30 ottobre 2011

BHUMIKA



Considerato tra i migliori lavori di Shyam Benegal, Bhumika è un racconto lento e sofferto che ferisce per la natura dei suoi contenuti ma ammalia per la qualità delle interpretazioni e la cura nell’architettura narrativa. Un presente sbiadito si intreccia a ricordi girati in seppia prima che irrompano i colori e le luci di scena dell’industria cinematografica. Vestita di seta lucente, vistosamente truccata, cavigliere e fiori nei capelli, Usha / Urvashi  si presenta al suo pubblico con un’esibizione di danza nel set, la troupe è in fermento, le ragazze più inesperte la seguono, i tecnici la fissano estasiati, il suo sguardo trascina la telecamera con una malinconia che seduce mentre i passi veloci nascondono un’energia solo apparente. Smita Patil ha sentito il personaggio, l’ha fatto muovere, camminare, respirare, le ha prestato il suo volto, gli occhi intensi e il nero conturbante dei suoi capelli, ha fatto tremare le sue mani davanti alla sorpresa e al dolore, le ha dato la speranza di continuare a cercare, l’ha resa raggiante come una giovane sposa, ha spento le emozioni senza fiatare di fronte alle gabbie decise dal destino.


TRAMA
Usha (Smita Patil) viene spinta dalla madre ad entrare nel mondo del cinema ancora bambina, inizia come playback singer per divenire poi una delle attrici più richieste. All’apice della sua carriera i gossip la avvicinano all’attore Rajan (Anant Nang) quando invece è segretamente incinta di un amico di famiglia molto più grande di lei (Amol Palekar). Dopo il fallimento del matrimonio la donna cerca nuove relazioni , con un regista ombroso (Naseruddin Shah) e con un ricco proprietario terriero (Amrish Puri), ma le illusioni crollano e la sua vita torna di nuovo al punto di partenza: il piccolo appartamento di Mumbai, la pioggia, la solitudine e la sua professione nello spettacolo.


Smita Patil , insieme a Naseruddin Shah e Shabana Azmi, è stata una delle maggiori personalità della New Wave del Cinema Parallelo prodotto in India tra gli Anni ’70 e gli ’80, impossibile non restare folgorati dalla sua forte presenza scenica e dell’intensità, a volte inquietante, dei suoi sguardi. Smita ha prediletto ruoli controversi e scene drammatiche, profonde discese nell’interiorità dei personaggi ed esplorazioni dei molteplici aspetti dell’essere donna. Le innegabili doti dell’attrice, purtroppo prematuramente scomparsa, non smettono di destare meraviglia e ammirazione.
Il film è un viaggio tutto al femminile verso la totale disillusione, la riappacificazione con la solitudine e con la propria identità. Le figure maschili sono deboli, ipocrite e insensibili, sembrano loro piuttosto che l’attrice sul set a dover indossare delle maschere e portare avanti un ruolo con battute circostanziali, parole vuote e lusinghe. Uomini che non amano, che sfruttano, che schiavizzano, che  nascondono la prima moglie inferma o celano il loro passato agli occhi della nuova conquista. Gelidi di fronte ai sentimenti, attratti solo da una bellezza ormonale ed estetica, pronti a stancarsi facilmente e passare oltre, come se niente fosse.
Usha è una donna indipendente ma fragile, sa essere pratica e adattarsi a nuove situazioni, riesce a gestire la sua immagine pubblica eppur fallisce nell’individuare la natura dei suoi legami affettivi e non smette di raccontarsi bugie; ripetutamente si inganna, non vuole riconoscere di essere circondata dal nulla, prova a pensare al futuro ma continua a scegliere il passato e per abitudine si unisce all’uomo sbagliato.  La protagonista ha la tendenza a spingersi verso l’ignoto per poi correre nuovamente verso ciò che le è familiare, riascolta il vecchio disco della nonna, cerca rifugio tra gli alberi del giardino, tra le braccia dell’uomo che conosce da una vita o sotto casa dell’attore la corteggiava da ragazza, si guarda riflessa allo specchio negli attimi di tensione o di paura. La continuità di certi elementi ormai fissi nella sua vita divengono una spiaggia su cui riposare quando anche le novità si rivelano inaspettatamente tristi.
Le situazioni si ripetono, la donna lascia la vita di prima e prova ad iniziare daccapo, cede alle attenzioni di Sunil perchè l’uomo è attratto dal suo spirito ribelle e li accomuna la stessa inquietudine. Il personaggio , forse il più complesso profilo maschile del film interpretato da un grandissimo Naseruddin Shah, è l’artista  sensibile ma nichilista, o meglio, la proiezione di esso. Gli eventi sembrano provare che la creatività e il dono dell’intelletto non rendono la persona più completa e profonda, anzi, l’arte stessa diventa un rifugio dal terrore della mediocrità di un’esistenza come tante. I punti di vista dell'ombroso regista sono affascinanti,   il modo in cui esce di scena fa però riflettere attorno ai limiti e alle contraddizioni di questa figura,  lasciando il pubblico a chiedersi se la sua emotività non sia stata solo di facciata e quindi  nient'altro che uno dei tanti ruoli.  
Fuggendo nuovamente dal marito geloso e sfruttatore (Amol Palekrar)  Usha incontrerà Vinayak (Amrish Puri) l’altero nobiluomo che le prometterà una vita serena per poi soffocarla nelle regole asfissianti della sua rigida impostazione patriarcale. La donna desidera reinventarsi e spogliarsi dell’abito di scena (per lei materializzazione delle ipocrisie)  ed è così disperata nel suo intento che sceglie con fretta e non riesce ad accorgersi né della freddezza, nè della malafede degli altri. Anche se cerca di voltare le spalle al passato i suoi volti e le sue situazioni ritornano e tutto comincia da dove è iniziato.
Ogni elemento è curato con attenzione, le ambientazioni, le battute e persino i silenzi. Il passare degli anni si può avvertire da dettagli come il variare dei modelli di automobili e acconciature o le differenze nelle tipologie di set in cui Usha sta lavorando, da avventure di cappa e spada al mitologico, fino a storie d’amore e melodrammi. La fotografia di Govind Nihalani propone un duplice racconto in bianco nero e a colori,  tinte e luci che sembrano impazzire ed esplodere nel numero musicale di apertura e chiusura. Smita Patil è impeccabile come tutti i co-protagonisti, lo script è solidissimo, la regia audace, la storia è un sofferto confluire  di eventi sbagliati, fin troppo realistica da lasciare amarezza.  

Il mio giudizio sul film : ***** 5/5


ANNO: 1977

REGIA : Shyam Benegal

TRADUZIONE DEL TITOLO : Il ruolo

CAST
Smita Patil ………………….. Usha
Amol Palekar ………………….. Keshav
Naseruddin Shah ………………… Sunil Verma
Amrish Puri …………….. Vinayak
Anant Nang …………………. Rajan


COLONNA SONORA : Vanraj Bhatia, testi di Majrooh Sultanpuri

PLAYBACK SINGERS: Chandru Atma, Firoz Dastur, Uttara Kelkar, Saraswati Rane, Preeti Saagar e Bhupendra.



QUALCOS’ALTRO:

La trama del film è ispirata alla biografia dell’attrice marathi Hansa Wadkar dal titolo Sangtya Haika

Bhumika è stato dichiarato miglior film dell’anno alla cerimonia dei Filmfare Awards nel 1978, nello stesso anno Smita Patil si è aggiudicata il National Award come Miglior Attrice Protagonista

Urvashi, il nome d'arte scelto da Usha al suo ingresso nel mondo dello spettacolo, è legato ad una figura della mitologia hindu, la danzatrice celeste.

Bhumika : The Roles of Smita Patil è il nome dell’esposizione temporanea tenutasi nel 2010 presso il Lincoln Centre di New York, curata dalla sorella minore Manya Patil.

29 ottobre 2011

BODYGUARD

A Siddique, regista e sceneggiatore, il soggetto di Bodyguard, di cui del resto è l'autore, dev'essere sembrato proprio convincente. Tra il 2010 e il 2011 si è infatti dedicato a dirigere una versione Malayalam (Bodyguard), Tamil (Kaavalan) ed ora Hindi di questa storia. Il box office lo ha premiato: Bodyguard nel giorno d'uscita ha totalizzato un incasso record, la miglior apertura di tutti tempi.
La critica invece si è divisa, insieme alle recensioni positive sono arrivate secche bocciature.

TRAMA

Lovely Singh (Salman Khan), di professione bodyguard, è ingaggiato per proteggere Divya (Kareena Kapoor), la figlia di Sartaj Rana (Raj Babbar), l'uomo che salvò la vita della madre di Lovely quando era incinta.
Lovely ha tutte le intenzioni di tenere fede all'impegno con diligenza e professionalità ma badare a Divya, capricciosetta figlia di papà, non sarà uno scherzo.

RECENSIONI

The Times of India **1/2
I film di Salman Khan sfidano quasi sempre la logica, e, noncuranti della qualità, al botteghino seguono delle norme proprie. Tutto ciò di cui hanno bisogno perchè le folle si accalchino, applaudano e sfiorino l'isteria è il marchio di fabbrica, il tocco di Salman Khan: un Salman ad alto tasso di testosterone, un Salman dai movimenti pelvici, un Salman onnipotente, un tornado umano, impacciato in amore, e sì, in primo luogo un Salman a torso nudo. Shakerate e il risultato è assicurato, il botteghino suona a festa, e al diavolo la storia. E' accaduto di nuovo: Bodyguard è stato accolto da una folla tumultuosa, ma il baccano non può coprire il fatto che in Bodyguard non succede nulla. Il primo tempo è estremamente ripetitivo. La storia d'amore è rappresentata in modo infantile, le conversazioni telefoniche sono interminabili. E come se ciò non bastasse ad annoiare a morte, ecco l'altrettanto zoppicante vena comica. La pellicola emette scintille solo nelle scene d'azione. I combattimenti sono coreografati benissimo. Dal punto di vista delle performance, Bodyguard non ha molto di cui vantarsi. Salman è al suo solito, Kareena ha visto giorni migliori. Del resto corteggiare un cellulare per la maggior parte del tempo non deve costituire un ruolo troppo stimolante. Il film, un remake di un successo del cinema del sud, finirà col diventare un blockbuster, anche se è perlopiù una spacconata (bluster).
Nikhat Kazmi, 01.09.11
La recensione integrale.

Hindustan Times * 1/2
Il climax: si sa cosa succederà. L'eroe di mezz'età, mezzo nudo, flette i bicipiti gonfi, mostra il torace scolpito e depilato, gli addominali quasi perfetti, prima di picchiare il villain. E' ciò che gli appassionati della vecchia Bollywood chiamerebbero il momento culminante. Che si è in parte già visto perchè la scena, inevitabilmente, era finita nel trailer. Stesso discorso per i dialoghi che sono la trappola del film. E poi c'è la colonna sonora, che inizia con un brano idealmente bhangra (Desi Beats), continua con una canzone melodica dai toni alti e dalla voce nasale, sedativa, che induce a meditare su un amante reale o immaginario (Teri Meri), ed ecco l'item number da accogliere con fischi e schiamazzi (Aa Gaya Hai Bodyguard, visualizzato da Katrina Kaif). Queste sono le principali ragioni per cui la metà dei deretani del nord dell'India si allocano sulle poltroncine dei cinema per il blockbuster del super Khan, la proposta per l'Id del 2011. La formula è nota, naturalmente. Ma i risultati forse non sarebbero gli stessi se l'inesplicabile Salman Khan non fosse parte dell'equazione. Non conta cosa l'attore faccia, tanto venderà. Non cercate logica nel pubblico tribale. E' già successo con Rajendra Kumar negli anni sessanta, con Rajesh Khanna poco dopo, con Akshay Kumar più recentemente, eccetera. Può essere una breve fase. La fatica inevitabilmente si avverte, anche in Bodyguard, ma per ora Salman è salvaguardato e protetto dal box office (Wanted, Dabangg, Ready). Per quanto riguarda il film, cosa volete sapere? Faccia dura, occhi orgogliosi nascosti da lenti scure, gambe larghe, braccia roteanti, camicia attillata, calzoni attillati. L'eroina guida la parata modaiola e ridacchia. Ecco cosa la superstar dovrebbe fare in futuro: i remake di tutti i recenti blockbuster tamil di Rajinikanth, perchè è questo che il supereroe da cartone animato Salman sta diventando per il pubblico hindi, il Rajinikanth dell'eccitabile nord. E provate a pronunciare una parola contro quei due in internet. Verrete adeguatamente messi al corrente delle fatali conseguenze della pura blasfemia. Lo so: fa paura. Una guardia del corpo, per favore. Grazie.
Mayank Shekhar, 31.08.11
La recensione integrale.

Diana **
Avete presente Wanted e Dabangg? Ecco, scordateveli.  
Bodyguard è un'occasione mancata.  Con un attore dalla presenza scenica espolsiva come quella di Salman e una star come Kareena, non dovrebbe essere difficile mettere insieme un film dignitoso e magari piacevole, oltre che una superhit. Basta volerlo. Gli incassi sono arrivati, ma Bodyguard è molto al di sotto delle aspettative.
La trama è solo un pretesto perchè l'eroe e l'eroina si trovino via via in situazioni divertenti, pericolose e romantiche. Peccato che le gag siano più urtanti che comiche e la storia d'amore puerile in modo sconcertante. Peggio ancora della costruzione della storia e della narrazione sono i ruoli pensati per Salman Khan e Kareena Kapoor. Lui, un professionista infallibile di un'ingenuità improbabile, si lascia prendere in giro da una ragazzetta pigra e viziata (una delle parti più antipatiche interpretate da Kareena in tutta la sua cariera). Si aggiunga un finale alla "volemosebene" e il disastro è servito. Peccato. Un vero spreco.

Il bello:
- La frase cult di Salman: "Fammi un favore: non farmi mai favori"
- I primi 15 minuti del film. L'entrata in scena di Salman. Bicipiti guizzanti e talmente grossi da non permettergli di accostare le braccia al busto, occhiali neri o sguardo assassino, il suo noto senso del ritmo, un salto da un treno in corsa e  una scazzottata meravigliosamente alla Salman, sono tutte promesse che non verranno mantenute.
- Molte delle scene d'azione mostrano un certo gusto per il divetimento e senso dell'ironia. Al centoduesimo minuto un getto d'acqua strappa di dosso la camicia a Salman lasciandolo a torso nudo.

Il brutto:
- La comicità demenziale a carico di nani, gay e obesi. Dobbiamo ridere?
- Kareena Kapoor scappa terrorizzata da una minaccia spaventosa che la insegue: un elicottero giocattolo telecomandato. Una scena che vi metterà in imbarazzo.
- Non ho mai visto nel cinema Hindi una scena d'amore più brutta di quella in cui Lovely (Salman Khan) dichiara il suo amore a Divya (Kareena). Tutti quelli che aspettano solo che lei e lui si amino per sempre rimarranno malissimo.

LA SCHEDA DEL FILM

Cast:
Lovely Singh - Salman Khan
Divya - Kareena Kapoor
Sartaj Rana - Raj Babbar
Maya - Hazel Keech
Tsunami Singh - Rajat Rawail
Shekhar - Asrani
Ranjan Mahatre - Mahesh Manjrekar
Bindra - Sharat Saxena
Special appearance - Katrina Kaif as herself 

Scritto e diretto da Siddique

Prodotto da  Atul e Alvira Agnihotri con Reliance Entertainment

Musiche di  Himesh Reshammiya e Pritam Chakraborty

Coreografie di Ganesh Acharya, Vaibhavi Merchant e Vishnudeva

Distribuito da Reliance Entertainment

Anno 2011

ZeeCine Awards 2012
- Best Debut Director - Siddique

CURIOSITA'

- La voce di Chhaya (l'alter ego telefonico di Divya) è quella di Karisma Kapoor, la sorella maggiore di Kareena.

- Molto carina la partecipazione di Katrina Kaif alla title song. Katrina e Salman hanno avuto una relazione di sei anni, iniziata nel 2004. Ecco il video della title song.

- Il making di una delle hit di Bodyguard, Desi Beat.

- Per leggere la recensione di Caterina della versione Tamil, Kaavalan, con Vijay e Asin, clicca qui.

Il sito ufficiale del film.

28 ottobre 2011

MR. PERFECT


Come la pasta di mandorle sopra il budino al cioccolato. Satura facilmente.
Il film inizia male e finisce ancora peggio lasciando il pubblico annoiato e insoddisfatto. La storia è rutinaria e pasticciata, avendo timore di muoversi anche solo di un centimetro dalle formule prestabilite il regista propone l’ennesima variante del love triangle al centro del quale c’è (caso strano) un NRI figo, ricco e intraprendente, a contenderlo (altra punta di originalità) due ragazze ugualmente affascinanti e ben vestite, la prima tradizionalista e saggia, la seconda procace e moderna. Così difficile immaginare chi avrà la meglio? Anche no.

TRAMA
Vicky (Prabhas) vive in Australia  sogna una carriera brillante ed è deciso ad incontrare una donna identica a lui che non gli sia d’intralcio verso il raggiungimento dei suoi obiettivi. La famiglia, nel frattempo, vuole riportarlo al villaggio d’origine e cerca di combinargli un matrimonio con la bellissima Priya (Kajal Agarwal) certi che davanti alle molteplici virtù della sposa nessun uomo saprebbe tirarsi indietro.


Malgrado il titolo tutto si dimostra il trionfo dell’imperfezione, un regno idilliaco per gli sbadigli selvaggi. Prabhas e Kajal svaligiano uno shoppig mall e passano il tempo a cambiarsi d’abito, saltando di firma in firma, dimenticando completamente che dovrebbero girare un film e quindi recitare.
Kajal Agarwal è un volto adorabile e, quando vuole, un’attrice espressiva ma di questi ruoli fabbricati con lo stampino non se ne può più, se non eccede la adoro, quando accetta film a ruota senza nemmeno leggere lo script, la detesto. Questa sua Priya fintamente semplice e ingenua è la goccia che fa traboccare il vaso. Mr Perfect o Miss Perfect? Se c’è una saccentina nella storia è proprio lei. Bella, impeccabile, sempre tirata a festa, mai un capello fuori posto, impegnata tra preghiera, beneficienza, cucina e bon ton. Qual è il suo passatempo? Guardare le foto dall’album di famiglia. Proprio una ragazza splendida. Qualche difetto? No. Manda solo a friggere il matrimonio della cugina, ma lo fa con una classe e un nonchalance meritevoli di applauso.
Che noia! Prabhas ha urgente bisogno di trovare un nuovo curatore d’immagine, l’attore è bello (basta uno sguardo per appurarlo) e bravo  (in Varsham ne ha dato prova) continua però a cullarsi in pellicole senza senso che non gli rendono giustizia e lo appiattiscono fino a farlo apparire poco più di un modello danzante. Tapsee è gradevole ma il suo personaggio deve essere ammonito e tolto di mezzo per lasciare spazio all’happy ending. Un lieto fine che di lieto ha ben poco, a pensarci bene.
L’idea di base non è male, il personaggio di Vicky per cinque minuti di film sembra giustamente suggerire che nella vita, come nei rapporti, bisogna essere se stessi e sentirsi a proprio agio altrimenti le storie non durano. Il concetto è sacrosanto ma viene sviluppato in modo atroce e continuamente contraddetto fino a che non si capisce più dove la storia vuole andare a parare. Lo screenplay è stato scritto da Hari, autore di commedie d’azione per il cinema tamil (Vel, Singam) che non sono mai riuscita ad apprezzare/digerire; forse non riesco ad entrare nell’ottica, o più semplicemente, il film è solo piuttosto insipido e regressivo.

Il mio giudizio sul film : * 1/5


ANNO : 2011

LINGUA : Telegu

REGIA : Dasaradh

CAST:
Prabhas ……………………. Vicky
Kajal Agarwal ……………. Priya
Tapsee Pannu …………. Maggie
Prakash Raj …………… il padre di Maggie
Brahmanandam ………… lo zio di Priya

COLONNA SONORA : Devi Sri Prasad

PLAYBACK SINGERS : Shreya Ghoshal, Tippu, Priyadarshini, Karthik, Baba Sehgal, Mallikarjun, Goopika Poornima, Murali.

SITO UFFICIALE DEL FILM :  TheMovieMrPerfect.com

27 ottobre 2011

100% LOVE



Le buone commedie romantiche, ricche di humor, spensieratezza e un’ottima chimica tra gli interpreti, sembrano diventate un genere in via d’estinzione. Inizio a sentire la nostalgia di allegre avventure sentimentali in cui i protagonisti si incontrano, si scontrano, ballano insieme, si separano e si riuniscono, mi mancano le coreografie, le attese maliziose e le atmosfere favoleggianti e scanzonate. 100% Love si propone come un prodotto d’altri tempi in una nuova confezione capace si saziare la sete dei più voraci divoratori di romance. Dopo l’inaspettato successo di Arya e Arya 2  Sukumar firma una love story dolce quanto acidella che abbraccia il suo pubblico e non lo lascia scappare.

TRAMA
Balu (Naga Chaitanya) è un inguaribile secchione con una vita noiosa fuori dai banchi di scuola, non ha hobby, né divertimenti né tantomeno amici, la sua attenzione verso i libri crolla drasticamente con l'arrivo in casa della cugina Mahalakshmi (Tamannah), intelligente e graziosa ma mossa dallo stesso orgoglio e manie di protagonismo di Balu. La convinvenza non sarà facile e  l’attrazione fisica è pronta a  tendergli un agguato.

100% Love percorre sentieri già consolidati ma cammina con energia senza soffermarsi troppo su niente. La narrazione è fluida e le gag si susseguono con garbo. Colori pastello, ambienti rassicuranti e un’estetica patinata, inutile nascondere che il film è confezionato per vendere ma smentisce tempestivamente le fobie di chi lo immagina solo uno scatolone vuoto ben incartato.
Non così edulcorato da risultare appiccicoso e non scontato al punto da non lasciare nessuna domanda, il film tende a mantenersi sempre sopra le righe ma non perde il controllo dei freni. La storia, a volte strampalata, richiede però un’interruzione della logica in favore del suo scorrimento bizzarro, al suo interno troviamo di tutto, o quasi: le continue metamorfosi dell’eroina, l’atmosfera del college e poi la competizione nel mondo del lavoro, paesaggi rurali, boat shows sulle rive del Godavari, danze vivaci in abiti tradizionali, scenette che strappano sorrisi, sfumature leggere di velata sensualità.
Seppur programmata per divertire ed intrattenere la pellicola riesce a dimostrarsi superiore alla media degli altri film romantici in produzione. I due protagonisti fanno del loro meglio per trasformare due personaggi egocentrici ed irritanti in due figure piacevolmente imperfette e simpatiche. Naga Chaitanya rispetto i suoi primi film mostra una nuova scioltezza e una buona capacità d’espressione, il miglioramento è palese. Tamannah è spigliata e molto credibile, la sceneggiatura la premia con un profilo femminile non modesto e smorto ma capriccioso, dinamico e positivo.
Il climax, tuttavia, è un po’ troppo iperbolico anche per essere il lieto fine di una commedia romantica. Nel tentativo di sviare situazioni troppo scontate ad un certo punto il film diviene totalmente irrazionale imitando la tendenza di Arya 2, l'improvviso disorientamento. Potrebbe succedere di tutto, oppure, in mancanza di un evento saliente a trarre le conclusioni,  la storia potrebbe andare avanti per ore ed ore.

Il mio giudizio sul film *** 3/5



ANNO: 2011

LINGUA : Telegu

REGIA : Sukumar

CAST
Naga Chaitanya……………….. Balu
Tamannah ………………… Mahalakshmi
Tara Alisha ………… Swapna
Anand …………. Ajit


COLONNA SONORA: Devi Sri Prasad

PLAYBACK SINGERS: Adnan Sami, Harini, Ranjith, Devi Sri Prasad, Swati Reddy, Priya Himesh, Tippu, Murali

Chi sono Tamannah e Naga Chaitanya? Maggiori informazioni su I VOLTI FEMMINILI DEL CINEMA TAMIL, I VOLTI MASCHILI DEL CINEMA TELEGU

24 ottobre 2011

MERE BROTHER KI DULHAN

Ecco il tipo di film a cui non si può resistere. La storia è tradizionale, gli ingredienti sono quelli consueti della commedia sentimentale, quelli attesi, ma lo sviluppo è  fresco, leggero e il gusto attualizzato.
Ali Abbas Zafar non rischia ma diverete e non delude.

TRAMA

Luv Agnihotri (Ali Zafar), giovane in carriera a Londra, dopo essersi lasciato con la fidanzata, Piyali (Tara D’Souza), chiede al fratello Kush (Imran Khan) di trovargli una sposa indiana. Durante la scrupolosa ricerca, Kush si imbatte in Dimple Dixit (Katrina Kaif), affascinante, vivace e di ottima famiglia, è la candidata perfetta.

RECENSIONI

The Times of India ***
Imran Khan e Katrina Kaif formano una coppia del tutto insolita. Imran è il ritratto della sobrietà e del basso profilo. Mere Brother Ki Dulhan finisce con l'essere una commedia leggera e briosa, nella quale la tipica storia d'amore bollywoodiana dimentica la tradizione e diviene non convenzionale. Ma solo in parte. MBKD è un interessante debutto per il regista Ali Abbas Zafar, però ironicamente qualcosa sembra trattenerlo dal creare una commedia completa. Il primo tempo non convince. La festa comincia con l'arrivo di Ali Zafar, che ci mette un po' a scaldarsi ma poi nessuno lo ferma più. L'attore aveva già mostrato la sua inclinazione per la commedia in Tere Bin Laden. E' il fattore verve che funziona in modo ammirevole, dal momento che il film non ha una storia di cui gloriarsi. MBKD cerca di mantenere alta la propria vivacità in termini di narrazione e di interpretazioni, e riesce per la maggior parte del tempo a far sorridere.
Nikhat Kazmi, 09.09.11

Hindustan Times *1/2
Imran Khan in Mere Brother Ki Dulhan si guarda intorno perennemente confuso. Il suo personaggio si trova in una situazione complicata senza necessità, faticosa, zoppicante, solo allo scopo di servire una trama sovra-immaginosa. Ali Zafar è informale e affascinante. Lo so che non dovremmo sempre paragonare il cinema con la realtà, ma nemmeno film come questi dovrebbero trattare di alieni, cosa che invece MBKD fa. La pellicola è così tirata da tutti i lati che si può vederne lo strappo al centro. Difficile dire se il personaggio interpretato da Katrina Kaif sia incessantemente ribelle o piattamente ritardato, un equilibrio delicato che alcune recenti (ma più godibili) commedie romantiche hanno gestito molto bene (Tanu Weds Manu, Jab We Met).
Mayank Shekhar, 09.09.11

Diana ***
Due ragazzi e una ragazza in una delle tante variazioni del classico triangolo sentimentale: lei ama lui, lui ama lei, ma lei è fidanzata con un altro. Rivisitazione in forma di commedia senza drammi o lacrime. Il film segue i binari di una trama semplice, diciamo pure esile, la cui forza è l'intento disimpegnato e festoso. I due innamorati si liberano del terzo incomodo senza ferire o scontentare qualcuno. Giocano, complottano, si divertono e non si prendono mai troppo sul serio.
Ali Abbas Zafar, al suo debutto (è stato assistente alla regia di altre ottime produzioni Yash Raj, tra cui Tashan e New York), dirige affidandosi al carisma dei suoi protagonisti: il bel Ali Zafar (a bollywood sono tutti pazzi di lui), Imran Khan, fisicamente meno appariscente ma di sicuro fascino, e Katrina Kaif, che lo ripagano con generosità.
Un film che rilassa e intrattiene: non è poco!

Il bello:
- Kush e Dimple si confrontano; alle loro spalle il Taj Mahal: un'immagine bellissima.
- Il rapporto giocoso tra Kush e Dimple.

Il brutto:
 - L'iniziale look rockettaro di Katrina, seppur funzionale allo sviluppo del personaggio.
E' un vero peccato che dopo il meritato successo di Rock On!! non si possa più fare a meno di infilare una rockstar tra i protagonisti di ogni pellicola.
- Sempre Katrina (Dimple) che attraversa la strada bendata. Più che di una simpatica bravata si tratta di un'imperdonabile idiozia.

LA SCHEDA DEL FILM

Cast:
Kush Agnihotri - Imran Khan
Luv Agnihotri - Ali Zafar
Dimple Dixit - Katrina Kaif
Piyali Patel - Tara D’Souza
Colonel Agnihotri - Parikshat Sahni
Mr. Dilip Dixit - Kanwaljit Singh
Special appearance - John Abraham

Scritto e diretto da Ali Abbas Zafar

Prodotto da  Aditya Chopra

Musiche di Sohail Sen

Coreografie di  Bosco Martis e Caesar Gonsalves

Distribuito da Yash Raj Films

Anno 2011

CURIOSITA'

- I riferimenti ad altri film contenuti in Mere brother ki dulhan sono numerosi. I più divertenti sono quello a Qayamat Se Qayamat Tak ( "io non sono Aamir Khan e tu non sei Juhi Chawla") e la  title song in cui Imran omaggia i 3 Khan: lo zio Aamir di Rang de Basanti, Shah Rukh Khan in Dil se e Salman in Dabangg.  Il gesto di Salman di portare le mani alla cintura sulle note di Udd Udd Dabangg è diventato un cult; persino Shah Rukh Khan, in occasione degli IIFA 2011, ne ha fatto una splendida imitazione.
Shah Rukh Khan agli IIFA 2011 (al decimo minuto).
Un assaggio del video della canzone Mere brother ki dulhan.

- Il direttore musicale di Mere brother ki dulhan, Sohail Sen, è il giovane autore della colonna sonora di What's Your Raashee?

- Oltre alla chitarra in mano, lo stile di Katrina prevede un'ispirazione grunge. Prima di lei ad apparire sullo schermo sexy, decise ed indipendenti, sono state l'indimenticabile Aishwarya Rai di Crazy Kiya Re (Dhoom 2) e Kareena Kapoor in Chhaliya (Tashan).
L'articolo integrale di Bollywood Hungama.

- Ali Zafar cantante e musicista pakistano, nel 2010 è stato protagonista di un fulminante debutto da attore con il geniale Tere Bin Laden. In Mere Brother Ki Dulhan ha incantato la critica confermando le sue doti.
Eccolo scatenarsi nella canzone Madhubala, a cui ha prestato anche la voce.

- Sembra che ci siano delle notevoli somiglianze tra la trama di Mere Brother Ki Dulhan e quella di Sorry Bhai!, film del 2008 con Shabana Azmi e Boman Irani, diretto da Onir (I Am).

Il sito ufficiale del film.

19 ottobre 2011

URUMI



Dopo la tenera parentesi di Tahaan e alcuni titoli interessanti girati per l’industria malayali, Santosh Sivan calca nuovamente i passi di Asoka e propone un film storico - leggendario girato in una natura selvaggia, intrigante, imbevuto di sensualità e tradizioni. Musiche avvolgenti e gesta eroiche, Urumi non è solo una stravaganza in costume ma un’epopea moderna che accoglie un cast da urlo, una festa per gli occhi, un racconto che appassiona e non tradisce le aspettative riposte.

TRAMA
Dopo che gli uomini di Vasco de Gama hanno sterminato la sua comunità, Kelu (Prithviraj), l’unico sopravvissuto, cresce con la speranza che un giorno riuscirà a fermare l’avanzata portoghese. Gli anni passano il bambino diventa un uomo e si circonda di seguaci, a guidarlo nelle scelte la principessa guerriera Ayesha (Genelia de Souza) e l’amico d’infanzia Ali (Prabhu Deva). Ma la sua urumi, una lama d’oro tagliente, dovrà contrastare l’arrivo della polvere da sparo e delle armi da fuoco.


24 dicembre 1524. Vasco de Gama muore a Calicut, oggi Cochi, in circostanze misteriose, qui finisce la storia e inizia la leggenda. Racconti popolari si uniscono alla stravaganza artistica di Santosh Sivan, uno dei più apprezzati maestri delle fotografia cinematografica contemporanea, dall’incontro nasce un film d’avventura e gesta eroiche scandito da un’emozionante background score.
Rocce grigie, cascate, elefanti, le piogge monsoniche e la foresta tropicale, l’acqua, elemento onnipresente, come in Asoka accompagna una forte sensualità, gli amanti si guardano negli occhi attraverso il velo di una cascata, oggetti si rispecchiano su pavimenti bagnati, ombre, foschie, un'impalpabile nebbia, l’erba verdissima a ravvivare il cielo plumbeo. Le sensazioni filtrano, l’aroma dei granelli di pepe tra le mani di Vasco de Gama e delle dame di Lisbona, il frastuono dell’incontro scontro tra vecchie e nuove armi, l’oro splendente di Urumi e il fumo degli spari, il magnetismo negli sguardi della Sibilla, il fruscio delle vesti, i passi che affondano nel fango, l’espressività di Prabhu Deva che danza accarezzando la terra. La sovrapposizione di scene, paesaggi e brani disorienta.
La pellicola è eccentrica ma avvincente, nonostante i personaggi siano tanti ciascuno riesce a lasciare il segno e colpire l’attenzione a suo modo, vengono pensati diversi stili di muoversi e camminare, diverse espressioni e sfumature per ognuno. Kelu e Ali (Prtihviraj e Pradhu Deva) i due guerrieri amici nel bene e nel male, Thampuram (Amole Gupte ) il sovrano poco lungimirante, Ayesha (Genelia de Souza) la principessa ribelle, figura affascinante e mascolina che ricorda il personaggio di Kareena in Asoka, Balu (Nitya Menon) la nobildonna annoiata che vuole sedurre il timidissimo soldato, Bhanu (Ankur Khanna) il giovane principe senza morale e Makkom (Vidya Balan) la maga avvenente, il volto che svela l’oracolo.
Tutti i profili femminili sono molto attraenti e dinamici, guidati da un forte spirito d’iniziativa ma anche dalla passione fisica e dall'orgoglio, l’equazione è freschezza / malizia / mistero stanno a Genelia / Nitya / Vidya, l’abbinamento delle tre è scoppiettante, lodi anche alla costumista (Ekta Lakhan) che sceglie per loro un sensualissimo look tribale. Appena ventinove anni, una filmografia di sessanta titoli girati in meno di un decennio e una schiera di fan infervorati , Prithviraj Sukumaran continua a bruciare le tappe e cerca il trampolino di lancio per approdare anche alle altre cinematografie indiane (che la vetrina sia Urumi e il treno per Mumbai Aaiya prodotto da Anurag Kashyap?), il film gli appartiene e i suoi giochi di sguardi lasceranno, soprattutto il pubblico femminile, senza fiato. Prabhu Deva è l’ingrediente che fa la differenza, a lui sono affidate  le scene più divertenti ma anche le più drammatiche, le sue movenze nella danza-racconto "Thelu Thele" incantano, la verve nel fronteggiare le attenzioni maliziose di Bala scatenerà tenerezza e sorrisi.
Il film si propone come qualcosa di alternativo e ben si presta ad essere tradotto in più lingue per approdare in nuovi mercati, tuttavia, alcuni difetti lo trattengono dal divenire perfetto, le immagini della lotta a volte sono piacevolmente irreali, altre piuttosto posticce, non mancano neanche gli eccessi, Prithviraj e Genelia tagliano gole seguendo un’articolata coreografia, pugnali volano nell’aria dotati di vita propria, i conquistadores subiscono una ridicolizzazione esasperata e assistiamo a scambi epistolari a base di orecchie e falangi. Ma se alcune sfumature lo penalizzano, la colonna sonora, stranamente arricchita da sonorità celtiche ("Aaro Ni Aaro"), violini e ritmi più moderni, rialza di netto l’indice di gradimento, livellando le piccole imperfezioni.

Il mio giudizio sul film : **** 4/5


ANNO : 2011

LINGUA : Malayalam

Regia : Santosh Sivan

CAST:
Prithviraj Sukumaran ……………. Krishnadas / Kelu
Genelia D’Souza ………………………… Ayesha
Prabhu Deva ……………………….. Tansi / Ali
Nitya Menon ……………………. Bala
Arya …………………………. Kothuval
Vidya Balan ………………… Makkom
Amol Gupte …………… Thampuran
Jagathy Sreekumar ……………. Kurup
Robin Prat ………….. Vasco De Gama
Tabu …………….. apparizione speciale in “Aaranne Aaranne


COLONNA SONORA : Deepak Dev

PLAYBACK SINGERS: Prithviraj, Job Kurian, Rita, KJ Yesudas, Swetha Mohan, Manjari Babu,Guru Kiran, Shaan Rehman, KR Renji, Reshmi Sathish, Mili.

SITO UFFICIALE DEL FILM Urumithemovie.com Il cast, le foto, i trailer e la rotta di Vasco De Gama


QUALCOS’ALTRO:

Urumi è una spada flessibile che se affilata può essere mortale in un solo contatto anche se il suo scopo è principalmente difensivo, nasce ciò per scoraggiare l’avvicinamento del nemico ed è una delle armi presenti nel Kalaripayattu, la più antica arte marziale indiana, originaria del Kerala.

L’affondamento del Miri, avvenuto al largo di Calicut nel 1502, è l’evento storicamente documentabile che ha ispirato l’episodio con cui si apre il film.

I Zamorins, regni feudali del Kerala in potere dal XXII° al XVII° secolo furono i maggiori oppositori all’avanzata indiana di Vasco De Gama

Il film, prodotto dal regista Santosh Sivan e dall’attore protagonista Prithviraj, è stato incluso nella programmazione del Mumbai Film Festival nella sezione Indian Frames, al Busan International Film Festival nella sezione A Window on Asian Cinema. Maggiori approfondimenti nei testi del blog dedicati alla rassegna. Mumbai FF 2011, Busan IFF 2011

Amole Gupte che interpreta il ruolo di Thampuran nel film, è il famoso scriptwriter di Taare Zameen Par e regista di Stanley ka Dabba.

Qualcosa in più su Genelia D'Souza, Tabu, Arya, Nitya Menon e Prabhu Deva in I VOLTI FEMMINILI DEL CINEMA TELEGU,  I VOLTI MASCHILI DEL CINEMA TAMIL e I VOLTI FEMMINILI DEL CINEMA MALAYALAM

12 ottobre 2011

YEH SAALI ZINDAGI

Le crime stories hanno una buona tradizione a Bollywood; con Yeh Saali Zindagi, Sudhir Mishra onora il genere e presenta un film interessante, audace e piacevolissimo.

TRAMA

Arun (Irrfan Khan) è l'agente finanziario ed il contabile di una società di Delhi che ha un grosso ma sporco giro d'affari. Per lavoro, incontra l'affascinante cantante Priti (Chitrangda Singh) e perde la testa per lei.
Kuldeep (Arunoday Singh), appena uscito di prigione, tenta un ultimo colpo, un rapimento, per guadagnare tanto da  riconquistare la moglie Shanti (Aditi Rao Hydari) e sistemarsi per il resto della vita.
Come nella canzone che prende il titolo dal film, Yeh Saali Zindagi (...questa "dannata vita" non ci ascolta, noi scegliamo una direzione ma siamo portati altrove...), l'imprevedibilità del futuro farà in modo che Arun e Kuldeep incrocino le loro storie.

RECENSIONI

The Times of India ***1/2
Non è la prima volta che il regista Sudhir Mishra si cimenta con una gangster story. Aveva già dimostrato la sua perizia in un precedente cult thriller, Is Raat Ki Subah Nahin, ambientato a Mumbai. In Yeh Saali Zindagi la vicenda si svolge nei sobborghi e nei sordidi vicoli di Delhi. E la location toglie il respiro. Le tele di Mishra - grazie anche al direttore della fotografia (Sachin Kumar Krishnan) - catturano la capitale, regalando immagini affascinanti. Ma la visualizzazione è solo una delle qualità del film. La sceneggiatura di Mishra è avvincente, e rispetta l'intelligenza dello spettatore. Come era accaduto per Kaminey, anche YSZ non racconta tutto e si aspetta che il pubblico si risvegli dalla letargia, colga i dialoghi, le intonazioni, le sfumature. YSZ potrebbe sembrare un po' confuso, ma prestando la dovuta attenzione si finisce con l'apprezzarlo. In primo luogo perchè il cast soffia fuoco e passione nelle performance. Irrfan Khan guida il gruppo col suo personale carisma, e Arunoday Singh non è da meno. Difficile inoltre ignorare la colonna sonora di Nishat Khan e i testi di Swanand Kirkire. Dark, ambiguo, insolito: YSZ è un dramma d'azione e di cervello. Avremmo però preferito un minor numero di bip...
Nikhat Kazmi, 03.02.11
La recensione integrale.

Hindustan Times ***
Nessuna delle vicende narrate in Yeh Saali Zindagi cattura emotivamente il pubblico perchè tutte competono per conquistarne l'attenzione. L'umorismo è auto-consapevole. Le armi scattano con facilità. La narrazione è intricata. C'è leggerezza nella morte, e c'è stile nei dialoghi. YSZ potrebbe piacere ai fan di Tarantino e di Rodriguez, e potrebbe di contro non eccitare gli amanti del più maturo Hazaaron Khwaishein Aisi (2003) o di Yeh Woh Manzil To Nahin (1987), entrambi diretti da Mishra. Mishra è anche il regista di Is Raat Ki Subah Nahin (1996), un raro esempio di gangster story pre-Satya che narrava la malavita di Mumbai. In YSZ Mishra utilizza (e forse perde) la trama per mappare in modo accattivante la vita urbana della metropoli-villaggio di Delhi. Il film diviene una sorta di 'racconto di due città', Dickensiano per la sua grottesca commedia e per il numero di personaggi che la sviluppano. Ciascun ruolo è disegnato per essere morbidamente vistoso in un modo suo proprio. Il movimento è molto ampio, e risulta faticoso sincronizzarsi alla sua rapidità. YSZ appare confuso perchè nessun personaggio possiede un centro morale. E nessun personaggio tiene unita la trama. YSZ si muove ovunque per giungere ad una fine che va oltre quella progettata. La pellicola rimane in testa ma non abbastanza nel cuore. Gli attori sono tutti ispirati e meravigliosamente amalgamati fra loro. YSZ appare di gran lunga migliore della sua sceneggiatura.
Mayank Shekhar, 04.02.11
La recensione integrale.

Diana ***1/2
Yeh Saali Zindagi è un film sulla passione, anche erotica. I  protagonisti si muovono spinti dal desiderio, dall'amore, e la tensione sessuale è un elemento fondamentale della storia. Irrfan Khan e la splendida Chitrangda Singh insieme fanno tremare lo schermo grazie ad una chimica perfetta. Buona anche la sintonia tra Arunoday Singh e Aditi Rao Hydari.
Mentre la trama si complica in seguito all'entrata in scena degli elementi classici del genere - criminalità organizzata, poliziotti corrotti e politici non proprio irreprensibili - Yeh Saali Zindagi non perde la sua anima, compatezza e carattere.
Un film moderno, molto ben scritto ed intelligentemente realizzato. Meno innovativo ed adrenalinico di Kaminey, a cui effettivamente sembra in qualche modo imparentato, ma più denso e cerebrale.

Il bello:
- Irrfan Khan, bravo e davvero affascinante. La sua classe porta il film ad un altro livello.

Il brutto:
- Il personaggio di Chote, interpretato da Prashant Narayanan.

LA SCHEDA DEL FILM

Cast:
Arun -  Irrfan Khan
Kuldeep - Arunoday Singh
Priti - Chitrangda Singh
Shanti - Aditi Rao Hydari
Mehta - Saurabh Shukla
Satbeer - Sushant Singh
Tony - Vipin Sharma
Bade - Yashpal Sharma
Chote - Prashant Narayanan
Shyam - Vipul Gupta
Guddu - Tarun Shukla
La figlia del ministro - Madhvi Singh

Scritto e diretto da Sudhir Mishra

Prodotto da Prakash Jha

Musiche di Nishat Khan e Abhishek Ray

Coreografie di Rajiv Surti

Distribuito da Cine Raas Entertainment Pvt. Ltd.

Anno 2011

CURIOSITA'

- Al regista Sudhir Mishra piace, qualche volta, cambiare ruolo. Compare, infatti, come attore in alcuni film tra cui Traffic Signal e Raat Gayi Baat Gayi.

- E' la voce della bellissima Chitrangda Singh quella che canta sulle note della title song Yeh Saali Zindagi.
L'articolo originale.

- "Dal titolo sembrerebbe una lamentela nei confronti della vita. Ma è più uno scherzo. Un sorprendente punto di vista sull'esistenza.  Sudhir Mishra è andato oltre ciò che ha fatto nei film precedenti.  
Sudhir è un interessante filmmaker che sta cercando di realizzare qualcosa che sia orientato maggiormente verso i gusti del pubblico.
Qualcuno ha l'impressione che Yeh Saali Zindagi sia cupo. Non è così. E' un divertente ed affascinante thriller con il tocco di Sudhir..." (Irrfan Khan)
L'intervista integrale ad Irrfan Khan.

La pagina di Bollywood Hungama dedicata a Yeh Saali Zindagi.

01 ottobre 2011

RAJA BABU



Raja Babu, commedia chiassosa dal background campestre, fornisce dosi generose di intrattenimento ad alto volume, musica e gags. Era l’era di Govinda e Karisma Kapoor. Prima che arrivasse il ciclone Dilwale Dulhania Le Jayenge a stravolgere il box office l’appuntamento annuale con una commedia di David Dhawan era una data da segnare nel calendario, gli anni passano e i gusti cambiano ma questa tipologia di film resta ancora molto amata nel pubblico indiano forse perchè è uno degli ultimi ritratti di una Bollywood non sofisticata e verace, poco global ma ricca di ironia, eccessi e voglia di far sorridere.

TRAMA
Raja Babu (Govinda) è l’ unico erede di una famiglia molto ricca ed occupa i suoi giorni cercando nuovi modi per spendere denaro, la madre (Aruna Irani) lo ricopre di attenzioni mentre il padre (Kader Khan) cerca disperatamente di metterlo in riga. Durante uno dei tanti pomeriggi di ozio Raja si innamora di Madhubala (Karisma Kapoor), la ragazza vedendo da quale prestigioso ambiente proviene lo immagina un brillante uomo in carriera ed accetta il fidanzamento non sapendo a cosa va incontro.

Realizzato con mezzi modesti e indirizzato ad un pubblico di massa, Raja Babu è un prodotto dal gusto un po' rustico ma appartiene ad una lista di film che hanno rappresentato un decennio, contiene scene simpatiche e dispensa divertimento nella prima parte riservano per il climax alcuni elementi da family drama: allontanamenti, ricongiungimenti, identità svelate, nello stile più classico dei vecchi film commerciali. Qualitativamente e tecnicamente potrà risultare scadente ma la verve che lo guida compensa la sua spoglia semplicità: palme, prati verdi, alberi di mango, costumi esuberanti, abbondanza di accessori e coreografie veraci, i passi di danza e molte scene  presentano chiari ammiccamenti erotici ben camuffati nella commedia e nei balletti. La canzone "Sarkai Lo Khatiya" , ancora oggi molto famosa, è una sorta di educazione sessuale per teenager che può tranquillamente passare in Tv.

La pellicola si inserisce in un filone di titoli kitsch e non raffinati ma anche ingiustamente snobbati, blockbuster al loro tempo, oggi poco popolari nel pubblico internazionale che negli ultimi anni ha imparato a seguire bollywood. Il film è stato un tormentone al cinema prima e nelle programmazioni televisive poi, coloro che son stati ragazzini o bambini in India negli Anni ’90 difficilmente non ricorderanno il personaggio Raja o il ritornello di "Ui Amma Ui Amma"  e di "Aaj Yaad" . Govinda è nato per i ruoli brillanti e il pubblico non lo identifica come un eroe irraggiungibile ma come un ragazzo alla mano dall’approccio immediato, la sua spalla, Shakti Kapoor, propone un personaggio paradossale e più simile ad una caricatura, l’amico/servitore si presenta con caschetto piastrato, maglia della salute, boxer hawaiani e ombrello arcobaleno, l'attore vanta un  corposo elenco di ruoli di supporto come comico o villain. L’abbinamento Govinda / Karishma ha portato al successo molti titoli di quegli anni, per lo più commedie spensierate con lunghe sequenze danzate, la vena goliardica dell’eroe e il carattere energico e indomabile dell’eroina si sono compensati a meraviglia ed hanno acceso le fantasie del pubblico in sala, gli spettatori degli oggi denominati single screens.



Il mio giudizio sul film : *** 3/5

ANNO : 1994

REGIA : David Dhawan

CAST:
Govinda ………………. Raja Babu
Karishma Kapoor …………. Madhubala
Shakti Kapoor …………….. Nandu
Aruna Irani ………………. Janki
Prem Chopra ……………… Lakhan
Kader Khan ……………. Kishen Singh
Gulshan Grover …………. Banke


COLONNA SONORA: Anand - Milind
PLAYBACK SINGERS : Abhijeet, Udit Narayan, Kavita Krishnamurthy, Kumar Sanu, Poornima, Vinod Rathod, Jolly Mukherjee,

QUALCOS’ALTRO
Il film è stato girato in un villaggio dell’India del Sud e la sceneggiatura è ispirata ad una commedia tamil intitolata Raasa Kutti.
In una scena Govinda si maschera da Micheal Jackson e dal personaggio da Dharmendra in Dharam Veer.
Appaiono sequenze del film di Amitabh Bachchan  Trishul (1978) 

22 settembre 2011

ENGEYUM KADHAL



Prabhu Deva possiede uno stile inconfondibile ed un suo linguaggio, che la location prescelta sia la verde campagna dell’India del Sud o i boulevard di Parigi in autunno poco cambia, il talentuoso uomo di spettacolo trasporta il suo estro ovunque va. Engeyum Kadhal è a prima vista una non-storia ma infondo una non-storia ben raccontata, anche negli errori e nelle incertezze di persone comuni può nascondersi la trama di un film e il regista gli da voce come meglio sa fare. L’esuberanza soffice, la bella colonna sonora, le originali inquadrature ne fanno un prodotto raffinato e piacevole, una parentesi romantica un po’ frivola ma a suo modo capace di rompere gli schemi e la routine.

TRAMA
Kayal (Hansika Motwani), figlia di un detective privato che fornisce informazioni su casi di infedeltà coniugale, toglie dai guai un businessman di Chennai in viaggio a Parigi, Kamal, (Jayam Ravi) scoperto in una stanza d’albergo con la compagna di un boss. Nonostante il giovane conduca uno stile di vita non proprio esemplare la ragazza si ostina a volerlo sedurre, con la speranza che un giorno anche il più impenitente sciupafemmine possa redimersi e smentirsi.

Engeyum Kadhal è un mosaico di momenti assurdi legati da una loro logica e resi preziosi dalla visione estetica di Prabhu Deva, dalla simpatia del personaggio femminile e dai tagli veloci dalla movimentata narrazione. Le scene scorrono fluide senza drastici cambiamenti, i fatti sono pochi e la fervida immaginazione della protagonista diviene l’unico vero sceneggiatore. Le illusioni romantiche dell’impacciata Kayal costruiscono pazientemente un film nel film e le vivaci song picturizations, dal tocco alquanto nostalgico, riportano indietro agli Anni ’90, quando l’evasione volava lontano ed era candida e totale.
Hansika Motwani, l’eroina assoluta di questa storia giovanile dall’atmosfera bizzarra, si dimostra passo passo una rivelazione, la sua presenza è d’impatto e il suo divertente linguaggio del corpo acquisisce presto il monopolio su ogni fotogramma. Dopo l’adorabile Sri di Nuvvostanante Nenodattana il regista confeziona un nuovo irresistibile profilo attorno al quale tutta la storia gira intorno. Jayam Ravi, che del film dovrebbe essere il fascinoso conquistatore, a conti fatti finisce per apparire legnoso, salta all’attacco però la giovane co-star che partecipa con espressività, calore e senso dell’umorismo sollevando di netto le sorti del film e l’indice di gradimento degli spettatori.  L’atmosfera leggera dell’intera pellicola riflette il punto di vista ancora immaturo della ragazza e il modo in cui lei si affaccia al mondo,  la sua tenera ostinazione sarà in grado di scatenare più di un sorriso affettuoso e stabilire da subito una buona empatia. Le bugie hanno le gambe corte o lunghissime? Chiudere con un lieto fine la sua cotta adolescenziale è per Kayal una sfida verso la scarsa fiducia in se stessa, uno scoglio che nemmeno si accorge di avere davanti ma che non volendo alimenta con una catena di buffi interventi di auto-promozione, azioni insensate il cui solo fine è rendere più dinamica la sua immagine pubblica,  creando un biglietto da visita necessario per non spaventare il borioso (e sciocco) viveur.
Solo una graziosa avventura commerciale? Forse. Un film spensierato e ricco d'ironia? Anche. Sicuramente una storia diretta con gusto che lascia il desiderio di ricercarla ancora, ed è già molto. Il finale potrà risultare forzato e la lunga sfilata di amanti nordiche del Casanova, fastidiosa, sono sviste che a Prabhu Deva si possono facilmente perdonare dato che nell’insieme tutto è portato avanti con estrema cura. Il film intero sembra fatto d’aria ma acquista valore nei dettagli, nelle sovrapposizioni d’immagini, nell’originalità delle situazioni, il suo modo d’incedere è nuovo e la quasi esclusiva location parigina lo avvolge in un elegante pacchetto.


Il mio giudizio sul film : **** 4/5


ANNO : 2011

LINGUA: Tamil

TRADUZIONE DEL TITOLO : Ovunque amore

REGIA: Prabhu Deva


CAST:
Hansika Motwani ………………….. Kayal (Lolita)
Jayam Ravi ……………….. Kamal
Suman ……………………… Rajasekhar
Raju Sundaram …………… Raju
Apparizioni speciali di Prakash Raj e Prabhu Deva


COLONNA SONORA : Harris Jayraj

PLAYBACK SINGERS : Karthika, Prashantini, Harish Raghavendra, Chinmayi, Rahul Nambiar, Naresh Iyer, Ranina Reddy, Mahathi, Aalap Raju.


Il SITO UFFICIALE del film : EngeyumKadhal.com


QUALCOS’ALTRO:

La canzone di Harris Jayaraj “Dhimu Dhimu” è stata usata anche per il film di Bhaskar Orange (“Chilipiga”) uscito a Tollywood nel 2010.  Per il brano "The Illai" la troupe ha compiuto una breve trasferta in Nuova Zelanda, alcune riprese sono state fatte anche a Nizza e Cannes mentre la canzone “Nenji Nenji” è stata girata a Santorini. Una curiosità: Non tutte le scene che ritraggono Parigi sono realmente girate nella capitale francese, in alcuni passaggi del film si possono riconoscere piazze ed edifici di Lyon, la fontana Bertholdi è chiaramente visibile nella canzone "Naangai Nilaavin Thangai".


La colonna sonora, uscita con un largo anticipo ( l' 8 novembre 2010 quando il film è stato distribuito nelle sale solo il 6 maggio 2011) è alla vetta degli album più venduti dell'anno.

Hansika Motwani recita da quando era bambina, una delle sue prime comparse è nel film di Rakesh Roshan  Koi Mil Gaya, è stata l'eroina di Himesh Reshammya in Aap ka Surror - the real love story e di Allu Arjun in Desamuduru. La ragazza, nata ad Indore (Madhya Pradesh) parla ben sette lingue e sta per imparare l'ottava, il Tamil.

Tra i titoli di apertura del film compaiono alcune foto di Parigi trasformate in dipinti, si può riconoscere tra gli scatti anche il celebre bacio del fotografo R.Doisneau.


15 settembre 2011

BBUDDAH HOGA TERRA BAAP



Nessun vero salto nel passato, nessuna formula tipica dei masala movies Anni ’70 come gli slogan pubblicitari avevano promesso. Seppur girato in hindi per il mercato bollywoodiano Bbuddah Hoga Terra Baap è un film d’impronta telegu diretto da un regista telegu, Puri Jagannadh, fan innamorato di Bachchan che è cresciuto guardandolo sul grande schermo ed ha atteso il momento di poterlo avere in un suo progetto. Piuttosto che dichiararsi un omaggio ai celebri titoli della carriera della superstar il film mostra un’altra vocazione: regalare all’attore un nuovo avatar sempre giovane e sexy a partire da una dissacrante risata sugli anni che passano.

TRAMA
L’ ufficiale di polizia Karan (Sonu Sood) promette di distruggere il nucleo operativo di una banda terroristica nell’arco di soli due mesi, la notizia preoccupa il boss Kabir (Prakash Raj) che intimorito dalla determinazione del ragazzo decide di trovare qualcuno in grado di farlo fuori prima che possa scoprirli. Fa il suo ingresso in scena quindi Vijju (Amitabh Bachchan) un gangster che per anni ha vissuto a Parigi in completo anonimato ma pronto a tornare a Mumbai perché qualcosa lo richiama con urgenza. E’ lui l’infallibile sicario che Kabir sta aspettando?

Trasformarsi in eroi di altre cinematografie indiane sta diventando una moda a Bollywood negli ultimi anni, Salman Khan ha aperto la pista con la sua lunga serie di remakes (Wanted, Ready, Bodyguard e presto Kick) Ajay Devgan si è fatto contagiare (Singham) , John Abraham vuole provarci (Force) e anche Big B non ha saputo resistere.
Dopo aver superato la delusione della prima mezz’ora, quando ci si accorge che il film ha ben poco a che vedere con lo spirito dell’angry young man dei vecchi film cult, si può iniziare a rivalutare BHTB guardandolo come un disimpegnato contenitore di puro intrattenimento, girato in modo accattivante e dotato di scene tutt’altro che noiose. Amitabh, il divino, delizia il pubblico che di lui non può stancarsi mai, conquista con la sua conversazione brillante e sfoggia un savoir fair magnetico capace di nascondere anche gli evidenti buchi della trama. Non è difficile capire come mai quest’uomo, alla soglia dei settanta anni risulti sexy anche agli occhi delle giovanissime. Il guardaroba scelto per Vijju è esagerato, kitsch ma irresistibile, dai completi bianchi ai jeans strappati, dagli impavidi accostamenti di colore tra camicie e foulard tropicali, fino agli immancabili occhiali da sole. La piacevole caratterizzazione del personaggio è scandita da gesti ricorrenti e citazioni di dialoghi dei suoi film (ma anche da Bunty aur Babli del figlio Abhishek), le riprese sono dinamiche e i ritmi veloci, le scene d’azione ben orchestrate, il movimentato bluff finale ci regala un action-Bachchan scatenatissimo.
Sonu Sood sfrutta il momento favorevole post- Dabangg per firmare contratti, la somiglianza fisica tra lui e Big B rende il loro legame interessante e la divisa gli dona da morire. La squadra dell’overacting selvaggio è capitanata invece da Raveena Tandon, nel film una mamma svampita dal sex appeal ancora ruggente, peccato che la sua item song “Chandigarh di Star” sia stata girata solo a scopo promozionale e non inclusa nella versione finale della pellicola. In prestito dalle cinematografie del Sud il villain per eccellenza Prakash Raj, che purtroppo ha solo un piccolo ruolo, e la giovane Charmee, ragazzina maschiaccio impegnata soprattutto nell’industria telegu.

Il mio giudizio sul film : *** 3/5


RECENSIONI
THE TIMES OF INDIA ***1/2   3,5/5
Bbuddah Hoga Terra Baap è un divertente recital di Amitabh Bachchan. Non curatevi del titolo, di sicuro uno dei peggiori della sua filmografia, e guardate oltre l'ingannevole sfumatura pulp: finirete con l'assaporare una pellicola che mostra ampiamente il perchè Bachchan sia il più grande showman che l'industria cinematografica indiana abbia mai prodotto. BHTB non è il miglior film di Bachchan e non può essere paragonato ai suoi classici, tuttavia è davvero piacevole, e l'attore non cessa mai di meravigliare con la sua gamma di istrionismi. A dispetto dell'età, cattura l'attenzione con le scene d'azione, i camei comici, le canzoni romantiche (con Hema Malini), i duelli sensuali (con Raveena Tandon), i lampi emotivi, l'audacia, e il suo chiassoso senso sartoriale. Bachchan torreggia sullo schermo come un colosso. BHTB presenta certamente delle lacune, ma possiamo ignorarle con facilità.
Nikhat Kazmi, 01.07.11 (testo originale)


HINDUSTAN TIMES **  2/5
Il protagonista di Bbuddah Hoga Terra Baap è una triste parodia dei personaggi interpretati in passato da Amitabh Bachchan. L'abbigliamento vistoso e il contegno cozzano con la sua età (e con quella di chiunque altro, per la verità). Anche il poliziotto (Sonu Sood) sembra una versione povera del Bachchan degli anni settanta. La traccia comica può occasionalmente far sorridere. In base alla statistiche, circa il 70% degli indiani è nato dopo Sholay, e quindi ha poca dimestichezza con le battute scritte da Salim-Javed per il ruolo classico di Bachchan, l'affascinante angry young man di Deewaar. Negli anni settanta le sceneggiature erano irrilevanti: il personaggio bastava. Sfortunatamente anche il regista Puri Jagannadh è un imperturbabile, accecato fan di Bachchan, e con BHTB ha realizzato un lungo tributo al suo attore protagonista. Ma a questo angry young man manca qualcosa.
Mayank Shekhar, 01.07.11 (testo originale)


ANNO : 2011

TRADUZIONE DEL TITOLO : Vecchio sarà tuo padre (Vecchio chiamaci tuo padre..)

REGIA : Puri Jagannadh

CAST:
Amitabh Bachchan ……………. Vijju
Sonu Sood …………….. Karan
Charmee ………………… Amrita
Prakash Raj ……………………. Kabir
Sonal Chahuan ……………….. Tanya
Hema Malini …………………… Sita
Raveena Tandon ……………….. Kamini


COLONNA SONORA : Vishal & Shekhar
PLAYBACK SINGERS : Amitabh Bachchan, Vishal Dadlani, Sinidhi Chahuan, Shekhar Ravijani, Monali Tahakur, Abhishek Bachchan (“Go Meera Go”)

SITO UFFICIALE DEL FILM : BigBisback.com 


QUALCOS’ALTRO :

Il titolo precedentemente scelto era Bbuddah

Puri Jagannadh è un apprezzato regista telegu celebre per aver diretto Pokkiri con Mahesh Babu e Ileana, Prabhu Deva ha curato il remake hindi del film, Wanted, scegliendo Salman Khan come protagonista.

Amitabh Bachchan e Hema Malini erano già apparsi sullo schermo in Baghban,  il titolo che li ha riuniti professionalmente dopo un lungo intervallo.

Sonal Chahuan, lanciata in Jannat al fianco di Emraan Hashmi, è riuscita a soffiare il ruolo di Tanya a Kangna Renaut.

Video : Press Conference, Intervista a Sonu Sood, Hema MaliniSonal Chahuan & Raveena Tandon, Amitabh Bachchan e Abhishek durante la promozione del film.

Il divertente rap “Go Meera Go”, cantato da Amitabh e Abhishek Bachchan è un remix di alcune famose canzoni degli anni ’70-’80: Don ("Khaike Paan Banaras Walla") , Silsila ("Rang Barse") , Yaraana ("Saara Zamana"), Namak Halaal ("Pag ghunghroo bandh")

08 settembre 2011

ANAGANAGA O DHEERUDU



Una zingara intrigante vestita di veli, una bimba miracolosa, un guerriero bendato, una strega malefica dai capelli di Medusa, spiagge tropicali, accampamenti gitani e duelli. Anaganaga o Dheerudu va guardato con gli occhi di un bambino piuttosto che con quelli di un adulto e nella sua narrazione potremo ritrovare una realtà perduta di immagini e suggestioni. La storia non sarà variegata e avvincente come il contenitore fantasy-pop  Magadheera ma il film fa sognare e conduce in una dimensione onirica dove tutto è possibile. Una vera e propria fiaba.


TRAMA
L’inquietante strega Irendri (Laxshmi Manchu) vuole catturare una bambina dai poteri soprannaturali che potrebbe donarle l’immortalità, la piccola è protetta da Yodha (Siddharth) guerriero abile e coraggioso ma indulgente nel bere e perdutamente innamorato dell’ammaliante zingara Priya (Shruti Haasan). Alcuni sacerdoti corrotti sfruttano la paura della gente del villaggio per compiere rituali insensati e senza saperlo finiscono per risvegliare una forza oscura che dormiva da anni nel suolo delle campagne, il nuovo potere giunge in aiuto della maga ormai prossima alla sua totale supremazia.


Anagaga o Dheerudu è una piacevole favola moderna firmata Walt Disney  ma pensata e realizzata negli studios indiani, la celebre casa di produzione americana sposa le tecnologie digitali, le star, le musiche del cinema telegu e segue la creazione di questo grazioso fantasy movie mirato a risvegliare la nostalgia dell’infanzia negli adulti e scatenare l’immaginazione verace dei più piccini.
La storia è senza tempo e il luogo del tutto slegato dal contesto indiano (quale miglior set naturale dove ambientare una bella fiaba se non i surreali paesaggi della Cappadocia?) la realizzazione visiva, la grafica e gli effetti speciali ne fanno un prodotto del tutto all’avanguardia. Anche il rapporto tra i due innamorati, Yodha e Priya, è ammiccante e molto poco inibito soprattutto se consideriamo il target a cui il film è diretto.
Pienamente promossi gli attori protagonisti che sfoggiano un’ottima intesa, Siddharth, attore dal volto delizioso e dagli atteggiamenti infantili, è già naturalmente predisposto a diventare un eroe disneyano, anche Shruti Haasan supera la prova, la sua aria da civettuola vanitosa rende il personaggio stuzzicante e dinamico piuttosto che un semplice manichino in carne ed ossa per splendidi costumi. Nonostante la ragazza sia ricoperta di sete e gioielli il suo approccio risulta piuttosto mascolino, il che rende possibile una buona fusione con la sensibilità fanciullesca del suo giocoso compagno di scena.


Da guardare per :
Ritrovare una favola a tutto tondo con un lui, una lei e una velenosa strega cattiva, in puro stile Walt Disney.
Concedersi un po' di tempo per ritornare bambini
Gustarsi i suggestivi duelli in notturna e i duetti romantici tra i paesaggi della Turchia, prendere nota dei bizzarri make up di Irendri, copiare l’arredamento della tenda zingara di Priya e farsi sedurre dai  titoli di apertura del film dove le immagini dei tarocchi si sovrappongono a miniature medievali e i volti dei protagonisti divengono cartoni animati.

Punti deboli:
Troppa fretta. Dopo solo due ore la storia si conclude in modo brusco e il lieto fine sembra piombare dal nulla.


Il mio giudizio sul film : ***1/2   3,5 /5


ANNO : 2011

LINGUA : Telegu

TRADUZIONE DEL TITOLO : C’era una volta un guerriero

REGIA : Prakash Kovelamudi

CAST:
Siddharth ………………………… Yodha
Shruti Haasan ………………….. Priya
Laxshmi Manchu ………………………Irendri
Hrishita ……………….. Moksha
Brahamanandam ………….. Jaffa


PRODOTTO E DISTRIBUITO DA  : Walt Disney in collaborazione con K.Raghavendra Rao

COLONNA SONORA : Firmata da numerosi artisti,  Salim & Suleiman ("Premalekha") MM Keeravani (“Ninnu Choodani”) , Koti (“Pralaaya Kalabeela”) , Mickey J Meyer (“Chandamaamala”)

PLAYBACK SINGERS: Anuj Gurwara, Salim & Sulaiman, Shreya Ghoshal, Geeta Madhuri, Karthik Sahiti, Balasubramanyan, Abhijith, Rajiv Sundaran, Hrishikesh

SITO UFFICIALE  anaganagaodheerudu.com


QUALCOS'ALTRO
In contemporanea all'uscita del film è stata creata una linea di merchandising ispirata agli abiti indossati da Shruti Haasan e alle spade usate da Siddharth. L'esposizione ha attratto non pochi curiosi ai Prasad Cinemas nel centro di Hyderabad.

Shruti Haasan è la figlia della superstar Kamal Haasan mentre il padre di Laxmi Manchu è  il celebre attore telegu Mohan Babu.

L'articolo di Southscope dedicato al dietro le quinte  (Clicca qui)

Altri titoli nati dalla collaborazione tra Walt Disney e case di produzione indiane : Roadside Romeo, Do Dooni Chaar

Trailer del film con sottotitoli in inglese. Clicca qui.

06 settembre 2011

READY



Uno stesso titolo e una stessa trama confusionaria e chiassosa. Il successo giovanile telegu diviene la linea guida per una nuova autocelebrazione della superstar Salman Khan, reduce da un fascinoso restyling avviatosi con Wanted e ferocemente esploso in Dabangg.
Nel film con Ram e Genelia l’azione e la love story padroneggiano sulla commedia, elemento che invece invade la versione di Anees Bazmee cucita attorno ai pettorali , e alla cattedra di Mass Hero, del suo protagonista. Se la pellicola telegu è un’intrecciata romanticheria senza alcun senso quella hindi è una manciata di coriandoli su Salman, maggiore è l’attaccamento alla sua immagine di good/bad boy da parte del pubblico maggiore sarà  l’entusiasmo con cui il film verrà accolto.

TRAMA
Una ragazza in fuga (Asin / Genelia D’Souza) cerca di trovare una sistemazione in attesa del suo nuovo passaporto per andarsene negli States e si finge la promessa sposa dello scapolone d’oro di una famiglia benestante Prem / Chandu (Salman Khan / Ram). La dote della giovane fa gola agli zii, entrambi don della malavita e con figlioli in età da matrimonio. Innamoratosi di Pooja Prem/ Chandu decide di trovare un meccanismo per burlarsi dei parenti e sfrutta la sua furbizia per girare le situazioni a suo favore.

Anees Bazmee  è riuscito pienamente a trasformare un film romantico per ragazzini in una commedia colorata e di facile consumo destinata ad un pubblico più vasto. La trama inconsistente e l’eccessiva durata tuttavia penalizzano entrambe le versioni. il film con Ram e Genelia si mostra ancora più debole e meno adatto a soddisfare e ad intrattenere, a Bazmee va il merito di ha aggiunto una maggiore dose di umorismo e di aver saputo riproporre le stesse scene con brio e simpatia, confezionando un tipico masala flick estremamente dinamico in grado di far sorridere il pubblico almeno alla prima visione.
Da una parte le cime innevate della Svizzera ("Tu tu tu"  e "Naa pedavulu nuvaite"), dall’altra le architetture scintillanti della Thailandia ("Humko pyaar hua"), cambiano le location dei video musicali. Genelia seduce con la sua freschezza in jeans, minigonne e chiome spettinate, Asin si mostra ipersofisticata ed esibisce una collezione di tulle e sete, abiti lunghi e svolazzanti, boccoli e trucco pesante. Aldilà della differenti scelte d’immagine e costumi le due eroine sono del tutto diverse anche nell’approccio:  Genelia padroneggia sul suo compagno di scena Ram, spesso stanco o poco convinto, mentre Asin è soggiogata dall’esuberanza di un Salman sempre più Superman. I personaggi minori e gli arredi ricordano quelli dei Serial Tv tanto in voga nelle reti indiane piuttosto che figure o sfondi cinematografici; le famiglie patriarcali dalle reazioni esasperate, il padre smemorato e i ganster demenziali sono forse il principale motivo di risate in entrambi i casi, Paresh Rawal riesce a far sorridere molto più di quanto ha fatto Brahamanandan nello stesso ruolo. I set vistosamente artificiali e dal gusto retrò, i colori iper-saturati e i lieti fini “botte danze e zuccherini” accomunano perfettamente il film del 2008 e quello del 2011.
Le collaborazione tra Pritam e Devi Sri Prasad regala ai fedeli fan di Salman una colonna sonora gustosa, dalla pepatissima Item song “Character Dheela” , un Desi Reggaetone con giocosi riferimenti ai classici (Sholay, Mughal e Azam, Shree 420) in cui Zarine Khan (sosia ufficiale di Katrina Kaif?) e il muscoloso protagonista in canotta si sollazzano tra i piaceri della carne, ma ancora di più il tormentone “Dhinka Chinka” composto da Prasad per il film Arya 2 (“Ringa Ringa”) e riproposto in chiave salmancentrica, accompagnato da coreografie ammiccanti che non passeranno inosservate.
Tra gesti ricorrenti, percussioni di sottofondo, occhiali da sole e un look tamarro/modaiolo Salman Khan se la ride un sacco ed incendia il botteghino ancora prima del Tea (anzi Pee) Break festeggiando con ogni mezzo il suo ritrovato self- control.



READY ( HINDI)

Il mio giudizio sul film *** 3/5
Da guardare per : Farsi travolgere da un Salman Khan burlone over-confident oltre ogni limite, godersi scene divertenti, coreografie spassose e belle canzoni. Per Paresh Rawal e molte battute azzeccate.
Punti deboli : Durata eccessiva.

RECENSIONI

THE TIMES OF INDIA  *** 3/5
Difficile capire perchè Anees Bazmee realizzi film, dal momento che in generale non vi è nessuna logica in essi. Thank you, No problem... Ma poi lo si comprende: per celebrare l'illogicità e il nonsense rendendoli terapeutici per il pubblico. Per fortuna in Ready vi è anche un'altra ragione: Salman Khan. La pellicola è un'ode a Salman, l'intrattenitore più che l'attore. E sino ad un certo punto, funziona. Lasciate perdere ogni pretesa e gustatevi il recital di una star che sta diventando sempre meno apologetico riguardo alla sua immagine. Salman in Ready si produce in tutto ciò che ama fare e che lo spettatore ama vedergli fare. E grazie anche al resto del cast, alla colonna sonora, ai colori, Ready non concede un attimo di tregua che consenta di pensare. Non vi annoierete.
Nikhat Kazmi, 02.06.11 Testo originale


HINDUSTAN TIMES  ** 2/5
Ready rappresenta l'impero culturale, trito, da popcorn, di Re Salman. Mi trovo in un cinema tradizionale a sala singola, e il pubblico esulta producendo una folle cacofonia che potrebbe intimidire i non iniziati. Riesco a malapena a sentire me stesso. Fra le sequenze d'azione, le battute secche, le canzoni, le entrate in scena di Salman Khan - quasi tutte al rallentatore -, qualunque altra cosa si possa avvertire di questo film a prova di critico è di interesse puramente accademico. Non è difficile riconoscere la firma di Anees Bazmee. Il soggetto e la sensibilità derivano da una pellicola telugu. Negli anni ottanta i grandi successi bollywoodiani erano realizzati così, anche se non ambientati all'estero. Salman Khan è al momento la star non del sud più simile a Rajinikanth. Non recita una parte: è il personaggio a recitare Salman. Spesso l'attore neanche si preoccupa di sincronizzare il movimento delle labbra alle battute, si guarda intorno in modo disinteressato, oppure punta dritto all'obiettivo (che sembra apprezzare tantissimo la sua informalità). Ma la celebrità è ciclica. Ne sa qualcosa al riguardo Akshay Kumar che sperimentò una simile inesplicabile ascesa nel 2007 (Bhagam Bhag, Bhool Bhulaiyaa, Namastey London, Welcome), e in seguito, per le stesse sconosciute ragioni, la fortuna lo abbandonò (Tashan, Chandni Chowk To China, Kambakkht Ishq, Blue, Tees Maar Khan, Khatta Meetha...). Il rigenerato masala di Salman (Wanted, Dabangg) costituisce ancora una novità, e la star è qui in questa monosala a dire ciao al suo pubblico, quel bacino di spettatori per i quali è lui il solo King Khan. I fischi di apprezzamento, i boati, le grida sono senza fine. E' difficile descrivere il caos. Si tratta di un'esperienza pop-culturale, e ne vale del tutto la pena. Ma sfortunatamente c'è anche un intero film da vedere, e il collo mi duole.
Mayank Shekhar, 03.06.11 Testo originale


ANNO : 2011
REGIA : Anees Bazmee

CAST:
Salman Khan ………………. Prem
Asin …………………. Pooja / Sanjana
Paresh Rawal …………………Balidan Bhardwaj
Arya Babbar ………………… Veer
Puneet Issar …………………….Dada Chaudhary
Apparizioni speciali di Ajay Devgan, Zarine Khan, Kangna Renaut, Sanjay Dutt, Arbaaz Khan

COLONNA SONORA : Pritam e Devi Sri Prasad
PLAYBACK SINGERS : Rahat Fateh Ali Khan, Kay Kay, Tulsi Kumar, Mika Singh, Sangeeta Pant



READY (TELEGU)
Il mio giudizio sul film : * 1,5/5

Da guardare per : l’energia di Genelia D’Souza, qualche bel brano musicale di Devi Sri Prasad
Punti deboli: Scarsa appetibilità, ritmi troppo lenti, coreografie viste e riviste, situazioni comiche mai efficaci.

ANNO : 2008
REGIA: Srinu Vylta

CAST :
Ram ……………………… Chandu
Genelia D’Souza ………………………. Pooja
Nazar…………………. Raghupati
Kotha Srinivasa Rao ……………….. Peddinaidu
Brahmanandam …………………… McDowell

Apparizioni speciali di Tamanna e Navdeep

COLONNA SONORA : Devi Sri Prasad
PLAYBACK SINGERS : Karthik, Priya, Benny, Shreya Ghoshal