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19 febbraio 2019

DILWALE



La regia è dell'imperatore del botteghino Rohit Shetty, quindi le mie aspettative erano bassissime. Come al solito, la produzione ha speso più risorse per le automobili da fracassare che per la sceneggiatura (che è davvero mostruosamente... cosa dire? stupida?). Non starò a ripetere i difetti delle pellicole firmate da questo regista perchè mi annoierei persino io. Vi basti sapere che anche in Dilwale ci sono tutti. Amen. Procediamo oltre.

Il fiore all'occhiello del film è la presenza nel cast della coppia più scintillante del cinema indiano, quindi, in tal senso, le mie aspettative erano altissime. Come al solito, l'elettricità che Kajol e Shah Rukh Khan condividono sullo schermo mi ubriaca e ottenebra la mia capacità di giudizio. Rimarrei deliziata (e tramortita) anche se si limitassero a fare gli alberi per tre ore consecutive. Penso con tristezza che forse passeranno degli anni prima che vengano scritturati in un nuovo progetto. Penso con terrore che forse non lavoreranno più insieme (cosa vivo per fare, allora?). Perciò Dilwale mi è prezioso e ringrazio quel matto scriteriato di Shetty.
Riassumendo: il valore e l'importanza di Dilwale risiedono esclusivamente nella performance del magico duo. Rohit ci regala una Kajol cattivissima (GRAZIE), accompagnata da uno Shah Rukh che, quando la sceneggiatura esaurisce la melassa, entra in modalità-Don (GRAZIE), e io sdilinquisco. 

La delusione del film risiede nelle potenzialità inespresse. Invece di concedere spazio ai due familiari dei protagonisti (carucci, ma delle loro vicende - scusate - non m'importa una cippa), mi sarebbe piaciuta una storia imperniata sulle azioni criminose di Meera e Kaali, in un chiassoso carosello in perfetto stile Bollywood, infiorettato da liti furibonde e riappacificazioni, acrobazie e scazzottate, scorribande su e giù per l'India. Purtroppo devo accontentarmi di quei lampi che il regista regala, e deliziarmi e tramortirmi e riguardarli a ripetizione. 
Peccato.

TRAMA

Kaali incontra Meera in Bulgaria. Lei gli concede solo 5 minuti per conquistarla. Lui ci prova e crede di avercela fatta. Non è così, anzi. Poi ci sono altri personaggi, ma chi siano e cosa facciano non me lo ricordo (nè mi turba).

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* Tutte le sequenze con Kajol e Shah Rukh, soprattutto quelle non zuccherose. Le mie preferite? Kaali scopre la vera identità di Meera (Kajol è stratosferica); Kaali, sotto la pioggia, ripara l'auto di Meera (Shah Rukh è stratosferico) - in sottofondo il brano Janam Janam; il parapiglia finale al matrimonio. E poi gli sguardi, i sorrisi, le battute, i gesti, i manierismi... potrei continuare per ore, comodi?

ASSOLUTAMENTE DA DIMENTICARE

* Tutte le sequenze prive di Kajol e Shah Rukh, escluso il cameo di Kabir Bedi.
* Raj/Kaali che piange: basta, Shah Rukh, BASTAAA!

RECENSIONI

Rediff: *
"Budget and access. These have long been Shetty's favoured Lego blocks, and they have never been more visible than in Dilwale, where the greatest on screen pair in modern Hindi cinema are reduced to insignificance. Sure, there is a sparkle here and a gleam there of what could have been - and Kajol looks beguilingly beautiful, better here than ever - but Dilwale is an absolute dud. We expect insignificant froth from the director, but this particular can of Rohit Shetty has been lying open too long. The contents are not merely un-fizzy but, unforgivably, flat. (...) Hamming, of course, is the sensible option in a film this badly written. No actor in the world could have lifted this material, and Khan cleverly chooses to play his part - lips q-q-q-quivering, eyes 'intense' - with such showiness that it looks like he's in on the joke. Thank God. Kajol is more earnest, and both actors occasionally conjure up some fire when their eyes lock or when their grins match, but there is too little of this amid the increasingly loud tomfoolery".
Raja Sen, 18.12.15

Mayank Shekhar: * 1/2
2015

Cinema Hindi: *** perchè, per quanto scadente, un film con Kajol-SRK non posso valutarlo di meno (lapidatemi). Ogni avventura cinematografica di questa coppia stellare ha qualcosa di magico. Un incanto che, come sempre, seduce, ammalia, incatena.
Punto di forza: (non vorrei ripetermi) KAJOL-SHAH RUUUUKH !!! (*****)
Punto debole: tutto il resto, purtroppo

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Kajol - Meera
* Shah Rukh Khan - Raj/Kaali
* Varun Dhawan - Veer, fratello di Raj
* Kriti Sanon - Ishita, sorella di Meera
* Kabir Bedi - Malik, padre di Meera e Ishita
* Vinod Khanna - padre di Raj e Veer
* Boman Irani, Sanjay Mishra, Johnny Lever, Pankaj Tripathi - ruoli di supporto

Regia: Rohit Shetty
Sceneggiatura: Yunus Sajawal
Colonna sonora: Pritam
Anno: 2015

CURIOSITA'

* Il 9 novembre 2015, giorno di presentazione del trailer nel corso di un patinatissimo evento organizzato a Mumbai, dal profilo Twitter di Shah Rukh sono partiti simultaneamente centinaia di Tweet con il link al trailer, indirizzati a tutti coloro che, il precedente 2 novembre, avevano inviato gli auguri di compleanno alla superstar. Lo abbiamo ricevuto anche noi (e quasi ci prende un infarto). Mossa promozionale davvero azzeccata. Video Dilwale First Look Promo Launch, Bollywood Hungama.
* Riferimenti a Bollywood: il solito oceano. Fra gli altri: Dilwale Dulhania Le Jayenge, Deepika Padukone, Kareena Kapoor, Aishwarya Rai, Dhoom 2, Ranveer Singh, Arjun Kapoor, Gunday, Amitabh Bachchan, Sarkar, Sunny Deol, Tashan, Akshay Kumar, Karan Arjun, eccetera.
* Riferimenti all'Italia: Veer indossa una maglietta con la scritta Italian Stallion

GOSSIP & VELENI

* Si avverte l'imbarazzo di Pankaj Tripathi lontano un miglio, ah ah ah.

13 agosto 2012

KUCH KUCH HOTA HAI

Clamoroso successo degli anni '90, Kuch Kuch Hota Hai (KKHH) è un classico. Uno di quei film immortali che hanno consacrato il proprio cast e che sono entrati a far parte della storia della cinematografia in lingua Hindi.

TRAMA

La madre di Anjali (Sana Saeed), Tina (Rani Mukherjee), prima di morire in seguito alle complicazioni del parto, ha lasciato delle lettere per la sua bambina, perchè non crescesse senza conoscerla. Il giorno dell'ottavo compleanno, Anjali legge la lettera che le rivela la storia dell'incontro tra suo padre Rahul (Shah Rukh Khan) e Tina, e quella di Anjali Sharma (Kajol), la migliore amica di Rahul ai tempi del college.

Diana *****
KKHH è una storia d'amore. La trama è semplice ma abbastanza articolata.
La prima parte, che è raccontata da Tina nella lettera per sua figlia, è  mostrata in flashback: Rahul, lo sbruffone della scuola, ci prova con tutte ma ha una sola migliore amica, la straripante, un po' maschiaccio, Anjali. Quando entra in scena la figlia del preside Tina, molto femminile ed affascinante, Rahul rimane incantato. Ad Anjali, che si è resa conto di essere innamorata dell'amico, non resta che uscire di scena.
Tornati al presente, Rahul e Anjali avranno l'occasione di reicontrarsi. Anjali sarà, però, fidanzata con Aman (Salman Khan).
La storia è, quindi, dinamica, la sua vivacità e la sua freschezza sono tra le carte vincenti del film.
L'appeal dei protagonisti, l'allegria degli ambienti, la bella colonna sonora e le frizzanti coreografie di Farah Khan danno vita ad un'orgia coloratissima per lo spettatore che può bearsene felice. Tutto, inoltre, è raccontato con leggerezza ed umorismo ma mai con superficialità. Karan Johar, sceneggiatore e regista al suo debutto, dà prova di maturità. I suoi personaggi funzionano, divertono e colpiscono al cuore. Tra le molte scene buffe, infatti, sono quelle romantiche le più coinvolgenti, quelle rimaste nella memoria di tutti. La scoperta e la tenerezza del primo amore, il dolore della perdita e la sensualità di un'intesa in età più adulta (basterà nominare la "scena del gazebo" per sentire sospirare schiere di fan bollywoodiani) fanno vibrare la pellicola di intense emozioni.
Il cast è eccezionale, vanta la coppia d'oro di Bollywood, Kajol e SRK, la splendida Rani Mukherjee ai suoi primi passi, la star Salman Khan e i mitici Anupam Kher e Farida Jalal. Tutti bravissimi. Naturalmente a spiccare sono i protagonisti: SRK, che in più di un'occasione ha affermato che nella vita reale non si metterebbe mai in ginocchio per conquistare una donna e che certe smancerie sentimentali non fanno per lui, ma che evidentemente nella parte dell'eroe romantico è perfettamente a suo agio tanto da reinventarne le caratteristiche e creare un delizioso Rahul. E Kajol, la meravigliosa. Caschetto sbarazzino nel primo tempo, eleganti saree nel secondo, iperenegetica e vitale. E' attaverso il suo viso, il sorriso luminoso, lo sguardo loquace che passano tutte le emozioni del film, tutto il suo significato.
Anupama Chopra, nel suo libro King of Bollywood: Shah Rukh Khan and the seductive world of Indian cinema, sostiene che KKHH offrisse al pubblico degli anni '90 la perfetta fusione tra modernità e tradizione di cui c'era bisogno. In un momento di crescita economica, di apertura commerciale e culturale nei confronti dell'Occidente si avvertiva la necessità di conciliare i valori tradizionali indiani e l'ondata di novità portata dall'Occidente, sia in termini consumistici che di costumi. I protagonisti di KKHH vestono con abiti firmati, frequentano un college, molto diverso da un tipica scuola indiana, animato da cheerleaders e da studenti in skateboard,  eppure si recano al tempio per le preghiere e conservano il dovuto rispetto e la devozione per i genitori e i legami familiari. Essi offrono un'attraente immagine del proprio paese d'origine e la possibilità di identificazione anche agli indiani residenti all'estero che si lasciano andare alla nostalgia.
Le considerazioni di Anupama sono interessanti ed indubbiamente KKHH ha contribuito a segnare un'epoca.
Quello, però, a cui mi piace pensare è a un giovane uomo di ventisei anni, grassottello e insicuro che raggiunge con passo goffo il palco dei Filmfare Awards del 1999, per ricevere la statuetta come miglior regista. Un ragazzo cresciuto a pane e cinema che racconta con il groppo in gola di come inconsapevolmente si fosse preparato per tutta la sua giovane vita a quel momento, come lo avesse sognato, provando e riprovando il discorso di ringraziamento davanti allo specchio. Quel ragazzo era Karan Johar all'inizio di una luminosa carriera e Kuch Kuch Hota Hai è proprio questo: il meraviglioso frutto di un sogno.

Il bello:
Questo film per ragioni personali ed affettive è il mio preferito e mi è molto caro. Auguro a tutti quelli che lo guarderanno per la prima volta di divertirsi e di provare le stesse emozioni che travolsero me.

Il brutto:
Karan Johar è sempre stato una persona sensibile e molto intelligente. Lui stesso riconosce alcune ingenuità del suo film, come per esempio l'espediente delle lettere, otto per i primi otto anni di vita della bambina, che non tiene conto di come possano essere lette e comprese, soprattutto le prime. O di come, per esempio, Tina abbia avuto il tempo di scriverle. Karan, inoltre, esprime delle perplessità sul finale, lo definisce un compromesso e ammette di non essere riuscito a trovare di meglio per risolvere la situazione che lui stesso aveva ideato. Quello che pensò allora è che se fosse stato abbastanza convinto di se stesso e del film, avrebbe convinto anche il pubblico. E la cosa funzionò. La sua onestà, la sua freschezza e la sua determinazione sono nel film e ognuno le può sentire. Mai più, dice Karan, potrò rifare un film come KKHH, perchè non avrò mai più ventisei anni, non sarò mai più la stessa persona che ero allora. Quella magia fermata sulla pellicola rimane per noi e per tutti gli spettatori che verranno perchè, come recita il titolo Kuch Kuch Hota Hai (Qualcosa sta succedendo), quando si guarda KKHH qualcosa succede davvero.

LA SCHEDA DEL FILM
 

Cast:
Rahul Khanna -
Shahrukh Khan
Anjali Sharma - Kajol
Tina Malhotra - Rani Mukherjee
Aman Mehra - Salman Khan
La madre di Rahul - Farida Jalal
Il preside Malhotra, padre di Tina -
Anupam Kher
Col. Almeida - Johny Lever
Anjali Khanna -
Sana Saeed
Mrs. Sharma -
Reema Lagoo
Il bambino silenzioso - Parzun Dastur
Ms. Briganza - Archana Puran Singh
Rifat Bi - Himani Shivpuri
Neelam - Neelam Kothari

Scritto e diretto da Karan Johar

Prodotto da Yash Johar

Musiche di Jatin-Lalit

Coreografie di Farah Khan

Distribuito da Dharma Productions e Yash Raj Films

Anno 1998

AWARDS

National Film Awards:
Best Film For Providing Wholesome Entertainment - Karan Johar
Best Female Playback Singer - Alka Yagnik (Kuch Kuch Hota Hai)

Filmfare Awards:
Best Movie - Yash Johar
Best Director - Karan Johar

Best Actor - Shahrukh Khan
Best Actress - Kajol
Best Supporting Actor - Salman Khan
Best Supporting Actress - Rani
Mukherjee
Best Art Direction - Sharmishta Roy
Best Screenplay - Karan Johar


Zee Cine Awards:
Best Film - Yash Johar
Best Director - Karan Johar
Best Actor-Male - Shahrukh Khan
Best Actor-Female - Kajol
Best Actor in a Supporting Role-Female - Rani
Mukherjee
Best Music Director - Jatin Lalit
Best Playback Singer - Female - Alka Yagnik (Kuch Kuch Hota Hai)
Best Lyricist - Sameer (Kuch Kuch Hota Hai)
Lux Face of the Year - Rani
Mukherjee

Sansui Viewer’s Choice Movie Awards:
Best Actor - Shahrukh Khan
Best Actress - Kajol

Star Screen Awards:
Best Film - Yash Johar
Best Director - Karan Johar
Best Music Director - Jatin Lalit
Best Comedian - Archana Puran Singh

Bollywood Movie Awards:
Best Film - Yash Johar
Best Director - Karan Johar
Best Actor - Shahrukh Khan
Best Actress - Kajol
Best Music Director - Jatin Lalit
Best Playback Singer Male - Udit Narayan (Kuch Kuch Hota Hai)
Best Playback Singer Female - Alka Yagnik (Kuch Kuch Hota Hai)
Best Costume Designer - Manish Malhotra
Best Choreography - Farah Khan


CURIOSITA'

- Yash Johar è l'amatissimo padre di Karan Johar. L'indimenticato produttore è deceduto nel 2004.

- Per Rani Mukherjee Kuch Kuch Hota Hai fu il secondo film in lingua Hindi e divenne quello di lancio. Premiata e acclamata fece un esordio memorabile.

-  Il personaggio di Aman Mehra inizialmente era stato offerto a Saif Ali Khan che rifiutò. Karan Johar non aveva mai pensato a Salman Khan, che all'epoca era già una star, per un ruolo sì importante ma non molto ampio. Pare che proprio Salman abbia avvicinato Karan e gli abbia detto: "so che stai cercano un attore per un ruolo che nessuno accetta, lo faccio io". E che alle sorpresa di Karan abbia risposto semplicemente : "perchè mi piace tuo padre". Grande Salman!

- Un altro aneddoto carino a proposito del film riguarda la prima volta che il trio delle meraviglie, Kajol, Karan e SRK, s'incontrarono per parlare della storia. E di come i due attori temessero che l'idea del giovane regista non fosse buona. A quei tempi, Kajol, Karan e SRK, erano già ottimi amici: come deludere Karan e dirgli di no? Kajol e SRK si auguravano che la storia fosse buona fino a desiderare di farsela piacere. Beh pare che Karan tolse tutti dall'imbarazzo, perchè Kajol pianse e rise entusiasta durante tutto il racconto, rimanendo in lacrime sul finale, e SRK, anche se più compostamente, fu conquistato.

- Parte del video di Tujhe Yaad Na Meri Aayee e quello della title song, Kuch Kuch Hota Hai, furono girati in Scozia. Ecco una miniguida per chi volesse visitare i mitici luoghi dove la magia prese forma.

-Il successo del film è speculare a quello della bella colonna sonora curata dai fratelli Jatin e Lalit Pandit. La musica di Kuch Kuch Hota Hai si aggiudicò diversi awards ed è stata votata al terzo posto nella classifica delle quaranta migliori colonne sonore di sempre nel sondaggio di BBC Asian Network.
(Grazie a Cinema Hindi)

-  Per festeggiare i 10 anni trascorsi dall'uscita del film i protagonisti hanno rilasciato una bella intervista caricata su You Tube. Il nostro Karan racconta di quando si recò con Manish Malhotra a Londra per scegliere i costumi per Kuch Kuch Hota Hai, e misero gli occhi sulla maglietta Polo Sport blu e verde, indossata da SRK durante la canzone Koi Mil Gay, che costava 75 pounds. Ci vollero tre ore di discussione e una nottata di riflessione, per decidersi a spendere così tanto per una sola t-shirt.
Kajol, invece, ipersorridente ammette di aver suggerito a Karan di mostrarsi duro con lei e di urlarle dietro in modo che il resto della troupe non lo credesse troppo molle e non approfittasse della sua gentilezza ed educazione. Si immaginava, infatti, che tutti sarebbero rimasti impressionati se Karan avesse osato addirittura alzare la voce con lei, ma l'espediente non si rese necessario, l'autorità di Karan, naturalmente, non venne mai massa in discussione. Anzi, nel Making of inserito negli speciali del DVD, e ripreso da Bollywood Hungama qui, Rani, divertita, rivela che Karan aveva le idee chiare e conosceva benissimo i personaggi tanto che avrebbe potuto interpretare Tina anche meglio di lei.

- Da qualche tempo è annunciata l'uscita di Koochie Koochie Hota Hain, film d'animazione remake di Kuch Kuch Hota Hai, a cui presterebbe la voce gran parte del cast originale. Sarà il 2012 l'anno giusto?

 - Come tutti i film immortali, Kuch Kuch Hota Hai ha iniziato un filone, è stato oggetto di diversi tentativi di replica ed imitazione, ed è citatissimo. Ecco Farah Khan e Boman Irani in verisone Anjali e Rahul per la promozione di Shirin Farhad Ki Toh Nikal Padi (in uscita il prossimo 24 agosto). E una delle simpatiche locandine del film.








La pagina della Yash Raj Films dedicata al film.
La pagina della Dharma Productions dedicata al film.

01 gennaio 2012

DILWALE DULHANIA LE JAYENGE





Aditya Chopra aveva appena ventritre anni durante le riprese di Dilwale Dulhania Le Jayenge e forse non poteva immaginare che il suo film romantico, il cui titolo riprende il ritornello di una vecchia canzone, sarebbe diventato uno dei più grandi successi dell’industria cinematografica indiana. A distanza di sedici anni la pellicola continua ad essere proiettata ed è ancora oggi fenomeno di culto per il pubblico, un’abitudine rassicurante o un vecchio amico, un album dei ricordi o forse un custode di attimi felici, è un racconto che ha in sé una positività contagiosa, una fresca e irresistibile lirica giovanile, un film che porta sullo schermo un amore quasi vero, anzi, mi correggo, è una storia d’amore vera che sembra quasi un film.


TRAMA
Raj (Shahrukh Khan) e Simran (Kajol) si conoscono e si innamorano durante un lungo viaggio in Europa ma al termine della vacanza si separano senza dirsi niente o rendersi conto della natura dei propri sentimenti. Il padre di Simran (Amrish Puri) nonostante abbia vissuto a Londra vuole che la figlia si sposi nel suo villaggio natale e appena intuisce che la ragazza ha perso la testa per uno sconosciuto la obbliga a lasciare per sempre l’Inghilterra ed accettare un matrimonio combinato. Raj la segue fino in Punjab fiducioso di riuscire a conquistare la simpatia della famiglia e strappare via Simran al suo promesso Kuljeet (Parmeet Sethi).


Un uomo dà da mangiare ai piccioni di Trafalgar Square ma sogna di essere altrove, ricorda la gioventù e la sua terra e si chiede perché l’abbia lasciata, due amanti si stringono in un lungo abbraccio tra i fiori gialli di un prato, si ritrovano proprio quando pensavano che non si sarebbero mai più visti, parte la musica, si cambia location, un treno sta per partire, c’è un motivetto che ci rincorre e due sguardi che non vorremmo mai abbandonare. Simran appare sullo schermo con i capelli crespi e le sopracciglia incolte, non ha una linea invidiabile ma è autentica, energica e comunicativa, si morde le labbra se è felice e quando sorride i suoi occhi sorridono. Raj è affascinante e anche un po’ buffo, lascivo negli atteggiamenti ma puro nelle intenzioni, scoppia a ridere in faccia alla ragazza quando invece vorrebbe dichiararle il suo amore, fragilità e tenerezza si nascondono dietro la sua aria da spavaldo giocherellone. Ai personaggi ci si affeziona inevitabilmente, dopo pochi minuti ci si sente rapiti da una mano invisibile e di colpo siamo nel set a fianco di Raj e Simran, davanti alle sguardi impietosi di Baldev Singh, a sorridere schifati per gli atteggiamenti di Kuljeet , vorremmo scherzare o condividere perle di saggezza con Mr Malhotra e quando il padre lascia il polso della figlia per dirle … "va e vivi la tua vita".. sentiamo di volerla incitare ad andare, a correre più in fretta.
Il film sembra non avere affatto le pretese di un grande kolossal, non è nè raffinato né perfetto, se vogliamo ricco di situazioni enfatizzate, ma ha in sé qualcosa di irresistibile, ci sono momenti in cui è molto sopra le righe, altri attimi sembrano invece rubati all’intimità e ci si accorge solo dopo ripetute visioni di tante piccole adorabili sfumature. La sua semplicità formale non gli impedisce di continuare ad esercitare il suo fascino anche se i tempi cambiano e nascono nuove mode. Altri mille film potrebbero avere la stessa trama ma nessun altro sarà mai DDLJ.
La storia e le performance degli attori emozionano, commuovono ma addirittura trascinano via, basta sedersi una volta nelle poltroncine del Maratha Mandir per capire che il film è un’esperienza da vivere fino in fondo e da vivere insieme, se lo si ama la prima volta non ci si stancherebbe mai di guardarlo.
Shahrukh e Kajol come Raj e Simran divengono i simboli della giovinezza e dell’amore, un nuovo sentimento che rende possibile fare tutto ciò che fino a quel momento non si pensava, non si voleva, o si aveva paura di affrontare. Per i protagonisti, appartenenti ad una nuova generazione, far accettare alla famiglia tradizionalista un matrimonio non combinato diviene un’impresa difficile, per i genitori renderlo possibile significa anche accettare i tempi che cambiano e i confini che si assottigliano. Alla severità del patriarca vecchio stile, per il quale l’incontro di Simran con un giovane sconosciuto è abbastanza per spezzare l’equilibrio della propria famiglia, si contrappone il il rapporto amichevole / cameratesco tra Raj e il padre, l’uomo che del figlio festeggia anche i fallimenti e che lo incita a realizzarsi, a non lasciare niente indietro, a non abbandonare mai i suoi anni felici.
A differenza di altri film sulla diaspora precedentemente girati qui lo scontro West vs East non presenta alcun vinto né vincitore, il mondo europeo non appare negativo a priori così come gli abitanti del villaggio indiano non sono esenti da vizi e difetti. L’ integrità morale e la capacità di amare dipendono dalla predisposizione dei singoli individui più che dal luogo in cui essi nascono o crescono, questo l’elemento assolutamente nuovo che ha permesso al film di rompere le barriere e smentire la routine della caratterizzazione standard dei personaggi , e abiti, occidentali. Ogni tanto ho la sensazione che DDLJ avrebbe voluto essere ancora più moderno di quanto in realtà sia stato, che avrebbe voluto osare di più di quanto ha fatto ma di certo il timore di venir rifiutato dal pubblico, o giudicato per i suoi contenuti, può aver condizionato molte scelte registiche.
DDLJ sembra senza luogo e senza tempo, la sua purezza disarmante diviene un linguaggio universale e forse la storia non conduce veramente né a Londra, né in Svizzera, né in Punjab ma semplicemente in un altro mondo. Il film si inserisce all’interno di un filone, quello dei family drama del passato della Yash Raj, ma a suo modo detta nuove regole, risulta un buon compromesso tra un leggero prodotto d’intrattenimento e una storia più profonda e coinvolgente, sa essere delicato, poetico, zuccherato come un film di Raj Kapoor, ma anche più impetuoso e violento come una pellicola degli Anni ’80. Un Giano bifronte che non dichiara apertamente ciò che vuole ma insinua  pensieri nuovi attraverso la tenerezza e i sorrisi, lasciando tutti contenti ed evitando polemiche e dissapori.


Il mio giudizio sul film : ***** 5/5


ANNO : 1995

TRADUZIONE DEL TITOLO : Il coraggioso porterà via la sposa

REGIA : Aditya Chopra

PRODOTTO DA : Yash Raj Films


CAST
Shahrukh Khan ………………… Raj Malhotra
Kajol ……………………… Simran Singh
Amrish Puri …………………. Chaudray Baldev Singh
Anupam Kher …………………. Dharamver Malhotra
Farida Jalal……………….. Lajjo
Pooja Ruparel …………………. Rajeshwari
Parmeet Sethi …………… Kuljeet
Satish Shah ……………. Ajit
Mandira Bedi ……………….. Preeti
Anaita Shroff Adajaina ……………… Sheena
Karan Johan …………………. L’amico di Raj
Himani Shivpuri .................. la zia di Simran


COLONNA SONORA : Jatin & Lalit, testi di Anand Bakshi

PLAYBACK SINGERS : Udit Narayan, Asha Bhosle, Lata Mangeshkar, Manpreet Kaur, Ajay Trivedi, Kumar Sanu, Abhijit, Pamela Chopra.

COREOGRAFIE : Saroj Khan e Farah Khan (“Rukh ja o dil deewane”)



QUALCOS’ALTRO:

Il titolo è stato suggerito dall’attrice Kirron Kher , si tratta del ritornello della canzone “Le Jayenge , le jayenge” dal film del 1974 Chor Machaye Shor con Mumtaz e Shashi Kapoor

I costumi sono stati disegnati da Manish Malhotra e Karan Johar

Nel 2001 DDLJ è riuscito a sorpassare Sholay in quanto a incassi e persistenza nelle sale, DDLJ è ancora proiettato quotidianamente al Maratha Mandir , uno dei cinema storici di Mumbai, nel febbraio del 2011 il film ha completato le sue 800 settimane di programmazione.

Esistono pacchetti di viaggio che prevedono un tour completo delle locations del film , da Saanen a Gstaad, da Interlaken a Sweisimmen, tra le bellissime montagne della Jungefrau. Sito Ufficiale.

Dopo Guide, DDLLJ è stato il film che si è aggiudicato un maggior numero di statuette alla cerimonia dei Filmfare Awards, ha trionfato nelle categorie: Best Movie, Best Direction, Best Actor, Best Actress, Best Supporting Actress (Farida Jalal) , Best Comedian (Anupam Kher), Best Lyricist (Anand BAkshi), Best Screenplay (Aditya Chopra) , Best Dialogues (Aditya Chopra & JAved Siddiqui) , Best Male Playback singer (Udit Narayan)

Nel 2003 è stato pubblicato dal British Film Institute il libro di Anupama Chopra Dilwale Dulhania Le Jayenge (the brave-hearted will take the bride)

The making of DDLJ , uno sguardo dietro le quinte del più famoso film della Yash Raj , Parte 1, Parte 2, Parte 3


Il sito ufficiale di YASH RAJ FILMS, il CANALE YOUTUBE, la PAGINA DI DDLJ


Alcune delle SCENE ELIMINATE


Bollywood Hungama's King Khan Film Festival, ricordi, video e fuori scena di DDLJ, Video 1Video 2


Intervista di Shahrukh e Kajol in occasione del 500° giorno di programmazione del film nelle sale, Parte 1, Parte 2


Farida Jalal intervista Shahrukh : Parte 1, Parte 2


In una sequenza del film in cui i protagonisti cantano brani di colonne sonore cinematografiche vengono citati "Pyar kiya to darna kya" da Mughal e Azam, "Kahin Pe Nigahein Kahin pe Nishana" da C.I. D. e "Ichak Dana Bichak Dana" da Shree420. Nella scena in cui Raj e Simran si incontrano per la prima volta Raj canticchia il motivetto di "Hum Tum Ek Kamre Mein Band Hon" da Bobby e "Baharaon Phool Barsao" è la canzone che accompagna un simpatico scambio di sguardi tra Anupam Kher e Himani Shivpuri.

12 ottobre 2010

WE ARE FAMILY

Ecco un'altra pellicola che conferma il flirt tra Cinema indiano e produttori americani. Non si sa ancora quale sia lo spasimante e quale il corteggiato, di fatto si mettono insieme la Sony Pictures e Karan Johar per realizzare il remake ufficiale (i crediti compaiono nei titoli di testa del film) di Stepmom (Nemiche amiche), successo made in Usa del 1998.

TRAMA
Maya (Kajol) è una madre divorziata che si occupa dei suoi tre figli insieme all'ex marito Aman (Arjun Rampal), con il quale è rimasta in buoni rapporti. Dal momento in cui Aman decide di presentare la compagna, Shreya (Kareena Kapoor), ai bambini, però, gli equilibri cominciano ad incrinarsi e scoppiano i primi conflitti.
Solo un grave problema di salute di Maya farà in modo che tutti si impegnino perchè questa famiglia allargata funzioni.

RECENSIONI

The Times of India ***
In We are family il remake è legale, quindi non importa se il film copia scena dopo scena l'originale, Nemiche amiche, con gli attori e il regista che preferiscono non aggiungere nulla di nuovo. Ma è questo il punto debole. Avremmo preferito qualche extra, soprattutto dal momento che WAF vanta due delle contendenti più adatte - Kajol e Kareena Kapoor - ai ruoli ricoperti da Susan Sarandon e da Julia Roberts. Con due attrici desi così raffinate c'era grande spazio per l'originalità, l'intesa e i fuochi d'artificio. Invece lo schermo non s'infiamma. Inoltre un senso di angoscia appesantisce lo svolgersi della trama. WAF funziona principalmente grazie alle interpretazioni femminili. Kajol sfodera il suo abituale carisma illuminando la scena. Kareena mostra una nuova maturità. Entrambe le attrici riempiono di cuore e di anima una sceneggiatura prevedibile e priva di verve. Purtroppo la colonna sonora di Shankar-Ehsaan-Loy lascia freddi, senza nessun brano memorabile, con l'eccezione del tributo a Jailhouse Rock di Elvis.
Nikhat Kazmi, 01.09.10
Recensione integrale.

Hindustan Times **
In We are family Arjun Rampal è il personaggio maschile silenzioso e privo di voce in capitolo, ma, rispetto al vecchiotto e privo di charme Ed Harris dell'originale hollywoodiano, Rampal ne esce meglio. La location è l'asettico primo mondo. Spaghetti pronti per cena. Moderna gestione della casa. Le due protagoniste sono le più talentuose e luminose attrici bollywoodiane. Il film è girato in modo pulito. Ma è solo l'idea che tiene legato tutto, e l'idea è interamente occidentale. Dio sa quanto sia povera l'immaginazione indiana, e WAF è semplicemente il raro riconoscimento ufficiale. I produttori hanno pagato i diritti, e questa volta quindi non rubano idee. Potrebbero esserci centinaia di originali sceneggiatori locali che aspettano una possibilità per esprimere qualcosa di nuovo, ma la pigrizia creativa non riguarda il pubblico. Il film c'è, in affitto dal cinema occidentale o remake indiano bello e pronto, a chi importa? In WAF il pathos non è creato dalla storia bensì solo dalle interpretazioni, in particolare da quella, meravigliosa, di Kajol.
Mayank Shekhar, 02.09.10
Recensione integrale.

Diana ***
Girato con cura ma senza mordente, ambientato nella moderna Sidney, recitato con impegno da tutti e tre i protagonisti, We Are Family non scalda il cuore. Coinvolge poco fino ad annoiare soprattuto chi ne conosce la versione hollywoodiana. Kajol, Kareena Kapoor ed anche gli spettatori, indiani e non, meriterebbero script più originali e stimolanti. Sappiamo che a Bollywood ne sono capaci.

Il bello:
- Kajol. Una stelletta in più nel giudizio unicamente per lei.
Il suo talento naturale rede credibile ed interessante anche il più anonimo dei ruoli, peccato non poterne godere più spesso.

Il brutto:
- We Are Family è quasi perfettamente aderente a Nemiche amiche. Non solo come remake non aggiunge niente ma dove si differenzia sbaglia. In Nemiche amiche il personaggio qui interpretato da Kajol decide di accogliere la compagna dell'ex marito perchè riconosce il loro legame. Decide di deporre le armi perchè un domani i suoi figli non continuino la guerra per lei. Aiuta i propri figli ad accettare Shreya (Isabel, in Nemiche amiche) perchè possano superare il trauma e crescere amati, senza rancori, senza sensi di colpa, il più serenamente possibile.
In We Are Family, invece, sembra che Maya cerchi qualcuno che prenda il suo posto per non lasciare soli i figli. Il padre è completamente fuori gioco, non conta, in una visione un po' triste e sorpassata dei ruoli genitoriali.

SCHEDA DEL FILM

Cast:
Aman - Arjun Rampal
Maya - Kajol
Shreya - Kareena Kapoor
Aleya - Aanchal Munjal
Ankush - Nominath Ginsburg
Anjali - Diya Sonecha
Dr. Rati Malhotra - Iravati Harshe

Regia di Siddharth Malhotra

La sceneggiatura è basata su quella scritta per Stepmom (Nemiche amiche) da Gigi Levangie, Jessie Nelson, Steven Rogers, Karen Leigh Hopkins e Ronald Bass

Prodotto da Karan Johar e Hiroo Johar insieme a Sony Pictures

Musiche di Shankar Mahadevan , Ehsaan Noorani e Loy Mendonca

Parole di Irshad Kamil e Anvita Dutt Guptan

Coreografie di Bosco Martis e Caesar Gonsalves

CURIOSITA'

- We Are Family è stato girato tra Sydney e Mumbai.

- Al diciottesimo minuto (e trenta secondi) vengono messi in tavola gli spaghetti.

- Shah Rukh Khan, grande amico di Karan Johar, ha partecipato alla promozione di We Are Family, con alcune apparizioni durante gli incontri con la stampa. La notizia completa.
Il video di una delle interviste di Shah Rukh Khan insieme a Kareena Kapoor e Arjun Rampal.

- Lo scorso 13 settembre Kajol ha dato alla luce il suo secondo genito. Dopo Nysa, una bambina di 7 anni, è nato un maschietto, Yug.

Il sito ufficiale del film.

18 febbraio 2010

MY NAME IS KHAN (IL MIO NOME E' KHAN)


Il 12 febbraio 2010 è uscito in tutto il mondo, tranne che in Italia, il nuovo film di Karan Johar, My Name is Khan.
E’ stato presentato il 10 febbraio ad Abu Dhabi con una grande première e, nella stessa settimana, ha partecipato fuori concorso al Festival Internazionale del Cinema di Berlino.
Il film rappresenta un evento che è stato lungamente atteso perchè riunisce sul grande schermo una delle coppie cinematografiche più amate di sempre, Kajol e Shah Rukh Khan. I due attori sono stati protagonisti di film che occupano un posto d'onore nella storia della cinematografia in lingua Hindi.
Kajol e Shah Rukh Khan non recitavano insieme da nove anni.

TRAMA

Rizwan Khan (Shah Rukh Khan) è un indiano musulmano, affetto da autismo, che vive a San Francisco con il fratello. Quando inizia a lavorare come venditore di prodotti di bellezza incontra Mandira (Kajol), parrucchiera, divorziata e madre di un ragazzino di nome Sameer (Yuvaan Makaar). Rizwan e Mandira si innamorano. Insieme sono felici ma l'attacco al World Trade Center dell'11 settembre 2001 cambierà le loro vite e darà inizio ad un viaggio che li allontanerà l’uno dall’altro.

RECENSIONI

The Times of India *****
Parliamo del fattore-K: Karan (Johar) e (Shah Rukh) Khan come non li avete mai visti. MNIK è senza dubbio una delle pellicole Bollywoodiane più significative e commoventi realizzate di recente. Reinventa completamente regista e attore, e crea un nuovo punto di riferimento per il duo che ha regalato all'India alcuni dei più popolari film d'intrattenimento. Il punto di forza di MNIK sono le interpretazioni. Shah Rukh Khan e Kajol non si dimenticano con facilità, e si finisce col portarsi appresso i loro personaggi all'uscita dalla sala. Così come Zarina Wahab, che infonde vita al perfetto prototipo della perfetta madre Indiana: totalmente legata alle proprie radici culturali ma totalmente laica. Aggiungeteci poi l'occhio del regista per i dettagli, il richiamo ad avvenimenti di attualità, le sequenze che pongono interrogativi e sfide, e otterrete un cinema che ispira, commuove e induce a riflettere. Eppure intrattiene: MNIK non è mai pedante, malgrado il suo appello alla tolleranza intesa come virtù fondamentale per il XXI secolo, nel quale non vi è posto per regionalismi, divisioni, caste, sciovinismi culturali o sessuali. Decretiamone il decesso mentre il resto del mondo passa oltre. Ma più di tutto è l'emozionante semplicità della narrazione di Johar a risplendere. Il film tesse una tela molto vasta: l'11 Settembre, il post-11 Settembre, gli abusi razziali, le draconiane leggi per la sicurezza, un'isterica giurisprudenza Americana, l'uragano Katrina. Ma raramente va fuori fuoco. MNIK offre senza dubbio la miglior interpretazione di Shah Rukh Khan. L'attore non perde mai il personaggio, malgrado i manierismi, il faticoso linguaggio del corpo ed il particolare modo di parlare. La sua performance è persino migliore di quella di Tom Hanks in 'Forrest Gump'. Kajol vince su tutta la linea, con una sobrietà che cattura. Karan Johar è diventato maggiorenne e racconta una storia complessa, ma lo fa con semplicità, senza dimenticare che lo scopo principale del cinema è quello di intrattenere.
Nikhat Kazmi, 11.02.10
La recensione integrale


Hindustan Times ***
Questa è forse una delle rare occasioni in cui Shah Rukh Khan si è sforzato di non interpretare se stesso (altre eccezioni: 'Swades' e 'Chak De! India'). Non è un buon biglietto da visita per una carriera formata da circa 60 film. Le abitudini sono dure a morire. E' difficile percepire Shah Rukh Khan come il personaggio che interpreta. E' più una super-star, unica, che un attore (a differenza di Amitabh Bachchan e di Aamir Khan che sono una combinazione fra i due aspetti). 'Forrest Gump' nell'intenzione, 'Rain Man' nell'approccio, lievemente Bollywoodiano, più a fuoco rispetto a 'Kurbaan' (prodotto da Karan Johar e di argomento simile), si avverte dell'onestà nello scopo della pellicola. MNIK esprime bene il concetto che si prova minor empatia per un problema che non si è mai dovuto affrontare, che i pregiudizi sono insiti nel nostro DNA, e che gli Americani non fanno eccezione. Lo Shiv Sena nel suo settarismo è stato generoso a prendersela con la superstar Musulmana laica prima della distribuzione del film: ora sappiamo bene chi sono gli eroi negativi di MNIK, potrebbero essere proprio al di fuori del cinema. E hanno reso la pellicola ancor più importante proprio per l'argomento che tratta.
Mayank Shekhar, 11.02.10
La recensione integrale

Los Angeles Times
My Name Is Khan è un potente, intenso colpo al cuore e Khan e Kajol, le più grandi star di Bollywood, sono molto affascinanti ed entrambi all'altezza del carico di emozioni richiesto dal ruolo.
Kevin Thomas, 13.02.10
La recensione integrale

Diana *****5/5
My Name is Khan è un grande film.

Un film pieno, importante, intelligente, emozionante, che racconta l'umanità e l'amore.
Sullo sfondo si narra la storia americana degli ultimi dieci anni: l'11 settembre 2001, la minaccia del terrorismo internazionale, l'uragano Katrina, la guerra in Iraq e l'elezione di Barack Obama, ma il protagonista è Rizwan Khan. Un eroe dolce che, spinto dalla disperazione, con la perseveranza e l'onestà di chi non ha colpe, intraprende il suo cammino.
Il messaggio, espresso senza retorica o pedanteria, arriva forte e chiaro. Non si tratta di una denuncia ma di un'esposizione e di una risposta. La risposta per chi crede che musulmano sia sinonimo di terrorista.
Con My Name is Khan Karan Johar si conferma un grande regista. Come sempre punta la cinepresa sull'unica cosa che conta davvero: l'amore. Per la patria, la religione, per dio. L'amore per il prossimo, la solidarietà, l'amicizia. L'importanza della propria identità culturale, la fierezza. L'amore tra madre e figlio. L'amore tra un uomo e una donna.
Karan Johar dirige con l'acutezza e la sensibilità che ormai sono la sua firma, sa essere generoso, spiritoso, leggero, romantico ma anche lucido, misurato, sobrio.
E' innamorato dei suoi attori ed insieme a loro gira scene magistrali che sono già cult. Belle, giuste, magiche.
Dolcissima e commuovente la colonna sonora, perfetti gli attori comprimari.

Il bello:

-Kajol.
Perchè non le importa di non entrare in una taglia 40 o di non avere le sopracciglia sottili come ali di gabbiano. Perchè ha un talento fuori dal comune. Perchè incanta ed illumina lo schermo. Perchè è brava in modo stupefacente.
Perchè quando c'è lei è tutta un'altra cosa.

- Shah Rukh Khan.
Dopo aver visto questo film a qualcuno è venuto il dubbio che fosse un alieno. Un sospetto comprensibile poichè la sua interpretazione è più che sorprendente, è incredibile. Ma proprio chi ha ammirato Shah Rukh Khan in My Name is Khan sa che è umanissimo. Il suo tenero Rizwan lascia senza parole proprio per la sua calda umanità, per la fragilità e l'innocenza che esprime.
Nessuno potrà dimenticare come, indossando le scarpe da tennis del figlio, cammina timido per tutti gli Stati Uniti. O come nei momenti di tensione e di difficoltà rigira dei sassolini nella mano come fossero idee. Nè il suo sorriso dolce mentre, pieno di pudore, si copre il viso davanti alla donna che ama. E la semplicità di poche parole pronunciate con orgoglio e disarmante chiarezza "my name is Khan and I'm not a terrorist".
Shah Rukh Khan cineillumina d'immenso.


Il brutto:
Niente.
Da vedere, rivedere e rivedere.

SCHEDA DEL FILM

Cast:
Rizwan Khan - Shahrukh Khan
Mandira - Kajol
Sameer (Sam) - Yuvaan Makaar
Rizwan's mother - Zarina Wahab
Rizwan Khan (da bambino) - Tanay Chheda (Taare Zameen Par)
Zakir Khan - Jimmy Shergill (A Wednesday! )
Haseena Khan - Sonya Jehan Haseena Khan
Barack Obama - Christopher B. Duncan
Reese Garick - Kenton Duty
Mark Garrick - Dominic Renda
Sarah Garrick - Katie A. Keane
Mama Jenny - Jennifer Echols
Detective Garcia - Benny Nieves

Diretto da Karan Johar (Kabhi Alvida Naa Kehna)

Scritto da Shibani Bathija (Fanaa)

Musiche: Shankar Mahadevan, Ehsan Noorani and Loy Mendonsa (Taare Zameen Par)

Anno: 2010

Distribuito da: 20th Century Fox

AWARDS

2011 Filmfare Awards
Miglior resista - Karan Johar
Miglior attore - Shahrukh Khan
Miglior attrice - Kajol

2011 Zee Cine Awards
 
Miglior regista - Karan Johar
Miglior attore- Shahrukh Khan
Miglior cantante donna - Richa Sharma - "Sajda"
Miglior storia - Karan Johar e Shibani Bhatija

Miglior suono - Dileep Subramaniam
Best Marketed Movie
 

2011 Star Screen Awards
Miglior attore (giuria popolare) - Shahrukh Khan
Miglior direttore musicale - Shankar Ehsan Loy

Ramnath Goenka Memorial Award

6th Apsara Film e Television Producers Guild Awards
Miglior regista - Karan Johar
Miglior attore (giuria popolare) - Shahrukh Khan

Big Star Entertainment Awards
Miglior film - Dharma Productions
Migliore colonna sonora - Shankar Ehsan Loy


Oltre a questi riconoscimenti ed ad un notevole successo al botteghino, My name is Khan, si è aggiudicato  i Golden Kela Awards (i premi più divertenti ed ironici, assegnati a quelle che sono considerate le più brutte produzioni bollywoodiane) per il peggior film del 2010 e per il peggior protagonista maschile del 2010 (Shah Rukh Khan). Si sa che dove c'è la gloria c'è anche qualche detrattore.


CURIOSITA'
- L'attore Christopher B. Duncan, che interpreta Barack Obama, aveva già impersonato il presidente USA ne The Tonight Show di Jay Leno.
- Il primo febbraio 2010, Kajol e Shah Rukh Khan, in occasione della promozione di My Name is Khan, sono diventati le prime star indiane a suonare la campana di apertura della borsa di New York. Ecco il video.
- Per approfondire il soggetto del suo film, Karan Johar ha intervistato Maxine Aston. Psicologa ed ex moglie di un autistico, è autrice di libri, quali The Other Half of Asperger Syndrome, che aiutano le coppie a capire ed affrontare la Sindrome di Asperger.
- Nel week-end di uscita My Name is Khan ha battuto tutti i precedenti record d'incasso di un film indiano all'estero.

Il sito ufficiale del film.

Aggiornamento del 04.11.10
Siamo felici di aggiungere che My Name is Khan è arrivato anche in Italia!
Il 31 ottobre è stato presentato alla quinta edizione del Festival Internazionale del Film di Roma durante una serata eccezionale. La proiezione del film, infatti, è stata preceduta da un incontro con il baadshah di bollywood in persona, Shah Rukh Khan.
Per maggiori dettagli rimandiamo all'articolo SHAH RUKH KHAN AL FESTIVAL DI ROMA: RASSEGNA STAMPA E VIDEO.
Ricordiamo inoltre che Il Mio Nome è Khan uscirà nei nostri cinema il 26 novembre prossimo.
Qui il trailer in italiano.
E' stata pensata dal regista stesso una versione del film recitata in inglese e più corta di 35 minuti per il pubblico americano. E' proprio questo adattamento che arriverà anche in Italia.
Karan Johar ha fatto un ottimo lavoro, riuscendo, nonostante i tagli, a rispettare la compattezza e l'essenza del film. Il nostro gusto personale, però, ci fa preferire la versione più lunga.

Aggiornamento del 03.01.11
Da oggi è a disposizione nel nostro blog un'ampia rassegna stampa dedicata a Il Mio Nome è Khan.

Aggiornamento del 16.05.11
Dal quattro maggio scorso è disponibile il dvd italiano di My name is Khan.
Per saperne di più.

03 aprile 2009

FANAA (LA PAURA NEL CUORE)



Fanaa garantisce ai suoi interpreti immense possibilità di sbagliare, come un oggetto in bilico tra la pianura e un precipizio, senza la fermezza di Aamir e di Kajol si sarebbe tranquillamente schiantato al suolo.
E’ un film che assaggia da vari piatti, non un passatempo ma neanche troppo serio, si propone come potenziale blockbuster e si contraddice tirando fuori personaggi impopolari, melodramma e scarsa credibilità.
Eppure nell’equilibrio di tante situazioni a rischio raggiunge una perfezione tutta sua. Lo trovo un prodotto eccellente nell’insieme, irrobustito da grandi interpreti, da un finale da pelle d’oca e da una colonna sonora a dir poco stupenda. Fanaa è un buon tentativo di creare qualcosa in grado di mescolare generi diversi senza ricorrere ai forti contrasti nell'unione di romance-comedy-action-drama; non si percepiscono mai brusche spaccature, è una fusione perfettamente riuscita e resta omogeneo, raffinato, piacevole, non un semplice contenitore.


TRAMA
Non posso inserirla…
Troppe sono le incongruenze e i salti, raccontata in due righe sembrerebbe assurda e scoraggiante. Fanaa va guardato e una volta che ci si è dentro bisogna solo lasciarsi andare.


GLI ATTORI

Non avremmo davanti lo stesso risultato se a controllare i passi ubriachi del film non ci fossero stati due attori che il loro mestiere lo sanno fare veramente, la cui espressività e passione fuoriesce da ogni millimetro del loro corpo. I due profili, l’intera sceneggiatura, le canzoni, sembra siano state ideate esclusivamente per poterli unire nello stesso set, per poter avvicinare i nomi Aamir Khan e Kajol in una locandina.
Abbinamento improbabile quanto vincente. La magnifica coppia male assortita.

Aamir.
Per tutto il film eccezionale anche se (volutamente?) imbruttito e appesantito nella prima parte (ma che gli hanno dato da mangiare? È lievitato…) , per poi svelarsi in tutto il suo fascino nella seconda (folgorante, quello che si dice l’effetto sorpresa). Con un personaggio così pieno di contraddizioni e nato per essere odiato, anche la più piccola esitazione da parte sua avrebbe scatenato l’insoddisfazione assoluta; Rehan è una figura negativa che non sempre viene percepita come tale, si fa conoscere e si svela , si concede agli spettatori. Aamir è geniale nel creare questa situazione strana, l’attore fa compiere al suo personaggio un passo avanti verso l’amore del pubblico e due indietro per ristabilire la giusta distanza … quasi a suggerire “ricordatevi chi sono e non amatemi troppo, c’è in gioco la riuscita del film”...

Kajol .
Il suo nome è sinonimo di entusiasmo contagioso e incredibile presenza scenica, ma
per deliziarci con grandi performance ha bisogno dell’ambiente giusto e Fanaa le è stato praticamente cucito addosso. Intensa nelle parti drammatiche, trascinante in quelle brillanti, semplicemente perfetta e adorabile qualunque cosa faccia.
Pensandoci bene, è forse l’unico film veramente bello che Kajol ha girato senza il suo storico compagno di scena , molto spesso da sola si è imbattuta in pellicole non proprio eccelse, ed è forse l’unica volta in cui la guardo “single” sullo schermo e non sento minimamente la mancanza di nessun altro Khan. Quando va detto… va detto.

Da non dimenticare: il contributo notevole di Kiron Kher e Rishi Kapoor. Impossibile immaginare per Fanaa un cast migliore.


I PERSONAGGI

Praticamente agli antipodi: Zooni, una ragazza non vedente dall’entusiasmo disarmante, e Rehan, bugiardo e pericoloso.I due poli in un’opposizione continua, e proprio l’improbabilità del feeling tra due personaggi così diversi crea un contrasto incredibile quanto interessante.


SONG PICTURIZATIONS

Ovvero la rappresentazione visiva delle canzoni contenute in una pellicola, non solo playback o coreografie, il cinema indiano ha una maniera tutta sua di introdurre i brani musicali con armonia all’interno di qualsiasi tipo di film creando una combinazione di esperienze sensoriali. Ricordiamo che sono parte stessa della narrazione, non un semplice diversivo.
Fanaa può vantare musiche e testi estremamente curati, così come locations e scenografie.

Mere Haath Mein / Stringendo le tue mani
Eterea e colorata. Rigenera nuova vita nello spettatore un po’ disorientato dai continui sbalzi della trama e lo aiuta a raccogliere energie per il finale.
Toni brillanti, musica dolcemente triste, parole che sono più di una poesia. Uno scenario interamente costruito in studio, spettacolare e artificiale.

Chand Sifarish jo karta amaari / La luna ci sta incoraggiando
La mia preferita, una passeggiata per le rovine del Qutb Minar. Musica orecchiabile, testo ammiccante, immagini semplici ma efficaci, seguiamo uno spigliato Aamir/ Rehan attraverso le meraviglie di Delhi.

Des Rangila / Variopinto, colorato
Dedicata all’India e alle sue bellezze. Patriottica e vivace, nel finale la coreografia ripropone l’immagine della bandiera indiana in un modo del tutto originale.

Chanda Chamke / Splende la luna
Filastrocca scioglilingua che riprende il motivetto di Chand Sifarish, è stata girata a Zakopane, innevato paese montano della Polonia meridionale. Si rivolge ai bambini ma diverte anche gli adulti, la prima volta che ho visto il film mi sembrava assolutamente fuori luogo, ora non la penso più così.

Dekho Na / Guarda
Classica rain song, la pioggia sinonimo di seduzione e liberazione delle passioni, colonna sonora della notte d’amore di Rehan e Zooni. Volendo fare una battuta cattiva… non è che il testo per caso è stato dedicato a Qualcuno? Della serie “Dekho Na/Guarda - cosa combino con la tua bella co-star?"

GIOCHI POETICI

Sullo sfondo di Delhi, catturata attraverso immagini eccezionalmente belle ed irreali, l’ossessiva attenzione di Rehan per Zooni, corteggiamento intrigante e insolito portato avanti un continuo scambio di versi. Non solo un dettaglio ma la vera forza narrativa di tutta la prima parte.
Della serie non conta “cosa” si racconta ma “come lo si fa”.

Citerò solo la coppia più suggestiva (che è già un riassunto dell’anima del film):

Tere dil men meri saanso nko panaah mil jaae/
Tere ishq men meri jaan fanaa ho jaae

Lascia che il mio respiro trovi rifugio nel tuo cuore/
Possa la mia vita distruggersi col tuo amore


ECHI E CITAZIONI

Una curiosità: c’è una sequenza in cui i protagonisti giocano ad Antakshari, una serie di indovinelli concatenati legati a celebri canzoni cinematografiche, un passatempo molto comune in India. Riesco a riconoscere un brano da Pyaasa, uno da Kashmir Ki Kali, uno da Aandhi e uno da Kagaaz Ke Phool.
Si attendono suggerimenti per identificare i restanti 2.
Troviamo poi qualche richiamo al “già visto” decontestualizzato e reinserito in Fanaa:
Il gesto di infilare braccialetti al polso di Kajol, la filastrocca scioglilingua, la bandiera indiana e l’inno nazionale (tutti da Kabhi Kushi Kabhie Gham?) la cantilena “cheater-cheater” che improvvisa il bambino sulla vasca da bagno (Kuch Kuch Hota Hai?) il gioco di parole su Dilwale Dulhania Le Jayenge citato dall’amica di Zooni mentre lei si allontana dal treno. Chissà se ce ne sono altre…


IL FINALE

Vero gioiello di Fanaa, cattura l’attenzione al punto da causare un mal di testa.

Il mio giudizio sul film ***** 5/5
Promosso a pieni voti!! Non toccherei assolutamente niente.
I giudizi poi sono soggettivi e il mio come al solito non vuole essere intellettuale ma solo istintivo sopra ogni cosa. Non mi stanco mai di rivederlo e se per 170 minuti il mondo esterno non esiste per me vuol dire che il film funziona.


ANNO: 2006

REGIA: Kunal Kohli

TRADUZIONE DEL TITOLO: Distrutto

CAST:
Aamir Khan………… Rehan
Kajol…………………....Zooni
Rishi Kapoor……......Zulfikar
Kiron Kher…………...Nafisa
Tabu…………………...Malini Tyagi

Apparizioni speciali di Lara Dutta, Shiney Ahuja


COLONNA SONORA: Jatin / Lalit

PLAYBACK SINGERS: Shaan, Sonu Nigam, Sunidhi Chauhuan, Mahalaxmi Iyer

RECENSIONI

The Times of India *** 1/2
Testo originale
Bollywood Hungama ****
PREMI E RICONOSCIMENTI:

- FILMFARE AWARDS
Vincitore nelle categorie : Best Actress (Kajol) , Best Male Singer (Shaan), Best Lyrics (Prasoon Joshi)
ma anche Zee Cine, IiFa e Star Screen Awards...