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08 maggio 2024

TERI BAATON MEIN AISA ULJHA JIYA


Di lacune ce ne sono, eppure nell'insieme Teri Baaton Mein Aisa Uljha Jiya non mi è dispiaciuto. Il film parte malissimo, con presagi di tormentose sciagure narrative e registiche. Dialoghi forzati e recitazione amatoriale da soap opera, esagerazioni, scenografie inquietanti. Vacillo per un attacco improvviso di agorafobia scatenato da quegli interni vasti come cattedrali. Gli innumerabili, nauseanti pregi dell'eroe mi inducono a vergognarmi del mio mortificante curriculum.
Poi per fortuna entra in scena l'eroina e la pellicola cambia registro. Le interazioni fra i due protagonisti sono speziate, Kriti Sanon adorabile, Shahid Kapoor competente come sempre. L'idea del film è molto intrigante, la sceneggiatura tenta di sostenerla e svilupparla in modo altrettanto intrigante, ma il risultato è di qualità instabile. La sceneggiatura perde spesso fuoco, dimentica l'obiettivo - o forse non lo ha mai avuto. L'argomento permetteva di volare alto. TBMAUJ poteva essere una satira pungente, oppure una riflessione - in tono leggero, certo - sul rapporto fra uomo e tecnologia e su un mucchio di altre cose. Purtroppo difetta di immaginazione. 

TRAMA

Durante un viaggio di lavoro, Aryan incontra Sifra, l'assistente personale della zia. Sifra è estremamente istruita, estremamente abile, gentile, accomodante, servizievole e bellissima. Aryan si ritrova innamorato perso quasi senza accorgersene. Ma la ragazza nasconde un non trascurabile segreto.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* L'esilarante episodio della denuncia alla stazione di polizia.
* In generale tutta la sequenza finale del malfunzionamento di Sifra.

RECENSIONI

Mid-Day: **
'The flip side of this film’s tone/genre is that it’s packed with such an OTT, stereotypically Delhi-Punjabi family, and other caricatures for characters, deliberately descending towards thorough silliness, that you might want to replace the rest of the humans in the movie with AI as well! (...) The filmmakers are way too busy attempting a comedy, with hardly a joke that lands, for us to be thinking about the essence of its purpose/point as much. I’m not saying they should’ve gone deeply meditative. (...) But just a few pauses and strong moments for pennies to drop could salvage a script far more obsessed with a commercially safe fam-dram (...) before fatigue eventually sets in'. 
Mayank Shekhar, 11.02.24

Film Companion:
'For most part, the story appears to unfold as a self-reflexive critique of Kabir Singh-style love stories. Everything points towards the commentary of confessional cinema. (...) Aryan is head over heels because Sifra is the primal male fantasy: Subservient, infantile, attentive, curious, sheltered. She cooks, cleans, serves, smiles and asks him innocent questions - (...) he teaches her Hindi slang, smoking, kissing, dancing. It's peak mansplaining. (...) But the enduring horror of this film is that it never gets its own memo. (...) You assume it's being snarky but it's actually being... sober. Apparently, Aryan's love for Sifra is perfectly acceptable. This is no indictment of Kabir Singh, this is Kabir Singh. (...) Every time you expect the screenplay to hold Aryan accountable for being a creepy guy with a fetish for compliant and mechanical soulmates, it turns him into a tortured hero. It refuses to recognise its own metaphor about an entitled Indian man treating his partner like an artificial being'.
Rahul Desai, 09.02.24

Cinema Hindi: ***
Punto di forza: il soggetto, le interazioni fra Shahid Kapoor e Kriti Sanon.
Punto debole: vistosi errori di sceneggiatura, faciloneria.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Shahid Kapoor - Aryan, ingegnere robotico
* Kriti Sanon - S.I.F.R.A., androide
* Dimple Kapadia - Urmila, ingegnere robotico e imprenditrice, zia di Aryan
* Dharmendra - nonno di Aryan
* Janhvi Kapoor - cameo

Regia e sceneggiatura: Amit Joshi e Aradhana Sah
Colonna sonora: Tanishk Bagchi, Sachin-Jigar (anche commento musicale), Mitraz, Raghav. Segnalo il brano Akhiyaan Gulaab, composto e interpretato da Mitraz.
Fotografia: Laxman Utekar
Montaggio: Manish Pradhan
Traduzione del titolo: got so entangled/confused in your words
Anno: 2024

CURIOSITÀ

* Riferimenti al cinema indiano: Priyanka Chopra, Deepika Padukone, Katrina Kaif, Kareena Kapoor. Kriti Sanon danza sulle note del brano Dhak Dhak Karne Laga - incluso nella colonna sonora del film Beta (1992) -, accennando i passi della celebre coreografia originale interpretata da Madhuri Dixit.
* Film che trattano lo stesso tema: il delizioso Android Kunjappan Version 5.25 (malayalam), il bizzarro Enthiran (tamil), la serie OK Computer.

GOSSIP & VELENI

* [Spoiler] Dunque:
- che Aryan non intuisca subito la vera natura di Sifra mi fa sospettare che, come ingegnere robotico, sia una pippa;
- che Urmila abbia acconsentito a programmare Sifra anche per flirtare e accoppiarsi con esseri umani mi fa disidratare la mucosa all'istante. E che abbia coinvolto il nipote in questo - diciamo - esperimento sociale, e che sia tutta soddisfatta del risultato, beh, roba da prenderla a ciabattate in fronte;
- Urmila non sgama il nipote, quando Aryan manda all'aria il fidanzamento e le propone di spedirgli Sifra in India. Un'aquila proprio. E poi, non contenta, gli regge il gioco con la madre;
- un androide così sofisticato senza uno straccio di antivirus?? 
- ma non potevano ordinare all'inizio a Sifra di non svelare a nessuno il suo segreto?
- come può Aryan sposare Sifra se lei non ha documenti?
- l'unico argomento di Urmila contro la follia delle nozze è: il robot è di mia proprietà?? E poi lascia correre?? Davvero l'androide è l'unico normale in quella gabbia di matti;
- Urmila è la prima a vedere Sifra rientrare a casa, nota che qualcosa non va e non fa nulla. Però telefona al nipote. Ah beh allora tutto a posto;
- un androide così sofisticato che non si disattiva in automatico in caso di malfunzionamento? E che svalvola per un semplice problema di impianto? Ma il salvavita o roba simile non ce l'ha?
- un ingegnere robotico che affronta un androide malfunzionante con... una sciabola, certo. Poi, chi non ha una sciabola in casa? Posso rinunciare alla lavatrice, ma non alla mia sciabola;
- e perché Sifra non lo stritola? Si blocca solo perché Aryan le ha scorticato a sciabolate qualche centimetro di pelle finta? Non so, sviene dalla vergogna? Dal ridere?
- devo decidere se trovo più balzano il comportamento di Aryan o quello della sua famiglia che non vede l'ora di schiavizzare la nuora perfetta;
- ma poi mi dico: chi sono io per giudicare? Son qui a sfottere uno che se la fa con un androide, cioè evidentemente l'ultima frontiera del porno, ed io mi sparo maratone di film horror/splatter con mostri ululanti e gente squartata;
- allora mi son seduta a riflettere. E se possedessi un androide con le sembianze di sciarùk mio, programmato per compiacermi in tutto, mi ci accoppierei? Ci ho pensato su un bel po' (beh? non la smetteva di piovere), e alla fine ho concluso che mi accontenterei che passasse l'anticalcare e mi preparasse la frittata alle zucchine. Poi: avvisto zanzare/cimici/ragni in casa? Oplà, attivo la macchina assassina. Però sbaciucchiarmelo... bah, no. Mi limiterei ad una più asettica gratitudine. Sarà anche un androide, ma non merita rispetto?
- un attimo: non batto ciglio all'idea dello sterminio di forme di vita (per quanto oggettivamente ripugnanti), però mancare di rispetto a una macchina, cavolo, no. Ma com'è che son cresciuta così male? Son troppo sanguinaria. Corro a dileguarmi nell'ombra (voi dimenticatemi).

14 giugno 2022

J E R S E Y


E così ho scoperto che i film a tema sportivo mi annoiano. Tanto quanto guardarlo, lo sport (farlo però mi annoia di più). Il finale è sempre lo stesso - e va bene: dopo tutto quel sudare, non vogliamo farlo vincere, il nostro eroe? Disgraziatamente anche la trama è sempre la stessa. La vita personale dei campioni dev'essere molto prevedibile, a giudicare dalla storie narrate al cinema. 
Jersey parla di cricket - sport dalle regole a me oscure -, in anni in cui l'Indian Premier League non esisteva e gli ingaggi dei professionisti non erano ancora stellari. La sceneggiatura, di qualità discreta, concede ampio spazio al rapporto padre-figlio, ma è la relazione giocatore-allenatore ad offrire spunti inediti. I dialoghi sono accettabili; alcune sequenze meritavano battute più articolate che avrebbero conferito uno spessore maggiore alla pellicola. I personaggi principali, scritti con ponderazione, sembrano poco naturali e si avverte lo sforzo profuso nel renderli reali - con l'eccezione dell'indovinatissima figura dell'allenatore. Shahid Kapoor non delude mai, le scene condivise con il padre Pankaj sono un regalo delizioso. L'interpretazione di Pankaj Kapur è correttamente sottotono.
In un aspetto però Jersey si distingue dai film a tema sportivo: la vena malinconica che aleggia lungo tutta la narrazione e che sostituisce la consueta esaltazione tipica del genere. Una nota di tristezza che caratterizza i personaggi (e le loro relazioni). Un'insoddisfazione cronica, un senso di sconfitta che li condanna ad un destino mesto, privo di ambizioni e di aspettative.  

TRAMA

Arjun è un giovane giocatore di cricket dal talento mostruoso. Sostenuto dall'incoraggiamento e dall'affetto del suo allenatore, aspira alla nazionale, ma viene scartato due volte. Arjun abbandona la carriera sportiva e si concentra sulla famiglia. Kittu, il suo adorabile bambino, desidera la maglia ufficiale della nazionale per il compleanno. Peccato sia troppo costosa.

RECENSIONI

Film Companion:
'The last five minutes of Jersey (...) are glorious to watch. They make us emotional, nostalgic even. But in the larger scheme of things, those five minutes - featuring a twist - are a patch-up job. (...) They lend the previous 169 minutes a deceptive sense of depth and emotional identity. Which is ironic, because those 169 minutes were in fact shaped by the right ideas. (...) Arjun is a genius with the bat, so the writing struggles to trust in his struggle. As a result, instead of committing to the difficult tale of a drifter with questions over his temperament, Jersey, with those last five minutes, provides answers that neutralize his journey in hindsight. (...) Arjun is so naturally morose and unlikable the film does not expect the viewers to buy his comeback. So those last five minutes are designed to humanize his journey. (...) Pankaj Kapur (...) has a limited role. But he so beautifully modulates his voice and body language across the three timelines between 1986 and 2021 - especially in those final shots - that it was hard not to imagine a better film about an assistant coach hoping to redeem himself through his maverick protege. (...) The narrative foundation is strong. Arjun's glory years are set in 1980s domestic cricket. His bleak years are set a decade later, in 1996, which is a useful era to set an emotion-driven cricket film in. For one, the financial pain is real. (...) A lot of Vidya's [moglie di Arjun] attitude towards Arjun feels too written. (...) Jersey has a few nice moments. (...) But these little details are the exception rather than the norm. I didn't quite buy Shahid Kapoor as Arjun. (...) He has the right lines and, at times, the brooding rage. But his roles as a father, a friend, a student and a husband are too clean-cut: compartmentalizing emotions is not the same as compartmentalizing a performance. I want to say the cricket is filmed and choreographed well. It is, to an extent. But with the second half (...) there is no human aspect to Arjun's batting - he barely sweats, (...) has no weaknesses, and wins matches for his team single-handedly. (...) His batting makes the sport look too easy... almost boring. (...) The robotic man-on-mission vibe wears off within a match or two. (...) Just as people expect more from their cricketers every subsequent year, audiences expect more from movies about cricket'.
Rahul Desai, 22.04.22

Cinema Hindi: ***
Punto di forza: la malinconia, l'impeccabile personaggio dell'allenatore.
Punto debole: la prevedibilità, la mancanza di misura nella rappresentazione del talento sportivo di Arjun.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Shahid Kapoor - Arjun, giocatore di cricket
* Mrunal Thakur - Vidya, moglie di Arjun
* Pankaj Kapur - allenatore di Arjun
* Ronit Kamra - Kittu (bambino), figlio di Vidya e Arjun

Sceneggiatura e regia: Gowtam Tinnanuri
Colonna sonora: Sachet-Parampara. Commento musicale di Anirudh Ravichander.
Anno: 2022

CURIOSITÀ

* Jersey è il remake ufficiale hindi dell'omonima pellicola telugu del 2019 - vincitrice del National Award per il miglior film telugu -, scritta e diretta dallo stesso regista, interpretata da Nani.
* Riferimenti al cinema indiano: Rajesh Khanna, Anand.
* Film che trattano lo stesso tema: negli ultimi anni, il numero delle pellicole indiane a tema sportivo si è moltiplicato vertiginosamente. Le mie preferite rimangono Iqbal (cricket) e Chak De! India (hockey femminile). Fra le più recenti, Sarpatta Parambarai (boxe, tamil, 2021) è piuttosto interessante.



11 ottobre 2019

KABIR SINGH


Sono giorni che penso alla recensione di questo film. Kabir Singh suscita emozioni contrastanti. Temo di essere troppo severa, anche per ragioni estranee alla pellicola, e temo di non esserlo. 
Parto con la cronologia:
1. KS viene distribuito nelle sale indiane il 21 giugno ed è un successo clamoroso di pubblico;
2. i critici lo stroncano e lo definiscono regressivo e pericoloso per il messaggio misogino che trasmette; 
3. lo sceneggiatore e regista Sandeep Reddy Vanga il 6 luglio concede a Film Companion un'intervista infelice, nella quale fra l'altro dichiara: 'When you are deeply in love, when you’re deeply connected with your woman and vice versa, there’s a lot of honesty in it and if you don’t have that physical demonstration, if you don’t have the liberty of slapping each other, then I don’t see anything there. I feel these women, whoever are criticising it, I feel they were never in love. They’ve probably never experienced it in the right way. I can clearly see they’ve never experienced it and it’s new to them. (...) And if you can’t slap, and if you can’t touch your woman wherever you want and if you can't slap and you can't kiss and you can't use cuss words, I don’t see emotion there';
4. le polemiche diventano infuocate, e non si sono ancora placate.

Ho affrontato KS con scarso interesse, con un bagaglio di pregiudizi, e con la prospettiva di un'incazzatura colossale. Alla prima visione, lo trovo estremamente noioso, ripetitivo, vacuo. A parte Shahid Kapoor, non salvo nulla, e mi sembra eccessivo il polverone sollevato da un prodotto così modesto. Passano i giorni. Rimugino un po'. Alla seconda visione, decido di non lasciarmi distrarre dalla prepotenza del protagonista, Kabir, o influenzare dalle polemiche. Uno sceneggiatore è libero di scrivere la storia che preferisce, anche una storia che non mi piace. Conta com'è fatto un film, come racconta e non cosa racconta.

Ricomincio.
Kabir Singh è il titolo più controverso del 2019, nonchè, ad oggi, il campione hindi d'incassi. Ha umiliato Bharat con Salman Khan, Kesari e Mission Mangal con Akshay Kumar, Total Dhamaal con Ajay Devgan, Super 30 con Hrithik Roshan (War in questi giorni sta tentando il sorpasso). KS è diretto da un regista proveniente dal cinema telugu qui al suo debutto a Mumbai - e al suo secondo lavoro -; è certificato per adulti, classificazione che ha ridotto il bacino di spettatori; non rientra nel filone nazionalista-patriotico ultimamente in voga in India; non vanta un eroe positivo o una trama edificante. Il successo che ha ottenuto è davvero sorprendente.

Il soggetto è estremo: una storia d'amore tossico. Kabir è malato, quindi violento, quindi misogino, quindi autolesionista. Ma seducente, almeno per Preeti, la sua compagna. La sceneggiatura alterna spunti provocatori - non dimentichiamo che KS è una pellicola popolare e non d'autore - a scivoloni grossolani. E' divisa in tre parti. La prima (i due sono studenti) è agghiacciante. La seconda (i due sono laureati) è la migliore, scritta in modo robusto: narrazione, ritmo e dialoghi sono quasi impeccabili. La terza (i due si allontanano) è accettabile. 
KS è pesantemente protagonista-centrico. Kabir monopolizza l'attenzione di Sandeep. Vanga non lo dipinge in modo positivo e non ci nasconde nulla, poi però si pente o perde coraggio. E' ossessivo nei suoi confronti: lo coccola, lo smussa, tenta di renderlo meno ostico allo spettatore. E commette l'errore imperdonabile di giustificarlo. Kabir è l'emblema di una mascolinità infetta e brutale, resta da definire se e in quale misura KS la glorifichi, dal momento che la sceneggiatura, più indecisa che misogina, oscilla fra esaltazione e condanna.

Il contesto è appena accennato, la prospettiva assente. Gli altri personaggi sono ombre il cui unico scopo è ammirare, ascoltare, sostenere Kabir. Preeti è insondabile ma poco sana. All'inizio è solo una sagoma priva dell'uso della parola. E' terrorizzata da Kabir? Non tanto. Lusingata dall'interesse esclusivo e possessivo di Kabir? Direi di sì. Fastidiosamente, la ragazza si compiace di essere ammantata dall'invulnerabilità di Kabir. In sostanza: Kabir vuole dominare, Preeti vuole essere dominata. Le rispettive patologie si completano e non confliggono. Suggerirei un salto dal neurologo pure a Shiva, l'amico servile di Kabir. Il buffo è che tutti e tre i personaggi sono medici, ma non se ne salva uno. 
KS si è guadagnato la certificazione per adulti anche per ragioni moralistiche: Kabir e Preeti, già da studenti, condividono una vita sessuale alla luce del sole, non imposta da Kabir, e vissuta da Preeti con soddisfazione visibile. Questo è forse l'aspetto più rivoluzionario del film. 

KS è per certi versi potente, per certi versi sconcertante, per certi versi trito e scadente, per certi verso sovrastimato nella sua importanza, per certi versi incompreso. Colpisce, disgusta, annoia. E' il risultato di una sceneggiatura interessante, caparbia ma immatura. Shahid Kapoor interpreta Kabir con grande sincerità e convinzione. L'eroico attore si impegna - forse troppo, ed è uno spreco - ad iniettare vita e credibilità al personaggio. La sua performance vale da sola la visione della pellicola. 

Aggiornamento del 24 ottobre 2019: War ha effettuato il sorpasso al botteghino. 

TRAMA

KS è una sorta di nefasta rivisitazione di Devdas, dal finale alternativo.

LA BATTUTA MIGLIORE

Kabir: 'Se non avessi incontrato Preeti, mi sarei specializzato in Neurologia'. (Perchè era una battuta, giusto?)

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* Kabir insegue la cameriera con furia omicida. La sequenza è involontariamente comica.
* Geniale la scena del pestaggio organizzato dal fratello di Preeti. 
* Shiva minaccia un'innocua vecchina con un vaso di fiori (queste cose però non si fanno). 

ASSOLUTAMENTE DA DIMENTICARE 

* La ridicola sequenza di Kabir che si addormenta sulla panchina, mentre Preeti non osa allontanarsi.
* L'avvocato giustifica Kabir con la battuta: 'Democracy does not accept free spirited people'. Eh? Free spirited??
* La sceneggiatura tocca il fondo quando Shiva, per salvarlo, offre a Kabir - violento, alcolizzato, cocainomane - la mano di sua sorella. Lo supplica addirittura. Ma abbattetelo. (KS si è giocato mezza stella solo per questo).

RECENSIONI

Hindustan Times: * 1/2
'Substance abuse is, however, the least toxic thing about this misogynistic film. This is a film about a bully, an abuser of women, an alcoholic surgeon, and a foulmouthed hothead - and that’s just the so-called hero. (...) Kabir Singh applauds its pathetic protagonist, and ends up an obnoxious celebration of toxic masculinity. Shahid Kapoor does well to play Kabir like a hand-grenade who lost his pin hours ago. (...) The film looks slick, and is smartly shot'.
Raja Sen, 22.06.19

Cinema Hindi: ***
Punto di forza: Shahid Kapoor (****).
Punto debole: le giustificazioni, eccessive e superflue. Lo sceneggiatore è molto maldestro nel suo tentativo di umanizzare Kabir, e combina un pasticcio gigantesco: svuota i personaggi di supporto, inquina la trama, schiaccia il pedale della misoginia.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Shahid Kapoor - Kabir 
* Kiara Advani - Preeti
* Soham Majumdar - Shiva, amico di Kabir
* Nikita Dutta - Jia Sharma, attrice
* Arjan Bajwa - Karan, fratello di Kabir
* Suresh Oberoi - padre di Kabir e di Karan
* Adil Hussain - preside (cameo)

Regia e sceneggiatura: Sandeep Reddy Vanga
Colonna sonora: Mithoon, Amaal Mallik, Vishal Mishra, Sachet-Parampara, Akhil Sachdeva
Anno: 2019

CURIOSITA'

* KS è il remake di Arjun Reddy, pellicola in lingua telugu del 2017 di enorme successo, scritta e diretta sempre da Sandeep Reddy Vanga, al suo esordio alla regia. E' in corso di realizzazione Adithya Varma, il remake in lingua tamil, primo lavoro di Gyreesaaya (in precedenza era stato aiuto regista dello stesso Vanga), interpretato da Dhruv Vikram, figlio della superstar Vikram, qui al suo debutto. 
* KS è il primo film indiano certificato A (solo per adulti) ad aver incassato più di 200 crore (1 crore = 10.000.000).
* Film che trattano lo stesso tema: Not a love story è altrettanto estremo, anzi di più, ma di qualità decisamente superiore. Devdas, Dev D.

GOSSIP & VELENI

* Arjun Reddy è il nome del figlio del regista Vanga.
* Kiara Advani è un nome d'arte. Il nome reale dell'attrice è Alia Advani. Alia ha scelto Kiara ispirandosi alla protagonista femminile di Anjaana Anjaani. Juhi Chawla è la zia di Kiara Advani.
* Suresh Oberoi è il padre di Vivek Oberoi.
* Ho come l'impressione che Vanga nutra un certo feticismo per le secrezioni umane.
* Ma in una clinica un giovane medico potrebbe davvero comportarsi come Kabir? Mi devo ricordare di evitare di ammalarmi.

26 marzo 2019

M A U S A M



Mi sono un po' annoiata, ma ho visto film peggiori. Esteticamente parlando, Mausam è in larga parte di ottima fattura. Sonam Kapoor contribuisce con la sua bellezza e con la sua quieta eleganza. Edimburgo è un set eccezionale. La regia è accettabile. Il commento musicale in tono. Il cast si impegna. Shahid Kapoor non delude.

Alcuni grossolani, vistosi difetti vanificano però gli sforzi.
Innanzitutto l'irritante ripetersi di implausibili coincidenze. I due protagonisti, Aayat e Harry, si incontrano diverse volte, sempre per caso, a distanza di tempo, nei luoghi più disparati e lontani. Tolleri la prima, scoppi a ridere alla seconda, la terza è pura fantascienza. Mausam vorrebbe raccontare un'indissolubile storia d'amore, che risulta però troppo sbilanciata in favore di Harry, mentre Aayat è appena accennata, silenziosa, inspiegabilmente in ombra. Il coinvolgimento dei personaggi in numerosi eventi dolorosi mi è sembrato forzato e non necessario. La sceneggiatura richiedeva maggiore attenzione e maggior misura.

Pankaj Kapoor, attore immenso, nonchè padre di Shahid, con Mausam debutta come regista nel cinema (alla fine degli anni novanta si era cimentato dietro la macchina da presa realizzando una serie televisiva). Suppongo che la sua intenzione fosse quella di sfornare un classico estetizzato - da qui il ritmo lento -, e di regalare a Shahid un ruolo e un film indimenticabili. Tutto lecito. Ma in Mausam l'atmosfera scade nello stucchevole, la narrazione emoziona con riserva, il dramma si trasforma inesorabilmente in melodramma, il personaggio di Harry è scritto con scarsa cura, i dialoghi impallidiscono col procedere della storia, e Shahid è poco spontaneo (a conferma della regola che i registi non dovrebbero dirigere i figli).
Mausam è una clamorosa occasione mancata. 

TRAMA

Harry vive spensieratamente la sua giovinezza, in attesa di arruolarsi in aeronautica. Aayat non può permettersi spensieratezze: è costretta a lasciare la sua casa e la sua famiglia in Kashmir, e rifugiarsi da una zia in un villaggio del Punjab. I due si incontrano, si amano, si perdono, si ritrovano, si amano, si perdono, lui l'avvista, la insegue, lei dorme, lui fugge, lei scrive, lui le salva la vita, SI SPOSANOOOOO !!

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* La sequenza del dialogo con i bigliettini sciolti nel bicchiere.

ASSOLUTAMENTE DA DIMENTICARE

* La sfida in auto con il treno è veramente cretina.

RECENSIONI

Rediff: **
"Set in a small and very warmly depicted Punjab town, Mausam kicks off most entertainingly. The elderly gent playing the befuddled yet gruff village chieftain is an absolute treat and unquestionably the finest thing in the film, while cinematographer Binod Pradhan, capturing earthy frames with unusual yet fluid grace, earns a clear second place. The rest of the folks involved, including debutant director (and the best actor in the history of Hindi cinema) Pankaj Kapoor are best advised not to look at the marks-sheet with much optimism. Mausam starts off significantly fresh, making up for slightly overdone cutesiness with heart and flavour. The setting is enchanting and real, the characters are likable, the supporting cast stays pretty solid throughout, and Shahid revs up the energy while his classically gorgeous heroine Sonam Kapoor does what she does best, skipping around looking breathtaking. It is when the film changes gear from romcom to melodrama that both Kapur and his son struggle, going from light and likable to irritating and implausible. The couple that initially wins us over gradually emerges harebrained and inexplicably passive. We never root for either girl or boy, because they coyly retreat just when they shouldn't. The passion the film began quickly turns lukewarm, because as Mausam and Shahid begin to take themselves seriously, we stop having fun. And, more importantly, giving a damn. (...) Sure, mosques are smashed and wars break out, but the real-life atrocities the film uses as background soon feel like predictable gimmick. Worse still, they serve only to underscore the film's repetitive, episodic nature, making the already overlong Mausam feel like several seasons too many. (...) (Sonam Kapoor) shows genuine grace, (...), and one wishes her character was smarter. (...) No lovely little nuance could forgive Mausam its preposterous bad-action-movie climax, completely bringing the guillotine down on the already too-long film. As manipulative masala tearjerkers go, it's a film that tries relatively earnestly and certainly one that occasionally looks striking, but disappoints overall".
Raja Sen, 23.09.11

Hindustan Times: * 1/2
"Mausam dura circa tre ore, e si prova la sensazione di assistere a più stagioni (mausam) di una serie televisiva. Non si sa bene quando questa epico dramma finirà e se finirà. Si ricorda a malapena com'è iniziato, nei primi anni novanta, e i dettagli sono perfetti, i paesaggi infiniti. Una sorta di alternativa più realistica e calda alle produzioni di Yash Chopra. Il film è promettente, in parte divertente, in parte romantico, in parte poetico, molto bollywoodiano. Pankaj Kapoor sembra aver costruito il suo debutto alla regia con lo stello livello di onestà e convinzione con cui ha creato la sua sottovalutata carriera di attore. Ma un momento: non è trascorsa nemmeno un'ora. Troppo presto per giudicare. I due protagonisti si conoscono appena. Si adocchiano da lontano, costantemente. Pare sia una forma popolare di amore agreste. Si potrebbe supporre che la loro relazione sia contrastata da motivi religiosi, e invece no. Ma non chiedete qual è il problema. Il personaggio maschile non beve, non fuma, non è un donnaiolo. Nel mondo reale un uomo così sarebbe pericoloso. Nella pellicola incarna l'ideale dell'eroe bollywoodiano. Lei, dal canto suo, parla poco, sorride radiosa, sussurra timida. Lei all'improvviso scompare e Mausam si sposta su un altro piano. Sette anni sono trascorsi. Lui conserva ancora la foto di lei nel portafogli. Sono ancora entrambi single. (Datemi un Pringle perchè stanno per lasciarsi di nuovo). Lei telefona ancora dai vecchi apparecchi a disco, scrive lettere. Il film continua. Shahid Kapoor è un mix di Shah Rukh Khan e di Tom Cruise (da Top Gun). Invecchia bene. Ci piacerebbe poterlo dire anche del suo pubblico. Mausam fluttua su un mare di nulla, rovinato dalle sue ambizioni di essere un Via col vento, un Dottor Zivago, un Casablanca. Un'epica storia d'amore che sopravvive attraverso lo scorrere del tempo e della Storia. Un fiume di denaro è stato pompato nelle convinzioni del regista, ma sarebbe stato preferibile scrivere una sceneggiatura con una migliore costruzione drammatica (se non con una trama migliore). Nel frattempo gli equivoci fra i due amanti lontani si moltiplicano. Cambiano numero di cellulare, indirizzo. Siamo ormai nel 2002. E' ora, gente: per l'amor di Dio, apritevi una casella di posta elettronica, dài!"
Mayank Shekhar, 24.09.11

The Times of India: ***
"Mausam parte bene. Molta atmosfera, stati d'animo, emozioni. Splendide immagini di un paesaggio rurale e sonnolento. La timida femminilità di Sonam Kapoor e la vivacità di Shahid Kapoor aggiungono scintille. La storia d'amore è di vecchio stile: parole non dette, sentimenti inespressi, sguardi rubati e tanta melodia (Pritam). Ed è intrisa di un fascino orientale che regala momenti di grande visione. L'intero cast è spontaneo. Però nel secondo tempo il regista Pankaj Kapoor sembra perdere il controllo della narrazione, almeno in parte. Troppi incontri e separazioni, troppe opportunità mancate, troppe ripetizioni. L'evoluzione dei due personaggi principali non convince. Tutto eccessivamente bizzarro, non necessario. Si sconfina nel grottesco. Ma Mausam ha comunque parecchio da offrire ad un pubblico amante di un cinema languoroso, quieto, emotivo, dall'estetica impeccabile. La pellicola tenta di raggiungere un equilibrio fra arte ed intrattenimento, riuscendovi solo parzialmente".
Nikhat Kazmi, 22.09.11

Cinema Hindi: ** 1/2
Punto di forza: la confezione raffinata
Punto debole: le troppe coincidenze

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Shahid Kapoor - Harry
* Sonam Kapoor - Aayat

Regia, sceneggiatura e dialoghi: Pankaj Kapoor
Colonna sonora: Pritam
Traduzione del titolo: stagione
Anno: 2011

RASSEGNA STAMPA

* Il 9 febbraio 2010, Pankaj Kapoor ha dichiarato a Hindustan Times: 'Shahid possiede grandi potenzialità. Il pubblico lo ha sempre considerato un chocolate-boy, ma in Kaminey ha dimostrato un nuovo lato di sè. Sono sicuro che stupirà non solo gli spettatori ma anche me. È stato lui a chiedermi di lavorare insieme, ed abbiamo in progetto qualcosa di sostanzioso e di stimolante. Ora siamo in fase di pre-produzione. Ho redatto gran parte della sceneggiatura, ed inizieremo a girare in due o tre mesi. Ma ho scritturato Shahid solo dopo averne saggiato le capacità. Ho lavorato al soggetto per tre anni, e nel frattempo è accaduta una cosa meravigliosa: mio figlio è diventato una star. Come padre sono molto orgoglioso di lui, e la sua celebrità costituirà un fattore positivo per il film. Io mi sono ritagliato una special appearance, sul tipo di quelle di Hitchcock, ma nulla di più perché voglio concentrarmi sulla regia. Racconterò una storia d'amore diversa dalle altre: ho in mente di convogliare la mia sensibilità e quella di Shahid. È piuttosto triste essere qualificato come un attore anticonformista. Tutte le volte che ne ho avuto l'opportunità, ho girato anche pellicole d'intrattenimento. Non ho nulla contro il cinema commerciale se la storia è sviluppata in modo sensibile. Ho imparato moltissimo guardando i blockbuster, e spero di utilizzare tutto questo nel mio film. Dal momento che i produttori spenderanno parecchio investendo nel progetto, sarebbe meglio se riuscissi a ripagarli. Il titolo di Mausam è provvisorio e ne cercheremo uno alternativo. L'associazione con il Mausam di Gulzar è troppo forte. Il format di quella pellicola era ispirato a Il posto delle fragole di Ingmar Bergman, e Mausam è di gran lunga superiore al film che dirigererò'. 
* Il 26 febbraio 2010, Shahid Kapoor ha dichiarato a Hindustan Times: 'Dal momento che verrò diretto da mio padre, mi piacerebbe imparare tutto: fotografia, coreografia, regia. Da lui apprenderò moltissimo sulla recitazione, però il pensiero di lavorare con mio padre mi pietrifica. Penso di aver offerto spesso delle performance dignitose, ma in sua presenza tutta la mia sicurezza crolla. Durante le riprese di Jab We Met, mio padre fece un salto sul set. Beh, ho dovuto smettere di girare! Mausam è molto importante perché, dopo 35 anni di recitazione e dopo essere stato il miglior attore indiano - questo è ciò che penso di lui -, mio padre finalmente dirige un film con me nel ruolo del protagonista. Il meno che possa fare per lui è stargli accanto incondizionatamente durante tutto il periodo necessario per realizzarlo. Interpreterò un pilota dell'aeronautica, ma se credete che imparerò a pilotare un aereo, beh, ciò che posso dire è che non ho raggiunto quello stadio di pazzia!'

GOSSIP & VELENI

* Supriya Pathak in Mausam interpreta il ruolo della zia di Aayat. Supriya è la seconda moglie di Pankaj Kapoor, e non è la madre di Shahid Kapoor. La sorella di Supriya, Ratna, è la seconda moglie di Naseeruddin Shah, ed è la madre di Imaad e Vivaan Shah.

31 luglio 2012

TERI MERI KAHAANI

Per la gioia di tutti coloro che amano le storie sentimentali, è uscito a giugno Teri Meri Kahaani, il nuovo film di Kunal Kohli.

TRAMA

1960, Rukhsar, attrice affermata, e Govind, musicista in cerca di fortuna, condividono lo stesso scompartimenti sul treno per Mumbai. 2012, Radha, romantica studentessa in gita, e Krish, mollato dalla fidanzata il giorno del compleanno, si scontrano per le strade di Stratford-upon-Avon. 1910, Aradhana, figlia di un attivista, e Javed, disimpegnato seduttore, si conoscono a colpi di strofe per le strade di Lahore.
Sarà amore a prima vista.

RECENSIONI

The Times of India ***
...Non è la prima volta che  Priyanka Chopra recita più ruoli in un unico film, ma in questo non cambia molto, a parte il periodo storico e il modo di esprimersi (oltre che il guardaroba). Arrossisce con ritrosia per tutto il tempo, ingaggia scaramucce dialettiche con il partner-del-secolo e passa da un ruolo all'altro senza troppa energia. Certamente è naturale e spumeggiante come sempre ma non meravigliosa come la si vorrebbe.
Shahid Kapoor è al meglio come Javed. Sfodera il suo fascino fanciullesco, danzando come il vento (in in Uff and Humse Pyar Karle Tu) e conquistando impudentemente le ragazze in ogni capitolo.
Shahid seduce il pubblico con il suo stile, i versi, e accende una scintilla in un racconto zeppo di cliché.
Kunal Kohli, nel tentativo di creare un'ampia tela per rappresentare questa storia d'amore (usando i secoli, le barriere culturali, le caste, le abitudini e i costumi) non combina l'insieme. Persino con l'apporto di vigorosi talenti, la sceneggiatura manca di profondità e non vibra di sufficiente passione per essere una love-story. Non è priva di romanticismo, stucchevoli conversazioni e dolci-qualcosa; ma non ci sono nè alti nè bassi, conflitti o complicazioni per entusiasmare o far venire la pelle d'oca.
In sintesi, questo film è: un ragazzo incontra una ragazza. Punto. Un ragazzo incontra una ragazza. Punto. E un ragazzo incontra una ragazza. Punto...
Madhureeta Mukherjee, 22.07.12
La recensione integrale.

Hindustan Times **
...Il regista e co-autore Kunal Kohli vorrebbe creare una storia epica, un incontro tra anime che trascende il tempo. Il concetto è simile ad una pellicola del 2005 di Hou Hsiao-Hsien, Three Times, ma le sensibilità sono all'opposto. Three Times è deliberatamente lento, una raffinata, dolorante ode all'amore
Teri Meri Kahaani è un banale racconto romantico che vuole trattare di tutto, così nell'India coloniale abbiamo le poesie e in quella contemporanea Facebook, Twitter e gli sms.
Ma se si vuole mantenere vivo l'interesse di chi guarda le stesse due persone che si innamorano per due ore, la sceneggiatura e l'interpretazione devono davvero brillare. Purtroppo qui, nessuna delle due lo fa. Shahid è in versione Dreamboat e interpreta bene l'appariscente parlatore-in-rima Javed. Ma Priyanka si affida unicamente al look, abbigliamento, pettinatura e una serie di manierismi sempre più fasulli.
C'è una sola canzone splendida, Mukhtasar, ma il resto della colonna sonora è troppo debole per ravvivare la sempre più convoluta narrazione (nel 1910, compare il movimento per la liberazione e Javed si esibisce in un animato numero cantato e ballato all'interno della prigione di Sargodh).
Quello che ho apprezzato di più è stata la ricostruzione di Mumbai nel 1960: le strade vuote, un cinema Art Deco, le donne in bluse strette da togliere il fiato e le acconciature gonfie.
Ma l'ingrediente principale del film, l'amore, è troppo condensato per volare alto.
Anupama Chopra, 22.07.12
La recensione integrale.

Diana *** 1/2
Il tema delle anime gemelle seppur un po' ingenuo è sempre accattivante. Kunal Kohli apre il suo ultimo lavoro con l'immagine di due neonati, un maschietto e una femminuccia, nelle culle, una accanto all'altra, di un reparto maternità. Due bimbi che si sfiorano all'inizio della vita per ritrovarsi epoca dopo epoca, qualsiasi siano le circostanze e i percorsi, per sempre. Il destino, nel film di Kolhi, è un'idea consolatoria che a seconda della situazione attenua i dubbi, annulla le colpe, divide le responsabilità e induce alla rassegnazione. A chi non è ancora in coppia rimane la speranza, mentre per chi lo è, si rafforza la convinzione di essersi trovati e riconosciuti.
Non c'è bisogno di andare più a fondo per godersi due ore e mezza di intrattenimento e lasciarsi coccolare da una favola lieve e innocua. Teri meri kahaani è quel tipo di film che inizia con scritte colorate, in cui i protagonisti si incontrano romanticamente per caso, si sorridono al ritmo di una canzone ed è già amore. Il resto è sospeso, lasciato all'immaginazione. La fatica di essersi scoperti innamorati è ripagata dal diritto di camminare mano nella mano verso il tramonto. A volte un happy end è tutto quello che ci vuole!
Shahid Kapoor, una delizia come sempre, brilla particolarmente nella parte del musicista esordiente Govind. La storia tra Rukhsar e Govind è senza dubbio la mia preferita, per l'ambientazione storica-geografica, perchè i due protagonisti fanno entrambi parte del mondo del cinema e perchè è la più spiritosa e dolce.

Il bello:
- I cartelli presi in prestito dal cinema muto nel capitolo del 1960.
- Jabse Mere Dil Ko Uf: la canzone più frizzante del film. Buon divertimento!

Il brutto:
- Gli inglesi ridotti a macchietta nella parte dedicata ad Aradhana e Javed. In generale la presenza dei britannici è rappresentata con superficialità, persino tenendo in considerazione che si tratta di una commedia sentimentale.

LA SCHEDA DEL FILM

Cast:
Javed/Govind/Krish - Shahid Kapoor
Radha/Aradhana/Rukhsar - Priyanka Chopra
Meera - Neha Sharma
Il padre di Aradhana - Surendra Pal
L'amica di Rukhsar - Prachi Desai
Il fotografo - Vrajesh Hirjee
Uno degli amici di Krish - Raj Singh Arora

Scritto da Kunal Kohli insieme a Robin Bhatt

Diretto da  Kunal Kohli

Prodotto da Kunal Kohli, Vicky Bahri e Sunil Lulla

Musiche di Sajid-Wajid

Coreografie di Rekha Chinni Prakash, Chinni Prakash e Ahmed Khan

Distribuito da Nadiawala Grandson Entertainment

Anno: 2012

CURIOSITA'

- Kunal Kohli ammette di essere (come noi!) ossesionato dalle storie d'amore. Nella bella intervista rilasciata a Faridoon Shahryar per Bollywood Hungama, racconta i suoi personaggi e confronta il suo lavoro con i precedenti successi, Hum Tum e Fanaa.

- La prima parte, gli anni '60, è ispirata alle immortali star del passato come Dilip Kumar, Dev Anand, Shammi Kapoor e Raj Kapoor, ma non manca qualche riferimento a Shahrukh Khan.
L'articolo di Gobollywood.com.

- I versi recitati nel capitolo ambientato nel 1910 sono scritti da Javed Akthar.

- Nei titoli di coda e nel making (part. 5) è mostrata la ricostruzione della Mumbai degli anni sessanta. Come già segnalato da Anupama Chopra si tratta di uno degli aspetti migliori del film.

- Dopo tre anni dal loro precedente film insieme, Kaminey, Priyanka e Shahid tornano a condividere lo schermo in Teri meri kahaani. Apparsi splendidi e affiatati sulla copertina del 4 luglio di Filmfare in occasione della promozione della pellicola, hanno scatenato il gossip. Dopo la loro rottura definitiva nel 2011, però, non si è saputo più nulla di certo. A proposito di Priyanka, che è diventata molto suscettibile in termini di privacy, si è vociferato di un suo coinvolgimento con SRK. Mentre per quanto riguarda Shahid, sembra stia frequentando Nargis Fakhri. Staremo a vedere.

Non c'è un sito ufficiale di Teri meri kahaani. Segnaliamo la pagina di Bollywood Hungama dedicata al film.

14 settembre 2010

MILENGE MILENGE


Milenge Milenge segna il ritorno alla regia di Satish Kaushik, che recentemente ha offerto una brillante prova d'attore in Road, Movie di Dev Benegal. Ma soprattutto segna il ritorno sullo schermo della supercoppia di Jab We Met, Kareena Kapoor e Shahid Kapoor, nel primo film distribuito dopo la loro clamorosa rottura. La pellicola ha subito un iter travagliatissimo: le prime sequenze sono state girate a partire dal 2004, ma in seguito, per problemi finanziari e per problemi con il cast, la distribuzione è stata costantemente rinviata.

Milenge Milenge è un prodotto davvero modesto, e si comprende bene il motivo per cui i due protagonisti abbiano nicchiato all'idea di promuovere il film. La pellicola è realizzata in modo antiquato. La sceneggiatura è forzata. I personaggi sono appena abbozzati. I dialoghi e la colonna sonora non aiutano. Kareena e Shahid in un modo o nell'altro riescono a cavarsela sempre, ma Milenge Milenge non è un titolo di cui andare fieri.

TRAMA

Priya (Kareena Kapoor) cerca l'uomo giusto e crede di trovarlo in Immi (Shahid Kapoor). Ma Immi la conquista con l'inganno, per poi perderla un attimo dopo aver realizzato che, malgrado lui non assomigli al principe azzurro sognato dalla ragazza, Priya è però la donna che fa per lui. Come riconquistarla?

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* Shahid Kapoor in minigonna, tacco alto, push-up imbottito, rossetto e cerchi alle orecchie. L'unico sprazzo di vita in un film molto anemico.

RECENSIONI

The Times of India: **1/2
La trama non offre nulla di nuovo, ed è quasi criminale in tempi in cui persino le ordinarie storie d'amore vengono riscritte secondo lo stile della new-age bollywoodiana. Oggi più nessuno crede nelle cartomanti o nelle frasi tipo 'da qualche parte c'è qualcuno fatto per me'. Anche i Chopra e Karan Johar hanno capito il rischio potenziale che i cliché alla 'coppia fatta da Dio' comportano nell'era di Facebook, degli appuntamenti veloci, degli amori istantanei e delle rotture rapide. Naturalmente Shahid e Kareena si impegnano ad iniettare vita in una sceneggiatura morta e si sforzano di mostrare complicità. Ma è tutto fuori moda: le coreografie, l'umorismo da college, i costumi, la colonna sonora di Himesh Reshammiya. Milenge Milenge non ha l'attualità della pyaar-mohabbat pulp fiction bollywoodiana di oggi.
(Autore non indicato), 09.07.10

Hindustan Times: *
Milenge Milenge fu girato in anni in cui il compositore della sua colonna sonora, Himesh Reshammiya, contribuì all'inquinamento acustico indiano più di quanto il fumo danneggiò i polmoni umani. I produttori volevano trarre profitto portando sullo schermo la zuccherosa storia d'amore interpretata da due star che, allora, erano fidanzate tra loro anche nella vita reale. E questa fu l'unica idea che partorirono per il film.
Mayank Shekhar, 09.07.10

Cinema Hindi: *
Punto di forza: Kareena e Shahid
Punto debole: (lunga lista)

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Kareena Kapoor - Priya
* Shahid Kapoor - Amit (Immi)
* Delnaaz Paul (Kal Ho Naa Ho) - Honey, l'amica di Priya
* Satish Kaushik - il libraio
* Kirron Kher (Kurbaan) - la cartomante

Regia: Satish Kaushik (Tere Naam)
Sceneggiatura: Shiraz Ahmed (Wanted)
Colonna sonora: Himesh Reshammiya (Namastey London)
Coreografia: Ahmed Khan (Ghajini)
Fotografia: S. Sriram (Wanted)
Montaggio: Sanjay Verma (Tere Naam)
Traduzione del titolo: ci incontreremo.
Anno: il film è stato distribuito nel 2010, ma le riprese sono iniziate nel 2004.
Sito ufficiale

RASSEGNA STAMPA/VIDEO

* 28.10.04, Bollywood Hungama: intervista a Kareena Kapoor
* 15.05.09, Bollywood Hungama: intervista a Satish Kaushik
* 04.06.10, The Times of India: dichiarazioni di Satish Kaushik
* 07.07.10, The Times of India: dichiarazioni di Delnaaz Paul
* 10.07.10, The Times of India: intervista a Satish Kaushik
* 14.07.10, Bollywood Hungama: intervista a Satish Kaushik
* Bollywood Hungama: lista di tutti i link agli articoli e ai video dedicati a Milenge Milenge

CURIOSITA'

* Milenge Milenge si ispira a Serendipity.
* Malgrado il trailer dal sapore un po' antiquato, la colonna sonora non esaltante e l'assenza di Kareena e di Shahid nelle attività promozionali, Milenge Milenge non ha causato alcuna perdita ai suoi produttori, anzi. Ancor prima della sua distribuzione il film aveva pareggiato i costi grazie ai diritti elargiti dai canali satellitari, dalle case di produzione del dvd e del cd della colonna sonora, dai circuiti distributivi esteri. Sembra addirittura che Milenge Milenge abbia procurato un utile del 30%, considerato oggi una rarità. I media indiani ritengono che la distribuzione così tardiva sia stata vantaggiosa per la pellicola, che ha potuto beneficiare dei diritti satellitari - qualche anno fa non previsti - e del fatto che entrambi gli attori protagonisti siano oggi delle star. Articolo originale.
* Pare che il cast e la troupe abbiano evitato d'un soffio il tragico tsunami del dicembre 2004. La produzione aveva prenotato uno degli hotel distrutti dal cataclisma. Shahid Kapoor aveva fortunatamente chiesto di rimandare le riprese in Thailandia perchè impegnato nella promozione di Dil Maange More.
* Prasad Doke, 24 anni, ingegnere elettronico, è il vero titolare del numero di telefono mostrato in una sequenza del film. Dopo la prima di Milenge Milenge Prasad ha ricevuto in un giorno più di centocinquanta telefonate di fan, alcuni anche aggressivi, che desideravano parlare con Kareena o con Shahid. Boney Kapoor ha dichiarato che, ai tempi della realizzazione della pellicola, quel numero era inesistente. Articolo originale.
* Riferimenti a Bollywood: accenno al brano No Entry/Ishq Di Galli Vich.

GOSSIP & VELENI

* Kareena Kapoor e Shahid Kapoor si innamorarono sul set di Fida (2004). Le due star si sono frequentate per tre anni, per poi lasciarsi durante le riprese del blockbuster Jab We Met (2007). Kareena è attualmente legata a Saif Ali Khan, incontrato sul set di Omkara (2006). Quanto a Shahid, si vocifera di una sua nascente relazione con Priyanka Chopra, gossip mai confermato dagli interessati. L'attrice è stata sua partner in Kaminey (2009).
* Pare che Salman Khan abbia rifiutato di regalare un cameo in Milenge Milenge perchè offeso dall'intimità mostrata da Kareena e Shahid che, nel corso di un impegno professionale precedente, evitarono di mescolarsi col resto della troupe - di cui Salman faceva parte - preferendo restare da soli. Articolo originale.
* Non è la prima volta che Kareena Kapoor causa un (costoso) rallentamento nella realizzazione di un film prodotto da Boney Kapoor. Sembre che, nel caso di Bewafaa, Boney avesse addirittura minacciato di bruciare la pellicola delle sequenze già girate di fronte alla casa di Kareena. In quel periodo il padre dell'attrice stava affrontando una delicata operazione al cuore.
* In Scozia Milenge Milenge e Innocenti bugie sono stati distribuiti lo stesso giorno, in due sale attigue. Shahid era in quel periodo in Scozia per le riprese di Mausam. L'attore, grande fan di Tom Cruise, pare abbia preferito precipitarsi a vedere Innocenti bugie, snobbando platealmente il proprio film.

27 giugno 2010

PAATHSHAALA


Di Paatshaala salviamo: Nana Patekar perchè, oltre ad essere l'attore di enorme talento che tutti conosciamo, è sempre eminentemente figo; Shahid Kapoor perchè è un amore qualunque cosa faccia; la denuncia (debolissima e soffocata da un oceano di superficialità, banalità, retorica) di un sistema scolastico che si sta trasformando in un'attività commerciale; la colonna sonora non proprio da buttare.

Il film è imbarazzante. Ayesha Takia si limita a portare a spasso sul set il suo push-up, le extension chilometriche (un po' di misura?), gli artigli laccati di rosso. Un caratterista valido come Saurabh Shukla sprecato in quel modo è un atto criminale. Infine: dov'è la trama?

TRAMA

Aditya Sahay (Nana Patekar), preside di un rinomato istituto scolastico, dinanzi alle accuse della proprietà stanca di registrare le ennesime perdite di bilancio, ha quattro opzioni: chiudere o aumentare le rette o ridurre la qualità dei servizi prestati o gestire la scuola come un'impresa. Non chiedete altro.

RECENSIONI

The Times of India: ***
Il film è misurato, sobrio e spesso troppo lento. Ma funziona grazie alla sua attualità e alla sua semplicità, anche se la narrazione procede un po' a fatica, specialmente nel secondo tempo, e tende a perdere slancio a causa di una sceneggiatura slegata e priva di immaginazione. Shahid Kapoor recita in tono sommesso il suo ruolo scritto in tono sommesso. Lo stesso per Nana Patekar. E sorprendentemente non c'è nessuna storia d'amore. Ma il quoziente emotivo e l'attualità di Paathshaala mantengono vivo l'interesse. Da guardare per la sua serietà.
Nikhat Kazmi, 15.04.10

Hindustan Times: *
L'idea è certamente nobile, ma il film non le rende giustizia.
Mayank Shekhar, 16.04.10

Cinema Hindi: *1/2
Punto di forza: Nana Patekar e Shahid Kapoor
Punto debole: tutto il resto

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Nana Patekar - Aditya Sahay
* Shahid Kapoor - Rahul Prakash
* Saurabh Shukla (Luck by chance) - Sharma
* Ayesha Takia (Wanted) - Anjali

Regia: Milind Ukey
Soggetto, sceneggiatura, coreografia e produzione: Ahmed Khan
Colonna sonora: composta da Hanif Sheikh, include la dolcissima Aye Khuda interpretata da Salim Merchant. Dichiarazioni di Salim rilasciate a Hindustan Times.
Dialoghi: Hanif Sheikh
Traduzione del titolo: è un termine in purissima hindi. Significa scuola, nello specifico una scuola per l'istruzione di base impartita in hindi e non in inglese. Non indica l'edificio scuola, infatti l'insegnamento può svolgersi anche all'aperto. (Ringraziamo Pushker per la traduzione).
Anno: 2010
Sito ufficiale

RASSEGNA STAMPA/VIDEO

* 06.04.10, Hindustan Times: dichiarazioni di Milind Ukey
* 13.04.10, The Times of India: dichiarazioni di Shahid Kapoor
* 14.04.10, Hindustan Times: dichiarazioni di Shahid Kapoor. L'attore promuove Paathshaala nell'istituto di Delhi dove ha studiato
* Video: presentazione del film
* Video: The making of Paathshaala, prima parte e seconda parte
* Pagina di Bollywood Hungama con la lista di tutti i link agli articoli e ai video dedicati a Paathshaala

CURIOSITA'

* Milind Ukey in passato è stato l'assistente regista di Sanjay Leela Bhansali in Khamoshi - The musical e in Hum Dil De Chuke Sanam.
* Ahmed Khan, noto coreografo (Yuvvraaj, Kaminey), ha diretto il film Fool'n'final interpretato da Shahid Kapoor e da Ayesha Takia.
* Nana Patekar e Shahid Kapoor hanno partecipato a Paathshaala a titolo gratuito. Articolo di the Times of India.
* Fra i bambini presenti nel cast, segnaliamo i piccoli attori Swini Khara (Cheeni Kum), Ali Haji (Fanaa) e Dwij Yadav (Nanhe Jaisalmer).
* Riferimenti all'Italia: uno studente in una sequenza sfoggia una t-shirt con la scritta Fashion Design Italian Disco Dancer.
* Film che trattano il tema del sistema scolastico indiano: Taare Zameen Par, 3 idiots.

15 giugno 2010

BADMAASH COMPANY


La storia narrata in Badmaash Company è simile a quella di Teen Patti: un gruppo di ragazzi guadagna rapidamente ingenti somme di denaro con sistemi illegali. Teen Patti ne segue le vicende imbastendo uno stiloso thriller. L'accento è posto sul dramma. L'epilogo tragico che toccherà ad uno dei personaggi, sveglierà bruscamente gli altri dal torpore euforizzante nel quale la ricchezza li aveva affondati. Badmaash Company è diviso in due parti: la prima gioca in modo vincente la carta dell'intrattenimento. Ha un tono brillante e metropolitano, un ritmo rapido. La seconda, meno riuscita, aggiunge un tocco riflessivo. L'azione si sposta negli Stati Uniti perdendo autenticità. La sceneggiatura diventa ripetitiva, si appesantisce, e stona col frizzante inizio.

Il soggetto è interessante: sondare le aspirazioni e le ambizioni dei giovani indiani a metà degli anni novanta, quando l'economia del Paese comincia lentamente ma inesorabilmente a crescere. Quali cambiamenti personali e sociali avvengono nella classe media urbana? Di quale entità è la frattura fra la nuova generazione, piena di speranze e abbagliata dal lusso occidentale, e la generazione dei genitori? La sceneggiatura parte bene anche se rimane in superficie. Diverte e intrattiene. La pellicola però non decolla. Il risvolto drammatico è trattato in modo un po' banale. I dialoghi sono asciutti e tesi, ma non sempre all'altezza delle intenzioni. La regia si sgonfia col procedere della storia. Badmaash Company rimane un luccicante film giovanilistico, e non ci sarebbe nulla di male, se solo non diventasse troppo retorico e didascalico nella seconda parte. Parmeet Sethi, sceneggiatore e regista, non è riuscito ad incastrare a dovere i due diversi aspetti della pellicola, e il prodotto finale risulta confuso.

Comunque Badmaash Company sta registrando un lusinghiero successo al botteghino, rincuorando così la Yash Raj Films. Le interpretazioni sono buone: Vir Das, soprattutto, è da tenere d'occhio. Shahid Kapoor ha dimenticato i parziali insuccessi di Chance Pe Dance e di Paatshaala ed appare fresco e seducente. Anushka Sharma è brava e fuori dal coro, ma sempre con un'espressione involontariamente arcigna che non conquista. Meiyang Chang è davvero una novità. I personaggi che interpretano sono ben scritti. Una menzione speciale per Anupam Kher, che incarna la generazione dei genitori: solidi, onesti, insofferenti al lusso, ma anche poco coraggiosi, votati alla monotonia della routine quotidiana. Illuminante al riguardo il dialogo fra padre e figlio nel primo tempo: il miglior scambio di battute del film.

TRAMA

Karan (Shahid Kapoor) ha un sogno: diventare molto ricco nel più breve tempo possibile. Le idee non gli mancano, anche se truffaldine. Con gli amici Chandu (Vir Das) e Zing (Meiyang Chang) e con la fidanzata Bulbul (Anushka Sharma) fonda la Friends & Company. Tutto sembra filare liscio. Soldi a palate. Divertimento. Ma l'avidità acceca. L'amicizia annaspa. L'amore si spegne. E la polizia è alle costole.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* I titoli di testa: la Bombay di quindici anni fa e la Mumbai di oggi illustrate da una successione rapidissima di micro-sequenze e raccontate dalla voce fuori campo di Shahid. Una chicca per tutti gli amanti della megalopoli indiana.

RECENSIONI

The Times of India: ***1/2
Badmaash Company presenta alcune sequenze interessanti, sebbene la storia segua una prevedibilissima traccia di crimine e punizione/pentimento. Ciò che disturba di più è la ripetitiva sequenza dei fatti che appesantiscono la pellicola e non raccontano nulla di nuovo. L'intesa fra il quartetto di attori è piena di energia, anche se la maggior parte del tempo è impiegata a ballare e a cantare. Shahid Kapoor riesce a catturare l'attenzione in alcune scene, ma è essenzialmente il gruppo composto da Vir Das, Chang e Anushka a colpire. Parmeet Sethi esordisce alla sceneggiatura e alla regia con Badmaash Company. La storia è interessante, ma solo perchè rappresenta le nuove generazioni che hanno fretta di arrivare in cima. La colonna sonora non sembra composta da Pritam. Nessun brano da classifica.
Nikhat Kazmi, 07.05.10

Hindustan Times: **
Ad un certo punto il film diventa improvvisamente incline alle prediche, per timore di essere frainteso nelle intenzioni. Noi rimaniamo seduti a contemplare la disonestà, le ambizioni esagerate, l'ingordigia, l'arroganza che corrompono il protagonista, e ci dimentichiamo che questa corsa è iniziata con grande divertimento. Badmaash Company cattura superbamente il periodo a metà degli anni novanta, quando l'economia indiana era all'inizio della sua ascesa. Anushka Sharma e Shahid Kapoor interpretano il ruolo della tipica ragazza che aspira a diventare top-model e del tipico ragazzo che aspira alla ricchezza. Il personaggio interpretato da Chang è dolcemente ispirato. La premessa del film è forte. L'ambientazione solida. La truffa piuttosto interessante. Gli amici formano un buon quartetto. Tutti ugualmente irresistibili, così come i loro scherzi. E lo schermo brilla. Intervallo. Poi tutto si sgonfia. Ti accorgi quando una sceneggiatura è scritta a metà, e sino a quel punto anche maledettamente bene. L'esempio più eclatante è rappresentato da Ek Haseena Thi di Shriram Raghavan. In casa Yash Raj (che produce Badmaash Company) ricordiamo Bachna Ae Haseeno di Siddharth Anand.
Mayank Shekhar, 07.05.10

Cinema Hindi: ***
Punto di forza: il ritmo travolgente del primo tempo
Punto debole: un secondo tempo debole, ripetitivo e confuso

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Shahid Kapoor - Karan
* Anushka Sharma (Rab Ne Bana Di Jodi) - Bulbul
* Vir Das (Namastey London, Love Aaj Kal) - Chandu
* Meiyang Chang - Zing
* Anupam Kher - il padre di Karan
* Pawan Malhotra (Road to Sangam) - Jazz, lo zio di Karan

Soggetto, sceneggiatura, regia e dialoghi: Parmeet Sethi
Colonna sonora: i brani composti da Pritam non sono eccezionali. Interessante invece il commento musicale strumentale che ricorda vagamente le eleganti colonne sonore dei film d'azione degli anni settanta.
Coreografia: Ahmed Khan (Kaminey)
Fotografia: Sanjay Kapoor
Montaggio: Ritesh Soni (Dil Bole Hadippa!)
Traduzione del titolo: badmaash significa canaglia, mascalzone
Anno: 2010
Sito ufficiale

RASSEGNA STAMPA/VIDEO

* 08.04.10, Hindustan Times: intervista a Parmeet Sethi
* 04.05.10, Hindustan Times: dichiarazioni di Shahid Kapoor
* 10.05.10, Hindustan Times: dichiarazioni di Parmeet Sethi
* 11.05.10, Hindustan Times: intervista ad Anushka Sharma
* 29.05.10, The Times of India: dichiarazioni di Vir Das
* Bollywood Hungama: pagina con la lista dei link agli articoli e ai video dedicati a Badmaash Company

CURIOSITA'

* Parmeet Sethi ha debuttato alla regia con Badmaash Company. Precedentemente aveva recitato in pellicole quali Dilwale Dulhania Le Jayenge e Lakshya.
* Anushka Sharma è un'ex-modella. E' stata testimonial in India per la Fiat Palio (spot).
* Vir Das, fra le altre cose, ha fondato una comic rock band dal nome irresistibile: Alien Chutney. Lo amiamo anche solo per questo.
* Meiyang Chang è un dentista.
* Riferimenti a Bollywood: Amitabh Bachchan, Madhuri Dixit
* Riferimenti all'Italia: Prada, Ferrari
* Film che trattano lo stesso tema: Bunty Aur Babli, Teen Patti.

26 maggio 2010

CHANCE PE DANCE


Uscito i primi di gennaio, Chance Pe Dance è uno di quei film che appartiene al filone, tanto sfruttato anche a Hollywood, delle pellicole adolescenziali che raccontano di giovani di talento, ballerini, attori, cantanti, che aspirano alla fama contando solo sulle proprie forze.
Qualcuno li considera solo storielle, per altri, pur avendo passato gli anta, sono una vera e propria passione.

TRAMA

Sameer (Shahid Kapoor), arriva a Mumbai con il desiderio di sfondare nel mondo dello spettacolo. Tra l'affitto da pagare e le molte audizione andate male, però, fatica a mantenere vivo il suo sogno. Durante una selezione incontra Tina (Genelia D'Souza), giovane coreografa che riconosce il suo talento e lo sostiene. Sarà amore...e successo.

RECENSIONI

Times of India ***
Cominciate a contare: quante volte avete visto o sentito la storia di qualcuno che abbandona la sua città natale con un bagaglio pieno di sogni da realizzare nella Maximum City, Mumbai? Innumerevoli. Ed è proprio per questo che il film di Ken Ghosh sdrucciola: la sceneggiatura non offre nulla di nuovo. Ma ciò che lo rende accettabile è la passione che Shahid Kapoor infonde nel suo personaggio: c'è sincerità, c'è autenticità, c'è spontaneità. Aggiungeteci l'effervescenza di Genelia e otterrete un mix adeguato di divertimento e di fantastici passi di danza. Sebbene dobbiamo confessare che la colonna sonora non è all'altezza, soprattutto considerando che CPD è un musical.
Nikhat Kazmi, 14.01.10
La recensione integrale.

Hindustan Times *1/2
E' opinione comune in Occidente che i film Bollywoodiani siano dei musical. Ciò è vero solo in parte. Molti rimarrebbero delusi di sapere che gli attori non sanno cantare e che i bravi vocalist raramente vengono premiati. Pochi conoscono l'aspetto dei compositori. I passi di danza sfoggiati dalle star non sono poi così difficili da imitare. Il protagonista spesso non è nemmeno l'attore migliore del cast, solo il più bello. Le star Bollywoodiane guadagnano tutta l'attenzione nonchè compensi da favola: sono le più sopravvalutate icone nella storia della cultura popolare. Ad esser giusti Shahid Kapoor sa ballare, ma non sempre le sue interpretazioni convincono. CPD si proclama un film interamente sulla danza. La trama e la sua conclusione sono prevedibili. La musica dovrebbe coprire le lacune della sceneggiatura, ma non lo fa. Questo non è un musical, bensì una serie di video musicali.
Mayank Shekhar, 15.01.10
La recensione integrale.

Diana *** 3/5
Film scontato, che non lascia niente nè nella testa nè nel cuore, eppure diverte. Merito dei due protagonisti, Shahid Kapoor e Genelia D'Souza, carini e freschi. E delle molte scene spiritose che mettono di buon umore.
Può bastare? A volte sì.

Il bello:
- Tutta la sequenza del passaggio in motorino: Tina (Genelia D'Souza) è rimasta senza benzina, Sameer (Shahid Kapoor) le offre il suo aiuto e guadagna uno strappo a casa. E' l'emblema del film: due ragazzi carini, qualche battuta, la tenerezza di un incontro.
- Il brano musicale Rishta Hai Mera, durante il quale si vedono Shahid Kapoor e Genelia D'Souza svettare come giganti sulla città. Divertente.
- Sameer che finisce ad insegnare danza in una scuola elementare. Una divagazione inaspettata che arricchisce il film.
- I bloopers nei titoli di coda. Vi ritroverete sotto la doccia a canticchiare: yaba daba yahoo, yaba daba yahoo...

Il brutto:
- Le coreografie davvero bruttine. Trattandosi di un musical, non è una pecca da poco.

LA SCHEDA DEL FILM

Cast:
Tina Sharma - Genelia D'Souza
Sameer Behl - Shahid Kapoor
Il Preside - Satish Shah
Gaurav - Vikas Bhalla

Scritto da Nupur Asthana

Diretto da Ken Ghosh

Musiche:
Pritam Chakraborty (Dulha Mil Gaya)
Adnan Sami
Sandeep Shirodkar
Ken Ghosh

Coreografie:
Bosco Martis (3 Idiots)
Caesar Gonsalves (3 Idiots)
Ahmed Khan (Kaminey)
Marty Kundelka

Distribuito da UTV Motion Pictures

Anno 2010

CURIOSITA'

- Nella scuola dove insegna Sameer, le bambine amano giocare ad hockey su erba. La battuta del preside è: "l'effetto Chak de India!"

-Il contatto di Shahid Kapoor su Twitter è @shahidkapoor

Il sito ufficiale del film.