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16 agosto 2022

JAYESHBHAI JORDAAR


Jayeshbhai Jordaar è un prodotto molto modesto. Nel primo tempo tenta di coinvolgere e divertire lo spettatore, in parte riuscendoci. Ma dall'episodio della taglia sulla protagonista in poi, si sgonfia di botto, diventa ripetitivo - peggio: insulso. Non ho capito lo scopo del soggetto, figuriamoci della trama. La sceneggiatura è generica e si perde per strada. La regia ne segue le orme. Boman Irani nel primo tempo è imperiosamente efficace. Shalini Pandey mantiene una certa stabilità di interpretazione, ed ho apprezzato le sue esilaranti espressioni di puro, sincero sconcerto. Ranveer Singh ha accettato un ruolo insolito con esiti altalenanti. L'antieroe Jayesh non è coraggioso, sa di non esserlo, deve sopportarsi così com'è. Odia le ingiustizie ma non ha il fegato di combatterle, prova con l'astuzia ma è più fortunato che scaltro. 
JJ non ha un'identità precisa. Non è una black comedy, e nemmeno una satira. Il tema del feticidio femminile è trattato in modo grossolano, a tratti disturbante. Il film manca di concentrazione. I personaggi non convincono. Alla fine si prova un senso di insoddisfazione per un film che disattende le sue premesse, ma si prova anche un senso di amarezza, perché JJ, per quanto fiacco, riflette comunque un ambiente malato e una mentalità distorta - anche femminile - purtroppo radicata e tollerata.

TRAMA

Mudra aspetta un bambino. I suoceri desiderano ardentemente un maschio. In caso contrario, ennesimo aborto (imposto) all'orizzonte, che però renderebbe sterile la donna. I suoceri sono pronti a ripudiarla e a sostituirla. La ginecologa rivela al padre Jayesh - l'unico a non curarsi del sesso del feto - che è in arrivo una bimba. Jayesh, innamorato di Mudra, non si perde d'animo e attiva il piano B.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* La sequenza del divieto del sapone alle donne. Satira azzeccatissima.

ASSOLUTAMENTE DA DIMENTICARE

* Il monologo strampalato sul bacio, con corredo di donne piangenti. Bah. 

RECENSIONI

Mid-Day: **
'Goes without saying, this is Ranveer [Singh] in an altogether believable, (...) contemporary rural part, that you haven’t seen him perform before. (...) It’s of course essential for an actor to go all over the place with his talent/career. Just that a film going all over the place, alongside, isn’t equally great news. At its core, this is supposed to be a full-on farcical comedy. Only what lies beneath it, i.e. female foeticide, wife beating, etc, make it hard to stick to the intended humour, and the fantasies that follow. The jokes run dry. The road-trip derails. Surely there are gems for moments.  (...) Do these moments add up to a gem of a movie? The attention span simply drops after a point. The picture stretches on'. 
Mayank Shekhar, 14.05.22

Film Companion:
'Jayeshbhai Jordaar is gratingly basic. (...) We've moved on, but the film hasn't. The first act is promising. (...) It's (...) nice that Jayesh is a rare beta male in Hindi cinema. (...) He is not designed as a male saviour. He's (...) struggling to be the man society expects him to be. But it's the simplistic writing that undermines [Ranveer] Singh's performance, turning Jayesh into more of a mousey caricature than a good person. The many monologues, in particular, are terribly corny - composed for effect, not feeling. (...) The chase gets repetitive very fast, and the climactic chaos at a hospital (...) looks like the end of a children's film. (...) Some may call the film's Gandhi-esque stance feel-good and necessary in this age of intolerance, but it comes at the cost of the integrity of the cause. It's a classic sign of films that try too hard to be liked and enjoyed - they're even willing to ridicule themselves to get an extra smile or two'.
Rahul Desai, 13.05.22

Cinema Hindi: ** 1/2
Punto di forza: qualche sequenza indovinata nel primo tempo.
Punto debole: secondo tempo debolissimo, sceneggiatura e regia anemiche.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Ranveer Singh - Jayesh
* Shalini Pandey - Mudra, moglie di Jayesh
* Boman Irani - padre di Jayesh
* Ratna Pathak - madre di Jayesh

Regia: Divyang Thakkar
Sceneggiatura: Divyang Thakkar, Anckur Chaudhry
Colonna sonora: Vishal-Shekhar 
Fotografia: Siddharth Diwan
Montaggio: Namrata Rao
Anno: 2022

CURIOSITÀ

* Riferimenti al cinema indiano: Dharmendra, Hema Malini.

GOSSIP & VELENI

* Mudra è sempre velata sino al mento. Poi il suocero mette una taglia sulla sua testa, ed ecco che lei se ne va in giro tranquilla a volto scoperto. Ma allora!?
* Un villaggio sperduto di soli uomini è il posto più sicuro al mondo per una donna in difficoltà?? 
* [Spoiler] I genitori di Jayesh si redimono di punto in bianco nel finale, così come gli altri bruti maschilisti e violenti. Intervento divino?

29 giugno 2022

RUNWAY 34


Runway 34 è ad oggi il migliore fra i film diretti da Ajay Devgan. La meticolosità tecnica, già rilevabile nel precedente Shivaay, qui si coniuga con una sceneggiatura che si sforza di emergere dalla mediocrità. La fotografia è di un nitore da manuale; il montaggio è fluido, senza sbavature. La prima parte della pellicola, con l'esclusione delle sequenze d'apertura, è tesa e ben diretta, e non sfigura accanto a prodotti occidentali di genere simile. In particolare, la tecnica di ripresa nella cabina di pilotaggio è impeccabile, morbida come una danza. La seconda parte, più lunga, sceglie una tensione di tipo diverso. Anche la psicologia cambia. E il ritmo. Il soggetto è alquanto inedito nel panorama cinematografico indiano, e Devgan ha corso un bel rischio nell'affrontarlo, ma, a differenza di Shivaay, in Runway 34 non si è fatto prendere la mano. 

Qualche imprecisione e qualche caduta di stile nella sceneggiatura non intaccano in modo irreparabile il film che, nel suo insieme, risulta abbastanza realistico. I personaggi soffrono però di una scrittura affrettata, inconclusiva. Vikrant, il comandante, è privo di profondità e di una necessaria evoluzione interiore - ed è qui che Runway 34 perde in termini di spessore. È inoltre ridicolmente macho e ostenta una calma innaturale nel primo tempo. Tania, il secondo pilota, è più a fuoco anche se ansiosa senza ragione durante l'indagine. Narayan, l'investigatore, parte bene per poi sgonfiarsi di botto (e con lui la direzione della trama, lasciando un po' spiazzato lo spettatore riguardo al finale). Per fortuna le interpretazioni offerte dal cast colmano le lacune, o almeno ci provano. Rakul Preet Singh non si è lasciata intimidire dai blasonati colleghi, e anzi ha regalato la performance a tratti più convincente. I dialoghi in ambito professionale sembrano verosimili, lo scambio di battute suona naturale. Quando ci si sposta però nella sfera personale, la qualità diventa intermittente, e qualche conversazione appare maldestra se non surreale.

TRAMA

Un aereo di linea sta affrontando il volo internazionale Dubai-Cochin reso difficoltoso dalle avverse condizioni atmosferiche. Per ragioni non chiare, il comandante si rifiuta di dirottare verso Bangalore, consumando così prezioso carburante in attesa dell'autorizzazione all'atterraggio. In seguito, è costretto a deviare verso la vicina Trivandrum, e, per un disguido fatale, la torre di controllo di Cochin non lo informa della chiusura di quell'aeroporto causa grave maltempo.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* La sequenza dell'atterraggio di fortuna, spaventosa e quasi poetica.

LA BATTUTA MIGLIORE

* La secca replica dell'investigatore all'analogia col soldato formulata dal comandante.

RECENSIONI

Mid-Day: ***
'Runway 34 is essentially an aviation movie. The only genuine one of the sub-genre in Hindi that I’ve seen. Not in the sense of a hijack drama that, say, the kinda crappy Zameen (2003), also starring Devgan, was. (...) The movie keeps you glued to the screen still - chiefly drawing out two phenomenal performers post-interval, when the competently executed air-turbulence drama is already over. That’s Amitabh Bachchan (...) and Boman Irani. (...) There’s Devgan in the front, right, left and centre, of course. He’s also directed and produced this film, with fairly first-rate work that’s gone into the VFX, surely from his own company. Of all the indefatigable, long-standing superstars of his/’90s vintage, Devgan is the lone one, who’s had career of sorts as a director alongside. Putting his name on the credit, unlike stars of yore, who used to hide behind ghost-directing their pictures instead. (...) Needless to add, this is Devgan’s best work as director'. 
Mayank Shekhar, 30.04.22

Film Companion:
'Runway 34 is a turbulent flight through the cinema of masculinity. (...) The precedent set is: Being problematic is OK as long as you are great at what you do. As a result, the male saviour syndrome is writ large over a narrative that, at the most, dares to ask questions about his behaviour. (...) It's a technically sound film. In fact, the first half is so compellingly crafted that it's tempting to overlook the film's flimsy sociological identity. Mainstream Hindi cinema isn't big on airplane movies, so it's novel to see an entire hour dedicated to the drama of flying - complete with convincing visual effects, good editing, smart cinematography and a general sense of rhythm. (...) Given his lineage, it's comforting to see that the director in Ajay Devgan has a knack for slick action sequences. (...) The cross-cutting between the cockpit, the passengers, the ATC [Air Traffic Control] tower and the violent sky is exemplary. (...) There are some excitable directorial swishes, too. The transitions, for example: the first two minutes alone featuring reflection shots on a binocular lens and aviator glares. Then there's a nifty time-lapse sequence in a hotel room, which depicts the pilot racing against time to recover from a wild night. (...) But the writing ensures we stay humble as viewers. It keeps puncturing the visual confidence of the film. (...) The second half (...) is a courtroom drama. (...) Here is where the film collapses under the weight of its own culture'. 
Rahul Desai, 29.04.22

Cinema Hindi: ***
Punto di forza: primo tempo coinvolgente, fotografia, montaggio. E poi Amitabh Bachchan è sempre DIO.
Punto debole: qualche imprecisione nella sceneggiatura, personaggi appena abbozzati, finale congegnato in modo poco convincente. La passeggera come si è procurata il numero di cellulare del comandante?

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Ajay Devgan - Vikrant Khanna, pilota civile, comandante
* Rakul Preet Singh - Tania Albuquerque, secondo pilota
* Amitabh Bachchan - Narayan Vedant, investigatore dell'Aircraft Accident Investigation Bureau
* Boman Irani - Suri, proprietario compagnia aerea

Regia: Ajay Devgan
Sceneggiatura: Sandeep Kewlani, Aamil Keeyan Khan
Colonna sonora: Jasleen Royal. Commento musicale di Amar Mohile. Soprannaturale il brano The fall song, interpretato dalla stessa Jasleen, e geniale l'abbinamento con la sequenza dell'atterraggio di fortuna.
Fotografia: Aseem Bajaj
Montaggio: Dharmendra Sharma
Anno: 2022

CURIOSITÀ

* Runway 34 si ispira liberamente ad un evento accaduto nel 2015: il comandante del volo Jet Airways Dubai-Cochin fu costretto da circostanze simili a quelle narrate nel film ad atterrare a visibilità zero su una pista di lunghezza ridotta durante una tempesta. La trama ricorda inoltre Flight e Sully. 
* Riferimenti al cinema indiano: Katrina Kaif.

20 febbraio 2019

P K



Con questo film non mi raccapezzo. Cambio idea ogni due minuti. E' geniale? Una cazzata colossale? Boh. Sono (credo) sicura solo di un paio di cose: l'ho trovato troppo lungo per la storia che narra; il personaggio di PK mi ha molto divertito. Per il resto oscillo come un pendolo. Mi è difficile scrivere una recensione o esprimere una valutazione riassuntiva. Provo a sezionarlo, ma devo prima azzerare decenni di letture di romanzi di fantascienza (dimenticarmi, ad esempio, di Straniero in terra straniera, o di un capolavoro come L'uomo che cadde sulla Terra), e considerarlo una favola per adulti. 

1. Il soggetto, per il cinema indiano, è originale. L'idea alla base brillante. L'intenzione del tutto encomiabile. Uno strampalato alieno si scontra con le ambiguità e le complicazioni delle regole e dei riti di differenti credo religiosi. Un applauso al coraggio di Hirani: se sei in India e stanco di vivere, niente di meglio che criticare, anche bonariamente, la religione, e hai buone possibilità di ritrovarti cadavere.

2. La sceneggiatura arricchisce il soggetto con la storia d'amore di una ragazza indiana hindu e di un ragazzo pachistano musulmano. L'interpretazione dei due attori è freschissima, alcune scene sono godibili, ma devo ancora decidere se sentivo la necessità di questa sottotrama oppure no. Mi intriga di più la potenziale relazione fra PK e Jaggu.

3. I personaggi. Non saprei. Presi singolarmente (ed escludo il protagonista), sono piuttosto curati. Però c'è qualcosa, nelle loro interazioni, che non mi convince fino in fondo. Forse erano stati creati al di fuori del soggetto iniziale, e l'innesto nella sceneggiatura ha richiesto adattamenti che hanno causato qualche esagerazione e qualche implausibilità non accettabili in un progetto di questo calibro. PK è amabilissimo, anche se, come esemplare di un'avanzata civiltà aliena, un po' troppo sprovveduto (mollato sulla Terra per goliardia? I suoi colleghi d'astronave se ne volevano sbarazzare?). 

4. Le interpretazioni sono di buon livello. Saurabh Shukla merita una menzione speciale. Anushka Sharma è molto naturale (labbra escluse). Boman Irani addirittura affascinante. Il film è imperniato sulla figura di PK, ed è quindi Aamir Khan ad accollarsi la responsabilità maggiore. La superstar sembra divertirsi un mondo. Il suo personaggio è stralunato e pasticcione, combina disastri, crea scompiglio, fugge a precipizio inseguito da orde di devoti inferociti, imbastisce surreali (ma neanche tanto) conversazioni, eccetera eccetera. Non annoverando extraterrestri nel giro delle mie conoscenze (dovrò provvedere al riguardo), non posso valutare la credibilità della sua performance. Se considero il tono della pellicola e il tipo di cinema che Hirani predilige, direi che Aamir ha fatto un ottimo lavoro. E poi: esisteranno anche alieni buffi, no?

Arriviamo al punto cruciale. Il film ha raggiunto il suo obiettivo? Mi dico: il tema andava affrontato con più sottigliezza. Si dovevano sfrondare un po' le prediche religiose. Alcune sequenze forse andavano riviste. Poi mi dico: ma è una commedia, una pellicola di intrattenimento, cosa pretendo? Mi dico: PK è da guardare e riguardare per la bontà del messaggio e per alcune azzeccatissime scene. Poi mi dico: gli sceneggiatori dovevano lavorare con zelo maggiore su un progetto che meritava una realizzazione più raffinata. E via così da due giorni.
Come concludere? Mi è piaciuto? Non mi è piaciuto? Ma che ne so. Era meglio se questa recensione la scriveva LuceSole.

TRAMA

Là fuori c'è una civiltà tecnologica che gironzola nello spazio e - ahinoi - scopre la Terra. Nei cieli blu del Rajasthan si materializza un batuffolone volante. Atterra nel deserto, sputando un umanoide dalle orecchie a sventola, nudo come mamma aliena lo ha fatto. Cosa? Come si copre le pudenda? Ma con un monumentale mangiacassette a tracolla (voi no?).

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* La prima apparizione di PK. Impagabile. Anche la seconda non è male, soprattutto per il quarto comandamento.
* La sua esilarante, affannosa ricerca di Dio. Statuette sacre con le batterie scariche, lo spavento per la crocifissione, Shiva che minaccia PK con un tridente in un bagno pubblico. E ricordatevelo bene domattina, davanti allo specchio, prima di decidere cosa mettervi: "Faith is connected to fashion".
* La battuta del personaggio di Boman Irani, giornalista televisivo: "Cercare Dio è religione, è trovarlo che è una notizia".

RECENSIONI

Rediff: ****
"The fact remains that PK is a ridiculously effective film, a triumph you are likely to walk away from with a gladder, lighter heart - and, perhaps, a moister handkerchief. (...) It's all cinematic saccharine, but then, given that Hirani takes the opportunity to aim some potshots at organised religion and its gatekeepers, is the familiar a worthy method to sneak in a message? A spoonful of sugar to make the medicine go down? (...) Aamir Khan is exceptional in PK, creating an irresistibly goofy character and playing him with absolute conviction. He laughs at his goblin-ears and walks around with his eyes on high-beam throughout the film, but his transformation isn't restricted to the physical. (...) This is an out-and-out Aamir film, and he soars. PK is no satire - it's a bit too toothless for that - but it is a rollicking mainstream entertainer with ambition to evoke some introspection, one with compelling moments and some genuine surprises".
Raja Sen, 19.12.14

Mayank Shekhar: ***
"Aamir Khan playing an alien PK is absolutely the finest thing about this movie. (...) In an obvious sort of way, this is also Aamir’s best performance yet. For one, his role has absolutely no reference points. (...) For the most part, he seems like a rather original and funny fellow: a short, slim weirdo with overstretched ears, lips red with betel juice, and eyelids that rarely blink. The film essentially works when he’s on screen. (...) PK himself is not the central focus of this film. This is not a sci-fi fantasy. The alien is only used as a device to make a point about humans in general. The reason for this is both simple and profound. Only someone equally distant and detached from this world might be able to objectively question how completely lunatic it is in the first place. Here we’re talking about religion. And you know just as well that humans just can’t talk about religion. It is not seen as an idea anymore. Religion has somehow got mixed up with race. (...) In that sense this hardcore mainstream Bollywood film aiming to set all-time records at the box-office that openly reveals and laughs at ridiculous ways in which humans kill, divide and dupe each other over religions that are basically companies with managers - whether Hinduism, Islam or any other - is laudable to start with. I hope it is watched and more importantly pondered over by masses across India and the sub-continent. (...) It’s also a Rajkumar Hirani movie almost all the way. I say almost, because unlike with his previous films, this script isn’t as sharp and seamless".
2014

Cinema Hindi: sono indecisa fra *** e ****, quindi vada per *** 1/2.
Punto di forza: Aamir Khan e il suo sconcertato, sconcertante PK (****); il messaggio.
Punto debole: la durata, alcuni scivoloni nella sceneggiatura.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Aamir Khan - PK
* Anushka Sharma - Jaggu
* Sushant Singh Rajput - Sarfaraz, fidanzato di Jaggu
* Boman Irani - capo di Jaggu
* Saurabh Shukla - santone
* Sanjay Dutt - musicista itinerante
* Ranbir Kapoor - cameo

Regia: Rajkumar Hirani
Soggetto, sceneggiatura e dialoghi: Abhijat Joshi e Rajkumar Hirani
Traduzione del titolo: ubriaco, brillo
Anno: 2014

CURIOSITA'

* All'epoca della distribuzione del film, i danni alle sale indiane da parte di svitati estremisti religiosi erano stati per fortuna limitati.
* Sembra che Junaid, figlio di Aamir Khan, abbia assistito Hirani alla regia di PK.
* Leggete un po' qui: 'Director Rajkumar Hirani’s plans to finish shooting the first schedule of his next, PK, in Italy, have come to an abrupt halt. (...) He had reportedly said, “This portion I shall shoot in Italy with Anushka. Aamir will join us in December.” But now, news is that PK’s October schedule has been pushed forward altogether due to “weather issues” in Italy. “The climatic conditions have changed a lot. The days have become shorter. The sun comes out only around 12.30 pm and light begins to fade by 7 pm. And to top that, it is very cold. We won’t be able to shoot at length in such conditions,” informs an insider. As a result, the Italy schedule has been pushed even further. “We will shoot that portion after everything else is wrapped up by the middle of 2013 (...).” adds the source. (...) Besides Anushka, TV actor Sushant Singh Rajput is also part of the schedule that is to be shot in Italy'. Bad weather stalls shoot of PK, Prashant Singh, Hindustan Times, 8 ottobre 2012.
* Riferimenti a Bollywood: Amitabh Bachchan (semplice, perchè Lui è DIO).

GOSSIP & VELENI

* Nel gennaio di quest'anno Rajkumar Hirani è stato accusato di abusi a sfondo sessuale. Non mi sono ancora ripresa.

19 febbraio 2019

DILWALE



La regia è dell'imperatore del botteghino Rohit Shetty, quindi le mie aspettative erano bassissime. Come al solito, la produzione ha speso più risorse per le automobili da fracassare che per la sceneggiatura (che è davvero mostruosamente... cosa dire? stupida?). Non starò a ripetere i difetti delle pellicole firmate da questo regista perchè mi annoierei persino io. Vi basti sapere che anche in Dilwale ci sono tutti. Amen. Procediamo oltre.

Il fiore all'occhiello del film è la presenza nel cast della coppia più scintillante del cinema indiano, quindi, in tal senso, le mie aspettative erano altissime. Come al solito, l'elettricità che Kajol e Shah Rukh Khan condividono sullo schermo mi ubriaca e ottenebra la mia capacità di giudizio. Rimarrei deliziata (e tramortita) anche se si limitassero a fare gli alberi per tre ore consecutive. Penso con tristezza che forse passeranno degli anni prima che vengano scritturati in un nuovo progetto. Penso con terrore che forse non lavoreranno più insieme (cosa vivo per fare, allora?). Perciò Dilwale mi è prezioso e ringrazio quel matto scriteriato di Shetty.
Riassumendo: il valore e l'importanza di Dilwale risiedono esclusivamente nella performance del magico duo. Rohit ci regala una Kajol cattivissima (GRAZIE), accompagnata da uno Shah Rukh che, quando la sceneggiatura esaurisce la melassa, entra in modalità-Don (GRAZIE), e io sdilinquisco. 

La delusione del film risiede nelle potenzialità inespresse. Invece di concedere spazio ai due familiari dei protagonisti (carucci, ma delle loro vicende - scusate - non m'importa una cippa), mi sarebbe piaciuta una storia imperniata sulle azioni criminose di Meera e Kaali, in un chiassoso carosello in perfetto stile Bollywood, infiorettato da liti furibonde e riappacificazioni, acrobazie e scazzottate, scorribande su e giù per l'India. Purtroppo devo accontentarmi di quei lampi che il regista regala, e deliziarmi e tramortirmi e riguardarli a ripetizione. 
Peccato.

TRAMA

Kaali incontra Meera in Bulgaria. Lei gli concede solo 5 minuti per conquistarla. Lui ci prova e crede di avercela fatta. Non è così, anzi. Poi ci sono altri personaggi, ma chi siano e cosa facciano non me lo ricordo (nè mi turba).

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* Tutte le sequenze con Kajol e Shah Rukh, soprattutto quelle non zuccherose. Le mie preferite? Kaali scopre la vera identità di Meera (Kajol è stratosferica); Kaali, sotto la pioggia, ripara l'auto di Meera (Shah Rukh è stratosferico) - in sottofondo il brano Janam Janam; il parapiglia finale al matrimonio. E poi gli sguardi, i sorrisi, le battute, i gesti, i manierismi... potrei continuare per ore, comodi?

ASSOLUTAMENTE DA DIMENTICARE

* Tutte le sequenze prive di Kajol e Shah Rukh, escluso il cameo di Kabir Bedi.
* Raj/Kaali che piange: basta, Shah Rukh, BASTAAA!

RECENSIONI

Rediff: *
"Budget and access. These have long been Shetty's favoured Lego blocks, and they have never been more visible than in Dilwale, where the greatest on screen pair in modern Hindi cinema are reduced to insignificance. Sure, there is a sparkle here and a gleam there of what could have been - and Kajol looks beguilingly beautiful, better here than ever - but Dilwale is an absolute dud. We expect insignificant froth from the director, but this particular can of Rohit Shetty has been lying open too long. The contents are not merely un-fizzy but, unforgivably, flat. (...) Hamming, of course, is the sensible option in a film this badly written. No actor in the world could have lifted this material, and Khan cleverly chooses to play his part - lips q-q-q-quivering, eyes 'intense' - with such showiness that it looks like he's in on the joke. Thank God. Kajol is more earnest, and both actors occasionally conjure up some fire when their eyes lock or when their grins match, but there is too little of this amid the increasingly loud tomfoolery".
Raja Sen, 18.12.15

Mayank Shekhar: * 1/2
2015

Cinema Hindi: *** perchè, per quanto scadente, un film con Kajol-SRK non posso valutarlo di meno (lapidatemi). Ogni avventura cinematografica di questa coppia stellare ha qualcosa di magico. Un incanto che, come sempre, seduce, ammalia, incatena.
Punto di forza: (non vorrei ripetermi) KAJOL-SHAH RUUUUKH !!! (*****)
Punto debole: tutto il resto, purtroppo

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Kajol - Meera
* Shah Rukh Khan - Raj/Kaali
* Varun Dhawan - Veer, fratello di Raj
* Kriti Sanon - Ishita, sorella di Meera
* Kabir Bedi - Malik, padre di Meera e Ishita
* Vinod Khanna - padre di Raj e Veer
* Boman Irani, Sanjay Mishra, Johnny Lever, Pankaj Tripathi - ruoli di supporto

Regia: Rohit Shetty
Sceneggiatura: Yunus Sajawal
Colonna sonora: Pritam
Anno: 2015

CURIOSITA'

* Il 9 novembre 2015, giorno di presentazione del trailer nel corso di un patinatissimo evento organizzato a Mumbai, dal profilo Twitter di Shah Rukh sono partiti simultaneamente centinaia di Tweet con il link al trailer, indirizzati a tutti coloro che, il precedente 2 novembre, avevano inviato gli auguri di compleanno alla superstar. Lo abbiamo ricevuto anche noi (e quasi ci prende un infarto). Mossa promozionale davvero azzeccata. Video Dilwale First Look Promo Launch, Bollywood Hungama.
* Riferimenti a Bollywood: il solito oceano. Fra gli altri: Dilwale Dulhania Le Jayenge, Deepika Padukone, Kareena Kapoor, Aishwarya Rai, Dhoom 2, Ranveer Singh, Arjun Kapoor, Gunday, Amitabh Bachchan, Sarkar, Sunny Deol, Tashan, Akshay Kumar, Karan Arjun, eccetera.
* Riferimenti all'Italia: Veer indossa una maglietta con la scritta Italian Stallion. 

GOSSIP & VELENI

* Si avverte l'imbarazzo di Pankaj Tripathi lontano un miglio, ah ah ah.

07 febbraio 2019

happy new year



so mica se ho voglia di scrivere 'sta recensione. butto giù due righe e decido.
perchè il film è proprio (proprio) - proprio - scadente. peggio: triviale.
perchè sciarùk mio deambula stancamente sul set con la faccia sconfortata di quello che ha capito che il deragliamento è all'orizzonte e cerca un penalista fra le comparse. il carisma del Re non si discute. m-a-i. arriva come un tornado bollente ancor prima che LUI si affacci sul grande schermo e dica ciaociao. e continua a bruciacchiarti le ciglia dopo che se n'è andato. sciarùk è uno che perfora la materia con lo sguardo. uno che ti si incrosta addosso. ma per salvare 'sto film bisognava essere dio. e forse manco bastava.

non starò qui a puntare il dito contro i progetti malriusciti. penso al mio armadio e incenerisco dalla vergogna. le idee ti sembrano buone. poi le realizzi e si rivelano una schifezza. e per quanto ti adoperi tutto va storto. capita. magari è capitato anche a farah. ma se non è capitato. se happy new year è come lo aveva immaginato... allora una controllatina alle carotidi me la farei dare.

e abhishek... 
(conto fino a cento) 
(...) 
(UN ATTIMO CHE STO CONTANDO)
abhishek: te aishwarya non la meriti.

no ho deciso. niente recensione. 
(e comunque i titoli di coda sono molto carini)
(anche l'azzanno di deepika) 
(ma sciarùk: ma quelle sulla testa sono - comesichiamano - mèches ?!) (MECHES ?!?!) (**ommariavergine**).
(volevo risparmiarvi il trailer. poi mi son detta: eccheccazzo. devo soffrire solo io?)

eLLeSSeDì

16 marzo 2012

EK MAIN AUR EKK TU



Shakun Batra, assistente alla regia di Abhishek Kapoor in Rock On!!, e di Abbas Tyrewala in Jaane tu .. ya jaane na, debutta da solista in una commedia romantica, da proporre nelle sale la settimana di S.Valentino,  girata in gran parte negli States (come l’altrettanto piacevole Anjaana Anjaani) e incoraggiata dalla casa di produzione di Karan Johar. L’autoironia di Imraan Khan si unisce all’approccio vivace di Kareena Kapoor in un'avventura brillante e genuina pensata ed eseguita senza risparmi di energie, spunti simpatici e buone idee.

TRAMA
Rahul Kapoor (Imraan Khan) è un ragazzo benestante con una promettente carriera di architetto a Las Vegas ma è comandato a bacchetta dai genitori (Boman Irani e Ratna Pathak Shah) che da quando era bambino lo manovrano come un pupazzo. La famiglia si allontana per quindici giorni e Rahul si ritrova improvvisamente senza lavoro e per di più marito di un’ invadente parrucchiera sul lastrico (Kareena Kapoor) con la quale ha condiviso una notte brava conclusasi con un contratto di matrimonio che nessuno dei due ricorda di aver firmato. Nell’intento di divorziare il prima possibile e trovare un nuovo lavoro i due uniscono le forze e diventano amici.

Montagne russe tra gli hotels, riproduzioni in scala ridotta dei monumenti europei, una cappella a pochi passi da una statua della libertà posticcia dove matrimoni si celebrano in pochi secondi per mano di un sosia di Elvis vestito di frange e lustrini: Las Vegas, città simbolo del vuoto assoluto mascherato da una valanga di laser e pacchianate, appare un gigantesco luna park piuttosto che la capitale del gioco d’azzardo. Lo spirito più kitsch degli Stati Uniti diviene lo scenario di una sobria quanto simpatica storia bollywoodiana nella quale il melodramma si spegne per lasciar spazio ad una naturale prosecuzione degli eventi.
Ek Main Aur Ekk Tu è un film sintetico, concentrato, di breve durata, capace però di mettere insieme il meglio della nuova commedia romantica indiana senza rinunciare ad un gusto più nostalgico per i brani musicali, la spensieratezza giocosa, il calore e la danza. La storia è spumeggiante e ricca di humor, i suoi punti forti sono numerosi , dalla coppia di attori scritturati per il film, che sfoggiano una sintonia imprevedibile, fino alla colonna sonora di Amit Trivedi, dal taglio occidentale, con reminescenze vintage disco e country.  Anche i personaggi secondari si inseriscono nella lunga lista dei plus points, tra tutti spicca l’odiosissima madre di Rahul fissata con le firme, l’immagine e l’estetica, l’anziana nonna di Riana preoccupata che i personaggi dal televisore possano vedere ciò che accade nelle stanze, Anusha, la promessa sposa ninfomane protagonista di una delle scene più divertenti del film, ma soprattutto il padre di Rahul, velenoso dentro quanto premuroso fuori, interpretato da un sempre eccellente Boman Irani.
Non si tratta di una vera love story ma di un incontro / scontro tra due personalità che più diverse non potrebbero essere:  un ragazzo delicato, paranoico, incolore, definito “perfectly average” e una ragazza un po’ tamarra e squilibrata che lo prende in giro, lo sbeffeggia ma infondo si prende cura di lui e quando non riesce a convincerlo con le parole finisce per trascinarlo di peso nei suoi luoghi e tra la sua gente. Il film sottolinea  le enormi differenze nei rispettivi background, prende tempo per presentarci Riana e la sua buffa buffa famiglia Braganza, un po’ coatta, per usare un termine tutto italiano, e l’ironica ipocrisia della famiglia Kapoor, composta da ricconi imbalsamati che tengono il figlio al guinzaglio. Divertenti i dettagli dell’arredamento delle due case, il confusionario e popolato appartamentino a Mumbai in cui Riana vive con la famiglia, gli amici e il cagnolone gigante, e l’aria asettica della villa dei Kapoor, i cui muri bianchissimi sono tappezzati di foto di viaggi nelle quali variano luoghi e monumenti ma sempre si ripete la stessa posa idiota.
La narrazione si frammenta in piccoli racconti giornalieri, formato diario, che assomigliano ad una serie di cortometraggi incollati uno all'altro, il regista debuttante propone un nuovo registro, un suo modo di raccontare, qualcosa che senza discostarsi troppo dalla tradizione del cinema hindi riesce a compiere una sua silenziosa rivoluzione in piccolo.

Il mio giudizio sul film : ***1/2 3,5 /5


ANNO: 2012

TRADUZIONE DEL TITOLO : Uno di me e uno di te

REGIA: Shakun Batra

PRODOTTO DA : Dharma Productions


CAST:
Kareena Kapoor ………………… Riana Braganza
Imraan Khan …………………… Rahul Kapoor
Boman Irani ………………….. il padre di Rahul
Ratna Patakh Shah …………….. la madre di Rahul
Ram Kapoor …………………. L’amico del padre di Rahul



COLONNA SONORA : Amit Trivedi, testi di Amitabh Battacharya
PLAYBACK SINGERS: Amit Trivedi, Benny Dayal, Shilpa Rao, Karthik, Shefali Alvares, Nikhil D’Souza, Anusha Manchanda, Shekhar Ravjiani



QUALCOS’ALTRO
Imraan Khan ha già lavorato in un film prodotto da Karan Johar, la commedia romantica I Hate Luv Storys che ha ottenuto un buon successo nel 2010.
Il titolo provvisorio di Ek Main aur Ekk Tu era Short Term Shaadi (trad. matrimonio a breve termine)
Nel film vengono citati i brani “Aaja Aaja Main Hoon Pyaar Tera” dal film Teesri Manzil e "Koi Mil Gaya" da Kuch Kuch Hota Hai.

30 dicembre 2011

DON 2

Siete in vacanza e vi state riposando inconsapevoli? State smaltendo le abbuffate festive disinteressati a quel che succede nel resto del mondo?
Oppure siete tornati alla quotidianità ma rimanete ignari, assorbiti dai noiosissimi doveri di sempre?
Se ancora non lo sapete: THE KING IS BACK.
Prendete il primo aereo per Mumbai, per Londra o per qualsiasi altro posto civilizzato del pianeta (le Fiji, per esempio!) e senza mangiare, dormire o avvisare la mamma che siete atterrati sani e salvi, andate a vedere Don 2. 
Dopo, non sarete più gli stessi.

TRAMA

Don (Shah Rukh Khan, e chi altri?) è da cinque anni il dominatore della malavita di tutta l'Asia. Con la sua ascesa ha messo in crisi i trafficanti di droga che operano sul mercato europeo e per i quali rappresenta uno scomodo concorrente. Ha più nemici che amici, molti lo vogliono morto. Decide, quindi, di consegnarsi alla polizia della Malesia proponendo un accordo ad una vecchia conoscenza, la "wild cat" Roma (Priyanka Chopra), e all'ispettore Malik (Om Puri).
Don viene arrestato ma in carcere ritrova (non per caso) Vardhaan (Boman Irani).

RECENSIONI

The Times of India ****
Don è tornato col suo caratteristico savoir faire. Don 2 è un classico action/crime thriller che lascia senza respiro. La trama, soprattutto, è finemente costruita, e ogni colpo di scena va a comporre un complesso puzzle. Muovendosi dalla Thailandia alla Malesia a Zurigo a Berlino, il film vi sfida a saltare a bordo e condividerne la velocità, seguendo con attenzione gli exploit del suo fascinoso protagonista: un gangster che oscilla fra il Tom Cruise di Mission: impossible e James Bond, senza rinunciare però al carisma desi. Il punto di forza di Don 2 è il modo in cui Shah Rukh Khan delinea il suo personaggio: arrogante, svelto, vizioso, selvaggio, temerario. Shah Rukh rimane sempre al comando e non perde mai l'equilibrio, nemmeno durante le sequenze drammatiche o d'azione. E le scene d'azione costituiscono l'altro punto di forza di Don 2. Gli inseguimenti, i combattimenti, le distruzioni, le irruzioni, le fughe sono tutte realizzate con un'abilità che rivaleggia con il meglio di Hollywood. Semmai al film manca un certo quoziente emotivo, e alle relazioni umane è data scarsa possibilità di crescere. I dialoghi sono brillanti. La colonna sonora mediocre.
Nikhat Kazmi, 22.12.11
La recensione integrale.

Hindustan Times *1/2
Viaggiamo con Don in Thailandia, Malesia e Svizzera. I panorami sono stupendi. Ma vorremmo vedere oltre. Dopotutto Don 2 è un film, non un immobile in vendita. Don è un gangster solitario che agisce per se stesso. Di solito sceneggiature di questo tipo nascondono retroscena atti a catturare la simpatia dello spettatore. Don 2 no. Boman Irani ha lo sguardo sempre arcigno. Le sequenze d'azione, malgrado gli sforzi, sembrano disperatamente derivative, e rivelano il desiderio di assomigliare a quelle delle pellicole hollywoodiane ad alto budget. I confronti sono inevitabili. Mission: impossible 4 è interpretato dallo Shah Rukh Khan americano. Don 2 dal Tom Cruise indiano. Entrambi intorno alla cinquantina, stanno vivendo fasi simili nelle loro carriere. Entrambi hanno conquistato la loro quota di fan di sesso feminile devote ai film romantici e strappalacrime. Entrambi cercano pubblico fra i ragazzi e fra i giovani, lanciandosi in scene d'azione più o meno sensate. Ci si può avvicinare a prodotti come M:I 4 o Don 2 seguendo allegramente la corrente, senza preoccuparsi della plausibilità. Fatelo oppure no. Il primo Don era un remake del Don del 1978. Farhan Akhtar, fra i più talentuosi registi indiani, aveva reinterpretato una vecchia intelligente storia adattandola ad una scala visuale contemporanea. La sceneggiatura tesa di Salim-Javed possedeva una trama vincente. Quella di Don 2 solo sottotrame, stiracchiate e aggiunte via via l'una all'altra. Ma è dura procedere con vacua inventiva, e Don 2 sembra non finire mai.
Mayank Shekhar, 23.12.11
La recensione integrale.

Diana ***** 5/5
Nel 2006 Farhan Akthar sfida la leggenda vivente Amitabh Bachchan e dirige il remake di Don (1978). Nasce Don: the chase begins again: finale modificato, restyling dei protagonisti, delle locations e della colonna sonora; il look della pellicola diventa moderno e raffinato. Shah Rukh Khan, al massimo del suo charme, torna con successo ad un ruolo da villain. La parte calza a pennello al re di bollywood che la reinventa e se ne appropria.
Dopo cinque, lunghissimi, anni il sequel è inevitabile: Shah Rukh Khan nei panni di Don è materiale incandescente. Le possibilità di sviluppo sono infinite, l'occasione è ghiottissima. In più SRK e Farhan Akhtar insieme si divertono come bambini (guardare per credere la reciproca intervista sul sito del Times of India).
Don 2 rispetta lo stile di Don: the chase begins again e non delude le aspettative. Più azione, ritmo serrato, ottimi e spettacolari effetti speciali, è uno dei blockbuster indiani più vicini al cinema occidentale, a cui bollywood, certo, non ha mai avuto niente da invidiare. Con Don 2, però, anche gli irriducibili dell'action-movie made in Usa avranno pane per i loro denti.  Di gusto decisamente cosmopolita ma, per fortuna, della durata di oltre due ore, la pellicola sarà presente con una proiezione speciale alla 62° edizione del Berlin International Film Festival.
I palati più raffinati, cioè i sanguinari del cinema hindi, non si sentano traditi. La trama è intrigante, la regia è in mano ad uno dei "ragazzi" più stilosi e talentuosi sulla piazza (grazie Farhan!), il protagonista è di quelli che lasciano il segno. Don 2 è già mito.
Astenersi sassi e piante. A tutti gli altri (che come il Ligabue di Libera nos a malo "sono carne e sangue, insomma vivo"): BUON DIVERTIMENTO!

Il bello:
- Don, capello lungo e selvaggio, tira calci e pugni meglio di un campione di ju jitsu, indossando una chicchissima giacca di lino color caffè latte.
Don con la divisa da carcerato arancione, nel giro di una manciata di inquadrature, cancella decenni di cinema e diventa  il galeotto più impenitente, sfrontato e sexy di sempre.
Don, camminata pericolosamente dondolante, look neo dandy (il giacchino di pelle portato sotto il cappotto farà perdere qualche ora di sonno ai più sensibili), passeggia, a piede libero, per le strade di Berlino.
Don sigaretta in mano, avvolto voluttuosamente da una nebbia di fumo, che lancia occhiate compiaciute allo specchio.
Don, irresistibile seduttore, inafferrabile criminale. Don, sguardo lascivo e assassino, battute al vetriolo. Don, spietato, sardonico, arrogante, very cool, magnificamente controllato, improvvisamente collerico ed impetuoso, ghiaccio bollente.
D O N.
Le fanciulle facilmente impressionabili maneggino con cautela.

- Shah Rukh Khan che, poco prima del sesto minuto, lenisce i dolori e le frustrazioni di tutti i suoi fan italiani ripagando la loro abnegazione con poche semplici parole: italian restaurant...you know spaghetti bolognese, a glass of red wine, what? don't you like italian...what a shame...

- La D, di Don, tatuata sul braccio di Shah Rukh Khan, che è, tra l'altro, protetta da copyright.

- Il brano Zaraa dil ko thaam lo. Da vedere anche il making of.

- Hrithik Roshan compare nel film per un delizioso cameo. Si tratta di una manciata di minuti davvero gustosi.

Il brutto:
Il brutto? Ahahahahahahah.

LA SCHEDA DEL FILM

Cast:
Don - Shahrukh Khan
Roma - Priyanka Chopra
Ayesha - Lara Dutta
Sameer Ali - Kunal Kapoor
Vardhaan - Boman Irani
Om Puri as Malik
J.K. Diwan - Aly Khan
Jabar - Nawab Shah
Arjun - Sahil Shroff
Jens Berkel - Florian Lukas
Special Appearence - Hrithik Roshan

Scritto da Farhan Akhtar, Ameet Mehta e Amrish Shah

Diretto da  Farhan Akhtar

Prodotto da Farhan Akhtar, Ritesh Sidhwani e Shahrukh Khan

Musiche di Shankar-Ehsaan-Loy

Lyrics di Javed Akhtar

Coreografie di Vaibhavi Merchant

Distribuito da Reliance Entertainment

Anno 2011

AWARDS

Screen Awards:
- Popular Choice Male (Popular) - Shah Rukh Khan

ZeeCine Awards 2012:
- Best Actor (Jury) - Shah Rukh Khan

 CURIOSITA'

- Il sito ufficiale del film è super interattivo. E' possibile persino registrarsi con il proprio nome e partecipare come agenti alla cattura di Don.

- Don 2 è il primo sequel della carriera di SRK.
Per Farhan Akhtar è un ritorno alla regia dopo ben cinque anni d'assenza. Non si era più cimentato dietro la macchina da presa proprio da Don: the chase begins again.

- Don 2 è stato realizzato in 3D con la collaborazione di Chuck Comisky, già nel cast tecnico di Avatar e Sanctum.

- Molte delle frasi pronunciate da Don, nel primo film, sono diventate popolari e di culto. Una fra tutte: "Prendere Don non è difficile, è impossibile": un tormentone.
Durante la promozione del sequel sono stati diffusi diversi video con il titolo Don says, in cui sono raccolte le battute migliori di Don. La mia preferita? "Who says that miracles don't exist, take a close look at me". Video.
Per la gioia di fan e amanti dei gadget il marketing, inoltre, ha previsto l'uscita di un fumetto, Don: The Origin, che svela il background di Don e un videogioco su piattaforma Android e PlayStation 3.

- Un assaggio della bella colonna sonora: Hai ye maya, Mujhko pehchaanlo e Dushman mera Don.

- Per leggere gli articoli fino ad oggi dedicati a Don 2 da CinemaHindi e gustarsi il video della scenografica ripresa in cui SRK si lancia dal tetto del Park Inn Hotel in Alexanderplatz, a Berlino, clicca qui.

Il sito ufficiale del film.

02 giugno 2011

GAME

Con un titolo come Game è naturale aspettarsi un puzzle, una sfida, oppure un inganno. Nel nome è già svelata la sorpresa: si è sicuri che oltre a quello che viene mostrato ci sia dell'altro. Il gioco è capire che cosa.

TRAMA

Neil Menon (Abhishek Bachchan), il proprietario di un Night Club ad Istanbul, Vikram Kapoor (Jimmy Shergill), attore bollywoodiano, Tisha Khanna (Shahana Goswami), giornalista, e OP Ramsay (Boman Irani) candidato Primo Ministro a Bangkok, sono invitati sull'isola greca di Samos dal milionario Kabir Malhotra (Anupam Kher). Sono tre anni che Kabir aspetta il momento d'incontrare i suoi ospiti, ma, la mattina dopo il loro arrivo, viene trovato morto suicida.

RECENSIONI

The Times of India **
Difficile credere che dietro Game ci sia Farhan Akhtar, che Javed Akhtar abbia scritto i testi dei brani, e che Shankar-Ehsaan-Loy abbiano composto la colonna sonora. Malgrado questi grossi nomi, in Game c'è ben poco da assaporare. Nessuna canzone memorabile. Il film, pur stiloso, difetta d'anima e sostanza. L'aspetto è luccicante, gli scenari esotici, i personaggi ben pettinati ma privi di convinzione. La recitazione di Abhishek Bachchan è confusa, quella di Kangna Ranaut anonima, quella di Boman Irani è una vuota spacconata. Il personaggio di Anupam Kher è marginale, e il debutto di Sarah Jane Dias insignificante. Jimmy Shergill e Shahana Goswami rimangono a bocca asciutta a causa di una sceneggiatura (Althea Delmas Kaushal) che non offre loro nulla e che spesso sconfina nel banale. Game è mediocre e prevedibile.
Nikhat Kazmi, 31.03.11
Recensione integrale.

Hindustan Times *
Un mucchio di colpi di scena di terz'ordine. Inutili inquadrature di uno yacht solitario nel vasto oceano. La direzione artistica punta alla fotografia pubblicitaria e basta.
Mayank Shekhar, 01.04.11
Recensione integrale.

Diana ***
Clamoroso flop al botteghino, stroncato spietatamente dalla critica, Game è un film, seppur non impeccabile nella sceneggiatura, ben curato nella confenzione e perfettamente godibile. A patto di non essere troppo pignoli e di non aspettarsi di più di quello che si richiederebbe ad uno dei tanti thriller americani, che Game è stato accusato, con poca fantasia, di scimmiottare, non si resterà delusi. Abhishek Bachchan fa la parte del leone lasciando poco spazio ai suoi partner di scena. Le sue vicissitudini, anche le più inverosimili e senza senso, sono le più divertenti  e gagliarde del film.

Il bello:
- La fotografia e le ambientazioni stilose. Da Samos, ai tetti di Istanbul, viene voglia di partire subito.
- Abhishek supercool. Questo genere di personaggio gli è perfettamente congeniale. Kangna Ranaut, nonostante il look curatissimo, un po' mascolino che le dona molto, vicino a Bachchan junior sparisce. Colpa anche del suo ruolo di poliziotta volenterosa ma poco perspicace,  studiato apposta perchè non offuschi Abhi.

Il brutto:
- Il personaggio toccato a Boman Irani è mal tratteggiato, tanto che l'interpretazione di Boman sconfina nel caricaturale. La plateale uscita di scena di OP Ramsay è da dimenticare.
 - Ci sono diverse trovate infelici e poco realistiche in Game (come per esempio le telecamere che seguono i sospetti, in tempo reale, da Londra, in ogni angolo di ben altre tre città nel mondo) che per  non svelare la trama non citiamo. Il film ha mille difetti e può risultare persino banale e noioso. All'analisi dei particolari non funziona ma nel suo complesso sì, soprattutto per chi ha voglia di passare una serata disimpegnata.

SCHEDA DEL FILM

Cast:
Neil Menon - Abhishek Bachchan
Sia Agnihotri - Kangna Ranaut
Maya -  Sarah-Jane Dias
Vikram Kapoor - Jimmy Shergill
Tisha Khanna - Shahana Goswami
OP Ramsay - Boman Irani
Kabir Malhotra - Anupam Kher
Samara Shroff, - Gauhar Khan

Scritto da Althea Delmas Kaushal

Diretto da Abhinay Deo

Prodotto da Farhan Akhtar e Ritesh Sidhwani

Musiche di Shankar Mahadevan, Ehsaan Noorani e Loy Mendonca

Coreografie di Vaibhavi Merchant e Shiamak Davar

Distribuito da Excel Entertainment e Eros International Ltd.

Anno 2011

CURIOSITA'

- Game è il primo film di Abhinay Deo ad uscire in sala. Il suo lavoro più di successo è, però, Delhi Belly, prodotto dalla Aamir Khan Productions.

- Abhishek Bachchan, come spettatore, ha dichiarato di essere rimasto incantato da Game.
L'intervista completa.

- All'ottantatreesimo minuto del film viene nominata Roma e dopo poco Abhishek Bachchan, adorabile, pronuncia l'espessione latina: cui bono.

- Nel sito ufficiale del film  per accedere ai vari menu vengono proposti dei giochi: ti interessa il cast? Allora atterra tre aerei con il mirino messo a disposizione. Vuoi saperne di più sulla colonna sonora? Risolvi il puzzle...Provare per credere.
Il sito ufficiale del film.

07 marzo 2011

WELL DONE ABBA


La satira sociale non è molto comune nella cinematografia hindi, tuttavia nel 2010 sono state distribuite ben tre pellicole che, pur con esiti diversi, hanno osato cimentarsi nel genere: Well Done Abba!, Khatta Meetha e Peepli (live).
Well Done Abba! è un prodotto godibilissimo, che cresce e avvince (e diverte) a mano a mano che la narrazione procede, ed emana un tepore lieto dal quale è piacevole lasciarsi avvolgere. La performance di Boman Irani è irresistibile. Sorprendente l'interpretazione di Minissha Lamba, del tutto nel ruolo. L'intesa condivisa fra i due è piena di calore, e aggiunge un altro fiore all'occhiello: WDA! è anche la storia di uno splendido rapporto padre-figlia, rapporto che di fatto oscura la storia d'amore. Da segnalare l'inusualità delle figure femminili principali: da Muskan - una ragazza musulmana che vive in un villaggio, ma è indipendente, istruita e per nulla sottomessa - a Salma, lontana anni luce dalle zie tradizionali, alla sensualissima moglie dell'ingegnere. 
La satira è bonaria ma martellante e mai fuori fuoco. Il graffio non è corrosivo come in Peepli (live) eppure ugualmente efficace. La burocrazia e la corruzione indiane sono messe alla berlina con allegria e amabile candore, la sceneggiatura non è superficiale, i personaggi sono finemente tratteggiati, si sorride, si gusta la vivacità delle performance, l'ambientazione rustica, il sapore dolce-amaro del messaggio, la regia non invasiva di Benegal. Forse WDA! non è il miglior film dell'anno, forse non meritava di rimpiazzare Peepli (live) agli Oscar (come auspicato da alcuni critici indiani), ma di certo è consigliabile, oltre a costituire un'ulteriore pietra miliare nella carriera cinematografica di Boman Irani.

TRAMA

Armaan Ali (Boman Irani) si reca nel suo paesello d'origine per occuparsi del matrimonio della figlia Muskan (Minissha Lamba), ma ben presto si trova coinvolto in una ragnatela di burocrazia e mazzette. Niente paura. Muskan è sveglia. Intelligente. E ha un'idea.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* Rehman Ali: i tentativi di fuga in un frullio d'ali di galline terrorizzate; la danza demenziale al matrimonio di Muskan (clicca qui). Finto, sopra le righe, ma adorabile come solo Boman Irani sa essere.

ASSOLUTAMENTE DA DIMENTICARE

* L'interpretazione di Ravi Kishan.

RECENSIONI

The Times of India: ****
Il patriarca del cinema parallelo torna con un film che mostra in modo efficace perchè la new-wave indiana degli anni settanta inaugurò un nuovo trend in termini artistici e di significato. E oggi, mentre assistiamo ad un'altra ondata di sperimentazione, Well Done Abba! di Shyam Benegal emerge a parametro di riferimento. La pellicola si apre come una sinfonia gentile - mai eccessiva, mai isterica -, per chiudersi con una satira incisiva dell'inappropriata definizione di India shining. La sceneggiatura di Benegal se la prende con l'intera macchina governativa - politici, ingegneri, burocrati, poliziotti - che corrode il sistema, precludendo progresso e sviluppo. Il film è pura delizia, con gli eventi che si schiudono in una vena comica e briosa. Ma l'aspetto più affascinante è dato dai coloriti personaggi e dall'approccio ai problemi del villaggio, un microcosmo che rispecchia l'intera nazione. Boman Irani è assolutamente fantastico. Ma alla fine ciò che rimane è la firma del maestro, Shyam Benegal, su una tela realizzata con finezza. Assaporate sostanza e anima: guardate del cinema well done.
Nikhat Kazmi, 25.03.10

Hindustan Times: ***
La sceneggiatura di Benegal è sicuramente lirica e stratificata. Il soggetto è serio, l'ottimismo unico. Il film è una raffinata black comedy che potrebbe solo parzialmente deludere con il suo ritmo lento. Benegal debuttò nel 1962. Nehru era ancora primo ministro, la conquista della Luna lontana, il canale Doordarshan sarebbe diventato a diffusione nazionale vent'anni dopo. Benegal si è costruito con onestà una carriera più significativa di quella di un'intera industria cinematografica. Il suo lavoro è oggetto di tesi di dottorato. Che un intellettuale gentile e umile, dotato di dignità - qualità rara nei personaggi pubblici indiani -, abbia scelto di diventare regista, è una grande fortuna per il nostro cinema, anche se il pubblico locale lo ha largamente tradito (e qualche volta a ragione). Ultimamente Benegal ha iniettato dell'umorismo nel suo lavoro (Welcome to Sajjanpur, Well Done Abba!), e la cosa lo ha subito avvicinato ad un nuovo, emancipato pubblico da multiplex. Oltre a Naseeruddin Shah, Om Puri, Anant Nag e Rajit Kapur (il suo stock di attori), credo che Benegal stesse davvero aspettando un Boman Irani: un gioiello autodidatta che ha fatto il suo ingresso nel mondo del cinema solo pochi anni fa. E' sbalorditivo come questo attore, in un arco di tempo così breve, abbia deliziato un'intera nazione (due Munna Bhai, 3 idiots, Don, Eklavya, Khosla Ka Ghosla, ecc.). Ma in WDA! regala la sua performance più raffinata. Allora davvero well done, Benegal e Boman!
Mayank Shekhar, 26.03.10

Cinema Hindi: ****
Punto di forza: Boman Irani e Minissha Lamba.
Punto debole: l'espediente della narrazione da parte del protagonista; la vicenda del matrimonio di Sakina.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Boman Irani - Armaan Ali/Rehman Ali
* Minissha Lamba (Bachna Ae Haseeno) - Muskan, figlia di Armaan
* Sammir Dattani (I hate luv storys) - Arif Ali
* Ila Arun (Jodhaa Akbar) - Salma, moglie di Rehman e zia di Muskan
* Rajit Kapur (Ghulam) - l'ispettore di polizia
* Ravi Kishan (Emotional Atyachar) - Vikas Jha, l'ingegnere
* Sonali Kulkarni (Dil Chahta Hai) - la moglie di Vikas
* Anaitha Nair (Chak De! India) - Sakina, amica di Muskan

Regia: Shyam Benegal (Zubeidaa)
Sceneggiatura, dialoghi, collaborazione alla stesura dei testi delle canzoni: Ashok Mishra (Welcome to Sajjanpur). La sceneggiatura si basa su due romanzi brevi, Narsaiyya Ki Bavdi di Jeelani Bano e Phulwa Ka Pul di Sanjeev, nonchè su una sceneggiatura di Jayant Kripalani intitolata Still waters.
Colonna sonora: Shantanu Moitra (3 idiots)
Coreografia: Shabina Khan (Naach), D. Ravi Shankar
Fotografia: Rajen Kothari (Zubeidaa)
Montaggio: Aseem Sinha (Zubeidaa)
Traduzione del titolo: abba significa papà.
Anno: 2009, ma distribuito in India nel 2010.
Awards:
* National Awards: miglior film a tema sociale;
* Zee Cine: miglior attore comico (Boman Irani).
Trailer: il brano musicale visualizzato nel trailer è firmato da Vishal Khurana ed è stato utilizzato solo a scopo promozionale. Si tratta di Jab Bhi Muh Kholta, un curioso rap in lingua telugu e hindi che segna il debutto di Khurana nell'industria del cinema.

RASSEGNA STAMPA/VIDEO

* Hindustan Times, 16.09.09: dichiarazioni di Shyam Benegal
* Hindustan Times, 23.10.09: dichiarazioni di Shyam Benegal
* Hindustan Times, 23.02.10: intervista a Shyam Benegal
* Bollywood Hungama, 15.03.10: intervista a Minissha Lamba
* Bollywood Hungama, 17.03.10: intervista a Boman Irani
* Bollywood Hungama, 20.03.10: intervista a Minissha Lamba
* Bollywood Hungama, 26.03.10: intervista a Shyam Benegal
* The Times of India, 27.03.10: intervista a Shyam Benegal
* Bollywood Hungama, 30.03.10: intervista a Minissha Lamba
* The Times of India, 07.04.10: intervista a Boman Irani
* Bollywood Hungama, 26.03.10: video della première
* NDTV: intervista video a Boman Irani, Minissha Lamba e Sammir Dattani
* CNN-IBN: intervista video a Boman Irani e Minissha Lamba


CURIOSITA'

* Well Done Abba! è stato presentato in prima mondiale fuori concorso al Montreal World Film Festival 2009 (area del sito ufficiale del festival dedicata a WDA!), al Dubai International Film Festival 2009 (area del sito ufficiale del festival dedicata a WDA!), al Tongues on Fire London Asian Film Festival 2010 (intervista video a Shyam Benegal: prima e seconda parte), all'Off Plus Camera 2010 Krakow International Festival of Independent Cinema.
* Il villaggio nel quale è ambientato WDA! è stato interamente costruito presso la nota struttura Ramoji Film City di Hyderabad.
* Shyam Benegal, classe 1934, è imparentato con Guru Dutt ed è lo zio del regista Dev Benegal (Split wide open). Il numero dei National Award collezionati dalle pellicole dirette da Benegal è impressionante: ben diciotto, fra i quali uno per il miglior regista (Trikaal), uno per il miglior film (Samar) e sette per il miglior film hindi.
* L'attrice Ila Arun è anche cantante: fra i suoi brani più noti citiamo Ringa Ringa (in coppia con Alka Yagnik), composto da A.R. Rahman e incluso nella colonna sonora di Slumdog Millionaire. Ila Arun interpreta una canzone della colonna sonora di WDA!, Meri Bano Hoshiya, oltre ad aver collaborato alla stesura del testo.
* Rajit Kapur si è aggiudicato il National Award come miglior attore protagonista per The making of the Mahatma (1996), diretto da Shyam Benegal. La pellicola era stata premiata anche col National Award per il miglior film in lingua inglese.
* Sonali Kulkarni ha recitato nella pellicola italiana del 2006 Fuoco su di me (trailer), diretta da Lamberto Lambertini e interpretata da Omar Sharif. Fuoco su di me è stato riconosciuto film d'interesse culturale nazionale, ed è stato presentato alla Mostra del Cinema di Venezia. Al Milano Film Festival pare che Sonali abbia vinto il premio come miglior attrice. Sonali scrive nel suo sito ufficiale: 'Lavorare in Fuoco su di me senza conoscere la lingua è stato interessante ed eccitante. E' stata una decisione coraggiosa da parte del produttore scritturare un'attrice indiana per ricoprire il ruolo di un personaggio italiano in un cast interamente italiano. L'aver partecipato sette anni fa alla pellicola Vrindavan Film Studios (*) mi ha fatto guadagnare la parte. Ho dovuto sottopormi per due anni ad elaborate prove e sessioni fotografiche sino ad ottenere l'approvazione del regista Lambertini. Ma lavorare in Fuoco su di me è stata un'esperienza favolosa, soprattutto per la presenza di Omar Sharif. Girato principalmente a Procida, ho dovuto imparare l'italiano e perfezionare l'accento un mese prima che le riprese iniziassero. Grazie alla troupe a agli altri attori, il mio italiano è migliorato e non mi è mai stato richiesto di ripetere una scena a causa della mia pronuncia'. L'attrice racconta nel dettaglio la sua esperienza italiana in questo divertente articolo pubblicato da IndiaGlitz.
(*) Vrindavan Film Studios è la prima pellicola diretta da Lambertini. Ambientata in India, era stata anch'essa presentata alla Mostra del Cinema di Venezia.
* Riferimenti a Bollywood: Waheeda Rehman, Katrina Kaif, Rani Mukherjee, Preity Zinta, Malaika Arora.
* Film che trattano lo stesso tema: Peepli (live), Vihir Chorila Geli (in lingua marathi) e il deludente Khatta Meetha. In Road, movie, diretto da Dev Benegal (nipote di Shyam), si affronta marginalmente il tema della scarsità idrica. In Do Dooni Chaar il rapporto padre-figlia è rappresentato in modo fresco e realistico. In Dor, in Fanaa e in Tere Bin Laden i personaggi femminili di religione musulmana sono coraggiosi e indipendenti.

GOSSIP & VELENI

* Sammir Dattani è stato campione nazionale di roller skate, ed è proprietario di un ristorante cinese a Mumbai.
* Anaitha Nair è una componente del gruppo musicale S5 (video di un'esibizione).

29 giugno 2010

LITTLE ZIZOU


Little Zizou segna il debutto alla regia di Sooni Taraporevala, premiata sceneggiatrice di Mira Nair. Il film, co-prodotto dalla stessa Nair, ispirato a Fellini e dedicato a Zidane, è principalmente in lingua inglese, con battute in gujarati, marathi e hindi. Little Zizou è una piacevolissima commedia ambientata nell'eccentrica comunità parsi di Mumbai. Il piccolo protagonista ci descrive il suo mondo in modo poetico e leggero strappando più di un sorriso. Il tema sotteso alla pellicola è importante - la ricchezza della multietnicità che va difesa e salvaguardata dalle intolleranze -, ma l'atmosfera è divertita, pacata, bonaria.

Sooni Taraporevala ha redatto l'ottima sceneggiatura in soli dieci giorni. La regia non è mai di mano pesante o invasiva: sembra davvero che la storia cresca e si sviluppi naturalmente sotto i nostri occhi. I personaggi sono ben definiti, con l'eccezione di qualche figura minore appena abbozzata o troppo caricaturale. Ogni altro dettaglio del film colpisce per cura, finezza, realismo. L'interpretazione di Boman Irani è epocale: ci si innamora all'istante del suo personaggio, uno dei ruoli più accattivanti visti negli ultimi anni. Il piccolo Jahan Battivala ha annunciato di non voler diventare un attore, ed è un vero peccato. Imaad Shah è sobrio e ben calato nella parte.

Una menzione speciale alla colonna sonora. Composta dall'artista classico Bikram Ghosh, vede alla chitarra il musicista italiano Giuliano Modarelli. E non solo: il commento musicale è infarcito di brani italiani e italo-americani, ballati e cantati a squarciagola.

TRAMA

Il piccolo Xerxes (Jahan Battivala), soprannominato little Zizou, ha un sogno: portare Zidane a Mumbai. Il fratello Ataxerxes (Imaad Shah) ha un sogno: costruire un simulatore di volo. Anche il padre Cyrus (Sohrab Ardeshir) coltiva un sogno: preservare la purezza etnica dei parsi. Boman (Boman Irani) non sogna perchè possiede tutto: un lavoro che lo soddisfa, una famiglia felice, allegria, musica e... danza.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* Boman Irani in una selvaggia coreografia di Mambo italiano, coreografia purtroppo mutilata nel film ma inclusa in versione integrale (*****) negli speciali offerti dal dvd. Boman ha girato la sequenza in un unico ciak, rivelandosi a sorpresa l'uomo più irresistibile del subcontinente. Video da guardare e riguardare e riguardare. Quanto al re del mambo: da sposare. Subito.
* La frenetica scena iniziale dell'invasione russa (!) di Mumbai al ritmo di Funiculì Funiculà sparata a tutto volume.

RECENSIONI

The Times of India: ***1/2
Dopo aver firmato alcune avvincenti sceneggiature (Salaam Bombay, Mississipi Masala, Il destino nel nome - The namesake), Sooni Taraporevala si cimenta con mano abile anche nella regia. Il suo debutto è pura gioia, sia stilisticamente che contenutisticamente. E' una pacata ma sensibile denuncia contro il fondamentalismo. Sooni dirige la pellicola con una tale delicatezza e finezza che lascerete la sala con passo leggero, con un motivetto allegro sulle labbra e molto amore nel cuore, pronti ad abbracciare il mondo in tutta la sua diversità. Questo il potere di un piccolo grande film che mostra il mondo attraverso gli occhi di un ragazzino di nove anni. Xerxes osserva come l'amore e la tolleranza, rappresentati dal giornale dello zio (Boman Irani), prevalgano sul movimento fondamentalista del padre. Ad un primo sguardo Little Zizou sembra anche un colorato documentario dello stile di vita pieno di allure della comunità parsi. Ma ciò che emerge sono le realistiche performance di tutto il cast - i bambini sono brillanti -, e la gentile vena comica che conduce la narrazione con larghi sorrisi. Non perdetelo.
Nikhat Kazmi, 12.03.09

Hindustan Times: ***
Little Zizou è un po' come gironzolare in una delle case del bastione parsi di Mumbai: Cusrow Baug. Un eccentrico paesaggio fatto di chiacchiere no-stop e battibecchi bonari. E' un territorio familiare per Sooni Taraporevala. L'atmosfera e i personaggi parsi sono perfetti e brillano di autenticità quotidiana. Jahan e Iyanah Battivala conquistano giustamente la scena con quella naturalezza che solo i bambini possono mostrare. Ma anche Zenobia Shroff è una delizia, e il resto del cast è accattivante e realistico, con l'eccezione di Ardeshir e Shernaz Patel i cui personaggi mancano di misura. Che abbiate familiarità con i parsi oppure no, questo film vi scalderà col suo umorismo gentile e col suo appello alla pace.
Shashi Baliga, 14.03.09

Cinema Hindi: ****1/2
Punto di forza: Boman Irani; la sceneggiatura
Punto debole: le interpretazioni di Sohrab Ardeshir e di Shernaz Patel

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Boman Irani - Boman Pressvala
* Jahan Battivala - Xerxes Khodaiji, soprannominato little Zizou
* Iyanah Battivala - Liana Pressvala, figlia di Boman
* Imaad Shah - Ataxerxes Khodaiji, soprannominato Art, fratello di Xerxes
* Sohrab Ardeshir (Ahista Ahista) - Cyrus Khodaiji, padre di Xerxes e di Ataxerxes
* Shernaz Patel (Black) - Miss Patel, assistente di Cyrus
* Zenobia Shroff - Roxanne Pressvala, moglie di Boman
* TKnow Francorsi - Tito Fellini
* John Abraham (cameo) - Arjun
* Shiamak Davar (cameo) - se stesso

Regia: Sooni Taraporevala (sceneggiatura di Salaam Bombay, Mississipi Masala, Il destino nel nome - The namesake)
Sceneggiatura: Sooni Taraporevala
Colonna sonora: Bickram Ghosh
Coreografia: Shiamak Davar (Rab Ne Bana Di Jodi)
Fotografia: Himman Dhamija (Chandni Chowk to China)
Anno: 2009
Awards:
* National Award per il miglior film a tema familiare
* Miglior regia al Levante International Film Festival 2009 di Bari, sezione Experience

RASSEGNA STAMPA/VIDEO

* 11.02.09, Hindustan Times: intervista a Sooni Taraporevala
* 27.02.09, The Times of India: dichiarazioni di John Abraham raccolte al party organizzato in onore del film
* 04.03.09, Hindustan Times: intervista a Sooni Taraporevala
* 05.03.09, Hindustan Times: intervista a Imaad Shah
* 10.03.09, Hindustan Times: dichiarazioni di Sooni Taraporevala
* 13.03.09, Bollywood Hungama: intervista a Imaad Shah
* 19.03.09, The Times of India: intervista a Imaad Shah e a Jahan Battivala
* Bollywood Hungama: intervista video a Imaad Shah
* Bollywood Hungama: intervista video a John Abraham
* NDTV: video di presentazione del film
* Video: presentazione del dvd
* Video: intervento di Sooni Taraporevala al River to River Florence Indian Film Festival 2009


CURIOSITA'

* Little Zizou è stato presentato nel 2008 all'Asiatica Film Mediale di Roma; nel 2009 al River to River Florence Indian Film Festival, alla presenza della regista; nel 2009 al Levante International Film Festival di Bari, aggiudicandosi il premio per la miglior regia.
* Sooni Taraporevala proviene dalla comunità parsi di religione zoroastriana di Mumbai. Eccellente fotografa, le sue opere sono state esibite anche alla Tate Gallery di Londra. Nel 2000 pubblica a sue spese un volume fotografico, Parsi: the zoroastrians of India - A photographic journey, costato 24 anni di lavoro, esaurito in pochi mesi e ripubblicato nel 2004 da Overlook Press. Nel 1991, alla Mostra del cinema di Venezia, vince, insieme a Mira Nair, un premio per la miglior sceneggiatura originale per Mississipi Masala.
* Imaad Shah ha subito un incidente quasi mortale nel 2006 cadendo da un treno locale a Mumbai. La degenza è stata lunga e dolorosa. I postumi sono ben visibili anche in Little Zizou. Dichiarazioni di Imaad Shah rilasciate a The Times of India.
* TKnow Francorsi - vero nome Costantino Francorsi - è un musicista nonchè produttore musicale. Pagina personale sul web.
* Giuliano Modarelli è un chitarrista milanese appassionato di musica indiana. Sito ufficiale.
* Bickram Ghosh, noto suonatore di tabla, ha collaborato con George Harrison in Brainwashed e in Chants of India.
* I parsi sono i discendenti dei persiani fuggiti dal loro Paese a seguito dell'invasione araba. Sono seguaci della religione zoroastriana. La comunità parsi è ben descritta in romanzi quali il divertente Il talento dei parsi di Bapsi Sidhwa, Firozsha Baag di Rohinton Mistry e lo splendido Bombay Time di Thrity Umrigar.
* Nel film il piccolo protagonista mostra un ritaglio di giornale nel quale si parla della visita di Zidane in Bangladesh. Il calciatore è effettivamente stato a Dhaka nel novembre 2006, invitato per ragioni umanitarie dall'economista premio Nobel Muhammad Yunus.
* Riferimenti a Bollywood: viene mostrato il manifesto di Dhan Dhana Dhan Goal, pellicola con John Abraham e Boman Irani.
* Riferimenti all'Italia: un personaggio, Tito Fellini, è italo-indiano. Oltre a Funiculì Funiculà di Mario Lanza, sono inclusi nella colonna sonora alcuni brani italo-americani come Mambo italiano. Cyrus Koidaiji menziona Mussolini.
* Film con protagonisti bambini: Taare Zameen Par, Sikandar, Nanhe Jaisalmer. Film con protagonisti parsi: Being Cyrus, Parzania. Film che trattano il tema del calcio: Dhan Dhana Dhan Goal.

GOSSIP & VELENI

* I piccoli Jahan e Iyanah sono i figli di Sooni Taraporevala.
* Imaad Shah è figlio del grande Naseeruddin Shah.