Visualizzazione post con etichetta ATTORE MOHANLAL. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ATTORE MOHANLAL. Mostra tutti i post

15 marzo 2022

BRO DADDY


Accantonato temporaneamente il sequel del fortunatissimo Lucifer, Prithviraj opta per una commedia con del potenziale. Il problema è che avrebbe dovuto attenersi alla storia principale, astenendosi da siparietti inutili e sottotrame posticce che sembrano aggiunte in un secondo tempo alla sceneggiatura originaria, indebolendone struttura e ritmo. Forse Prithviraj ha voluto offrire delle occasioni lavorative ad altri colleghi in un periodo in cui le opportunità scarseggiavano. Apprezzabile, però non posso perdonargli il trattamento imbarazzante riservato a Soubin Shahir. Le restrizioni imposte dal covid-19 spiegano la confezione un po' televisiva di Bro Daddy. Si vede che il budget è contenuto.

Mohanlal è brillante e mai sopra le righe, e le interazioni con Prithviraj funzionano a meraviglia. Le sequenze che li vedono insieme sono le più divertenti. Impeccabile anche l'interpretazione di Lalu Alex. Meena è al contrario anestetizzata, in tono con il suo personaggio statico e piatto, personaggio la cui vicenda è fondamentale per la trama, e che quindi meritava una scrittura accurata e un peso maggiore. 

TRAMA

Eesho è un creativo in campo pubblicitario che vive a Bangalore con Anna, la fidanzata, figlia di un amico del padre. Le famiglie ignorano la relazione. Anna scopre di essere incinta. Eesho è scioccato, ma ecco che un'altra notizia inaspettata lo travolge. 

RECENSIONI

The Hindu:
'In his second directorial after Lucifer, Prithviraj chooses to scale down his ambition quite a bit to make a light-hearted family drama. (...) Much of the script is woven around the camaraderie between the father-son duo and their attempts to solve the mess. But the film does not have much of a conflict that could make for a gripping narrative, the only one being that Kurian should not come to know of the ‘accidents’. Almost the entire second half is written in such a way as to delay the inevitable, with most of the scenes being predictable from miles away. A separate comedy track involving event manager Happy (Soubin Shahir) further drags down the narrative, without managing any laughs. Mohanlal appears to be more at ease and seems to be enjoying the role, compared to most of his recent outings. Some of the humour involving him does work, while some other jokes in the movie are tasteless or stale, and fall flat. (...) Whether by design or by accident, the aesthetics of the whole film mirrors that of an advertisement with its settings in carefully-curated, prim and proper upper class homes. (...) A weak, predictable script makes Bro Daddy an underwhelming experience with some bright spots'.
S.R. Praveen, 26.01.22

Film Companion:
'Bro Daddy is a sweet, silly, very likeable movie with lots of laughs and I enjoyed all of that. But there’s something more here. I have rarely seen someone put so much effort into staging a comedy which is usually seen as just a series of jokes and not worthy of being staged. (...) [Prithviraj] really shines as a director. (...) What I also really liked is how he lets the film breathe. The story is about the confusion surrounding two pregnancies. This sort of thing is usually played at a very frantic pace. That does not happen here. Also, in these kinds of movies, the emphasis is mainly on jokes. So the scenes between the jokes are like ‘just do anything and so that we can get to the next joke’. But here the script is solid. (...) The relationships in this film really work and there are very sweet touches. (...) There are small dramatic moments that worked beautifully too. (...) Things are woven organically into the script. (...)  It works because of the script. It works because of the way it’s been handled and because the cast works wonderfully. Mohanlal and Prithviraj share an amazing chemistry'. 
Baradwaj Rangan, 29.01.22

Cinema Hindi: ** 1/2
Punto di forza: Mohanlal
Punto debole: la sceneggiatura manca di compattezza, ed è un peccato perché offre diversi spunti dignitosi.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Mohanlal - John
* Prithviraj - Eesho, figlio di John
* Kalyani Priyadarshan - Anna, fidanzata di Eesho
* Meena - Annamma, moglie di John e madre di Eesho
* Lalu Alex - Kurian, padre di Anna e amico di John
* Mallika Sukumaran - madre di John
* Soubin Shahir - Happy, organizzatore di eventi

Regia: Prithviraj
Soggetto, sceneggiatura e dialoghi: Sreejith N., Bibin Maliekal
Colonna sonora: Deepak Dev
Lingua: malayalam
Anno: 2022

CURIOSITÀ

* Riferimenti al cinema indiano: Amitabh Bachchan, Rekha, Hema Malini.
* Riferimenti all'Italia: Mohanlal pronuncia la parola broccoli, il parente di un personaggio vive in Italia, un locale si chiama Gelatissimo.
* Film che trattano lo stesso tema: Badhaai Ho.

GOSSIP & VELENI

* Mallika Sukumaran è la madre di Prithviraj.


06 novembre 2019

LUCIFER


Partiamo dai fan di Tom Ellis incautamente capitati qui: siete i benvenuti, anche se temo che questo pezzo non sia ciò che vi aspettavate.
Partiamo dal vile denaro: Lucifer è, ad oggi, il campione d'incassi del 2019 (e sembrerebbe della storia) del cinema in lingua malayalam. L'orgia di cifre mi ha ubriacata, ma è chiaro che il debutto alla regia del celebre attore Prithviraj si è rivelato un successo stratosferico, e si parla già di un sequel, nonchè di un remake in lingua telugu.
Partiamo dal titolo: meno chiara è la motivazione dell'appellativo diabolico affibbiato al protagonista, dipinto come una sorta di invincibile semi-divinità che difende i deboli e punisce (molto) severamente i malvagi.

I soldi sono stati spesi bene. Lucifer è una dignitosa pellicola di intrattenimento, confezionata con cura, tecnicamente accorta. Un mix piuttosto riuscito di vecchio e nuovo. La sceneggiatura, pur altalenante, è articolata. La narrazione avvince, il ritmo è sostenuto. I personaggi tentano di imporsi scrollandosi di dosso i soliti cliché, anche se lo spazio di manovra è ristretto. Lucifer è il più stereotipato, ma signori: è interpretato da Mohanlal. Bobby, l'antagonista, ha un ruolo corposo che meritava qualche ritocco. Priya è una figura interessante, ed è un peccato che lo sceneggiatore l'abbia trascurata.
La storia è ricca, una saga familiare avvelenata da sete di potere e sangue, nella quale giustizia e vendetta finiscono col confondersi. Politica - argomento sempre apprezzato dalle cinematografie a sud di Mumbai -, corruzione, criminalità organizzata, connivenza delle forze dell'ordine e dei media. 

La regia c'è. Prithviraj non mi ha delusa. Ha occhio. E' attento. E quando si sente libero, azzarda. Le scene di massa sono ben orchestrate. La sequenza della vecchia signora che distribuisce bevande nella casa di accoglienza è deliziosa. L'affollato cast è tenuto insieme. Il direttore di montaggio fornisce un sostanziale contributo.
Mohanlal è la personificazione della seraficità. Mohanlal è un attore ed è una superstar, talvolta l'uno, talvolta l'altra, talvolta entrambi. Non importa quanto sciocco sia il ruolo affidatogli, lui ne esce sempre a testa alta. Scorri le fotografie che lo ritraggono e ti chiedi: come diavolo riesce a risultare così magnetico sul set? Anche la bravissima Manju Warrier è superiore al personaggio. Vivek Oberoi è molto convincente ed è stato fortunato: il suo è il ruolo scritto meglio.

TRAMA

PKR, il primo ministro del Kerala, muore in circostanze poco chiare. La salma è ancora calda e già si apre la corsa alla successione. Nel contempo si cercano nuove fonti di finanziamento per il partito al potere, e si stringono pericolose alleanze con i cartelli della droga.

ASSOLUTAMENTE DA DIMENTICARE

* La vicenda della ragazza madre che tradisce Lucifer. Pessima.

RECENSIONI

The Hindu:
'The director has a grip of the proceedings in the initial half, although the compulsion to showcase those punch dialogues and superhero stunts frequently is quite palpable. Some of these are indeed a guilty pleasure. But all the political intrigue takes a back seat in the latter half, as Lucifer sets out for revenge. By the end of it, the direction seems pretty clueless, especially in a long drawn out final battle, interspersed with a never-ending, anachronistic “item dance” sequence'.
S.R. Praveen, 28.03.19

Film Companion: **
'Despite these sky-high aspirations, Lucifer remains content with low-hanging fruit. (...) (The) item song (...) is cross-cut with an action sequence. It’s the oldest of masala-movie clichés - the only thing possibly older is the slo-mo action. (...) But let’s be fair. How many stars deserve this adulation more than Mohanlal? It’s a role he could have played in his sleep, but he doesn’t. The camera keeps zooming in to his face, and we see how much he can convey with the barest eye movement. (...) Mohanlal (...) is possibly the greatest actor who also does “mass” roles. (...) The script is terribly flabby. (...) Manju Warrier, showing how a good performer can fill out a sketchy part. (...) The narrative flits from topic to topic without really saying anything. The first half is really tedious. (...) The second half, though, is a little more fun. It’s pulpier, more shameless'. 
Baradwaj Rangan, 31.03.19

Cinema Hindi: ***
Punto di forza: la regia e il montaggio.
Punto debole: qualche esagerazione di troppo, soprattutto nelle scene di azione che coinvolgono Mohanlal.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Mohanlal - Lucifer/Stephen Nedumpally
* Manju Warrier - Priyadarshini
* Vivek Oberoi - Bobby, marito di Priya
* Tovino Thomas - Jithin, fratello di Priya
* Sachin Khedekar - P.K. Ramdas, padre di Priya e di Jithin
* Saikumar - Varma, collega di PKR
* Indrajith Sukumaran - Govardhan, giornalista indipendente
* Prithviraj - Zayed Masood, mercenario amico di Lucifer
* Shakti Kapoor - cameo

Regia: Prithviraj
Sceneggiatura: Murali Gopy
Colonna sonora: Deepak Dev
Lingua: Malayalam
Anno: 2019

CURIOSITA'

* Per saperne di più su Mohanlal e su Prithviraj, vedi I volti maschili del cinema malayalam.
* Manju Warrier è considerata la superstar femminile del cinema malayalam. Manju è la ex-moglie di Dileep.
* Indrajith Sukumaran è il fratello di Prithviraj
* Riferimenti all'Italia: durante una lezione dedicata a Shakespeare, vengono menzionati l'antico Ducato di Milano e il Duca Prospero (protagonista de La Tempesta).
* Film che trattano lo stesso tema: Raajneeti.

22 maggio 2012

VADAKKUMNADHAN




Shajoon Karyal,  famoso per i suoi film d’azione, sperimentando un nuovo cammino scrittura la star Mohanlal lo stesso anno dell’uscita del celebrato Thanmantra. Vadakkumnandhan narra il percorso di un uomo combattuto tra la realizzazione di una vita normale, per far felici le persone che ama, e l’espressione delle aspirazioni artistiche e spirituali. Il concetto di base non è tra i più facili da portare sullo schermo e la sua riuscita si affida al talento degli interpreti e all’aiuto di Girish Puthencherry, autore del densissimo script e dei testi delle canzoni.


TRAMA
Bharata (Mohanlal),  studioso e artista di kathakali,  fugge più volte dalla sua vita nel villaggio, e dalla sua bella fidanzata Meera (Padmaprya,) per isolarsi nella meditazione. Non può dimenticare il tempo in cui si esibiva impersonando attraverso la danza / teatro i personaggi dell’epica mitologica e non riesce ad adattarsi al suo nuovo lavoro di insegnante. 


Guardando film malayalam all’inizio si ha la sensazione che non accada mai niente, che non ci siano eventi salienti e che tutto sia solo una lunga parentesi discorsiva.  In realtà il cinema del Kerala è una tortuosa foresta filosofica ricca di insidie e difficile da penetrare. I film quasi sempre si  prestano a molteplici interpretazioni, studiano la psicologia e le reazioni umane, dalle più ingenue e immediate alle più oscure e nascoste.
Il protagonista di Vadakkumandhan  è  infelice nonostante abbia di tutto, dietro la facciata si cela la sofferenza di un uomo represso che  a lungo evita il dialogo con una parte di sé, un pulsante lato inquieto che si ostina a sedare. Bharata vuole essere qualcosa ma deve diventare qualcos’altro e ogni qual volta che la sua voracità emotiva si avvia a zampillare viene scoperta e arginata, gli affetti lo trattengono con un doppio filo, ma è amore o un ricatto psicologico che finirà per distruggerlo? La kathakali è l’espressione pubblica di quel fuoco, quando si esibisce sperimenta la pienezza delle emozioni,  rimuove quella linea di confine tra il “dentro” e il “fuori” spingendosi oltre i suoi limiti per divenire qualcun altro, nel ricordare le sue impersonificazioni sente sudore freddo e brividi, il trucco di scena lo affranca da una vita che non vuole e gli fa assaporare fino in fondo una feroce e splendida libertà. L’ascetismo diviene la risposta ad un continuo disagio, nel momento in cui il protagonista sente che non può controllare il suo mondo interiore inizia ad esasperare ogni aspetto di sé e sceglie di isolarsi, fuggire lontano e non essere più disturbato fino a fingersi morto e far recapitare le sue false ceneri ai familiari. La meditazione  rende nuovamente tranquillo un uomo ingovernabile le cui fonti di vita sono l’arte e l’immaginazione, mondi immateriali dai quali è stregato e dipendente.  Il suo percorso, che lo conduce fino all’Himalaya, non è una missione religiosa ma una più laica realizzazione personale, una via di fuga totale da un'esistenza che ogni giorno gli ricorda le sue frustrazioni e che lo fa sentire malato.
Il regista apre il film velandolo di mistero, non si possono comprendere le motivazioni dell’uomo e i suoi atteggiamenti paiono crudeli, inumani, irrazionali, la storia si avvolge poi di calore e nuove spinte vitali che nascono dall’amore di Bharata per la sua allieva più curiosa e intelligente (una bravissima Padmapriya), la perfezione del loro rapporto si spezza dalla ricomparsa dell’ “urlo” , spinta che nuovamente lo allontana dalla vita sociale e fa maturare in lui una costante inquietudine. L’arte diviene pazzia, oblio totale della ragione, al tempo stesso energia e depressione.
Lungo il racconto incontriamo diversi personaggi e poetiche canzoni visualizzate in una cornice tropicale, Mohanlal delizia il pubblico con un’interpretazione eccellente. Vadhakkumnadhan presenta delle incongruenze ma appare  un lavoro ben eseguito e propone una vicenda umana realistica  che si arricchisce di elementi più morbidi e rilassanti, la finezza dei suoi tratti si perde però nell’ultima parte, nella quale una certa confusione e alcuni slanci d’azione “a tutti i costi” prendono il sopravvento.

Il mio giudizio sul film: ***1/2   3,5/5


ANNO : 2006

LINGUA : Malayalam

REGIA: Shajoon Karyal

TRADIZIONE DEL TITOLO : Vadakkumnadham è il nome di un frequentato luogo di culto nella cittadina di Thissur in Kerala


CAST:
Mohanlal ………………….. Bharata
Padmapriya ………………….. Meera
Kavya Madhavan ………………… Bhama
Biju Menon ………………. Prabhakar
Murali ……………………. Balrama


COLONNA SONORA : Raveedran

PLAYBACK SINGERS: Raveendran, K.J. Yesudas, K.S. Chitra, Mohanlal, Manjari, Govind Vivek, Sankaran Nabookthiri, M.G. Sreekuma, Sindhu Premkumar, Machand Vasanthi


Qualche informazione in più su Mohanlal, Padmaprya e Kavya Madhavan nei post I volti MASCHILI e FEMMINILI del cinema MALAYALAM.

08 maggio 2012

VANDHANAM / NIRNAYAM



Pryadarshan gira Vandhanam e il successo ottenuto in Kerala da Mohanlan lo spinge a tentare un'altra prova per la quale sceglie la star Nagarjuna e sua moglie Amala come veicoli d’ ingresso nel mondo del cinema in lingua telugu. La seconda versione dello stesso film nasce con un intervallo di alcuni anni dal primo, l’impalcature di base non viene modificata mentre cambiano l’arredamento, la messa a fuoco e la tintura della storia.


TRAMA
Due poliziotti si mettono sulle tracce di un evaso certi che l’uomo, prima o poi, cercherà di contattare la sua unica figlia residente a Bangalore. Unnikrishnan / Vamsi (Mohanlal / Nagarjuna) affitta un appartamento di fronte a quello della ragazza e attende il momento di catturare il ricercato, non ha fatto i conti però con il fascino di Gadha/ Geeta (Girija Shettar / Amala) né con la sua scarsa capacità di concentrazione.


Il regista ha dimostrato più volte la sua volontà di compiere remake originali anche a partire dalle trame più implausibili e assurde, la saggia combinazione di elementi nuovi con tasselli già esistenti è a suo modo creatività, come leggere una frase seguendo un’altra punteggiatura o scrivere due commenti dello stesso testo iniziando a riflettere su parole diverse. Pochi autori sono riusciti a trasportare con successo le loro idee in più di una cinematografia creando versioni parallele di un medesimo progetto, anche tra i più fortunati, tra cui Mani Ratnam, si verificano casi in cui mentre una pellicola sbanca al botteghino l’altra fallisce e delude le aspettative. 
Il soggetto di Vandhanam e Nirnayam non può dirsi originalissimo né la messa in scena priva di difetti, i film seguono un cammino confuso, un lungo percorso nel quale si salta dalla commedia all’azione, da una sparatoria ad una love song, senza passare troppo tempo a pensare come introdurre nuovi personaggi e situazioni, entrambi hanno un aspetto molto rustico (spesso tra il realistico e il caricaturale) e propongono eroine struccate dal fascino spontaneo accanto ad eroi brillanti ma genuini. Niente sembrerebbe così eclatante se non si pensasse a quanto sia difficile riuscire a combinare nello stesso film generi completamente diversi e inconciliabili sulla carta. Un’impresa quasi surreale. 
Le pellicole convivono pacificamente senza temere alcun confronto, in quanto destinate a due mercati diversi, gli incassi ottenuti al momento dell'uscita nelle sale sono stati ottimi in entrambi i casi ma oggi  i due film possono apparire un po' datati e incapaci di reggere il ritmo con la produzione moderna. Il film telugu resiste meglio e si dimostra più accattivante e saporito, l’attrazione fisica tra i due protagonisti (marito e moglie nella vita reale) lo rende più vivace, vengono tagliati molti tempi morti e il remake si arricchisce di una buona colonna sonora. Se Nirnayam ha trionfato nei Novanta come prodotto d’intrattenimento giovane e sbarazzino Vandhanam attrae per la sua atmosfera nostalgica, per la luce calda delle riprese, spesso effettuate al tramonto, e la delicatezza dell’approccio tra Mohanlal e Girija Shettar, mentre molte scene scatenano risate il finale lascia scorrere più di una lacrima e scosta nuovamente questa prima versione dal cinema d’intrattenimento di produzione seriale. 

Vandhanam da guardare per : La performance di Mohanlal, la tenerezza della triste scena finale. 
Punti deboli: L'eccessiva lentezza e le canzoni non troppo invitanti

Nirnayam da guardare per : La confezione più divertente, la scena della dichiarazione d’amore ripresa da Aditya Chopra in Rab ne bana di jodi, la colonna sonora, l’intesa perfetta tra Amala e Nagarjuna. 
Punti deboli: La confusione.


 Il mio giudizio sui film :  Vandhanam **1/2 2,5/5 
                                      Nirnayam *** 3/5 



VANDHANAM 
ANNO : 1989 
LINGUA : Malayalam 
REGIA: Priyadarshan 

CAST:
Mohanlal ………………………… Unnikrishnan 
Girija Shettar …………………….. Gadha
Nedimundi Venu ………….. prof. Fernandez 
Mukesh …………………………… Peter 

COLONNA SONORA : Ouseppachan



NIRNAYAM
ANNO: 1991
LINGUA : Telugu 
TRADUZIONE DEL TITOLO : Decisione 
REGIA: Priyadarshan 

CAST: 
Nagarjuna …………………….. Vamsi 
Amala …………………………. Geeta
Sharat Saxena ……………………. Murali
Mohan …………………….. Raghuram

COLONNA SONORA : Ilaiyaraja 

17 aprile 2012

PRANAYAM



Un film statico e difficile che costringe il pubblico ad armarsi di pazienza e lasciare che lentamente le sue porte si aprano. Blessy rivela di aver iniziato a pensare alla storia dalla scena finale e di aver tenuto nel cassetto l’idea e la sceneggiatura per oltre venticinque anni senza tirarla fuori o cercare di portarla sul grande schermo. Il regista ha messo da parte lentamente i suoi appunti, annotando parole o gesti che avrebbe voluto associare ai suoi personaggi, compiendo una raccolta delle sue riflessioni personali sull’amore, la gelosia, il perdono e l’imprevedibilità dell’incontro con la morte.


TRAMA
Achutha (Anupam Kher) rivede la sua ex moglie (Jaya Prada) dopo tanti anni di silenzio e lontananza, dimenticando i rancori i due vorrebbero ritrovare un dialogo e conoscere cosa ne è stato delle loro vite dopo il divorzio. L’incontro tra i due è favorito dal secondo marito della donna (Mohanlal) che capisce l’importanza di una serena riappacificazione con il passato.


Scambi di battute, pensieri che scorrono, parole che lasciano la pelle d’oca e una sensazione di turbamento interiore. Pranayam è una triste poesia che si interroga su quesiti esistenziali senza risposta, una messa in scena razionale sull’irrazionalità del destino e dei rapporti umani, facilmente giudicabili dall’esterno ma sempre difficili da comprendere.
La fotografia propone immagini dai colori freddi, la luce di giornate autunnali in cui può iniziare a piovere da un momento all’altro, i paesaggi sgargianti del Kerala si trasformano in un set privo di connotazioni geografiche dominato dal blu violaceo di un mare agitato, acque che Mathew, il personaggio interpretato da un grandissimo Mohanlal, resta a fissare per ore, perché nessun’onda è mai uguale all’altra anche se lo stesso movimento si ripete.
Pranayam tradotto significa Amore, un concetto che il film descrive come l’appartenersi completamente fino a divenire due parti fisiche della stessa entità vivente, Grace e Mathew sono un tutt’uno e neanche il ritorno del primo marito della donna è in grado di far nascere alcun dubbio o timore nei loro cuori. I tre personaggi riescono grazie all’esperienza a gestire i rapporti non con impeto ma con maturità, slegandoli da ogni forma di egoismo. Grace vede davanti a sé l’uomo che cambiò la sua vita accanto all’uomo che è stato la sua vita, il primo amore spezzato per differenze e capricci, il secondo trasformato in un’intesa profonda, impossibile da intaccare. Come mostra una scena chiave del film, al secondo lancio il sasso riesce ad andare più lontano perché non c’è più solo l’intenzione di lanciare ma quella di riuscire a raggiungere una direzione migliore. Il regista attraverso il personaggio di Mathew lascia scorrere le sue emozioni senza freni e si abbandona ad interessanti interpretazioni dei sentimenti e della realtà.
Esasperati dalle critiche della società e dei familiari, Grace, Mathew e il suo ex marito Achutha si allontano dalle proprie case senza dire niente a nessuno ed intraprendono un viaggio insieme lungo le spiagge solitarie del Kerala, un percorso che lega i ricordi al presente e celebra la ritrovata amicizia tra un uomo e una donna che accettano i propri errori e aprono il cuore al perdono, lasciando i figli ad interrogarsi sulla moralità della  scelta e sulle ripercussioni sociali del gesto compiuto.
Il faccia faccia tra due grandi interpreti del cinema indiano, il versatile Anupam Kher e il carismatico Mohanlal, è già un motivo sufficiente per dedicare tempo al film e viverlo senza fretta. Gli attori interiorizzano i personaggi e vivono la storia, mentre Achutha placa lentamente la solitudine e il rimpianto per aver distrutto la felicità del passato, Mathew diviene la voce che rassicura e conforta, la personalità  che doma l’irrequietezza degli istinti con la sua saggezza, spingendo gli altri a riflettere più a fondo sui propri limiti, sull’incapacità dell’uomo di comprendere la vita o agire senza commettere errori.

Il mio giudizio sul film : **** 4/5

ANNO: 2011

LINGUA : Malayalam
TRADUZIONE DEL TITOLO: Amore

REGIA: Blessy


CAST:
Anupam Kher………………… Achutha Menon
Mohanlal ……………………. Mathew
Jaya Prada ………………….. Grace
Anoop Menon …………………… Suresh
Dhanya Mari ……………………… Asha


COLONNA SONORA: M. Jayachandran
PLAYBACK SINGERS: Shreya Ghoshal, Vijay Yesudas, Mohanlal, Sharret, P. Jayachandran

QUALCOS’ALTRO:
Anupam Kher , la cui filmografia vanta circa quattrocento titoli, ha incluso Pranayam tra i sette migliori film della sua carriera in una recente intervista concessa a Kochi.
Jaya Prada è ricordata dal pubblico soprattutto per alcune pellicole di successo al fianco di Amitabh Bachchan (Shaarabi),  Rishi Kapoor (Sargam) e Kamal Haasan (Sagara Sangamam).
Per Mohanlal Pranayam segna il traguardo del trecentesimo film, la performance sbalorditiva dell'attore è stata la più apprezzata dal pubblico e dai critici.