23 gennaio 2012

LADIES VS RICKY BAHL





Sulla scìa del successo di Band Baaja Baaraat nasce in tempo record Ladies Vs Ricky Bahl. I due protagonisti (Ranveer Singh e Anushka Sharma) il regista (Maneesh Sharma) i compositori della colonna sonora (Salim & Suleiman) e la casa di produzione (Yash Raj) si riuniscono con l’intento di bissare l’esperienza positiva dello scorso anno. Il film fa un passo in avanti ma gli incassi due passi indietro. Un caso strano: aumenta la qualità della pellicola ma ne diminuisce il pubblico. Nonostante il nuovo prodotto sia migliore dell’offerta precedente sia per gli ideatori che per il cast i festeggiamenti sono ingiustamente cancellati.


TRAMA
Ricky Bahl è nato bello, furbo e attraente, come usare le doti ricevute da Madre Natura per arricchirsi oltre ogni limite? Truffare i soggetti più inclini a cadere nella sua trappola: ragazze single con particolari passioni o ambizioni, sensibili al suo fascino e con alle spalle montagne di quattrini.



L’idea di mettere al centro della scena una coppia che non fa che detestarsi e litigare per buona parte del film (mostrando poi un’improvvisa svolta in cui l’attrazione fatale e il desiderio  invadono il campo molto prima che l’amore faccia capolino) è stato ciò che ha trasformato una trama moscia come quella di Band Baaja Baaraat in un’avventura sentimentale più che godibile. L’esperimento di Maneesh Sharma con la coppia di giovani attori dal look moderno ha garantito immediata popolarità ad un film potenzialmente mediocre, di colpo convertito in un piatto creativo e gustoso. In Ladies Vs Ricky Bahl il regista dimentica però che si è giocato già l’effetto sorpresa : la chimica evidente tra il Ranveer "fighissimo"  Singh e Anushka "megasorriso" Sharma è già nota a tutti, l’arcano è stato svelato in precedenza e questo non aiuta a far lievitare gli incassi anche se la storia proposta questa volta è tutt'altro che noiosa. LVRB non incontra la stessa sorte dorata di BBB pur essendo più intrigante del tanto osannato titolo di debutto.
Il personaggio di Ricky Bahl alias Sunny, Vikram, Deven, Iqbal, Diego e quanti altri, è ben disegnato in tutte le sue camaleontiche sfumature, non ci importa sapere troppo quello che pensa o quello che farà, sappiamo solo che se la spassa da matti e che il suo vizio va ben oltre il mero arrivismo, è una sanguigna dipendenza dal rischio e dal gioco. Osserva, si documenta, si comporta in modo da compiacere la sua preda, colpisce e sparisce, un gigolò che non si concede sessualmente ma vende la sua immagine in un invitante pacchetto, una confezione perfetta capace di far vacillare anche la donna più riluttante e seriosa. E poi la fuga con il bottino e via verso un nuovo obiettivo e una nuova città.
Le vittime designate non sono patetiche, né da biasimare, cadono nella rete di un uomo vergognosamente FIGO e lo sanno, fiutano i problemi ma non li evitano, è un’occasione troppo allettante. Dimple, Raina e Saira risultano affettuosamente antipatiche e neppure Ishika, la donna programmata per intrappolarlo, è abbastanza risoluta da saper congelare in tempo i suoi ormoni. Le pianificazioni per la resa dei conti non sono affatto tediose o di cattivo gusto come era stato invece in Luv Ka The End, l’atmosfera è vivace e la location prescelta, Goa, diviene una cornice perfetta per far cadere abiti e pudori, mostrare feste lascive, costumi da bagno, corpi invidiabili e mondi deluxe.
Se basta una seconda visione per rivalutare un giudizio troppo alto su Band Baaja Baarat, Ladies Vs Ricky Bahl conserva la sua carica molto più a lungo.  Il sex appeal dei protagonisti, le musiche che spingono ad alzarsi e ballare, le coreografie non troppo difficili da imitare e l’atmosfera scacciapensieri lo rendono un prodotto bollywoodiano ad hoc. I risultati del box office dimostrerebbero il contrario eppure Maneesh Sharma sta migliorando e maturando, ha eliminato tutti i tempi morti che penalizzavano il suo debutto ed ha ideato un film equilibrato e frizzante, di facile consumo ma senza esclusione di colpi.



Il mio giudizio sul film : **** 4/5



RECENSIONI

THE TIMES OF INDIA ***
Maneesh Sharma al suo debutto alla regia colpì l'attenzione con l'insolito Band Baaja Baaraat. Difficile misurarsi con quel film. Ed in effetti Ladies v/s Ricky Bahl non raggiunge lo stesso livello di brio e di verve. In LVRB non ci sono umorismo, nè sapore realistico, nè fremente sintonia fra i due attori protagonisti: tutti aspetti che resero BBB un campione d'incassi. E quel che è peggio, il personaggio di Anushka Sharma appare solo nel secondo tempo. La storia d'amore è poco convincente. La colonna sonora di Salim-Sulaiman è ordinaria. Le performance e il tenore non isterico lavorano però a favore della pellicola.
Nikhat Kazmi, 09.12.11  (Testo originale)


HINDUSTAN TIMES: ***
In questo periodo quasi tutti i protagonisti maschili a Bollywood sono costretti, come negli anni cinquanta, a interpretare personaggi e non semplicemente se stessi, quindi una storia che sostenga la pellicola diviene necessaria. Il film non ci spiega le motivazioni del comportamento di Bahl. Lo spettatore vede quanto mostrato sullo schermo: Bahl è single, sembra un solitario, poco interessato da un punto di vista sessuale alle donne a cui si accompagna. Il suo unico scopo sono i soldi per i soldi. Un personaggio di questo tipo era stato gestito molto meglio in un titolo precedente di Yash Raj, Badmaash Company (che presentava però lacune di tipo diverso). La trama ad un certo punto prende una piega irresistibile, e Ladies v/s Ricky Bahl diventa un prodotto impregnato di female power. Parineeti Chopra è spontanea e audace. Ma all'ingresso del personaggio interpretato da Anushka Sharma, come al solito ci si chiede perchè mai una ragazza dovrebbe innamorarsi di un truffatore dichiarato. Qualche messa a punto in più nella sceneggiatura avrebbe giovato. Sfortunatamente l'aspetto commerciale ha la precedenza sulle spiegazioni. LVRB è al peggio una noiosa storia d'amore narrata a metà, e al meglio un film che si lascia guardare senza troppa fatica.
Mayank Shekhar, 09.12.11 (Testo originale)



ANNO : 2011

REGIA : Maneesh Sharma

PRODOTTO DA : Yash Raj Films

CAST:
Ranveer Singh …………………………… Ricky Bahl
Anushka Sharma ………………….. Ishika
Parineeti Chopra …………………………. Dimple
Dipannita Sharma ……………………… Raina
Aditi Sharma ……………………………… Saira


COLONNA SONORA : Salim & Sulaiman
PLAYBACK SINGERS: Benny Dayal, Vishal Dadlani, Swetha Pandit, Salim Merchant, Shradda Pandit, Shilpa Rao

COREOGRAFIE : Vaibhavi Merchant



QUALCOS’ALTRO

La trama è vagamente ispirata al film hollywoodiano John Tucker Must Die (2006)

La segreteria telefonica del cellulare di Ricky Bahl ripete una frase dal film Baazigar: "Kabhi kabhi kuch jeetne ke liye kuch harna bhi parta hai, aur harke jeetne wale ko baazigar kehte hain" / " A volte per vincere qualcosa è necessario perdere qualcos'altro, colui che riesce a vincere perdendo si chiama Giocatore"  sentitelo recitare direttamente dalla voce di Shahrukh in questo video dal minuto 4.40

Parineeti è la cugina della star Priyanka Chopra, per lei c’è già un nuovo film in cartellone per il 2012, Ishqazaade, sempre prodotto dalla Yash Raj. La ragazza si è aggiudicatata lo Star Screen Award e lo Zee Cine Award come Miglior Debutto dell’anno.

Sito ufficiale del film , Pagina dedicata a LVRB dal sito della Yash Raj


16 gennaio 2012

SHOR IN THE CITY

Fresco della nomination come Miglior Film agli Star Screen Awards (il premio è andato però ex aequo a Zindagi na milegi dobara e all'acchiappatutto The Dirty Picture), Shor in the city è l'ultima fatica del duo Krishna D.K. - Raj Nidimoru, sceneggiatori e registi del bellissimo 99.

TRAMA

Tilak (Tusshar Kapoor), Mandook (Pitobash Tripathy) e Ramesh (Nikhil Dwivedi) sono tre amici che cercano di sbarcare il lunario con pratiche non propriamente legali. Abhay (Sendhil Ramamurthy), di ritorno dagli Stati Uniti, è in India per intraprendere un piccolo business. Sawan (Sundeep Kishan) è un giovane che aspira a diventare giocatore di cricket professionista, incalzato dalla fidanzata Sejal (Girija Oak), che altrimenti teme di dover sottostare ad un matrimonio combinato. Tutti insieme animano le vie della città più multiforme del mondo, Mumbai.

RECENSIONI

The Times of India ****
Sfrigolante caleidoscopio della caotica, torbida Mumbai, Shor in the city non regala un senso di déjà vu. Il film rappresenta la metropoli come fosse un personaggio, tanto spigoloso, enigmatico ed isterico quanto i vivi protagonisti della storia. E a dispetto del crudo scenario, si avverte una corrente sotterranea di speranza e di innocenza che sembra sprigionarsi dai luoghi più inattesi. Grazie alla spiritosa sceneggiatura (Raj Nidimoru e Krishna DK), all'eccellente fotografia (Tushar Kanti Ray) e alla colonna sonora piena di energia (Sachin-Jigar), SITC è un altro titolo che infrange le norme offerto dalla produttrice Ekta Kapoor, dopo Love Sex Aur Dhokha e Once upon a time in Mumbaai. Non perdetevi questa black comedy dotata di cuore e anima.
Nikhat Kazmi, 28.04.11
La recensione integrale.

Hindustan Times ***1/2
Shor in the city è un film dalla consistenza ricca che si offre come un flusso di coscienza. Tutto può accadere a Mumbai, l'indiscussa protagonista di SITC. La camera cattura abilmente la metropoli, regalando quel tipo di estenuante esperienza che gli stranieri in visita a Mumbai spesso (e con gentilezza) definiscono schiacciante. I personaggi sono ispirati. Ciò che si nota in questa pellicola che è in primo luogo un film su una metropoli, è la sua audacia assoluta, la sua verve e il suo umorismo adorabilmente assurdo. SITC è diretto da due registi di basso profilo (Raj Nidimoru e Krishna DK), il cui ultimo lavoro (99) passò inosservato perchè (almeno in apparenza) il pubblico era troppo occupato a seguire il torneo IPL (*) di cricket in tv. La loro filmografia è imbevuta di quello spirito che caratterizzò il miglior cinema indipendente britannico degli anni novanta (Full Monty, Trainspotting, ecc.). Ed è lo stesso spirito che definì i primi lavori di due altri raffinati registi che, come loro, emigrarono dall'Andhra Pradesh a Mumbai: Nagesh Kukunoor e Ram Gopal Varma. Shor o rumore costante è chiaramente l'energia insopprimibile che si respira nell'aria di Mumbai. Se lo stupendo Maximum city di Suketu Mehta fosse un film, sarebbe molto simile a SITC.
(*) Indian Premier League (nota di Cinema Hindi).
Mayank Shekhar, 29.04.11
La recensione integrale.

Diana ***1/2
Difficile trovare un film così ben scritto, con dei personaggi ancor meglio delineati. I protagonisti di Shor in the city sono interessanti e caratterizzati, si trovano (o si mettono) in situazioni al limite e mostrano il loro lato più meschino ma anche l'istinto e la capacità di sopravvivenza. I confini morali sono spostati un po' più in là, si è disposti a cedere al compromesso se non alla corruzione. Le occasioni di ripensamento sono poche e vanno colte per potersi, forse, redimere.
La narrazione scorre con ritmo, l'alternarsi delle vicende assicura dinamismo, il mood della pellicola è agrodolce, a tratti cupo e sconfortante. Shor in the city  è un film scritto, diretto, prodotto ed interpretato da professionisti.
Krishna D.K. e Raj Nidimoru  sono due da tenere d'occhio!

Il bello:
- La scena in cui Abhay, Tilak e Ramesh, per curiosità e per gioco, vogliono fare esplodere, in un campo isolato, un piccolo ordigno. Mentre aspettano la detonazione, un bimbetto di strada raccoglie la bomba. I tre, nel panico, inseguono il ragazzino urlando, mentre lui scappa senza mollare il tesoro che ha trovato. Tutta la superficialità, la trivialità, l'ottusità e la meschinità dei tre amici; tutta l'indigenza, la fame e l'incolpevole rapacità del bambino, dal posizionamente dell'esplosivo all'epilogo: quattro minuti di tragico, struggente, altissimo cinema.

Il brutto:
- La sceneggiatura è quasi perfetta. Quando si arriva così vicini al sublime divento ingorda e pretendo l'impeccabilità.
- La visione cinica, che però è anche il bello del film.

LA SCHEDA DEL FILM

Cast:
Abhay - Sendhil Ramamurthy
Tilak - Tusshar Kapoor
Ramesh - Nikhil Dwivedi
Shalmili - Preeti Desai
Sawan - Sundeep Kishan
Mandook - Pitobash
Sapna - Radhika Apte
Sejal - Girija Oak
Tipu - Amit Mistry as Tipu
Il malavitoso - Zakir Hussain

Scritto da Krishna D.K., Raj Nidimoru e Sita Menon

Diretto da Krishna D.K. e Raj Nidimoru

Prodotto da Ekta Kapoor e Shobha Kapoor

Musiche di Sachin, Harpreet e Jigar

Lirycs di Priya Panchal e Sameer

Distribuito da  Balaji Motion Pictures e ALT Entertainment

Anno 2011

AWARDS

- Star Screen Awards per Miglior attore in un ruolo comico a Pitobash.

- ZeeCine Award Best Singer (Female) a Shreya Ghoshal (Saibo)

- Con Shor in the City, Krishna D.K. e Raj Nidimoru hanno vinto il Best Director Award al MIAAC a New York.

CURIOSITA'

- Sendhil Ramamurthy è nato a Chicago da genitori indiani. E' un attore americano molto noto, soprattutto per la sua partecipazione al telefilm Heroes.

- EKTA KAPOOR: LA VERA SIGNORA DI BOLLYWOOD di CinemaHindi.

- Star Screen Awards, i nominati e i vincitori.

- Magnifiche inquadrature della metropoli come quelle di Shor in the city, sono frequenti nei film ambientati a Mumbai. Il fascino stesso della città è talmente potente che essa diventa uno degli elementi più influenti ed interessanti del film. Come anche in A Wednesday! e Dhobi Ghat.

Il sito ufficiale del film.

12 gennaio 2012

POO



Ispirato al racconto breve di Tamilzhselvan Veyyilod Poi,  Poo (trad. fiore) è una favola sull’adolescenza raccontata con gusto e buoni sentimenti la cui trama ricorda Kushboo di Gulzar, un’altra pellicola in cui la determinazione femminile e la titubanza maschile si scontrano nel corso degli anni. L'opera figura tra i migliori “village movies” di sempre, un genere molto popolare nella cinematografia tamil, il regista stupisce con un film dall’approccio poetico, girato tra il deserto e i paesaggi rurali di una località remota, che si fa amare per i suoi tagli simpatici e inaspettati, per i salti nell’irrazionale, per la sua creatività.

TRAMA
La giovane Maari (Parvathy Menon) sogna il suo futuro accanto al cugino Thangarasu (Srikanth),  il ragazzo però abbandona il villaggio per andare a studiare a Chennai e i due smettono di frequentarsi. Passano gli anni e arriva il momento in cui il sentimento che li aveva uniti da bambini potrebbe evolversi in una relazione adulta ma l’incertezza di Thangarasu rallenta le decisioni e cambia il corso degli eventi.

Ci sono tante forme di poesia, c’è chi scrive componimenti in versi, chi imprigiona attimi nella pittura ma anche chi riesce a far recitare ad un paesaggio campestre meravigliosi racconti d’immagini. Lo schermo diviene una tela bianca su cui dipingere le crepe della terra segnata dai raggi del sole associate al volto aggrinzito di una donna molto anziana, l’ombra delle palme sulla sabbia e le brocche variopinte,  le rocce desertiche accanto ai verdi e prosperosi campi coltivati. Il film ci mostra uno spaccato di vita quotidiana nei villaggi più remoti, il rapporto degli uomini con un ambiente non facilmente domabile , i lunghi viaggi in autobus per raggiungere i centri urbani e le strade sterrate che sembrano condurre verso il nulla. Il paesaggio è distante da tutto,  isolato, i personaggi vivono nelle loro comunità ma sono soli, si trovano a riflettere, a parlare con sé stessi, a fissare a lungo l’orizzonte. Sentimenti delicati si contrappongono ad una natura aggressiva, nel silenzio che la circonda la mente è libera di viaggiare e la maggior parte dei momenti più belli della storia sono in realtà attimi non vissuti.
Il regista ci distrae e ci imbroglia facendo iniziare il film con il suo finale, dopo poco siamo convinti che la storia non abbia niente da dare ed ecco invece che tutto viene smentito, capovolto, approfondito, Sasi sceglie di raccontare con semplicità e dolcezza i turbamenti di un’adolescente e le sue fantasie per il cugino che vive lontano, la sua smania di rincontrarlo, di farsi notare, di mostrarsi bella per lui. Protagonista della pellicola la giovane Parvathi Menon che per la sua vibrante espressività si è aggiudicata il Filmfare Award South come Miglior Attrice l’anno stesso del suo debutto.
Catene di sogni stringono i personaggi l’uno all’altro, Maari desidera divenire la moglie di Thangarasu, il padre del ragazzo aspira a realizzarsi economicamente, nonostante sia un magazziniere sogna per il figlio un vita lussuosa e parla per numeri, gli esami che ancora gli mancano per diventare ingegnere, le cifre che comporranno i suoi futuri stipendi una volta che otterrà la laurea. C’è poi il sogno di qualcun altro, un’aspirazione che silenziosa rivoluzionerà il finale della storia, il proprietario dell’oleificio preoccupato per la brutta strada che i suoi figli hanno intrapreso vorrebbe vederli trasformati in adulti retti e responsabili. Come le loro vite si uniscono e si dividono è tutto da scoprire.
Poo è un film che si può guardare semplicemente per intrattenersi o lasciarsi avvolgere dai suoi impulsi sensoriali, colori e ritmi, ma è anche una storia che si presta a molteplici sguardi e interpretazioni, ci si può sedere davanti all’opera con la voglia di ricercare elementi diversi ed accogliere l’invito a scavare più a fondo.
Alcune sequenze sono velocissime, altre molto lente, sospirate, la protagonista è mossa dalle migliori intenzioni ma non si sente al di sopra degli altri, né perfetta. Maari è un personaggio splendido e ricco di calore, la ragazza è umile ma fiera di sé, il suo è un amore disinteressato, slegato da ogni ambizione di possesso, anche le sue più piccole azioni sono significative, anche il suo mondo immaginario è realistico.
Il racconto della crescita dei due cugini si intervalla a immagini del presente e suggerisce un nuovo modo di confrontarsi con il proprio passato. La disponibilità a comprendere e la riservatezza del marito di Maari dimostrano come accettando una persona come parte della propria vita si debba essere disposti ad abbracciare tutto di lei, dai suoi ricordi ai suoi timori, quello che è stata prima di appartenerci a anche quello che forse non riuscirà mai a dirci.

Il mio giudizio sul film : *****    5/5


ANNO : 2008
LINGUA : Tamil
TRADUZIONE DEL TITOLO : Fiore
REGIA : Sasi


CAST
Parvathi Menon ………………… Maari
Srikhant …………………… Thangarasu
Inbanila ………………… Cheeni
Ramu ………… Il padre di Thangarasu


COLONNA SONORA : SS Kumaran

PLAYBACK SINGERS : SS Kumaran, Shankar Mahadevan, Karthikk, Harini, Chinmayee, Hemambiga, Periya Karuppa Thevar, Mridula, Srimathi Parthasarathy


QUALCOS'ALTRO

Poo è stato scelto dalla rivista specializzata Galatta Magazine tra i 100 migliori film della storia del cinema tamil 

La pellicola è stata proiettata al Norway Film Festival (Sito ufficiale della manifestazione) e al Chennai International Film Festival, ha inoltre vinto nella categoria Miglior Film e Miglior Regia all'edizione 2008 dell'Ahmenabad Film Festival.

Il villaggio divenuto set del film è situato nella periferia di Rajapalayam, in Tamil Nadu a sud-ovest di Madurai

08 gennaio 2012

ARUNDHATI



L’esplorazione del genere fantasy è ormai diventata una delle caratteristiche del cinema contemporaneo in lingua telugu, ingenti investimenti e sofisticate tecnologie digitali danno vita a storie suggestive con salti indietro nel tempo, pericolosi nemici, reincarnazioni e sortilegi. Il pubblico sembra non averne mai abbastanza e gli elementi vengono riproposti in tutte le loro possibili varianti, se Magadheera è più che altro un’epopea romantica creata per mettere in luce il fascino dei due giovani interpreti e Anaganaga o Dheerudu una favola Disneyana con tanto di strega, principi e principesse, Arundhati sceglie tinte più oscure e sostituisce la storia d’amore con un racconto di superstizione e mistero.


TRAMA
Arundhati (Anushka Shetty) sta per sposarsi con il fidanzato Rahul (Arjan Bajwa) quando una serie di imprevisti interrompono i preparativi delle nozze. La ragazza inizia a scoprire il passato della sua famiglia e conosce per la prima volta la storia della nonna Jejamma, della quale tutti i parenti credono lei sia la reincarnazione.


Un film tutto al femminile, non ci sono eroi o impavidi cavalieri ma una sola eroina dal portamento regale, una lunga lotta tra il bene e il male che passa attraverso vendette, rituali, sacrifici, nella quale scindere tra ciò che sogno, incubo e realtà diviene difficile. Lo spettacolo regge, almeno per tutta la prima parte, Anushka Shetty è una splendida protagonista, indossa abiti imponenti e recita con audacia, la costruzione del suo doppio personaggio si rivela terribilmente intrigante. Rivolgendosi ad un pubblico più adulto rispetto altri titoli dello stesso filone Arundhati può incedere in violente danze della vendetta, mostrare l’esecuzione di riti superstiziosi ed evitare di tagliare le immagini piuttosto forti della morte di Jejamma. Le scene più crude e violente sono forse le migliori del film, girate con maestria e per niente nauseanti a conti fatti risultano le sequenze più originali, se non addirittura geniali, gli attimi in cui la pellicola dimostra veramente di avere una solida forza narrativa.
Arundhati è un fantasy dark ben ideato ma non eseguito alla perfezione, il difetto più evidente resta la figura dell’antagonista, un personaggio troppo iperbolico e poco incisivo per il quale Sonu Sood appare totalmente sprecato. Tra i pregi c’è invece la coerenza e la capacità di selezione, l’assenza di elementi superflui inseriti con il solo scopo di conquistare un pubblico più vasto, la capacità di schivare agilmente molti luoghi comuni. La pellicola ha un aspetto estremamente sofisticato, a Rahul Nambiar, il direttore creativo, dobbiamo la suggestiva atmosfera del film, l'immersione in un ambiente surreale e l’introduzione di piacevoli effetti speciali,  la fusione di set artigianali costruiti negli studio arricchiti da dettagli aggiunti in grafica digitale risulta molto interessante, lo stesso esperimento sarà ripetuto in Magadheera.  

Il mio giudizio sul film : ***1/2 3,5/5


ANNO : 2009

LINGUA : Telegu

REGIA : Kodi Ramakrishna


CAST:
Anushka Shetty ……………….. Arundhati
Sonu Sood ……………………. Pasupathi
Arjan Bajwa …………………… Rahul
Sayaji Shinde …………………. Anwar
Divya Nagesh .............. Jejamma da bambina


COLONNA SONORA : Koti

PLAYBACK SINGERS : Kailash Kher, Sandeep, Kushi Muralidhar


QUALCOS'ALTRO: 

Arundhati è stato doppiato in tamil e malayalam riscuotendo un ottimo successo anche negli altri stati indiani.

Arjan Bajwa ha lavorato accanto a Priyanka Chopra in Fashion di Madhur Bhandarkar, in alcuni film compare con il nome d'arte Deepak.

Anushka Shetty ha vinto la statuetta di Miglior Attrice alla cerimonia dei Filmfare Awards South del 2009. L'abito indossato da Anushka nel ruolo di Jejamma è stato pazientemente confezionato per oltre tre mesi da artisti dell'area del Charminar di Hyderabad, il peso dell'abito era di circa 20kg.

Qualche informazione in più su Anushka Shetty. Clicca qui.

06 gennaio 2012

DESI BOYZ

Debutto alla regia di Rohit Dhawan che si cimenta con poca fortuna nella tipica commedia per famiglie. La censura ci mette lo zampino, i critici storcono il naso e gli incassi stentano.

TRAMA

Jerry (Akshay Kumar), guardia di sicurezza in un centro commerciale, e Nick (John Abraham), broker, vivono insieme a Londra. Colpiti dalla crisi finanziaria rimangono senza lavoro. Jerry, per paura di perdere la custodia del nipote orfano, e Nick, per garantire alla fidanzata (Deepika Padukone) il matrimonio da favola e il tenore di vita che lei si aspetta, finiscono per fare gli spogliarellisti e gli accompagnatori per signore. Ma i loro problemi sono solo agli inizi.

RECENSIONI

The Times of India ***1/2
Ciò che rende divertente Desi Boyz è la scoppiettante sintonia condivisa da John Abraham e Akshay Kumar. Il loro cameratismo è speziato e perfetto. L'esordiente regista Rohit Dhawan racconta la sua storia con una vena leggera. Sembra che abbia appreso il mestiere dal padre, David Dhawan, senza mai cadere in eccessi. La narrazione procede in modo vertiginoso, condita con una sceneggiatura vivace, e con brevi battute spiritose sparse qua e là. La colonna sonora di Pritam è ricca di verve, e la title song è già un successo. Deepika Padukone e Chitrangada Singh sono deliziose, appetitose e sfrigolanti. Impossibile staccare gli occhi dallo schermo. Divertitevi con DB: una commedia non insensata perchè le buffonerie sono sostenute da una trama.
Nikhat Kazmi, 24.11.11
Recensione integrale.

Hindustan Times *1/2
Le canzoni si susseguono una dopo l'altra senza alcun legame col film. Viene da chiedersi perchè i produttori non realizzino semplicemente degli album e dei video musicali interpretati da star del cinema. Perchè si preoccupano di finanziare pellicole intenzionalmente stupide al solo scopo di tener legata una colonna sonora? Le canzoni sopravvivono. I film di rado. I cineasti stessi non si curano troppo dei personaggi, perchè dovrebbero farlo gli spettatori? La formula espressa in Desi Boyz potrebbe essere quella di una pellicola post-2000 di David Dhawan. Capita che sia suo figlio il regista di DB. Le generazioni cambiano. Anche il pubblico. Ma alcune idiozie vengono ancora riciclate. Ce lo meritiamo. Quindi che sia così.
Mayank Shekhar, 25.11.11
Recensione integrale.

Diana ***
Di gusto che appare ormai un po' datato, Desi Boyz si sviluppa secondo uno schema che non riserva sorprese. La trama è scritta senza ambizioni puntando su un'atmosfera allegra e colorata, sui buoni sentimenti, sulle musiche e sulla bravura e simpatia degli attori protagonisti. Pur non offrendo nessuno spunto innovativo, però, Desi Boyz è piacevole, a tratti brillante e divertente. Le star del cast sono un valore aggiunto. In particolare Anupam Kher e John Abraham formano un'alleanza suocero-genero irresistibile; così com'è molto affiatata la coppia Akshay Kumar-Chitrangda Singh, con lei nei panni di una splendida e sensuale docente universitaria.
Rohit Dhawan (secondo assistente alla regia di Don: the chase begins again) è troppo giovane per andare sul sicuro e viene punito con un eccesso di severità. Il suo Desi Boyz è un flop immeritato, un fim semplice, una commedia leggera per chi ha voglia di svago.

Il bello:
- La colonna sonora. Ben quattro canzoni coreografate ed inserite nella trama: di questi tempi è una festa!
- Akshay Kumar, bravo e più sexy del perfettamente scolpito John Abraham.
- Il nome, probabilmente di origine nordica, dell'alter ego di Jerry, Rocco, che è italianissimo.
- Jerry fa notare ad un tronfio professore di matematica inglese che è stato un indiano ad inventare lo zero.
Il professore sbotta: "Se siete tutti dei dannati geni perchè non studiate nel vostro Paese?"
Jerry: "Solo le menti più brillanti sono ammesse nei college indiani"
Come dire che gli altri si iscrivono in scuole meno selettive, quelle di Londra.

Il brutto:
- La prevedibilità della trama.

LA SCHEDA DEL FILM

Cast:
Jerry Patel - Akshay Kumar
Nick Mathur - John Abraham
Radhika Awasthi - Deepika Padukone
Tanya Mehra - Chitrangda Singh
Veer - Master Virej Desai
Ajay Bapat - Omi Vaidya
Suresh Awasthi - Anupam Kher
Assistente sociale - Mohnish Bahl
Avvocato - Ashwin Mushran
La madre di Jerry - Bharti Achrekar
Cameo di Sanjay Dutt e di Bruna Abdulla

Scritto e diretto da Rohit Dhawan

Prodotto da Krishika Lulla, Vijay Ahuja, Jyoti Deshpande e Akshay Kumar

Musiche di Pritam Chakraborty

Coreografie di Bosco Martis Caesar Gonsalves

Distribuito da EROS International

Anno 2011

CURIOSITA'

- Il film è stato certificato con una A (Adult) dalla censura indiana, a causa della professione, considerata scabrosa, intrapresa dai due protagonisti.
- Il making di Desi Boyz.
- Il video della trascinante title song.

La pagina Facebook dedicata da Eros Entertainment a Desi Boyz.

01 gennaio 2012

DILWALE DULHANIA LE JAYENGE





Aditya Chopra aveva appena ventritre anni durante le riprese di Dilwale Dulhania Le Jayenge e forse non poteva immaginare che il suo film romantico, il cui titolo riprende il ritornello di una vecchia canzone, sarebbe diventato uno dei più grandi successi dell’industria cinematografica indiana. A distanza di sedici anni la pellicola continua ad essere proiettata ed è ancora oggi fenomeno di culto per il pubblico, un’abitudine rassicurante o un vecchio amico, un album dei ricordi o forse un custode di attimi felici, è un racconto che ha in sé una positività contagiosa, una fresca e irresistibile lirica giovanile, un film che porta sullo schermo un amore quasi vero, anzi, mi correggo, è una storia d’amore vera che sembra quasi un film.


TRAMA
Raj (Shahrukh Khan) e Simran (Kajol) si conoscono e si innamorano durante un lungo viaggio in Europa ma al termine della vacanza si separano senza dirsi niente o rendersi conto della natura dei propri sentimenti. Il padre di Simran (Amrish Puri) nonostante abbia vissuto a Londra vuole che la figlia si sposi nel suo villaggio natale e appena intuisce che la ragazza ha perso la testa per uno sconosciuto la obbliga a lasciare per sempre l’Inghilterra ed accettare un matrimonio combinato. Raj la segue fino in Punjab fiducioso di riuscire a conquistare la simpatia della famiglia e strappare via Simran al suo promesso Kuljeet (Parmeet Sethi).


Un uomo dà da mangiare ai piccioni di Trafalgar Square ma sogna di essere altrove, ricorda la gioventù e la sua terra e si chiede perché l’abbia lasciata, due amanti si stringono in un lungo abbraccio tra i fiori gialli di un prato, si ritrovano proprio quando pensavano che non si sarebbero mai più visti, parte la musica, si cambia location, un treno sta per partire, c’è un motivetto che ci rincorre e due sguardi che non vorremmo mai abbandonare. Simran appare sullo schermo con i capelli crespi e le sopracciglia incolte, non ha una linea invidiabile ma è autentica, energica e comunicativa, si morde le labbra se è felice e quando sorride i suoi occhi sorridono. Raj è affascinante e anche un po’ buffo, lascivo negli atteggiamenti ma puro nelle intenzioni, scoppia a ridere in faccia alla ragazza quando invece vorrebbe dichiararle il suo amore, fragilità e tenerezza si nascondono dietro la sua aria da spavaldo giocherellone. Ai personaggi ci si affeziona inevitabilmente, dopo pochi minuti ci si sente rapiti da una mano invisibile e di colpo siamo nel set a fianco di Raj e Simran, davanti alle sguardi impietosi di Baldev Singh, a sorridere schifati per gli atteggiamenti di Kuljeet , vorremmo scherzare o condividere perle di saggezza con Mr Malhotra e quando il padre lascia il polso della figlia per dirle … "va e vivi la tua vita".. sentiamo di volerla incitare ad andare, a correre più in fretta.
Il film sembra non avere affatto le pretese di un grande kolossal, non è nè raffinato né perfetto, se vogliamo ricco di situazioni enfatizzate, ma ha in sé qualcosa di irresistibile, ci sono momenti in cui è molto sopra le righe, altri attimi sembrano invece rubati all’intimità e ci si accorge solo dopo ripetute visioni di tante piccole adorabili sfumature. La sua semplicità formale non gli impedisce di continuare ad esercitare il suo fascino anche se i tempi cambiano e nascono nuove mode. Altri mille film potrebbero avere la stessa trama ma nessun altro sarà mai DDLJ.
La storia e le performance degli attori emozionano, commuovono ma addirittura trascinano via, basta sedersi una volta nelle poltroncine del Maratha Mandir per capire che il film è un’esperienza da vivere fino in fondo e da vivere insieme, se lo si ama la prima volta non ci si stancherebbe mai di guardarlo.
Shahrukh e Kajol come Raj e Simran divengono i simboli della giovinezza e dell’amore, un nuovo sentimento che rende possibile fare tutto ciò che fino a quel momento non si pensava, non si voleva, o si aveva paura di affrontare. Per i protagonisti, appartenenti ad una nuova generazione, far accettare alla famiglia tradizionalista un matrimonio non combinato diviene un’impresa difficile, per i genitori renderlo possibile significa anche accettare i tempi che cambiano e i confini che si assottigliano. Alla severità del patriarca vecchio stile, per il quale l’incontro di Simran con un giovane sconosciuto è abbastanza per spezzare l’equilibrio della propria famiglia, si contrappone il il rapporto amichevole / cameratesco tra Raj e il padre, l’uomo che del figlio festeggia anche i fallimenti e che lo incita a realizzarsi, a non lasciare niente indietro, a non abbandonare mai i suoi anni felici.
A differenza di altri film sulla diaspora precedentemente girati qui lo scontro West vs East non presenta alcun vinto né vincitore, il mondo europeo non appare negativo a priori così come gli abitanti del villaggio indiano non sono esenti da vizi e difetti. L’ integrità morale e la capacità di amare dipendono dalla predisposizione dei singoli individui più che dal luogo in cui essi nascono o crescono, questo l’elemento assolutamente nuovo che ha permesso al film di rompere le barriere e smentire la routine della caratterizzazione standard dei personaggi , e abiti, occidentali. Ogni tanto ho la sensazione che DDLJ avrebbe voluto essere ancora più moderno di quanto in realtà sia stato, che avrebbe voluto osare di più di quanto ha fatto ma di certo il timore di venir rifiutato dal pubblico, o giudicato per i suoi contenuti, può aver condizionato molte scelte registiche.
DDLJ sembra senza luogo e senza tempo, la sua purezza disarmante diviene un linguaggio universale e forse la storia non conduce veramente né a Londra, né in Svizzera, né in Punjab ma semplicemente in un altro mondo. Il film si inserisce all’interno di un filone, quello dei family drama del passato della Yash Raj, ma a suo modo detta nuove regole, risulta un buon compromesso tra un leggero prodotto d’intrattenimento e una storia più profonda e coinvolgente, sa essere delicato, poetico, zuccherato come un film di Raj Kapoor, ma anche più impetuoso e violento come una pellicola degli Anni ’80. Un Giano bifronte che non dichiara apertamente ciò che vuole ma insinua  pensieri nuovi attraverso la tenerezza e i sorrisi, lasciando tutti contenti ed evitando polemiche e dissapori.


Il mio giudizio sul film : ***** 5/5


ANNO : 1995

TRADUZIONE DEL TITOLO : Il coraggioso porterà via la sposa

REGIA : Aditya Chopra

PRODOTTO DA : Yash Raj Films


CAST
Shahrukh Khan ………………… Raj Malhotra
Kajol ……………………… Simran Singh
Amrish Puri …………………. Chaudray Baldev Singh
Anupam Kher …………………. Dharamver Malhotra
Farida Jalal……………….. Lajjo
Pooja Ruparel …………………. Rajeshwari
Parmeet Sethi …………… Kuljeet
Satish Shah ……………. Ajit
Mandira Bedi ……………….. Preeti
Anaita Shroff Adajaina ……………… Sheena
Karan Johan …………………. L’amico di Raj
Himani Shivpuri .................. la zia di Simran


COLONNA SONORA : Jatin & Lalit, testi di Anand Bakshi

PLAYBACK SINGERS : Udit Narayan, Asha Bhosle, Lata Mangeshkar, Manpreet Kaur, Ajay Trivedi, Kumar Sanu, Abhijit, Pamela Chopra.

COREOGRAFIE : Saroj Khan e Farah Khan (“Rukh ja o dil deewane”)



QUALCOS’ALTRO:

Il titolo è stato suggerito dall’attrice Kirron Kher , si tratta del ritornello della canzone “Le Jayenge , le jayenge” dal film del 1974 Chor Machaye Shor con Mumtaz e Shashi Kapoor

I costumi sono stati disegnati da Manish Malhotra e Karan Johar

Nel 2001 DDLJ è riuscito a sorpassare Sholay in quanto a incassi e persistenza nelle sale, DDLJ è ancora proiettato quotidianamente al Maratha Mandir , uno dei cinema storici di Mumbai, nel febbraio del 2011 il film ha completato le sue 800 settimane di programmazione.

Esistono pacchetti di viaggio che prevedono un tour completo delle locations del film , da Saanen a Gstaad, da Interlaken a Sweisimmen, tra le bellissime montagne della Jungefrau. Sito Ufficiale.

Dopo Guide, DDLLJ è stato il film che si è aggiudicato un maggior numero di statuette alla cerimonia dei Filmfare Awards, ha trionfato nelle categorie: Best Movie, Best Direction, Best Actor, Best Actress, Best Supporting Actress (Farida Jalal) , Best Comedian (Anupam Kher), Best Lyricist (Anand BAkshi), Best Screenplay (Aditya Chopra) , Best Dialogues (Aditya Chopra & JAved Siddiqui) , Best Male Playback singer (Udit Narayan)

Nel 2003 è stato pubblicato dal British Film Institute il libro di Anupama Chopra Dilwale Dulhania Le Jayenge (the brave-hearted will take the bride)

The making of DDLJ , uno sguardo dietro le quinte del più famoso film della Yash Raj , Parte 1, Parte 2, Parte 3


Il sito ufficiale di YASH RAJ FILMS, il CANALE YOUTUBE, la PAGINA DI DDLJ


Alcune delle SCENE ELIMINATE


Bollywood Hungama's King Khan Film Festival, ricordi, video e fuori scena di DDLJ, Video 1Video 2


Intervista di Shahrukh e Kajol in occasione del 500° giorno di programmazione del film nelle sale, Parte 1, Parte 2


Farida Jalal intervista Shahrukh : Parte 1, Parte 2


In una sequenza del film in cui i protagonisti cantano brani di colonne sonore cinematografiche vengono citati "Pyar kiya to darna kya" da Mughal e Azam, "Kahin Pe Nigahein Kahin pe Nishana" da C.I. D. e "Ichak Dana Bichak Dana" da Shree420. Nella scena in cui Raj e Simran si incontrano per la prima volta Raj canticchia il motivetto di "Hum Tum Ek Kamre Mein Band Hon" da Bobby e "Baharaon Phool Barsao" è la canzone che accompagna un simpatico scambio di sguardi tra Anupam Kher e Himani Shivpuri.

30 dicembre 2011

DON 2

Siete in vacanza e vi state riposando inconsapevoli? State smaltendo le abbuffate festive disinteressati a quel che succede nel resto del mondo?
Oppure siete tornati alla quotidianità ma rimanete ignari, assorbiti dai noiosissimi doveri di sempre?
Se ancora non lo sapete: THE KING IS BACK.
Prendete il primo aereo per Mumbai, per Londra o per qualsiasi altro posto civilizzato del pianeta (le Fiji, per esempio!) e senza mangiare, dormire o avvisare la mamma che siete atterrati sani e salvi, andate a vedere Don 2. 
Dopo, non sarete più gli stessi.

TRAMA

Don (Shah Rukh Khan, e chi altri?) è da cinque anni il dominatore della malavita di tutta l'Asia. Con la sua ascesa ha messo in crisi i trafficanti di droga che operano sul mercato europeo e per i quali rappresenta uno scomodo concorrente. Ha più nemici che amici, molti lo vogliono morto. Decide, quindi, di consegnarsi alla polizia della Malesia proponendo un accordo ad una vecchia conoscenza, la "wild cat" Roma (Priyanka Chopra), e all'ispettore Malik (Om Puri).
Don viene arrestato ma in carcere ritrova (non per caso) Vardhaan (Boman Irani).

RECENSIONI

The Times of India ****
Don è tornato col suo caratteristico savoir faire. Don 2 è un classico action/crime thriller che lascia senza respiro. La trama, soprattutto, è finemente costruita, e ogni colpo di scena va a comporre un complesso puzzle. Muovendosi dalla Thailandia alla Malesia a Zurigo a Berlino, il film vi sfida a saltare a bordo e condividerne la velocità, seguendo con attenzione gli exploit del suo fascinoso protagonista: un gangster che oscilla fra il Tom Cruise di Mission: impossible e James Bond, senza rinunciare però al carisma desi. Il punto di forza di Don 2 è il modo in cui Shah Rukh Khan delinea il suo personaggio: arrogante, svelto, vizioso, selvaggio, temerario. Shah Rukh rimane sempre al comando e non perde mai l'equilibrio, nemmeno durante le sequenze drammatiche o d'azione. E le scene d'azione costituiscono l'altro punto di forza di Don 2. Gli inseguimenti, i combattimenti, le distruzioni, le irruzioni, le fughe sono tutte realizzate con un'abilità che rivaleggia con il meglio di Hollywood. Semmai al film manca un certo quoziente emotivo, e alle relazioni umane è data scarsa possibilità di crescere. I dialoghi sono brillanti. La colonna sonora mediocre.
Nikhat Kazmi, 22.12.11
La recensione integrale.

Hindustan Times *1/2
Viaggiamo con Don in Thailandia, Malesia e Svizzera. I panorami sono stupendi. Ma vorremmo vedere oltre. Dopotutto Don 2 è un film, non un immobile in vendita. Don è un gangster solitario che agisce per se stesso. Di solito sceneggiature di questo tipo nascondono retroscena atti a catturare la simpatia dello spettatore. Don 2 no. Boman Irani ha lo sguardo sempre arcigno. Le sequenze d'azione, malgrado gli sforzi, sembrano disperatamente derivative, e rivelano il desiderio di assomigliare a quelle delle pellicole hollywoodiane ad alto budget. I confronti sono inevitabili. Mission: impossible 4 è interpretato dallo Shah Rukh Khan americano. Don 2 dal Tom Cruise indiano. Entrambi intorno alla cinquantina, stanno vivendo fasi simili nelle loro carriere. Entrambi hanno conquistato la loro quota di fan di sesso feminile devote ai film romantici e strappalacrime. Entrambi cercano pubblico fra i ragazzi e fra i giovani, lanciandosi in scene d'azione più o meno sensate. Ci si può avvicinare a prodotti come M:I 4 o Don 2 seguendo allegramente la corrente, senza preoccuparsi della plausibilità. Fatelo oppure no. Il primo Don era un remake del Don del 1978. Farhan Akhtar, fra i più talentuosi registi indiani, aveva reinterpretato una vecchia intelligente storia adattandola ad una scala visuale contemporanea. La sceneggiatura tesa di Salim-Javed possedeva una trama vincente. Quella di Don 2 solo sottotrame, stiracchiate e aggiunte via via l'una all'altra. Ma è dura procedere con vacua inventiva, e Don 2 sembra non finire mai.
Mayank Shekhar, 23.12.11
La recensione integrale.

Diana ***** 5/5
Nel 2006 Farhan Akthar sfida la leggenda vivente Amitabh Bachchan e dirige il remake di Don (1978). Nasce Don: the chase begins again: finale modificato, restyling dei protagonisti, delle locations e della colonna sonora; il look della pellicola diventa moderno e raffinato. Shah Rukh Khan, al massimo del suo charme, torna con successo ad un ruolo da villain. La parte calza a pennello al re di bollywood che la reinventa e se ne appropria.
Dopo cinque, lunghissimi, anni il sequel è inevitabile: Shah Rukh Khan nei panni di Don è materiale incandescente. Le possibilità di sviluppo sono infinite, l'occasione è ghiottissima. In più SRK e Farhan Akhtar insieme si divertono come bambini (guardare per credere la reciproca intervista sul sito del Times of India).
Don 2 rispetta lo stile di Don: the chase begins again e non delude le aspettative. Più azione, ritmo serrato, ottimi e spettacolari effetti speciali, è uno dei blockbuster indiani più vicini al cinema occidentale, a cui bollywood, certo, non ha mai avuto niente da invidiare. Con Don 2, però, anche gli irriducibili dell'action-movie made in Usa avranno pane per i loro denti.  Di gusto decisamente cosmopolita ma, per fortuna, della durata di oltre due ore, la pellicola sarà presente con una proiezione speciale alla 62° edizione del Berlin International Film Festival.
I palati più raffinati, cioè i sanguinari del cinema hindi, non si sentano traditi. La trama è intrigante, la regia è in mano ad uno dei "ragazzi" più stilosi e talentuosi sulla piazza (grazie Farhan!), il protagonista è di quelli che lasciano il segno. Don 2 è già mito.
Astenersi sassi e piante. A tutti gli altri (che come il Ligabue di Libera nos a malo "sono carne e sangue, insomma vivo"): BUON DIVERTIMENTO!

Il bello:
- Don, capello lungo e selvaggio, tira calci e pugni meglio di un campione di ju jitsu, indossando una chicchissima giacca di lino color caffè latte.
Don con la divisa da carcerato arancione, nel giro di una manciata di inquadrature, cancella decenni di cinema e diventa  il galeotto più impenitente, sfrontato e sexy di sempre.
Don, camminata pericolosamente dondolante, look neo dandy (il giacchino di pelle portato sotto il cappotto farà perdere qualche ora di sonno ai più sensibili), passeggia, a piede libero, per le strade di Berlino.
Don sigaretta in mano, avvolto voluttuosamente da una nebbia di fumo, che lancia occhiate compiaciute allo specchio.
Don, irresistibile seduttore, inafferrabile criminale. Don, sguardo lascivo e assassino, battute al vetriolo. Don, spietato, sardonico, arrogante, very cool, magnificamente controllato, improvvisamente collerico ed impetuoso, ghiaccio bollente.
D O N.
Le fanciulle facilmente impressionabili maneggino con cautela.

- Shah Rukh Khan che, poco prima del sesto minuto, lenisce i dolori e le frustrazioni di tutti i suoi fan italiani ripagando la loro abnegazione con poche semplici parole: italian restaurant...you know spaghetti bolognese, a glass of red wine, what? don't you like italian...what a shame...

- La D, di Don, tatuata sul braccio di Shah Rukh Khan, che è, tra l'altro, protetta da copyright.

- Il brano Zaraa dil ko thaam lo. Da vedere anche il making of.

- Hrithik Roshan compare nel film per un delizioso cameo. Si tratta di una manciata di minuti davvero gustosi.

Il brutto:
Il brutto? Ahahahahahahah.

LA SCHEDA DEL FILM

Cast:
Don - Shahrukh Khan
Roma - Priyanka Chopra
Ayesha - Lara Dutta
Sameer Ali - Kunal Kapoor
Vardhaan - Boman Irani
Om Puri as Malik
J.K. Diwan - Aly Khan
Jabar - Nawab Shah
Arjun - Sahil Shroff
Jens Berkel - Florian Lukas
Special Appearence - Hrithik Roshan

Scritto da Farhan Akhtar, Ameet Mehta e Amrish Shah

Diretto da  Farhan Akhtar

Prodotto da Farhan Akhtar, Ritesh Sidhwani e Shahrukh Khan

Musiche di Shankar-Ehsaan-Loy

Lyrics di Javed Akhtar

Coreografie di Vaibhavi Merchant

Distribuito da Reliance Entertainment

Anno 2011

AWARDS

Screen Awards:
- Popular Choice Male (Popular) - Shah Rukh Khan

ZeeCine Awards 2012:
- Best Actor (Jury) - Shah Rukh Khan

 CURIOSITA'

- Il sito ufficiale del film è super interattivo. E' possibile persino registrarsi con il proprio nome e partecipare come agenti alla cattura di Don.

- Don 2 è il primo sequel della carriera di SRK.
Per Farhan Akhtar è un ritorno alla regia dopo ben cinque anni d'assenza. Non si era più cimentato dietro la macchina da presa proprio da Don: the chase begins again.

- Don 2 è stato realizzato in 3D con la collaborazione di Chuck Comisky, già nel cast tecnico di Avatar e Sanctum.

- Molte delle frasi pronunciate da Don, nel primo film, sono diventate popolari e di culto. Una fra tutte: "Prendere Don non è difficile, è impossibile": un tormentone.
Durante la promozione del sequel sono stati diffusi diversi video con il titolo Don says, in cui sono raccolte le battute migliori di Don. La mia preferita? "Who says that miracles don't exist, take a close look at me". Video.
Per la gioia di fan e amanti dei gadget il marketing, inoltre, ha previsto l'uscita di un fumetto, Don: The Origin, che svela il background di Don e un videogioco su piattaforma Android e PlayStation 3.

- Un assaggio della bella colonna sonora: Hai ye maya, Mujhko pehchaanlo e Dushman mera Don.

- Per leggere gli articoli fino ad oggi dedicati a Don 2 da CinemaHindi e gustarsi il video della scenografica ripresa in cui SRK si lancia dal tetto del Park Inn Hotel in Alexanderplatz, a Berlino, clicca qui.

Il sito ufficiale del film.

29 dicembre 2011

ROOP TERA MASTANA



Roop Tera Mastana è uno dei tanti film interessanti naufragati nella produzione oceanica degli Anni Settanta, molti elementi stuzzicanti e i bizzarri twist della storia lo rendono un particolare esperimento di riciclaggio furbo dai risultati divertenti. La trama è guidata dal triangolo standard hero / heroine / villain ma il solito plot si rompe per lasciar spazio ad un continuo scambio di ruoli e doppi ruoli, l’architettura degli eventi è piacevole così come la colonna sonora, le scenografie, gli eccessi e i tocchi di esotismo.

TRAMA
Una ragazza povera (Mumtaz) viene obbligata a prendere il posto della principessa Usha affinchè un parente corrotto (Pran) incassi l’eredità che le verrà consegnata il giorno del suo diciottesimo compleanno, nel frattempo, Kishore (Jeetendra), il fidanzato  dell'ereditiera,  si accorge del piano in atto e vuole smascherare gli impostori.

Il lungo e variegato musical romantico dallo scenario barocco prende il titolo dal celebre brano “Roop Tera Mastana” che accompagnò una  scena cult del film Aradhana. La storia non manca di romanticismo e colpi di scena e nemmeno di canzoni nostalgiche e coreografie ammiccanti, il suo elevato dosaggio di sensualità, piuttosto alto se rapportato agli standard del tempo, rende il lungo tira e molla tra Usha e Kishore una love story meno patinata ma più intrigante e passionale.
RTM è uno di quei film dove tutto può succedere e tentare di attaccare qualsiasi etichetta di genere diviene un’impresa ardua se non impossibile, se Mumtaz è al tempo stesso la village belle,  l’aristocratica seduttrice e la vamp, Jeetendra si trova ad interpretare un doppio ruolo ancora più strampalato : il giovane principe viziato e il  goliardico padre chiacchierone.  L’eroe è spigliato e modaiolo, indossa jeans e indulge in costanti atteggiamenti da piacione, affascinante e sicuro come un vero bollywood hero deve essere, simpatico nelle scene comiche e pronto a saltare in qualsiasi direzione la storia voglia imboccare. Usha è soprattutto un sex symbol da capogiro, seguendo i cambiamenti del personaggio il suo guardaroba diviene più audace che mai, alle acconciature esagerate e agli abitini cuciti addosso si aggiungono vestaglie di pizzi e trasparenze, minigonne e cortissimi top. L'intesa tra le due star, Mumtaz e Jeetendra, è deliziosamente perfetta. Malgrado Pran abbia dovuto interpretare per decenni personaggi fin troppo simili tra loro ha regalato a ciascuno di essi qualcosa di indimenticabile, Ajit,  lo spregiudicato e impietoso bad boy è l'elemento che tiene cucita la storia ed impedisce alla narrazione di perdere la sua intensità.
La cornice diviene sempre più opulenta e stravagante, Khalid Akthar è stato assistente alla regia di Karim Asif durante le riprese di Mughal e Azam e questo ce lo può svelare anche la grandiosa sovrabbondanza di lussi e decorazioni che ha scelto per il suo film, troviamo ambienti splendenti, bizzarre statue in cartongesso, tendaggi,  veli e arredi che tradiscono la preferenza del regista per il luccicante artificio di set grandiosi costruiti con pazienza, regni perduti dell'escapismo e della contemplazione visiva.


Il mio giudizio sul film : *** 3/5


ANNO: 1972

TRADUZIONE DEL TITOLO: La tua bellezza fa perdere il controllo

REGIA: Khalid Akhtar

CAST
Mumtaz ……………….. Usha
Jeetendra ………………….. Kishore
Pran ………………………. Ajit
Malika ……………………. Champa
Aruna Irani appare per pochi secondi in una scena del film


COLONNA SONORA : Laxmikant & Pyarelal

PLAYBACK SINGERS: Kishore Kumar, Lata Mangeshkar, Mohammed Rafi

13 dicembre 2011

SAHIB BIWI AUR GANGSTER



Tigamanshu Dhulia, già noto per aver firmato la regia di Shargid, con Sahib Biwi aur Gangster diviene pittore di uno scenario decadente e passionale, un triangolo morboso di sesso e gelosia tra le pareti di una haveli più austera che regale. Il film è d’effetto e seduce al primo sguardo, lo storia falsamente pacata tradisce da subito un forte odore di benzina, tutto è pronto ad incendiarsi ad un minimo contatto con il fuoco.


TRAMA
Babloo (Randeep Hooda), autista al servizio di una famiglia nobile con implicazioni malavitose, è l’amante segreto di Madhavi (Mahi Gill) la moglie del padrone frustrata dalla mancanza di attenzioni del marito (Jimmy Shergill) che di notte visita la sua cortigiana, il giovane però mira molto più in alto e da giocattolo nelle mani di una donna annoiata vorrebbe trasformarsi in leader dell’intera proprietà.


Stucchi scrostati, pareti annerite e fiori marci, stanze che sanno di alcol e fumo, nascosta nella selva ed ingrigita dagli anni la vecchia dimora nobiliare sembra un corpo il lenta decomposizione, nemmeno i divertimenti sessuali e le ambizioni di potere riescono a colmarne il vuoto, la crisi economica e il silenzio incessante. Sahib Biwi aur Gangster non è un film d’azione in senso stretto ma ogni sequenza si dimostra un attimo saliente, il narratore incuriosito ed eccitato guida la storia con ambiguità verso un non-finale, i personaggi si lasciano possedere dai loro lati oscuri, non si svelano, degenerano nelle proprie passioni e debolezze.
Randeep Hooda , Mahi Gill e Jimmy Shergill compongono un triangolo incandescente e distruttivo. Il profilo di Madhavi distesa sul letto ricorderà la ricerca di attenzioni di Chote Bahu in Sahib Biwi aur Ghulam ma questa volta la moglie tradita, sontuosamente avvolta in seta e gioielli, non sarà la vittima quanto il carnefice della storia, l’elemento da nascondere e sopprimere diviene un serpente che uccide nel suo abbraccio. Il classico a cui si ispira aleggia sopra al film come uno spettro, il regista interpreta in modo originale alcuni spunti e atmosfere del capolavoro di Abrar Alvi & Guru Dutt ma smentisce tutto creando situazioni opposte. Dalla pellicola in bianco e nero viene ripreso lo schema base dei personaggi: un servitore di umili natali assoldato dal signorotto dell’haveli, un nobile che si culla nella sua decadenza e si intrattiene con una cortigiana, una moglie dimenticata schiava dell’alcolismo, una ragazza vivace al servizio della famiglia che crea un legame di amicizia/attrazione con il protagonista. L’identità di tutte le figure si disegna da una storia già nota ma si evolve in modo assolutamente autonomo e nuovo, i dialoghi più che drammatici si rivelano ricchi di doppi sensi e umorismo nero. Malgrado la colonna sonora non sia troppo efficace l’ottima messa in scena e le interpretazioni continuano a stregare, tra attrazioni letali, pericoli e depistaggi la trama avanza senza passi falsi e compie un’impetuosa ascesa.

Il mio giudizio sul film : **** 4/5



RECENSIONI

HIDUSTAN TIMES ***1/2  3,5/5
Randeep Hooda, il raffinato attore protégé di Naseeruddin Shah, possiede un solido talento per la recitazione, sprecato in passato in pellicole di terza classe. Sahib Biwi Aur Gangster gli rende finalmente giustizia. Randeep si rianima con una performance convincente e sicura in un film un po' teatrale e un po' sovraccarico da un punto di vista drammatico. E' la sceneggiatura ad emergere e a mantenere viva l'attenzione del pubblico, con i suoi intrighi e i suoi colpi di scena. Una sceneggiatura che possiede anche logica a sufficienza da non imbarazzare l'intelligenza dello spettatore. Il titolo della pellicola si ricollega a Sahib Bibi Aur Ghulam di Guru Dutt, ma ricorda maggiormente Maqbool di Vishal Bhardwaj, forse per quel senso generale di storia tragica simile aMacbeth, o forse per l'attrice protagonista, Mahie Gill, che assomiglia in modo sfacciato a Tabu (però con metà della sua bravura). SBAG è ammirevolmente ispirato.
Mayank Shekhar, 29.09.11  (Testo originale)


THE TIMES OF INDIA **** 4/5
Sahib Biwi Aur Gangster è un adattamento del classico di Guru Dutt Sahib Bibi Aur Ghulam, la cui storia viene rielaborata e ambientata in un contesto di nobiltà in decadenza e doppio gioco criminale. Il film è assolutamente da vedere per due ragioni. La prima: è intriso di atmosfere e umori che creano un nuovo mondo, in qualche modo familiare ma del tutto intrigante. Un quadro dalle tonalità color seppia che avrete ammirato diverse volte nei musei e nei palazzi storici. In mezzo al nulla vivono l'arrogante discendente reale e la sua tempestosa consorte, altrettanto altezzosa. La tragedia e l'ironia rivestono le mura della magione, ma sembra che nessuno sia in grado di leggerne i segnali. La seconda ragione risiede nelle affascinanti interpretazioni. Jimmy Shergill, Mahie Gill e Randeep Hooda costituiscono un trio seducente che coinvolge grazie all'imprevedibilità delle sue azioni. Il regista Tigmanshu Dhulia possiede un occhio allenato per i dettagli, e costruisce con meticolosità l'evoluzione dei suoi personaggi. Shergill è il ritratto perfetto e vigoroso del potere sull'orlo della caduta. Mahie Gill è la quintessenza della donna enigmatica che ha raffinato l'arte del sotterfugio e della finzione. Randeep Hooda è la ciliegina sulla torta: davvero ipnotizzante nel ruolo del piccolo opportunista e arrampicatore sociale privo di scrupoli. SBAG è un dramma finemente realizzato, con un ritmo da thriller, che cattura l'attenzione del pubblico. Godetevi l'esperienza di una storia rivisitata e ben raccontata. Non vi piace il cinema banale? Allora apprezzerete la diversità di SBAG.
Nikhat Kazmi, 29.09.11 (Testo originale



ANNO: 2011

TRADUZIONE DEL TITOLO : Il signore, la signora e il gangster

REGIA : Tigamashu Dhulia


CAST
Randeep Hooda ……………. Babloo
Mahi Gill …………………. Madhavi
Jimmy Shergill ………………. Aditya Pratap Singh
Deepal Shah ……………….. Suman
Shreya Narayan ……………… Mahua
Vipin Sharma ……………….. Gainda Singh



La COLONNA SONORA nasce dalla collaborazione di vari artisti : Amit Sial, Sunil Bhatia, Jaidev Kumar, Anuj Garg, Abhishek Ray, Ankit Tiwari, Mukhtar Sahota

PLAYBACK SINGERS: Shreya Goshal, Parthiv Gohil, Babbu Mann, Shail Hada, Rekha Bhardwaj, Vipin Aneja, Ankit Tiwari, Arif Lohar, Debojit Saha.

SITO UFFICIALE DEL FILM  Sahibbiwiaurgangster.com 


QUALCOS'ALTRO: 

Tigmanshu Dhulia è l'autore della sceneggiatura di Dil Se di Mani Ratnam, è stato direttore del casting per Bandit Queen di Shekhar Kapoor. Il prossimo lavoro del regista sarà Paan Singh Tomar, con Irfaan Khan, già presentato all'edizione 2010 del British Film Institute London Film Festival.

Video del Success Party a cui hanno preso parte le star e alcuni ospiti

Trailer del film.

Brevi interviste a Mahi Gill, Jimmy Shergill e Randeep Hooda : Radio Mirchi, Newsxlive, Talking Cinema with Taran Adarsh ((Parte 1, Parte 2, Parte 3)

08 dicembre 2011

NOT A LOVE STORY

Uscito la scorsa estate, l'ultimo film di Ram Gopal Varma è ispirati all'omicidio di Neeraj Grover. Un delitto che fece molto scalpore, per cui sono stati condannati  l'aspirante attrice Maria Susairaj e il suo compagno Emile Jerome Matthews.

TRAMA

Anusha Chawla (Mahi Gill) sogna di diventare una star. Il fidanzato Robin (Deepak Dobriyal), pazzo di lei, accetta che si trasferisca a Mumbai, per un limitato periodo di tempo, nel tentativo di sfondare.

RECENSIONI

The Times of India ***
Basato sul noto caso dell'attrice kannada Maria Susairaj, del suo fidanzato Jerome Matthew e del funzionario televisivo assassinato Neeraj Grover, Not a love story è un film sconvolgente perchè mostra i recessi brutali e oscuri di persone dall'apparenza normale. Ed è questo il punto di forza di NALS. Artisticamente forse non è il lavoro migliore di Ram Gopal Varma, ma l'esperienza che offre è agghiacciante. Gli assassini non provano mai rimorso, nè temono la punizione: vivono le loro vite come se nulla fosse accaduto. NALS si conclude bruscamente e lascia allo spettatore un senso di incompiutezza, però cattura l'attenzione. Sia Mahie Gill che Deepak Dobriyal infondono realismo nei loro personaggi. Il commento musicale crea un linguaggio suo proprio.
Nikhat Kazmi, 19.08.11
La recensione integrale.

Hindustan Times **
Ad alcuni le immagini in movimento causano una genuina emicrania. O almeno quelle contenute in Not a love story potrebbero farlo. La camera oscilla alla velocità della luce e la testa gira. Vi sono film di serie A, perlopiù determinati dalla popolarità delle star presenti nel cast, e quindi dal budget. E vi sono film di serie B, adorabilmente di cattivo gusto. Negli ultimi anni i lavori di Ram Gopal Varma si sono meritati una categoria del tutto propria. Dai tempi di Sarkar Raj (2008), NALS è la prima pellicola di Varma tratta da una sceneggiatura o comunque da un soggetto accattivante. E la location è il cuore della capitale pop-culturale indiana: la repubblica semi-indipendente di Andheri (*). La vicenda si basa sul sensazionale caso di omicidio di Neeraj Grover (2008), di cui anche i media in lingua inglese si occuparono principalmente per due ragioni (nessuna delle quali aveva a che fare con un cadavere in una borsa di plastica: un altro corpo è stato rinvenuto nelle medesime condizioni la mattina prima della distribuzione di NALS senza che il ritrovamento abbia eccitato i giornali di Mumbai). La prima: il contesto. La donna (Maria Susairaj) era un'aspirante attrice e l'uomo assassinato un funzionario di una casa di produzione. Poche professioni generano tanta curiosità nel pubblico quanto quelle correlate allo spettacolo, alla polizia e alla politica. La seconda: i dettagli macabri. Si presume che la donna e il suo fidanzato (Emile Jerome) consumarono un rapporto sessuale subito dopo aver commesso il crimine, nello stesso appartamento. Varma ha dunque raccolto un buon soggetto, e riesce a catturare l'attenzione dello spettatore. L'ambientazione è realistica. L'omicidio, narrato nel primo tempo, viene giustamente rappresentato con considerevole misura. Ma in seguito il regista sembra confuso su come proseguire, e l'imbarazzo si vede. NALS poteva imbastire una storia sulle procedure di polizia, sull'esempio di Black friday di Anurag Kashyap. Sono stati pubblicati degli estratti dal libro non ancora distribuito di Meenal Baghel, Death in Mumbai, dedicato appunto al caso di Neeraj Grover, nel quale l'autrice descrive l'insolita calma mostrata in pubblico da Maria ed Emile dopo l'omicidio. In NALS Zakir Hussain interpreta il ruolo dell'astuto ispettore capo, e la sua performance regala la parte migliore del film. Poi, improvvisamente, i due amanti vengono trascinati in tribunale. I genitori del defunto appaiono come personaggi irrilevanti. NALS non scava in profondità nè nei giovani protagonisti che inseguono un sogno nel mondo dello spettacolo, nè nelle raggelanti procedure di un infame caso di polizia, ma si limita a rappresentare il dramma così come riportato dai tabloid scandalistici. La narrazione è prevedibilmente lineare. Uno spreco. Consiglierei piuttosto di leggere il testo di Meenal Baghel.
(*) Andheri è un sobborgo di Mumbai (nota di Cinema Hindi).
Mayank Shekhar, 19.08.11
La recensione integrale.

Diana *** 1/2
Not a love story è un film, non è una ricostruzione o un'inchiesta. Il fatto di cronaca a cui è dichiaratamente riferito è solo una fonte d'ispirazione; per convincersene basta andare al cinema. Di Maria Susairaj e Emile Jerome Matthews ci si dimentica subito, perchè, per quanto efferato, il delitto in cui sono coinvolti è pittosto banale. A RGV non importa essere fedele alla realtà, nè offrire uno spettacolo che soddisfi la morbosa curiosità del pubblico. La vicenda in sè, infatti, non è interessante quanto la realizzazione. E' il regista e non il tema a fare la differenza.
Un delitto in fondo poco significativo diventa Cinema passando per le mani di RGV, amante delle figure di donna forti e complesse, maestro della cinepresa, capace di regalare allo spettatore inquadrature di grande impatto, intriganti e memorabili.

Il bello:
- La visione di RGV.
- La passione insana tra Anusha e Robin.

Il brutto:
- I due personaggi principali sono criminali spietati ma dilettanti. Commettono un errore dopo l'altro.
In questo caso però ciò che conta non è la storia.

LA SCHEDA DEL FILM

Cast:
Anusha Chawla - Mahi Gill
Robin Fernandes - Deepak Dobriyal
Ashish Bhatnagar - Ajay Gehi
Sam- Mahesh Thakur 
Anju - Prabhleen Sandhu
Ispettore Mane - Zakir Hussain
L'avvocato di  Anusha - Darshan Jariwala
L'avvocato di Robin - Ganesh Yadav
Savitri (la madre di Ashish) - Rasika Joshi

Scritto da Rohit G. Banawlikar

Diretto da Ram Gopal Varma

Prodotto da Sunil Bohra, Shailesh R. Singh e Kiran Kumar Koneru

Musiche di Sandeep Chowta

Distribuito da Bohra Bros Prod. Pvt. Ltd.

Anno 2011

CURIOSITA'

- I due bravi protagonisti, Mahi Gill e Deepak Dobriyal, vantano una filmografia di tutto rispetto. Mahi Gill ha vinto un Filmfare Critics Award for Best Actress nel 2010 per Dev D ed è nel cast di Gulaal, Dabangg, Utt Pataang e Saheb Biwi Aur Gangster. Deepak Dobriyal si è aggiudicato un Filmfare Special Performance Award nel 2006 per Omkara e nel 2010 un Apsara Award for Best Performance In Negative Role in Gulaal.

- Not a love story è stato completato in soli 20 giorni e parzialmente girato a Dheeraj Solitaire, l'edificio nel quale nel 2008 fu assassinato Neeraj Grover.

 - Una delle canzoni della colonna sonora del film è il riarrangiamento di Rangeela Re, notissima pezzo tratto da uno dei film migliori e più popolari di Ram Gopal Varma, Rangeela.
Ecco il video originale di Rangeela Re, protagonista Urmila Matondkar. E quello tratto da Not a love story.

- Sia Maria che Jerome Matthews hanno inviato a Ram Gopal Varma e al produttore Sunil Bohra una comunicazione tramite avvocato con la richiesta di abbandonare il progetto del film. Il regista ha più volte dichiarato che la pellicola non tratta la storia di Neeraj Grover ma è solo fiction.
L'articolo integrale.
L'intervista a RGV di Bollywood Hungama.

Il sito ufficiale del film.

07 dicembre 2011

HERA PHERI (1976)



Bische clandestine, birre e bluff, l’eleganza stratosferica di Big B e set opulenti e fantasiosi. Hera Pheri, diretto da Prakash Mehra, regista del ruggente Zanjeer, è un eccitante mescolarsi di generi diversi la cui sola vocazione è l’intrattenimento, per gli spettatori di ieri una piacevole esibizione degli attori più amati , per gli odierni appassionanti di vintage una bibita fresca con cui dissetarsi.

TRAMA
Ajay (Vinod Khanna) e Vijay (Amitabh Bachchan) sono disoccupati e imbroglioni di mestiere, i due indulgono in divertimenti e vizi fino al giorno in cui Ajay perde la testa per Asha (Sulakshana Pandit)  figlia di un ufficiale di polizia. I tentativi del giovane di cambiare vita si intrecciano alle pericolose seduzioni di Kiran (Saira Banu) ragazza avvenente assoldata dal nemico di Vijay per distrarlo ed ottenere informazioni.

HP non sarà un film cult ma si lascia facilmente amare soprattutto se si hanno già nel cuore Amitabh Bachchan, Vinod Khanna e lo spirito delle pellicole dei Seventies. La storia confusionaria se non fosse stata diretta da Mehra difficilmente avrebbe funzionato così bene, la mano del regista si sente nei momenti in cui il film esce dalla sua leggerezza e acquista sfumature diverse, si riconosce  nell’uso del fermo immagine a creare attesa e tensione ma ancora di più nella costruzione della scena drammatica affidata al fuoriclasse Bachchan, un commovente delirio di sfiducia nella spiritualità che lascia ipnotizzati allo schermo. Le caratteristiche della sequenza più intensa del film ci confermano ancora una volta che dietro alla cinepresa era seduto uno dei più grandi autori degli Angry Years.
Riconosciamo le palme di Juhu e le strade di Mumbai, si respira un clima di positività e una contagiosa sensazione di abbandono. Ci sono duetti romantici, imbrogli, imprevisti, parentele da ricostruire, misteriose identità, un’amicizia fortissima che improvvisamente s’incrina per ragioni che capiremo solo alla fine, una madre anziana malata e traumatizzata da uno shock, un villain cattivissimo in cerca dell’identità del figlio perduto. Abbondano gli elementi da gangster story e le stravaganze, Helen si esibisce con movimenti procaci, le due eroine Sulakshana e Saira si adornano con lunghe code di extension, la macchina da presa gira intorno ai protagonisti durante le scene di danza e i set sono costruiti con ammirevole eccentricità: statue di cartapesta , quadri e scaloni monumentali, pareti munite delle più incredibili fessure da cui spiare, casinò superkitsch e lampadari scintillanti.
Non tanto un film quanto uno show, una vivace e ritmata messa in scena, un contenitore di tutti gli elementi più in voga nel decennio. La trama si annulla tra le musiche, le sempre ottime interpretazioni del duo Amitabh Bachchan / Vinod Khanna e gli iperbolici inseguimenti, l’effetto globale è tuttavia più grazioso che caotico. Hera Pheri divenne a suo tempo uno straordinario successo, oggi forse riesce ad essere pienamente appagante solo per gli appassionati del genere mentre ad una seconda visione vengono a galla quei difetti che lo trattengono dal posizionarsi sulla stessa linea d’onore riservata ad altri titoli.

Il mio giudizio sul film *** 3/5


ANNO : 1976

TRADUZIONE DEL TITOLO: misfatti

REGIA : Prakash Mehra

CAST
Amitabh Bachchan……………….. Vijay
Vinod Khanna ………………… Ajay
Saira Banu ……………………………… Kiran
Sulakshana Pandit ……………………. Asha
Shreeram Lagoo ……….. il commissario Khanna
Pinchoo Kapoor ………………. PK


COLONNA SONORA : Kalyanji – Anandji
PLAYBACK SINGERS : Asha Bhosle, Mahendra Kapoor, Kishore Kumar, Lata Mangeshkar


QUALCOS'ALTRO

Sulakshana Pandit, attrice e cantante, è la sorella  di Vijeyta Pandit  (Love Story) e dei compositori Jatin & Lalit autori di molte colonne sonore indimenticabili come Dilwale Dulhania Le Jayenge, Kuch Kuch Hota Hai e Kabhi Kushi Kabhie Gham.

Nel 2000 Priyadarshan dirige un film intitolato Hera Pheri con Akshay Kumar, Tabu,  Paresh Rawal e Sunil Shetty ma non si tratta di un remake.