20 luglio 2009

BACHNA AE HASEENO



Pensato e realizzato intorno a Ranbir Kapoor, promettente erede della famiglia più in vista del subcontinente, ragazzo dai lineamenti dolci (che ricordano la madre Neetu Singh), attraente e nato per essere attore.
La storia non è troppo originale ma il film mi è piaciuto lasciandomi addosso un’impressione positiva, vuoi per alcune sequenze divertenti, vuoi per il susseguirsi di immagini sgargianti, vuoi per la vivace colonna sonora, ma soprattutto perchè molte scene finalmente sono state girate in Italia!!!


TRAMA
Dopo un passato da sciupa femmine, Raj (Ranbir Kapoor) trova la donna ideale (Deepika Padukone) con la quale inizia a progettare un futuro la ragazza però non ha le idee chiare e temendo di perdere la sua indipendenza lo scarica senza troppi giri di parole. Sperimentando la sua prima delusione, Raj si ferma a pensare alle sue vecchie storie, da lui troncate in maniera immatura e scorretta, tanto che decide di tornare in India per rincontrarle le sue ex e vedere come sta andando la loro vita.


Ranbir Kapoor è bravo e praticamente lavora da solo, affiancato da presenze femminili non troppo esaltanti (la meno peggio mi sembra Minissha Lamba, figuriamoci il resto..) e da una storia piena di esagerazioni. Però quando un film mi piace non sto troppo ad interrogarmi sul “poteva essere cambiato così” o sul “sarebbe stato meglio cosà”, mi piace e basta. Lo rivedrei e mi sento di consigliarlo.

Tra una coloratissima canzone e un’altra, vengono narrati alcuni momenti nella crescita di un ragazzo potenzialmente egoista e interessato a cogliere solo il meglio delle situazioni scappando a gambe levate di fronte a problemi e difficoltà. Il film è chiaramente diviso in tre blocchi, relativi ad altrettanti momenti importanti della sua vita: il primo viaggio con gli amici, la conquista dell’indipendenza in un piccolo appartamento metropolitano, la nuova avventura all’estero inseguendo una brillante carriera. A ciascuna fase si abbina l’incontro con una diversa personalità femminile: Mahi, la ragazzina romantica conosciuta in vacanza, Radika la sexy vicina di casa e Gayatri la studentessa tuttofare che improvvisa ogni giorno un nuovo lavoro.
Questi tre personaggi risentono di una certa standardizzazione e sono poco liberi di uscire dalle categorie prefissate. Se il film non si fosse concentrato esclusivamente su Ranbir, ci sarebbe stato un urgente bisogno di rivedere il casting e cercare attrici più coinvolgenti.




ANNO: 2008

REGIA: Siddarth Anand

TRADUZIONE DEL TITOLO: Attenzione ragazze


CAST:

- Ranbir Kapoor.......... Raj
- Deepika Padukone....... Gayatri
- Minissha Lamba......... Mahi
- Bipasha Basu........... Radhika
- Kunal Kapoor........... Joginder


COLONNA SONORA: Vishal & Shekhar

PLAYBACK SINGERS: Shilpa Rao, Krishna Kunal Kunnath, Lucky Ali, Shreya Goshal, Sunidhi Chauhan, Shankar Mahadevan

SITO UFFICIALE DEL FILM : clicca qui


RECENSIONI:

Bollywood Hungama ** 2,5 / 5
(testo originale)

Hindustan Times ** 2,5 /5
(testo originale)


Il mio giudizio sul film : *** 3/5


Pollice in alto per:

l’abbondante dose di intrattenimento
Il promettente Ranbir Kapoor
Le locations italiane  (Venezia, Roma, Alberobello, Vieste e la Costiera Amalfitana) , non perdetevi Ranbir Kapoor ballare sulla Fontana Della Barcaccia davanti alla scalinata di Trinità dei Monti.
L'alta qualità tecnica
La divertente colonna sonora firmata Vishal & Shekhar, guardate i video della ritmata canzone punjabi "Jogi Mahi" , la frizzante "Ahista ahista" , la romantica "Khuda jaane" e la più modaiola "lucky boy"

Pollice in basso per :

Deepika Padukone, bellissima ma poco emozionante
Bipasha Basu, troppo fissa nel suo canone di sex bomb
L’andamento altalenante della seconda parte
Il perenne sfruttamento degli elementi di Dilwale dulhania le jayenge




QUALCOS’ALTRO:

- Ranbir Kapoor e Deepika Padukone sono fidanzati da più di un anno, nonostante siano una coppia fissa nella vita reale mostrano sullo schermo un’interazione piuttosto fredda e un’evidente carenza di intesa artistica

- Oltre che in Australia (dove Siddarth Anand aveva ambientato Salaam Namaste ) il film è stato girato in parte in Europa. Accanto alla Svizzera questa volta troviamo anche l’ITALIA in un viaggio ideale che dal Salento ci porta a Venezia e poi a Roma e in Costiera Amalfitana.Non mi sorprende se il pubblico indiano, grazie alla maestosa pubblicità portata avanti da questo film, scelga proprio il nostro paese come meta delle sue prossime vacanze.

- Il film prende il titolo da un brano famosissimo cantato da Kishore Kumar e contenuto in Hum kisi se kum nahin Film del 1977 In cui il protagonista è proprio il padre di Ranbir, Rishi Kapoor.

- Bachna ae Haseeno sarà proiettato nella prossima edizione del Salento Film Festival. Maggiori informazioni nel Sito ufficiale.

16 luglio 2009

KAMBAKKHT ISHQ


Il soggetto è debole e implausibile, ma poteva diventare buffo se sostenuto da una sceneggiatura e da una regia adeguate. Purtroppo la sceneggiatura è inesistente, e la narrazione procede in modo autonomo senza una direzione, sbandando, incagliandosi, franando miseramente. I personaggi si reggono sul nulla, con l'eccezione forse del protagonista maschile. Quanto alla regia, è spenta e incolore.

Da un punto di vista tecnico, nessun aspetto sembra essere particolarmente curato. Non la fotografia, non il montaggio, non le scenografie, non i costumi, non le scene d'azione. Tutto piuttosto chiassoso ma anonimo. Gli investimenti massicci si presumono, più che saggiarne i risultati. Ringraziamo la produzione per la scelta di alcune location italiane - che brivido ammirare Kareena e Akshay danzare a Venezia -, ma Los Angeles è davvero agghiacciante. Le coreografie di Vaibhavi Merchant sono godibili anche se non scatenano l'applauso. La colonna sonora di Anu Malik sembra allegra e vivace: dovremmo ascoltarla senza le immagini per giudicarla meglio. Il film certo non la esalta, semmai la deprime.

Le interpretazioni dei due attori principali sono l'unico aspetto degno di nota. Akshay è bravo e scatenato, e la sua simpatica performance irrobustisce un personaggio non ben delineato e neppure troppo amabile. Kareena per fortuna non ci delude mai: la sua Sim è odiosa oltre ogni immaginazione, mal costruita, finta, instabile, ma l'attrice si impegna stoicamente ad arginarne i danni. L'erede Kapoor ha stoffa e grinta. Le suggeriamo solo di prestare maggiore attenzione alla scelta delle pellicole da interpretare.

Da ultimo puntualizziamo che la cinematografia popolare indiana può annoverare molti difetti, ma raramente scade nel volgare. Kambakkht Ishq si impegna in alcune sequenze a fornirci un esempio di tale rarità. Almeno questo il regista poteva risparmiarcelo.

Inevitabile, ogni volta che viene distribuito un film così sconclusionato, il raffronto con Tashan (nel quale peraltro recitano sia una spettacolare Kareena che un travolgente Akshay), uno dei flop storici bollywoodiani. Tashan si differenzia nettamente da Kambakkht Ishq perchè, per fortuna sfacciata o per maggiore talento del regista (non lo scopriremo mai), è talmente demenziale e talmente pazzesco che non solo diverte fino alle lacrime, ma diventa persino un cult, un esempio altissimo di nonsense-cinema made in Bollywood.
Kambakkht Ishq, al contrario, è un film fatto d'aria, che evapora e svanisce ancor prima di giungere alla conclusione.

TRAMA

Viraj (Akshay Kumar) è uno spericolato stuntman nonchè sciupafemmine di tutto rispetto. Sim (Kareena Kapoor) fa la modella per pagarsi gli studi in medicina. I due si incontrano in diverse occasioni e si odiano alla follia. Poi la trama pasticcia e s'ingarbuglia, prima di condurci - con estremo sollievo - al (lieto) fine.

RECENSIONI

The Times of India: **
Kambakkht Ishq potrebbe facilmente vincere il premio per il soggetto più stupido. Secondo pessimo aspetto: mai una sceneggiatura hindi è stata così spregiativa nei confronti delle donne. Non solo Akshay si riferisce ripetutamente a Kareena con l'epiteto bitch, ma tratta anche tutte le altre donne come oggetti da usare e gettare via. Di fatto KI potrebbe essere uno dei film più sessisti realizzati in epoca recente. Terzo stupido aspetto: la Hollywood-connection è completamente falsa. Brandon Routh, Holly Valance, Denise Richards e Sylvester Stallone non fanno nulla se non una vistosa guest-appearance. Allora cosa funziona in KI? Solo la confezione e il valoroso sforzo di Akshay di propinare risate alla spicciolata col suo non convenzionale tempismo. Ma quando le situazioni non sono comiche, non c'è molto che un attore possa fare per risvegliare il senso dell'umorismo del pubblico. Kareena è una delusione completa. A dispetto del suo look da haute-couture, delle minigonne, dei tacchi a spillo, il suo personaggio non convince per niente. E' solo un affannoso imbronciato tentativo di accentuare quell'energia che di fatto l'attrice non ha bisogno di simulare. Ricordate la sua interpretazione disinvolta e assolutamente naturale di Pooh in Kabhi Khushi Kabhie Gham? Poi: Javed Jaffrey e Boman Irani esattamente cosa fanno nel film? Una volta di più abbiamo due raffinati attori cui tocca subire un ruolo rozzo e malscritto. Una confezione e un budget multi-milionari non possono rimediare a una cattiva storia e a cattivi personaggi.
Nikhat Kazmi, 03.07.09

Hindustan Times: *
Sembra che un film possa avere o una superstar o una storia. Raramente entrambe. L'idea centrale è solo Akshay Kumar. Le star di Hollywood sembrano attori minori in sua presenza. Set giganteschi distrutti in ogni scena; yacht di lusso affittati per conversazioni casuali; Sylvester Stallone seccato per un giorno o due; un budget grosso quanto l'economia di una cittadina indiana andato in fumo. Certa gente la recessione se la merita.
Mayank Shekhar, 04.07.09

Cinema Hindi: *1/2
Punto di forza: Akshay Kumar
Punto debole: la sceneggiatura criminale

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Akshay Kumar - Viraj
* Kareena Kapoor - Simrita
* Aftab Shivdasani (Mast) - Lucky
* Amrita Arora (Hello) - Kamini
* Javed Jaffrey (8 x 10 Tasveer) - cameo
* Boman Irani - cameo
* Kirron Kher - cameo
* Sylvester Stallone - cameo

Regia: Sabbir Khan
Colonna sonora: Anu Malik (Main Hoon Na)
Coreografie: Vaibhavi Merchant (Devdas)
Traduzione del titolo: espressione in lingua urdu. Ishq significa amore. Gina ci spiega che kambakkht in questo contesto potrebbe significare oh maledizione!, quindi un amore che i personaggi vorrebbero evitare ma nel quale, loro malgrado, si ritrovano fino al collo.
Anno: 2009
Distribuzione: Eros Entertainment
Sito ufficiale, nel quale leggere la sezione Karmic connection with Italy, interamente dedicata alle sequenze girate a Venezia e a Vicenza. Lo sfarzoso matrimonio di Kamini con relativa coreografia della title-track (60 ballerini professionisti provenienti da Parigi) sono stati allestiti a Villa Cordellina Lombardi a Vicenza. In piazza dei Signori sono state girate le sequenze d'azione sotto la supervisione di Franco Salamon. Kareena ha commentato: 'Sono sicura che tutti noi lasceremo questo meraviglioso Paese con la tristezza nel cuore.' E il produttore ha rivelato che, nel progetto del film, non erano previste sequenze così lunghe in Italia, ma poi la Karmic connection è sbocciata, e allora...

RASSEGNA STAMPA/VIDEO

- Un romantico amore indiano sul set di Villa Cordellina, Il Gazzettino, 2 ottobre 2008: 'Dal cancello principale di Villa Cordellina Lombardi, a Montecchio Maggiore, indiani e bengalesi, che nel vicentino costituiscono una delle comunità più numerose, sbirciano al di là dell'inferriata, i più attrezzati armati di binocolo, per vedere all'opera i loro idoli (...). Per la parte romantica del film sono state scelte le pittoresche location vicentine: oltre a Villa Cordellina Lombardi anche Piazza dei Signori, le vie del centro storico, la chiesa dei Filippini (dove si celebra il matrimonio) e il Liceo Quadri (per l'occasione trasformato in ospedale). "Ho sempre girato i miei film fuori dall'India." - ha dichiarato il produttore Sajid Nadiadwala - "Alle Mauritius, a Città del Capo, in Svizzera, in Austria, a New York, a Sydney, nella Gold Coast. Per Kambakkht Ishq però non potevamo scegliere una destinazione più romantica dell'Italia e di Vicenza. La prima volta che ho visto Vicenza sono stato impressionato e attratto dalla sua ricca eredità di bellezza così attentamente conservata e colpito dall'ospitalità delle persone. Ringrazio Vladimiro Riva, il suo team, la Provincia di Vicenza con il Vice Presidente Dino Secco e Vicenza Film Commission per essersi prodigati per facilitare le riprese nel territorio vicentino. Noi dall'India siamo legati all'Italia da molto tempo. La moglie del nostro defunto e amato Primo Ministro Rajiv Gandhi, Sonia Gandhi, è nata in Italia (*) ed è tuttora una delle persone più importanti a livello politico, poiché presiede il Partito del Congresso Indiano che sta attualmente governando il Paese. Dopo Kambakkht Ishq siamo sicuri che un altro ponte tra gli italiani e la nostra grande industria dello spettacolo sarà stato costruito".
(*) Sonia Gandhi è nata a Lusiana, in provincia di Vicenza

Piazza dei Signori, Vicenza

- Bollywood sbarca a Vicenza e Venezia, Il Gazzettino, 5 ottobre 2008: '(Kareena Kapoor) se ne sta tranquillamente seduta su una poltroncina nel giardino di Villa Cordellina Lombardi. Assaggia il suo pasto indiano, contenuto in un vassoio in plastica, con la levità civettuola e vagamente annoiata della diva che deve condividere la vita di tutti i comuni mortali, alias attricette, comparse, ballerini, cameramen, inservienti, truccatori e costumisti, che se ne stanno un po' dovunque. Gli italiani assieme ai francesi, gli inglesi assieme agli indiani. (...) Non c'è posa nei gesti di Kareena Kapoor. (...) Il vestitino nero attillatissimo è una confutazione estetica delle educande di tutto il mondo. Mani perfette. Un sorriso abbagliante, ma alquanto controllato. Occhi neri che lampeggiano. Scarpe rosa-shocking con il tacco alto. Gentilmente, la star indica la sua vicina: «Questa è Amrita, la mia rivale in amore...». Poi ci pensa la body-guard a ricordare, inflessibile. «She's eating». Sta mangiando, si sta riposando dalle fatiche del set arrivato da Los Angeles che ha scelto Vicenza (e Venezia) quali luoghi magici delle riprese italiane, prima di terminare il lavoro in India, dove decine di milioni di spettatori sono in attesa di vedere, a primavera, il kolossal musical-romantico. (...) Per non parlare degli indiani che vivono in tutto il mondo (una ventina di milioni) e che attendono con ansia le storie ormai globalizzate che miscelano con sapienza diversi scenari planetari. È per questo che la troupe è sbarcata a Vicenza in pompa magna, almeno duecento tra attori, comparse, tecnici, autisti. Ad accoglierla gli annunci di marketing turistico lanciati dall'amministrazione provinciale di Vicenza che ha messo a disposizione gratuitamente la villa nota per la sobria, entusiasmante bellezza delle sue architetture, centro di incontri, dibattiti e studi. In cambio si attende di riceverne una pubblicità che faccia conoscere in Asia un angolo della terra veneta. (...) Ma sarà così o ci penseranno le stelle e strisce a sovrapporsi, in una finzione cinematografica, ai dolci colli Berici? È vero che lunedì tutti si trasferiranno in Piazza dei Signori a girare emozionanti inseguimenti con la moto sotto la Basilica Palladiana, diretti dall'ex stuntman Franco Salamon (ha lavorato per le riprese in Italia de Il gladiatore). È vero che si sta cercando in città una chiesa dove ambientare una scena del musical. Ma Vicenza rischia di restare nel cono d'ombra della grande America o di Venezia. Infatti, per le scene girate al liceo Quadri, dove è stato simulato un ospedale da guerra, sono state affisse insegne di un imprecisato Saint Martin Hospital, ovviamente non italiano. E anche ciò che si può ammirare nel giardino di Villa Cordellina potrebbe finire per essere soltanto, a sceneggiatura ultimata, una scintillante festa di matrimonio in una villa para-palladiana, al di là dell'oceano. «Ci hanno detto di vestirci come americani che vanno a un matrimonio» confessano le comparse. Infatti, il parco è una sinfonia di tavoli rotondi e gazebo attorno a un palco dove si esibiscono muscolosi giovanotti in tutti i tipi di danza. Nei vestiti degli invitati prevalgono il grigio e il bianco degli uomini, le tinte pastello e il blu che fanno tanto tenuta di gala della middle class americana. Predominano i capelli biondi, non la carnagione mediterranea. Se e come Vicenza sarà citata lo si saprà a montaggio eseguito. Anche perché Piazza San Marco a Venezia, l'Isola di San Giorgio e Burano sono pronte ad accogliere i lavoranti del kolossal indiano, ed è impensabile che non sia ancora una volta la Serenissima a fare la primadonna. A Vicenza comunque ci credono. E infatti hanno offerto collaborazione e disponibilità. Il giardino è davvero di stupefacente bellezza, anche se il caos del set regna sovrano. I figuranti possono solo intuire la trama, anche perché vedono la primattrice fare irruzione sulla pista da ballo, rubando il giovane e aitante marito alla sposa novella. Lui, Akshay Kumar, una vera celebrità nel suo paese, adorato da milioni di ragazze, è un misto di fascino guascone e fanciullesco, incorniciato da un fisico palestrato. Tutt'attorno si muovono i ballerini e i tavoli di prima fila sono occupati da avvenenti modelle (europee) chiamate a impersonare la parte delle amiche della sposa. Nella foresteria i camerini dei tre attori principali Kareena alias "Simrita", Akshay alias "Viraj" e Aftab Shivdasani alias "Luck". Duecentosessanta persone lavorano per dieci ore, dalle 8 del mattino alla fine del pomeriggio. E all'organizzazione della produzione sul suolo patrio ci ha pensato, com'è prassi, una società italiana, la Scrix di Milano. Ha scritturato perfino alcuni orchestrali dell'Arena di Verona che fingono di suonare gli strumenti, visto che la musica sarà inserita direttamente nel sonoro, ma devono essere dei professionisti per rendere visivamente al meglio i movimenti. (...) Il regista Sabir Khan ha l'aspetto del ragazzo, con in testa un berretto sotto l'ombrellone che ripara la macchina da presa. Ad agosto, a Los Angeles, ha dato ordini perfino a Sylvester Stallone, star hollywoodiana che ha accettato di partecipare a questa pellicola bollywoodiana, in cui il protagonista "Viraj" fa lo stuntman dello stesso Stallone, prima di innamorarsi della bella "Simrita".' 
- Video delle sequenze girate nel centro storico di Vicenza
- Video amatoriale del set allestito a Vicenza

Villa Cordellina Lombardi

CURIOSITA'

* Kambakkht Ishq è il remake della pellicola tamil Pammal K. Sambandam del 2002.
* Nei titoli di testa si ringraziano Arnold Schwarzenegger, Vicenza Film Commission e ENIT.
* Le sequenze ambientate a Vicenza sono state girate a partire dal 28 settembre 2008. La troupe di duecento persone aveva soggiornato in città per dieci giorni, coinvolgendo anche cinquanta comparse locali e producendo un indotto di due milioni di euro. A Villa Cordellina Lombardi erano dovuti intervenire i carabinieri per arginare i fan indiani giunti da tutto il Triveneto. Pare che ai primi di settembre 2008, il regista di KI, Sabbir Khan, e il produttore, Sajid Nadiadwala, in compagnia di Akshay e di Kareena, avessero già visitato la zona setacciando le location più adatte. Il 5 settembre erano stati avvistati in corso Palladio a Vicenza e ai castelli di Montecchio.
* Citate Roma, Milano, la pasta, la mozzarella. Un personaggio pronuncia la parola bellissimo.
* Sim viene presentata col soprannome affibbiato a Kareena anche nella vita reale: Bebo.
* Non è la prima volta che Kareena lavora nella città lagunare: ricordate lo spot con Shah Rukh Khan della Pepsi girato in occasione della presentazione di Asoka alla Mostra del Cinema di Venezia?
* Aggiornamento del 25.10.09: Kambakkht Ishq ha vinto il Best Locations Award assegnatogli da 'Locations 09', una sorta di prima fiera mondiale del cinema a tema turistico. Articolo originale.

GOSSIP&VELENI

* Nei titoli di testa, alla scritta Hollywood, da bollywoodiana tosta ho represso a stento un conato di vomito. Il suggerimento di bombardare l'area con migliaia di forme di Grana Padano da 70 kg cadauna rimane sempre valido.
* La pellicola mostra raccapriccianti sequenze di divi hollywoodiani. I vari Brad, Tom, Bruce eccetera li butto tutti quanti nel cesso e tiro lo sciacquone. Meglio chiudermi in casa per nove settimane e mezza con sciarùk mio e con quel metro e 65 di splendore di Aamir Khan.
* Brad e la Jolie se la tirano da fighi manco fossero la Super Coppia Aishwarya/Abhishek. Angelina, rispetto alla splendida inarrivabile Ash, sembra una ranocchia. Quanto a Brad, se solo acquisisse un terzo della bravura di Abhishek folle di atei nel mondo ritroverebbero la fede. Del resto, quando hai la sfortuna di chiamarti Pitt e non ***BACHCHAN***...
* George Clooney però lo salvo: lo destinerei volentieri ad attività che ritengo superfluo precisare.
* E arriviamo alle tanto pubblicizzate special appearance di divi (divi?) occidentali:
- Sylvester Stallone offre un cameo davvero imbarazzante. Se sei espressivo quanto una cipolla e non ti chiami Clint Eastwood, dopo i 25 anni (anagrafici) è meglio sparire;
- Brandon Routh: e chi è? Leggo su Wikipedia: classe 1979, 12 film. Categoria: sfigato
- Holly Valance: e chi è? Classe 1983, 6 film. Categoria: supersfigata
- Denise Richards: e chi è? Classe 1971, 26 film. Categoria: semisfigata
Di contro:
- Akshay Kumar, classe 1967, 86 - ottantasei - film e 4 in produzione. Categoria: Divo Vero
- Kareena Kapoor, classe 1980, 34 - trentaquattro - film e 4 in produzione. Categoria: Diva Vera.
A Hollywood interpretano una manciata di pellicole e si credono delle star, quando a Mumbai anche gli attori minori vantano filmografie dai numeri impressionanti. Meglio tirarsela o meglio LAVORARE?
* Amrita Arora è da poco rientrata in India da una luna di miele tutta europea. Tappa anche italiana per la coppia: Capri e Venezia fra le località visitate.

14 luglio 2009

NEW YORK


New York è il nuovo film di Kabir Khan, l'apprezzato regista dello splendido Kabul Express (2006). Questa volta la scena, dall'Afghanistan, si sposta negli Stati Uniti: tre ragazzi, Omar (Neil Nitin Mukesh), di origini mussulmane trasferitosi a New York per studiare, Maya, (Katrina Kaif) nata in America, ha una madre indiana che le ha insegnato l'hindi, e Sam (John Abraham), di origini indiano-mussulmane, anch'egli cresciuto negli States, si incontrano all'università. I tre diventano amici e per due anni sono inseparabili. Omar però è attratto da Maya, che è invece innamorata di Sam, e decide così di allontanarsi e rompere la loro amicizia. E' l'11 settembre 2001, il mondo di Omar, Sam e Maya sta per cambiare per sempre.
Sette anni dopo Omar viene indotto da un agente dell' FBI, Roshan (Irrfan Khan), a rientrare nella vita di Sam e Maya e a collaborare ad un'indagine su Sam, sospettato di essere un terrorista.
Il film è stato accolto con favore da critica e pubblico perchè ritenuto capace di coniugare intrattenimento ed impegno. New York, che nella prima settimana di programmazione al box office è secondo solo a Kambakkht Ishq, ha il merito di aver portato all'attenzione di tutti questioni attuali e spinose come le conseguenze dell'attentato alle torri gemelle sui cittadini di origine asiatica residenti negli Stati Uniti, il clima di sospetto e soprattutto la sospensione dei diritti umani giustificata dall'emergenza della sicurezza nazionale e dalla lotta al terrorismo. Un atteggiamento di chiusura, di rifiuto, di pregiudizio fino al razzismo è un sistema efficiente per perseguire la pace, la stabilità e la sicurezza di una nazione?

RECENSIONI

The Hindustan Times: ***1/2

Times of India: ****

The New York Times: ***1/2
New York di Kabir Khan guarda all'America dopo l'undici settembre attraverso le lenti di Bollywood con un risultanto meno distorto di quello che si potrebbe pensare...Nonostante la rappresentazione di Mr. Khan della vita americana sia poco acuta e la trama presenti buchi grossi come crateri, New York è affascinante. Gode della performance di Irrfan Khan che aggiunge complessità al suo personaggio...
Rachel Saltz, 27 giugno 2009
la recensione integrale

Diana:
Da Kabir Khan non ci si aspetta niente di meno che un buon film e New York, nel complesso, è un buon film. Purtroppo dopo un inizio davvero promettente la trama mostra qualche incongruenza, alcune soluzioni narrative sembrano solo espedienti, un po' ingenui , fino ad arrivare ad un finale da action movie deludente e sicuramente non all'altezza delle premesse.
New York merita comunque attenzione perchè affronta un tema interessante, è girato con abilità e sensibilità e gli attori sono all'altezza del loro ruolo. Una menzione speciale per Katrina Kaif, sulla cui presenza in numerosissimi film, dal 2007 ad oggi, ci si è spesso interrogati la ragazza comincia a dare qualche risposta.
Alcune scene imperdibili:
- i tre amici impegnati in una partita di rugby, sullo sfondo si vede la skyline con le torri gemelle
- il racconto di Sam sull'ingiusta detenzione, le torture: bravo John Abraham, bravissimo Kabir Khan, non c'è un'ombra di morbosità o di compiacimento, le immagini ti si incollano agli occhi così come addosso ti rimane la sensazione di essere passato sotto uno schiacciasassi
- l'immagine di Sam che, liberato, esce dalla struttura che è stata la sua prigione, sull'edificio svetta la bandiera americana
- ancora Sam che passeggiando nel parco con Maya, incrocia due polizziotti e abbassa gli occhi, spaventato ed umiliato
- Maya dall'ufficio dell'FBI, attraverso i vetri della finestra, scorge e riconosce Sam che non può vederla
*** 3/5

SCHEDA DEL FILM

Cast:
John Abraham - Sameer (Sam)
Katrina Kaif - Maya
Neil Nitin Mukesh - Omar Aijaz
Irrfan Khan - Roshan
Aidan Wagner - Danyal
Nawazuddin Siddiqui - Zilgai

Regia:
Kabir Khan

Scritto da:
Sandeep Srivastava (screenplay, dialoghi e canzoni)
Aditya Chopra (la storia)

Musiche:
Pritam Chakraborty (Dhoom 2, Jab We Met, Singh Is Kinng, Billu)

Distribuzione:
Yash Raj Films

Anno: 2009

CURIOSITA'

- Sui titoli di coda una scritta informa che negli Stati Uniti, dopo l'undici settembre, più di 1200 persone di origine straniera sono stati illegalmente sequestrate, detenute e torturate.

- Il film ha goduto del supporto della New York Film Commission e della piena collaborazione da parte delle autorità americane che, dopo un esame dello script, hanno permesso le riprese a Guantanamo.

- Kabir Khan, prima di Kabul Express e New York, ha iniziato la sua carriera come autore operatore e regista di documentari.

- Nel film si citano Shahrukh Khan, la madre di Maya è appassionata di film bollywoodiani (chi altri poteva essere l'attore preferito della saggia signora?) e il kabaddi, popolare sport di origine indiana, diffuso in tutta l'Asia. Il kabaddi prevede il confronto tra due squadre, ognuna disposta nel proprio terreno di gioco, ogni attaccante ha trenta secondi per entrare nel campo avversario , toccare un giocatore del team opposto e tornare indietro senza essere placcato dai difensori. Mitica la scena di Pardes, un film del 1997 , in cui proprio Shahrukh Khan grazie ad una partita di kabaddi salva la sua bella da un fidanzamento indesiderato.

Sito ufficiale del film

JAB WE MET (L'AMORE ARRIVA CON IL TRENO)



Attingendo all’archivio bollywoodiano, ma senza far scattare allarmi di copiatura, il film riprende alcune parti del catastrofico Dhai akshar prem ke, (film con Aishwarya Rai e Abhishek Bachchan) aggiungendo quella raffinatezza, quello spirito e quella credibilità che mancavano al primo e sviluppando una storia più completa e avvincente.


TRAMA
L’incontro con l’adorabile impicciona Geet cambia radicalmente la vita di Aditya, giovane imprenditore poco consapevole di se stesso, che si lascia crogiolare in una delusione d’amore fino a pensare al suicidio. Travolto dall’energia della ragazza, inizia a conoscersi veramente e prende spunto dal suo modo di essere per affacciarsi al mondo e riconsiderare tutte le situazioni dalle quali si sentiva oppresso.


In India un film “vive”
Quelli che hanno semplicemente un inizio, una storia e una fine si dimenticano in fretta.
Per rimanere forte nel tempo una pellicola ha bisogno di un’anima che si costruisce passo dopo passo attraverso un gioco di squadra nel quale è coinvolto soprattutto il pubblico

Se Jab we met è stato accolto a braccia aperte è anche grazie a quel “qualcosa in più” che possiede… inutile cercare una qualsiasi ragione tecnicamente analizzabile capace di tradurre ciò che c’è alla base.
Non è facile definire a parole ciò che è invece facilmente percepibile: il dialogo che istaura con gli spettatori, la sua freschezza, il coinvolgimento continuo, il ritmo, l’amore a prima vista per i personaggi, la scoppiettante colonna sonora.

La storia... piacevole
può mettere d’accordo tutti , riuscendo nel difficile compito di coinvolgere ragazzi, adulti, ma anche dei nonni con i nipoti seduti nella stessa sala, ugualmente sedotti e trascinati dalla visione.
Ditemi se già in questo non è spettacolare.

La musica...esplosiva,
frenetici ritmi punjabi (più tradizionali in "Nagada Baja" e rivisitati in chiave disco-pop nel tormentone "Mauja Mauja"), melodie più lente (con testi originali bellissimi, cosa da non sottovalutare..) in "Aoo Milo Chale" e "Tumse hi". Fino a "Yeh Ishq Haaye" , un motivetto da non togliersi più dalla testa le cui parole urlano un’incontenibile positività.

I personaggi... da colpo di fulmine
Kareena Kapoor ha saputo rendere Geet davvero speciale, riuscendo ad unire con spontaneità le apparenti contraddizioni del suo carattere. Simpatica o rompiscatole? Buffa o seducente? Immatura o solo combattiva e fiduciosa? In lei c’è un po’ di tutto ed è un mix esplosivo.
Shahid dal canto suo ha resistito bene all’ onnipresenza di Kareena, riconoscendo che era il suo personaggio ad avere in mano le chiavi del successo di Jab we met, ma aveva ancora bisogno di un valido supporto, del compagno ideale. Una presenza maschile composta e delicata, capace di appoggiare attivamente la performance della protagonista senza dare troppo a vedere il suo costante (e importante) intervento.

Il mio giudiizo sul film : **** 4/5


ANNO : 2007

REGIA: Imtiaz Ali

TRADUZIONE DEL TITOLO: quando ci siamo incontrati

CAST:

- KAREENA KAPOOR ......Geet
- SHAHID KAPOOR ......Aditya
- TARUN ARORA ......Anshuman
- DARA SINGH .......Dadaji
- SAUMYA TANDON ....Roop


COLONNA SONORA : Pritam (musica) Irshad Kamil (testi)

PLAYBACK SINGERS: Shaan, Ustaad Rashid Khan, Labh Jauja, Sonu Nigam, Shreya Ghosal, Mohit Chauhan


RECENSIONI:

- Bollywood Hungama 3,5 /5
(testo originale)

- Hindustan Times 3/5
(testo originale)

- The Times of India 4/5
(testo originale)


UNA CURIOSITA':

Da sempre nella tradizione del cinema indiano il mescolarsi di eventi reali con la finzione cinematografica finisce per caricare il film con qualcosa che va aldilà della trama e che stimola una riflessione in più (o semplicemente una chiacchiera, come in questo caso) :

Shahid e Kareena, erano coinvolti sentimentalmente da diversi anni ma hanno finito per troncare il loro rapporto poco prima dell’uscita del film.
Il bacio dell’happy ending non è stato incluso a caso, ma in risposta ad un video girato a lungo su You tube, che vedeva i due ex fidanzati ripresi dal proprio telefonino in un momento d’intimità. Inutile pensare ad un montaggio o a dei sosia… entrambi gli attori non si sono nemmeno giustificati e hanno riso sopra l’evento (uno scandalo se pensiamo che Kareena fa di cognome Kapoor).


QUALCOS’ALTRO

- Con saggia delicatezza, Imtiaz Ali, rovista ancora nei cassetti e fa riprendere in mano a Kareena e Shahid un’immagine memorabile di Dilwale Dulhania le jayenge reinserendola in un contesto nuovo; non per carenza di originalità... ma per stimolare un collegamento e risvegliare un’emozione già nota, anche se in modo diverso. Il cinema indiano ama giocare con i suoi preparatissimi spettatori, che non impiegano che un attimo ad individuare i riferimenti suggeriti dai registi, i lori link, i loro tranelli…

- Tra le locations ritroviamo i paesaggi di Chandigarh, Manali, Shimla e Rothang Pass (Himalaya)

- Il nuovo film del regista Imtiaz Ali sarà intitolato Love Aaj Kal ed è in uscita il 31 luglio prossimo. il film vedrà Saif Ali Khan, attuale compagno di Kareena, impegnato sia come protagonista che come produttore, affiancato da Deepika Padukone, la “dreamy girl” di Om Shanti Om.
Per foto, trailer e news consulta il Sito ufficiale

- Jab we met sarà trasmesso in italiano sabato 18 luglio in prima serata su Raiuno, il titolo sarà L’amore arriva in treno. Incrociamo le dita e speriamo in tagli non troppo devastanti…

11 luglio 2009

N A I N A


'Naina' è il remake bollywoodiano di 'The Eye', horror firmato dai fratelli Pang e ambientato ad Hong Kong.

Naina perde la vista all’età di cinque anni a causa di un incidente stradale in cui muoiono i genitori, durante un’eclissi solare. Si ritrova a vivere con la nonna e una zia a Londra. Ormai adulta si sottopone al trapianto delle cornee. L’intervento è praticato dal dottor Samir Patel e sembra essere perfettamente riuscito. In ospedale Naina apre per la prima volta gli occhi e ritorna a vedere dopo molto tempo. Una notte vede il suo compagno di stanza uscire accompagnato da un’ombra che ha la forma di una persona e lo segue. Nel corridoio viene fermata da un’infermiera che le assicura che non c’è assolutamente nessuno e che è normale che i suoi occhi non riescano ancora a distinguere bene gli oggetti.

Uscita dall’ospedale Naina è tormentata dagli incubi e vede delle persone che nessun altro può vedere. La nonna, preoccupata, la accompagna dal dottor Samir che tenta di calmarla sostenendo che soffre di semplici allucinazioni, comuni postumi dell’intervento. Le visioni di Naina, però, diventeranno sempre più insistenti…

Anno: 2005

Regista: Sripal Morakhia

Attori:

Urmila Matondkar (Naina)
Anuj Sahwney (Dr. Samir Patel)
Khamini Khanna (nonna di Naina)
Shweta Konur (Khemi)

Recensione: ***

Morakhia fa decisamente un buon lavoro con questo suo primo film. E’ vero: è decisamente scopiazzato da 'The Eye' dei fratelli Pang. E allora? Quanti horror americani sono remake di horror asiatici, talvolta girati con la collaborazione degli stessi registi di quello autentico, con un risultato che stravolge l’originale fino a renderlo ridicolo? (L’unico che mi sentirei di salvare dalla spazzatura è 'The Ring' di Verbinski per ovvi motivi).

Il pregio principale di 'Naina' è quello di essere ambientato principalmente a Londra, ma di avere tutti attori indiani e la protagonista non è un’ammazzavampiri o una bomba sexy con scarse capacità recitative: è Urmila Matondkar! Il ruolo di Naina è difficile da interpretare, ma la Matondkar riesce con successo a trasmetterci le sue emozioni. Le inquadrature degli occhi, riprese da 'The Eye', sono ancor più coinvolgenti. Tipicamente bollywoodiano è il personaggio della nonna, la buffa aiutante della protagonista.

Inoltre, per scoprire ciò che nascondono le sue visioni, Naina dovrà recarsi nel paese in cui ha remote radici. Qui si troverà ad affrontare una realtà ben diversa da quella dei patinati bar londinesi e degli ospedali all'avanguardia.

'Naina' è una copia di cui si può essere orgogliosi, nonostante Morakhia si ostini a negare ogni connessione con 'The Eye' e a sostenere che ciò che ha messo in scena è tutta farina del suo sacco (forse perché, al contrario del remake statunitense del 2008 non sono stati pagati i diritti?). La credenza che gli occhi dei defunti possano vedere i fantasmi, però, sembra essere radicata anche in India.

Al suo debutto nelle sale nel 2005 il film è stato fortemente criticato dalle associazioni dei medici indiane perché si temeva alimentasse la diffidenza verso i trapianti di cornee.

'Vedere non è credere' di Anjali Chandra, 25 marzo 2005, Times of India (riassunto)

'Un gruppo di oftalmologi protesta al fianco delle associazioni di non-vedenti che si schierano contro il film 'Naina' uscito di recente. Affermano che il film intralcerà l’intero movimento per la donazione delle cornee. Dinoo Gandhi, Segretario Onorario dell’Associazione Nazionale Non-Vedenti dichiara che 'La donazione degli occhi è ancora agli albori in India. Pertanto, un film che mette il trapianto delle cornee in cattiva luce è destinato ad avere effetti dannosi sulla gente'.

Ma il punto è: per quanto il contenuto di un film possa essere vicino o meno alla realtà, potrà influenzare l'atteggiamento della gente nei riguardi di una causa? La dottoressa Annie Singh, direttrice della Banca degli Occhi di Lucknow pensa di si: 'Potrebbe farci ridere, ma le persone davvero si rifiutano di donare gli occhi perché hanno paura di rinascere ciechi o perché senza non potranno vedere Dio! E’ vero che gli Indiani sono molto superstiziosi, motivo per cui il programma per il trapianto delle cornee fa così fatica a prendere piede.'

Tanuja Joshi, Presidente dell’Associazione della Banca degli Occhi dell’India aggiunge il suo punto di vista: 'Date un occhio alle statistiche. Abbiamo 1.1 milioni di persone che aspettano un trapianto di cornee. Ma tutto quello che riceviamo sono 21.000 cornee e non tutte sono utilizzabili. Temiamo che il film potrebbe danneggiare gli eventuali beneficiari, molti dei quali appartengono agli strati più bassi della società e agli abitanti delle aree rurali, proprio tra coloro che sono i maggiori potenziali spettatori del film. Così, il finale in cui Urmila sembra lanciare il messaggio che avrebbe preferito rimanere cieca, avrà i suoi effetti.'

L’Associazione della Banca degli Occhi dell’India ha fatto appello alla Alta Corte di Delhi contro il film.'

10 luglio 2009

M A R K E T



'Market' è un prodotto davvero imbarazzante. Di più: offensivo. Mi chiedo come abbia potuto Manisha Koirala - non fra le mie attrici preferite, ma in 'Dil Se' e in 'Company' ha regalato interpretazioni convincenti, e in 'Khamoshi' se l'è cavata piuttosto bene - acconsentire a girare questo film. Che non inizia malissimo: bella la lunga sequenza per le strade affollate e pittoresche di Hyderabad, spettacolare (anche se un po' troppo ripulita) la location nella quale è collocato il bordello, accettabili alcune scene e alcune battute. Ma a mano a mano che la narrazione procede la pellicola scende ad un livello tale da far accapponare la pelle. Il dramma personale si trasforma in un action movie (!). Personaggi di cartone entrano in scena, svolazzano sul set, escono per sempre (non che se ne senta la mancanza). I ricordi dolorosi della protagonista si intrecciano a udienze in tribunale, fughe, sparatorie, vendette.

Definire eccessivo il guazzabuglio nel quale 'Market' si impantana non dà la misura dello scempio.
Ho ancora i brividi: ci si deve davvero impegnare, e tanto, per provocare una tale devastazione.

TRAMA

Muskaan (Manisha Koirala) fa la prostituta in un bordello di Hyderabad. Un bel giorno la polizia decide di ripulire l'area, e la nostra eroina rimane senza lavoro. Trova un 'ingaggio' in trasferta a Mumbai, dove viene trasformata in una squillo di lusso.

RECENSIONI

Bollywood Hungama: **1/2
'Market' mescola realismo e cinema popolare, catturando l'attenzione dello spettatore. Fortunatamente il film non delude. Il linguaggio, l'ambientazione e il modus operandi sono efficacemente rappresentati. Il regista Jai Prakash ha svolto bene il suo compito. Trasmette il suo messaggio in modo molto convincente.'
Taran Adarsh, 12.09.03

Cinema Hindi: *
Punto di forza: -
Punto debole: la sceneggiatura è un vero schifo, e la regia e le interpretazioni non fanno nulla per migliorarla

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Manisha Koirala ('Dil Se') - Muskaan
* Govind Namdeo ('Satta') - Yashwant Anna

Regia: Jay Prakash

Anno: 2003

CURIOSITA'

* Citazioni bollywoodiane: Aamir Khan

GOSSIP&VELENI

* Aamir: MA DENUNCIALI!

* Qualcuno dovrebbe suggerire al recensore di Bollywood Hungama di moderarsi nel consumo di funghi allucinogeni

* La cosa mi spezza il cuore, ma pare che Manisha Koirala in passato avesse intrecciato una relazione con Nana Patekar ('Ab Tak Chhappan'). Magari non saprà scegliere i film da interpretare, ma gli uomini da frequentare decisamente sì

09 luglio 2009

DIL KA RISHTA


Lo includo nella categoria di film da guardare una sola volta per poi lasciare in balìa della polvere.

In questo caso si parla di puro godimento estetico davanti a due attori bellissimi : Aishwarya Rai, ex Miss Mondo, e Arjun Rampal, eterno Bronzo di Riace, sullo sfondo di set sgargianti, vagamente esotici, accompagnati da qualche gradevole canzone.
Se si salva dall’anonimato è grazie alle belle coreografie che mischiano classico e moderno, ideate da Vaibhavi Merchant, nelle quali Aishwarya regna sovrana.

TRAMA
Jai resta folgorato dal fascino angelico di Tia ed inizia a corteggiarla facendo sfoggio del suo consistente patrimonio. Contro ogni previsione, la ragazza sceglie di sposare un altro uomo e non si lascia per niente sedurre, né dalla bellezza, né dal conto in banca, dell’ipotetico principe azzurro.
Il tempo passa e i due si incontrano ancora, lei ha perso la memoria ed è malata, lui si offre di assisterla ed aiutarla a dimenticare il passato.


Ok. La trama ricorda le peggiori telenovelas , ma non è tanto la povertà dello script a far danni quanto la freddissima interazione ( anzi oserei dire glaciale) tra i due protagonisti.
Non passa nemmeno un filo d’emozione e il tutto resta finto e scordinato.
Pura apparenza.

Sprovvisto di ogni possibile àncora per agganciarsi al pubblico, Dil ka rishta vive veramente solo quando Aishwarya ha l’opportunità di ballare. Circondata da scenari opulenti e preziosi gioielli, lei, la più bella del reame diviene una sublime ammaliatrice, meravigliosa sulle note di "Dayya dayya re", tra cambi d'abito, colori e luccichini, aiutata da una coreografia interessante.


Il mio giudizio sul film ** 2/5



DA GUARDARE PER :

- la canzone "Daya daya re"

- la bellezza straripante dei due attori

- la sempre meravigliosa Rakhee Gulzar in un piccolo ruolo

- riscoprire un nostalgico richiamo ad un filone bollywoodiano degli scorsi decenni (ora per fortuna in via d'estinzione) caratterizzato da un “estremismo” nei legami affettivi, segnati da una serie di tragedie varie prima di giungere al lieto fine (vedi Hum aapke hain kaun, l'inguardabile Nazrana , Mann… ecc..)


DA EVITARE PER :

- la totale assenza di chimica tra Aish e Arjun (insomma, se vogliono farci credere in una storia d’amore, avrebbero dovuto crederci loro per primi… ma non è avvenuto)

- una trama, anzi, storiella, anche un po’ patetica

- l’effettiva e indiscutibile carenza di originalità

- vedere Paresh Rawal del tutto sprecato in un miserissimo ruolo che oscura il suo talento


ANNO: 2003

REGIA: Naresh Malhotra

TRADUZIONE DEL TITOLO : legami del cuore


CAST:

- Aishwarya Rai.............Tia
- Arjun Rampal..............Jai
- Priyanshu Chatterje.......Raj
- Rakhee Gulzar.............la madre di Tia
- Eesha Koppikar.............Anita
- Paresh Rawal............. il padre di Jai


RECENSIONI:

- Bollywood Hunghama * 1,5 / 5
(testo originale)


QUALCOS’ALTRO:

- Il film è stato prodotto da Aishwarya Rai in collaborazione con suo fratello Aditya

- La location prediletta dal film è il Sudafrica

08 luglio 2009

ROADSIDE ROMEO

Romeo è un fiero cagnolino abituato a vivere nel lusso e nelle comodità. Un giorno i suoi irresponsabili padroni decidono di abbandonarlo per trasferirsi a Londra. Romeo dovrà affrontare la sua nuova vita di strada, troverà qualche ostacolo, alcuni compagni d' avventura e si innamorerà della bella Laila (Kareena Kapoor). Film d'animazione colorato e romantico per bambini e non.
Gli indiani in materia di cartoon sono agli inizi, se a Bollywood vorranno approfondire e sviluppare il filone dei film d'animazione che a Hollywood comincino pure a preoccuparsi.

RECENSIONI

Times of India:
L'animazione è buona. I doppiatori perfetti. La scenografia ricca di colori. Ma la storia è soverchiata dai cliché. Che cosa c'è di nuovo in un grosso grasso cane, il don Charlie Anna, che terrorizza i cani più piccoli lungo le strade?
...La storia è totalmente prevedibile.
la recensione completa

The Hindustan Times:
...buttatevi in questa avventura, Romeo conquisterà l'amicizia, l'amore e una nuova vita, a dispetto di Charlie Anna e della sua gag!
...Questo Diwali tenetevi pronti per un divertimento a quattro zampe.
la recensione completa

Diana:
E' vero: la storia non è delle più originali e lo sviluppo risulta prevedibile. Forse sarà sufficiente vedere i cani protagonisti di questa pellicola, ballare su due zampe al ritmo delle musiche spensierate dei fratelli Merchant,Salim e Sulaiman (Kaal, Dor, Chak De India, Aaja Nachle,Fashion, Rab Ne Bana Di Jodi e molti altri). O un Romeo di strada, con la voce di Saif Ali Khan dichiararsi alla sua amata in hindi. Forse basterà il tenero finale, omaggio alla coppia più bella del millennio, Raj e Simran di Dilwale Dulhania Le Jayenge, per conquistare anche i cuori più cinici. A me è bastato.
*** 3/5

SCHEDA DEL FILM

Cast:
Saif Ali Khan - Romeo
Kareena Kapoor - Laila
Jaaved Jaffrey - Charlie Anna

Scritto e diretto da Jugal Hansraj

Anno: 2008

Distribuzione: Yash Raj Films e Walt Disney Pictures

Awards: Roadside Romeo ha ottenuto una nomination ai VES (Visual Effects Society) Award 2009

CURIOSITA'
  • l'animazione: l'intero progetto è stato curato dal Visual Computing Labs, della Tata Elxsi Ltd.
  • Roadside Romeo è uno dei primi film animati made in India, ma non è l'unico. Progetti di coproduzione sono stati: Sinbad: Beyond the Veil of Mists e Pandavas: The Five Warriors , entrambi del 2000. Più recentemente, nel 2008, è uscito Jumbo, con le voci di Akshay Kumar e Lara Dutta. Si attende, invece, l'estate del 2010, per Koochie Koochie Hota Hain versione cartoon by Dharma Productions del celebre Kuch Kuch Hota Hai.
  • Per chi ancora non lo sapesse: Kareena Kapoor e Saif Ali Khan sono una coppia anche fuori dal set.
Sito ufficiale del film

Aggiornamento del 28.09.2009

Roadside Romeo ha vinto come Best Animation Film agli Star Screen Awards del 2009

CHANDNI BAR


Eccoci dinanzi ad un CAPOLAVORO INDISCUSSO della cinematografia in lingua Hindi.
Soggetto geniale e impeccabile regia da parte di Madhur Bhandarkar, splendida sceneggiatura originale di Mohan Azaad, interpretazioni ineccepibili offerte da Tabu e da Atul Kulkarni.

'Chandni Bar' è il secondo film diretto da Madhur Bhandarkar, il migliore insieme a 'Page 3'. Basato su un soggetto tipicamente indiano, anzi, 'mumbaita' - Mumbai è famosa per i suoi numerosissimi dance-bar -, la storia è scritta e sviluppata in modo talmente superbo, intenso, completo da trasformarsi in un tema universale. L'equilibratissima e partecipe regia rifugge da ogni astuzia cinematografica: gli eventi non vengono mai presentati col sensazionalismo dei colpi di scena, ma come il naturale fluire della vita. Nello specifico la vita di una ballerina costretta a prostituirsi, Mumtaz. La sua storia è raccontata in modo dolente, con il giusto approfondimento psicologico e sociale, e con il distacco documentaristico tipico di Bhandarkar.

La denuncia del regista, da sempre affezionato alle tematiche femminili, è forte e chiara: in 'Chandni Bar' non si tratta solo di una ragazza vittima delle circostanze, ma di un essere umano costretto a sopravvivere in un mondo che umano non è. L'odio etnico, la tragedia della miseria, le violenze familiari, l'indifferenza crudele dei propri simili, la volgarità, il vuoto.
Bhandarkar non lenisce il dolore dello spettatore con un finale rassicurante. Non c'è posto per la speranza in una società brutale ed egoista. Non c'è posto per il riscatto - o anche solo per una timida affermazione di sè - in vite così oltraggiate. E il marchio della sconfitta è purtroppo trasmesso ai figli che ne ereditano quasi con rassegnazione l'umiliante fardello.

Ma attenzione: Bhandarkar è soprattutto un fine documentarista. Realismo sottintende la vita nel suo insieme, in tutte le sue sfumature. Mumtaz sopravvive con tenacia a momenti ed eventi davvero bui, ma divide allegria e risate con le sue compagne di sventura. Esattamente come accade quasi sempre nella vita reale, la ragazza non si spezza. Cresce, si fortifica, gode anche di inaspettate felicità.

Il film non è dunque ottimista, nè tantomeno patinato. La location e la scenografia sono volutamente squallide e dozzinali. I costumi quotidiani e sciatti. La colonna sonora, mai in primo piano ma sempre in sordina, ha il solo scopo di accompagnare i movimenti stanchi, annoiati, privi di erotismo delle ballerine. Le coreografie sembrano inesistenti, studiate per imprimere al corpo delle attrici un ripetitivo dondolìo più che una danza. Tutto è ottundente in un ambiente disumanizzato come il Chandni Bar: le luci smorzate, il fumo, la musica, il caldo, i volti nascosti dei clienti o quelli tirati delle ballerine.

Tabu è P-E-R-F-E-T-T-A. Capace di passare da un'espressione di dolore gridato e trattenuto insieme, a un'assenza pietrificata di consapevolezza di sè. Mai eccessiva, mai patetica, mai volutamente sensuale. Atul Kulkarni offre una corposa special appearance con le abituali competenza e maturità. Rajpal Yadav è una grande sorpresa: in 'Chandni Bar' gli è stato finalmente affidato un ruolo drammatico, e Rajpal lo interpreta con una naturalezza invidiabile.

Il cinema Hindi non è fatto solo di trame trash e di balletti colorati (che comunque ci deliziano e di cui non siamo mai sufficientemente sazi: lunga vita al cinema popolare Indiano!). Così come qualunque altra cinematografia al mondo, anche quella Hindi è ricca di generi diversi. E di pellicole di livello diverso. Non sarebbe triste se il cinema Italiano venisse identificato all'estero con i cosiddetti cine-panettoni (peraltro INFINITAMENTE peggiori del peggiore trash bollywoodiano)? Pretendiamo rispetto per la nostra produzione cinematografica? Bene, allora siamo tenuti a mostrarlo anche alle produzioni altrui.

TRAMA

Mumtaz (Tabu) rimane orfana durante violenti scontri fra musulmani e hindu. Con lo zio materno emigra a Mumbai. Per sopravvivere la ragazza è costretta a esibirsi come ballerina al Chandni Bar. Qui incontra Pothya (Atul Kulkarni), il gangster locale, che si innamora di lei.

RECENSIONI

Bollywood Hungama: **1/2
'Senza dubbio uno dei più raffinati film realistici realizzati di recente. 'Chandni Bar' focalizza l'attenzione su quello strato della società che raramente viene rappresentato sullo schermo Indiano. Il regista Madhur Bhandarkar ha affrontato la storia con estrema sensibilità, producendo un impatto vigoroso. La pellicola non è però sprovvista di masala, soprattutto nel primo tempo. Bhandarkar, in precedenza assistente di Ram Gopal Varma, mostra lampi di grande cinema in parecchie sequenze meravigliosamente girate che lasciano un'impressione indelebile nel pubblico. Ecco un regista dinamico che deve essere applaudito per aver affrontato un soggetto tanto difficile ed esserne uscito vincitore. Nessun'altra attrice poteva rendere giustizia al complesso ruolo di Mumtaz: 'Chandni Bar' è di certo il film di Tabu. La sua interpretazione merita i migliori giudizi e tutti gli award. Il suo lavoro è privo di difetti, ma l'impatto del suo personaggio è dovuto anche al modo magistrale in cui è stato scritto. Atul Kulkarni è piacevole. Rajpal Yadav fornisce un adeguato supporto. I dialoghi (Masud Mirza e Mohan Azaad) sono superbi.'
Taran Adarsh, 25.09.2001

Cinema Hindi: *****
Punto di forza: la sceneggiatura e l'interpretazione di Tabu
Punto debole: -

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Tabu ('Fanaa') - Mumtaz
* Atul Kulkarni ('Satta') - Pothya
* Rajpal Yadav ('Billu') - Iqbal
* Ananya Khare ('Devdas') - Deepa

Regia e soggetto: Madhur Bhandarkar ('Page 3', 'Traffic Signal', 'Satta', 'Corporate')

Sceneggiatura: Mohan Azaad ('Gauri: The Unborn')

Award:

* National Award: Tabu come migliore attrice protagonista, Atul Kulkarni come migliore attore non protagonista, Ananya Khare come miglior attrice non protagonista. 'Chandni Bar' ha conquistato anche un quarto award come miglior film a tema sociale

* IIFA: Tabu come miglior attrice protagonista

* Star Screen: Madhur Bhandarkar per il miglior soggetto

* Zee Cine: Tabu come miglior attrice protagonista

Anno: 2001

CURIOSITA'

* Chandni bar è stato proiettato al Cairo International Film Festival 2009 nell'ambito di una retrospettiva dedicata a Madhur Bhandarkar (aggiornamento del 24.11.10).
* Nei titoli di testa si ringrazia il regista Priyadarshan ('Billu')

* La dedica con cui si apre la pellicola: 'Questo film è dedicato alle migliaia di ragazze che si guadagnano da vivere ballando nei bar. Con questo film vogliamo ritrarre la loro lotta per sopravvivere. Non abbiamo nessuna intenzione di denigrare o insultare la loro professione o il loro stile di vita. Rispettiamo queste ragazze e apprezziamo i loro sforzi per mantenersi attraverso questa professione.'

* Citazioni bollywoodiane: Anil Kapoor ('Taal'), Amitabh Bachchan

GOSSIP&VELENI

* E se l'India avesse scelto 'Chandni Bar', al posto di 'Lagaan', per rappresentare il cinema Indiano agli Oscar? Forse avrebbe conquistato l'ambita statuetta per il miglior film straniero. 'Chandni Bar' è a mio parere decisamente superiore a 'No Man's Land', la pellicola che in quell'edizione si è aggiudicata il premio soffiandolo al film di Gowariker

07 luglio 2009

P H O O N K (I)


Rajiv è un imprenditore edile di successo molto cinico e soprattutto ateo. E’ così interessato al guadagno immediato e sprezzante di tutto ciò che riguarda la religione, da non permettere ai suoi manovali di costruire un tempietto in onore di Hanuman nel luogo in cui è stata trovata una pietra scolpita con le sue sembianze. Durante una festa in onore dei permessi ricevuti per l’edificio che sta costruendo, scopre che il suo principale collaboratore sta tentando di fregarlo. Lo licenzia in tronco e caccia lui e sua moglie Madhu umiliandoli davanti agli invitati. Madhu è decisa a vendicarsi e colpisce con una maledizione Raksha, la figlia di Rajiv. Quando la bambina inizia a comportarsi in modo strano, la madre e la moglie di Rajiv sospettano che Raksha sia vittima di un maleficio e pregano il dio Hanuman di aiutarla. L’uomo, invece, aborrendo qualsiasi tipo di superstizione, si rivolge ad uno psichiatra.

Regista: Ram Gopal Varma

Anno: 2008

Sudeep (Rajiv)
Amruta Khanvilkar (Aarti)
Ashwini Khalsekar (Madhu)
Ahsaas Channa (Raksha)
Shankar Sachdev (Shyam)
K.K. Raina (Dr. Pandey)
Lillete Dubey (Dr. Seema Walke)

Recensione: **

Il film è guardabile, ma non è nulla di speciale: pochissimi colpi di scena e una trama un po’ sconclusionata. Sulla copertina è ritratto un corvo che appare in molte scene ma non si capisce bene il perché. La bestia passa delle intere ore appostata qui e là ma la sua presenza non ha senso, così come non ne hanno le malefiche azioni di Madhu che alterna maledizione, possessione (?) e voodoo.

Varma utilizza i suoi ingredienti di qualità (musiche elettrizzanti, bravi attori e inquadrature mozzafiato che riescono a trasformare un film dalla trama banale come Bhoot in un ottimo prodotto) in modo insufficiente ad affascinare lo spettatore. D’altronde si sente la mancanza della talentuosissima Urmila Matondkar. La sua assenza è in parte colmata da Ashwini Khalsekar che interpreta molto bene la parte della donna rosa dall’invidia.

L’intento del regista è mostrare il conflitto tra il credo scientifico e quello magico religioso e lasciare lo spettatore scegliere quale dei due risulta più efficace nel risolvere i problemi dei protagonisti. Inoltre, il titolo stesso “Phoonk” è ambiguo. Può essere tradotto come “boccata d’aria” e nella musica di sottofondo si sentono frequenti rumori che assomigliano a sospiri, ma anche “brucia” o “esorcizza” (il verbo phoonkna, infatti, significa sia bruciare che esorcizzare). In realtà una delle due forze prevale sullo schermo; Varma suggerisce la risposta.

!!! IL SEGUENTE TESTO CONTIENE PARTICOLARI DEL FILM !!!

Times of India: ** (riassunto)

E’ difficile pensare che un regista postmoderno come RGV potesse girare un film che finisce per sostenere le credenze nella fattucchieria. Il film avverte tutti voi miscredenti che dovete fare attenzione alla magia nera, al voodoo e ai limoni misteriosi. La prossima volta che trovate delle ossa in giardino o vedete un corvo che vi scruta da un albero, non siate superficiali!

Il film fallisce nel creare almeno un momento di paura, nonostante la telecamera scivoli inquadrando posti strani, giocattoli ammassati e strane statue che si trovano nella casa e la musica di sottofondo produca suoni minacciosi. Tecnicamente parlando l’unico momento che fa saltare lo spettatore sulla sedia è quando Sudeep si muove ma la sua immagine riflessa nello specchio resta immobile. Per il resto le emozioni che il film suscita sono da ricondurre ai tentativi di due genitori che fanno di tutto per guarire la figlia dalla terribile sciagura che l’ha colpita.

Alla luce di ciò, Bhoot è molto più terrificante di Phoonk.
* Vedi anche 'PHOONK (I)'

06 luglio 2009

TRAFFIC SIGNAL


Ci sono tanti modi per raccontare una storia.
Si può creare un film poetico parlando di problemi dolorosi allo stesso modo in cui si può rinunciare ad ogni appeal trattando anche una commedia romantica.
Normalmente quando si parla di povertà e di vita di strada lo si fa abbinando i primi due nomi a questi secondi due : squallore e miseria.
E ne nasce un’equazione terribile.
In una realtà quotidiana schematica e organizzata in cui chi possiede una vita disagiata viene allontanato o compatito, il messaggio del regista arriva come ghiaccio su una ferita.

Essere poveri o svolgere un lavoro più umile non significa non poter avere una vita felice e dignitosa e il film lo dimostra attraverso la storia di Silsila, giovane “coordinatore” dell’accattonaggio ad un semaforo di Mumbai, un ritratto dinamico, efficace e umano.
L’aspetto originale è stato introdurre questa figura presentandola come un ragazzo che ama il suo lavoro per quello che è e rispetta la sua gente; non guarda alla vita con rassegnazione (e qui la sorpresa) ma con convinzione e soddisfazione, accettandone il peso ma condividendone le gioie.


TRAMA
La vita quotidiana e i disordini di una grande metropoli vengono raccontati attraverso un mosaico di personaggi diversi le cui vite si intrecciano nel traffico congestionato di Mumbai.
Silsila, giovane pratico ma ancora un po’ ingenuo, viene coinvolto in un assassinio organizzato da un gangster locale, la sua storia si unisce a quella di Rani, che lascia il villaggio per trovare lavoro nella città globale, e a un un bambino Tamil che ricerca ancora i genitori dispersi.


Madhur Bhandarkar, narratore abile nel raccontare ed esporre anche i lati più scomodi della vita metropolitana (come se fosse un osservatore silenzioso e discreto), mescola gli eventi intervallando storie diverse in un plot che non è mai lineare, astenendosi dal dare giudizi e spingendo ad esaminare i molti aspetti delle situazioni, superandone la visione superficiale e scontata.

Le attività al semaforo sono un’organizzazione precisa, una vera e propria industria controllata dall’alto, mentre una folla di persone comuni è impegnata a trovare i mezzi per sopravvivere. Ma il film non è originale nella presentazione della fitta rete criminale che trae profitto dall’accattonaggio quanto nella delineazione di personaggi positivi che agiscono dal basso. Ciò che sorprende in Silsila non è tanto ciò che fa, ma lo spirito con cui lo affronta.
Il film si apre guardando attraverso i suoi occhi, raccontando la sua esperienza personale, più tardi l’orizzonte si allarga mettendo a fuoco anche i personaggi di contorno, costruendo una visione più completa, e più disincantata, dell’intero sistema.

Ranvir Shorey e Konkona Sen Sharma, si appoggiano alla storia centrale come attori non protagonisti ma finiscono per creare un proprio “film nel film”. Lontani dall’atmosfera protetta della grande famiglia di Silsila, Dominic, un tossicodipendente, e Noorie, una prostituta, costruiscono un rapporto di affetto reciproco che gli da la spinta per andare avanti, seppure sia l’esistenza dell’uno, che dell’altra, sia seriamente compromessa dalla dipendenza e dallo sfruttamento.

Riprendendo il tema centrale di Corporate, il suo film precedente, il regista continua ad attaccare la scorrettezza delle strategie aziendali. Una critica al bombardamento dei media è la scena in cui il bambino tamil acquista una delle tante creme sbiancanti per la pelle, sicuro di ottenere i risultati promessi dalla pubblicità. Le sue speranze crollano giorno dopo giorno mettendo in luce l'inganno di un messaggio promozionale del tutto sleale.


Il mio giudizio sul film : **** 4/5
Equilibrato nelle emozioni, denso di messaggi, realistico ma mai documentaristico.
E poi un buon finale, intelligente e d’impatto, che rifinisce e rende ancora più prezioso un film portato avanti benissimo.
L’abbattimento del “traffic signal” viene proposto con immagini toccanti, un congedo che ricorda un rito funebre; è la cancellazione di un punto nevralgico attorno al quale ruotava la vita di centinaia di persone che sentono sradicare in un attimo la propria identità, costretti a rinunciare ad un mondo nel quale sapevano muoversi, e al quale, nonostante tutto, erano abituati.


ANNO: 2007

REGIA: Madhur Bhandarkar

CAST:

- Kunal Khemu.................. Silsila
- Neetu Chandra................ Rani
- Ranvir Shorey................ Dominic
- Konkona Sen Sharma........... Noorie
- Sudhir Mishra................ Afzal Bhai
- Chinmay Kambli............... Tsunami
- Manish Mehta................. Gullu
- Viky Tulashkar............... Afzal
- Indira Iyer.................. Mausi
- Nassar Abdulla............... Sanjeev
- Yakub Sayeed................. Dagdu
- Manoj Joshi.................. Engeneer Sailesh Jha

COLONNA SONORA: Raju Singh, Shamir Tandon


RECENSIONI:

- The Times of India
testo originale

- Bollywod Hungama
testo originale

- Hindustan Times
testo originale


QUALCOS'ALTRO:

- In Traffic Signal il protagonista è stato chiamato Silsila (in italiano = relazione) perchè ai genitori era piaciuto il film di Yash Chopra al punto da voler trasformare il titolo in un nome proprio.

- Il prossimo lavoro di Madhur Bhandarkar (in uscita ad ottobre) sarà intitolato Jail e vedrà Neil Nitin Mukesh in un ruolo da protagonista. Clicca quì per il trailer.

EK THE POWER OF ONE


L'ho visto e ho pensato:
E' un film di intrattenimento puro, ma piacevole. Si innesta nel filone sfruttatissimo (e amatissimo dal pubblico indiano) della crime-story, e pur non aggiungendo nulla di nuovo al genere si lascia guardare con un certo interesse. La storia c'è, ed è già qualcosa. La sceneggiatura la sviluppa in modo accattivante senza eccessive implausibilità, ed è addirittura molto. Non manca una certa dose di masala, ma in quantità accettabile. Peccato che i due protagonisti, il killer e il poliziotto, siano solo appena abbozzati. Fortunatamente il soggetto conferisce loro il dovuto rilievo, e la regia - piuttosto buona - contribuisce largamente a crearne il carisma. Ma i personaggi meritavano una maggior cura e uno spessore psicologico che consentissero loro di reggersi in piedi da soli.

Poi l'ho rivisto e ho pensato:
Madonna! Ma è una schifezza!

Giudizio sintetico: film guardabile ma NON riguardabile.
Perchè guardabile? Perchè il regista è da tenere d'occhio: ha talento e potrebbe davvero stupirci con una sceneggiatura migliore. Perchè la fotografia e il montaggio sono ottimi. Perchè le scene d'azione sono ben dirette e piuttosto avvincenti. Perchè Nana Patekar è splendido come sempre, malgrado la regia (o la sceneggiatura?) abbia imposto al suo personaggio qualche caratteristica non proprio convincente.
Perchè non riguardabile? Perchè a una seconda visione tutti i lati deboli affiorano spietatamente in superficie: la storia c'è ma è un po' trita; la sceneggiatura si impegna per poi incagliarsi in un nugolo di smagliature; la regia è discontinua e alterna picchi di grande impatto visivo a deludenti sciatterie; l'aspetto masala è di vecchia concezione e annoia; i dialoghi offrono a bruciapelo battute agghiaccianti che tramortiscono il pubblico.

E veniamo all'attore protagonista.
A Bobby Deol non viene chiesto molto. Deve tacere, guardare trucemente verso la telecamera, sfoggiare abiti stilosi e un portamento 'cinematografico'. In alcune inquadrature l'effetto non è male. Ma una sola espressione è davvero poca cosa, anche per un personaggio silenzioso e glaciale come il suo. E' un peccato che la produzione non abbia scritturato un attore più dotato, o che, semplicemente, non abbia richiesto a Bobby Deol uno sforzo maggiore.

TRAMA

Nandu (Bobby Deol) è un taciturno killer professionista. Viene incastrato e deve fuggire. Assume quasi involontariamente una nuova identità. E si accorge di quanto sia difficile per lui tornare ad essere la persona di prima. Intanto un irriverente, ostinato ispettore (Nana Patekar) continua a dargli la caccia.

RECENSIONI

The Times of India: **
'La storia e la narrazione sono stantie. Bobby Deol sonnambula nel ruolo dell'assassino e si limita a sfilare sfoggiando fucili, sguardi minacciosi e trucco gotico. E' l'interpretazione di Nana Patekar a salvare questo triste film che continua ad andare alla deriva. Ecco come si presentava la vecchia Bollywood, prima che l'intelligente new wave spazzasse via le ragnatele.'
Nikhat Kazmi, 27.03.09

Hindustan Times: *
'Se la trama traballa, la sceneggiatura l'affonda. Ogni singolo aspetto di questo film totalmente insensato è un disastro. Difficile decidere cosa sia peggiore: la bizzarra pettinatura di Bobby Deol o la sua interpretazione. Persino lo stile di Nana Patekar non può rimediare ai tremendi dialoghi.'
Shashi Baliga, 27.03.09

Cinema Hindi: *** alla prima visione e ** alla seconda
Punto di forza: il montaggio, la fotografia e il sex-appeal di Nana
Punto debole: l'inespressivo Bobby Deol

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Bobby Deol ('Dostana') - Nandu
* Nana Patekar ('Ab Tak Chhappan') - l'ispettore di polizia
* Jackie Shroff ('Rangeela') - (special appearance)
* Chunkey Pandey ('D O N') - (buffissimo cameo)

Regia: Sangeeth Sivan

Sceneggiatura: Pankaj Trivedi e Sachin Shah che hanno rielaborato il soggetto originale di Trivikram Srinivas

Colonna sonora: Pritam ('Dhoom Back In Action')

Fotografia: Ramji

Montaggio: Chirag Jain

Traduzione del titolo: 'ek' significa 'uno'

Anno: 2009

CURIOSITA'

* Il film è il remake della pellicola Telugu 'Athadu'

* Bobby Deol è il figlio della leggenda di Bollywood Dharmendra ('Sholay'). L'attore Sunny Deol è suo fratello. L'attrice Esha Deol ('LOC Kargil') è sua sorella. Il talentuosissimo Abhay Deol ('Dev D') è suo cugino

* Il regista Sangeeth Sivan è il fratello del famoso direttore della fotografia - nonchè regista - Santosh Sivan ('Asoka')

* Chunkey Pandey ha iniziato la sua carriera a Bollywood alla fine degli anni Ottanta, incontrando un discreto successo come attore non protagonista. Verso la metà degli anni Novanta, durante la fulgida ascesa di superstar quali Aamir, Salman e Shah Rukh Khan, Chunkey decide di dedicarsi al cinema Bengali. Coglie un successo inaspettato, malgrado non parli quella lingua e debba essere doppiato

* Citazioni bollywoodiane: Aishwarya Rai, Shah Rukh Khan, Abhishek Bachchan ('Delhi-6'), Hrithik Roshan ('Jodhaa Akbar'), Dharmendra ('Sholay'), Sunny Deol, John Abraham ('Water')