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27 agosto 2021

S I R



Minimalista, ma non anestetizzato, parte in sordina e poi spicca il volo.
La sceneggiatura e la regia spuntano le voci principali richieste dal perfetto cinema d'autore indiano: intrattenimento al minimo, niente coreografie, dialoghi all'osso, denuncia sociale, recitazione sobria. All'inizio credo di sapere cosa aspettarmi, però ad un certo punto le modalità di narrazione prendono una piega inattesa. Con cautela riemergo dal torpore emotivo per concedere a Sir la possibilità di stupirmi.
Adoro le pellicole che si rivelano differenti da ciò che sembrano. Sir è una di queste. Racconta una calda, complessa relazione senza nome, nella quale l'amore - sospeso, non risolto - è solo uno degli aspetti e nemmeno il più importante. Lo skyline mozzafiato di Mumbai fa da scenario ad un incontro non conflittuale fra classi sociali (e caste) diverse. Sir è soprattutto una splendida storia di solidarietà uomo-donna, una storia di rispetto e mutua comprensione, una storia di formazione parallela intrapresa individualmente dai personaggi ma resa possibile grazie al sostegno reciproco: ciascuno dà all'altro ciò che può.

La sceneggiatura è delicata e precisa. Ratna e Ashwin, i due protagonisti, scritti in modo sottile, sono intelligenti, riflessivi e sensibili. Entrambi trovano il coraggio di riagguantare le proprie aspirazioni, coraggio reciprocamente alimentato non con gesti plateali o proclami altisonanti, bensì con semplice, sincero conforto. Ratna è la spina dorsale del film, il personaggio forte. L'interpretazione di Tillotama Shome rasenta la perfezione. Ashwin non è uno stalker, non si impone, non protegge ma osa di più: collabora. L'orizzonte urbano li racchiude come uno scrigno, suscitando sentimenti contrastanti: per Ratna è la rampa di lancio, è libertà; per Ashwin è nostalgia di un panorama lontano.
Quello che all'inizio sembra il classico, freddino prodotto da festival, si rivela poi un gioiellino intimo e prezioso. Sir è empatia che ti si aggrappa alla gola. Ho provato affetto per Ratna e Ashwin, e avrei voluto non abbandonarli mai.

TRAMA

Ashwin vive in un bell'appartamento, ha un buon lavoro, ma ha rinunciato alla carriera di scrittore. Ratna è la sua invisibile governante a tempo pieno. Ratna è rimasta vedova a 19 anni, ma è piena di speranze, e sogna di diventare stilista. Lui rimpiange il passato, lei vede solo il futuro. Ratna e Ashwin sono due brave persone, pulite, dall'animo gentile. Se non tifate per loro è perché avete il cuore di pietra.

RECENSIONI

Mid-Day: ****
'Between these two actors (Shome e Gomber) plays out a steady script that, on the face of it, is a study in contrasts. What could possibly be common between a Marathi maid, and the suave, urbane SoBo (*) dude she's employed with? Well, both the guy and the girl are extremely quiet as personalities, yes. And in that quietness and immense space between them, develops a bond/relationship that makes this subtle film - in its lines, lighting, camera and drama - a deeply rewarding experience, to start with. (...) Without making much of a fuss, just following the movements of time, Gera manages to capture these parallel lives, right at the intersection-inhabiting two separate worlds, within the same'.
(*) South Bombay (nota di Cinema Hindi)
Mayank Shekhar, 10.01.21

Film Companion:
'Sir is (...) a meditation on the shackles of social structure, but also an indictment of the social anatomy of love. In many ways, Ashwin and Ratna are already together; romance is the last-ditch formalization of their relationship. (...) Tillotama Shome’s performance as Ratna (...) goes deeper than context and mannerisms. An actor usually furthers the storytelling; here, she is the storytelling'.
Rahul Desai, 18.11.20

Cinema Hindi: ****
Punto di forza: la sceneggiatura, le timide interazioni fra i due protagonisti, Tillotama Shome.
Punto debole: -

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Tillotama Shome - Ratna, la governante
* Vivek Gomber - Ashwin, il padrone di casa

Sceneggiatura e regia: Rohena Gera. Sir è il suo primo lungometraggio non documentario.
Colonna sonora: Ragav Vagav, Mohit Chauhan
Anno: distribuito in India nel 2020, in altri Paesi nel 2018-2019. In Italia a partire dal 20 giugno 2019 col titolo Sir - Cenerentola a Mumbai (14 settimane in sala, incasso totale € 66.600,00 - fonte MYmovies). Trailer italiano.

RASSEGNA STAMPA

* Sir - Cenerentola a Mumbai: una favola-denuncia, Corriere della Sera, Giuseppina Manin, 17 giugno 2019. Il testo raccoglie alcune dichiarazioni di Rohena Gera: 'Ratna conosce il suo posto, sa che l’amore non basta a vincere i mille ostacoli di una società tradizionalista e maschilista. Il suo e quello di Ashwin sono mondi lontanissimi, solo lei può riavvicinarli cambiando status, realizzando il sogno di diventare sarta e aprire una sua attività. Non più serva ma piccola imprenditrice. Una donna da rispettare. Il vero lieto fine è questo. (...) Questo film nasce dalla mia storia personale, sono stata cresciuta da una tata che si prendeva cura di me con affetto e dedizione straordinari. Eppure in casa vigeva una netta separazione, lei non poteva usare le nostre stoviglie, doveva mangiare e dormire lontano da noi... Ero piccola, non capivo ma provavo disagio. Quel senso di colpa di far parte di un sistema vergognoso me lo sono portato dentro. (...) In India ci sono tuttora circa 40 milioni di domestici, per lo più donne, che lavorano senza contratto, senza diritti, senza un giorno di riposo, con un salario minimo, umiliate, pronte a venir cacciate da un giorno all’altro. Delle vere schiave. E tutto questo nell’indifferenza generale, perché considerare la tua cameriera un essere inferiore è normale. In più Ratna è vedova. Ho voluto unire le due condizioni più sfortunate per denunciare uno scandalo che nessuno vuole vedere. Non è un caso se Sir non è ancora uscito in India, anche se con i toni della commedia affronta problemi e tabu che tutti cercano di schivare. Chi lo vedrà poi andrà a casa e dovrà guardare il suo domestico negli occhi. Spero di creare turbamento. (...) Il produttore indiano voleva una vedette di Bollywood, io solo una brava attrice. Volevo che Ratna fosse amata non perché bellissima ma perché generosa e coraggiosa. Basta inseguire cliché estetici che vogliono le donne tutte uguali, come le finaliste di Miss India. Tutte con la pelle sbiancata dalle creme, i capelli lunghi, lo stesso sorriso stampato sul volto. Le donne indiane sono meglio di così. Forti, intraprendenti, ciascuna con una bellezza tutta sua. Pronte a conquistare il mondo. Le reginette lasciamole a Bollywood.'
* Recensione di Movieplayer, Alessio Altieri, 20 giugno 2019: 'Sir (...) è un film semplice che sarebbe un errore guardare sotto la sola e semplicistica lente della storia d'amore, che pure a modo suo c'è, ma che non è mai il vero fulcro. (...) Dove è realmente puntato il mirino dell'attenzione della regista, è il sistema di divisione in caste. (...) Come nella stragrande maggioranza dei film orientali, anche qui il contrasto tra le vecchie tradizioni e la pervadente contemporaneità è forte, ma da una prospettiva diversa. Se infatti solitamente alle vecchie sane radici che si stanno perdendo, vengono contrapposti i corrotti tempi moderni, qui il vento sembra soffiare dalla parte opposta, mostrando un paese in cui alcune costrizioni sociali del passato cominciano a essere anacronistiche e incivili. (...) Sir (...) è un film che supera le aspettative che lo scellerato titolo italiano non aiutano certo a incrementare. La perfetta scelta di casting (i due attori, soprattutto Tillotama Shome, che non sbagliano un colpo) è accompagnata da una regia pulita e da una sceneggiatura che cresce gradualmente in due direzioni: mostrando le tradizioni indiane e il tacito affrancamento da esse che i protagonisti raggiungono. Si esce dalla sala con la sensazione che un’ora e mezza per la visione di questo film sia un tempo di vita guadagnato.
* Recensione di Coming Soon, Mauro Donzelli, 19 giugno 2019: 'Sir - Cenerentola a Mumbai è un’opera prima minimalista e sorprendente, uno sguardo claustrofobico come l’appartamento del suo ricco protagonista, in cui l’altezza è un impedimento e la splendida terrazza una prigione. Ratna si muove senza far rumore, con una dignità e un’eleganza che appartengono al suo ruolo sociale, ma anche alla riuscita bellezza di un donna irresistibile seppur minuta, coraggiosa e ostinata, mirabilmente interpretata da Tillotama Shome. Passano i minuti, le giornate si susseguono senza scossoni, con la quotidianità che si dipana nella sua apparente ripetitività, ma presto siamo conquistati da queste due anime solitarie che condividono un appartamento, pur venendo da due mondi diversi'.

CURIOSITÀ

* La pellicola è frutto di una coproduzione indiana e internazionale. Sir è stato proiettato in prima mondiale alla Semaine de la critique 2018 a Cannes, e ha inaugurato, alla presenza della regista, l'edizione 2018 del River to River Florence Indian Film Festival. Aggiornamento del 21 dicembre 2021: Sir è disponibile in streaming su RaiPlay.
* Tillotama Shome è nel cast di Gangor, diretto da Italo Spinelli.
* Vivek Gomber ha partecipato alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2014, in qualità di attore in e produttore di Court, e nel 2020 in qualità di produttore di The Disciple.


16 dicembre 2014

QISSA : THE TALE OF A LONELY GHOST



Un film suggestivo sotto tanti aspetti, interpretazioni fantastiche e odore di capolavoro. Un’opera caratterizzata da un andamento emotivo fluttuante, in cui la cruda realtà e il soprannaturale si uniscono, che scava ancora più a fondo nella mente se la si vede in una sala cinematografica, dalla quale non si può evadere senza uscire o concedersi delle pause come a casa propria. Qissa acquista una maggiore forza narrativa in un ambiente in cui sono solo il buio e le immagini a raccontare un diario amaro di oppressioni, bugie e disincanto impresso su celluloide con straordinaria passione.


TRAMA
Umber Singh (Irrfan Khan) ha dovuto abbandonare la sua terra e la sua casa dopo la partizione, è padre di tre figlie ma è ossessionato dal desiderio di avere un figlio, un pensiero che lo tormenta nonostante sia riuscito nel corso degli anni a costruirsi una nuova vita. Nel momento in cui la moglie (Tisca Chopra) da alla luce la quarta bambina, Umber decide di nascondere alla società il sesso della neonata crescendola come se fosse un maschio. Gli anni passano e Kanwar (Tillotama Shome) diviene adolescente continuando ad ignorare di essere nata donna, i problemi insorgono in seguito al suo matrimonio con Neeli (Rasika Dugal) una ragazza nomade che ancora non conosce la vera identità della persona che ha sposato.


Il regista Anup Singh ha dovuto attendere ben dodici anni per veder realizzato questo suo progetto, la lunga ricerca di un produttore e la volontà di non cedere a compromessi (né sui contenuti né sulla scelta della lingua punjabi) hanno messo più volte a rischio il destino di questo film.  E’ la storia di  un'identità distrutta e quella di un'identità negata, un racconto velato di mistero in cui tutto gira intorno a una data: il 1947.  La partizione è il trauma dal quale si avvia la storia di Umber Singh, un uomo che cerca di riprendersi in maniera forzata la sua felicità, e per fare ciò alimenta quotidianamente una menzogna, una bugia che lo appaga ma al tempo stesso lo tormenta e da padre e protettore della famiglia lo trasforma in un essere brutale.
Al termine della visione il film lascia l’amaro in bocca e una marea di punti interrogativi, le scene finali continuano a seguire lo spettatore fino a casa, senza svelare o smentire nulla, aprendo varie piste all’immaginazione. Ed è proprio questo il valore aggiunto, la caratteristica che rende questa pellicola indimenticabile e profondamente diversa.
La frase che completa il titolo, A tale of a lonely ghost, è composta da tre parole chiave: Tale/racconto, invita a sospendere la ragione per lasciar spazio all’irrazionale. Lonely/solo, la solitudine di Umber con i suoi ricordi e di Kanwar isolata nella sua stessa casa. E poi ghost/fantasma, o meglio innumerevoli fantasmi che piano piano si incontrano nel film, la partizione, il passato che non si può recuperare, l’identità confusa della protagonista, i morti e il sangue versato.  E non a caso il film si apre proprio con l’immagine di Umber Singh che trascina sulle spalle un cadavere. Il corpo gettato nel pozzo per intossicare le acque di coloro che occuperanno la sua casa dopo la partizione finisce per avvelenare a distanza anche la sua famiglia che crede di essersi messa in salvo aldilà del fiume.
Qissa è una creazione multistrato, è davvero difficile poter cogliere tanti dettagli con una sola visione. Il finale resta aperto a molteplici interpretazioni, sulle quali si potrebbe conversare per giornate intere, e allo stesso modo non viene rivelata la vera natura del rapporto tra Kanwar e Neeli, non si capisce se tra le due donne ci sia veramente un’attrazione sessuale o solo complicità e affetto. Si resta con il dubbio. La protagonista si espone per salvare la ragazza che ha sposato perché la identifica come un’altra vittima del padre e del sistema? Lo fa perché la ama? Oppure perché vede in lei un riflesso della propria femminilità negata?
Vittima della ferrea definizione dei ruoli della società patriarcale, e della discriminazione sessuale, Kanwar cresce credendo di essere un ragazzo e riesce a portare avanti il ruolo che, senza saperlo, le è stato imposto. Ma cosa determina veramente “l’essere uomo”? Nascondere la verità solo per apparire e ottenere l’approvazione degli altri? Oppure difendere i propri diritti e salvaguardare, anche a costo della vita, l’incolumità dei propri cari? Se la risposta alla domanda è la seconda allora Kanwar, fisiologicamente donna, è nel film molto più virile del padre codardo e accecato dalla sua presunta immagine di padrone dalle decisioni insindacabili. Umber non è tanto un personaggio negativo quanto un personaggio “triste” , un uomo che crede di agire per il bene ma che in realtà si rifugia nell’egoismo e nella nostalgia distruttiva, chiudendo i propri occhi in una pericolosa illusione. La grandezza di Irrfan Khan sta anche nell’aver interpretato con sentimento e trasporto un personaggio così spigoloso, la sua intelligente performance evita che Umber risulti soltanto una creatura crudele e fatta per essere odiata sullo schermo, al contrario lo spettatore impara a riconoscerne gli sguardi, le sofferenze e le reazioni, scavando tra le radici dalle quali nascono e si alimentano le sue bugie.

Il mio giudizio sul film : ***** 5/5

ANNO: 2014

LINGUA : Punjabi

TRADUZIONE DEL TITOLO : Racconto

REGIA : Anup Singh

CAST: 
Irrfan Khan ...................... Umber Singh
Tillotama Shome .................. Kanwar
Rasika Dugal .....................Neeli
Tisca Chopra ................... la madre di Kanwar

COLONNA SONORA : Beatrice Thiriet e Manish J Thipu

QUALCOS'ALTRO : 
Qissa è una produzione indo-europea, una collaborazione tra India, Germania, Olanda e Francia. La pellicola è stata proiettata in numerosi festival internazionali tra cui l'International FF di Rotterdam, il Busan FF e il London Indian Film Festival. La sua premiere è stata all'edizione 2013 del Toronto Film Festival nella quale si è aggiudicato il Netpac Award per la categoria World or International Asian Film.

Tillotama Shome ha vinto per la sua interpretazione in Qissa il premio di Miglior Attrice alla 7a edizione dell'Abu Dhabi Film Festival.

Qissa ha aperto la retrospettiva dedicata ad Irrfan Khan nell'edizione appena conclusa del River to River FIFF. Il regista e l'attore protagonista hanno incontrato il pubblico al termine della proiezione. Vedi anche : Irrfan Khan ospite d'onore al River to River.