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28 gennaio 2012

24 - STAGIONE 8



Un paio d'anni fa la notizia aveva elettrizzato i media indiani: ad Anil Kapoor era stato affidato un ruolo nell'ultima stagione della celebre serie televisiva americana 24. Temevamo che la sua fosse solo una particina da comprimario con poche battute, invece il nostro Anil compare in ben 15 episodi dei 24 totali. E le sorprese non sono finite. Non è questa la sede opportuna per approfondire le ragioni del successo di pubblico e critica conseguito dalla serie, o per segnalarne le lacune. Ci limitiamo a ricordarvi che, secondo Wikipedia, la rappresentazione, nelle stagioni precedenti, dei personaggi di religione musulmana aveva suscitato qualche perplessità. L'ottava stagione, da questo punto di vista, prova a smentire i suoi detrattori.

Non dimentichiamo che 24 è una serie televisiva americana di genere d'azione, con cast affollato, il cui scopo principale è quello di intrattenere. Quindi sbalordiscono la relativa ampiezza, la crucialità e la definizione del ruolo di Omar Hassan, presidente di un Paese islamico di fantasia: il suo è un personaggio elegante, sfaccettato, umano. E come se non bastasse, fra i politici di rango elevato rappresentati nella stagione, Omar è l'unico ad uscirne a testa alta. Malgrado il coinvolgimento sentimentale con una giornalista americana (a cui, da vero gentiluomo, resta accanto in un momento critico), malgrado la furia epuratrice a seguito del fallito attentato alla sua persona, la figura di Omar risulta la più positiva, non solo se rapportata a quella del presidente russo (colpevole di crimini gravissimi), ma persino - badate bene - se rapportata a quella della presidente americana (costretta addirittura a dimettersi). C'è da chiedersi come il pubblico americano abbia reagito all'inusitato capovolgimento morale nei ruoli: i buoni questa volta sono i musulmani, i cattivi gli americani.
Quanto ai dialoghi, le battute meno di genere sono state in larga parte affidate ad Omar e alla moglie Dalia. I terroristi islamici che fanno da corollario alla vicenda, pur con i cliché tipici dei personaggi minori, vengono rappresentati, almeno nel look, in modo inusuale: gli attori Tarek Jafar Ramini e Mido Hamada sono attraenti e fascinosi (troppo per sembrare veri). A differenza dei colleghi russi, sempre pesantemente stereotipati.

Anil Kapoor basterebbe da solo a soddisfare la golosità bollywoodiana. Ma c'è dell'altro. La figura del protagonista Jack Bauer ricorda moltissimo l'eroe tipico dei film d'azione della tradizione cinematografica indiana. Tutto d'un pezzo, sempre pronto al confronto fisico, cavaliere solitario forse con qualche macchia ma di sicuro senza paura, vendicatore, giustizialista, incline alle roboanti esecuzioni sommarie. I set lucidati a nuovo e ipertecnologici ci ricordano che siamo negli USA, ma la connotazione di Bauer ci conduce di colpo nella violenta Mumbai, pullulante di invincibili angry young men collocati non propriamente contro la legge, bensì in qualche indistinta zona al di là.

Anil Kapoor e Necar Zadegan - 24
TRAMA

Jack Bauer (Kiefer Sutherland) è fuori dal giro. Ma la soffiata di un suo informatore lo catapulta di nuovo al CTU, l'agenzia speciale antiterrorismo. Vi è in atto un complotto per uccidere Omar Hassan (Anil Kapoor), presidente di un Paese islamico, temporaneamente a New York per siglare uno storico accordo di pace con russi e americani. Parte la lotta contro il tempo. In sole 24 ore succederà di tutto: attentati, tradimenti, intrighi, omicidi, esecuzioni, inseguimenti, esplosioni, minacce nucleari, mafia russa, terrorismo islamico, sangue a fiumi, molta azione, poco amore, qualche lacrima.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* Anil Kapoor, sempre raffinato nelle sue funzioni di presidente e impeccabile nelle scene madri.
* Jack Bauer che incide il tubo digerente ad un ostaggio (vivo, anche se supponiamo per poco...) e che poi (ehm) espianta l'intestino abbandonandolo sul pavimento, allo scopo di recuperare una SIM precedentemente ingoiata. E non finisce qui: Jack Bauer che  stacca l'orecchio ad un politico con un morso. Cosa dire? Bollywoodiano dentro e non saperlo.

RECENSIONI

Cinema Hindi: ***
Punto di forza: (siamo di parte) Anil Kapoor (****)
Punto debole: (siamo di parte) i nove episodi privi di Anil Kapoor


Anil Kapoor, Kiefer Sutherland e Necar Zadegan - 24
SCHEDA DELLA STAGIONE

Cast:

* Kiefer Sutherland - Jack Bauer
* Anil Kapoor - presidente Omar Hassan
* Mary Lynn Rajskub - Chloe O'Brian, collega di Jack
* Freddie Prinze Jr. - Cole Ortiz, collega di Jack
* Cherry Jones - presidente Allison Taylor
* Katee Sackhoff - Dana Walsh, collega di Jack e fidanzata di Cole
* Necar Zadegan - Dalia Hassan, moglie di Omar
* Nazneen Contractor - Kayla Hassan, figlia di Omar e Dalia
* Annie Wersching - Renee Walker, collega di Jack
* Mykelti Williamson - Brian Hastings, capo del CTU
* John Boyd - Arlo Glass, collega di Jack
* Akbar Kurtha (Syriana) - Farhad Hassan, fratello di Omar
* Tarek Jafar Ramini (Batman Begins) - Tarin Faroush, capo della sicurezza di Omar
* Mido Hamada - Samir Mehran, capo dei terroristi islamici

Regia: Brad Turner, Milan Cheylov, Nelson McCormick, Michael Klick
Anno: 2010
Anil Kapoor e Annie Wersching - set di 24
CURIOSITA'

* Piccolo riassunto kapooriano: Anil appare in 15 episodi, esce di scena nel 16mo, il 12mo sembrerebbe quello con la sua partecipazione più lunga. Se non avete voglia di sorbirvi tutta la stagione, gli episodi che offrono l'interpretazione migliore di Anil sono il 12mo, il 14mo, il 15mo e il 16mo (promo del 15mo e del 16mo episodio). La voce italiana è quella di Pasquale Anselmo, doppiatore ufficiale di Nicolas Cage. Caratteristiche bollywoodiane del personaggio: l'opulenza patinata, il fratello traditore, l'amore di una donna biondissima, il lato drammatico e quello tragico, un paio di scene d'azione (Omar in un'occasione salva persino la vita a Jack Bauer), qualche breve discorso enfatico, una lacrimuccia, il sacrificio. Breve intervista video. Video con commenti di Kiefer Sutherland sulla performance di Anil Kapoor.
* La casa di produzione di proprietà di Anil Kapoor, al termine di un anno di trattative, lo scorso novembre ha acquistato i diritti di 24, allo scopo di realizzarne un remake hindi, al quale dovrebbe comunque contribuire il team internazionale originale. La serie verrebbe successivamente doppiata in altre lingue indiane. Anil Kapoor dovrebbe ricoprire il ruolo del protagonista, Jack Bauer, ruolo portato al successo da Kiefer Sutherland. A tale proposito, Anil ha dichiarato a The Times of India: 'È un grandissimo onore, ma sono ansioso perché Jack è un'icona, come Batman. È amato in tutto il mondo. Come attore e come produttore, è per me una grossa responsabilità. Farò del mio meglio, e se otterrò anche solo un poco del successo raggiunto da Kiefer, sarò felice'. Aggiornamento del 23 agosto 2013: a partire da ottobre andrà in onda la serie hindi prodotta da Anil. L'attore interpreta il ruolo del protagonista, Jai Singh Rathod. Ad affiancarlo in questa elettrizzante avventura: Anupam Kher, Shabana Azmi, Tisca Chopra, Rahul Khanna e Mandira Bedi. La regia è affidata ad Abhinay Deo. La sceneggiatura è firmata da Rensil D'Silva.
* Nazneen Contractor nel 2010 ha sposato l'attore di origine italiana Carlo Rota che in 24 interpreta il ruolo del marito di Chloe O'Brian (nell'ottava stagione il suo personaggio però non compare).
* Freddie Prinze Jr. ha interpretato il ruolo del protagonista nell'orrendo Wing Commander, uno dei peggiori film di fantascienza della storia del cinema (girateci al largo).

(Ringraziamo Massimo Raimondi per il prestito del cofanetto dei DVD).

Kiefer Sutherland, Anil Kapoor, Mary Lynn Rajskub, Katee Sackhoff e Freddie Prinze Jr.




Locandina serie hindi

25 aprile 2011

HISSS

Jennifer Lynch, regista di questa produzione targata India-USA, sembra abbia lasciato il set poco prima della fine delle riprese  a causa di alcune divergenze con i produttori.
Pare che Jennifer  volesse una storia d'amore senza musiche e danze, mentre la produzione desiderava un horror in perfetto stile bollywoodiano. Non sapremo mai che cosa avesse in mente la regista statunitense, possiamo solo anticipare che in Hisss, lontano da essere perfetto da qualsiasi punto di vista, non c'è alcun balletto. E questa è solo una delle pecche del film!

TRAMA

George States (Jeff Doucette), malato di un tumore al cervello all'ultimo stadio, è in India per cercare il nagmani, una deposito che si formerebbe nel cappuccio dei cobra, a volte a forma di perla (le perle del cobra), e che, secondo le leggende, donerebbe potenza e l'immortalità. Il suo piano è quello di rapire il cobra maschio come esca per la femmina.
Lo spregiudicato George States, però, non ha fatto i conti con un polizziotto scrupoloso Vinod Gupta (Irrfan Khan) e con la furia della femmina del serpente più aggressivo al mondo, durante il  suo periodo di ovodeposizione.

RECENSIONI

The Times of India **
Tutto ciò che Mallika Sherawat fa in Hisss è essere un serpente che si strugge per il suo amante o che inghiotte le sue vittime, oppure trasformarsi in una donna che si aggira seminuda per la città. Hisss non è nè femminista nè mitologico, ed ottiene l'effetto contrario a quello desiderato. Mallika attira l'attenzione solo quando cambia pelle per trasformarsi da serpente a donna e da donna a serpente. Per il resto, il soggiorno del suo personaggio nel mondo degli esseri umani è un racconto lungo e distratto che sembra non portare da nessuna parte. Non meraviglia, quindi, che un attore raffinato come Irrfan Khan si mostri quasi sempre confuso e sembri accendersi solo in compagnia di Divya Dutta. Un film come Hisss avrebbe dovuto colpire per i suoi effetti speciali, ma la carneficina che il serpente provoca è grottesca, e la trasformazione da seduttrice a rettile è più buffa che coinvolgente.
Nikhat Kazmi, 22.10.10
La recensione integrale.

Hindustan Times *
Molti uomini concorderanno: Mallika Sherawat è sexy sino a quando non apre bocca, e per fortuna in Hisss non pronuncia una parola.
Mayank Shekhar, 22.10.10
La recensione integrale.

Diana ** 2/5
Un film dalla sceneggiatura sciatta; banale per essere un horror e ridicolo per essere una pellicola seria su antichi miti ed inquietanti leggende. Il punto di forza, se così vogliamo chiamarlo, di Hisss sono un certo senso del grottesco e le scene splatter, per chi abbia voglia di un diversivo senza troppe pretese.
Irrfan Khan sembra passare dal set per caso: che non sia riuscito a dire di no, senza neppure leggere il copione, all'ennesima regista internazionale che lo ha richiesto?
Divya Dutta pur avendo una parte microscopica è la migliore del cast: la classe non è acqua.

Il brutto:
- Gli effetti speciali. In particolare i serpenti, i più piccoli, come il più grande, sono finti in modo troppo evidente.
- Le allusioni sessuali, con tanto di gemiti e sospiri, affidate a Mallika. A lei che deve strisciare nuda nel fango fingendo che si tratti di una situazione erotica, va tutta la nostra solidarietà.

Il bello:
- Il make up che permette la trasformazione di Mallika da serpente a donna e da donna a serpente.
- Alcune scene disgustose che danno il voltastomaco. Infastidiscono ed attraggono allo stesso tempo.
Da guardare a digiuno.

LA SCHEDA DEL FILM

Cast:
la donna serpente - Mallika Sherawat  
Vinod Gupta - Irrfan Khan
George States - Jeff Doucette
Maya V. Gupta - Divya Dutta

Scritto e diretto da Jennifer Lynch

Prodotto da Govind Menon, Vikram Singh, Ratan Jain e William Sees Keenan

Musiche di Alexander Bubenheim

Anno 2010

CURIOSITA'

- Jennifer Chambers Lynch è la figlia del regista di culto David Lynch. Hisss è il suo terzo film.

- Robert Kurtzman, sceneggiatore, regista, produttore ed importante creatore di effetti speciali (ha lavorato a film come Dal tramonto all'alba e Hulk), ha curato l'immagine di Mallika Sherawat.

- Per la promozione di Hisss, Mallika Sherawat ha partecipato al Festival del Cinema di Cannes, posando per i fotografi abbracciata a diversi serpenti, tra cui un pitone di più di sei metri.
Le foto e il video.

Hisss è stato girato contemporaneamente in inglese e in hindi. Ne è, inoltre uscita nei cinema la versione tamil, telugu e malayalam.

Il sito ufficiale del film.

03 novembre 2010

GANGOR


In questa quinta edizione del Festival Internazionale del Film di Roma sono stati presentati due film indiani: My Name is Khan e Gangor, una coproduzione italo-indiana in concorso, che alla prima di domenica 31 ottobre ha strappato al pubblico in sala 4 minuti di applausi.

TRAMA

Il fotoreporter Upin (Adil Hussain) è in Purulia, nel Bengala, per un'inchiesta che testimoni e denunci le violenze a cui sono sottoposte le donne del villaggio. Conosce Gangor (Priyanka Bose) e ne rimane rapito. E' proprio una foto di Gangor, ritratta mentre allatta il figlio, a finire in prima pagina. L'articolo solleva un grosso scandalo le cui drammatiche conseguenze ricadranno su Gangor e Upin.

RECENSIONI

L'Unità
...Il tema è nobilissimo, ma raccontato con eccessi didascalici, e con buchi di sceneggiatura che rischiano di diventare voragini. Spinelli è un appassionato conoscitore dell’India (tra l’altro, dirige dal 2000 un festival di cinema asiatico che si svolge a Roma) ma le sue buone intenzioni sembrano mescolarsi con quelle, disastrose, del suo protagonista...
Alberto Crespi, 01.11.10
L'articolo integrale.

La Stampa
...senza una sola sfumatura folcloristico-turistica, sa mostrare l’India meno nota e più profonda...
Lietta Tornabuoni, 01.11.10
L'articolo integrale.

Diana **1/2

"Le ricerche compiute negli ultimi dieci anni sono concordi: la violenza contro le donne è endemica, nei paesi industrializzati come in quelli in via di sviluppo. E non conosce differenze sociali o culturali: le vittime e i loro aggressori appartengono a tutte le classi e a tutti i ceti economici. " (Claudia Di Giorgio - La Repubblica). Che si tratta di violenza domestica oppure no.
Gangor affronta il tema dalla parte delle donne che vivono nelle campagne indiane, nei villaggi tribali.
Il film è a tratti duro ma raggiunge lo scopo di sensibilizzare, indurre la riflessione e tocca il cuore. E' girato in modo asciutto, senza morbosità. Peccato che non scavi più a fondo nelle motivazioni di Upin e non sviluppi più diffusamente il tema della solidarietà che matura tra le donne del villaggio, convincendo solo in parte.

Il bello:
- I colori dell'India.
- L'interpretazione di Priyanka Bose: la sua Gangor è affascinante ed intensa.

Il brutto:
- Qualche incongruenza della trama.
Difficile, per esempio, credere che un uomo indiano, un giornalista, perfettamente consapevole della società in cui vive e recatosi a Purulia proprio per documentarne la drammatica realtà, decida di illustrare un articolo contro la violenza sulle donne con la foto di una madre che allatta a seno nudo. Upin viola per primo l'intimità di una donna sola, povera, vulnerabile che vive in un villaggio culturalmente arretrato, nel quale stupri e violenze sono un problema quotidiano.

SCHEDA DEL FILM

Cast:
Adil Hussain - Upin
Priyanka Bose - Gangor
Seema Rehmani - Shital
Samrat Chakrabarti - Ujan

Regia di Italo Spinelli

Prodotto da Angelo Barbagallo, Vinod Kumar e Isabella Spinelli

Musiche di Iqbal Darbar

Anno: 2009

CURIOSITA'

- Video conferenza stampa Gangor a Roma

- Le foto del red carpet

- A Roma, in occasione del Festival, era presente anche Mahasweta Devi, l'autrice del racconto, Dietro il Corsetto, a cui è ispirato Gangor.

- Note di regia di Italo Spinelli.

-L'articolo di The Times of India dedicato a Gangor. (Grazie a Cinema Hindi per la segnalazione)


La pagina del sito del Festival del Film di Roma dedicata a Gangor

15 giugno 2009

HEAVEN ON EARTH


Con 'Videsh' siamo lontani anni-luce dagli scintillanti successi dei NRI (Non Returning Indians) rappresentati nei patinati film di Karan Johar o della Yash Raj. I personaggi sono Indiani emigrati in Canada, ma il loro tenore di vita è tutt'altro che invidiabile: dividono un angusto appartamento il cui canone è talmente oneroso che, per onorarlo, sono costretti ad affittare i posti letto durante il giorno a lavoratori notturni. L'ombra pesante della disoccupazione rabbuia un'esistenza priva di speranza. I caratteri sono esacerbati. I rapporti avvelenati. La protagonista, spedita da sola aldilà dell'oceano per sposare uno sconosciuto, si ritrova imprigionata in un matrimonio combinato che non soddisfa nemmeno il neo-marito, costretto a contrarre il legame per necessità di denaro: la dote portata dalla ragazza e il misero salario da lei guadagnato come operaia consentono a lui e alla sua famiglia di sopravvivere pur fra gli stenti. L'uomo, inasprito dall'umiliazione, prigioniero a sua volta di relazioni di sangue - soprattutto quella materna - colme di rancore e di acide pretese più che di affetto vero, reagisce con violenza picchiando la moglie, ma senza provare alcuna soddisfazione. Non si instaura un legame, seppur brutale, fra i due coniugi neppure durante le botte. Al contrario: lui spinge la donna via da sè, come a volerla cancellare. Come a volersi cancellare.

La disumanità, nel senso di assenza di umanità, caratterizza l'indistricabile groviglio di relazioni nel quale i personaggi si muovono. Silenziosamente. Lentamente. La neo-sposa ne tocca con mano il gelo, e non trova solidarietà nemmeno fra le altre donne. Malgrado la promiscuità soffocante, la distanza fra loro è abissale.

Come reagisce la nostra istruita, disorientata, sradicata eroina? Con una preoccupante regressione. Si chiude al mondo esterno, si spinge dentro di sè per nascondersi, sempre più in fondo. Nei momenti bui si racconta filastrocche attinte alla mitologia parlando di sè in terza persona. E si crea una sorta di compagno immaginario, che ha le sembianze esteriori del marito, ma che, al contrario di lui, le offre quel calore umano di cui la ragazza ha bisogno. L'alienazione è talmente profonda che realtà e fantasia si confondono.
Ma in un estremo atto di autoconsapevolezza, prepara la fuga.

Preity Zinta è di una bravura impressionante. Regge da sola il peso di un film non facile, fatto di silenzi e di movimenti ovattati. Lo sguardo smarrito che a poco a poco si spegne, le espressioni pietrificate, le emozioni trafitte e raggelate. Tutto in lei è perfetto.

La regia mantiene un basso profilo, esaltando così lo squallore delle vite e delle vicende. Le inquadrature sono ravvicinate, mostrano sempre e solo una piccola porzione di realtà, e contribuiscono ad accentuare l'aspetto claustrofobico del film. La scenografia e la fotografia sono quindi volutamente sottotono. La pellicola ne esce impoverita, ma è un difetto marginale.
L'unico vistoso errore è nella sceneggiatura: l'ordalia alla quale si sottopone la donna.

TRAMA

Chand (Preity Zinta) parte per il Canada piena di paure e di speranze per contrarre matrimonio. Il marito (Vansh Bhardwaj) si rivela un uomo ombroso e distante. La loro vita coniugale è fatta di silenzi, di rifiuti. E di botte.

RECENSIONI

The Times of India: **
'Dopo 'Provoked' di Jamohan Mundra, è Deepa Mehta ad indagare sugli abusi domestici subiti da sfortunate donne indiane spedite in terra straniera dalle loro famiglie. Ma 'Videsh' ad un certo punto perde completamente il contatto con la realtà: pozioni magiche, credenze mitiche, un climax melodrammatico. Il film ottiene risultati migliori nella fotografia (Giles Nuttgen) che cattura con glaciali primi piani gli interni claustrofobici della vita da NRI (*). La nuova famiglia di Preity è un ghetto di gente amareggiata che ha lasciato la propria casa in cerca del paradiso. E che finisce senza speranza, senza uno spazio, senza orgoglio. Preity Zinta nel ruolo della giovane sposa disincantata e priva di fascino regala una performance potente.'
(*) Non Returning Indians
Nikhat Kazmi, 26.03.09

Hindustan Times: *1/2
'Preity Zinta impregna di vulnerabile grazia il suo ritratto di una donna che vive costantemente nella paura. La storia ha i suoi buoni momenti (tutti riconducibili a Preity). Ma è un intrecciarsi incongruo di violenza ed alienazione domestiche con racconti antichi che, trasposti in un contesto canadese, semplicemente non funzionano. Preity Zinta, a suo credito, dà più di quello che riceve, attraversando realtà e fantasia con un'interpretazione meravigliosa. Il film non lo fa altrettanto bene.'
Shashi Baliga, 27.03.09

Cinema Hindi: ****
Punto di forza: Preity Zinta, con un'interpretazione che spezza il cuore
Punto debole: le sequenze col cobra (avete letto bene)

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Preity Zinta ('Salaam Namaste') - Chand
* Vansh Bhardwaj (attore teatrale, qui al suo debutto cinematografico) - Rocky, il marito

Regia e sceneggiatura: Deepa Mehta ('Earth')

Award:

* Preity Zinta si è aggiudicata il Silver Hugo Award come miglior attrice protagonista al Chicago International Film Festival

* Deepa Mehta si è aggiudicata il premio per la miglior sceneggiatura al Dubai International Film Festival

Traduzione del titolo: 'Paese straniero'. Termine sanscrito adottato in Punjabi, in Hindi e in altre lingue indiane moderne conservando lo stesso significato (ringraziamo Gina K.)

Anno: 2008, ma distribuito in India nel 2009, anche in una versione doppiata in Hindi (il film originale è in Punjabi e in Inglese)

Sito ufficiale: CLICCA QUI per visionare il trailer sottotitolato e per leggere le note molto esaurienti postate da Deepa Mehta

CURIOSITA'

* Heaven on earth è stato proiettato al Toronto International Film Festival 2008

* Deepa Mehta è emigrata in Canada nel 1973. Nella sua filmografia spicca soprattutto la cosiddetta 'trilogia degli elementi': 'Fire' (1996); lo splendido 'Earth' (1998) con Aamir Khan; 'Water' (2005) con John Abraham, distribuito anche in Italia. Circola la voce che stia per girare l'adattamento cinematografico del capolavoro di Salman Rushdie 'I figli della mezzanotte'

* Deepa Mehta ha incontrato Preity Zinta durante gli IIFA award del 2007 nello Yorkshire (alla regista, in quell'occasione, è stato consegnato un premio alla carriera), e le ha subito proposto il ruolo di Chand

* Nel sito ufficiale del film Deepa sottolinea che i temi affrontati da 'Videsh' sono tre: immigrazione, isolamento, potere dell'immaginazione

* Gli immigrati provenienti dall'Asia Meridionale sono i più numerosi in Canada, e fra loro la comunità Punjabi è la più folta (un milione di unità). Il film è ambientato a Brampton, nell'Ontario, la cui periferia viene denominata 'Bramladesh': i segnali stradali sono in Inglese e in Punjabi, lingua che sta rapidamente diventando la quarta più diffusa nel Paese

* Il film si è aggiudicato il Digichannel Audience Award come miglior lungometraggio all'edizione 2009 del River to River Indian Film Festival di Firenze (aggiornamento del 13.12.09). E sarà riproiettato nell'edizione del 2010 (aggiornamento del 24.11.10).

15 dicembre 2008

SLUMDOG MILLIONAIRE (THE MILLIONAIRE)


Danny Boyle, regista di Trainspottimg e The Beach, con la collaborazione dello sceneggiatore Simon Beaufoy (Full Monty), porta sullo schermo il romanzo Q and A di Vikas Swarup, pubblicato in Italia con il titolo Le dodici domande. Fedele nella sostanza al libro, il film è la storia di Jamal Malik che, seduto sulla sedia di Chi vuol essere Milionario? sta per rispondere alla domanda che vale venti milioni di rupie (trecentomila euro circa).
Com'è arrivato questo ragazzo di Mumbai, senza mezzi e senza istruzione, ad un passo dal vincere una tale somma?
Lo scopriamo durante lo svolgimento del quiz nel quale ad ogni risposta corrisponde un episodio della vita di Jamal. I suoi ricordi raccontano di una grande storia d'amore, della vita negli slum, degli scontri religiosi, della passione degli indiani per il cinema e i suoi divi , della tragica realtà degli orfani che vivono per strada di elemosina e della malavita organizzata in gang. Come in Maximum City di Suketu Metha e Shantaram di Gregory David Roberts, Mumbai e l’India diventano le protagoniste.
Slumdog Millionaire è duro, drammatico, emozionante ma anche ironico ed ingenuamente tenero. Rispettoso della realtà dell'India di oggi, pur essendo girato da un regista occidentale, strapazza e consola lasciando nel cuore una senzazione agrodolce.
Una menzione speciale va alla colonna sonora affidata ad Allah Rakha Rahman, compositore pluripremiato di grande talento, autore di soundtracks tra le più celebri del cinema bollywoodiano e non ( Dil Se..., Rangeela, Lagaan, Water ed Elizabeth: The Golden Age, solo per citarne alcune).
Vietato perdersi i titoli di coda.

Accolto all'estero con favore da critica e pubblico, il film è uscito in Italia con il titolo The Millionaire.

RECENSIONI:

Diana **** 4/5
Nel film sono inclusi piccoli, piccolissimi, fotogrammi da vecchie pellicole in cui compare Amitabh Bachchan. L'intera scena che omaggia la leggenda vivente del cinama indiano e che inizia con Jamal bambino all'interno di una latrina, è imperdibile: vale la pena di correre al cinema anche soltanto per godersi quella.

La Repubblica **** 4/5
"...Ben ritmato e appassionante, The Millionaire è anche un film astuto, smaliziato per come usa ingredienti di sicura presa, ma niente affatto banale...Quanto all' accogliente metafora di "Chi vuol esser milionario", conosciamo da tempo il fenomeno dell' identificazione di tante persone nei quiz che dispensano denaro, rito di speranza e riscatto per chi dalla vita ha ricevuto molto poco..."
di Roberto Nepoti
http://trovacinema.repubblica.it/film/critica/dettaglio/The-millionaire/353810/355072

Ciak****4/5
"...Il meccanismo del film è sontuoso, forse ripetitivo, ma senza dubbio avvincente...Danny Boyle non rinuncia ai suoi virtuosismi da regista ma prevale lo sguardo umanista..."
di Piera Detassis
http://trovacinema.repubblica.it/film/critica/The-millionaire/353810

SCHEDA DEL FILM

• Dev Patel - Jamal Malik
• Madhur Mittal - Salim Malik
• Freida Pinto - Latika
• Anil Kapoor - Prem Kumar
• Irrfan Khan - l'ispettore di polizia

Regia: Danny Boyle

Soggetto: Simon Beaufoy

Colonna sonora: Allah Rakha Rahman

Anno: 2008

Awards: sono già diversi i premi vinti da Slumdog Millionaire, tra cui

Best British Independent Film, Best Director e Most Promising Newcomer per Dev Patel ai British Indipendent Film Award 2008 e il People's Choice Award al Toronto International Film Festival 2008

c'è grande attesa per l'assegnazione dei Golden Globe, ai quali si è aggiudicato una nomination anche A.R. Rahman, e per gli Oscar che si terranno a Los Angeles il 22 febbraio 2009.

Produzione: Christian Colson, con la distribuzione di Fox Searchlight e Pathé

Sito Ufficiale: http://www.foxsearchlight.com/slumdogmillionaire

Curiosita':
• Pare che il regista abbia provinato centinaia di ragazzi alla ricerca di qualcuno che potesse interpretare Jamal, fino a che sua figlia diciassettenne non gli ha indicato il protagonista della serie televisiva inglese Skins, Dev Patel.

• Chi vuol essere Milionario? è un format inglese del 1998 esportato in tutto il mondo. Conosciuto in India come Kaun banega Crorepati? è stato condotto, con grandissimo successo di pubblico, da Amitabh Bachchan e, nell'ultima edizione, da Shahrukh Khan. E' possibile vedere le puntate di KBC presentate da Shahrukh Khan e sottotitolate in inglese collegandosi al sito: http://www.srkpagali.net/

Aggiornamento del 28.09.09

Tutti premi vinti da Slumdog Millionaire:

Agli Academy Awards 2009
. Best Picture
. Best Director, Danny Boyle
. Best Adapted Screenplay, Simon Beaufoy
. Best Cinematography, Anthony Dod Mantle
. Best Original Score, A. R. Rahman
. Best Original Song - "Jai Ho", A. R. Rahman and Gulzar
. Best Film Editing, Chris Dickens
. Best Sound Mixing, Resul Pookutty, Richard Pyke, and Ian Tapp

Algi BAFTA Awards 2009
. Best Film, Christian Colson
. Best Director, Danny Boyle
. Best Adapted Screenplay, Simon Beaufoy
. Best Cinematography, Anthony Dod Mantle
. Best Film Music, A. R. Rahman
. Best Editing, Chris Dickens
. Best Sound, Glenn Freemantle, Resul Pookutty, Richard Pyke, Tom Sayers, Ian Tapp

Ai Golden Globe Awards 2009
. Best Picture - Drama
. Best Director, Danny Boyle
. Best Screenplay, Simon Beaufoy
. Best Original Score, A. R. Rahman