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09 maggio 2011

DIL TOH BACCHA HAI JI

Madhur Bhandarkar, dopo film molto apprezzati come Chandni Bar, Satta, Page 3, Traffic Signal, Fashion e Jail, nella maggior parte dei quali, tra l'altro, è possibile godere della presenza di personaggi femminili  forti ed interessanti, volta pagina e realizza una commedia tutta al maschile.
Si può considerare Dil Toh Baccha Hai Ji come espressione del lato più disimpegnato di Bhandarkar.
Disimpegnato ma non sciocco.

TRAMA

Naren Ahuja (Ajay Devgn), manager con un matrimonio fallito alle spalle e in attesa del divorzio, Abhay Suri (Emraan Hashmi), personal trainer ed instancabile playboy e Milind Kelkar (Omi Vaidya), impiegato di un'agenzia matrimoniale senza fortuna con le donne, diventano coinquilini. Presto saranno amici ed oltre a vivere nello stesso appartamento si troveranno a confidarsi le proprie pene d'amore.

RECENSIONI

The Times of India ***
Madhur Bhandarkar prova a cambiare indirizzo. Si prende una pausa dal cinema più serio per passare ad una commedia romantica. Con quale risultato? In parte buono: Dil Toh Baccha Hai Ji ha il cuore al posto giusto, ma il tono è un po' debole, brioso solo ad intermittenza. L'intreccio diventa ripetitivo, la lunghezza del film è un po' eccessiva, e l'umorismo spesso viene a mancare.
(Autore non indicato), 27.01.11
Recensione integrale. 

Hindustan Times*1/2
Ajay Devgan è attualmente al top della sua forma, ma non si crea un'intesa fra i tre attori protagonisti che sembrano recitare in film separati. Dil Toh Baccha Hai Ji poteva essere una pura sex comedy. La pellicola è stata misteriosamente vietata ai minori dalla censura. Però non è nè cattiva nè buona. E alla fine l'indifferenza annoia.
Mayank Shekhar, 28.01.11
Recensione integrale.

DIANA ***
La tag line di lancio del film che recita Love grows...men don't e la confezione della pellicola alluderebbero ad una presunta immaturità con relativa avversione per le responsabilità da parte dei maschi protagonisti. In realtà la storia racconta di tre uomini normali (anche troppo), alle prese con donne che non capiscono o fingono di non sapere con chi hanno a che fare.
Dil Toh Baccha Hai Ji  è carino, non zuccheroso ma neanche sorprendente od originale, scorre senza divertire particolarmente o lasciare il segno in qualche modo. Nessun infamia ma neanche grandi picchi di qualità: forse la cosa peggiore che si possa pensare di un film.
Il migliore è Ajay Devgan. Omi Vaidya, che si era già fatto notare in 3 Idiots, fa un buon lavoro nei panni dell'ingenuo e generoso innamorato.

Il bello:
- I titoli di testa in stile cartoon. Non un' idea nuova ma comunque apprezzabile.
Celebri le trasformazioni in personaggi animati di Rani Mukherjee e Saif Ali Khan in Hum Tum.

- Un film piacevole, un divertimento "intelligente" anche se magari non entusiasmante.

Il brutto:
- L'assenza di brani danzati. I mitici "balletti" bollywoodiani sembrano piano, piano scomparire, persino dai film considerati di puro intrattenimento. Una mancanza a cui non ci abitueremo mai.

SCHEDA DEL FILM

Cast:
Naren Ahuja - Ajay Devgn
Abhay Suri - Emraan Hashmi
Milind Kelkar - Omi Vaidya
June Pinto - Shazahn Padamsee
Nikki Narang - Shruti Haasan
Gungun Sarkar - Shraddha Das
Anushka Narang - Tisca Chopra
Harsh Narang - Aditya Raj Kapoor

Scritto da Madhur Bhandarkar, Anil Pandey e Neeraj Udwani

Diretto da Madhur Bhandarkar

Prodotto da Madhur Bhandarkar e Kumar Mangat Pathak (Aakrosh)

Musiche di Pritam

Coreografie di Ravi Walia

Distribuito da Bhandarkar Entertainment, Wide Frames Pictures e Baba Arts Limited Production

Anno 2011

CURIOSITA'

- Dil Toh Baccha Hai Ji è stato classificato con una A (film per adulti) dal Central Board of Film Certification, dopo che Bhandarkar si è rifiutato di tagliare alcune scene ritenute troppo audaci.
Non aspettatevi niente di trasgressivo però, in occidente questo film non turberebbe neanche un bambino in età prescolare.
L'articolo integrale.

- Segnaliamo le special appearances di Mukesh Tiwari, Manoj Joshi e Shveta Salve, attrice televisiva e modella, qui nei panni di una cantante. Guarda il video.

- Madhur Bhandarkar è un grande fan di Gulzar, leggendario poeta, paroliere e regista. Il titolo di questo suo ultimo film è infatti preso da una canzone di Gulzar scritta l'anno scorso per Ishqiya. Inoltre Bhandarkar ha acquistato i diritti della canzone Koi Hota Jisko Apna del film del 1971 Mere Apne, debutto alla regia di Gulzar, per inserirla proprio in Dil Toh Baccha Hai Ji. L'articolo integrale.
Il video della canzone Dil Toh Baccha Hai Ji da Ishqiya.
Il video di Koi Hota Jisko Apna del 1971 cantata da Kishore Kumar.


Il sito ufficiale del film.

08 luglio 2009

CHANDNI BAR


Eccoci dinanzi ad un CAPOLAVORO INDISCUSSO della cinematografia in lingua Hindi.
Soggetto geniale e impeccabile regia da parte di Madhur Bhandarkar, splendida sceneggiatura originale di Mohan Azaad, interpretazioni ineccepibili offerte da Tabu e da Atul Kulkarni.

'Chandni Bar' è il secondo film diretto da Madhur Bhandarkar, il migliore insieme a 'Page 3'. Basato su un soggetto tipicamente indiano, anzi, 'mumbaita' - Mumbai è famosa per i suoi numerosissimi dance-bar -, la storia è scritta e sviluppata in modo talmente superbo, intenso, completo da trasformarsi in un tema universale. L'equilibratissima e partecipe regia rifugge da ogni astuzia cinematografica: gli eventi non vengono mai presentati col sensazionalismo dei colpi di scena, ma come il naturale fluire della vita. Nello specifico la vita di una ballerina costretta a prostituirsi, Mumtaz. La sua storia è raccontata in modo dolente, con il giusto approfondimento psicologico e sociale, e con il distacco documentaristico tipico di Bhandarkar.

La denuncia del regista, da sempre affezionato alle tematiche femminili, è forte e chiara: in 'Chandni Bar' non si tratta solo di una ragazza vittima delle circostanze, ma di un essere umano costretto a sopravvivere in un mondo che umano non è. L'odio etnico, la tragedia della miseria, le violenze familiari, l'indifferenza crudele dei propri simili, la volgarità, il vuoto.
Bhandarkar non lenisce il dolore dello spettatore con un finale rassicurante. Non c'è posto per la speranza in una società brutale ed egoista. Non c'è posto per il riscatto - o anche solo per una timida affermazione di sè - in vite così oltraggiate. E il marchio della sconfitta è purtroppo trasmesso ai figli che ne ereditano quasi con rassegnazione l'umiliante fardello.

Ma attenzione: Bhandarkar è soprattutto un fine documentarista. Realismo sottintende la vita nel suo insieme, in tutte le sue sfumature. Mumtaz sopravvive con tenacia a momenti ed eventi davvero bui, ma divide allegria e risate con le sue compagne di sventura. Esattamente come accade quasi sempre nella vita reale, la ragazza non si spezza. Cresce, si fortifica, gode anche di inaspettate felicità.

Il film non è dunque ottimista, nè tantomeno patinato. La location e la scenografia sono volutamente squallide e dozzinali. I costumi quotidiani e sciatti. La colonna sonora, mai in primo piano ma sempre in sordina, ha il solo scopo di accompagnare i movimenti stanchi, annoiati, privi di erotismo delle ballerine. Le coreografie sembrano inesistenti, studiate per imprimere al corpo delle attrici un ripetitivo dondolìo più che una danza. Tutto è ottundente in un ambiente disumanizzato come il Chandni Bar: le luci smorzate, il fumo, la musica, il caldo, i volti nascosti dei clienti o quelli tirati delle ballerine.

Tabu è P-E-R-F-E-T-T-A. Capace di passare da un'espressione di dolore gridato e trattenuto insieme, a un'assenza pietrificata di consapevolezza di sè. Mai eccessiva, mai patetica, mai volutamente sensuale. Atul Kulkarni offre una corposa special appearance con le abituali competenza e maturità. Rajpal Yadav è una grande sorpresa: in 'Chandni Bar' gli è stato finalmente affidato un ruolo drammatico, e Rajpal lo interpreta con una naturalezza invidiabile.

Il cinema Hindi non è fatto solo di trame trash e di balletti colorati (che comunque ci deliziano e di cui non siamo mai sufficientemente sazi: lunga vita al cinema popolare Indiano!). Così come qualunque altra cinematografia al mondo, anche quella Hindi è ricca di generi diversi. E di pellicole di livello diverso. Non sarebbe triste se il cinema Italiano venisse identificato all'estero con i cosiddetti cine-panettoni (peraltro INFINITAMENTE peggiori del peggiore trash bollywoodiano)? Pretendiamo rispetto per la nostra produzione cinematografica? Bene, allora siamo tenuti a mostrarlo anche alle produzioni altrui.

TRAMA

Mumtaz (Tabu) rimane orfana durante violenti scontri fra musulmani e hindu. Con lo zio materno emigra a Mumbai. Per sopravvivere la ragazza è costretta a esibirsi come ballerina al Chandni Bar. Qui incontra Pothya (Atul Kulkarni), il gangster locale, che si innamora di lei.

RECENSIONI

Bollywood Hungama: **1/2
'Senza dubbio uno dei più raffinati film realistici realizzati di recente. 'Chandni Bar' focalizza l'attenzione su quello strato della società che raramente viene rappresentato sullo schermo Indiano. Il regista Madhur Bhandarkar ha affrontato la storia con estrema sensibilità, producendo un impatto vigoroso. La pellicola non è però sprovvista di masala, soprattutto nel primo tempo. Bhandarkar, in precedenza assistente di Ram Gopal Varma, mostra lampi di grande cinema in parecchie sequenze meravigliosamente girate che lasciano un'impressione indelebile nel pubblico. Ecco un regista dinamico che deve essere applaudito per aver affrontato un soggetto tanto difficile ed esserne uscito vincitore. Nessun'altra attrice poteva rendere giustizia al complesso ruolo di Mumtaz: 'Chandni Bar' è di certo il film di Tabu. La sua interpretazione merita i migliori giudizi e tutti gli award. Il suo lavoro è privo di difetti, ma l'impatto del suo personaggio è dovuto anche al modo magistrale in cui è stato scritto. Atul Kulkarni è piacevole. Rajpal Yadav fornisce un adeguato supporto. I dialoghi (Masud Mirza e Mohan Azaad) sono superbi.'
Taran Adarsh, 25.09.2001

Cinema Hindi: *****
Punto di forza: la sceneggiatura e l'interpretazione di Tabu
Punto debole: -

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Tabu ('Fanaa') - Mumtaz
* Atul Kulkarni ('Satta') - Pothya
* Rajpal Yadav ('Billu') - Iqbal
* Ananya Khare ('Devdas') - Deepa

Regia e soggetto: Madhur Bhandarkar ('Page 3', 'Traffic Signal', 'Satta', 'Corporate')

Sceneggiatura: Mohan Azaad ('Gauri: The Unborn')

Award:

* National Award: Tabu come migliore attrice protagonista, Atul Kulkarni come migliore attore non protagonista, Ananya Khare come miglior attrice non protagonista. 'Chandni Bar' ha conquistato anche un quarto award come miglior film a tema sociale

* IIFA: Tabu come miglior attrice protagonista

* Star Screen: Madhur Bhandarkar per il miglior soggetto

* Zee Cine: Tabu come miglior attrice protagonista

Anno: 2001

CURIOSITA'

* Chandni bar è stato proiettato al Cairo International Film Festival 2009 nell'ambito di una retrospettiva dedicata a Madhur Bhandarkar (aggiornamento del 24.11.10).
* Nei titoli di testa si ringrazia il regista Priyadarshan ('Billu')

* La dedica con cui si apre la pellicola: 'Questo film è dedicato alle migliaia di ragazze che si guadagnano da vivere ballando nei bar. Con questo film vogliamo ritrarre la loro lotta per sopravvivere. Non abbiamo nessuna intenzione di denigrare o insultare la loro professione o il loro stile di vita. Rispettiamo queste ragazze e apprezziamo i loro sforzi per mantenersi attraverso questa professione.'

* Citazioni bollywoodiane: Anil Kapoor ('Taal'), Amitabh Bachchan

GOSSIP&VELENI

* E se l'India avesse scelto 'Chandni Bar', al posto di 'Lagaan', per rappresentare il cinema Indiano agli Oscar? Forse avrebbe conquistato l'ambita statuetta per il miglior film straniero. 'Chandni Bar' è a mio parere decisamente superiore a 'No Man's Land', la pellicola che in quell'edizione si è aggiudicata il premio soffiandolo al film di Gowariker

06 luglio 2009

TRAFFIC SIGNAL


Ci sono tanti modi per raccontare una storia.
Si può creare un film poetico parlando di problemi dolorosi allo stesso modo in cui si può rinunciare ad ogni appeal trattando anche una commedia romantica.
Normalmente quando si parla di povertà e di vita di strada lo si fa abbinando i primi due nomi a questi secondi due : squallore e miseria.
E ne nasce un’equazione terribile.
In una realtà quotidiana schematica e organizzata in cui chi possiede una vita disagiata viene allontanato o compatito, il messaggio del regista arriva come ghiaccio su una ferita.

Essere poveri o svolgere un lavoro più umile non significa non poter avere una vita felice e dignitosa e il film lo dimostra attraverso la storia di Silsila, giovane “coordinatore” dell’accattonaggio ad un semaforo di Mumbai, un ritratto dinamico, efficace e umano.
L’aspetto originale è stato introdurre questa figura presentandola come un ragazzo che ama il suo lavoro per quello che è e rispetta la sua gente; non guarda alla vita con rassegnazione (e qui la sorpresa) ma con convinzione e soddisfazione, accettandone il peso ma condividendone le gioie.


TRAMA
La vita quotidiana e i disordini di una grande metropoli vengono raccontati attraverso un mosaico di personaggi diversi le cui vite si intrecciano nel traffico congestionato di Mumbai.
Silsila, giovane pratico ma ancora un po’ ingenuo, viene coinvolto in un assassinio organizzato da un gangster locale, la sua storia si unisce a quella di Rani, che lascia il villaggio per trovare lavoro nella città globale, e a un un bambino Tamil che ricerca ancora i genitori dispersi.


Madhur Bhandarkar, narratore abile nel raccontare ed esporre anche i lati più scomodi della vita metropolitana (come se fosse un osservatore silenzioso e discreto), mescola gli eventi intervallando storie diverse in un plot che non è mai lineare, astenendosi dal dare giudizi e spingendo ad esaminare i molti aspetti delle situazioni, superandone la visione superficiale e scontata.

Le attività al semaforo sono un’organizzazione precisa, una vera e propria industria controllata dall’alto, mentre una folla di persone comuni è impegnata a trovare i mezzi per sopravvivere. Ma il film non è originale nella presentazione della fitta rete criminale che trae profitto dall’accattonaggio quanto nella delineazione di personaggi positivi che agiscono dal basso. Ciò che sorprende in Silsila non è tanto ciò che fa, ma lo spirito con cui lo affronta.
Il film si apre guardando attraverso i suoi occhi, raccontando la sua esperienza personale, più tardi l’orizzonte si allarga mettendo a fuoco anche i personaggi di contorno, costruendo una visione più completa, e più disincantata, dell’intero sistema.

Ranvir Shorey e Konkona Sen Sharma, si appoggiano alla storia centrale come attori non protagonisti ma finiscono per creare un proprio “film nel film”. Lontani dall’atmosfera protetta della grande famiglia di Silsila, Dominic, un tossicodipendente, e Noorie, una prostituta, costruiscono un rapporto di affetto reciproco che gli da la spinta per andare avanti, seppure sia l’esistenza dell’uno, che dell’altra, sia seriamente compromessa dalla dipendenza e dallo sfruttamento.

Riprendendo il tema centrale di Corporate, il suo film precedente, il regista continua ad attaccare la scorrettezza delle strategie aziendali. Una critica al bombardamento dei media è la scena in cui il bambino tamil acquista una delle tante creme sbiancanti per la pelle, sicuro di ottenere i risultati promessi dalla pubblicità. Le sue speranze crollano giorno dopo giorno mettendo in luce l'inganno di un messaggio promozionale del tutto sleale.


Il mio giudizio sul film : **** 4/5
Equilibrato nelle emozioni, denso di messaggi, realistico ma mai documentaristico.
E poi un buon finale, intelligente e d’impatto, che rifinisce e rende ancora più prezioso un film portato avanti benissimo.
L’abbattimento del “traffic signal” viene proposto con immagini toccanti, un congedo che ricorda un rito funebre; è la cancellazione di un punto nevralgico attorno al quale ruotava la vita di centinaia di persone che sentono sradicare in un attimo la propria identità, costretti a rinunciare ad un mondo nel quale sapevano muoversi, e al quale, nonostante tutto, erano abituati.


ANNO: 2007

REGIA: Madhur Bhandarkar

CAST:

- Kunal Khemu.................. Silsila
- Neetu Chandra................ Rani
- Ranvir Shorey................ Dominic
- Konkona Sen Sharma........... Noorie
- Sudhir Mishra................ Afzal Bhai
- Chinmay Kambli............... Tsunami
- Manish Mehta................. Gullu
- Viky Tulashkar............... Afzal
- Indira Iyer.................. Mausi
- Nassar Abdulla............... Sanjeev
- Yakub Sayeed................. Dagdu
- Manoj Joshi.................. Engeneer Sailesh Jha

COLONNA SONORA: Raju Singh, Shamir Tandon


RECENSIONI:

- The Times of India
testo originale

- Bollywod Hungama
testo originale

- Hindustan Times
testo originale


QUALCOS'ALTRO:

- In Traffic Signal il protagonista è stato chiamato Silsila (in italiano = relazione) perchè ai genitori era piaciuto il film di Yash Chopra al punto da voler trasformare il titolo in un nome proprio.

- Il prossimo lavoro di Madhur Bhandarkar (in uscita ad ottobre) sarà intitolato Jail e vedrà Neil Nitin Mukesh in un ruolo da protagonista. Clicca quì per il trailer.

26 febbraio 2009

CORPORATE


Un film Hindi privo di personaggi positivi è davvero raro.
Madhur Bhandarkar in 'Corporate' non giustifica nessuno: persino la protagonista, Nisha, che pure mostra un tiepido senso dell'etica e che pagherà a caro prezzo i propri errori, non riesce a guadagnarsi la simpatia dello spettatore.

La pellicola è ambientata nel mondo della grande industria. Il primo tempo risulta alquanto incomprensibile, e non per lacune nella sceneggiatura o nella regia - il film è patinato quanto l'ambiente che rappresenta richiede, realistico quanto la crudezza della trama impone -, bensì per la tecnicità degli eventi e della terminologia. Nel secondo tempo la narrazione diventa più serrata e più masticabile anche per i profani: spionaggio industriale, corruzione politica, interessi economici internazionali, dubbie manovre borsistiche.
I personaggi sono molto ben costruiti: tutti negativi, in varia misura e a vario titolo, ma tutti realistici. Mostrano una trattenuta spossatezza, un'assenza quasi innocente di etica, un sincero stupore per il disprezzo che suscitano.

Il cast maschile è di prim'ordine. Kay Kay Menon, soprattutto nel secondo tempo, è superbo. Rajat Kapoor misurato e impeccabile dalla prima inquadratura all'ultima. Harsh Chhaya convincente e realistico.
Quanto a Bipasha Basu, si impegna e provoca meno danno del solito, ma il ruolo (e il film) sono troppo grandi per lei.

TRAMA

Nisha (Bipasha Basu) e il fidanzato Ritesh (Kay Kay Menon) lavorano entrambi nell'industria alimentare di proprietà del cognato di lui (Rajat Kapoor). Nisha sottrae alla concorrenza il progetto di lancio di una nuova bibita, ed insieme a Ritesh si adopera per la creazione di un prodotto analogo. Ma la falda acquifera che alimenta lo stabilimento è inquinata da sostanze cancerogene. Niente paura. Si lubrifica qualche politico e la bevanda viene immessa sul mercato.

RECENSIONI

The Times of India
'Tedioso nel primo tempo, teso e tirato nel secondo. Troppi personaggi si muovono sullo schermo, ed alcuni di loro rimangono inesorabilmente in disparte. E' il caso di Minissha Lamba. Persino Kay Kay Menon pare disoccupato sino all'esplosione del climax, quando, con le sue battute, stabilisce il fulcro morale della storia. Il film appartiene sostanzialmente a Rajat Kapoor e a Bipasha Basu. Guardate 'Corporate' per la sua attualità e novità.'
Nikhat Kazmi, 08.07.06

Hindustan Times
'Corporate' è realistico e tecnicamente buono. Ma senz'anima. Emoziona pochissimo. I personaggi sono figurine di cartone con le quali non sembra ci si possa relazionare. Il film esplora l'ipocrisia delle classi elevate e la corruzione nei corridoi del potere: tutte cose che abbiamo già visto nella cinematografia Hindi, anche se forse non confezionate in questo modo. 'Corporate' è prevedibile, e in alcune sequenze ricorda 'Page 3'. Il primo tempo è troppo lento e lo spettatore si gode soltanto gli ultimi 20-25 minuti. Il film si fonda sulle performance, con superbe interpretazioni da parte di tutti gli attori, in particolare di Bipasha che si è aggiudicata il ruolo della sua vita. Con sobrio glamour, l'attrice mostra la sua capacità nel sostenere un ruolo forte. Kay Kay è naturale, ma l'eccellente Rajat Kapoor conquista con Bips la scena.'
Diganta Guha, 08.07.06
Cinema Hindi: ***1/2
Punto di forza: Kay Kay Menon al suo meglio
Punto debole: la materia un po' ostica per i non addetti ai lavori

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Kay Kay Menon ('Black Friday') - Ritesh
* Bipasha Basu ('Raaz') - Nisha
* Rajat Kapoor ('Dil Chahta Hai') - Vinay
* Harsh Chhaya - Naveen
* Manoj Joshi ('Satta') - il regista (cameo)
* Javed Akhtar (compositore di testi) - cameo
* Atul Kulkarni ('Rang De Basanti') - narratore

Regia: Madhur Bhandarkar ('Page 3')

Sceneggiatura: Madhur Bhandarkar, Ajay Monga ('Fashion'), Manoj Tyagi ('Page 3')

Anno: 2006

CURIOSITA'

* Corporate è stato proiettato al Cairo International Film Festival 2009 nell'ambito di una retrospettiva dedicata a Madhur Bhandarkar (aggiornamento del 24.11.10).
* Non mancano scene esilaranti: il grande industriale che indossa l'anello con pietra consigliata dall'astrologo di fiducia; l'attrice bollywoodiana che si concede in modo pratico e frettoloso al politico locale; e la più gustosa, il regista che replica scandalizzato ad un giornalista 'QUESTO non è un item number, ok? QUESTA è una canzone filosoficamente sufi, ok?'

* Lo sceneggiatore Ajay Monga è stato protagonista della controversia relativa al presunto caso di plagio che ha coinvolto la sceneggiatura di 'Om Shanti Om', il cui primo tempo pare sia molto simile ad una storia scritta in precedenza da Ajay

GOSSIP&VELENI

* Bipasha Basu è la fidanzata di John Abraham ('Dostana'). Tra i suoi ex, spicca Dino Morea

* La Bipasha che con gli artigli pitturati di celeste arpiona il mio Kay Kay non mi va niente a genio

10 febbraio 2009

S A T T A


Un suggerimento: questo film va visto a stomaco vuoto, se non volete che vi blocchi la digestione.
Corruzione, collusione mafiosa, brutali omicidi, intimidazioni a scopo elettorale, avidità, tracotanza criminale, vuoto di ideali: tutta la degenerazione della classe politica messa a nudo con grande realismo da uno dei più dotati registi del Cinema Hindi, Madhur Bhandarkar.

La singolarità di 'Satta' (traduzione: 'Potere') è nel ruolo principale, affidato ad un personaggio femminile che, a seguito di un meschino calcolo altrui, si ritrova invischiato nel circo della politica. Non solo: l'espediente consente al regista di denunciare anche la discriminazione sessuale. Ma l'eroina, Anuradha, NON E' una vittima. Il suo percorso è molto simile a quello dell'eroe tradizionale di questa cinematografia: osserva, incassa, cresce, si ribella - anche con violenza -, vince.

La storia è davvero interessante, la sceneggiatura ben costruita, i dialoghi ILLUMINANTI. I personaggi sono sfaccettati, evolutivi, tridimensionali, arricchiti da balenii psicologici che affondano in profondità. La regia presenta l'abituale taglio documentaristico di Bhandarkar.
Le interpretazioni, con qualche rara eccezione, sono superbe, comprese quelle degli attori minori. Il sempre convincente Atul Kulkarni infonde vita ad un personaggio sottile e complesso con una performance misurata e molto realistica. Govind Namdeo è PERFETTO: il suo Baig è corrotto, elegante, privo di scrupoli. Manoj Joshi incarna con veemenza l'unico personaggio maschile positivo (e costruttivo) di tutta la pellicola. Ma la vera sorpresa è Raveena Tandon: la sua interpretazione, non esaltante nelle sequenze iniziali, cresce di pari passo col film, sino ad assumere un cipiglio marziale che quasi incute timore.

In 'Satta' sono molte le scene da applauso. Le migliori: il litigio fra Anuradha e il marito; il dialogo fra Anuradha e l'ispettore di polizia; la resa dei conti fra Anuradha e i suoceri. Ma il film è un susseguirsi di battute taglienti, a volte ironiche, spietate.
Nessuno sconto. Nessuna redenzione. Il gioco al massacro si compie fino a consentire un barlume finale di speranza: si apprezza il tentativo di Bhandarkar di rincuorarci, ma chi ci casca?

TRAMA

Anuradha (Raveena Tandon) è una ragazza vivace, sveglia, indipendente. Sposa l'attraente Vivek (Sameer Dharmadhikari), figlio di un politico locale. Ma il matrimonio rivela la personalità sordida e brutale di lui. A seguito di un tragico evento, inizia la guerra fra i due. Senza esclusione di colpi. E che coinvolge suoceri e colleghi politici. I sentimenti e la fiducia della ragazza si sgretolano, ma la forza che acquista in cambio è davvero letale. La combattiva Anuradha impara velocemente le regole del gioco, le fa proprie e le ritorce contro coloro che le hanno imposte. Il suo asso nella manica: il rigore morale. Nessuno si salverà.

RECENSIONI

Cinema Hindi: ****
Punto di forza: la veemenza nella denuncia
Punto debole: la sfumatura un po' troppo caricaturale di alcuni personaggi negativi

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Raveena Tandon ('Zamaana Deewana') - Anuradha
* Atul Kulkarni ('Rang De Basanti') - Yashwant
* Govind Namdeo ('Sarkar Raj') - Baig
* Sameer Dharmadhikari - Vivek
* Manoj Joshi ('Bhool Bhulaiyaa') - l'ispettore
* Shri Vallabh Vyas - il padre di Vivek

Regia, soggetto e dialoghi: Madhur Bhandarkar ('Page 3', 'Fashion')

Sceneggiatura e dialoghi: Manoj Tyagi ('Page 3')

Anno: 2003

GOSSIP&VELENI

* Madhur Bhandarkar si è aggiudicato ben tre National Award: per 'Chandni Bar', 'Page 3' (SPLENDIDO) e 'Traffic Signal'

* Atul Kulkarni si è aggiudicato due National Award come miglior attore non protagonista in 'Chandni Bar' e in 'Hey Ram'

* Raveena Tandon si è aggiudicata un National Award come miglior attrice per il film 'Daman: A Victim Of Marital Violence'. Fra i suoi ex-fidanzati, spiccano i nomi di Akshay Kumar e di Ajay Devgan