Visualizzazione post con etichetta ATTORE SHAH RUKH KHAN. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ATTORE SHAH RUKH KHAN. Mostra tutti i post

05 maggio 2024

DUNKI


Intanto non fidatevi delle mie recensioni, perché neanch'io mi fido più. La realtà è che, escludendo un 30%, forse meno, di pellicole oggettivamente magnifiche o oggettivamente agghiaccianti, il restante 70% fluttua in un'area di giudizio che va da ** ½ a *** ½. Per quasi un terzo di questi film - dignitosi, non sempre memorabili - mi capita di ribaltare il giudizio alla seconda visione. Come se il valore di una pellicola dipendesse da parametri esterni (al film) variabili: il mio umore? il grado di stanchezza? l'orario? il bioritmo? fame/sonno/pipì? 
Guardo Dunki per la prima volta e penso: debole, forzato, immaturo, semplicistico; la narrazione mi dà la bizzarra impressione di una lunghissima introduzione ad una storia mai sviluppata. Lo guardo la seconda volta e mi scopro - con grande sorpresa - a seguirlo con piacere, lo trovo gradevole, al netto di qualche sequenza mediocre anche piuttosto curato. La sceneggiatura, la regia, le interpretazioni, sono rimaste le stesse - Rajkumar Hirani non ha apportato alcuna modifica, di nascosto, nell'intervallo fra le due visioni -, allora perché il mio giudizio si è ammorbidito?
Per le aspettative? Dopo un'assenza che durava dal 2018, Dunki è il nuovo lavoro di Hirani, interpretato da Shah Rukh Khan, distribuito in un anno in cui i due precedenti titoli del Re hanno incendiato il botteghino. A Hirani va riconosciuto un merito indiscutibile: con la saga di Munna Bhai ha innalzato la qualità della commedia hindi a livelli talmente vertiginosi che li scorgono anche dal futuro. 3 Idiots, e PK - che pure mi aveva causato qualche incertezza -, sono buoni prodotti. Malgrado i commenti in rete riguardanti Dunki non proprio entusiastici, pregustavo comunque una pellicola di fattura accettabile. Invece, alla prima visione, sono rimasta delusa; ho affrontato la seconda visione con zero aspettative, e mi sono divertita. 

In Dunki Hirani non è al top della forma. Non avendo visto Sanju (2018), non posso affermare che il declino, in termini di ispirazione, - sempre che di declino si tratti -, inizi con questa pellicola. In Dunki non tutto funziona, e ciò che funziona scivola via senza lasciare traccia. Spesso difetta di spontaneità. Sulla definizione dei personaggi si doveva lavorare meglio. Lo spunto è molto interessante, ma la storia che ne è scaturita e la sceneggiatura non sono all'altezza, non avendone esplorato in pieno le potenzialità. 
[Spoiler] Alcuni grossolani errori nella trama andavano evitati: l'episodio del suicidio di Sukhi è imbarazzante, inspiegabile il crudele assassinio dei tre fuggiaschi, l'incontro fortuito e immediato con Balli in una metropoli come Londra è una coincidenza a cui non crede nessuno. Il trattamento della malattia di Manu è di una leggerezza - in senso negativo - sconfortante, ma ho apprezzato il fatto che la sceneggiatura non abbia premuto il pedale sui piagnistei e che anzi il film si concluda con una nota lieta. Però la manfrina alla Veer-Zaara dei due protagonisti che si aspettano per un quarto di secolo potevano risparmiarcela.
Nel complesso la pellicola è rispettabile. Ognuno ha svolto abbastanza diligentemente il compito assegnato, senza impegnarsi troppo, con un occhio all'orologio in attesa del suono della campanella. Hirani ha deciso di accontentarsi, di non puntare in alto. Gli eventi personali degli ultimi anni - nel 2019 era stato accusato di molestie - devono aver giocato un ruolo determinante nel suo processo creativo, che appare come impallidito. Dunki è anche il primo lavoro di Hirani non prodotto da Vidhu Vinod Chopra - forse spiega qualcosa.

TRAMA

Anni novanta. Cinque ragazzi indiani si iscrivono ad un corso di inglese per superare l'esame di lingua e tentare di ottenere un visto per studenti per il Regno Unito. L'avventura è tutta in salita. Le ragioni che li spingono all'impresa sono diverse per ciascuno di loro. E non sempre la via legale è quella percorribile.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* La sequenza della reazione di Hardy in chiesa.

RECENSIONI

Mid-Day: ***
'Taapsee Pannu (...) has as much a role to die for. And she’s as good as it gets. SRK 3.0, on his part, cracking it in 2023, is the most competent we’ve seen him on screen, ever - altogether shorn of his usual mannerisms and tics (this grimace, that laughter) we’ve known and many have loved him for decades. It’s almost as if he graduated from another acting school, while on hiatus (for four years) from the big screen. And he looks his best, when his character ages to his actual self, that is, pushing 60. (...) Have to say, this is still better than Sanju. (...) In the sense of its scope and scale, to begin with. The film encompasses several lives and ambitions, with scenes after scenes - either taking the story forward, or getting deeper into characters. All of it in the interest of sunny entertainment, as the family drama breathlessly alternates between romance, song, action, with comedy at the base, also shining a light on NRIs (non-resident Indians), who have been SRK’s own core audience-base for long. There is just so much going on that I felt like viewing Dunki the second time on might help digest this overboiled egg better. But there is also so much that doesn’t land - from jokes to the general jostling - that watching it again, so soon, might be a bit much. Even as you’re better off, either way, wholly suspending disbelief and cynicism, simultaneously. (...) Dunki is therefore a film on immigration at a time in history, when world politics is strongly centred on xenophobia and closing borders. (...) It retains the hallmark of the Hirani-Joshi partnership - their sugarcoating of bitter pills, through characters/performances, situational comedy, and idealism. Lensing the most tragic issues with the bearable lightness of being amusing, all through. (...) You sense Dunki trying too hard to fit into the funky template. What you can’t deny is the originality of its idea, while most blockbusters of 2023, the post-pandemic year that audiences truly re-embraced the theatres, have chiefly been regurgitative action set-pieces. (...) Stepping out of the cinema, I was feeling a tad bit better. That’s enough, frankly'. 
Mayank Shekhar, 22.12.23

Film Companion:
'Watching a Rajkumar Hirani movie in 2023 is like meeting a popular childhood professor. (...) Sometime during this meeting, you realise that it's your memory of him that's entertaining. You're only seeing what you want - and hope - to see. He might be the same, but the world around him has changed. Dunki is that meeting. The issue isn't immediately obvious. Instead, it's steeped in a sort of slow-burning disappointment. (...) At first, the Hirani-isms feel reassuring. (...) The scene-stealing Vicky Kaushal becomes (...) a tragic remainder of life in a playground of movie tropes. It doesn't take long, however, for the lack of depth to emerge. (...) Most of the jokes (...) just don't land. (...) These little vignettes aren't smart enough for Dunki to act meaningful. If anything, they trivialise the drama while trying to diffuse it. A bigger problem with Dunki is that it's also a Shah Rukh Khan film. On paper, he plays the quintessential Hirani hero: An outsider who repairs his new setting as much as the setting repairs him. (...) He is a custom-fitted saviour-charmer-leader-chiller, (...) popular for being popular. (...) There is no before or after to his persona. The intrusive SRK hero usurps the humanitarian Hirani hero. Even though the film has multiple characters, a lot of it seems to be designed around Khan - and how to riff on his image. (...) Hardy also cries a lot - like most Khan protagonists do - to emphasise the alt-masculinity that the actor has come to represent. But today's Khan is not a convincing crier. (...) As a result, almost none of the emotional parts work. (...) The writing isn't great to begin with, but it's hard to look past the superstar trapped in the character. Hirani, as a director, has a track record of camouflaging the pop-cultural face with a satirical facade. But Dunki is probably his weakest film, because there's at once too much of Hirani, and not enough of him'.
Rahul Desai, 21.12.23

Raja Sen:
'Dunki tries too desperately to make viewers cry. A badly plotted mess, with Shah Rukh Khan and Rajkumar Hirani hamming it up. Taapsee Pannu and Anil Grover are good, the writing is not. The film ends with a PowerPoint presentation - but it should have been replaced with one'.
21.12.23

Cinema Hindi: ***
Punto di forza: il soggetto, Shah Rukh Khan, il cast.
Punto debole: la pellicola manca di personalità, errori vistosi nella trama.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Shah Rukh Khan - Hardy, soldato
* Taapsee Pannu - Manu, sorella di un collega di Hardy
* Vicky Kaushal - Sukhi
* Vikram Kochhar - Buggu
* Anil Grover (fratello di Sunil Grover) - Balli
* Boman Irani - insegnante d'inglese

Regia e montaggio: Rajkumar Hirani
Sceneggiatura: Rajkumar Hirani, Abhijat Joshi, Kanika Dhillon
Colonna sonora: Pritam e Shekhar Ravjiani. Commento musicale Aman Pant. Segnalo il brano Banda (Pritam), interpretato da Diljit Dosanjh.
Fotografia: C.K. Muraleedharan, Manush Nandan, Amit Roy.
Traduzione del titolo: termine punjabi per to hop from place to place. Pare che da questa parola derivi l'espressione donkey flight, un sistema di immigrazione illegale che funziona più o meno come descritto nel film.
Anno: 2023

CURIOSITÀ

* Riferimenti all'Italia: Manu guida una Vespa; una fotografia della torre di Pisa è appesa sulle pareti dell'agenzia truffaldina dei visti e dell'aula di inglese; Hardy nomina la pizza italiana.
* Film che trattano lo stesso tema: Aaja Mexico Challiye (punjabi), Comrade in America (malayalam). Il modesto Chal Mera Putt, commedia punjabi ambientata a Birmingham, racconta i problemi e i disagi affrontati da un gruppo di immigrati clandestini indiani e pachistani, fra lavoro nero, fughe dai controlli della polizia, scarsità di risorse, coabitazioni forzate - la sceneggiatura ha un minimo (giusto un minimo) di senso, ma troppi siparietti comici sono di vecchio stampo e non fanno ridere. Un accenno all'argomento anche in Street Dancer 3D. Heaven on Earth, pellicola canadese diretta da Deepa Mehta, descrive la vita tutt'altro che rosea degli immigrati punjabi (non clandestini) in Canada.

GOSSIP & VELENI

* Il 2023 è stato un anno eccezionale per SRK. Ricapitolando:
- Pathaan (seconda posizione lista incassi 2023 film hindi e film indiani) è il più patinato, il Re è stupendissimo, ma ci vorrebbero qualche aggiustatina alla sceneggiatura e dialoghi più briosi;
- Jawan (prima posizione incassi hindi e indiani) è il più coraggioso (considerando i tempi), con un personaggio (Vikram, quello vero) stratosferico, ma ci vorrebbero qualche aggiustatina alla sceneggiatura e all'interpretazione di SRK nel ruolo di Azad, e qualche deciso colpo d'ascia ai piagnistei;
- Dunki (quinta posizione incassi hindi, ottava posizione incassi indiani) è il più interessante, ma ci vorrebbe qualche aggiustatina alla trama;
E non dimentichiamo Tiger 3 (sesta posizione incassi hindi, nona posizione incassi indiani) che regala un elettrizzante cameo del personaggio di Pathaan. Dopo quest'orgia, ora che son bella viziata, quanto mi tocca aspettare per il prossimo film del Re?

27 aprile 2024

JAWAN


Situazione attuale nella cinematografia popolare hindi:
* i tempi sono quelli che sono, il clima poco sereno non stimola l'ispirazione. L'autocensura (comprensibile) e l'omologazione (idem - tutti mangiamo e le bollette vanno pagate) stanno mietendo vittime con numeri da pandemia. Dobbiamo accontentarci: noi pubblico, la critica e gli addetti ai lavori;
* la produzione è diventata talmente noiosa e mortificante da farci rimpiangere non solo la brillante offerta degli anni scorsi - quando l'industria dei sogni di Mumbai sfornava a getto continuo pellicole frizzanti e innovative -, ma anche le rutilanti, coloratissime atmosfere dei più modesti (però divertenti) film realizzati negli anni precedenti;
* da un lato, abbiamo un cinema popolare servile e asservito; dall'altro, un cinema d'autore libero che nessuno guarda, e uno comunque popolare che tenta con furbizia di lanciare frecciatine velenose per poi nascondere l'arco, portando a casa il punto, ossia prendersi una boccata d'aria e incendiare il botteghino;
* la critica non ne può più di recensire pellicole soporifere, tutte uguali - per dire: Raja Sen ha smesso proprio di farlo, ora si occupa di serie -, e si esalta per prodotti mediocri solo perché dimostrano un minimo di coraggio.
Però, da qualunque parte si stia, il cinema rimane pur sempre una forma d'arte, ed è sconfortante il fatto che, della ricca offerta di propaganda, si salvi solo un titolo (Uri: The Surgical Strike, di fattura impeccabile e di grande successo), e che, della scarsa offerta popolare di resistenza alla propaganda, non se ne salvi nessuno (mi riferisco ai blockbuster). Dove sono finiti gli sceneggiatori? Come si possono realizzare film così insulsi, scritti male e girati peggio?

Jawan aveva le potenzialità per sbocciare in un'ottima pellicola d'intrattenimento puro. In diverse sequenze il film decolla. Il personaggio di Vikram (quello vero), interpretato da Shah Rukh Khan, è uno spasso e meriterebbe subitosubito uno spin off - pare che Atlee, il regista, voglia accontentarmi, avendo già annunciato, oltre al secondo capitolo di Jawan, anche un progetto con Vikram nel ruolo del protagonista (vedete da lì che sto facendo la ola?). 
Interessante l'ambientazione nel carcere. La presenza femminile è significativa ma non sempre ben gestita. La negoziatrice si limita a chiedere cosa vuoi? e a soccombere al fascino del Re - ripensandoci: come biasimarla? Delle storie delle sei ragazze della squadra, solo tre vengono raccontate, fra l'altro in modo piagnucoloso, ed erano storie interessanti, il cui tono narrativo purtroppo non lega con la chiassosa atmosfera generale della pellicola. Visti i tempi, capisco l'importanza dei sermoni (sì, più di uno), ma se ne poteva ridurre la durata. Insomma: meno melodramma e più incisività.

Il messaggio politico è inaspettato. Jawan, lodevolmente, tocca molti argomenti spinosi: la piaga dei suicidi dei contadini stritolati dai debiti, la fatiscenza delle strutture sanitarie pubbliche (Jawan si ispira ad agghiaccianti fatti di cronaca accaduti nell'ospedale governativo di Gorakhpur, nell'Uttar Pradesh), i disastri ambientali, la corruzione politica (Jawan si ispira allo scandalo delle tangenti pagate dall'azienda svedese di armi Bofors a politici svedesi e indiani - del Congresso; nello scandalo finirono implicati anche l'affarista italiano Ottavio Quattrocchi e Amitabh Bachchan), le elezioni truccate. E talvolta è così estremamente diretto che mi stupisco non abbia provocato ritorsioni violente nel periodo della sua distribuzione. Mi riferisco alla questione dell'importanza del voto e alle accuse di immobilismo rivolte al governo - boh, forse gli accoliti di Modi si stavano ancora leccando le ferite, dopo la secca bastonata inferta da Pathaan mesi prima. 

Quindi molta carne al fuoco, sano divertimento seppur intermittente, soggetto articolato - forse troppo - ma sceneggiatura trascurata nei dettagli. Jawan è nel suo insieme più coraggioso e a tratti più piacevole di Pathaan, alcuni dialoghi sono pungenti, peccato per il trattamento lacrimoso e antiquato, e per gli eccessi e per i sentimentalismi oltraggiosamente fuori moda - vedi le numerose sequenze al rallentatore, tanto rallentate da sfiorare il fermo immagine. Le coreografie sono generiche e inserite in modo rozzo e slegato dal contesto. Colonna sonora deludente. Nel ruolo di Azad, l'interpretazione di SRK, che qui è anche il produttore ossia colui-che-paga, è talvolta sopra le righe. Il regista, invece di contenerne le esagerazioni e indirizzarlo nella giusta direzione, si è limitato ad adorarlo - ripensandoci, come biasimare pure lui? 

TRAMA

Un gruppo armato femminile, guidato dal giustiziere Vikram, compie eclatanti atti criminosi per forzare le autorità a risolvere alcuni gravi problemi sociali. Narmada, la negoziatrice della polizia, tenta inutilmente di catturare la banda. Anche Kalee, un mercante d'armi senza scrupoli, vorrebbe liberarsene. Ma chi è il misterioso personaggio accorso in aiuto del giustiziere? E quale segreto nasconde il fidanzato della negoziatrice?

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* L'ingresso in scena di Vikram (quello vero). Ed ogni sequenza che lo riguarda. E le battute. Il Re in tutta la sua gloria. 
* Anche l'episodio del ferimento del ministro della sanità non scherza. Quando te la chiami... È questa l'ironia che avrei voluto sparsa a volontà nel film.
* E Kalki che prende a vangate il funzionario della banca?

ASSOLUTAMENTE DA DIMENTICARE

* L'indelicatissima scena del contadino che, cappio quasi al collo, riceve la notizia dell'estinzione del suo debito. Non so. Come la vogliamo prendere? Atlee: ma per favore, dài.

LA BATTUTA MIGLIORE

* Sempre il mio Vikram (quello vero): Before you touch my son, deal with his father. Non ho altro da aggiungere se non MADONNA SHAH RUKH IL DIO CHE SEI.
* Kalee, nella sequenza finale, mentre Azad e Vikram si scambiano bacetti (vado a memoria): Fateli fuori prima che si mettano a canticchiare una canzoncina romantica.

RECENSIONI

Mid-Day: ****
'Jawan is a rare, mad-actioner, with that many females in the fighting force. (...) This deliberately feminist subversion works equally for the box-office. No actor in the world has as strong a women fan-club as Shah Rukh Khan (SRK). They will show up in theatres, also because they’ve been promised two SRKs for the price of one. (...) Is this, therefore, Delhi-born Mumbaikar, SRK, who owns Kolkata’s favourite cricket team, equally eyeing Chennai, for both market expansion, and inspiration? Hell, yeah. And why not... What’s a great entertainer, if it doesn’t unite audiences! (...) And what kinda film is that likely to be? (...) Centred on the superstar, making a solid entry, altogether covered up in bandages, landing from the sky, in a strange place in India’s north-eastern border. That’s enough for you to wonder, what happens next. (...) I have lived long enough to know that you don’t simply review movies aimed so directly at the gut, in a dark theatre - you rate the bloody experience! Yes, they can get exhaustingly guttural at times; or often, in fact. That’s the genre’s prime flaw. Jawan is far from it. And why’s that? Because the film, while a tad long, has strong legs to stand on. In what’s the superstar’s first, directly in-your-face political film. Also, deeply patriotic. For, what is patriotism, if not care for fellow nationals? (...) The choreographed heroism being the main point of the pic. It’s something we equally witnessed in SRK’s last release, the same year. To be sure, Jawan (2023) > Pathaan (2023). Because it just feels more raw and earthy. Given a beginning, middle, and end, that ties in smartly with the beginning - pieces in the jigsaw fitting in fine. With world-building, which is Atlee’s, that’s unique to the SRK universe, and a decisive worldview, that draws you in, wholly. A few years ago, (...) SRK (...) seemed lost at the box-office, while Bollywood itself appeared more sorted. The reverse appeared the case, post-pandemic. Having done his homework, he’s unwittingly ended up reviving the Hindi film industry, along with his own career. (...) As the superstar, super-confident with his material, ironically understated still, he talks straight to his audience. Telling them what they’d hopefully like to hear. In this case, the power of the common man/voter. (...) This is SRK vs system. What’s there not to love; c’mon, let’s go (I plan to, again)!'.
Mayank Shekhar, 07.09.23

Film Companion:
'Jawan (...) is not just any social drama. It's a drama based in a country so embattled that the only mantra left is: When in doubt, Shah Rukh Khan [corro a tatuarmelo sull'avambraccio]. The leaders have failed, the system is corrupt, and a superstar has decided to take matters into his own hands. This intervention is disguised as one of the most enjoyable, pulpy, ditzy and progressive entertainers in recent memory. (...) It's anti-establishment rage with pro-people hope. (...) Khan in Jawan signifies the sort of happy-hour vigilantism that's immensely satisfying to see. He's a soldier and a jailer, a patriot and a saint. And he is fed up. Every time he appears, it's a hero-entry moment - and there are at least ten of these. (I may or may not have hooted at the coolest pre-interval scene in ages). (...) Which is to say that things are so bleak today that Khan needs to be introduced - and remembered - multiple times. (...) In other words, being fiction isn't enough. (...) It's all there: Farmer suicides, fumbling ministers, a shortage of oxygen cylinders, a billionaire who funds the government. (...) There's a back-from-the-dead and memory-loss track, a nod to the fact that a (movie) soldier has had to rediscover his stature as a secular icon. There's an all-female team of avengers - an ode to Khan's unique image as both a feminist hero and beta-male lover. (...) All alleged flaws - a bandaged face, a bald head, middle age, pregnancy out of wedlock, macho cigar-smoking (which almost taunts the 'cigarettes are injurious to health' disclaimer) - morph into superhero capes. When politicians are reduced to caricatures, (...) it's not lazy writing. The rush suggests that the film perhaps has no time for figures who generally have no time for the people that vote them in. I'm usually not a fan of film-makers being in awe of the stars they cast. But Atlee's blinding reverence for SRK (...) works wonders for the film. The lovesick treatment (...) ensures that when the director fast-forwards through the romance, flashbacks, climax and reaction shots in a hurry, our excitement is rooted in the anticipation of the next punchy scene. And the next, and the next. It stops mattering that the connective tissue is a formality, or that tears are used as narrative shortcuts. Everything else is a footnote, a filler in service of bold messaging, at a time when even silence is viewed through the lens of dissent. (...) The directness of this courage (especially a monologue towards the end) is moving, because it reveals the cards of a film that isn't afraid to request its viewers to reflect rather than tell them to think. Its activism is almost chivalrous, despite the loud tone. It doesn't hesitate to break the fourth wall and use its commercial packaging (...) to reason with the very concept of democracy. Add to this the colour (...) and Jawan becomes an irresistible cocktail of guts and mainstream glory. Most of all, the subtext is there for everyone to savour. The thrill of watching a SRK film has long been defined by his uncanny ability to make it about himself. Over the years, he's renovated the idea of celebrity narcissism, turning it into meta-entertainment at the movies. Khan has often let his life - or at least popular perception of his life - inform the spirit of his roles. Our enjoyment is derived from the illusion that we're watching him as much as the men he plays. Earlier, this auto-fiction was limited to excavations of his own superstar duality. (...) But it's only as an action hero that this self-reverence has gone from entertainment to art. The genre physicalises (and mythologises) Khan's journey, pitting him against real-world demons instead of imaginary people. While it's natural to wonder why he took so long to do all-out action cinema, the timing is perfect - his underdog swag can now afford to be personal and political at once. (...) As a result, his heroes aren't fighting against, they're fighting for. The (...) '(before threatening the son, deal with the father)' threat in Jawan brings the house down for a reason. (...) None of it is grandstanding or self-homage anymore. Within the defiant parameters of action cinema, it acquires the grammar of self-expression. The fight is literal; the scale is fitting. It becomes more. And Jawan is that more. It understands that cinematic truth isn't about logic but pop-cultural authenticity. It gets that mass is weightless without a sense of matter. And it proves that masala film-making isn't about giving the audience what they want; it's about asking them what they need'.
Rahul Desai, 07.09.23

Raja Sen:
'A spoonful of SRK makes the medicine go down. Jawan (...) is just the tonic for a troubled nation. I have watched the film (...) three times now, and I am frankly shocked by the directness of its messaging. It dares to point fingers at a government that imprisons critics. And for those who say 'Jawan isn't political enough,' I would like to remind them that in Khan's last film Pathaan, he wasn't allowed to use the words 'Prime Minister.' Being political at this time, therefore, requires sharpness and allegory. Yet Jawan comes at us guns blazing. Careful not to take names, but unmistakable nonetheless. It focuses on farmer suicides, on banks forgiving massive loans to business moguls, on missing oxygen cylinders, (...) and on elections that are coming up in a matter of months. SRK's vigilante hero might not literally mouth anti BJP slogan, but he does tell a minister that they have had ten years to improve things, much like the party *currently* in power. (...) He breaks the fourth wall and bypasses the corrupt channels to address the nation directly. He is angrier now. Raising a hand to symbolize five long years spent under a regime, he says voting wisely will get *you* aazadi [libertà]. The film cuts to a crowd of watching sikhs, then smiling nuns. He is asking minorities to free themselves by giving this government the finger. This is fantastically unsubtle cinema. (...) Jawan isn't revolutionary for the film that it is, but for the time in which it's been made. Where once an angry young man routinely took on the system, now exist 'cinematic universes' glorifying policeman and surgical strikes. Khan is not young anymore, and Jawan leans into that as he plays Vikram Rathore, an immediately iconic character significantly older than himself. (...) This is a future-proof move, ensuring that the 57 year old can play the cigar chomping big daddy for years to come. But it is also a statement of intent. This older hero is cooler, more capable and more angry'. 
03.10.23

Cinema Hindi: *** Al netto della lacrimosità, avrei aggiunto mezza stella. Con maggior spazio concesso al mio Vikram (quello vero) sarei arrivata a ****. Se fosse stato lui l'unico protagonista maschile, un bel ***** pieno.
Punto di forza: una certa impudenza, un certo coraggio, il personaggio di Vikram (quello vero), soggetto corposo, alcune battute divertenti, molte scene di azione al femminile.
Punto debole: tono piagnucoloso, trattamento antiquato, sceneggiatura disattenta e a tratti grossolana, regia altalenante.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Shah Rukh Khan - Azad, direttore di un carcere femminile / Vikram, soldato
* Nayanthara (al suo debutto nel cinema hindi) - Narmada, negoziatrice
* Vijay Sethupathi - Kalee, mercante d'armi
* Deepika Padukone - Aishwarya, moglie di Vikram
* Sanya Malhotra - Eeram, pediatra caduta in disgrazia
* Lehar Khan - Kalki, studentessa
* Priyamani - Lakshmi 
* Sanjeeta Bhattacharya - Helena, hacker
* Girija Oak - Iskra
* Aaliyah Qureishi - Janvi
* Sunil Grover - Irani, sottoposto di Narmada
* Sanjay Dutt (cameo) - Madhavan, negoziatore

Soggetto e regia: Atlee al suo debutto nel cinema hindi
Sceneggiatura: Atlee, S. Ramanagirivasan
Colonna sonora: Anirudh Ravichander, al debutto nel cinema hindi (per un'intera colonna sonora), non al suo meglio. Jawan Title Track è un brano non male ma l'avrei velocizzato un po'. Zinda Banda è gradevole da ascoltare in YouTube, meno nel contesto della pellicola.
Fotografia: G.K. Vishnu
Montaggio: Ruben
Azione: Anal Arasu, Spiro Razatos, Yannick Ben, Craig Macrae, Kecha Khamphakdee, Sunil Rodrigues.
Traduzione del titolo: soldato
Anno: 2023

CURIOSITÀ

* Per la versione di Jawan doppiata in tamil, in simultanea sono state girate alcune apposite sequenze. Ad esempio, Yogi Babu sostituisce Mukesh Chhabra (attore e regista - ma soprattutto direttore di casting, anche nel caso di Jawan) nel ruolo del segretario del ministro della salute. 
* Oltre al cameo di Sanjay Dutt, segnalo quelli offerti dal pazzo regista Kenny Basumatary (nel ruolo di Nazir, collega di Vikram - quello vero), da Omkar Das Manikpuri (contadino, padre di Kalki), e dallo stesso Atlee (nella coreografia del brano Zinda Banda).
* Jawan è il film indiano campione d'incassi del 2023, ed occupa la quinta posizione nella classifica generale dei film indiani, e la seconda (dopo Dangal) nella classifica generale dei film hindi. Nel Bengala occidentale, le prime proiezioni di Jawan della giornata erano state fissate alle due e un quarto del mattino! Il potere ultracosmico di S.h.a.h.R.u.k.h.K.h.a.n. Macchennesapete.
* Atlee è un regista da record. Con soli cinque titoli all'attivo, ha conquistato la seconda posizione nella classifica degli incassi tamil del 2016 con Theri, la prima posizione nel 2017 con Mersal e nel 2019 con Bigil. E nel 2023 Jawan è il film indiano - non solo hindi o tamil - campione d'incassi. Curiosamente, Theri, Mersal e Bigil sono tutti interpretati da Vijay.
* Riferimenti al cinema indiano: Alia Bhatt, Baahubali. 
* Film che trattano lo stesso tema: A Wednesday!, anche se tutta un'altra cosa. Per la piaga sociale dei suicidi dei contadini, Peepli [Live], interpretato da Omkar Das Manikpuri, anche se tutta un'altra cosa.

GOSSIP & VELENI

* [Spoiler]:
- com'è che agiscono tutti a viso scoperto? 
- perché Narmada porta la figlia nel carcere durante la sua operazione sotto copertura? 
- come ha fatto a sopravvivere Vikram dopo ben cinque proiettili sparatigli contro a distanza ravvicinata e, se non bastasse, dopo essere precipitato da un aereo in volo ed aver preso una craniata iperbolica contro un masso? Manco la fantascienza oserebbe tanto.
- in che senso la dottoressa scopre che Aishwarya è incinta misurandole le pulsazioni al polso? Funziona così? Ma tipo che si sentono due battiti? Oddio che roba mostruosa sto per svenire.

17 aprile 2024

PATHAAN



Ho il sospetto che se avessi visto Pathaan nel periodo di distribuzione in sala lo avrei apprezzato di più. Ora, quasi un anno e mezzo dopo - sfiorite le galvanizzanti aspettative, spenti i riflettori sulle prevendite da record, sugli incassi da capogiro, sulle recensioni sorprendentemente concilianti -, confesso che Pathaan non mi ha entusiasmato. 
Ma.
Ma Shah Rukh Khan è sempre divorabile, pur con qualche chilo di muscolo di troppo. Anche se leggesse le istruzioni della friggitrice, il suo carisma elettrizzante, mescolato ad un talento mostruoso nel coccolare e viziare i personaggi - personaggi che, nelle sue espressioni e nel suo corpo, diventano vivi, fragranti, croccanti, dal profumo appetitoso e dal sapore paradisiaco (che la sceneggiatura lo preveda o no) -, il suo carisma e il suo talento, dicevo, mi farebbero comunque rimescolare il sangue (e scardinare la sintassi) e gridare al capolavoro. Mi farò curare. 
John Abraham è godibile - troppo leccato? Non importa, rimane delizioso, interpreta il suo ruolo con eleganza e senso dell'umorismo, e si accaparra quasi tutte le battute migliori. 

Poi certo, considerando l'aria che tira, alcuni dettagli di Pathaan che anni fa sarebbero passati inosservati ora ne accrescono il significato: l'eroe musulmano, l'eroina pachistana, l'eroe negativo non musulmano. Un applauso alla casa di produzione Yash Raj Films.  
E poi l'aspetto principale: l'attore protagonista musulmano (SRK), sempre defilato nella cacofonia progovernativa e per questo, nel recente passato, colpito negli affetti. Alla distribuzione di Pathaan è accaduto l'incredibile e il bizzarro: un certo tipo di opposizione trasversale al partito al potere centrale si è coagulata intorno alla figura di una superstar hindi, soavemente laica, poco o niente interessata alla politica (almeno in pubblico). L'importanza di Pathaan esula quindi dai suoi - limitati - meriti artistici. Hai osato colpire un amatissimo divo bollywoodiano solo per dimostrare di averlo più lungo? Hai misurato male. Perché precipitarsi in massa nelle sale e recensire con favore la pellicola - anche da parte di critici di solito spietati - è diventato un fatto personale e un atto politico. Una forma di resistenza. Una rivincita. E un plebiscito. Perché certo, la patria, la religione, la tradizione, eccetera eccetera, ma per gli indiani solo tre cose contano davvero: il cinema, il cricket e i matrimoni. Colpisci (duro) qui? La paghi. 

Un assaggio di ciò a cui Pathaan poteva aspirare, con una sana dose di leggerezza, ci è concesso grazie al folgorante cameo di Salman Khan. Il film si impenna e prende quota, le interazioni fra i due attori sono esilaranti. Si mescolano divertimento puro, eccesso, ironia e metacinema. Evidenziando così uno dei due problemi principali di Pathaan: il prendersi un po' troppo sul serio a discapito della vena umoristica. L'altro problema? Le scenografie e la scelta cromatica: ambientazioni buie, dalle tonalità cupe. Avrei preferito set più patinati e scintillanti, che giustificassero gli ingenti investimenti finanziari profusi nel progetto. Sorvolo sulla sceneggiatura: è primavera, gli alberi sono in fiore, non so se siano già tornate le rondini, ma la panna sulle fragole mi induce alla bonomia.
In estrema sintesi: sono fe-li-ce per il Re. Quanto al film, passiamo al prossimo.

TRAMA

Pathaan è un agente dei servizi segreti indiani (RAW) a capo di un corpo speciale denominato JOCR. Abbandonato alla nascita dai genitori, Pathaan, ormai adulto, nel corso di una missione in Afghanistan viene adottato da un intero villaggio di etnia pathan. A Pathaan è affidato il compito di catturare Jim, un ex collega ora pericoloso mercenario, e di sventare un attentato commissionato all'Outfit X - l'organizzazione criminale creata da Jim - da una scheggia impazzita dei servizi segreti pachistani (ISI). L'obiettivo dell'attentato è indurre il governo indiano a demilitarizzare la contesa regione del Kashmir. Pathaan si sforza di indovinare i piani di Jim e di anticiparne le mosse, ma il terrorista è sempre un passo avanti. L'enigmatica Rubai, pachistana, agente/ex agente ISI, affianca Pathaan nell'impresa. 

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* La conversazione finale fra Salman e Shah Rukh. Impagabile scambio di battute.

RECENSIONI

Mid-Day: ***
'There really is no space in this picture for anything, but a series of stunt and chase sequences, starring the super-hero the film is named after. That is, Pathaan, making grand entries on every conceivable vehicle. (...) Also, these superhero-heroine-villain fly to every corner of the world to bring you this action, live. (...) Basically, if it’s the big-screen scale you were looking for? Eat this. Which is also a reason the film becomes hard to swallow, sometimes. It’s so frickin’ cut-to-cut. The filmmakers appear so inherently insecure about somehow securing the audience’s attention. (...) Surely the climaxes (...) loses meaning, if an entire movie is a climax? Let’s just say, by the end of it, I forgot where we’d started from. But you’re okay, so long as you stick to Shah Rukh Khan in long locks, muscles ripped, setting freakish fitness goals. This is possibly the best he’s looked onscreen, in his entire career. And he’s frickin’ 57. SRK is the spectacle! (...) It's as if someone - and that’d be the producer, Aditya Chopra, who else - sat down with pen, paper, listing how many assets to add to SRK in the pic. Reasons to watch Pathaan: action, locations, plot twists, upping stakes, crazy weapons, chemical warfare, SFX (cheque, cheque, cheque). In all of this, it’s almost a miracle that the movie eventually comes together at least somewhat coherently enough (most don’t). (...) It’s merely a comment on the times that even watching a simplistic mass-entertainer such as Pathaan has seemed like a political act, leading up to its theatrical opening. A lot of it has probably to do with SRK. (...) It’s his return to the big screen, in a lead role, in four years - having delivered a bunch of duds before that. You can tell how hard he’s worked for this comeback. What one did not account for, in the interim, is how important this picture would become - to get Hindi film audiences itself to return to theatres, post-pandemic. Pathaan has felt like a massive event, alright'.
Mayank Shekhar, 25.01.23

Mint:
'Any actor can make a good film work. It takes a whole other caliber of megastar to turn an utterly nothing film into Hindi cinema’s largest blockbuster, and Pathaan is, therefore, Shah Rukh Khan’s biggest flex. Flexing, in the literal sense, is also what Khan is mostly doing in the film, which is less a movie and more an Instagram thirst-trap prompting women and men of all stripes to salivate in movie theatres and - abnormally - to take photographs of the sculpted 57-year-old for their own social media feeds. This is low-key piracy, but serious journalists, authors and cultural commentators have all fallen, rather lasciviously, for Khan’s arms and charms. I’ve never seen anything quite like it. The thirst is real. This is Khan’s first release in over four years, after he has been hounded and vilified by a central government that dislikes the idea of secularism - something Khan, a Muslim who has mostly played Hindu characters, could be said to embody. He is the self-made superstar who personifies the great Indian dream of stardom, a swarthy youngster from television who, rewriting the Hindi film hero rulebook, made himself the shiniest of leading men. Times darkened. (...) In 2021, Khan’s son was arrested - and jailed - for drug-possession (while not possessing drugs). Right-wing trolls began clamouring against films featuring Muslim heroes. (...) Shah Rukh Khan stayed quiet, kept his head down, and - going by how he looks in Pathaan - hit the gym. (...) It is a film so inane that it can only work if half the dialogues are drowned out in applause, a film that is working because India wants - even needs - for it to work. This is not a review, and no review can stand in the path of this box-office juggernaut setting the country ablaze with celebratory heat. To me, Pathaan is a harebrained action movie, one without memorable action sequences or clever set-pieces. (...) It’s cheesy, desperate and politically wishy-washy, and the first half is damn near intolerable. The other entries in this “spy universe,” War and Ek Tha Tiger, are significantly better. (To those defending Pathaan, I have but one word in reply: “Boobles.”) Yet India is partying with incredible, infectious gusto. Audiences are thronging to theatres, reviews have been bafflingly kind, and the nation is swooning under Shah Rukh Khan’s spell. The actor has distorted our reality and instead of seeing this mediocre film, we are cheering the film we wish it was. We are watching, in fact, 35 years of Shah Rukh Khan spreading his arms wide open, (...) we are seeing our favourite hits reflected in Pathaan, in Khan’s half-smiles and his winks, his luscious hair and - most importantly - his secularism. As a line, “Pathaan zinda hai [è vivo]” means little. As a manifesto, coming from an embattled superstar when minorities are under threat, it may mean everything. (...) Pathaan may be one of his silliest films, but it has brought back Khan’s crown. The film comes to life, briefly, when Shah Rukh’s comrade shows up. Salman Khan (...) is electrifying in a cameo. (...) It is undeniably thrilling to watch these two agree that the job ahead of them - and I don’t mean any Pathaan-Tiger objective - is too big for the new kids. These guys need to see it through. This made me wonder whether Shah Rukh (...) could do more than save theatres from closing down or even rescue Hindi cinema itself at an uncertain time. (...) Can Shah Rukh Khan be our Prime Minister? Based on the current dispensation, it is clear a Reality Distortion Field would come in quite handy, and people may indeed vote for Khan. Perhaps that is what they’re doing right now'.
Raja Sen, 31.01.23

Film Companion:
'The true triumph of Pathaan is that, unlike most other titles, its nostalgia extends beyond the physical (...) into the realms of the ideological. Ensconced within all the ditzy spectacle is not your usual battle between good and bad. It's the one between New Patriot and Old Patriot that slowly emerges. (...) [Il protagonista] is the manifestation of a gentler age that mounted patriotism as more of a personal feeling than a political statement. (...) He isn't always the dominant force in the story. There are several moments in which Pathaan is part of the backdrop. (...) The most disarming aspect of Pathaan: Shah Rukh Khan's portrayal of the conventional action hero. The way Khan plays the role - with a sense of imperfection and humour - subliminally chips away at our perception of how patriotism must look on the big screen. (...) He's merely doing what he has always done in his India-centric cinema, but it's the widespread hate rhetoric today that refashions this identity as an elegant act of love and rebellion. (...) It's this rousing marriage of man and moment that transforms Pathaan from a self-aware entertainer - which stages a deadly virus as a campy metaphor for religion - into both cultural anecdote and political antidote. The easy way is to attribute the film's impact to Khan's four-and-a-half-year absence and this distance making our hearts grow fonder. Or his systematic movie cameos over the years, which have teased us into explosive submission. Or even the old-school publicity campaign - no press interviews, no overexposure - that made us want him harder; he didn't need a hero-entry shot because the release of Pathaan itself was the entry shot. But the better way is to acknowledge that the story of Pathaan is inextricably linked to the Pathaan story - one that has openly been unfolding in the language of breaking news and boycott hashtags. There are millions of takers for the former because it's the latter that people are subconsciously consuming; we celebrate the former because it's the latter that we feel obligated to root for. It would not only be naive but also unfair to read the success of this film as a marker of its artistic merit. Pathaan is honest enough to cement this reel-real bridge. It in fact strives to be a measure of how far a needle can be pushed for it to snap back with a calming click. A country has renewed its romance with a superstar because his action transcends the performative dimensions of the screen. Pathaan doesn't need to flaunt it, because Shah Rukh Khan has lived it'.
Rahul Desai, 21.03.23

Cinema Hindi: *** (ho arrotondato per eccesso)
Punto di forza: il Re. Qualche rischiosa sfumatura. Il fantasmagorico cameo di Salman Khan. John Abraham è una sorpresa. Ruoli femminili non solo di mero contorno. 
Punto debole: sceneggiatura e regia smagliate, retorica nazionalista, estetica mortificante, coreografie deludenti. Sequenze d'azione un po' confuse e poco fluide - con la lodevole eccezione di quella del cameo di Sallu. Deepika Padukone, pur con i suoi occhi parlanti, non mi è sembrata adatta per il ruolo. Nel complesso un po' noioso, insulso.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Shah Rukh Khan - Pathaan
* Deepika Padukone - Rubai
* John Abraham - Jim
* Dimple Kapadia - Nandini, superiore di Pathaan
* Ashutosh Rana - Luthra, superiore di Nandini
* Salman Khan (cameo) - Tiger, collega di Pathaan

Regia e soggetto: Siddharth Anand
Sceneggiatura: Shridhar Raghavan
Dialoghi: Abbas Tyrewala
Colonna sonora: Vishal-Shekhar, commento musicale di Sanchit Balhara e Ankit Balhara. Segnalo i brani Pathaan's Theme e Jim's Theme, entrambi composti da Sanchit-Ankit, e Pathaan x Tiger Theme (Sanchit-Ankit e, per il tema di Tiger, Julius Packiam).
Fotografia: Satchith Paulose
Montaggio: Aarif Sheikh
Anno: 2023

RASSEGNA STAMPA

* Bollywood Film ‘Pathaan’ Pushes Back Against Modi Regime’s Hate Agenda, Kavita Chowdhury, The Diplomat, 14 febbraio 2023: 
'In the eyes of the public, [Shah Rukh] Khan was seen as a victim of vendetta politics, especially after his son was cleared of all charges within a year. It is no secret that the Narendra Modi-led government has not been happy with Khan for not kowtowing to the regime and for being vocal about the growing religious intolerance in the country. This is quite unlike some of his peers, who have become mouthpieces for the Modi government. Even when his family was targeted, Khan did not lash out at the BJP government but took the legal route through the courts. That he chose to answer his critics through his work and not by playing the victim or ingratiating himself to the Modi regime was silently acknowledged by the Indian public'.

Vedi anche:

CURIOSITÀ

* Pathaan ha conquistato la seconda posizione nella classifica degli incassi (India ed estero) dei titoli hindi del 2023. In prima posizione un'altra pellicola interpretata dal Re: Jawan. Fonte Wikipedia.
* I Pathan o Pashtun sono una comunità etnica stanziata in Afghanistan e nel Pakistan nordoccidentale, di religione musulmana.
* Nel 2019 il governo indiano revocò l'articolo 370 della Costituzione che conferiva lo statuto speciale e condizioni di autonomia alla martoriata, contesa regione del Jammu/Kashmir. 
* Persino nel nostro Paese, grazie al circuito UCI, Pathaan si è guadagnato numerose proiezioni, molte delle quali aggiunte all'ultimo minuto, a testimonianza di un successo non previsto ma reale. 
* Il personaggio di Pathaan regala uno stupendissimo cameo in Tiger 3.
* Riferimenti al cinema indiano: War, la saga di Tiger, Darr.
* Riferimenti all'Italia: secondo i titoli di coda, alcune sequenze sono state girate sulle Dolomiti.
* Film che trattano lo stesso tema: War, Ek Tha Tiger, Tiger Zinda Hai, Tiger 3.

GOSSIP & VELENI

* [Spoiler]:
- Jim poteva benissimo rubarselo lui il virus a Mosca e risparmiarci così tutta l'inutile manfrina;
- il tizio russo non si accorge di palpare del Domopak?? Ma sul serio??
- avrei preferito che Rubai fosse davvero un'agente ISI sotto copertura, e che tradisse Pathaan su ordine del suo superiore. 

11 dicembre 2022

BRAHMĀSTRA - PART ONE: SHIVA


Sono curiosamente incappata in due titoli di fila che si ispirano alla mitologia religiosa e che hanno incendiato il botteghino: Brahmāstra - Part One: Shiva e Kantara (in lingua kannada). I protagonisti in entrambi i film si chiamano Shiva. B1S è stato distribuito il 9 settembre e, ad oggi, occupa la quinta posizione nella classifica degli incassi del 2022 (la più alta per una pellicola hindi); Kantara è stato distribuito il 30 settembre e occupa la sesta posizione. Kantara è un singolare mix di folklore religioso, realismo e masala, più tradizionalista nella confezione rispetto a B1S che, dal canto suo, inaugura la marvelizzazione di un genere che pare abbia goduto di un periodo favorevole negli anni novanta e nei primi duemila, ed è più occidentalizzato. Kantara, pur con le sue lacune, tenta un approccio profondo, e per questo ha colpito la critica; B1S, che a tratti sembra un film per ragazzi (e non era l'intento della produzione), non del tutto.

Primo titolo di una trilogia (Brahmāstra) che a sua volta fa parte di un nuovo universo cinematografico denominato Astraverse, B1S ha subito una lunga gestazione (febbraio 2018-marzo 2022), anni utili a cesellare gli effetti speciali, ma anche anni in cui l'ispirazione dello sceneggiatore e regista Ayan Mukerji si è andata via via diluendo sino a raffreddarsi. L'idea originaria era eccellente: attingere alla ricchissima mitologia hindu, contemporaneizzarla e renderla spettacolare e supereroica. Però, a furia di ritoccare, ripensare, aggiungere, togliere, B1S è finito col risultare l'esatto contrario: una pellicola inerte, impassibile. Il problema è la sceneggiatura, spenta e poco fluida, ma soprattutto i dialoghi, sia in termini di battute singole (spesso inutili, affidate ai personaggi solo per riportarli alla vita e staccarli dallo sfondo) che di conversazioni (innaturali quando non agghiaccianti). Cos'è andato storto? Forse il timore di scatenare le ire degli integralisti hindu ha mozzato sul nascere la creatività di Mukerji. Lo slancio c'era (qualcosa è rimasto), poi più o meno volontariamente abortito. Del resto, non puoi innovare se ti senti costretto a compiacere.

B1S parte col botto: un elettrizzante cameo di Shah Rukh Khan - il progetto ci avrebbe guadagnato ad offrirgli un ruolo consistente - e una scenografica coreografia (Dance Ka Bhoot, di Ganesh Acharya). Poi la pellicola si appiattisce. Il comparto tecnico è diligente, B1S è patinato in linea con le produzioni Dharma. La colonna sonora non spicca (mi riferisco alle canzoni, meglio il commento musicale). Gli effetti speciali e le scene d'azione almeno provano a tener sveglio lo spettatore. Le interpretazioni non brillano come dovrebbero, e parliamo di una coppia di attori talentuosi (Ranbir Kapoor e Alia Bhatt - gossip: già innamorati durante le riprese del film, e nel gioco di sguardi la tresca si coglie), e di una superstar (Nagarjuna) a cui è toccato un personaggio esangue. Di contro, Amitabh Bachchan è, al solito, DIO, e neanche ve lo dico; ma è Mouni Roy a stupire perché sembra l'unica in sintonia con l'idea originaria di B1S e quindi non ne tradisce le intenzioni.

TRAMA

Ci sono armi mitologiche, dai poteri soprannaturali, forgiate dagli dei. Una in particolare, Brahmāstra, la più potente, è in grado di distruggere l'universo, ed è controllata da una cerchia di saggi. Poi c'è Dev, rivelatosi mica tanto saggio, che ha tradito la missione e si è trasformato in una gigantesca statua silente di pietra. Poi c'è Junoon, spuntata non si capisce da dove, che è il braccio violento di Dev. Poi c'è DJ Shiva, che rimorchia la sua Isha-Parvati in discoteca (!), innamorandosene - ricambiato - all'istante. Isha dona a Shiva visioni tragiche e combustioni spontanee (con la shakti non si scherza). Poi ci sono due saggi non troppo fortunati e il guru, il più saggio di tutti. Fine.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* Il cameo del Re (mi ripeto, lo so).

ASSOLUTAMENTE DA DIMENTICARE

* Alia che ripete Shiva ogni tre secondi (non deve aver fatto molta fatica a memorizzare le battute).

RECENSIONI

Mid-Day: **
'You could just feel quite needlessly bored after a point here, that's all. Especially with some inanities for dialogues. (...) There is seriously no half-assing on VFX. Every frame is polished to bedazzle you with lights and colours. (...) In exchange for a set-piece by the second, they may have emotionally undernourished the script. (...) Ayan Mukerji (...) seems out of depth here, he's certainly operating outside his warm, intimate comfort space. (...) This is stellar stuff on the tech front. (...) This feels like a slightly hollow, hot mess, that leaves you feeling distantly cold. (...) Brahmāstra belongs to a genre that's categorically critic-proof'.
Mayank Shekhar, 11.09.22

Film Companion:
'It's hard to pinpoint precisely where Brahmāstra - Part One: Shiva goes wrong. The possibilities are endless. It could be the kitchen-sink syndrome - where a movie clubs you with so much body that it hopes you're too wonky to notice its vacant voice. Maybe you won't notice the wooden performances. Or the deafening score. Or the distinctly poor dialogue. (...) Or every other frame resembling a burnt strip of polaroid film. If a fantasy movie repeatedly yells that love is the greatest weapon in (Hindu) mythology, maybe you won't notice that it has no heart. That its romance plays out like a glitchy algorithm. (...) That the heroine calls her hero by name only 373 times in total. (...) (...) Like I said, the possibilities are endless. And maybe you're too shell-shocked to notice them all. Marvel's been doing if for years. No reason why B1S can't do it better. But it's no hard to pinpoint why this film goes wrong. It's not unusual, especially for stories steeped in scale and religious scripture. B1S is so caught up in its conceptualisation and myth-building - which, on paper, is kind of fascinating - that it forgets to behave like a film. The writing is so excited by the world it designs that the script bible doubles up as the final draft. An entire stage of filmmaking (...) seems to be missing. All the elements - the characters, the way they speak, the voiceovers, the themes, the soundscape, (...) even the visual crescendos - feel like temporary fillers for a future version that never arrives.The result is (...) a painfully inert movie. (...) Faces become surrogates for plot movement; speech is reduced to thought bubbles. Nothing else can explain the perplexing lack of chemistry between the two leads. It's almost as if Ranbir Kapoor and Alia Bhatt were instructed to read the lines knowing that emotions, like everything else, would be added in post-production. It takes some doing to make actors of their calibre mess up a narrative of passion. (...) If you look really hard, you might see the germ of a full-blooded big-screen experience. Writer-director Ayan Mukerji has the framework in place, but fails at a fundamental screenplay and design level. (...) Isha exists not as a lover so much as a human Alexa; her only job is to robotically ask him questions and follow him around and make sure he's fine. (...) Her superpower seems to be that her reactions are never in sync with the magnitude of an incident. (...) It's a generic fusion of Western style and Eastern substance, (...) like a foreign interpretation of Indian legend'.
Rahul Desai, 19.09.22
Recensione integrale (un vero spasso, vi consiglio di leggerla. Un esempio? Il Brahmāstra che 'on a good day, looks like a giant Oreo cookie'. Io morta).

Cinema Hindi: ** 1/2 (se lo considerassi un film per ragazzi, aggiungerei mezza stella).
Punto di forza: l'idea, SRK, il personaggio di Junoon.
Punto debole: dialoghi e sceneggiatura.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Ranbir Kapoor - Shiva
* Alia Bhatt - Isha
* Amitabh Bachchan - Raghu, il guru (e il narratore)
* Mouni Roy - Junoon
* Shah Rukh Khan - Mohan, lo scienziato (cameo)
* Nagarjuna - Anish, l'artista (cameo)
* Dimple Kapadia - cameo

Regia e sceneggiatura: Ayan Mukerji
Dialoghi: Hussain Dalal
Colonna sonora: Pritam
Coreografia: Ganesh Acharya, Brinda, Adil Shaikh.
Fotografia: V. Manikandan, Pankaj Kumar, Sudeep Chatterjee, Vikash Nowlakha e Patrick Duroux.
Montaggio: Prakash Kurup
Anno: 2022

CURIOSITÀ

* Nella tradizione hindu, l'astra è un'arma dotata di poteri soprannaturali, forgiata da una specifica divinità. Brahmāstra è l'arma di Brahmā, ed è la più potente.
* Il personaggio interpretato da Shah Rukh Khan si chiama Mohan Bhargav, in omaggio a Mohan Bhargava, protagonista di Swades.
* Riferimenti al cinema indiano: Mr. India.
* Riferimenti all'Italia: Gucci, Prada.

GOSSIP & VELENI

* Pare che la Dharma Productions si stia dannando per scritturare l'attore che interpreterà Dev in Brahmāstra - Part Two: Dev (purtroppo SRK ce lo siamo giocati). Girandola frenetica di nomi: Ranveer Singh (ma era davvero Deepika, in B1S, la mamma di Shiva?), Hrithik Roshan, Prabhas, persino Yash. Ad oggi, nessuna conferma. E comunque non è che abbia tutta 'sta fretta di sorbirmi B2D.
* Il 2022 è stato un anno pazzesco per Alia Bhatt: due titoli nei primi dieci incassi (l'altro è RRR), un film interessante (Gangubai Kathiawadi, proiettato alla Berlinale) diretto da un regista di gran classe come Sanjay Leela Bhansali, l'esordio in qualità di produttrice (Darlings), il matrimonio (con Ranbir Kapoor) e annessa breve luna di miele italiana (clicca qui), la nascita della loro bimba. Agenda fitta. Io nel 2022 sono solo ingrassata.
* E quindi ora abbiamo anche un Astraverse. Voterei per un prequel dedicato a Mohan e per uno spin-off dedicato a Junoon.


08 agosto 2022

ROCKETRY - THE NAMBI EFFECT


R. Madhavan ha dimostrato una tenacia irremovibile nel realizzare questo film, progetto a cui si è dedicato per qualche anno in maniera pressoché esclusiva, affrontando numerose difficoltà, investendo grosse somme di denaro, decidendo di interpretarlo, di scriverne la sceneggiatura e di dirigerlo - simultaneamente in tamil, hindi e inglese - pur non vantando alcuna esperienza in fatto di regia. Il caparbio Madhavan è riuscito a completare la pellicola e a proiettarla in prima mondiale al Marché du Film 2022 a Cannes. Un lavoro colossale che deve essergli riconosciuto. Madhavan si è innamorato della storia (vera) di Nambi Narayanan - e scorrendone la biografia in rete la ragione è chiara: una vita contraddistinta da successi vertiginosi e da incredibili colpi di scena. Ma soprattutto ha sposato la causa di Nambi: la totale riabilitazione di uno scienziato dalla mente brillante e dall'instancabile intraprendenza, ingiustamente accusato di spionaggio, e la ricerca della verità.

Guardando Rocketry - The Nambi Effect si coglie l'impegno di Madhavan quasi in ogni sequenza. Ed è il pregio maggiore della pellicola. Il difetto principale è l'assenza di una salutare distanza fra il regista/sceneggiatore e il soggetto. Madhavan è troppo coinvolto, Narayanan troppo presente. Madhavan sembra fungere da cassa di risonanza del messaggio, anzi, della missione di Nambi. Non ha interiorizzato ed elaborato a sufficienza, per suo conto, la vicenda umana dello scienziato, e risulta incapace di offrirne una versione personalizzata. La biografia è molto dettagliata ma poco intima, quindi poco artistica. Rocketry non è un documentario, alcuni eventi potevano essere sfrondati per accordare maggior spazio alla sfera privata del protagonista, o meglio, per accordare al protagonista maggiore profondità emotiva. Certi aspetti andavano rivisti o rappresentati in modo meno scontato. La sceneggiatura procede macchinalmente, è densa anche se a tratti un po' piatta. A parte Narayanan, i personaggi non lasciano traccia. 

TRAMA

Il film racconta la vita, soprattutto professionale, di Nambi Narayanan, a partire dai primi esperimenti all'ISRO (l'agenzia spaziale indiana), nel 1969, con il collega Abdul Kalam (fisico e ingegnere aerospaziale, che diventerà poi presidente dell'Unione Indiana dal 2002 al 2007). Nambi viene ammesso ad un dottorato di ricerca a Princeton. Il relatore della sua tesi è il professore italiano Luigi Crocco, che lo raccomanda alla NASA. Narayanan però sogna di realizzare in India un motore criogenico adatto a sfuggire alla gravità terrestre, quindi rinuncia all'incarico alla NASA e rientra all'ISRO. La sua intraprendenza non ha limiti. Nel 1971 ottiene gratis un impianto tecnologico britannico in dismissione. Nel 1974 si trasferisce in Francia, con un plotone di 50 scienziati indiani, per collaborare alla progettazione e realizzazione dei motori richiesti dal Programma Ariane. Nel 1991 acquista dalla Russia il motore criogenico. Ma nel 1994 viene arrestato in Kerala con l'accusa infamante di spionaggio.
 
RECENSIONI

The Hindu:
'Madhavan deserves praise for picking a subject that not many people might be aware of, and more importantly, not diluting it by adding ‘filmi’ elements. But honest intention alone does not make a great film. Biopics are relatively easier than fictional topics to crack, and it's to Madhavan's advantage - this is his directorial debut - that he has rich material in front of him. Choosing the main events in Nambi's dramatic life was key, and Madhavan has picked the best. But translated into a film, it still feels like a missile gone astray. The first half feels like an extended science class, with multiple jargons thrown in that not many people might relate to. In these portions, the film has very little flavour, and rather comes across as scenes documenting Nambi's victories in the scientific world. There are umpteen scenes here that are the cinematic equivalent of saying 'Nambi is a genius' and nothing more. Adding to the woes is the fact that the subject needed many foreign actors (...), most of whom are rather weak in performance and dialogue delivery. (...) It is in the second half that Rocketry feels more like a film, like a missile suddenly galvanised into action. The dialogues get sharper. Making up for the average directorial skills of Madhavan is actor Madhavan, who springs to life in the portions capturing Nambi's older days. The actor aces some of these sequences, especially the ones that follow his custodial torture. (...) The film is also about choices, and one really wishes that it explored that in more detail. (...) The story of Rocketry is, without doubt, something that audiences have to be told. But, behind that thought is a film that connects only in parts and is, at many times, awkward. (...) Maybe Rocketry is that strange film that keeps sifting between fact and emotion, without making a distinguishable mark'.
Srinivasa Ramanujam, 01.07.22

Galatta:
'This film is overstuffed. (...) The generic and conventional nature of the writing never lets you forge a deep and true emotional connection with Nambi Narayanan. (...) It is easy to see why Nambi's story inspired Madhavan - it is not just an important part of modern Indian history but also material for riveting cinema. But Rocketry doesn't make us see Nambi Narayanan the way Madhavan does. The man remains aloof. (...) We see a man who needed a better biopic'.
Baradwaj Rangan

Mid-Day: ***
'Rocketry - The Nambi Effect is doubtlessly an over-sincere film. (...) The production design and VFX passes grade, surely. It feels lambi (long), not so much for the running time as for the writing (scenes, story, structure etc), that doesn’t adequately draw out the characters (particularly the leading man), in a way that you wanna root for them viscerally. (...) While the story feels too flat for far too long, the penny really drops, when actual events start unfolding in the final 30 minutes or so. Which is when the point of this picture kicks in, and wherein resides its relevance as well'. 
Mayank Shekhar, 02.07.22

Film Companion:
'For more than two-thirds of its 155-minute running time, Rocketry resides in the clouds and beyond. It orbits the limitlessness of its protagonist's talent. (...) The final third, however, unfurls like an Indian horror story. (...) We've seen that gimmicky Google-Earth-style opening shot in several movies over the years, but Rocketry uses it as a visual prophecy. The context is fitting. (...) To Madhavan's credit as both actor and first-time director, he never lets his physical trasformation hijack the essence of a phase. A restlessness runs through his performance, which keeps the character wedded to country and career. Madhavan's writing, too, manages to walk the thin line between scientific jargon and emotional accessibility. A lot of the dialogue is rooted in the evolution of rocket technology, but as a viewer, one rarely feels excluded or spoken down to for the sake of authenticity'.
Rahul Desai, 01.07.22

Cinema Hindi: ***
Punto di forza: la convinzione di Madhavan, l'intenzione (quella principale, non quella politica), la storia.
Punto debole: la sceneggiatura non sempre coinvolgente che, nella prima parte, si limita ad un'esposizione di fatti, e, nella seconda, manca di asciuttezza nella denuncia e di tensione. Il film e i personaggi emozionano solo a tratti. La consueta spruzzata di retorica patriottica. I dialoghi infestati da tecnicismi. Sono i fatti incontestabili a dipingere Nambi un genio, quindi le battute sei un genio oppure (variazione) la tua idea è geniale, ripetute troppo spesso, suonano superflue. 

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* R. Madhavan - Nambi Narayanan, ingegnere aerospaziale dell'ISRO
* Suriya (elegantissimo) - se stesso, intervistatore (cameo)
* Shah Rukh Khan (nelle versioni hindi e inglese) - se stesso, intervistatore (cameo)
* Vincent Riotta - Luigi Crocco, professore di Princeton
* Nambi Narayanan - se stesso (emozionante cameo)

Dialoghi, sceneggiatura e regia: R. Madhavan
Colonna sonora: Sam C.S.
Fotografia: Sirsha Ray
Montaggio: Bijith Bala
Lingua: tamil
Anno: 2022
Award: National Award per il miglior film (aggiornamento del 24 agosto 2023)
Trailer versione inglese (con SRK)

RASSEGNA STAMPA

* Cannes 2022: Madhavan on the 'life transforming' power of Rocketry - The Nambi Effect, Anupama Chopra, Film Companion, 23 maggio 2022. Intervista concessa da R. Madhavan:
'What a herculean labor of love this film is for you. Not just act, but to produce, to write. (...) What is your headspace right now? (...)
I met Mr. Nambi (...) in Trivandrum and I was sure that I wasn't seeing the whole picture. He was so angry that people called him a traitor 20 years ago. He was still holding on to that, he was telling me he could prove that he was innocent. When I started the film, the verdict hadn't yet come out. (...) I took six months to write this story and then I went to meet him again to get the story approved. (...) And he started telling me things about his story that nobody knew. (...) So it started as this overwhelming desire to tell this man's story. (...) Direction was thrust upon me at the last minute. I had a breakdown. I had a choice: to drop the film, forget about the money that we spent on it, or to direct it. Mr. Nambi and my investors were very keen on the latter. (...) I understood the science because I studied (...) Electronics. I'm vastly experienced with engineering. (...) 
Mr. Nambi was on your set. He was involved with the script. Given that, how do you, as a director, take creative liberties if you have to? (...)
He wasn't really on set. He was just there to help us with the scientific aspects. (...) My big challenge as a writer was: How do you explain rocket science? (...) In this film, I had to take out stuff to make it believable. (...) There are no liberties being taken. (...) The truth is stranger than fiction and much more dramatic and impactful'. 

CURIOSITÀ

* Nel 1994 Nambi Narayanan viene arrestato, con alcuni colleghi dell'ISRO, dalla polizia del Kerala in collaborazione con i servizi segreti indiani. Nel 1998, la Corte suprema indiana impone al governo del Kerala di interrompere le attività investigative, e ordina un'inchiesta sugli agenti di polizia coinvolti e accusati di corruzione. A seguito di ciò, il primo ministro del Kerala (esponente del partito del Congresso) è costretto a dimettersi. Il caso di Nambi viene in seguito amplificato nelle campagne elettorali del 2014 e del 2019 del BJP, il partito della destra nazionalista e integralista hindu di Modi. In Kerala la presenza di elettori del BJP è minima. Al governo si alternano il partito comunista (attualmente al potere) o il partito del Congresso (di stampo socialdemocratico). La religione più praticata è l'induismo (circa 55%), seguito dall'islam (circa 25%) e dal cristianesimo (circa 20%). (Fonte Wikipedia)
* Madhavan è un simpatizzante del BJP, quindi è probabile che l'interesse per la vicenda di Narayanan, almeno nella fase iniziale, sia stato influenzato dalle sue idee politiche. Però nel film è talmente esplicita l'ammirazione per una mente brillante come quella di Nambi (Madhavan ha una formazione scolastica scientifica), che l'intenzione originaria, più politica, sembra passare in secondo piano, sostituita da una passione sincera per la storia di Narayanan e dal desiderio sincero di collaborare alla sua completa riabilitazione. 
* Diversi aspetti della vicenda che ha coinvolto Nambi sono tuttora oscuri. Chi ha ordito il complotto contro di lui? Di certo il suo arresto ha brutalmente interrotto la corsa dell'India alla costruzione di un motore criogenico e quindi sbarrato l'ingresso all'esclusivissimo club delle agenzie che hanno accesso al lucroso mercato dei lanci spaziali a scopo commerciale. Parliamo di cifre davvero astronomiche. Quanto può contare la reputazione - e la vita - di un uomo considerato una minaccia?
* Il genero di Narayanan, Subbiah Arunan, scienziato dell'ISRO, ha collaborato alla missione MOM (Mars Orbiter Mission) in qualità di direttore di progetto. Il motore ideato da Nambi è stato utilizzato per la missione.
* Luigi Crocco è stato un noto ingegnere aerospaziale italiano. Ha insegnato a Princeton per più di 20 anni. 
* Narayanan era presente a Cannes alla proiezione del film.
* Riferimenti all'Italia: Luigi Crocco afferma che i siciliani sono molto gelosi. In casa sua si intravede un frigorifero Smeg (ma siamo alla fine degli anni sessanta, mentre la produzione di quei frigoriferi viene avviata solo negli anni novanta).

GOSSIP & VELENI

* Correggere un professore di Princeton, il primo giorno di lezione, mi pare poco astuto. Che un professore di Princeton non rilevi un errore in un manuale, mi pare poco credibile. Che lo studente (spia?) russo si lasci sfuggire un'informazione segreta così importante, mi pare assurdo. Che Nambi rinunci così, senza rimpianti, alla NASA, mi pare roba da matti. Che gli americani (erano americani, giusto?) possano scorrazzare a loro piacimento in Siberia, addirittura minacciando i russi armi in pugno, mi pare fantascienza. L'urlo da indemoniata della moglie di Nambi, mi pare troppo splatter. 

12 marzo 2019

R A E E S



Nel 2007 Rahul Dholakia realizza lo straordinario Parzania, aggiudicandosi meritatamente il National Film Award per il miglior regista. Nel 2010 regala a Sanjay Dutt un ruolo intrigante in Lamhaa. Ero dunque curiosa di scoprire il trattamento riservato alla superstar Shah Rukh Khan in questa pellicola. 
Raees mi è piaciuto parecchio. La confezione è superlativa grazie ad un eccellente cast tecnico. La sceneggiatura è dinamica, e riesce a personalizzare un soggetto promettente ma certo non originale, sorprendendo lo spettatore malgrado la prevedibilità della trama. Sai cosa sta per accadere, eppure ne rimani quasi stupito quando accade. La narrazione è fitta, tesa, coinvolgente. Raees offre emozioni e atmosfere diverse raccontando una vita per molti aspetti eccezionale. La carica adrenalinica di temerarietà, sfrontatezza e ambizioni nell'ascesa. La stabilità nell'alternanza di crimini violenti, affetti e altruismo. Infine il tono luttuoso della disfatta.

Due cose mi hanno colpita. La prima è la secolarizzazione, e vi ricordo che Raees è un costoso esemplare di cinema popolare indiano, nonostante il curriculum autoriale del regista. Una conquista non facile riempire le sale quando il mantra del protagonista è "nessuna religione è più importante degli affari". La sceneggiatura, accennando ad un attentato terroristico di probabile matrice islamica, suggerisce un'implicazione piena di sfumature (che non rivelo per evitare spoiler). Visti i tempi, non saranno mancati mormorii di disapprovazione. 
La seconda è lo spazio concesso all'antagonista, e la cura nella presentazione e nell'immagine (in senso lato, non solo estetico). Il potere che l'antagonista sprigiona dallo schermo è pari per rilevanza a quello di Raees, e il finale lo premia. 

Le performance mi hanno elettrizzato. La coppia Shah Rukh-Nawazuddin Siddiqui funziona a meraviglia. Le interazioni sono superbe: il rapporto che si instaura fra loro è talmente esclusivo da annientare il resto del cast (pur in larga parte molto valido). Majmudar è un cacciatore raffinato. Raees una preda ambita, pericolosa quanto Majmudar, e sfuggente. Il film si poggia sostanzialmente su questo nervo sotterraneo che tende la storia sino a spezzarsi (e a spezzarla) nel tragico epilogo. 
Nawazuddin è splendido. L'attore è dotato non solo di enorme talento, ma anche di un'aura irresistibile, sua propria, che si discosta da tutto quanto già visto. Di aspetto piuttosto insignificante, Nawazuddin buca lo schermo con occhi brillanti e con uno stile personalissimo. In Raees impone il peso del suo personaggio. Majmudar è chirurgicamente preciso, baciato dal dono di una sottile ironia.
Shah Rukh è indimenticabile. Indimenticabile. Una delle migliori interpretazioni della sua carriera. Ogni sguardo, ogni movimento nascondono una furia interiore pronta a deflagrare. Il suo Raees è violento e totalizzante, scritto in modo magnifico. SRK, in forma divina, affonda senza esitazioni o ripensamenti in Raees, dimentico di se stesso. La superstar perde e acquista, in un rapporto alla pari con il suo personaggio. In questa pellicola SRK è più che mai sinonimo di carisma. Zittiti i detrattori (esistono?), fugati i dubbi (dubbi?) dei sostenitori, l'attore mostra al mondo intero di che stoffa è fatto e di cosa è capace. 

TRAMA

Il piccolo Raees, avviato al commercio non proprio legale, è purtroppo miope. Gandhi in questi frangenti non aiuta. Il generoso medico di quartiere sì. Raees può finalmente ammirare estasiato l'ampiezza degli orizzonti ed immaginare il futuro. Sullo sfondo, il proibizionismo in Gujarat. Raees apprenderà più di un modo per aggirarlo, attirando così l'attenzione di Majmudar, ispettore integerrimo e implacabile.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* Le sequenze d'azione sono tutte di altissimo livello. SRK è spietato, collerico, invincibile. Il pestaggio al macello, l'inseguimento sui tetti, l'omicidio di Jairaj, e la migliore di tutte: l'incendio al corteo politico. Un applauso all'ideatore e a Dholakia.
* La prima apparizione di Nawazuddin Siddiqui (davvero coraggioso).
* Eh, beh. Gli sguardi del Re. Ad esempio (ma potrei citarne mille): vogliamo mettere la scena del collirio dal medico?
* L'espressione disinteressata del Re al cospetto di Sunny Leone. Impagabile.

ASSOLUTAMENTE DA DIMENTICARE

* Ma le poltrone rococò di Musa? Rococò?? Quasi svenivo.

RECENSIONI

Mid-Day: ***
"This underworld drama is so over-packed with material that either 148 minutes of this film will seem too long to you, which it is; or in fact, far too short to patiently absorb the story of the rise and fall of an Ahmedabadi bootlegger don - without the audience feeling slightly hung-over by a breathless narrative-overload. At its core though, this script is a very Salim-Javed 'angry young man' type from the '70s. There is, of course, the prologue - a boy who grows up to become a don. The story itself is centred on the reigning hero (Shah Rukh Khan), playing a character with shades of grey, and a conscientious cop (Nawazuddin Siddiqui, striking swagger) - making this equally a fine battle of morals, and tremendous wit. (...) Over the past year or so (Fan, and now this), it does appear that SRK has been working hard to unlearn playing the super-star he's known to be, gradually gravitating towards painstakingly written, alternate characters you can also remember him for. (...) The film mixes research, realism, and more than a whole lot of 'Bollywood' to look exclusively into the politics and the inevitable underworld around the booze-trade in prohibitionist Gujarat of the '80s. (...) Between the don on the run, the cop on the chase, there are so many facets to Raees, recounted through a gasping episode after another that you wished the filmmakers had calmed down just for bit, given us few moments to pause and soak in the material. They could have turned this into a fantastic Narcos like television series. There's nothing niche about a Spanish show being loved by global mainstream audiences anymore, by the way. Yeah, we'd love to see SRK attempt his own version of a Pablo Escobar. For now, Raees will certainly do".
Mayank Shekhar, 24.08.17

Cinema Hindi: **** 1/2
Punto di forza: un ciclopico Shah Rukh Khan, affiancato da un magistrale Nawazuddin Siddiqui.
Punto debole: i numeri musicali sono maldestramente innestati nella narrazione; Mahira Khan non mi ha del tutto delusa, ma avrei preferito un'attrice più tosta accanto a SRK, e il personaggio di Aasiya è troppo fiacco. 

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Shah Rukh Khan - Raees
* Nawazuddin Siddiqui - Majmudar, ispettore di polizia
* Mohammed Zeeshan Ayyub - Sadiq, amico fraterno di Raees
* Mahira Khan - Aasiya, moglie di Raees
* Atul Kulkarni - Jairaj Seth
* Sunny Leone - item song Laila Main Laila

Regia: Rahul Dholakia
Colonna sonora: compositori vari, fra cui Ram Sampath, che ha firmato anche l'accattivante tema del film.
Traduzione del titolo: "Raees is a commonly used Urdu word which literally means a group leader, a ruler, or a rich person. However, over the time, the most common usage of the word seems to have shifted towards rich, and today mostly raees is used for rich". BollyMeaning
Anno: 2017

CURIOSITA'

* Raees pare ispirato alla vita del gangster Abdul Latif.
* Shah Rukh Khan e Mohammed Zeeshan Ayyub si ritroveranno sul set di Zero.
* Riferimenti a Bollywood: Sridevi, Amitabh Bachchan.

GOSSIP & VELENI

* Raees si è sfortunatamente trovato invischiato nella polemica scoppiata dopo un attentato terroristico avvenuto pochi mesi prima della distribuzione del film. Non è questa la sede adatta per approfondire l'argomento. Mi limito a rammentarvi la richiesta, avanzata ai tempi e invocata da più parti (e riproposta anche in altre occasioni, inclusa qualche settimana fa), di non scritturare artisti pachistani. Mahira Khan, la protagonista di Raees, è pachistana. Da qui il delirio. La vicenda in generale, e non solo strettamente in relazione a Raees, si commenta da sola.
* Durante un evento promozionale a sostegno di Raees, la calca micidiale causata dalla presenza di Shah Rukh Khan ha purtroppo causato la morte di un fan dell'attore e il ferimento di altre persone.