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25 aprile 2024

PONNIYIN SELVAN - II


Ponniyin Selvan - I e Ponniyin Selvan - II vanno gustati uno in fila all'altro, perché si tratta di un unico film girato tutto insieme ma suddiviso in due parti solo per ragioni commerciali e distributive. Nella sua interezza, la saga è di fattura squisita, molto omogenea pur nella diversificazione dei toni. A voler proprio trovare un difetto, alla prima visione è faticoso tenere il passo, la storia è articolatissima e sconosciuta a noi non indiani (troppi intrighi per i miei gusti), un folto numero di personaggi secondari da memorizzare - oltre ai sottotitoli poco leggibili. La saga va affrontata solo dopo aver letto con attenzione la trama di PS-I (pazienza per gli spoiler), e va assaporata un tempo alla volta, con calma. PS cresce ad ogni visione successiva, sino a causare dipendenza. Ci si affeziona ai protagonisti, si colgono nuovi deliziosi dettagli, si rimane catturati dall'artisticità e dalla precisione delle inquadrature. La tecnica è sopraffina. PS dovrebbe diventare oggetto di studio nelle scuole (anche occidentali) di cinema. 

Accennavo ai toni. PS-I è più esuberante, con una narrazione in espansione e una luce ottimistica. Vengono presentati i personaggi, ciascuno col suo spazio e con la sua caratterizzazione. E vengono annunciati gli eventi, creando curiosità e aspettative. PS-II è più introspettivo, con una narrazione che procede verso la sua conclusione - anche di chiusura definitiva (per alcuni personaggi) -, e con interazioni significative. I protagonisti tracciano le parabole delle loro esistenze, rivelano le fragilità. Le finezze non si contano. Acqua ovunque, il suono ovattato dei flutti, l'acqua da cui emerge e in cui si immerge Nandini, l'inizio e la fine. La colonna sonora, compatta quanto la pellicola, si accorda con le ipnotiche immagini in totale, magica armonia.

Una vera impresa comprimere un romanzo (e una storia) di quelle proporzioni in una sceneggiatura cinematografica che, ad ogni visione aggiuntiva, dimostra sempre più il proprio valore. Gli attori regalano interpretazioni straordinarie. Un applauso a Mani Ratnam, anche per la direzione delle vorticose sequenze d'azione e per quelle estremamente realistiche di guerra. Un fragoroso applauso per la scena dell'incontro, davvero epico, fra Nandini e Aditha adulti (Mani: graziegraziegrazie). 

TRAMA

Siamo nel X secolo nel sud dell'India. L'impero della dinastia Chola è retto dal sovrano Sundara, ormai malato. L'erede è il primogenito Aditha, in guerra espansionistica ai confini del regno. I ministri cospirano per restituire il trono al cugino dell'imperatore. [Spoiler] Arunmozhi, il terzogenito di Sundara, salvato dall'annegamento da una donna misteriosa, è protetto in un monastero. Aditha incontra dopo anni la bellissima Nandini. I cospiratori stanno per chiudere il cerchio intorno alla famiglia reale, mentre i sicari del regno nemico dei Pandya progettano l'omicidio di Sundara, Aditha e Arunmozhi. Ed ecco il colpo di scena: il cugino dell'imperatore rinuncia al trono, ma è Arunmozhi ad offrirglielo.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* L'incontro da cardiopalma fra Nandini e Aditha. Indimenticabile. Aishwarya e Vikram al top. Gesti, sguardi, parole pronunciate e parole trattenute. In ginocchio al cospetto di un cinema che esalta, emoziona e commuove.

RECENSIONI

The Hindu:
'Mani Ratnam’s sequel takes liberal creative liberties by leaving out some parts from the Tamil classic in order to present it cinematically - and the climax might be the subject of some discussion in this context, especially among fans of the book - but it largely encapsulates the myriad twists and turns as the story unravels. (...) The zing of the first installment might be missing here, but there is certainly more depth to the characters. Despite having to chronicle several character arcs and showcase the twists and turns, Mani Ratnam’s cinematic flourishes come to the fore. The director has always been an expert at showcasing two different character sequences packaged as one. (...) Some of the scenes do extend more than they ought to; there’s a Vikram-Aishwarya Rai meet-up that becomes too dialogue-oriented, but do watch out for their sparking performances and cinematographer Ravi Varman’s rich use of light and colour in this particular sequence. Aishwarya Rai Bachchan’s hard work and effort to portray Nandini shows on the big screen, and she oozes confidence, but one wishes the makers gave this character more heft in the end. Somehow, she gets a lot of character-building (...) but her different shades could have been conveyed more effectively. (...) If Karthi was the life of the first part (...) Vikram and Jayam Ravi get their act together here, with powerful performances. Vikram displays flashes of acting brilliance, especially during the sequence where he learns that a plot is brewing against him. Jayam Ravi comes across as more quiet and confident, especially in a sequence that involves Buddhist monks saving him from a tricky situation. Whoever said ‘mass’ moments needed lots of action? Aiding this galaxy of actors (...) is a rousing score from A.R. Rahman who seems to know when to dish out soft musical cues (...) and go all out with powerful vocals and percussion. (...) Despite the war sequences in the end, it is the interpersonal dynamics and drama between its main characters that make the core of Ponniyin Selvan. Kalki has packed inside his literary work several twists that might be a little hard to understand for someone unfamiliar with the PS universe and the family tree, but Mani Ratnam’s cinematic adaptation makes for a satisfactory watch'.
Srinivasa Ramanujam, 28.04.23

Galatta:
'There are hardly any raised voices in Ponniyin Selvan - II, and save for a couple of action/battle scenes, this may be the quietest epic I've seen. The zingers are quiet. (...) The confrontations are quiet. (...) The humour is quiet. (...) The stunning set pieces are quiet. (...) The emotional moments are quiet, like when the three Chola siblings are reunited - it's one of many fabulous pieces of choreography with close-ups in a film filled with close-ups. With his superb cinematographer Ravi Varman, Mani Ratnam amps down the aural drama and amps up the visual drama. Even by this director's legendary standards, the staging is something else. (...) Ponniyin Selvan - II is an intimate movie, both literally (all those close-ups) and figuratively. (...) Several scenes are so good (...) that you wish for separate spin-off films with just these characters alone. The big show-down between Aditha (...) and Nandini is another stunner. (...) And again, it's shot mostly in tight close-ups. This is a narrative filled with talk, and Mani Ratnam keeps finding ways to film these conversations in diversely dramatic ways, with the camera rarely fixed. (...) Unlike Part I, this is heavier, sadder - it's more of a Shakespearean drama, with failings and failures. (...) A.R. Rahman's songs are aptly fitted into the background. (...) The writing (...) is a model of concision without confusion. The emotional bonds are strongly reinforced within minimal screen space. Nothing feels stagey. There's no forced rhetoric. But for the time period, these people could be us - only, our lives aren't exquisitely edited by Sreekar Prasad and set-designed by Thota Tharani. The two films' design alone is worth a review. Look at how the pure and peace-loving Arunmozhi is always shown in shades of white, as opposed to the darker hues that define his tortured brother. Mani Ratnam released his first movie on January 7, 1983. Forty years on, he continues to challenge himself and his viewers. Sometimes he fails, but he is on a roll now, and the Ponniyin Selvan films are easily among his grandest achievements'.
Baradwaj Rangan, 28.04.23

Cinema Hindi: **** (scommetto che se lo guardassi un'altra volta volerei a *****)
Punto di forza: regia da urlo, sceneggiatura lucida e compatta, Vikram e Aishwarya.
Punto debole: troppi eventi, troppi personaggi. Materiale sovrabbondante per una sola visione.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Vikram - principe Aditha Karikalan, primogenito dell'imperatore Sundara ed erede al trono
* Karthi - principe Vallavaraiyan Vandiyadevan, comandante dell'esercito Chola e amico del principe Aditha 
* Aishwarya Rai - Nandini, moglie del ministro del tesoro del regno Chola / Mandakini
* Trisha - principessa Kundavai, secondogenita dell'imperatore Sundara
* Jayam Ravi - principe Arunmozhi Varman alias Ponniyin Selvan, terzogenito dell'imperatore Sundara
* Prakash Raj - imperatore Sundara Chozhar della dinastia dei Chola
* Kamal Haasan - narratore

Regia: Mani Ratnam
Sceneggiatura: adattamento cinematografico redatto da Mani Ratnam, Elango Kumaravel e B. Jeyamohan del monumentale romanzo tamil in cinque volumi Ponniyin Selvan (1955) di Kalki Krishnamurthy.
Colonna sonora: A.R. Rahman 
Fotografia: Ravi Varman
Scenografia: Thota Tharani
Montaggio: Sreekar Prasad
Lingua: tamil
Traduzione del titolo: il figlio di Ponni. Ponni è l'antico nome letterario tamil del fiume sacro Kaveri.
Anno: 2023

CURIOSITÀ

* PS-II ha conquistato la terza posizione nella classifica degli incassi dei film tamil del 2023.
* Bejoy Nambiar è l'aiuto regista della saga.
* Ponniyin Selvan è considerato uno dei più importanti romanzi della letteratura tamil. Dal 1950 al 1954 fu pubblicato a puntate sul periodico Kalki, e poi raccolto in cinque volumi nel 1955. I primi due volumi sono condensati in PS-I, gli ultimi tre in PS-II.
* La dinastia dei Chola, localizzata originariamente nella valle del fiume Kaveri (India meridionale), è una delle più longeve della storia (III secolo a.C. - XIII secolo d.C.). Nel IX secolo ebbe inizio l'espansione territoriale: nacque così il potente impero marittimo dei Chola. Sundara Chola, alias Parantaka II, regnò dal 958 al 973. Gli venne affidato il trono in quanto il cugino Madurantaka Uttama, erede legittimo, era troppo giovane. Arunmozhi, alias Rajaraja I, regnò dal 985 al 1014, dopo il breve regno di Madurantaka Uttama - regno offerto dallo stesso Arunmozhi alla morte di Sundara (e di Aditha). Aditha fu assassinato nel 971, a soli 29 anni, in circostanze misteriose. Kundavai sposò davvero il principe Vallavaraiyan Vandiyadevan - almeno una soddisfazione (Fonte Wikipedia). 

23 novembre 2022

PONNIYIN SELVAN - I


Escludendo Jodhaa Akbar e Asoka, non ricordo un film indiano a sfondo storico - intendo: re, regine, intrighi, tradimenti, guerre - che mi abbia convinto. Aggiungi poi la pesante retorica nazionalista degli ultimi anni, e la narcosi è assicurata. Per fortuna Ponniyin Selvan - I si differenzia dal mucchio. In primo luogo perché dietro la macchina da presa c'è l'occhio allenato di un signor regista, Mani Ratnam, dotato di mestiere, talento, gusto. E poi per il carisma del cast. Vikram è magnifico, ha dalla sua fisicità e carattere, e non si limita a grugnire accigliato, come fanno di solito i colleghi in pellicole similari, ma regala una scena madre da urlo. Aishwarya Rai (doppiata dalla brava Deepa Venkat) torna finalmente sul set dopo quattro anni, con uno splendore che illumina lo schermo. Ash è nel suo elemento: regale e divina, come lei nessuna. Trisha non è da meno: un soffio di sorriso e l'incantesimo è servito. La leggerezza di Karthi inibisce il melodramma.

Assaporare un'opera di Ratnam è un modo sublime di stare al mondo. Le inquadrature, le finezze, l'estetica e i colori riempiono gli occhi di bellezza. Non dimentichiamo che Ratnam è un buon narratore, e questa sua qualità ha ridotto noia e sbadigli. Anche le sequenze di combattimento (vedi ad esempio la battaglia d'apertura) - girate con maestria e cura dei dettagli - per una volta sembrano raccontare e non solo mostrare acrobazie e carneficine.
La sceneggiatura si sforza di rendere PS-I un prodotto completo e non una sequenza slegata di eventi. La regia sostiene narrazione e ritmo (oltre a gestire un esercito di comparse), arginando la prevedibilità del genere e mantenendo vigile il più possibile l'attenzione dello spettatore. Comparto tecnico impeccabile: fotografia ammaliante, costumi e scenografie all'altezza di un progetto di questo calibro, coreografie interessanti. Una menzione speciale alla colonna sonora: brani e commento musicale privi di difetti accompagnano le sequenze rapide come quelle lente arricchendo il film di suggestioni.

La retorica - di qualsiasi tipo - mi è sembrata molto contenuta, così come sentimentalismi ed esagerazioni. Le scene più leggere fluiscono con naturalezza nella trama principale senza forzature, i caratteristi non strafanno. I dialoghi, pur non strabilianti, non eccedono in proclami e non sconfinano in battute slegate dal contesto. I personaggi conversano fra loro e non declamano. Il loro percorso è allo stadio iniziale, con l'eccezione di Aditha e di Nandini. Non hanno un passato e, per ora, non si è vista una formazione. Valuterò nel secondo capitolo.


TRAMA

Siamo nel X secolo nel sud dell'India. L'impero della dinastia Chola è retto dal sovrano Sundara, ormai malato. L'erede è il primogenito Aditha, in guerra espansionistica ai confini del regno. I ministri cospirano per restituire il trono al cugino dell'imperatore. Aditha invia a Thanjavur, capitale dell'impero, il fidato Vallavaraiyan per carpire informazioni e trasmetterle a Sundara e a Kundavai, secondogenita dell'imperatore. Sundara decide di richiamare a corte sia Aditha che il terzogenito Arunmozhi, quest'ultimo in guerra espansionistica nell'attuale Sri Lanka. [Spoiler] - Aditha rifiuta di tornare per non incontrare Nandini, la bellissima moglie del ministro del tesoro (capo della cospirazione), con la quale in passato aveva intrecciato una relazione bruscamente troncata dall'imperatrice su consiglio di Kundavai. Nandini era stata allontanata da Thanjavur perché orfana e quindi giudicata non idonea al ruolo di imperatrice. Anni dopo, Aditha aveva colto Nandini in atteggiamento confidenziale con il re del regno nemico dei Pandya, re assassinato in quell'occasione dallo stesso Aditha. L'omicidio aveva scatenato la sete di vendetta di Nandini. - Quanto ad Arunmozhi, viene attaccato da un drappello di ribelli del regno dei Pandya e di soldati del regno di Lanka, cade in mare durante una tempesta e risulta disperso. Alla notizia, Aditha si dirige rabbioso verso Thanjavur per punire Nandini, la mandante dell'agguato.

RECENSIONI

The Hindu:
'The source material is rich with myriad characters that undergo a rollercoaster of emotions, and Mani Ratnam gleefully picks them all up to give it a cinematic touch. It helps that he has a power-packed starcast. Karthi almost steals the show, especially in the first half, kindling a feeling of joie de vivre, thanks to his zesty acting style. (...) Vikram packs a powerful performance; watch him bawl during a sequence in which he sadly reminisces about a skeleton from his past. Jayam Ravi has an easygoing, understated approach to his character, while still maintaining the dignity associated with royalty. And (...) Aishwarya Rai Bachchan and Trisha get their Tamil accents right... but the face-off scene between them needed more tension. Aishwarya Rai looks a million bucks, and also shines in the few scenes that showcase glimpses of her character’s villainy, but there’s a lot more to be fleshed out. We’ll wait for the next instalment. The issue with an epic of this kind is that all characters, except the leads, get little prominence. (...) Another issue is the presence of a dozen important characters, (...) which will prove to be a challenge to follow for the average viewer. But what the audiences will follow - and probably marvel at - is the film's ability to take you into a world from many centuries ago. Be it the rich sequences inside the kingdom or the magnificent battle set pieces, Ponniyin Selvan - I has you invested in the big screen, though one feels that the ocean segment in the second half could have been staged better. Thota Tharani's production design is a highlight, as is Ravi Varman's camera that almost runs alongside the characters; the quick-motion shots from atop a horse are as classy as those basked in beautiful sunlight. A.R. Rahman's music (...) is experimental, and amps up the war sequences, while the songs are placed in a way that aids the story narrative. (...) Ponniyin Selvan - I is 167 minutes of powerful storytelling backed by visual splendour'.
Srinivasa Ramanujam, 30.09.22

Galatta:
'The film transforms a book into an utterly gorgeous piece of cinema, and I’m not just talking about Ravi Varman’s image after stunning image. (...) It’s also the writing, by Mani Ratnam, Elango Kumaravel and Jeyamohan. (...) The book has been slashed, and pages and images flutter across from one bit of exposition to another. (...) Every character has a strong scene - or three - where their essence is established. One part of me wished for a ten-hour movie. But given two hours and forty-five minutes, there really is no other way to tell this story on screen, and the big plus is seeing Mani Ratnam, the director, in glorious form with his fantastic technical team: Thota Tharani handles the production design, Sreekar Prasad is the editor, and cinematographer Ravi Varman fills the screen with colour, from the blue of the seas to the browns of the land. (...) This is a film filled with constant movement: it's either the chases or the battles or the never-ending mind games that keep coiling around the narrative like a slimy snake. Even the camera, mostly, is free and keeps moving. Very few shots seem "composed". (...) I would have liked the songs to have been replaced by more interaction between the characters. Or maybe more time for the action scenes to play out. (Right now, they seem like truncated versions of longer action blocks). (...) Instead of trying to dazzle us with epic-ness, Mani Ratnam goes all-out real. There are no "mass" dialogues, the jokes are casually tossed off, the verbal confrontations are delivered in even tones, and even the fights aren't staged as spectacles for the sake of spectacle. (...) All the actors are fantastic, especially Vikram, Aishwarya, Trisha and Karthi. (...) This character-driven first part perfectly sets the stage for the second installment, which can now hit the ground running. Apart from showing how a huge novel can be convincingly condensed, that is this film's biggest achievement'.
Baradwaj Rangan

Mid-Day: * 1/2
'This film traverses breathlessly, at breakneck speed, between way too many scenes, and set-pieces - from horses in battle, armada on high seas, to swashbuckling sword-fights - without a second for any kinda staging of emotions, whatsoever. The audience isn’t supposed to simply soak in the stuff on screen. So much so that you begin to believe after a point, that maybe a lot of footage has been lost, and the movie has been stitched together, with only the high-points left over. Either that. Or the filmmakers are totally unable to contain the enthusiasm for the material at hand. They devote themselves entirely, therefore, to simply cover page after page of the original text. Remaining, in turn, far too faithful to the book this film is adapted from. (...) What do you really make of the first part of Ponniyin Selvan - I? (...) Very little, beyond the fact that soon as you settle into a character/scene/scenario, the movie simply moves on. (...) Ratnam is at his best. (...) Same with his partnering composer, A.R. Rahman. (...) And yet, it hardly takes a keen eye to observe/laud the effort put into this visually captivating canvas - in terms of locations, lighting, VFX, production design; scale, basically. (...) You do a double-take sometimes and look up, alright - especially the combat sequences, with (Ravi Varman’s) camera pacing through crowds, with actors in sharp close up, faces covering the giant full-screen. The only time the camera does calm down for a bit is to admire the beauty of actor Aishwarya Rai Bachchan. (...) Only there’s hardly much (...) to glue you to what happens next. Maybe the story is just not leaping off the pages, as it should?' 
Mayank Shekhar, 30.09.22

Cinema Hindi: ****
Punto di forza: promemoria di come si confeziona una pellicola a sfondo storico privo di retorica nazionalista. Il carisma del cast. Regia, fotografia, colonna sonora, coreografie, azione.
Punto debole: eventi sottintesi, personaggi numerosi. Difficile condensare un romanzo fiume di cinque volumi in un film in due parti. Vi consiglio di memorizzare bene la trama prima di affrontare la visione.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Vikram - principe Aditha Karikalan, primogenito dell'imperatore Sundara ed erede al trono
* Karthi - principe Vallavaraiyan Vandiyadevan, comandante dell'esercito Chola e amico del principe Aditha 
* Aishwarya Rai - Nandini, moglie del ministro del tesoro del regno Chola
* Trisha - principessa Kundavai, secondogenita dell'imperatore Sundara
* Jayam Ravi - principe Arunmozhi Varman alias Ponniyin Selvan, terzogenito dell'imperatore Sundara
* Prakash Raj (cameo; avrei preferito un ruolo più corposo per un attore che ultimamente non delude mai) - imperatore Sundara Chozhar della dinastia dei Chola
* Kamal Haasan - narratore

Regia: Mani Ratnam
Sceneggiatura: adattamento cinematografico redatto da Mani Ratnam, Elango Kumaravel e B. Jeyamohan del monumentale romanzo tamil in cinque volumi Ponniyin Selvan (1955) di Kalki Krishnamurthy.
Colonna sonora: A.R. Rahman in gran forma. Segnalo i brani Ponni Nadhi, Chola Chola, e il fascinoso (e molto esotico) Alaikadal (solo audio, voce Antara Nandy).
Coreografia: Brinda
Fotografia: Ravi Varman
Scenografia: Thota Tharani
Costumi: Eka Lakhani
Montaggio: Sreekar Prasad
Azione: Kecha Khamphakdee, Sham Kaushal
Lingua: tamil
Traduzione del titolo: il figlio di Ponni. Ponni è l'antico nome letterario tamil del fiume sacro Kaveri.
Anno: 2022

RASSEGNA STAMPA

* I wanted to break 'the Mani Ratnam style' in Ponniyin Selvan, dichiarazioni rilasciate da Ratnam raccolte da Navein Darshan e pubblicate da Cinema Express il 20 settembre 2022:
'"Fitting Ponniyin Selvan into a single film was the biggest challenge I had when thinking of adapting. Today, the audience has embraced the idea of duologies and trilogies, and this seemed like the perfect time for me to explore the format. If I had made the material as a single film, I would have been critical of myself for leaving out so many details. (...) Being unpredictable is my top priority. So, I try to avoid a distinct signature or style in my films. When someone starts finding a pattern in my work, I don't see it as a compliment; instead, I push myself harder to overwrite it. (...) Each film dictates itself. I just have to ensure that none of my previous influences is infused into my current work." (...) He adds that using multiple-narrative techniques was essential in adapting Ponniyin Selvan into a cinema. "While a novel can have an entire page to explain the wave of emotions a character is going through, a film can only utilise body language and dialogues. So, we had to explain certain things directly, certain things indirectly and the rest in an intricate manner to ensure a gratifying viewing experience." (...) "As a significant portion of the novel is based on real history, our research team worked hard in getting the representation of the characters and locations right. For instance, the warriors in the film wear thick leather armour, instead of those made of metal. Also, we have humanised the characters as much as possible." (...) The auteur states that he lets his actors find their path. "I just plant the idea in them and guide them when they lose track. I believe in my actors a lot. Once I finish casting, I trust actors to transform themselves and bring their characters to life." But this doesn't mean he went easy on them. The taskmaster made sure that his actors underwent multiple workshops and script-reading sessions'.

CURIOSITÀ

* Realizzare l'adattamento cinematografico di Ponniyin Selvan è stato il sogno di diversi registi indiani. Lo stesso Ratnam ci aveva già provato un paio di volte in passato, senza successo. PS-I è, ad oggi, il campione tamil d'incassi del 2022, e, escludendo le versioni tamil dei due Baahubali, è il secondo campione tamil d'incassi della storia dopo 2.0. 
* La dinastia dei Chola, localizzata originariamente nella valle del fiume Kaveri (India meridionale), è una delle più longeve della storia (III secolo a.C. - XIII secolo d.C.). Nel IX secolo ebbe inizio l'espansione territoriale: nacque così il potente impero marittimo dei Chola. Sundara Chola, alias Parantaka II, regnò dal 958 al 973. Gli venne affidato il trono in quanto il cugino Madurantaka Uttama, erede legittimo, era troppo giovane. (Fonte Wikipedia).

GOSSIP & VELENI

* Karthi è il fratello di Suriya.
* Sham Kaushal, direttore di sequenze di azione, è il padre di Vicky Kaushal.
* Vicende storiche ok, ma a me alla fine quel che intriga è il rapporto fra Aditha e Nandini. [Spoiler] Lui non riesce a dimenticarla, si abbruttisce in guerra, oscilla fra amore, odio, ossessione, rimpianto. Lei sposa un altro, trama nell'ombra, usa la seduzione per raggiungere il suo scopo e vendicarsi. Roba forte. Mi sto sforzando di non leggere in rete la trama del romanzo. Aditha è una figura storica realmente esistita, Nandini parrebbe di no, ma ho preferito non approfondire per evitare spoiler. Sono molto curiosa di vedere cosa ci avrà riservato il buon Ratnam per il confronto - spero ad alta tensione - fra Aditha e Nandini nel secondo capitolo (già completato, in distribuzione nelle sale fra marzo e giugno del prossimo anno). Mi aspetto sciami di scintille: voglio abbrustolirmi.

31 luglio 2019

MANIKARNIKA: THE QUEEN OF JHANSI


Non aspettatevi un film indimenticabile: Manikarnika, con le sue ingenuità e la sua pesantissima retorica, indimenticabile non è. Ma di divertirvi, sì, perchè è uno spasso ammirare l'impavida Kangna Ranaut affrontare, con fierezza e con una considerevole dose di faccia tosta, un ruolo ultra debordante, ultra pompato, in una pellicola dal femminismo fragoroso, il cui unico scopo è esaltare, anzi, ultra esaltare la protagonista. La supereroina Manikarnika è tutto, sa tutto, può tutto, fa tutto. 
I personaggi di supporto sono ovviamente inconsistenti, le interazioni ovviamente sfocate. Manikarnika è preponderante ed eccessiva, e, come tutti gli eroi del cinema popolare indiano, si esibisce in roboanti scene d'azione. Però, secondo me, sia la pellicola che la supereroina mancano di umorismo. Manikarnika si prende troppo sul serio, e l'ironia ai danni di molti dei personaggi maschili sconfina nello scherno.

Nel film non manca niente: storia (sullo sfondo), leggenda, patriottismo a fiumi (come sembra richiedano i tempi), ribellione contro i cattivissimi inglesi, coraggio estremizzato, martirio. E poi costumi regali, scenografie sontuose, palazzi da sogno, battaglie sanguinose, avidità, tradimento, amore, morte. Danze e svolazzo di strascichi. Nella baraonda, mescolati all'osannante fedeltà alla tradizione (se non vuoi rischiare che i soliti facinorosi diano fuoco alle sale), vengono toccati anche temi più spinosi, come la condanna dell'ostracismo delle vedove, il plauso all'istruzione e all'autonomia femminile, la parità di genere.
L'interpretazione di Kangna non è da annoverare fra le migliori della sua carriera, ma, per come è costruito il personaggio, la sottigliezza non compariva fra i requisiti richiesti. Kangna ha lottato con ferocia per questo progetto, la cui realizzazione ha subito ritardi e battute d'arresto. I continui cambi di rotta non hanno giovato al risultato finale. Inoltre mi chiedo se e quanta parte della sceneggiatura originale sia stata rimaneggiata in corso d'opera. 

TRAMA

Il soggetto è allettante: si ispira (con abbondanti licenze cinematografiche) alla storia vera di Manikarnika, la regina guerriera che, nella metà dell'Ottocento, osò ribellarsi agli inglesi per difendere il suo trono. 

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* Manikarnika, su imposizione degli inglesi, è costretta ad abbandonare la residenza reale. La sequenza, a partire dallo scambio di battute con l'ufficiale nemico, mi ha molto emozionato.

* Le sequenze d'azione, anche se non sempre gli effetti speciali sono all'altezza. Le evoluzioni acrobatiche e i duelli di Manikarnika. E poi le battaglie: Manikarnika sempre in prima linea, indomita, insanguinata, sguardo demoniaco, che trucida un numero impressionante di soldati nemici. Miei cari, l'intrattenimento è servito.

ASSOLUTAMENTE DA DIMENTICARE

* L'impiccagione della ragazzina. No, grazie.

RECENSIONI

Hindustan Times: ***
'The messaging is unmistakable: this queen needs no man. Ranaut makes you believe it. Manikarnika: The Queen Of Jhansi sets up a world where the woman wages war, while the men dance and matchmake. Ranaut is gleeful as she shows the men how its done, fencing expertly while running across the backs of horses and onto that of an elephant. These are cartoonish stunts, but nothing outside the Hindi film playbook, and if they feel harder to swallow, we should ask ourselves if that is because they’re performed by a woman and not some guy named Akshay or Ajay. (...) Manikarnika achieves the simplistic ambition of saluting the legendary queen, but feels too long and a bit too cardboard. The budgetary constraints show. The patchwork is constant. However, it must be said that all our period epics look like filmed theatre productions (only in the Baahubali films do swords appear heavy) and there is a straightforward earnestness to Manikarnika, even when craft is lacking. (...) The storytelling is structured like a children’s film - albeit one with a fair bit of blood - which may not be a bad move, considering how quickly viewers get used to the simplistic syntax. There is much that is laughable, not least the British villains (...), but like the history books have always advertised about Jhansi, this is a one-woman show. Ranaut is glorious. She wears a dazzling smile like a cloak of confidence, and slices down enemy soldiers with a fury that must surely have injured some extras on the set. We know what this actress is capable of, and she gives even the weaker written parts of this film her all. (...) While Manikarnika could surely have been sharper, its very existence feels like an arrow against cinema’s patriarchy, a broadside against the boys. At the end when we hear Amitabh Bachchan read out those famous lines about the Queen of Jhansi, the first credit declares ‘Directed By Kangana Ranaut.’ It reads like a warning. Heads will roll. God save the queen'.
Raja Sen, 28.01.19

Mid-Day: ***
'Yes, this is a big-budget, wholly star-driven, action-packed, period picture. Except the star is female, which is rare enough. (...) Dainty but fierce, Ranaut plays Rani Lakshmibai with the ferocity that suits her character best. (...) The sets are grand. Extras, both Brits and desis, fill up the screen. War scenes look reasonably authentic. Mortal combats appear real'.
Mayank Shekhar, 26.01.19

Cinema Hindi: *** 1/2
Punto di forza: l'incontenibile faccia tosta di Kangna Ranaut
Punto debole: la soffocante retorica e la mancanza di umorismo

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Kangna Ranaut - Manikarnika
* Jisshu Sengupta - Gangadhar Rao
* Ankita Lokhande - JhalkariBai
* Mohammed Zeeshan Ayyub - Sadashiv Rao
* Atul Kulkarni - Tatya Tope
* Danny Denzongpa - Ghulam Ghaus Khan
* Amitabh Bachchan - narratore

Regia: Kangna Ranaut, Krish
Sceneggiatura: K.V. Vijayendra Prasad, padre del regista S.S Rajamouli, e sceneggiatore di film di enorme successo come i due Baahubali e Bajrangi Bhaijaan
Colonna sonora: Shankar-Ehsaan-Loy
Anno: 2019
Awards: National Film Award come miglior attrice a Kangna Ranaut (aggiornamento del 30 marzo 2021)

GOSSIP & VELENI

* Nel 2017 il regista Ketan Mehta dichiara di aver offerto nel 2015 a Kangna Ranaut il ruolo da protagonista nel film Rani of Jhansi: The Warrior Queen, film che all'epoca stava progettando di realizzare. Secondo Mehta, Kangna aveva accettato la proposta, ma, secondo i legali dell'attrice, non era stato stipulato nessun contratto.
* Nell'agosto 2018 Kangna Ranaut si assume la responsabilità della collaborazione alla regia del film, per completare alcune sequenze rimaste pendenti che il regista Krish ha difficoltà a dirigere in quanto coinvolto in un nuovo progetto. In settembre si registra la defezione di Sonu Sood. Kangna lo accusa di non accettare una regia femminile. Sonu, dal canto suo, dichiara di essere già impegnato con Simmba e di non riuscire a conciliare le date. L'attore verrà sostituito da Mohammed Zeeshan Ayyub. 
* Vi segnalo l'intervista concessa da Krish a SpotboyE il 29 gennaio 2019, nella quale il regista sostiene che, nella versione definitiva, il 20-25% del primo tempo (una coreografia, la scena della tigre) e il 10-15% del secondo tempo sono da attribuire a Kangna. Il finale è sostanzialmente quello diretto da Krish. Diverse scene girate dagli attori di supporto risultano tagliate. 

24 luglio 2019

K E S A R I



Questo testo non è una recensione, solo un insieme di dati da conservare in archivio.
Kesari mi ha scosso tantissimo, non riesco ad infliggermi una seconda visione (come abitualmente faccio, se posso, prima di recensire), nè credo di essere abbastanza lucida da poter esprimere un giudizio.
Il film si ispira ad un sanguinoso evento storico, e, per la metà o forse più, rappresenta con notevole efficacia una mostruosa, interminabile carneficina. All'ennesimo morto squartato, ho avvertito un click mentale: il cervello è entrato in modalità stand-by prendendo le distanze dalla bestialità infernale che mi scorreva davanti agli occhi. L'addestramento pluriennale a base di truculento horror è servito a ben poco.

Ricordo scenari naturali meravigliosi, un intrepido Akshay Kumar, turbanti impegnativi, pesante retorica, personaggi inglesi meno odiosi del solito, due galli che si godono un improvvisato spettacolo di wrestling, qualche significativo episodio di solidarietà, una battuta intelligente ('Perchè coinvolgi Dio in queste faccende umane di guerre e sangue?'), una commovente galleria di immagini a massacro concluso. E poi morti, morti, morti, a decine, a centinaia, a migliaia. Sventrati, sgozzati, trafitti, maciullati. Sempre di più. Senza interruzioni. E ancora e ancora e ancora.
Un'esperienza agghiacciante che non desidero ripetere. Per riacquistare la serenità ora mi sparo una bella saga di zombie. 

TRAMA

Tutti ammazzano tutti.

ASSOLUTAMENTE DA DIMENTICARE

* L'immagine del soldato sikh infilzato da un nugolo di spade.

RECENSIONI

Hindustan Times: **
'The film looks large, but doesn’t make a sufficient impact. (...) Most of the action is unmemorable, sadly. There is much bloodlust and regrettably little warcraft'.
Raja Sen, 29.03.19

Mid-Day: ***
'First off, this might well be actor Akshay Kumar's finest performance ever. And this has much to do with an earthy, true-blue, proud Punjabiness that he exudes in his natural persona that translates so seamlessly on to the big screen. (...) And that's tall compliment for a superstar, currently at the brightest phase of his career, who for years since he made his debut was condescendingly dismissed as woodwork - chiefly for the kind of work he starred in, of course. Kumar (...) over the past few years, has upped his game to a point that you can't tell one character of his from the next (...), naturally generating curiosity in ways that Aamir Khan has been capable of. Surely there are other contenders too, but hardly as prolific'.
Mayank Shekhar, 21.03.19

Cinema Hindi: -
Punto di forza: gli scenari naturali, Akshay Kumar
Punto debole: l'incontrollata barbarie

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Akshay Kumar - Ishar Singh
* Parineeti Chopra (special appearance) - moglie di Ishar

Regia: Anurag Singh
Sceneggiatura: Anurag Singh e Girish Kohli
Colonna sonora: Tanishk Bagchi, Arko Pravo Mukherjee, Chirantan Bhatt, Jasbir Jassi, Gurmoh, Jasleen Royal
Traduzione del titolo: zafferano, il colore del turbante indossato da Ishar durante la battaglia
Anno: 2019

CURIOSITA'

* Nel 1897 21 soldati sikh dell'esercito anglo-indiano affrontarono coraggiosamente l'attacco di una moltitudine di guerrieri afgani (da 6.000 a 10.000). I morti furono circa 200. Fonte: Wikipedia.
* Salman Khan inizialmente era parte del progetto in qualità di produttore, poi se l'è data a gambe.
* Pare che il regista Rajkumar Santoshi abbia definitivamente abbandonato la realizzazione di un film sugli stessi eventi storici narrati in Kesari. Il protagonista scritturato da Santoshi era Randeep Hooda, che accenna al progetto in questa magnifica intervista pubblicata da Film Companion il 2 luglio 2019.

GOSSIP & VELENI

* Sbaglio o uno dei tiratori scelti afgani ha lo smalto sulle unghie??
* Kesari ha pure incassato bene al botteghino. I miei amatissimi indiani stanno diventando troppo sanguinari. Dov'è finito l'entusiasmo per i girotondi intorno agli alberi?

06 luglio 2012

PUKAR (1939)




Affascinante. Se il film dovesse essere descritto usando un solo aggettivo allora non ci sarebbe parola migliore.  Pukar, dramma in lingua Urdu di estrema ricercatezza, può considerarsi un capolavoro per l’eleganza dei suoi tratti, un kolossal fastoso ma a suo modo composto, tecnicamente brillante nonostante l’età anagrafica e la carenza di tecnologie. La pellicola è una delle tante meravigliose testimonianze dei primi decenni di vita del cinema indiano, appartenente ad un patrimonio d’incomparabile valore in gran parte andato perduto a seguito di incidenti e sfortunate casualità, quello che resta attende impaziente di essere riscoperto e valorizzato.


TRAMA
L’imperatore Jahangir (Chandramohan) è stimato dai suoi sudditi per la sua imparzialità e per il suo forte senso di giustizia. Nessun crimine deve rimanere impunito nel suo regno e ogni voce ha il diritto di essere ascoltata. Il sovrano condanna a morte il giovane Mangal Singh (Sadiq Ali), colpevole di aver ucciso in un duello i familiari della sua amata, e non ascolta le suppliche del padre (Sohrab Modi) che cerca di salvarlo.  Jahangir non si lascia intenerire e non interrompe il percorso della giustizia ma nel momento in cui la sua bellissima moglie Noor Jahan (Naseem Banu) uccide per errore un uomo durante le esercitazioni con l’arco, sprofonda nel più completo sconforto e chiede di essere condannato al suo posto.


Chandramohan era bellissimo e Naseem Banu una donna dall’eleganza ineguagliabile. Molti decenni prima della nascita di Hrithik Roshan erano gli occhi azzurri dell’attore ad ammaliare il pubblico e l’eleganza dell’attrice a dettare regole di moda, stile e portamento.  Sohrab Modi è stato una straordinaria personalità cinematografica , attore di teatro parsi e successivamente di cinema muto, primo tra i registi di grandi kolassal con l'arrivo del sonoro, recita, dirige e produce questo film straordinario in collaborazione con la storica Minerva Movietone, che l’assisterà anche nella creazione di Sikandar, l'epica di Alessandro Magno interpretata da uno sbalorditivo Prithviraj Kapoor, e Prithvi Vallabh, pellicola strappalacrime affidata alla sua stella preferita, l’angelica Naseem.
Dal punto di vista della recitazione si intervallano personaggi dalla mimica eclatante ed enfatizzata (ma ampiamente suggestiva) come la  madre di Mangal Singh  (Maya Devi), la vivace lavandaia – ballerina (S.Akhtar),   e personaggi dall’espressività interiorizzata, sottile, ma di immediata percezione, come la splendida Noor Jahan (Naseem) e il suo affezionato compagno Jahangir (Chandramohan).
Profondamente slegato dalla dimensione del muto, ormai lasciato alle spalle, il film esplora con vivace entusiasmo nuove dimensioni  e coinvolge i cinque sensi  in un esperimento che, a suo tempo, non ha conosciuto rivali. Niente è statico, gli spazi si fanno profondi, riprese a carrellata immortalano la scena in movimento, la scenografia lussureggiante presenta splendide ricostruzioni architettoniche del regno Mughal, tra palazzi, stanze segrete e giardini, la  sovrana Noor Jahan splende come un gioiello sullo schermo e appare circondata da un’aura di bianco incandescente.
Pukar è un film fastoso ma a suo modo sobrio, non ci sono sequenze spettacolari fine a se stesse anche se molte scene, tra cui la suggestiva partita a scacchi danzata, tolgono letteralmente il fiato. Le vicende  non sono narrate quanto sussurrate e lo spettacolo non mette mai in secondo piano la storia. Un giovanissimo Kamal Amrohi (Pakezaah, Mahal, Razia Sultan) ne firma lo script, il talentuoso sceneggiatore mostra già un precoce talento narrativo e una predilezione per il genere storico / drammatico con tuffi nella profonda complessità della psicologia e dei sentimenti.

Il mio giudizio sul film : ****1/2  4,5/5


ANNO : 1939
TRADUZIONE DEL TITOLO : Invocare
LINGUA : Urdu
REGIA: Sohrab Modi


CAST:
Chandramohan ……………… Jahangir
Naseem Banu ………………….. Noor Jahan
Sohrab Modi ……………….. Sangram Singh
Sadiq Ali ………………. Mangal Singh
Sheela ………………. Kanwar
Maya Devi ................. la madre di Mangal Singh
S.Akthar …………………… la lavandaia



COLONNA SONORA : S. Fernandes, Mir Sahib
PLAYBACK SINGERS: Naseem Banu e S.Akhtar


QUALCOS’ALTRO:
Naseem Banu è la madre di Saira Banu, star degli anni Sessanta e moglie di Dilip Kumar. L'attrice, insieme alla co-star S.Akthar, canta anche tutti i brani del film.

La vita di ChandraMohan nonostante i successi cinematografici non fu una delle più felici, l’attore cadde vittima delle proprie dipendenze, alcol e gioco lo ridussero sul lastrico e lo fecero morire prematuramente.

Maggiori informazioni su Sohrab Modi nel volumetto The Legends of Indian Cinema - Sohrab Modi, pubblicato nel 2008 da Wisdom Tree, New Delhi, l'autore è Amrit Gangar

Ci sono altri due film intitolati Pukar, uno girato nel 1983 con Amitabh Bachchan e Zeenat Aman e uno del 2000 con Madhuri Dixit e Anil Kapoor (leggi qui la recensione).

12 giugno 2011

KHELEIN HUM JEE JAAN SEY



Khelein Hum Jee Jaan Sey è ambientato negli anni trenta del secolo scorso, e si basa sul libro Do and die: the Chittagong uprising 1930-1934 (1999) di Manini Chatterjee. Il genere storico in India di solito non incontra un grande successo al botteghino, a meno che la sceneggiatura non rielabori pesantemente i fatti, puntando sull'intrattenimento e generando un film in costume. Ricordiamo in tal senso due luminosi esempi, Lagaan e Jodhaa Akbar, entrambi diretti da Ashutosh Gowariker. Ma Gowariker con KHJJS non ripete la magia: la pellicola risulta didattica e dettagliata in modo eccessivo, con un ritmo lento e poco accattivante. La ricostruzione scenografica è lodevole, ed è l'unico aspetto tecnico degno di nota. La sceneggiatura, i dialoghi, la fotografia e il montaggio risultano al contrario piuttosto spenti. Abhishek Bachchan non sfigura nel ruolo di Surjya, anche se la sua eleganza e la sua pacatezza forse stridono con l'immagine del rivoluzionario. Sikander Kher e Vishakha Singh sono impeccabili.

Ma c'è un altro aspetto, efficacemente sottolineato dal critico di Hindustan Times, che disturba lo spettatore: la leggerezza (in senso negativo) con cui viene rappresentato sullo schermo l'arruolamento di un folto gruppo di adolescenti - un paio, pare, appena tredicenni - nelle fila della lotta armata. Già la premessa risulta debole (la mancanza di uno spazio dove giocare a calcio, il pestaggio di uno dei ragazzi da parte di un ufficiale britannico). A peggiorare le cose, la rapidità con cui gli adulti - pur di raggiungere i propri scopi - accettano l'offerta di collaborazione degli adolescenti, senza soppesarne i risvolti etici. L'addestramento è quasi un gioco. Ai ragazzi viene insegnato a maneggiare armi e a costruire bombe rudimentali. E non si esita a mandarli in prima linea ad ammazzare e a farsi ammazzare.
Il fine - l'indipendenza dell'India - sembra giustificare i mezzi. Difficile da digerire. KHJJS non solleva la questione della responsabilità morale: chi ha sulla coscienza la morte di tutti quegli adolescenti? Solo i dominatori britannici o anche i rivoluzionari indiani? KHJJS non è un film d'intrattenimento in costume (a cui avremmo perdonato molte cose), ma nemmeno un imparziale documentario storico: le figure (e le scelte) di Surjya e dei suoi compagni sono rappresentate in modo apologetico, giustificate dalla battuta finale (in risposta al giudice britannico che chiede conto del coinvolgimento dei ragazzi) 'In questo Paese nemmeno i bambini vi vogliono'. Argomento debolissimo, se esposto dinanzi ai cadaveri crivellati di colpi di quasi una sessantina di adolescenti e dinanzi al dolore devastante dei loro genitori (aspetto quest'ultimo a cui nel film si dedicano solo rapidi accenni). KHJJS è un ibrido mal riuscito che scontenta tutti.

TRAMA

La storia narrata in KHJJS è idealmente divisa in tre parti: l'arruolamento di un gruppo di ragazzi da parte di un movimento indipendentista e la preparazione di una spettacolare serie di attentati; la rappresentazione di cinque attacchi simultanei ad altrettante postazioni strategiche dell'autorità coloniale; la successiva fuga e la cattura dei rivoluzionari.

ASSOLUTAMENTE DA DIMENTICARE

* Gowariker ha effettuato ricerche per più di un anno per documentarsi. Il materiale fotografico recuperato è scarsissimo. Nei titoli di coda, il regista ha deciso di affiancare le immagini reali di ciascun personaggio storico a quelle degli attori. In alcuni casi ha utilizzato le uniche fotografie disponibili: corpi senza vita di adolescenti. Scelta discutibile.

RECENSIONI

The Times of India: ***1/2
Basato sul libro Do and Die: the Chittagong uprising 1930-1934 di Manini Chatterjee, Khelein Hum Jee Jaan Sey documenta un capitolo di storia indiana, narrando le gesta di eroi reali. Guidato da Surjya Sen (Abhishek Bachchan), un maestro di scuola, il gruppo di rivoluzionari, composto principalmente da ragazzi, organizza un raid contro l'occupazione britannica nella lontana Chittagong. Il 18 aprile 1930 vengono simultanemante attaccate diverse postazioni britanniche. Ashutosh Gowariker ha ottenuto un grande successo con Lagaan e con Jodhaa Akbar, ma uno dei suoi film colpisce per l'eccellenza cinematica: Swades. Swades parla di amore per il proprio Paese in modo morbido, sottile e sensibile. KHJJS riecheggia un tema simile in un simile tenore. Celebra lo stesso sentimento di devozione con la stessa raffinatezza. Il punto di forza di KHJJS è il fatto che combina un grande dramma ad una grande misura. La pellicola si sviluppa come un avvincente thriller, con molta azione e nessun pulp patriotico. Al contrario, il regista presenta con gentilezza lo spirito nazionalista. Il film offre un cast interessante, con parecchi attori giovani. Abhishek Bachchan è semplice, ordinato e recita col cuore. Anche il risvolto romantico della vicenda è sotto tono. Lo stile e la fotografia evidenziano la ricerca del dettaglio. Ma è la narrazione di Gowariker e il tentativo di rappresentare la storia con ritmo a regalare a KHJJS il suo movimento e a convogliare il messaggio.
Nikhat Kazmi, 02.12.10

Hindustan Times: *1/2
In Khelein Hum Jee Jaan Sey manca un dibattito sull'argomento trattato. La sceneggiatura è blanda e non tiene conto delle implicazioni che la trama pone. Il climax è la sola storia narrata. Il film è fedele al libro di cui è un adattamento (Do and Die: the Chittagong uprising 1930-1934 di Manini Chatterjee). E lo abbiamo capito. Ma Gowariker - al solito super generoso in quanto a montaggio e senza pietà nei confronti dell'intorpidito pubblico - non ne è sicuro: più di due ore e mezza di pellicola richiedono pazienza estrema, non patriottismo, per navigare in quella che sembra una pagina di Wikipedia.
Mayank Shekhar, 03.12.10

Cinema Hindi: **1/2
Punto di forza: la scenografia, le interpretazioni di Abhishek Bachchan e di Sikander Kher, la freschezza dei giovanissimi attori. Alcune sequenze nella fase dell'arruolamento. Altre, molto crude ed emotive, nella fase della fuga.
Punto debole: la sceneggiatura, il montaggio, la lunghezza eccessiva. Il film risulta lento, soporifero. La rappresentazione degli attentati è noiosissima. KHJJS non pone alcun interrogativo sulla scelta operata dai rivoluzionari di affidare una missione così pericolosa a degli adolescenti.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Abhishek Bachchan - Surjya Sen
* Deepika Padukone - Kalpana Datta
* Sikander Kher - Nirmal Sen
* Vishakha Singh - Pritilata Waddedar

Regia: Ashutosh Gowariker
Sceneggiatura: Ashutosh Gowariker e Raoul V. Randolf
Colonna sonora: Sohail Sen (What's Your Raashee?) ha composto per KHJJS alcune canzoni e alcuni brani strumentali del tutto dignitosi. Il celebre paroliere Javed Akhtar ha tradotto in hindi i versi in sanscrito di Vande Mataram: pare sia stato il primo tentativo in tal senso (video). La title track è piuttosto piacevole.
Scenografia: Nitin Desai (Devdas)
Fotografia: Kiran Deohans (Jodhaa Akbar) e Seetharam Sandhiri
Montaggio: Dilip Deo (Wanted)
Traduzione del titolo: la traduzione offerta da BollyMeaning non è chiarissima. Lo stesso Gowariker ha dichiarato in questo articolo pubblicato da Mid Day di aver utilizzato il termine khelein non nel significato di gioco. Azzardiamo, in senso traslato e non letterale: 'mettiamo in gioco la nostra vita'. In senso più ampio, tenendo conto del tema di KHJJS: 'siamo pronti a tutto, anche a rischio della vita, per la libertà'. (Ringraziamo Atif per i preziosi suggerimenti).
Anno: 2010
Sito ufficiale
Canale ufficiale in YouTube

RASSEGNA STAMPA/VIDEO

* Hindustan Times, 15.08.10: dichiarazioni di Ashutosh Gowariker
* Hindustan Times, 15.10.10: dichiarazioni di Ashutosh Gowariker
* Hindustan Times, 08.11.10: dichiarazioni di Sikander Kher
* Hindustan Times, 15.11.10: intervista ad Abhishek Bachchan
* Bollywood Hungama, 01.12.10: intervista ad Ashutosh Gowariker, prima e seconda parte
* The Times of India, 01.12.10: dichiarazioni di Ashutosh Gowariker
* Hindustan Times, 01.12.10: dichiarazioni di Abhishek Bachchan
* Bollywood Hungama, 02.12.10: dichiarazioni di Ashutosh Gowariker
* Bollywood Hungama, 02.12.10: intervista ad Abhishek Bachchan
* The Times of India, 02.12.10: intervista a Deepika Padukone
* The Times of India, 02.12.10: dichiarazioni di Deepika Padukone
* Bollywood Hungama, 24.11.10: intervista video ad Ashutosh Gowariker e ad Abhishek Bachchan, prima e seconda parte
* NDTV, 26.11.10: intervista video ad Ashutosh Gowariker, Abhishek Bachchan e Deepika Padukone, raccolta da Anupama Chopra
* India-Forums, 03.12.10: video della prima, con Ashutosh Gowariker, Abhishek Bachchan, Deepika Padukone, Aishwarya Rai, Amitabh Bachchan, Jaya Bachchan e Priyanka Chopra
* Bollywood Backstage: video della presentazione della colonna sonora, con Amitabh Bachchan, Ashutosh Gowariker, Abhishek Bachchan e Deepika Padukone
* Bollywood Backstage: video con dichiarazioni di Ashutosh Gowariker, Abhishek Bachchan e Deepika Padukone rilasciate a Radio Mirchi

CURIOSITA'

* Il 18 aprile 1930 le armerie delle forze coloniali di Chittagong (oggi in Bangladesh) furono colpite da un attentato terroristico guidato da Surjya Sen. Le linee telefoniche e telegrafiche vennero tagliate, il traffico ferroviario interrotto. All'azione parteciparono circa 65 rivoluzionari appartenenti alla sezione di Chittagong del sedicente Esercito Repubblicano Indiano. In seguito, gli attentatori si rifugiarono sulle colline intorno alla città, ma il 22 aprile furono accerchiati dalle truppe coloniali, e nello scontro a fuoco persero la vita più di 80 soldati e una dozzina di rivoluzionari. Surjya Sen esortò i compagni a disperdersi nei villaggi vicini. Alcuni ripararono a Calcutta. Altri vennero catturati. Successivamente il gruppo terroristico si riorganizzò. Negli anni 1930-32 vi furono nuovi attentati che causarono la morte di circa 250 persone. Nel 1932 si chiuse il processo ai rivoluzionari già arrestati. Surjya Sen fu catturato il 16 febbraio 1933 in seguito ad una soffiata da parte di un compagno, e fu impiccato il 12 gennaio 1934. (Fonte: Wikipedia).
* Surjya Sen (1894-1934) era un insegnante bengali di religione hindu, nonchè il presidente del comitato distrettuale di Chittagong del partito del Congresso. L'organizzazione dell'attentato del 18 aprile 1930 fu l'azione più importante della sua carriera di rivoluzionario, anche se lo costrinse ad una fuga continua, durante la quale accettò gli impieghi più disparati (facchino, contadino, cameriere) assumendo numerose identità di copertura (prete, devoto musulmano). Il suo compagno di lotta Netra Sen, per denaro e/o per gelosia, lo denunciò alle autorità, che catturarono Surjya a casa di Netra. Il traditore venne poi ucciso dai suoi compagni sotto gli occhi della moglie, grande sostenitrice di Surjya, prima di poter incassare la ricompensa di 10.000 rupie. La moglie di Netra si rifiutò di rivelare il nome dell'assassino del marito. Prima di essere impiccato, Surjya fu brutalmente torturato: i suoi carcerieri gli ruppero con un martello i denti e gli arti, e gli strapparono le unghie. Sen venne trascinato sul patibolo in stato di incoscienza. Non vi fu nessun funerale. Il corpo di Surjya venne rinchiuso in una cassa e gettato nel golfo del Bengala. Il giorno prima della sua esecuzione, Sen scrisse in una lettera: 'La morte bussa alla mia porta. La mia mente sta volando via verso l'eternità... In un momento così solenne, cosa devo lasciarvi? Solo questo: il mio sogno dorato, il sogno di un'India libera... Non dimenticate mai il 18 aprile 1930, il giorno della ribellione a Chittagong... Scrivete in rosso nei vostri cuori i nomi dei patrioti che hanno sacrificato le loro vite sull'altare della libertà per l'India'.
* Kalpana Datta (1913-1995) si unì al gruppo di Surjya Sen nel maggio del 1931, un anno dopo l'attentato alle armerie di Chittagong. Fu catturata tre mesi dopo Sen. Scarcerata nel 1939, si iscrisse al partito comunista e sposò Puran Chand Joshi, il segretario del partito. Manini Chatterjee, l'autrice di Do and die: the Chittagong uprising 1930-1934, è la nuora di Kalpana.
* La biblioteca dell'Academy of Motion Picture Arts and Sciences di Los Angeles ha richiesto una copia della sceneggiatura di KHJJS da conservare nei propri archivi. Articolo di Hindustan Times.
* Ashutosh Gowariker esordì nel mondo dello spettacolo nel 1983 come attore. Fu scritturato nel cast di Holi (1984), diretto da Ketan Mehta (Maya Memsaab, Mangal Pandey), considerato il vero debutto di Aamir Khan da adulto; della serie televisiva Circus (1989), con Shah Rukh Khan; di Chamatkar (1992), con Shah Rukh Khan; di Kabhi Haan Kabhi Naa (1993), con Shah Rukh Khan. Gowariker si dedicò alla regia a partire dal 1993 con Pehla Nasha, titolo che riveste un significato speciale per i fan di Aamir Khan e di Shah Rukh Khan: è infatti, ad oggi, l'unica pellicola nella quale le due superstar (affiancate da Saif Ali Khan) hanno recitato insieme, anche se solo in un cameo. Lagaan (2001), con Aamir Khan, vinse il National Award per il miglior film di intrattenimento, oltre ad essere incluso nella cinquina per il miglior film straniero agli Oscar. Fra gli altri titoli diretti da Gowariker, segnaliamo Swades e Jodhaa Akbar.
* Sikander Kher è stato assistente di Yash Chopra in Dil To Pagal Hai, e di Sanjay Leela Bhansali in Devdas.
* Vande Mataram è una poesia in lingua bengali e in sanscrito inclusa nel romanzo Anandamatha (1882) di Bankim Chandra Chattopadhyay. E' un inno alla dea Durga, identificata come la personificazione dell'India. Vande Mataram, nelle sue due prime strofe (testo in sanscrito, in bengali e traduzione in inglese), è considerata la canzone nazionale dell'India (distinta da Jana Gana Mana - vi presentiamo la versione di Kabhi Khushi Kabhie Gham - che è l'inno nazionale, preferito a Vande Mataram a causa dell'opposizione delle organizzazioni musulmane che ritenevano la poesia di Chattopadhyay troppo hindu, nonchè idolatra), e rivestì un ruolo importante nella lotta per l'indipendenza, tanto che le autorità britanniche proibirono di pronunciarne il titolo come motto in pubblico. Venne cantata per la prima volta in un contesto politico da Tagore in occasione della sessione del 1896 del partito del Congresso. Nel 2002 la BBC indisse un sondaggio internazionale per decretare le dieci canzoni più famose di tutti i tempi. Furono votati circa 7.000 brani, e Vande Mataram, nella versione (1997) reinterpretata da A.R. Rahman, conquistò il secondo posto in classifica. Inutile precisare che Vande Mataram è stata rappresentata sullo schermo in innumerevoli pellicole. Fra le più recenti, ricordiamo Rann (video).
* La bandiera indiana mostrata in KHJJS non riporta la ruota di Ashoka, aggiunta solo nel 1947. Una curiosità: la versione del 1907 del tricolore riportava le parole Vande Mataram.
* KHJJS è stato girato a Goa perchè pare che a Chittagong non sia rimasto nulla che ricordi gli anni trenta del secolo scorso.
* Film che trattano lo stesso tema: Chattagram Astragar Lunthan (1949), in lingua bengali. Nel 2011 dovrebbe essere distribuito Chittagong, con Manoj Bajpai. Mangal Pandey, con Aamir Khan, narra la rivolta del 1857. Il noioso The legend of Bhagat Singh narra in modo dettagliato un altro episodio della lotta indiana per l'indipendenza che vide protagonista un personaggio storico, Bhagat Singh appunto, ostile come Surjya Sen alla politica di nonviolenza propugnata da Gandhi. In Sikandar un ragazzino si trova coinvolto nelle vicende di un gruppo armato kashmiro. I personaggi di Rang De Basanti sono studenti universitari che, nell'India contemporanea, imbracciano le armi contro la corruzione del potere costituito: la pellicola è interessante ma presenta un vistoso lato debole, l'assenza di un'analisi etica del comportamento dei ragazzi, pericolosamente rappresentati come eroi.

GOSSIP & VELENI

* Sikander Kher è il figlio di Kirron Kher.
* Deepika Padukone è nata a Copenhagen, ed è la figlia di Prakash Padukone, il campione internazionale di badminton. Pare che anche Deepika sia un'ottima giocatrice, e che, per la sequenza della partita di badminton con Vishakha Singh in KHJJS, l'attrice abbia incontrato qualche difficoltà a simulare una tecnica che fosse solo amatoriale. La sorella di Deepika, Anisha, si è invece dedicata al golf, sembra a livello professionistico.
* Samrat Mukherjee (The blue umbrella), che in KHJJS interpreta il ruolo di Ganesh Ghosh, è il cugino di Kajol e di Rani Mukherjee, e pare sia l'unico attore bengalese nel film.
* Sembra che la distribuzione di Chittagong, interpretato da Manoj Bajpai, sia stata posticipata dall'ottobre 2010 a data ancora da definirsi su richiesta di Amitabh Bachchan.

01 giugno 2009

THE LEGEND OF BHAGAT SINGH


E' un film che non vi consiglio. Rajkumar Santoshi, il regista di 'The Legend of Bhagat Singh', ha diretto fra gli altri il bizzarro e complesso 'Lajja', pellicola tutta al femminile con Ajay Devgan in un ruolo minore; l'ottimo 'Halla Bol', sempre con Devgan ma nel ruolo principale a regalarci un'interpretazione molto convincente; e 'Pukar', commentato positivamente dalla nostra impagabile Caterina.

Ma 'The Legend of Bhagat Singh' mi è sembrato davvero debole, narrato e diretto in modo inaccurato. La sceneggiatura è ripetitiva, noiosa, molto retorica (Santoshi non è riuscito a replicare con successo l'azzardatissimo esperimento tentato in 'Lajja' di far confluire in un unico film tematiche di denuncia ed estetica bollywoodiana). I personaggi sembrano di cartone, e la figura del bambino è inutile e di troppo. Gli europei sono al solito caricaturali. Il ruolo di Amrita Rao inspiegabile. I dialoghi sono spesso imbarazzanti. La regia spicca qua e là con qualche potente sequenza di gruppo e per il realismo crudo col quale vengono rappresentati i massacri. Per il resto è assente e incolore. Le interpretazioni sono spente, compresa quella di Ajay che è troppo uniforme e non emoziona. Persino la colonna sonora composta da A.R. Rahman sembra insipida, malgrado il tono epico e i testi patriottici.

Colpisce un solo aspetto: Gandhi non esce bene da questa pellicola. Il regista sceglie il suo eroe, Bhagat Singh, un rivoluzionario che preferisce la lotta armata alla non-violenza, e lo presenta come un personaggio positivo, combattivo, idealista, che sacrifica tutto se stesso per il suo Paese. Implicitamente Gandhi è il rivale petulante e debole, reo di non essersi adoperato abbastanza per la salvezza di Bhagat.

TRAMA

Bhagat Singh (Ajay Devgan) è un rivoluzionario che abbraccia la lotta armata per liberare il suo Paese dall'invasore britannico. Ma i tempi non sembrano ancora maturi per l'indipendenza dell'India.

RECENSIONI

Bollywood Hungama: ****
'La storia di Shaheed Bhagat Singh non è nuova per gli Indiani. Ma la cronologia degli eventi, dall'infanzia alla morte, viene magnificamente rappresentata in TLOBS. Il regista Rajkumar Santoshi centra molti obiettivi: i fatti vengono raccontati nel modo più semplice in modo tale che anche lo spettatore medio possa comprenderli senza difficoltà; il periodo precedente all'indipendenza viene minutamente raffigurato; il combattente per la libertà è presentato come un eroe autentico; senza distorcere i fatti il film narra brillantemente la vita del rivoluzionario e la passione per il suo Paese. Santoshi ha gestito la pellicola, il casting e le performance con la massima cura. TLOBS è indubbiamente il suo prodotto migliore. La sceneggiatura di Anjum Rajabali si sviluppa morbidamente, senza salti improvvisi, e non rende il film un mero documentario. I dialoghi (Piyush Mishra, Ranjeet Kapoor, Rajkumar Santoshi) sono naturali. E le battute contro i britannici scateneranno sicuramente applausi fragorosi in India. La musica di A.R. Rahman si amalgama bene con l'atmosfera della pellicola e si adegua per qualità agli standard internazionali. La fotografia di K.V. Anand è di prima classe. Le scenografie sono curate, i costumi perfetti, le scene d'azione ben eseguite. Definire Ajay Devgan eccellente nel suo ruolo significa sottovalutarlo. La sua performance è destinata a guadagnargli l'ammirazione degli appassionati di cinema, oltre che a conquistare premi.'
Taran Adarsh, 06.06.02

Cinema Hindi: *1/2
Punto di forza: alcune sequenze di grande cinema
Punto debole: sceneggiatura noiosa, personaggi stereotipati, interpretazioni non eccelse

SCHEDA TECNICA

Cast:

* Ajay Devgan ('Lajja') - Bhagat Singh
* Sushant Singh ('Josh') - Sukhdev
* D. Santosh ('Iqbal') - Shiviram Hari Rajguru
* Raj Babbar ('LOC Kargil') - il padre di Bhagat
* Farida Jalal ('Kuch Kuch Hota Hai') - la madre di Bhagat
* Surendra Rajan ('Paheli') - Gandhi
* Amrita Rao ('Main Hoon Na') - fidanzata di Bhagat

Regia: Rajkumar Santoshi ('Lajja')

Sceneggiatura: Anjum Rajabali ('Pukar')

Colonna sonora: A.R. Rahman ('Delhi-6')

Fotografia: K.V. Anand ('Josh')
Direzione artistica: Nitin Desai ('Devdas')

Anno: 2002

Award:

* National Award: Best Hindi Film e Best Actor (Ajay Devgan)

* Filmfare Award: Critics Award for Best Movie, Critics Award for Best Actor (Ajay Devgan), Best Background Score (A.R. Rahman)

* Zee Cine Award: Best Action, Best Background Score, Best Dialogue, Best Editing

CURIOSITA'

* Bhagat Singh fu giustiziato dagli Inglesi nel 1931 all'età di 24 anni. Proveniente da una famiglia Sikh ostile al Raj britannico, Bhagat iniziò giovanissimo a dedicarsi alla causa, associandosi al movimento di non-cooperazione di Gandhi, per poi diventare un vero e proprio rivoluzionario. L'episodio raccontato nel film del travestimento di Bhagat è realmente accaduto: il ragazzo si tagliò la barba e i capelli, violando così le regole sacre del sikkismo, per sfuggire ai controlli. Lo sciopero della fame proclamato da Bhagat durante la sua reclusione per rivendicare eguali diritti per i prigionieri indiani durò 63 giorni: la fama di rivoluzionario del nostro carismatico eroe si diffuse così in tutto il Paese e non solo nel Punjab

* Una delle più popolari teorie di cospirazione contro Bhagat Singh vede protagonista proprio la figura di Gandhi, accusato di aver avuto l'opportunità di salvare il giovane ma di non averla sfruttata. Gandhi dichiarò di essere un grande ammiratore del patriottismo di Bhagat, e di essersi opposto strenuamente alla sua esecuzione, ma il suo potere non era ancora abbastanza forte da ottenere la grazia

* La sequenza più emozionante è quasi all'inizio del film: dinanzi agli occhi sbarrati del piccolo protagonista, si narra il tristemente noto massacro di Jallianwala Bagh, avvenuto il 13 Aprile 1919. 'Era domenica e circa diecimila tra uomini, donne e bambini - in gran parte contadini provenienti dai villaggi vicini - si erano radunati nel bagh ("giardino") per celebrare una festività indù. Le truppe di Dyer spararono per dieci minuti, riversando 1650 pallottole a bruciapelo sulla folla inerme e intrappolata. Furono quattrocento gli indiani morti e milleduecento i feriti: quando si ritirarono, al tramonto, il generale e i suoi uomini avevano trasformato il giardino in un cimitero nazionale. (...) Così Tagore rinunciò al cavalierato che gli era stato conferito, dopo che aveva vinto il Premio Nobel per la letteratura nel 1913.' ('Storia dell'India', Stanley Wolpert, Bompiani, 2000, pagg. 275-276). Il massacro avvenne a seguito di violenti disordini scoppiati in Punjab alla notizia dell'arresto di noti leader della regione. Il generale Dyer aveva proibito ogni tipo di assembramento per garantire l'ordine pubblico

* Nei titoli di testa si ringrazia il fratello di Bhagat Singh

* Diversi film Hindi hanno raccontato le gesta di Bhagat. Il più vecchio, 'Shaheed', è del 1965. Nel 2002, insieme alla pellicola di Santoshi, è stata realizzata anche '23 March 1931: Shaheed', con Bobby Deol nel ruolo di Singh, Sunny Deol in un ruolo comprimario e Aishwarya Rai in un cameo. Entrambi i film incontrarono il favore della critica ma non del pubblico

* In 'Rang De Basanti' gli studenti protagonisti della pellicola vengono coinvolti nella realizzazione di un documentario proprio sulla vita di Bhagat Singh

* Lo sceneggiatore Anjum Rajabali ha recitato in 'Ghajini' nel ruolo del Dott. Mitra

* L'attore Raj Babbar è il padre di Prateek Babbar, che ha debuttato l'anno scorso in 'Jaane Tu Ya Jaane Na' nel ruolo del fratello della protagonista femminile, esordio positivamente accolto da critica e pubblico. Raj Babbar è stato eletto per tre volte membro del Parlamento indiano