio pare sia costato alla produzione una cifra pazzesca, in 'Blue' appare un po' ingessata. Akshay Kumar, di solito piacevole, in 'Blue' è irriconoscibilmente antipatico (il personaggio non c'entra). Lara Dutta, che riesce sempre a distinguersi grazie alla sua pacata personalità, in 'Blue' è inesistente. Sorvoliamo sugli altri interpreti (?), sulla storia, sulla sceneggiatura (?), sulla regia, ecceccecc.
Un consiglio: ammirate rapiti gli splendidi titoli di testa, cullati dal meraviglioso brano Rehnuma. Poi interrompete senza rimorso la riproduzione, e sostituite 'Blue' con 'Main Aurr Mrs. Khanna': non un capolavoro, ma certamente il film più interessante di questo Diwali.

TRAMA

Un tesoro nascosto sotto i mari. Sethji (Sanjay Dutt) sembra l'unico a conoscerne l'ubicazione, ma preferisce dimenticare. Sino a quando il fratello Sam (Zayed Khan) si caccia in guai grossi. Allora, con l'amico Aarav (Akshay Kumar), decide di recuperarlo.

RECENSIONI

The Times of India: ***
'Bollywood si immerge sott'acqua e ne riemerge vincitrice. 'Blue' è esagerato e fresco, e vanta alcune notevoli riprese nelle profondità marine (grazie a Pete Zuccarini, direttore della fotografia dei 'Pirati dei Caraibi'), fantastiche sequenze d'azione fuori dall'acqua e una scoppiettante colonna sonora firmata dai due vincitori Indiani dell'Oscar (A.R. Rahman e Resul Pookutty). 'Blue', pubblicizzato come il più costoso film bollywodiano, abbaglia per la forma più che per la sostanza. Non è la storia bensì sono le scene d'azione, gli inseguimenti, lo splendore marino e il look opulento a giustificare il costo del biglietto.'
Nikhat Kazmi, 16.10.09

Hindustan Times: *
'Film bollywoodiano di terza classe. Le uniche piccole gemme che posso individuare in questo immenso acquario sono una paio di brani strumentali di Rahman in una altrimenti fiacca colonna sonora.'
Mayank Shekhar, 16.10.09

Cinema Hindi: *
Punto di forza: la colonna sonora e alcune riprese subacquee
Punto debole: la sceneggiatura trita e noiosa; le interpretazioni da incubo

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Akshay Kumar - Aarav
* Sanjay Dutt ('Munna Bhai') - Sethji
* Lara Dutta ('Billu') - Mona
* Zayed Khan ('Main Hoon Na') - Sam, fratello di Sethji
* Katrina Kaif ('New York') - Nikki (cameo)
* Kylie Minogue - video del brano 'Chiggy Wiggy'
* Rahul Dev ('Asoka') - Gulshan (cameo)
* Kabir Bedi - Jagat, padre di Aarav (cameo)

Regia: Anthony D'Souza, al suo esordio

Sceneggiatura: Bryan Sullivan

Colonna sonora: A.R. Rahman. Alcuni brani sono davvero ipnotici e un po' insoliti nella discografia di Rahman, uno su tutti il già citato Rehnuma dei titoli di testa, interpretato da Shreya Ghoshal ('Barso Re', dalla colonna sonora di 'Guru') e da Sonu Nigam ('Kabhi Alvida Naa Kehna'). Per l'audio, Clicca qui. Simpatico anche 'Chiggy Wiggy', interpretato da Kylie Minogue, Sonu Nigam e Suzanne D'Mello ('Aye Bachchu', dalla colonna sonora di 'Ghajini'); il testo è stato scritto da Abbas Tyrewala, regista di 'Jaane Tu Ya Jaane Na'. Kylie Minogue è la prima artista non Indiana ad aver raggiunto in India la posizione numero uno nelle classifiche di vendita dei singoli

Coreografia: Farah Khan ('Om Shanti Om')

Fotografia: Laxman Utekar

Anno: 2009

Sito: Clicca qui

Trailer: Clicca qui

CURIOSITA'

* Il direttore della fotografia per le riprese in immersione è Pete Zuccarini ('Pirati dei Caraibi'). Il responsabile per le scene d'azione è James Bomalick ('Starsky & Hutch')

* Lara Dutta, suggerita per il ruolo di Mona dallo stesso Akshay, sulle prime aveva rifiutato perchè non sapeva nuotare

* Akshay durante una ripresa in immersione si è ferito e ha cominciato a sanguinare copiosamente, esperienza poco consigliabile considerando il numero di squali nelle vicinanze...

* La scena iniziale con gli squali, della durata di un minuto, ha richiesto 7 giorni per completarla. Le altre spettacolari sequenze con gli squali durano in tutto circa 20 minuti, ma sono il frutto di 40 giorni di riprese

* Per la coreografia in acqua con i delfini per il brano 'Aaj Dil Gustakh Hai', Lara Dutta ha danzato in immersione indossando un abito rosso dallo strascico chilometrico. Il pericolo era di strangolarsi o di strangolare qualcuno

* La sequenza con Zayed che in moto scavalca un treno in corsa ha richiesto 8 giorni di riprese. Altrettanto spettacolari le scene di inseguimento girate in Thailandia in località ogni giorno diverse per evitare problemi al traffico. 80-100 auto utilizzate simultanemente. 25 auto, 21 motociclette e 1 camion distrutti. 1 casa e 1 yacht fatti saltare in aria

* Al botteghino, nella prima settimana di programmazione, 'Blue' ha battuto 'All The Best: Fun Begins' e 'Main Aurr Mrs. Khanna'. Ma durante la successiva, 'All The Best' ha conquistato la vetta. Attendiamo la classifica generale del 2009 per decretare il vincitore definitivo. Per saperne di più sulla sfida del Diwali 2009: Clicca qui

GOSSIP&VELENI

* Notato il sobrio tatuaggio sulle spalle di Akshay? Ebbene, 'Aarav' non è solo il nome del personaggio in 'Blue' ma anche il nome del figlio di Akshay Kumar

* Per riconciliarci con Akshay confidiamo in 'De Dana Dan', in distribuzione il 27 Novembre, diretto dal suo regista preferito, Priyadarshan ('Billu'). Il 2009 è stato un anno tremendo per il nostro Akki con quattro film oggettivamente brutti: 'Chandni Chowk To China', '8 x 10 Tasveer', 'Kambakkht Ishq' e ora 'Blue'. I primi due sono stati bocciati anche dal pubblico. Trailer di 'De Dana Dan'

12 novembre 2009

ALL THE BEST: FUN BEGINS


Il consolidato connubio fra l'attore Ajay Devgan e il regista Rohit Shetty sembra ormai baciato dal successo. L'anno scorso 'Golmaal Returns' vinse la sfida al botteghino in occasione del Diwali 2008. Quest'anno il traballante primato di 'Blue' sembra pericolosamente insidiato da 'All The Best: Fun Begins'.
La commedia è mediocre ma non annoia. Troppo simile ad altre dirette in passato da Shetty (nonchè a 'No Entry' di Anees Bazmee). Il pretesto che dovrebbe innescare la serie di equivoci comici è sempre lo stesso: un gruppo di amici che vive di espedienti ma che sogna di agguantare la fortuna e/o la bella di turno.

In 'All The Best' non mancano qua e là episodi esilaranti. Ajay è a suo agio ed interpreta il proprio personaggio in modo disinvolto e informale. Anche Bipasha Basu è piuttosto naturale e non sfigura accanto a Devgan. Ma la vera sorpresa è rappresentata da Ashwini Kalsekar, calata in un ruolo comico che la rende irriconoscibile (la ricordate demoniaca in 'Phoonk'?).
Il film è molto colorato, ricco di personaggi minori, con brani musicali orecchiabili. Ma la sceneggiatura è debole e le interpretazioni non sono propriamente memorabili. Shetty è innamorato del genere e si diverte un mondo, ma le sue commedie sono ben lontane dall'accuratezza e dalla solidità di quelle di Priyadarshan ('Hera Pheri'). Una maggior attenzione ai dettagli e uno sfruttamento più produttivo dei caratteristi non guasterebbero.

TRAMA

Prem (Ajay Devgan) e Vir (Fardeen Khan) sono grandi amici e conducono una vita spensierata nella speranza di sfondare un giorno con le corse di automobili e con la musica rock. Prem possiede una sgangheratissima palestra della cui gestione si occupa la moglie Jhanvi (Bipasha Basu). Vir vive grazie ad una rendita elargita dal facoltoso fratello Dharam (Sanjay Dutt), a cui Vir ha raccontato la bugia di essersi sposato. Un bel giorno Dharam, di ritorno dai suoi lunghi viaggi in giro per il mondo, piomba in casa di Vir..

RECENSIONI

The Times of India: ***
'Ajay Devgan sembra godersi il suo nuovo amore per la commedia da quando ha scoperto il proprio lato comico con la serie di 'Golmaal'. Avendo già dimostrato il suo meglio nei ruoli forti, appassionati, frementi, l'attore sta cercando di reinventare se stesso come il nuovo 'imbranato' di Bollywood. E sembra che la trasformazione stia funzionando, a dispetto del look poco burlone: Ajay si fa notare per l'interpretazione, per il tempismo comico e per le battute recitate con noncuranza. 'All The Best', realizzato dalla sua casa di produzione, gli offre l'opportunità di bissare il successo di 'Golmaal Returns'. Il film inizia così pigramente da indurre quasi lo spettatore a considerarlo un fallimento. Le prime sequenze di 'All The Best' si ostinano a mostrare un completo abbassamento di livello qualitativo in termini di trama, personaggi, tono della commedia. Ma se si è abbastanza pazienti da concedere tempo alle teste matte sullo schermo, le burlonerie cominciano a scoppiettare e la pellicola prende quota dopo l'ingresso di Sanjay Dutt. 'All The Best' regala alcuni momenti davvero divertenti, soprattutto nel secondo tempo, quando la trama procede a briglia sciolta dando vita ad un enorme caos. La colonna sonora di Pritam è brillante e ben si accoppia con l'atmosfera carnevalesca di Goa e con le feste sulla spiaggia.'
Nikhat Kazmi, 15.10.09

Hindustan Times: ***
'A Bollywood è sorto un genere inedito, la 'commedia Shetty'. Il regista di 'Golmaal' ha creato un proprio marchio di fabbrica: la caratteristica migliore delle sue commedie è che non sembrano mai ripetitive e offrono ogni volta qualcosa di nuovo. Malgrado la formula comica sia sempre la stessa (dialoghi efficaci e personaggi multipli), sino ad ora Rohit Shetty è riuscito a non cadere nello stereotipo. Sul fronte delle performance Sanjay Dutt merita pieni voti perchè provoca risate ad ogni sua apparizione sullo schermo. Sanjay si è lasciato alle spalle l'immagine di Munna Bhai e ha sviluppato un nuovo, maturo stile. L'attore ha recitato in ruoli d'azione per più di tre decadi: è quindi encomiabile che a questo stadio della carriera ri-esplori se stesso regalando trucchi comici sempre inediti. Ajay Devgan, il produttore del film, è diventato un affezionato delle pellicole di Shetty. Ajay è naturale e interpreta senza sforzo qualunque ruolo. In 'All The Best' è bravo ma non al suo meglio. Bipasha è nuova al genere comico: i principianti nelle commedie tendono a strafare, ma Bipasha ha gestito il suo ruolo in modo tale da impressionare lo spettatore con sottile tempismo comico. Mugdha Godse non entra nella pelle del suo personaggio. Di sicuro ha bisogno di un tonico per incrementare il potenziale comico. Fardeen Khan è a proprio agio e regala una buona performance. 'All The Best' ha dalla sua momenti divertenti, stuzzicanti dialoghi, un montaggio frizzante e situazioni piene di sorprese.'
Parmita Uniyal, 15.10.09

Cinema Hindi: **
Punto di forza: -
Punto debole: personaggi inconsistenti, sceneggiatura fiacca

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Ajay Devgan ('The Legend Of Bhagat Singh') - Prem Chopra
* Sanjay Dutt ('Munna Bhai') - Dharam
* Fardeen Khan ('Darling') - Vir
* Bipasha Basu ('Corporate') - Jhanvi/Principessa
* Mugdha Godse ('Fashion') - Vidya
* Johnny Lever ('Kuch Kuch Hota Hai') - Tobu
* Ashwini Kalsekar ('Phoonk') - Mary

Regia: Rohit Shetty ('Golmaal Returns')

Sceneggiatura: Robin Bhatt ('U Me Aur Hum') e Yunus Sajawal ('Partner'), da una commedia scritta da Neil e Caroline Schaffner

Colonna sonora: Pritam ('Billu')

Anno: 2009

Produzione: Devgan Films

Trailer: Clicca qui

CURIOSITA'

* Il regista Rohit Shetty è molto legato ad Ajay Devgan. Ha debuttato nel mondo del cinema collaborando alla realizzazione del film d'esordio di Devgan, 'Phool Aur Kaante' (1991). L'attore ha interpretato tutte le pellicole dirette da Shetty: 'Zameen' (2003), 'Golmaal' (2006), 'Sunday' (2008), 'Golmaal Returns' (2008) e 'All The Best: Fun Begins'

* Fardeen Khan è figlio dell'attore e regista Feroz Khan. Zayed Khan ('Main Hoon Na') è suo cugino

* Robin Bhatt ha firmato diverse sceneggiature di successo: 'Dil Hai Ki Manta Nahin' interpretato da Aamir Khan, 'Baazigar' interpretato da Shah Rukh Khan, 'Chaahat' (SRK), 'Raja Hindustani' (Aamir Khan), 'Duplicate' (SRK), 'Mela' (Aamir Khan), 'Chalte Chalte' (SRK), 'Koi Mil Gaya' e 'Krrish' interpretati da Hrithik Roshan, 'Omkara' e 'U Me Aur Hum' interpretati da Ajay Devgan. Per Rohit Shetty ha scritto anche 'Sunday' e ha collaborato alla realizzazione di 'Zameen'. Sua è la sceneggiatura del prossimo attesissimo film di Anurag Basu ('Gangster') interpretato da Hrithik Roshan, ossia 'Kites'. Per 'Baazigar' si è aggiudicato il Filmfare Award per la miglior sceneggiatura

* Citazioni bollywoodiane:
- l'attore Prem Chopra ('Delhi-6') presta al personaggio interpretato da Ajay il nome e la battuta (tratta da 'Bobby') 'my name is Prem, Prem Chopra';
- con l'acronimo del regista Ram Gopal Varma, RGV, il nuovo inquilino vorrebbe battezzare la villa nella quale si svolge gran parte della storia;
- vengono citati i due film rivali nella sfida del Diwali 2009, e cioè 'Blue' e 'Main Aurr Mrs. Khanna'

* Per saperne di più sulla sfida del Diwali 2009: Clicca qui

GOSSIP&VELENI

* Ajay Devgan è il marito di Kajol

* Bipasha Basu è (inspiegabilmente) la fidanzata di John Abraham ('No Smoking')