12 novembre 2009

ALL THE BEST: FUN BEGINS


Il consolidato connubio fra l'attore Ajay Devgan e il regista Rohit Shetty sembra ormai baciato dal successo. L'anno scorso 'Golmaal Returns' vinse la sfida al botteghino in occasione del Diwali 2008. Quest'anno il traballante primato di 'Blue' sembra pericolosamente insidiato da 'All The Best: Fun Begins'.
La commedia è mediocre ma non annoia. Troppo simile ad altre dirette in passato da Shetty (nonchè a 'No Entry' di Anees Bazmee). Il pretesto che dovrebbe innescare la serie di equivoci comici è sempre lo stesso: un gruppo di amici che vive di espedienti ma che sogna di agguantare la fortuna e/o la bella di turno.

In 'All The Best' non mancano qua e là episodi esilaranti. Ajay è a suo agio ed interpreta il proprio personaggio in modo disinvolto e informale. Anche Bipasha Basu è piuttosto naturale e non sfigura accanto a Devgan. Ma la vera sorpresa è rappresentata da Ashwini Kalsekar, calata in un ruolo comico che la rende irriconoscibile (la ricordate demoniaca in 'Phoonk'?).
Il film è molto colorato, ricco di personaggi minori, con brani musicali orecchiabili. Ma la sceneggiatura è debole e le interpretazioni non sono propriamente memorabili. Shetty è innamorato del genere e si diverte un mondo, ma le sue commedie sono ben lontane dall'accuratezza e dalla solidità di quelle di Priyadarshan ('Hera Pheri'). Una maggior attenzione ai dettagli e uno sfruttamento più produttivo dei caratteristi non guasterebbero.

TRAMA

Prem (Ajay Devgan) e Vir (Fardeen Khan) sono grandi amici e conducono una vita spensierata nella speranza di sfondare un giorno con le corse di automobili e con la musica rock. Prem possiede una sgangheratissima palestra della cui gestione si occupa la moglie Jhanvi (Bipasha Basu). Vir vive grazie ad una rendita elargita dal facoltoso fratello Dharam (Sanjay Dutt), a cui Vir ha raccontato la bugia di essersi sposato. Un bel giorno Dharam, di ritorno dai suoi lunghi viaggi in giro per il mondo, piomba in casa di Vir..

RECENSIONI

The Times of India: ***
'Ajay Devgan sembra godersi il suo nuovo amore per la commedia da quando ha scoperto il proprio lato comico con la serie di 'Golmaal'. Avendo già dimostrato il suo meglio nei ruoli forti, appassionati, frementi, l'attore sta cercando di reinventare se stesso come il nuovo 'imbranato' di Bollywood. E sembra che la trasformazione stia funzionando, a dispetto del look poco burlone: Ajay si fa notare per l'interpretazione, per il tempismo comico e per le battute recitate con noncuranza. 'All The Best', realizzato dalla sua casa di produzione, gli offre l'opportunità di bissare il successo di 'Golmaal Returns'. Il film inizia così pigramente da indurre quasi lo spettatore a considerarlo un fallimento. Le prime sequenze di 'All The Best' si ostinano a mostrare un completo abbassamento di livello qualitativo in termini di trama, personaggi, tono della commedia. Ma se si è abbastanza pazienti da concedere tempo alle teste matte sullo schermo, le burlonerie cominciano a scoppiettare e la pellicola prende quota dopo l'ingresso di Sanjay Dutt. 'All The Best' regala alcuni momenti davvero divertenti, soprattutto nel secondo tempo, quando la trama procede a briglia sciolta dando vita ad un enorme caos. La colonna sonora di Pritam è brillante e ben si accoppia con l'atmosfera carnevalesca di Goa e con le feste sulla spiaggia.'
Nikhat Kazmi, 15.10.09

Hindustan Times: ***
'A Bollywood è sorto un genere inedito, la 'commedia Shetty'. Il regista di 'Golmaal' ha creato un proprio marchio di fabbrica: la caratteristica migliore delle sue commedie è che non sembrano mai ripetitive e offrono ogni volta qualcosa di nuovo. Malgrado la formula comica sia sempre la stessa (dialoghi efficaci e personaggi multipli), sino ad ora Rohit Shetty è riuscito a non cadere nello stereotipo. Sul fronte delle performance Sanjay Dutt merita pieni voti perchè provoca risate ad ogni sua apparizione sullo schermo. Sanjay si è lasciato alle spalle l'immagine di Munna Bhai e ha sviluppato un nuovo, maturo stile. L'attore ha recitato in ruoli d'azione per più di tre decadi: è quindi encomiabile che a questo stadio della carriera ri-esplori se stesso regalando trucchi comici sempre inediti. Ajay Devgan, il produttore del film, è diventato un affezionato delle pellicole di Shetty. Ajay è naturale e interpreta senza sforzo qualunque ruolo. In 'All The Best' è bravo ma non al suo meglio. Bipasha è nuova al genere comico: i principianti nelle commedie tendono a strafare, ma Bipasha ha gestito il suo ruolo in modo tale da impressionare lo spettatore con sottile tempismo comico. Mugdha Godse non entra nella pelle del suo personaggio. Di sicuro ha bisogno di un tonico per incrementare il potenziale comico. Fardeen Khan è a proprio agio e regala una buona performance. 'All The Best' ha dalla sua momenti divertenti, stuzzicanti dialoghi, un montaggio frizzante e situazioni piene di sorprese.'
Parmita Uniyal, 15.10.09

Cinema Hindi: **
Punto di forza: -
Punto debole: personaggi inconsistenti, sceneggiatura fiacca

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Ajay Devgan ('The Legend Of Bhagat Singh') - Prem Chopra
* Sanjay Dutt ('Munna Bhai') - Dharam
* Fardeen Khan ('Darling') - Vir
* Bipasha Basu ('Corporate') - Jhanvi/Principessa
* Mugdha Godse ('Fashion') - Vidya
* Johnny Lever ('Kuch Kuch Hota Hai') - Tobu
* Ashwini Kalsekar ('Phoonk') - Mary

Regia: Rohit Shetty ('Golmaal Returns')

Sceneggiatura: Robin Bhatt ('U Me Aur Hum') e Yunus Sajawal ('Partner'), da una commedia scritta da Neil e Caroline Schaffner

Colonna sonora: Pritam ('Billu')

Anno: 2009

Produzione: Devgan Films

Trailer: Clicca qui

CURIOSITA'

* Il regista Rohit Shetty è molto legato ad Ajay Devgan. Ha debuttato nel mondo del cinema collaborando alla realizzazione del film d'esordio di Devgan, 'Phool Aur Kaante' (1991). L'attore ha interpretato tutte le pellicole dirette da Shetty: 'Zameen' (2003), 'Golmaal' (2006), 'Sunday' (2008), 'Golmaal Returns' (2008) e 'All The Best: Fun Begins'

* Fardeen Khan è figlio dell'attore e regista Feroz Khan. Zayed Khan ('Main Hoon Na') è suo cugino

* Robin Bhatt ha firmato diverse sceneggiature di successo: 'Dil Hai Ki Manta Nahin' interpretato da Aamir Khan, 'Baazigar' interpretato da Shah Rukh Khan, 'Chaahat' (SRK), 'Raja Hindustani' (Aamir Khan), 'Duplicate' (SRK), 'Mela' (Aamir Khan), 'Chalte Chalte' (SRK), 'Koi Mil Gaya' e 'Krrish' interpretati da Hrithik Roshan, 'Omkara' e 'U Me Aur Hum' interpretati da Ajay Devgan. Per Rohit Shetty ha scritto anche 'Sunday' e ha collaborato alla realizzazione di 'Zameen'. Sua è la sceneggiatura del prossimo attesissimo film di Anurag Basu ('Gangster') interpretato da Hrithik Roshan, ossia 'Kites'. Per 'Baazigar' si è aggiudicato il Filmfare Award per la miglior sceneggiatura

* Citazioni bollywoodiane:
- l'attore Prem Chopra ('Delhi-6') presta al personaggio interpretato da Ajay il nome e la battuta (tratta da 'Bobby') 'my name is Prem, Prem Chopra';
- con l'acronimo del regista Ram Gopal Varma, RGV, il nuovo inquilino vorrebbe battezzare la villa nella quale si svolge gran parte della storia;
- vengono citati i due film rivali nella sfida del Diwali 2009, e cioè 'Blue' e 'Main Aurr Mrs. Khanna'

* Per saperne di più sulla sfida del Diwali 2009: Clicca qui

GOSSIP&VELENI

* Ajay Devgan è il marito di Kajol

* Bipasha Basu è (inspiegabilmente) la fidanzata di John Abraham ('No Smoking')

31 ottobre 2009

MAIN AURR MRS KHANNA


Il film non produce sazietà ma lascia una strana sensazione addosso, più o meno come mettere i piedi a terra dopo aver passato un mese intero in navigazione.
Dopo aver dato uno sguardo ai primi trailer l'impressione che avevo era un misto di curiosità e confusione, volevo assolutamente vedere questo film per riuscire a capire se quel senso di disorientamento che mi aveva provocato a pelle sarebbe stato poi smentito o confermato.

Main Aurr Mrs Khanna non è eccezionale ma forse unico nel suo genere e un buon esperimento; la storia converge sulla sua protagonista e la riveste di una mite e riservata passività, Raina Khanna, come tutte le altre figure femminili e maschili nel film, non ha (e non deve avere) una sua personalità. L'impegno di Kareena nel veicolare le emozioni del suo personaggio è totale, la sua interpretazione compie un salvataggio in extremis, e il film funziona, cresce, e, grazie a lei, resta a galla.


TRAMA
Raina, una ragazza cresciuta in orfanatrofio, sposa un uomo che ama ma che conosce appena e trascinata da lui inizia una nuova vita. Ben presto però i fallimenti professionali di Sameer iniziano ad intaccare il loro equilibrio, l'uomo parte per Singapore inseguendo un nuovo progetto e Raina si ritrova di colpo tagliata fuori; nonostante il marito le avesse organizzato un momentaneo ritorno a Delhi, le cose vanno diversamente e Raina perde il suo volo. Nell'incapacità di predere alcuna decisione da sola, si circonda di nuovi amici che la consigliano e la guidano in attesa del ritorno del suo compagno.


Difficile capire le azioni e la psicologia dei personaggi, credo che l'intenzione del regista sia stata intrappolarli in una coltre di nebbia e far apparire i loro gesti anche un po' insignificanti e meccanici. Non sarò sorpresa se il film verrà giudicato negativamente o etichettato come smorto e noioso. Solo un pazzo avrebbe potuto decidere di farlo uscire a Diwali. Main aurr Mrs Khanna non nasce per accontentare a tutti costi, e forse sono proprio la sua particolarità e il suo coraggio a renderlo qualcosa di speciale a suo modo.

Salman Khan è eccezionalmente sobrio e anche dotato di un certo charme che avevo perso di vista da Maine Pyar Kya a questa parte. Nel film è misurato, serio, piacevole come non mi sarei mai immaginata potesse essere.
Tra Sameer e Raina non c'è passione ma un distaccato quanto caloroso affetto, la ragazza appare una creatura da proteggere piuttosto che una moglie. Con cura estrema viene delineata l'assenza di personalità di Raina, si pone l'accento sulla sua lentezza nel reagire, sulla facilità con cui si lascia guidare e accetta le azioni suggerite da altri. Nonostante sia priva di verve e difficile da comprendere, Raina istaura un rapporto di simpatia con lo spettatore riconducibile soprattutto al fascino di una sempre più adulta Kareena Kapoor.


PREGI:

- Kareena Kapoor (un silenzioso uragano) e Salman Khan (una sorpresa)
- Una buona colonna sonora
- Il suo essere un film non-convenzionale, intimo e lento.


DIFETTI:

- Sohail Khan dalla presenza appena mediocre. Nonostante sia anche produttore del film, oltre che fratello di Salman, il suo contributo sulla scena è inconsistente.

- L'Item Song “Happening” in cui compare Preity Zinta. La musica, I costumi e le coreografie fanno di tutto per emulare “Kajra Re” il popolarissimo ballo di Aishwarya Rai in Bunty Aur Babli. Capisco l'ossessione di Salman per la neo-signora Bachchan ma proprio non l'ho gradito.

- Il finale da sbadiglio contagioso e la superflua apparizione di Deepika Padukone



Il mio giudizio sul film : *** 3 /5


ANNO: 2009

TRADUZIONE DEL TITOLO: Io e la signora Khanna

REGIA: Prem Soni


CAST:

- Kareena Kapoor............ Raina Khanna
- Salman Khan.................Sameer Khanna
- Sohail Khan.................. Akash
- Preity Zinta..................Haseena
- Dino Morea....................Sanjay


COLONNA SONORA: Sajid & Wajid

PLAYBACK SINGERS: Sonu Nigam, Shreya Goshal, Suzanne D'Mello, Sunidhi Chauhan, Shaan, Wajid Ali, Raja Mushtaq

COREOGRAFIE: Farah Khan e Rajiv Surti


RECENSIONI:

THE TIMES OF INDIA ** 2/5
Il disaccordo matrimoniale costituisce sempre un buon argomento per creare del dramma sullo schermo, ma solo se c'è una ragione plausibile che lo giustifichi. MAMK fallisce proprio in questo. Inoltre il film è privo di passione, di amore, di rabbia, di dolore, di gelosia. Nel tentativo di creare un dramma di basso profilo, l'esordiente regista Prem Soni spoglia la pellicola di ogni energia. La performance di Kareena è probabilmente l'unica nella sua carriera a non emozionare. Mrs. Khanna è troppo diversa dall'esuberante attrice. Anche Salman sembra essere scivolato nella modalità 'sonno': il suo serafico Mr. Khanna non esprime affatto le frustrazioni di un marito disoccupato. La letargia è talmente infettiva da contagiare persino l'effervescente Sohail Khan, i cui cameo sono sempre chiassosi. Qui si stenta a capire se il suo personaggio abbia il cuore spezzato, sia felice o indifferente.
Nikhat Kazmi, 16.10.09

Testo Originale.Clicca qui.


HINDUSTAN TIMES
E' un matrimonio bizzarro. Non che ogni matrimonio non lo sia, in qualche misura, ma questo lo è particolarmente. Senza motivo. Non c'è materiale che animi lo schermo o porti avanti la narrazione. E il vuoto viene colmato dalle canzoni. Peraltro nessuna particolarmente originale.
Mayank Shekhar, 16.10.0

Testo originale.Clicca qui


UNA CURIOSITA' :

E' presente un tributo al grande compositore Rahul Dev Burman attraverso il brano “Bade achche hain” da Balika Badhu del 1976. Il nome della protagonista di Main aurr Mrs Khanna , Raina ( che significa notte) , è stato scelto in omaggio a questa canzone citata in due momenti del film.

16 ottobre 2009

BAHAREN PHIR BHI AAYENGI


Per il fascino di Dharmendra che meglio si gusta in bianco e nero.
Per l'altera presenza di Mala Sinha, ancora in possesso di quella misteriosa magia che poi l'ha abbandonata nei suoi film in Eastmancolor.
Due buone ragioni per ricercare e guardare Baharen phir bhi aayengi, una pellicola intelligente e raffinata, incentrata sul talento della sua protagonista che è al tempo stesso la heroine e il villain della storia.


TRAMA
Jiten è un giornalista di successo ma la sua libertà di espressione viene controllata dalla nuova direttrice, Amita, che gli suggerisce di essere più cauto nell'inserimento di alcune notizie scottanti. Dopo avergli vietato di pubblicare un articolo sulle disumane condizioni lavorative degli operai di una miniera, la donna lo invita a dimettersi dalla redazione.
Solo nel momento in cui una tragedia investe il cantiere incriminato, Amita riflette sulla gravità delle sue azioni e richiama Jiten per fare di lui la sua guida.
L'ammirazione verso le capacità professionali del suo collaboratore si arricchisce piano piano di una forte attrazione, e, senza sapere che anche sua sorella Sunita ha iniziato a frequentarlo, comincia a credere di poter avere una storia con lui.


Dharmendra riceve da Guru Dutt un'eredità difficile da spendere.
Trovandosi a sostituire il regista/attore appena scomparso ha dovuto far suo un personaggio costruito su un'altra persona, riuscendo a preservare alcune caratteristiche di Dutt senza mai rinunciare ad essere se stesso.
Ricchissime di simpatica malizia molte delle sue scene girate con Tanuja, notevole la sua disinvoltura nel cambiare continuamente registro.

Dalle prime immagini fino al climax, Mala Sinha porta avanti un'interpretazione da incubi notturni per qualsiasi aspirante attrice voglia intraprendere la stessa carriera.
La star di Pyaasa rende Amita una statua distante ed altera e la sua pelle bianchissima diviene quasi marmo perlato; nonostante il copione le imponga di dosare freddezza e imponenza, la sua partecipazione è totale.
Capace di dare un'anima ad un personaggio difficile (oltre che moralmente discutibile) Mala mostra tutto il coraggio che in veste di Amita è obbligata a nascondere.


Punti di forza:

Le interpretazioni magistrali (10 e lode a Mala Sinha, Dharmendra, Tanuja e Rehman)
La trama coinvolgente
L'eccezionale qualità della fotografia.
Un riconoscimento speciale al/la costumista di Mala Sinha, gli abiti che indossa sono meravigliosi e perfettamente intonati con il carattere del suo personaggio.


Punti deboli:

La colonna sonora , incapace di competere con le altre produzioni Guru Dutt Films
Qualche personaggio secondario di troppo che distrae dalla storia principale.


Il mio giudizio sul film: *** 3,5 /5


ANNO: 1966

TRADUZIONE DEL TITOLO: Tornerà ancora la primavera

REGIA: Shaheed Latif

CAST:

- Mala Sinha..................... Amita
- Dharmendra................... Jiten
- Tanuja............................ Sunita
- Rehman........................ Mr Varma
- Deven Verma................ Vikram
- Jhonny Walker.............. Chunni


COLONNA SONORA: O.P. Nayyar

PLAYBACK SINGERS: Mahendra Kapoor, Asha Bhosle, Mohammad Rafi

07 ottobre 2009

DIL BOLE HADIPPA!


Una costante partita a dama (o criket, giusto per restare in tema) tra i suoi punti forti e gli elementi che sembrano inseriti apposta per stritolarlo, una competizione all'ultimo sangue che si conclude con un mezzo sorriso. Forse è merito degli occhi verdi di Rani o dei pantaloni attillati di Shahid se da un totale disastro riesco pure a divertirmi e vedere positivo.
Potenzialmente interessante ma perso in un brodino d'incertezza, Dil Bole Hadippa è soprattuto un'occasione mancata.

TRAMA
Veera sogna di giocare a criket e le sue abilità la rendono più forte dei suoi coetanei di sesso opposto ma nessuno la prende sul serio. Nel frattempo la squadra locale è in preda a una frustrazione storica dovuta a diciannove anni di sconfitte consecutive dalle quali sembra non essere destinata ad uscire. Travestita da uomo, Veera si spaccia per Veer Pratap Singh e conquista l'attenzione del nuovo capitano oltre che un posto in prima linea nella squadra. Per quanto durerà l'inganno?


Rani è bella come non mai e così giovane da sembrare la sorella minore di Shahid. Dil Bole Hadippa la rimette in carreggiata proponendo l'energia giocosa che l'aveva contraddistinta in Bunty aur Babli e le ridona una nuova adolescenza. Ma non è il suo film e la situazione le sfugge di mano.
C'è troppa insicurezza nell'approcciare la telecamera in veste di Veer piuttosto che di Veera, poca cura nella caratterizzazione del suo doppio ruolo, troppa stanchezza e tensione che si accumulano fino a raggiungere gli spettatori.
Rani non si è accorta che sta portando avanti la sua carriera al contrario? Prima una serie di titoli meravigliosi e adesso torna a fare la gavetta. Ammirevole il suo coraggio, ma è il momento di diventare più esigenti nella scelta delle pellicole da interpretare, pensando solo a ruoli adatti a valorizzare il suo talento.
Sarebbe bastato poco per rendere più credibile il suo alter-ego maschile, magari un look più naturale, dei movimenti più disinvolti, una migliore modulazione della voce, o più semplicemente...evitare di apparire in campo con la French manicure.
Di chi è colpa? Dei costumisti? Degli sceneggiatori? Del regista? Io non voglio credere che Rani non abbia saputo fare di meglio, devo trovare per forza qualcun altro a cui scaricare la responsabilità.

Shahid Kapoor, capitolo a parte.
Se qualcuno non si fosse ancora accorto del potenziale di questo ragazzo, anche solo basandosi sulle sue ultime uscite, potrà farsi un'idea della direzione in cui sta andando e della velocità con cui corre dritto alla meta. Shahid in questo film ha un personaggio finto, inutile, pure un po' maschilista e di sicuro troppo antipatico. Il copione gli ordina di camminare un metro da terra e aprezzare la sua corteggiatrice in bikini (Sherlyn Chopra, su lei no comment). Quando va bene è solo snob, quando va male è addirittura offensivo. Merito suo e di nessun altro se è riuscito a farsi amare nonostante la cospirazione portata avanti nei suoi confronti.

La storia inizia scatenando un certo entusiasmo ma scivola via mano a mano che si avvicina la partita finale. Troppo radicale la sovrapposizione tra gli elementi positivi abbinati alla vita di villaggio indiana contrapposti allo spauracchio della tremenda perdizione in cui naufragano gli emigrati a Londra. Non sono esami a chi si aggiudica il voto più alto in condotta. O no?
Nel tentativo di scindere lo schieramento dei buoni da quello dei cattivi, c'è il rischio che tutti i personaggi finiscano per diventare antipatici.


Il mio giudizio sul film : ** 2,5 / 5

Pollice in alto solo per :

- L'intrattenimento di base. Il film non prende il volo ma può essere un buon passatempo

- La frizzante colonna sonora capitanata dal divertente brano “Hadippa”

- Le picturizations delle canzoni. Tutte da 10 e lode. Le immagini più divertenti in “Bangra Bistar”, mentre Rani è costretta a cimentarsi in un ballo maschile corteggiando Rakhee Sawant

- Una buona sintonia tra Shahid e Rani. Sarà il caso di testarla nuovamente....

- La bellezza del paesaggio agricolo e i suoi mille colori celebrati in riprese meravigliose

- La scena degli equivoci nello spogliatoio, assurda ma piuttosto divertente.


ANNO: 2009

TRADUZIONE DEL TITOLO: Il cuore dice Hadippa!! (evviva!!)

REGIA: Anurag Singh

CAST:

- Rani Mukherjee …............ Veera / Veer
- Shahid Kapoor................Rohan
- Anupam Kher..................Vikram
- Poonam Dhillon...............Yamini
- Rakhee Sawant................Shanno
- Sherilyn Chopra..............Sonya


COLONNA SONORA : Pritam

PLAYBACK SINGERS: Shreya Goshal, Sonu Nigam, Sunidhi Chahuan, Alisha Chinoy, Mika Singh

COREOGRAFIE: Vaibhavi Merchant


RECENSIONI:

- Bollywood Hungama ** 2/5


- The Times of India *** 3,5/5
Il cuore di 'Dil Bole Hadippa!' è certamente al posto giusto, ma la pellicola non riesce a sedurre il pubblico: non è un'accattivante commedia romantica nè un vero film sportivo. DBH fallisce nel costruire la tensione drammatica che troviamo nel climax di 'Lagaan'. Peggio: le canzoni - poco allettanti - interrompono il flusso narrativo. Comunque la pellicola ha i suoi buoni momenti, ed anche gli attori fanno del loro meglio. DBH è stato concepito come veicolo di ritorno sullo schermo per Rani Mukherjee, e il film le offre ampie opportunità di mostrare le sue doti: commedia, dramma, danze... Rani fa tutto, e recita con lo stesso abbandono che l'ha resa cara a milioni di spettatori. Ma a volte sembra troppo ansiosa di impressionare favorevolmente il pubblico. Kapoor è sobrio ed efficace. Avijit Ghosh, 18.09.09
( testo originale)


- Hindustan Times * 1,5 /5
Completamente priva di contesto, la pellicola perde terreno imbonimento dopo imbonimento: la bonomia indo-pachistana, l'idea di un'indianità superiore alla cultura occidentale, la retorica del potere alle donne, il delirio per il cricket, le aspirazioni di provincia. Sedetevi e stupitevi. DBH è stato interamente concepito attorno all'attrice protagonista. Lei è dignitosa, come sempre, ma cos'è questo film? Mayank Shekhar, 19.09.09
( testo originale )

SITO UFFICIALE DEL FILM Clicca QUI.


QUALCOS'ALTRO:

- Veer Pratap Singh è il nome del protagonista di Veer Zaara, interpretato da Shahrukh Khan.

- Poonam Dhillon, vanitosa heroine degli anni '80, è nel film la madre di Shahid Kapoor

- La canzone suonata dalla banda che accoglie Rohan all'aeroporto è “Papa Kehte hain” dal film Qayamat se Qayamat tak. Vengono citati anche Dilwale Dulhania le jayenge e Hum aapke hain kaun, inoltre, Rakhee Sawant si esibisce imitando Aishwarya in Dhoom 2 e in Bunty aur Babli

01 ottobre 2009

SAHIB BIBI AUR GHULAM


Anche se Kaagaz ke Phool è ufficialmente l'ultimo film firmato da Guru Dutt, sono in pochi a credere che la regia di questo capolavoro sia stata portata avanti solo dal suo collaboratore Abrar Alvi. Tratto dall'omonimo romanzo di Bimal Mitra, Sahib Bibi aur Ghulam racconta la decadenza di una famiglia aristocratica ai tempi della dominazione britannica vista attraverso gli occhi di un ragazzo che vi giunge per la prima volta.


TRAMA

Boothnath si trasferisce a Calcutta dopo aver completato gli studi e inizia a lavorare per una ditta subordinata ad una famiglia di propietari terrieri ; le sue finestre si affacciano sulla loro dimora ed ogni sera il ragazzo ascolta con trasporto il canto di una donna abbandonata dal marito. Nei suoi primi passi verso l'età adulta assaggia la realtà esterna al suo villaggio, smette di muoversi per forza d'inerzia e mano a mano che scopre se stesso viene colto da nuovi desideri.
Discreto osservatore , quasi invisibile ma sempre presente, diviso tra l'adorazione verso una donna che non potrà mai avere (ma della quale è in grado di comprendere ogni singolo pensiero), e la curiosità scatenata da una sua giocosa coetanea, Jabba.


Il film si apre e si chiude con le immagini della demolizione totale della lussuosa casa padronale. Tra vizi, maltrattamenti e crimini insabbiati, risalta l'unutilità dell'autosacrificio nell'intento di preservare legami che si logorano.
I membri familiari più anziani cospirano per tenere nascosto quello che reputano il loro anello debole, ossia la fragile Chote Bahu, una donna che non vuole assolutamente accontentarsi del posto che le viene assegnato; soffocata tra le mura di casa, annoiata dai lussi di cui può ricoprirsi, frustrata dai continui tradimenti del marito, perde la sicurezza nel suo fascino e si abbandona all'alcol.
Che il regista avesse già predetto il futuro di Meena Kumari? Che l'attrice si sia identificata così tanto nel suo personaggio al punto di seguirlo fino al tragico epilogo?
Le ultime scene del film, che sovrappongono l'immagine della bellissima Meena a quelle dei resti di Chote Bahu nascosti tra le rovine, risultano ancora più inquietanti alla luce di quelle che sono state poi le sue vicende personali.

Magistrale il modo in cui il regista (che sia Alvi o lo stesso Dutt) ha scelto di girare il primo incontro tra il timidissimo Boothnath e la maestosa Chote Bahu : la telecamera è guidata dal timore del ragazzo, che ha paura anche solo ad alzare gli occhi di fronte alla donna. Le inquadrature si posano quindi sui dettagli, il pavimento, il tappetto, I suoi piedi, il bindi e la linea del sindoor, e solo dopo un po', Guru Dutt (e quindi la telecamera) trova il coraggio per alzare lo sguardo e mostrarci la sua figura completa.

Sahib Bibi aur Ghulam presenta una catena di passioni ossessive, non ricambiate, scandite dalle sensuali esibizioni della cortigiana, il brano con cui viene introdotta sullo schermo è "Meri jaan achcha nahin itna sitam" / (mio amato non è giusto tormentarmi così), la donna alimenta la follia e le illusioni di una società in decadenza e incarna un malessere, una tentazione dalla quale Chote Sarkar non riesce più a staccarsi.

Jabba, interpretata da Waheeda Rehman, resta quasi un personaggio di sfondo, eppure a lei è affidata una delle sequenze più belle di tutto il film : la canzone “Meri baat rahi mere man mein” / (Tutte le parole non dette restano chiuse dentro di me) , abbinata ad un collage di ricordi che si intervallano al buio mentre il suo volto perfetto viene accarezzato da una debolissima luce.
Waheeda posa di fronte alle telecamere come se stesse attendendo di essere dipinta in un ritratto. Guru Dutt doveva amarla davvero tanto per averle riservato un momento così speciale.


Il mio giudizio sul film ***** 5/5


ANNO: 1962

TRADUZIONE DEL TITOLO: Il signore, la signora e il servitore

REGIA : Abrar Alvi (?)
Picturization delle canzoni (solo?) a cura di Guru Dutt

CAST:

Meena Kumari................... Chote Bahu
Guru Dutt.......................Boothnath
Waheeda Rehman.............. Jabba
Rehman..........................Chote Sarkar
Nasir Hussain....................Suvinoy Babu
Dhumal...........................Bansi
D.K. Sapru......................Majhle Sarkar
Pratima Devi......................Badi Bahu


COLONNA SONORA: Hemnant Kumar (musica) Shakeel Badayuni (testi)

PLAYBACK SINGERS: Geeta Dutt, Asha Bhosle.

Due curiosità : Tutte le canzoni sono interpretate solo da voci femminili.
Geeta Roy, moglie di Guru Dutt, si rifiutò di incidere i brani in cui sullo schermo sarebbe comparsa l'amante del marito, Waheeda Rehman, decise così per la prima volta di prestare la sua voce solo a Meena Kumari.



QUALCOS'ALTRO:

- La famiglia Choudhurys viene identificata anche con il titolo di “Zamindar”, una classe di proprietari terrieri nata sotto la dominazione Mughal, “Haveli” è invece il termine Hindi con cui viene indicata una villa padronale

- Durante le riprese del film Guru Dutt tentò il suicidio per la terza volta, l'evento spiacevole bloccò tutto per alcuni giorni. Se l'attore non si fosse rimesso in piedi in fretta per tornare sul set probabilmente sarebbe stato sostituito da Shashi Kapoor.

- Chote Bahu e Chote Sarkar non vengono mai chiamati per nome ma solo con il loro appellativo familiare .

- Nelle fasi di revisione e montaggio una scena andò perduta, il momento in cui Meena Kumari appoggia la testa sulle gambe di Guru Dutt. La sequenza venne giudicata poco coerente con il rapporto tra i due personaggi nel film, che si comprendono, si confidano, ma restano divisi da una distanza di rispetto.

- Sia Deepa Mehta che Rituparno Ghosh avevano espresso il desiderio di girare un remake di Sahib Bibi aur Ghulam ma il progetto non è mai venuto alla luce. La cosa strana è che da un anno a questa parte circolano foto di Priyanka Chopra nella celebre posa di Chote Bahu. Si tratta solo di un servizio fotografico? C'è veramente qualcosa di più grosso in ballo?
Priyanka Chopra nei panni di Meena Kumari? Ma come osa?? Affidandomi all'intelligenza di due registi di grande talento mi auguro veramente che dietro i gossip non si nasconda una mezza verità.

- Sahib Bibi aur Ghulam vinse ben 4 Filmfare Awards (Best Movie, Best Director, Best Actress, Best Cinematograher) venne candidato all'Oscar come Miglior film straniero e partecipò al Festival di Berlino (1963) nominato come Miglior Film dell'anno.

29 settembre 2009

LUCK


Gli ingredienti di Luck sono: un attore di esperienza, Sunjay Dutt, che interpreta un boss della malavita indiana, un esordiente lanciato verso il successo, Imran Khan, nel ruolo di un ragazzo eccezionalmente favorito dalla fortuna, una presenza femminile, Shruti Haasan, per un tocco romantico, infine, una trovata insolita attorno alla quale costruire tutta la trama e grazie a cui inserire scene d'azione di grande impatto. Sembrerebbe non mancare niente, eppure qualcosa non ha funzionato.
Nonostante ci sia grande interesse a Bollywood per le pellicole d'azione e lo sviluppo di effetti speciali degni dei film made in USA, il deludente risultato al box office di Luck dimostra che mischiare malamente adrenalina e sentimento quasi mai è sufficiente: gli spettatori indiani sono abituati a qualcosa di meglio.

TRAMA
Un gruppo di persone sono reclutate dal boss della malavita Moussa (Sanjay Dutt), perchè si sfidino in un gioco al massacro in cui conta solo la sorte. Ognuna di esse ha un motivo diverso per essere coinvolta, ma tutte vogliono aggiudicarsi il grosso premio finale, mentre, nel mondo, scommettitori anonimi puntano sul possibile vincitore.

RECENSIONI

The Times of India: **1/2
Luck ha uno stile pesante e sembra essersi completamente dimenticato del copione. Così tanto che il film è come un realty show, più esteso, nel quale nessuno dei personaggi è capace di colpire con una connessione emotiva lo spettatore. Ironicamente i personaggi rimangono tutti ai margini, nessuno in grado di trasmettere la disperazione che li ha portati a essere coinvolti in folli situazioni come quella di saltare da un aereoplano con un paracadute che potrebbe non aprirsi, nuotare in mezzo agli squali, o puntarsi una pistola alla tempia l'uno con l'altro. Sinceramente non si sente nessuna empatia per Imran Khan che lascia la madre per l'entroterra sudafricano, a causa dei pesanti debiti lasciati dal padre suicida. E nemmeno si versano lascrime per il patriotico maggiore, Mithunda, che ha bisogno di soldi per la moglie morente. O per la pakistana quindicenne, Chitrashi Rawat, che gareggia sui cammelli mavorrebbe comprarsi una Lexus. E definitivamente non per il serial killer Ravi Kissen...
La trama è esile e serve solo come collante per una serie di scene d'azione che non sono poi così adrenaliniche...
Nikhat Kazmi, 24.07.2009
La recensione completa

Bollywood Hungama: ***
Allacciatevi le cinture e tenetevi pronti per un vero action movie in stile hollywood. Pensateci, Bollywood non ha sfornato tante pellicole d'azione quante commedie. C'è una mancanza. Ma Luck ha colmato questa lacuna. Statene certi non avevate più visto tali effetti da Dhoom 2...ma il film scivola a causa dello sviluppo della storia che passa, nella seconda ora, da avvincente a debole...
By Taran Adarsh, 24.07.2009
La recensione completa

Diana * 1/5
In Luck si parla di fortuna, quella fortuna che occorre al tavolo da gioco o grazie alla quale capita di essere l'unico sopravvissuto di un incidente catastrofico. Raghav Kapoor, per esempio, interpretato da Ravi Kissen, è un assassino condannato alla pena di morte ma, al momento della sua impiccagione, la corda si spezza ed egli si salva perchè un'esecuzione non può essere ripetuta. Tutti i partecipanti alla scommessa di Moussa hanno dimostrato che il destino è dalla loro parte. Il più fortunato tra loro potrà sopravvivere, essere il vincitore e guadagnare una notevole somma di denaro.
Sembra divertente? Lo sarebbe se non fosse che, come è facile immaginare, chiunque sia spinto a scommettere la propria vita in cambio di soldi deve trovarsi in una situazione disperata. Al via allora con un' insopportabile carrellata di storie drammatiche: chi ha lasciato a casa una moglie morente, chi paga gli errori di una sorella irresponsabile, chi ha una madre sola sopraffatta dai debiti.
Si può parlare davvero di fortuna quando un ragazzo è in grado di pescare, tra centinaia, il biglietto vincente alla lotteria ma suo padre è morto suicida?

Il bello:
- Chitrashi Rawat, è stato un piacere rivedere sullo schermo l'attrice, giocatrice di hockey, che interpretò la piccola Komal in Chak de India!
- La sequenza iniziale, Sanjay Dutt che sfreccia bendato tra i treni in corsa è mitico.

Il brutto:
- La storia, assurda ma, quel che è peggio, poco intelligente e a tratti involontariamente comica.
- Imran Khan, davvero troppo convinto di se stesso.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

Sanjay Dutt - Karim Moussa
Imran Khan - Ram Mehra
Shruti Haasan - Ayesha Kumar e Natasha Kumar
Danny Denzongpa - Lakhan Tamang
Mithun Chakraborty - Major Jabbar Pratap Singh
Ravi Kishan - Raghav Kapoor
Chitrashi Rawat - Shortcut
Rati Agnihotri - Savitri Mehra (la madre di Ram)
Rupa Ganguly - Priya Singh (la oglie di Jawar Pratap)
Kota Srinivasa Rao - Swami
Snita Mahey - Angela

Diretto da Soham Shah (Kaal)

Scritto da Soham Shah e Renzil D'Silva (Rang De Basanti, Aks)

Musiche: Salim e Sulaiman Merchant (Rab Ne Bana Di Jodi)

Anno: 2009

Distribuito da Indian Films

CURIOSITA'

- Renzil D'Silva ha diretto l'atteso Kurbaan, con Kareena Kapoor e Saif Ali Khan, prodotto dalla Dharma Productions di Karan Johar che ha collaborato alla stesura della storia insieme allo stesso Renzil D'Silva. Kurbaan uscirà il prossimo novembre.

- Imran Khan si è iscritto, di recente, su Twitter e aggiorna la sua pagina con regolarità.

26 settembre 2009

A G Y A A T


Una troupe cinematografica si reca nella remota giungla cingalese per girare un film con il grande divo del cinema Sherman e la bellissima attrice Aasha. Moorthy, il produttore, è riuscito ad ingaggiarla con il ricatto. Sujal, l'aiuto regista, attendeva da tempo una tale occasione perché ha una cotta esagerata per Aasha, senza accorgersi che la sua assistente Sameera è perdutamente innamorata di lui. Oltre a loro, il gruppo comprende anche JJ (il regista), Rakka (che si occupa delle scene d'azione), Laxman (il tuttofare che segue Sherman ovunque) e Shakky (il direttore della fotografia).
A causa di un guasto alla cinepresa le riprese si interrompono. Per ammazzare il tempo, la troupe decide di fare una gita nel profondo della giungla guidata da Setu, un indigeno che sa perfettamente come orientarsi. Purtroppo Setu scompare e viene ritrovato morto poche ore dopo. I protagonisti cercano di ritrovare da soli la strada per tornare all'accampamento dal quale sono partiti ma si ritrovano inspiegabilmente sempre nello stesso punto.
La foresta tropicale se li prende uno ad uno...

Anno: 2009

Attori:

Pryianka/Nisha Kothari (Aasha)
Nitin Reddy (Sujal)
Gautam Rode (Sherman)
Rasika Duggal (Sameera)
Ishtiyak Khan (Laxman)
Ravi Kale (Rakka)
Howard Rosemeyer (JJ)
Ishrat Ali (Moorthy)
Kali Prasad (Shakky)
Joy Fernandes (Setu)

Recensione: *
La locandina è la parte migliore di Agyaat.
Varma deve ringraziare chi ha pubblicizzato il suo film creando un'aspettativa nettamente al di sopra del contenuto. Come nelle ultime imprese cinematografiche ispirate al genere horror a cui ha partecipato, i personaggi sono ben costruiti, al contrario della trama che lascia il tempo che trova. Sono decisamente più interessanti i battibecchi tra Sherman e Rakka o la love story tra Sujal, Aasha e la delusa Sameera dell'entità assassina. Se Varma si fosse concentrato maggiormente sulle tensioni dei protagonisti intrappolati in mezzo al nulla senza via d'uscita e avesse lasciato perdere l'entità soprannaturale assetata di sangue, probabilmente il risultato sarebbe stato migliore.
Agyaat raggiunge limiti inaccettabili per un regista del suo calibro: sembra una pellicola girata da un giovane emergente (e se così fosse allora si potrebbe anche apprezzare per l'originalità). Varma non può non sapere che un horror non funziona se la forza oscura che perseguita gli attori non viene né identificata né motivata, quantomeno nel finale! In The Blair Witch Project c'è una presunta strega, in Gehrayee è uno spirito in cerca di vendetta, ma questo essere (sempre che sia un essere) che cos'è? Come uccide? Perché lo fa? Mah, non ci è dato saperlo. L'idea che è in programma un sequel non stuzzica minimamente la curiosità.

Musica:
La musica di sottofondo che Varma ha dimostrato saper utilizzare molto bene nei suoi precedenti horror e che terrorizza lo spettatore quasi più delle immagini, in Agyaat è mediocre. Il regista tralascia di curare i dettagli, che sono il punto di forza di tutti i suoi film.
La coreografia del balletto finale è piuttosto carina, peccato che sia relegata in un angolino dello schermo. Dato il livello degli altri pezzi musicali, avrebbe forse meritato una considerazione migliore, invece che fungere da semplice accompagnamento dei titoli di coda.

Curiosità:
* RGV ha in programma di girare il sequel di Agyaat. La coppia di sopravvissuti Kothari-Reddy racconterà l'accaduto alla polizia e l'orrore li raggiungerà perfino in città.
* RGV è famoso per dare un tocco sexy ai suoi film mostrando le star in bikini; questa volta è il turno della bellissima Pryianka Kothari.
* Durante le riprese erano in atto gli scontri con le Tigri Tamil a soli 20 km dal luogo in cui si trovava la troupe.

17 settembre 2009

BAGHBAN


Ravi Chopra nutriva questo progetto da tempo, voleva scritturare Dilip Kumar e Rakhee Gulzar per una storia d'amore tra una coppia matura ma il film si perse nei meandri della produzione e le riprese non iniziarono mai.
Con un distacco di quasi trent'anni viene ripresa in mano l'idea immaginandoci i volti di Amitabh Bachchan e Hema Malini (la loro ultima collaborazione era stata Nastik nel 1983) e alla storia base iniziarono ad aggiungersi altri personaggi, la trama si fece più complessa e articolata, e, nonostante i rifiuti di Juhi Chawla e Shahrukh Khan, (scritturati per i ruoli che poi andarono a Mahima Chaundhry e Salman Khan) il film fu completato e uscì nelle sale nel 2003.

TRAMA

Raj e Pooja hanno passato una vita insieme, il loro rapporto è una simbiosi totale; senza curarsi degli anni sono ancora belli, vitali, affiatati, credono di aver creato una famiglia perfetta. Ma è veramente tutto splendido come sembra?
Nel momento in cui esprimono il desiderio di passare più tempo con figli e nipoti impallidiscono di fronte ad una risposta inaspettata, nessuno li vuole tra i piedi e vengono scaricati da una famiglia all'altra come un pacco postale. Delusi di aver sacrificato fino all'ultimo risparmio per il benessere di coloro che gli hanno chiuso la porta in faccia, riscoprono una nuova giovinezza e si dedicano a tutto ciò che finora avevano solo rimandato.


Proponendo una storia che smonta a pezzi l'immagine della famiglia patriarcale e unita, il film insiste sulla sensazione di disagio che i due protagonisti provano nel vedere crollare le loro aspettative. Dopo una prima parte esclusivamente introduttiva, che si intervalla da un festeggiamento all'altro, la storia inizia a svilupparsi solo da metà film e si fa sempre più densa e coinvolgente.
Costretti a separarsi, dato che nessuno dei figli vuole assumersi la responsabilità di tutte e due, Pooja e Raj interrompono la loro simbiosi per la prima volta dopo quarantanni; nella lontananza rivivono le attese dell'adolescenza e si cercano come fossero due ragazzini al primo incontro, progettano un futuro insieme e si concedono i vizi dei quali si erano sempre privati.
Ricercando una nuova identità dopo la pensione e lo sgretolarsi delle illusioni portate avanti negli anni, si slegano dai vincoli familiari e provano a recuperare il tempo perduto.

Emotivo, duro ma carico di sensazioni, Baghban vive grazie ad una sublime interpretazione di Amitabh Bachchan, questa volta fragile e nostalgico, irrimediabilmente innamorato della sua donna che continua a guardare con affetto e desiderio. Il dio del cinema indiano non sbaglia un colpo, scalda il cuore degli spettatori e canta con la sua voce ben tre brani della colonna sonora (tra cui “Main yahaan tum wahan” la commovente serenata al telefono).


Il mio giudizio sul film : *** 3,5/5

DA VEDERE PER : un emozionante e nobile Amitabh Bachchan, un'ottima storia, una buona regia

DIFETTUCCI: Ritmi troppo lenti nella prima parte, troppo spazio concesso alla storia tra Salman Khan e Mahima Chaudhry, la superflua festa di S. Valentino.


RECENSIONI:

- Bollywood Hungama (testo originale)
- Movie IndiaTimes (testo originale)

ANNO: 2003

TRADUZIONE DEL TITOLO: termine vicino a “giardiniere” nel senso di “far crescere con cura” o “guardiano” per esprimere “colui che sorveglia e ne è responsabile”

REGIA: Ravi Chopra

CAST:

Amitabh Bachchan...........Raj
Hema Malini......................Pooja
Salman Khan....................Alok
Mahima Chaudhry..........Arpita
Aman Verma...................Ajay
Samir Soni.......................Sanjay
Divya Dutta....................Reena
Paresh Rawal..................Hemant
Riimi Sen.........................Payal


COLONNA SONORA : Adesh Srivastav

PLAYBACK SINGERS: Amitabh Bachchan, Alka Yagnik, Udit Narayan, Richa Sharma, Sukhwinder Singh, Sudesh Bhonsle

16 settembre 2009

M A S T


Tutto ci saremmo aspettati da un regista tosto come Ram Gopal Varma tranne che uno zuccheroso musical, una tenera storia d'amore, un film sui sogni adolescenziali, una fiaba a lieto fine. Varma non sembra navigare in acque familiari, e appare un poco disorientato: 'Mast' rappresenta, nella filmografia di RGV, la seconda incursione in territorio bollywoodiano dopo il leggendario 'Rangeela', senza purtroppo ripeterne la magia. Rare le inquadrature mozzafiato e le sequenze originali tipiche del suo cinema. La pellicola è curata, certo, ma si stenta a credere che sia firmata da lui.

'Mast' è un omaggio alla divina Sri Devi, attrice di cui il regista, da ragazzo, era follemente innamorato. E chi altra poteva interpretare il sogno cinematografico del giovane protagonista del film se non l'allora compagna di Varma, Urmila Matondkar? Un vero banchetto per il nostro RGV, non c'è che dire, ma la tempesta ormonale provocata da tanta abbondanza ha un po' nuociuto al risultato finale.
'Mast' è una favola dolce che si lascia seguire con piacere. Il protagonista, Kittu, è tutti noi: chi non vorrebbe agguantare per davvero un sogno di celluloide? Ma è anche una commedia un po' inconsistente. Qualche lacuna nella sceneggiatura, soprattutto nel secondo tempo; una recitazione dignitosa ma non indimenticabile da parte di Aftab Shivdasani - nell'aspetto e nei modi ricorda vagamente Aamir Khan, peccato non sia riuscito ad eguagliarlo in personalità: Kittu è simpatico, si fa voler bene, ma non impressiona -; un personaggio, quello di Mallika, non ben costruito.
Di contro, la colonna sonora è fresca e molto piacevole; le coreografie sono gradevoli e a tratti inedite; l'abilità tecnica di Urmila come ballerina non si discute; nei brani danzati la fotografia, le scenografie, i costumi sono brillanti; i caratteristi impeccabili - con l'esclusione di Sheetal Suvarna. Una menzione speciale per Neeraj Vora e per il suo effervescente cameo.

Gli aspetti di 'Mast' dai quali si riconosce l'inconfondibile marchio RGV:
- l'argomento cinema, la vera unica ossessione di Varma, è onnipresente;
- l'ironia: sul giornalismo scandalistico, sui titoli dei film Hindi, sulle famiglie che regolano le vite e le carriere delle giovani future star, sulla figura del 'villain', sul pathos;
- gli originalissimi titoli di testa;
- la visualizzazione del brano strumentale interpretato da Urmila.

Le coreografie meritano un'analisi più approfondita. 'Mast' è un musical, e in quanto tale è ricco di brani: 8 cantati e uno strumentale.
1 - 'Hua Main Mast' (Rosemeyer): il realismo delle strade di Pune per Kittu si alterna ai fantasmagorici set artefatti per Mallika. Urmila in costumi stravaganti e in pose plastiche;
2 - 'Mere Hero' (Rosemeyer): coreografia molto divertente, imperniata ancor più del brano precedente sulle fantasie del giovane Kittu. Mallika esce dallo schermo. Kittu si identifica con l'eroe del film (che 'non è Govinda e non è Shah Rukh Khan'). La location è il Tirolo. L'ironia sulla funzione dell'eroe nelle pellicole Hindi è potente. E il finale davvero esilarante;
3 - 'Aasman Kaheta' (Rosemeyer): Antara e Urmila, due ballerine d'eccezione, insieme sullo schermo ma in un'occasione sprecata. Antara non muove un passo (peccato). La location mozzafiato è la Namibia;
4 - 'Pucho Na Yaar' (Farah Khan): forse la coreografia più dolce e più buffa di tutto il film. Inizio al rallentatore, nella miglior tradizione di Farah. Solo uomini sul set, e, a parte Aftab, non si può proprio dire che ballino. Ma la coreografia è molto ironica e ottimamente costruita. L'abbinamento RGV/Farah Khan pare funzionare a meraviglia (chi l'avrebbe detto?);
5 - 'Rama Krishna' (Rosemeyer): coreografia molto tecnica, un vero tributo di classe al miglior musical americano. Tutta da guardare. Urmila sempre all'altezza;
6 - 'Ruki Ruki' (Farah Khan): Farah a briglia sciolta! Dopo aver ideato per 'Dil Se' - diretto da Mani Ratnam e prodotto da Varma - la trascinante coreografia sul treno di 'Chayya Chayya', qui non si pone limiti nell'uso dei mezzi di trasporto. Sullo sfondo un Sud Africa fiabesco. Urmila e Aftab ballano allegri su treni, battelli, persino barche a rimorchio...
7 - 'Mast' (Rosemeyer): Urmila si offre in tutta la sua espressività;
8 - 'Sunatha Dekha Tha' (Rosemeyer): la coreografia più spontanea e naturale. I quattro ragazzi ballano fra loro, apparentemente noncuranti della camera, nel giardino di casa. Ancora una volta Antara e Urmila insieme. La coreografia è piacevole ma certo non mette in luce le sbalorditive doti tecniche delle due attrici;
9 - manca all'appello la coreografia del brano strumentale, probabilmente intitolato 'Mallika' e probabilmente coreografato da Farah. Qui si sente la mano pesante del regista: il coreografo si è piegato al volere di Varma e costruisce una peccaminosa coreografia attorno ad una sensualissima Urmila.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE:

- la confusione nella sala cinematografica;
- il monologo ossessivo del tassista arrivato dal Sud (come lo stesso RGV) che conia un nuovo insulto tutto dedicato a Boney Kapoor, reo di aver impalmato l'irraggiungibile Sri Devi;
- la passione del padre di Kittu per Rekha.

TRAMA

Kittu (Aftab Shivdasani) è uno studente spensierato e allegro. Perennemente al cinema, consegue pessimi risultati a scuola, ma coltiva un grande sogno: incontrare la sua star preferita, Mallika (Urmila Matondkar). All'ennesima pagella negativa, il padre (Dalip Tahil), esasperato, strappa i poster e le fotografie di Mallika che tappezzano la stanza del figlio. Kittu non sopporta l'oltraggio e scappa a Mumbai per coronare il suo sogno.

RECENSIONI

Cinema Hindi: ***1/2 'Mast' sembra non essere all'altezza di un regista come Ram Gopal Varma, ma alcune sequenze sono state girate in Italia - parliamo del 1999, quando la conoscenza dell'Europa da parte dei cineasti Indiani non andava oltre Londra e le Alpi Svizzere - e quindi mostriamo la nostra gratitudine al regista regalando al film mezza stella in più
Punto di forza: il sogno
Punto debole: il personaggio di Mallika; un secondo tempo anonimo; un finale debolmente costruito

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Aftab Shivdasani ('Nishabd') - Kittu
* Urmila Matondkar ('Rangeela') - Mallika
* Antara Mali ('Naach') - Nisha
* Dalip Tahil ('Hello') - il padre di Kittu
* Smita Jaykar ('Devdas') - la madre di Kittu
* Sheetal Suvarna - la sorella di Kittu
* Govind Namdeo ('Satta') - lo zio di Mallika
* Neeraj Vora ('Company') - Usman
* Rajpal Yadav ('Chandni Bar') - cameriere

Regia e produzione: Ram Gopal Varma

Soggetto, sceneggiatura, dialoghi: Vinod Ranganathan e Ramesh Khatkar (anche assistente alla regia)

Colonna sonora: Sandeep Chowta ('Company')

Coreografia: Farah Khan ('Om Shanti Om') e Howard Rosemeyer ('Josh', 'Pareneeta')

Fotografia: Piyush Shah ('Salaam-E-Ishq')

Scenografia: Samir Chanda ('Ghajini')

Costumi: Manish Malhotra ('Billu')

Award: Zee e Screen award per il miglior debutto maschile assegnato ad Aftab

Traduzione del titolo: 'spensierato'. Pushker precisa: amante della vita e che sa goderne ogni minuto. Gina K. ci spiega che 'great mast item' è una forma in slang che significa 'ragazza sexy'. Nel glossario del romanzo Il rumore dell'acqua, il termine viene così tradotto: 'Letteralmente 'sono su di giri'. Verso memorabile della canzone sexy del popolare film hindi Mast, che significa divertirsi o essere eccitati. Il titolo del film ha un significato sessuale: un elefante in calore è mast'. (Un personaggio dell'opera canta sotto la doccia 'Mein mast! Han-han mast!').

Anno: 1999

CURIOSITA'

* 'Mast' contiene alcune sequenze girate in location straniere, abitudine consolidata nella cinematografia popolare Hindi ma sempre avversata da Ram Gopal Varma. Oltre al Tirolo Italiano e Austriaco, possiamo ammirare la Namibia e il Sud Africa

* Aftab Shivdasani ha debuttato in un ruolo adulto proprio con 'Mast'. All'epoca della distribuzione del film aveva 21 anni. Urmila 25

* Antara Mali ha debuttato nel 1999 interpretando due film diretti da RGV: 'Mast' e 'Prema Katha'. Nel 2005 ha co-diretto, scritto e interpretato il film 'Mr. Ya Miss', co-prodotto da Ram Gopal Varma

* Neeraj Vora ha vinto lo Screen Award per la sceneggiatura e i dialoghi di 'Hera Pheri'. Ha diretto (e scritto) il sequel, 'Phir Hera Pheri'. Recentemente è stato distribuito 'Shortkut - The Con Is On', sempre diretto da Vora

* Howard Rosemeyer ha debuttato come coreografo proprio in 'Mast'. E ha recitato, fra gli altri, in 'Chalte Chalte' e 'Pareeneta'

* Nel film di Deepa Mehta 'Bollywood/Hollywood' si mostrano delle sequenze da 'Mast'

* Citazioni bollywoodiane:
- imperdibile il finto cartellone cinematografico con Urmila e Shah Rukh Khan. Nella realtà i due hanno girato insieme un solo film, l'imbarazzante 'Chamatkar';
- nel brano 'Mere Hero' sono nominati sia Govinda che SRK;
- citati Sri Devi, Boney Kapoor, Kajol, Manisha Koirala ('Company'), Sonali Bendre ('Sarfarosh'), Karisma Kapoor ('Raja Hindustani'), Amitabh Bachchan, Salman Khan e (in un modo godibilissimo) Rekha ('Lajja')

* Sri Devi, classe 1963 (più giovane di un anno di RGV), ha recitato in pellicole in diverse lingue Indiane. E' sposata col produttore Boney Kapoor, fratello di Anil Kapoor ('Slumdog Millionaire'). Varma è riuscito a coronare il suo sogno adolescenziale di dirigere l'attrice sul set: 'Kshana Kshanam' nel 1991 (secondo film del regista), e 'Govinda Govinda' nel 1993, entrambi in lingua Telugu

* 'Mast' è l'unica pellicola diretta da RGV coreografata da Farah Khan. E possiamo ammirare per l'unica volta le due fiamme di Varma insieme sullo schermo: Urmila e Antara

* Manish Malhotra ha disegnato i costumi per Urmila anche in 'Satya' e in 'Rangeela', entrambi diretti da RGV

GOSSIP&VELENI

* Fra le ex fidanzate di Aftab spicca il nome di Esha Deol ('Darling')

* Pare che Antara Mali sia stata la fiamma di Ram Gopal Varma subito dopo la clamorosa rottura con Urmila

* Kittu è decisamente tutti noi: chi non vorrebbe un poster altezza uomo di Shah Rukh Khan e Aamir Khan appeso alla porta della propria camera da letto? E che sogno consegnare una pizza a casa loro! Ma soprattutto CHE SODDISFAZIONE RAPIRE I DUE KHAN ROMPENDO UN VASO IN TESTA ALLE RISPETTIVE CONSORTI!

08 settembre 2009

NO SMOKING


To do is to be
Plato

To be is to do
Socrates

Do Be Do Be Do
Sinatra

Così inizia No Smoking di Anurag Kashyap, regista, classe 1972, che si era già fatto notare nel 2004 con Black Friday.
Kashyap torna con una pellicola inaspettata, spiazzando i critici e i suoi fan grazie ad una storia inconsueta, tratta da un racconto di Sthefen King, Quitters Inc., pubblicato in Italia nell'antologia di racconti A volte ritornano del 1978. No Smoking è un film sorprendente, pensato e diretto con grande ironia e decisamente nuovo, sia nei contenuti che nella realizzazione, nel panorama del cinema indiano.

TRAMA

K è un uomo attraente, ricco ed egocentrico con il vizio del fumo. Senza una reale intenzione di abbandonare la sua dipendenza K, per accontentare la giovane moglie e su consiglio di un vecchio amico, accetta un incontro a Prayogshaala, un centro di riabilitazione dove vengono curate le cattive abitudini. Presto i metodi violenti e coercitivi utilizzati al Prayogshaala si riveleranno molto più pericolosi e nocivi delle sigarette stesse.

RECENSIONI

The Times of India: * 1/2
K potrebbe essere Kafka. Ma K potrebbe stare anche per "confusione". Non è facile tradurre la Metamorfosi di Kafka sul grande schermo. In più non tutti possono essere Lars von Trier e usare i film come metafora, senza perdere di significato e di comprensibilità. Vi ricordate Dogville?... ma mentre il romanzo di Kafka è un'accusa all'autoritarismo ed al conformismo, No Smoking lascia sconcertati e disperatamente alla ricerca di una logica...
Nikhat Kazmi, 27 ottobre 2007
La recensione integrale

Hindustan Times: *
...Aaah l'adorabile, bravissimo, Kashyap ha adesso scritto e diretto No Smoking. In cui John Abraham con una barba alla Gulzar, fuma sigarette, nuota in una vasca, visita uno stravagante gruppo per curarsi (dal fumo non dai bagni)... Signori, il film è così inusuale, non convenzionale, audace. E' originale, originale ragazzi. Portatemi un doppio whisky per favore. Devo celebrare. Assomiglia, però, così tanto a Quitters Inc. di Stephen King portato sullo schermo nell'horror Cat’s Eye nel 1985. Cosa fare Mr Genio? Noi poveri idioti critici, STUPIDI, feccia della terra, guardiamo anche i dvd. E sì, in realtà Abraham deve ancora imparare il Ka Kha Ga (l'A B C) della recitazione...Signor Kashyap, il suo genio è accecante. Grazie per un Quitters Inc., ambientato a Mumbai e in Siberia. E se me lo chiedete, a questo punto, io non voglio smettere di fumare ma voglio smetterla con Kashyap...
Khalid Mohamed, 26 ottobre 2007
La recensione integrale

Diana ***** 5/5
Come in un lavoro di David Lynch sogno e realtà si fondono e come in una pièce di Ionesco la messa in scena dell'assurdo diventa rappresentazione dell'esistenza: tanto più la situazione è surreale quanto più il concetto espresso è rafforzato. Il primo tempo di No Smoking è uno spasso, il secondo è più cupo e lugubre ma efficace.
No Smoking è un film sulla libertà di scelta: intelligente, divertente, impeccabile.

Il bello:
- John Abraham è perfetto nella parte di K, ha la faccia giusta, il fisico giusto e l'atteggiamento giusto: le scene in cui si aggira tra la camera e il bagno, con un asciugamano intorno ai fianchi e la sigaretta in bocca, guardandosi allo specchio, sono tra le riprese più divertenti che mi sia mai capitato di vedere.
- Sempre John Abraham/K: arrogante, incurante, egocentrico. Una mattina, chiede alla moglie che cosa desidera come regalo per il loro anniversario di matrimonio, quando lei risponde: il divorzio, lui, senza scomporsi, ribatte: avevo pensato a qualcosa di meno costoso.
- Le sequenze oniriche.
- L'irrinunciabile desiderio di K di fumare: non importa quanto una cosa possa essere sbagliata, molesta o malsana, ogni essere umano ha una naturale, solenne, intoccabile inclinazione a decide per se stesso.

Il brutto: niente.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

John Abraham - K
Ayesha Takia - Anjali / Annie
Paresh Rawal - Shri Shri Prakash Guru Ghantal Baba Bengali Sealdahwale
Ranvir Shorey - Abbas Tyerwalla
Joy Fernandes - Alex

Scritto e diretto da Anurag Kashyap

Musiche: Vishal Bhardwaj (Kaminey)

Anno: 2007

Distribuito da Eros Entertainment

CURIOSITA'

- Anurag Kashyap in questi giorni è al Lido nelle vesti di giurato della 66° Mostra del Cinema di Venezia.

- No Smoking nell'anno della sua uscita nei cinema, 2007, è stato presentato in Italia al Festival del Cinema di Roma.

- John Abraham ha una relazione, vivace ma stabile, con Bipasha Basu (Dhoom 2, Bachna Ae Haseeno), che compare in No Smoking in una special appearance.

- In No Smoking appare Anurag Kashyap per un cameo.

Il sito ufficiale del film
Il sito ufficiale di Anurag Kashyap
Il sito ufficiale di John Abraham

04 settembre 2009

GEHRAYEE


Ambientato nei dintorni di Bangalore, “Gehrayee” parla di una famiglia benestante (i Bassapa), che deve far fronte a sopraggiunte difficoltà economiche. Di conseguenza, decide di vendere la propria tenuta fuori città a un'impresa che sfrutterà il terreno per costruire un'industria. Il servo Baswa, che per anni si è preso cura di quella terra e che vi è molto legato, è disperato e vuole a tutti i costi fermare la vendita.

I Bassapa tornano nella loro abitazione in città, ma niente sarà più lo stesso.
Una sera, mentre aspettano che il figlio Nandu torni dal lavoro, ricevono una telefonata che li informa che il ragazzo ha avuto un incidente in motorino e che si trova in ospedale. Stanno per correre da lui, quando Nandu entra in casa sereno e sorridente. Nessuno riesce a spiegarsi chi possa aver fatto uno scherzo di così cattivo gusto.

Nei giorni seguenti è la giovane figlia Umakka a comportarsi in modo strano: i suoi voti a scuola peggiorano, è maleducata con gli insegnanti e violenta con le compagne di classe. Preoccupati per la doppia personalità di Umakka, i genitori si rivolgono ad uno specialista. Le condizioni della ragazzina continuano a peggiorare e la sua aggressività aumenta.

Anno: 1980

Regista: Aruna Raje, Vikas Desai

Attori:

Shreeram Lagoo (Chenna Bassapa)
Anant Nag (Nandu Bassapa)
Padmini Kolhapure (Umakka Bassapa)
Indrani Mukherjee (Saroja Bassapa)
Amrish Puri (officiante di riti tantrici)

Musiche: Laxmikanth Pyarelal

Recensione: *****

Semplicemente incredibile e originale! Credo sia unico nel suo genere.
In “Gehrayee” i coniugi Raje-Desai terrorizzano lo spettatore senza mostrargli assolutamente niente!

Oltre alla bravura degli attori che riescono a coinvolgere lo spettatore, i colpi di scena sono ben dosati e la trama non è assolutamente scontata. All'inizio del film ero praticamente certa di dovermi sorbire un'altra versione de “L'esorcista”... mi sbagliavo di grosso. Entrambi parlano di una bambina posseduta, però le analogie si esauriscono qui. “L'esorcista” puntava a scioccare il pubblico mettendo in scena una giovane Linda Blair indemoniata e un esorcismo, comunemente praticato, ma considerato tabù per la Chiesa cattolica [1] alle prese con la società moderna. In “Gehrayee”, invece, la possessione è solo il pretesto per smascherare l'apparente limpidezza di una famiglia borghese. Quando Umakka inizia a comportarsi non più come la bambina educata che è sempre stata, le tensioni famigliari esplodono. Nessun aiuto esterno, né quello di uno psichiatra, che convince i genitori a sottoporre Umakka all'elettroshock, né un officiante di riti tantrici, rivelatosi senza scrupoli, riuscirà a ripristinare la tranquillità. Proprio nel momento in cui la famiglia dovrebbe essere unita attorno al suo componente più fragile, si sgretola. A quel punto sembra che tutte le colpe ricadano sul padre, uomo dispotico e insensibile di fronte alla sofferenza altrui.

“Gehrayee” significa “profondità”, si riferisce all'inevitabile caduta nel baratro a cui conduce la grettezza umana.
Verso il finale, il tentativo di Nandu di distanziarsi dal padre sembra prospettare una speranza: non tutti gli uomini sono meschini e preoccupati solamente per il proprio benessere. Sarà davvero così? L'ultima scena è mozzafiato.

[1] Negli Stati Uniti ci sono delle correnti religiose di ispirazione cristiana che praticano esorcismi pubblici.

Curiosità:

* “Gehrayee” è stato accolto positivamente dalla critica, come quasi tutti gli altri film della coppia Raje-Vikas.

* I coniugi Raje-Vikas hanno divorziato e, ovviamente, non lavorano più assieme.

* Vikas Desai ha raccontato un incidente inquietante avvenuto nei giorni delle riprese di “Gehrayee”. Vikas e consorte erano seduti in soggiorno, quando hanno sentito provenire delle grida dalla cucina. Accorsi sul posto, hanno trovato una cameriera stesa a terra che ha rivolto loro delle minacce con una voce dal tono insolitamente maschile, proprio come quella di Umakka. I due hanno pensato bene di allontanarsi e dimenticare l'accaduto.

03 settembre 2009

MR & MRS 55


Avere tra le mani un film di Guru Dutt è già sinonimo di una serata importante. Che siano drammatici, critici o leggeri, i suoi film hanno come prerogativa essenziale l’estrema qualità tecnica ed emotiva, oltre che una storia sempre gradevole e interessante potenziata da una superba fotografia in bianco e nero. Cosa chiedere di più?

Mr & Mrs 55 è nettamente diverso dai film di Dutt che avevo visto finora, privato della malinconia che accompagnerà i suoi titoli più toccanti (Pyaasa, Kaagaz ke phool); sboccia sottoforma di radiosa commedia, stringe a sè il pubblico dal primo minuto all’ultimo, sorprende mostrando lati nuovi e inaspettati dei suoi protagonisti e travolge con una colonna sonora dagli arrangiamenti inconsueti.


TRAMA
Anita sta per ereditare una fortuna ma una scomoda clausola la obbliga a sposarsi prima di poter diventare milionaria.
Seppur impegnata a corteggiare disperatamente un tennista e dalle idee poco chiare, la ragazza cerca di escogitare con la zia un piano per farle incassare il denaro senza compromettere la sua libertà. Dopo vari tentativi arriva l’idea giusta: adescare un giovane squattrinato proponendogli un fruttuoso matrimonio d’interesse, naturalmente seguito da un tempestivo divorzio. Ma non tutto procede secondo i piani…


Il film è incentrato su una gioiosa ed eclettica Madhubala, la sua carica vitale in questo film è contagiosa e disarmante; sono le linee morbide del suo viso a guidare i movimenti della telecamera e la scoppiettante eloquenza che la contraddistingue ben si sposa con gli sguardi silenziosi e intensi di Guru Dutt.

Come vuole la tradizione dei film di Dutt, ritroviamo Jhonny Walker in un personaggio di contorno che sviluppa una sua simpatica storia parallela. Imperdibile il suo duetto con Yasmine in "Jaane Kahan Mehra".
Lalita Pawar, sempre ironica ed eccellente, è una villain tutta al femminile. La sua Sita Devi , una donna furbissima quanto avida, è in perenne lotta con gli uomini ed ansiosa di costruire per sua nipote un futuro lontano da qualsiasi legame affettivo.
Vero stendardo del femminismo più acuto, la zia scettica diviene assolutamente adorabile.

Nella molteplice veste di protagonista, regista e produttore, Guru Dutt segue ogni passo del film ed è custode di quella piacevole naturalezza che distingue Mr & Mrs 55 da altre pellicole somiglianti. Meravigliosa, e non ne avevo dubbi, la sua performance.
Nel continuo gioco di provocazioni, il momento più eclatante è la celebre canzone “Neele Aasmani” un capriccioso tango della gelosia in cui gli sguardi di Dutt sovrastano la scena fino a far scomparire tutto il resto. L’ammiccante cantante che sembra leggere nei pensieri dei protagonisti è Cokoo, la sensuale item girl nel brano "Ek, do, teen" in Awaara.

Il mio giudizio sul film : **** 4,5 /5


ANNO: 1955

REGIA: Guru Dutt

CAST :

- Madhubala……… Anita
- Guru Dutt……… Pritam
- Lalita Pawar……… Sita Devi
- Jhonny Walker…… Jhonny
- Yasmine……………Julie
- Tun Tun…………… Lilie
- Cukoo………… apparizione speciale in “Neele Aasmani”
- Al Nasir…………… Ramesh


COLONNA SONORA: di O.P Mayer e testi di Majrooh Sultanpuri
Particolarissima ed elemento indispensabile nella narrazione. Piacevoli canzoni ma anche una meravigliosa background score che accompagna tutto il film.

PLAYBACK SINGERS: Mohammad Rafi, Geeta Dutt


QUALCOS’ALTRO:

- Geeta Dutt, celebre playback singer, era sposata con il regista Guru, la loro fu un’ unione tremendamente burrascosa, resa ancora più instabile dalla relazione dell'uomo con l’attrice Waheeda Rehman.

- Il protagonista del film, Pritam, è un fumettista che disegna vignette ispirate alla sua vita privata, anche in Hum Tum, di Kunal Kohli, ritroviamo un personaggio simile.