31 dicembre 2019

JUDGEMENTALL HAI KYA


Presumo che la storia sia narrata dal punto di vista di Bobby, una ragazza affetta da psicosi, quindi risulta difficile distinguere la realtà da ciò che Bobby percepisce come tale. Le incongruenze nella sceneggiatura potrebbero essere solo manifestazioni di una mente delirante. Judgementall Hai Kya è un film spiazzante. Il soggetto è la personalità di Bobby, ma la ragazza non è una fonte attendibile. Sappiamo poco di lei, e non sappiamo se quel poco - o quanto di esso - sia vero. Sembra che non abbia i genitori - escono presto di scena, e in modo traumatico -, che lavori come doppiatrice, e che abbia una relazione platonica con una specie di manager-fidanzato. Da questi presupposti, reali o no, la narrazione porta avanti la trama, reale o no, con gli stilemi della black comedy. Trama che si incrocia  con un'audace rivisitazione del Ramayana. La regia, la fotografia e il commento sonoro sono molto attenti nel seguire l'interiorità di Bobby. Il montaggio imprime un ritmo schizoide. Il primo tempo è decisamente geniale.

Kangna Ranaut, in forma smagliante, seduce. In alcune sequenze brilla. Non riesco ad immaginare un'altra attrice nel ruolo di Bobby. Kangna si merita un applauso anche per l'autoironia: ha accettato di interpretare una stalker squilibrata malgrado la nota vicenda personale con Hrithik Roshan (e le accuse di soffrire di delirio erotomane). Per quanto JHK sia stravagante, senza Kangna non avrebbe avuto lo stesso impatto. Rajkummar Rao è solido e fascinoso come sempre. 

TRAMA

Bobby appende e innaffia origami, realizzati con articoli di quotidiani che riportano abusi domestici. Ama gli scioglilingua e ne inventa di nuovi. Adora il cioccolato e fare la spesa - la sua idea di appuntamento romantico. Non tollera il contatto fisico. Si immedesima nei personaggi che doppia. E' fissata con i suoi ritratti. E' una pessima cuoca. Recide il naso ad un molestatore, gioca a biglie con gli psicofarmaci, spia i vicini.
Ecco il mondo visto o immaginato da Bobby. Se Keshav non fugge spaventato, una ragione ci sarà.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* Gli sguardi disarmanti di Bobby, quando Varun l'accusa di essere malata, quando illustra alla polizia la sua teoria sugli scarafaggi, quando chiede aiuto perchè inseguita da grotteschi figuri.

RECENSIONI

Hindustan Times: ****
'Judgementall Hai Kya (...) looks like a slick, snappy comedy but there is much more to this smart, significant satire. This is a film about gaslighting, the relentless psychological manipulation intended to discredit people in order to nullify their version of events. It is about insensitively and eagerly labelling a condition, instead of offering empathy. It is about trying to ‘handle,’ not help. The treatment is delicious. (...) Nothing in this layered film seems like an accident. (...) (Pankaj) Kumar, one of the finest directors of photography working today (...) has wonky and subversive fun as he plays up Bobby’s oversaturated world, and tinkers with frame-rate and contrast to depict her (and possibly our) mental states. (...) Rajkummar Rao plays Keshav with a placid smugness while the camera - taking on Bobby’s female-gaze - takes turns objectifying him and stepping away. He’s a calm man of few words, but the gifted actor makes dryness appear nasty. (...) The narrative twists and coincidences are ambitious, and Kovelamudi weaves them together deftly, working the film both as thriller and allegory as the pace only intensifies. JHK has a lot to say, and not only via smart lines, though those are pointedly sharp. (...) (Kangna) really is extraordinary. This is a finely acted film, with superb performances from Amrita Puri, Satish Kaushik and Jimmy Sheirgill, not to mention Rao, but it rests entirely on Ranaut’s shoulders and she delivers both vitality and credibility. Bobby may be over the top but hers is a precisely calibrated performance, and Ranaut - not least because of the battles of perception she faces off-screen - is ideal for the part. (...) JHK loses whizz in the final stretch, trying hard to keep audiences guessing even when the climax is apparent, and the makers could instead have concentrated on subtext. The investigative epiphanies also feel too simplistic compared to the messaging of the narrative and the film’s overall intelligence'.
Raja Sen, 29.07.19

Film Companion:
'It’s a miracle Judgementall Hai Kya exists in cinemas today. It’s daring and disruptive and inventive and campy and impossible to understand - the audiovisual manifestation of a nightmare. Much like Bobby. The soundscape is hers. (...) The visual mindscape is hers'. 
Rahul Desai, 26.07.19

Cinema Hindi: ****
Punto di forza: Kangna Ranaut
Punto debole: nel secondo tempo la sceneggiatura si sfilaccia un po'.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Kangna Ranaut - Bobby
* Rajkummar Rao - Keshav
* Amyra Dastur - Reema, prima moglie di Keshav
* Amrita Puri - Megha, cugina di Bobby e seconda moglie di Keshav
* Jimmy Shergill - Shridhar, regista teatrale
* Hussain Dalal - Varun, manager e fidanzato di Bobby
* Satish Kaushik - poliziotto

Regia: Prakash Kovelamudi
Soggetto, sceneggiatura e dialoghi: Kanika Dhillon
Colonna sonora: Arjuna Harjai, Rachita Arora, Tanishk Bagchi, Daniel B. George
Fotografia: Pankaj Kumar
Traduzione del titolo: hai kya significa cos'è
Anno: 2019

CURIOSITA'

* JHK è prodotto dalla mitica Ekta Kapoor.
* Anche Lajja propone un'audace rivisitazione del Ramayana.
* Riferimenti a Bollywood: la celebre canzone Duniya Mein Logon Ko, Deepika Padukone, Katrina Kaif, Varun Dhawan.
* Riferimenti all'Italia: Gucci, Armani.

GOSSIP & VELENI

* La realizzazione di JHK ha affrontato alcune contestazioni e polemiche. Una delle prime locandine si è beccata un'accusa di plagio da parte di un'artista ungherese. Il titolo originale, Mental Hai Kya, è stato scartato perchè da più parti considerato dispregiativo nei confronti delle persone affette da patologie neurologiche. Durante una conferenza stampa, è nato un diverbio fra Kangna e un giornalista, ritenuto dall'attrice un sabotatore dei suoi film; Kangna si è rifiutata di scusarsi, ed Ekta Kapoor ha dovuto diramare un comunicato ufficiale esprimendo rincrescimento per l'accaduto.
* Il regista Prakash Kovelamudi è sposato con la sceneggiatrice Kanika Dhillon, ma sembra che i due siano in fase di separazione. Kanika nel film interpreta il ruolo di Sita.
* Vogliamo parlare del magnifico Jimmy Shergill ? (Ehi, voi lì a Mumbai, potreste affidargli più ruoli? Grazie). Rigodiamocelo nel video del brano Kis Raste Hai Jana.
* [Spoiler] Forse JHK rappresenta la realtà alterata di Bobby, quindi sorvolerò sulla coincidenza esagerata dell'incontro a Londra con Keshav, che è addirittura il consorte della cugina di Bobby; sul fatto che Megha, in gravidanza, accetti di occuparsi di una parente malata in modo serio; sul fatto che Shridhar tolleri con un sorriso le stranezze di Bobby invece di scaraventarla fuori dal teatro; eccetera.

18 dicembre 2019

ARGENTINA FANS KAATTOORKADAVU


Potrò mai disprezzare un film sui mondiali di calcio? Se poi annovera fra i personaggi un redivivo Escobar - che parla perfettamente malayalam -, la ola è d'obbligo, altro che stroncature. In questa carrellata che va dal 1994 al 2018, solo quattro nazionali vengono ricordate: Argentina, Brasile, Germania (no comment) e Portogallo. Vipinan, il protagonista, l'unico con cui Escobar interagisce, è un tifoso dell'Argentina e non della Colombia. 

Argentina Fans Kaattoorkadavu è una commedia, a tratti divertente, che mescola una noiosa storia d'amore con l'irrimediabile ma comprensibilissima pazzia per il calcio delle tifoserie indiane in Kerala. Da qui tutto il corredo di zuffe, fanfare, striscioni, bandiere, lacrime, lazzi, infarti, inni, slogan e financo funzioni religiose. Insomma: febbre da mondiale. Alcune battute sono davvero esilaranti. Peccato per i buchi nella sceneggiatura grandi come campi sportivi, per la lentezza della narrazione, per il montaggio inadeguato.

Avviso ai cardiopatici: la pellicola mostra adulti poco leali in termini di fede calcistica. Lo so, è imperdonabile, ma cosa possiamo aspettarci da un Paese in cui il soporifero cricket è lo sport nazionale?

TRAMA

Correva l'anno 1994. Escobar viene brutalmente ucciso. Un prete in Kerala è costretto a...

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* La ciclopica sagoma in cartonato di Messi, conficcata nel cuore del Kerala e visibile a occhio nudo da Buenos Aires.

ASSOLUTAMENTE DA DIMENTICARE

* AFK non menziona gli Azzurri - lo avrei guardato in ginocchio. E perchè proprio il mondiale del 2006 viene ignorato?

RECENSIONI

The Hindu:
'The inter-religious love story seems as forced as the fan fights in the film. (...) The only take away for football fans, if any, is a chance to recollect some of their personal memories associated with these world cups. Otherwise, there are no edge-of-the-seat moments, expected of such films. The makers should have known that endless stock footage of fan celebrations cannot manufacture excitement on screen'.
S.R. Praveen, 24.03.19
Film Companion: ** 1/2
'The film is full of predictable moments. (...) The humour track trivialises an otherwise sensitive and interesting subject. Malayalam cinema must think of new ways of handling comedy. Burdening the sidekick with the task of entertaining the audience gets too tedious. Instead, if the director could let the situation talk for humour to develop organically, we will be spared of some jarring, unoriginal moments. (...) It is refreshing to see a different kind of a heroine. Mehru is independent, well-read and has a strong political consciousness. She is at the forefront of the fan fights and does not buckle down in front of men. However, the film remains largely about the hero’s journey. The heroine is just a motif to realise it. (...) In AFK too, you can sense the Kaattoorkadavu locality through the diction, references to institutions like Koodalmanikyam Temple and the tension in the society about inter-caste marriages. Instead of tapping into these sensitive elements, the film chooses to treat them superficially to just entertain the audience with a series of “funny” one-liners, wedding songs and nostalgia-evoking scenes from the FIFA tournaments. It would have been a lovely venture if the filmmaker realised it takes more than the footage of football matches and fan frenzy to make a moving film themed on football and how it impacts ordinary lives'.
Parshathy Nath, 22.03.19

Cinema Hindi: ** 1/2
Punto di forza: il soggetto, che domande.
Punto debole: sceneggiatura floscia con troppi tempi morti, uso smodato del rallentatore, il personaggio di Ajay è pesantemente stereotipato (casta bassa, carnagione scura, eccetera).

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Kalidas Jayaram - Vipinan
* Aishwarya Lekshmi - Mehru
* Austin Dan - Andrés Escobar
* Syam Cargoz - Ajay Ghosh

Regia: Midhun Manuel Thomas
Sceneggiatura: Ashokan Cheruvil, John Manthrickal, Midhun Manuel Thomas
Colonna sonora: Gopi Sundar, T. Damodaran Master
Lingua: malayalam
Traduzione del titolo: Kaattoorkadavu è una località in Kerala. Se la produzione non ha sradicato il cartonato di Messi, il pellegrinaggio è d'obbligo.
Anno: 2019

CURIOSITA'

* Riferimenti al cinema indiano: Baahubali.
* Riferimenti all'Italia: niente Azzurri (sceneggiatori infami), ma si menzionano l'impero romano, piazza Navona, la fontana di Trevi, Nerone. Tocca accontentarci.
* Film che trattano lo stesso tema: il bellissimo Little Zizou.

GOSSIP & VELENI

* Carucci i due protagonisti, ma, al cospetto dei mondiali di calcio, della storia d'amore non frega una cippa a nessuno.

17 dicembre 2019

GANTUMOOTE


Nel cinema indiano le storie d'amore adolescenziale non si contano. La qualità oscilla: di solito sono pellicole piuttosto banali, quando non proprio stupide, e solo alcune rare commedie riescono ad emergere. Il sentimento descritto è stereotipato, asessuale. Poi ecco piovere dal cielo un gioiellino come Gantumoote.
Gantumoote è incantevole, innovativo. Scritto e diretto con partecipazione emotiva, delicatezza, acume, nostalgia. Una narrazione naturale e fluida, riflessiva. I dialoghi sono a tratti notevoli. I personaggi realistici. 

Il punto di vista è quello femminile. Meera, la protagonista, è la bimba solitaria che non si lascia intimorire dal tentativo di molestie; la studentessa con ottimi voti; l'adolescente che rifiuta il dogma secondo cui l'uomo può scegliere (e imporsi a) la donna che desidera, ma la donna no, e ne sopporta le conseguenze; l'adulta il cui dolore è composto, interiorizzato, in linea con la propria natura. Meera sente fisicamente l'impatto di Madhu, il ragazzo che ama, e lo registra: mal di stomaco, ascelle sudate, gambe molli. Meera osserva rapita la nuca, la gola di Madhu. E' conquistata dal suo odore. Gantumoote rappresenta sul nascere le confuse pulsioni sessuali adolescenziali. 

Da sottolineare il legame fra Meera e il cinema, unico amico e maestro di vita. I film scandiscono tappe fondamentali. Apre le danze Hum Aapke Hain Kaun, con un giovane Salman Khan che ipnotizza Meera influenzandone le scelte future. Gantumoote è anche un inaspettato, sincero tributo alla superstar. Si prosegue con Dilwale Dulhania Le Jayenge, che segna la fase delle effusioni più esplicite. Si conclude con il tragico The Legend of Bhagat Singh.

Difficile dimenticare Meera e Madhu, una delle coppie meglio riuscite nella storia del cinema indiano. Madhu è gioioso, freschissimo, perennemente in castigo ma sempre col sorriso sulle labbra. I due attori, Teju Belawadi e Nischith Korodi, sono deliziosi. Come si fa a non innamorarsi di questa pellicola? Gantumoote va assaporato in rispettoso silenzio. 

TRAMA

Primi anni novanta. Una bimba scopre il cinema, i pericoli vaghi nascosti in una sala buia, e il suo diritto di non privarsi - se possibile - di ciò che ama.

RECENSIONI

Deccan Herald:
'Director Roopa Rao’s treatment is simple and sensitive and often humorous. Gantumoote moves at the leisurely pace of nostalgia. (...) Even within the love story, it is Meera’s journey that the camera follows. An incident the movie handles expertly is Meera getting bullied. (...) In a subtle way, the film shows her realising she is the hero. (...) The film embraces its silences, many times cutting out the background score for ambient sound. This gives an immersive effect, and we are able to feel what Meera is feeling because we hear what she is hearing. The screenplay is carefully crafted, with enough time devoted for Meera to make sense of everything happening around her. It never gets too heavy, with jokes flowing through the script seamlessly, and getting laughs that don’t feel forced. Teju steals the spotlight and rightly so. If you are unfamiliar with her, it is hard to believe she isn’t a teenager. Even with a simple glance, she manages to convey complex emotions. Nishchith also does justice as a slightly adrift, charming love interest. His character never upstages Meera, but commands attention on his own'.
Theres Sudeep, 22.10.19

Film Companion:
'Every step of the way, the director cues us in to the very intense way Meera thinks and feels about things. (...) Soon, we sense a strong female gaze. (...) I can’t recall another film describe how love can manifest itself physically in a girl. We’ve always heard of the heart beating faster, but here, Meera talks of sweaty armpits and vomiting and loose motions - all the churn that hormones bring about. And yet, despite this amazingly female gaze, this isn’t a feminist film. It’s just a film about a girl, made by a woman who has probably been that girl. Roopa’s only “cause” is Meera. (...) Meera just wants to be herself. (...) The lines move easily between Kannada and English - the urbanness is unforced. Nothing, in fact, is forced. (...) Roopa Rao manages something very difficult. She holds a series of moods throughout, and the places she chooses to linger on are unusual. She is more interested in character than event, and she practically holds up an X-ray of Meera’s soul. Her framing is unfussy, and yet, there’s quiet beauty in the images. (...) The entire cast is superb, but Teju holds it all together. She doesn’t overdo the sensitivity. Her insides are always flickering with feelings, and her face says a lot despite showing very little. In a way, this beautiful film feels almost like a betrayal of Meera, who wants to keep everything inside her'. 
Baradwaj Rangan, 25.10.19

Cinema Hindi: ****
Punto di forza: la rappresentazione, onesta e delicata, di un'età imperscrutabile.
Punto debole: una certa cupezza nel tono, il finale un po' moralistico.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Teju Belawadi - Meera
* Nischith Korodi - Madhu

Regia e sceneggiatura: Roopa Rao
Colonna sonora: Aparajith Sris
Lingua: kannada
Traduzione del titolo: Roopa Rao lo spiega qui: '‘Gantumoote’ means ‘baggage’. The tagline of the film, the hyphenated ‘bag-age’ is a pun on this. The formative years of high school play a very significant role in shaping an individual’s personality. It sets the tone for the rest of one’s life. This film portrays that phase of one’s life when one carries all the baggage along. We don’t realise that we have accumulated so much baggage till it becomes too much to bear. These emotions, accumulated over the years, is figuratively called ‘Gantumoote’'. 
Anno: 2019

RASSEGNA STAMPA (aggiornata al 22 aprile 2020)

* Roopa Rao's Gantumoote: Is this the dawn of a new era in Kannada cinema?, Basav Biradar, Film Companion, 22 aprile 2020: '[Roopa] Rao unabashedly turns on the female gaze in this coming-of-age drama and delivers a memorable film. (...) Rao's treatment does not resort to titillating song sequences and sexual innuendos and, instead, lends sensuality and poetry to a sensitive love story. (...) Rao's sensitive and, at times, poetic screenplay takes us into the mind of a 16-year-old middle-class girl like never before and lets us experience her world. (...) With Gantumoote, Roopa Rao has also joined the group of independent filmmakers. But, hers is probably the most authentic, rooted voice. She does not allow herself any easy choices. There are no overly dramatic and strict parents or any needless demonising of teachers. (...) Gantumoote should be seen as a milestone in Kannada cinema, a film that will hopefully change the way stories of young women will be told. Also, Rao is the latest and an important addition to the very short list of women filmmakers in the history of Kannada cinema; this should inspire more women filmmakers and more women-driven narratives'.

CURIOSITA'

* Riferimenti a Bollywood: Salman Khan, Hum Aapke Hain Kaun, Dilwale Dulhania Le Jayenge, The Legend of Bhagat Singh, Shah Rukh Khan, Darr, Kajol.

GOSSIP & VELENI

* [Spoiler] Il finale tragico mi piace poco perchè sa di moralismo, anche se inconsapevole. 

16 dicembre 2019

LAAL KAPTAAN


Il primo tempo è estremamente soporifero, nel secondo la storia prova a rianimarsi (e rianimarci) ma ormai è troppo tardi. Ed è un peccato perchè Laal Kaptaan vanta qualche pregio: una fotografia ammaliante, il tentativo di mescolare il film in costume con il genere western, la feroce interpretazione di Saif Ali Khan in un ruolo originalissimo. Navdeep Singh sceglie di rappresentare lo sgretolamento dell'impero Moghul in modo piuttosto realistico, quindi non aspettatevi l'opulenza a cui ci hanno abituati registi come Bhansali o Gowariker. In LK solo polvere, desolazione, sangue, rovine, caos, guerrieri, banditi, straccioni. La narrazione però è letale. Ritmo pressochè assente. Sceneggiatura criminale che stritola un'idea interessante. 

TRAMA

Siamo alla fine del 18mo secolo. Gossain, un sadhu guerriero ossessionato dalla sete di vendetta, è un'anima errante in una vasta, scabra terra di nessuno. 

RECENSIONI

Mid-Day: **
'Frankly, there's far more to this film than for it to be looked at simply centred on its star (Saif Ali Khan), who's stunning, no doubt. Or the rating, that by virtue of it being vaguely indicative, becomes reductive, anyway. What we effectively experience here is a valiant attempt at merging the East, with the Western. (...) There are way too many scenes to the point that it begins to feel like a stretch, and you merely hope for the movie to get to the point'. 
Mayank Shekhar, 18.10.19

Film Companion:
'Laal Kaptaan is a boring and self-absorbed period drama - one that is so obsessed with historical detailing, eccentric characters, bare physicality and country-style pace that it forgets to be narratively and humanely absorbing. It just looks like a whole lot of work for nothing. (...) The problem with LK and its semi-loaded political subtext is that its narrative contrivances are dreadfully basic'. 
Rahul Desai, 18.10.19

Cinema Hindi: ** 1/2
Punto di forza: la fotografia, lo sconcerto di un western ambientato in India nel 18mo secolo, Saif Ali Khan e il suo bizzarro personaggio.
Punto debole: la sceneggiatura e l'agghiacciante narrazione.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Saif Ali Khan - Gossain
* Manav Vij - Rehmat Khan
* Zoya Hussain - la vedova
* Deepak Dobriyal - l'inseguitore
* Aamir Bashir - Adam Khan

Regia: Navdeep Singh
Sceneggiatura: Deepak Venkateshan, Navdeep Singh
Colonna sonora: Samira Koppikar
Fotografia: Shanker Raman
Traduzione del titolo: capitano rosso
Anno: 2019

CURIOSITA'

* L'attore Aamir Bashir ha diretto una sola pellicola, Harud (2010), a cui è stato conferito il National Award per il miglior film in lingua urdu.

GOSSIP & VELENI

* Saif Ali Khan in LK è un po' fuori forma.

13 dicembre 2019

THE ZOYA FACTOR


Adattamento dell'omonimo romanzo di successo, The Zoya Factor è una commedia romantica che si incrocia col cricket (in India una religione, al pari del cinema), e racconta una storia piuttosto simpatica. Il primo tempo regge, ma la piega che la trama prende da un certo punto in poi ne avvelena la leggerezza. Non saprei a cosa attribuire la colpa, se alla sceneggiatura o al romanzo. La narrazione diventa ripetitiva e perde ritmo. Dei personaggi sappiamo poco o nulla. I dialoghi nel secondo tempo si spengono. 

Zoya vorrebbe essere vaporosa, la vicenda che la riguarda straordinaria: una ragazza comune che conquista un principe azzurro. Ma le idee del regista su Zoya mi sono sembrate confuse. Sonam Kapoor nel film sfoggia un aspetto troppo curato per il ruolo, la sua interpretazione risulta a tratti divertente e a tratti mediocre. E' come se l'attrice fosse stata abbandonata sul set e nessuno dietro l'obiettivo a correggerle la rotta. Dulquer Salmaan mi ha favorevolmente colpita. Ha un'espressione piacevole, e si cala nella parte con misura, astenendosi dall'appesantire il personaggio con narcisismo o arroganza.

TRAMA

Zoya nasce nel 1983, nel momento in cui l'India vince la coppa del mondo di cricket. Il padre e il fratello giocano a cricket a livello amatoriale, e si accorgono che Zoya porta loro fortuna nelle partite. Quando lo scopre anche la nazionale...

RECENSIONI

Mid-Day: **
'Sure, there are moments, and several of them work here. But there's already an issue if the cricket commentators in the movie have infinitely funnier lines that ones spoken between characters. At some point this combined green-screen mess begins to grate on your nerves. (...) Zoya Factor is pure chick-lit. Maybe it doesn't quite target me as a core audience. Possible. Movies, like team-sport, relying on multiple variables, eventually needs a whole lot of luck to sail through, and reach where it must. We wish this the best, of course. They'll need it'.
Mayank Shekhar, 20.09.19

Film Companion:
'The only way (Sonam Kapoor) can be the girl next door is if the house next door were a mansion with a walk-in wardrobe. (...) Sharma strangely focuses on parodying this concept (of cricket superstitions) - the horribly simulated cricket matches, the tacky ad films within the film (The Last Supper riff is admittedly smart), the comedy-circus-style commentary - instead of humanizing it'. 
Rahul Desai, 20.09.19

Cinema Hindi: ** 1/2
Punto di forza: Dulquer Salmaan
Punto debole: la sceneggiatura

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Sonam Kapoor - Zoya
* Dulquer Salmaan - Nikhil Khoda, capitano della nazionale indiana di cricket
* Sanjay Kapoor - padre di Zoya
* Angad Bedi - Robin, giocatore della nazionale di cricket
* Sikander Kher - Zorawar, fratello di Zoya
* Koel Purie - Monita
* Anil Kapoor - cameo
* Shah Rukh Khan - narratore

Regia: Abhishek Sharma
Sceneggiatura: Pradhuman Singh Mall, Neha Sharma, Anuja Chauhan. Adattamento del romanzo The Zoya Factor di Anuja Chauhan.
Colonna sonora: Shankar-Ehsaan-Loy
Anno: 2019

CURIOSITA'

* Riferimenti a Bollywood: Baahubali: The Beginning.
* Shah Rukh Khan, narratore del film, è citato nel romanzo: Zoya, a causa dello spot da girare con la nazionale di cricket, perde l'occasione di incontrare Shah Rukh sul set di un altro spot commissionato alla sua agenzia, e ne è comprensibilmente irritata. 
* La Red Chillies Entertainment, casa di produzione di proprietà di Shah Rukh, aveva acquistato i diritti del romanzo per tre anni, senza però realizzarne l'adattamento cinematografico.

GOSSIP & VELENI

* Dulquer Salmaan è il figlio di Mammootty.
* Sanjay Kapoor è fratello di Anil e Boney Kapoor, e zio di Sonam.
* Angad Bedi è il figlio di Bishan Singh Bedi, ex-capitano della nazionale indiana di cricket. Angad è il marito di Neha Dhupia.
* Sikander Kher è il figlio di Kirron Kher (e non di Anupam Kher).
* Ma l'inquadratura copiata da L'Ultima Cena??
* Anushka Sharma e il marito Virat Kohli - attuale capitano della nazionale indiana di cricket - si sono conosciuti nel 2013 proprio sul set di uno spot pubblicitario. Il romanzo The Zoya Factor è stato pubblicato nel 2008.
* Niente da fare. Le regole del cricket vanno oltre la mia capacità di comprensione. 

12 dicembre 2019

ARTICLE 15


La fotografia è magnetica. Non riesci a staccare gli occhi dalla bellezza tragica di alcune inquadrature. Article 15 è scritto, diretto e interpretato in modo magistrale. Un poliziesco, ispirato a fatti di cronaca nera realmente accaduti, costruito intorno all'argomento delle divisioni castali. Noi occidentali siamo tutti Ayan: abbiamo una vaga idea del sistema castale, e siamo colti da capogiro dinanzi all'intrico gerarchico che ne è l'espressione. Non ne captiamo la buia profondità, nè le ripercussioni sulla vita quotidiana - e sul senso di identità personale. Così come gli appartenenti alle caste elevate non comprendono lo sconcerto e il rifiuto di noi occidentali. 

E' ciò che succede a Brahmadutt, il personaggio meglio scritto e meglio interpretato della pellicola (un ciclopico Manoj Pahwa). Brahmadutt ritiene di essere in pieno diritto di comportarsi come si comporta, e si stupisce, si indigna con veemenza se qualcuno osa condannarlo. Brahmadutt è il vero protagonista della storia narrata in A15, perchè non conta che l'eroe riesca a risolvere il caso: mille altre atrocità verranno commesse nel totale disinteresse, sino a quando le persone come Brahmadutt non cambieranno la propria mentalità. Cosa pensa di sè Brahmadutt? Di essere un buon diavolo, probabilmente. Ama i cani. Tratta i dalit alla stregua di formiche: creature con un ruolo nel mondo, ma se le schiacci camminando o ti diverti a schiacciarle chissenefrega. Il lavoro compiuto dagli sceneggiatori su Brahmadutt è minuzioso. Le battute affidategli sono di una perfezione abbagliante perchè qualificano il personaggio con estrema precisione. 

Ayan è vicino a noi. Apriamo gli occhi insieme a lui. Condividiamo ignoranza e raccapriccio. La performance di Ayushmann Khurrana è squisitamente misurata. Irresistibile il modo composto in cui il suo Ayan interagisce con Brahmadutt. Gaura e Nishad sprigionano una grande carica emotiva. Sono le nostre guide in quell'inferno. Mohammed Zeeshan Ayyub è impeccabile, Sayani Gupta convincente.

Un film raro. Intenso e significativo. Dalla narrazione intrigante. Una pellicola da non perdere, da consigliare, da riguardare. Soprattutto da non dimenticare.

TRAMA

Ayan è un ufficiale di polizia spedito in una remota località rurale. Il suo primo caso è spinoso: la morte di due ragazzine dalit. Ayan dovrà districarsi fra menzogne, connivenze, omertà e minacce. Fra il terrore degli abitanti, la codardia dei sottoposti, l'assenza dello Stato. Un intero sistema mentale distorto lo intrappola chiudendosi attorno a lui. Il rispetto della legge è inesistente, la politica una farsa.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* Lo scambio di battute fra Nishad e Ayan, e fra Ayan e il poliziotto federale. 
* L'ultimo tenerissimo, disperato incontro di Nishad con Gaura.

RECENSIONI

Hindustan Times: **** 1/2
'It is a grim, unrelenting and essential film, one throwing up truths we choose to forget. (...) Written by Gaurav Solanki and Sinha, the film has the stench of honesty. It is hauntingly shot by Ewan Mulligan. (...) Ayushmann Khurrana plays Ranjan with inevitable entitlement. (...) Khurrana is spot-on, consistently harrowed and, building on the everyman baggage of his earlier films, immensely relatable. He eschews showiness to stay true to the part, a protagonist who is aware he will be looked on as an upper-caste saviour, aware that it isn’t his role. Sinha surrounds him with a superb ensemble. Manoj Pahwa is frighteningly good as a higher-caste cop. (...) The mercurial Mohammad Zeeshan Ayyub plays a revolutionary, a rebel who can’t afford to lose hope because he has become a face of it. He gets the film’s most memorable lines, achingly confessing how he has been so romanticised that he is left without romance. With the horrors around, it felt criminal for him to smile at a girl he loves. In the land that allows Us and Them, all pleasure feels guilty. What do you do when the system is the bad guy? There are no revelations here. We’ve read about such cases, we’ve sighed about these horrors. Article 15 is not a film in search of easy answers. It is instead a reminder that we already know the questions, but don’t ask them enough'.
Raja Sen, 29.06.19

Film Companion:
'To understand why Article 15 is such a remarkable film, it’s important to understand its protagonist first. It’s important to understand who he is. (...) In short, Ayan is us. He is our eyes and ears. He is uninformed, in a uniform. (...) The strength of Article 15, therefore, lies in how it internalizes Ayan’s gaze, his perspective, to reflect its own physicality. (...) The camerawork is deliberately atmospheric, to frame the sort of noirish imagery that fits someone like Ayan’s perception of a hostile new land. (...) The more he learns, the lesser the film becomes about him'. 
Rahul Desai, 28.06.19

Cinema Hindi: *****
Punto di forza: ottima sceneggiatura, ottima regia, dialoghi curatissimi, un eccezionale eroe negativo, stellare interpretazione di Manoj Pahwa, fotografia sublime, niente melodramma.
Punto debole: qualche incongruenza, del tutto veniale.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Ayushmann Khurrana - Ayan
* Manoj Pahwa (*****) - Brahmadutt 
* Kumud Mishra - Jatav, poliziotto di bassa casta
* Sayani Gupta - Gaura
* Mohammed Zeeshan Ayyub - Nishad
* Isha Talwar - Aditi, fidanzata di Ayan

Regia: Anubhav Sinha
Sceneggiatura: Gaurav Solanki, Anubhav Sinha
Colonna sonora: Anurag Saikia, Piyush Shankar 
Fotografia: Ewan Mulligan ****
Anno: 2019

RASSEGNA STAMPA

* The caste blindness of Bollywood NRI genre films, Dr. Vikrant Kishore, Senses of Cinema, maggio 2022: 'Many found Ayan, the Brahmin protagonist in Article 15, represented a “white saviour” complex. In an interview with the film critic Anupama Chopra, Ayushmann Khurrana (...) tried to justify the Brahmin character, “in Article 15, there has to be a Brahmin or a so-called upper caste who is fighting for the Dalits or the reserved category. He is the one who is leading by example. It is obvious that the downtrodden will fight for themselves, but in our country, you need to have that ‘hero’ who can fight for them”. In Khurrana’s defence, he does talk at length about caste discrimination, and how no one wants to talk about it; he goes on to say, “it is like a social responsibility as an artist, you should do a film like this.” Chopra further questions, why do you think Hindi cinema has chosen to be caste blind? Khurrana responds, “It is not just Hindi cinema, we are also caste blind, especially in urban India, (...) but in rural India it is so rampant, it is crazy! ...the so-called upper caste thinks that nothing like [casteism] is there, it doesn’t exist, we’ve blinders on, but it does exist everywhere”. It is rare for any Hindi film star to say something like this in recent times and acknowledge the inherent casteism. (...) Khurrana feels that any film should have an intriguing value so that people are interested in watching a film that is entertainment at the same time. The sanitisation of caste into a rich-poor binary has been easy for Bollywood to handle and wash their hands of challenging discussions vis-à-vis caste. Khurrana finds this approach of Bollywood is nothing but “playing safe for commercial gains”. But what I find problematic is when Chopra asks Khurrana regarding the Savarna [casta alta] gaze of the film, he initially respond to it by saying, “the film is being made by a sensitised and aware citizen, who inspires the upper castes to end discrimination”. Unfortunately, Khurrana gets defensive and blames the critics for “reverse casteism”; both Chopra and Khurrana laugh it off and move to the next question nonchalantly. On one hand Khurrana talks about the problems faced by one of his college mates due to reservation and casteism, on the other hand, he declares, Bollywood is a secular space where there is no casteism, and scoffs, “there is no reservation either”.' 

CURIOSITA'

* Il film si ispira ad un macabro caso di cronaca nera avvenuto in India nel 2014: due ragazzine furono trovate impiccate ad un albero. Aggiornamento del 24 ottobre 2022: la scrittrice Sonia Faleiro ha condotto un'indagine di stampo giornalistico nel tentativo di far luce sul medesimo tragico evento, indagine confluita poi nel volume Le brave ragazze (clicca qui).
* Riferimenti a Bollywood: Ajay Devgan (protagonista di Aakrosh).
* Film che trattano lo stesso tema: Aakrosh.

GOSSIP & VELENI

* Ma ci rendiamo conto che Anubhav Sinha è lo stesso regista dell'orrido Cash? Inconcepibile.

06 dicembre 2019

W A R


Ragazze: Hrithik Roshan in War è fighissimo, con il giusto rughino che ricorda il Clint Eastwood dei tempi d'oro - peccato per i bicipiti pompati. Perchè la produzione non ci ha permesso di ammirarlo dall'inizio alla fine del film? Ci sorbiamo un torrente di pellicole pesantemente eroe-centriche e - acciderboli - proprio questa no? 
Qualcuno mi spieghi la necessità di affiancare a Roshan un co-protagonista. Tiger Shroff è un ballerino eccezionale e un bel ragazzo, e dovrebbe ringraziare il suo DNA ogni mattina appena sveglio. Il numero danzante con Hrithik (Jai Jai Shivshankar) è una coreografia godibilissima. Ma quanto a recitazione ancora non ci siamo. Nelle sequenze in coppia, la superiorità di Hrithik è schiacciante da ogni punto di vista. 
Qualcuno mi spieghi anche la necessità di rappresentare Naina in modo così avvilente. Dal momento che la produzione ha deciso di ridurre lo spazio concesso a Roshan, almeno poteva offrirci attori talentuosi e personaggi meglio scritti.

L'ingiustizia mi provoca secchezza al colon. Per vendicarmi, più avanti elencherò le innumerevoli idiozie della sceneggiatura (che non avrei notato, se solo), spoilerando alla grande. Sceneggiatura che non ha saputo sfruttare un buon soggetto e un buon colpo di scena. La narrazione è accettabile, il ritmo è scandito dalle sequenze d'azione, stilosissime ma, a mio parere, troppo pulite, tutte volteggi e piroette. Fra la figaggine smisurata di Hrithik e le location da urlo (Italia in prima fila), ci vorrebbe un terzo occhio per accorgersi del resto. 

TRAMA

Kabir è l'agente numero uno dei servizi segreti indiani. Inspiegabilmente uccide un collega. Il suo superiore incarica Khalid di catturarlo. Pronti per un bel giro intorno al mondo?

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* La sequenza dell'aereo. Inverosimile come un cartone animato ma mi ha divertita moltissimo. 

ASSOLUTAMENTE DA DIMENTICARE

* Il pestaggio di Khalid bambino.

RECENSIONI

Film Companion:
'War is perhaps Hindi cinema’s cleverest modern-day bromance. (...) That War also happens to be a barnstorming, knuckle-busting and an immensely enjoyable action movie under the guise of a meta bromance tale is just the icing on the gluten-free cake. War - which, in a way, reverses the formula of the quintessential Bond-wannabe RAW agent saga - updates the Dhoom template by weaponizing the hero-villain duality and turning it into a purist chase-action orgy. It’s uncomplicated and bareboned, with kinetic energy trumping intellectual energy. (...) This is probably the first time since Ek Tha Tiger where the deep-pocketed producers have fully committed to the use of the cutting-edge technology and considerable resources at hand. From Malta to Italy to Marrakech to Portugal to Kerala to even the Arctic circle, they spare no expense in finding the kind of criminally beautiful environments that suit the bronzed men running through them'. 
Rahul Desai, 02.10.19

Cinema Hindi: *** 
Punto di forza: Hrithik Roshan (****)
Punto debole: la sceneggiatura, alcuni dialoghi troppo melodrammatici, la vicenda che coinvolge la bambina di Naina, il cast.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Hrithik Roshan - Kabir
* Tiger Shroff - Khalid
* Ashutosh Rana - Sunil, superiore di Kabir e Khalid
* Vaani Kapoor - Naina
* Yash Raaj Singh - Saurabh
* Anupriya Goenka - Aditi
* Soni Razdan - madre di Khalid
* Sanjeev Vasta - Ilyasi

Regia: Siddharth Anand
Sceneggiatura: Shridhar Raghavan, Siddharth Anand
Colonna sonora: Vishal-Shekhar
Anno: 2019

RASSEGNA STAMPA/VIDEO



CURIOSITA'

* Riferimenti a Bollywood: Katrina Kaif.
* Riferimenti all'Italia: War, ad oggi campione d'incassi hindi del 2019, è stato parzialmente girato nel nostro Paese nella prima quindicina di ottobre del 2018. Le località prescelte: Minori, Amalfi, Capri e Positano (Spiaggia Grande), Matera e lago di Como (Bellagio, il Mandarin di Blevio, il centro di Moltrasio). Vedi il brano Ghungroo, e fra l'altro poche ore fa Yash Raj Films ha dichiarato che il video è stato cliccato 200 milioni di volte in 100 giorni. Aggiornamento del 14 febbraio 2020: Il Resto del Carlino il 6 febbraio pubblica un articolo con una fotografia che ritrae Davide Mella con la statuetta dei Filmfare award. Mella era il responsabile di un team di una decina di tecnici della società ingaggiata da Yash Raj Films per curare gli effetti speciali della pellicola.
* Film che trattano lo stesso tema: Dhoom 2 - Back in action, Dhoom 3, Saaho, Ek Tha Tiger, Tiger Zinda Hai, Kick, Romeo Akbar Walter.

GOSSIP & VELENI

* Soni Razdan è la madre di Alia Bhatt.
* [Spoiler pesante]:
- Kabir consiglia a Khalid di non esitare a sparare. A Marrakech, con Ilyasi, è invece tutta una chiacchiera infinita, Kabir viene quasi ucciso e Ilyasi se la fila. Da soli travolgono schiere di criminali, e in squadra si fanno infinocchiare.
- Kabir era stato chiaro: niente errori a Marrakech o vi caccio. Khalid invece abbandona Kabir e si dimentica che è Ilyasi l'uomo da catturare. Lo sceneggiatore architetta maldestramente l'occasione per lo scambio con Saurabh. Kabir si dimentica a sua volta della minaccia, non squarta Khalid e anzi lo perdona. 
- la polizia dov'è? Sparano indisturbati per un quarto d'ora a Marrakech, e non si vede l'ombra di un poliziotto. In Portogallo attraversano la città in moto correndo come dannati e solo una volante li intercetta. E perchè non arrestano Saurabh/Khalid sul ponte?
- Marrakech è sul mare? L'hanno spostata?  
- qui sputo veleno: perchè tutte le località vengono annunciate con una didascalia e l'Italia no? 
- sequenza in aereo (la mia preferita): erano tutti complici di Ilyasi (non mi pare che il film lo specifichi) o Kabir trucida decine di soldati indiani e distrugge milioni di rupie di equipaggiamento militare, solo per giustiziare un traditore? E aspettarlo sotto casa quando esce per l'aperitivo? 
- perchè Saurabh/Khalid non ammazza Kabir in metropolitana una volta rimasto solo nel vagone?
- perchè Kabir svela a Saurabh/Khalid il nome della vittima successiva, attirando i servizi indiani e complicandosi la vita?
- la bambina perde la madre e sappiamo che non ha un padre. Chi la informa della morte di Naina (e comunque vedo che l'ha presa benissimo)? A chi viene legalmente affidata? Come può Kabir, un perfetto sconosciuto, portarsela in giro? Tutto quello zucchero mi alza il diabete. Tentativo pessimo di umanizzare Kabir. Si doveva costruire meglio il personaggio e non appiccicargli addosso una bambina come un'etichetta.
- ma dove cazzo prende i soldi Kabir per viaggi, armi, equipaggiamento, aerei privati? Se mi facesse la cortesia di confidarmelo, mollerei anch'io il lavoro. Grazie.
- perchè in Italia Kabir agisce da solo e rischia la vita di una civile? Per un agente che si lancia da un aereo in volo su un altro aereo in volo, e che ammazza da solo decine di criminali, rubare il portatile di Ilyasi dovrebbe essere un gioco da ragazzi. Kabir: ti introduci TU nella villa (non Naina), solita strage, e concludi la missione. Espediente debolissimo della sceneggiatura per creare una lacrimosa storia d'amore.
- perchè Ilyasi non ordina allo scienziato, in Portogallo, di consegnare i codici direttamente a Saurabh/Khalid? 
- il cavo che blocca la moto di Saurabh/Khalid: quando è stato collocato? Com'è che nessuno dei residenti è morto decapitato andando dal fruttivendolo?
- perchè avvelenare Kabir? Una pallottola in fronte mi pare più efficace.
- perchè nell'archivio della clinica Aditi non scova anche il video dell'intervento chirurgico di Saurabh?
- al Circolo Polare Artico si circola tranquillamente in giubbottino di pelle. Non sapevo. Ed io qui a Milano, al chiuso e col riscaldamento a palla, con tanti di quegli strati addosso che, per liberarmene, deve intervenire un geologo.
- Ilyasi mi delude. Sulla nave, tutto compito, ascolta lo scambio di battute fra Kabir e Saurabh/Khalid invece di reagire e filarsela.
- Kabir e Saurabh/Khalid avranno anche la zucca bella dura, ma che ad ogni testata riescano a frantumare una colonna di pietra di una cattedrale, e senza svenire per la commozione cerebrale, mi sembra eccessivo. 
- Saurabh/Khalid si sfila la maglietta e resta a torso nudo a meno 20. Praticamente si suicida. 
- come ho già finito? Noo, ora che cominciavo a divertirmi?
- lo vedi, Yash Raj? Bastava concedermi Hrithik per due ore e passa, ed io zitta e muta, con le dita nel naso e non sulla tastiera. Next time.

Set in Italia


02 dicembre 2019

PRASSTHANAM


Alla prima visione ci si perde un po' negli intrighi. I personaggi sono numerosi e la confusione è dietro l'angolo. Alla seconda visione va meglio. Prassthanam non racconta nulla di nuovo, la formula e gli stereotipi del melodrammone politico-familiare sono diligentemente rispettati. A stupire è solo la paradossale catena di delitti di cui si macchia (o tenta di) il povero Vivaan - lo sceneggiatore deve odiarlo parecchio, e mi sfugge il motivo, dal momento che non è poi così diverso dal padre. Cosa posso aggiungere? Sanjay Dutt è molto credibile, Ali Fazal si fa notare (ma ha dalla sua il personaggio meno negativo), Satyajeet Dubey è a tratti convincente. Il ruolo affidato a Jackie Shroff è minuscolo, la performance di Chunky Pandey è caricaturale, le figure femminili sono ombre, Manisha Koirala è sprecata. La trama è sanguinosa e i valori morali di tutti i personaggi, in misura diversa, sono discutibili. Prassthanam è un film per chi ama il genere, con un ritmo accettabile. La colonna sonora è dignitosa.

TRAMA

Accese rivalità politiche all'interno dello stesso partito innescano una catena di omicidi e vendette. Una maledizione che si ripercuoterà all'interno della famiglia del vincitore.

ASSOLUTAMENTE DA DIMENTICARE

* Il trattamento riservato ai bambini, sempre testimoni di delitti efferati. Disgustoso.
* Il trattamento riservato alle donne, in particolar modo a Saroj: il personaggio e i drammi che lo riguardano sono scritti malissimo, la battuta sul terzo figlio è davvero infelice. L'odio di Palak adulta nei confronti di Saroj e soprattutto di Vivaan è esagerato. [Spoiler] L'omicidio di Palak viene elaborato molto rapidamente (non da Ayush) rispetto a quello di Vivaan.

RECENSIONI

Cinema Hindi: ** 1/2
Punto di forza: Sanjay Dutt e Ali Fazal.
Punto debole: la sceneggiatura, i personaggi femminili, l'interpretazione di Chunky Pandey, l'implausibile sequenza d'azione iniziale con Baldev, le esagerazioni di Vivaan, Baldev che dichiara in conferenza stampa di disconoscere Vivaan e poi se ne dimentica, il surreale dialogo finale fra Baldev e Ayush.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Sanjay Dutt - Baldev
* Ali Fazal - Ayush, figlio del primo matrimonio di Saroj
* Satyajeet Dubey - Vivaan, figlio di Baldev e Saroj
* Jackie Shroff - Badshah, amico di Baldev
* Manisha Koirala - Saroj, moglie di Baldev 
* Chunky Pandey - Bajwa Khatri

Regia e sceneggiatura: Deva Katta, al suo debutto nel cinema hindi
Adattamento hindi della sceneggiatura originale telugu e dialoghi hindi: Farhad Samji
Colonna sonora: Ankit Tiwari, Farhad Samji, Vikram Montrose
Traduzione del titolo: prasthanam in telugu significa regno
Anno: 2019

CURIOSITA'

* Prassthanam è il remake in lingua hindi di Prasthanam, film in lingua telugu diretto dallo stesso regista. Pare sia in produzione anche un remake in lingua bengali.
* Ali Fazal è il protagonista di Vittoria e Abdul. E' il fidanzato di Richa Chadda.
* Riferimenti a Bollywood: Anil Kapoor.
* Film che trattano lo stesso tema: Raajneeti, Lucifer.

29 novembre 2019

SECTION 375


Per chi non ha visto il film.
Section 375 è un prodotto nel complesso ben fatto, malgrado alcuni errori nella sceneggiatura. I personaggi sono piuttosto statici ed è un peccato, perchè nella storia c'era spazio per approfondire la loro evoluzione. Le interpretazioni sono buone. Kishore Kadam irresistibile. Ho un debole per Akshaye Khanna, me lo sono goduto dal primo fotogramma all'ultimo, ma devo ammettere di averlo trovato un po' imbalsamato. I dialoghi, in larga parte ottimi, costituiscono l'ossatura della trama; trama ricca di sfumature - posto d'onore accordato al grigio -, ambigua, per certi versi scomoda. 

Per chi ha visto il film.
S375 narra sostanzialmente la vendetta architettata da un personaggio di sesso femminile, e non dal solito muscoloso eroe fidanzato/marito/padre. Lo sceneggiatore sceglie la formula del legal thriller, e la violenza fisica è ridotta al minimo. S375 è davvero misogino come sostengono alcuni critici? Non del tutto, in quanto:
* è lo stesso Rohan, nella sua deposizione in aula, ad illustrarci che razza di soggetto sia. E Tarun, il suo avvocato difensore, rincara la dose ad ogni occasione; 
* l'arringa finale di Hiral, pubblico ministero, è di una lucidità immacolata, meno spettacolare rispetto a quella di Tarun, ma molto più sottile e incisiva. Il verdetto si allinea e la vendetta è servita.
Semmai la presunta misoginia sta nel fatto che Anjali non è rappresentata in modo positivo come da sempre avviene per il sanguinario, spietato eroe tradizionale. Anjali la fa franca, nel rispetto della tradizione, ma non si guadagna troppa simpatia.  

Fra gli errori a cui accennavo, a mio parere il principale riguarda proprio Anjali, una ragazza comune e piena di sogni che cade nella rete di un profittatore arrogante e superficiale, e che diventa vendicativa sino al punto di affrontare lo stress emotivo legato ad un processo per stupro e il rimorso di aver mandato in carcere l'uomo che ama. Perchè S375 non approfondisce il suo punto di vista e il suo dilemma morale? Inoltre le omissioni commesse da Hiral nelle indagini sono implausibili per una professionista del suo calibro anche se priva dell'esperienza di Tarun. Infine, la storia è troppo sbilanciata a favore di Tarun.

TRAMA

Anjali è la giovane assistente di una costumista cinematografica. Un giorno la ragazza si reca a casa di Rohan, un famoso regista, portando con sè i costumi da selezionare per un film. Rohan l'aggredisce, e Anjali lo denuncia per stupro. 

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* Le battute taglienti affidate al giudice Madgaonkar, e lo stile personalissimo con cui Kishore Kadam le pronuncia.

RECENSIONI

The Hindu:
'A filmmaker is at liberty to pick his subject, characters, have his worldview project on the screen or indulge in moral posturing. One cannot invalidate the possible real-life existence of a case like the one filmmaker Ajay Bahl presents in the film. But when a narrative - in its tone and decisions to reveal or hide certain “facts” - picks a side and ultimately projects a few (very) disturbingly graphic claims of self-harm to be true, there’s enough reason to hold the film liable. It’s hard to dissociate this film from the time in which it releases: a year after the #MeToo movement was at its peak in India. Today, we stand at a point where the ones accused are re-emerging into their respective professional lives, disregarding the movement through their films (hint: Super 30), or even downright ridiculing the collective resistance to sexual misconduct and patriarchal power dynamics. In this, you have Section 375, which doesn’t simply raise questions and explore the grey zones (which is undoubtedly imperative), but picks a side and ventures onto demonstrating how “law was served but justice was denied”. (...) For the most part, the film creates ambiguity, refrains from being didactic, compels you to think with facts and statistics, and resists the temptation of taking sides. Had the film remained in this space, while hinting at provocative possibilities, it could have been a riveting, and perhaps even a significant film. But the counter argument that the film provides and supports (through Khanna’s character) is not just provocative but also based solely on the account of the accused. Once the film takes a stand and you walk out of the cinema hall, and playback the narratives in your head, assuming Khanna's arguments to be true, it’s nothing short of chilling. (...) The film not only provides validation to all those dismissing sexual harassment cases as having ulterior motives but also does great disservice to women, who have only recently had the courage to risk social stigma and share their stories with the world'.
Kennith Rosario, 12.09.19

Film Companion:
'I’m not sure what it says about our creative culture that, a year after #MeToo reached Indian shores, the first commercial movie acknowledging the epidemic of high-profile predators within the film industry chooses to address the ambiguity of the claims rather than the victimhood of the cases. But Section 375 is what it is. I may not agree with the overall purpose of the film, but it does an effective job of contextualizing the collateral damage - the “MenToo” fallout - without explicitly taking sides. In one sense, Section 375 is brave, foolhardy almost - like a wish-fulfillment exercise that examines the legal consequences of a survivor actually trusting the judiciary system and risking her life/career. In another sense, the film is instantly difficult, unlikeable even, because it dares to probe - and, at times, challenge - the mood of a newly woke nation. Most importantly, despite its misguided social standing, Section 375 has a conscience. (...) Thankfully, this man (Tarun) is not portrayed as a sweaty underdog or model citizen; the gaze is still decidedly grey and feminist. The wealthy protagonist, Tarun Saluja, channels the status and conscience of the film in many ways: nobody in the court likes him, he is haughty and patronizing, he pisses everyone off at some point (including the judges), but he is the only one with a voice that can cut through the clutter. He is the only one - however privileged, and driven by publicity or money - who is willing to ask uncomfortable questions. Nothing is too sensitive for him. And he stakes his reputation on his cold devotion to logic. (...) Akshaye Khanna’s performance is important in how it suggests that the man knows his pompous personality is an extension of his role in the case. He isn’t supposed to be supported. He seems to be someone who is deliberately designing his immodest attitude to protect the film from deifying its anti-populist message. (...) His lopsided grin is important for how it places him as the man with factual ambitions, in comparison to Richa Chadha’s woman with noble intentions. You often feel that her character, Hiral Gandhi, is overcome by solidarity rather than sense. (...) His tone is interesting. His moral compass is not entirely compromised. Like the film, he knows that he is treading on dangerous territory. (...) He feels the need to remind us through grandstanding monologues that if Anjali has been wronged, her desire for revenge is correct (“my client is not a good man”) but her method is doing a disservice to the thousands of true victims. This is the film admitting that monsters exist, and maybe the law isn’t equipped to deal with them. That it still achieves a tricky balance between the demonisation of the survivor and the humanization of the perpetrator - without diluting the abuse-of-power narrative'. 
Rahul Desai, 13.09.19

Cinema Hindi: *** 1/2
Punto di forza: i dialoghi.
Punto debole: il personaggio di Anjali è scritto in modo troppo superficiale, e non ha lo spazio che merita.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Akshaye Khanna - Tarun, avvocato difensore di Rohan
* Richa Chadda - Hiral, pubblico ministero
* Meera Chopra - Anjali
* Rahul Bhat - Rohan
* Sandhya Mridul - Shilpa, moglie di Tarun
* Kishore Kadam - giudice Madgaonkar
* Krutika Desai - giudice Indrani

Regia: Ajay Bahl (B.A. Pass)
Soggetto, sceneggiatura e dialoghi: Manish Gupta. Ajay Bahl ha collaborato alla stesura della sceneggiatura e dei dialoghi.
Colonna sonora: Clinton Cerejo
Anno: 2019

RASSEGNA STAMPA (aggiornata al 2 gennaio 2020)

'(Audience) Loved your film Section 375. What did you think of the timing of the film's release - coming a year after the MeToo movement? How do you think it changed the narrative around the movement itself?
The timing was never the intention. Neither was it the purpose of making the film. It was just a great story. It [delved on a] topic of the time. Which it always will be, because there are always people from both sexes, who don't know how to behave appropriately. Having said that, Section 375 is a film that I am very proud to have in my filmography. Sometimes, box-office numbers of a film are not always commensurate with the quality of a product. This film I will continue to be proud of. It will age well. (...)
Having been an actor for over 20 years - with Section 375, one sensed that you were totally stepping out of the usual tropes and mannerisms that we've of course admired you onscreen for. Would you agree?
On the contrary - to be able to engage an audience purely through dialogue, without other things, itself is not easy. And it's a combination of how you are directed, and how you perform. But the direction side is more important. That's why I felt very satisfied, creatively, with the way Ajay [Bahl] directed Section 375. It's very easy for a director to impose direction on an actor, when it's really not required. And I think Ajay has a very good sense of when to direct an actor, and when to not direct. That's very important'.

CURIOSITA'

* La sezione 375 è la parte del codice penale indiano che tratta i reati di natura sessuale.
* Riferimenti a Bollywood: Madhuri Dixit.
* Film che trattano lo stesso tema: Pink.

GOSSIP & VELENI

* Meera Chopra è cugina di secondo grado di Priyanka e Parineeti Chopra.
* Proprio in questi giorni è in corso uno scontro in Twitter fra il regista e lo sceneggiatore. Bahl sostiene di aver quasi completamente riscritto la sceneggiatura di Gupta. Gupta non è d'accordo, e ha deciso di denunciare per diffamazione anche le attrici Richa Chadda e Meera Chopra. Sembra che, nella versione originaria della sceneggiatura redatta da Gupta, le motivazioni di Anjali fossero di natura economica.

28 novembre 2019

GONE KESH


Negli ultimi mesi la calvizie sembra essere uno degli argomenti preferiti dai registi indiani. Il primo titolo della serie è stato Gone Kesh, distribuito in marzo, con una protagonista di sesso femminile. GK è un film molto tenero, non è una commedia, non scade nel melodramma. Una storia lodevole narrata con sensibilità grazie ad una sceneggiatura attenta e ad una regia partecipe. I quattro personaggi principali sono davvero amabili, ottime le interpretazioni del cast. Vipin Sharma è eccezionale.

Il tema dell'alopecia in età precoce viene alleggerito dal calore che lega la famiglia di Enakshi, persone comuni che vivono in una cittadina di provincia e che sognano un buon matrimonio per l'unica figlia, con la quale condividono speranze, delusioni e umiliazioni. La storia d'amore è dolcissima, la competizione danzante rimane sullo sfondo, i dialoghi scambiati dal padre di Enakshi con i colleghi sono godibili. Qasim Khallow, regista esordiente, utilizza in modo intelligente gli espedienti tipici del cinema di intrattenimento, e il risultato è un prodotto curato e minimalista.

TRAMA

C'è fervore in casa della giovane Enakshi. Un ragazzo verrà in visita con la sua famiglia. Matrimonio in vista?

RECENSIONI

Film Companion: ***
'For a movie that critiques a culture obsessed with physicality - “looks” - Gone Kesh is a disarmingly simple and well-acted story that, like its central protagonist, learns to resist the temptation of looking good in order to feel good. (...) The visual palette of Gone Kesh, too, reflects Enakshi’s conflicted sense of self-worth. It is centered on her modest middle-class family. (...) Only once she starts to make peace with her appearance do we see the town opening up a little through her movements. We then see the spaces - the football fields, bustling nights, bumpy cycle-rickshaw rides and public parks. (...) The scene in which he (Srijoy) discovers her truth is beautifully constructed - funny, tragic and sensitive at one without being gimmicky. There is a tenderness to his perplexed face that makes his ‘proposal’ one of the most endearing moments in cinema this year. (...) Gone Kesh understands that you don’t need a flesh-and-blood “villain” in social-stigma stories; the villain is omnipresent, in the gaze and the outlook and the perception of civilized society. (...) Initially, I wondered why the writers might have felt the need to employ the same old dancing-dreams device for this character to break free. I found it odd that Enakshi is never actually shown dancing (...); the last thing we needed was yet another underdog tale culminating in a competition. But as the film went on, I realized the significance of this particular device. Dancing is an art of the stage. It thrives on the spotlight, on the crippling glare of societal expectations. (...) The villain is confronted'.
Rahul Desai, 29.03.19

Cinema Hindi: *** 1/2
Punto di forza: il calore
Punto debole: il personaggio del sensale, un po' forzato

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Shweta Tripathi - Enakshi
* Vipin Sharma - padre di Enakshi
* Deepika Amin - madre di Enakshi
* Jitendra Kumar - Srijoy, fidanzato di Enakshi    

Regia e sceneggiatura: Qasim Khallow 
Colonna sonora: Kanish Sharma, Bishak Jyoti, Bharat-Hitarth
Traduzione del titolo: kesh significa capelli
Anno: 2019

CURIOSITA'

* Riferimenti a Bollywood: Mithun Chakraborty, Katrina Kaif, Kareena Kapoor, Deepika Padukone, Alia Bhatt, Sunil Shetty, Sanjay Dutt in Agneepath, Meena Kumari, Hema Malini, Kajol.
* Riferimenti all'Italia: Armani.
* Film che trattano lo stesso tema: Ujda Chaman, Bala, Teko (bengali). Antara Mali ha recitato senza capelli nel film ...And Once Again.

GOSSIP & VELENI

* E' incredibile come Shweta Tripathi (classe 1985) riesca ad interpretare il ruolo di una adolescente senza risultare fuori posto.