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10 dicembre 2009

VICTORIA HOUSE


Una troupe sta girando alcune scene di un film low-budget in un hotel fuori Mumbai. La proprietaria dell'albergo, Lisa, gestisce tutta la tenuta assieme allo zio, che lavora come guardiano. Tra la ragazza e un componente della troupe nasce subito un amore, mentre tutti gli altri uomini, tra cui anche il viscido produttore Sanjay, tentano di conquistare la bella star Seema.
La famosa attrice è la prima a notare che qualcosa non va nella pensione in cui alloggiano: c'è una sua foto appesa nella stanza che le è stata assegnata, ma ben presto l'immagine sparisce. Sanjay la ritrova appesa sopra un altare votivo nella stanzetta del guardiano. Giusto il tempo di avvisare alcuni colleghi e la foto viene rimpiazzata da una statua della dea Durga, scomparendo di nuovo.
Nelle campagne attorno all'hotel, intanto, si aggirano in cerca di lavoro un ex-riccone e il suo leccapiedi. Decidono di fingersi santone e allievo, e conquistano la fama nei villaggi circostanti sostenendo di conoscere una formula per resuscitare i defunti. La gente comincia a pagarli per non riportare in vita i morti, come il santone aveva scaltramente previsto.
Prem, la controfigura del divo Anand, muore a causa di un incidente sul set. Sanjay, che non ha nè tempo nè tanto meno soldi da perdere, decide di portare il ragazzo dal celebre santone affinchè lo resusciti. Durante la cerimonia indetta per la resurrezione, sotto gli occhi esterrefatti dei due imbroglioni e di tutta la troupe, il corpo di Prem inizia a muoversi...

Anno: 2009
Regia: Hriday Sharma
Musiche: Sunil Singh

Attori:
Prthvi (Seema)
Meghna (Lisa)
Shiva (Anand)
Shakti Kapoor (Guru)

Recensione: **
Con una recitazione poco convincente, delle scene strampalate e un finale insipido, 'Victoria House' si meriterebbe una sola stella. Sharma prova di tutto per coinvolgere lo spettatore in quell'avventura senza senso che la troupe sta vivendo: riprende alcune scene dalla prospettiva dei personaggi oppure fa guardare i protagonisti dritto verso la cinepresa mentre esprimono le proprie intenzioni e chiedono un parere al pubblico. Ma si fa davvero fatica a comprendere le scelte e le reazioni dei personaggi, in quanto totalmente irrazionali. Perchè mai Seema, attrice piuttosto famosa, dovrebbe spaventarsi per aver trovato una sua foto nella stanza dell'albergo? E perchè Sanjay fa tuffare Prem dal trampolino nella piscina se sa che l'acqua è troppo bassa e si ammazzerà, provocando ulteriori ritardi nelle riprese?
In questo susseguirsi di scene pietose, spicca l'interpretazione di Shakti Kapoor (a cui è dedicata la seconda stella) che risolleva per un po' il film. Kapoor è il finto santone. Il suo ingegnarsi per guadagnarsi il pane, facendo sgobbare e malmenando il suo povero servetto è proprio divertente. Peccato che, dal momento della loro scomparsa in poi, lo spettatore debba sorbirsi una serie di sequenze noiose e prevedibili.

29 novembre 2009

WOHI BHAYAANAK RAAT


Vicky vive da solo con l'anziana madre. Nel sontuoso palazzo di fianco alla loro abitazione arriva un nuovo inquilino, Kumar, un signore attraente ed elegante che pare avere molto successo con il gentil sesso: Vicky lo vede rientrare ogni sera con una compagna diversa. Dalla finestra della sua camera, il giovane comincia a spiare i movimenti di quello strano vicino che esce solo quando fa buio. Una notte Vicky vede Kumar amoreggiare con una donna che il mattino seguente viene rinvenuta morta in un boschetto. Sul collo della sfortunata sono ben visibili due misteriosi fori.
Vicky denuncia quello che ha visto la notte precedente alla polizia, ma non viene creduto. Quando entra col poliziotto in casa di Kumar resta colpito da un quadro appeso alla parete: la ragazza ritratta è praticamente identica alla sua fidanzata Rupali...

Anno: 1989
Regia: Vinod Talwar
Musiche: Surinder Kohli

Attori:
Kiran Kumar (Kumar)
Rohan Kapoor (Vicky)
Neeta Puri (Rupali)
Rakesh Bedi (officiante tantrico)

Recensione: ****
All'inizio il film è un po' lento, e quasi vien voglia di cambiare dvd. Ma se perseverate, non ve ne pentirete ed apprezzerete anche la parte che precedentemente vi aveva annoiato.
'Wohi Bhayaanak Raat' (traducibile in 'Quella notte così paurosa') è tutto da ridere. Kumar, il vampiro, proverbiale creatura dalla bellezza eterea, nei suoi raptus sanguinari si trasforma in un mostro orripilante. Invece di sedurre le proprie vittime, rimane paralizzato dai sensuali balli in cui queste si esibiscono quando si trovano in intimità con lui. Il vampiro strabuzza gli occhi, sul suo viso affiora un'espressione ebete e Kumar sembra dimenticarsi del motivo per cui le ha condotte con sè. Inoltre possiede una forza sovrumana che, però, può essere facilmente contrastata da un disegno o da un oggetto raffigurante un simbolo sacro dalle dimensioni di un pollice.
Al contrario di quanto accade comunemente nelle pellicole horror, la musica di sottofondo non è all'altezza del suo compito, cioè quello di creare atmosfera e coinvolgere lo spettatore, mentre le canzoni con rispettivo balletto sono imperdibili. Forse proprio perché 'Wohi Bhayaanak Raat' a dispetto delle apparenze non è un vero film dell'orrore, bensì una simpatica presa in giro degli horror di quell'epoca.

24 novembre 2009

V E E R A N A


Il film comincia presentando la setta composta dallo stregone Baba, dalla sua donna demoniaca Nikita e da altri adepti mostruosi, tutti intenti a compiere un sacrificio umano in onore di un terribile idolo d'oro. Il thakur (*) del villaggio, Sameer Pratap, tende una trappola a Nikita e la uccide bruciandola su una pira. Il temibile stregone riesce a recuperare il corpo ormai orribilmente sfigurato della sua compagna e giura vendetta.
Molti anni dopo, Baba mette in atto il suo diabolico piano: cattura Sameer Pratap e la sua giovane figlia Jasmin in viaggio per una visita allo zio, il thakur Mahendra Pratap. Con un maleficio, Baba riesce a far penetrare lo spirito di Nikita nella ragazza. Quindi lo stregone porta Jasmin a casa del vecchio zio. Il padre della bambina viene creduto morto, mentre Baba si attira le simpatie della famiglia di Mahendra Pratap spacciandosi per colui che l'ha salvata dopo averla trovata priva di sensi sul bordo di una strada. Essendo già orfana di madre, la povera Jasmin viene adottata dallo zio, e anche a Baba è permesso di restare ad abitare con loro.
Diventata adolescente, Jasmin comincia a comportarsi in modo strano: se ne sta ore ed ore chiusa in camera e in sua presenza si verificano avvenimenti così allarmanti da indurre il vecchio Mahendra Pratap a far allontanare la figlia Sahila da casa. Jasmin, posseduta da Nikita, compie omicidi efferati su comando di Baba che la manipola grazie ad una bambola vudù. La ragazza adesca uomini sfruttando la sua bellezza e li assassina brutalmente nell'intimità, dopo essersi trasformata in una creatura mostruosa.
(*) Signorotto locale

Regia: Shyam e Tulsi Ramsay
Musiche: Bappi Lahiri
Anno: 1988

Attori:
Jasmin (Jasmin Pratap)
Kulbhushan Kharbanda (Thakur Mahendra Pratap)
Rajesh Vivek (Baba)
Gulshan Grover (Raghu)
Satish Shah (Hitchcock)
Sahila Chaddha (Sahila)
Hemant Birje (Hemant)

Recensione: ****
La scena iniziale è di grande impatto con le inquadrature del ferino idolo dorato e dei mostruosi adepti della setta di Baba che compiono il loro sangunario rito. Le musiche graffianti di Lahiri penetrano nel cervello dello spettatore rendendo insopportabile il suono, mentre le immagini ne stuzzicano la curiosità e lo inducono a proseguire nella visione.
La ricetta dei Ramsay e di moltissimi film dell'orrore degli anni '80 è sempre la stessa: un mostro, un macho, un servitore impacciato, belle ragazze, un antico palazzo, una love story, delle scene sexy e qualche mossa di kung-fu. Tutti gli ingredienti si incastrano in un mix ben riuscito: colpi di scena in pieno stile horror si alternano ad episodi davvero divertenti, come quello del domestico Raghu perseguitato da un feroce gatto (ovviamente) nero e quello della storia d'amore tra Sahila e Hemant.

Il personaggio meglio riuscito è quello di Jasmin, che con la sua sensualità ammalia uomini stupidi e rudi, per poi ucciderli brutalmente. I Ramsay si prendono gioco del genere maschile, i cui esemplari farebbero pazzie per seguire la sottana della prima ragazza disponibile che incontrano senza farselo ripetere due volte. L'immagine della donna, al contrario, è estremamente trasgressiva, non solo per l'epoca. Affascinante e capace di controllare gli uomini a suo piacimento, Jasmin/Nikita non incarna assolutamente l'ideale della ragazza rispettosa e modesta che è ancora diffuso in buona parte dell'India (e non solo). La canzone che intona quando è rinchiusa nella sua camera è ipnotica e fa trasparire tutta la solitudine della giovane causata dalla sua palese e pericolosa diversità.
Adatto ad un pubblico femminile che, quasi sicuramente, simpatizzerà per Nikita. Didattico per i signori spettatori: non fidatevi mai di una bella femme fatale, soprattutto se solitamente non avete successo con l'altro sesso. In ogni donna dimora un demonio, quindi uomo avvisato...

Curiosità:
* Le riprese furono completate nel 1985, ma il film uscì nelle sale solo nel 1988. La censura impose pesanti modifiche: 'Veerana' proponeva un'immagine della donna indiana decisamente troppo forte e sconveniente. I fratelli Ramsay non riuscirono ad ottenere il successo sperato al botteghino perché alla fine degli anni '80 il mercato dell'horror era già in declino.
* Negli U.S.A. il film è uscito con il titolo 'Veerana: The Vengeance of The Vampire', e in Gran Bretagna con il nome poco azzeccato di 'The Wilderness'.
* Hemant Birje era già noto al pubblico nelle vesti di Tarzan, e in questo film la sua prestanza fisica non lascia delusi/e.

26 settembre 2009

A G Y A A T


Una troupe cinematografica si reca nella remota giungla cingalese per girare un film con il grande divo del cinema Sherman e la bellissima attrice Aasha. Moorthy, il produttore, è riuscito ad ingaggiarla con il ricatto. Sujal, l'aiuto regista, attendeva da tempo una tale occasione perché ha una cotta esagerata per Aasha, senza accorgersi che la sua assistente Sameera è perdutamente innamorata di lui. Oltre a loro, il gruppo comprende anche JJ (il regista), Rakka (che si occupa delle scene d'azione), Laxman (il tuttofare che segue Sherman ovunque) e Shakky (il direttore della fotografia).
A causa di un guasto alla cinepresa le riprese si interrompono. Per ammazzare il tempo, la troupe decide di fare una gita nel profondo della giungla guidata da Setu, un indigeno che sa perfettamente come orientarsi. Purtroppo Setu scompare e viene ritrovato morto poche ore dopo. I protagonisti cercano di ritrovare da soli la strada per tornare all'accampamento dal quale sono partiti ma si ritrovano inspiegabilmente sempre nello stesso punto.
La foresta tropicale se li prende uno ad uno...

Anno: 2009

Attori:

Pryianka/Nisha Kothari (Aasha)
Nitin Reddy (Sujal)
Gautam Rode (Sherman)
Rasika Duggal (Sameera)
Ishtiyak Khan (Laxman)
Ravi Kale (Rakka)
Howard Rosemeyer (JJ)
Ishrat Ali (Moorthy)
Kali Prasad (Shakky)
Joy Fernandes (Setu)

Recensione: *
La locandina è la parte migliore di Agyaat.
Varma deve ringraziare chi ha pubblicizzato il suo film creando un'aspettativa nettamente al di sopra del contenuto. Come nelle ultime imprese cinematografiche ispirate al genere horror a cui ha partecipato, i personaggi sono ben costruiti, al contrario della trama che lascia il tempo che trova. Sono decisamente più interessanti i battibecchi tra Sherman e Rakka o la love story tra Sujal, Aasha e la delusa Sameera dell'entità assassina. Se Varma si fosse concentrato maggiormente sulle tensioni dei protagonisti intrappolati in mezzo al nulla senza via d'uscita e avesse lasciato perdere l'entità soprannaturale assetata di sangue, probabilmente il risultato sarebbe stato migliore.
Agyaat raggiunge limiti inaccettabili per un regista del suo calibro: sembra una pellicola girata da un giovane emergente (e se così fosse allora si potrebbe anche apprezzare per l'originalità). Varma non può non sapere che un horror non funziona se la forza oscura che perseguita gli attori non viene né identificata né motivata, quantomeno nel finale! In The Blair Witch Project c'è una presunta strega, in Gehrayee è uno spirito in cerca di vendetta, ma questo essere (sempre che sia un essere) che cos'è? Come uccide? Perché lo fa? Mah, non ci è dato saperlo. L'idea che è in programma un sequel non stuzzica minimamente la curiosità.

Musica:
La musica di sottofondo che Varma ha dimostrato saper utilizzare molto bene nei suoi precedenti horror e che terrorizza lo spettatore quasi più delle immagini, in Agyaat è mediocre. Il regista tralascia di curare i dettagli, che sono il punto di forza di tutti i suoi film.
La coreografia del balletto finale è piuttosto carina, peccato che sia relegata in un angolino dello schermo. Dato il livello degli altri pezzi musicali, avrebbe forse meritato una considerazione migliore, invece che fungere da semplice accompagnamento dei titoli di coda.

Curiosità:
* RGV ha in programma di girare il sequel di Agyaat. La coppia di sopravvissuti Kothari-Reddy racconterà l'accaduto alla polizia e l'orrore li raggiungerà perfino in città.
* RGV è famoso per dare un tocco sexy ai suoi film mostrando le star in bikini; questa volta è il turno della bellissima Pryianka Kothari.
* Durante le riprese erano in atto gli scontri con le Tigri Tamil a soli 20 km dal luogo in cui si trovava la troupe.

04 settembre 2009

GEHRAYEE


Ambientato nei dintorni di Bangalore, “Gehrayee” parla di una famiglia benestante (i Bassapa), che deve far fronte a sopraggiunte difficoltà economiche. Di conseguenza, decide di vendere la propria tenuta fuori città a un'impresa che sfrutterà il terreno per costruire un'industria. Il servo Baswa, che per anni si è preso cura di quella terra e che vi è molto legato, è disperato e vuole a tutti i costi fermare la vendita.

I Bassapa tornano nella loro abitazione in città, ma niente sarà più lo stesso.
Una sera, mentre aspettano che il figlio Nandu torni dal lavoro, ricevono una telefonata che li informa che il ragazzo ha avuto un incidente in motorino e che si trova in ospedale. Stanno per correre da lui, quando Nandu entra in casa sereno e sorridente. Nessuno riesce a spiegarsi chi possa aver fatto uno scherzo di così cattivo gusto.

Nei giorni seguenti è la giovane figlia Umakka a comportarsi in modo strano: i suoi voti a scuola peggiorano, è maleducata con gli insegnanti e violenta con le compagne di classe. Preoccupati per la doppia personalità di Umakka, i genitori si rivolgono ad uno specialista. Le condizioni della ragazzina continuano a peggiorare e la sua aggressività aumenta.

Anno: 1980

Regista: Aruna Raje, Vikas Desai

Attori:

Shreeram Lagoo (Chenna Bassapa)
Anant Nag (Nandu Bassapa)
Padmini Kolhapure (Umakka Bassapa)
Indrani Mukherjee (Saroja Bassapa)
Amrish Puri (officiante di riti tantrici)

Musiche: Laxmikanth Pyarelal

Recensione: *****

Semplicemente incredibile e originale! Credo sia unico nel suo genere.
In “Gehrayee” i coniugi Raje-Desai terrorizzano lo spettatore senza mostrargli assolutamente niente!

Oltre alla bravura degli attori che riescono a coinvolgere lo spettatore, i colpi di scena sono ben dosati e la trama non è assolutamente scontata. All'inizio del film ero praticamente certa di dovermi sorbire un'altra versione de “L'esorcista”... mi sbagliavo di grosso. Entrambi parlano di una bambina posseduta, però le analogie si esauriscono qui. “L'esorcista” puntava a scioccare il pubblico mettendo in scena una giovane Linda Blair indemoniata e un esorcismo, comunemente praticato, ma considerato tabù per la Chiesa cattolica [1] alle prese con la società moderna. In “Gehrayee”, invece, la possessione è solo il pretesto per smascherare l'apparente limpidezza di una famiglia borghese. Quando Umakka inizia a comportarsi non più come la bambina educata che è sempre stata, le tensioni famigliari esplodono. Nessun aiuto esterno, né quello di uno psichiatra, che convince i genitori a sottoporre Umakka all'elettroshock, né un officiante di riti tantrici, rivelatosi senza scrupoli, riuscirà a ripristinare la tranquillità. Proprio nel momento in cui la famiglia dovrebbe essere unita attorno al suo componente più fragile, si sgretola. A quel punto sembra che tutte le colpe ricadano sul padre, uomo dispotico e insensibile di fronte alla sofferenza altrui.

“Gehrayee” significa “profondità”, si riferisce all'inevitabile caduta nel baratro a cui conduce la grettezza umana.
Verso il finale, il tentativo di Nandu di distanziarsi dal padre sembra prospettare una speranza: non tutti gli uomini sono meschini e preoccupati solamente per il proprio benessere. Sarà davvero così? L'ultima scena è mozzafiato.

[1] Negli Stati Uniti ci sono delle correnti religiose di ispirazione cristiana che praticano esorcismi pubblici.

Curiosità:

* “Gehrayee” è stato accolto positivamente dalla critica, come quasi tutti gli altri film della coppia Raje-Vikas.

* I coniugi Raje-Vikas hanno divorziato e, ovviamente, non lavorano più assieme.

* Vikas Desai ha raccontato un incidente inquietante avvenuto nei giorni delle riprese di “Gehrayee”. Vikas e consorte erano seduti in soggiorno, quando hanno sentito provenire delle grida dalla cucina. Accorsi sul posto, hanno trovato una cameriera stesa a terra che ha rivolto loro delle minacce con una voce dal tono insolitamente maschile, proprio come quella di Umakka. I due hanno pensato bene di allontanarsi e dimenticare l'accaduto.

29 luglio 2009

PURANA MANDIR


'Purana Mandir' è il primo episodio di una trilogia il cui protagonista è il sanguinario mostro Saamri.

Una notte la figlia di Raja Hariman Singh, sultano di Bijapurm, è assalita da Saamri, un noto adoratore del Male. Il re riesce a catturare la creatura malefica e la fa imprigionare. Saamri, già ricercato per violenze terribili compiute nei villaggi circostanti per soddisfare le forze oscure da cui trae il suo grande potere, viene processato e condannato a morte. Il purohit (1) del regno di Hariman Singh propone di metterlo al rogo in modo che il fuoco purificatore di Agni (2) possa annientarlo definitivamente. Il sultano, però, si oppone e decide di far decapitare il mostro e di seppellire la testa e il corpo lontani l’una dall’altro. Il capo mozzato verrà seppellito in un luogo remoto nella giungla, mentre il resto del corpo sarà riposto in un baule sigillato con il trishul - il tridente di Shiva - proprio nei sotterranei del palazzo reale. Saamri prima di essere giustiziato lancia una maledizione contro Hariman Singh: “Finché la mia testa riposerà lontano dal mio corpo ogni donna del tuo lignaggio morirà partorendo, e quando la mia testa si ricongiungerà al mio corpo mi sveglierò ed eliminerò tutti i tuoi discendenti”.

Suman vive con il padre a Mumbai, la madre è morta dandole la vita. La sua famiglia discende da Raja Hariman Singh di Bijapur, e gode di un certo tenore di vita. E’ fidanzata con Sanjay, un ragazzo di classe sociale inferiore, e vorrebbe sposarlo. Il padre non approva la relazione e racconta agli innamorati della maledizione scagliata da Saamri sulle donne della sua famiglia duecento anni or sono. I due partono assieme ad un altra coppia di amici, Anand e Sapna, per recarsi a Bijapur nell’antico palazzo di famiglia, per smentire la malefica profezia. Qui Suman ha delle visioni terrificanti e Saamri verrà accidentalmente riportato in vita.

(1) Il purohit è una sorta di pandit (officiante di rituali comuni) personale del re.
(2) Agni è la manifestazione di Dio che presiede il fuoco, elemento purificatore che distrugge la materia corporea rendendo possibile la liberazione dell'anima.

Regista: Shyam Ramsay e Tulsi Ramsay

Anno: 1984

Attori:

Mohnish Bahl (Sanjay)
Arti Gupta (Suman R. Singh)
Puneet Isaar (Anand)
Sadhana Khote (Sapna)
Ajay Agarwal (Saamri)

Recensione: *****

'Purana Mandir' è un cult del cinema horror bollywoodiano! Ha avuto un successo strepitoso. Su internet non si trova una recensione negativa e i fratelli Ramsay sono quotatissimi! Assolutamente da non perdere!

Non bisogna aspettarsi di provare qualcosa che assomigli alla paura poiché gli effetti speciali non impressionano di certo lo spettatore contemporaneo, nonostante le scene splatter non siano fatte male. Ciononostante pare abbia terrorizzato il pubblico dell’epoca.

Non trascurabile è l’influenza del cinema dell’orrore hollywoodiano degli anni 80: giovani in vacanza in un luogo remoto abitato da strani indigeni, problemi con la macchina durante il viaggio, bellissime ragazze con vestiti succinti, un terribile essere semi-umano e le immancabili scene ironiche. Tutti questi elementi si combinano con altri squisitamente indiani: la trama sembra la rivisitazione di un mito in chiave horror e moderna e i balletti (estremamente sexy, tanto che il film è venduto nelle stesse bancarelle dei dvd a luci rosse) non mancano! Saamri è una sorta di rakshas (3) (non un uomo sfigurato o che porta una maschera come Freddy Kruger & Co.) e uccide non per vendicare un torto subito ma spinto dalla sua bestialità. Le coppie incontrano nel villaggio sperduto dei locali che sembrano adivasi (4), con i quali sono costretti a scontrarsi. Alla fine è proprio con il tridente del grande Shiva (5) che il mostro verrà sconfitto; gli uomini chiedono ancora aiuto a Dio per restaurare la normalità. Geniale l'accostamento tra Saamri e il signorotto locale, che si comporta con una pari disumanità. Quest’ultimo è un uomo spietato, senza braccia, che per farsi rispettare si circonda di un manipolo di scagnozzi e rimprovera chi non lo asseconda colpendolo con i suoi stivali dalle suole coperte di chiodi.

Purana Mandir spinge i limiti della rappresentabilità: alcune scene sono davvero molto hard, come d’altronde avviene in buona parte dei film horror sia odierni che dei tempi che furono. Ma, per fare una citazione, “cos’è l’horror se non un genere che oltrepassa i confini?” (Omar Khan).

(3) I rakshas sono demoni dall'aspetto terribile noti per la loro ostilità nei confronti degli esseri umani e per i loro atti cannibaleschi. In realtà nel film Saamri è definito 'bhut', cioè uno spirito generalmente malvagio che ha conquistato una certa forza grazie a dei meriti ottenuti con la sua devozione quando era ancora in vita.
(4) Gli adivasi sono le minoranze indigene tribali.
(5) Il tridente di Shiva è una potentissima manifestazione del Dio hindu.

Volevo riportare dei commenti che ho letto su IMDB per dare un’idea di come il film fu accolto quando uscì nel 1984, ma mi è stato sconsigliato per motivi di diritti su ciò che viene pubblicato. Posso però segnalare dei link interessanti:

- IMDB

- Documentario su youtube dedicato ai fratelli Ramsay prodotto da Mondo Macabro: PRIMA PARTE e SECONDA PARTE

Per gli appassionati di cavalli: in questo film ci sono dei bellissimi esemplari di marwari/kathiawari.

11 luglio 2009

N A I N A


'Naina' è il remake bollywoodiano di 'The Eye', horror firmato dai fratelli Pang e ambientato ad Hong Kong.

Naina perde la vista all’età di cinque anni a causa di un incidente stradale in cui muoiono i genitori, durante un’eclissi solare. Si ritrova a vivere con la nonna e una zia a Londra. Ormai adulta si sottopone al trapianto delle cornee. L’intervento è praticato dal dottor Samir Patel e sembra essere perfettamente riuscito. In ospedale Naina apre per la prima volta gli occhi e ritorna a vedere dopo molto tempo. Una notte vede il suo compagno di stanza uscire accompagnato da un’ombra che ha la forma di una persona e lo segue. Nel corridoio viene fermata da un’infermiera che le assicura che non c’è assolutamente nessuno e che è normale che i suoi occhi non riescano ancora a distinguere bene gli oggetti.

Uscita dall’ospedale Naina è tormentata dagli incubi e vede delle persone che nessun altro può vedere. La nonna, preoccupata, la accompagna dal dottor Samir che tenta di calmarla sostenendo che soffre di semplici allucinazioni, comuni postumi dell’intervento. Le visioni di Naina, però, diventeranno sempre più insistenti…

Anno: 2005

Regista: Sripal Morakhia

Attori:

Urmila Matondkar (Naina)
Anuj Sahwney (Dr. Samir Patel)
Khamini Khanna (nonna di Naina)
Shweta Konur (Khemi)

Recensione: ***

Morakhia fa decisamente un buon lavoro con questo suo primo film. E’ vero: è decisamente scopiazzato da 'The Eye' dei fratelli Pang. E allora? Quanti horror americani sono remake di horror asiatici, talvolta girati con la collaborazione degli stessi registi di quello autentico, con un risultato che stravolge l’originale fino a renderlo ridicolo? (L’unico che mi sentirei di salvare dalla spazzatura è 'The Ring' di Verbinski per ovvi motivi).

Il pregio principale di 'Naina' è quello di essere ambientato principalmente a Londra, ma di avere tutti attori indiani e la protagonista non è un’ammazzavampiri o una bomba sexy con scarse capacità recitative: è Urmila Matondkar! Il ruolo di Naina è difficile da interpretare, ma la Matondkar riesce con successo a trasmetterci le sue emozioni. Le inquadrature degli occhi, riprese da 'The Eye', sono ancor più coinvolgenti. Tipicamente bollywoodiano è il personaggio della nonna, la buffa aiutante della protagonista.

Inoltre, per scoprire ciò che nascondono le sue visioni, Naina dovrà recarsi nel paese in cui ha remote radici. Qui si troverà ad affrontare una realtà ben diversa da quella dei patinati bar londinesi e degli ospedali all'avanguardia.

'Naina' è una copia di cui si può essere orgogliosi, nonostante Morakhia si ostini a negare ogni connessione con 'The Eye' e a sostenere che ciò che ha messo in scena è tutta farina del suo sacco (forse perché, al contrario del remake statunitense del 2008 non sono stati pagati i diritti?). La credenza che gli occhi dei defunti possano vedere i fantasmi, però, sembra essere radicata anche in India.

Al suo debutto nelle sale nel 2005 il film è stato fortemente criticato dalle associazioni dei medici indiane perché si temeva alimentasse la diffidenza verso i trapianti di cornee.

'Vedere non è credere' di Anjali Chandra, 25 marzo 2005, Times of India (riassunto)

'Un gruppo di oftalmologi protesta al fianco delle associazioni di non-vedenti che si schierano contro il film 'Naina' uscito di recente. Affermano che il film intralcerà l’intero movimento per la donazione delle cornee. Dinoo Gandhi, Segretario Onorario dell’Associazione Nazionale Non-Vedenti dichiara che 'La donazione degli occhi è ancora agli albori in India. Pertanto, un film che mette il trapianto delle cornee in cattiva luce è destinato ad avere effetti dannosi sulla gente'.

Ma il punto è: per quanto il contenuto di un film possa essere vicino o meno alla realtà, potrà influenzare l'atteggiamento della gente nei riguardi di una causa? La dottoressa Annie Singh, direttrice della Banca degli Occhi di Lucknow pensa di si: 'Potrebbe farci ridere, ma le persone davvero si rifiutano di donare gli occhi perché hanno paura di rinascere ciechi o perché senza non potranno vedere Dio! E’ vero che gli Indiani sono molto superstiziosi, motivo per cui il programma per il trapianto delle cornee fa così fatica a prendere piede.'

Tanuja Joshi, Presidente dell’Associazione della Banca degli Occhi dell’India aggiunge il suo punto di vista: 'Date un occhio alle statistiche. Abbiamo 1.1 milioni di persone che aspettano un trapianto di cornee. Ma tutto quello che riceviamo sono 21.000 cornee e non tutte sono utilizzabili. Temiamo che il film potrebbe danneggiare gli eventuali beneficiari, molti dei quali appartengono agli strati più bassi della società e agli abitanti delle aree rurali, proprio tra coloro che sono i maggiori potenziali spettatori del film. Così, il finale in cui Urmila sembra lanciare il messaggio che avrebbe preferito rimanere cieca, avrà i suoi effetti.'

L’Associazione della Banca degli Occhi dell’India ha fatto appello alla Alta Corte di Delhi contro il film.'

07 luglio 2009

P H O O N K (I)


Rajiv è un imprenditore edile di successo molto cinico e soprattutto ateo. E’ così interessato al guadagno immediato e sprezzante di tutto ciò che riguarda la religione, da non permettere ai suoi manovali di costruire un tempietto in onore di Hanuman nel luogo in cui è stata trovata una pietra scolpita con le sue sembianze. Durante una festa in onore dei permessi ricevuti per l’edificio che sta costruendo, scopre che il suo principale collaboratore sta tentando di fregarlo. Lo licenzia in tronco e caccia lui e sua moglie Madhu umiliandoli davanti agli invitati. Madhu è decisa a vendicarsi e colpisce con una maledizione Raksha, la figlia di Rajiv. Quando la bambina inizia a comportarsi in modo strano, la madre e la moglie di Rajiv sospettano che Raksha sia vittima di un maleficio e pregano il dio Hanuman di aiutarla. L’uomo, invece, aborrendo qualsiasi tipo di superstizione, si rivolge ad uno psichiatra.

Regista: Ram Gopal Varma

Anno: 2008

Sudeep (Rajiv)
Amruta Khanvilkar (Aarti)
Ashwini Khalsekar (Madhu)
Ahsaas Channa (Raksha)
Shankar Sachdev (Shyam)
K.K. Raina (Dr. Pandey)
Lillete Dubey (Dr. Seema Walke)

Recensione: **

Il film è guardabile, ma non è nulla di speciale: pochissimi colpi di scena e una trama un po’ sconclusionata. Sulla copertina è ritratto un corvo che appare in molte scene ma non si capisce bene il perché. La bestia passa delle intere ore appostata qui e là ma la sua presenza non ha senso, così come non ne hanno le malefiche azioni di Madhu che alterna maledizione, possessione (?) e voodoo.

Varma utilizza i suoi ingredienti di qualità (musiche elettrizzanti, bravi attori e inquadrature mozzafiato che riescono a trasformare un film dalla trama banale come Bhoot in un ottimo prodotto) in modo insufficiente ad affascinare lo spettatore. D’altronde si sente la mancanza della talentuosissima Urmila Matondkar. La sua assenza è in parte colmata da Ashwini Khalsekar che interpreta molto bene la parte della donna rosa dall’invidia.

L’intento del regista è mostrare il conflitto tra il credo scientifico e quello magico religioso e lasciare lo spettatore scegliere quale dei due risulta più efficace nel risolvere i problemi dei protagonisti. Inoltre, il titolo stesso “Phoonk” è ambiguo. Può essere tradotto come “boccata d’aria” e nella musica di sottofondo si sentono frequenti rumori che assomigliano a sospiri, ma anche “brucia” o “esorcizza” (il verbo phoonkna, infatti, significa sia bruciare che esorcizzare). In realtà una delle due forze prevale sullo schermo; Varma suggerisce la risposta.

!!! IL SEGUENTE TESTO CONTIENE PARTICOLARI DEL FILM !!!

Times of India: ** (riassunto)

E’ difficile pensare che un regista postmoderno come RGV potesse girare un film che finisce per sostenere le credenze nella fattucchieria. Il film avverte tutti voi miscredenti che dovete fare attenzione alla magia nera, al voodoo e ai limoni misteriosi. La prossima volta che trovate delle ossa in giardino o vedete un corvo che vi scruta da un albero, non siate superficiali!

Il film fallisce nel creare almeno un momento di paura, nonostante la telecamera scivoli inquadrando posti strani, giocattoli ammassati e strane statue che si trovano nella casa e la musica di sottofondo produca suoni minacciosi. Tecnicamente parlando l’unico momento che fa saltare lo spettatore sulla sedia è quando Sudeep si muove ma la sua immagine riflessa nello specchio resta immobile. Per il resto le emozioni che il film suscita sono da ricondurre ai tentativi di due genitori che fanno di tutto per guarire la figlia dalla terribile sciagura che l’ha colpita.

Alla luce di ciò, Bhoot è molto più terrificante di Phoonk.
* Vedi anche 'PHOONK (I)'

19 maggio 2009

G A U R I


Trama

Roshni, Sudeep e la figlia Shivani sono una famiglia felice. Sudeep ha un ottimo lavoro: è incaricato di progettare un intero quartiere di Mumbai che chiamerà proprio Shivani, mentre Roshni si occupa della bambina che entrambi adorano.
La coppia progetta di andare in vacanza al mare, ma Shivani sfogliando un album di fotografie si sente inspiegabilmente attratta da una bellissima abitazione immersa nella vegetazione: si tratta della vecchia casa di famiglia. Fa i capricci e convince i genitori, loro malgrado, a recarsi là per pochi giorni.Proprio nella dimora in campagna Roshni e Sudeep dovranno letteralmente affrontare i fantasmi del passato. La figlia non voluta, Gauri, scatenerà tutta la sua gelosia…

Regista: Aku Akbar

Anno: 2007

Attori:
Atul Kulkarni (Sudeep)
Rituparna Sengupta (Roshni)
Rushita Pandya (Shivani)
Anupam Kher (nonno)
Praanav (Bhim Singh)

Recensione: **

Probabilmente, se non ci si aspettasse di vedere un horror, il film sarebbe guardabile. Proprio nel momento in cui dovrebbe “decollare”, si trasforma in una propaganda anti-abortista. Trattandosi di un tema molto delicato, alcune scene sono toccanti, ma verso il finale si raggiungono picchi eccessivamente patetici. Gli attori interpretano bene i loro ruoli, ma non riescono a trasmettere né tensione né qualsiasi altro sentimento. Per la tragedia che mette in scena, potrebbe essere un film che rimane impresso negli spettatori, tuttavia ciò non accade. I dialoghi sono prolissi: il nonno ripete lo stesso sermone in più di un’occasione. Suggestiva una delle inquadrature finali di Shivani in cima alla cascata.

Times of India:

L’etica di questo film è completamente sbagliata. Prende una posizione moralista sull’aborto, anche se è praticato consensualmente e coscientemente e minaccia tutti i futuri possibili genitori che i feti mai nati ritorneranno per far diventare la loro vita un inferno. Forse il film avrebbe potuto avere senso se il regista avesse preso in considerazione l’infanticidio femminile. In questo caso viene da pensare che il film sia stato confezionato come propaganda da parte del movimento anti-abortista.
Peccato, perché il film tecnicamente non è così male. Anzi, è un classico film horror con la sua buona parte di scene da brivido. La felice coppia di città (Rituparno e Atul) ritorna alla vecchia casa di famiglia per una vacanza assieme alla figlia (quella che hanno voluto far nascere), finendo per ritrovarsi in un incubo che li attende in quel luogo immerso nella foresta. Il feto è ormai diventato un fantasma a tutti gli effetti che prende le sembianze della loro bambina e comincia a dargli la caccia, come succede normalmente in questo tipo di film. Vetri che si rompono, altalene che scricchiolano, la figlia che scompare e riappare in cima alla cascata, oggetti che sbattono e ghigni nel buio e la povera coppia è costretta a chiedere perdono alla figlia mai nata, nonostante l’aborto sia stato praticato per troncare una gravidanza indesiderata.
Fate attenzione alla giovanissima attrice Rushita Pandya; la sua recitazione riesce a dare al film qualche brivido. Il resto è solo etica bigotta e confusa.

07 aprile 2009

DARNA ZAROORI HAI


'Darna Zaroori Hai' è un film composto da sei episodi più uno di cornice, firmati da sette differenti registi. Il primo è opera del celebre Ram Gopal Varma, la storia-cornice di Manish Gupta, mentre gli altri sono girati da registi emergenti più o meno legati a Varma. Il primo è un’introduzione, mentre i successivi sono concatenati in un’unica storia.

Intro *****
Satish è un appassionato di film horror. Si accorge di essere in ritardo per la prima di “Darna Mana Hai” prodotto da Ram Gopal Varma. Decide quindi di prendere una scorciatoia e passare attraverso il cimitero. La madre lo avverte: tagliare per il camposanto è pericoloso in quella notte senza luna perché è il momento in cui le streghe si svegliano.

Cornice *****
Cinque bambini si allontanano durante una gita fuori città. Passeggiando nel bosco trovano un’antica casa in pietra. Stanno per ritornare all’hotel, quando sono sorpresi da un forte temporale. Si rifugiano nell’abitazione dove sono accolti da un’anziana signora. Il piccolo Ashu sostiene di non essere pauroso e sfida la vecchia a raccontare cinque storie di paura. Si siedono tutti assieme in una stanza ad ascoltare; al termine di ogni storia, uno alla volta, i bambini si alzano…

Storia 1 ****
Uno studente si reca dal vecchio professore per prendere ripetizioni di biotecnologia molecolare. Nota subito che l’uomo è molto distratto e guarda nel vuoto. Il docente gli confessa che da qualche mese c’è un individuo che gira per casa e che sta tentando di rubargli l’identità…

Storia 2 *****
Un ragazzo fa un piccolo incidente con l’auto. Suona il campanello dell’unica casa nei paraggi per chiedere aiuto. Apre una donna molto bella che gli confida di avere perso il marito. All’improvviso mentre lei è in cucina a preparargli un caffè, spunta il coniuge defunto: la sua povera moglie è morta da anni, come può averla vista?

Storia 3 **
Una famiglia trascorre la domenica pomeriggio in tutta tranquillità, quando alla loro porta si presenta un signore ben vestito che tenta di convincere il padre a sottoscrivere un’assicurazione sulla vita. L’uomo rifiuta e l’assicuratore manifesta di essere psicologicamente instabile.

Storia 4 **
Karan Chopra è un famosissimo regista bollywoodiano. Stanco di girare commedie per famiglie e storie d’amore, decide di darsi all’horror. Ha già in mente una storia: un automobilista dà un passaggio ad una ragazza che sta facendo l’autostop. La ragazza, in realtà, è un fantasma che uccide gli automobilisti. Karan prende il suo fuori strada e si dirige a Khandala per completare la trama del film e conoscere l’attrice che interpreterà la donna-fantasma. Sulla strada per Khandala si imbatte in una ragazza che fa l’autostop…

Storia 5 ***
Ajay sta guidando ubriaco su una strada buia, va fuori strada e si trova davanti una ragazza. Perde i sensi e quando si risveglia è incatenato al muro in una cella. Il capo della polizia gli chiede di confessare l’omicidio di un uomo. Ajay è confuso, non capisce cosa sia potuto succedere.

Registi:

Intro - Sajid Khan
Cornice - Manish Gupta
Storia 1 - Ram Gopal Varma
Storia 2 - Prawal Raman
Storia 3 - Vivek Shah
Storia 4 - Jijy Philip
Storia 5 – J. D. Chakravarty

Attori:

Manoj Pahwa (Satish)
Vecchia (Ava Mukherjee)
Ashu (Shweta Prasad)
Professore (Amitabh Bacchan)
Studente (Ritesh Deshmukh)
Automobilista (Arjun Rampal)
Varsha (Bipasha Basu)
Rahul (Makrand Deshpand)
Signor Pilagonkar (Sunil Shetty)
Signora Pilagonkar (Sonali Kulkarni)
Assicuratore (Rajpal Yadav)
Karan Chopra (Anil Kapoor)
Ragazza-fantasma (Mallika Sherawat)
Ajay Doshi (Randeep Hooda)

Recensione ***

L’episodio introduttivo è eccezionale! A tratti trash, combina molto bene humor e horror. Il balletto che separa l’introduzione dal resto del film, in stile bollywoodiano molto osé, è la ciliegina sulla torta! (il brano "Aake Darr" è cantato da Mohana Sarkar)

In alcuni dei corti successivi ironia e tragedia continuano a mescolarsi come nel pre-film. L’episodio-cornice riesce a mantenere un alto livello di tensione dall’inizio alla fine.
Non tutte le storie raccontate dalla vecchia, però, raggiungono lo stesso livello.
Il talentuoso Ram Gopal Varma ha diretto un buon corto, grazie anche all’interpretazione del mitico Amitabh Bacchan, che fino al colpo di scena finale non si capisce se c’è o ci fa.
Molto buoni sono pure il secondo e il quinto episodio. Il primo dei due è di Prawal Raman già collaboratore di Varma e regista di “Darna Mana Hai” a cui l’impostazione di “Darna Zaroori Hai” deve molto. Ricorda i racconti della serie “Hitchcock presenta”. L’altro risente delle influenze della cinematografia estremo-orientale adattando con una certa originalità il tema dello spirito inquieto che cerca vendetta a uno scottante problema sociale indiano.
Al contrario, il terzo e il quarto non sono niente di speciale, nonostante in quest’ultimo il protagonista sia il noto Anil Kapoor.

Nonostante molte critiche non siano state favorevoli a questo film, personalmente lo considero un esperimento molto interessante: riunire registi affermati ed emergenti è una buona occasione per promuovere il cinema indiano anche all’estero. E' uno dei rari film, e forse l'unica pellicola horror, girati a Bollywood a raggiungere il mercato occidentale poiché è stato mandato in onda su MTV.
Inoltre, nel complesso, il film è ben riuscito: l’intreccio tra realtà, ironia, suggestione e tragedia lo rende particolare soprattutto agli occhi del pubblico occidentale.
Il titolo traducibile in “Bisogna avere paura” è ambiguo: dopo aver visto il primo episodio può sembrare scherzoso, ma arrivati al finale - sempre che ci riusciate ;) - cambierete sicuramente idea.

23 marzo 2009

BHOOT


Swati e Vishal traslocano in un appartamento al dodicesimo piano di un grattacielo di Mumbai, dove ha avuto luogo un fatto terribile: una donna, Manjeet, si è buttata dal balcone assieme al figlio. Quando Vishal acquista l’appartamento è informato della tragedia dall’amministratore del palazzo ma non ritiene opportuno riferire nulla alla giovane moglie.
Una notte Swati, non riuscendo a prendere sonno si mette a guardare la televisione. Nello specchio che ha di fronte, improvvisamente vede per un attimo una donna. Da quel momento comincerà a soffrire di sonnambulismo e allucinazioni sempre più intense e frequenti.
Pochi giorni dopo la prima apparizione, il guardiano al condominio viene trovato assassinato in un modo alquanto strano. Il poliziotto che indaga sull’omicidio indirizza subito i suoi sospetti sulla povera Swati.
La condizione psicologica della donna si aggrava e Vishal si rivolge prima ad uno psichiatra, poi ad una medium…

Regista: Ram Gopal Varma
Produttore: Nitin Manmohan
Colonna sonora: Salim-Sulaiman
Anno: 2003
Genere: horror

Attori:
Urmila Matondkar (Swati)
Ajay Devgan (Vishal)
Nana Patekar (Liaqat Quereshi)
Rekha (Sarita)
Barkha Madan(Manjeet Khosla)
Fardeen Khan (Sanjay)
Tanuja (Mrs Khosla)
Seema Biswas (Kamla Bai)
Victor Banerjee (Dr. Rajan)
Sabeer Masani (guardiano)

Recensione ****

Horror ben riuscito: nonostante la banalità della trama il film è molto intenso. Ottime le inquadrature, i dettagli, la musica di suspence e l’interpretazione degli attori. Urmila Matondkar è fantastica sia nel ruolo della mogliettina moderna che in quello della posseduta. Anche Rekha recita bene la medium misteriosa.
La trama prende spunto da quella del film “L’esorcista”, mentre la figura del fantasma deve molto alla rappresentazione degli spettri del cinema horror asiatico.
Sullo sfondo del film si profila una riflessione sul rapporto tra modernità e tradizione. Il mondo moderno non può fare a meno del passato, anzi è proprio rivolgendosi a quest’ultimo che si possono risolvere i problemi del presente.