23 marzo 2010

99


Uscito a maggio del 2009, 99 è ispirato ad uno scandalo che nel 2000 coinvolse il cricket e il mondo delle scommesse. La polizia di Delhi, infatti, intercettò una telefonata tra il capitano della squadra del Sudafrica, Hansie Cronje, ed un allibratore, durante la quale il giocatore accettava dei soldi, per scambiare informazioni, come dichiarò lui, o per truccare le partite, come sostennero gli agenti.
In seguito a quella brutta vicenda, che mise in luce l'attività criminale nascosta dietro la realtà dei campionati di cricket, Hansie Cronje fu allontanato per sempre dai campi sportivi.

TRAMA

Sachin (Kunal Khemu) e Zaramud (Cyrus Broacha) sono due piccoli truffatori che clonano le carte sim dei cellulari. A causa di uno dei loro imbrogli andato storto, saranno costretti a cominciare a lavorare per AGM (Mahesh Manjrekar) pericoloso gangster e bookmaker.

RECENSIONI

The Times of India ***
Nel 1999 i giocatori di cricket Indiani furono sospettati di aver venduto le partite contro il Sudafrica. Questa commedia degli errori, che diventa frizzante dopo un lento inizio, esamina il ventre molle del cricket con un tono fortemente ironico. La trama non viene mai persa di vista, malgrado la narrazione scorra in modo piuttosto disarticolato. Questa monelleria di crimine e di commedia viaggia tra passato e presente in due città: Mumbai e Delhi. Sempre con l'imprevedibile nascosto dietro l'angolo.
Nikhat Kazmi, 15.05.09
La recensione integrale

Hindustan Times **1/2
Il film fa fatica a decollare. Si ravviva nel secondo tempo per poi rallentare di nuovo verso il climax. La storia non è nuova ma è contraddistinta da una narrazione e da un cast briosi. Boman Irani anima l'azione con le sue espressioni afflitte e il suo impassibile umorismo. Ma la sorpresa della pellicola è Amit Mistry in un ruolo sfumato di grigio: uno spasso. Il montaggio è irregolare. '99' non è un brutto film: abbiamo visto di peggio. Ma non è nemmeno un buon film: abbiamo visto di meglio.
Roshmila Bhattacharya, 16.05.09
La recensione integrale

Diana ****4/5
Grazie ad una storia ben congegnata ed ottimamente scritta e ad un cast azzeccato, i protagonisti sono tutti perfetti per il loro ruolo e bravissimi, 99 è un gioiellino di equilibrio. I momenti d'azione si alternano a scene divertenti e rocambolesche, in un film a tratti amaro ma anche tenero, ironico e scanzonato.

Il bello:
- Boman Irani in un'interpretazione fenomenale.
- La colonna sonora. In particolare il brano scacciapensieri Delhi Destiny.
- Il finale da applausi.

Il brutto:
- Niente.

SCHEDA DEL FILM

Cast:
Sachin - Kunal Khemu (Traffic Signal)
Rahul - Boman Irani (3 Idiots)
Pooja - Soha Ali Khan (Tum Mile)
Zaramud - Cyrus Broacha
Jahnavi - Simone Singh (Being Cyrus)
AGM - Mahesh Manjrekar (Slumdog Millionaire)
Ray Ban - Dali Vivekanandan
JC - Vinod Khanna (Wanted)
Sunil Mehta - Sudesh Berry

Diretto da Krishna DK e Rajesh Nidimoru

Scritto da Raj Nidimoru, Krishna DK e Sita Menon

Musiche: Shamir Tandon (Jail) e Ashutosh Pathak

Anno: 2009

Distribuito da: People Pictures

CURIOSITA'

- Mahesh Manjrekar, che interpreta AGM, oltre che attore, è un regista e un produttore di successo. Nel 2001 ha vinto il National Film Awards per Astitva, Best Feature Film in Marathi.

- Quando aveva solo 12 anni, Cyrus Brocha (Zaramud), iniziò la sua carriera di attore in un film in lingua Hindi, accanto a niente di meno che Naseeruddin Shah. La stampa scrisse che si trattava di un bambino prodigio.
Durante gli anni del college, oltre a continuare a recitare, lavorò alla radio, guadagnando una buona fama anche come Dj.
Grazie alla sua popolarità divenne Vj per MTV India. Il suo candid-camera show MTV Bakra, è stato uno dei programmi più seguiti della rete.

Il sito ufficiale del film.

12 marzo 2010

TUM MILE



Il 26 luglio del 2005 una tempesta senza precedenti devastò la città di Mumbai, Tum Mile, uscito lo scorso anno, è stato il primo film a narrare attraverso il cinema la disastrosa calamità naturale. Le immagini della potente inondazione si alternano a salti nel passato dei due protagonisti con continui flashback. Kunal Deshmukh , regista di Jannat (2008), nel suo racconto si serve di vorticosi salti nel tempo e nello spazio (dal passato al presente, dall'India al Sud Africa) senza creare confusione né alterare il coerente svolgimento della storia.


TRAMA

Due ex fidanzati si rincontrano sul volo diretto a Mumbai dopo essersi separati da sei anni, la ragazza viaggia con il suo nuovo partner, ma Akshay, che la ama ancora, da ogni dettaglio inizia a ricordare il loro passato. Lo stesso giorno un alluvione paralizza la città, nella globale reazione di panico Akshay e Sanjana si ritrovano tra la folla disperata e cercano insieme di mettersi in salvo.

Soha Ali Khan, discretissima figlia d’arte, gioca ad imitare le acconciature della madre Sharmila Tagore ma il resto lo mette del suo. Originale antidiva, Soha non è una ragazza copertina, e se ne frega. Emraan Hashmi nonostante il suo aspetto da professorino si è guadagnato una fedele schiera di ammiratori e soprattutto l’illustre soprannome di serial kisser bollywoodiano (se avete visto Murder o il bellissimo Gangster a Love Story vi sarà ben chiaro il perché).

Chi si aspetta una puntata del telegiornale con riferimenti dettagliati alla strage ne resterà deluso, così come lo sarà chi cerca film a sfondo apocalittico per godersi straripanti effetti speciali. La storia è questa: due ragazzi si conoscono, si amano, si perdono, si ritrovano, l’inondazione li mette davanti al pericolo, li avvicina alla morte, riunisce frammenti di una vita passata, traccia una linea tra ciò che ha un senso da ciò che non lo ha. Il pubblico del subcontinente è educato a ricercare nel film ( e fra i film)… e sa dare importanza alle piccole cose piuttosto che al trionfo (o dovrei dire tonfo) visivo del cruento voyerismo da catastrofe che si vede qui da noi. Molti avranno da ridire sui miei gusti ma pochi oseranno controbattere sul fatto che I film occidentali stiano diventando ogni giorno più guardoni.  Tum Mile è un film semplice e privo di effetti da capogiro non divaga in lunghe inquadrature di rassicuranti catastrofi davanti alle quali anche la peggiore delle giornate diventerebbe lodevole (come avrebbero fatto i lontani cugini californiani…) ma accende i riflettori su una storia comune, una storia d’amore, un legame tra due persone che si decostruisce (e ricostruisce) davanti ai nostri occhi e per noi. La tragedia non è protagonista ma resta nello sfondo, è l’anello che torna ad unirli, voler sopravvivere diviene la necessità imminente che porta Akshay e Sanjana ad abbattere ogni barriera costruita negli anni, uscendo insieme da una comune, e inaspettata avversità.

Da vedere per:

L'ottima narrazione ad incastro

La piacevole e delicata colonna sonora

Un ritratto convincente dei protagonisti. Nonostante sia un classico caso di ragazzo squattrinato + ragazza ricca non si lascia spazio agli stereotipi, ciascun personaggio viene inquadrato a tutto tondo sia nei pregi che nei difetti, concedendo un'attenzione particolare alle personali fragilità : Sanjana con la sua cronica insonnia nervosa, Akshay con l’arroganza e la frustrazione di un artista dall’Ego calpestato.

Il mio giudizio sul film : *** 3,5


RECENSIONI

The Times of India: *** 3,5 /5

Il regista Kunal Deshmukh torna dopo il successo di 'Jannat'. In questo round ci offre un resoconto appassionato ed estremamente maturo di una vivace relazione fra un artista (Emraan Hashmi) e la sua musa (Soha Ali Khan). Tutto già visto, ma ciò che rende affascinante 'Tum Mile' sono le interpretazioni e la struttura narrativa: entrambe innovative, profonde e multi-stratificate. Il regista interseca con maestria il passato al presente e mantiene alto l'interesse. La storia d'amore è raccontata con grande maturità, portando allo scoperto un rapporto adulto e realistico. Le sequenze delle piogge torrenziali sembrano abbastanza credibili, anche se le note tragiche non erano necessarie ed in qualche modo appaiono 'cinematografiche'. Ciò che davvero spicca è la recitazione. Emraan e Soha creano un'intesa che trabocca di calore e che fino alla fine non mostra prevedibilità. Le loro conversazioni e preoccupazioni sono tratte dalla vita reale, e gli attori comunicano soprattutto con le loro espressioni facciali e con il linguaggio del corpo.
Nikhat Kazmi, 12.11.09

Testo integrale


Hindustan Times: ** 2/5

C'è un certo stile nei modi calmi e sicuri, e una spavalderia tutta sua: ciò rende impossibile non notare la presenza scenica di Emraan Hashmi o il legame che riesce a creare con il pubblico. 'Tum Mile' offre una panoramica di una relazione alle prese con le note pressioni e i noti problemi della vita in comune. La narrazione è semplice, mediamente realistica. Sulle prime si potrebbe giudicare il film molto ben diretto, a dispetto di alcuni errori. Il materiale non è nè forte nè nuovo, ma il regista riesce a disegnare alcuni momenti estremamente efficaci. Ad un certo punto, circa a metà, la storia però si esaurisce, e il passaggio dal romanticismo alla calamità è talmente brusco da spaccare la pellicola in due.
Mayank Shekhar, 14.11.09

Testo integrale



ANNO: 2009

REGIA: Kunal Deshmukh

TRADUZIONE DEL TITOLO: Ti ho incontrato


CAST:

- Emraan Hashmi.......... Akshay
- Soha Ali Khan.......... Sanjana


COLONNA SONORA : Pritam, testi di Sayeed Qadri and Kumaar


PLAYBACK SINGERS: KK, Neeraj Shridar, Mohit Chahuan


SITO UFFICIALE DEL FILM : Clicca QUI

18 febbraio 2010

MY NAME IS KHAN (IL MIO NOME E' KHAN)


Il 12 febbraio 2010 è uscito in tutto il mondo, tranne che in Italia, il nuovo film di Karan Johar, My Name is Khan.
E’ stato presentato il 10 febbraio ad Abu Dhabi con una grande première e, nella stessa settimana, ha partecipato fuori concorso al Festival Internazionale del Cinema di Berlino.
Il film rappresenta un evento che è stato lungamente atteso perchè riunisce sul grande schermo una delle coppie cinematografiche più amate di sempre, Kajol e Shah Rukh Khan. I due attori sono stati protagonisti di film che occupano un posto d'onore nella storia della cinematografia in lingua Hindi.
Kajol e Shah Rukh Khan non recitavano insieme da nove anni.

TRAMA

Rizwan Khan (Shah Rukh Khan) è un indiano musulmano, affetto da autismo, che vive a San Francisco con il fratello. Quando inizia a lavorare come venditore di prodotti di bellezza incontra Mandira (Kajol), parrucchiera, divorziata e madre di un ragazzino di nome Sameer (Yuvaan Makaar). Rizwan e Mandira si innamorano. Insieme sono felici ma l'attacco al World Trade Center dell'11 settembre 2001 cambierà le loro vite e darà inizio ad un viaggio che li allontanerà l’uno dall’altro.

RECENSIONI

The Times of India *****
Parliamo del fattore-K: Karan (Johar) e (Shah Rukh) Khan come non li avete mai visti. MNIK è senza dubbio una delle pellicole Bollywoodiane più significative e commoventi realizzate di recente. Reinventa completamente regista e attore, e crea un nuovo punto di riferimento per il duo che ha regalato all'India alcuni dei più popolari film d'intrattenimento. Il punto di forza di MNIK sono le interpretazioni. Shah Rukh Khan e Kajol non si dimenticano con facilità, e si finisce col portarsi appresso i loro personaggi all'uscita dalla sala. Così come Zarina Wahab, che infonde vita al perfetto prototipo della perfetta madre Indiana: totalmente legata alle proprie radici culturali ma totalmente laica. Aggiungeteci poi l'occhio del regista per i dettagli, il richiamo ad avvenimenti di attualità, le sequenze che pongono interrogativi e sfide, e otterrete un cinema che ispira, commuove e induce a riflettere. Eppure intrattiene: MNIK non è mai pedante, malgrado il suo appello alla tolleranza intesa come virtù fondamentale per il XXI secolo, nel quale non vi è posto per regionalismi, divisioni, caste, sciovinismi culturali o sessuali. Decretiamone il decesso mentre il resto del mondo passa oltre. Ma più di tutto è l'emozionante semplicità della narrazione di Johar a risplendere. Il film tesse una tela molto vasta: l'11 Settembre, il post-11 Settembre, gli abusi razziali, le draconiane leggi per la sicurezza, un'isterica giurisprudenza Americana, l'uragano Katrina. Ma raramente va fuori fuoco. MNIK offre senza dubbio la miglior interpretazione di Shah Rukh Khan. L'attore non perde mai il personaggio, malgrado i manierismi, il faticoso linguaggio del corpo ed il particolare modo di parlare. La sua performance è persino migliore di quella di Tom Hanks in 'Forrest Gump'. Kajol vince su tutta la linea, con una sobrietà che cattura. Karan Johar è diventato maggiorenne e racconta una storia complessa, ma lo fa con semplicità, senza dimenticare che lo scopo principale del cinema è quello di intrattenere.
Nikhat Kazmi, 11.02.10
La recensione integrale


Hindustan Times ***
Questa è forse una delle rare occasioni in cui Shah Rukh Khan si è sforzato di non interpretare se stesso (altre eccezioni: 'Swades' e 'Chak De! India'). Non è un buon biglietto da visita per una carriera formata da circa 60 film. Le abitudini sono dure a morire. E' difficile percepire Shah Rukh Khan come il personaggio che interpreta. E' più una super-star, unica, che un attore (a differenza di Amitabh Bachchan e di Aamir Khan che sono una combinazione fra i due aspetti). 'Forrest Gump' nell'intenzione, 'Rain Man' nell'approccio, lievemente Bollywoodiano, più a fuoco rispetto a 'Kurbaan' (prodotto da Karan Johar e di argomento simile), si avverte dell'onestà nello scopo della pellicola. MNIK esprime bene il concetto che si prova minor empatia per un problema che non si è mai dovuto affrontare, che i pregiudizi sono insiti nel nostro DNA, e che gli Americani non fanno eccezione. Lo Shiv Sena nel suo settarismo è stato generoso a prendersela con la superstar Musulmana laica prima della distribuzione del film: ora sappiamo bene chi sono gli eroi negativi di MNIK, potrebbero essere proprio al di fuori del cinema. E hanno reso la pellicola ancor più importante proprio per l'argomento che tratta.
Mayank Shekhar, 11.02.10
La recensione integrale

Los Angeles Times
My Name Is Khan è un potente, intenso colpo al cuore e Khan e Kajol, le più grandi star di Bollywood, sono molto affascinanti ed entrambi all'altezza del carico di emozioni richiesto dal ruolo.
Kevin Thomas, 13.02.10
La recensione integrale

Diana *****5/5
My Name is Khan è un grande film.

Un film pieno, importante, intelligente, emozionante, che racconta l'umanità e l'amore.
Sullo sfondo si narra la storia americana degli ultimi dieci anni: l'11 settembre 2001, la minaccia del terrorismo internazionale, l'uragano Katrina, la guerra in Iraq e l'elezione di Barack Obama, ma il protagonista è Rizwan Khan. Un eroe dolce che, spinto dalla disperazione, con la perseveranza e l'onestà di chi non ha colpe, intraprende il suo cammino.
Il messaggio, espresso senza retorica o pedanteria, arriva forte e chiaro. Non si tratta di una denuncia ma di un'esposizione e di una risposta. La risposta per chi crede che musulmano sia sinonimo di terrorista.
Con My Name is Khan Karan Johar si conferma un grande regista. Come sempre punta la cinepresa sull'unica cosa che conta davvero: l'amore. Per la patria, la religione, per dio. L'amore per il prossimo, la solidarietà, l'amicizia. L'importanza della propria identità culturale, la fierezza. L'amore tra madre e figlio. L'amore tra un uomo e una donna.
Karan Johar dirige con l'acutezza e la sensibilità che ormai sono la sua firma, sa essere generoso, spiritoso, leggero, romantico ma anche lucido, misurato, sobrio.
E' innamorato dei suoi attori ed insieme a loro gira scene magistrali che sono già cult. Belle, giuste, magiche.
Dolcissima e commuovente la colonna sonora, perfetti gli attori comprimari.

Il bello:

-Kajol.
Perchè non le importa di non entrare in una taglia 40 o di non avere le sopracciglia sottili come ali di gabbiano. Perchè ha un talento fuori dal comune. Perchè incanta ed illumina lo schermo. Perchè è brava in modo stupefacente.
Perchè quando c'è lei è tutta un'altra cosa.

- Shah Rukh Khan.
Dopo aver visto questo film a qualcuno è venuto il dubbio che fosse un alieno. Un sospetto comprensibile poichè la sua interpretazione è più che sorprendente, è incredibile. Ma proprio chi ha ammirato Shah Rukh Khan in My Name is Khan sa che è umanissimo. Il suo tenero Rizwan lascia senza parole proprio per la sua calda umanità, per la fragilità e l'innocenza che esprime.
Nessuno potrà dimenticare come, indossando le scarpe da tennis del figlio, cammina timido per tutti gli Stati Uniti. O come nei momenti di tensione e di difficoltà rigira dei sassolini nella mano come fossero idee. Nè il suo sorriso dolce mentre, pieno di pudore, si copre il viso davanti alla donna che ama. E la semplicità di poche parole pronunciate con orgoglio e disarmante chiarezza "my name is Khan and I'm not a terrorist".
Shah Rukh Khan cineillumina d'immenso.


Il brutto:
Niente.
Da vedere, rivedere e rivedere.

SCHEDA DEL FILM

Cast:
Rizwan Khan - Shahrukh Khan
Mandira - Kajol
Sameer (Sam) - Yuvaan Makaar
Rizwan's mother - Zarina Wahab
Rizwan Khan (da bambino) - Tanay Chheda (Taare Zameen Par)
Zakir Khan - Jimmy Shergill (A Wednesday! )
Haseena Khan - Sonya Jehan Haseena Khan
Barack Obama - Christopher B. Duncan
Reese Garick - Kenton Duty
Mark Garrick - Dominic Renda
Sarah Garrick - Katie A. Keane
Mama Jenny - Jennifer Echols
Detective Garcia - Benny Nieves

Diretto da Karan Johar (Kabhi Alvida Naa Kehna)

Scritto da Shibani Bathija (Fanaa)

Musiche: Shankar Mahadevan, Ehsan Noorani and Loy Mendonsa (Taare Zameen Par)

Anno: 2010

Distribuito da: 20th Century Fox

AWARDS

2011 Filmfare Awards
Miglior resista - Karan Johar
Miglior attore - Shahrukh Khan
Miglior attrice - Kajol

2011 Zee Cine Awards
 
Miglior regista - Karan Johar
Miglior attore- Shahrukh Khan
Miglior cantante donna - Richa Sharma - "Sajda"
Miglior storia - Karan Johar e Shibani Bhatija

Miglior suono - Dileep Subramaniam
Best Marketed Movie
 

2011 Star Screen Awards
Miglior attore (giuria popolare) - Shahrukh Khan
Miglior direttore musicale - Shankar Ehsan Loy

Ramnath Goenka Memorial Award

6th Apsara Film e Television Producers Guild Awards
Miglior regista - Karan Johar
Miglior attore (giuria popolare) - Shahrukh Khan

Big Star Entertainment Awards
Miglior film - Dharma Productions
Migliore colonna sonora - Shankar Ehsan Loy


Oltre a questi riconoscimenti ed ad un notevole successo al botteghino, My name is Khan, si è aggiudicato  i Golden Kela Awards (i premi più divertenti ed ironici, assegnati a quelle che sono considerate le più brutte produzioni bollywoodiane) per il peggior film del 2010 e per il peggior protagonista maschile del 2010 (Shah Rukh Khan). Si sa che dove c'è la gloria c'è anche qualche detrattore.


CURIOSITA'
- L'attore Christopher B. Duncan, che interpreta Barack Obama, aveva già impersonato il presidente USA ne The Tonight Show di Jay Leno.
- Il primo febbraio 2010, Kajol e Shah Rukh Khan, in occasione della promozione di My Name is Khan, sono diventati le prime star indiane a suonare la campana di apertura della borsa di New York. Ecco il video.
- Per approfondire il soggetto del suo film, Karan Johar ha intervistato Maxine Aston. Psicologa ed ex moglie di un autistico, è autrice di libri, quali The Other Half of Asperger Syndrome, che aiutano le coppie a capire ed affrontare la Sindrome di Asperger.
- Nel week-end di uscita My Name is Khan ha battuto tutti i precedenti record d'incasso di un film indiano all'estero.

Il sito ufficiale del film.

Aggiornamento del 04.11.10
Siamo felici di aggiungere che My Name is Khan è arrivato anche in Italia!
Il 31 ottobre è stato presentato alla quinta edizione del Festival Internazionale del Film di Roma durante una serata eccezionale. La proiezione del film, infatti, è stata preceduta da un incontro con il baadshah di bollywood in persona, Shah Rukh Khan.
Per maggiori dettagli rimandiamo all'articolo SHAH RUKH KHAN AL FESTIVAL DI ROMA: RASSEGNA STAMPA E VIDEO.
Ricordiamo inoltre che Il Mio Nome è Khan uscirà nei nostri cinema il 26 novembre prossimo.
Qui il trailer in italiano.
E' stata pensata dal regista stesso una versione del film recitata in inglese e più corta di 35 minuti per il pubblico americano. E' proprio questo adattamento che arriverà anche in Italia.
Karan Johar ha fatto un ottimo lavoro, riuscendo, nonostante i tagli, a rispettare la compattezza e l'essenza del film. Il nostro gusto personale, però, ci fa preferire la versione più lunga.

Aggiornamento del 03.01.11
Da oggi è a disposizione nel nostro blog un'ampia rassegna stampa dedicata a Il Mio Nome è Khan.

Aggiornamento del 16.05.11
Dal quattro maggio scorso è disponibile il dvd italiano di My name is Khan.
Per saperne di più.

17 febbraio 2010

BARSAAT (1949)



Girato tra i paesaggi del Kashmir, cullato da canzoni dolcissime e da una suggestiva background score (il debutto dei compositori Shankar – Jaikishan) Barsaat è un film sofisticato ma dai messaggi diretti, dalla comunicazione immediata. L'ideale coesistere di ricercatezza e semplicità lo rese universalmente attraente permettendogli di vincere il pubblico di ogni livello culturale ed estrazione sociale.
Il regista, produttore e protagonista del film è Raj Kapoor , giovanissimo e bello come un dio, a soli venticinque anni aveva già alle spalle un capolavoro introverso e di difficile lettura (Aag, 1948), ma fu l'impressionante successo di Barsaat che lo consacrò in coppia con l'attrice Nargis. I due, legati sentimentalmente anche nella vita reale, si abbandonano nell'abbraccio più famoso della storia, la cui figura stilizzata è divenuta il simbolo della casa di produzione RK.

TRAMA
Due giovani, Pran, un affascinante violinista (Raj Kapoor) e Gopal, un impenitente conquistatore (Prem Nath) che si diverte ad illudere l'ingenua contadina Neela (Nimmi) , vanno a vivere in Kashmir e affittano l'abitazione di una famiglia locale. La figlia del proprietario, Reshma, (Nargis) cade nel fiume mentre accoglie i nuovi ospiti e viene soccorsa da Pran, tra i due nasce un sentimento travolgente ma il padre si oppone alla storia spingendo la ragazza al suicidio. Pran, anche dopo la notizia della tragedia, e il suo ritorno in città, è deciso a non volerla dimenticare e si isola dal resto del mondo, cercando di comunicare con lei attraverso la musica che li ha uniti.

Una donna accattivante e bellissima, un uomo carismatico e affascinante; profondi sguardi, attenzione ai piccoli gesti, una sensualità divinizzata ma a suo modo aggressiva. L'attrazione fisica e mentale diviene materialmente tangibile ed è facile scoprirsi "innamorati dell'amore di qualcun altro", attratti da un desiderio incontrollabile, potente e reale.
Tra scherzi, leggere carezze al volto e reciproci abbandoni, si impose una nuova dimensione del romanticismo che sarà d'ispirazione per i registi contemporanei e non, scatenando un nuovo linguaggio dell'amore, così come Bobby più tardi rivoluzionerà le teenage love-stories fino a Dilwale Dulhania le Jayenge.

Il termine che ho inventato per rendere l'idea dell'intensità di questo rapporto è (...non ridete!!) "romanticismo tridimensionale" .Ovviamente non facendo riferimento all'attuale uso, e abuso, di tecnologie digitali quanto alla presenza quasi prepotente delle sensazioni proposte e all'indubbia realtà del sentimento che scorre, assume vita propria ed esce fuori dalla pellicola pari a un effetto 3D, mantenendosi inalterato, come uno splendido miracolo negli anni.

Una mia traduzione (spero non troppo approssimativa) della spiegazione che Pran / Raj Kapoor da nel film:
"Cos'è l'amore? L'amore annuncia da solo la sua presenza, come venir trafitti da una spina, è imprevedibile, un fiore fuori stagione che nasce all'improvviso e tutto sembra essere nuovo, inizi a vedere un fiume negli occhi di qualcuno e desideri di poterci annegare"

La magia della contemplazione tra Pran e Reshma viene interrotta dal brano seducente "Patli kamar hai" che riallaccia la storia agli altri due personaggi, le immagini della danza intrigante di Gopal con una ballerina di cabaret viene intervallato dal canto disperato di Neela, che attende ancora il ritorno del ragazzo. Il suo lamento è celebrato dalle più belle immagini in bianco e nero, il profilo dell'attrice, stanco, curvato e oscuro davanti a un cielo brillante, mentre fasci di luce trafiggono alberi spogli e inquadrature asimmetriche catturano la sua bellezza semplice, che il dolore non ha ancora cancellato.

Il film propone due storie contrastanti e lo scontro tra una visione sessuale / opportunistica dell'amore ( Gopal e Neela) con un altro fortissimo rapporto, nato dalla fusione di passione fisica e spirituale (Pran e Reshma), un legame perfetto come lo è la bellezza della natura che li circonda... e mentre Raj e Nargis si guardano negli occhi tutto il mondo si ferma in religioso silenzio.



Il mio giudizio sul film ***** 5/5

ANNO: 1949

REGIA: Raj Kapoor

TRADUZIONE DEL TITOLO: Pioggia / Il monsone


CAST:

- Raj Kapoor..............................Pran
- Nargis.....................................Reshma
- Prem Nath.............................. Gopal
- Nimmi.................................. Neela
- Cukoo............................... Ruby
- K.N. Singh........................ Bholu


COLONNA SONORA : Shanker – Jaikishan

PLAYBACK SINGERS: Lata Mangeshakar & Mukesh

13 febbraio 2010

MUGHAL - E - AZAM


Uno dei film più spettacolari mai realizzati, elaborato, impressionante, più di quanto due occhi umani riescano a sostenere. Odio definirlo un kolossal perchè il termine è riduttivo e non posso inserirlo nella categoria in cui giacciono alcuni polpettoni Hollywoodiani a sfondo storico-religioso. Mughal-E-Azam è una memorabile celebrazione della bellezza, che non sfoggia una fredda imponenza quanto un devastante calore. Poesia racchiusa in celluloide, un miracoloso fondersi di talenti, una fonte sempre viva di vera sofferenza e sublime passione.

TRAMA
L'imperatore Akbar decide di mandare suo figlio Salim sul campo di battaglia dopo aver scoperto la sua precoce attitudine al vizio, ma gli anni passati in guerra non riusciranno a placarne la vena poetica nè il suo fascino per la bellezza. Durante la festa per il ritorno del giovane a palazzo un artista dona alla corte una statua leggiadra, la splendida figura che tutti ammirano è in realtà una donna in carne ed ossa che si svela agli ospiti suscitando ammirazione e sorpresa.
Akbar accoglie Anarkali a braccia aperte folgorato dalla sua grazia ma decide di imprigionarla nel momento in cui ne scopre innamorato suo figlio Salim. Il principe non si rassegna e scatena l'esercito contro suo padre, la guerra avrà un esito disastroso e il figlio ribelle viene condannato a morte. Grazie al sacrificio di Anarkali il principe sarà risparmiato, la ragazza, che si offre di essere giustiziata al posto suo, viene perdonata da Akbar purchè abbandoni per sempre il palazzo e spinga Salim a dimenticarla.


Ad eccezione di due canzoni ("Pyaar ki ha to darna kya" e "Jab raat hai aise matwali") il film venne realizzato in bianco e nero, la versione a colori uscì per la prima volta nel 2004, dopo una lunga elaborazione digitale operata dalla Indian Academy Arts and Animation, realizzando, più di sessantanni dopo la prima uscita nelle sale, il sogno incompleto di K.Asif.

Perfezionista, ostinato e fermamente deciso a veder esaudita ogni sua fantasia, il regista volle una figura di Krishna in oro massiccio non accontentandosi di una copia in metallo, impose a Madhubala di trasformarsi (attraverso interminabili sedute di trucco) in una statua di marmo, convinse Prithviraj a camminare scalzo sulla sabbia arroventata del deserto, e, al posto di semplici comparse per la scena della battaglia arrivò ad ingaggiare un esercito vero con oltre duemila soldati professionisti.
Le cifre colossali che Asif continuava a chiedere ai suoi produttori fecero pensare che ad un certo punto il regista fosse impazzito; la sua follia creativa andò avanti per quasi quindici anni, per selezionare i dodici brani musicali richiese al compositore Naushad oltre ottanta canzoni, molte delle quali non vennero utilizzate per nessun altro film.
Furono necessari due anni di lavoro ininterrotto solo per costruire un set cinematografico, l'opera faraonica ha impegnato centinaia di scenografi e artigiani in un'impresa senza precedenti. Ma l'elegante salone degli specchi era fin troppo splendente da rendere difficili le riprese, la luce riflessa era eccessiva, quasi accecante, tanto che i tecnici dovettero pensare velocemente ad una soluzione per contrastare i bagliori indesiderati.

Ma la forza del film, aldilà della sua opulenza, è l'incredibile realismo delle sue emozioni, della sua malinconia.
Madhubala investì tutte le sue energie nel personaggio di Anarkali e nonostante la sua salute fosse deteriorata da una malattia congenita, non rinunciò a girare scene in cui doveva ballare, correre, trascinarsi addosso pesantissime catene (vere!) e recitare al fianco di Dilip Kumar , con il quale aveva condiviso un'infelice relazione. Lavorare a Mughal e Azam fu per l'attrice un'esperienza devastante, soprattutto perchè il silenzio tra i due, una volta spenti i riflettori, si faceva ogni giorno più denso.

Prithviraj Kapoor, che aveva interpretato in gioventù il ruolo di Alessandro Magno nel film Sikander, fu un perfetto imperatore Akbar, con il suo aspetto imponente, l'aria autoritaria, la voce profonda. La mia scena preferita del film è l'incontro padre / figlio nella tenda dell'accampamento militare, Akbar cerca di riconciliarsi con Salim per evitare lo scontro, l'imperatore inflessibile supplica il principe di giungere ad un accordo e si accosta alla sua spalla cambiando per un attimo la sua freddezza in affetto morboso.

Elegante come un vero re, Dilip Kumar, è un sempre composto ma vibrante Salim, riflesso dei tempi che cambiano, utopista e allergico alle imposizioni.

Ma altrettanto importante il contributo di Durga Khote come Jodhaa e di Nigar Sultana nel personaggio di Bahar, quest'ultima figura femminile, aristocratica e innamorata del potere, pronuncia una delle frasi chiave del film "uno sguado sarà sufficiente per vincere un principe viziato" intenta ad ammirarsi allo specchio in una dichiarazione d'amore a se stessa. Bellissimo il brano qawali "Teri mehfil me qismat azma kar hum bhi dekhenge" in cui le due rivali (Bahar e Anarkali) presentano ciascuna la propria visione dell'amore.

Inscindibile dal film la personalità enigmatica dell'artista che rifiuta di eseguire una statua su commissione e mette alla prova la corte lanciando la sua sfida: presenterà solo qualcosa dinanzi al quale ogni uomo si inginocchierà e ogni sovrano deporrà la corona. La bellissima Anarkali diviene incarnazione dell'arte e dell'amore. Lo stesso personaggio resta portavoce della sua missione fino all'ultimo, anche quando l'inno "Ai Mohabbat Zindabad / Che viva l'amore" diviene una disperata protesta all'esecuzione di Salim.
Ma se Mughal-e-azam è il film che meglio esprime la volontà di amare liberamente, il suo culmine non può che essere la canzone "Pyar Kya To Darna kya / perchè avere paura dell'amore?" il suo testo graffiante, l'energico ballo di Madhubala, lo sguardo fiero e sofferente dell'attrice, ne fanno una monumentale esibizione di disobbedienza, la più bella e incredibile delle dichiarazioni.

Il mio giudizio sul film : ***** 5/5


ANNO: 1960

TRADUZIONE DEL TITOLO: Il grande Moghul

REGIA: Karim Asif

CAST:

- Prithviraj Kapoor......... Akbar
- Madhubala.................. Anarkali
- Dilip Kumar................ Salim
- Durga Khote................ Jodhabhai
- Nigar Sultana................ Bahar
- Ajit.............................. Durjan Singh


COLONNA SONORA: Naushad , testi di Shakeel Badayuni

PLAYBACK SINGERS: Lata Mangeshkar, Shamshad Begum, Mohammed Rafi, Ustad Bade Ghulam Ali Khan



ALTRE INFORMAZIONI E CURIOSITA'

Tra gli sceneggiatori troviamo Kamal Amrohi, produttore cinematografico, poeta Urdu e regista del meraviglioso Pakeezah

Inizialmente per il ruolo di Anarkali era stata scelta Nargis e per quello di Bahar l'ex moglie del regista , Sitara Devi, dalla quale Asif divorziò prima di sposare la sorella di Dilip Kumar.

Tra le altre versioni cinematografiche sullo stesso tema, il film Anarkali (1953) con Bina Rai e Pradeep Kumar. Ispirato invece alla giovinezza dell'imperatore Akbar, la grandiosa pellicola di Ashutosh Gowariker, Jodhaa Akbar (2008) con Hrithik Roshan e Aishwarya Rai.

Nè Dilip Kumar nè Madhubala furono presenti alla premiere. Malgrado l'assenza dei due attori il film venne presentato in grande scala, tutti i biglietti erano stampati con le immagini della locandina, i cartelloni pubblicitari furoni di dimensioni impressionanti. Le due armature indossate da Prithviraj Kapoor e Dilip Kumar rimasero per anni in esposizione in uno spazio del cinema Maratha Mandir a Mumbai

Agli appassionati consiglio la lettura del libro "Mughal e Azam . An Epic of Eternal Love" di Shakil Warsi, pubblicato da Rupa & Co, New Delhi, 2009 nel quale ho trovato numerose informazioni sulla realizzazione del film.

09 febbraio 2010

AMAR


Pochi film innestano un così profondo senso di disgusto per la figura del protagonista come Amar. Portare avanti con estrema eleganza un personaggio totalmente oscuro e sbagliato deve essere stata per Dilip Kumar una nuova sfida con se stesso. Mehboob Khan, regista del celebre Mother India, pensa ad un film grandioso, non per bellezza né per emozione, quanto per tecnica e difficoltà, facendo parlare una storia dura, impossibile da comprendere, ma girata con una raffinatezza tale da riuscire a creare incanto seppure i suoi messaggi siano ben difficili da digerire.

TRAMA
Un avvocato ricco e avvenente è innamorato della bellezza ma attratto inconsciamente dal peccato, dietro la sua apparenza innocua e perfetta si nasconde un'anima oscura e , nonostante conquisti l'amore della meravigliosa Anju (Madhubala) i suoi istinti lo trascinano pericolosamente verso Sonia (Nimmi) una ragazza povera che viene distrutta dalle sue azioni violente e ossessive.

Amar, un Dorian Gray indiano, perfettamente interpretato da Dilip Kumar, nasconde dietro il suo fascino scheletri e peccati mentre la sua aria seducente e rispettabile lo tiene lontano da ogni sospetto. Lodevole il coraggio di Dilip nell'accettare un ruolo da ipocrita meschino e codardo, adulato e coccolato nonostante la sua bassezza, ripiegato nella vergogna, immeritevole di perdono. Un rischiosissimo e odiabilissimo anti-eroe, disprezzabile ma trionfante sullo schermo, circondato da ingiustificato amore.

Smantellando l'idillio classico tra bellezza / virtù con un solo gesto, l'imprevedibile twist della storia trasforma l'eroe in villain scatenando un profondo senso di disillusione e trascinando sotto i riflettori l'inaffidabilità della natura umana. Chi è il vero nemico? Mentre i personaggi secondari ripetono compulsivamente la frase “Il suo volto è così attraente, credo che lui sia un santo” latitano indisturbati istinti oscuri e la meraviglia dei suoi lineamenti sembra comuffare ogni cosa.

Anju / Madhubala, nobile e leggiadra ma innamorata dell'oscuro Amar, si mostra così incantevole e celestiale da sembrare un'apparizione ultraterrena, definita spesso nel film “un raggio di luce” in grado di spazzare via le tenebre con il suo irraggiungibile splendore.
Sonia / Nimmi , infantile e rustica nei modi, introdotta costantemente dalla frase ossessiva “c'è il veleno nei suoi occhi”, è inconsapevole della sua sensualità esplosiva così come Amar lo è della sua malignità.

Non nego le mia soggettiva freddezza nei confronti del regista Mehboob Khan ma riconosco che il film è tecnicamente superbo e ogni immagine esteticamente preziosa. Amar meriterebbe di essere visto anche solo per la scena girata sott'acqua in cui Sonia si nasconde nel fondo dello stagno nell'intento di sfuggire al suo corteggiatore opprimente, o per le pose da statua greca magicamente assunte da una splendida Madhubala.
Ricco di immagini simboliche e suspence, ma purtroppo segnato da ripetizioni e rallentamenti, il film intervalla sequenze mozzafiato a improvvisi attacchi di noia nello stesso modo con cui sovrappone bellezza divina a torbidi intenti.

Il mio giudizio sul film : *** 3/5
Pollice in alto per : la straordinaria qualità delle riprese, il magnetismo delle interpretazioni (Dilip, Madhubala e Nimmi da soli meriterebbero 5/5)

Pollice in basso per: Il finale poco coerente, misogino e del tutto ingiusto.


ANNO: 1954

REGIA : Mehboob Khan

CAST:

- Dilip Kumar.......................... Amar
- Madhubala............................ Anju
- Nimmi................................... Sonia
- Jayant....................................Sankat Chhaila

COLONNA SONORA: Naushad

PLAYBACK SINGERS: Mohammad Rafi, Lata Mangeshkar, Asha Bhosle

02 febbraio 2010

DULHA MIL GAYA




Dopo una lunga lavorazione e diversi problemi di postproduzione che ne hanno, a più riprese, ritardato la programmazione, l'8 gennaio è uscito Dulha Mil Gaya. Il film è prodotto da Vivek Vaswani, la cui amicizia di vecchia data con Shah Rukh Khan (il Baadshah di Bollywood era appena arrivato a Mumbai) gli ha assicurato la presenza della star nel cast. Il cameo di Shah Rukh Khan, che nel complesso dura circa 60 minuti, è di inusuale lunghezza e non ha mancato di suscitare qualche polemica.

TRAMA

Donsai (Fardeen Khan), scapolo convinto e playboy incallito, sta per ereditare una fortuna. Condizione imprescindibile e ultimo desiderio di suo padre, però, è che si sposi con la figlia Punjabi (Ishitta Sharma) di un vecchio amico di famiglia.
Compagna di divertimenti e scorribande di Donsai è Shimmer (Sushmita Sen), modella di grandissimo successo, che con lui condivide la passione per i party e l'allergia ai legami sentimentali.

RECENSIONI

The Times of India **1/2
Il problema con Dulha Mila Gaya è che non ha niente di nuovo da offrire... inoltre che cosa ci fa Shah Rukh Khan lì? Interpreta il fidanzato trascurato di Sushmita Sen che attende all'aereoporto per un piccolo saluto al telefono. Possibile? Nah! Nessuno può disinteressarsi a Shah Rukh. Neanche una super modella che preferisce passare il suo tempo con il suo cane ed i domestici.
Dulha Mila Gaya funziona solo a tratti e ti lascia la sensazione di un' opportunità sprecata, nonostante la confezione scintillante. Shah Rukh e Sushmita falliscono nel tentativo di ricreare la magia di Main Hoon Naa e persino la storia d'amore tra Fardeen e Ishita lascia tiepidi.
Nikhat Kazmi, 08.01.10
La recensione integrale

Bollywood Hungama
...Dulha Mil Gaya è un mix di diversi film. Per usare il loro stesso gergo: è un vino vecchio in una bottiglia nuova. Quindi? Quanto può essere originale una storia d'amore considerato che a Bollywood questo genere è trattato da sempre? Stabilito questo, la narrazione, per colpire nel segno, deve essere stuzzicante, ma in questo Dulha Mil Gaya fallisce...
La recensione integrale

Diana ** 2/5
Dulha Mil Gaya nasce con un chiaro intento commerciale. Gli attori non sono al servizio della storia, piuttosto è stata messa in piedi una storia al servizio degli attori. Ecco quindi un simpatico sciupafemmine per Fardeen Khan, una chic ed algida modella per Sushimita Sen, un'ingenua ragazzetta per Ishita Sharma ed un ricco, paziente, innamorato, uomo d'affari per Shah Rukh Khan. Tutti nella condizione di offrire quello che si suppone il pubblico desideri da loro: che Fardeen diverta e che Sushimita incanti con la sua statuaria bellezza. A questo si aggiungono ambientazioni sfarzose e brani allegri e colorati, in un poco apprezzabile tentativo di incartare in una confezione patinata un prodotto di relativa sostanza.
Nonostante le critiche, però, il film si lascia guardare. Scorre senza stancare, anzi, diverte, assicurando 2 ore e mezza di svago.

Il bello:
- Shah Rukh Khan.
La sua presenza nel film è forzata quanto il suo personaggio è inutile. Ciò non toglie che Shah Rukh, come sempre, illumini lo schermo ad ogni apparizione.
- Al minuto 110' Shah Rukh si tuffa in mare dal ponte di una nave da crociera: grazie, grazie, grazie.
- Il cane di Shimmer e il suo divertente rapporto con lei.

Il brutto:
- Ishita Sharma, insipida ed innegabilmente bruttina.
- Sushimita Sen. Se la cava, in un ruolo perfetto per lei, mancando totalmente, però, di naturalezza.

SCHEDA DEL FILM

Cast:
Tej Dhanraj AKA "Donsai" - Fardeen Khan (All The Best)
Shimmer - Sushmita Sen (Main Hoon Na)
Samarpreet Kapoor a.k.a Samara Kapoor - Ishita Sharma
Pawan Raj Gandhi, PRG - Shahrukh Khan
Jasmine - Suchitra Pillai Malik
Tanvi - Tara Sharma
Jigar - Mohit Chadda
Hussain Bhai - Johnny Lever (De Dana Dan)

Scritto e diretto da: Mudassar Aziz (Zindaggi Rocks)

Musiche: Lalit Pandit (Fanaa) e Pritam Chakraborty (Chance Pe Dance)

Coreografie: Ahmed Khan (Blue) e Howard Rosemeyer (Welcome To Sajjanpur)

Anno: 2010

Traduzione del titolo: Abbiamo trovato lo sposo
(Ringraziamo Pushker per la traduzione)

Distribuito da: Insight Productions e Morpheus Media Ventures

CURIOSITA'

- Una parte delle riprese sono state fatte a Trinidad de Tobago. Dulha Mil Gaya è il primo film bollywoodiano girato su un'isola.
- Sushimita Sen nel 1994 si classificò prima al concorso di bellezza Femina Miss India. Tra le concorrenti che furono superate c'era anche Aishwarya Rai.
Nello stesso anno Sushimita vinse Miss Universo, titolo che andò ad un'indiana per prima volte nella storia del concorso.
- Al minuto 45' e 50'' sentiamo Donsai salutare con un "ciao".

24 gennaio 2010

WAKE UP SID


Sotto le ali della Dharma Production di Karan Johar, il debuttante regista Ayan Mukherjee prova a rispondere alla domanda “quando si diventa grandi? E come?” attraverso la storia di un un ragazzo immaturo e viziato (seppur irresistibilmente tenero) che esita ad uscire dal guscio per cercare sè stesso fuori della protettiva sfera familiare.

Wake up Sid esplora con sensibilità i nuovi lati di una trama già vista e sfruttata e se ne riappropria esultando a bassa voce, imponendosi con pazienza, richiamando l'attenzione che merita senza fronzoli e senza fretta.


TRAMA
Siddarth è un figlio di papà cronicamente disinteressato ad impegnarsi; storce il naso davanti ad un futuro nell'azienda familiare ma è altrettanto annoiato dagli studi, si nutre di pizza e videogiochi rimandando a dopodomani qualsiasi schivabile fatica. L'insuccesso all'esame finale del college e l'incontro con l'indipendente Aisha inizieranno a smuovere in lui una catena di progressivi, seppur timidi, cambiamenti.

Il particolarissimo personaggio di Sid si culla nella sua indolenza dietro gli sfondi metropolitani di Mumbai, la città che tanto ama sembra vivere con lui la staticità e i fermenti di un momento di passaggio che culmina con l'arrivo del monsone e la pioggia scrosciante sull'ormai più-grande Siddarth.
Ranbir Kapoor, che già possiede l'aspetto fisico perfettamente richiesto dal ruolo, adattato da un look bizzarro da eterno ragazzino (che dire dei suoi calzini colorati? O delle simpatiche magliette di Batman?) nel film appare tenerissimo, infantile e quasi asessuato; difficile non restare contagiati dal suo caloroso approccio con il mondo, dall'immediatezza della sua comunicazione, dimenticandosi di colpo dei difetti. Arrogante? Materialista? Fannullone? Macchè... Sid nonostante tutto appare solo una creatura adorabile, e questo rende la storia meno scontata e più interessante.

I brani della colonna sonora sono introdotti con armonia, intervallati discretamente alle parole, si fanno da parte al momento giusto per riapparire più tardi, ogni pezzo è piacevole ma non troppo vistoso da avere la meglio sulle immagini.

L'imbattibile Konkona Sen Sharma continua a dimostrarsi un'ottima scelta in ogni caso, su di lei non bastano mai gli aggettivi, mi limito a ripeterne tre: Convincente-efficace-bravissima. Malgrado l'attrice non subisca mai considerevoli cambiamenti d'immagine è in grado di apparire sempre diversa. Ma come fa? La sua presenza diviene fondamentale nella fase in cui inizia a crearsi un punto di fusione tra il suo personaggio e quello di Sid: Aisha, che era partita in quarta imponendosi per la sua maturità, inizia a scoprirsi molto meno seria e adulta di quello che credeva e si sfoga riversando sul ragazzo pioggie di insulti nevrotici, arrivando a vergognarsi della sua crescente attrazione per lui. Non so se in mano ad un'altra persona questo passaggio si sarebbe rivelato così intrigante.

Continuando ad elencare i pregi del film non posso dimenticarmi dell'inossidabile Anupam Kher (un veterano assoluto), il padre sovraindulgente e affettuoso che soffre nel tentativo di distaccarsi, al fianco di Supriya Pathak, (la commovente Shabnam nel durissimo Baazar del 1982) madre impacciata che che cerca disperatamente di parlare inglese per avvicinarsi alla nuova generazione.

Il mio giudizio sul film : **** 4/5


RECENSIONI:

THE HINDUSTAN TIMES *** 3,5 / 5
Wake Up Sid!' appartiene ad un genere che indubbiamente fluisce da 'Dil Chahta Hai' di Farhan Akhtar: in parte Hollywood, in parte Bollywood, principalmente una storia di formazione, sottilmente romantico, in gran parte originale, con sentimenti autentici, anche leggero, Inglese nelle espressioni, Hindi nella lingua. Il film è più che realistico, malgrado il soggetto non nuovo, e persino il look patinato non risulta finto. Si sente che il regista Ayan Mukerji - e gli attori - hanno vissuto questa storia. Konkona Sen Sharma è vera senza alcuno sforzo, come sempre.
Mayank Shekhar, 03.10.09 (Testo integrale)

THE TIMES OF INDIA **** 4/5
'Wake Up Sid!' può sembrare solo un altro racconto di formazione di un ragazzo viziato che diventa adulto, un film con tanto atteggiamento e poca anima. Invece finisce con l'essere molto, molto di più. E ciò che lo rende speciale è l'attenzione per i dettagli del regista (anche sceneggiatore) Ayan Mukerji, qui al suo debutto, nonchè il suo modo ricco di sfumature di guardare alle nuove generazioni. La relazione fra i due protagonisti è urbana e attuale in ogni aspetto. Il cambiamento nel tenore del loro rapporto e il cambiamento dei personaggi stessi è delineato con diligenza e tenerezza. Ma c'è grande sottigliezza anche nel modo in cui viene presentata la relazione di Sid con la madre (Supriya Pathak). La distanza fra i due è dovuta a differenti culture: la donna non è istruita, il ragazzo è occidentalizzato. Vi è qualcosa di tragico in questa madre Punjabi che parla Inglese, anche se in modo terribile, nella speranza di avvicinare a sè il figlio. Tragico perchè sappiamo che è vero. Sid è fantastico con gli amici ma brusco con coloro che non viaggiano sulla sua lunghezza d'onda. Nel suo personaggio coesistono differenti personalità, non tutte piacevoli. Non era un ruolo facile e va riconosciuto a Ranbir il merito di aver dato vita ad un Sid quasi perfetto. Konkona è semplicemente superba. La sceneggiatura offre grande spazio al personaggio di Laxmi, l'amica di taglia 'extra-large' di Sid, un raro esempio a Bollywood di ragazza non snella trattata in modo realistico e non come una caricatura. Kher nel ruolo del padre di Sid è efficacemente controllato. E comunque tutto il cast è eccellente.
Avijit Ghosh, 02.10.09 (Testo integrale)


ANNO: 2009

REGIA: Ayan Mukherjee

CAST:

- Ranbir Kapoor......................... Siddhart Mehra
- Konkona Sen Sharma.............. Aisha Banerjee
- Anupam Kher.......................... Mr Mehra
- Supriya Pathak........................ Mrs Mehra
- Namit Das............................... Rishi
- Rahul Khanna.......................... Kabir


COLONNA SONORA: Shankar – Ehsaan - Loy

PLAYBACK SINGERS: Shankar Mahadevan, Clinton Cerejo, Kavita Seth, Uday Benegal

15 gennaio 2010

KURBAAN

Prodotto dalla Dharma Productions di Karan Johar (Kabhi Alvida Naa Kehna ), Kurbaan è l'esordio alla regia di Rensil D'Silva, già noto al pubblico indiano per essersi aggiudicato nel 2007, insieme a Rakeysh Omprakash Mehra, l'International Indian Film Academy Award per la sceneggiatura dell'acclamato Rang De Basanti.
I tiepidi risultati al box office di Kurbaan, data la massiccia campagna pubblicitaria di lancio, il calibro delle star impegnate nel film, Saif Ali Khan (Pareeneta), Kareena Kapoor, Om Puri (London Dreams, La Guerra di Charlie Wilson), Kirron Kher (Dostana) e i grossi nomi legati a produzione e regia, sono stati decisamente al di sotto delle aspettative.

TRAMA

Avantika Ahuja (Kareena Kapoor) è un insegnante di Delhi. Nella scuola dove lavora, arriva un nuovo collega, Ehsaan Khan (Saif Ali Khan) che inzia a corteggiarla. I due si innamorano e, quando Avantika deve trasferirsi negli Stati Uniti, si sposano e partono insieme. Arrivati in America, Avantika dovrà drammaticamente rendersi conto che non tutto è come sembra e che suo marito non è la persona che credeva.

RECENSIONI

Times of India ***1/2
Innanzitutto complimenti a Karan Johar per aver cambiato completamente direzione ed aver esplorato nuovi territori. Naturalmente lo amiamo per il suo cinema di classe K: i suoi film i cui titoli iniziano con la lettera kappa hanno ridefinito il genere romantico. Ma 'Kurbaan' mantiene lo schermo in ebollizione per la maggior parte del tempo grazie alla sua storia ben confezionata. 'Kurbaan' guarda all'altra faccia del fondamentalismo Islamico e mette in prospettiva gli eventi successivi all'11 Settembre. Chi sono questi ragazzi pieni di rabbia, di sete di vendetta, di bombe? Perchè sono determinati a mettere il mondo a ferro e fuoco? Può esserci uno scopo dietro la loro follia? 'Kurbaan', scritto da Karan Johar, solleva questi interrogativi estremamente attuali, senza nascondere l'unica innegabile verità: un attentatore suicida non può cancellare le ingiustizie del mondo. La storia di Johar ha dignità. La narrazione di Rensil D'Silva è avvincente. I dialoghi di Anurag Kashyap sono realistici, tranne quando si tenta di spiegare le basi teoriche del fondamentalismo Islamico: allora le battute sembrano rubate ai libri di testo o ai titoli dei giornali. Le performance sono coraggiose. L'intesa fra Saif e Kareena illumina il film: la coppia tratteggia con misurata passione il ritratto di due amanti condannati. Ma avremmo preferito che, dopo la sbalorditiva rivelazione del personaggio interpretato da Saif, la loro relazione fosse più ricca di emozioni. E che, nel secondo tempo, il film fosse meno lungo e con un montaggio più teso. Inoltre vi sono alcune incoerenze che minano il realismo a cui la pellicola aspira. Comunque 'Kurbaan' lascia il segno. Non perdetelo.
Nikhat Kazmi, 19.11.09
La recensione integrale

Hindustan Times
La sceneggiatura sembra gradevole e c'è dell'onestà nello scopo del film. Però sono solo le parole ad essere politiche. Il tono è quasi sempre quieto, ma alla fine ci si trova dinanzi ad un prodotto che non è nè abbastanza serio e abbastanza realistico da proporre una riflessione sul terrorismo globale, nè abbastanza leggero da intrattenere.
Mayank Shekhar, 21.11.09
La recensione integrale

Diana ***1/2
Buon thriller, teso e moderno che guarda al terrorismo internazionale dalla parte dei musulmani senza, però, nessuna indulgenza. La tensione drammatica, il confronto tra Avantika ed Ehsaan, le scene delle esplosioni in metropolitana, di un realismo e di una crudezza impressionanti, fanno pensare che questo film, intelligente, che coinvolge ed emoziona sia stato ingiustamente sottovalutato.

Il bello:
- Kareena Kapoor, innocente, incredula, fiera, e Kirron Kher, dura, cinica, crudele, che non ha più niente da perdere, sono brave, intense e convincenti.
- Dolore, paura e morte portano solo ad altro dolore, paura e morte. Un messaggio chiaro, incontestabile, necessario.

Il brutto:
- Alcune imprecisioni nella trama: perchè Riyaz non si rivolge immediatamente al F.B.I.? Perchè se Ehsaan è un pericoloso criminale la sua foto non è in possesso degli ufficiali della dogana o di quelli ai posti di blocco?
- La scena poco convincente durante la quale Riyaz conquista la fiducia di Ehsaan premendo il grilletto contro un innocente e diventando, di fatto, uguale ai terroristi che vorrebbe combattere.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

Ehsaan Khan - Saif Ali Khan
Avantika - Kareena Kapoor
Riyaz Mansoori - Vivek Oberoi
Rihana - Dia Mirza
Aapa - Kirron Kher
Bhaijaan - Om Puri
Avantika's father - Akash Khurana
Salma - Nauheed Cyrusi
Riyaz's father - Kulbhushan Kharbanda

Scritto e diretto da Rensil D'Silva

Musiche: Sulaiman e Salim Merchant (Love Aaj Kal)

Coreografie: Vaibhavi Merchant (Kambakkht Ishq)

Anno: 2009

Traduzione del titolo: Sacrificio

Distribuito da UTV Motion Pictures

Awards:

- Screen Award for Best Actor In Popular Category, Female, 2010 - Kareena Kapoor
- Apsara Award for Best Actress In Supporting Role, 2010 - Kirron Kher

CURIOSITA'

- L'Alta Corte di Bombay ha dovuto decidere in merito ad una richiesta di censura, riferita in particolar modo a due brani contenuti nel film, Shukran Allah e Ali Maula, ritenuti volgari ed offensivi nei confronti della religione musulmana. L'articolo integrale.
- I dialoghi di Kurbaan sono stati scritti da Anurag Kashyap (Dev D)
- Kareena Kapoor e Saif Ali Khan nella vita reale sono una coppia. L'intimita tra i due, oltre a scatenare una certa curiosità per le scene più hot del film, ha reso l'intesa amorosa tra Avantika e Ehsaan indiscutibilmente più calda.

Il sito ufficiale del film

11 gennaio 2010

PAA


Quarant'anni fa, nel 1969, Amitabh Bachchan fece il suo debutto sul grande schermo come uno dei sette protagonisti di Saat Hindustani, diretto da Khwaja Ahmad Abbas. Il film non fu un grande successo ma Amitabh vinse il suo primo National Film Award come miglior attore debuttante. Dopo più di 150 film ed altrettante interpretazioni, questo mostro sacro del cinema indiano sorprende ancora: il suo Auro, un dodicenne affetto da progeria, un'anomalia genetica che causa invecchiamento precoce, ha incuriosito ed entusiasmato tutti.

TRAMA

Vidya (Vidya Balan) è una ginecologa, ha un figlio e vive con la madre. Amol Atre (Abhishek Bachchan) è un giovane politico impegnato che lotta contro la corruzione delle istituzioni. Quello che li lega è Auro, un bambino vivace ed intelligente che soffre di una grave e rara patologia.
Paa è un film sulla malattia, sulle diversità, su quanto si può essere uguali agli altri anche quando si è differenti; è la storia di un bambino e della sua famiglia.

RECENSIONI

The Times of India ***1/2
Auro risponde con un grande 'buuuuuu' a tutti noi scettici che avevamo iniziato a dubitare della sua capacità di intrattenere dopo 'Jhoom Barabar Jhoom', 'God Tussi Great Ho', 'Aladin', ecc. Perchè non tutti gli attori 67enni possono mettersi nei panni di un adolescente senza sembrare imbarazzanti e sciocchi. Amitabh Bachchan non solo cattura con grande perizia l'essenza del ragazzino goffo e strano, ma crea anche un nuovo parametro di riferimento per sperimentare, rinnovarsi e reinventarsi quando la curva della carriera sembra discendere. L'attore appare diverso, parla in modo diverso, si muove in modo diverso e reagisce da un punto di vista emotivo in modo diverso. Il risultato? 'Paa' è un'esperienza che funziona, proprio perchè è così differente. Il film si apre con un primo tempo in qualche modo statico e disordinato, e si illumina ad intermittenza quando Auro entra in scena. Improvvisamente spicca un salto nel secondo tempo, con Auro e le sue buffonerie ad avere la meglio. La pellicola gira piacevolmente al largo dal sentimentalismo e gestisce il flusso emotivo con misura e sottigliezza. Quanto alle performance, sono tutti bravi. Ma è Amitabh a spiccare: 'Paa' è soprattutto una piattaforma per Auro per portarvi via il cuore. E Auro lo fa. E no: non è una versione desi di Benjamin Button.
Nikhat Kazmi, 03.12.09
La recensione completa


Hindustan Times ***1/2
Reinventare Amitabh Bachchan ha costituito per lungo tempo un'industria multi milionaria. Molti registi ci hanno provato, scioccando o compiacendo il pubblico. Ma pochi sono stati benedetti da una visione che andasse oltre la fascinazione infantile per la star. Balki è fra questi. L'ultima volta ci ha offerto una storia d'amore abbastanza estrema fra persone di età molto diverse ('Cheeni Kum'). In 'Paa' il rischio era infinitamente maggiore. Abbiamo il più famoso attore Indiano privo delle sue risorse: la voce profonda e la presenza da schianto. Amitabh rinuncia interamente alla sua aura scenica in favore di Auro. Il grosso del pubblico non ci è abituato. Poteva riderne o andarsene. Sorprendentemente ride al momento giusto e lascia la sala piuttosto soddisfatto. Questo è il traguardo più grande raggiunto dal film. 'Paa' non perde mai la sua nota di gioia e di umorismo. Il tono è sensibile e sentimentale, anche se qualche volta eccede nel melodrammatico e nell'eccessivo. Comunque quando l'obiettivo inquadra Auro si rimane quasi ipnotizzati dal viso che si nasconde dietro la maschera. Poche star con una tale consolidata immagine pubblica avrebbero potuto mettere a segno un ruolo con così tante sfumature.
Mayank Shekhar, 04.12.09
La recensione completa

Diana *** 3/5
Alcune pellicole devono a chi le interpreta la maggior parte della loro buona riuscita, Paa è una di queste. Abhishek Bachchan, che qui ha la possibilità di impersonare il padre di Auro, interpretato da Amitabh Bachchan di cui nella realtà è il figlio, si conferma un attore vero, convincente, dotato di un'impressionante naturalezza e che non sembra affatto intimidito dalla grandezza di un così ingombrante genitore. Vidya Balan, sempre all'altezza del ruolo, è particolarmente graziosa.
I comprimari sono tutti bravi.
Grazie, inoltre, alla buone musiche, ad una regia misurata e sensibile che evita il più possibile melassa e smancerie, alla leggerezza e spontaneità mostrata da Auro e dai suoi compagni di scuola, Paa va senza esitazioni promosso.

Il bello:
- Un mappamondo bianco, senza confini.
- Amitabh Bachchan.
L'attore, per trasformarsi in Auro, si è quotidianamente sottoposto a sei ore di trucco che lo hanno reso quasi irriconoscibile; ha cambiato postura ed assunto un nuovo tono di voce.
Dietro gli occhiali spessi, però, gli occhi che si arrossano di commozione, si accendono divertiti e guizzano ironici sono i suoi: bravo, generoso, leggendario.

Il brutto:
- L'episodio della diretta televisiva: una divagazione forse necessaria ma troppo lunga.
- L'orologio del Corpus Christi College a Cambridge, che scandisce il passare del tempo durante la canzone Mudhi Mudhi Iteffaq Se: orrendo

SCHEDA DEL FILM

Cast:

Auro - Amitabh Bachchan
Amol Atre - Abhishek Bachchan (Delhi-6)
Vidya - Vidya Balan (Parineeta)
Mr. Atre - Paresh Rawal (Cheeni Kum)
Vidya's mother - Arundhati Naag (KamaSutra: A Tale of Love)
Narrator - Jaya Bachchan
Vishnu - Pratik Katare

Scritto e diretto da R. Balakrishnan (Cheeni Kum)

Musiche: Ilaiyaraja (Cheeni Kum)

Coreografie: P.C. Sreeram

Anno: 2009

Traduzione del titolo: Papà

Distribuito da Adlabs

AWARDS:

16th Star Screen Awards
Miglior attore protagonista - Amitabh Bachchan
Miglior attrice protagonista - Vidya Balan
Miglior attrice non protagonista - Arundhati Naag
Best Child Artiste - Pratik Katare
Star Plus Jodi Award - Amitabh Bachchan - Abhishek Bachchan

CURIOSITA'

- Paa è il secondo lavoro di R. Balakrishnan, che debuttò dirigendo Cheeni Kum, un delizioso film del 2007, interpretato da Amitabh Bachchan e Tabu (Chandni Bar).
Cheeni Kum fu trasmesso da raiuno, purtroppo tagliato e doppiato, con il titolo Senza Zucchero, nell'estate del 2008, per il ciclo "Amori con...turbanti".
- Paa è la prima produzione della AB Corp. Ltd., la casa di produzione dei Bachchan.
- Il make up di Amitabh Bachchan è stato affidato a Christien Tinsley che ha curato il trucco per film come La passione di Cristo, Catwoman e per la trilogia de Il Signore degli Anelli.
- Paa è ispirato ad un film americano del 1996, Jack, con Robin Williams.

Il blog di big B

01 gennaio 2010

ALADIN

La lampada c'è, il Genio anche, ma scordatevi l'antica fiaba delle Mille e una notte o il cartoon della Disney: la rivisitazione indiana di Aladino è una storia completamente nuova.
Uno dei pochissimi approcci del cinema bollywoodiano al fantasy, Aladin, nonostante la presenza nel cast di un mostro sacro come Amitabh Bachchan e l'utilizzo di costosi effetti speciali, non ha convinto nè critica nè pubblico.

TRAMA

In una cittadina immaginaria, Khwahish, che significa, non a caso, "sogno", il timido ed imbranato Aladin (Riteish Deshmukh) vive con il nonno. Sin da bambino è stato sbeffeggiato dai compagni a causa del suo insolito nome e quando la bella Jasmine (Jacqueline Fernandez), entra nella sua vita, Aladin è troppo impacciato per riuscire a conquistarla. Ci vorranno l'aiuto di un curioso Genio della lampada e qualche ostacolo prima del meritato lieto fine.

RECENSIONI

The Times of India **
La pellicola proprio non funziona. Amitabh Bachchan e Sanjay Dutt non creano nessuna magia e offrono una delle interpretazioni più bizzarre della loro carriera. La storia d'amore non emoziona. Ritesh deambula con l'aria stordita e con la testa confusa. L'esordiente Jacqueline fallisce nel dimostrare di essere qualcosa di più di un viso grazioso. Il film colpisce solo per le scenografie di Sabu Cyril. La storia non diverte e diviene a mano a mano più sconcertante. Gli effetti speciali sono patetici. Il duo Vishal-Shekhar ha sfornato una colonna sonora da dimenticare.
Nikhat Kazmi, 29.10.09
La recensione integrale

Hindustan Times *
Le interpretazioni di Amitabh Bachchan con l'età diventano sempre più rare. Il pubblico è tuttora interessato al suo lavoro, ma Amitabh non avrebbe dovuto accettare questa implausibile spazzatura.
Mayank Shekhar, 31.10.09
La recensione integrale

Diana *** 3/5
Film d'intrattenimento non privo di fascino grazie all'ambientazione incantata, alle musiche divertenti ed allegre e ad Amitabh Bachchan. Mentre Riteish Deshmukh e Jacqueline Fernandez fanno il loro dovere senza entusiasmare, rimane il rammarico per la superflua presenza dell'incolpevole Sanjay Dutt, che tenta, disperato, di dare consistenza e credibilità ad un personaggio senza il quale la storia avrebbe senza dubbio guadagnato.
Poichè si tratta di uno dei primi passi del cinema indiano nel diffilcile mondo delle produzioni fantasy, ci saremmo accontentati della tenera storia d'amore ed di un tocco di magia. Peccato.

Il bello:
- Amitabh Bachchan, in una nuova e generosissima interpretazione. Nella canzone Genie Rap, lo sentiamo addirittura reppare: make a wish!

Il brutto:
- L'inutile e puerile minaccia rappresentata dal Ringmaster.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

Il Genio - Amitabh Bachchan
Il Ringmaster - Sanjay Dutt (Lage Raho Munna Bhai)
Aladin Chatterjee - Riteish Deshmukh (Heyy Babyy)
Jasmine - Jacqueline Fernandez
Il nonno - Victor Banerjee
Marjina - Ratna Pathak Shah
Kasim - Sahil Khan
Joy Sengupta - Arun Chatterjee
Sohini Ghosh - Riya Chatterjee
Arif Zakariya - Prof. Nazif
Xi Guang Lee - William Ong

Diretto da Sujoy Ghosh

Musiche: Vishal Dadlani e Shekhar Ravjiani (Dostana)

Coreografie:
Bosco Martis (Love Aaj Kal)
Caesar Gonsalves (All The Best)
Geeta Kapoor (Heyy Babyy)
Saroj Khan (Delhi-6)
Shiamak Davar (Taare Zameen Par)

Anno: 2009

Distribuito dalla Eros Enterainment

CURIOSITA'

- Aladin è il film di debutto di Jacqueline Fernandez che prima di approdare a bollywood è stata eletta Miss Sri Lanka nel 2006.
- Durante le riprese Amitabh Bachchan si è ferito ad un polso, ma ha preferito continuare a girare piuttosto che prendersi qualche giorno di stop.

Il sito ufficiale del film



30 dicembre 2009

PARINEETA (1953)


Quasi scarno se confrontato al trionfo visivo della versione del 2005, il Parineeta di Bimal Roy è un diamante non intagliato, qualcosa di semplice e poco vistoso che non cerca di attrarre quanto di tenere a distanza, arrivando addirittura schivare la partecipazione dello spettatore.
Privo di scene che tolgano il fiato, sprovvisto di canzoni indimenticabili, il film, come il forte legame tra i due personaggi, sembra continuare a non manifestarsi veramente e cresce nei suoi piccoli gesti, nei suoi sguardi mancati.

TRAMA
Vedi la recensione di Parineeta - (2005)

Richiamando l'infanzia, l'unione segreta tra i protagonisti viene collegata ai giochi delle bambine pronte ad inscenare il matrimonio delle proprie bambole, il sentimento maturato negli anni si trasforma ma resta incorruttibile e innocente. Nell'inconsapevolezza del gesto di Lalita prende forma la volontà del destino, e in lontananza, un orologio vittoriano scandisce con i suoi rintocchi l'irrevocabilità della scelta.

Nessuna canzone viene cantata da Lalita o Shekar, I testi della colonna sonora accompagnano la storia attraverso la voce di personaggi esterni ma momentaneamente onniscenti : voci dalla strada, la musica che arriva dalla finestra del vicino, i canti delle bimbe, la rappresentazione teatrale... le figure di sfondo divengono dententrici della verità sfuggente.
Lontano dalle divoranti gelosie e dalla fisica sensualità della versione contemporanea di Pradeep Sarkar, il film di Bimal Roy propone un legame fortissimo, spirituale ma ripetutamente inespresso e rimandato, che stenta ad esplodere anche dopo la sua rivelazione.
La capacità di Meena Kumari nel creare link interiori con i compagni di scena aiuta il racconto a collocarsi in una una dimensione reale, la soul chemistry è immediata , per le quasi tre ore di durata del film Ashok Kumar è Shekar così come lei è Lalita. La spontaneità delle interpretazioni è disarmante. L'attenzione che si focalizza esclusivamente su queste due figure costringe il personaggio di Girin a farsi da parte e a non imporsi nella storia in nessun modo.

Parineeta si evolve scena dopo scena nel suo delizioso basso profilo, sceglie di introdurre dialoghi slegati da ogni crescendo cinematografico, rinunciando a frasi indelebili e scambi di battute per fare spazio al ripetersi di formalità e saluti.
Bimal Roy sorveglia e lascia la parola ai suoi interpreti e il film sembra sostenersi da solo, tanto da apparire un unico flusso di narrazione, neanche fosse stato girato in una sola ripresa.

Il mio giudizio sul film : **** 4/5


ANNO: 1953


REGIA: Bimal Roy


TRADUZIONE DEL TITOLO : Donna Sposata


CAST:

Meena Kumari............... Lalita
Ashok Kumar................ Shekar
Asit Baran..................... Girin Babu
Sheetal.......................... Sheela
Nasir Husain................. Gurcharan Babu
Badri Prasad................ Nabin Rai



COLONNA SONORA: Arun Kumar Mukherjee, testi di Bharat Viyas

PLAYBACK SINGERS: Asha Bhosle, Geeta Dutt, Kishore Kumar, Manna Dey



QUALCOS'ALTRO:

- Il film è stato prodotto da Ashok Kumar che interpreta il ruolo di Shekar ed è la trasposizione cinematografica del romanzo omonimo di Sarat Chandra Chattopadhyay, autore anche del celebre “Devdas”.
- Meena Kumari vinse nel 1954 il Filmfare Award come Miglior Attrice Protagonista per la sua interpretazione nel film e Bimal Roy si aggiudicò la statuetta per la Miglior Regia.

- Visitate il Bimal Roy Memorial Website per conoscere qualcosa in più sul "Silent master of Indian Cinema". Tra i suoi film imperdibili: Madhumati (Dilip Kumar - Vijayntimala), Sujata (Nutan - Sunil Dutt) , Bandini (Nutan - Ashok Kumar- Dharmendra) , Do Bigha Zamin (Balraj Sahni - Nirupa Roy), Devdas (Dilip Kumar, Suchitra Sen, Vijayantimala) ...