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14 febbraio 2019

RAKHT CHARITRA I/II





Una storia estremamente tragica, estremamente violenta, ambientata in una città dell'Andhra Pradesh nella quale la brutalità e i massacri sembrano, agli sventurati abitanti che la popolano, l'unica realtà possibile. Non c'è nemmeno rassegnazione, solo un'anestetizzata indifferenza dettata dall'abitudine e dall'assuefazione. Milizie armate private ovunque. Forze dell'ordine impotenti quando non conniventi. Politici corrotti e disumanizzati. Discriminazioni castali. Giustizia e ordine sociale inesistenti. Un mondo primitivo intriso di ferocia, vendetta, sangue, morte. Privo di redenzione. Un film dell'orrore innestato nel quotidiano. Nessuno è innocente. Le vittime non perdono tempo a riciclarsi in carnefici, col plauso dei familiari. Le donne e i bambini non battono ciglio. Ram Gopal Varma, narrando le vicende curiosamente simili di Ravi e di Surya, sostiene che chiunque, spinto dalle circostanze, può trasformarsi in un assassino. Non esiste un limite fra vendetta personale e sterminio indiscriminato, perchè lo si valica agilmente quando il dolore viene compenetrato da un groviglio incendiario di orgoglio, odio e sete di potere. 

Il soggetto di Rakht Charitra, ispirato ad una storia vera, è esplosivo. La sceneggiatura è coinvolgente. C'è il giusto pathos. Alcune stupende scene drammatiche. Alcuni intriganti confronti. Un'ottima scena d'azione. Personaggi in larga parte ben delineati: hanno profondità psicologica, hanno un passato, hanno delle motivazioni. Affetti, principi, progetti. Le interpretazioni sono perlopiù di altissimo livello, anche nei ruoli secondari. Vivek Oberoi è ciclopico. Una forza della natura. Sostiene da solo il primo capitolo di RC. Non sono riuscita a staccare gli occhi un momento dal suo Ravi. Suriya è l'attore talentuoso che sappiamo. In lui tutto parla: sguardi, gesti, movimenti. Sudeep è affascinante e distaccato. Il suo è il personaggio meno intorpidito e più sornione, l'unico dotato di ironia, l'unico in grado di analizzare lucidamente quanto sta accadendo.

Passiamo ai difetti. Un petulante narratore introduce scenari o riassume eventi che potevano benissimo venire rappresentati. I dialoghi, talvolta stravaganti quanto il narratore, sono spesso silenziati a favore del commento musicale. I personaggi oscillano, e a tratti diventano caricaturali. Bukka è talmente sociopatizzato che solo la convinzione con cui l'attore lo interpreta riesce a renderlo meno surreale. Sarebbe stato un villain eccezionale in un tradizionale film bollywoodiano, ma in RC è eccessivo. Il ritmo è discontinuo. Nel secondo capitolo diverse sequenze sono girate al rallentatore senza necessità, e alcune inquadrature (ehm) rotanti mi hanno lasciata perplessa. Le scene di violenza sono a dir poco bizzarre, in bilico fra realismo e splatter
Avrei preferito un solo film, con un montaggio più secco e una narrazione più tesa.

TRAMA

Un appassionato leader politico di bassa casta, molto amato dai suoi seguaci, viene ucciso su ordine dei suoi ex alleati di casta elevata. Questo tragico evento segna l'inizio di una spirale di inaudita violenza.

RECENSIONI

Times of India: *** e ***
"Rakht Charitra è il racconto biografico della vita di Paritala Ravi, un politico che assurse al potere in Andhra Pradesh a dispetto dei suoi precedenti violenti, e che morì come visse: violentemente. Vivek Oberoi interpreta il ruolo del protagonista, uno studente gentile e timido che inizia la sua carriera allo scopo di vendicarsi dell'assassinio del padre e del fratello perpetrato da un politico locale. Successivamente finisce sotto la tutela di un attore trasformatosi in leader dell'opposizione, Shivaji Rao (Shatrughan Sinha). L'obiettivo è quello di ripulire il sistema e regolare i conti con il rivale (Abhimanyu Singh), senza dover condurre una vita da fuorilegge come i naxaliti. Ma ovviamente il metodo rimane lo stesso: fucili e sangue. Ad Hollywood nessuno comprende l'arte della violenza meglio di Tarantino. A Bollywood nessuno si crogiola nella violenza meglio di Ram Gopal Varma. RC sembra ispirarsi a Kill Bill, per la violenza spietata e non apologetica che esplode letteralmente in faccia allo spettatore con una pletora di immagini sanguinose. E come Kill Bill, anche RC è formato da due parti, e non rivela il volto di un personaggio nella prima. Ma le somiglianze finiscono qui. Mentre Tarantino stratifica il suo festino sanguinario come fosse filigrana, e lo sostiene con una narrazione avvincente, RGV esagera dall'inizio alla fine. RC è davvero eccessivo, da ogni punto di vista. La musica è assordante. La voce fuori campo è molesta e superflua. E il sangue è ovunque. Ma non è questo il problema: ciò che disturba in RC è la caratterizzazione di quasi tutti i personaggi principali - con l'eccezione di quello interpretato da Abhimanyu Singh -, che scorrono sullo schermo in cameo bruscamente interrotti non appena cominciano ad avere un impatto. Persino il protagonista rimane una figura-ombra, a cui vengono concessi alcuni esplosivi minuti qui e là che Vivek Oberoi gestisce bene. Vivek è in forma e interpreta il suo ruolo con misura e drammaticità. Ma il nostro eroe diventa un bimbetto docile dinanzi al fascino criminale del cattivissimo avatar di Abhimanyu Singh. Ciò che rende il film guardabile sono alcune parti che mostrano l'impronta magistrale del regista che ha ridefinito il genere d'azione nel cinema indiano con pellicole quali Shiva, Satya, Company. Inoltre c'è del fascino nel gusto di RGV di rimanere ostinatamente lontano dalla zuccherosità e dal sentimentalismo, nonchè di narrare l'indecente realtà indiana. RC è uno specchio brutale della confusione che, in India, si maschera da democrazia".
"Le prime sequenze del film riepilogano Rakht Charitra I, ma le scene si susseguono a ritmo talmente rapido da rendere la violenza e il dramma ancora più isterici. Abbastanza irritante. Di seguito la storia si dipana in modo simile, sebbene il risultato sia leggermente più accattivante. La violenza è stilosamente coreografata, le angolazioni delle inquadrature sono inusuali, le sequenze d'azione esplodono al rallentatore, aggiungendo un tocco surreale. I personaggi instaurano un legame col pubblico grazie ad alcuni emozionanti episodi. E sono da menzionare l'incontro ad alto voltaggio fra i due protagonisti e il loro duello verbale. Ram Gopal Varma non esita a presentare la politica indiana nella sua forma brutale. Sia Vivek Oberoi che Suriya offrono una performance potente. La pellicola appartiene essenzialmente a chi ha ideato le scene d'azione (Javed-Aejaz), finemente realizzate e adrenaliniche. Rakht Charitra non esplora nuovi territori come Satya e Company, ma rimane un film assolutamente da vedere per tutti i fan di RGV".
Nikhat Kazmi, 22.10.10 e 03.12.10

Hindustan Times: ** e * 1/2
"Una voce anziana, sovraeccitata e gracidante, narra il film. Sospetto che lo scopo fosse quello di suonare ubriaca, tanto quanto sembra esserlo Rakht Charitra. La mente è istupidita dalla tragicommedia del sangue. Ma Vivek Oberoi non recita in modo falso. Veniamo informati che la pellicola si basa su una storia vera. Credo che in qualche modo anche Tom & Jerry lo fosse. Solo che RC è per adulti che vogliono sfogare le proprie frustrazioni o visualizzare le fantasie più violente. Questo film è il solito buon vecchio dramma sul brigantaggio indiano tinto in toni seppia, con camera digitale, inquadrature dalle angolazioni bizzarre, montaggio più veloce e miglior budget. Non farebbe troppo danno se finisse qui, ma è pronto un seguito, se siete ancora assetati di sangue".
"La consapevole, comica misoginia dei film di Ram Gopal Varma è il solo aspetto che ancora ci intrattiene. Suriya è davvero solido. Per la maggior parte della pellicola il pubblico si chiede da quale parte guardare, dal momento che le immagini ruotano a 360 gradi, persino durante le conversazioni. Il film cerca un dramma che assomiglia ad un terremoto. Le riprese sono realizzate al rallentatore o sono esageratamente aggressive. Ad un certo punto l'effetto provoca nausea".
Mayank Shekhar, 23.10.10 e 04.12.10

Cinema Hindi: *** 1/2
Punto di forza: le superbe performance di Vivek Oberoi, soprattutto, e di Suriya
Punto debole: la narrazione poco fluida

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Vivek Oberoi - Ravi
* Suriya - Surya
* Sudeep - Mohan Prasad
* Radhika Apte - Nandini, moglie di Ravi
* Zarina Wahab - madre di Ravi
* Shatrughan Sinha - Shivaji Rao
* Abhimanyu Singh - Bukka
* Priyamani - Bhavani, moglie di Surya
* Sushant Singh - Shankar, fratello di Ravi

Regia: Ram Gopal Varma
Sceneggiatura: Prashant Pandey
Anno: 2010

CURIOSITA'

* RC si ispira alla vita turbolenta di Paritala Ravindra, uomo politico dello stato dell'Andhra Pradesh (da cui proviene lo stesso RGV). Accusato più volte di omicidio, è stato assassinato nel 2005.

08 dicembre 2011

NOT A LOVE STORY

Uscito la scorsa estate, l'ultimo film di Ram Gopal Varma è ispirati all'omicidio di Neeraj Grover. Un delitto che fece molto scalpore, per cui sono stati condannati  l'aspirante attrice Maria Susairaj e il suo compagno Emile Jerome Matthews.

TRAMA

Anusha Chawla (Mahi Gill) sogna di diventare una star. Il fidanzato Robin (Deepak Dobriyal), pazzo di lei, accetta che si trasferisca a Mumbai, per un limitato periodo di tempo, nel tentativo di sfondare.

RECENSIONI

The Times of India ***
Basato sul noto caso dell'attrice kannada Maria Susairaj, del suo fidanzato Jerome Matthew e del funzionario televisivo assassinato Neeraj Grover, Not a love story è un film sconvolgente perchè mostra i recessi brutali e oscuri di persone dall'apparenza normale. Ed è questo il punto di forza di NALS. Artisticamente forse non è il lavoro migliore di Ram Gopal Varma, ma l'esperienza che offre è agghiacciante. Gli assassini non provano mai rimorso, nè temono la punizione: vivono le loro vite come se nulla fosse accaduto. NALS si conclude bruscamente e lascia allo spettatore un senso di incompiutezza, però cattura l'attenzione. Sia Mahie Gill che Deepak Dobriyal infondono realismo nei loro personaggi. Il commento musicale crea un linguaggio suo proprio.
Nikhat Kazmi, 19.08.11
La recensione integrale.

Hindustan Times **
Ad alcuni le immagini in movimento causano una genuina emicrania. O almeno quelle contenute in Not a love story potrebbero farlo. La camera oscilla alla velocità della luce e la testa gira. Vi sono film di serie A, perlopiù determinati dalla popolarità delle star presenti nel cast, e quindi dal budget. E vi sono film di serie B, adorabilmente di cattivo gusto. Negli ultimi anni i lavori di Ram Gopal Varma si sono meritati una categoria del tutto propria. Dai tempi di Sarkar Raj (2008), NALS è la prima pellicola di Varma tratta da una sceneggiatura o comunque da un soggetto accattivante. E la location è il cuore della capitale pop-culturale indiana: la repubblica semi-indipendente di Andheri (*). La vicenda si basa sul sensazionale caso di omicidio di Neeraj Grover (2008), di cui anche i media in lingua inglese si occuparono principalmente per due ragioni (nessuna delle quali aveva a che fare con un cadavere in una borsa di plastica: un altro corpo è stato rinvenuto nelle medesime condizioni la mattina prima della distribuzione di NALS senza che il ritrovamento abbia eccitato i giornali di Mumbai). La prima: il contesto. La donna (Maria Susairaj) era un'aspirante attrice e l'uomo assassinato un funzionario di una casa di produzione. Poche professioni generano tanta curiosità nel pubblico quanto quelle correlate allo spettacolo, alla polizia e alla politica. La seconda: i dettagli macabri. Si presume che la donna e il suo fidanzato (Emile Jerome) consumarono un rapporto sessuale subito dopo aver commesso il crimine, nello stesso appartamento. Varma ha dunque raccolto un buon soggetto, e riesce a catturare l'attenzione dello spettatore. L'ambientazione è realistica. L'omicidio, narrato nel primo tempo, viene giustamente rappresentato con considerevole misura. Ma in seguito il regista sembra confuso su come proseguire, e l'imbarazzo si vede. NALS poteva imbastire una storia sulle procedure di polizia, sull'esempio di Black friday di Anurag Kashyap. Sono stati pubblicati degli estratti dal libro non ancora distribuito di Meenal Baghel, Death in Mumbai, dedicato appunto al caso di Neeraj Grover, nel quale l'autrice descrive l'insolita calma mostrata in pubblico da Maria ed Emile dopo l'omicidio. In NALS Zakir Hussain interpreta il ruolo dell'astuto ispettore capo, e la sua performance regala la parte migliore del film. Poi, improvvisamente, i due amanti vengono trascinati in tribunale. I genitori del defunto appaiono come personaggi irrilevanti. NALS non scava in profondità nè nei giovani protagonisti che inseguono un sogno nel mondo dello spettacolo, nè nelle raggelanti procedure di un infame caso di polizia, ma si limita a rappresentare il dramma così come riportato dai tabloid scandalistici. La narrazione è prevedibilmente lineare. Uno spreco. Consiglierei piuttosto di leggere il testo di Meenal Baghel.
(*) Andheri è un sobborgo di Mumbai (nota di Cinema Hindi).
Mayank Shekhar, 19.08.11
La recensione integrale.

Diana *** 1/2
Not a love story è un film, non è una ricostruzione o un'inchiesta. Il fatto di cronaca a cui è dichiaratamente riferito è solo una fonte d'ispirazione; per convincersene basta andare al cinema. Di Maria Susairaj e Emile Jerome Matthews ci si dimentica subito, perchè, per quanto efferato, il delitto in cui sono coinvolti è pittosto banale. A RGV non importa essere fedele alla realtà, nè offrire uno spettacolo che soddisfi la morbosa curiosità del pubblico. La vicenda in sè, infatti, non è interessante quanto la realizzazione. E' il regista e non il tema a fare la differenza.
Un delitto in fondo poco significativo diventa Cinema passando per le mani di RGV, amante delle figure di donna forti e complesse, maestro della cinepresa, capace di regalare allo spettatore inquadrature di grande impatto, intriganti e memorabili.

Il bello:
- La visione di RGV.
- La passione insana tra Anusha e Robin.

Il brutto:
- I due personaggi principali sono criminali spietati ma dilettanti. Commettono un errore dopo l'altro.
In questo caso però ciò che conta non è la storia.

LA SCHEDA DEL FILM

Cast:
Anusha Chawla - Mahi Gill
Robin Fernandes - Deepak Dobriyal
Ashish Bhatnagar - Ajay Gehi
Sam- Mahesh Thakur 
Anju - Prabhleen Sandhu
Ispettore Mane - Zakir Hussain
L'avvocato di  Anusha - Darshan Jariwala
L'avvocato di Robin - Ganesh Yadav
Savitri (la madre di Ashish) - Rasika Joshi

Scritto da Rohit G. Banawlikar

Diretto da Ram Gopal Varma

Prodotto da Sunil Bohra, Shailesh R. Singh e Kiran Kumar Koneru

Musiche di Sandeep Chowta

Distribuito da Bohra Bros Prod. Pvt. Ltd.

Anno 2011

CURIOSITA'

- I due bravi protagonisti, Mahi Gill e Deepak Dobriyal, vantano una filmografia di tutto rispetto. Mahi Gill ha vinto un Filmfare Critics Award for Best Actress nel 2010 per Dev D ed è nel cast di Gulaal, Dabangg, Utt Pataang e Saheb Biwi Aur Gangster. Deepak Dobriyal si è aggiudicato un Filmfare Special Performance Award nel 2006 per Omkara e nel 2010 un Apsara Award for Best Performance In Negative Role in Gulaal.

- Not a love story è stato completato in soli 20 giorni e parzialmente girato a Dheeraj Solitaire, l'edificio nel quale nel 2008 fu assassinato Neeraj Grover.

 - Una delle canzoni della colonna sonora del film è il riarrangiamento di Rangeela Re, notissima pezzo tratto da uno dei film migliori e più popolari di Ram Gopal Varma, Rangeela.
Ecco il video originale di Rangeela Re, protagonista Urmila Matondkar. E quello tratto da Not a love story.

- Sia Maria che Jerome Matthews hanno inviato a Ram Gopal Varma e al produttore Sunil Bohra una comunicazione tramite avvocato con la richiesta di abbandonare il progetto del film. Il regista ha più volte dichiarato che la pellicola non tratta la storia di Neeraj Grover ma è solo fiction.
L'articolo integrale.
L'intervista a RGV di Bollywood Hungama.

Il sito ufficiale del film.

02 giugno 2010

R A N N


Ram Gopal Varma con Rann torna alle altezze a cui ci aveva abituati. Sceneggiatura, regia e interpretazioni ruvide, intense, potenti. Sequenze indimenticabili. Graffio ironico. Ma anche una certa pacatezza appena percettibile sul fondo, forse dettata dalla rassegnazione dinanzi al triste spettacolo dell'avidità umana. O piuttosto dalla convinzione che chi raggiunge la cima - politici, industriali, baroni dei media - può solo scendere, prima o poi. E Ram, sornione, ci invita ad osservarne la caduta.

Dopo un lento inizio nel quale vengono introdotti i numerosi personaggi e vengono narrati gli antefatti, il film all'improvviso decolla. Di più: avvince, indigna, emoziona. La storia non racconta nulla di nuovo: la collusione fra politica e media (e grande industria), la diffusione di false notizie allo scopo di eliminare gli avversari politici, la gestione priva di principi etici dei mezzi di comunicazione, gli omicidi, la corruzione. Ma la sceneggiatura è compatta e convincente, impreziosita da dialoghi realistici. Fulminante la battuta pronunciata da Rajpal Yadav (giornalista televisivo) alla volta di Gul Panag (aspirante regista cinematografica): 'Le nostre professioni sono molto simili: entrambi creiamo lo stesso prodotto, solo che voi lo chiamate film e noi notizie'. La regia in moto perpetuo di Ram Gopal Varma ci regala chiaroscuri, acrobazie tecniche e inquadrature da brivido. L'ambientazione è asettica, modernissima, non patinata. La colonna sonora sembra mutuata da un film horror, ed è davvero efficace, opportunamente incastonata nelle immagini.

Altra particolarità di Rann: l'eroe (Purab) non è il protagonista bensì uno dei comprimari, un uomo mite e dimesso. Il protagonista (Jay) è un personaggio negativo ma sfaccettato, tormentato: Sudeep conferma le sue eccezionali doti d'attore. Ad Amitabh Bachchan è affidato il tesissimo climax, e la star incanta e cattura con il monologo forse più lungo della sua carriera: tredici minuti girati in un unico ciak che hanno scatenato l'applauso entusiastico della troupe sul set, nonchè del pubblico in sala in occasione della prima a Delhi. Quanto al resto del cast, ci aspettavamo qualcosa di meglio e di diverso da Yadav, il cui ruolo è mal scritto e male interpretato. Rann è un film tutto maschile: i personaggi femminili sono appena abbozzati e nessuna interpretazione da parte del cast femminile - con l'esclusione di quella di Gul Panag - colpisce particolarmente.

TRAMA

Purab (Riteish Deshmukh) viene assunto dal prestigioso canale di informazione India 24x7, gestito da Vijay Malik (Amitabh Bachchan). Jay (Sudeep), figlio di Vijay, tenta di convincere il padre a sensazionalizzare i programmi e ad accettare finanziamenti da parte di gruppi industriali, pena il crollo di audience e la chiusura del canale. Ma Vijay è irremovibile. Intanto il canale concorrente, Headlines 24, gestito in modo alquanto subdolo da un ex giornalista di India 24x7, Amrish (Mohnish Behl), continua la sua scalata verso il successo. Jay prende una decisione sofferta (e criminale) all'insaputa del padre: collabora ad un complotto politico ordito da Mohan Pandey (Paresh Rawal), aspirante primo ministro.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* La caduta morale di Jay Malik: le nevrosi, il conflitto interiore, il tradimento dei valori del padre e l'inganno, il terrore, il crollo a precipizio. Grande Sudeep.
* L'incorruttibilità di Vijay Malik, esponente di un mondo che sta scomparendo (che è già scomparso). L'espressione pietrificata dinanzi al tradimento. L'ultimo, dolente, memorabile commento televisivo. La disperazione devastante. Grande Amitabh.
* La criminalità della politica che viene vissuta come una recita perenne, un gioco nel quale conta solo vincere, a qualunque prezzo. Col personaggio di Mohan Pandey, Varma si diverte un mondo: ironia e sarcasmo a palate. Un esempio: Pandey, sporco dentro come una fogna, pulisce il palmo della mano all'anziana madre prima di imporselo sul capo. Grande Paresh.

ASSOLUTAMENTE DA DIMENTICARE

* L'episodio dell'intervista pilotata. Ma Rajpal: cosa combini?? Ma Ram: cosa gli fai combinare??

RECENSIONI

The Times of India: ****
E' coraggioso. E' grigio. Ed è anche molto attuale. Ram Gopal Varma torna al suo cinema da dissezioniamo la realtà con l'avvincente, pungente Rann, che ci mostra i retroscena delle notizie ad ogni costo, sindrome che sembra affliggere certi settori dei media. Come in Satya, in Company e in Sarkar, che raffiguravano il potere della criminalità organizzata indiana attraverso le lenti di un acuto quasi-realismo, anche Rann strappa la maschera della finta onestà ai canali televisivi che presentano qualunque cosa - mitologia, folklore, fantasia e persino falsità - come notizie. Non aspettatevi nessuna grande rivelazione: Rann semplicemente reitera ciò che avete sempre saputo. Che le notizie spesso non sono vere. Che la linea sottile fra notiziario e intrattenimento diventa sempre più confusa. Che esiste un legame fra politici, uomini d'affari e baroni dei media che trasforma il reporter in un burattino. E che sensazionalismo non è il solo slogan del momento nel mondo delle news: la rapidità è altrettanto fondamentale. Ma colpisce il modo in cui la storia viene narrata, come un thriller tirato e iroso. Gli espedienti sono un po' scontati, ma la sceneggiatura tiene perchè è ben strutturata. La fotografia di Amit Roy è molto stilosa e crea una tela che cattura e ribolle. Ma sono soprattutto le interpretazioni a pompare sangue e vita nei personaggi. Ram Gopal Varma non solo riesce a catturare l'attenzione dall'inizio alla fine con la sua narrazione tesa, ma orchestra in modo davvero magistrale le performance del suo ricco cast. Guida il gruppo Amitabh Bachchan, che trasuda gravità e regale nobiltà. Ammiratelo per la sua oratoria da manuale e per il suo discorso finale sul giornalismo pulito. Paresh Rawal è una rivelazione nel creare un personaggio di malvagità pura. Ma sono gli attori minori ad uscire di scena accompagnati dagli applausi: Sudeep con la sua intensità e le sue ombre, Rajat Kapoor col suo perfido charme, Riteish Deshmukh con la sua sobrietà, Mohnish Behl col suo nudo mantra da uomo privo di scrupoli, e Neetu Chandra in un ruolo da leggimi-negli-occhi. Rann è un'esperienza davvero affascinante.
Nikhat Kazmi, 28.01.10

Hindustan Times: **
Rann non denuncia e non spiega: è puro esercizio e basta, e non si discosta molto da ciò che giudica. Il tema della pellicola è serio e meriterebbe una riflessione globale sulla gestione delle notizie, sia da un punto di vista meramente commerciale che da un punto di vista istituzionale. Ma Rann non lo fa. Per un film determinato a investigare sui media, la poca cura riservata all'argomento è inquietante. Sembra più una gangster story, e mi preoccupa che questa stupidità venga percepita come verità. Sudeep è involontariamente umoristico. Bachchan, dignitoso e signorile come sempre, sembra più una guida spirituale che un giornalista televisivo, e regala un commovente monologo che poteva esserci offerto anche senza il corredo della pellicola. Varma si è limitato a valorizzare i lavori di Madhur Bhandarkar con inquadrature migliori (e con Bachchan, ovviamente).
Mayank Shekhar, 29.01.10

Cinema Hindi: ****
Punto di forza: le interpretazioni di Sudeep e di Amitabh Bachchan; la tensione che percorre gran parte del film.
Punto debole: l'interpretazione di Rajpal Yadav.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Sudeep (Phoonk) - Jay Malik, giornalista, figlio di Vijay
* Amitabh Bachchan - Vijay Malik, giornalista, responsabile del canale India 24x7
* Riteish Deshmukh (Aladin) in un ruolo insolitamente drammatico - Purab Shastri, giornalista di India 24x7
* Paresh Rawal - Mohan Pandey, aspirante primo ministro
* Mohnish Behl (Raja Hindustani, Duplicate) - Amrish Kakkar, giornalista, responsabile del canale Headlines 24
* Rajat Kapoor (Raat Gayi, Baat Gayi?) - Naveen, industriale, cognato di Jay e genero di Vijay
* Gul Panag - Nandita, aspirante regista cinematografica, compagna di Purab
* Rajpal Yadav (Chandni Bar) - Anand Prakash Trivedi, giornalista di India 24x7

Sceneggiatura: Rohit G. Banawlikar
Colonna sonora: Dharam & Sandeep (Main Aurr Mrs. Khanna), Bapi-Tutul (Bhoot), Jayesh Gandhi (Apne), Sanjeev Kohli (Veer-Zaara), Amar Mohile (Bhoot)
Fotografia: Amit Roy (Sarkar)
Montaggio: Nipun Gupta (Sarkar)
Traduzione del titolo: battaglia, guerra, lotta
Anno: 2010
Sito ufficiale

RASSEGNA STAMPA/VIDEO

* 30.10.08: testo di Ram Gopal Varma nel quale il regista presenta i personaggi e il cast di Rann
* 10.10.09: testo di Ram Gopal Varma dedicato a Rann
* 20.01.10, Hindustan Times: conferenza stampa a Delhi, dichiarazioni di Amitab Bachchan
* 21.01.10, The Times of India: conferenza stampa a Delhi, dichiarazioni di Ram Gopal Varma
* 24.01.10, The Times of India: intervista ad Amitabh Bachchan
* 25.01.10, Bollywood Hungama: intervista a Gul Panag
* 29.01.10: testo di Amitabh Bachchan dedicato alla prima di Rann a Delhi
* 30.01.10: testo di Ram Gopal Varma che riporta diverse recensioni di Rann e i relativi commenti dei lettori
* Video: Amitabh Bachchan presenta Rann
* Bollywood Hungama: intervista video ad Amitabh Bachchan, prima parte e seconda parte
* Times Now: intervista video ad Amitabh Bachchan, Ram Gopal Varma, Riteish Deshmukh
* Times Now: video della conferenza stampa a Delhi.

CURIOSITA'

* Il 16.10.2008 Ram Gopal Varma annuncia nel suo blog il progetto di Rann: 'Il modo in cui oggi vengono presentate le notizie le rende molto più avvincenti delle soap o dei thriller. L'aspetto peggiore è che questa presentazione ci piace talmente tanto che ne siamo diventati dipendenti'. Testo originale.
* La campagna pubblicitaria di Rann è stata gestita in modo molto intelligente. Nelle settimane precedenti la première, a partire dal 25 dicembre 2009, è stato distribuito in 500 multisala un quotidiano di 10 pagine, Rann Times, in 300.000 copie (clicca qui). Amitabh Bachchan si è presentato agli eventi promozionali nei panni di Vijay Malik, il personaggio che interpreta nel film. Per il canale televisivo Times Now si è addirittura prestato a condurre il notiziario della sera. Vedi anche: Amitabh Bachchan giornalista televisivo per Times Now, e i link al termine del testo.
* Il brano Jana Gana Mana Rann Hai, ispirato all'inno nazionale indiano, è stato proibito dalla corte suprema perchè ritenuto offensivo. Varma lo ha sostituito con Vande MataramDichiarazione rilasciata in proposito dal regista e riportata da Hindustan Times. Testi di Ram Gopal Varma dedicati a Jana Mana Gana Rann Hai: primo testo e secondo testo.
* E' stato lo stesso Amitabh ad imporre il nome di Vijay al suo personaggio, nome che gli ha portato fortuna in più di un film (Deewaar, Don, eccetera).
* Riferimenti a Bollywood: si cita un generico Sameer Khan presentato come l'attore musulmano più noto e amato (un riferimento a Shah Rukh Khan?).
* Film che trattano lo stesso tema: It's breaking news, anche se di livello decisamente inferiore. Per la corruzione politica vedi Satta.

GOSSIP & VELENI

* Riteish Deshmukh è figlio di Vilasrao Deshmukh, uomo politico del partito del Congresso e attualmente ministro del governo indiano.
* Mohnish Behl pare sia cugino di Kajol.
* Alla domanda posta da un blogger 'perchè tutti i personaggi in Rann hanno una moglie o una fidanzata tranne il personaggio interpretato da Rajpal Yadav?', Ram Gopal Varma risponde: 'Perchè è l'unico intelligente del gruppo'. Testo originale.
* Sudeep 'involontariamente umoristico'??

26 settembre 2009

A G Y A A T


Una troupe cinematografica si reca nella remota giungla cingalese per girare un film con il grande divo del cinema Sherman e la bellissima attrice Aasha. Moorthy, il produttore, è riuscito ad ingaggiarla con il ricatto. Sujal, l'aiuto regista, attendeva da tempo una tale occasione perché ha una cotta esagerata per Aasha, senza accorgersi che la sua assistente Sameera è perdutamente innamorata di lui. Oltre a loro, il gruppo comprende anche JJ (il regista), Rakka (che si occupa delle scene d'azione), Laxman (il tuttofare che segue Sherman ovunque) e Shakky (il direttore della fotografia).
A causa di un guasto alla cinepresa le riprese si interrompono. Per ammazzare il tempo, la troupe decide di fare una gita nel profondo della giungla guidata da Setu, un indigeno che sa perfettamente come orientarsi. Purtroppo Setu scompare e viene ritrovato morto poche ore dopo. I protagonisti cercano di ritrovare da soli la strada per tornare all'accampamento dal quale sono partiti ma si ritrovano inspiegabilmente sempre nello stesso punto.
La foresta tropicale se li prende uno ad uno...

Anno: 2009

Attori:

Pryianka/Nisha Kothari (Aasha)
Nitin Reddy (Sujal)
Gautam Rode (Sherman)
Rasika Duggal (Sameera)
Ishtiyak Khan (Laxman)
Ravi Kale (Rakka)
Howard Rosemeyer (JJ)
Ishrat Ali (Moorthy)
Kali Prasad (Shakky)
Joy Fernandes (Setu)

Recensione: *
La locandina è la parte migliore di Agyaat.
Varma deve ringraziare chi ha pubblicizzato il suo film creando un'aspettativa nettamente al di sopra del contenuto. Come nelle ultime imprese cinematografiche ispirate al genere horror a cui ha partecipato, i personaggi sono ben costruiti, al contrario della trama che lascia il tempo che trova. Sono decisamente più interessanti i battibecchi tra Sherman e Rakka o la love story tra Sujal, Aasha e la delusa Sameera dell'entità assassina. Se Varma si fosse concentrato maggiormente sulle tensioni dei protagonisti intrappolati in mezzo al nulla senza via d'uscita e avesse lasciato perdere l'entità soprannaturale assetata di sangue, probabilmente il risultato sarebbe stato migliore.
Agyaat raggiunge limiti inaccettabili per un regista del suo calibro: sembra una pellicola girata da un giovane emergente (e se così fosse allora si potrebbe anche apprezzare per l'originalità). Varma non può non sapere che un horror non funziona se la forza oscura che perseguita gli attori non viene né identificata né motivata, quantomeno nel finale! In The Blair Witch Project c'è una presunta strega, in Gehrayee è uno spirito in cerca di vendetta, ma questo essere (sempre che sia un essere) che cos'è? Come uccide? Perché lo fa? Mah, non ci è dato saperlo. L'idea che è in programma un sequel non stuzzica minimamente la curiosità.

Musica:
La musica di sottofondo che Varma ha dimostrato saper utilizzare molto bene nei suoi precedenti horror e che terrorizza lo spettatore quasi più delle immagini, in Agyaat è mediocre. Il regista tralascia di curare i dettagli, che sono il punto di forza di tutti i suoi film.
La coreografia del balletto finale è piuttosto carina, peccato che sia relegata in un angolino dello schermo. Dato il livello degli altri pezzi musicali, avrebbe forse meritato una considerazione migliore, invece che fungere da semplice accompagnamento dei titoli di coda.

Curiosità:
* RGV ha in programma di girare il sequel di Agyaat. La coppia di sopravvissuti Kothari-Reddy racconterà l'accaduto alla polizia e l'orrore li raggiungerà perfino in città.
* RGV è famoso per dare un tocco sexy ai suoi film mostrando le star in bikini; questa volta è il turno della bellissima Pryianka Kothari.
* Durante le riprese erano in atto gli scontri con le Tigri Tamil a soli 20 km dal luogo in cui si trovava la troupe.

16 settembre 2009

M A S T


Tutto ci saremmo aspettati da un regista tosto come Ram Gopal Varma tranne che uno zuccheroso musical, una tenera storia d'amore, un film sui sogni adolescenziali, una fiaba a lieto fine. Varma non sembra navigare in acque familiari, e appare un poco disorientato: 'Mast' rappresenta, nella filmografia di RGV, la seconda incursione in territorio bollywoodiano dopo il leggendario 'Rangeela', senza purtroppo ripeterne la magia. Rare le inquadrature mozzafiato e le sequenze originali tipiche del suo cinema. La pellicola è curata, certo, ma si stenta a credere che sia firmata da lui.

'Mast' è un omaggio alla divina Sri Devi, attrice di cui il regista, da ragazzo, era follemente innamorato. E chi altra poteva interpretare il sogno cinematografico del giovane protagonista del film se non l'allora compagna di Varma, Urmila Matondkar? Un vero banchetto per il nostro RGV, non c'è che dire, ma la tempesta ormonale provocata da tanta abbondanza ha un po' nuociuto al risultato finale.
'Mast' è una favola dolce che si lascia seguire con piacere. Il protagonista, Kittu, è tutti noi: chi non vorrebbe agguantare per davvero un sogno di celluloide? Ma è anche una commedia un po' inconsistente. Qualche lacuna nella sceneggiatura, soprattutto nel secondo tempo; una recitazione dignitosa ma non indimenticabile da parte di Aftab Shivdasani - nell'aspetto e nei modi ricorda vagamente Aamir Khan, peccato non sia riuscito ad eguagliarlo in personalità: Kittu è simpatico, si fa voler bene, ma non impressiona -; un personaggio, quello di Mallika, non ben costruito.
Di contro, la colonna sonora è fresca e molto piacevole; le coreografie sono gradevoli e a tratti inedite; l'abilità tecnica di Urmila come ballerina non si discute; nei brani danzati la fotografia, le scenografie, i costumi sono brillanti; i caratteristi impeccabili - con l'esclusione di Sheetal Suvarna. Una menzione speciale per Neeraj Vora e per il suo effervescente cameo.

Gli aspetti di 'Mast' dai quali si riconosce l'inconfondibile marchio RGV:
- l'argomento cinema, la vera unica ossessione di Varma, è onnipresente;
- l'ironia: sul giornalismo scandalistico, sui titoli dei film Hindi, sulle famiglie che regolano le vite e le carriere delle giovani future star, sulla figura del 'villain', sul pathos;
- gli originalissimi titoli di testa;
- la visualizzazione del brano strumentale interpretato da Urmila.

Le coreografie meritano un'analisi più approfondita. 'Mast' è un musical, e in quanto tale è ricco di brani: 8 cantati e uno strumentale.
1 - 'Hua Main Mast' (Rosemeyer): il realismo delle strade di Pune per Kittu si alterna ai fantasmagorici set artefatti per Mallika. Urmila in costumi stravaganti e in pose plastiche;
2 - 'Mere Hero' (Rosemeyer): coreografia molto divertente, imperniata ancor più del brano precedente sulle fantasie del giovane Kittu. Mallika esce dallo schermo. Kittu si identifica con l'eroe del film (che 'non è Govinda e non è Shah Rukh Khan'). La location è il Tirolo. L'ironia sulla funzione dell'eroe nelle pellicole Hindi è potente. E il finale davvero esilarante;
3 - 'Aasman Kaheta' (Rosemeyer): Antara e Urmila, due ballerine d'eccezione, insieme sullo schermo ma in un'occasione sprecata. Antara non muove un passo (peccato). La location mozzafiato è la Namibia;
4 - 'Pucho Na Yaar' (Farah Khan): forse la coreografia più dolce e più buffa di tutto il film. Inizio al rallentatore, nella miglior tradizione di Farah. Solo uomini sul set, e, a parte Aftab, non si può proprio dire che ballino. Ma la coreografia è molto ironica e ottimamente costruita. L'abbinamento RGV/Farah Khan pare funzionare a meraviglia (chi l'avrebbe detto?);
5 - 'Rama Krishna' (Rosemeyer): coreografia molto tecnica, un vero tributo di classe al miglior musical americano. Tutta da guardare. Urmila sempre all'altezza;
6 - 'Ruki Ruki' (Farah Khan): Farah a briglia sciolta! Dopo aver ideato per 'Dil Se' - diretto da Mani Ratnam e prodotto da Varma - la trascinante coreografia sul treno di 'Chayya Chayya', qui non si pone limiti nell'uso dei mezzi di trasporto. Sullo sfondo un Sud Africa fiabesco. Urmila e Aftab ballano allegri su treni, battelli, persino barche a rimorchio...
7 - 'Mast' (Rosemeyer): Urmila si offre in tutta la sua espressività;
8 - 'Sunatha Dekha Tha' (Rosemeyer): la coreografia più spontanea e naturale. I quattro ragazzi ballano fra loro, apparentemente noncuranti della camera, nel giardino di casa. Ancora una volta Antara e Urmila insieme. La coreografia è piacevole ma certo non mette in luce le sbalorditive doti tecniche delle due attrici;
9 - manca all'appello la coreografia del brano strumentale, probabilmente intitolato 'Mallika' e probabilmente coreografato da Farah. Qui si sente la mano pesante del regista: il coreografo si è piegato al volere di Varma e costruisce una peccaminosa coreografia attorno ad una sensualissima Urmila.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE:

- la confusione nella sala cinematografica;
- il monologo ossessivo del tassista arrivato dal Sud (come lo stesso RGV) che conia un nuovo insulto tutto dedicato a Boney Kapoor, reo di aver impalmato l'irraggiungibile Sri Devi;
- la passione del padre di Kittu per Rekha.

TRAMA

Kittu (Aftab Shivdasani) è uno studente spensierato e allegro. Perennemente al cinema, consegue pessimi risultati a scuola, ma coltiva un grande sogno: incontrare la sua star preferita, Mallika (Urmila Matondkar). All'ennesima pagella negativa, il padre (Dalip Tahil), esasperato, strappa i poster e le fotografie di Mallika che tappezzano la stanza del figlio. Kittu non sopporta l'oltraggio e scappa a Mumbai per coronare il suo sogno.

RECENSIONI

Cinema Hindi: ***1/2 'Mast' sembra non essere all'altezza di un regista come Ram Gopal Varma, ma alcune sequenze sono state girate in Italia - parliamo del 1999, quando la conoscenza dell'Europa da parte dei cineasti Indiani non andava oltre Londra e le Alpi Svizzere - e quindi mostriamo la nostra gratitudine al regista regalando al film mezza stella in più
Punto di forza: il sogno
Punto debole: il personaggio di Mallika; un secondo tempo anonimo; un finale debolmente costruito

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Aftab Shivdasani ('Nishabd') - Kittu
* Urmila Matondkar ('Rangeela') - Mallika
* Antara Mali ('Naach') - Nisha
* Dalip Tahil ('Hello') - il padre di Kittu
* Smita Jaykar ('Devdas') - la madre di Kittu
* Sheetal Suvarna - la sorella di Kittu
* Govind Namdeo ('Satta') - lo zio di Mallika
* Neeraj Vora ('Company') - Usman
* Rajpal Yadav ('Chandni Bar') - cameriere

Regia e produzione: Ram Gopal Varma

Soggetto, sceneggiatura, dialoghi: Vinod Ranganathan e Ramesh Khatkar (anche assistente alla regia)

Colonna sonora: Sandeep Chowta ('Company')

Coreografia: Farah Khan ('Om Shanti Om') e Howard Rosemeyer ('Josh', 'Pareneeta')

Fotografia: Piyush Shah ('Salaam-E-Ishq')

Scenografia: Samir Chanda ('Ghajini')

Costumi: Manish Malhotra ('Billu')

Award: Zee e Screen award per il miglior debutto maschile assegnato ad Aftab

Traduzione del titolo: 'spensierato'. Pushker precisa: amante della vita e che sa goderne ogni minuto. Gina K. ci spiega che 'great mast item' è una forma in slang che significa 'ragazza sexy'. Nel glossario del romanzo Il rumore dell'acqua, il termine viene così tradotto: 'Letteralmente 'sono su di giri'. Verso memorabile della canzone sexy del popolare film hindi Mast, che significa divertirsi o essere eccitati. Il titolo del film ha un significato sessuale: un elefante in calore è mast'. (Un personaggio dell'opera canta sotto la doccia 'Mein mast! Han-han mast!').

Anno: 1999

CURIOSITA'

* 'Mast' contiene alcune sequenze girate in location straniere, abitudine consolidata nella cinematografia popolare Hindi ma sempre avversata da Ram Gopal Varma. Oltre al Tirolo Italiano e Austriaco, possiamo ammirare la Namibia e il Sud Africa

* Aftab Shivdasani ha debuttato in un ruolo adulto proprio con 'Mast'. All'epoca della distribuzione del film aveva 21 anni. Urmila 25

* Antara Mali ha debuttato nel 1999 interpretando due film diretti da RGV: 'Mast' e 'Prema Katha'. Nel 2005 ha co-diretto, scritto e interpretato il film 'Mr. Ya Miss', co-prodotto da Ram Gopal Varma

* Neeraj Vora ha vinto lo Screen Award per la sceneggiatura e i dialoghi di 'Hera Pheri'. Ha diretto (e scritto) il sequel, 'Phir Hera Pheri'. Recentemente è stato distribuito 'Shortkut - The Con Is On', sempre diretto da Vora

* Howard Rosemeyer ha debuttato come coreografo proprio in 'Mast'. E ha recitato, fra gli altri, in 'Chalte Chalte' e 'Pareeneta'

* Nel film di Deepa Mehta 'Bollywood/Hollywood' si mostrano delle sequenze da 'Mast'

* Citazioni bollywoodiane:
- imperdibile il finto cartellone cinematografico con Urmila e Shah Rukh Khan. Nella realtà i due hanno girato insieme un solo film, l'imbarazzante 'Chamatkar';
- nel brano 'Mere Hero' sono nominati sia Govinda che SRK;
- citati Sri Devi, Boney Kapoor, Kajol, Manisha Koirala ('Company'), Sonali Bendre ('Sarfarosh'), Karisma Kapoor ('Raja Hindustani'), Amitabh Bachchan, Salman Khan e (in un modo godibilissimo) Rekha ('Lajja')

* Sri Devi, classe 1963 (più giovane di un anno di RGV), ha recitato in pellicole in diverse lingue Indiane. E' sposata col produttore Boney Kapoor, fratello di Anil Kapoor ('Slumdog Millionaire'). Varma è riuscito a coronare il suo sogno adolescenziale di dirigere l'attrice sul set: 'Kshana Kshanam' nel 1991 (secondo film del regista), e 'Govinda Govinda' nel 1993, entrambi in lingua Telugu

* 'Mast' è l'unica pellicola diretta da RGV coreografata da Farah Khan. E possiamo ammirare per l'unica volta le due fiamme di Varma insieme sullo schermo: Urmila e Antara

* Manish Malhotra ha disegnato i costumi per Urmila anche in 'Satya' e in 'Rangeela', entrambi diretti da RGV

GOSSIP&VELENI

* Fra le ex fidanzate di Aftab spicca il nome di Esha Deol ('Darling')

* Pare che Antara Mali sia stata la fiamma di Ram Gopal Varma subito dopo la clamorosa rottura con Urmila

* Kittu è decisamente tutti noi: chi non vorrebbe un poster altezza uomo di Shah Rukh Khan e Aamir Khan appeso alla porta della propria camera da letto? E che sogno consegnare una pizza a casa loro! Ma soprattutto CHE SODDISFAZIONE RAPIRE I DUE KHAN ROMPENDO UN VASO IN TESTA ALLE RISPETTIVE CONSORTI!

25 agosto 2009

P H O O N K (II)


'Phoonk' rispetta la tradizione dei film diretti ma non prodotti da Ram Gopal Varma (v. 'Darling' o 'Contract'): l'abituale bravura registica di Varma è contenuta, come imbrigliata. Non è dato sapere se su specifica richiesta da parte dei produttori, che paventano la scarsa commercialità dei virtuosismi del regista di Hyderabad, o se lo stesso Varma non preferisca risparmiare le sue idee vulcaniche per le pellicole sfornate dalla Factory. 'Phoonk' ha comunque ottenuto un discreto successo di pubblico, malgrado l'attesa stroncatura critica.

La trama, ad un esame più attento, rivela aspetti insoliti per un horror. La narrazione parte in modo lento e prevedibile, banalizzata anche da una regia non all'altezza degli standard a cui RGV ha abituato il suo pubblico. Ma quando il fattore horror dovrebbe scatenarsi, ecco che improvvisamente la sceneggiatura offre inaspettati punti di vista che, di fatto, impregnano il film schiudendogli una prospettiva del tutto nuova.
Varma entra finalmente in scena dispiegando tutta la sua potenza registica e la sua abilità nel dirigere gli attori. La storia sembra seguire la falsariga della magia nera, ma in realtà sceneggiatore e regista preferiscono sottolineare il conflitto fra ateismo e religiosità (e superstizione). 'Phoonk' è ovviamente una pellicola di intrattenimento, e quindi i temi filosofici o psicologici trovano poco spazio. Eppure è interessante che il protagonista della vicenda sia un non credente dichiarato (come lo stesso RGV). E ancor più interessante è il messaggio che il film veicola: dinanzi ad una disgrazia terribile come la grave malattia di un figlio, gli esseri umani si mostrano ugualmente indifesi. Ogni certezza crolla. La razionalità viene meno. Le convinzioni profonde perdono senso e si sgretolano. Può accadere che un ateo si rivolga disperato ad uno sciamano. O che un credente giudichi crudele il suo Dio e si affidi alla scienza.

Nel capolavoro di Stephen King, 'Pet Sematary', il dolore devastante di un padre che ha perso il figlio attanaglia il lettore alla gola dalla prima pagina all'ultima, soverchiando tutto il resto (trama, fattore horror). Anche in 'Phoonk' è l'angosciosa vicenda umana di Rajiv a catturare l'attenzione dello spettatore per buona parte della pellicola, grazie anche all'interpretazione molto convincente offerta da Sudeep.
Perchè mai il pubblico dovrebbe spaventarsi dinanzi a fattucchiere e riti magici? Il terrore in 'Phoonk' è più realistico. E' l'orrore più grande che possiamo provare: la morte delle persone che amiamo.

Alcuni hanno ravvisato in 'Phoonk' degli aspetti in comune con 'L'Esorcista'. Le sequenze della possessione effettivamente paiono trarre ispirazione dal celebre film di William Friedkin. Ma mentre ne 'L'Esorcista' i protagonisti sono la ragazza posseduta e il sacerdote che tenta di salvarla, in 'Phoonk' il personaggio principale è il padre, che si prodiga con ogni mezzo per trovare una cura al male misterioso della figlia, ma che non agisce in alcun modo sul male stesso se non indirettamente nella sequenza finale. La bambina e la sua possessione sono lasciate ai margini. Ne 'L'Esorcista' la presenza del Male è opprimente: la camera entra nell'abitazione dove vive la famiglia, e lo spettatore sente l'angoscia stringergli il cuore. In 'Phoonk', malgrado qualche sporadica sequenza, l'ambiente rimane sano, non infestato. Nemmeno per un istante la quotidianità viene sovvertita o alterata. 'L'Esorcista' si focalizza sul Male, 'Phoonk' sul dolore. In 'Phoonk' l'importanza della famiglia, cioè il mondo conosciuto, è preponderante rispetto a tutto ciò che è estraneo: il maleficio, le cure, la strega, lo sciamano. Ne 'L'Esorcista', al contrario, tutto ciò che è familiare o quotidiano è violentemente scardinato, e l'ignoto (ma anche l'estraneo alla famiglia, ossia il sacerdote) cattura la scena.

Una menzione speciale al cast tecnico: la fotografia è molto espressiva e molto elegante, il commento musicale di buona fattura. E non mancano le inquadrature inedite e temerarie per le quali RGV è giustamente famoso. Non perdetevi la scena del ritorno a casa dalla prima visita medica. La nonna è di spalle, nell'oscurità, in attesa. I genitori entrano ai suoi lati, mesti, avvolti da un cono di luce. La bambina sale le scale sfiorando l'obiettivo. E' questo il perfezionismo tecnico che delizia i fan del regista. Varma ama definirsi uno scopiazzatore di idee altrui, ma di certo il suo occhio geniale marchia in modo inconfondibile le pellicole da lui dirette.

RECENSIONI

The Times of India: **
Nikhat Kazmi, 22.08.08

Hindustan Times: **
'Phoonk' è il piatto horror standard di Ram Gopal Varma. Meglio che spendiate i soldi del biglietto per del pesce fritto.'
Khalid Mohamed, 22.08.08

Bollywood Hungama: ****
'Il grande dibattito fra scienza e superstizione continua, e il nuovo film di RGV, 'Phoonk', pende in favore della superstizione. Sorprendente, vero? La pellicola non spaventa, ma il tema funziona. 'Phoonk' può essere facilmente annoverato fra i migliori lavori di Varma (anche se 'Bhoot' impressionava di più), e cattura l'attenzione dall'inizio alla fine. Il regista gioca con la camera (eccellente lavoro di Savita Singh) e col suono (Kunal Mehta, Parikshit Lalwani) per enfatizzarne l'impatto. Il tema musicale (Bapi-Tutul) trasforma una scena da ordinaria in fuori dall'ordinario. Varma è tornato col botto: l'argomento ha consistenza e ogni inquadratura porta lo stampo inconfondibile del genio che RGV è, aldilà dei successi e dei flop. Le interpretazioni sono tutte buone. Sudeep colpisce per l'eccellente performance. Amruta Khanvilkar è efficace. La piccola Ahsaas Channa regala grande emozione. Ashwini Kalsekar è di prima classe. L'interpretazione tantrica di Zakir Hussain è superba. 'Phoonk' è una fascinosa esperienza cinematica intorno ad un tema che viene raramente affrontato dai mercanti di sogni di Bollywood: la magia nera. L'argomento stesso è la star più grande del film.'
Taran Adarsh, 22.08.08

Cinema Hindi: ***1/2
Punto di forza: la regia e l'interpretazione di Sudeep
Punto debole: qualche lentezza di troppo nella sceneggiatura

SCHEDA DEL FILM

Sceneggiatura: Milind Gadagkar

Colonna sonora: Bapi-Tutul ('Khosla Ka Ghosla!)

Fotografia: Savita Singh

Traduzione del titolo: come già anticipato da Erica, Pushker conferma che 'phoonk' significa 'soffiare dalla bocca', ed è generalmente associato all'espressione 'soffiar via la polvere'. Ma nel film il termine può essere inteso come 'esorcismo'

Per la trama del film, la traduzione della recensione di The Times of India, il cast completo, ulteriori informazioni e commenti, vedi il testo di Erica 'PHOONK'.

CURIOSITA'

* Da non perdere gli speciali contenuti nel dvd: lunghe interviste al cast e alla troupe. RGV descrive le sue scene preferite e si stupisce di aver scritturato un'attrice così giovane considerata la sua ben nota irritabilità nei confronti dei bambini. La piccola Channa, dal canto suo, parla di Varma con occhi innamorati...

* Sudeep è un attore del cinema in lingua Kannada, la lingua ufficiale dello Stato del Karnataka. 'Phoonk' segna il suo debutto a Bollywood

* La piccola Ahsaas Channa ha recitato in altre pellicole, anche in ruoli maschili (v. 'Kabhi Alvida Naa Kehna'), pratica piuttosto comune nel cinema Indiano (nelle prossime settimane dovrebbe essere distribuito 'Pankh', storia drammatica imperniata proprio su questo tema)

* Amruta Khanvilkar era nel cast di un altro film di Ram Gopal Varma, 'Contract'

* L'ottimo caratterista Zakir Hussain, lo sciamano in 'Phoonk', ha recitato fra gli altri anche in 'Sarkar', sempre diretto da RGV. La 'strega' Ashwini Khalsekar ha partecipato a 'Johnny Gaddaar'

07 luglio 2009

P H O O N K (I)


Rajiv è un imprenditore edile di successo molto cinico e soprattutto ateo. E’ così interessato al guadagno immediato e sprezzante di tutto ciò che riguarda la religione, da non permettere ai suoi manovali di costruire un tempietto in onore di Hanuman nel luogo in cui è stata trovata una pietra scolpita con le sue sembianze. Durante una festa in onore dei permessi ricevuti per l’edificio che sta costruendo, scopre che il suo principale collaboratore sta tentando di fregarlo. Lo licenzia in tronco e caccia lui e sua moglie Madhu umiliandoli davanti agli invitati. Madhu è decisa a vendicarsi e colpisce con una maledizione Raksha, la figlia di Rajiv. Quando la bambina inizia a comportarsi in modo strano, la madre e la moglie di Rajiv sospettano che Raksha sia vittima di un maleficio e pregano il dio Hanuman di aiutarla. L’uomo, invece, aborrendo qualsiasi tipo di superstizione, si rivolge ad uno psichiatra.

Regista: Ram Gopal Varma

Anno: 2008

Sudeep (Rajiv)
Amruta Khanvilkar (Aarti)
Ashwini Khalsekar (Madhu)
Ahsaas Channa (Raksha)
Shankar Sachdev (Shyam)
K.K. Raina (Dr. Pandey)
Lillete Dubey (Dr. Seema Walke)

Recensione: **

Il film è guardabile, ma non è nulla di speciale: pochissimi colpi di scena e una trama un po’ sconclusionata. Sulla copertina è ritratto un corvo che appare in molte scene ma non si capisce bene il perché. La bestia passa delle intere ore appostata qui e là ma la sua presenza non ha senso, così come non ne hanno le malefiche azioni di Madhu che alterna maledizione, possessione (?) e voodoo.

Varma utilizza i suoi ingredienti di qualità (musiche elettrizzanti, bravi attori e inquadrature mozzafiato che riescono a trasformare un film dalla trama banale come Bhoot in un ottimo prodotto) in modo insufficiente ad affascinare lo spettatore. D’altronde si sente la mancanza della talentuosissima Urmila Matondkar. La sua assenza è in parte colmata da Ashwini Khalsekar che interpreta molto bene la parte della donna rosa dall’invidia.

L’intento del regista è mostrare il conflitto tra il credo scientifico e quello magico religioso e lasciare lo spettatore scegliere quale dei due risulta più efficace nel risolvere i problemi dei protagonisti. Inoltre, il titolo stesso “Phoonk” è ambiguo. Può essere tradotto come “boccata d’aria” e nella musica di sottofondo si sentono frequenti rumori che assomigliano a sospiri, ma anche “brucia” o “esorcizza” (il verbo phoonkna, infatti, significa sia bruciare che esorcizzare). In realtà una delle due forze prevale sullo schermo; Varma suggerisce la risposta.

!!! IL SEGUENTE TESTO CONTIENE PARTICOLARI DEL FILM !!!

Times of India: ** (riassunto)

E’ difficile pensare che un regista postmoderno come RGV potesse girare un film che finisce per sostenere le credenze nella fattucchieria. Il film avverte tutti voi miscredenti che dovete fare attenzione alla magia nera, al voodoo e ai limoni misteriosi. La prossima volta che trovate delle ossa in giardino o vedete un corvo che vi scruta da un albero, non siate superficiali!

Il film fallisce nel creare almeno un momento di paura, nonostante la telecamera scivoli inquadrando posti strani, giocattoli ammassati e strane statue che si trovano nella casa e la musica di sottofondo produca suoni minacciosi. Tecnicamente parlando l’unico momento che fa saltare lo spettatore sulla sedia è quando Sudeep si muove ma la sua immagine riflessa nello specchio resta immobile. Per il resto le emozioni che il film suscita sono da ricondurre ai tentativi di due genitori che fanno di tutto per guarire la figlia dalla terribile sciagura che l’ha colpita.

Alla luce di ciò, Bhoot è molto più terrificante di Phoonk.
* Vedi anche 'PHOONK (I)'

23 marzo 2009

BHOOT


Swati e Vishal traslocano in un appartamento al dodicesimo piano di un grattacielo di Mumbai, dove ha avuto luogo un fatto terribile: una donna, Manjeet, si è buttata dal balcone assieme al figlio. Quando Vishal acquista l’appartamento è informato della tragedia dall’amministratore del palazzo ma non ritiene opportuno riferire nulla alla giovane moglie.
Una notte Swati, non riuscendo a prendere sonno si mette a guardare la televisione. Nello specchio che ha di fronte, improvvisamente vede per un attimo una donna. Da quel momento comincerà a soffrire di sonnambulismo e allucinazioni sempre più intense e frequenti.
Pochi giorni dopo la prima apparizione, il guardiano al condominio viene trovato assassinato in un modo alquanto strano. Il poliziotto che indaga sull’omicidio indirizza subito i suoi sospetti sulla povera Swati.
La condizione psicologica della donna si aggrava e Vishal si rivolge prima ad uno psichiatra, poi ad una medium…

Regista: Ram Gopal Varma
Produttore: Nitin Manmohan
Colonna sonora: Salim-Sulaiman
Anno: 2003
Genere: horror

Attori:
Urmila Matondkar (Swati)
Ajay Devgan (Vishal)
Nana Patekar (Liaqat Quereshi)
Rekha (Sarita)
Barkha Madan(Manjeet Khosla)
Fardeen Khan (Sanjay)
Tanuja (Mrs Khosla)
Seema Biswas (Kamla Bai)
Victor Banerjee (Dr. Rajan)
Sabeer Masani (guardiano)

Recensione ****

Horror ben riuscito: nonostante la banalità della trama il film è molto intenso. Ottime le inquadrature, i dettagli, la musica di suspence e l’interpretazione degli attori. Urmila Matondkar è fantastica sia nel ruolo della mogliettina moderna che in quello della posseduta. Anche Rekha recita bene la medium misteriosa.
La trama prende spunto da quella del film “L’esorcista”, mentre la figura del fantasma deve molto alla rappresentazione degli spettri del cinema horror asiatico.
Sullo sfondo del film si profila una riflessione sul rapporto tra modernità e tradizione. Il mondo moderno non può fare a meno del passato, anzi è proprio rivolgendosi a quest’ultimo che si possono risolvere i problemi del presente.