12 maggio 2009

PYAASA



Una scomoda soggezione mi ferma, non posso che sentirmi insicura iniziando un qualunque discorso su questo tema. Davanti a un titolo così è inutile perdersi in discorsi vaghi, Pyaasa non si può soltanto guardare, si sente, si prova.
Ancora più che per le sue doti artistiche va a colpire per il suo valore umano.
Il film è stato diretto e interpretato da Guru Dutt, personaggio incredibile ed enigmatico che ha lasciato un’impronta indelebile nella storia del cinema. Il titolo originale sarebbe dovuto essere Kashmakash, e cioè lotta, la continua lotta dell’artista nel preservare intatto il suo mondo interiore in opposizione alla realtà pratica governata dalle leggi del mercato. E’ la storia di un uomo che va controcorrente in una società spersonalizzante.

TRAMA
Lo scrittore Vijay sceglie di dedicare la sua vita alla poesia ma non riesce a trovare nessun editore, rifiutandosi di scrivere a comando sceglie una strada difficile da percorrere, la società lo tratta da emarginato e la donna che ama preferisce sposare un uomo benestante circondandosi di ogni comodità. Gulab, una prostituta, compra per pochi spiccioli i suoi versi, abbandonati come carta da reciclare, recitandoli è in grado di ridargli nuova vita e, fiduciosa nelle sue qualità creative, cerca in ogni modo di aiutarlo. Coinvolto in un tragico incidente viene creduto morto, a quel punto, le suo opere, prima ampiamente snobbate, diventano di colpo un successo commerciale.

Il film si apre con le immagini di un isolamento dell’artista nella natura, la meditazione si interrompe nel momento in cui un uomo schiaccia l’insetto che Vijay stava osservando, l’invasione spezza con un gesto solo l’armonia del paesaggio. Il poeta deve tornare alla realtà, è inevitabile, ma può salvarsi attraverso l’uso della sua immaginazione, frequenti nel film le sovrapposizioni tra i termini poem/ poesia e wings/ali.
Le figure femminili, apparentemente diversissime, possiedono un elemento comune, entrambe si sono vendute per poter accedere ai beni materiali. Le meravigliose interpreti, Mala Sinha e Waheeda Rehman sono rispettivamente Meena e Gulab, l’una incarnazione del successo e del riconoscimento sociale, l’altra dell’anonimato, dell’inseguimento di una felicità personale, lontana dalla società.
Nella tradizione dei film di Guru Dutt, viene inserito un numero musicale con Jhonny Walker, nella celebre canzone "Sar Jo Tera Chakraye" aggiunge una nota di saggio umorismo calandosi nei panni di un massaggiatore improvvisato, simpatico ciarlatano e venditore d’aria… una figura che si aggira per i vicoli della città in cerca di creduloni.
Pyaasa è un film capace di lavorare ininterrottamente su due livelli, da un lato sviluppa una storia coinvolgente, dall’altro elabora pazientemente una sua filosofia.
Vijay è un uomo fuori posto, pessimista, abbattuto, a volte troppo ingenuo e vittima dell’opportunismo, i fratelli fingono di non conoscerlo finchè è un perdente ma corrono a rivendicare i loro diritti nel momento in cui il suo talento si dimostra una miniera d’oro. Altrettanto grottesche sono le figure degli editori, un po’ ignoranti e poco fiduciosi delle novità, lo deridono da vivo e finiscono per glorificarlo dopo la notizia della sua morte, approfittando dell’evento per pubblicizzare in modo clamoroso la loro nuova operazione commerciale.
Il pubblico si dimostra una macchina spaventosa, acquista quello che gli viene suggerito, si appassiona alla cronaca nera, consuma ed esige sempre di più, e così come esalta è pronto a distruggere velocemente.
La figura del poeta che improvvisamente ritorna alla vita viene avvicinata da Guru Dutt all’immagine del Cristo risorto, non a caso in vari momenti del film l’attore assume simbolicamente la posizione del crocefisso, richiamo presente anche in Jagte Raho, dove Raj Kapoor , un presunto ladro d’appartementi, viene assaltato senza riserve dalla folla di un "rispettabile" condominio borghese.
Inutile dire che il film è realizzato con cura estrema, arricchito da alcuni particolari che Guru Dutt ha aggiunto
per rendere Pyaasa un’esperienza davvero indimenticabile; per esempio trovo geniale l'idea di far scorrere direttamente sulla telecamera le lacrime degli attori o la sovrapposizione disordinata dei ricordi che Meena scatena in Vijay , proposta in modo del tutto naturale, come lo sarebbero i pensieri che riaffiorano gradualmente e senza logica. Particolarmente sarcastico il personaggio del gentiluomo (si fa per dire) che pur essendo molto ricco paga il lavoro svolto da Vijay con una moneta falsa, in contrapposizione all’immagine del povero che dona la sua stessa vita per ricambiare un gesto d’affetto.


Il mio giudizio sul film : ***** 5/5

ANNO: 1957
TRADUZIONE DEL TITOLO: Sete insaziabile
REGIA: Guru Dutt

CAST:
Guru Dutt.................... Vijay
Waheeda Rehman........Gulab
Mala Sinha...................Meena
Jhonny Walker.............Abdul Sattar
Rehman....................... Mr Ghosh

COLONNA SONORA: Sachin Dev Bhurman, Sahir Ludhiavi (tra l'altro l'ultima collaborazione dei due artisti)
PLAYBACK SINGERS: Geeta Dutt, Mohammed Rafi, Hemant Kumar

QUALCOS’ALTRO:
L’ultimo film di Sanjay Leela Bhansali, Saawarya, si è ispirato a molti classici del passato di Bollywood, possiamo ritrovarci anche numerosi omaggi a Pyaasa: l’ambientazione notturna, il personaggio della prostituta amica del protagonista chiamata Gulab, e la canzone "Pari" / Fata , in cui le donne sentono piangere un bambino e si voltano verso la finestra, immagine già presente nel film di Dutt.
Le attrici femminili originariamente scelte per il ruolo di Meena e di Gulab erano Nargis e Madhubala
Pyaasa è stato tradotto in italiano e trasmesso in programmazione notturna dalla Rai, con il titolo "Sete Eterna"

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