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14 maggio 2024

FIGHTER


Vi anticipo subito che Fighter non regge la seconda visione. Le sequenze aeree sono straordinarie, l'interpretazione di Anil Kapoor è molto credibile, la battaglia personale dell'eroina contro i pregiudizi sessisti è un argomento interessante, e Hrithik Roshan è da rapimento immediato con annessa fuga romantica verso destinazione ignota. Fighter è il lavoro più serio, almeno nelle intenzioni, di Siddharth Anand, regista nato con la commedia, passato poi ai film d'azione - per la cronaca: il suo prodotto migliore rimane la pellicola di debutto, Salaam Namaste. Ma la storia è noiosa, certo l'ambientazione non aiuta; e la pesantissima retorica antipachistana - pesantissima proprio, persino per i tempi che corrono - trasforma il film in un indigeribile pilone di cemento armato conficcato nello stomaco. 
Verrebbe da chiedere al regista cos'abbia contro i pachistani perché Fighter trasuda rancore acido a fiotti. Se non ci si allontana in tempo dallo schermo, si rischia l'accecamento. Ai pachistani, in Fighter, non viene concessa la dignità di essere persone. Non hanno famiglie, non chiacchierano fra loro del più e del meno, non ridono mai (semmai sogghignano in modo sinistro), non cantano, non mangiano, non passeggiano, non cazzeggiano, non dormono, non leggono, non osservano tramonti, non si emozionano - figuriamoci commuoversi. Sono inumani, dallo sguardo perennemente torvo, dagli occhi bistrati, dalla vocalità da basso profondo (tipo brontolio vulcanico); vivono in tane buie e anguste, pensano solo a massacrare gli indiani. L'eroe negativo è ridicolo, con una cornea annegata nel sangue e una psicosi in fase acuta. Compatisco l'attore - cosa non si fa per pagare le rate dell'auto.

TRAMA

Un'organizzazione terroristica vicina ai servizi segreti pachistani progetta un attentato per colpire la base aeronautica indiana a Srinagar. Su suggerimento dei servizi segreti indiani, presso la stessa base viene organizzata una squadra speciale composta da provetti piloti ed elicotteristi. Seguono canti intorno ai falò, innamoramenti e scazzi, missioni, acrobazie, eccetera eccetera.

ASSOLUTAMENTE DA DIMENTICARE

* [Spoiler] Fra le molte cose, sceglierei l'imbarazzante combattimento finale fra Patty e Azhar, a partire dal blocco del piede a mezz'aria - Azhar educatamente attende che Patty reciti il suo invece di strappargli a morsi un orecchio. Del tutto deliranti, farneticanti le battute enunciate da Patty, e India Occupied Pakistan è il culmine dell'idiozia. A cui aggiungere il volo d'angelo verso l'elicottero. Niente. Non manca niente per lasciarmi allibita.

RECENSIONI

Film Companion:
'The action is good, but not good enough to distract from the film's political demons. (...) The narrative swag is compromised by the film's timing. Its sense of fiction is suspended between the writing of history and the rewriting of it. (...) The warmongering, too, keeps contradicting itself. The film insists that its battle is with nationless terrorists and not with the Pakistani people, but threats that use phrases like "India-occupied Pakistan" prove that the distinction is flimsy at best. (...) It is imperative that he [Azhar, l'eroe negativo] is bad enough for Patty [il protagonista] and his gang to justify their "victory is more important than rules" ways. It is also imperative that Azhar becomes a cultural surrogate for Pakistan-but-not-fully-Pakistan. (...) Siddharth Anand has a knack for composing action that treads the line between pulpy and cool. The pre-interval aerial jousts are nicely choreographed (...) but (...) a lot of the combat descends into chaos by the end. It's almost like the movie is trying to be unclear about the events it chooses to remodel. (...) Patty (...) often ends up trivializing the IAF [Indian Air Force] as well as the concept of patriotism. The screenplay aims to deify him so hard that it presents him as an entitled loose cannon who treats the Srinagar base like his backyard. The second half follows a suspended Patty around like a lovesick puppy, relegating the stand-off between two countries and the consequences of his actions to a footnote. His redemption arc is so crowded - he must win over Rocky [il suo superiore], Minni [la protagonista], India, a captive's wife, the audience, a cat (not really) - that the film simply lets him bulldoze his way back into the fold. (...) Deepika Padukone is fine in the 2.5 moments Minni is afforded - her role is almost invisible for a film that treats the supporting cast as token faces (the woman, the Good Muslim, the best friend, the goofy Sikh man). (...) Fighter doesn't allow humans or machines to shine because India is supposed to be its bombastic superstar. (...) When Patty thrashes up the baddie, his agility is not in focus because his sentences are'.
Rahul Desai, 25.01.24

Cinema Hindi: * ½ 
Punto di forza: la figaggine, quella sì disumana, di Hrithik Roshan. Le sequenze in volo.
Punto debole: i dialoghi e la nauseante retorica antipachistana e nazionalista, talmente nauseante da far impallidire d'invidia qualunque altra pellicola di propaganda.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Hrithik Roshan - Patty (nome di battaglia), pilota aeronautico militare
* Deepika Padukone - Minni (nome di battaglia), elicotterista militare
* Anil Kapoor - Rocky (nome di battaglia), superiore di Patty e Minni
* Rishabh Sawhney - Azhar, capo dei terroristi
* Karan Singh Grover - Taj (nome di battaglia), collega di Patty
* Akshay Oberoi - Bash (nome di battaglia), collega di Patty
* Ashutosh Rana (cameo) - padre di Minni

Regia: Siddharth Anand
Sceneggiatura: Ramon Chibb. Preferisco ignorare i nomi di chi ha scritto i dialoghi. 
Colonna sonora: Vishal-Shekhar. Commento musicale Sanchit/Ankit Balhara. Colonna sonora non brutta ma generica. I video dei brani Bekaar Dil e Ishq Jaisa Kuch sono stati girati in Italia.
Fotografia: Satchith Paulose
Montaggio: Aarif Sheikh. Direi un buon lavoro, considerando le numerose sequenze di combattimento in volo.
Anno: 2024

CURIOSITÀ

* Ad oggi, Fighter è il campione d'incassi hindi del 2024. Nella classifica dei film indiani del 2024, si posiziona al secondo posto. Meno male che siamo solo a maggio. Fonte Wikipedia.
* Ramon Chibb è un ex militare. Oltre a firmare la sceneggiatura di Fighter, è uno degli aiutoregisti, e regala anche un cameo nel ruolo del capo istruttore dell'accademia aeronautica.
* Riferimenti al cinema indiano: Uri: The Surgical Strike, Kareena Kapoor, Saif Ali Khan.
* Riferimenti all'Italia: nell'autunno 2023 la troupe era in Sardegna per girare i video dei brani Bekaar Dil e Ishq Jaisa Kuch. Per la lista delle location, articoli e fotografie, vedi Fighter: le riprese in Italia
* Film che trattano lo stesso tema: Operation Valentine (telugu), Uri: The Surgical Strike (infinitamente migliore), Gunjan Saxena. The Kargil Girl (decisamente migliore), Tejas.

GOSSIP & VELENI

* Ad estirpare ogni mia gioia, sembra sia in progetto un secondo capitolo di Fighter. Son già qui a fissar l'abisso. Mi auguro che il regista s'interroghi seriamente sulle sue scelte di vita.
* [Spoiler]:
- comprendo bene la fascinazione nei confronti di Hrithik, ma che all'inizio rimangano tutti lì imbambolati a fissarlo in adorazione, anche meno. Se in War un episodio simile faceva sorridere, qui fa solo ridere (in senso negativo);
- cioè fate il verso ad una battuta di Uri: The Surgical Strike? Sul serio? Ma ascoltatevi i vostri, di dialoghi, che ce n'era di lavoro da fare;
- la poesia di Patty. Bah. Gravame irrespirabile;
- come si regge esattamente Patty fuori dall'elicottero in volo mentre tutto giulivo sventola la bandiera? 
- la coreografia di Bekaar Dil, sequenza girata in Italia, proprio innestata alla cazzo nella narrazione;
- me li immagino, i dirigenti dei servizi segreti pachistani, balbettare impauriti al cospetto di un terrorista qualunque, come no;
- almeno la trita scenetta del pilota finto russo ce la potevano risparmiare. E invece no, infierire a 360 gradi su noi poveri spettatori. Accerchiati e abbattuti;
- ma quanta chiacchiera fra nemici mentre si pilotano quei bolidi volanti. In guerra come dal parrucchiere.
* Penso all'orrore delle guerre, e a quanto siamo scemi noi esseri umani, ma proprio scemi scemi scemi, talmente scemi che una civiltà aliena ci conquisterebbe in un paio di minuti, e talmente scemi che ce lo meriteremmo.  


27 aprile 2024

JAWAN


Situazione attuale nella cinematografia popolare hindi:
* i tempi sono quelli che sono, il clima poco sereno non stimola l'ispirazione. L'autocensura (comprensibile) e l'omologazione (idem - tutti mangiamo e le bollette vanno pagate) stanno mietendo vittime con numeri da pandemia. Dobbiamo accontentarci: noi pubblico, la critica e gli addetti ai lavori;
* la produzione è diventata talmente noiosa e mortificante da farci rimpiangere non solo la brillante offerta degli anni scorsi - quando l'industria dei sogni di Mumbai sfornava a getto continuo pellicole frizzanti e innovative -, ma anche le rutilanti, coloratissime atmosfere dei più modesti (però divertenti) film realizzati negli anni precedenti;
* da un lato, abbiamo un cinema popolare servile e asservito; dall'altro, un cinema d'autore libero che nessuno guarda, e uno comunque popolare che tenta con furbizia di lanciare frecciatine velenose per poi nascondere l'arco, portando a casa il punto, ossia prendersi una boccata d'aria e incendiare il botteghino;
* la critica non ne può più di recensire pellicole soporifere, tutte uguali - per dire: Raja Sen ha smesso proprio di farlo, ora si occupa di serie -, e si esalta per prodotti mediocri solo perché dimostrano un minimo di coraggio.
Però, da qualunque parte si stia, il cinema rimane pur sempre una forma d'arte, ed è sconfortante il fatto che, della ricca offerta di propaganda, si salvi solo un titolo (Uri: The Surgical Strike, di fattura impeccabile e di grande successo), e che, della scarsa offerta popolare di resistenza alla propaganda, non se ne salvi nessuno (mi riferisco ai blockbuster). Dove sono finiti gli sceneggiatori? Come si possono realizzare film così insulsi, scritti male e girati peggio?

Jawan aveva le potenzialità per sbocciare in un'ottima pellicola d'intrattenimento puro. In diverse sequenze il film decolla. Il personaggio di Vikram (quello vero), interpretato da Shah Rukh Khan, è uno spasso e meriterebbe subitosubito uno spin off - pare che Atlee, il regista, voglia accontentarmi, avendo già annunciato, oltre al secondo capitolo di Jawan, anche un progetto con Vikram nel ruolo del protagonista (vedete da lì che sto facendo la ola?). 
Interessante l'ambientazione nel carcere. La presenza femminile è significativa ma non sempre ben gestita. La negoziatrice si limita a chiedere cosa vuoi? e a soccombere al fascino del Re - ripensandoci: come biasimarla? Delle storie delle sei ragazze della squadra, solo tre vengono raccontate, fra l'altro in modo piagnucoloso, ed erano storie interessanti, il cui tono narrativo purtroppo non lega con la chiassosa atmosfera generale della pellicola. Visti i tempi, capisco l'importanza dei sermoni (sì, più di uno), ma se ne poteva ridurre la durata. Insomma: meno melodramma e più incisività.

Il messaggio politico è inaspettato. Jawan, lodevolmente, tocca molti argomenti spinosi: la piaga dei suicidi dei contadini stritolati dai debiti, la fatiscenza delle strutture sanitarie pubbliche (Jawan si ispira ad agghiaccianti fatti di cronaca accaduti nell'ospedale governativo di Gorakhpur, nell'Uttar Pradesh), i disastri ambientali, la corruzione politica (Jawan si ispira allo scandalo delle tangenti pagate dall'azienda svedese di armi Bofors a politici svedesi e indiani - del Congresso; nello scandalo finirono implicati anche l'affarista italiano Ottavio Quattrocchi e Amitabh Bachchan), le elezioni truccate. E talvolta è così estremamente diretto che mi stupisco non abbia provocato ritorsioni violente nel periodo della sua distribuzione. Mi riferisco alla questione dell'importanza del voto e alle accuse di immobilismo rivolte al governo - boh, forse gli accoliti di Modi si stavano ancora leccando le ferite, dopo la secca bastonata inferta da Pathaan mesi prima. 

Quindi molta carne al fuoco, sano divertimento seppur intermittente, soggetto articolato - forse troppo - ma sceneggiatura trascurata nei dettagli. Jawan è nel suo insieme più coraggioso e a tratti più piacevole di Pathaan, alcuni dialoghi sono pungenti, peccato per il trattamento lacrimoso e antiquato, e per gli eccessi e per i sentimentalismi oltraggiosamente fuori moda - vedi le numerose sequenze al rallentatore, tanto rallentate da sfiorare il fermo immagine. Le coreografie sono generiche e inserite in modo rozzo e slegato dal contesto. Colonna sonora deludente. Nel ruolo di Azad, l'interpretazione di SRK, che qui è anche il produttore ossia colui-che-paga, è talvolta sopra le righe. Il regista, invece di contenerne le esagerazioni e indirizzarlo nella giusta direzione, si è limitato ad adorarlo - ripensandoci, come biasimare pure lui? 

TRAMA

Un gruppo armato femminile, guidato dal giustiziere Vikram, compie eclatanti atti criminosi per forzare le autorità a risolvere alcuni gravi problemi sociali. Narmada, la negoziatrice della polizia, tenta inutilmente di catturare la banda. Anche Kalee, un mercante d'armi senza scrupoli, vorrebbe liberarsene. Ma chi è il misterioso personaggio accorso in aiuto del giustiziere? E quale segreto nasconde il fidanzato della negoziatrice?

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* L'ingresso in scena di Vikram (quello vero). Ed ogni sequenza che lo riguarda. E le battute. Il Re in tutta la sua gloria. 
* Anche l'episodio del ferimento del ministro della sanità non scherza. Quando te la chiami... È questa l'ironia che avrei voluto sparsa a volontà nel film.
* E Kalki che prende a vangate il funzionario della banca?

ASSOLUTAMENTE DA DIMENTICARE

* L'indelicatissima scena del contadino che, cappio quasi al collo, riceve la notizia dell'estinzione del suo debito. Non so. Come la vogliamo prendere? Atlee: ma per favore, dài.

LA BATTUTA MIGLIORE

* Sempre il mio Vikram (quello vero): Before you touch my son, deal with his father. Non ho altro da aggiungere se non MADONNA SHAH RUKH IL DIO CHE SEI.
* Kalee, nella sequenza finale, mentre Azad e Vikram si scambiano bacetti (vado a memoria): Fateli fuori prima che si mettano a canticchiare una canzoncina romantica.

RECENSIONI

Mid-Day: ****
'Jawan is a rare, mad-actioner, with that many females in the fighting force. (...) This deliberately feminist subversion works equally for the box-office. No actor in the world has as strong a women fan-club as Shah Rukh Khan (SRK). They will show up in theatres, also because they’ve been promised two SRKs for the price of one. (...) Is this, therefore, Delhi-born Mumbaikar, SRK, who owns Kolkata’s favourite cricket team, equally eyeing Chennai, for both market expansion, and inspiration? Hell, yeah. And why not... What’s a great entertainer, if it doesn’t unite audiences! (...) And what kinda film is that likely to be? (...) Centred on the superstar, making a solid entry, altogether covered up in bandages, landing from the sky, in a strange place in India’s north-eastern border. That’s enough for you to wonder, what happens next. (...) I have lived long enough to know that you don’t simply review movies aimed so directly at the gut, in a dark theatre - you rate the bloody experience! Yes, they can get exhaustingly guttural at times; or often, in fact. That’s the genre’s prime flaw. Jawan is far from it. And why’s that? Because the film, while a tad long, has strong legs to stand on. In what’s the superstar’s first, directly in-your-face political film. Also, deeply patriotic. For, what is patriotism, if not care for fellow nationals? (...) The choreographed heroism being the main point of the pic. It’s something we equally witnessed in SRK’s last release, the same year. To be sure, Jawan (2023) > Pathaan (2023). Because it just feels more raw and earthy. Given a beginning, middle, and end, that ties in smartly with the beginning - pieces in the jigsaw fitting in fine. With world-building, which is Atlee’s, that’s unique to the SRK universe, and a decisive worldview, that draws you in, wholly. A few years ago, (...) SRK (...) seemed lost at the box-office, while Bollywood itself appeared more sorted. The reverse appeared the case, post-pandemic. Having done his homework, he’s unwittingly ended up reviving the Hindi film industry, along with his own career. (...) As the superstar, super-confident with his material, ironically understated still, he talks straight to his audience. Telling them what they’d hopefully like to hear. In this case, the power of the common man/voter. (...) This is SRK vs system. What’s there not to love; c’mon, let’s go (I plan to, again)!'.
Mayank Shekhar, 07.09.23

Film Companion:
'Jawan (...) is not just any social drama. It's a drama based in a country so embattled that the only mantra left is: When in doubt, Shah Rukh Khan [corro a tatuarmelo sull'avambraccio]. The leaders have failed, the system is corrupt, and a superstar has decided to take matters into his own hands. This intervention is disguised as one of the most enjoyable, pulpy, ditzy and progressive entertainers in recent memory. (...) It's anti-establishment rage with pro-people hope. (...) Khan in Jawan signifies the sort of happy-hour vigilantism that's immensely satisfying to see. He's a soldier and a jailer, a patriot and a saint. And he is fed up. Every time he appears, it's a hero-entry moment - and there are at least ten of these. (I may or may not have hooted at the coolest pre-interval scene in ages). (...) Which is to say that things are so bleak today that Khan needs to be introduced - and remembered - multiple times. (...) In other words, being fiction isn't enough. (...) It's all there: Farmer suicides, fumbling ministers, a shortage of oxygen cylinders, a billionaire who funds the government. (...) There's a back-from-the-dead and memory-loss track, a nod to the fact that a (movie) soldier has had to rediscover his stature as a secular icon. There's an all-female team of avengers - an ode to Khan's unique image as both a feminist hero and beta-male lover. (...) All alleged flaws - a bandaged face, a bald head, middle age, pregnancy out of wedlock, macho cigar-smoking (which almost taunts the 'cigarettes are injurious to health' disclaimer) - morph into superhero capes. When politicians are reduced to caricatures, (...) it's not lazy writing. The rush suggests that the film perhaps has no time for figures who generally have no time for the people that vote them in. I'm usually not a fan of film-makers being in awe of the stars they cast. But Atlee's blinding reverence for SRK (...) works wonders for the film. The lovesick treatment (...) ensures that when the director fast-forwards through the romance, flashbacks, climax and reaction shots in a hurry, our excitement is rooted in the anticipation of the next punchy scene. And the next, and the next. It stops mattering that the connective tissue is a formality, or that tears are used as narrative shortcuts. Everything else is a footnote, a filler in service of bold messaging, at a time when even silence is viewed through the lens of dissent. (...) The directness of this courage (especially a monologue towards the end) is moving, because it reveals the cards of a film that isn't afraid to request its viewers to reflect rather than tell them to think. Its activism is almost chivalrous, despite the loud tone. It doesn't hesitate to break the fourth wall and use its commercial packaging (...) to reason with the very concept of democracy. Add to this the colour (...) and Jawan becomes an irresistible cocktail of guts and mainstream glory. Most of all, the subtext is there for everyone to savour. The thrill of watching a SRK film has long been defined by his uncanny ability to make it about himself. Over the years, he's renovated the idea of celebrity narcissism, turning it into meta-entertainment at the movies. Khan has often let his life - or at least popular perception of his life - inform the spirit of his roles. Our enjoyment is derived from the illusion that we're watching him as much as the men he plays. Earlier, this auto-fiction was limited to excavations of his own superstar duality. (...) But it's only as an action hero that this self-reverence has gone from entertainment to art. The genre physicalises (and mythologises) Khan's journey, pitting him against real-world demons instead of imaginary people. While it's natural to wonder why he took so long to do all-out action cinema, the timing is perfect - his underdog swag can now afford to be personal and political at once. (...) As a result, his heroes aren't fighting against, they're fighting for. The (...) '(before threatening the son, deal with the father)' threat in Jawan brings the house down for a reason. (...) None of it is grandstanding or self-homage anymore. Within the defiant parameters of action cinema, it acquires the grammar of self-expression. The fight is literal; the scale is fitting. It becomes more. And Jawan is that more. It understands that cinematic truth isn't about logic but pop-cultural authenticity. It gets that mass is weightless without a sense of matter. And it proves that masala film-making isn't about giving the audience what they want; it's about asking them what they need'.
Rahul Desai, 07.09.23

Raja Sen:
'A spoonful of SRK makes the medicine go down. Jawan (...) is just the tonic for a troubled nation. I have watched the film (...) three times now, and I am frankly shocked by the directness of its messaging. It dares to point fingers at a government that imprisons critics. And for those who say 'Jawan isn't political enough,' I would like to remind them that in Khan's last film Pathaan, he wasn't allowed to use the words 'Prime Minister.' Being political at this time, therefore, requires sharpness and allegory. Yet Jawan comes at us guns blazing. Careful not to take names, but unmistakable nonetheless. It focuses on farmer suicides, on banks forgiving massive loans to business moguls, on missing oxygen cylinders, (...) and on elections that are coming up in a matter of months. SRK's vigilante hero might not literally mouth anti BJP slogan, but he does tell a minister that they have had ten years to improve things, much like the party *currently* in power. (...) He breaks the fourth wall and bypasses the corrupt channels to address the nation directly. He is angrier now. Raising a hand to symbolize five long years spent under a regime, he says voting wisely will get *you* aazadi [libertà]. The film cuts to a crowd of watching sikhs, then smiling nuns. He is asking minorities to free themselves by giving this government the finger. This is fantastically unsubtle cinema. (...) Jawan isn't revolutionary for the film that it is, but for the time in which it's been made. Where once an angry young man routinely took on the system, now exist 'cinematic universes' glorifying policeman and surgical strikes. Khan is not young anymore, and Jawan leans into that as he plays Vikram Rathore, an immediately iconic character significantly older than himself. (...) This is a future-proof move, ensuring that the 57 year old can play the cigar chomping big daddy for years to come. But it is also a statement of intent. This older hero is cooler, more capable and more angry'. 
03.10.23

Cinema Hindi: *** Al netto della lacrimosità, avrei aggiunto mezza stella. Con maggior spazio concesso al mio Vikram (quello vero) sarei arrivata a ****. Se fosse stato lui l'unico protagonista maschile, un bel ***** pieno.
Punto di forza: una certa impudenza, un certo coraggio, il personaggio di Vikram (quello vero), soggetto corposo, alcune battute divertenti, molte scene di azione al femminile.
Punto debole: tono piagnucoloso, trattamento antiquato, sceneggiatura disattenta e a tratti grossolana, regia altalenante.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Shah Rukh Khan - Azad, direttore di un carcere femminile / Vikram, soldato
* Nayanthara (al suo debutto nel cinema hindi) - Narmada, negoziatrice
* Vijay Sethupathi - Kalee, mercante d'armi
* Deepika Padukone - Aishwarya, moglie di Vikram
* Sanya Malhotra - Eeram, pediatra caduta in disgrazia
* Lehar Khan - Kalki, studentessa
* Priyamani - Lakshmi 
* Sanjeeta Bhattacharya - Helena, hacker
* Girija Oak - Iskra
* Aaliyah Qureishi - Janvi
* Sunil Grover - Irani, sottoposto di Narmada
* Sanjay Dutt (cameo) - Madhavan, negoziatore

Soggetto e regia: Atlee al suo debutto nel cinema hindi
Sceneggiatura: Atlee, S. Ramanagirivasan
Colonna sonora: Anirudh Ravichander, al debutto nel cinema hindi (per un'intera colonna sonora), non al suo meglio. Jawan Title Track è un brano non male ma l'avrei velocizzato un po'. Zinda Banda è gradevole da ascoltare in YouTube, meno nel contesto della pellicola.
Fotografia: G.K. Vishnu
Montaggio: Ruben
Azione: Anal Arasu, Spiro Razatos, Yannick Ben, Craig Macrae, Kecha Khamphakdee, Sunil Rodrigues.
Traduzione del titolo: soldato
Anno: 2023

CURIOSITÀ

* Per la versione di Jawan doppiata in tamil, in simultanea sono state girate alcune apposite sequenze. Ad esempio, Yogi Babu sostituisce Mukesh Chhabra (attore e regista - ma soprattutto direttore di casting, anche nel caso di Jawan) nel ruolo del segretario del ministro della salute. 
* Oltre al cameo di Sanjay Dutt, segnalo quelli offerti dal pazzo regista Kenny Basumatary (nel ruolo di Nazir, collega di Vikram - quello vero), da Omkar Das Manikpuri (contadino, padre di Kalki), e dallo stesso Atlee (nella coreografia del brano Zinda Banda).
* Jawan è il film indiano campione d'incassi del 2023, ed occupa la quinta posizione nella classifica generale dei film indiani, e la seconda (dopo Dangal) nella classifica generale dei film hindi. Nel Bengala occidentale, le prime proiezioni di Jawan della giornata erano state fissate alle due e un quarto del mattino! Il potere ultracosmico di S.h.a.h.R.u.k.h.K.h.a.n. Macchennesapete.
* Atlee è un regista da record. Con soli cinque titoli all'attivo, ha conquistato la seconda posizione nella classifica degli incassi tamil del 2016 con Theri, la prima posizione nel 2017 con Mersal e nel 2019 con Bigil. E nel 2023 Jawan è il film indiano - non solo hindi o tamil - campione d'incassi. Curiosamente, Theri, Mersal e Bigil sono tutti interpretati da Vijay.
* Riferimenti al cinema indiano: Alia Bhatt, Baahubali
* Film che trattano lo stesso tema: A Wednesday!, anche se tutta un'altra cosa. Per la piaga sociale dei suicidi dei contadini, Peepli [Live], interpretato da Omkar Das Manikpuri, anche se tutta un'altra cosa.

GOSSIP & VELENI

* [Spoiler]:
- com'è che agiscono tutti a viso scoperto? 
- perché Narmada porta la figlia nel carcere durante la sua operazione sotto copertura? 
- come ha fatto a sopravvivere Vikram dopo ben cinque proiettili sparatigli contro a distanza ravvicinata e, se non bastasse, dopo essere precipitato da un aereo in volo ed aver preso una craniata iperbolica contro un masso? Manco la fantascienza oserebbe tanto.
- in che senso la dottoressa scopre che Aishwarya è incinta misurandole le pulsazioni al polso? Funziona così? Ma tipo che si sentono due battiti? Oddio che roba mostruosa sto per svenire.

17 aprile 2024

PATHAAN



Ho il sospetto che se avessi visto Pathaan nel periodo di distribuzione in sala lo avrei apprezzato di più. Ora, quasi un anno e mezzo dopo - sfiorite le galvanizzanti aspettative, spenti i riflettori sulle prevendite da record, sugli incassi da capogiro, sulle recensioni sorprendentemente concilianti -, confesso che Pathaan non mi ha entusiasmato. 
Ma.
Ma Shah Rukh Khan è sempre divorabile, pur con qualche chilo di muscolo di troppo. Anche se leggesse le istruzioni della friggitrice, il suo carisma elettrizzante, mescolato ad un talento mostruoso nel coccolare e viziare i personaggi - personaggi che, nelle sue espressioni e nel suo corpo, diventano vivi, fragranti, croccanti, dal profumo appetitoso e dal sapore paradisiaco (che la sceneggiatura lo preveda o no) -, il suo carisma e il suo talento, dicevo, mi farebbero comunque rimescolare il sangue (e scardinare la sintassi) e gridare al capolavoro. Mi farò curare. 
John Abraham è godibile - troppo leccato? Non importa, rimane delizioso, interpreta il suo ruolo con eleganza e senso dell'umorismo, e si accaparra quasi tutte le battute migliori. 

Poi certo, considerando l'aria che tira, alcuni dettagli di Pathaan che anni fa sarebbero passati inosservati ora ne accrescono il significato: l'eroe musulmano, l'eroina pachistana, l'eroe negativo non musulmano. Un applauso alla casa di produzione Yash Raj Films.  
E poi l'aspetto principale: l'attore protagonista musulmano (SRK), sempre defilato nella cacofonia progovernativa e per questo, nel recente passato, colpito negli affetti. Alla distribuzione di Pathaan è accaduto l'incredibile e il bizzarro: un certo tipo di opposizione trasversale al partito al potere centrale si è coagulata intorno alla figura di una superstar hindi, soavemente laica, poco o niente interessata alla politica (almeno in pubblico). L'importanza di Pathaan esula quindi dai suoi - limitati - meriti artistici. Hai osato colpire un amatissimo divo bollywoodiano solo per dimostrare di averlo più lungo? Hai misurato male. Perché precipitarsi in massa nelle sale e recensire con favore la pellicola - anche da parte di critici di solito spietati - è diventato un fatto personale e un atto politico. Una forma di resistenza. Una rivincita. E un plebiscito. Perché certo, la patria, la religione, la tradizione, eccetera eccetera, ma per gli indiani solo tre cose contano davvero: il cinema, il cricket e i matrimoni. Colpisci (duro) qui? La paghi. 

Un assaggio di ciò a cui Pathaan poteva aspirare, con una sana dose di leggerezza, ci è concesso grazie al folgorante cameo di Salman Khan. Il film si impenna e prende quota, le interazioni fra i due attori sono esilaranti. Si mescolano divertimento puro, eccesso, ironia e metacinema. Evidenziando così uno dei due problemi principali di Pathaan: il prendersi un po' troppo sul serio a discapito della vena umoristica. L'altro problema? Le scenografie e la scelta cromatica: ambientazioni buie, dalle tonalità cupe. Avrei preferito set più patinati e scintillanti, che giustificassero gli ingenti investimenti finanziari profusi nel progetto. Sorvolo sulla sceneggiatura: è primavera, gli alberi sono in fiore, non so se siano già tornate le rondini, ma la panna sulle fragole mi induce alla bonomia.
In estrema sintesi: sono fe-li-ce per il Re. Quanto al film, passiamo al prossimo.

TRAMA

Pathaan è un agente dei servizi segreti indiani (RAW) a capo di un corpo speciale denominato JOCR. Abbandonato alla nascita dai genitori, Pathaan, ormai adulto, nel corso di una missione in Afghanistan viene adottato da un intero villaggio di etnia pathan. A Pathaan è affidato il compito di catturare Jim, un ex collega ora pericoloso mercenario, e di sventare un attentato commissionato all'Outfit X - l'organizzazione criminale creata da Jim - da una scheggia impazzita dei servizi segreti pachistani (ISI). L'obiettivo dell'attentato è indurre il governo indiano a demilitarizzare la contesa regione del Kashmir. Pathaan si sforza di indovinare i piani di Jim e di anticiparne le mosse, ma il terrorista è sempre un passo avanti. L'enigmatica Rubai, pachistana, agente/ex agente ISI, affianca Pathaan nell'impresa. 

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* La conversazione finale fra Salman e Shah Rukh. Impagabile scambio di battute.

RECENSIONI

Mid-Day: ***
'There really is no space in this picture for anything, but a series of stunt and chase sequences, starring the super-hero the film is named after. That is, Pathaan, making grand entries on every conceivable vehicle. (...) Also, these superhero-heroine-villain fly to every corner of the world to bring you this action, live. (...) Basically, if it’s the big-screen scale you were looking for? Eat this. Which is also a reason the film becomes hard to swallow, sometimes. It’s so frickin’ cut-to-cut. The filmmakers appear so inherently insecure about somehow securing the audience’s attention. (...) Surely the climaxes (...) loses meaning, if an entire movie is a climax? Let’s just say, by the end of it, I forgot where we’d started from. But you’re okay, so long as you stick to Shah Rukh Khan in long locks, muscles ripped, setting freakish fitness goals. This is possibly the best he’s looked onscreen, in his entire career. And he’s frickin’ 57. SRK is the spectacle! (...) It's as if someone - and that’d be the producer, Aditya Chopra, who else - sat down with pen, paper, listing how many assets to add to SRK in the pic. Reasons to watch Pathaan: action, locations, plot twists, upping stakes, crazy weapons, chemical warfare, SFX (cheque, cheque, cheque). In all of this, it’s almost a miracle that the movie eventually comes together at least somewhat coherently enough (most don’t). (...) It’s merely a comment on the times that even watching a simplistic mass-entertainer such as Pathaan has seemed like a political act, leading up to its theatrical opening. A lot of it has probably to do with SRK. (...) It’s his return to the big screen, in a lead role, in four years - having delivered a bunch of duds before that. You can tell how hard he’s worked for this comeback. What one did not account for, in the interim, is how important this picture would become - to get Hindi film audiences itself to return to theatres, post-pandemic. Pathaan has felt like a massive event, alright'.
Mayank Shekhar, 25.01.23

Mint:
'Any actor can make a good film work. It takes a whole other caliber of megastar to turn an utterly nothing film into Hindi cinema’s largest blockbuster, and Pathaan is, therefore, Shah Rukh Khan’s biggest flex. Flexing, in the literal sense, is also what Khan is mostly doing in the film, which is less a movie and more an Instagram thirst-trap prompting women and men of all stripes to salivate in movie theatres and - abnormally - to take photographs of the sculpted 57-year-old for their own social media feeds. This is low-key piracy, but serious journalists, authors and cultural commentators have all fallen, rather lasciviously, for Khan’s arms and charms. I’ve never seen anything quite like it. The thirst is real. This is Khan’s first release in over four years, after he has been hounded and vilified by a central government that dislikes the idea of secularism - something Khan, a Muslim who has mostly played Hindu characters, could be said to embody. He is the self-made superstar who personifies the great Indian dream of stardom, a swarthy youngster from television who, rewriting the Hindi film hero rulebook, made himself the shiniest of leading men. Times darkened. (...) In 2021, Khan’s son was arrested - and jailed - for drug-possession (while not possessing drugs). Right-wing trolls began clamouring against films featuring Muslim heroes. (...) Shah Rukh Khan stayed quiet, kept his head down, and - going by how he looks in Pathaan - hit the gym. (...) It is a film so inane that it can only work if half the dialogues are drowned out in applause, a film that is working because India wants - even needs - for it to work. This is not a review, and no review can stand in the path of this box-office juggernaut setting the country ablaze with celebratory heat. To me, Pathaan is a harebrained action movie, one without memorable action sequences or clever set-pieces. (...) It’s cheesy, desperate and politically wishy-washy, and the first half is damn near intolerable. The other entries in this “spy universe,” War and Ek Tha Tiger, are significantly better. (To those defending Pathaan, I have but one word in reply: “Boobles.”) Yet India is partying with incredible, infectious gusto. Audiences are thronging to theatres, reviews have been bafflingly kind, and the nation is swooning under Shah Rukh Khan’s spell. The actor has distorted our reality and instead of seeing this mediocre film, we are cheering the film we wish it was. We are watching, in fact, 35 years of Shah Rukh Khan spreading his arms wide open, (...) we are seeing our favourite hits reflected in Pathaan, in Khan’s half-smiles and his winks, his luscious hair and - most importantly - his secularism. As a line, “Pathaan zinda hai [è vivo]” means little. As a manifesto, coming from an embattled superstar when minorities are under threat, it may mean everything. (...) Pathaan may be one of his silliest films, but it has brought back Khan’s crown. The film comes to life, briefly, when Shah Rukh’s comrade shows up. Salman Khan (...) is electrifying in a cameo. (...) It is undeniably thrilling to watch these two agree that the job ahead of them - and I don’t mean any Pathaan-Tiger objective - is too big for the new kids. These guys need to see it through. This made me wonder whether Shah Rukh (...) could do more than save theatres from closing down or even rescue Hindi cinema itself at an uncertain time. (...) Can Shah Rukh Khan be our Prime Minister? Based on the current dispensation, it is clear a Reality Distortion Field would come in quite handy, and people may indeed vote for Khan. Perhaps that is what they’re doing right now'.
Raja Sen, 31.01.23

Film Companion:
'The true triumph of Pathaan is that, unlike most other titles, its nostalgia extends beyond the physical (...) into the realms of the ideological. Ensconced within all the ditzy spectacle is not your usual battle between good and bad. It's the one between New Patriot and Old Patriot that slowly emerges. (...) [Il protagonista] is the manifestation of a gentler age that mounted patriotism as more of a personal feeling than a political statement. (...) He isn't always the dominant force in the story. There are several moments in which Pathaan is part of the backdrop. (...) The most disarming aspect of Pathaan: Shah Rukh Khan's portrayal of the conventional action hero. The way Khan plays the role - with a sense of imperfection and humour - subliminally chips away at our perception of how patriotism must look on the big screen. (...) He's merely doing what he has always done in his India-centric cinema, but it's the widespread hate rhetoric today that refashions this identity as an elegant act of love and rebellion. (...) It's this rousing marriage of man and moment that transforms Pathaan from a self-aware entertainer - which stages a deadly virus as a campy metaphor for religion - into both cultural anecdote and political antidote. The easy way is to attribute the film's impact to Khan's four-and-a-half-year absence and this distance making our hearts grow fonder. Or his systematic movie cameos over the years, which have teased us into explosive submission. Or even the old-school publicity campaign - no press interviews, no overexposure - that made us want him harder; he didn't need a hero-entry shot because the release of Pathaan itself was the entry shot. But the better way is to acknowledge that the story of Pathaan is inextricably linked to the Pathaan story - one that has openly been unfolding in the language of breaking news and boycott hashtags. There are millions of takers for the former because it's the latter that people are subconsciously consuming; we celebrate the former because it's the latter that we feel obligated to root for. It would not only be naive but also unfair to read the success of this film as a marker of its artistic merit. Pathaan is honest enough to cement this reel-real bridge. It in fact strives to be a measure of how far a needle can be pushed for it to snap back with a calming click. A country has renewed its romance with a superstar because his action transcends the performative dimensions of the screen. Pathaan doesn't need to flaunt it, because Shah Rukh Khan has lived it'.
Rahul Desai, 21.03.23

Cinema Hindi: *** (ho arrotondato per eccesso)
Punto di forza: il Re. Qualche rischiosa sfumatura. Il fantasmagorico cameo di Salman Khan. John Abraham è una sorpresa. Ruoli femminili non solo di mero contorno. 
Punto debole: sceneggiatura e regia smagliate, retorica nazionalista, estetica mortificante, coreografie deludenti. Sequenze d'azione un po' confuse e poco fluide - con la lodevole eccezione di quella del cameo di Sallu. Deepika Padukone, pur con i suoi occhi parlanti, non mi è sembrata adatta per il ruolo. Nel complesso un po' noioso, insulso.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Shah Rukh Khan - Pathaan
* Deepika Padukone - Rubai
* John Abraham - Jim
* Dimple Kapadia - Nandini, superiore di Pathaan
* Ashutosh Rana - Luthra, superiore di Nandini
* Salman Khan (cameo) - Tiger, collega di Pathaan

Regia e soggetto: Siddharth Anand
Sceneggiatura: Shridhar Raghavan
Dialoghi: Abbas Tyrewala
Colonna sonora: Vishal-Shekhar, commento musicale di Sanchit Balhara e Ankit Balhara. Segnalo i brani Pathaan's Theme e Jim's Theme, entrambi composti da Sanchit-Ankit, e Pathaan x Tiger Theme (Sanchit-Ankit e, per il tema di Tiger, Julius Packiam).
Fotografia: Satchith Paulose
Montaggio: Aarif Sheikh
Anno: 2023

RASSEGNA STAMPA

* Bollywood Film ‘Pathaan’ Pushes Back Against Modi Regime’s Hate Agenda, Kavita Chowdhury, The Diplomat, 14 febbraio 2023: 
'In the eyes of the public, [Shah Rukh] Khan was seen as a victim of vendetta politics, especially after his son was cleared of all charges within a year. It is no secret that the Narendra Modi-led government has not been happy with Khan for not kowtowing to the regime and for being vocal about the growing religious intolerance in the country. This is quite unlike some of his peers, who have become mouthpieces for the Modi government. Even when his family was targeted, Khan did not lash out at the BJP government but took the legal route through the courts. That he chose to answer his critics through his work and not by playing the victim or ingratiating himself to the Modi regime was silently acknowledged by the Indian public'.

Vedi anche:

CURIOSITÀ

* Pathaan ha conquistato la seconda posizione nella classifica degli incassi (India ed estero) dei titoli hindi del 2023. In prima posizione un'altra pellicola interpretata dal Re: Jawan. Fonte Wikipedia.
* I Pathan o Pashtun sono una comunità etnica stanziata in Afghanistan e nel Pakistan nordoccidentale, di religione musulmana.
* Nel 2019 il governo indiano revocò l'articolo 370 della Costituzione che conferiva lo statuto speciale e condizioni di autonomia alla martoriata, contesa regione del Jammu/Kashmir. 
* Persino nel nostro Paese, grazie al circuito UCI, Pathaan si è guadagnato numerose proiezioni, molte delle quali aggiunte all'ultimo minuto, a testimonianza di un successo non previsto ma reale. 
* Il personaggio di Pathaan regala uno stupendissimo cameo in Tiger 3.
* Riferimenti al cinema indiano: War, la saga di Tiger, Darr.
* Riferimenti all'Italia: secondo i titoli di coda, alcune sequenze sono state girate sulle Dolomiti.
* Film che trattano lo stesso tema: War, Ek Tha Tiger, Tiger Zinda Hai, Tiger 3.

GOSSIP & VELENI

* [Spoiler]:
- Jim poteva benissimo rubarselo lui il virus a Mosca e risparmiarci così tutta l'inutile manfrina;
- il tizio russo non si accorge di palpare del Domopak?? Ma sul serio??
- avrei preferito che Rubai fosse davvero un'agente ISI sotto copertura, e che tradisse Pathaan su ordine del suo superiore. 

02 marzo 2022

GEHRAIYAAN


Personaggi poco amabili, vicende poco esaltanti, eppure non sono riuscita a staccare gli occhi dallo schermo, nemmeno alla seconda visione. Gehraiyaan è la combinazione perfettamente riuscita di una sceneggiatura sinuosa e compatta, dialoghi fluidi, regia ispirata, interpretazioni da manuale, confezione impeccabile. Un noir patinatissimo dall'atmosfera intima e fascinosa, complice una fotografia di prima classe che privilegia i toni dell'azzurro e del tortora. Il ritmo è rilassato, quasi dimesso. La colonna sonora, mai invadente, accarezza immagini e stati d'animo. Gehraiyaan, con la sua morbidezza seducente, fa intuire un'intensità forse solo simulata.

Il soggetto si spinge oltre il semplice canovaccio infedeltà-bugie. Il perno è l'intreccio di vita personale e vita professionale, tema raramente indagato dalla cinematografia popolare hindi. I personaggi sono imperfetti ma vorrebbero vivere esistenze perfette, non si evolvono, corrono in circolo, fuggono dalle proprie radici, inseguono sogni e desideri. Le interazioni fra loro sono disinvolte, la connessione con lo spettatore funziona. La parabola di Zain è la più interessante, una sorta di esperimento emotivo: l'amore può trasformarsi in odio se ostacola la realizzazione di ambizioni sfrenate?  

Deepika Padukone è irresistibilmente naturale, e arricchisce la sua Alisha di spessore drammatico. Tutto il cast è convincente, inclusa Ananya Panday che riluce in un ruolo tagliato su misura per lei. Shakun Batra, la sceneggiatrice Ayesha DeVitre e la Dharma Productions, al terzo progetto concretizzato insieme confermano la traiettoria, personale e vincente, che caratterizza la filmografia di Batra, regista da cui in futuro è lecito aspettarsi solo grandi cose. 

TRAMA

Alisha è un'insegnante di yoga. Convive con il fidanzato, Karan, aspirante scrittore. La facoltosa Tia è cugina di Alisha, ed è la migliore amica di Karan. Dopo anni, le due ragazze si ritrovano, e in quell'occasione Alisha incontra Zain, l'ambizioso fidanzato di Tia.

RECENSIONI

Mid-Day: *** 1/2
'This is really a film about young, cold, clinical, professional ambitions at the base. Something we don’t usually watch messing with movie romances, about good-looking desi people, in general. (...) Sat through all of it; pleasantly intrigued, in fact'.
Mayank Shekhar, 12.02.22

Film Companion:
'Alisha and Zain seek in each other a future that escapes not just the present but also the past. Their compatibility is not driven by choice so much as the desperation to acquaint desire with destiny. What follows is a remarkably intense movie that crosses many bridges - connecting integrity and individualism, infidelity and self-realization, trauma and intimacy, aspiration and love. The outsiders of Gehraiyaan are not handled with kid gloves. They are cleverly cast, and the writing sets out to investigate their truth. Most of all, they are both victims and villains of their own fate. For strivers like Alisha and Zain, a relationship cannot afford to be just a relationship: it needs to feature all the gratification and good fortune that their peers seem to have inherited. It needs to build and repair at once. The risks are high, so the stakes are higher. I kept rooting for the alleged soulmates, without noticing that both of them are actually protagonists jostling to own the same narrative. There’s only space for one. As a result, the good-looking love story heads into unchartered territory - the third act is a bit contrived, but necessary in context of the bigger picture. A revelation towards the end brings it all together with moving clarity. It’s the moment I realized that the edgy domestic thriller was in fact a dark coming-of-age drama all along. (...) The score - a mix of empty euphoria and whispery strings - sounds like an extension of not the film but its faces. Humans tend to process experiences through the music they like, so the tracks here are essentially a blueprint of their Hinglish moods. They think in sexy melodies; (...) they imagine themselves as haunting music videos. (...) The richness in Gehraiyaan, too, is not a cosmetic language; it’s a social crutch. (...) [Zain's] real estate career is its own character - the most visual symbol of power. Kaushal Shah’s camerawork alone suggests that Zain’s addiction to the lifestyle shapes his reading of companionship. He views Mumbai as a playground of prestige and privacy. Zain knows that if he loses his money, he will also lose the courage to care; he suspects that love is futile without the story. Very few films acknowledge that feelings do not exist in isolation - and that professional success goes hand in hand with personal worth. The second half of Gehraiyaan is frightfully pragmatic in this sense. It unfurls like a biopic going off the rails, where the ghost of failure looms large over the spirit of chemistry. The formidable Siddhant Chaturvedi exudes a lopsided charm that enables this tonal shift. It’s an uncomfortable role, but not an unrewarding one. At its core, though, Gehraiyaan - like Batra’s first two films - is a study of reluctant familyhood. (...) Alisha’s decisions - cheating on a dead-weight partner, choosing a passionate lover - are a consequence of who she doesn’t want to be, not who she hopes to become. (...) She is, for all means and purposes, the lost daughter. (...) The film imitates the psychology of these young protagonists. Old parents exist as shadows, at the periphery of both mind and narrative. But their legacy creeps up on the kids who are trying to shed it. This ties into a generation’s greatest fear - of turning into the very people we leave behind. (...) Alisha is not just Padukone’s career best performance, but also one of the great portraits of contemporary womanhood. (...) In her hands, the spiritual leanings of Gehraiyaan acquire a life of their own'.
Rahul Desai, 11.02.22

Cinema Hindi: ****
Punto di forza: il film è ipnotico, Deepika Padukone pazzesca. 
Punto debole: -

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Deepika Padukone - Alisha
* Siddhant Chaturvedi - Zain
* Ananya Panday - Tia, cugina di Alisha, fidanzata di Zain
* Dhairya Karwa - Karan, fidanzato di Alisha e migliore amico di Tia
* Naseeruddina Shah - padre di Alisha
* Rajat Kapoor - Jitesh, socio di Zain

Regia: Shakun Batra
Soggetto: Ayesha DeVitre, Shakun Batra
Sceneggiatura: Ayesha DeVitre, Sumit Roy, Shakun Batra, Yash Sahai
Dialoghi: Yash Sahai, Ayesha DeVitre
Colonna sonora: Kabeer Kathpalia (OAFF), Savera Mehta. Il brano Doobey rispecchia efficacemente il tono del film.
Fotografia: Kaushal Shah
Traduzione del titolo: depths
Anno: 2022

CURIOSITÀ

* Gehraiyaan si ispira a Match Point.
* Riferimenti all'Italia: Tia vorrebbe sposarsi in Toscana, Zain apprezza la burrata.

07 febbraio 2019

happy new year



so mica se ho voglia di scrivere 'sta recensione. butto giù due righe e decido.
perchè il film è proprio (proprio) - proprio - scadente. peggio: triviale.
perchè sciarùk mio deambula stancamente sul set con la faccia sconfortata di quello che ha capito che il deragliamento è all'orizzonte e cerca un penalista fra le comparse. il carisma del Re non si discute. m-a-i. arriva come un tornado bollente ancor prima che LUI si affacci sul grande schermo e dica ciaociao. e continua a bruciacchiarti le ciglia dopo che se n'è andato. sciarùk è uno che perfora la materia con lo sguardo. uno che ti si incrosta addosso. ma per salvare 'sto film bisognava essere dio. e forse manco bastava.

non starò qui a puntare il dito contro i progetti malriusciti. penso al mio armadio e incenerisco dalla vergogna. le idee ti sembrano buone. poi le realizzi e si rivelano una schifezza. e per quanto ti adoperi tutto va storto. capita. magari è capitato anche a farah. ma se non è capitato. se happy new year è come lo aveva immaginato... allora una controllatina alle carotidi me la farei dare.

e abhishek... 
(conto fino a cento) 
(...) 
(UN ATTIMO CHE STO CONTANDO)
abhishek: te aishwarya non la meriti.

no ho deciso. niente recensione. 
(e comunque i titoli di coda sono molto carini)
(anche l'azzanno di deepika) 
(ma sciarùk: ma quelle sulla testa sono - comesichiamano - mèches ?!) (MECHES ?!?!) (**ommariavergine**).
(volevo risparmiarvi il trailer. poi mi son detta: eccheccazzo. devo soffrire solo io?)

eLLeSSeDì

30 gennaio 2019

CHENNAI EXPRESS



Rohit Shetty è la mia spina nel fianco. 
Ad oggi, è il regista indiano dei record: ha diretto un numero notevole di pellicole che hanno letteralmente incendiato il botteghino. Sembra un tipo simpatico e gioviale. Non brutto. Pure alto. Grande amico di Ajay Devgan, ha sdoganato lo schivo, autoriale Ajay, incoronandolo superstar grazie ad una lunga serie di film inguardabili ma di enorme successo. A fine dicembre ha catapultato Ranveer Singh nello stesso empireo con il pirotecnico Simmba. Nel 2015, per la gioia di larga parte (quella migliore) della popolazione mondiale, ha riunito la magica coppia Kajol-Shah Rukh Khan in Dilwale.
Insomma: difficile apprezzarlo (professionalmente), impossibile odiarlo, impossibile ignorarlo. 

Chennai Express segna la sua prima collaborazione con Shah Rukh.
Prodotto ahimè non esaltante, accettabile a voler essere generosi, molto lacunoso. La storia, non proprio originale, si prestava ad essere sviluppata in una commedia brillante. Uno scheletro di sceneggiatura c'è, ma la qualità discontinua dei dialoghi e la regia piuttosto scadente non la irrobustiscono. CE prova con tutti i mezzi a sua disposizione a divertire lo spettatore, senza centrare l'obiettivo. La narrazione non è completamente da buttare, ed è apprezzabile, ad esempio, che l'innamoramento scatti ad un terzo dalla fine, non al primo secondo e al primo sguardo. Per una volta ci viene risparmiato lo stalking di rito da parte dell'eroe (GRAZIE). 
Le interpretazioni dei due attori principali salvano la pellicola. Deepika è esilarante e piuttosto eclettica. Shah Rukh si scatena - forse troppo - in un ventaglio di sfumature e auto-parodie, anche se a tratti ho avvertito la spiacevole sensazione che fosse fuori luogo e non in perfetta sintonia col personaggio (dovrò espiare). 

TRAMA

Rahul non è esattamente il fidanzato che tutte le ragazze sognano: codardo, pasticcione, galante a corrente alternata, non di primo pelo. Non esita a mollare le ceneri del nonno (che lo ha cresciuto) ad un'estranea per precipitarsi a Goa a folleggiare. Anche Meena non vanta un curriculum immacolato: padre - diciamo - impresentabile, fughe compulsive, sonnambulismo horror. Si incontrano su un treno, con scorta (armata) non richiesta. E in uno sperduto villaggio del Tamil Nadu, il poco conciliante promesso sposo di Meena attende il loro arrivo.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* Rahul che issa sul treno un'intera orda di gorilloni e sottofondo musicale che mi pare superfluo specificare. Un vero colpo di genio.
* Deepika in versione indemoniata: una sorpresa.

ASSOLUTAMENTE DA DIMENTICARE

* Rahul incontra nella foresta un bizzarro personaggio con problemi linguistici. Non l'ho trovato divertente. 

RECENSIONI

Rediff: *
(La recensione è cattivissima ma vi consiglio di leggerla. Uno spasso!).
Raja Sen, 09.08.13

Mayank Shekhar: *
"But what is all this about? The hero and heroine meet on the train Chennai Express. She is going home escorted by her dad’s security guards so she can be married off. He is off to Goa. Does he know her, let alone love her? No. Why does he just not leave? I don’t know. Why haven’t you left yet? I know. You’ve paid for the ticket? Yes. Now just sit back and suffer".

Cinema Hindi: ** 1/2
Punto di forza: il carisma di Shah Rukh, anche se in CE pare un po' appannato
Punto debole: i dialoghi e la regia

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Deepika Padukone - Meena
* Shah Rukh Khan - Rahul

Regia: Rohit Shetty
Sceneggiatura: Yunus Sajawal
Colonna sonora: Vishal-Shekhar
Anno: 2013

CURIOSITA'

* CE è il primo film nel quale, su specifica richiesta dell'attore, nei titoli di testa il nome dell'attrice protagonista compare prima di quello di Shah Rukh Khan. E' anche il primo film di Shetty a non essere interpretato da Ajay Devgan.
* Riferimenti a Bollywood: Dilwale Dulhania Le Jayenge (pesantemente), Dil Se, Om Shanti Om, Don, Rab Ne Bana Di Jodi, 3 idiots, My name is Khan, Ra.One, Sridevi, la supersuperstar Rajinikanth. Ne avrò dimenticati una sfilza.

19 febbraio 2012

AARAKSHAN

Diretto da Prakash Jha, appassionato di temi politici-sociali, già regista di Raajneeti, Aarakshan affronta la questione del sistema educativo indiano. Amitabh Bachchan, da grande mattatore, si prende sulle spalle la responsabilità di tutto il film salvandone le sorti, almeno parzialmente.

TRAMA

Prabhakar Anand (Amitabh Bachchan) è il rispettato preside del STM College, una scuola prestigiosa e selettiva che garantisce un alto livello di istruzione e ottime possibilità lavorative. Il posto al STM si ottiene grazie al merito, tanto che nemmeno il ministro dell'Istruzione, Baburamji (Saurabh Shukla), riesce ad imporre l'iscrizione del nipote, che non vanta un punteggio sufficiente. Quando la Corte Suprema decide d'innalzare al 49,5% la quota dei posti riservati nelle università alle caste più basse, il malcontento ed i conflitti nel SMT College esplodono. Deepak Kumar (Saif Ali Kha), un dalit, professore, pupillo di Prabhakar Anand ed innamorato di Poorbi Anand (Deepika Padukone), figlia del preside, lascia la scuola.
Prabhakar Anand viene sabotato, escluso ed allontanato dal STM College per lasciare spazio alla corruzione ed a un sistema lucrativo che trasformi  l'istruzione in un affare.

RECENSIONI

The Times of India ***
Il regista Prakash Jha è di una razza a parte. Negli anni settanta-ottanta si affermò come uno dei principali fautori del cinema cosiddetto parallelo, e da allora non ha mai rinnegato le sue radici. Anzi, ha optato per una combinazione di cinema d'autore e di massa, di contenuto e di masala. Da qui l'importanza di film come Gangaajal, Apaharan, Raajneeti, nei quali, senza annoiare, vengono trattati argomenti scottanti. Aarakshan segue le medesime regole, offrendo uno sguardo incisivo sulla politica indiana delle quote riservate e sul suo impatto sul sistema scolastico. O perlomeno questo è il tema del primo tempo, che grazie a ciò risulta davvero drammatico. I confronti sullo schermo fra i personaggi interpretati da Amitabh Bachchan e da Saif Ali Khan sono esplosivi e coinvolgenti. Saif regala una delle sue migliori performance dopo Omkara, ma nel secondo tempo il suo personaggio viene rimosso all'improvviso e in modo arbitrario, perchè la pellicola abbandona completamente l'argomento principale per abbracciare una storia del tutto diversa, rappresentata con la formula tradizionale dell'eroe straordinario (Bachchan) contrapposto allo spregevole, machiavellico villain (Manoj Bajpai). Triste. Il primo tempo funziona, il secondo - una diatriba contro la scuola privata - non porta da nessuna parte.
Nikhat Kazmi, 11.08.11

Hindustan Times **
Enfatico, semplicistico ma importante. Prateik Babbar ha lo sguardo sempre sbalordito, ed è l'unico fra i protagonisti di Aarakshan ad essere genuinamente contro le quote riservate alle minoranze negli istituti scolastici statali. Gli altri sostengono la proposta governativa per ragioni diverse: sociali (il Prabhakar Anand di Amitabh Bachchan riconosce il merito di raddrizzare i torti della storia), economiche (il personaggio interpretato da Manoj Bajpai subodora il denaro che le ricche caste superiori spenderanno per gli istituti privati) e personali (il Deepak Kumar di Saif Ali Khan è un dalit). L'affabile, disinvolto, urbano Saif non appare affatto fuori luogo nel suo ruolo. Aarakshan è un dramma poco sottile, eccessivo, che sembrerebbe dunque favorevole alle quote. Ma in caso contrario, sarebbe stato bollato come favorevole al sistema castale? In questo Paese ci viene proibito di discutere i meriti e i demeriti delle quote riservate su base castale? E gli spettatori non possono nemmeno decidere quali pellicole guardare? Il personaggio interpretato da Amitabh Bachchan possiede un certo suo onore, anche se risulta troppo filmico. Ammirare un uomo onesto che non scende a compromessi e che si espone per salvaguardare ciò in cui crede, è ancora fonte d'ispirazione. Ciò non accade intorno a noi, nel mondo reale, ed è per questo che andiamo al cinema. Bachchan infonde una dignità immensa nel suo ruolo, l'unico nettamente definito. Lo scaltro personaggio interpretato da Manoj Bajpai è, al contrario, il classico villain bollywoodiano, caricaturale e di cartone. E rappresenta il peggio della commercializzazione del sistema scolastico indiano, che poi è il vero argomento di Aarakshan. Non solo la sceneggiatura ma anche la realizzazione della pellicola sembra essere frettolosa, ed il risultato è il meno soddisfacente fra gli ultimi lavori di Prakash Jha: Gangaajal (2003, un dibattito sulle atrocità della polizia), Apaharan (2005, sull'anonima sequestri), Raajneeti (2010, nel quale un partito politico viene rappresentato come una nuova monarchia). Hip Hip Hurray (1984) è ancora di gran lunga il suo miglior film sulla gioventù indiana. Una pellicola minimalista e sensibile, al contrario di Aarakshan che si sforza di essere imponente e gradito dalle masse senza riuscirci. Una buona occasione mancata, anche se alcune questioni importanti vengono comunque poste all'attenzione dello spettatore. Lo stato attuale del sistema scolastico indiano è davvero agghiacciante, ed è un serio problema, ma la storia narrata in Aarakshan non è convincente. I conflitti si diluiscono in ingenuità, le motivazioni non sono chiare, alcune trite situazioni prendono il sopravvento. La pesante commercializzazione (del sistema scolastico) denunciata dal film sembra affliggere anche l'industria cinematografica.
Mayank Shekhar, 12.08.11

Diana ** 1/2
Buon primo tempo, arricchito da due brani in soli venti minuti, durante il quale ci si gode il ricco cast. Prateik Babbar, fresco volto in ascesa, Deepika Padukone e Saif Ali Khan, che si confermano coppia affiatata, e Amitabh Bachchan, unico e insostituibile. Il tema iniziale, le quote riservate, è interessantissimo e apre a riflessioni più ampie ed universali sulle minoranze e sui possibili sistemi di garanzia dell''uguaglianza sociale. Peccato che venga lasciato cadere troppo presto in favore della battaglia, un tantino retorica, contro avidità e corruzione della classe dirigente.
Secondo tempo di riconciliazioni e riscosse che nonostante le buone intenzioni finisce per annoiare e lasciare senza risposte.

Il bello:
- L'alchimia tra Deepika e Saif.

Il brutto:
- Il mancato approfondimento sulla questione delle quote riservate.

LA SCHEDA DEL FILM

Cast:
Dr. Prabhakar Anand - Amitabh Bachchan
Deepak Kumar - Saif Ali Khan
Mithilesh Singh - Manoj Bajpayee
Poorbi Anand - Deepika Padukone
Sushant - Prateik Babbar
Kavita Anand - Tanvi Azmi
Shakuntala Thakral - Hema Malini
Dinkar - Chetan Pandit
Ispettore di polizia - Mukesh Tiwari
Shambhu Yadav - Yashpal Sharma
Aniruddh Prasad - Darshan Jariwala
Baburamji - Saurabh Shukla
Vishambhar Das - Vinay Apte
Kamta Prasad - S. M. Zaheer
Munni - Aanchal Munjal
Sanjay Tandon - Deepraj Rana
Verma - Bikramjeet Kanwarpal
Damodar Seth - Rajeev Varma
Avvocato - Saurabh Dubey
Pandit Dinanath Upadhay - Amitosh Nagpal
La moglie di Kamta Prasad - Anita Kanwal
La madre di Deepak - Sonal Jha

Scritto da Anjum Rajabali e Prakash Jha

Diretto da Prakash Jha

Prodotto da Prakash Jha

Musiche di Shankar-Ehsaan-Loy

Coreografie di Jayesh Pradhan

Distribuito da Base Industries Groups

Anno: 2011

AWARDS

Screen Awards 2012:
- Best Actor in a Supporting Role (Male) -  Saif Ali Khan
- Best Lyrics - Prasoon Joshi
- Ramnath Goenka Excellence Award for 'having made a difference' - Prakash Jha

CURIOSITA'

- Il film ha avuto diverse contestazioni prima della sua uscita, tanto che ne è stato chiesto il divieto di proiezione sia in Uttar Pradesh, nel Punjab e nell'Andhra Pradesh, nel timore che le frasi di discrimidazione nei confronti delle caste inferiori contenute nella pellicola potessero risultare offensive e motivo di disordini tra gli spettatori.

- La mitica Hema Malini onora la pellicola con un cameo.

- Prakash Jha è un plurivincitore del National Film Award.

- Deepika e Saif in coppia fanno scintille, come già dimostrato in Love aaj kal.

- Il making di Aarakshan.

Il sito ufficiale del film.

06 gennaio 2012

DESI BOYZ

Debutto alla regia di Rohit Dhawan che si cimenta con poca fortuna nella tipica commedia per famiglie. La censura ci mette lo zampino, i critici storcono il naso e gli incassi stentano.

TRAMA

Jerry (Akshay Kumar), guardia di sicurezza in un centro commerciale, e Nick (John Abraham), broker, vivono insieme a Londra. Colpiti dalla crisi finanziaria rimangono senza lavoro. Jerry, per paura di perdere la custodia del nipote orfano, e Nick, per garantire alla fidanzata (Deepika Padukone) il matrimonio da favola e il tenore di vita che lei si aspetta, finiscono per fare gli spogliarellisti e gli accompagnatori per signore. Ma i loro problemi sono solo agli inizi.

RECENSIONI

The Times of India ***1/2
Ciò che rende divertente Desi Boyz è la scoppiettante sintonia condivisa da John Abraham e Akshay Kumar. Il loro cameratismo è speziato e perfetto. L'esordiente regista Rohit Dhawan racconta la sua storia con una vena leggera. Sembra che abbia appreso il mestiere dal padre, David Dhawan, senza mai cadere in eccessi. La narrazione procede in modo vertiginoso, condita con una sceneggiatura vivace, e con brevi battute spiritose sparse qua e là. La colonna sonora di Pritam è ricca di verve, e la title song è già un successo. Deepika Padukone e Chitrangada Singh sono deliziose, appetitose e sfrigolanti. Impossibile staccare gli occhi dallo schermo. Divertitevi con DB: una commedia non insensata perchè le buffonerie sono sostenute da una trama.
Nikhat Kazmi, 24.11.11
Recensione integrale.

Hindustan Times *1/2
Le canzoni si susseguono una dopo l'altra senza alcun legame col film. Viene da chiedersi perchè i produttori non realizzino semplicemente degli album e dei video musicali interpretati da star del cinema. Perchè si preoccupano di finanziare pellicole intenzionalmente stupide al solo scopo di tener legata una colonna sonora? Le canzoni sopravvivono. I film di rado. I cineasti stessi non si curano troppo dei personaggi, perchè dovrebbero farlo gli spettatori? La formula espressa in Desi Boyz potrebbe essere quella di una pellicola post-2000 di David Dhawan. Capita che sia suo figlio il regista di DB. Le generazioni cambiano. Anche il pubblico. Ma alcune idiozie vengono ancora riciclate. Ce lo meritiamo. Quindi che sia così.
Mayank Shekhar, 25.11.11
Recensione integrale.

Diana ***
Di gusto che appare ormai un po' datato, Desi Boyz si sviluppa secondo uno schema che non riserva sorprese. La trama è scritta senza ambizioni puntando su un'atmosfera allegra e colorata, sui buoni sentimenti, sulle musiche e sulla bravura e simpatia degli attori protagonisti. Pur non offrendo nessuno spunto innovativo, però, Desi Boyz è piacevole, a tratti brillante e divertente. Le star del cast sono un valore aggiunto. In particolare Anupam Kher e John Abraham formano un'alleanza suocero-genero irresistibile; così com'è molto affiatata la coppia Akshay Kumar-Chitrangda Singh, con lei nei panni di una splendida e sensuale docente universitaria.
Rohit Dhawan (secondo assistente alla regia di Don: the chase begins again) è troppo giovane per andare sul sicuro e viene punito con un eccesso di severità. Il suo Desi Boyz è un flop immeritato, un fim semplice, una commedia leggera per chi ha voglia di svago.

Il bello:
- La colonna sonora. Ben quattro canzoni coreografate ed inserite nella trama: di questi tempi è una festa!
- Akshay Kumar, bravo e più sexy del perfettamente scolpito John Abraham.
- Il nome, probabilmente di origine nordica, dell'alter ego di Jerry, Rocco, che è italianissimo.
- Jerry fa notare ad un tronfio professore di matematica inglese che è stato un indiano ad inventare lo zero.
Il professore sbotta: "Se siete tutti dei dannati geni perchè non studiate nel vostro Paese?"
Jerry: "Solo le menti più brillanti sono ammesse nei college indiani"
Come dire che gli altri si iscrivono in scuole meno selettive, quelle di Londra.

Il brutto:
- La prevedibilità della trama.

LA SCHEDA DEL FILM

Cast:
Jerry Patel - Akshay Kumar
Nick Mathur - John Abraham
Radhika Awasthi - Deepika Padukone
Tanya Mehra - Chitrangda Singh
Veer - Master Virej Desai
Ajay Bapat - Omi Vaidya
Suresh Awasthi - Anupam Kher
Assistente sociale - Mohnish Bahl
Avvocato - Ashwin Mushran
La madre di Jerry - Bharti Achrekar
Cameo di Sanjay Dutt e di Bruna Abdulla

Scritto e diretto da Rohit Dhawan

Prodotto da Krishika Lulla, Vijay Ahuja, Jyoti Deshpande e Akshay Kumar

Musiche di Pritam Chakraborty

Coreografie di Bosco Martis Caesar Gonsalves

Distribuito da EROS International

Anno 2011

CURIOSITA'

- Il film è stato certificato con una A (Adult) dalla censura indiana, a causa della professione, considerata scabrosa, intrapresa dai due protagonisti.
- Il making di Desi Boyz.
- Il video della trascinante title song.

La pagina Facebook dedicata da Eros Entertainment a Desi Boyz.