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25 aprile 2024

PONNIYIN SELVAN - II


Ponniyin Selvan - I e Ponniyin Selvan - II vanno gustati uno in fila all'altro, perché si tratta di un unico film girato tutto insieme ma suddiviso in due parti solo per ragioni commerciali e distributive. Nella sua interezza, la saga è di fattura squisita, molto omogenea pur nella diversificazione dei toni. A voler proprio trovare un difetto, alla prima visione è faticoso tenere il passo, la storia è articolatissima e sconosciuta a noi non indiani (troppi intrighi per i miei gusti), un folto numero di personaggi secondari da memorizzare - oltre ai sottotitoli poco leggibili. La saga va affrontata solo dopo aver letto con attenzione la trama di PS-I (pazienza per gli spoiler), e va assaporata un tempo alla volta, con calma. PS cresce ad ogni visione successiva, sino a causare dipendenza. Ci si affeziona ai protagonisti, si colgono nuovi deliziosi dettagli, si rimane catturati dall'artisticità e dalla precisione delle inquadrature. La tecnica è sopraffina. PS dovrebbe diventare oggetto di studio nelle scuole (anche occidentali) di cinema. 

Accennavo ai toni. PS-I è più esuberante, con una narrazione in espansione e una luce ottimistica. Vengono presentati i personaggi, ciascuno col suo spazio e con la sua caratterizzazione. E vengono annunciati gli eventi, creando curiosità e aspettative. PS-II è più introspettivo, con una narrazione che procede verso la sua conclusione - anche di chiusura definitiva (per alcuni personaggi) -, e con interazioni significative. I protagonisti tracciano le parabole delle loro esistenze, rivelano le fragilità. Le finezze non si contano. Acqua ovunque, il suono ovattato dei flutti, l'acqua da cui emerge e in cui si immerge Nandini, l'inizio e la fine. La colonna sonora, compatta quanto la pellicola, si accorda con le ipnotiche immagini in totale, magica armonia.

Una vera impresa comprimere un romanzo (e una storia) di quelle proporzioni in una sceneggiatura cinematografica che, ad ogni visione aggiuntiva, dimostra sempre più il proprio valore. Gli attori regalano interpretazioni straordinarie. Un applauso a Mani Ratnam, anche per la direzione delle vorticose sequenze d'azione e per quelle estremamente realistiche di guerra. Un fragoroso applauso per la scena dell'incontro, davvero epico, fra Nandini e Aditha adulti (Mani: graziegraziegrazie). 

TRAMA

Siamo nel X secolo nel sud dell'India. L'impero della dinastia Chola è retto dal sovrano Sundara, ormai malato. L'erede è il primogenito Aditha, in guerra espansionistica ai confini del regno. I ministri cospirano per restituire il trono al cugino dell'imperatore. [Spoiler] Arunmozhi, il terzogenito di Sundara, salvato dall'annegamento da una donna misteriosa, è protetto in un monastero. Aditha incontra dopo anni la bellissima Nandini. I cospiratori stanno per chiudere il cerchio intorno alla famiglia reale, mentre i sicari del regno nemico dei Pandya progettano l'omicidio di Sundara, Aditha e Arunmozhi. Ed ecco il colpo di scena: il cugino dell'imperatore rinuncia al trono, ma è Arunmozhi ad offrirglielo.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* L'incontro da cardiopalma fra Nandini e Aditha. Indimenticabile. Aishwarya e Vikram al top. Gesti, sguardi, parole pronunciate e parole trattenute. In ginocchio al cospetto di un cinema che esalta, emoziona e commuove.

RECENSIONI

The Hindu:
'Mani Ratnam’s sequel takes liberal creative liberties by leaving out some parts from the Tamil classic in order to present it cinematically - and the climax might be the subject of some discussion in this context, especially among fans of the book - but it largely encapsulates the myriad twists and turns as the story unravels. (...) The zing of the first installment might be missing here, but there is certainly more depth to the characters. Despite having to chronicle several character arcs and showcase the twists and turns, Mani Ratnam’s cinematic flourishes come to the fore. The director has always been an expert at showcasing two different character sequences packaged as one. (...) Some of the scenes do extend more than they ought to; there’s a Vikram-Aishwarya Rai meet-up that becomes too dialogue-oriented, but do watch out for their sparking performances and cinematographer Ravi Varman’s rich use of light and colour in this particular sequence. Aishwarya Rai Bachchan’s hard work and effort to portray Nandini shows on the big screen, and she oozes confidence, but one wishes the makers gave this character more heft in the end. Somehow, she gets a lot of character-building (...) but her different shades could have been conveyed more effectively. (...) If Karthi was the life of the first part (...) Vikram and Jayam Ravi get their act together here, with powerful performances. Vikram displays flashes of acting brilliance, especially during the sequence where he learns that a plot is brewing against him. Jayam Ravi comes across as more quiet and confident, especially in a sequence that involves Buddhist monks saving him from a tricky situation. Whoever said ‘mass’ moments needed lots of action? Aiding this galaxy of actors (...) is a rousing score from A.R. Rahman who seems to know when to dish out soft musical cues (...) and go all out with powerful vocals and percussion. (...) Despite the war sequences in the end, it is the interpersonal dynamics and drama between its main characters that make the core of Ponniyin Selvan. Kalki has packed inside his literary work several twists that might be a little hard to understand for someone unfamiliar with the PS universe and the family tree, but Mani Ratnam’s cinematic adaptation makes for a satisfactory watch'.
Srinivasa Ramanujam, 28.04.23

Galatta:
'There are hardly any raised voices in Ponniyin Selvan - II, and save for a couple of action/battle scenes, this may be the quietest epic I've seen. The zingers are quiet. (...) The confrontations are quiet. (...) The humour is quiet. (...) The stunning set pieces are quiet. (...) The emotional moments are quiet, like when the three Chola siblings are reunited - it's one of many fabulous pieces of choreography with close-ups in a film filled with close-ups. With his superb cinematographer Ravi Varman, Mani Ratnam amps down the aural drama and amps up the visual drama. Even by this director's legendary standards, the staging is something else. (...) Ponniyin Selvan - II is an intimate movie, both literally (all those close-ups) and figuratively. (...) Several scenes are so good (...) that you wish for separate spin-off films with just these characters alone. The big show-down between Aditha (...) and Nandini is another stunner. (...) And again, it's shot mostly in tight close-ups. This is a narrative filled with talk, and Mani Ratnam keeps finding ways to film these conversations in diversely dramatic ways, with the camera rarely fixed. (...) Unlike Part I, this is heavier, sadder - it's more of a Shakespearean drama, with failings and failures. (...) A.R. Rahman's songs are aptly fitted into the background. (...) The writing (...) is a model of concision without confusion. The emotional bonds are strongly reinforced within minimal screen space. Nothing feels stagey. There's no forced rhetoric. But for the time period, these people could be us - only, our lives aren't exquisitely edited by Sreekar Prasad and set-designed by Thota Tharani. The two films' design alone is worth a review. Look at how the pure and peace-loving Arunmozhi is always shown in shades of white, as opposed to the darker hues that define his tortured brother. Mani Ratnam released his first movie on January 7, 1983. Forty years on, he continues to challenge himself and his viewers. Sometimes he fails, but he is on a roll now, and the Ponniyin Selvan films are easily among his grandest achievements'.
Baradwaj Rangan, 28.04.23

Cinema Hindi: **** (scommetto che se lo guardassi un'altra volta volerei a *****)
Punto di forza: regia da urlo, sceneggiatura lucida e compatta, Vikram e Aishwarya.
Punto debole: troppi eventi, troppi personaggi. Materiale sovrabbondante per una sola visione.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Vikram - principe Aditha Karikalan, primogenito dell'imperatore Sundara ed erede al trono
* Karthi - principe Vallavaraiyan Vandiyadevan, comandante dell'esercito Chola e amico del principe Aditha 
* Aishwarya Rai - Nandini, moglie del ministro del tesoro del regno Chola / Mandakini
* Trisha - principessa Kundavai, secondogenita dell'imperatore Sundara
* Jayam Ravi - principe Arunmozhi Varman alias Ponniyin Selvan, terzogenito dell'imperatore Sundara
* Prakash Raj - imperatore Sundara Chozhar della dinastia dei Chola
* Kamal Haasan - narratore

Regia: Mani Ratnam
Sceneggiatura: adattamento cinematografico redatto da Mani Ratnam, Elango Kumaravel e B. Jeyamohan del monumentale romanzo tamil in cinque volumi Ponniyin Selvan (1955) di Kalki Krishnamurthy.
Colonna sonora: A.R. Rahman 
Fotografia: Ravi Varman
Scenografia: Thota Tharani
Montaggio: Sreekar Prasad
Lingua: tamil
Traduzione del titolo: il figlio di Ponni. Ponni è l'antico nome letterario tamil del fiume sacro Kaveri.
Anno: 2023

CURIOSITÀ

* PS-II ha conquistato la terza posizione nella classifica degli incassi dei film tamil del 2023.
* Bejoy Nambiar è l'aiuto regista della saga.
* Ponniyin Selvan è considerato uno dei più importanti romanzi della letteratura tamil. Dal 1950 al 1954 fu pubblicato a puntate sul periodico Kalki, e poi raccolto in cinque volumi nel 1955. I primi due volumi sono condensati in PS-I, gli ultimi tre in PS-II.
* La dinastia dei Chola, localizzata originariamente nella valle del fiume Kaveri (India meridionale), è una delle più longeve della storia (III secolo a.C. - XIII secolo d.C.). Nel IX secolo ebbe inizio l'espansione territoriale: nacque così il potente impero marittimo dei Chola. Sundara Chola, alias Parantaka II, regnò dal 958 al 973. Gli venne affidato il trono in quanto il cugino Madurantaka Uttama, erede legittimo, era troppo giovane. Arunmozhi, alias Rajaraja I, regnò dal 985 al 1014, dopo il breve regno di Madurantaka Uttama - regno offerto dallo stesso Arunmozhi alla morte di Sundara (e di Aditha). Aditha fu assassinato nel 971, a soli 29 anni, in circostanze misteriose. Kundavai sposò davvero il principe Vallavaraiyan Vandiyadevan - almeno una soddisfazione (Fonte Wikipedia). 

23 novembre 2022

PONNIYIN SELVAN - I


Escludendo Jodhaa Akbar e Asoka, non ricordo un film indiano a sfondo storico - intendo: re, regine, intrighi, tradimenti, guerre - che mi abbia convinto. Aggiungi poi la pesante retorica nazionalista degli ultimi anni, e la narcosi è assicurata. Per fortuna Ponniyin Selvan - I si differenzia dal mucchio. In primo luogo perché dietro la macchina da presa c'è l'occhio allenato di un signor regista, Mani Ratnam, dotato di mestiere, talento, gusto. E poi per il carisma del cast. Vikram è magnifico, ha dalla sua fisicità e carattere, e non si limita a grugnire accigliato, come fanno di solito i colleghi in pellicole similari, ma regala una scena madre da urlo. Aishwarya Rai (doppiata dalla brava Deepa Venkat) torna finalmente sul set dopo quattro anni, con uno splendore che illumina lo schermo. Ash è nel suo elemento: regale e divina, come lei nessuna. Trisha non è da meno: un soffio di sorriso e l'incantesimo è servito. La leggerezza di Karthi inibisce il melodramma.

Assaporare un'opera di Ratnam è un modo sublime di stare al mondo. Le inquadrature, le finezze, l'estetica e i colori riempiono gli occhi di bellezza. Non dimentichiamo che Ratnam è un buon narratore, e questa sua qualità ha ridotto noia e sbadigli. Anche le sequenze di combattimento (vedi ad esempio la battaglia d'apertura) - girate con maestria e cura dei dettagli - per una volta sembrano raccontare e non solo mostrare acrobazie e carneficine.
La sceneggiatura si sforza di rendere PS-I un prodotto completo e non una sequenza slegata di eventi. La regia sostiene narrazione e ritmo (oltre a gestire un esercito di comparse), arginando la prevedibilità del genere e mantenendo vigile il più possibile l'attenzione dello spettatore. Comparto tecnico impeccabile: fotografia ammaliante, costumi e scenografie all'altezza di un progetto di questo calibro, coreografie interessanti. Una menzione speciale alla colonna sonora: brani e commento musicale privi di difetti accompagnano le sequenze rapide come quelle lente arricchendo il film di suggestioni.

La retorica - di qualsiasi tipo - mi è sembrata molto contenuta, così come sentimentalismi ed esagerazioni. Le scene più leggere fluiscono con naturalezza nella trama principale senza forzature, i caratteristi non strafanno. I dialoghi, pur non strabilianti, non eccedono in proclami e non sconfinano in battute slegate dal contesto. I personaggi conversano fra loro e non declamano. Il loro percorso è allo stadio iniziale, con l'eccezione di Aditha e di Nandini. Non hanno un passato e, per ora, non si è vista una formazione. Valuterò nel secondo capitolo.


TRAMA

Siamo nel X secolo nel sud dell'India. L'impero della dinastia Chola è retto dal sovrano Sundara, ormai malato. L'erede è il primogenito Aditha, in guerra espansionistica ai confini del regno. I ministri cospirano per restituire il trono al cugino dell'imperatore. Aditha invia a Thanjavur, capitale dell'impero, il fidato Vallavaraiyan per carpire informazioni e trasmetterle a Sundara e a Kundavai, secondogenita dell'imperatore. Sundara decide di richiamare a corte sia Aditha che il terzogenito Arunmozhi, quest'ultimo in guerra espansionistica nell'attuale Sri Lanka. [Spoiler] - Aditha rifiuta di tornare per non incontrare Nandini, la bellissima moglie del ministro del tesoro (capo della cospirazione), con la quale in passato aveva intrecciato una relazione bruscamente troncata dall'imperatrice su consiglio di Kundavai. Nandini era stata allontanata da Thanjavur perché orfana e quindi giudicata non idonea al ruolo di imperatrice. Anni dopo, Aditha aveva colto Nandini in atteggiamento confidenziale con il re del regno nemico dei Pandya, re assassinato in quell'occasione dallo stesso Aditha. L'omicidio aveva scatenato la sete di vendetta di Nandini. - Quanto ad Arunmozhi, viene attaccato da un drappello di ribelli del regno dei Pandya e di soldati del regno di Lanka, cade in mare durante una tempesta e risulta disperso. Alla notizia, Aditha si dirige rabbioso verso Thanjavur per punire Nandini, la mandante dell'agguato.

RECENSIONI

The Hindu:
'The source material is rich with myriad characters that undergo a rollercoaster of emotions, and Mani Ratnam gleefully picks them all up to give it a cinematic touch. It helps that he has a power-packed starcast. Karthi almost steals the show, especially in the first half, kindling a feeling of joie de vivre, thanks to his zesty acting style. (...) Vikram packs a powerful performance; watch him bawl during a sequence in which he sadly reminisces about a skeleton from his past. Jayam Ravi has an easygoing, understated approach to his character, while still maintaining the dignity associated with royalty. And (...) Aishwarya Rai Bachchan and Trisha get their Tamil accents right... but the face-off scene between them needed more tension. Aishwarya Rai looks a million bucks, and also shines in the few scenes that showcase glimpses of her character’s villainy, but there’s a lot more to be fleshed out. We’ll wait for the next instalment. The issue with an epic of this kind is that all characters, except the leads, get little prominence. (...) Another issue is the presence of a dozen important characters, (...) which will prove to be a challenge to follow for the average viewer. But what the audiences will follow - and probably marvel at - is the film's ability to take you into a world from many centuries ago. Be it the rich sequences inside the kingdom or the magnificent battle set pieces, Ponniyin Selvan - I has you invested in the big screen, though one feels that the ocean segment in the second half could have been staged better. Thota Tharani's production design is a highlight, as is Ravi Varman's camera that almost runs alongside the characters; the quick-motion shots from atop a horse are as classy as those basked in beautiful sunlight. A.R. Rahman's music (...) is experimental, and amps up the war sequences, while the songs are placed in a way that aids the story narrative. (...) Ponniyin Selvan - I is 167 minutes of powerful storytelling backed by visual splendour'.
Srinivasa Ramanujam, 30.09.22

Galatta:
'The film transforms a book into an utterly gorgeous piece of cinema, and I’m not just talking about Ravi Varman’s image after stunning image. (...) It’s also the writing, by Mani Ratnam, Elango Kumaravel and Jeyamohan. (...) The book has been slashed, and pages and images flutter across from one bit of exposition to another. (...) Every character has a strong scene - or three - where their essence is established. One part of me wished for a ten-hour movie. But given two hours and forty-five minutes, there really is no other way to tell this story on screen, and the big plus is seeing Mani Ratnam, the director, in glorious form with his fantastic technical team: Thota Tharani handles the production design, Sreekar Prasad is the editor, and cinematographer Ravi Varman fills the screen with colour, from the blue of the seas to the browns of the land. (...) This is a film filled with constant movement: it's either the chases or the battles or the never-ending mind games that keep coiling around the narrative like a slimy snake. Even the camera, mostly, is free and keeps moving. Very few shots seem "composed". (...) I would have liked the songs to have been replaced by more interaction between the characters. Or maybe more time for the action scenes to play out. (Right now, they seem like truncated versions of longer action blocks). (...) Instead of trying to dazzle us with epic-ness, Mani Ratnam goes all-out real. There are no "mass" dialogues, the jokes are casually tossed off, the verbal confrontations are delivered in even tones, and even the fights aren't staged as spectacles for the sake of spectacle. (...) All the actors are fantastic, especially Vikram, Aishwarya, Trisha and Karthi. (...) This character-driven first part perfectly sets the stage for the second installment, which can now hit the ground running. Apart from showing how a huge novel can be convincingly condensed, that is this film's biggest achievement'.
Baradwaj Rangan

Mid-Day: * 1/2
'This film traverses breathlessly, at breakneck speed, between way too many scenes, and set-pieces - from horses in battle, armada on high seas, to swashbuckling sword-fights - without a second for any kinda staging of emotions, whatsoever. The audience isn’t supposed to simply soak in the stuff on screen. So much so that you begin to believe after a point, that maybe a lot of footage has been lost, and the movie has been stitched together, with only the high-points left over. Either that. Or the filmmakers are totally unable to contain the enthusiasm for the material at hand. They devote themselves entirely, therefore, to simply cover page after page of the original text. Remaining, in turn, far too faithful to the book this film is adapted from. (...) What do you really make of the first part of Ponniyin Selvan - I? (...) Very little, beyond the fact that soon as you settle into a character/scene/scenario, the movie simply moves on. (...) Ratnam is at his best. (...) Same with his partnering composer, A.R. Rahman. (...) And yet, it hardly takes a keen eye to observe/laud the effort put into this visually captivating canvas - in terms of locations, lighting, VFX, production design; scale, basically. (...) You do a double-take sometimes and look up, alright - especially the combat sequences, with (Ravi Varman’s) camera pacing through crowds, with actors in sharp close up, faces covering the giant full-screen. The only time the camera does calm down for a bit is to admire the beauty of actor Aishwarya Rai Bachchan. (...) Only there’s hardly much (...) to glue you to what happens next. Maybe the story is just not leaping off the pages, as it should?' 
Mayank Shekhar, 30.09.22

Cinema Hindi: ****
Punto di forza: promemoria di come si confeziona una pellicola a sfondo storico privo di retorica nazionalista. Il carisma del cast. Regia, fotografia, colonna sonora, coreografie, azione.
Punto debole: eventi sottintesi, personaggi numerosi. Difficile condensare un romanzo fiume di cinque volumi in un film in due parti. Vi consiglio di memorizzare bene la trama prima di affrontare la visione.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Vikram - principe Aditha Karikalan, primogenito dell'imperatore Sundara ed erede al trono
* Karthi - principe Vallavaraiyan Vandiyadevan, comandante dell'esercito Chola e amico del principe Aditha 
* Aishwarya Rai - Nandini, moglie del ministro del tesoro del regno Chola
* Trisha - principessa Kundavai, secondogenita dell'imperatore Sundara
* Jayam Ravi - principe Arunmozhi Varman alias Ponniyin Selvan, terzogenito dell'imperatore Sundara
* Prakash Raj (cameo; avrei preferito un ruolo più corposo per un attore che ultimamente non delude mai) - imperatore Sundara Chozhar della dinastia dei Chola
* Kamal Haasan - narratore

Regia: Mani Ratnam
Sceneggiatura: adattamento cinematografico redatto da Mani Ratnam, Elango Kumaravel e B. Jeyamohan del monumentale romanzo tamil in cinque volumi Ponniyin Selvan (1955) di Kalki Krishnamurthy.
Colonna sonora: A.R. Rahman in gran forma. Segnalo i brani Ponni Nadhi, Chola Chola, e il fascinoso (e molto esotico) Alaikadal (solo audio, voce Antara Nandy).
Coreografia: Brinda
Fotografia: Ravi Varman
Scenografia: Thota Tharani
Costumi: Eka Lakhani
Montaggio: Sreekar Prasad
Azione: Kecha Khamphakdee, Sham Kaushal
Lingua: tamil
Traduzione del titolo: il figlio di Ponni. Ponni è l'antico nome letterario tamil del fiume sacro Kaveri.
Anno: 2022

RASSEGNA STAMPA

* I wanted to break 'the Mani Ratnam style' in Ponniyin Selvan, dichiarazioni rilasciate da Ratnam raccolte da Navein Darshan e pubblicate da Cinema Express il 20 settembre 2022:
'"Fitting Ponniyin Selvan into a single film was the biggest challenge I had when thinking of adapting. Today, the audience has embraced the idea of duologies and trilogies, and this seemed like the perfect time for me to explore the format. If I had made the material as a single film, I would have been critical of myself for leaving out so many details. (...) Being unpredictable is my top priority. So, I try to avoid a distinct signature or style in my films. When someone starts finding a pattern in my work, I don't see it as a compliment; instead, I push myself harder to overwrite it. (...) Each film dictates itself. I just have to ensure that none of my previous influences is infused into my current work." (...) He adds that using multiple-narrative techniques was essential in adapting Ponniyin Selvan into a cinema. "While a novel can have an entire page to explain the wave of emotions a character is going through, a film can only utilise body language and dialogues. So, we had to explain certain things directly, certain things indirectly and the rest in an intricate manner to ensure a gratifying viewing experience." (...) "As a significant portion of the novel is based on real history, our research team worked hard in getting the representation of the characters and locations right. For instance, the warriors in the film wear thick leather armour, instead of those made of metal. Also, we have humanised the characters as much as possible." (...) The auteur states that he lets his actors find their path. "I just plant the idea in them and guide them when they lose track. I believe in my actors a lot. Once I finish casting, I trust actors to transform themselves and bring their characters to life." But this doesn't mean he went easy on them. The taskmaster made sure that his actors underwent multiple workshops and script-reading sessions'.

CURIOSITÀ

* Realizzare l'adattamento cinematografico di Ponniyin Selvan è stato il sogno di diversi registi indiani. Lo stesso Ratnam ci aveva già provato un paio di volte in passato, senza successo. PS-I è, ad oggi, il campione tamil d'incassi del 2022, e, escludendo le versioni tamil dei due Baahubali, è il secondo campione tamil d'incassi della storia dopo 2.0. 
* La dinastia dei Chola, localizzata originariamente nella valle del fiume Kaveri (India meridionale), è una delle più longeve della storia (III secolo a.C. - XIII secolo d.C.). Nel IX secolo ebbe inizio l'espansione territoriale: nacque così il potente impero marittimo dei Chola. Sundara Chola, alias Parantaka II, regnò dal 958 al 973. Gli venne affidato il trono in quanto il cugino Madurantaka Uttama, erede legittimo, era troppo giovane. (Fonte Wikipedia).

GOSSIP & VELENI

* Karthi è il fratello di Suriya.
* Sham Kaushal, direttore di sequenze di azione, è il padre di Vicky Kaushal.
* Vicende storiche ok, ma a me alla fine quel che intriga è il rapporto fra Aditha e Nandini. [Spoiler] Lui non riesce a dimenticarla, si abbruttisce in guerra, oscilla fra amore, odio, ossessione, rimpianto. Lei sposa un altro, trama nell'ombra, usa la seduzione per raggiungere il suo scopo e vendicarsi. Roba forte. Mi sto sforzando di non leggere in rete la trama del romanzo. Aditha è una figura storica realmente esistita, Nandini parrebbe di no, ma ho preferito non approfondire per evitare spoiler. Sono molto curiosa di vedere cosa ci avrà riservato il buon Ratnam per il confronto - spero ad alta tensione - fra Aditha e Nandini nel secondo capitolo (già completato, in distribuzione nelle sale fra marzo e giugno del prossimo anno). Mi aspetto sciami di scintille: voglio abbrustolirmi.

21 giugno 2011

PAIYAA



Stroncato dai critici, amato dal pubblico, Paiyaa è un film romantico con assaggi di commedia e di azione ma soprattutto è un fantastico musical di Yuvan Shankar Raja, promettente compositore re del box office di Kollywood. L’autore mette al servizio del film i suoi brani migliori e l’art studio, capitanato dal creativo Reejevan, costruisce set stravaganti o cerca le migliori locations naturali. Lingusamy, regista specializzato nel cinema d’intrattenimento di qualità (Bheema, Sandakozhi) non sbaglia nemmeno questa volta, la trama abbonda di clichet ma l’esecuzione vaporosa produce immediata dipendenza.

TRAMA
Shiva (Karthi Sivakumar) sta aspettando i parenti di un suo amico alla stazione centrale di Bangalore quando viene confuso per un tassista da una bellissima sconosciuta (Tamannah) accompagnata da un uomo dall’aspetto poco rassicurante. La ragazza rivela a Shiva di essere in pericolo e gli chiede di sbarazzarsi del tipo che è al suo fianco prima di riportarla dai parenti a Mumbai.  Nei tre giorni di viaggio i due avranno modo di conoscersi e innamorarsi.

Nel film non succede mai niente, o quasi, eppure l’attenzione dello spettatore resta alta per tutta la sua durata,  l’interesse non si spegne mai. Paiyaa genera da subito una piacevole sensazione avvolgente, non punta all’originalità quanto alla partecipazione, infonde relax e seduce con ritmi, immagini e colori.
Dopo il drammatico village movie ParuthiVeeran e l’avventuroso e oscuro Aiyrathil Oruvan, Karthi inizia con questo film la graduale costruzione del suo nuovo personaggio: l’eroe macho e infantile, moderno e vestito con abiti occidentali ma sempre semplice, spontaneo e disordinato, un uomo inconsapevolmente affascinante che lascia trasparire ogni sua emozione come farebbe un bambino. Il più giovane talento di casa Sivakumar dopo pochi film è già un idolo del pubblico, la sua personalità vivace vince ogni avversione o critica, l’immagine da ragazzo della porta accanto pronto a diventare un eroe continua a conquistare consensi anche nel suo film successivo, il bellissimo  Naan Mahaan Alla.
Karthi, instancabile tuttofare, è il cardine della storia ed è autore del suo successo, Tamannah è deliziosa come sempre, anzi perfetta, ma se al suo posto avessimo trovato un'altra attrice  la riuscita del film  non sarebbe stata intaccata. La trama è quasi banale eppure le energie impiegate nella sua visualizzazione sono tali da renderla unica a suo modo; non solo le buone interpretazioni, l’intesa tra i protagonisti e l’ottima colonna sonora ma anche un montaggio sapiente e saggi interventi di Editing. Sequenze d’azione vengono inserite per soddisfare l’audience della cinematografia tamil, poco abituato a comprare il biglietto di un film che si dichiara esclusivamente una storia romantica, e che ama piuttosto ritrovare sullo schermo combattimenti ritmati, coreografati, farciti di effetti speciali.
Pronto a farsi amare facilmente, Paiyaa si propone come uno stilosissimo contenitore di belle canzoni, un prodotto commerciale ma delicato e leggero, capace di trasformare un giorno anonimo in una serata piacevole. La scelta ideale per chi, come me, crede che le buone storie romantiche al cinema non siano mai abbastanza.

Il mio giudizio sul film : **** 4/5



ANNO : 2010

LINGUA : Tamil

TRADUZIONE DEL TITOLO : Un ragazzo

REGIA : Lingusamy

CAST:
Karthi Sivakumar ……………………Shiva
Tamannah ………………………… Charu
Milind Soman …………. Bali
Sonia Deepti …………. Priya



COLONNA SONORA : Yuvan Shankar Raja

PLAYBACK SINGERS: Yuvan Shankar Raja ("En Kadhal Solla"), Karthik e Sunitha Sarathy ("Suthuthe Suthuthe Bhoomi"), Benny Dayal ("Poongatre") , Haricharan ("Thuli Thuli"), Saindhavi ("Adada Mazhaida") e Rahul Nambiar


QUALCOS’ALTRO:

La protagonista femminile del film doveva essere Nayantara, l’attrice aveva chiesto però un compenso troppo alto così la scelta è caduta su Tamannah, che ha accettato di recitare nel film per molto meno fiduciosa di un positivo ritorno d’immagine.

Paiyaa è stato girato principalmente nei Ramoji Film City a Hyderabad e presso i Prasad Studios a Chennai. Le cascate della canzone "Adada Mazhaida" si trovano in Kerala. La Bombay che vediamo nel film è quasi sempre l’enorme set ricreato all’interno dei Big ND Studios, stesso allestimento utilizzato per altri titoli come Traffic Signal, Action Replayy, Dabangg e Once Upon a time in Mumbaai.

Il film ha ottenuto ottimi incassi anche in Regno Unito (al ventitreesimo posto nella classifica globale) ma soprattutto è stato un blockbuster in Malaysia al punto da diventare il primo titolo della top ten.

Le coreografie del film sono frutto della collaborazione di tre artisti : Sabeen Khan, Raju Sundaram e Brindha.

Chi sono Karthi Sivakumar e Tamannah ? Scopritelo leggendo il loro profilo nella sezione ATTORI e ATTRICI del Cinema Tamil.

30 dicembre 2010

NAAN MAHAAN ALLA




Andare al cinema a Chennai è entrare nel ring.

Erano appena le 18.30 quando il cassiere del Sangam Theatre mi dice che gli sono rimasti due posti, finalmente, dopo un pomeriggio passato a setacciare ogni cinema nei dintorni riesco ad avere tra le mani un biglietto. Tutte le sale della città erano fully booked come da normale routine.
Me la sono presa comoda prima di entrare pensando che fosse il momento dei trailer e delle pubblicità di turno, prima dell’inizio del film c’era ancora tempo. Questo pensavo, ma non era così. Il cinema è una specie di tempio, o meglio, uno stadio, nel quale una volta entrati l’attenzione si concentra solo sul motivo per cui hai deciso di essere lì. Tutto sembra suggerire che il film non può e non deve aspettare o la gente diventerebbe impaziente e nervosa e il proprietario del multisala non riuscirebbe ad incastrare nel tempo che ha a disposizione (dalla nove di mattina alle una di notte..) così tanti spettacoli per soddisfare altrettante richieste.
Alle 18:40, orario scritto sul biglietto, entro nella sala buia già affollatissima e scoppia un boato. Per poco non scivolo dalle scale dallo spavento, non capivo che fosse successo, la mia mente storicamente pessimista aveva già immaginato le peggiori sciagure. Ci metto un po’ a realizzare che era solo un urlo collettivo di ammirazione . Un urlo di dimensioni titaniche. Un urlo che non veniva dalla gola ma dallo stomaco, dagli occhi, dalle ossa. Era tutto a posto, niente feriti, solo una scritta Tamil sullo schermo . Più tardi avrei capito che si trattava di un nome: Yuvan Shankar Raja. E chi è? Un attore? Un semidio? Ancora più tardi ho scoperto che era un compositore, l’autore della colonna sonora, uno dei più amati in Tamil Nadu, terra di A.R. Rahman e di molti altri Mozart del Nuovo Millennio.
Incredibile è il rapporto che in questo stato dell’India gli spettatori hanno con la pellicola, ma soprattutto con le star, con il regista, e anche con tutto il cast tecnico dei quali si ricordano e invocano a mo’di preghiera TUTTI i nomi e cognomi. La passione viscerale è così sfrenata e avvolgente da far apparire appena freddini gli amici di Mumbai che battono le mani, esultano o lasciano sfuggire una lacrima di commozione.


E adesso il film.
Naan Mahaan Alla, tradotto in italiano, Non Sono Un Santo. Già dal titolo mi ha conquistata, alla prima visione nel caos del cinema di Chennai avevo i brividi, la rabbia di Jeeva mi era entrata dentro e non mi abbandonava. La seconda volta che l’ho visto, tra le mura di casa, l’ho trovato ancora più convincente, per un po’ ho avuto la sensazione che uscendo dalla porta della stanza ci fosse direttamente il Nehru Park affacciato sulla Statale n.4, mi sembrava anche di sentire nuovamente lo stesso frastuono.


TRAMA
Jeeva (Karthi Sivakumar) è un ragazzo comune, con i suoi difetti, con le sue pigrizie e incertezze, con i suoi vizi , con la barba incolta e la maglietta sudata, mangia nelle bancarelle per strada, non evade la realtà in grandiose sequenze oniriche ma la vive senza lamentarsi, sente il rumore del traffico, invita la sua ragazza (Kajal Agarwal) a prendere un gelato al mall più vicino, esce con gli amici, insulta, si ubriaca, piange, urla, tace. La sua vita normale si interrompe il giorno in cui il padre (Jayaprakash) viene ucciso a sangue freddo senza alcuna ragione apparente. Da quel giorno Jeeva rifiuta di collaborare con la polizia e prima che la banda criminale possa mettere in pericolo la sua famiglia, decide di farsi giustizia da solo.


Naa Mahan Alla si evolve seguendo il più classico schema della cinematografia Tamil contemporanea: c’è una storia d’amore, c’è la quotidianità delle strade di Chennai e un ritratto efficace della nuova generazione in parte tradizionale e in parte globalizzata, c'è il male e l'oscuro pronto a colpire, c'è la passività di chi sta in alto e la corruzione di chi è pronto a tutto per nascondere le proprie macchie o per raggiungere i propri obiettivi. L’inefficienza delle istituzioni mette a repentaglio la sicurezza delle persone comuni, oneste, che vivono la loro vita pacifica e che con gli imbrogli dell’underworld non dovrebbero avere niente a che fare. Nel momento in cui i due mondi si incontrano, e del sangue viene versato, tutto è destinato a cambiare. Il regista sceglie di dividere nettamente i due percorsi dello stesso personaggio come se il prima e il dopo fossero due vite distinte, niente di ciò che caratterizza l’inizio del film viene poi ripreso nella sua conclusione. Come Jeeva il film segue gli eventi e da essi è trasformato, non può in alcun caso guardarsi indietro perché la sua vista è diversa , la frattura ha avuto inizio.
Occhio per occhio e dente per dente. Restare ad aspettare il corso della giustizia diviene per Jeeva inutile e pure pericoloso. Il film propone una scelta coraggiosa e il ragazzo della porta accanto si trasforma in un eroe dalla forza inarrestabile e quasi mitica, le sue intenzioni sono nobili anche se trionfano passando per una strada secondaria, violenta, legalmente non riconosciuta come possibile.
Jeeva diviene un eroe e un villain al tempo stesso, la sua brutalità spaventa, la sua ricerca di vendetta e trionfo sull’ingiustizia (che probabilmente resterebbe impunita) diviene l’esorcismo delle inquietudini stesse dell’uomo. Nelle sequenze d’azione c’è dolore, sofferenza fisica, sangue, morte, niente viene risparmiato allo spettatore anche se le immagini sono montate con estremo stile, ritmo e cura nei dettagli, neanche fossero una danza tribale. La realizzazione scenica esibisce un tecnicismo strabiliante che è in contrasto con il messaggio delle azioni stesse.
Karthi Sivakumar è un giovane attore figlio d’arte (suo padre è la star Sivakumar) e fratello dell’attuale attore di punta, l’affascinante Surya. Ha debuttato nel mondo del cinema solo nel 2007 (aveva già 30 anni) ma la sua filmografia è già una lista di soli successi. Fisicamente robusto e non palestrato, Karthi è il prototipo del ragazzo tipo che puoi incontrare in una strada di Chennai, accattivante ma non inarrivabile modello, i suoi occhi sono dispettosi e senza veli, a volte luccicanti come quelli di un bimbo a volte persi nel buio come quelli di un uomo che ha già incontrato i lati più oscuri e ingiusti della vita. L’attore, il cui naturale linguaggio del corpo tradisce una spontanea indolenza, è pronto a raccogliere sovraumane energie per trasformarsi , in un solo attimo, nell'eroe dall’aura mitologica.

Non so quanto aver visto il film direttamente sul grande schermo, e in una cornice straordinaria, stia influenzando il mio giudizio, anche in seguito a visioni successive continuo a trovarlo del tutto privo di punti deboli o difetti. La colonna sonora contiene pochi ma indimenticabili brani, la musica di sottofondo segue l’emotività delle scene, la fotografia è impeccabile, la realizzazione delle sequenze d’azione è a dir poco spettacolare ( anche Dabangg ne sarebbe invidioso ), le interpretazioni si incidono nella pelle con un punteruolo, la commedia e la tragedia vengono sapientemente gestite con la stessa intensità.
Le vita quotidiana, l’attesa dell’amore, la gioia e poi l’abisso.
Naan Mahaan Alla è un film che non riesco a dimenticare.


Il mio giudizio (totalmente blind e immovibile) ***** 5/5



THE TIMES OF INDIA *** ½ 3,5 /5
Giudicato un film capace di coinvolgere dall'inizio alla fine oltre che la miglior interpretazione di Karthi Sivakumar. Il giudizio dei lettori alza ulteriormente il punteggio del film arrivando a **** 4/5



ANNO: 2010


LINGUA : Tamil


TRADUZIONE DEL TITOLO : Non sono un santo

REGIA: Suseenthiran


CAST

Karthi Sivakumar………………………… Jeeva
Kajal Agarwal …………………………… Priya
Jayaprakash ……………………… il padre di Jeeva
Soori ……………………… Ravi
Krishna Priya ………………… Keerthi
Ravi Prakash …………………………Sudharsan
Adurldass …………………………… Kutti


COLONNA SONORA : Yuvan Shankar Raja (se siete in Tamil Nadu … attenti all’urlo )
Testi di Muthukumar & Yugabarathi

PLAYBACK SINGERS : Yuvan Shankar Raja, Tanvi Shah, Javed Ali, Shilpa Rao, Haricharan, Madhu Balakrishnan,