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24 febbraio 2019

ENTHIRAN



Devo aver contratto un morbo sconosciuto. Ultimamente vedo solo pellicole che mi sconcertano, e forse il problema sono io. Prendiamo Enthiran. E' il primo film indiano di fantascienza dell'era dell'effetto speciale spinto. In lingua tamil, interpretato dalla supersuperstar Rajinikanth e dalla donna più bella del mondo, Aishwarya Rai, diretto da S. Shankar, costato un botto, mi ha divertito moltissimo e mi ha annoiato moltissimo. Sto interrogando le due differenti personalità che evidentemente albergano nel mio cranio per chiarire la cosa. Ore angosciose mi attendono.

Mi ha divertito moltissimo perchè è chiassoso e in larga parte demenziale nel significato più nobile del termine. Adoro il geniale abbinamento di effetti speciali contemporanei e costumi e scenografie vintage (presente le mitiche serie televisive prodotte da Gerry Anderson?). L'immaginazione è a briglia sciolta: lo scheletro del robot che balla come un indemoniato, la trasformazione nella dea Kali, il pirotecnico combattimento sul treno, la scena del parto, il colloquio con (ehm) le zanzare, l'elaborata sequenza d'azione finale. Ho apprezzato anche l'umanizzazione di Chitti, il suo disperato desiderio di vivere. L'autosmantellamento mi ha emozionato (sarò grave). E non mi aspettavo la breve dissertazione su sesso e amore. Il cinema indiano non finirà mai di stupirmi.
Rajinikanth è nel ruolo, anzi, nei ruoli. L'ho trovato credibile persino come robot (chiamo il medico). Aishwarya Rai ha un aspetto magnifico: ammiratela in versione supergirl nella fantasmagorica visualizzazione del brano Irumbile Oru Idhayam (che canticchio da giorni), coreografia di Remo D'Souza. Danny Denzongpa è un antagonista sorprendentemente realistico e signorile. I costumi sono roboanti, improbabili, vistosi: in una parola, splendidi. Le coreografie sono roboanti, improbabili, vistose: in una parola, splendide. Spargo meglio il contagio segnalandovi anche il video di Kilimanjaro, coreografia di Raju Sundaram. La colonna sonora, di A.R. Rahman, mi piace parecchio. Puthiya Manitha, il brano che accompagna i titoli di testa, è forse il mio preferito.

Mi ha annoiato moltissimo perchè la narrazione, soprattutto nel primo tempo, è a mio parere maldestra, e perde troppo spesso ritmo e mordente. Sorvolo sulle implausibilità. I dialoghi sono deludenti. Il personaggio di Sana è inconsistente (e Aishwarya è doppiata). La diva ha poco da fare sul set, eccetto posare in tutta la sua magnificenza e danzare come lei sa. I due assistenti dello scienziato insopportabili. Molte gag non fanno ridere. La scena del tentato stupro e quella della ragazzina investita sono agghiaccianti. I titoli di coda i più lunghi della storia. E' un vero peccato che per un progetto così ambizioso e per una produzione così costosa non si sia tenuto conto di un fatto elementare e incontestabile, ignorato anche a Hollywood: prima la sceneggiatura, poi gli effetti speciali. 

TRAMA

Lo scienziato Vaseegaran insegue con grande caparbietà il suo sogno: creare un androide che possa sostituire gli esseri umani nelle azioni di guerra. Tutto andrà storto. Così impara a trascurare la donna più bella del mondo (tiè).

RECENSIONI

The Times of India: ****
"Guardate Robot e capirete cos'è il cinema indiano mainstream. Gli ultimi trenta minuti del film creano un nuovo genere, il curry eastern, che si staglia quale sana alternativa al curry western. I fan di Rajnikanth impazziranno per il climax. E coloro che non lo sono, con Robot scopriranno il fascino magico e mistico di Rajni, una star considerata un semidio in larga parte dell'India. Il film infiamma lo schermo: è pazzo, eccessivo, superdivertente. Robot è principalmente un sincero tributo al carisma della superstar senza età del cinema indiano, Rajnikanth. Ed è completamente, gioiosamente, sentitamente desi. Il punto di forza della pellicola è la superba qualità degli effetti speciali, realizzati dallo Stan Winston Studio (Jurassic Park, Avatar). Le scene d'azione sono state coreografate da Yuen Woo Ping (Kill Bill, Matrix). Circa il 40% del colossale budget di Robot è stato impiegato per gli effetti speciali, e ne è valsa la pena. Ma vi sono anche una trama, una coppia interessante di attori (Rajni e Aishwarya Rai), canzoni (A.R. Rahman) e danze (Prabhu Deva, Raju Sundaram) piene di colore.
Nikhat Kazmi, 30.09.10

Hindustan Times: ***
"All'inizio del film, prima del titolo, lo schermo urla, con lettere argentate grandi il doppio, Superstar Rajnikanth. Mi è stato detto che a quel punto in Tamil Nadu avrebbero acceso fuochi d'artifico all'interno della sala, lanciato monete, spaccato noci di cocco, improvvisato rituali religiosi. E probabilmente lo hanno fatto davvero. Rajnikanth è l'approssimazione umana più vicina a Dio: entrambi sono senza età, entrambi chiedono credenti e completa devozione a leggende incontestate. Non si può spiegare Dio. E non si può spiegare Rajnikanth. Essere critici su entrambi significa scatenare una collera estrema. Meglio evitare la blasfemia. Robot è il più costoso blockbuster indiano, e si vede. La misura e gli effetti speciali sono sino ad ora insuperati nel cinema indiano. Il film prende intelligentemente prestiti dalla tradizione hollywoodiana del genere. Robot conduce la Superstar oltre la mitologia. E' solo un po' troppo lungo, ma è puro divertimento".
Mayank Shekhar, 04.10.10

Cinema Hindi: *** 1/2 (un premio speciale all'audacia di S. Shankar)
Punto di forza: la follia
Punto debole: il ritmo spento nel primo tempo, la sceneggiatura

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Rajinikanth - Vaseegaran/Chitti
* Aishwarya Rai - Sana, fidanzata di Vaseegaran
* Danny Denzongpa - Bohra

Regia e sceneggiatura: S. Shankar
Colonna sonora: A.R. Rahman
Scenografia: Sabu Cyril, che appare anche nel film in un cameo
Costumi: Manish Malhotra
Anno: 2010
Awards: fra gli altri, due National Film Award, per gli effetti speciali e per il production design

CURIOSITA'

* Enthiran ha conquistato la prima posizione: 
- nella classifica dei film indiani (non solo tamil) per incassi in India;
- nella classifica dei film indiani (non solo tamil) per incassi totali (India + estero). È la terza volta che una pellicola non hindi agguanta questo risultato. In passato era accaduto nel 1948 con Chandraleka (tamil), e nel 1955 con Pather Panchali (bengali). Segnalo inoltre che nel 1980 era primo in classifica Alibaba Aur 40 Chor, coproduzione indo-sovietica in hindi e in russo. 
* Enthiran è stato distribuito in versione doppiata in hindi col titolo Robot, e in versione doppiata in telugu col titolo Robo.
* Pare che Shankar offrì a Shah Rukh Khan il ruolo principale (e la produzione del film), ma l'attore rifiutò. Le riprese sono durate due anni. Il cast, con l'esclusione di Aishwarya, ha firmato una clausola secondo la quale nessuno avrebbe lavorato ad altre pellicole per l'intero periodo necessario alla realizzazione di Enthiran
* Chitti regala un cameo in Ra.One.
* Nel maggio 2012 Enthiran è stato distribuito in Giappone. Presentato in versione ridotta al Tokyo International Film Festival, il film ha conquistato il pubblico, tanto da essere riproposto integralmente in 1.300 sale del Paese, ed è rimasto in cartellone per diverse settimane. Video. Di seguito la locandina giapponese e un esempio della febbre scoppiata fra i fan.
* Aggiornamento del 9 agosto 2020: il video di Action, il nuovo brano dei Black Eyed Peas, si ispira al cinema indiano, ed offre alcune sequenze - rivedute - di pellicole celebri, fra cui proprio Enthiran.




14 febbraio 2019

RAKHT CHARITRA I/II





Una storia estremamente tragica, estremamente violenta, ambientata in una città dell'Andhra Pradesh nella quale la brutalità e i massacri sembrano, agli sventurati abitanti che la popolano, l'unica realtà possibile. Non c'è nemmeno rassegnazione, solo un'anestetizzata indifferenza dettata dall'abitudine e dall'assuefazione. Milizie armate private ovunque. Forze dell'ordine impotenti quando non conniventi. Politici corrotti e disumanizzati. Discriminazioni castali. Giustizia e ordine sociale inesistenti. Un mondo primitivo intriso di ferocia, vendetta, sangue, morte. Privo di redenzione. Un film dell'orrore innestato nel quotidiano. Nessuno è innocente. Le vittime non perdono tempo a riciclarsi in carnefici, col plauso dei familiari. Le donne e i bambini non battono ciglio. Ram Gopal Varma, narrando le vicende curiosamente simili di Ravi e di Surya, sostiene che chiunque, spinto dalle circostanze, può trasformarsi in un assassino. Non esiste un limite fra vendetta personale e sterminio indiscriminato, perchè lo si valica agilmente quando il dolore viene compenetrato da un groviglio incendiario di orgoglio, odio e sete di potere. 

Il soggetto di Rakht Charitra, ispirato ad una storia vera, è esplosivo. La sceneggiatura è coinvolgente. C'è il giusto pathos. Alcune stupende scene drammatiche. Alcuni intriganti confronti. Un'ottima scena d'azione. Personaggi in larga parte ben delineati: hanno profondità psicologica, hanno un passato, hanno delle motivazioni. Affetti, principi, progetti. Le interpretazioni sono perlopiù di altissimo livello, anche nei ruoli secondari. Vivek Oberoi è ciclopico. Una forza della natura. Sostiene da solo il primo capitolo di RC. Non sono riuscita a staccare gli occhi un momento dal suo Ravi. Suriya è l'attore talentuoso che sappiamo. In lui tutto parla: sguardi, gesti, movimenti. Sudeep è affascinante e distaccato. Il suo è il personaggio meno intorpidito e più sornione, l'unico dotato di ironia, l'unico in grado di analizzare lucidamente quanto sta accadendo.

Passiamo ai difetti. Un petulante narratore introduce scenari o riassume eventi che potevano benissimo venire rappresentati. I dialoghi, talvolta stravaganti quanto il narratore, sono spesso silenziati a favore del commento musicale. I personaggi oscillano, e a tratti diventano caricaturali. Bukka è talmente sociopatizzato che solo la convinzione con cui l'attore lo interpreta riesce a renderlo meno surreale. Sarebbe stato un villain eccezionale in un tradizionale film bollywoodiano, ma in RC è eccessivo. Il ritmo è discontinuo. Nel secondo capitolo diverse sequenze sono girate al rallentatore senza necessità, e alcune inquadrature (ehm) rotanti mi hanno lasciata perplessa. Le scene di violenza sono a dir poco bizzarre, in bilico fra realismo e splatter
Avrei preferito un solo film, con un montaggio più secco e una narrazione più tesa.

TRAMA

Un appassionato leader politico di bassa casta, molto amato dai suoi seguaci, viene ucciso su ordine dei suoi ex alleati di casta elevata. Questo tragico evento segna l'inizio di una spirale di inaudita violenza.

RECENSIONI

Times of India: *** e ***
"Rakht Charitra è il racconto biografico della vita di Paritala Ravi, un politico che assurse al potere in Andhra Pradesh a dispetto dei suoi precedenti violenti, e che morì come visse: violentemente. Vivek Oberoi interpreta il ruolo del protagonista, uno studente gentile e timido che inizia la sua carriera allo scopo di vendicarsi dell'assassinio del padre e del fratello perpetrato da un politico locale. Successivamente finisce sotto la tutela di un attore trasformatosi in leader dell'opposizione, Shivaji Rao (Shatrughan Sinha). L'obiettivo è quello di ripulire il sistema e regolare i conti con il rivale (Abhimanyu Singh), senza dover condurre una vita da fuorilegge come i naxaliti. Ma ovviamente il metodo rimane lo stesso: fucili e sangue. Ad Hollywood nessuno comprende l'arte della violenza meglio di Tarantino. A Bollywood nessuno si crogiola nella violenza meglio di Ram Gopal Varma. RC sembra ispirarsi a Kill Bill, per la violenza spietata e non apologetica che esplode letteralmente in faccia allo spettatore con una pletora di immagini sanguinose. E come Kill Bill, anche RC è formato da due parti, e non rivela il volto di un personaggio nella prima. Ma le somiglianze finiscono qui. Mentre Tarantino stratifica il suo festino sanguinario come fosse filigrana, e lo sostiene con una narrazione avvincente, RGV esagera dall'inizio alla fine. RC è davvero eccessivo, da ogni punto di vista. La musica è assordante. La voce fuori campo è molesta e superflua. E il sangue è ovunque. Ma non è questo il problema: ciò che disturba in RC è la caratterizzazione di quasi tutti i personaggi principali - con l'eccezione di quello interpretato da Abhimanyu Singh -, che scorrono sullo schermo in cameo bruscamente interrotti non appena cominciano ad avere un impatto. Persino il protagonista rimane una figura-ombra, a cui vengono concessi alcuni esplosivi minuti qui e là che Vivek Oberoi gestisce bene. Vivek è in forma e interpreta il suo ruolo con misura e drammaticità. Ma il nostro eroe diventa un bimbetto docile dinanzi al fascino criminale del cattivissimo avatar di Abhimanyu Singh. Ciò che rende il film guardabile sono alcune parti che mostrano l'impronta magistrale del regista che ha ridefinito il genere d'azione nel cinema indiano con pellicole quali Shiva, Satya, Company. Inoltre c'è del fascino nel gusto di RGV di rimanere ostinatamente lontano dalla zuccherosità e dal sentimentalismo, nonchè di narrare l'indecente realtà indiana. RC è uno specchio brutale della confusione che, in India, si maschera da democrazia".
"Le prime sequenze del film riepilogano Rakht Charitra I, ma le scene si susseguono a ritmo talmente rapido da rendere la violenza e il dramma ancora più isterici. Abbastanza irritante. Di seguito la storia si dipana in modo simile, sebbene il risultato sia leggermente più accattivante. La violenza è stilosamente coreografata, le angolazioni delle inquadrature sono inusuali, le sequenze d'azione esplodono al rallentatore, aggiungendo un tocco surreale. I personaggi instaurano un legame col pubblico grazie ad alcuni emozionanti episodi. E sono da menzionare l'incontro ad alto voltaggio fra i due protagonisti e il loro duello verbale. Ram Gopal Varma non esita a presentare la politica indiana nella sua forma brutale. Sia Vivek Oberoi che Suriya offrono una performance potente. La pellicola appartiene essenzialmente a chi ha ideato le scene d'azione (Javed-Aejaz), finemente realizzate e adrenaliniche. Rakht Charitra non esplora nuovi territori come Satya e Company, ma rimane un film assolutamente da vedere per tutti i fan di RGV".
Nikhat Kazmi, 22.10.10 e 03.12.10

Hindustan Times: ** e * 1/2
"Una voce anziana, sovraeccitata e gracidante, narra il film. Sospetto che lo scopo fosse quello di suonare ubriaca, tanto quanto sembra esserlo Rakht Charitra. La mente è istupidita dalla tragicommedia del sangue. Ma Vivek Oberoi non recita in modo falso. Veniamo informati che la pellicola si basa su una storia vera. Credo che in qualche modo anche Tom & Jerry lo fosse. Solo che RC è per adulti che vogliono sfogare le proprie frustrazioni o visualizzare le fantasie più violente. Questo film è il solito buon vecchio dramma sul brigantaggio indiano tinto in toni seppia, con camera digitale, inquadrature dalle angolazioni bizzarre, montaggio più veloce e miglior budget. Non farebbe troppo danno se finisse qui, ma è pronto un seguito, se siete ancora assetati di sangue".
"La consapevole, comica misoginia dei film di Ram Gopal Varma è il solo aspetto che ancora ci intrattiene. Suriya è davvero solido. Per la maggior parte della pellicola il pubblico si chiede da quale parte guardare, dal momento che le immagini ruotano a 360 gradi, persino durante le conversazioni. Il film cerca un dramma che assomiglia ad un terremoto. Le riprese sono realizzate al rallentatore o sono esageratamente aggressive. Ad un certo punto l'effetto provoca nausea".
Mayank Shekhar, 23.10.10 e 04.12.10

Cinema Hindi: *** 1/2
Punto di forza: le superbe performance di Vivek Oberoi, soprattutto, e di Suriya
Punto debole: la narrazione poco fluida

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Vivek Oberoi - Ravi
* Suriya - Surya
* Sudeep - Mohan Prasad
* Radhika Apte - Nandini, moglie di Ravi
* Zarina Wahab - madre di Ravi
* Shatrughan Sinha - Shivaji Rao
* Abhimanyu Singh - Bukka
* Priyamani - Bhavani, moglie di Surya
* Sushant Singh - Shankar, fratello di Ravi

Regia: Ram Gopal Varma
Sceneggiatura: Prashant Pandey
Anno: 2010

CURIOSITA'

* RC si ispira alla vita turbolenta di Paritala Ravindra, uomo politico dello stato dell'Andhra Pradesh (da cui proviene lo stesso RGV). Accusato più volte di omicidio, è stato assassinato nel 2005.

17 febbraio 2012

COCKTAIL




Un film che rivela senza paura la sua fonte d’ispirazione (il lungometraggio canadese Butterfly on a Wheel)  e  adatta l’idea di partenza in un contesto nuovo, creando situazioni originali. Tanti cantastorie di talento sono impegnati  dietro le quinte di questa piccola ma preziosa cinematografia: l’industria dello stato del Kerala, un interessante laboratorio che produce soprattutto film semplici a prima vista, forse tecnicamente poco sofisticati, di breve durata (quasi mai oltre i 120 min) ma concentrati sull’intreccio della storia e sul perfetto funzionamento di dialoghi e script. Per ogni appassionato di cinema l'India si rivela un inesauribile paradiso dei golosi.


TRAMA
Ravi Abraham (Anoop Menon) ha un lavoro di successo, una moglie giovane e bella (Samvurtha Sunil) e una figlia adorabile. La perfezione della sua vita familiare viene spezzata dall’arrivo di uno sconosciuto (Jayasurya) che costringe la coppia ad accettare una serie di sfide ricattandoli dichiarando di aver in custodia la loro bambina. Le prove vanno avanti per una giornata intera al termine della quale Ravi e Parvathy potranno conoscere la verità.


Cocktail non era tra i titoli più attesi della stagione 2010 ciò nonostante un rapido passaparola ha permesso al film di raggiunge l’apice degli incassi dopo soli due giorni dall’uscita nelle sale. Se l’apertura può sembrare troppo lenta ed esplicativa la seconda parte tiene costantemente il piede sul motore e procede per scatti improvvisi, dopo la prima mezz’ora per il pubblico sarà un continuo porsi domande e cercare spiegazioni, quesiti che non vedranno alcuna soluzione logica fino al totale scioglimento della matassa.
Chi è questo strano personaggio che irrompe nella vita di un uomo onesto e tranquillo? Cosa c’è che lo lega a lui? Il suo sadismo è fine a sè stesso o scatenato da qualcosa? Nel caso di un thriller la cui primaria fonte d’ interesse e soddisfazione sta nello svelamento progressivo del finale diviene proibito lasciare qui troppi dettagli. La narrazione ingannevolmente pigra si concentra in alcuni punti chiave, la colonna sonora agisce da catalizzatore ed aumenta l’attesa, i brani inclusi sono di vario genere, dal classico duetto romantico a canzoni più ritmate che liberano la tensione latente, fino ad un’item song inserita a sorpresa, frenetica come i balzi della storia.
Il film è nobilitato da un perfetto gioco di squadra tra Samvurtha, Jayasurya e Anoop Menon (autore anche dei dialoghi e revisore dello script), le loro interpretazioni genuine e l’aspetto da persone comuni conferiscono alle vicende un'atmosfera reale più che cinematografica. Non servono spargimenti di sangue né minacce soprannaturali per incutere timore perché la tensione è creata dalla mente, gli scheletri insabbiati in un’esistenza come tante sono sufficienti a mettere in piedi un thriller perfetto guidato da eventi, errori e minacce quotidiane.

Il mio giudizio sul film : ***1/2 3,5/5


ANNO : 2010

LINGUA : Malayalam

REGIA : Arun Kumar


CAST
Anoop Menon ……………… Ravi Abraham
Samvurtha Sunil ………… Parvathy
Jayasurya ……………….. Venkatesh


COLONNA SONORA : Ratheesh Vegha & Alphons Joseph
PLAYBACK SINGERS : Vijay Yesudas,, Thulasi Yatheendran, Alphons Joseph, Sayonara, Rahul Nambiar



QUALCOS'ALTRO : 

Qualche informazione su Samvurtha Sunil e Anoop Menon nei post I Volti Femminili e Maschili del Cinema Malayalam

Cocktail è anche il nome di una pellicola hindi prodotta e interpretata da Saif Ali Khan la cui sceneggiatura è stata curata da Imtiaz Ali, l'uscita nelle sale è prevista per il 2012. Non si tratta di un remake,  a parte il titolo i due film non avranno niente in comune.

28 gennaio 2012

24 - STAGIONE 8



Un paio d'anni fa la notizia aveva elettrizzato i media indiani: ad Anil Kapoor era stato affidato un ruolo nell'ultima stagione della celebre serie televisiva americana 24. Temevamo che la sua fosse solo una particina da comprimario con poche battute, invece il nostro Anil compare in ben 15 episodi dei 24 totali. E le sorprese non sono finite. Non è questa la sede opportuna per approfondire le ragioni del successo di pubblico e critica conseguito dalla serie, o per segnalarne le lacune. Ci limitiamo a ricordarvi che, secondo Wikipedia, la rappresentazione, nelle stagioni precedenti, dei personaggi di religione musulmana aveva suscitato qualche perplessità. L'ottava stagione, da questo punto di vista, prova a smentire i suoi detrattori.

Non dimentichiamo che 24 è una serie televisiva americana di genere d'azione, con cast affollato, il cui scopo principale è quello di intrattenere. Quindi sbalordiscono la relativa ampiezza, la crucialità e la definizione del ruolo di Omar Hassan, presidente di un Paese islamico di fantasia: il suo è un personaggio elegante, sfaccettato, umano. E come se non bastasse, fra i politici di rango elevato rappresentati nella stagione, Omar è l'unico ad uscirne a testa alta. Malgrado il coinvolgimento sentimentale con una giornalista americana (a cui, da vero gentiluomo, resta accanto in un momento critico), malgrado la furia epuratrice a seguito del fallito attentato alla sua persona, la figura di Omar risulta la più positiva, non solo se rapportata a quella del presidente russo (colpevole di crimini gravissimi), ma persino - badate bene - se rapportata a quella della presidente americana (costretta addirittura a dimettersi). C'è da chiedersi come il pubblico americano abbia reagito all'inusitato capovolgimento morale nei ruoli: i buoni questa volta sono i musulmani, i cattivi gli americani.
Quanto ai dialoghi, le battute meno di genere sono state in larga parte affidate ad Omar e alla moglie Dalia. I terroristi islamici che fanno da corollario alla vicenda, pur con i cliché tipici dei personaggi minori, vengono rappresentati, almeno nel look, in modo inusuale: gli attori Tarek Jafar Ramini e Mido Hamada sono attraenti e fascinosi (troppo per sembrare veri). A differenza dei colleghi russi, sempre pesantemente stereotipati.

Anil Kapoor basterebbe da solo a soddisfare la golosità bollywoodiana. Ma c'è dell'altro. La figura del protagonista Jack Bauer ricorda moltissimo l'eroe tipico dei film d'azione della tradizione cinematografica indiana. Tutto d'un pezzo, sempre pronto al confronto fisico, cavaliere solitario forse con qualche macchia ma di sicuro senza paura, vendicatore, giustizialista, incline alle roboanti esecuzioni sommarie. I set lucidati a nuovo e ipertecnologici ci ricordano che siamo negli USA, ma la connotazione di Bauer ci conduce di colpo nella violenta Mumbai, pullulante di invincibili angry young men collocati non propriamente contro la legge, bensì in qualche indistinta zona al di là.

Anil Kapoor e Necar Zadegan - 24
TRAMA

Jack Bauer (Kiefer Sutherland) è fuori dal giro. Ma la soffiata di un suo informatore lo catapulta di nuovo al CTU, l'agenzia speciale antiterrorismo. Vi è in atto un complotto per uccidere Omar Hassan (Anil Kapoor), presidente di un Paese islamico, temporaneamente a New York per siglare uno storico accordo di pace con russi e americani. Parte la lotta contro il tempo. In sole 24 ore succederà di tutto: attentati, tradimenti, intrighi, omicidi, esecuzioni, inseguimenti, esplosioni, minacce nucleari, mafia russa, terrorismo islamico, sangue a fiumi, molta azione, poco amore, qualche lacrima.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* Anil Kapoor, sempre raffinato nelle sue funzioni di presidente e impeccabile nelle scene madri.
* Jack Bauer che incide il tubo digerente ad un ostaggio (vivo, anche se supponiamo per poco...) e che poi (ehm) espianta l'intestino abbandonandolo sul pavimento, allo scopo di recuperare una SIM precedentemente ingoiata. E non finisce qui: Jack Bauer che  stacca l'orecchio ad un politico con un morso. Cosa dire? Bollywoodiano dentro e non saperlo.

RECENSIONI

Cinema Hindi: ***
Punto di forza: (siamo di parte) Anil Kapoor (****)
Punto debole: (siamo di parte) i nove episodi privi di Anil Kapoor


Anil Kapoor, Kiefer Sutherland e Necar Zadegan - 24
SCHEDA DELLA STAGIONE

Cast:

* Kiefer Sutherland - Jack Bauer
* Anil Kapoor - presidente Omar Hassan
* Mary Lynn Rajskub - Chloe O'Brian, collega di Jack
* Freddie Prinze Jr. - Cole Ortiz, collega di Jack
* Cherry Jones - presidente Allison Taylor
* Katee Sackhoff - Dana Walsh, collega di Jack e fidanzata di Cole
* Necar Zadegan - Dalia Hassan, moglie di Omar
* Nazneen Contractor - Kayla Hassan, figlia di Omar e Dalia
* Annie Wersching - Renee Walker, collega di Jack
* Mykelti Williamson - Brian Hastings, capo del CTU
* John Boyd - Arlo Glass, collega di Jack
* Akbar Kurtha (Syriana) - Farhad Hassan, fratello di Omar
* Tarek Jafar Ramini (Batman Begins) - Tarin Faroush, capo della sicurezza di Omar
* Mido Hamada - Samir Mehran, capo dei terroristi islamici

Regia: Brad Turner, Milan Cheylov, Nelson McCormick, Michael Klick
Anno: 2010
Anil Kapoor e Annie Wersching - set di 24
CURIOSITA'

* Piccolo riassunto kapooriano: Anil appare in 15 episodi, esce di scena nel 16mo, il 12mo sembrerebbe quello con la sua partecipazione più lunga. Se non avete voglia di sorbirvi tutta la stagione, gli episodi che offrono l'interpretazione migliore di Anil sono il 12mo, il 14mo, il 15mo e il 16mo (promo del 15mo e del 16mo episodio). La voce italiana è quella di Pasquale Anselmo, doppiatore ufficiale di Nicolas Cage. Caratteristiche bollywoodiane del personaggio: l'opulenza patinata, il fratello traditore, l'amore di una donna biondissima, il lato drammatico e quello tragico, un paio di scene d'azione (Omar in un'occasione salva persino la vita a Jack Bauer), qualche breve discorso enfatico, una lacrimuccia, il sacrificio. Breve intervista video. Video con commenti di Kiefer Sutherland sulla performance di Anil Kapoor.
* La casa di produzione di proprietà di Anil Kapoor, al termine di un anno di trattative, lo scorso novembre ha acquistato i diritti di 24, allo scopo di realizzarne un remake hindi, al quale dovrebbe comunque contribuire il team internazionale originale. La serie verrebbe successivamente doppiata in altre lingue indiane. Anil Kapoor dovrebbe ricoprire il ruolo del protagonista, Jack Bauer, ruolo portato al successo da Kiefer Sutherland. A tale proposito, Anil ha dichiarato a The Times of India: 'È un grandissimo onore, ma sono ansioso perché Jack è un'icona, come Batman. È amato in tutto il mondo. Come attore e come produttore, è per me una grossa responsabilità. Farò del mio meglio, e se otterrò anche solo un poco del successo raggiunto da Kiefer, sarò felice'. Aggiornamento del 23 agosto 2013: a partire da ottobre andrà in onda la serie hindi prodotta da Anil. L'attore interpreta il ruolo del protagonista, Jai Singh Rathod. Ad affiancarlo in questa elettrizzante avventura: Anupam Kher, Shabana Azmi, Tisca Chopra, Rahul Khanna e Mandira Bedi. La regia è affidata ad Abhinay Deo. La sceneggiatura è firmata da Rensil D'Silva.
* Nazneen Contractor nel 2010 ha sposato l'attore di origine italiana Carlo Rota che in 24 interpreta il ruolo del marito di Chloe O'Brian (nell'ottava stagione il suo personaggio però non compare).
* Freddie Prinze Jr. ha interpretato il ruolo del protagonista nell'orrendo Wing Commander, uno dei peggiori film di fantascienza della storia del cinema (girateci al largo).

(Ringraziamo Massimo Raimondi per il prestito del cofanetto dei DVD).

Kiefer Sutherland, Anil Kapoor, Mary Lynn Rajskub, Katee Sackhoff e Freddie Prinze Jr.




Locandina serie hindi

08 agosto 2011

LAFANGEY PARINDEY



La collaborazione con Yash Raj Films sembra non portare fortuna al regista Pradeep Sarkar. Dopo Parineeta, lo scintillante debutto prodotto da Vidhu Vinod Chopra, Sarkar ha diretto per la Yash Raj due film piuttosto deboli: Laaga Chunari Mein Daag (trasmesso da Rai Uno doppiato in italiano col titolo La verità negli occhi, ad oggi al terzo posto per numero di spettatori fra le pellicole hindi proposte dal canale televisivo) e Lafangey Parindey. Nel 2010 un nutrito numero di film prevedeva personaggi afflitti da problemi di salute. Alcuni sono stati realizzati in modo soddisfacente (My name is Khan), anche quando non hanno incontrato il favore del pubblico (Karthik calling Karthik, interpretato da Deepika Padukone). Altri meno (Lafangey Parindey, Aashayein, We are family, Guzaarish). L'argomento è per sua natura delicato e sensibile, ma sembra che a Bollywood gli sceneggiatori tendano ad affrontarlo con superficialità, in alcuni casi addirittura offensiva, trattandolo come mero espediente al servizio di una maggiore drammatizzazione della storia. Persino due registi molto dotati come Nagesh Kukunoor e Sanjay Leela Bhansali - che in passato ci avevano regalato gli emozionanti Iqbal, Khamoshi e Black - l'anno scorso con Aashayein e Guzaarish hanno decisamente commesso un passo falso.

Lafangey Parindey non è spiacevole da guardare, e gli attori non deludono. L'inizio è promettente. La colonna sonora discreta. Kay Kay Menon è sempre grande. Nei numeri di pattinaggio le controfigure sono i campioni italiani Sara e Patrick Venerucci, che si producono in coreografie create da Sandro Guerra. Ma col procedere della narrazione la pellicola diventa implausibile e ripetitiva. Inoltre il personaggio di Pinky, anche se non del tutto scontato, è comunque scarsamente approfondito da un punto di vista psicologico. Pradeep Sarkar conferma la sua preferenza per le figure femminili, procedendo quindi contro corrente rispetto alla quasi totalità dei registi hindi, ma, con l'esclusione di Parineeta (la cui sceneggiatura è tratta da un'opera letteraria), l'esito non è mai incisivo. Le sue eroine si pongono fuori dal coro in modo inautentico e talora fastidioso. Anche da un punto di vista tecnico LP è lontano anni luce dallo splendore visuale e dalla perfezione di Parineeta, così come lo è Laaga Chunari Mein Daag (con l'esclusione delle sequenze iniziali girate a Varanasi). La regia risulta nel complesso poco accattivante, e non mitiga gli errori contenuti nella sceneggiatura.

TRAMA

Nandu (Neil Nitin Mukesh) è un pugile non professionista che combatte ad occhi bendati in incontri clandestini gestiti da Usmaan Bhai (Piyush Mishra), il boss mafioso del quartiere popolare in cui vive. Pinky (Deepika Padukone) lavora come commessa in un grande magazzino, ma sogna di diventare una pattinatrice professionista. Nandu, in fuga durante un inseguimento, investe con l'auto Pinky. La ragazza perde la vista ma non la sua determinazione.

RECENSIONI

The Times of India: ***
In Lafangey Parindey viene rappresentato una volta di più il mondo familiare dei bhai e dei pugili. La familiarità nella sceneggiatura e nei personaggi rema contro la terza storia d'amore di Pradeep Sarkar (dopo Parineeta e Laaga Chunari Mein Daag). In LP prevale un senso di déjà-vu. Ma le performance sollevano il film dalla sua mediocre, prevedibile sceneggiatura. Neil Nitin Mukesh recita con misurato slancio senza risultare isterico. Deepika Padukone emoziona. Piyush Mishra è abile a condire con zelo maniacale i suoi ruoli. Sfortunatamente il suo personaggio rimane in qualche modo non sviluppato. La colonna sonora di R. Anandh e le coreografie nei numeri di pattinaggio di Bosco-Ceasar (*) contribuiscono a rendere LP piacevole da guardare. Ma ci voleva un pizzico di verve in più.
(*) Informazione errata. Il coreografo in quelle sequenze è Sandro Guerra. (Nota di Cinema Hindi).
Nikhat Kazmi, 20.08.10

Hindustan Times: *1/2
Il tapori esiste più al cinema che nella città che i film vorrebbero rappresentare. Paticamente nessuno a Mumbai si esprime con questo slang da strada creato dagli sceneggiatori (e che ancora funziona a livello umoristico). Neil Nitin Mukesh è sincero. Deepika Padukone è coraggiosa. Lafangey Parindey vorrebbe essere una pellicola sulla danza, ma offre pochi numeri danzati, e la colonna sonora sembra presa in prestito da Rock on!! e da Wake up Sid!. LP vorrebbe anche essere una gangster-story, e una storia di boxe. Non vale la pena indagare oltre. La sovraccarica confusione non finisce qui. Il regista, con Laaga Chunari Mein Daag, tentò di catturare l'attenzione delle casalinghe. Ora mira ad un pubblico giovane.
Mayank Shekhar, 20.08.10

Cinema Hindi: **
Punto di forza: Kay Kay Menon, anche se il suo è solo un cameo.
Punto debole: la sceneggiatura e la regia.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Deepika Padukone - Pinky
* Neil Nitin Mukesh - One-shot Nandu
* Kay Kay Menon - Anna (special appearance)
* Piyush Mishra - Usmaan Bhai
* Juhi Chawla - special appearance
* Jaaved Jaaferi - special appearance

Regia: Pradeep Sarkar
Soggetto, sceneggiatura e dialoghi: Gopi Puthran
Colonna sonora: R. Anandh. Ronit Sarkar, il figlio allora diciottenne di Pradeep Sarkar, ha interpretato la title track. All'età di 16 anni il ragazzo entrò nella band Icecream Truck della quale fa parte tuttora.
Coreografia: Bosco-Caesar (3 idiots), Sandro Guerra (per le sequenze con i pattini)
Fotografia: N. Nataraja Subramanian (Parineeta)
Montaggio: Sanjib Datta (Dor)
Traduzione del titolo: perditempo, anche se in diverse occasioni il cast ha spiegato che il titolo qualifica i due protagonisti del film come personaggi che intendono vivere in base alle proprie regole.
Anno: 2010
Awards:
* Golden Kela Awards: il peggior titolo del 2010.
Sito ufficiale, nel quale si possono consultare i testi hindi delle canzoni
Canale ufficiale in YouTube

RASSEGNA STAMPA/VIDEO

* Hindustan Times, 07.09.10: lunga intervista concessa da Neil Nitin Mukesh nella quale scopriamo che il suo nome di battesimo fu scelto da Lata Mangeshkar in onore di Neil Armstrong, e che l'attore ama Nuovo Cinema Paradiso.
* Video: Making of Lafangey Parindey, prima e seconda parte
* Video: intervista a Pradeep Sarkar
* Video: intervista a Neil Nitin Mukesh
* Video: intervista a Deepika Padukone
* Video: live video chat con Neil Nitin Mukesh e Deepika Padukone
* Video: presentazione della colonna sonora, con Pradeep Sarkar, Neil Nitin Mukesh e Deepika Padukone. Prima e seconda parte.
* Bollywood Hungama: lista dei link a tutti gli articoli e video dedicati a Lafangey Parindey

CURIOSITA'

* Lafangey Parindey si ispira a Castelli di ghiaccio e a Kinara (1977) di Gulzar.
* Sia Deepika che Neil, prima dell'inizio delle riprese di LP, hanno frequentato per alcuni mesi un corso di pattinaggio e (il solo Neil) di guida estrema in moto. L'attore ha girato la maggior parte delle scene pericolose senza ricorrere ad una controfigura, ferendosi spesso.
* Lo show televisivo di cui si parla nel film è il celebre India's got talent. Deepika e Neil hanno partecipato alla puntata andata in onda il 13 agosto 2010 (video) interpretando i personaggi di LP. La giuria era composta da Sonali Bendre, Sajid Khan e Kirron Kher.
* Riferimenti a Bollywood: Dhoom 2 - Back in action, Tashan, Bunty Aur Babli, Disco Dancer, Kareena Kapoor, Abhishek Bachchan, Amitabh Bachchan, Aishwarya Rai, Shahid Kapoor.
* Riferimenti all'Italia: uno dei personaggi sfoggia una felpa con la scritta Italia. Una scena è ambientata in uno dei locali della catena Barista di Lavazza. Nei titoli di chiusura si ringraziano Sara e Patrick Venerucci.
* Film che trattano lo stesso tema: Aryan, Apne e Lahore affrontano l'argomento della boxe. In Black e in Fanaa le protagoniste sono non vedenti. LP si ispira a Kinara.

GOSSIP & VELENI

* Neil non aveva mai baciato nessuna partner sullo schermo, nè intendeva farlo con Deepika in LP. Dopo lunga opera di persuasione, l'attore si è finalmente deciso.
* Deepika, dal canto suo, era terrorizzata all'idea di afferrare un volatile con le mani (video)...


Da sinistra: Sara Venerucci, Neil Nitin Mukesh, Patrick Venerucci e Sandro Guerra

Deepika Padukone e Patrick Venerucci

20 luglio 2011

EMOTIONAL ATYACHAR



Emotional Atyachar segna il debutto alla macchina da presa di Akshay Shere, assistente regista di Ram Gopal Varma in Sarkar. La pellicola, definita un thriller-road movie, non ha beneficiato di alcuna promozione ed è stata tiepidamente accolta da pubblico e critica. Piuttosto sorprendente, considerando il fatto che nell'ambito della cinematografia hindi EA è originale e diverso dal solito, almeno nell'approccio.

La sceneggiatura reitera la vecchia sfruttata storia della valigia piena di denaro di dubbia provenienza su cui uno sgangherato manipolo di personaggi vorrebbe mettere le mani, ma la struttura e la presentazione sono inusuali, e costituiscono il pregio e il difetto del film. La narrazione è un puzzle di vicende diverse raccontate in flash back, che procedono in circolo e che gradualmente compongono il quadro completo. Sembra sia stato scelto il punto di vista di Vikram - è lui l'inconsapevole motore: il denaro promesso per l'investimento in un suo progetto (pare legale), viene riconvogliato dal partner senza preavviso all'ultimo momento verso l'acquisto del locale di Bosco, lasciando Vikram in guai seri -, almeno per gran parte della pellicola. Ad una prima visione, però, risulta difficoltoso capire gli intrecci che legano i personaggi fra loro, e quindi gran parte del godimento viene diluito. Solo ad una seconda visione EA risulta più comprensibile e si può sorvolare sulla sceneggiatura frammentata e slegata.
Il ritmo è veloce, grazie alla brevità del film, alla regia rapida (e molto tecnica), al montaggio privo di pause. Eppure la scarsa chiarezza nell'esposizione della trama inganna il pubblico: EA sembra a tratti addirittura lento, ma in realtà è l'attenzione dello spettatore a calare perchè sottoposta a troppi stimoli simultanei e a poche spiegazioni.

I personaggi sono scritti con cura anche se si resta alla superficie, e sono tutti ambigui e con zone d'ombra (con l'eccezione di Hiten, che però è scarsamente a fuoco). L'ironia di cui è intrisa la sceneggiatura e la qualità delle interpretazioni da parte del cast sono tali da rendere gli svitati protagonisti di EA vividi e reali, malgrado la rapidità con cui vengono presentati al pubblico e le buffe esagerazioni delle loro vicende. Ranvir Shorey e Vinay Pathak si confermano gli esilaranti Blues Brothers del cinema indiano. Kalki Koechlin alterna in modo impeccabile finto candore e calcolo omicida. Ravi Kishan e i suoi due sdruciti compari sono piacevolissimi.
EA è bizzarro ma spezzettato, però rimane un prodotto consigliabile. Le critiche negative pubblicate dai media indiani sembrano poco generose: la pellicola merita una maggiore considerazione, soprattutto per l'originalità.

TRAMA

Hiten (Anand Tiwari) è un aspirante imprenditore. E' alla guida della sua automobile sull'autostrada Goa-Mumbai. Sono le due e un quarto del mattino. La corsia è deserta. Hiten canta a squarciagola per farsi coraggio e mantenersi sveglio. Improvvisamente incappa in Vikram (Mohit Ahlawat), ferito e sanguinante, che lo implora di condurlo all'ospedale.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* Alcuni dettagli sono davvero godibili: la maglietta lampeggiante di Hiten, il fantasmino fosforescente nella sua auto, la psichedelica carta da parati del camerino di Sophie, le manette di pelo rosa, i dialoghi fra Joe e Leslie, le interazioni fra Junior Bhai e la sua scalcinata gang (l'asportazione della pallottola, il girotondo intorno al pullmino).

RECENSIONI

The Times of India: **1/2
Emotional Atyachar è breve, sgargiante, ma non all'altezza del titolo preso in prestito da uno dei brani più originali degli ultimi tempi. Copiare l'eccentrico slogan della colonna sonora di Dev D non assicura di realizzare un film altrettanto bizzarro, anche se è possibile scorgere da dove il regista abbia tratto ispirazione: un mix non ben riuscito di Anurag Kashyap, Vishal Bhardwaj e Quentin Tarantino. Cosa non funziona? Il fatto che lo spazio concesso a due dei più raffinati attori non convenzionali attualmente in circolazione, Vinay Pathak e Ranvir Shorey, sia ristretto, mentre gli altri a fatica catturano l'attenzione. EA si rianima quando Pathak e Shorey riempiono la scena col loro imprevedibile, tagliente comportamento e col loro gergo da strada. E il divertimento raddoppia quando al duo si aggiunge la camaleontica Kalki. Furbo ma non abbastanza elaborato, EA è una black comedy che, per la maggior parte, scade nel grigio.
Nikhat Kazmi, 01.09.10

Cinema Hindi: ***
Punto di forza: la bizzarria e le interpretazioni
Punto debole: la sceneggiatura slegata

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Vinay Pathak - Joe
* Ranvir Shorey - Leslie
* Kalki Koechlin - Sophie
* Ravi Kishan (Well Done Abba!) - Junior Bhai
* Mohit Ahlawat (Shagird) - Vikram
* Anand Tiwari (Udaan) - Hiten
* Abhimanyu Singh (Gulaal) - Bosco (special appearance)

Regia: Akshay Shere
Soggetto: Rakshit Dhaiya
Sceneggiatura: Bhavini Bheda, con la collaborazione di S.A. Thanikachalam.
Dialoghi: Kartik Krishnan
Colonna sonora: Mangesh Dhadke. Bappi Lahiri (Disco Dancer) ha composto la title track.
Fotografia: Tribhuvan Babu Sadneni (Ragini MMS)
Scenografia: Aparna Sud (Rann)
Montaggio: Pranav V. Dhiwar (Dabangg)
Traduzione del titolo: ricatto emotivo (fonte: BollyMeaning).
Anno: 2010

CURIOSITA'

* Ranvir Shorey e Vinay Pathak hanno interpretato insieme diverse pellicole: Jism, Khosla Ka Ghosla, Bheja Fry e Aaja Nachle. Dovremmo rivederli presto in Winds of change, il nuovo progetto di Deepa Mehta. Ranvir e Vinay sono molto amici di Rajat Kapoor e di Neha Dhupia. Possiamo ammirare il magnifico quartetto in Mithya (diretto ma non interpretato da Rajat) e in Dasvidaniya.
* L'attore Mohit Ahlawat è anche coproduttore di Emotional Atyachar.
* Lo sceneggiatore Bhavini Bheda è stato assistente alla regia per Rang Rasiya e per EA.
* Emotional Attyachar (rock version) è il noto brano composto da Amit Trivedi contenuto nella splendida colonna sonora di Dev D. Emotional Atyachaar è invece un reality televisivo prodotto da UTV che non ha nulla a che fare col film. Sito ufficiale del programma.
* Riferimenti a Bollywood: Aishwarya Rai.
* Riferimenti all'Italia: menzionata la Sicilia.
* Film che trattano lo stesso tema: Sankat city. In parte Tashan, Kaminey, Ishqiya, Phas Gaye Re Obama.

GOSSIP & VELENI

* Ranvir Shorey e Konkona Sen Sharma si sono sposati il 3 settembre 2010, data di distribuzione di Emotional Atyachar. Insieme i due hanno girato Mixed Doubles, Yun Hota Toh Kya Hota, Traffic Signal, Aaja Nachle e Fashion.

13 luglio 2011

BENNY AND BABLOO



Benny and Babloo è un prodotto molto semplice (e semplicistico) che ricorda i melodrammoni italiani degli anni quaranta e cinquanta del secolo scorso. L'inizio è dignitoso, con qualche siparietto divertente. In seguito però la narrazione vira verso il patetico, tradendo l'intenzione del regista di denunciare pregiudizi e vuoto morale. Il film diventa ripetitivo, lacrimoso, scontato, superficiale, a tratti anche imbarazzante. Rajpal Yadav e Kay Kay Menon sono bravi e sostengono da soli la pellicola, malgrado la performance di Menon (superbo attore) risulti un filo spiritata. Rajpal, dal canto suo, nei ruoli drammatici o comunque non marcatamente comici (Chandni Bar, Yeh Mera India) è sempre naturalissimo. A proposito di Chandni Bar: preferiamo evitare qualunque confronto con Benny and Babloo.

TRAMA

Benny (Kay Kay Menon) e Babloo (Rajpal Yadav) sono due amici che dividono lo stesso appartamento. Benny lavora in un lussuoso hotel a cinque stelle, Babloo in un dance bar. Non tutto è come sembra: la direzione dell'albergo consente un traffico di droga e di prostituzione per accontentare le richieste dei suoi facoltosi clienti; le ballerine del locale di Babloo si rivelano brave ragazze dedite alla famiglia.

RECENSIONI

The Times of India: **
Pronti per lo scontro fra alta e bassa società? Benny and Babloo potrebbe essere interessante se solo non fosse così pieno di cliché. I ricchi sono rappresentati come privi di morale, i meno abbienti come persone che si aggrappano all'onore e all'umanità a dispetto della loro lotta per la sopravvivenza. BAB è troppo moralista e affrettatamente critico. Rajpal Yadav e Kay Kay Menon, con i loro personaggi da uomo comune, emergono nel coraggioso tentativo di catturare l'attenzione dello spettatore, attenzione che però continua a calare.
Nikhat Kazmi, 30.09.10

Cinema Hindi: **
Punto di forza: Rajpal Yadav e Kay Kay Menon
Punto debole: tutto il resto, in particolar modo la sceneggiatura e i personaggi minori molto stereotipati.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Kay Kay Menon - Benny
* Rajpal Yadav - Babloo
* Rukshar (Allah Ke Banday) - Hema
* Anita Hassanandani (Dus Kahaniyan) - Esha
* Shweta Tiwari - Sheena
* Riya Sen - Riya

Soggetto, sceneggiatura e regia: Yunus Sajawal
Colonna sonora: Amjad Nadeem e Anand Raj Anand (Chalo Dilli)
Coreografia: Piyush Panchal (99)
Fotografia: Manoj Shaw e Kishore Kapadia
Montaggio: Nitin Rokade (Partner)
Anno: 2010

RASSEGNA STAMPA/VIDEO

* Bollywood Hungama, 06.09.10: video nel quale il cast presenta il film. E' in parte in hindi, ma è talmente raro catturare Kay Kay Menon lontano dal set che segnaliamo comunque il link.

CURIOSITA'

* Yunus Sajawal, qui al suo debutto alla regia, in passato ha firmato le sceneggiature di pellicole di grande successo, quali Partner, All the best: fun begins, Golmaal 3.
* Nei dance bar indiani ballerine in abiti succinti danzano al ritmo di brani bollywoodiani o comunque hindi pop e ricevono denaro dagli avventori, denaro che viene in seguito diviso con i proprietari del locale. Nessun genere di contatto fisico è ammesso. I dance bar sono preminentemente diffusi a Mumbai. Non è chiaro se oggi siano clandestini. Sembra infatti che lo stato del Maharashtra li abbia dichiarati illegali, almeno per un certo periodo.
* Riferimenti a Bollywood: Shah Rukh Khan e la superstar del cinema tamil Rajinikanth.
* Film che trattano lo stesso tema: Chandni Bar, di livello decisamente superiore, e Laaga Chunari Mein Daag. Quanto alla narrativa, suggeriamo Hotel Calcutta, romanzo da cui è stata tratta la pellicola in lingua bengali del 1968 Chowringhee.

GOSSIP & VELENI

* Rukshar è la moglie di Faruk Kabir, regista e interprete di Allah Ke Banday.
* Riya Sen è la sorella dell'attrice Raima Sen (The Japanese wife). Le due vantano, da parte di padre, invidiabili origini aristocratiche. La madre è l'attrice Moon Moon Sen, e la nonna materna è Suchitra Sen, leggenda del cinema bengali. La stampa indiana in passato attribuì a Riya Sen relazioni con John Abraham e persino con lo scrittore Salman Rushdie.

07 luglio 2011

C R O O K



Emraan Hashmi, nel corso di una carriera costellata di successi, ha commesso anche qualche passo falso, senza comunque compromettere il bacino di fedelissime fan conquistate grazie al suo sex appeal. Negli ultimi tempi ha affascinato un settore più ampio di pubblico interpretando in modo convincente ruoli drammatici in pellicole quali Raaz - The mystery continues, Tum Mile e soprattutto Once upon a time in Mumbaai. Il cugino Mohit Suri è noto per aver diretto in passato film insoliti - sempre con Emraan nel cast, ad eccezione di Woh Lamhe -, fra i quali spicca l'interessante Kalyug, girato a soli 24 anni. I due tornano ad incendiare il botteghino proprio questa settimana con l'attesissimo Murder 2.

Crook non costituisce un buon esempio della loro collaborazione. Emraan esegue diligentemente quanto gli viene richiesto: si atteggia a ragazzaccio sciupafemmine rubando ancora una volta la scena con la sua carismatica fisicità, malgrado la tipicizzazione del ruolo stia ormai scontentando anche l'attore. Ma Mohit Suri? Purtroppo non è solo la sceneggiatura di Crook (redatta da Ankur Tewari) a deludere: la pellicola è diretta con una sciatteria e una superficialità imperdonabili. In Kalyug Mohit aveva dimostrato di saper gestire con perizia denuncia e intrattenimento, rispetto per le figure femminili e morbosità: il risultato merita di essere visto per l'originalità - nella cinematografia hindi - del tema sviluppato (pornografia, prostituzione, traffico internazionale di esseri umani, siti web a luce rossa) e per l'inusualità della confezione.

In Crook la magia non si ripete: il film precipita inarrestabilmente verso l'intrattenimento più trito e verso una morbosità inopportuna. L'argomento degli scontri razziali viene trattato in modo imbarazzante (unico aspetto positivo: la condanna di tutte le etnie coinvolte). La sintonia fra Emraan e la sua partner, Neha Sharma, è sciupata da una storia inesistente. L'eccessiva drammatizzazione, la retorica e gli stereotipi scontentano pubblico e critica. I personaggi, in primo luogo quelli occidentali, sono mal scritti. Crook colleziona errori e occasioni sprecate. Spiace per i Bhatt, che in passato si sono sforzati di offrire prodotti sempre fuori dal coro. E spiace per Emraan, attore ormai maturo che merita ruoli migliori.

TRAMA

Jai (Emraan Hashmi) viene spedito dal padre adottivo (Gulshan Grover) a Melbourne affinchè giri al largo dai guai. In Australia Jai diventa Suraj, fa il tassista, incontra la ballerina di lap dance Nicole (Shella Alan), si innamora di Suhani (Neha Sharma), ed entra in rotta di collisione con i fratelli delle due ragazze, Russell (Francis Chouler) e Samarth (Arjan Bajwa). Sullo sfondo, gli scontri razziali che contrappongono indiani e australiani.

ASSOLUTAMENTE DA DIMENTICARE

Nella cinematografia popolare hindi i personaggi sono spesso stereotipati. In particolare, le figure femminili occidentali sono rappresentate in modo pruriginoso e indelicato, con picchi in film quali Out of control. In Crook il personaggio di Nicole è tristissimo. Siamo solidali con Shella Alan, l'attrice che lo ha interpretato (cosa non si fa per vivere?). Ci piacerebbe che una volta tanto gli sceneggiatori indiani accantonassero le spogliarelliste a favore di impiegate di uffici postali o commesse di supermercato, donne che fanno la spesa, leggono, chiacchierano con le amiche.

RECENSIONI

The Times of India: ***
Crook fa centro per la sua estrema attualità. Il regista Mohit Suri trae una storia dalle notizie di questi giorni e la narra con l'audacia e il nervosismo suoi propri. Ed è un terreno di gioco familiare anche per Emraan Hashmi, ancora una volta nel ruolo dell'enfant terrible. Mohit sviluppa l'argomento in modo nuovo, rappresentando entrambi gli schieramenti - quello indiano e quello australiano - come ugualmente razzisti. A differenza dei precedenti lavori di Suri (Kalyug e Jannat), Crook parte in modo incoerente e ci mette un po' a focalizzare. La maggior parte del primo tempo è sprecata, ma nel secondo la storia decolla provocando un significativo rumore: abolire le discriminazioni razziali o morire.
Nikhat Kazmi, 07.10.10

Hindustan Times: *
Mayank Shekhar, 08.10.10

Cinema Hindi: *1/2
Punto di forza: Arjan Bajwa e Emraan Hashmi. Se non altro lustriamoci gli occhi...
Punto debole: la sceneggiatura e il personaggio di Nicole

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Emraan Hashmi - Jai/Suraj
* Neha Sharma - Suhani
* Arjan Bajwa - Samarth, fratello di Suhani
* Kavin Dave (My name is Khan, I hate luv storys) - Romi
* Mashhoor Amrohi - Golde
* Shella Alan - Nicole
* Francis Chouler - Russell, fratello di Nicole
* Gulshan Grover (Knock out) - Joseph Pinto, padre adottivo di Jai

Soggetto e regia: Mohit Suri
Sceneggiatura e dialoghi: Ankur Tewari (Tum Mile)
Colonna sonora: non brutta, è composta da Pritam
Coreografia: Rajeev Surti (Wanted)
Fotografia: Ravi Walia (Dil Toh Baccha Hai Ji)
Montaggio: Ajay Sharma (Tum Mile)
Anno: 2010
Sito ufficiale

RASSEGNA STAMPA/VIDEO

* Bollywood Hungama, 25.02.10: intervista a Mohit Suri
* Hindustan Times, 11.09.10: intervista a Emraan Hashmi. Alla domanda 'Come spiegherà le scene erotiche girate da lei a suo figlio Ayaan, quando sarà più grande?', l'attore sagacemente risponde 'Ci penserò quando verrà il momento. Oggi, a 10 anni, mio figlie dice cose che mi scioccano, quindi immagino che sarà Ayaan a spiegarle a me'.
* Bollywood Hungama, 05.10.10: dichiarazioni di Neha Sharma
* Bollywood Hungama, 07.10.10: intervista a Emraan Hashmi
* Bollywood Hungama, 09.10.10: intervista a Neha Sharma
* Video: Making of Crook, prima, seconda e terza parte
* Bollywood Hungama, 15.09.10: intervista video a Neha Sharma
* India-Forums, 01.10.10: video della conferenza stampa con Emraan Hashmi, Neha Sharma, Arjan Bajwa. Purtroppo è in parte in hindi, ma Emraan è talmente tirabaci (per non parlare di Arjan: uno splendore!), che segnaliamo comunque il link.

CURIOSITA'

* Arjan Bajwa è laureato in architettura. Il padre è stato vicesindaco di Delhi. Arjan ha recitato in diverse pellicole in lingua telugu. Era inoltre nel cast di Guru e di Fashion.
* Nel corso del 2009 i media indiani e australiani portarono alla luce la piaga dei crimini a sfondo razziale perpetrati in Australia ai danni di cittadini indiani. Gli studenti indiani erano per numero il secondo gruppo di studenti stranieri residenti in Australia. Il 31 maggio 2009 circa 4.000 studenti indiani protestarono a Melbourne contro il razzismo e contro la debole reazione delle autorità australiane. Nel giugno 2009 si registrarono a Sidney i primi casi di rappresaglie violente di matrice indiana. (Fonte: Wikipedia). L'8 febbraio 2010 la copertina del settimanale indiano Outlook fece il giro del mondo: il titolo pubblicato, Why the Aussies hate us, introduceva uno speciale di dieci pagine dedicato all'argomento (clicca qui). I media australiani criticarono quello che definirono eccessivo sensazionalismo da parte dei colleghi indiani. Anche Bollywood si inserì nella contesa. Si invocò l'interruzione di produzioni cinematografiche ambientate in Australia. Amitabh Bachchan rifiutò il dottorato onorario conferito dalla Queensland University of Technology. Aamir Khan definì la vicenda una vergogna. Pare che la troupe di Crook abbia incontrato qualche problema durante le riprese a Melbourne (clicca qui).
* Riferimenti a Bollywood: Mother India, Sholay. La canzone che Suraj ascolta in piscina è la famosissima Bheegey Hont (Murder). Il brano visualizzato sullo schermo del cinema, nella scena iniziale, è Paisa (De Dana Dan).
* Riferimenti all'Italia: Ferrari, Gas.
* Film che trattano lo stesso tema: I - Proud to be an Indian, Patiala House. Pellicole ambientate in Australia: Dil Chahta Hai, Salaam Namaste, Heyy Babyy, Bachna Ae Haseeno, Singh is Kinng, Main Aurr Mrs. Khanna, We are family. Film nei quali è presente un personaggio femminile occidentale: Out of control, Rang De Basanti, Marigold, Barah Aana (con Violante Placido).

GOSSIP & VELENI

* Emraan Hashmi è figlio di un musulmano e di una cattolica, e ha sposato una ragazza hindu. Emraan è incorso in un incidente durante una sequenza di guida inclusa in Crook. La telecamera posta sulla vettura andò in pezzi. Pare che la troupe fosse preoccupata più per la camera che per l'incolumità dell'attore...
* Neha Sharma è una piacevole sorpresa. Bella, spigliata ed espressiva. Vista la penuria di nuovi volti femminili interessanti a Bollywood, applaudiamo il suo esordio nell'industria cinematografica di Mumbai.
* Arjan Bajwa, sperando di ottenere la parte in Crook, si recò dai produttori per un colloquio. Nel tragitto subì però un incidente, e dunque l'attore si presentò all'appuntamento comprensibilmente irritato. I Bhatt lo scritturarono all'istante perchè lo ritennero perfetto per il ruolo dell'ombroso Samarth.
* Smilie Suri (Kalyug), che in Crook interpreta la sorella di Suhani, è la sorella del regista Mohit.
* Sembra che la troupe e il cast di Crook siano rientrati in India dall'Australia due giorni prima della fine delle riprese per il mancato rilascio dei permessi a filmare da parte delle autorità locali. Molte scene sono state modificate rispetto alla sceneggiatura originale e ambientate in interni.
* Crook in India è stato vietato ai minori a causa delle sequenze girate in topless (anche se di schiena) da Shella Alan. Pare che il regista avesse accettato i tagli proposti dalla censura, e che Emraan fosse d'accordo, ma non i Bhatt.
* Il portavoce della federazione degli studenti indiani in Australia ha duramente criticato Crook, dichiarando che la rappresentazione sullo schermo del problema degli scontri fra indiani ed australiani è pessima. Articolo di Hindustan Times.
* Mohit Suri è fidanzato da tempo con l'attrice Udita Goswami (Chase). Prima della distribuzione di Crook, Mohit promise che avrebbe chiesto a Udita di sposarlo solo se il film avesse incassato abbastanza da permettergli di garantire una vita agiata alla futura moglie. Considerando che Crook si è poi rivelato un flop... Aggiornamento del 09.07.11: pare che i due abbiano rotto il fidanzamento.