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05 gennaio 2023

CUTTPUTLLI


Il primo tempo, pur con qualche passo falso, è piuttosto avvincente. In seguito la sceneggiatura si smaglia al punto tale da sembrare frutto dello sforzo creativo di un adolescente appassionato di thriller: ti viene in mente un'idea interessante, ma non sei in grado di svilupparla con la dovuta maturità e professionalità. Il retroscena che coinvolge l'eroe negativo è narrato in modo agghiacciante. Cuttputlli è il remake hindi di Ratsasan, film tamil del 2018. Ne ho letto la trama in rete, trama per tre quarti riproposta da Cuttputlli tranne per quel che riguarda appunto la presentazione del serial killer - sulla carta, appare meglio gestita nell'originale tamil.
Akshay Kumar offre un'interpretazione misurata; il suo personaggio, mal definito, non meritava tanta diligenza. La regia, invece di limitare i danni della sceneggiatura, ci mette del suo ad amplificarli. La velocità con cui vengono archiviati i traumi delle ragazzine abusate, gli efferati omicidi e il dolore dei familiari, è imbarazzante. Mi correggo: non è la rapidità il problema, bensì la superficialità e l'imperdonabile grossolanità del trattamento. 

TRAMA

Arjan abbandona il sogno di realizzare un film su un serial killer ed entra in polizia. Prende servizio in una località montuosa nell'Himachal Pradesh, nella stessa stazione dove è assegnato il cognato. Nella zona due giovani studentesse vengono barbaramente assassinate. Arjan si trova a dover affrontare nella realtà una tragedia che sino ad allora aveva solamente immaginato.

RECENSIONI

Rediff: **
'Akshay delivers a relaxed, restrained act. Too bad there's little else to hold on to in this flimsily written thriller. (...) An absolutely absurd climax and super amateurish execution'.
Sukanya Verma, 02.09.22

Galatta:
'As the chase for the serial killer begins, Cuttputlli becomes generically watchable. No nails are going to be bitten to shreds. But at least, the crimes involving schoolgirls are gruesome enough that we want the perpetrator caught. In other words, we root for Arjan [il protagonista] and that's half the battle won. But how you wish they'd taken more care of the details'.
Baradwaj Rangan

Cinema Hindi: **
Punto di forza: Akshay Kumar, l'assenza di sermoni.
Punto debole: sceneggiatura e regia.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Akshay Kumar - Arjan, poliziotto
* Rakul Preet Singh - Divya, insegnante di inglese

Regia: Ranjit M. Tewari
Sceneggiatura: adattamento hindi di Aseem Arora della sceneggiatura del film tamil Ratsasan (2018).
Colonna sonora: Tanishk Bagchi, Dr Zeus, Aditya Dev
Fotografia: Rajeev Ravi
Montaggio: Chandan Arora
Traduzione del titolo: puppet
Anno: 2022

19 dicembre 2022

RAM SETU


Parliamo di Akshay Kumar: ama l'Italia, fisicamente invecchia benissimo, come attore con gli anni è diventato più spontaneo ed ha imparato a gestire meglio il suo particolare timbro di voce. Dal 2014, ha interpretato ruoli da protagonista in circa 25 film - ne ho visti i due terzi. Baby (2015) e Jolly LL.B 2 (2017) sono i prodotti migliori. Rustom (2016), Gold (2018), Mission Mangal (2019) e Good Newwz (2019) si guardano con piacere. Nel debole Bachchan Pandey (2022) Akki è a dir poco strepitoso. 
Kumar è considerato il testimonial hindi dell'ideologia dominante, e in effetti non perde occasione per dimostrarlo. Le bollette e le rette scolastiche vanno pagate, e garantire alla famiglia uno stile di vita da vip costa un botto. Akshay è salito sul carro del vincitore per poter continuare a recitare - comprensibile -, e forse anche per rubare la scena al trio regale dei (musulmani) Khan. Però, inaspettatamente, nessuna delle sue pellicole è presente nelle prime quaranta posizioni del botteghino indiano (in 2.0 Akki è l'antagonista, non il protagonista), e anzi, diversi titoli si sono rivelati insuccessi clamorosi. È il caso di Ram Setu, distribuito in occasione del diwali (insieme a Thank God, con Ajay Devgan).

Questa lunga premessa per giustificare la sorpresa del critico di Film Companion (e mia) durante i primi trenta minuti di RS. Kumar è affascinante nel ruolo di uno stropicciato archeologo - udite udite - ateo convinto. Battute speziate, amicizia con - udite udite - simpatici scienziati pachistani e afgani e rispetto per le loro istituzioni governative. Abhishek Sharma sembrava essere tornato il regista del delizioso titolo d'esordio, il dissacrante Tere Bin Laden. Ma, conoscendo Akki, mi aspettavo la fregatura, che puntualmente è arrivata.
Fermo restando il diritto di ogni parte politica e di ogni credo religioso di produrre i propri film, fermo restando anche il diritto di propagandare le proprie idee o fedi, due cose: non è necessario denigrare chi non la pensa come te; il cinema è una forma d'arte, perciò dev'essere ben fatto.
RS poteva limitarsi ad offrire una gradevole storia avventurosa per ragazzi. Pazienza per gli effetti speciali non sempre accurati. Sarebbe risultato più onesto e leggero. Perché gravarlo di conflitti non necessari (ateismo contro religione), peraltro trattati in modo grossolano per non dire infantile. Perché asfissiarci con la manfrina del processo e puntare il dito contro il governo precedente (la vicenda è ambientata nel 2007).
Jacqueline Fernandez si sforza di entrare nel ruolo, ma le acconciature e il trucco sempre perfetti stonano con le situazioni che il suo personaggio affronta. Nushrratt Bharuccha mi convince anche quando, come in RS, le tocca una parte agghiacciante. Satyadev Kancharana è una gradevolissima scoperta. Dove si nascondeva? Almeno RS ha il merito di averlo introdotto ad un pubblico più ampio.

TRAMA

Aryan è un archeologo indiano che collabora al progetto internazionale di restauro delle colossali statue di Buddha del distretto afgano di Bamyan, statue distrutte dai talebani. Al suo rientro a Delhi, viene nominato direttore aggiunto dell'Archaeological Survey of India. Il suo primo incarico è quello di certificare la creazione naturale - e non per opera umana - del Ram Setu, sottile lingua di terra che collega l'India allo Sri Lanka. La certificazione è richiesta dal governo per dare corso al Sethusamudram Shipping Canal Project, che si propone di creare un canale artificiale che consenta il passaggio delle imbarcazioni attraverso il Ram Setu, considerato sacro dai devoti hindu. Per Aryan cominciano i guai.

RECENSIONI

Film Companion:
'For the first 30 minutes of Ram Setu, Akshay Kumar plays a shockingly sensible character. In fact, the film itself looks reasonable. (...) In a saner decade, a character like Aryan [il protagonista] might have been an underdog hero - someone who bravely exposes the fault lines between Indian history and Hindu mythology, between truth and literature. (...) In this post-truth age of Hindi cinema, however, responsibility is a man-made myth that connects art to politics. Today, it's not the nation that needs to be saved; it's the saviour. It's not the world that must transform; it's the movie hero. (...) Fortunately, Ram Setu is too shabby to be problematic. Its craft is worse than its ideology. (...) Of the performances, the crocodile isn't too bad; it moves with rawness and elegance, doing a fine job of pretending to not sense the sneaky humans behind [Rahul al suo meglio, LO AMO]'.
Rahul Desai, 25.10.22

Cinema Hindi: * 1/2
Punto di forza: la parte iniziale, Satyadev Kancharana.
Punto debole: sceneggiatura immatura, il sermone finale di Aryan, retorica, propaganda, eccetera eccetera. 

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Akshay Kumar - Aryan, archeologo
* Jacqueline Fernandez - Sandra, ecologa
* Nushrratt Bharuccha - Gayatri, moglie di Aryan
* Satyadev Kancharana - AP, guida

Regia e sceneggiatura: Abhishek Sharma
Colonna sonora: Ajay-Atul, Vikram Montrose, Ved Sharma, Dr. Zeus.
Coreografia: Ganesh Acharya
Fotografia: Aseem Mishra
Montaggio: Rameshwar S. Bhagat
Anno: 2022

CURIOSITÀ

* Il Sethusamudram Shipping Canal Project è attualmente in stallo. Oltre agli integralisti hindu, anche gli ambientalisti si oppongono al progetto.
* Riferimenti al cinema indiano: Chiranjeevi.

GOSSIP & VELENI

* Sembra incredibile, ma l'ateismo è presente anche in un Paese a così alto tasso di spiritualità come l'India. Nell'ambiente del cinema, Ram Gopal Varma è l'ateo più famoso, l'unico abbastanza coraggioso o incosciente da qualificarsi pubblicamente come tale.

21 aprile 2022

BACHCHHAN PAANDEY


Il personaggio di Bachchhan Paandey ha un potenziale enorme, e Akshay Kumar, con barba ispida, ghigno satanico e inquietante occhio di vetro, è in larga parte strepitoso in questo ruolo sanguinario e iperviolento, ma anche comicamente folle. Il film si accende ogniqualvolta Akki appare sullo schermo, e meno male, perché rimane poco altro degno di nota. La sceneggiatura è scialba, il ritmo lento, la regia fiacca. La storia è narrata senza brio. Alcune virate drammatiche o pseudo tali sono superflue. Qualche fulminante battuta e qualche sequenza divertente danno fiato ad una pellicola che, con una maggior esuberanza, poteva risultare molto più accattivante. 
Il cast è di tutto rispetto però sprecatissimo. Arshad Warsi sembra disoccupato, ignominia che non dimenticherò, e Sanjay Mishra si intravede appena sullo sfondo. Analogo doloroso destino per Seema Biswas. Kriti Sanon - sempre diligente - ha la sfortuna di interpretare un personaggio appena abbozzato. Sul contributo di Pankaj Tripathi devo ancora riflettere. 
Bachchhan Paandey, distribuito nelle sale il 18 marzo 2022, non ha incontrato i favori del pubblico. Spero che i produttori non seppelliscano l'esplosivo protagonista, a cui auguro un secondo capitolo più a fuoco, con una sceneggiatura pirotecnica e un ritmo effervescente. Perché di spaghetti eastern in salsa indiana non ne ho mai abbastanza.

TRAMA

Myra ha scelto il soggetto del suo primo lungometraggio: le gesta criminali del temutissimo gangster Bachchhan Paandey. Ma come avvicinarlo senza rischiare la vita? Myra chiede aiuto all'amico Vishu, ed insieme imbastiscono una strategia. Fra appostamenti, indagini improvvide e fughe precipitose, eccoli dunque, non proprio volontariamente, al cospetto del fuorilegge. Porteranno a casa la pelle?  

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* La favolosa Buick 1947 di proprietà di quello scellerato di Paandey. Da togliere il respiro.

RECENSIONI

Film Companion:
'In 2014, writer-director Karthik Subbaraj gave us the fabulously inventive, superbly funny, genre-melding Jigarthanda. (...) It has taken eight years for the story to find its way to Hindi cinema, which is just as well because Bollywood has mangled it beyond recognition. Bachchhan Paandey is a loud, joyless bore. (...) A bizarrely confused film. (...) Akshay [Kumar] unfortunately is saddled with a sloppy script that is too afraid to take chances with him'.
Anupama Chopra, 18.03.22

Cinema Hindi: ** 1/2
Punto di forza: Akshay Kumar è una vera delizia (****)
Punto debole: narrazione asfittica

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Akshay Kumar - Bachchhan Paandey, gangster
* Kriti Sanon - Myra, aspirante regista
* Arshad Warsi - Vishu, aspirante attore
* Jacqueline Fernandez - Sophie, fidanzata di Bachchhan
* Prateik Babbar - Virgin, scagnozzo di Bachchhan
* Abhimanyu Singh - scagnozzo di Bachchhan
* Sanjay Mishra - scagnozzo di Bachchhan
* Pankaj Tripathi - insegnante di recitazione
* Seema Biswas - madre di Bachchhan
* Sajid Nadiadwala - regista (cameo)

Regia e dialoghi: Farhad Samji
Sceneggiatura: remake di Jigarthanda, film tamil del 2014 scritto e diretto da Karthik Subbaraj. Adattamento dalla sceneggiatura originale di Sajid Nadiadwala, Farhad Samji, Tushar Hiranandani, Sparsh Khetarpal, Tasha Bhambra, Zeishan Quadri.
Colonna sonora: Amaal Malik, Jaani, Vikram Montrose, Roy, B. Praak. Commento musicale di Julius Packiam. Non male il tema del film, che accompagna anche i titoli di testa.
Anno: 2022

CURIOSITÀ

* Ricordate Tashan? Il personaggio interpretato da Akshay Kumar si chiama Bachchhan Paandey.
* Riferimenti al cinema indiano: Salman Khan, Kuch Kuch Hota Hai, Vicky Kaushal, Sanju, Munna Bhai M.B.B.S., Baaghi 3, Company, Shootout at Lokhandwala, Once upon a time in Mumbaai, Vaastav, Satya, Sarkar, Gangs of Wasseypur, Sanjay Dutt, Shah Rukh Khan, Amitabh Bachchan, Don, K.G.F. - Chapter 1.


09 gennaio 2022

ATRANGI RE


Ci sono film che andrebbero visti solo una volta.
È il caso di Atrangi Re. Alla seconda visione, quelli che mi erano sembrati peccati veniali si sono rivelati spaventose voragini. Dall'intervallo in poi la sceneggiatura diventa vacua, priva di inventiva e di ispirazione. Un susseguirsi di sciocchezze (vogliamo parlare dell'allegra somministrazione di psicofarmaci, dall'effetto istantaneo?), anche nei dialoghi. Le relazioni fra i personaggi si spengono. La regia, sbalordita quanto noi spettatori, non sostiene la narrazione. Persino gli attori, con l'eccezione di Dhanush, sbiadiscono. Resta solo la bizzarria, del tutto fuori luogo. Verso la fine AR torna in carreggiata, ma il danno è quasi irreparabile.

Il primo tempo è speziato e divertente, malgrado le licenze e le implausibilità. La storia è originale, con una vena di tristezza che soggiace alla commedia e che la rende intima. Non ho riscontrato un'eccessiva banalizzazione della patologia di cui soffre Rinku, la protagonista. La semplificazione c'è - è pur sempre una pellicola d'intrattenimento -, ma è più una forma di fantapsicologia, o di psicologia magica, se preferite. Anzi, la rappresentazione è a tratti abbastanza sensibile e articolata nelle sue implicazioni, e non vi sono ridicolizzazioni.
Il rapporto fra i due personaggi principali è insolito. Vishu, il protagonista, si propone e non si impone, ed è ammirevole nella sua comprensione. Uno stalker sarebbe evaporato dinanzi alle stranezze di Rinku. Rinku non si arrende a Vishu, ma si libera. Da un passato doloroso e dalla sua personalissima strategia per non lasciarsene travolgere, dalla sua interiorità ingarbugliata. E una volta libera, grazie alle opportunità che Vishu le ha offerto, si arrende con fiducia alla vita.
L'incesto nemmeno mi era venuto in mente. La relazione fra Rinku e Sajjad è piena di calore ma asessuata e priva anche solo di ammiccamenti innocenti. Rinku vive il suo groviglio di emozioni in modo acerbo. Diventa adulta grazie a circostanze più o meno fortuite, e a Vishu.

Pur con le sue numerose lacune, l'insieme miracolosamente regge, traballa, sprofonda, e poi risorge. Aanand L. Rai con Zero e AR - e un mix di rusticità, personaggi imperfetti, situazioni stravaganti - ha creato un suo genere che sta al cinema hindi come il weird sta alla fantascienza. O almeno ne sta definendo i parametri, tracciati in precedenza da film quali Shaandaar (2015) di Vikas Bahl o Jagga Jasoos (2017) di Anurag Basu. Forse nel weird Rao ha trovato la sua vena, ed è disarmante la placidità (non la sfrontatezza) con cui ha diretto questi eccentrici lavori, viaggiando sempre sull'orlo del precipizio - e qualche volta precipitando. 
Non c'entra, ma potrei ammirare Dhanush ballare per ore. Per ore.

TRAMA

Rinku da bambina è testimone di una tragedia, e reagisce a modo suo all'orrore. Ma quando, forzatamente, entra in scena Vishu, la faccenda si complica. Anche per Vishu.

RECENSIONI

Film Companion:
'If nothing, I admire the cojones on Atrangi Re. The nerve. The guts. The unflinching audacity. It’s the kind of bewildering disaster (the title translates to “funnily weird”) that nearly turns failure into an artform. It’s so single-mindedly confident in its ideas - of romance, cinema, humans, emotions, psychology - that I was almost impressed by the delusion of it all. Colourful analogies come to mind. Imagine (...) selling death as “the opportunity to be reborn.” (...) In all my years of film watching, I’ve rarely been as repulsed and riveted at once. It’s one thing to push the boundaries of storytelling; it’s another to pour acid on the boundaries, vaporize them and pretend like they never existed to begin with. (...) Midway through the film, there’s a twist so ridiculous that it dwarfs the lofty ambitions of even Zero, the last “What is love if not insanity/disability persevering?” ode by the writer-director combo. (...) I saw the twist coming from the trailer and the discourse around it. (...) Social media had a field day about Sara Ali Khan being paired with the much-older Akshay Kumar. (...) If you think about it, though, the 54-year-old actor’s presence alone is a spoiler - a hint that there might be a social-message angle to what looks like yet another edgy romantic drama. In a purely meta-Bollywood sense, then, the twist is smart, as is the illusion of Akshay Kumar playing a Muslim lover named Sajjad Ali Khan. But that’s where the smartness ends. That’s where everything ends. In context of the world we live in, the twist is willfully ignorant and offensive, especially given the fact that the second half commits to it with unsettling resolve. There are no half measures, which is why the writing takes us to a doomed place stranded between the philanthropic comedy of Lage Raho Munna Bhai, the self-serious nobility of Maine Gandhi Ko Nahin Mara and the philanthropic dramedy of Ayushmann Khurrana movies. It’s not an unfamiliar trope. Marks for effort, sure, but scars for execution. All I can say is that the last thing we all need in 2021 - on the back of the two toughest years in modern history - is a commercial Hindi film infantilizing mental health disorders and trauma in the language of old-school romance. It’s easy to misinterpret this stance as whimsical and brave. This does also offer a ready-made excuse to justify the film’s over-the-top acting. But madness is too often used as a ruse for method and mediocrity. Here, too, it’s worn like a shiny jewel or a glittering dress: as a physical accessory, not a psychological ailment. (...) Sara’s performance (...) confuses histrionics for depth. She seems to be playing a role derived from movies watched rather than life lived. Dhanush, on the contrary, doesn’t look convinced by the narrative he’s driving. He’s normally excellent at conveying the moral fluidity of love, but Atrangi Re escapes his grasp early on and refuses to return. (...) It won’t make sense to view Atrangi Re as an isolated misfire. It’s important to investigate how we got here. (...) Logic is an extra, and love is both an illness and a cure, in most of Aanand L. Rai’s filmography. The Tanu Weds Manu movies, Raanjhanaa and Zero, all merged literal stigma with figurative ones; the results were mixed, yet there’s no denying that uncomfortable truths were revealed with creative candour. In fact, I’m all for the lunacies of love -  I even bought into the toxic excesses of the Rai-produced Haseen Dillruba earlier this year. But Atrangi Re not only drops the ball, it kicks the ball into outer space and calls it a star. It goes too far to celebrate the irrational overtones of love, mining mental illness for comic chuckles and making the actors look silly by sugarcoating disability for the sake of entertainment. I don’t even have to be woke to notice this; it’s just a glaring problem in a film that ceases to exist beyond its twist. Atrangi Re does end on an encouraging note though. The “A film by” slate flashes not just the director’s name, but also his primary collaborators: the writer, cinematographer, music director, editor, production designer and lyricist. It’s a great precedent in an industry averse to credit. But given the nature of the film, it also feels like a confession that says: It’s everybody’s fault, not just mine'.
Rahul Desai, 24.12.21

Cinema Hindi: ** 1/2 
Punto di forza: il primo tempo (***), Dhanush, il personaggio di Sajjad
Punto debole: la sceneggiatura nel secondo tempo

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Sara Ali Khan - Rinku
* Dhanush - Vishu
* Akshay Kumar - Sajjad
* Seema Biswas - nonna di Rinku

Regia: Aanand L. Rai
Soggetto, sceneggiatura e dialoghi: Himanshu Sharma
Colonna sonora: A.R. Rahman
Traduzione del titolo: Rahul Desai, nella sua recensione, propone funnily weird
Anno: 2021

RASSEGNA STAMPA/VIDEO

* I wasn't making a documentary, Komal RJ Panchal, The Indian Express, 3 gennaio 2022. Intervista concessa dallo sceneggiatore Himanshu Sharma:
'What do you have to say about the claims that Atrangi Re trivialises mental disorders?
When I chose this story and this concept, I wasn’t making a documentary on mental illness. (...) There is so much more to the film, to that story called Atrangi Re, it talks about love, loss, and trauma, and how trauma can create so many difficulties for you and how love can fix all of those problems. In my head, I used  mental issue as a tool, a sugar-coating through which I am telling you about even deeper things. So, at times while I was manoeuvring my way, it doesn’t mean I am not paying attention to it or that I am not being honest towards it. Please look at the characters in the film, all the characters, like Dhanush’s Vishu or his friend Madhu (played by Ashish Verma), they all have so much sympathy for the girl. They are dealing with her with utmost sympathy. The idea is that you have to see the film for what it is and not what you want it to be. It is important to see the deeper meanings. (...) We need a new set of eyes, a new set of reviewers to watch these new stories. Because, at least, I am done with this boring, banal and shallow reviewing of our stories. That’s all I have to say, that there was so much more in the story, of course mental illness was also there, but that was not the only thing. And please understand the idea of how symbolically the makers are using it. (...) You may say it trivialises the issue, but I would just like to say that I was trying to make these difficult topics simple, so that it can be accessible and can reach a larger number of people. (...) Films (...) should speak human language and that is imperfect. (...) We need to learn how to see a film without judgement, to immerse in the story and to feel it, seek the deeper truth in any film'.
* Writer Himanshu Sharma Breaks Down Atrangi Re, Prathyush Parasuraman, Film Companion, 4 gennaio 2022: 
'Atrangi Re is a baffling creature. Rarely has illogical wonder paired so compellingly, yet so abrasively with romance and drama. Like watching a kite burn in the sky, you can’t help but watch till it is an ashen heap. Forgoing a big theatrical release, the film premiered on Disney+ Hotstar on December 24 to mixed reviews. It was described as both riveting and reckless. Regardless, within the first three days, it clocked 8.8 million views. Another 11.7 million views the following week. (...)
Tell us about the Tamil dialogues. You wrote them in Hindi and got them translated?
No. I would tell Dhanush the larger picture, and what the character should communicate, and then he would put them in his words in Tamil and deliver it. I would never know what lines he was saying. Once he would deliver lines, what a fantastic actor... we were done in two takes. Scripts are not supposed to be read but seen. Once you find the truth in a scene, then just let it be. 
A lot of the initial scenes with Sara Ali Khan felt odd, like her teasing, her intense gaze, her dancing. (...) Why is she being so intense and intimate with Vishu when she has another man, Sajjad Ali Khan waiting? (...)
See, I also wanted to create a juvenile quality about this girl where her actions are not governed by social norms. She would live in a moment. She has her own shortcomings, never thinking of consequences. (...) She had no reason to dance (...) but she did it because she was having fun after the longest time. After spending 22 years in that house, that environment, she is now seeing Delhi, then Madurai. She doesn’t care for limits. (...)
At a screenplay level Atrangi Re is very tricky. The film has a lot of explaining. Entire scenes just play out, trying to explain how Rinku is hallucinating, or whom or why she is hallucinating, or how to treat her, or whether the treatment is working or not working. Were you worried this would get too much for the audience?  
It is a tricky film, especially this whole idea of a person in love with her own father... it is quite tricky, because I wanted to land that in the most innocent way possible. For that I required that explanation, otherwise it wouldn’t reach you. See, at the end of the day it is not about how the story is unraveling. It is about “Are you interested at all?” People will forgive a lot of things if they are enjoying the story. That is what I keep in mind. No story is perfect. But do people want to know what happens next? (...)
You have spoken about being true to the world you are writing your characters in. They are often doing odd things, like slashing wrists and breaking bottles on their heads, Dhanush being the stalker in Raanjhanaa, or administering medicines without the consent of Rinku in Atrangi Re. This might be true to the world they are in. But were you ever worried that being true to a cinematic world might come across as validating certain kinds of violent behaviour here, in our world?
No! Do you have to learn everything from films? (...) I am only responsible for my characters, my story. There is a lot of love I have towards Kundan (from Raanjhanaa) or Vishu. It is okay to make mistakes. But that doesn’t mean we are bad human beings. Vishu is doing these things to himself. See how drunk he is in that scene, and the mental space he is in, dealing with an imaginary character as a competition in love. It was an organic thing, and fun, too, ya. We have loved Kill Bill. If that is not promoting violence, then what is? (...) So let us not put the responsibility of fixing this world on cinema. 
There was an immediate backlash about how the film discussed mental health. In an interview with Indian Express you said you “used [the] mental issue as a tool, a sugar-coating, through which [you were] telling [us] about even deeper things” What are these deeper things?
As I said, the basic thing was an idea of what we think of love theoretically vis-a-vis what we get in life. We have these grand thoughts, definitions of and about love. We live by those definitions, and then, when we have to deal with a real person, we have to learn to live with that. It is like saying, “Yaar, boyfriend ya pati hona chahiye Shah Rukh Khan jaisa” [fidanzati e mariti dovrebbero essere come SRK], but what you have is some Vinod Kumar type person. But that Vinod Kumar can at least go and buy you paracetamol. That imaginary love can’t help you. That real person is there. Flawed, but they will stand by you. Of course, there is also how trauma can create a void within you which love can fulfill. These were a few things I wanted to speak about in the garb of mental illness. It is not that I am saying mental illness is not there. But while maneuvering a story, you have to prioritize. What do you want to put forward? In that process, some things take a back seat. That does not mean you are not aware of it or don’t care about it. You do. But the primary story is important. It should be fun to watch'.

CURIOSITÀ

* Film che trattano lo stesso tema: l'originalissimo Judgementall Hai Kya. In Heaven on Earth, la protagonista, vittima di violenze domestiche, reagisce in un modo molto simile a Rinku. 

GOSSIP & VELENI

* Nel 2021 Himanshu Sharma ha sposato la sceneggiatrice Kanika Dhillon (Judgementall Hai Kya). Per Kanika è il secondo matrimonio. In precedenza aveva sposato Prakash Kovelamudi, regista di JHK.

08 agosto 2021

L A X M I I


La locandina e il trailer avevano sparato le mie aspettative alle stelle, aspettative poi polverizzate dalle recensioni negative, ma ho comunque affrontato Laxmii con un mix di curiosità e prudente ottimismo. Non ce l'ho fatta: a venti minuti dalla fine, ho spento il pc e mi sono rifugiata a letto in preda allo sconforto.

Laxmii è una commedia horror - genere difficilissimo da azzeccare e (solo) per questo apprezzo il coraggio del regista - che al 99% non diverte e che al 90% non spaventa. Forse, nelle intenzioni, si voleva vivificare un certo tipo di b-movie di vecchio stampo nel quale allegria forzata, mimica estenuante ed eventi soprannaturali convivevano con esiti discutibili (in passato ho incrociato qualche desolante esempio). Laxmii è però agghiacciante, antiquato e inesorabilmente superato.

Il soggetto non è da buttare, una sceneggiatura e soprattutto una regia meno contraddittorie e casalinghe avrebbero potuto svilupparlo in un prodotto accettabile, persino originale. Purtroppo ogni singolo aspetto del film è scadente. Gli effetti speciali sono dilettanteschi, ed è il difetto minore. La narrazione è singhiozzante, con sequenze troncate in modo brutale, improvvisi cambi di registro, coreografie inserite senza apparente pianificazione.
Ci sono accenni ai matrimoni interreligiosi e all'infondatezza delle superstizioni popolari, niente che lasci il segno. Più marcato è il tema transgender, ed è qui che Laxmii avrebbe potuto offrire qualche spunto originale, peccato che la sceneggiatura sprechi l'occasione. Penso che con intelligenza e sensibilità si possa ironizzare su qualsiasi argomento: Laxmii difetta di entrambe.
Le interpretazioni, anche degli attori di supporto, sembrano frutto di un certo impegno ma abbandonate a se stesse. Non c'era nessuno dietro alla macchina da presa? Akshay Kumar e Kiara Advani, dopo l'esilarante Good Newwz, si sono imbarcati in un progetto davvero sfortunato.

TRAMA

Aasif (musulmano) e Rashmi (hindu) si sono sposati senza il consenso della famiglia di lei. E quando tentano di farsi perdonare, il soprannaturale mette loro i bastoni fra le ruote.

RECENSIONI

Mid-Day:
'This is supposed to be a horror-comedy, that doesn't scare you for even a second. And frankly there is nothing to laugh over/about, even if you consider that, let alone a scene, any of the characters were supposed to be funny. (...) Laxmii (...) looks and feels - by way of camera work, production design, characters/performances - considerably more dated than the '90s. (...) Laxmii is basically Housefull 4, without even the jokes for them to work'.
Mayank Shekhar, 12.11.20

Film Companion:
'The butchered craft of filmmaking - the camera sways like a drunk eagle, the entire cast seems high on muscle relaxers, the ghost is practically an energetic wig on a vacuum cleaner, the comedy is horrific and the horror is comical, the “masala” is actually coloured sawdust - is the least of Laxmii’s crimes. Most self-respecting bad movies merely murder the grammar of storytelling. But Laxmii is offensive on such a basic ideological level that slotting it in the consolatory progressive-mainstream-film category is in fact a scathing indictment of how regressive we are to begin with. I’m sort of lost for words. And that takes some doing in a year like 2020. (...) Laxmii is essentially about a Muslim man who gets possessed by the ghost of a transwoman. As a result, it manages to be both Islamophobic and transphobic at once. Not to mention logic-phobic and taste-phobic. (...) The problem is precisely this: the film’s callous grouping of religious and gender minorities with intellectual disability. It’s the treatment. The prejudice disguised as liberalism. There’s an unmistakable sense that both Asif and Laxmii are “defective” people who must join forces to alter popular perception. Asif’s sudden love for red sarees and bangles, and his feminine gait, is played for laughs in the scenes with his wife’s family. The use of horror - to reflect the gaze of Indian society - is understandable. But the existence of comedy implies that the Muslim and transgender communities are the joke as well as the punchline. I found myself smiling in disbelief at the sheer tone-deafness of the writing/acting/breathing'.
Rahul Desai, 10.11.20

Cinema Hindi: *
Punto di forza: la locandina
Punto debole: narrazione imbarazzante, il film è inguardabile.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Akshay Kumar - Aasif
* Kiara Advani - Rashmi, moglie di Aasif
* Ashwini Kalsekar - Ashwini, cognata di Rashmi
* Sharad Kelkar - Laxmii
* Ayesha Raza Mishra - madre di Rashmi
* Rajesh Sharma - padre di Rashmi

Regia e sceneggiatura originale tamil: Raghava Lawrence
Adattamento hindi della sceneggiatura originale tamil: Farhad Samji (regista di Housefull 4)
Colonna sonora: Tanishk Bagchi, Shashi-DJ Khushi, Ullumanati. Il brano Bam Bholle di Ullumunati non è male, e la coreografia ha il suo perché.
Anno: 2020

CURIOSITÀ

Laxmii è il remake hindi di Kanchana, pellicola tamil del 2011 scritta e diretta da Raghava Lawrence, male accolta dalla critica. Kanchana ha riscosso un grosso successo commerciale, anche nella versione doppiata in telugu, tanto da guadagnarsi: due sequel, Kanchana 2 e Kanchana 3, sempre di Raghava; due remake in lingua kannada, Kalpana e Kalpana 2, scritti ma non diretti da Raghava; due remake stranieri, il cingalese Maya e il bengalese Mayabiny; un remake non ufficiale realizzato in Myanmar, Tar Tay Gyi. Ad ingarbugliare il tutto, Kanchana è il sequel di Muni, film tamil del 2007 scritto e diretto da Raghava. Lo stesso Raghava interpreta il personaggio principale in Muni e in tutti e tre i Kanchana. Laxmii segna il suo debutto a Bollywood. (Niente panico: mi son persa pure io). Alla fine del testo vi propongo alcune locandine della catena.
* Laxmii è stata la prima pellicola hindi a grosso budget distribuita in India solo dai canali streaming e non in sala, causa covid-19. Inizialmente Laxmii era stato annunciato col titolo Laxmmi Bomb.
* Film che trattano lo stesso tema: Bhool Bhulaiyaa, il mitico Go Goa Gone e Stree sono commedie horror. Per l'argomento transgender: Super Deluxe (tamil) e, in parte, Peranbu (tamil), entrambi molto interessanti.

Kanchana

Kanchana 2

Kalpana

Kalpana



13 gennaio 2020

HOUSEFULL 4


Sceneggiatura scheletrica. Interpretazioni ed effetti speciali accettabili. Bobby Deol in gran forma. Scenografie e costumi in buona parte curati (il film guadagna mezza stella in più). 
Housefull 4 però non mi ha fatto ridere. Prodotto dimenticabilissimo.

TRAMA

Tre squattrinati fratelli vivono a Londra. Per restituire un prestito ad uno strozzino, si fidanzano con tre ricche ereditiere. In India scoprono di essere - tutti e sei - le reincarnazioni di principesse e pretendenti vissuti qualche secolo prima.

Cinema Hindi: **
Punto di forza: -
Punto debole: i personaggi, la sceneggiatura, i dialoghi.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Akshay Kumar - Harry
* Bobby Deol - Max, fratello di Harry e Roy
* Riteish Deshmukh - Roy, fratello di Harry e Max
* Kriti Sanon - Kriti
* Pooja Hegde - Pooja, sorella di Kriti e Neha
* Kriti Kharbanda - Neha, sorella di Kriti e Pooja
* Chunky Pandey - Pasta
* Rana Daggupati - Gama
* Johnny Lever - Winston Churchgate
* Nawazuddin Siddiqui - Ramsey Baba

Regia: Farhad Samji
Sceneggiatura: Farhad Samji, Tushar Hiranandani, Sparsh Khetarpal, Tasha Bhambra
Colonna sonora: Sohail Sen, Farhad Samji, Sandeep Shirodkar
Anno: 2019

CURIOSITA'

* Riferimenti al cinema indiano: Govinda, Prabhu Deva, Madhubala, Neil Nitin Mukesh, Alia Bhatt, Baahubali.
* Riferimenti all'Italia: un personaggio sceglie l'Italia come destinazione per le nozze; un altro personaggio si chiama Pasta e pronuncia la frase mamma mia.

GOSSIP & VELENI

* La regia inizialmente viene affidata a Sajid Khan, fratello di Farah Khan. Accusato di molestie, Sajid abbandona il progetto. Stessa sorte per Nana Patekar, inizialmente scritturato nel cast.  

23 ottobre 2019

MISSION MANGAL


Se cercate una recensione obiettiva, navigate altrove.
Un conto alla rovescia e il lancio di un razzo mi inducono a considerare qualsiasi film, anche il più scadente, un capolavoro. L'argomento trattato da Mission Mangal mi esalta, ai titoli di testa so già che la pellicola mi piacerà, una delle prime sequenze prevede giusto un lancio, e dunque non ho scampo. 

Me lo sono proprio goduto. 
Tratto da una strabiliante storia vera, infarcito di licenze cinematografiche - molte inverosimili -, semplificato sino al delirio, spruzzato di retorica nazionalista, eppure gradevole, caldo, eccitante. Akshay Kumar è affascinante, Vidya Balan amabilissima, Vikram Gokhale divino. Massiccia presenza femminile nel cast. I personaggi sono stereotipati ma la sceneggiatura tenta lodevolmente di accordare loro profondità. Il processo di formazione che li coinvolge riguarda la sfera professionale, anche se nel privato qualcosa si muove, purtroppo non in modo sottile.
Gli effetti speciali sono di buona qualità e per fortuna non strangolano la trama. Le scenografie linde ma realistiche. La narrazione entra ed esce dal tema principale, si snoda fra la cucina di casa e l'hangar dove si progettano satelliti. Tutto normale. Tutto straordinario. Vari argomenti vengono sfiorati, fra cui l'autonomia femminile, il razzismo religioso, la condiscendenza con cui le superpotenze liquidano i Paesi che non lo sono. MM è un prodotto compatto. Il commento musicale è in tono, i dialoghi sono tesi, la regia attenta, il montaggio è ottimo e imprime al film il giusto ritmo.

MM è una di quelle rare pellicole in cui la semplificazione può rivelarsi anche un pregio, e in cui la favola per adulti in larga parte si sposa bene con il soggetto. Rendere interessante un dibattito fra scienziati imperniato su orbite di fuga, razzi, satelliti, non è cosa da poco. MM ci è riuscito senza causare decessi per noia in sala e senza propinarci le solite tonnellate di roboanti effetti speciali tipici del genere.
MM narra sostanzialmente una storia (vera) di speranze, di ottimismo, di sogni che si realizzano, di ingegno premiato.

TRAMA

Il lancio di un razzo non va a buon fine. Il direttore di missione non può essere licenziato, e viene convogliato verso un progetto impossibile in perenne stand-by: l'invio di un satellite in orbita marziana. Ne vedremo delle belle.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* Alcune secche battute affidate ad un imperturbabile Akshay Kumar.
* La sequenza dell'incidente in moto architettato da Ananth.
* E vogliamo parlare della rissa in metro?

RECENSIONI

Hindustan Times: **
'The facts are stupendous, but director Jagan Shakti decides to go fast and fictional, creating an underdog story that - while often likeable - plays out like a fable. There are cute scenes, but it is worrisome that a film about several incredibly talented women constantly plays up their stereotypical womanhood more than their scientific acumen. (...) Vidya Balan is wonderful as Tara Shinde, a scientist who must juggle her research with wifely and motherly duties. She gives the narrative a boisterous can-do spirit that is eventually well matched by Akshay Kumar’s Dhawan. Kumar is typically solid as he encourages these ladies to shine - he clearly wants this to be his Chak De India - but he is gifted too many of the best lines. Meanwhile the other actresses are given ‘types’ rather than characters. (...) The problem with creating ‘types’ as underdogs - especially in a film that will largely be mistaken for real-life - is that while asking audiences not to judge these female characters, ironically enough the filmmakers have created them (and their quirks) by judging them. Films about science have to simplify the subject - films about rocket-science doubly so - but here things are brought down to a regretfully basic level. So while there are times Mission Mangal plays out as a pleasant enough entertainer with a message, complete with a caricaturish villain (Dalip Tahil with an unholy accent) there are other times everything feels like too much of a stretch - even the runtime. The film becomes a saddening bore'.
Raja Sen, 15.08.2019

Mid-Day: ***
'This is actually a pretty sweet, syrupy film. (...) To a point that you may even forget sometimes that it's entirely a space-mission movie to begin with. And, indeed India's first of its kind. (...) What we do know about scientists? (...) How do you make such folk interesting enough for a feature film; more importantly reaching out to widest audiences, which is toughest still? Through humanizing stories of scientists on screen. (...) Basically make this about people like us. (...) Frankly, the lovely Balan as the deeply passionate ISRO project director, juggling her job with jostling with her family, is all you need to be drawn to this film, that mixes home science with rocket science. (...) As for the actual science itself, it seems like a far too simplistic, superficial series of eureka moments of epiphany. Here's the thing though - in case that bothers you. It did bore me in parts. You know where this film is headed. Most movies suffer from what's called the 'curse of the second half'-set-up all great, but falling flat on the face by the end of it. This is a rare one that reverses that principle. It gets much better towards the end! Until then, you've hopefully been entertained through comedy and drama'.
Mayank Shekhar, 15.08.2019

Cinema Hindi: **** (ero bendisposta e sfacciatamente di parte sin dalla presentazione del trailer)
Punto di forza: l'argomento, Akshay Kumar, Vidya Balan, Vikram Gokhale, il montaggio, il ritmo, l'entusiasmo.
Punto debole: in alcune parti la sceneggiatura e/o la regia sono poco raffinate. Mi riferisco alle analogie col cricket, alla sequenza della telefonata a Kalam, alla rappresentazione dei ricordi infantili degli scienziati.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Akshay Kumar - Rakesh, direttore di missione
* Vidya Balan - Tara (in hindi significa stella), direttore di progetto
* Vikram Gokhale - direttore ISRO
* Taapsee Pannu - Kritika, esperta di navigazione e comunicazione
* Sonakshi Sinha - Eka, esperta di carburanti e propulsioni
* Kirti Kulhari - Neha, esperta di automazioni nei satelliti
* Nithya Menen - Varsha, progettista di satelliti leggeri
* H.G. Dattatreya - Ananth, esperto di materiali da impiegare nella costruzione di satelliti
* Sharman Joshi (non al suo meglio) - Parmeshwar, esperto di impianti di riprese video, fotografiche, eccetera 
* Dalip Tahil - Rupert, scienziato in prestito dalla NASA
* Sanjay Kapoor - Sunil, marito di Tara
* Mohammed Zeeshan Ayyub - Rishi, marito di Kritika

Regia: Jagan Shakti
Sceneggiatura: Jagan Shakti, Nidhi Singh Dharma, Saketh Kondiparthi, R. Balki 
Colonna sonora: Amit Trivedi
Traduzione del titolo: Mangal significa Marte 
Anno: 2019

CURIOSITA' (fonte: Wikipedia)

* Il 5 novembre 2013 l'ISRO lancia nello spazio un razzo con un passeggero illustre: un satellite leggero la cui destinazione è Marte. La missione è denominata MOM (Mars Orbiter Mission) o Mangalyaan (significa Mars-Craft). Il satellite è in orbita marziana dal 24 settembre 2014. Il 30 settembre 2014 l'ISRO e la NASA siglano un accordo per future congiunte missioni esplorative di Marte. Al 24 settembre 2019, il satellite è ancora in orbita e con carburante sufficiente a completare un altro anno.
* MOM è la prima missione interplanetaria indiana. A seguito del pieno successo di MOM, l'ISRO diviene il quarto ente spaziale al mondo ad aver raggiunto Marte, dopo Roscosmos, NASA e ESA; e l'India diviene il primo Paese asiatico ad aver raggiunto Marte e il primo al mondo ad esserci riuscito al primo tentativo. Parliamo di costi? 450 crore circa (1 crore = 10.000.000); ad oggi la missione su Marte meno costosa della storia.
* Gli scienziati indiani hanno lavorato al progetto sino a 18-20 ore al giorno. La struttura del satellite è composta da alluminio e fibre plastiche. Il razzo che ha condotto il satellite in orbita terrestre è stato un ripiego per mancanza di tempo e fondi, anche se non abbastanza potente da lanciare il satellite verso Marte. Realmente accadute anche le sequenze delle accensioni del motore al perigeo e successivi spegnimenti per risparmiare carburante, così come il fallimento di una delle manovre di accensione.
* Il retro della banconota da 2.000 rupie raffigura un disegno del satellite.
* L'ISRO (Indian Space Research Organisation) nasce il 15 agosto 1969. MM, distribuito il 15 agosto 2019, ne celebra il cinquantenario. Il 15 agosto cade la festa dell'indipendenza indiana.
* Il primo mandato di Narendra Modi parte dal 26 maggio 2014, a lancio già avvenuto. Manmohan Singh era primo ministro al momento dell'annuncio della missione e del lancio del razzo.
* Abdul Kalam, ex-presidente dell'Unione Indiana dal 2002 al 2007, era un fisico e un ingegnere aerospaziale. Non ha contribuito alla MOM.
* Jagan Shakti è stato l'aiuto regista in Padman.
* H.G. Dattatreya, ingegnere, è riuscito a conciliare nella sua vita la carriera di ufficiale dell'aeronautica militare indiana con quella di attore. Si è aggiudicato anche un paio di National Film Award. 
* L'attore R. Madhavan sta dirigendo Rocketry: The Nambi Effect, ispirato alla vita dello scienziato dell'ISRO Nambi Narayanan, accusato ingiustamente di spionaggio. Se ho capito bene, c'è lo zampino di Nambi anche nella MOM, perchè il suo team aveva in precedenza sviluppato il motore per la tipologia di razzo che ha lanciato il satellite con destinazione Marte.
* Riferimenti a Bollywood: A.R. Rahman.
* Film che trattano lo stesso tema: Mission Mars: Keep Walking India è un cortometraggio di 24 minuti del 2018 che segna il debutto alla regia dell'attore Imran Khan. Potete visionarlo qui. Il 10 settembre 2019 la mitica produttrice Ekta Kapoor diffonde la serie web Mission Over Mars, prima stagione, 8 episodi. Antariksham 9000 KMPH è un film telugu del 2018 a tema aerospaziale. Vi segnalo anche il fighissimo teaser di Cargo, pellicola diretta da Arati Kadav, coprodotta da Anurag Kashyap e presentata in questi giorni al Mumbai International Film Festival. Aggiornamento del 5 agosto 2022: Yaanam è un documentario in lingua sanscrita di Vinod Mankara, basato sul volume My odyssey: Memoirs of the man behind the Mangalyaan Mission di K. Radhakrishnan; è prevista una proiezione speciale il 21 agosto 2022 a Chennai. 

GOSSIP & VELENI

* Voglio Akshay Kumar in versione Rakesh Dhawan che sfreccia agile sul tavolo della mia cucina. 
* Hai capito l'India che, zitta zitta quatta quatta, oltre a produrre il miglior cinema del mondo, se ne gironzola per lo spazio...

24 luglio 2019

K E S A R I



Questo testo non è una recensione, solo un insieme di dati da conservare in archivio.
Kesari mi ha scosso tantissimo, non riesco ad infliggermi una seconda visione (come abitualmente faccio, se posso, prima di recensire), nè credo di essere abbastanza lucida da poter esprimere un giudizio.
Il film si ispira ad un sanguinoso evento storico, e, per la metà o forse più, rappresenta con notevole efficacia una mostruosa, interminabile carneficina. All'ennesimo morto squartato, ho avvertito un click mentale: il cervello è entrato in modalità stand-by prendendo le distanze dalla bestialità infernale che mi scorreva davanti agli occhi. L'addestramento pluriennale a base di truculento horror è servito a ben poco.

Ricordo scenari naturali meravigliosi, un intrepido Akshay Kumar, turbanti impegnativi, pesante retorica, personaggi inglesi meno odiosi del solito, due galli che si godono un improvvisato spettacolo di wrestling, qualche significativo episodio di solidarietà, una battuta intelligente ('Perchè coinvolgi Dio in queste faccende umane di guerre e sangue?'), una commovente galleria di immagini a massacro concluso. E poi morti, morti, morti, a decine, a centinaia, a migliaia. Sventrati, sgozzati, trafitti, maciullati. Sempre di più. Senza interruzioni. E ancora e ancora e ancora.
Un'esperienza agghiacciante che non desidero ripetere. Per riacquistare la serenità ora mi sparo una bella saga di zombie. 

TRAMA

Tutti ammazzano tutti.

ASSOLUTAMENTE DA DIMENTICARE

* L'immagine del soldato sikh infilzato da un nugolo di spade.

RECENSIONI

Hindustan Times: **
'The film looks large, but doesn’t make a sufficient impact. (...) Most of the action is unmemorable, sadly. There is much bloodlust and regrettably little warcraft'.
Raja Sen, 29.03.19

Mid-Day: ***
'First off, this might well be actor Akshay Kumar's finest performance ever. And this has much to do with an earthy, true-blue, proud Punjabiness that he exudes in his natural persona that translates so seamlessly on to the big screen. (...) And that's tall compliment for a superstar, currently at the brightest phase of his career, who for years since he made his debut was condescendingly dismissed as woodwork - chiefly for the kind of work he starred in, of course. Kumar (...) over the past few years, has upped his game to a point that you can't tell one character of his from the next (...), naturally generating curiosity in ways that Aamir Khan has been capable of. Surely there are other contenders too, but hardly as prolific'.
Mayank Shekhar, 21.03.19

Cinema Hindi: -
Punto di forza: gli scenari naturali, Akshay Kumar
Punto debole: l'incontrollata barbarie

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Akshay Kumar - Ishar Singh
* Parineeti Chopra (special appearance) - moglie di Ishar

Regia: Anurag Singh
Sceneggiatura: Anurag Singh e Girish Kohli
Colonna sonora: Tanishk Bagchi, Arko Pravo Mukherjee, Chirantan Bhatt, Jasbir Jassi, Gurmoh, Jasleen Royal
Traduzione del titolo: zafferano, il colore del turbante indossato da Ishar durante la battaglia
Anno: 2019

CURIOSITA'

* Nel 1897 21 soldati sikh dell'esercito anglo-indiano affrontarono coraggiosamente l'attacco di una moltitudine di guerrieri afgani (da 6.000 a 10.000). I morti furono circa 200. Fonte: Wikipedia.
* Salman Khan inizialmente era parte del progetto in qualità di produttore, poi se l'è data a gambe.
* Pare che il regista Rajkumar Santoshi abbia definitivamente abbandonato la realizzazione di un film sugli stessi eventi storici narrati in Kesari. Il protagonista scritturato da Santoshi era Randeep Hooda, che accenna al progetto in questa magnifica intervista pubblicata da Film Companion il 2 luglio 2019.

GOSSIP & VELENI

* Sbaglio o uno dei tiratori scelti afgani ha lo smalto sulle unghie??
* Kesari ha pure incassato bene al botteghino. I miei amatissimi indiani stanno diventando troppo sanguinari. Dov'è finito l'entusiasmo per i girotondi intorno agli alberi?

25 marzo 2013

SPECIAL 26



Neeraj Pandey, salito al successo grazie al suo primo lavoro A Wednesday (2008), si cimenta in un secondo debutto lanciandosi ora in un progetto piu’ vicino al cinema popolare. Special 26 e’ una storia ispirata ad un evento di cronaca trascinata in un format cinematografico classico, il film vanta una sceneggiatura appetitosa ma soprattutto un cast eccellente: Akshay Kumar, Manoj Pajpaj, Anupam Kher e Jimmy Shergill riuniti nello stesso film.
 
TRAMA
Gli agenti Ranveer e Shanti (Jimmy Shergill e Divya Dutta) vengono convocati da due falsi ispettori delle fisco (Akshay Kumar e Anupam Kher) a svolgere un improvviso raid nella casa di un politico. Dopo aver scoperto di essere stati ingannati si uniscono a Waseem Khan (Manoj Pajpaj) l’uomo che conduce la caccia ai due furbi impostori.
 
Indietro di ventisei anni e indietro nel tempo fino al 19 gennaio 1987, giorno in cui ventisei falsi agenti delle finanze svaligiano sotto gli occhi di tutti una famosa gioielleria dell’Opera House a Mumbai. Il regista sposta le lancette dell’orologio,  propone immagini di Mumbai e Delhi in seppia, scrittura un fascinoso Akshay Kumar  e stabilisce un infuocato testa a testa con il magnetico Manoj Bajpai. I colori delle riprese divengono piu’ caldi, come se l’intero film fosse una vecchia cartolina, Akshay, elegantissimo, veste abiti vintage e si lascia crescere i baffi per il suo personaggio, bugiardo bad boy votato alla truffa, uno stiloso imbroglione i cui espedienti ricordano quelli di Di Caprio in Catch Me if you Can.  A dettare il tempo e' l'attesa del probabile confronto tra i due antieroi, Ajay e Waseem, il falso agente e quello vero, divisi da un colloquio di selezione andato male molti anni prima.
Special 26 ha forse poco a che vedere con un autentico thriller ma e’ un film carino che regala ottimismo per la produzione dell’anno cinematografico che si e’ da poco aperto, con estrema ironia la lotta all’evasione fiscale appare un furto legalizzato portato avanti sotto gli occhi di tutti e in piena luce diurna. Corruzione si confonde con altra corruzione, i tesori collezionati illegalmente divengono una refurtiva altrettanto illegale da incassare e la confusione cresce, dopo un po' tutti i limiti appaiono sballati. L'umorismo e' sottile e piacevole, molti dialoghi stuzzicanti, alcuni riservati ai protagonisti altri messi in bocca a personaggi che sfiorano lo schermo solo per un attimo, e parlo della folta schiera di junior artists in cerca di lavoro che appare nelle simpatiche scene del reclutamento di nuove leve, una sequenza spassosa che sfoggia un'improvvisa ansia di congelare i giudizi positivi del pubblico ancora prima che giunga il finale.
 
 Il mio giudizio sul film : ***  3/5
Punti forti : Il cast e l'umorismo
Punti deboli : La colonna sonora da sbadiglio e il personaggio affidato a Kajal Aggarwal. Entrambi ad alto tasso di dimenticabilita’.
Il paragone con A Wednesday!. Special 26 e' ben costruito e grazioso ma non riesce a toccare lo stesso livello qualitativo del film che l'ha preceduto.
 
 
ANNO: 2013
REGIA:  Neeraj Pandey
 
CAST:
Akshay Kumar .............................. Ajay
Manoj Pajpai ............................ Waseem Khan
Anupam Kher .......................... PK Sharma
Kajal Aggarwal ................................ Priya
Jimmy Shergill ..................... Ranveer
Divya Dutta ............................... Shanti
 
 
COLONNA SONORA: MM Keeravani e Himesh Reshammya ("Gore Mukhde")
PLAYBACK SINGERS: MM Keeravani, KK, Shreya Goshal, Sunidhi Chahuan, Bappi Lahiri, Keerthi Sangathia, Angaraag Mahanta, Chaitra Ambadipudi
 
 
QUALCOS'ALTRO:
Il compositore MM Keeravani ha deliziato il pubblico dell'India del Sud con splendide colonne sonore, purtroppo il suo debutto ufficiale nella cinematografia hindi non e' stato affatto esplosivo, stessa sorte e' toccata anche all'attrice Kajal Aggarwal  (gia' apparsa in Singham a fianco di Ajay Devgan) che non ha ricevuto qui un ruolo degno della sua popolarita' tolly/kollywoodiana.
Link alle recensioni di The Times of India e Hindustan Times  ( giudizio di entrambe *** 1/2  3,5/5) 
 

02 agosto 2012

ROWDY RATHORE




Prabhu Deva è un bell’uomo, recita con impegno, danza come un dio e sta diventando un ottimo regista, lo stile delle sue pellicole può non piacere a tutti ma gli incassi e la qualità globale  zittiscono anche le malelingue più agguerrite. Dopo il trionfo maschio di Wanted, il delizioso romanticismo di Nuvvostanante Nenodattana e l’atmosfera parigina di Engeyum Kadhal,  l’artista tamil baciato da Tersicore si cimenta in una nuova versione del successo telugu di SS Rajamouli: Vikramarkudu, già oggetto di svariati remakes nelle cinematografie indiane del Sud.  Riuscirà il talentuoso uomo di spettacolo a stupire il pubblico pur partendo da una storia ipersfruttata e non sua? La risposta è SI.


TRAMA
Shiva (Akshay Kumar), astuto e irresistibile truffatore, scopre di essere il sosia di un coraggioso ufficiale di polizia, Vikram Rathore (Akshay Kumar) giustiziato da un gruppo di banditi in una remota località rurale. Per Shiva è il momento di dimenticare i suoi giochi romantici con la bella Paro (Sonakshi Sinha) e la sua vita di espedienti per continuare ciò che il suo sosia aveva iniziato: sbarazzarsi del sadico capobanda e di tutti i suoi scagnozzi.


Rowdy Rathore è intrattenimento, è energia, è un lungo e divertente delirio da pop corn.  Eroi baffuti e lotte coreografate, battute urlate con enfasi da ripetere a memoria,  balli sfrenati e personaggi simpatici, una storia tipicamente masala un po’ Sholay e un po’ Dabangg  che possiede tutti gli ingredienti per entusiasmare e saziare i suoi spettatori. A confermare il successo commerciale della nuova svolta “sudista” del cinema di Mumbai RR colleziona incassi spettacolari, i conti della SL Bhansali films ritornano a girare in attivo dopo due flop duri da digerire. L’uomo che nel 2009 ha ridisegnato  la carriera di Salman Khan non smentisce il suo intuito infallibile e capisce che il ruolo interpretato da Ravi Teja in Vikramarkudu potrebbe adattarsi perfettamente alla personalità  giocosa di Akshay Kumar. 

Il film è guidato da musiche, canzoni e coreografie sempre originali ma con evidenti influssi tolly – kollywoodiani,  si tratta uno show vistoso affidato a più protagonisti:
* Il ruggente Akshay “The Khiladi” Kumar . L’ attore torna a vestire la divisa, si diletta in un mix dei suoi cavalli di battaglia, commedia e azione,  ripropone la stessa autoironia di Ravi Teja, reinterpreta la mimica e la camminata del famoso attore telugu e la unisce al suo fascino da macho un po’ svampito che rende più sexy e invitante il personaggio.
* Le curve, il brio e il sorriso di Sonakshi Sinha.  Due anni dopo il ciclone Dabangg Sonakshi ritorna sullo schermo con un ruolo da village belle altrettanto vivace e sensuale.  In questi due primi film di debutto l’attrice si propone come la risposta bollywoodiana all’eroina spontanea del cinema tamil, i cui atteggiamenti possono essere sia femminili e provocanti che chiaramente mascolini.
*L’energia di Prabhu Deva.  L’acuto  stratega  conosce il pubblico e sa come farlo divertire  portando sullo schermo una storia rocambolesca, gioiosa, elettrica e ricca di movimento.
*La musica di MM Keeravani.   Malgrado il nome del compositore sia clamorosamente assente nei titoli di apertura  è lui il vero creatore del  tormentone “Chinta Ta Ta Chinta Chinta”  senza il quale Rowdy Rathore non sarebbe lo stesso.
* SS Rajamouli e il suo Vikramarkudu. E’ stato il regista di MagadheeraEega a gettare le basi del film (che già nella sua priva versione aveva un suo perché)  a lasciare la traccia dei dialoghi, delle situazioni, dello stile generale e del suo mood.  RR è opera sua quanto lo è  di Prabhu Deva.  Al nuovo creatore  va il merito di aver migliorato notevolmente il materiale di partenza, spezzando i tempi morti e avvolgendolo in una confezione furbissima effetto dinamite.
*Le numerose locandine pittoriche. Finalmente il Cinema Hindi mostra di non aver dimenticato una delle sue caratteristiche più affascinanti, le locandine pubblicitarie dipinte a mano,  ora quasi completamente messe da parte dal digitale ma divenute oggetto di culto per cinefili e collezionisti.  La scenografia del brano “Chinta Ta Ta Chinta”  rende omaggio ad alcuni spettacolari poster artistici del passato e del presente.

Il mio giudizio sul film : **** 4/5



ANNO : 2012

REGIA : Prabhu Deva

CAST:
Akshay Kumar …………………… Shiva / Vikram Rathore
Sonakshi Sinha …………………… Paro
Nasser ………………………… Baapji
Paresh Ganatra ………………….. 2G
Jayant Gadhekar …………… Bhima
Apparizioni speciali di Kareena Kapoor , Vijay e Prabhu Deva nel brano “Chinta Ta Ta Chinta”
Maryam Zackaria, Shakti Mohan & Mumai Khan ……………. Danzatrici nel brano “Are Pritam Pyare”

PRODOTTO DA : SL Bhansali , Ronnie Screwvala

COLONNA SONORA  :  Sajid  - Wajid & MM Keeravani
PLAYBACK SINGERS: Sajid, Wajid,  Shreya Ghoshal, Mika Singh, Mamta Sharma, Saroj Sami, Kumar Sanu, Javed Ali

COREOGRAFIE : Prabhu Deva




QUALCOS’ALTRO:

Gli incassi di Rowdy Rathore sono stati tra i più alti della storia del cinema hindi, il film ha fatto saltare Akshay Kumar ancora una volta nell’olimpo del 100 Crore Club, alla cui vetta siede ancora indisturbato 3Idiots. Leggi anche Bollywood 100 Crore Club, Articolo di Cinema Hindi pubblicato nella sezione Breaking News.

Il regista SS Rajamouli parla di Rowdy Rathore. Testo di Ifilmish.com

Prima di RR sono stati realizzati altri due remakes di Vikramarkudu (originalmente interpretato da Ravi Teja e Anushka Shetty e uscito in lingua telugu nel 2006) Nel 2009 è stato completato il remake kannada  Veera Madakari con con Sudeep e Ragini Dwivedi, nel 2010 il remake tamil, Siruthai, protagonisti Karthi Sivakumar e Tamannah. Il remake in lingua bengali è intitolato Bikram Singha (2012), nel cast Prosenjit Chatterjee e Richa Gangopadhyay.


Il video del brano "Dhadang Dhang" è stato girato in varie località del Karnataka: Hampi, Royagopura, Bangalore e Mysore (Lalitha Mahal).

Rowdy Rathore : Recensioni e interviste. Articolo pubblicato da Cinema Hindi nella sezione Breaking News India.