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05 febbraio 2020

SHIMLA MIRCHI


Shimla Mirchi, distribuito nel 2020, era stato ultimato qualche anno prima ma stentava a trovare un distributore. Il regista è Ramesh Sippy, lo stesso che ha diretto il maestoso Sholay (tutti in piedi). Sippy torna dietro alla macchina da presa dopo più di 20 anni, e scrittura Hema Malini - in splendida forma - e l'amabile Rajkummar Rao. Considerando i nomi coinvolti, mi aspettavo un prodotto decisamente superiore. Purtroppo il film a mio parere è molto deludente. Un incrocio di equivoci che, col giusto ritmo e con dialoghi speziati, poteva divertire. Però la sceneggiatura è troppo zuccherosa, e i personaggi sono inerti.

TRAMA

Avi, estremamente timido, non riesce a dichiararsi alle ragazze a cui è interessato. Da una vita trascorre le vacanze con la famiglia a Shimla. E proprio a Shimla un giorno si imbatte in Naina. Amore a prima vista - da parte di lui.

RECENSIONI

Cinema Hindi: **
Punto di forza: Rajkummar Rao
Punto debole: sceneggiatura, personaggi

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Rajkummar Rao - Avi
* Rakul Preet Singh - Naina
* Hema Malini - Rukmini, madre di Naina
* Shakti Kapoor - Captain Uncle
* Dharmendra - cameo

Regia: Ramesh Sippy 
Sceneggiatura: Ramesh Sippy, Kausar Munir, Rishi Virmani, Vipul Binjola
Colonna sonora: Meet Bros Anjjan
Traduzione del titolo: mirch significa peperoncini
Anno: 2020

07 giugno 2011

YAMLA PAGLA DEEWANA




La famigliola Deol torna di nuovo sullo schermo dopo il lungo pranzo indigesto di  Apne (2007), film che ha incassato fior di quattrini alla sua uscita ma che non  si è  certo distinto per  qualità e coerenza. Il trio ci riprova, abbandona le  lacrime di glicerina per buttarsi sulle gag comico-demenziali e tutto sommato questa volta non sbaglia. Samir Karnik, già appassionato fan dei Deol (li ha scritturati in quasi tutti i suoi film) si scopre anche fan dei Masala degli Anni ’70 e ripropone il plot più in voga in quegli anni, la formula “lost and found”,  contando sulla presenza di  Dharmendra, eroe fisicamente catapultato dal passato.

TRAMA
Paramveer (Sunny Deol) è cresciuto in Canada e vive  felice con la sua Mary (Emma Brown) i due bambini e la madre vedova fino a che un amico della moglie non riconosce in una vecchia foto del padre (Dharmendra) il volto di un noto truffatore di Varanasi del quale è stato vittima durante la sua disavventura in India. Paramveer capisce che la madre gli ha nascosto la presenza di un altro figlio e la vera identità del marito che è ancora sano, salvo e pure un po’ viveur. Il ricongiungimento diviene difficile dato il caratteraccio del genitore e le pessime abitudini del fratello, a confondere il quadro spunta pure una numerosa famiglia punjabi capitanata da Joginder Singh (Anupam Kher) parente dal grilletto facile della ragazza corteggiata da Gajodhar (Bobby Deol).


Dimenticate il titolo scoraggiante (trad. scemo, matto , innamorato pazzo) e i poster poco invitanti, Yamla Pagla Deewana a livello di intrattenimento ha in realtà molto da offrire. Rimuovete dalla memoria i brutti ricordi di Apne, questa volta la Deol family punta sulle risate e ne fa il pieno, non prestate troppa attenzione alla donzella della favola perché la vera love story nel film è quella tra Dharmendra e i suoi pargoli.
Se lo scopo di una commedia deve essere solo quello di far ridere, e farlo senza scivolate volgari o interruzioni troppo lunghe, il film raggiunge il target prefissato in tempo record. A tirare le redini è il fratellone Sunny/Paramveer e la ciliegina sulla torta è la sua compagna Mary, la biondissima sposa canadese che si diverte un mondo a pronunciare le peggiori imprecazioni in punjabi e si mostra ( contro ogni previsione) perfettamente in sintonia con la tradizionalista , ma simpaticona, suocera indiana.
Sunny compie una parodia dei suoi ruoli da eroe forzuto e diventa un casalingo perfetto tutto tenerezze pronto a trasformarsi ne “L’incredibile Sunny Deol” , si resta sorpresi nel non vedere  la maglietta strapparsi per lasciar spazio a cumuli di massa muscolare verde. Mentre Paramveer non batte ciglio ma tira schiaffi apocalittici a chiunque incontri nel suo cammino, Gajodhar  (un Bobby Deol meno incartato del solito) è il ladruncolo ubriacone che sperimenta a sue spese la nuova vocazione romantica. L’indisciplinato genitore osserva dall’alto e piuttosto che intervenire resta fedele alla sua bottiglia di liquore. 
Le avventure dei due imbroglioni alcolisti di fronte al serio e robusto nuovo parente NRI si mischiano a scenette idiote ma divertenti, la storia è dominata da una piacevole atmosfera cameratesca e scandita da items songs colorate in cui Dharmendra cerca ancora di allungare gli occhi sulle belle starlette. 

Il mio giudizio sul film *** 3 /5


RECENSIONI

TIMES OF INDIA ***
La Deol Inc. non offre forse le migliori performance, ma vince con facilità quando si tratta di conquistare il pubblico. Yamla Pagla Deewana è stato realizzato con lo scopo di mostrare il carisma dei Deol, e ci riesce, a dispetto di un goffo primo tempo e di una sceneggiatura noiosa. Il muscoloso trio trascende i difetti della narrazione e crea alcuni momenti comici. Dharmendra ruba la scena: ancora una volta cattura l'attenzione e si staglia su tutti con la sua comicità disinvolta. La colonna sonora vanta già un successo da classifica, l'item song Tinku Jiya.
Nikhat Kazmi, 13.01.11  (testo originale) 

HINDUSTAN TIMES *1/2
In Yamla Pagla Deewana l'autocitazionismo non ha limiti: la colonna sonora di Barsaat riproposta come commento musicale, l'accenno al più grosso successo commerciale di Sunny Deol (Gadar), l'imitazione di Bobby Deol di una scena di Sholay, il titolo del film preso in prestito da una canzone di una vecchia pellicola di Dharmendra. Ma Sholay è un blockbuster di 35 anni fa, e l'età media della popolazione indiana è di 25. Barsaat è ormai dimenticato. Gadar costituisce per molti un volgare, datato incubo. Gli esempi citati sono stati inclusi nel trailer, per invogliare il pubblico a riempire le sale il primo giorno di programmazione, ed ecco ciò che il pubblico ha visto: metà Dabangg, con la polvere dell'Uttar Pradesh orientale, e metà Dilwale Dulhania Le Jayenge ambientato in Punjab. Un insieme distruttivo che appare al meglio una noia colossale e completa. La monotonia prende piede. Le scene si ripetono. Le battute perdono impatto. E' troppo tardi: Dharmendra e Sunny Deol sono all'ultimo stadio della loro carriera e vivono nel passato. Dharmendra ha 75 anni: non è rifatto e li dimostra tutti. Sunny Deol ne ha 54 ma non recita in ruoli adatti alla sua età. Il loro pubblico è passato oltre già da tempo, ma loro no: Apne, Right Yaaa Wrong, Fox, e ora Yamla Pagla Deewana. Triste ma vero.
Mayank Shekhar, 14.01.11  (testo originale)


ANNO : 2011

REGIA : Samir Karnik

TRADUZIONE DEL TITOLO Scemo, matto, innamorato pazzo


CAST:
Sunny Deol …………………. Paramveer
Bobby Deol ………………… Gajodhar
Dharmendra ……………… Dharam
Anupam Kher ………………. Joginder
Kulraj Randhawa ……………… Saheba
Emma Brown…………. Mary
Nafisa Ali …………………… la madre di Paramveer e Gajodhar
Puneet Issar …………………….. Minty
Johnny Lever ………………..il gioielliere



COLONNA SONORA : Pyarelal, Anu Malik, Sandesh Shandhya, Rahul Seth, Sanjoy Chowdhary

PLAYBACK SINGERS : Sonu Nigam, Nindy Kaur, Shweta Pandit, Mahalakshmi Iyer, Javed Ali, Mamta

SITO UFFICIALE  YPDWEBSITE


QUALCOS’ALTRO:

Nel film vengono citate scene da vecchi film di Dharmendra, Phool aur Patthar, Sholay e Dharam Veer, il titolo è il ritornello di una delle canzoni di Pratiggya  “ Main jat Yamla Pagla Deewana”

La voce narrante è quella di Ajay Devgan

Kulraj Randhawa debutta con questo titolo a Bollywood dopo una lunga gavetta nella cinematografia in lingua Punjabi.

Puneet Issar, uno dei fratelli-coltelli di Saheba,  è diventato famoso a fine Anni '80 per aver interpretato il ruolo di Duryodan nel Serial televisivo mitologico Mahabarata.

03 agosto 2010

SHOLAY




La veloce etichetta di “curry western” sta stretta e scomoda come lo sarebbe un pesce rosso finito nella busta del luna park. Sholay è potenzialmente un evento miracoloso, un fenomeno che semplicemente “accade”, una coincidenza per la quale ogni personaggio coinvolto nella realizzazione è riuscito in questo contesto a tirar fuori il suo meglio, ciascun artista può impegnarsi al massimo di fronte ad un progetto interessante ma nessuno possiede la facoltà di prevedere in quale momento della propria carriera vedrà dinanzi la sua opera più grande. Ramesh Sippy, il regista, dichiarò di non essere mai stato troppo sicuro del suo lavoro e di non aver mai intuito di star dando vita a una leggenda. Chissà se lo ha pensato sul serio, forse si, anche solo un minimo cambiamento nel cast avrebbe variato l‘armonia di un perfetto film, che probabilmente non è solo il frutto di sagge intuizioni e talenti ma anche dell’ inspiegabile confluire di fortunate casualità.


TRAMA
Jai e Veeru (Amitabh Bachchan e Dharmendra) , due adorabili mercenari legati da una profonda amicizia, vengono ingaggiati da un ex ufficiale di polizia (Sanjeev Kumar) per dare la caccia a Gabbar Singh (Amjad Khan) , uno spietato bandito che semina il panico tra la sua gente . Nonostante il desiderio di liberare il villaggio dalla morsa di Gabbar resta in ombra il motivo per cui un gentiluomo come Thakur aspetti con ansia un faccia a faccia con il fuorilegge, e come mai abbia chiesto ai due di consegnarlo vivo nelle sue mani. Veeru corteggia allegramente la vivacissima Basanti (Hema Malini) mentre Jai istaura uno strano rapporto di rispettosa confidenza con la vedova Radha (Jaya Bhaduri), per niente intimoriti dalle minacce del bandito Jai e Veeru continuano a respingere i suoi attacchi e guadagnano l’appoggio della popolazione che riscopre la voglia di lottare e li acclama come eroi.


La sua atmosfera ricorda indubbiamente alcuni western movies di Sergio Leone, ma non fatevi ingannare, Sholay è la quintessenza del cinema indiano: valori, sinergia di vibrazioni, dramma che si alterna a momenti d’ intrattenimento, amore silenzioso e spirituale, ansia di riscatto, vendetta, canzoni, colori, musica, contrasti, coraggio e dialoghi che si fissano nella mente come potenti filastrocche o trafiggono come una scarica di frecce avvelenate.
La storia si svela attraverso costanti flashback e interessanti catene narrative, il vero protagonista, lo spietato Gabbar Singh, appare per la prima volta dopo oltre un’ora di film e il suo ingresso sulla scena è a plateale e imperdibile. Il villain “più villain” della storia del cinema indiano è così ben delineato da suscitare contrastanti reazioni di simpatia, (più tardi Shekar Kapoor riuscirà a ricreare un effetto simile con il suo Mogambo in Mr India) malvagio fino al midollo, sadico e dalla risata isterica, le sue battute cadono perfettamente l’una sull’altra tra azioni grottesche e reazioni infantili.
Ma Sholay è soprattutto il film dell’amicizia e sull’amicizia, esemplificata sullo scena dalla pazza corsa in sidecar. Nella prima parte del film Jai e Veeru appaiono una cosa sola e il loro rapporto indissolubile è rappresentato simbolicamente nella canzone “Yeh Dosti”, dove si reggono l’uno sulle spalle dell’altro, trovando l’equilibrio per sostenersi a vicenda senza lasciarsi andare; dalla seconda parte, i due iniziano a vivere alcuni spazi di intervallo, Veeru cerca la sua privacy per conquistare Basanti mentre Jai si apparta nei suoi pensieri. Amitabh Bachchan e Dharmendra scoprono un’ irripetibile e perfetta interazione, difficile dire se sia il tenebroso Jai , dall’humor elegante, o lo scapestrato ubriacone Veeru a catturare per primo il cuore del pubblico.

Se Jai e Veeru veicolano lo svolgimento della storia Thakur traccia le linee della sua filosofia. Ma quale è il messaggio? La volontà di superare la passività alla tirannia o il sacrificio personale per la felicità di chi sia ama? E’ la ricerca di una vendetta o di una seconda possibilità? Magari è l’emergere di un senso di responsabilità verso gli altri secondo il quale la parola data e la fiducia riposta divengono un contratto per la vita.
Drammatico, avvincente, ricco di contenuti e scene potenti, ma anche leggero e spassoso, Sholay è uno strano esperimento che ha luogo in un’esotica location da film di frontiera americano. Il villaggio è un microcosmo in cui coesistono il tempio e la moschea e i ritmi di vita sono scanditi da ricorrenze e celebrazioni. Il treno, con le immagini del quale il film si apre e si chiude, è il punto di collegamento tra il villaggio, nascosto tra le aride colline, e la città, dalla quale provengono i protagonisti.
La telecamera segue ansimante il galoppo dei cavalli e spazia in desolate riprese panoramiche, l’uso del fermo immagine nel momento in cui viene colpito a morte ciascun membro della famiglia di Thakur moltiplica per cento l’impatto della scena, il vento rimuove indecoroso il telo dai corpi dei defunti scoprendo allo sguardo terrorizzato dell’ufficiale i volti delle vittime di Gabbar Singh. Nuvole di colore nella gioiosa festa di Holi, passione e melodramma in “Jab tak hai jaan” il tentativo di Basanti di salvare il suo amato con una danza senza fine sotto il sole cocente, fino all’item song di Helen, conturbante ballerina nell’accampamento gitano in “Mehbooba Mehbooba” , e poi inseguimenti, rappresaglie, fino agli sguardi silenziosi tra Jai e Radha, l’amore inconfessato scandito dal suono dell’armonica e dalla luce delle lanterne, spente una ad una secondo un lento e suggestivo rituale notturno.

Sholay = Fiamme. Il titolo dice tutto in una parola.
Il film è un costante incendio e l’attenzione del pubblico diviene magma incandescente. Sholay è’ il fuoco delle esplosioni, della polvere da sparo o della pira funebre, del falò accesso dai gitani, ma soprattutto le fiamme che gridano negli occhi di Sanjeev Kumar , misteriosamente avvolto nel suo manto grigio, dalla voce pacata ma dentro ardente di rabbia. La rabbia inconsolabile di chi giunge a punto di non ritorno.

Il mio giudizio sul film : ***** 5 / 5


ANNO : 1975

REGIA : Ramesh Sippy

CAST:
Amitabh Bachchan……… Jai
Dharmendra………………. Veeru
Sanjeev Kumar……………. Thakur
Hema Malini…………………. Basanti
Jaya Bhaduri………………… Radha
Amjad Khan…………………… Gabbar Singh
Satyen Kappu……………………. Ramlal
A.K. Kangal……………………….. Imam
Sachin……………………………..Ahmed
Jagdeep………………………… Soorma Bhopali
Asrani……………………………….. il carceriere
Mac Mohan…………………. Sambha
Viju Khote…………………….. Kaalia
Helen………………………….ballerina gitana


COLONNA SONORA: R.D. Burman (musica) , Anand Bakshi (testi)

PLAYBACK SINGERS: Manna Dey, Kishore Kumar, Lata Mangeshkar, Rahul Dev Burman



CURIOSITA’, GOSSIP, TRIVIA, INFORMAZIONI :


La storia di Sholay fu scritta dagli sceneggiatori Salim Khan e Javed Akhtar, meglio noti come Salim / Javed autori anche di alcuni cult movies come Don, Zanjeer e Deewaar

Mi ripeterò aggiungendo che i dialoghi sono uno dei suoi più evidenti punti di forza, tanto che vennero commercializzati dischi in vinile con le più celebri battute del film. Tra le frasi più popolari : “Kitne aadmi thei / quanti uomini erano?” , “tumhara naam kya hai Basanti? / quale è il tuo nome Basanti?”, "Jo darr gaya, samjho marr gaya / se hai paura è come se fossi già morto", “Kynke mujhe befuzool bast karne ki aadat to hai nahin / non ho l’abitudine di parlare a vanvera” , "Tera kya hoga Kaliya? / adesso che ti succederà Kaliya?" , "Hum Agrenzo ke zamane ke jailor hain! / sono un carceriere dai tempi degli inglesi!"

Amjad Khan nel ruolo Gabbar Singh era al suo debutto cinematografico, il più celebre villain di tutti i tempi fu copiato e preso d’ispirazione in moltissimi altri film, spesso ri-interpretato dallo stesso attore (come in Ram Balram che vede sempre protagonista la coppia Amitabh Bachchan / Dharmendra). Il personaggio di Gabbar Singh è stato modellato su un reale evento di cronaca, pare infatti che negli anni ’50 un bandito con lo stesso nome terrorizzasse i villaggi nei pressi di Gwalior, la stessa figura appare anche in un racconto scritto dal padre di Jaya, lo scrittore Tarun Kumar Bhaduri.

Il set naturale è l’arido paesaggio di Ramanagaram, nei pressi di Bangalore (Karnataka), oggi diventato un luogo d’interesse turistico e ribattezzato “Sippynagar” o “Sholay rocks”.

Satrughan Sinha fu la prima scelta per il ruolo di Jai, successivamente Amitabh Bachchan mostrò interesse al personaggio e convinse Ramesh Sippy a sostituire Sinha con lui. Danny Danzongpa che doveva interpretare Gabbar Singh a causa di una sovrapposizione di date dovette rifiutare il ruolo, si trovava in Afghanistan per Dharmatma di Feroz Khan.

Durante le riprese del film Jaya era incinta della sua primogenita Shweta, Dharmendra e Hema Malini si sono sposati nel 1980, alcune indiscrezioni svelano che Sanjeev Kumar avesse chiesto ad Hema Malini di sposarlo poco prima che iniziassero a girare, sembra che sia questo il motivo per cui i due non appaiono insieme in nessuna scena.

L’attore comico Jangdeep sulla scia del successo del suo personaggio in Sholay interpretò un film intitolato proprio Soorma Bhopali (1988) nel quale Amitabh Bachchan e Dharmendra avevano un piccolo ruolo.

“Aa shuru hota hai phir” è una canzone qawali inizialmente prevista nella prima stesura del film ma tagliata via dal progetto finale.

Mera Gaon mera Desh (1971) , precursore di Sholay, con Dharmendra e Asha Parekh è considerato il primo film indiano ispirato al genere western.

Nel 2007 Ram Gopal Varma ha diretto un suo personale remake dal titolo Aag, con Ajay Devgan , la star malayamal Mohanlal e Amitabh Bachchan, questa volta nel ruolo del bandito. Performers nell’item song “Mehbooba Mehbooba” Urmila Matondkar e Abhishek Bachchan.

La censura puntò il dito contro l’originale finale di Sholay in cui Gabbar Singh veniva ucciso, non si poteva mostrare la gente del villaggio che rifiuta le istituzioni per farsi giustizia da sola, così Sippy dovette riaggiustare l’ultima scena e cambiare la conclusione.

Il record di permanenza nelle sale è rimasto imbattuto per oltre 25 anni, fino all’arrivo di Dilwale Dulhania le Jayenge.

Il 1975 fu particolarmente fortunato per l’industria cinematografica indiana, molti film interessanti vennero distribuiti contemporaneamente a Sholay : Chupke Chupke e Mili di Hrishikesh Mukherjee, il controverso Julie, il tenero Chhoti si baat di Basu Chatterjee . Rishi e Neetu Singh frizzanti love birds rivoluzionano le mode in Khel Khel Mein mentre Yash Chopra firma il suo capolavoro Deewaar, Feroz Khan dirige Dharmatma e Gulzar è contemporaneamente impegnato alla tagliente sceneggiatura di Faraar e alla direzione del romantico Mausam e di Aandhi dramma politico / familiare con una sbalorditiva Suchitra Sen.

Si trovano innumerevoli, anzi incontabili, riferimenti a Sholay nei film più svariati. Tra cui: Dhoom 2, Baazigar, Dostana, Lage Raho Munna Bhai, , Andaz Apna Apna, Hum apke hain koun, , Jodi N.1, Bluffmaster, Jhonny Gaddar, Main hoon na, Luck by Chance, Main khiladi tu anari, 3 idiots e il recente Love Sex aur Dhokha.

Per saperne di piu leggete il libro di Anupama Chopra Sholay - the making of a classic, pubblicato nel 2000 da Penguin Books India.

16 ottobre 2009

BAHAREN PHIR BHI AAYENGI


Per il fascino di Dharmendra che meglio si gusta in bianco e nero.
Per l'altera presenza di Mala Sinha, ancora in possesso di quella misteriosa magia che poi l'ha abbandonata nei suoi film in Eastmancolor.
Due buone ragioni per ricercare e guardare Baharen phir bhi aayengi, una pellicola intelligente e raffinata, incentrata sul talento della sua protagonista che è al tempo stesso la heroine e il villain della storia.


TRAMA
Jiten è un giornalista di successo ma la sua libertà di espressione viene controllata dalla nuova direttrice, Amita, che gli suggerisce di essere più cauto nell'inserimento di alcune notizie scottanti. Dopo avergli vietato di pubblicare un articolo sulle disumane condizioni lavorative degli operai di una miniera, la donna lo invita a dimettersi dalla redazione.
Solo nel momento in cui una tragedia investe il cantiere incriminato, Amita riflette sulla gravità delle sue azioni e richiama Jiten per fare di lui la sua guida.
L'ammirazione verso le capacità professionali del suo collaboratore si arricchisce piano piano di una forte attrazione, e, senza sapere che anche sua sorella Sunita ha iniziato a frequentarlo, comincia a credere di poter avere una storia con lui.


Dharmendra riceve da Guru Dutt un'eredità difficile da spendere.
Trovandosi a sostituire il regista/attore appena scomparso ha dovuto far suo un personaggio costruito su un'altra persona, riuscendo a preservare alcune caratteristiche di Dutt senza mai rinunciare ad essere se stesso.
Ricchissime di simpatica malizia molte delle sue scene girate con Tanuja, notevole la sua disinvoltura nel cambiare continuamente registro.

Dalle prime immagini fino al climax, Mala Sinha porta avanti un'interpretazione da incubi notturni per qualsiasi aspirante attrice voglia intraprendere la stessa carriera.
La star di Pyaasa rende Amita una statua distante ed altera e la sua pelle bianchissima diviene quasi marmo perlato; nonostante il copione le imponga di dosare freddezza e imponenza, la sua partecipazione è totale.
Capace di dare un'anima ad un personaggio difficile (oltre che moralmente discutibile) Mala mostra tutto il coraggio che in veste di Amita è obbligata a nascondere.


Punti di forza:

Le interpretazioni magistrali (10 e lode a Mala Sinha, Dharmendra, Tanuja e Rehman)
La trama coinvolgente
L'eccezionale qualità della fotografia.
Un riconoscimento speciale al/la costumista di Mala Sinha, gli abiti che indossa sono meravigliosi e perfettamente intonati con il carattere del suo personaggio.


Punti deboli:

La colonna sonora , incapace di competere con le altre produzioni Guru Dutt Films
Qualche personaggio secondario di troppo che distrae dalla storia principale.


Il mio giudizio sul film: *** 3,5 /5


ANNO: 1966

TRADUZIONE DEL TITOLO: Tornerà ancora la primavera

REGIA: Shaheed Latif

CAST:

- Mala Sinha..................... Amita
- Dharmendra................... Jiten
- Tanuja............................ Sunita
- Rehman........................ Mr Varma
- Deven Verma................ Vikram
- Jhonny Walker.............. Chunni


COLONNA SONORA: O.P. Nayyar

PLAYBACK SINGERS: Mahendra Kapoor, Asha Bhosle, Mohammad Rafi

03 marzo 2009

BANDINI


Diretto e prodotto da Bimal Roy, artista geniale e padre di capolavori come Do Bigha Zameen e Parineeta (1953).
Bandini esplora il tema dell’amore e della colpa attraverso un personaggio d’assoluta forza comunicativa: Kalyani, una donna forte, sensibile, meravigliosa, sulla quale però grava una pesante condanna; ma il suo spirito e il suo essere smentiscono ogni accusa e ne svelano un’anima pura. Tanta è la sua umanità che non possiamo evitare di domandarci: “come ha fatto ad arrivare fin lì?” "E’ la stessa donna così dolce e altruista ad essersi macchiata di un reato di omicidio?"

La storia corre a ritroso, attraverso i suoi racconti in un diario scopriamo un una vita tranquilla e felice, affetti, progetti per il futuro.
Poi un sogno infranto, polverizzato, una vita tutta da ricostruire.
Abbandonata da un amore fuggitivo scappa dal villaggio e trova lavoro in città, dove incontra una donna pazza e arrogante che la umilia e sfoga su di lei i suoi dolori; Kalyani assimila ogni colpo senza fiatare ma arriva un momento in cui le circostanze decidono per lei.
La notizia della morte del padre la cambierà per sempre. Completamente stordita , la donna esce fuori di sè per compiere un atto crudele: avvelena la paziente irascibile e violenta che le era stata affidata, oltretutto, moglie legittima dell’uomo che le aveva promesso il suo amore.
Il regista cattura l’intensità della scena e l’irreversibilità delle azioni attraverso un efficace gioco di ombre e di luci, i riflessi delle scale sul muro, l’espressività del volto di Nutan, il rumore del ferro che viene battuto dagli operai della casa a fianco.
Immagini che si susseguono al ritmo delle martellate... e il suo destino sembra dover cambiare per sempre.

Bimal Roy, regista bengalese di impronta neorealista, intervalla senza sosta vari livelli di narrazione. Scopriamo il passato di Kalyani attraverso un continuo gioco di flashback; la conoscenza graduale della protagonista cresce scena dopo scena, e, mano a mano che ci avviciniamo a lei, finiamo per comprenderla anche nei suoi errori.

Nutan è un’interprete favolosa, regge solo sulle sue spalle il peso di una tale opera, il film ruota attorno alla sua presenza. Ogni possibile emozione è in grado di passare attraverso i suoi occhi, neri, penetranti, a volte passivi e poi d'improvviso accesi di gioia o logorati dalla sofferenza... ma anche persi nel vuoto, nell’assenza di sensazioni.

Da prigioniera del destino a potenziale artefice della propria libertà. "Mere saajan hain us paar" la canzone della scelta, introdotta nel climax assoluto del film, momento in cui Kalyani deve capire se vuole vivere nel futuro o nel passato, se iniziare una nuova vita con il giovane Davendra o se continuare ad inseguire l’uomo per il quale è arrivata a compiere un gesto estremo, Bikash, più grande di lei e gravemente ammalato.

La pioggia incessante di un temporale scandisce le circostanze dolorose e l'ironia del destino vuole che un sole abbagliante continui a splendere nel cortile della prigione. Gli eventi sembrano decidere al suo posto anche quando si rassegna e perde ogni entusiasmo, quando si sente già vecchia e vorrebbe annullarsi in un angolo.
Nel momento in cui pensa che niente possa mai cambiare, un fiore selvaggio sboccia a sorpresa tra i muri di cemento, e Bandini (la reclusa) torna ad essere di nuovo Kalyani.

Il mio giudizio sul film : **** 4,5/5
da vedere e rivedere, per non lasciarsi scappare nemmeno un dettaglio.

ANNO: 1963

REGIA: Bimal Roy

TRADUZIONE DEL TITOLO: La Reclusa


CAST:

- Nutan ............ Kalyani

- Ashok Kumar.........Bikash

- Dharmendra...........Davendra


COLONNA SONORA : S.D. Bhurman

PLAYBACK SINGERS: Lata Mangeshkar , Mukesh, Manna Dey, Asha Bhosle

AWARDS:

1964 Filmfare Awards vincitore nelle categorie: Miglior film , Miglior regia, Miglior attrice protagonista, Miglior cinematografia in bianco e nero, miglior background music


QUALCOS'ALTRO

- Se volete conoscere qualcosa in più sul famoso regista Bimal Roy, visualizzate la pagina del sito web costruito in sua memoria. Bimal Roy Memorial Website.

- la meravigliosa Nutan è stata l'unica ad aver vinto per ben 5 volte il Filmfare Award per le sue interpretazioni.. E' figlia dell'attrice Sahobna Samart , sorella minore di Tanuja, e zia di Kajol.