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20 febbraio 2019

P K



Con questo film non mi raccapezzo. Cambio idea ogni due minuti. E' geniale? Una cazzata colossale? Boh. Sono (credo) sicura solo di un paio di cose: l'ho trovato troppo lungo per la storia che narra; il personaggio di PK mi ha molto divertito. Per il resto oscillo come un pendolo. Mi è difficile scrivere una recensione o esprimere una valutazione riassuntiva. Provo a sezionarlo, ma devo prima azzerare decenni di letture di romanzi di fantascienza (dimenticarmi, ad esempio, di Straniero in terra straniera, o di un capolavoro come L'uomo che cadde sulla Terra), e considerarlo una favola per adulti. 

1. Il soggetto, per il cinema indiano, è originale. L'idea alla base brillante. L'intenzione del tutto encomiabile. Uno strampalato alieno si scontra con le ambiguità e le complicazioni delle regole e dei riti di differenti credo religiosi. Un applauso al coraggio di Hirani: se sei in India e stanco di vivere, niente di meglio che criticare, anche bonariamente, la religione, e hai buone possibilità di ritrovarti cadavere.

2. La sceneggiatura arricchisce il soggetto con la storia d'amore di una ragazza indiana hindu e di un ragazzo pachistano musulmano. L'interpretazione dei due attori è freschissima, alcune scene sono godibili, ma devo ancora decidere se sentivo la necessità di questa sottotrama oppure no. Mi intriga di più la potenziale relazione fra PK e Jaggu.

3. I personaggi. Non saprei. Presi singolarmente (ed escludo il protagonista), sono piuttosto curati. Però c'è qualcosa, nelle loro interazioni, che non mi convince fino in fondo. Forse erano stati creati al di fuori del soggetto iniziale, e l'innesto nella sceneggiatura ha richiesto adattamenti che hanno causato qualche esagerazione e qualche implausibilità non accettabili in un progetto di questo calibro. PK è amabilissimo, anche se, come esemplare di un'avanzata civiltà aliena, un po' troppo sprovveduto (mollato sulla Terra per goliardia? I suoi colleghi d'astronave se ne volevano sbarazzare?). 

4. Le interpretazioni sono di buon livello. Saurabh Shukla merita una menzione speciale. Anushka Sharma è molto naturale (labbra escluse). Boman Irani addirittura affascinante. Il film è imperniato sulla figura di PK, ed è quindi Aamir Khan ad accollarsi la responsabilità maggiore. La superstar sembra divertirsi un mondo. Il suo personaggio è stralunato e pasticcione, combina disastri, crea scompiglio, fugge a precipizio inseguito da orde di devoti inferociti, imbastisce surreali (ma neanche tanto) conversazioni, eccetera eccetera. Non annoverando extraterrestri nel giro delle mie conoscenze (dovrò provvedere al riguardo), non posso valutare la credibilità della sua performance. Se considero il tono della pellicola e il tipo di cinema che Hirani predilige, direi che Aamir ha fatto un ottimo lavoro. E poi: esisteranno anche alieni buffi, no?

Arriviamo al punto cruciale. Il film ha raggiunto il suo obiettivo? Mi dico: il tema andava affrontato con più sottigliezza. Si dovevano sfrondare un po' le prediche religiose. Alcune sequenze forse andavano riviste. Poi mi dico: ma è una commedia, una pellicola di intrattenimento, cosa pretendo? Mi dico: PK è da guardare e riguardare per la bontà del messaggio e per alcune azzeccatissime scene. Poi mi dico: gli sceneggiatori dovevano lavorare con zelo maggiore su un progetto che meritava una realizzazione più raffinata. E via così da due giorni.
Come concludere? Mi è piaciuto? Non mi è piaciuto? Ma che ne so. Era meglio se questa recensione la scriveva LuceSole.

TRAMA

Là fuori c'è una civiltà tecnologica che gironzola nello spazio e - ahinoi - scopre la Terra. Nei cieli blu del Rajasthan si materializza un batuffolone volante. Atterra nel deserto, sputando un umanoide dalle orecchie a sventola, nudo come mamma aliena lo ha fatto. Cosa? Come si copre le pudenda? Ma con un monumentale mangiacassette a tracolla (voi no?).

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* La prima apparizione di PK. Impagabile. Anche la seconda non è male, soprattutto per il quarto comandamento.
* La sua esilarante, affannosa ricerca di Dio. Statuette sacre con le batterie scariche, lo spavento per la crocifissione, Shiva che minaccia PK con un tridente in un bagno pubblico. E ricordatevelo bene domattina, davanti allo specchio, prima di decidere cosa mettervi: "Faith is connected to fashion".
* La battuta del personaggio di Boman Irani, giornalista televisivo: "Cercare Dio è religione, è trovarlo che è una notizia".

RECENSIONI

Rediff: ****
"The fact remains that PK is a ridiculously effective film, a triumph you are likely to walk away from with a gladder, lighter heart - and, perhaps, a moister handkerchief. (...) It's all cinematic saccharine, but then, given that Hirani takes the opportunity to aim some potshots at organised religion and its gatekeepers, is the familiar a worthy method to sneak in a message? A spoonful of sugar to make the medicine go down? (...) Aamir Khan is exceptional in PK, creating an irresistibly goofy character and playing him with absolute conviction. He laughs at his goblin-ears and walks around with his eyes on high-beam throughout the film, but his transformation isn't restricted to the physical. (...) This is an out-and-out Aamir film, and he soars. PK is no satire - it's a bit too toothless for that - but it is a rollicking mainstream entertainer with ambition to evoke some introspection, one with compelling moments and some genuine surprises".
Raja Sen, 19.12.14

Mayank Shekhar: ***
"Aamir Khan playing an alien PK is absolutely the finest thing about this movie. (...) In an obvious sort of way, this is also Aamir’s best performance yet. For one, his role has absolutely no reference points. (...) For the most part, he seems like a rather original and funny fellow: a short, slim weirdo with overstretched ears, lips red with betel juice, and eyelids that rarely blink. The film essentially works when he’s on screen. (...) PK himself is not the central focus of this film. This is not a sci-fi fantasy. The alien is only used as a device to make a point about humans in general. The reason for this is both simple and profound. Only someone equally distant and detached from this world might be able to objectively question how completely lunatic it is in the first place. Here we’re talking about religion. And you know just as well that humans just can’t talk about religion. It is not seen as an idea anymore. Religion has somehow got mixed up with race. (...) In that sense this hardcore mainstream Bollywood film aiming to set all-time records at the box-office that openly reveals and laughs at ridiculous ways in which humans kill, divide and dupe each other over religions that are basically companies with managers - whether Hinduism, Islam or any other - is laudable to start with. I hope it is watched and more importantly pondered over by masses across India and the sub-continent. (...) It’s also a Rajkumar Hirani movie almost all the way. I say almost, because unlike with his previous films, this script isn’t as sharp and seamless".
2014

Cinema Hindi: sono indecisa fra *** e ****, quindi vada per *** 1/2.
Punto di forza: Aamir Khan e il suo sconcertato, sconcertante PK (****); il messaggio.
Punto debole: la durata, alcuni scivoloni nella sceneggiatura.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Aamir Khan - PK
* Anushka Sharma - Jaggu
* Sushant Singh Rajput - Sarfaraz, fidanzato di Jaggu
* Boman Irani - capo di Jaggu
* Saurabh Shukla - santone
* Sanjay Dutt - musicista itinerante
* Ranbir Kapoor - cameo

Regia: Rajkumar Hirani
Soggetto, sceneggiatura e dialoghi: Abhijat Joshi e Rajkumar Hirani
Traduzione del titolo: ubriaco, brillo
Anno: 2014

CURIOSITA'

* All'epoca della distribuzione del film, i danni alle sale indiane da parte di svitati estremisti religiosi erano stati per fortuna limitati.
* Sembra che Junaid, figlio di Aamir Khan, abbia assistito Hirani alla regia di PK.
* Leggete un po' qui: 'Director Rajkumar Hirani’s plans to finish shooting the first schedule of his next, PK, in Italy, have come to an abrupt halt. (...) He had reportedly said, “This portion I shall shoot in Italy with Anushka. Aamir will join us in December.” But now, news is that PK’s October schedule has been pushed forward altogether due to “weather issues” in Italy. “The climatic conditions have changed a lot. The days have become shorter. The sun comes out only around 12.30 pm and light begins to fade by 7 pm. And to top that, it is very cold. We won’t be able to shoot at length in such conditions,” informs an insider. As a result, the Italy schedule has been pushed even further. “We will shoot that portion after everything else is wrapped up by the middle of 2013 (...).” adds the source. (...) Besides Anushka, TV actor Sushant Singh Rajput is also part of the schedule that is to be shot in Italy'. Bad weather stalls shoot of PK, Prashant Singh, Hindustan Times, 8 ottobre 2012.
* Riferimenti a Bollywood: Amitabh Bachchan (semplice, perchè Lui è DIO).

GOSSIP & VELENI

* Nel gennaio di quest'anno Rajkumar Hirani è stato accusato di abusi a sfondo sessuale. Non mi sono ancora ripresa.

07 febbraio 2019

happy new year



so mica se ho voglia di scrivere 'sta recensione. butto giù due righe e decido.
perchè il film è proprio (proprio) - proprio - scadente. peggio: triviale.
perchè sciarùk mio deambula stancamente sul set con la faccia sconfortata di quello che ha capito che il deragliamento è all'orizzonte e cerca un penalista fra le comparse. il carisma del Re non si discute. m-a-i. arriva come un tornado bollente ancor prima che LUI si affacci sul grande schermo e dica ciaociao. e continua a bruciacchiarti le ciglia dopo che se n'è andato. sciarùk è uno che perfora la materia con lo sguardo. uno che ti si incrosta addosso. ma per salvare 'sto film bisognava essere dio. e forse manco bastava.

non starò qui a puntare il dito contro i progetti malriusciti. penso al mio armadio e incenerisco dalla vergogna. le idee ti sembrano buone. poi le realizzi e si rivelano una schifezza. e per quanto ti adoperi tutto va storto. capita. magari è capitato anche a farah. ma se non è capitato. se happy new year è come lo aveva immaginato... allora una controllatina alle carotidi me la farei dare.

e abhishek... 
(conto fino a cento) 
(...) 
(UN ATTIMO CHE STO CONTANDO)
abhishek: te aishwarya non la meriti.

no ho deciso. niente recensione. 
(e comunque i titoli di coda sono molto carini)
(anche l'azzanno di deepika) 
(ma sciarùk: ma quelle sulla testa sono - comesichiamano - mèches ?!) (MECHES ?!?!) (**ommariavergine**).
(volevo risparmiarvi il trailer. poi mi son detta: eccheccazzo. devo soffrire solo io?)

eLLeSSeDì

23 maggio 2016

FILM 2014 CONSIGLIATI DA DIANA

Un anno decisamente buono per il cinema in lingua Hindi, c'è veramente l'imbarazzo della scelta.
A parte qualche pellicola di cui non condivido il successo come Dedh Ishqiya, lontano e pallidissimo parente del meraviglioso Ishqiya, PK, tanto rumore per nulla o quasi, e Ankhon Dekhi, aimè stavolta Rajat Kapoor gira un po' a vuoto, il livello generale è stato piuttosto alto.
Non entra tra i migliori ma merita senz'altro una menzione Highway, che all'inizio è un po' ostico, ma cresce alla grande, e che dal punto di vista emotivo è una bomba.
Sul fronte opposto, tra i film pessimi, spiccano Gulaab Gang e Happy New Year, ma del disastro di Farah Khan e Shah Rukh Khan ce ne occupiamo più avanti.

Ecco le pellicole da non perdere del 2014:

1) Queen 
diretto da Vikas Bahl, con Kangana Ranaut, Rajkummar Rao, Lisa Haydon, Mish Boyko, Jeffrey Ho, Joseph Guitobh, Yogendra Tiku, Alka Badola Kaushal e Chinmaya Agrawal. 
Rani, lasciata dal fidanzato il giorno prima del matrimonio, decide di partire da sola per il viaggio di nozze in Europa.
I primi quaranta minuti del film durante i quali Rani, travolta dal dolore e dall'umiliazione, ripensa alla sua storia d'amore con Vijay sono strazianti e perfetti. La scena in cui è ripresa sola, seduta a disagio sull'aereo per Parigi è così emblematica che rimane veramente poco da aggiungere. Ma, lontano dal suo mondo, dopo il rifiuto, la rabbia, la depressone, per Rani arrivano l'accettazione e, piano, la ripresa.
Una delle canzoni del film dice che il nostro porto sicuro siamo noi, eppure la protagonista non trova la strada da sola ma grazie ad un gruppo di amici improvvisati. Un gruppo eterogeneo di persone con cui ridere e condividere e ritrovare un po' di fiducia in se stessa. Un bel viaggio.
Kangana Ranaut fresca e autentica come non la si vede quasi più.
Il trailer di Queen

2) Filmistan
diretto da Nitin Kakkar, con Sharib Hashmi, Inaamulhaq, Kumud Mishra, Gopal Dutt e Ravi Bhushan Bhartiya.
Sunny è un grande appassionato di cinema che sogna di fare l'attore. I provini si susseguono senza successo ma gli si presenta l'occasione di lavorare come assistente alla regia per un documentario in Rajasthan. Mentre è al seguito della troupe, viene rapito per errore da un gruppo di terroristi che puntavano invece ai membri americani del cast. In attesa di capire che cosa faranno i sequestratori di lui, è tenuto prigioniero in Pakistan, poco lontano dal confine, nella casa di Aftaab, che per vivere contrabbanda film hindi.
Vincitore del prestigioso National Film Award, Filmistan è una meravigliosa pellicola piena piena piena di riferimenti cinematografici, anche occidentali. Per chi ama le settima arte con passione, per quelli che hanno visto un milione di film ma che ancora si emozionano quando ne arriva uno come questo che riempie di luce l'esistenza. E poi per tutti, perché una cosa così la devono vedere tutti.
Il trailer di Filmistan

3) Haider
diretto da Vishal Bhardwaj, con Shahid Kapoor, Tabu, Narendra Jha, Kay Kay Menon, Shraddha Kapoor e Irrfan Khan.
Trasposizione cinematografica di Amleto firmata Vishal Bhardwaj che già aveva diretto Maqbool da Macbeth e Omkara da Otello.
Haider è uno dei lavori ispirati a Shakespeare più fedeli che abbia mai visto. Nel dramma, nel significato, nello spirito. Vishal in Kashmir  è più shakespeariano di qualsiasi altro in Danimarca.
Un'opera notevole, di grande intensità che lascia stecchiti.
E' un piacere vedere Shahid Kapoor tornare a pellicole così importanti. E' un onore ammirare Tabu in questa interpretazione favolosa. Fragile, sensuale, manipolatrice, indifesa, determinata, ambigua: mille sfumature, mille profondità di un'indimenticabile Gertrude.
Il trailer di Haider

4) Ugly

di Anurag Kashyap, con Anishika Shrivastava, Tejaswini Kolhapure, Rahul Bhat, Vineet Kumar Singh, Ronit Roy e Siddhanth Kapoor.
Per incontrare il suo agente, Rahul, aspirante attore, lascia la figlia Kali ad aspettarlo in macchina. Quando ritorna a prenderla, la bimba è scomparsa.
Ugly è un film che racconta una storia terribile, ancora più terribile perché proprio coloro che dovrebbero prendersi cura di Kali, sono quelli a cui interessa meno di lei.
A nessuno importa di Kali, solo a voi che state guardando, ed è uno spettacolo che fa male.
Quello di Ugly è un mondo che non ci piace, che speriamo non esista, ma si tratta di un film così ben pensato, così tondo, talmente perfetto nella sua costruzione e nella sua intenzione, che va guardato.
In rete si trova quello che da Kashyap è stato inteso e girato come il prologo di UglyKali-Katha (The Prologue), per chi se la sente.
Il trailer di Ugly

5) Mary Kom
di Omung Kumar, con Priyanka Chopra, Sunil Thapa, Darshan Kumar e Robin Das.
Pellicola biografica, che si è aggiudicata un National Film Awards, sulla campionessa di pugilato Mary Kom. 
Storia di una ragazzina cocciuta e talentuosa che nata a Manipur diventerà  la cinque volte vincitrice del AIBA Women's World Boxing Championships. 
"Non c'è gloria senza lotta" recita una battuta del film e qui non mancano lotta, sudore, lacrime e sangue. Né la gloria.
Omung Kumar, collaboratore di Bhansali che produce, fa un buon lavoro limitando la retorica al minimo. Sa dosare tutti gli elementi, trovando la giusta intensità. 
Per Priyanka Chopra è un ruolo d'oro a cui l'attrice fa onore.
Le storie sullo sport sono le migliori, gli atleti fanno sognare più delle rock star, con la loro passione, la loro determinazione e la loro abnegazione. Quando vincono si sente, per esserne testimoni, di aver fatto parte di un'impresa grandiosa.
Mary Kom parteciperà alle Olimpiadi di Rio de Janeiro del 2016 e noi tifiamo per lei!
Il trailer di Mary Kom

6) Kill Dil
diretto da Shaad Ali, con Govinda, Ranveer Singh, Ali Zafar e Parineeti Chopra.
Tutu e Dev, orfani dalla nascita, sono due assassini professionisti che lavorano per Bhaiyaji, il gangster che li ha cresciuti. Quando Dev si innamora di Disha, comincerà a desiderare di cambiare vita.
Spassosissimo film, sfrontatamente sopra le righe, e persino un po' romantico a cui non si riesce a trovare una pecca.
Parineeti Chopra ha carisma da vendere, Ali Zafar è quello più serio, il bel tenebroso, Ranveer Singh è nel suo elemento, ci sguazza, si diverte e fa divertire anche noi. Govinda è super, la ciliegina sulla torta.
Gran senso dell'umorismo degli autori, gran bella colonna sonora, che infatti è di Shankar–Ehsaan–Loy, irresistibile la title song. Buttatevi!
Il trailer di Kill Dil

7) Happy Ending
di Raj and D.K., con Saif Ali Khan, Ileana D'Cruz, Ranvir Shorey, Kalki Koechlin, Govinda, Preity Zinta e Kareena Kapoor Khan.
Yudi è uno scrittore di successo che fugge qualsiasi tipo di impegno e che non desidera altro se non la fama, i soldi e le relazioni sentimentale senza vincoli, che l'unico libro che ha pubblicato gli procurano.
Trascorsi più di cinque anni dall'uscita del suo romanzo, però, i fondi scarseggiano e la casa editrice minaccia di scaricarlo a favore di una più  prolifica e giovane autrice di romanzi rosa. Yudi sarà costretto a darsi da fare.
Sul muro di fronte alla scrivania del protagonista di Happy Ending si legge la sua frase mantra: to avoid criticism say nothing, do nothing, be nothing, che racchiude perfettamente lo spirito del film, un'impertinente commedia politically incorrect che fa dell'ironia una religione e che adotta la supercazzola come scelta stilistica.
Saif e Ranvir Shorey interpretano una coppia di amici irresistibile e c'è anche Govinda che quest'anno evidentemente è in grande forma. Ma soprattutto c'è l'alter ego di Yudi, Yogi, un Saif Ali Khan strepitoso. Vi assicuro che dopo Happy Ending guarderete Saif con altri occhi.
Il trailer di Happy Ending

8) Humpty Sharma Ki Dulhania
diretto da Shashank Khaitan, con Alia Bhatt, Varun Dhawan, Gaurav Pandey, Sahil Vaid, Ashutosh Rana e Siddharth Shukla.
La giovane Kavya, che sta per sposare il ragazzo scelto per lei dalla sua famiglia, da Ambala parte per Delhi con la missione di trovare l'abito da sposa dei suoi sogni. Incontrerà Humpty e sarà amore ma immaginare un futuro insieme non sarà facile, l'impegno di un matrimonio combinato incombe.
Carinissima commedia romantica che riesce nell'impresa mai riuscita prima, nonostante i più diversi tentativi, di emulare l'intoccabile (e irraggiungibile) Dilwale Dulhania Le Jayenge, senza infastidire, anzi suscitando simpatia e tenerezza.
Frizzante e moderno Humpty Sharma Ki Dulhania è il film sentimentale dell'anno.
Il trailer di Humpty Sharma Ki Dulhania

9) Hasee Toh Phasee
diretto da Vinil Mathew, con Parineeti Chopra, Siddharth Malhotra, Adah Sharma e Manoj Joshi.
Nikhil e Karishma si sono conosciuti, si sono piaciuti e stanno per sposarsi. Due bravi ragazzi che pianificano il loro futuro insieme.
A scombinare tutto però arriva Meeta, intelligente, stravagante e ribelle sorella di Karishma, già fugacemente conosciuta da Nikhil, sette anni prima. Meeta e Nikhil scopriranno che cosa sono le affinità elettive e le disordinate ragioni del cuore.
Perché Pareeneti ci piace, anche se all'inizio esagera un po' con i tic. Per dare una seconda possibilità a Siddharth Malhotra, dopo il non felicissimo esordio in Student Of The Year. Perché le storie d'amore non bastano mai. E perché abbiamo un debole per i papà, come quello interpretato da Manoj Joshi, che sanno stare dalla parte delle proprie figlie, sempre.
Il trailer di Hasee Toh Phasee

10) Hawaa Hawaai
di Amole Gupte, con Partho A. Gupte, Salman Chhote Khan, Maaman Memon, Ashfaque Bismillah Khan, Thirupathi N. Kushnapelli, Neha Josh e Saqib Saleem.
Dopo la morte del padre, Arjun inizia a lavorare in un bar vicino al quale, di sera, alcuni suoi coetanei prendono lezioni di pattinaggio. Il ragazzo incuriosito, presto comincia a desiderare di poter anche lui imparare ad usare i pattini.
Gupte, come già in passato, strafà e alla fine del film pasticcia un po'. Peccato perché la prima parte è splendida.
Bella come i giochi da bambini, come gli amici del quartiere, come credere che si può fare, che i sogni si avverano. Bella come dei pattini fatti con i pezzi raccolti tra la spazzatura. Bella abbastanza per dimenticarsi del resto.
Il trailer di Hawaa Hawaai

Happy New Year
di Farah Khan, con ShahRukh Khan, Boman Irani, Abhishek Bachchan, Deepika Padukone, Sonu Sood, Vivaan Shah, Jackie Shroff.
Charlie cova vendetta contro Charan Grover, che otto anni prima ha rovinato suo padre.
Per realizzare i suoi propositi mette insieme una squadra di vecchi amici e un piano che frutterà 15 milioni di dollari e spedirà Grover in prigione.
Quello che ancora gli serve è una buona insegnante di ballo che permetta al team di qualificarsi per il World Dance Championship a Dubai, durante il quale deve avvenire il furto.
La trama di Happy New Year, per quanto abbozzata e non proprio originale, avrebbe diversi e potenzialmente felici sviluppi, ma le poche trovate simpatiche, e tutto il film nel complesso, si perdono a causa di una comicità volgare e fastidiosa, di scelte estetiche pacchiane ma banali, senza nemmeno il conforto di essere gustosamente trash, e di una stupidità di fondo che annoia. Quello che disturba maggiormente, inoltre, è che Farah Khan nasce come coreografa ma qui le musiche e le coreografie, che potrebbero essere sorprendenti e avere grande spazio (il film infatti mette in scena una gara di ballo), sono tra le cose più deludenti.
Peccato perché il buon esordio alla regia di Farah Khan, Main Hoon Na, lasciava sperare in tutt'altri sviluppi.
Dispiace per ShahRukh Khan, sempre carismatico (che però produce ed è quindi in parte colpevole), per Abhi, sempre simpatico, per Boman Irani, l'attore giusto nel film sbagliato, e per il cameo di Prabhu Deva, davvero godibile.
Il trailer di Happy New Year

07 ottobre 2015

I MIGLIORI FIM DEL 2014 CONSIGLIATI DA CATERINA (ALTRE CINEMATOGRAFIE INDIANE)



1) QISSA  (Punjabi)
Di Anup Singh
Con Irrfan Khan, Tillotama Shome, Tisca Chopra e Rasika Dugal

Dramma lacerante ma dall'esecuzione impeccabile. Ha conquistato il mio cuore già dai primi istanti della sua proiezione all'Odeon nell'edizione passata del River to River FFF. Uno grandissimo Irrfan Khan alle prese con un personaggio inseguito dalle ombre, negativo e disilluso, trascinato via dalla sua terra in seguito alla Partizione e divorato dal desiderio di avere un figlio maschio, per continuare la discendenza e soddisfare la società. Volendo crescere la sua figlia più piccola come un uomo avvia un inganno che negli anni sarà sempre più difficile da sostenere.



2) LUCIA (Kannada)
Di Pawan Kumar
Con Sathish Ninasam, Sruthi Hariharan

Realtà, sogno e una pasticca miracolosa in grado di rendere le illusioni ancora più belle della realtà. Il protagonista rinuncia al suo presente per cullarsi in utopie grandiose nelle quali tutto accade esattamente come vuole e riesce ad essere la persona che vorrebbe. Ma gli straordinari effetti della pillola "Lucia", sono destinati a durare? Qual'è veramente la sua vita reale, e cosa sta accadendo intorno a lui mentre i sogni rubano tutto il suo tempo? Un film stuzzicante e geniale, girato con un budget ridotto ma altissima concentrazione di idee.




3) BANGALORE DAYS (Malayalam)
Di Anjali Menon
Con Nazriya Nazim, Nivin Pauly, Dulquer Salmaan, Fahad Faasil e Parvathy Menon

Tre cugini, due ragazzi e una ragazza, lasciano la campagna di un paesino del Kerala per rincorrere i propri sogni a Bangalore. La loro amicizia si rafforza ma viene anche messa alla prova da nuovi legami. Un film completo, equilibrato, emozionante. Non mancano sorrisi, lacrime, momenti di leggerezza, momenti di tensione. Tre storie cinematografiche che potrebbero essere diari reali di tre ventenni dell'India di oggi, sospesa tra il moderno e la tradizione, tra campagne e megalopoli in crescita. Bellissime interpretazioni, soprattutto quelle di Nazriya Nazim e Fahdad Faasil, marito e moglie anche fuori dalle scene. Una crescita continua per la regista Anjali Menon, che da Kerala Cafè sforna un successo dietro l'altro.


4) MANAM (Telugu)
Di Vikram Kumar
Con Nagarjuna, Naga Chaitanya, Akkineni Nageswara Rao, Samantha e Shriya Saran

Prodotto ed interpretato da tutti i membri della famiglia Akkinenni, una delle dinastie di superstars del cinema telugu. Un interessante scambio di ruoli tra i membri della famiglia si intreccia con un plot cinematografico che abbraccia tre generazioni e salta dal presente al passato prossimo, e quello remoto. Un film delicato e ben raccontato, un esempio di come il cinema telugu deve essere, e finalmente un potente antidoto alle trame ripetitive che si stanno vedendo negli ultimi tempi. Manam è  una deliziosa eccezione (e ho già una gran voglia di rivederlo).


5) VELLAIYILLA PATTATHARI (Tamil)
Di Velraj
Con Dhanush e Amala Paul

Un film che si divide nettamente in due parti, la prima intima e riflessiva, fatta di piccole emozioni e lasciata completamente in mano al talento di Dhanush e alla sua delicatezza interpretativa. La seconda, più classica e commerciale, azione, canzoni, twist e dialoghi che movimentano la storia. Un film che sa emozionare, grazie soprattutto ai protagonisti, ma anche intrattenere, capace di soddisfare diverse tipologie di pubblico. E poi Dhanush è un amore, sempre splendido, in tutte le salse.

 

6) 7TH DAY  (Malayalam)
Di Akhil Paul
Con Prithviraj, Janani Iyer, Vinay Fort, Tovino Thomas

Poliziesco dai risvolti imprevedibili che gioca con lo spettatore e i personaggi. Il finale furbissimo e l'interpretazione di Prithviraj riescono a compensare la lentezza nella narrazione iniziale. Un film malayali che, nello stile di questa interessante cinematografia, richiede per prima cosa pazienza, parte con la prima ma aumenta la marcia ad ogni scena, senza più fermarsi.



7) CUKOO (Tamil)
Di Raju Murugan
Con Malavika Nair e Dinesh

Una tenera storia d'amore tra due ragazzi non vedenti. Lui attende pazientemente che la ragazza lo consideri più che un amico, lei, sogna invece al suo fianco un uomo capace di vedere, e di guidarla nel mondo. Realizzato con delicatezza e semplicità, cullato da una colonna sonora avvolgente. Tante emozioni.



7) HI, I'M TONY  (Malayalam)
Di Lal Jr.
Con Asif Ali, Lal, Miya, Biju Menon e Lena Abhilash

Una coppia di giovani sposi, un appartamento fin troppo bello e un ingombrante impiccione che per restare nella casa stuzzica l'avidità dei due malcapitati. Forse questo film non avrà niente di nuovo ma il suo budget superlow e l'intensità delle interpretazioni mi ha ancora una volta convinta che basta veramente poco per costruire un buon thriller a partire da niente. Il cinema in lingua malayalam non ama sperperare e a volte i frutti di questa estrema parsimonia sono esperimenti di cui prendere nota.

11 settembre 2015

FILM 2014 CONSIGLIATI DA CATERINA





1) HAIDER
Di Vishal Bhardwaj
Con Shahid Kapoor, Tabu, Kay Kay Menon, Irrfan Khan e Shraddha Kapoor

Pochi registi nel mondo sanno portare al cinema le grandi opere letterarie senza intaccarne l'anima o diventare noiosi. Vishal Bhardwaj si conferma ad ogni film un vero maestro nelle trasposizioni Shakespeariane e il suo Amleto è il film rivelazione dell'anno, fortunatamente anche l'Italia se ne accorge e Haider conquista il Premio del Pubblico nella passata edizione del Festival del Film di Roma (al quale erano presenti sia il regista che l'attore protagonista). Shahid Kapoor porta a casa premi su premi, critiche positive e applausi, un'autentica rinascita per la sua carriera che da troppo tempo giaceva in fase di stallo.



2) HIGHWAY
Di Imtiaz Ali
Con Alia Bhatt e Randeep Hooda

Graffiante e doloroso. Contenuti forti e un'esecuzione aggraziata, sensibile e personale. Un film che si deve assolutamente vedere e che invano si tenterà di dimenticare. Randeep Hooda ha finalmente un ruolo corposo che punta sulle sue doti di attore (messe troppo spesso in ombra dal suo sex appeal oltraggioso) e Alia Bhatt l'occasione per dimostrare il suo vero talento.




3) PK
Di Rajkumar Hirani
Con Aamir Khan, Anushka Sharma, Sushant Singh Rajut e Sanjay Dutt

Risate, ironia e critiche sociali sono le carte vincenti di Rajkumar Hirani, questa volta il mirino si sposta sulla religione e i pruriti scatenati sono numerosi. L'alieno interpretato da Aamir Khan resiste agli attacchi e alle censure, il film, camminando su una fune, resta in equilbrio tra sorrisi e riflessioni importanti come nello stile del regista.



4) UGLY
Di Anurag Kashyap
Con Rahul Bhat, Ronit Roy, Vineet Kumar Singh

Anno dopo anno, film dopo film, mi innamoro sempre più di Anurag Kashyap. Solo lui riesce a rendere interessante un film dalla trama scheletrica, ovvero, il rapimento di una bambina e la sua ricerca disperata. Sembrerebbe niente di nuovo se non fosse per il tocco magico del regista che stravolge, inganna e ribalta la storia a suo piacimento. Un puzzle da ricomporre che mostra ad ogni mossa lati più brutti e spregevoli dell'essere umano, l'opportunismo, la superficialità, il doppio gioco. Come tutti gli ottimi thriller per conoscere la verità, celata eppur sotto gli occhi di tutti, bisognerà attendere il finale.


5) KICK
Di Sajid Nadiadwala
Con Salman Khan, Jaqueline Fernandez, Randeep Hooda e Nawazuddin Siddiqui

Salman intrattenitore coi fiocchi e idolo delle masse trasforma un successo telugu interpretato da Ravi Teja, altra superstar con la sindrome di Peter Pan e un'attitudine giocosa nei confronti del pubblico. Il budget aumenta in modo esponenziale e ne esce fuori un prodotto coi fiocchi. Energico, ritmato, simpatico, guidato da belle canzoni (tra cui il tormentone "Hangover" a cui presta la voce lo stesso Salman), Kick è il film commerciale dell'anno.




6) AAKHON DEKHI
Di Rajat Kapoor
Con Sanjay Mishra, Rajat Kapoor, Seema Pahwa

Rajat Kapoor ha portato avanti negli anni una carriera parallela di tutto rispetto che si è evoluta in modo quasi silenzioso ma costante. Finalmente arrivano i riconoscimenti anche dal grande pubblico e questi validissimi prodotti cinematografici iniziano ad uscire dal loro consumo di nicchia conquistado sempre più consensi. Aakhon Dekhi mostra con ironia e realismo una Delhi lower middle class fatta di spazi angusti, famiglie urlanti che creano problemi anche dove non esistono, situazioni quotidiane e quesiti universali. Immensa l'interpretazione di Sanjay Mishra.




7) TOTAL SIYAPAA
Di E. Niwas
Con Ali Zafar, Yami Gautam, Anupam Kher e Khirron Kher

Sfortunato al botteghino ma esilarante come pochi. Una commedia degli equivoci dal taglio teatrale e con un cast eccezionale capitanato da Khirron Kher e Anupam Kher per la prima volta marito e moglie anche sullo schermo. La personalità brillante di Ali Zafar, la simpatia di Yami Gautam e uno script denso di gags. Due fidanzati, lei indiana, lui pachistano, alle prese con i problemi, e i pregiudizi, che dividono due nazioni e due culture.




8) 2 STATES
Di Abhishek Verman
Con Alia Bhatt, Arjun Kapoor, Amrita Singh, Revathi e Ronit Roy.

Tratto da un romanzo di Chetan Bhagat (e a sua volta ispirato dalla biografia stessa dello scrittore), 2 States racconta il tentativo di due ragazzi, provenienti da due regioni geograficamente opposte dell'India, di stare insieme e convincere le proprie famiglie, entrambe orgogliose e sicure della superiorità della propria cultura. Un film per capire che l'India è un vero e proprio continente e i tempi stanno cambiando, le barriere linguistiche e sociali piano piano si abbattono. Frizzante, realistico e guidato da una colonna sonora accattivante.




9) FINDING FANNY
Di Homi Adajania
Con Deepika Padukone, Naseruddin Shah, Arjun Kapoor, Dimple Kapadia e Pankaj Kapur

Lento e poco coinvolgente, la storia è semplice e di certo non avventurosa. Allora perchè guardarlo? Per un cast pazzesco (capitanato da Naseruddin Shah alle prese con un personaggio adorabile), i dialoghi e alcune imprevedibili (e abili) mosse della trama. Deliziosa la location, una nostalgica Goa di campagna (lontana dalle spiagge prese d'assalto dai turisti), fotografata in toni pastello, nella quale abiti Anni '50, orticelli casalinghi, letti a baldacchino, chiesette e arredi da museo esistono ancora. Un luogo spesso più immaginario che reale nel quale conosciamo uno ad uno i protagonisti e ci innamoriamo di loro.




10) HUMTPY SHARMA KI DULHANIA
Di Shashank Khaitan
Con Alia Bhatt, Varun Dhawan, Siddharth Shukla e Ashutosh Rana

Non riesco a resistere alle commedie romantiche e gli echi a DDLJ e un ricco bouquet di canzoni sono abbastanza per farmi adorare questo film leggero ma invitante. Attori giovani e talentuosi, la mano protettiva di Karan Johar e la sua Dharma Productions, un'atmosfera rassicurante e festosa, e naturalmente... una storia d'amore.

16 dicembre 2014

QISSA : THE TALE OF A LONELY GHOST



Un film suggestivo sotto tanti aspetti, interpretazioni fantastiche e odore di capolavoro. Un’opera caratterizzata da un andamento emotivo fluttuante, in cui la cruda realtà e il soprannaturale si uniscono, che scava ancora più a fondo nella mente se la si vede in una sala cinematografica, dalla quale non si può evadere senza uscire o concedersi delle pause come a casa propria. Qissa acquista una maggiore forza narrativa in un ambiente in cui sono solo il buio e le immagini a raccontare un diario amaro di oppressioni, bugie e disincanto impresso su celluloide con straordinaria passione.


TRAMA
Umber Singh (Irrfan Khan) ha dovuto abbandonare la sua terra e la sua casa dopo la partizione, è padre di tre figlie ma è ossessionato dal desiderio di avere un figlio, un pensiero che lo tormenta nonostante sia riuscito nel corso degli anni a costruirsi una nuova vita. Nel momento in cui la moglie (Tisca Chopra) da alla luce la quarta bambina, Umber decide di nascondere alla società il sesso della neonata crescendola come se fosse un maschio. Gli anni passano e Kanwar (Tillotama Shome) diviene adolescente continuando ad ignorare di essere nata donna, i problemi insorgono in seguito al suo matrimonio con Neeli (Rasika Dugal) una ragazza nomade che ancora non conosce la vera identità della persona che ha sposato.


Il regista Anup Singh ha dovuto attendere ben dodici anni per veder realizzato questo suo progetto, la lunga ricerca di un produttore e la volontà di non cedere a compromessi (né sui contenuti né sulla scelta della lingua punjabi) hanno messo più volte a rischio il destino di questo film.  E’ la storia di  un'identità distrutta e quella di un'identità negata, un racconto velato di mistero in cui tutto gira intorno a una data: il 1947.  La partizione è il trauma dal quale si avvia la storia di Umber Singh, un uomo che cerca di riprendersi in maniera forzata la sua felicità, e per fare ciò alimenta quotidianamente una menzogna, una bugia che lo appaga ma al tempo stesso lo tormenta e da padre e protettore della famiglia lo trasforma in un essere brutale.
Al termine della visione il film lascia l’amaro in bocca e una marea di punti interrogativi, le scene finali continuano a seguire lo spettatore fino a casa, senza svelare o smentire nulla, aprendo varie piste all’immaginazione. Ed è proprio questo il valore aggiunto, la caratteristica che rende questa pellicola indimenticabile e profondamente diversa.
La frase che completa il titolo, A tale of a lonely ghost, è composta da tre parole chiave: Tale/racconto, invita a sospendere la ragione per lasciar spazio all’irrazionale. Lonely/solo, la solitudine di Umber con i suoi ricordi e di Kanwar isolata nella sua stessa casa. E poi ghost/fantasma, o meglio innumerevoli fantasmi che piano piano si incontrano nel film, la partizione, il passato che non si può recuperare, l’identità confusa della protagonista, i morti e il sangue versato.  E non a caso il film si apre proprio con l’immagine di Umber Singh che trascina sulle spalle un cadavere. Il corpo gettato nel pozzo per intossicare le acque di coloro che occuperanno la sua casa dopo la partizione finisce per avvelenare a distanza anche la sua famiglia che crede di essersi messa in salvo aldilà del fiume.
Qissa è una creazione multistrato, è davvero difficile poter cogliere tanti dettagli con una sola visione. Il finale resta aperto a molteplici interpretazioni, sulle quali si potrebbe conversare per giornate intere, e allo stesso modo non viene rivelata la vera natura del rapporto tra Kanwar e Neeli, non si capisce se tra le due donne ci sia veramente un’attrazione sessuale o solo complicità e affetto. Si resta con il dubbio. La protagonista si espone per salvare la ragazza che ha sposato perché la identifica come un’altra vittima del padre e del sistema? Lo fa perché la ama? Oppure perché vede in lei un riflesso della propria femminilità negata?
Vittima della ferrea definizione dei ruoli della società patriarcale, e della discriminazione sessuale, Kanwar cresce credendo di essere un ragazzo e riesce a portare avanti il ruolo che, senza saperlo, le è stato imposto. Ma cosa determina veramente “l’essere uomo”? Nascondere la verità solo per apparire e ottenere l’approvazione degli altri? Oppure difendere i propri diritti e salvaguardare, anche a costo della vita, l’incolumità dei propri cari? Se la risposta alla domanda è la seconda allora Kanwar, fisiologicamente donna, è nel film molto più virile del padre codardo e accecato dalla sua presunta immagine di padrone dalle decisioni insindacabili. Umber non è tanto un personaggio negativo quanto un personaggio “triste” , un uomo che crede di agire per il bene ma che in realtà si rifugia nell’egoismo e nella nostalgia distruttiva, chiudendo i propri occhi in una pericolosa illusione. La grandezza di Irrfan Khan sta anche nell’aver interpretato con sentimento e trasporto un personaggio così spigoloso, la sua intelligente performance evita che Umber risulti soltanto una creatura crudele e fatta per essere odiata sullo schermo, al contrario lo spettatore impara a riconoscerne gli sguardi, le sofferenze e le reazioni, scavando tra le radici dalle quali nascono e si alimentano le sue bugie.

Il mio giudizio sul film : ***** 5/5

ANNO: 2014

LINGUA : Punjabi

TRADUZIONE DEL TITOLO : Racconto

REGIA : Anup Singh

CAST: 
Irrfan Khan ...................... Umber Singh
Tillotama Shome .................. Kanwar
Rasika Dugal .....................Neeli
Tisca Chopra ................... la madre di Kanwar

COLONNA SONORA : Beatrice Thiriet e Manish J Thipu

QUALCOS'ALTRO : 
Qissa è una produzione indo-europea, una collaborazione tra India, Germania, Olanda e Francia. La pellicola è stata proiettata in numerosi festival internazionali tra cui l'International FF di Rotterdam, il Busan FF e il London Indian Film Festival. La sua premiere è stata all'edizione 2013 del Toronto Film Festival nella quale si è aggiudicato il Netpac Award per la categoria World or International Asian Film.

Tillotama Shome ha vinto per la sua interpretazione in Qissa il premio di Miglior Attrice alla 7a edizione dell'Abu Dhabi Film Festival.

Qissa ha aperto la retrospettiva dedicata ad Irrfan Khan nell'edizione appena conclusa del River to River FIFF. Il regista e l'attore protagonista hanno incontrato il pubblico al termine della proiezione. Vedi anche : Irrfan Khan ospite d'onore al River to River.

19 novembre 2014

VELLAIYILLA PATTATHARI




Dhanush, che negli ultimi anni ha portato avanti dei ruoli molto drammatici e coraggiosi, si rilassa con un film meno sperimentale del solito, seppur dotato di tanti attimi preziosi in cui può scatenare il suo talento interpretativo. Ancora una volta l'attore/produttore, in veste di mecenate, svela nuovi talenti e permette ad un regista debuttante di calcare la scena al suo fianco.

TRAMA
Raghuvaran (Dhanush) ha studiato per diventare un ingegnere civile ma da quattro anni si ritrova senza un lavoro, il padre (Samuthirakani) lo considera un fallito e lo paragona costantemente a suo fratello Karthik, che al contrario di lui ha una carriera assicurata. In seguito ad un evento drammatico, e alla relazione di Raghu con la sua vicina di casa Shalini (Amala Paul), la sua vita inizierà a cambiare.

Velaiyilla Pattathari è una pellicola in cui un racconto denso e realistico si alterna all’intrattenimento cinematografico,  un connubio ben riuscito di musica, dramma, azione e dolcezza che cerca di controllare sia le lacrime che i cliché, proponendo qualcosa per soddisfare tutti i gusti e ingrassare il botteghino. Non è la punta di diamante nella filmografia di Dhanush ma nemmeno un film come tanti, le giuste dosi  di diversi elementi creano un prodotto piacevole sia per coloro che amano le performance toccanti dell’attore tamil, sia per chi cerca una fonte di svago e una trama non troppo divergente dalla produzione di massa.
Il film racconta la quotidianità di un ragazzo disoccupato e frustrato, dipinge con tenerezza le sue aspirazioni, la sua noia, i suoi passatempi e la dolce intesa con la madre,  che è per lui anche un’amica.  Il protagonista, etichettato come “perdente”  deve dividere gli spazi domestici con un fratello perfettino, dotato di badge e camicia immacolata, materializzazione di tutti i desideri del padre, che lo guarda con occhi incantati pensando al suo stipendio fisso, alla macchina di proprietà e alla sua condotta perfetta. Raghuvaran invece è esattamente l’opposto, il ragazzo muove due passi avanti e tre indietro, dimenandosi in un continuo tiro alla fune tra i personaggi maschili, che vorrebbero schiacciarlo in un angolo, e quelli femmnili, che lo sostengono sia in modo distruttivo che costruttivo. La madre gli offre il suo affetto e la sua protezione, ma spesso questi due elementi non bastano, ecco perché la sua figura viene sostituita da quella di Shalini, la fidanzata che piuttosto che cullarlo lo incoraggia e lo scuote.
Guardare un film con Dhanush è sempre un’esperienza, a prescindere da quale sia la trama dentro ogni pellicola si celano dei messaggi reali e praticamente spendibili, a volte una critica, altre dei consigli, o un’analisi delle forze e delle debolezze umane cantata per immagini. Anche in questo film i sentimenti tirati in ballo sono veramente tanti. Si parte dall’inadeguatezza del protagonista, la sua fatica nel conquistarsi un posto in società, mille buoni propositi lo muovono ma è come se un’ancora lo trattenesse a terra, c’è poi la noia, il vuoto che degenera nell’apatia, un’attitudine malsana a lasciarsi andare agli eventi, senza muovere un dito e abbassando la testa, finchè non viene pronunciata la parola chiave del racconto : responsabilità.
Come in molti film tamil la storia, dopo un’introduzione psicologica ai personaggi, deve prendere una svolta, deve scattare una molla, o un evento che cambierà per sempre sia la vita che le percezioni del protagonista. Una parete si erge tra il “prima” e il “dopo”, la parola responsabilità assume significati nuovi,  si slega dall’ambito strettamente familiare per posarsi su un contesto molto più vasto, ed ecco che Raghuvaran , ancora un adolescente mammone, diviene d’un tratto un uomo. Un’iniziazione alla vita, che molto spesso nelle pellicole di Kollywood equivale all’incontro con il dolore, quasi a suggerire che l’infanzia e l’adolescenza finiscono nel momento in cui lo si guarda dritto negli occhi per la prima volta. Prima ancora di vincere la sua battaglia con la società Raghu deve vincere la battaglia con se stesso, e capire che realizzarsi non è solo essere remunerati quanto iniziare a scegliere la strada più giusta e non la più facile, ricoprire  il proprio ruolo nel mondo, essergli fedele, portarlo avanti con convinzione  senza aspettarsi che i propri meriti siano riconosciuti, o identificati,  dal resto del mondo.
La prima parte è densa e intima, un palcoscenico perfetto in cui Dhanush si diverte a fare ciò che gli riesce meglio: emozionare, lanciare dei quesiti, trasformare la storia del personaggio nella storia di qualunque essere umano, abbattendo ogni barriera linguistica e geografica la sua interpretazione è in grado di arrivare a tutti, comunicando in codici universali. La seconda parte invece allenta la presa, il film assume un profilo più commerciale e Dhanush veste gradualmente  i panni di mass-hero, cimentandosi in un ruolo più action e movimentato. La narrazione diventa  rapida sacrificando però la poesia sull’altare del box office.

Il mio giudizio sul film: ***  3/5

ANNO : 2014
LINGUA : Tamil
TRADUZIONE DEL TITOLO : Laureato Disoccupato
REGIA : Velraj

CAST :
Dhanush …………………….. Raghuvaran
Amala Paul ………………… Shalini
Saranya Ponvannan ……………….. la madre di Raghu
Samuthirakani ……………………. Il padre di Raghu
Vivek ………………….. Azhagusundaram
Surabhi …………………. Anitha
Hrishikesh ………………… Karthik
Amitasha Pradhan ………………… Arun Subramaniam


COLONNA SONORA : Anirudh Ravichander
PLAYBACK SINGERS : Dhanush, Anirudh Ravichander e S. Janaki.