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30 novembre 2022

MONICA O MY DARLING


Deliziosa l'atmosfera vagamente retrò (un applauso alla colonna sonora), e delizioso il trattamento decisamente pulp. Monica O My Darling è un prodotto goloso che stimola la salivazione. Il buffo è che il ritmo sembra rapido, e invece la narrazione procede anche con una certa indolenza, e allora il ritmo sembra lento, e invece la trama scodella un colpo di scena dopo l'altro, in allegra alternanza con le divertenti trovate elargite dalla regia. Un sollazzo. 

Vasan Bala centra il corretto registro stilistico: la paraletteratura seriale da edicola prende forma e vita, con le sue voragini e con i suoi eccessi speziati. MOMD ne condivide le stesse caratteristiche, nel bene e nel male. La sceneggiatura è scoppiettante ma perde qualche pezzo qua e là. I personaggi principali sono stratificati però solo nella loro dimensione annerita, che è l'unica di cui dispongono. Egoisti, egocentrici, avidi. E adorabili. Jay e Monica, in particolare, inseguono la luce come girasoli, oscurando le figure-ombra che li circondano. Esistono unicamente le loro esigenze e i loro desideri. Rajkummar Rao e Huma Qureshi vivono i rispettivi ruoli con gioia e si abbandonano alla rocambolesca trama, ma è Radhika Apte a rubare la scena con la sua bizzarra interpretazione.

TRAMA

Jay è un brillante ingegnere determinato ad emergere. A qualunque costo. Monica è una procace segretaria determinata ad arricchirsi. A qualunque costo. Gaurya è un tecnico invisibile determinato a conquistare la donna che ama. A qualunque costo. I cadaveri (e i serpenti) non si contano. Chi ha detto che la determinazione è una qualità?

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* Lo scontro fisico fra Jay e Monica. Puro spasso.

RECENSIONI

Mid-Day: *** 1/2
'Yup there’s a ‘film-buff’ film. And this is it - a movie that’s too much about movies. Meaning, you watch, parallelly, looking out for references, homages to other pix. And which also makes such flicks worth a rewatch. (...) In terms of genre, this would be what’s called ‘noir’. (...) This film is fairly self-contained - the quasi-crafted world revolves around few peeps. None of them trustable, to begin with. And, indeed, we’re dealing with a life of crime, or multiple crimes, actually. (...) There is a catty/mischievous overtone, throughout. (...) I found no Tarantino-like pornography of violence in this movie at all. The most elaborate action sequence is shot from a distance, with a glass window serving as a frame, within the frame. (...) This movie’s inherent joyousness is altogether sustained by zany characters that might seem like caricatures - with no one really ever going obviously over-the-top, at any moment. Starting with the man-eating secretary, apparently playing the whole office - that’s Huma Qureshi, totally killing it, in & as Monica! Opposite her, the smart, small-town hustler, moving up the corporate ladder - a perfect blend of confident/cool, from the exterior, but someone whose pants perennially on fire - Rajkummar Rao plays this in a way that only he can pull off with such ease. (...) You’re in the moment, as an audience - compelled to think nothing in particular. What matters most isn’t so much ‘what happens next’, as ‘wow, did not see that coming!’ And you don’t know where this film is going - absolutely the best reason to get in on the ride, right away'.
Mayank Shekhar, 12.11.22

Film Companion:
'The running time of Monica O My Darling is a little over two hours, but it took me three hours to complete the new Netflix thriller. (...) I spent a majority of the film pausing and replaying moments. (...) The reasons are purely sensory. It's just... fun to watch. It has something to do with (...) the 'musicality of film'. This musicality was once inherent to the beats of a Bollywood potboiler, but it's a forgotten art in modern Hindi cinema. Several scenes in MOMD (...) reclaim the harmony of timing and tone. (...) They simply summon a feeling, a finger-snapping rhythm that's difficult to resist. The movie comes at us from this space, where narrative style doubles up as visceral substance. That's the thing about director Vasan Bala. His cinephilia (...) is a measure of how he lives - and how much he understands. (...) Through the prism of Bala's free-flowing cinephilia (...) MOMD recalibrates life as an expression of the movies we love'.
Rahul Desai, 11.11.22

Cinema Hindi: *** 1/2
Punto di forza: la sfrontatezza pulp, Radhika Apte.
Punto debole: l'esuberante inconsistenza e qualche ingenuità.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Rajkummar Rao - Jay, ingegnere
* Huma Qureshi - Monica, collega di Jay
* Radhika Apte - ispettrice Naidu
* Sikandar Kher - Nishi, figlio del capo di Jay
* Sukant Goel - Gaurya, collega di Jay
* Radhika Madan - cameo
* Abhimanyu Dassani - cameo

Regia: Vasan Bala
Sceneggiatura: Yogesh Chandekar, adattamento cinematografico del romanzo giapponese Burūtasu no Shinzō (1989) di Keigo Higashino.
Colonna sonora: Achint Thakkar, Mikey McCleary. Una chicca dalle sonorità vintage piacevolissima da ascoltare e riascoltare. Segnalo praticamente tutti i brani: Yeh Ek Zindagi, Love you so much (I want to kill you), Suno Jaanejaan (solo audio), Bye Bye Adios e Farsh Pe Khade (solo audio).
Coreografia: Vijay Ganguly
Fotografia: Swapnil S. Sonawane
Montaggio: Atanu Mukherjee
Anno: 2022

CURIOSITÀ

* MOMD è ambientato a Pune, in omaggio a Sriram Raghavan: Pune è la sua città natale e la location dei suoi film.
* Riferimenti al cinema indiano: Piya Tu Ab To Aaja (brano incluso nella colonna sonora di Caravan, 1971), John Abraham.

GOSSIP & VELENI

* L'abbigliamento selezionato dal costumista per il personaggio di Monica mal si addice a Huma.

09 agosto 2019

BOMBAIRIYA



Districarsi nell'aggrovigliatissima storia narrata in Bombairiya è spossante. Un fioretto per ripulirsi il karma. Mi ero affidata speranzosa a Wikipedia e IMDB, ma della trama nessuna traccia neanche lì. Ho il sospetto che il soggetto fosse già caotico all'inizio. La sceneggiatura si ingarbuglia sempre più ad ogni sequenza, intontita pure lei da tanta confusione. E' sbalorditivo che la regista sia riuscita ad ultimare il film senza smarrirsi e sparire nel nulla. Capire bene chi siano i personaggi, cosa ci facciano lì, quali rapporti esistano davvero fra loro, e capire la consequenzialità degli eventi, richiede una concentrazione che potrei giusto riservare ad un manuale di fisica teorica, se il mio scarso QI me lo consentisse. Un giorno, spero lontano, morirò senza che Bombairiya mi abbia svelato tutti i suoi segreti. Me ne farò una ragione.

TRAMA

A Meghna viene sottratto il cellulare, e lei, sempre incazzata, sempre esagitata, scrocca chiamate a destra e a manca. Poi boh. 

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* Ravi Kishan adagiato in una barca a forma di cigno. 

ASSOLUTAMENTE DA DIMENTICARE

* Tutti i personaggi sono perennemente incollati al cellulare. Guardo il film ma mi sembra di essere in metropolitana. 

RECENSIONI

Cinema Hindi: ** 1/2
Punto di forza: eh? La locandina, via.
Punto debole: il caos

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Radhika Apte - Meghna, PR di Karan Kapoor
* Siddhanth Kapoor (bravo, una rivelazione) - Angadia, il ladro del cellulare di Meghna
* Akshay Oberoi - Abhishek 'Pintu', il ragazzo che inesplicabilmente (ma non hai niente da fare?) aiuta Meghna
* Adil Hussain (fascinoso, l'unico a mantenere la calma in quel casino atroce) - Pandya, il politico-gangster in prigione
* Ravi Kishan - Karan Kapoor, la superstar del cinema
* Shilpa Shukla (convincente) - Ira, la moglie di Karan Kapoor e avversaria politica (almeno credo) di Pandya

Regia: Pia Sukanya
Sceneggiatura: Michael E. Ward
Colonna sonora: Arko Pravo Mukherjee e Amjad Nadeem
Anno: 2019

GOSSIP & VELENI

* Siddhanth Kapoor è figlio di Shakti Kapoor e fratello di Shraddha Kapoor.

14 febbraio 2019

RAKHT CHARITRA I/II





Una storia estremamente tragica, estremamente violenta, ambientata in una città dell'Andhra Pradesh nella quale la brutalità e i massacri sembrano, agli sventurati abitanti che la popolano, l'unica realtà possibile. Non c'è nemmeno rassegnazione, solo un'anestetizzata indifferenza dettata dall'abitudine e dall'assuefazione. Milizie armate private ovunque. Forze dell'ordine impotenti quando non conniventi. Politici corrotti e disumanizzati. Discriminazioni castali. Giustizia e ordine sociale inesistenti. Un mondo primitivo intriso di ferocia, vendetta, sangue, morte. Privo di redenzione. Un film dell'orrore innestato nel quotidiano. Nessuno è innocente. Le vittime non perdono tempo a riciclarsi in carnefici, col plauso dei familiari. Le donne e i bambini non battono ciglio. Ram Gopal Varma, narrando le vicende curiosamente simili di Ravi e di Surya, sostiene che chiunque, spinto dalle circostanze, può trasformarsi in un assassino. Non esiste un limite fra vendetta personale e sterminio indiscriminato, perchè lo si valica agilmente quando il dolore viene compenetrato da un groviglio incendiario di orgoglio, odio e sete di potere. 

Il soggetto di Rakht Charitra, ispirato ad una storia vera, è esplosivo. La sceneggiatura è coinvolgente. C'è il giusto pathos. Alcune stupende scene drammatiche. Alcuni intriganti confronti. Un'ottima scena d'azione. Personaggi in larga parte ben delineati: hanno profondità psicologica, hanno un passato, hanno delle motivazioni. Affetti, principi, progetti. Le interpretazioni sono perlopiù di altissimo livello, anche nei ruoli secondari. Vivek Oberoi è ciclopico. Una forza della natura. Sostiene da solo il primo capitolo di RC. Non sono riuscita a staccare gli occhi un momento dal suo Ravi. Suriya è l'attore talentuoso che sappiamo. In lui tutto parla: sguardi, gesti, movimenti. Sudeep è affascinante e distaccato. Il suo è il personaggio meno intorpidito e più sornione, l'unico dotato di ironia, l'unico in grado di analizzare lucidamente quanto sta accadendo.

Passiamo ai difetti. Un petulante narratore introduce scenari o riassume eventi che potevano benissimo venire rappresentati. I dialoghi, talvolta stravaganti quanto il narratore, sono spesso silenziati a favore del commento musicale. I personaggi oscillano, e a tratti diventano caricaturali. Bukka è talmente sociopatizzato che solo la convinzione con cui l'attore lo interpreta riesce a renderlo meno surreale. Sarebbe stato un villain eccezionale in un tradizionale film bollywoodiano, ma in RC è eccessivo. Il ritmo è discontinuo. Nel secondo capitolo diverse sequenze sono girate al rallentatore senza necessità, e alcune inquadrature (ehm) rotanti mi hanno lasciata perplessa. Le scene di violenza sono a dir poco bizzarre, in bilico fra realismo e splatter
Avrei preferito un solo film, con un montaggio più secco e una narrazione più tesa.

TRAMA

Un appassionato leader politico di bassa casta, molto amato dai suoi seguaci, viene ucciso su ordine dei suoi ex alleati di casta elevata. Questo tragico evento segna l'inizio di una spirale di inaudita violenza.

RECENSIONI

Times of India: *** e ***
"Rakht Charitra è il racconto biografico della vita di Paritala Ravi, un politico che assurse al potere in Andhra Pradesh a dispetto dei suoi precedenti violenti, e che morì come visse: violentemente. Vivek Oberoi interpreta il ruolo del protagonista, uno studente gentile e timido che inizia la sua carriera allo scopo di vendicarsi dell'assassinio del padre e del fratello perpetrato da un politico locale. Successivamente finisce sotto la tutela di un attore trasformatosi in leader dell'opposizione, Shivaji Rao (Shatrughan Sinha). L'obiettivo è quello di ripulire il sistema e regolare i conti con il rivale (Abhimanyu Singh), senza dover condurre una vita da fuorilegge come i naxaliti. Ma ovviamente il metodo rimane lo stesso: fucili e sangue. Ad Hollywood nessuno comprende l'arte della violenza meglio di Tarantino. A Bollywood nessuno si crogiola nella violenza meglio di Ram Gopal Varma. RC sembra ispirarsi a Kill Bill, per la violenza spietata e non apologetica che esplode letteralmente in faccia allo spettatore con una pletora di immagini sanguinose. E come Kill Bill, anche RC è formato da due parti, e non rivela il volto di un personaggio nella prima. Ma le somiglianze finiscono qui. Mentre Tarantino stratifica il suo festino sanguinario come fosse filigrana, e lo sostiene con una narrazione avvincente, RGV esagera dall'inizio alla fine. RC è davvero eccessivo, da ogni punto di vista. La musica è assordante. La voce fuori campo è molesta e superflua. E il sangue è ovunque. Ma non è questo il problema: ciò che disturba in RC è la caratterizzazione di quasi tutti i personaggi principali - con l'eccezione di quello interpretato da Abhimanyu Singh -, che scorrono sullo schermo in cameo bruscamente interrotti non appena cominciano ad avere un impatto. Persino il protagonista rimane una figura-ombra, a cui vengono concessi alcuni esplosivi minuti qui e là che Vivek Oberoi gestisce bene. Vivek è in forma e interpreta il suo ruolo con misura e drammaticità. Ma il nostro eroe diventa un bimbetto docile dinanzi al fascino criminale del cattivissimo avatar di Abhimanyu Singh. Ciò che rende il film guardabile sono alcune parti che mostrano l'impronta magistrale del regista che ha ridefinito il genere d'azione nel cinema indiano con pellicole quali Shiva, Satya, Company. Inoltre c'è del fascino nel gusto di RGV di rimanere ostinatamente lontano dalla zuccherosità e dal sentimentalismo, nonchè di narrare l'indecente realtà indiana. RC è uno specchio brutale della confusione che, in India, si maschera da democrazia".
"Le prime sequenze del film riepilogano Rakht Charitra I, ma le scene si susseguono a ritmo talmente rapido da rendere la violenza e il dramma ancora più isterici. Abbastanza irritante. Di seguito la storia si dipana in modo simile, sebbene il risultato sia leggermente più accattivante. La violenza è stilosamente coreografata, le angolazioni delle inquadrature sono inusuali, le sequenze d'azione esplodono al rallentatore, aggiungendo un tocco surreale. I personaggi instaurano un legame col pubblico grazie ad alcuni emozionanti episodi. E sono da menzionare l'incontro ad alto voltaggio fra i due protagonisti e il loro duello verbale. Ram Gopal Varma non esita a presentare la politica indiana nella sua forma brutale. Sia Vivek Oberoi che Suriya offrono una performance potente. La pellicola appartiene essenzialmente a chi ha ideato le scene d'azione (Javed-Aejaz), finemente realizzate e adrenaliniche. Rakht Charitra non esplora nuovi territori come Satya e Company, ma rimane un film assolutamente da vedere per tutti i fan di RGV".
Nikhat Kazmi, 22.10.10 e 03.12.10

Hindustan Times: ** e * 1/2
"Una voce anziana, sovraeccitata e gracidante, narra il film. Sospetto che lo scopo fosse quello di suonare ubriaca, tanto quanto sembra esserlo Rakht Charitra. La mente è istupidita dalla tragicommedia del sangue. Ma Vivek Oberoi non recita in modo falso. Veniamo informati che la pellicola si basa su una storia vera. Credo che in qualche modo anche Tom & Jerry lo fosse. Solo che RC è per adulti che vogliono sfogare le proprie frustrazioni o visualizzare le fantasie più violente. Questo film è il solito buon vecchio dramma sul brigantaggio indiano tinto in toni seppia, con camera digitale, inquadrature dalle angolazioni bizzarre, montaggio più veloce e miglior budget. Non farebbe troppo danno se finisse qui, ma è pronto un seguito, se siete ancora assetati di sangue".
"La consapevole, comica misoginia dei film di Ram Gopal Varma è il solo aspetto che ancora ci intrattiene. Suriya è davvero solido. Per la maggior parte della pellicola il pubblico si chiede da quale parte guardare, dal momento che le immagini ruotano a 360 gradi, persino durante le conversazioni. Il film cerca un dramma che assomiglia ad un terremoto. Le riprese sono realizzate al rallentatore o sono esageratamente aggressive. Ad un certo punto l'effetto provoca nausea".
Mayank Shekhar, 23.10.10 e 04.12.10

Cinema Hindi: *** 1/2
Punto di forza: le superbe performance di Vivek Oberoi, soprattutto, e di Suriya
Punto debole: la narrazione poco fluida

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Vivek Oberoi - Ravi
* Suriya - Surya
* Sudeep - Mohan Prasad
* Radhika Apte - Nandini, moglie di Ravi
* Zarina Wahab - madre di Ravi
* Shatrughan Sinha - Shivaji Rao
* Abhimanyu Singh - Bukka
* Priyamani - Bhavani, moglie di Surya
* Sushant Singh - Shankar, fratello di Ravi

Regia: Ram Gopal Varma
Sceneggiatura: Prashant Pandey
Anno: 2010

CURIOSITA'

* RC si ispira alla vita turbolenta di Paritala Ravindra, uomo politico dello stato dell'Andhra Pradesh (da cui proviene lo stesso RGV). Accusato più volte di omicidio, è stato assassinato nel 2005.

26 luglio 2016

kabali



primo. la supersuperstar rajinikanth non si discute. è una fede. un assioma vivente. nella topten divina lui è oltre - verso l’alto. è il supersuperdio che il dio (a voi la scelta) al numero uno se guarda in su può vedergli al massimo le mutande. in un giorno sereno.

secondo. la filmografia della supersuperstar rajinikanth segue - impone - un’estetica sua propria. con leggi proprie. mica una cosetta improvvisata al momento in cucina. un’estetica consolidata nel tempo. sacra e incontestabile.

terzo. i devoti della supersuperstar rajinikanth sono infiniti. e infinita è la venerazione. se non sei devoto non puoi capire quindi superfluo che stia qui a spiegarti. amen.

ciò premesso kabali risulta un tantino complicato da recensire. pellicola di intrattenimento con velleità sociali. piacevole ma non indimenticabile.

applauso:
all’aura supersuperdivina di rajini. al look naturale privo del solito candeggio. al personaggio che condivide l’età anagrafica con l’attore. ad alcuni lampi di buona recitazione. a radhika apte – anche se sprecata. ad alcuni comprimari. al finale inaspettato. alla colonna sonora. ai sottotitoli pure per le risate e i sospiri (uno su tutti: *nostalgic sigh*).

però:
la sceneggiatura è piatta ripetitiva e allentata. colpi di scena posticci. antagonista di cartone. troppi spazi morti. si potevano approfondire temi appena accennati (sfruttamento dei lavoratori tamil in malesia. identità e orgoglio culturali. divisioni castali. disagio minorile. emancipazione femminile) e rendere la narrazione più articolata. capitemi: non snaturare l’intrattenimento. arricchirlo. non mancano spunti umoristici nè emozioni. perchè non moltiplicarli in 150 – centocinquanta – minuti di film?
c’era un direttore artistico nel cast tecnico? davvero?
sangue a fiumi. vi avviso.


comunque:
quarto. la proiezione di un film con la supersuperstar rajinikanth è un evento di proporzioni epiche. ossia: gli sfigati vanno semplicemente al cinema (capirai). i devoti celebrano. persino nell’anestetizzata milano. al beltrade (santi tutti. vi amo) come a chennai. eccheccazzo. nel buio della sala  esplode un boato – maschile - quando sullo schermo appare a caratteri cubitali la prima S. applausi e cori da stadio a scandire lettera per lettera:

S U P E R S T A R


un’esperienza che consiglio.

eLLeSSeDì

16 gennaio 2012

SHOR IN THE CITY

Fresco della nomination come Miglior Film agli Star Screen Awards (il premio è andato però ex aequo a Zindagi na milegi dobara e all'acchiappatutto The Dirty Picture), Shor in the city è l'ultima fatica del duo Krishna D.K. - Raj Nidimoru, sceneggiatori e registi del bellissimo 99.

TRAMA

Tilak (Tusshar Kapoor), Mandook (Pitobash Tripathy) e Ramesh (Nikhil Dwivedi) sono tre amici che cercano di sbarcare il lunario con pratiche non propriamente legali. Abhay (Sendhil Ramamurthy), di ritorno dagli Stati Uniti, è in India per intraprendere un piccolo business. Sawan (Sundeep Kishan) è un giovane che aspira a diventare giocatore di cricket professionista, incalzato dalla fidanzata Sejal (Girija Oak), che altrimenti teme di dover sottostare ad un matrimonio combinato. Tutti insieme animano le vie della città più multiforme del mondo, Mumbai.

RECENSIONI

The Times of India ****
Sfrigolante caleidoscopio della caotica, torbida Mumbai, Shor in the city non regala un senso di déjà vu. Il film rappresenta la metropoli come fosse un personaggio, tanto spigoloso, enigmatico ed isterico quanto i vivi protagonisti della storia. E a dispetto del crudo scenario, si avverte una corrente sotterranea di speranza e di innocenza che sembra sprigionarsi dai luoghi più inattesi. Grazie alla spiritosa sceneggiatura (Raj Nidimoru e Krishna DK), all'eccellente fotografia (Tushar Kanti Ray) e alla colonna sonora piena di energia (Sachin-Jigar), SITC è un altro titolo che infrange le norme offerto dalla produttrice Ekta Kapoor, dopo Love Sex Aur Dhokha e Once upon a time in Mumbaai. Non perdetevi questa black comedy dotata di cuore e anima.
Nikhat Kazmi, 28.04.11
La recensione integrale.

Hindustan Times ***1/2
Shor in the city è un film dalla consistenza ricca che si offre come un flusso di coscienza. Tutto può accadere a Mumbai, l'indiscussa protagonista di SITC. La camera cattura abilmente la metropoli, regalando quel tipo di estenuante esperienza che gli stranieri in visita a Mumbai spesso (e con gentilezza) definiscono schiacciante. I personaggi sono ispirati. Ciò che si nota in questa pellicola che è in primo luogo un film su una metropoli, è la sua audacia assoluta, la sua verve e il suo umorismo adorabilmente assurdo. SITC è diretto da due registi di basso profilo (Raj Nidimoru e Krishna DK), il cui ultimo lavoro (99) passò inosservato perchè (almeno in apparenza) il pubblico era troppo occupato a seguire il torneo IPL (*) di cricket in tv. La loro filmografia è imbevuta di quello spirito che caratterizzò il miglior cinema indipendente britannico degli anni novanta (Full Monty, Trainspotting, ecc.). Ed è lo stesso spirito che definì i primi lavori di due altri raffinati registi che, come loro, emigrarono dall'Andhra Pradesh a Mumbai: Nagesh Kukunoor e Ram Gopal Varma. Shor o rumore costante è chiaramente l'energia insopprimibile che si respira nell'aria di Mumbai. Se lo stupendo Maximum city di Suketu Mehta fosse un film, sarebbe molto simile a SITC.
(*) Indian Premier League (nota di Cinema Hindi).
Mayank Shekhar, 29.04.11
La recensione integrale.

Diana ***1/2
Difficile trovare un film così ben scritto, con dei personaggi ancor meglio delineati. I protagonisti di Shor in the city sono interessanti e caratterizzati, si trovano (o si mettono) in situazioni al limite e mostrano il loro lato più meschino ma anche l'istinto e la capacità di sopravvivenza. I confini morali sono spostati un po' più in là, si è disposti a cedere al compromesso se non alla corruzione. Le occasioni di ripensamento sono poche e vanno colte per potersi, forse, redimere.
La narrazione scorre con ritmo, l'alternarsi delle vicende assicura dinamismo, il mood della pellicola è agrodolce, a tratti cupo e sconfortante. Shor in the city  è un film scritto, diretto, prodotto ed interpretato da professionisti.
Krishna D.K. e Raj Nidimoru  sono due da tenere d'occhio!

Il bello:
- La scena in cui Abhay, Tilak e Ramesh, per curiosità e per gioco, vogliono fare esplodere, in un campo isolato, un piccolo ordigno. Mentre aspettano la detonazione, un bimbetto di strada raccoglie la bomba. I tre, nel panico, inseguono il ragazzino urlando, mentre lui scappa senza mollare il tesoro che ha trovato. Tutta la superficialità, la trivialità, l'ottusità e la meschinità dei tre amici; tutta l'indigenza, la fame e l'incolpevole rapacità del bambino, dal posizionamente dell'esplosivo all'epilogo: quattro minuti di tragico, struggente, altissimo cinema.

Il brutto:
- La sceneggiatura è quasi perfetta. Quando si arriva così vicini al sublime divento ingorda e pretendo l'impeccabilità.
- La visione cinica, che però è anche il bello del film.

LA SCHEDA DEL FILM

Cast:
Abhay - Sendhil Ramamurthy
Tilak - Tusshar Kapoor
Ramesh - Nikhil Dwivedi
Shalmili - Preeti Desai
Sawan - Sundeep Kishan
Mandook - Pitobash
Sapna - Radhika Apte
Sejal - Girija Oak
Tipu - Amit Mistry as Tipu
Il malavitoso - Zakir Hussain

Scritto da Krishna D.K., Raj Nidimoru e Sita Menon

Diretto da Krishna D.K. e Raj Nidimoru

Prodotto da Ekta Kapoor e Shobha Kapoor

Musiche di Sachin, Harpreet e Jigar

Lirycs di Priya Panchal e Sameer

Distribuito da  Balaji Motion Pictures e ALT Entertainment

Anno 2011

AWARDS

- Star Screen Awards per Miglior attore in un ruolo comico a Pitobash.

- ZeeCine Award Best Singer (Female) a Shreya Ghoshal (Saibo)

- Con Shor in the City, Krishna D.K. e Raj Nidimoru hanno vinto il Best Director Award al MIAAC a New York.

CURIOSITA'

- Sendhil Ramamurthy è nato a Chicago da genitori indiani. E' un attore americano molto noto, soprattutto per la sua partecipazione al telefilm Heroes.

- EKTA KAPOOR: LA VERA SIGNORA DI BOLLYWOOD di CinemaHindi.

- Star Screen Awards, i nominati e i vincitori.

- Magnifiche inquadrature della metropoli come quelle di Shor in the city, sono frequenti nei film ambientati a Mumbai. Il fascino stesso della città è talmente potente che essa diventa uno degli elementi più influenti ed interessanti del film. Come anche in A Wednesday! e Dhobi Ghat.

Il sito ufficiale del film.